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giovedì 27 giugno 2013

ATLETICA, Fiasconaro, il record più...Longo






Marcello Fiasconaro è ancora padrone del record più longevo dell'atletica italiana, l'1.43.7 che il 27 giugno 1973 fu straordinario primato mondiale degli 800 metri. In Italia è ancora il record più... Longo, si potrebbe osservare ironizzando con il nome del mezzofondista padovano di Piove di Sacco (tesserato per le Fiamme Oro), che corse nel 2000 in 1.43.74, record italiano elettrico, ma sempre dietro il tempo manuale di Fiasconaro. Quarant'anni non sono uno scherzo, le celebrazioni per quello storico record di Marcello inducono ad avventurarsi a ritroso nel tempo. Altro sport, all'epoca. Altra atletica. Marcello Fiasconaro è stato a suo modo un nuovo italiano. Un italiano diverso e lontano, non un figlio di stranieri nato in Italia ma un nostro compatriota nell’anima che ha vissuto la sua vita a distanza, in Sudafrica, figlio di un siciliano (palermitano di Castelbuono) che rimase laggiù dopo essere stato fatto prigioniero in guerra.
Marcello Fiasconaro è ricordato come un ragazzo generoso, un talento grezzo ma in sintonia con i suoi tempi, capelli al vento, accento straniero, una passionaccia per il rugby coltivata prima e dopo la sua carriera atletica.
Era un’Italia diversa, nello sport e nella società, ancora lontana dalla dittatura delle pay-tv, degli ingaggi milionari, dagli atleti chiusi nelle loro ben remunerate torri d’avorio.
L’atletica di quel 27 giugno 1973 era uno sport ancora in bianco e nero, che aveva una sua folta nicchia di appassionati, che spesso aspettavano il mercoledì sera per vedere le corse in Tv. Qualche meeting, gli incontri della Nazionale, come quell’Italia-Cecoslovacchia dell’Arena milanese: il “Mercoledì Sport” della Rai era un appuntamento settimanale fisso, entrava nelle case degli italiani che impazzivano già per il calcio, ma che seguivano anche altri sport. Emozioni e sogni di un'Italia che reclamava un posto tra le grandi negli anni in cui l'atletica era la regina dell'Olimpiade ma non ancora regina dello sport businness, come sarebbe poi diventata con Nebiolo presidente della Iaaf. Due settimane dopo Paul Getty veniva sequestrato, in settembre ci sarebbe stato il golpe in Cile, a fine anno le Brigate Rosse avrebbero rapito il dirigente Fiat Amerio. Fu l’anno in cui morì Anna Magnani.
La carriera di Marcello Fiasconaro, a leggerla oggi, fu in fondo breve ma intensa. Un argento sui 400 agli Europei di Helsinki (un giro allo spasimo, secondo dietro Jenkins), un bronzo con la 4x400. E poi il record mondiale ad illuminare il tutto, a fargli dimenticare l’Olimpiade di Monaco persa per i guai ai tendini comparsi quando passò dai 400 agli 800. Nella memoria televisiva riemerge anche la clamorosa squalifica per doppia falsa partenza nella Coppa Europa del 1973 a Oslo. Quel piede che incredibilmente tocca terra prima del tempo, l’equilibrio fatalmente perduto, il suo stupore arrabbiato. E la sua sfortunata finale agli Europei di Roma 1974, quando guidò per 600 metri prima di cedere al cambio di passo di Susanj e scoppiare giungendo sesto, per la delusione dell’Olimpico che aspettava la sua medaglia.
Foto tratte dalle riprese della Rai e dall'album personale di Franco Fava, qui ritratto accanto al suo amico Marcello Fiasconaro