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lunedì 20 maggio 2013

VOLLEY Leon, /Fivb, basta complicità!






“Io mi sento cubano. E per sfortuna lo sono”. Se Wilfredo Leon avesse voglia di canticchiare e conoscesse la lingua italiana e Giorgio Gaber, forse canterebbe così. Inutile negarlo, qualche mese fa ci eravamo un po’ tutti illusi che davvero Cuba volesse cambiare atteggiamento nei confronti dei suoi “figli” affezionati, semplicemente restituendo loro la dignità che ogni essere umano merita, a prescindere dal luogo in cui è nato. Si parlava di aperture in un’epoca in cui le chiusure paiono sempre più mostruose, illogiche. E avevamo abboccato, avevo anch’io creduto che ormai perfino Cuba potesse cambiare. A costo zero, recuperando la simpatia che il popolo cubano merita, inducendoci a far finta di non rammentare gli sgarbi fatti a Tai Aguero e alla sua mamma morente nel 2008, le squalifiche biennali inflitte a tanti ragazzi campioni del volley (da Marshall a Simon) la cui unica colpa era quella di sognare un futuro migliore grazie alla loro abilità nel giocare a pallavolo.
Wilfredo Leon non ha ancora 20 anni, è cresciuto con il mito del grande Joel Despaigne (che ora vive in Italia, lavora con l’IHF Frosinone, A2 femminile), fosse nato in qualsiasi altro posto del mondo avrebbe risolto la sua vita con ingaggi a vari zeri, dopo aver trovato l’amore che lo ha condotto in Polonia.
Lesa maestà! E’ stato estromesso dalla Nazionale per la World League e ora la Federazione cubana non lascia ma raddoppia: quattro anni di squalifica. E’ vero che Wilfredo è giovane e anche tornando a 24 anni, dopo quattro stagioni di stop, potrebbe cercare di riprendersi i suoi sogni, ma una simile pena è intollerabile. Quattro anni di stop si infliggono a chi si macchia del reato di doping. Non a chi si innamora e vorrebbe lavorare sfruttando le sue qualità.
E qui subentrano le complicità contro cui ogni anima civile ha il dovere di mobilitarsi. Era intollerabile il comportamento alla Ponzio Pilato della Federazione Internazionale di Volleyball. Acosta umanamente capiva i giocatori, era dalla loro parte, ma poi non voleva mettersi in confitto con la federazione caraibica. A qualcuno forniva l’”umbrella” protettiva della Fivb, ad altri no. E i condannati dovevano restare due anni senza poter lavorare/giocare. Intollerabile. Scandaloso.
Mai però come assistere passivamente ad una sanzione quadriennale, assolutamente fuori dal tempo e dalla civiltà. Agghiacciante, direbbe Antonio Conte, l’allenatore della Juventus. Quando si parla di diritti umani non si possono ignorare le prese di posizione della federazione cubana di pallavolo. Certo, non si tratta di sterminio di massa, carcerazione preventiva o torture (almeno per quel che ne so…). Ma stiamo parlando anche di un Paese di cultura e tradizioni come Cuba.
La Fivb e il suo nuovo presidente, il brasiliano Ari Graca, ha il dovere di prendere posizione. Wilfredo Leon è stato uno degli “eroi” della Fivb nell’ultima World League, un campione su cui la stessa Fivb ha puntato per lo sviluppo del volley. Beh, caro presidente Graca, gli eroi vanno trattati bene e difesi dalle angherie che subiscono. Il mondo della pallavolo, del volleyball, nel 2013 non è disposto a sopportare che un suo giovane talento sia “gambizzato” per quattro anni e tolto vigliaccamente di mezzo. Il mondo è cambiato, e quasi sempre e ovunque in peggio. Ma la voglia di indignarci c’è sempre e oggi può farsi sentire da un continente all’altro grazie alla rete. Basta con le squalifiche dei giocatori cubani. E non venga a parlare di ingerenze, non venga a raccontare che le federazioni sono sovrane. Sovrano è il diritto delle persone di scegliere la propria vita, se non fanno male a nessuno. Presidente Graca, serve un coraggio da… Leon. Lei ce l’ha?*



 Ci vorrebbe un amico...
Non so perché ma mentre scrivevo mi è tornato alla mente un film ed il suo personaggio interpretato da Jean Reno. Lui si che saprebbe come fare…