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giovedì 11 luglio 2013

CINEMA Come (non) si scrive una recensione

Tempi duri per chi ama leggere di cinema e di film. Il gossip prevale, è raro trovare letture interessanti per palati appena appena poco superificiali. Lo spartiacque divide nettamente le riviste di maggiore qualità, come Duellanti, che è il prodotto di una compagnia di veri amanti del cinema, e le altre riviste. Non si tratta di questo o quel nome, quanto di un'impostazione fondamentalmente sbagliata.
Chi ama il cinema non può leggere in anticipo trame, storie, colpi di scena. Capisco e apprezzo quelle produzioni che comunicano il minimo indispensabile per promuovere un film. Puntando magari su aspetti particolari, su elementi che offrono spunti per un titolo o un approfondimento, ma non svelano il film.
Si è arrivati al punto che se si vuole leggere di film sui quotidiani, che una volta a settimana pubblicano recensioni, occorre staccare la pagina e conservarla, per leggere solo a film visto. 
Il discorso vale anche per la maggior parte dei siti on line, che avrebbero invece potuto partorire una piccola ma importante rivoluzione, cambiando linguaggio e approccio.

La recensione in quanto tale purtroppo nella maggior parte dei casi è scritta senza pensare al lettore. Si deve far vedere quanto si è bravi, quanti film si conoscono, diventa un esercizio per mostrare al lettore la propria conoscenza cinematografica, la propria cultura. E soprattutto si racconta il film, magari non tutto ma sempre troppo.
Spesso si mette a fuoco un particolare, si deride il regista o l'attore, si boccia il film per poter poi vantarsi di averne decretato la bocciatura. Spesso si leggono articolo autoreferenziati, scritti per i colleghi più che per i lettori. E a me lettore, questo risulta inaccettabile e mi costringe a non leggere quasi nulla.
Ma ai lettori oggi non ci pensa più nessuno, sono difetti comuni a tutto il settore, che poi lamenta la scomparsa dei lettori, il crollo delle vendite.
Molti giovani, ma non solo, pensano di essere giornalisti di cinema perchè raccontano il film che devono commentare. Il giornalismo cinematografico è altra cosa. Basta sfogliare un qualsiasi numero di "Duellanti", ad esempio, per rendersene conto. Approfondimenti intellettualmente appaganti, perfino troppo difficili per il lettore comune. Ma stimolanti per la crescita dello spettatore-lettore. E poi Segno cinema, CineForum, Film Critica: nel corso degli anni ci sono sempre state riviste di approfondimento cinematografico, ma purtroppo sempre confinate nella nicchia, acquistabili nelle librerie, nemmeno nelle edicole.
Mi piacerebbe poter leggere di un film, sui giornali, anche solo 10, 15 righe, ma con il pensiero critico dell'autore, non col racconto di ciò che avviene nel film.
La recensione, un articolo su un film in uscita, dovrebbero guidare e attirare lo spettatore, non respingerlo perchè gli si racconta tutto. Sarà mica perchè non si sa cosa dire di proprio?
Poi, per carità, è una questione di gusti. Ma sono sempre le opinioni a fare la differenza: le trame sono identiche per tutti.
Chiudo con una nota di biasimo per il musicista Caparezza: lo apprezzo ma la sua canzone Kevin Spacey, nella quale svela i finali di tanti film, meriterebbe l'Oscar dell'eterna dannazione cinefila.
Ora che la vita di un film dura anni e si estende ai dvd e blu ray, scrivendo di nuovi film bisognerebbe avere la sensibilità di non svelare il passato. Invece capita di leggere frasi tipo: Sara White, che molti ricorderanno come l'assassina a sorpresa del film di Russ Green "Cadaveri sotto le lenzuola"...


* le foto delle copertine delle riviste di cinema sopra visibili, non si riferiscono al contenuto di questo post ma costituiscono un riferimento alla loro presenza in edicola