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domenica 26 marzo 2017

CINEMA Elle

ELLE - Regia: Paul Verhoeven. Interpreti: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Charles Berling, Virginia Efira, Anne Consigny, Alice Isaaz, Christian Berkel, Jonas, Bloquet.
* visto in edizione originale con sottotitoli in italiano.

Elle è un film diverso da quello che potrebbe sembrare guardando il trailer. Un thriller, si, ma fino ad un certo punto perché non ci vuole molto a capire chi è lo stupratore. 
Piuttosto un thriller psicanalitico in realtà, perchè la Huppert (eccellente la sua recitazione, il suo personaggio - e come lei lo interpreta - è il punto forte del film, sui registri che il cinema le ha chiesto spesso ultimamente)
Molto più interessante scoprire pian piano perchè la protagonista è come è e si comporta con gli altri nel modo in cui ci appare per motivazioni profonde. Algida, fredda e distaccata con tutti, familiari e compagni di lavoro alle sue dipendenze, priva di sentimenti ma non di bisogni fisiologici, capace di fremiti di una sessualità che emergerà strada facendo (anzi, stando in casa...). 
Ma in realtà l'unica sincera in un contesto di ipocrisia totale. Il suo passato l'ha imprigionata, fin da bambina, per ciò che il padre fece. La sua vita è stata un inseguimento per ritrovarsi e liberarsi, via dalla pazza folla e dalla follia paterna e familiare impressa come un marchio indelebile sulla sua esistenza, dalle etichette "mostruose" che l'hanno indotta ad attraversare la vita incurante di ciò che pensano e provano gli altri (e che da quel che vediamo in effetti non meriterebbero diversa considerazione).
Attorno a lei, a pensarci bene, non ci sono innocenti. Per quanto il tema dello stupro, solo inizialmente reale e inaspettato come tanti episodi analoghi, si trasforma in altro, perchè la donna di successo di traumi ne ha vissuti e sa vedere oltre lo sguardo miope, stupido e meschino di tutti i personaggi maschili che la circondano, senza comprenderla, senza sforzarsi di capirla, usandola.  Ad eccezione forse e parzialmente,  di un unico personaggio, in fondo sintonizzato su una modalità condivisa e che inconsapevolmente la condurrà a liberarsi dei suoi fantasmi.
E si, gli uomini escono a pezzi da Elle: sesso, ipocrisia, stupidità, ottusità, cecità totale anche dinanzi all'evidenza (il figlio). Un dramma che tuttavia offre anche momenti di ironia che strappano il sorriso e allentano una tensione di fondo alimentata ed illustrata dalla colonna sonora di Anne Dudley (che riporta a certe atmosfere di Basic instinct).
Un film interessante quindi, soprattutto grazie a Isabelle Huppert e al suo personaggio.

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http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html 

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I film di Paul Verhoeven 
 Een hagedis teveel - cortometraggio (1960) 
Niets bijzonders - cortometraggio (1961)

sabato 25 marzo 2017

CINEMA Rosso Istanbul

ROSSO ISTANBUL - Regia: Ferzan Ozpetek. Interpreti: Halit Ergenc, Tuba Buyukustun, Mehmet Gunsur, Nejat Isler, Serra Yilmaz.
*visto in edizione doppiata in italiano

Beh, si, temo che purtroppo il miglior Ozpetek si sia esaurito. Se Allacciate le cinture aveva lasciato più che insoddisfatto anche qualche fan di antica data, Rosso Istanbul probabilmente deluderà senza mezzi termini. Il paradosso: tornando a casa Ferzan perde un po'... la strada di casa. Una storia che "mazzica" più di un tavolino sgangherato. Si punta sulle atmosfere ma certe cose avrebbero retto se sorrette da una storia articolata e convincente. Troppi misteri misteriosi, una narrazione che non si preoccupa di colmare lacune ma cerca di incantare momento per momento, puntando su personaggi che restano in superficie, che non suscitano empatia perché troppo poco raccontano o lasciano capire di sè.
Da un turco sarebbe stato lecito aspettarsi di vedere qualche scorcio di Istanbul che non fosse prevalentemente la casa sulle rive del Bosforo dove è ambientata parte del film, mi è rimasta la curiosità, non dico di rivedere luoghi turistici conosciuti durante un breve soggiorno nella parte europea di Istanbul, ma qualche luogo dell'anima, qualcosa di speciale che solo un turco poteva mostrare.
Il regista trapiantato a Roma ha detto che il suo non era un film politico, eppure se devo applaudirlo è per come ha infilato critiche all'attuale regime di Erdogan, perchè di regime intollerante e repressivo si tratta (quanti giornalisti ingiustamente incarcerati dopo il golpe fallito, quante persone denunciate per un nulla come ai tempi del nazismo e degli ebrei traditi) che sono esplicitate in maniera intelligente: l'interrogatorio dalla poliziotta arrogante al protagonista (che si chiama Orhan, un omaggio allo scrittore Orhan Pamuk, incriminato nel 2005 dal governo turco per dichiarazioni sul genocidio degli armeni), i manifestanti che protestano con cartelli messi sullo sfondo, mentre Orhan cammina per una strada di Istanbul.
Non penso che sia stato solo l'handicap del doppiaggio a non avermi fatto apprezzare Rosso Istanbul. Ma è probabile che abbia contribuito, in un film di un regista turco che vive in Italia e i cuoi personaggi sono turchi che vivono in Turchia e turchi che hanno vissuto a Londra...
Un'opera non riuscita.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html 

    CINEMA Moonlight

    MOONLIGHT - Regia: Barry Jenkins. Interpreti: Mahershala Ali, Naomie Harris, Janelle Monae, Trevante Rhodes, Ashton Sanders, Andre Holland, Alex R.Hibbert
    * visto in edizione originale con sottotitoli in italiano

    Sarebbe sbagliato pensare che Moonlight sia un bel film solo perché ha vinto l'Oscar, un premio della grande fiera commerciale e politica del cinema hollywoodiano. Dopo le polemiche sui neri esclusi dagli Oscar, Moonlight ha fornito l'occasione perfetta per un'edizione invece più black che white.
    Il film di Barry Jenkins è molto bello, intenso e denso di significati, anche contraddittori se vogliamo, come in fondo è la vita, specie nei sobborghi neri delle città americane, dove la droga accomuna spacciatori e anime perdute, magari con un travaso di cuore. Lo spacciatore sensibile può ergersi a modello incarnando una figura paterna assente, una mamma può rinnegare la sua condizione di soggetto protettivo, lasciandosi devastare dagli effetti delle scelte sbagliate che l'hanno trasformata in una derelitta incapace di badare al figlio.
    Si parla di razzismo, di negritudine, di bullismo, di droga, un lungo viaggio alla scoperta di un sè che si fatica a identificare, riconoscere, accettare. Dialoghi essenziali (seguirlo in edizione originale non sarebbe un gran sacrificio per i pigroni che cedono al doppiaggio), volti indimenticabili di una dolcezza coinvolgente (l'età bambina, l'età adolescente) per dar corpo con convinzione ad un'amara e originale storia. Cercando se stessi in mezzo agli altri, trovando provvidenziale e imprevedibile supporto in un angelo del male che sa essere padre putativo e affettuoso. La terra è ancora ricca di diamanti umani, a volte confusi e nascosti nella spazzatura...
    E se è difficile aprirsi agli altri è comprenderli, talvolta può rivelarsi più complicato decifrare se stessi. E accettarsi.

    http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html 
     

    mercoledì 22 marzo 2017

    PENSIERI E PAROLE ...Gambe nude, abitino a fiorellini...




    «...Piazza Mazzini, sul marciapiede si materializzano d'incanto due gambe nude, ancora pallide, leggiadramente appese ad un mini abitino a fiorellini, leggero, svolazzante, candidamente sensuale. Non c'è più alcun dubbio. A Roma è arrivata la primavera...»
    Dal romanzo che verrà...

    lunedì 20 marzo 2017

    VOLLEY & MEDIA Il “giornalismo” scritto sulla sabbia



    La rinuncia della nuova Fipav all'organizzazione della tappa a cinque stelle del World Tour di beach volley è risultata rivelatrice di alcune tematiche che non sono esclusiva del mondo del volley ma che anche in questi ambienti trovano modo di esistere, a vari livelli. Una delle caratteristiche di questo sport è che ad occuparsene non ci sono molti professionisti dell'informazione, giornalisti professionisti a tutto campo e non operanti esclusivamente nel recinto della pallavolo. Questo fa sì che talvolta, per non dire spesso, si abbia e si mostri una visione parziale e comunque non messa a fuoco di questo mondo. Un po' tutti, piccole e grandi società, leghe, federazioni, sono abituate a ragionare nell'ottica della convenienza e dei rapporti personali, dimenticando la valenza prettamente giornalistica di cosa fa notizia e cosa no.
    L'estensione al web della  pallavolo negli ultimi anni è giunta opportuna a colmare lacune sempre più evidenti del giornalismo cartaceo, incapace e impossibilitato a dar conto di un'attività straripante a ogni livello, spesso in diretta concorrenza, in orari svantaggiosi se non proibitivi.
    Può capitare che un dirigente rimbrotti un altro dirigente dicendo: "Ma come, quello (o quella) non ero amico tuo? Come mai ha scritto così?". Come se la realtà, le notizie, i commenti, debbano essere espressi seguendo vincoli di amicizia e non di espressione giornalistica. Ciò accade perchè si ha l'abitudine di avere a che fare prevalentemente con giornalisti (talvolta non professionisti) che scrivono solo di pallavolo e che magari grazie a ciò che scrivono riescono ad avere un ritorno. 
    Cioè in qualche modo dipendono da coloro di cui devono occuparsi per lavoro, siano giornali o siti o blog. Fatale che a volte anche le opinioni possano risultare, come dire, adulterate o piegate alle esigenze superiori. Per avere ruoli, posti, contratti, pubblicità.

    Non esprimo giudizi, ognuno risponde di ciò che fa, specie se quanto scrive lo firma, mettendoci la faccia (Finchè ce l'hai una faccia, direbbero Aldo Giovanni e Giacomo - cfr La leggenda di Al, John e Jack) e la reputazione.
    Il problema può nascere quando si esce dal recinto e si pretende di dare lezioni non avendone nè i titoli nè la statura professionale. E soprattutto ignorando le cose. E aggiungendo il condimento dell'insulto figurato, sprezzante, anche pretendendo di dare per buono il falso, di spacciare la realtà con la fantasia.

    Difficile accettare come portatore di verità chi è riuscito a sostenere che il World Tour a Roma fosse una ipotesi e non una realtà. Sicuramente è vero quanto emerso: non c'erano firme sotto i contratti tra Fivb e Fipav, meno di cinque mesi fa visti, accettati e con la tappa del Foro Italico inserita in calendario, allestita nei dettagli, con le nomine da parte della Fivb di tutta una serie di persone che avrebbero presenziato nei ruoli che ogni torneo di beach volley World Tour richiede. Quindi il World Tour a Roma non era un'ipotesi. Era una realtà. Per la quale erano già state fatte le designazioni.

    Il fatto che a scrivere di volley non ci siano solo giornalisti (a tutto campo, da non confondere con chi scrive solo di pallavolo), fa si che si possa scambiare la tempistica decisa dalla nuova Fipav per far sapere che il World Tour non ci sarebbe stato, come una cosa ben fatta. E a forza di dire che tutto ciò che ha fatto la nuova Fipav sia ben fatto da un lato suona un po' come l'orazione di Marco Antonio* (Bruto era un uomo d'onore...) che a forza di reiterare, finisce per negare e ribaltare il concetto espresso in apparenza. 
    Well done, come si dice nei ristoranti prendendo le ordinazioni: come la vuole la carne? Ben cotta, well done appunto. 
    Ma non credo che alla Fipav sia servito ordinare.


    Affiora perfino umorismo quando si sostiene che dopo tanti anni la Fipav ha finalmente dettato i tempi delle sue comunicazioni, definite chiare e tempestive. Beh, un giornalista professionista non definirebbe mai in questo modo l'operato della Federazione. Soprattutto perchè la federazione non ha dettato un bel niente, dato che la notizia è stata pubblicata lunedì 13 marzo dal Corriere dello Sport. Se un "maestro" assegna un bel 10 in pagella alla tempistica della Fipav in questo caso, suggerirei al presidente di cambiare scuola.
    Basterebbe questo: si è mai visto un giornalista elogiare qualcuno perchè ha tenuto nascosta una notizia? Altre osservazioni che non vale la pena riportare autorizzano a dubitare del senso della notizia del signor censore (ma questo l'avrebbe detto Edoardo Bennato).

    Altra caratteristica (difetto? io non l'ho detto) di questo povero Paese è l'abitudine di offendere, senza argomenti reali ma solo in base di specchiati malcomportamenti: ovvero si attribuiscono agli altri comportamenti che sono propri.
    Su questo punto va chiarito, a tutela, che chi lavora nelle redazioni (in cui, forse, molti non hanno trascorso nemmeno un giorno, restando traguardo precluso l'assunzione da parte di una testata) dipende da direttori e editori. Personalmente posso aggiungere che non solo non ho fatto campagna elettorale per nessuno dei due candidati, ma ho avuto l'opportunità (e di ciò ringrazio i miei datori di lavoro) di dare spazio in tre occasioni a quello che poi sarebbe diventato il nuovo presidente della Fipav, Bruno Cattaneo. Basterebbe parlare con il nuovo presidente per sapere che espresse gratitudine per il trattamento e lo spazio riservatogli e che con un'intera pagina nel formato di intervista, è stato fatto conoscere nelle sue sfaccettature umane, andando anche oltre la pallavolo stretta.


    La foto che apre questo post è stata scattata da quella che qualche disinformato interessato avrebbe definito una grotta redazionale. Non mi risulta che dalle grotte si veda il cielo. Forzando la mia natura, allora, dovrei ricordare che lavorare nelle redazioni, da altri soltanto sognate e vanamente inseguite, non ha impedito di dare notizie, talvolta prima di tutti gli altri, da Lorenzo Bernardi eletto Mister Secolo dalla Fivb alla cancellazione del World Tour romano 2017.
    Ma certe parole in libertà non vanno prese sul serio, come quando si scriveva che chi non vedeva un certo numero di partite nei palasport non si poteva scrivere di volley. E chi lo ha deciso? Dilettanti dell'informazione, probabilmente, che dimenticano come, ad esempio, molti direttori di giornali non possono andare allo stadio (in uno stadio) ma scrivono e commentano in tv.

    P.S. Qualora l'abilità di certi scrittori fosse proporzionale a quella di certi lettori, preciso che si parla essenzialmente di comunicazione. Non entro nel merito, oggi, della scelta federale, che alla fine condividendola o meno, non si può che rispettare, pur criticandola se si ha un'opinione diversa. Perche sta alla Federazione decidere, alla stampa solo commentare. Possibilmente liberamente, non on demand.


    P.S.2  Come ultimissima annotazione, a titolo assolutamente personale, aggiungo e ammetto che la cancellazione del Roma World Tour mi regalerà un gradito vantaggio: potrò chiedere qualche giorno di ferie in quei giorni di giugno, in cui il beach volley si sarebbe accavallato con il Golden Gala di atletica, che avrebbe avuto la priorità professionale. E se ho voglia di beach c'è il mare a 30 chilometri. Non so altrove, ma a Roma in giugno si sta una favola...

    I link
     http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-la-fipav-cancella-il-world-tour.html

    http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/pallavolo-niente-world-tour-roma-la.html 

     http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-media-world-tour-cancellato.html

    http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-media-world-tour-al-foro-e.html

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    * William Shakespeare

    Cosa è una grotta
    Una grotta, nel suo significato più ampio, è qualsiasi tipo di vuoto sotterraneo, sia naturale sia artificiale ovvero una cavità più o meno estesa del terreno sottostante il suolo (ambiente ipogeo).
    Dal punto di vista etimologico la parola grotta (francese grotte, tedesco Grotte, spagnolo gruta, ma si usa comunemente cueva) deriva dal latino volgare grupta, corruzione del latino classico crypta, a sua volta prestito greco (da κρύπτη, kryptē) dal significato di "(luogo) nascosto".

    sabato 18 marzo 2017

    CALCIO Agnelli (Juventus) un deferimento ridicolo, quanta ipocrisia


    Da semplice cittadino trovo che l'accusa rivolta ad Andrea Agnelli, presidente della Juventus, sia semplicemente ridicola. Oltre che ipocrita. Non perchè contesto lo status di esponenti della malavita organizzata a quei tifosi venuti in contatto con la società. Perfino banale obiettare: ma se una persona non è sottoposta a misure restrittive, se è incensurata e meritevole di non essere inibita dal girare tranquillamente per città e stadi, come faceva Agnelli a sapere che erano malavitosi? E se lo erano, perchè lo Stato non li ha arrestati? Se vengono definiti legati a malavita organizzata, non avrebbero dovuto essere fermati, controllati, arrestati? 
    Invece no, potevano tranquillamente andare allo Stadium. Addirittura esilarante ascoltare il "visto? ve l'avevamo detto" di qualche politico. Ma nel 2014 (3 maggio) quando c'è stata la tragica finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina, all'Olimpico, nel giorno che costò la vita al tifoso napoletano Ciro Esposito, le Forze dell'Ordine cosa fecero? Non ebbero rapporti con qualche discutibile tifoso? Voglio dire, da anni, per non dire decenni, gli stadi sono ostaggio delle malavita o quanto meno delle frange violente di pseudotifosi. Perciò, anche per questo motivo gli stadi si sono svuotati, sempre meno frequentati da bambini, ragazzi, famiglie. Cosa ha fatto lo Stato per restituire curve e tribune ai tifosi? Non sanno che una persona normale e perbene non può andare allo stadio per una partita di calcio e sedersi tranquillamente nel posto che ha pagato senza rischiare botte o intimidazioni? Il contatto con i violenti, i biglietti omaggio: sono sicuri che sia un problema solo della Juventus?Mettessero allora la regola che per dare biglietti, per avere contatti, i club devono chiedere la fedina penale certificata ai loro interlocutori. E chissà se basterebbe.
    Quanta ipocrisia! 
    E comunque, finchè non si cambierà la regola della responsabilità oggettiva, il rischio che le società possano cedere a ricatti, a situazioni poco chiare ci sarà sempre. Perchè, in caso, i club sceglieranno il male minore. Ma sono andato oltre. Torniamo alla ridicola accusa: Agnelli avrebbe dovuto sapere cose che nemmeno la Polizia sapeva? Formulatene un'altra di accusa, perchè questa è decisamente ridicola.


     (ANSA) - TORINO - Andrea Agnelli "non ha impedito a tesserati, dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i gruppi ultras, anche per il tramite e il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata". E ha "partecipato personalmente. in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata". Con queste motivazioni la Procura Federale ha deferito il presidente del club bianconero Andrea Agnelli, e con lui l'ex dirigente Francesco Calvo, il security manager Alessandro D'Angelo e il manager della biglietteria Stefano Merulla e la stessa società, "per responsabilità diretta". Il provvedimento era stato anticipato dallo stesso Agnelli, che è andato all'attacco, giudicando la decisione "inaccettabile, frutto di una lettura parziale e preconcetta nei confronti della Juventus e non rispondente a logiche di giustizia. Anziché limitarsi a contestare eventuali irregolarità nella vendita dei biglietti - è l'osservazione del presidente della Juve - la Procura Federale ha emesso un deferimento nel quale il mio nome e quello dei nostri dipendenti rivestirebbe un ruolo di 'collaborazione' con la criminalità organizzata". Nella sala stampa dello Juventus Center, a Vinovo, Agnelli ha letto una lunga dichiarazione. "Difenderò - ha sottolineato - il buon nome della Juventus che per troppe volte è stato infangato o sottoposto a curiosi procedimenti sperimentali da parte della giustizia sportiva". Sul caso è intervento John Elkann, presidente di Exor, la holding della famiglia Agnelli: "Sono certo che la piena disponibilità della Juventus a collaborare con la giustizia farà emergere la totale estraneità della società". Elkann ha colto l'occasione per "ribadire la mia totale fiducia nell'operato di mio cugino Andrea, che ha guidato la Società e il suo gruppo dirigente fino ad oggi, e che continuerà a farlo anche in futuro". Agnelli ha ripetuto di "non avere mai incontrato boss mafiosi. Se alcuni di questi personaggi hanno oggi assunto una veste diversa agli occhi della giustizia penale, - ha spiegato - questo è un aspetto che all'epoca dei fatti non era noto, né a me, né a nessuno dei dipendenti della Juventus. E se qualcuno potrebbe opporre che gli ultras e i loro capi non sono stinchi di santo, condivido ma rispetto le leggi dello Stato e queste persone erano libere e non avevano alcuna restrizione a frequentare lo stadio e le partite di calcio". Agnelli sarà sentito dalla commissione Antimafia, dove mercoledì prossimo proseguirà l'audizione del legale del club bianconero, Luigi Chiappero. "La Juventus, i suoi dipendenti e il sottoscritto - ha sottolineato ancora Andrea Agnelli - non ha nulla da nascondere o da temere. Nei mesi scorsi i dipendenti della Juventus hanno collaborato con la Procura di Torino in veste di testimoni, veste che è stata sottoposta a un controllo invasivo e meticoloso, e non è mai mutata. Erano testimoni e sono rimasti testimoni fino alla chiusura delle indagini penali". (ANSA).

    venerdì 17 marzo 2017

    MEDIA Per chi si guadagna da vivere stando a galla nel web (senza avere la tessera)

    Anche i migliori hanno sempre da imparare dalla lettura di un buon libro. Anche se pensano di sapere già tutto dell'argomento, dopo anni di pratica