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martedì 23 maggio 2017

PENSIERI E PAROLE L'amore differente di Filippo Neviani, scritto da Giulia Anania

 Il mio amore è differente
non ha bisogno di per sempre
è la somma dei difetti
non è quello che ti aspetti
è che siamo ancora qui
è l’unica certezza che ho…


Giulia Anania (paroliere) per Filippo Neviani, in arte Nek

Sfidando i pregiudizi, ho avuto occasione di riascoltare dopo tanti anni Nek e ho trovato il suo ultimo album non privo di interesse, musicalmente e non solo. Naturalmente per il genere pop. Mi ha colpito subito per la sua diversità, per il suo essere, appunto, differente. E come spesso capitava in passato, ho poi riscontrato che il suo Unici era davvero differente, se ha avuto un riscontro nel gradimento del pubblico che a Nek mancava da un po' di tempo.
Alla larga i puristi (non si stupisca chi conosce solo la mia suprema passione per la musica prog & rock e non sa che spesso ho iniziato ad amare e a diffondere la musica di grandi artisti quando ancora erano poco o diversamente considerati, da Lucio Dalla a Franco Battiato, da Edoardo Bennato a Ivano Fossati), ma la mia anima musicalmente onnivora ha apprezzato un album divertente, diverso e frizzante, condito dall'elettronica ma tutt'altro che freddo.
Mi è piaciuto il testo scritto da Giulia Anania, il modo in cui ha raccontato e messo la lente d'ingrandimento su un certo tipo di amore.





 Differente

 Sposta questi anni neri
ora lasciati guardare
sono notti che non dormo
e non sono le zanzare
Ho chiuso luci intermittenti
come stelle in un forziere
sono tutti tentativi
per dirti che ti voglio bene
e non c’è definizione
se ogni volta è
una prima volta
e tutto quello che m’importa
è che di te m’importa.

Il mio amore è differente
non ha bisogno di per sempre
è la somma dei difetti
non è quello che ti aspetti
è che siamo ancora qui
è l’unica certezza che ho…

il mio amore è differente
Gli oroscopi raccontano
non siamo fatti per cambiare
ma queste mani non si lasciano
non ci lasciano mai andare
e conoscersi fra tanti
la purezza dei tuoi intenti
ma questi giorni disumani
se sorridi e stringi i denti
e tutto quello che importa
è rifarlo ancora un’altra volta.
Il mio amore è differente
non ha bisogno di per sempre
è la somma dei difetti
tutto quello che ci metti
è che siamo ancora qui
è l’unica fortezza che ho.
Il mio amore è differente
non ha domande ne risposte
ed è vero fin quando ce n’è,
puoi restare e fidarti di me.
Puoi fidarti di me.
Puoi restare e fidarti di me…
Il mio amore è differente
non ha bisogno di per sempre
è la somma dei difetti
è tutto quello che vorresti
noi che siamo ancora qui
è l’unica certezza che ho.
Il mio amore è differente
si distingue in mezzo a niente
ed è vero fin quando ce n’è,
puoi restare e fidarti di me.

WORD GAMES Espirito Santo e Porto, separazione consensuale

Leggo che tra il Porto calcio ed Espirito Santo c'è stata separazione consensuale. Il Padre e il Figlio che faranno?

WORD GAMES Tania Cagnotto e il tuffo dal...TRUMPolino











In occasione della visita in Italia del presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, la tuffatrice azzurra Tania Cagnotto, appena ritiratasi dall'attività ma visibile in uno spot pubblicitario che la vede occupare tutti e tre i gradini del podio, ha deciso di concedersi un'ultima esibizione. Salirà sulla capigliatura rossastra di Trump per eseguire un tuffo dal TRUMPolino.

lunedì 22 maggio 2017

VOLLEY Mazzanti ct della Nazionale donne senza ribalta mediatica

La Fipav ha diffuso l'elenco delle convocate della Nazionale femminile per il torneo di qualificazione per i Mondiali 2018. Si tratta delle scelte del nuovo commissario tecnico Davide Mazzanti, che dalla Federazione ha avuto la panchina delle azzurre ma non la ribalta mediatica. Quando arriva un nuovo ct le federazioni organizzano incontri con la stampa per presentare il tecnico scelto. Le federazioni maggiori ad ogni inizio stagione creano l'occasione per avere un po'd'attenzione da giornali e tv. Per Mazzanti tutto questo non è avvenuto. Magari a Davide non importa di essere stato privato di una passerella divenuta tradizionale. O forse gli avrebbe fatto piacere, non so. Rilevarlo è semplice cronaca.

VOLLEY Partite troppo lunghe, la Fivb medita un'altra rivoluzione: 7 set (a 15 punti)

 Sul Corriere dello Sport di domenica 21 maggio 2017
http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/05/22-26126878/volley_-_la_fivb_testera_le_partite_con_7_set/ 

Secondo il fisico veronese Carlo Rovelli il tempo come viene banalmente concepito non è in linea con il risultati della fisica dell’ultimo secolo: il tempo dell’universo non è scandito ovunque nello stesso modo, dipende piuttosto dal luogo e dalla velocità. 
Trasferendo l’interrogativo dal mondo della fisica a quello dello sport, della pallavolo in particolare, non si sbaglia affermando che il tempo è da tanti anni uno dei principali ostacoli che il mondo del volley ha cercato invano di murare. 
A nemmeno vent’anni dalla rivoluzione del Rally Point System, varata nel 1998 dall’allora presidente della Fivb, Ruben Acosta, ci si è resi conto che le altre modifiche apportate strada facendo e l’evoluzione del gioco, hanno fatto sì che si tornasse al punto di partenza, come se il tempo, appunto, fosse non una linea retta infinita ma un fluire circolare.
 Da una riunione avvenuta nei giorni scorsi in Fivb e che ha visto impegnati anche allenatori, è scaturita l’idea di sperimentare un nuovo sistema di gioco: non più cinque set ma sette, però con il punteggio ridotto da 25 a 15 punti. Insomma, vincerà chi arriverà prima a quattro set: si vincerà 4-0, 4-1, 4-2 o 4-3. Lo scopo è duplice: accorciare la durata e rendere più emozionante il set fin dai primi punti, poichè c’è meno tempo per recuperare. Come ora avviene appunto nel tie-break. Si spera che la commissione che ha partorito questa proposta sia partita da una base certa riguardo la durata, perché l'impressione è che se si giocano tutti e sette i set, anche se con punteggio ridotto, l'accorciamento dei tempi potrebbe non essere scontato, anzi. E, al contrario, in caso di partite particolarmente squilibrate, si potrebbero avere partite da meno di un'ora. 

Comunque pare che i sette set verranno sperimentati in occasione dei Mondiali Under 23, a fine agosto.
Tre anni fa a Parma, in occasione del sorteggio per i Mondiali femminili del 2014 che l’Italia ospitò, il presidente brasiliano della Fivb, Ary Graça lasciò trapelare la preoccupazione per l’allungarsi dei tempi di gioco delle partite, che rendevano difficile l’inserimento nei palinsesti televisivi e dunque penalizzavano di nuovo un sport che ha avuto nella lunghezza eccessiva e soprattutto non quantificabile a priori, uno dei maggiori ostacoli per una diffusione mediatica all’altezza del potenziale del volley.
Tra lo scetticismo quasi generale, Ruben Acosta nel 1998 in Giappone sancì lo strappo con il passato, la morte del cambio palla, il nuovo regolamento per cui ogni azione assegnava un punto, portando il tetto dal 15 al 25, mantenendo la necessità di avere due punti di margine per aggiudicarsi un set, scavallando la soglia del 25. 
 

Cinque set al tie-break quindi, sposando la formula di quel primo correttivo che fu introdotto, nel 1988, come mantello per soffocare le fiamme, togliendo ossigeno a quelle partite interminabili con serie infinite di cambi palla. 
Il cambio palla non assegnava punti ma era il passaggio indispensabile per segnarne: si faceva punto solo quando si era in battuta. Altrimenti, come dice il concetto, si cambiava e l’occasione di far punto passava all’altra formazione al servizio. Formula durata solo dieci anni. Ma come mai le partite si sono di nuovo allungate? Varie la cause. Troppo tempo tra un’azione l’altra (per mostrare i replay in tv), troppi i time out tecnici supplementari (due per set, a 8 e a 16) che si sono aggiunti ai time out discrezionali chiamati dagli allenatori. Infine il Video Challenge, o Video Check che dir si voglia (ogni squadra lo può chiedere due volte per set, e se il video dà ragione, il bonus non si intacca): il correttivo delle immagini per porre rimedio a presunti errori arbitrali, succhia tanto tempo perchè non sempre ciò che si vede è facilmente ed immediatamente valutabile. Per tacere di quando le immagini vengono interpretate in modo discutibile e scatenano quelle polemiche che il Video Challenge dovrebbe invece soffocare.  


Foto: Galbiati, Fivb

giovedì 18 maggio 2017

SOCIETA' Isola Capo Rizzuto, troupe televisive aggredite. I clan comandano, lo Stato che fa?


Sulla vicenda della speculazione sulle disgrazie dei migranti, dei vari legami più o meno oscuri tra le organizzazioni criminali che si arricchiscono a danni dei rifugiati e dello Stato, ognuno ha sviluppato il suo punto di vista. Talvolta retaggio di pregiudizi o collocazione politica.
Poi le cose accadono. I fatti, come si diceva una volta. E non resta margine per le speculazioni intellettuali. C'è una realtà che lo Stato non può più ignorare, come dimostra quanto accaduto e denunciato nel comunicato diffuso dall'Associazione Stampa Romana.
Eccolo.
 *************
Tre troupe televisive sono state aggredite, una quasi investita, a Isola di Capo Rizzuto mentre documentavano il seguito dell'inchiesta "Johnny" della Dda di Catanzaro. Solo per aver cercato di riprendere la chiesa e la canonica dove operava uno dei fermati, don Scordio, e per aver provato a raccogliere qualche testimonianza sul posto, la troupe di Rai News 24 è stata minacciata di morte da due uomini usciti dalla stessa canonica. Uno dei due aveva un sacchetto in mano con dei panini che, a suo dire, stava portando ai poveri come gli ha "insegnato don Scordio". L'altro invece si è avvicinato al cameraman minacciandolo pesantemente. I due poi sono saliti su una monovolume bianca che si è lanciata sull'altra troupe di Piazza Pulita di La7, poco distante.
I giornalisti di Rai News intanto erano saliti di corsa in macchina cercando di scappare, ma sono stati inseguiti da una Fiat bianca e bloccati in un vicolo cieco. Mentre continuavano a minacciarli gli scattavano foto. Cosa che a quel punto ha fatto anche la collega di Rai News Angela Caponnetto mentre avvertiva i Carabinieri. Solo a quel punto gli aggressori se ne sono andati. Secondo quanto è stato possibile apprendere, anche una terza troupe ha denunciato ai Carabinieri la stessa aggressione ed un'altra ha deciso di andare in giro scortata.
«Io – ha detto la collega Angela Caponnetto – ho solo una preoccupazione: quella per la mia troupe che è del luogo ed è stata fotografata. Questo fa capire il clima che si respira quando si toccano gli interessi delle cosche. Bisogna respirarlo per capirlo questo clima a Isola di Capo Rizzuto, dove i clan si sono spartiti la torta dei migranti rubando la dignità dei richiedenti asilo e i soldi allo Stato e agli italiani, dando lavoro a decine di ragazzi che altrimenti qui farebbero la fame. Per questo si sentono forti, perché si sentono padroni del territorio. E aggredire i media altro non è che la loro bieca dimostrazione di forza per marchiare la zona».
Preoccupazione per quanto accaduto è stata espressa dal presidente Giuseppe Giulietti, dal segretario generale Raffaele Lorusso e dal responsabile dei progetti per la legalità della Fnsi, Michele Albanese. «Lavorare in territori così difficili per garantire al Paese una libera informazione diventa sempre più difficile e rischioso. Ci auguriamo – dicono Giulietti, Lorusso e Albanese – che le forze dell'ordine identifichino i soggetti che hanno aggredito e minacciato i colleghi e che la magistratura verifichi le ragioni per le quali sono scattate le aggressioni ed in particolare se gli aggressori hanno rapporti di parentela con le persone fermate nel corso dell'operazione della Dda di Catanzaro. Nei territori infestati dalle mafie il ruolo dell'informazione diventa importantissimo e quanto accaduto ad Isola Capo Rizzuto testimonia come le famiglie di 'ndrangheta temono sia l'azione della magistratura e delle forze dell'ordine, ma anche quella dell'informazione, grazie alla quale la società civile prende coscienza della loro pericolosità».

CALCIO Juventus, 2-0 alla Lazio e arriva la dodicesima Coppa Italia

Nemmeno lo scoglio scaramantico della finale numero 17 ha fermato la Juventus. Battendo la Lazio 2-0, gol di Dani Alves e Bonucci, la formazione di Allegri ha conquistato la sua dodicesima Coppa Italia, terza consecutiva (non era mai riuscito a nessuno il tris di fila nella manifestazione).
Con buona pace dell'amico granata che si augurava uno "zeroplete" bianconero, un trofeo si è già aggiunto nella bacheca bianconera, nella speranza che sia soltanto il primo e che non resti solitario a lungo, magari solo fino a domenica pomeriggio...
La Lazio è stata una finalista degna e ha provato a giocarsi le sue carte. L'occasione più ghiotta l'ha avuta in avvio, con il contropiede finalizzato da Keita sul palo, dopo deviazione di Barzagli (anche tocco col dorso della mano, involontario, la palla è andata verso la mano, un tocco che nemmeno tutti hanno visto in diretta, allo stadio o in tv).
Poi però è uscita la Juve, di prepotenza e di classe, sull'asse brasiliana delle due fasce: Alex Sandro (cross alto e lungo dalla sinistra) e Dani Alves (piazzato in attesa e smarcato a destra: tiro al volo di interno, leggermente sporco e sbilenco ma trementamente efficace).
E dopo un'altra occasione mancata da Higuain (che ha sempre trovato il portiere laziale Strakosha pronto a respingere con i piedi le sue conclusioni), il raddoppio inesorabile di Bonucci su spiovente da calcio d'angolo: perfetto il tempismo del suo inserimento che ha sorpreso e beffato l'intera retroguardia laziale.
Lampi di bel gioco, tocchi di classe, un Dani Alves decisivo, ottimo nel suo ruolo di regista avanzato (mancava lo squalificato Pjanic, in panchina Cuadrado, apparso spento nelle ultime settimane). Difesa attenta (bene Bonucci, Chiellini e Barzagli), Mandzukic il solito leone ovunque, Marchisio presente, Dybala guizzante e calamita di falli, Neto vigile e bravo su palloni sempre fortunatamente centrali (ma lui era sempre ben piazzato).
Se si deve muovere un appunto, in proiezione Champions soprattutto, si suggerisce di catechizzare a dovere Rincon che troppo spesso rallenta l'azione dopo un contrasto vinto o una palla recuperata, fin poi a farsela risoffiare o ad essere costretto al fallo.
Dopo i dubbi di domenica sera, generati dalla sconfitta con la Roma, la Juve si è rimessa in linea con le sue ambizioni e con il vangelo del suo tecnico Allegri, che solo un folle potrebbe contestare, essendo uno degli artefici di una stagione brillantissima, in cui tanto si è seminato, arrivando ora alla fase finale, quella del raccolto. Iniziato all'Olimpico, con una Coppa Italia che è trofeo importante.
Se la Juve vincerà lo scudetto, la Supercoppa italiana si giocherà ancora tra Juventus e Lazio.

Tutte le finali della Juve in Coppa Italia
1937-38 
Torino-Juventus 1-3, Juventus-Torino 2-1 JUVENTUS
1941-42
Milano-Juventus 1-1, Juventus-Milano 4-1  JUVENTUS 
1958-59
Inter-Juventus 1-4  JUVENTUS 
1959-60
Juventus-Fiorentina 3-2 dts   JUVENTUS
 1965
Juventus-Inter 1-0    JUVENTUS 
 1972-73
Milan-Juventus 1-1 dts, 6-3 rigori  MILAN
1978-79
Juventus-Palermo 2-1 dts   JUVENTUS
 1982-83
Verona-Juventus 2-0, 0-3 dts  JUVENTUS
1989-90
Juventus-Milan 0-0,1-0  JUVENTUS
1991-92
Juventus-Parma 1-0, 0-2  PARMA
1994-95
Juventus-Parma 1-0, 2-0  JUVENTUS
2001-02 
Juventus-Parma 2-1, 0-1  PARMA
2003-04
Lazio-Juventus 2-0, 2-2  LAZIO
2011-12
Juventus-Napoli 0-2   NAPOLI
2014-15
Juventus-Lazio 2-1 dts   JUVENTUS
2015-2016 
Milan-Juventus 0-1 dts   JUVENTUS
2016-2017
Juventus-Lazio  2-0   JUVENTUS