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lunedì 30 settembre 2013

CALCIO Torino-Juventus: fischi, abbracci e pedate


 VISTO DAL GRANATA
Ma quale cartellino rosso per Immobile? Ha voluto solo togliersi lo sfizio di verificare se la pianta dei suoi scarpini tacchettati era lunga quanto tutto il calzettone di Tevez, dalla caviglia al polpaccio. Avrebbe dovuto rinunciare solo perchè l'argentino ormai se n'era andato verso la porta e lui gli stava dietro? In fondo si sa che gli arbitri non danno quasi mai il rosso anche se si fa fallo da dietro. E poi chi l'ha detto che il Toro in 10 avrebbe preso 3 gol come l'anno scorso? Non dicono molti allenatori  che in 10 si gioca meglio? L'arbitro favorisce sempre la Juve, si sa.

VISTO DAL BIANCONERO
Tu quoque Immobile? Guarda che se massacri quello che gioca al posto tuo nella Juve non è che poi l'anno prossimo ti ridanno il posto. La caviglia di Tevez fa impressione e magari non gioca nemmeno con il Galatasaray. Se l'arbitro avesse espulso Immobile finiva come l'anno scorso...

VISTO DAL GRANATA
Ma guarda, li per lì allo stadio non me n'ero nemmeno accorto. Tevez è in fuorigioco di mezzo metro quando colpisce la traversa. Bella riconoscenza per il difensore che per consolarlo dell'episodio con Immobile lo abbraccia e lo spinge...in fuorigioco. Questo si chiama fair play!

VISTO DAL BIANCONERO
Ah ecco, meno male che c'è la moviola. La dovrebbero regalare ad arbitri e giudici di linea cosi la smetteremmo di avere due campionati: quello reale del campo e quello che si vede 100 volte a rallentatore in tv, potendo valutare in minuti, non in frazioni di secondo. Nessuno che abbia avuto il coraggio di dire che su Tevez poteva anche esserci fallo di abbraccio: quello lo prende per spalle e collo e lo spinge, Carlito si divincola e finisce davanti a tutti. Però conta la posizione e non il fallo di uno che nemmeno guarda il pallone ma abbranca Tevez come nemmeno il più bravo rugbista...

Nel calcio vince chi segna più gol, un gol si ottiene (quasi sempre) tirando in porta

LE CIFRE OGGETTIVE
Tiri nello specchio della porta:  Torino  0   Juventus 6

Tiro fuori dallo specchio della porta   Torino 2 Juventus 5

Totale      Torino  2  Juventus 11

sabato 28 settembre 2013

VOLLEY Confesso, ho peccato

Lo confesso, ho peccato di scaramanzia. La distanza e la passione fanno anche di questi scherzi. Per la serie non è vero ma non si sa mai, il giorno dello spareggio con l'Olanda ho visto la partita indossando la maglia tricolore dell'Olimpiade di Londra 2012, quella bianca con una manica rossa e una verde. Beh, sfangato lo spareggio con gli olandesi, rivali di tante battaglia diverso tempo fa, ho pensato che anche la partita con la Finlandia, nei quarti, andava vista con addosso la maglia talismano.
E una volta approdati in semifinale ho ritenuto che fosse un rischio insostenibile interrompere il rito. Specie affrontando una Bulgaria che ha lo stesso nostro tricolore, come in questi anni spesso ci ha ricordato Trento festeggiando le sue vittorie. I due giorni di pausa hanno consentito il lavaggio, ma se lavo la maglietta stanotte o domattina, non si asciuga in tempo. In fondo l'ho messa per poche ore e non ho certo sudato come gli azzurri al Parken Stadium di Copenaghen (grazie ragazzi!). Quindi domani, divisa alternativa nello zaino e maglia talismano per tifare Italia nella finale con la Russia.
Per la serie non è vero ma non si sa mai, me la voglio giocare fino in fondo e con ogni arma possibile, anche la più ridicola. Ma chi è tifoso dentro mi capirà. Ho capito che è meglio non sfidare le leggi cromatiche della scaramanzia, scienza inesatta ma implacabile, applicata allo sport. E da tanto tempo ho smesso di indossare indumenti viola quando gioca la Juventus. Almeno se perde, non sarà per colpa mia...


VOLLEY Eurodispetti



Dalla gallery fotografica della Cev prima della semifinale dei Campionati Europei di volley tra Bulgaria e Italia. La sfida in posto 2 interpretata col dizionario dell'umorismo demenziale. Quello che le foto non dicono...
 
Al Parken Stadium di Copenaghen, coperto e allestito per la fase finale degli Europei di volley, lotta per aggiudicarsi il palo imbottito che sostiene la rete. La Bulgaria ci si siede addosso con il suo fachiro scelto, per tenerlo su e perun momento di riposo. Il membro di staff, ripreso di spalle, cerca di far cadere il giocatore togliendogli il sostegno su cui è appoggiato di schiena, ma non ci riesce.
Dall'altra parte del campo il capitano dell'Italia, Cristian Savani, cerca di portare in campo azzurro l'altro palo imbottito, quello più pregiato perchè collocato sotto il seggiolone dell'arbitro.

SPORT Cuba libre? Cuba torna!


 Le agenzie di stampa internazionali ieri sera hanno rilanciato una notizia che potrebbe rappresentare una svolta importante per Cuba e per lo sport mondiale in genere, soprattutto in alcune discipline di squadra, come il volley, dove Cuba potenzialmente potrebbe di nuovo avere una nazionale davvero competitiva. 
Si dice che Cuba consentirà ai suoi atleti di guadagnare i soldi dei premi vinti gareggiando all'estero (non è specificato se la parola premi comprenda anche la voce ingaggi, e la differenza sarebbe sostanziale). Qualche mese fa erano circolate voci al riguardo di una possibile, imminente, svolta nella gestione dello sport, o meglio dei suoi atleti, da parte del governo cubano.
L'emorragia di talenti non si era fermata e, dal basebal al volley, tanti giocatori "defezionavano", come si diceva un tempo.
Era bastata qualche indiscrezione per indurre molti campioni a ribadire che sarebbero stati ben felici di tornare a giocare per Cuba: penso a Simon, ma anche a Juantorena (che con una manovra maldestra e gestita male si è cercato di arruolare in maglia azzurra).
Chi ha avuto occasione di venire a contatto con i giocatori cubani, dai campioni che vennero a giocare in Italia sul finire degli anni '90 agli ultimi arrivati, sa bene cosa rappresenti per tutti la camiseta della selezione caraibica. Per tutti è stata una scelta di vita abbandonare l'Isola, anche dolorosa e non priva di conseguenze. Ma in tutti c'è sempre stato il desiderio, più o meno celato, di poter un giorno tornare a casa da uomini e atleti liberi, di poter ancora giocare per Cuba. Se davvero questa rivoluzione si farà, e mi auguro che stavolta sia tutto vero, penso con simpatia alla gioia di tutti i cubani, ai risvolti emotivi e sentimentali.
Roma nel 2000 vinse uno storico scudetto nel volley, anche grazie a due campioni di Cuba, Ihosvany e Osvaldo Hernandez, che portarono la loro cultura, le loro abitudini, il loro modo di essere e un pizzico di sapore cubano donato al nostro campionato. E poi Leonell Marshall, che una collega francese dell'Equipe venne ad intervistare a Roma, a due passi dalla scalinata di Piazza di Spagna, chiedendomi di organizzarle l'incontro. Ricordo l'emozione di Marshall nel raccontarsi, nel parlare del papà che aveva messo in difficoltà (perchè era il presidente della federvolley cubana), della sua voglia di costruirsi una vita giocando a pallavolo, delle sue speranze appunto.
Ora sarei curioso di sapere come procederà la Federazione cubana riguardo la pallavolo e i pallavolisti. Solo un paio di settimane fa Alberto Juantorena (lo zio del pallavolista Osmany, ex Trento, che ora gioca in Turchia) aveva pronunciato parole durissime nei confronti dei ribelli: "Non si morde la mano che ti ha dato da mangiare, ti ha fatto studiare e ti ha messo nelle condizioni di fare sport fin da bambino".
E che fine farà Wilfredo Leon (foto in alto, maglia rossa), campione appena ventenne, che pare essere stato squalificato per quattro anni per aver lasciato la Nazionale? Verrà graziato? La squalifica sarà addolcita? E in che tempi tutto questo si realizzerà?
Verrà offerta una camiseta a Juantorena (foto sopra, maglia bianca di Trento), Simon e ad altri esuli, per andare a caccia della medaglia d'oro olimpica a Rio 2016?


 Ecco  il lancio dell'Agenzia Ansa risalente a ieri sera

L'AVANA - Il governo cubano sta preparando una nuova riforma dello sport: dopo l'autorizzazione dei contratti all'estero per i giocatori di baseball, decisa a luglio, ora la decisione si estenderà agli atleti di ogni disciplina, che potranno inoltre conservare l'80% dei premi che otterranno in gare svoltesi fuori dall'isola.
La misura è contenuta in un accordo già esaminato dal consiglio dei ministri ma non ancora reso noto pubblicamente, secondo quanto riporta oggi Granma, organo ufficiale del Partito Comunista Cubano (Pcc), l'unico giornale esistente nell'isola.
Senza mai riferirsi alla riforma come un ritorno allo sport professionistico, abolito dopo la rivoluzione del 1959, il quotidiano si limita ad indicare che in futuro gli atleti cubani riceveranno una retribuzione che "dipenderà dai risultati ottenuti nello sport che praticano", quando finora ricevevano solo lo stipendio dovuto per il loro lavoro al di fuori dello sport.
Inoltre, gli atleti potranno sottoscrivere contratti all'estero, anche se attraverso la mediazione dell'Istituto nazionale dello Sport, che garantirà che "non saranno trattati come merce", sottolinea Granma. Via libera, in ogni caso, allo sport retribuito anche per i campioni di pallavolo, pugilato e atletica leggera, discipline che a Cuba vantano molti praticanti.
Ma la vera novità di questa riforma sta tutta nel fatto che i premi ottenuti dagli atleti in competizioni internazionali (ad esempio, i Mondiali di atletica) "saranno consegnati totalmente ai protagonisti, con l'80% per gli atleti, il 15% per gli allenatori e il 5% per gli altri componenti dello staff".
Finora gli atleti potevano trattenere soltanto il 15%.
Cuba affronta da tempo un serio problema di diserzione dei suoi campioni, specie in discipline come baseball, atletica, pugilato e pallavolo, che fuggono dal paese, a volte con mezzi di fortuna oppure 'eclissandosì durante le varie manifestazioni,  attratti da contratti negli Stati Uniti o in Europa che prevedono retribuzioni ben pià alte di quelle dell'isola.
L'ultimo caso noto è quello di Raciel Iglesias, giovane speranza 23enne del baseball cubano che, secondo il sito web cubano di Miami CaféFuerte, è fuggito dall'isola lo scorso fine settimana: se la sua defezione fosse confermata, si tratterebbe della quarta deserzione di un giocatore della nazionale cubana di baseball quest'anno. Proprio per evitare il ripetersi di questi episodi è stato ora stabilito che, in un paese dove uno stipendio medio mensile equivale a 20 dollari, i giocatori delle varie squadre di baseball, lo sport più popolare nell'isola caraibica, ricevano un salario pari a circa 200 dollari, ovvero dieci  volte di più della media nazionale. In più, alla prima classificata nel campionato nazionale andrà un premio di 2700 dollari da dividersi fra la squadra, mentre 1.875 andranno ai secondi. Ogni medaglia olimpica, di qualsiasi disciplina, andrà un fisso di 1500 pesos (circa 62 dollari) mensili, più altre somme in base ai risultati ottenuti nelle altre gare. Insomma, anche se non viene detto chiaramente, da oggi a Cuba rinasce ufficialmente lo sport professionistico.

martedì 24 settembre 2013

VOLLEY Se fossi Magri...



  Premessa
Carlo Magri è stato eletto presidente della Federazione Italiana Pallavolo nel giugno del 1995. Da allora si è ripresentato ad ogni elezione, vincendo. Salvo rare eccezioni, era il candidato unico.
 E' il quinto presidente Fipav che ho conosciuto, dopo Florio, Fidenzio, Catalano e Borghi. Nessuno è stato presidente più a lungo di lui. 
Mi permetto di mettere alla prova il suo senso dell'umorismo, cercando di stimolarlo ad alcune riflessioni.

Ipotesi
Nel 1999 uscì un film, diretto da Spike Jonze, “Essere John Malkovich”. Immaginava che ci si potesse ritrovare nella testa dell’attore, Being John Malkovich appunto. Ecco, in questa strana estate pallavolistica, con il volley quasi scomparso dalle cronache dei quotidiani, ho immaginato di essere Carlo Magri.

Location
Io, Carlo Magri. Sono in un grande albergo,  al piano giusto, ho infilato la scheda nella porta della mia stanza (non in quella di un altro), mi rado la barba, faccio una doccia nella mia stanza (non in quella di un altro), metto in carica il cellulare approfittando del fatto che non l’ho ancora smarrito, e prima di infilarmi la mia giacca (non quella di un altro), mi lascio andare ad alcune riflessioni, che desidero condividere con chiunque abbia voglia di leggerle. E magari di riflettere a sua volta, perché da me c’è sempre da imparare.

“Devono ancora nascere dirigenti migliori di me”

Se fossi Magri…
Dopo l’Olimpiade di Pechino dissi che avrei fatto il sacrificio di reggere fino al Mondiale casalingo del 2010. Dopo il Mondiale 2010, ho pensato che Londra era così vicina… E non avendo ancora vinto l’oro olimpico sarebbe stato un delitto rinunciare. Ma sì, tiro avanti fino al 2012. Dopo di che, con un altro Mondiale da organizzare in casa, quello femminile del 2014, che faccio, lascio la Federazione in difficoltà? Chi glieli trova i soldi? Proseguo.

Certo, se penso che dalla fine del 2014 all’inizio dell’Olimpiade ci sono anche meno di due anni, mi sa che dovrò fare un altro sacrificio, fino ai Giochi di Rio 2016. Resterò ancora a Roma, in fondo ho Piazza Navona e il centro vicini. Non devo muovermi in bus perché mi scarrozza un ottimo e paziente autista. C’è chi sta peggio. C’è tempo per tornare a Parma, del resto se non ci penso io a questa pallavolo, chi la salva? Chi li trova i soldi per organizzare gli eventi e mandare avanti la baracca? Certo, ora che Moratti ha ceduto l’Inter a quell’indonesiano lì, chi ci metto nel Comitato Organizzatore del prossimo evento che farò? Sì,è vero: non si è mai visto e forse nemmeno sapeva di esserci, ma vuoi mettere sparare un bel Moratti nei Comitati dei Mondiali l'effetto che fa? E allora l’Inter vinceva, la mia Inter lazzarona, che quel 5 maggio all’Olimpico mi ha fatto perdere qualche anno di vita.

In fondo faccio quel che voglio, cerco di accontentare tutti, nessuno può lamentarsi di me. Una sede a quella regione, la nazionale a quell’altra, un posto in consiglio, faccio organizzare tutto a chi merita. Le cose da dividere per dare a ognuno qualcosa di cui andar fiero non mancano a questa grande pallavolo. Con tutto quello che ho vinto con le Nazionali, ci manca solo che mi vengono a criticare. La Nazionale ha giocato in certi palasport senza aria condizionata e tutti si sono lamentati? Ma dico io, un po’ di saggezza contadina: ma che ci voleva a far portare un ventaglio ad ogni spettatore? Tanto chi gioca salta, suda e ha caldo lo stesso.

 Si è vero, ci sono alcuni giornalisti che non perdono occasione per starmi col fiato sul collo, per dirmi che sbaglio a fare o non fare questo o quello. Ma in fondo sono brave persone, appassionate di pallavolo, fanno il loro lavoro e gli voglio anche bene. Li considero amici e li perdono. Tanto poi faccio quel che voglio io. Mica li trovano loro i soldi per la pallavolo.


Anzi, se devo dirla tutta, non si parla mai abbastanza di me, di ciò che faccio, di tutte le cose buone che realizziamo per la pallavolo. Figurarsi, mi dicono che non frega nulla a nessuno di certe cose, che i giornali parlano della Nazionale, al massimo del campionato di A1 e quando arriva alle finali. Ma non è giusto, con tutto quello che faccio. Dovrei avere una persona che pensi solo a pubblicizzare tutto quello che faccio io. Perché a questo deve servire un ufficio stampa, giusto? Per che altro sennò? Eh si, meno male che ho io la ricetta giusta. Solo a me poteva venire in mente questa genialata. Non è possibile che si pensi soltanto a diffondere su tutti i giornali l’attività della Nazionale, mandando notizie e resoconti solo sulle Nazionali. Dico io: ma si può stare in servizio tutto il giorno, magari anche da casa a tutte le ore, in collegamento con tutti i luoghi del mondo dove giocano rappresentative azzurre, per poi passare i tabellini e le notizie ai giornali? E tutto questo perché? Per far apparire di più la pallavolo sui giornali. Da più di 25 anni si faceva così, era un malvezzo che altri presidenti prima di me hanno avuto, tollerato e mantenuto. E’ proprio vero che al giorno d’oggi si pensa solo all’immagine. Anche nella pallavolo: chi mi critica pensa all’immagine della pallavolo invece di pensare alla mia!



E io alla mia età devo pensare anche alla mia salute. Per questo i giornali non li leggo più. Così non mi rendo conto che la pallavolo esce solo su un quotidiano e molto meno che una volta, che chi per anni ha dedicato pagine e pagine a questo mio amato sport ora fa uscire gli Europei nelle brevine a fondo pagina mentre ad altri sport che non hanno vinto un’unghia di quel che abbiamo vinto noi, di quel che ho vinto io, viene dato tanto più spazio.

Mi fanno notare che alle finali della World League i giornali, nemmeno gli sportivi, avevano loro giornalisti. Mi fanno notare che agli Europei di quest’estate, femminili e maschili, ci sono solo le firme del giornale rosa e di quel sito di volley che piace tanto alla Lega. Mi fanno notare che agli Europei del 1989 c’erano tutti i giornali, che l’allora presidente Fidenzio aveva invitato presagendo che con Velasco si potevano fare grandi cose e cambiare l’immagine di una pallavolo che aveva pochissimo spazio sulla stampa e nemmeno tutti i giorni. Mi fanno notare che in questi stessi giorni tutti i giornali erano agli Europei di basket e quindi il basket ha avuto lo spazio che meritava. Tanto. 


Bella forza, ho risposto a chi mi criticava, vuoi scommettere che la Federbasket ha fatto come fece Fidenzio nell’89? Sapendo che con la crisi pochi sarebbero andati in Slovenia, ha provveduto ed ha avuto lo spazio, in modo da poter far vedere a tutti, sponsor possibili inclusi, che il basket il modo di andare sui giornali lo trova sempre. Avrei dovuto fare come il basket? Ma non lo sanno che c’è la crisi e che non ci sono i soldi? Si, io sono bravo a trovarli ma bisogna risparmiare. Io ad esempio ho risparmiato non facendomi costruire una statua in bronzo, da mettere nell’atrio della nostra sede di via Vitorchiano. E poi ho dato disposizione che d’ora in poi tutti quelli che, solo o con famiglie, vogliono seguire la Nazionale all’estero, lo facciano a loro spese. Insomma, che avrei dovuto fare? Mi metto a far venire i giornalisti che tanto poi non parlano di me ma solo delle partite dell’Italia? E’ finito il tempo in cui la Federazione spendeva per investire e far crescere la sua visibilità. E certo, gli piacerebbe che tornassero i tempi in cui Ghiretti si faceva in quattro per far andare la pallavolo sui giornali. Lo conosco bene quel Ghiretti lì. Lo avevo con me a Parma, poi voleva fare il presidente al posto mio, figuriamoci. Ora non fa più nulla di pallavolo, lo dicevo io, andasse a far danni altrove, al rugby ad esempio, che lo ha lasciato fare e avete visto cosa è diventato il Sei Nazioni per i giornali? Ha dovuto perfino traslocare dal Flaminio all’Olimpico perché c’era troppa gente che voleva comprare i biglietti per vedere quel rugby lì. Eh… ai miei tempi il rugby non ci andava nei grandi stadi. E poi tutte quelle iniziative, quei convegni, quelle lezioni in cui si parlava di come far scrivere sempre più di pallavolo, di come si insegnava ad allevare una nuova classe di dirigenti e di giornalisti. Ah beh, con me ha chiuso. Ha dovuto farle per altri quelle iniziative.



Vogliamo parlare della mia politica internazionale? Acosta ora si starà godendo il suo patrimonio al sole di Acapulco, a me quando toccherà almeno una vacanza a Sarmelsek? Ruben prima mi rompeva ma poi mi ha dato anche i Mondiali. Piuttosto ora che c’è il brasiliano Graca devo preoccuparmi? Io Magri lui “Grasa”, ce l’avrà con me perché non riesce a stare a dieta e diventare come me? Le cose che sta facendo, mi dicono, sono tutte pro Brasile. Prima o poi potrei anche rompermi. Ora voglio vedere se hanno il coraggio di lamentarsi quelli della Lega. Me lì ricordo bene quelli lì nel 2006. Pensano che abbia dimenticato di aver visto Mosna precipitarsi in campo e far festa con i brasiliani che avevano vinto il Mondiale dopo averci eliminato? Che sorrisoni avevano, anche Righi, anche quel Rossini lì che l’anno prima gli avevo anche fatto fare l’ufficio stampa degli Europei a Roma…

Beh, comunque, almeno lui era della pallavolo. Se penso ai soldi che ho dato e darò per i Mondiali a giornalisti che non hanno mai fatto nulla, per la pallavolo, ho meno rammarico. Ma che ne sapete voi, pensate sia facile sfuggire a certe dinamiche, a certe offerte che non si possono rifiutare? Ah, se potessi parlare… Ma come diceva quello della tv, che era romagnolo e non emiliano come me, “Queste cose non si possono dire”.


A proposito di soldi, mi viene in mente quello che mi hanno detto qualche giorno fa: “Stai attento che con quella tua stramba decisione che hai preso, con quella “Corrida” di gente mandata prematuramente allo sbaraglio hai fatto casini veri, hai fatto un danno alla Federazione. Ma non li guardi i giornali, non vedi che siamo spariti? Hai preso la decisione sbagliata nel momento peggiore. E per giunta potresti rischiare una costosissima causa. E non tiro in ballo altri aspetti”.

 Ma che m’importa, si sa come le cose vanno per le lunghe in Italia. I danni li pagherà il mio successore, perché prima o poi (ma meglio poi) andrò in pensione anche io. Ma con preoccupazione: chi glieli troverà i soldi se vado via io?


A volte però, dopo aver visto vincere una partita alla mia amata Inter, in preda all'euforia mi spoglio del mio ruolo per cui faccio questa vita da tanti anni. E penso: alla mia età, dopo tanti anni di presidenza in cui mi sono preso tante soddisfazioni, perché non riesco a trovare il coraggio di fare quel che va fatto, di smetterla di spartire per avere consensi, di dare colpi ai cerchi e alle botti, di non ascoltare i suggerimenti di chi ama la pallavolo come l'ho amata io e forse anche di più. Non devo più pensare alle elezioni, ai voti. Non devo più dar retta a chi sta nella pallavolo solo per interesse personale e non pensa allo sviluppo del movimento. Perchè non riesco a valutare chi ho intorno e voglio fare di testa mia anche quando tutti mi dicono che sbaglio? In fondo sono nelle condizioni di poter fare davvero quel che voglio, ma farlo bene.
E se su qualcosa avessero ragione loro? 

to be continued...



Nella foto della presentazione in Puglia dei Mondiali femminili 2014, da sinistra l'on.Vendola, il presidente del Coni, Malagò, Carlo Magri



PERSONALE (Volley e...) Punto. E a capo



Prima si sparire all'improvviso, ma spero non troppo presto, mi faccio un appunto per ricordarmi ciò che è stato. Verso la fine si fanno sempre i bilanci, o no? Beh, intanto metto giù un promemoria. La fredda cronaca, un semplice elenco ristretto di un'avventura giornalistica iniziata all'età di 12 anni, seguendo le squadre del Don Orione sui campi di calci di Roma e provincia. Quasi tutti i campi rigorosamente in terra, pieni di polvere e di storie. Poi ho avuto la possibilità di scrivere di molte cose, in ambito sportivo. Atletica leggera, basket, pallamano, pallavolo, karate, judo, tiro a volo, tiro a segno, tiro con l'arco, ginnastica, nuoto, tuffi, pallanuoto, ciclismo, critica televisiva, teatro, cinema, musica, spettacolo, medicina sportiva, psicologia sportiva, medicina sportiva, politica sportiva, scandali sportivi, doping.

 Ecco ciò che nella mia vita ho avuto la fortuna di poter seguire dal vivo, ricordando solo le manifestazioni internazionali maggiori

3 OLIMPIADI (+1 revocata)

1992 Barcellona, 2004 Atene, 2008 Pechino, ** 2012 Londra

Pagina speciale a Pechino: la finale del calcio con l'Argentina di Messi (vissuta poi nella zona mista gomito a gomito con l'amico Adriano Torre)

 PALLAVOLO

 12 Europei di volley maschile:
1989 a Stoccolma, 1991 Amburgo e Berlino, 1993 Oulu e Turku in Finlandia, 1995 Patrasso e Atene, 1997 s'Hertogenbosch e Eindhoven in Olanda, 1999 Vienna, 2001 Ostrava, 2003 Karlsruhe, Lipsia e Berlino, 2005 Roma, 2007 Mosca, 2009 Istanbul, 2011 Innsbruck e Vienna

1 Coppa del Mondo di volley maschile
1989  Giappone

6 Mondiali di volley maschile

1990 Brasile (Brasilia e Rio de Janeiro), 1994 Grecia (Salonicco, Atene), 1998 Giappone, 2002 Argentina (Santa Fe, Cordoba, Buenos Aires), 2006 Giappone, 2010 Italia(Milano, Catania, Roma)

 1 Europeo di volley femminile
2009 in Polonia (Wroclaw, Katowice, Lodz)

* In Giappone: Osaka, Hiroshima, Kobe, Tokyo, Chiba, Hamamatsu, Nagano 

6 finali di World League
1991 Milano, 1992 Genova, 1994 Milano, 1997 Mosca, 1998 Milano, 2004 Roma

World Gala a Roma e Barcellona


ATLETICA

4 Europei di atletica leggera

1986 Stoccarda, 1990 Spalato, 1994 Helsinki, 2012 Helsinki

4 Mondiali di atletica leggera

1987 Roma, 1991 Tokyo, 1993 Stoccarda, 1995 Goteborg

1 Coppa del Mondo atletica leggera
1981 Roma 

1 Coppa del Mondo di marcia
1985 Isola di Man

Triangolare per Nazionali a Macerata nel 1989

Finali del Grand Prix Mobil Iaaf a Roma 1985 e 1986,  Bruxelles 1987, Bislett Games a Oslo 1986, Grand Prix a Nizza, Villeneuve d'Ascq, Colonia, Dresda, varie volte Rieti, varie Maratone di Roma

NUOTO

1 Europei 1983 Roma

1 Coppa Europa vasca corta, 1984  Bergen (Norvegia)

1 Coppa Latina  1987  Buenos Aires

********************

BASKET  di club

Il campionato e la finale scudetto 1983 Roma-Milano, che continuo a ricordare come un evento

PALLAVOLO  di club

Tra tutte le finali scudetto e le Coppe Italia, ricordo le due in casa: i pienoni per la finale scudetto del 2000 Roma-Modena e la finale di Coppa Italia 1994-95 Modena-Treviso (12.411 spettatori senza un club romano in campo)

Coppa Campioni/Champions League Uomini

Amstelveen 1990, Modena 1991, Atene 1992, 1993, Bruxelles 1994, Modena 1995, Bologna 1996, Vienna 1997, Treviso 2000, Parigi 2001, Milano 2002, Roma 2006,  Praga 2009, Bolzano 2011

BOXE
Coppa del Mondo a Roma 1983

SCHERMA
Mondiali 1982 a Roma (l'edizione in cui morì il russo Smirnov, trafitto dal tedesco Mathias Behr, con cui parlai in esclusiva la mattina successiva al dramma)

PALLAMANO
Mondiali gruppo C a Napoli e Caserta, 1984. La prima trasferta pochi giorni dopo l'assunzione, che ricordo con grande piacere per l'amicizia nata con Fausto Narducci. Per qualche anno mi occupai del campionato di pallamano seguendo le squadre romane: Eldec, Bancoroma, Tor di Quinto, oltre a Gaeta e Fondi

CICLISMO
Giro d'Italia, anzi Giro dele Regioni d'Italia, femminile, mi pare 1983, organizzato da quel grande appassionato che era Pasquale Piacente

CALCIO
Roma-Juventus 2-2 del 2010 (gol di Trezeguet, 2 Totti, Iaquinta)

INCONTRI

Personaggi vari dello spettacolo con cui ho avuto modo di parlare: Sergio Leone, Gene Hackman, Spike Lee, Francis Ford Coppola, Gianni Morandi, Gigi Proietti, Luca Zingaretti, Michele Placido, Franco Nero, Lando Fiorini (e i suoi attori che negli anni si sono avvicendati sul palcoscenico del Puff), Amedeo Minghi, Marco Masini, Elena Sofia Ricci, Claudio Amendola, Maurizio Nichetti, Giuliana De Sio, Claudia Cardinale, Giuliano Gemma, Ennio Fantastichini, Ricky Memphis, Antonello Fassari, Giorgia Wurth, Nicoletta Romanoff, Cinzia Leone (ok: lei in realtà è un'amica dei tempi dell'adolescenza), Rolando Ravello, Ron, Marco Mengoni, Max Casacci dei Subsonica, Ficarra&Picone, Fausto Brizzi (e tutto il cast dei suoi due film che hanno coinvolto il volley: Maschi contro femmine e Femmine contro maschi), Giampiero Mughini, Antonio Domenici, Pinuccio "Ordnal" Landro dei Southern Drinkstruction (amico dei miei figli). Mi fa piacere citare il giovane pallavolista e cantante Alessandro Catalini, augurandogli di diventare ciò che sogna nell'ambito musicale. Mario Verdone, il papà di Carlo, con cui sostenni un esame di Storia e Critica del film ai tempi dell'Università, 
Aggiungerò chi ho al momento omesso, man mano che mi tornerà in mente.

Un pensiero per Alex Baroni, ucciso dall'inciviltà di un automobilista, ricordando un pranzo a Ferrara con la gente della pallavolo.

Ma ci sono anche gli sportivi, non quelli, diciamo così, d'attualità con cui si è entrati in contatto inevitabilmente. Penso piuttosto ai nomi mitici, aggettivo ormai abusato ma che in questo caso calza, legati spesso a ricordi d'infanzia, a indimenticabili momenti di condivisione vissuti con mio padre che non c'è più.

Nino Benvenuti, Gino Bartali, Tommie Smith, Alberto Juantorena



** Avendo nel calcio fede juventina, ho confidenza con le revoche, che magari fanno curriculum.. Come è successo che siano stati revocati scudetti festeggiati sul campo, è stato possibile derubricare il ruolo di capo spedizione olimpica a telespettatore scelto. Ma senza festeggiamenti.

lunedì 23 settembre 2013

TEATRO Maddalena Crippa "Italia mia Italia"

Maddalena Crippa ha deciso di mettere in scena il suo spirito patriottico, il suo amore per questa Povera Patria Italia, con uno spettacolo intelligente ed emozionante. Un modo colto di reagire, di non rassegnarsi a veder quotidianamente svilita la nostra Italietta smemorata, che continua a farsi del male ogni volta che si va a votare e nella vita di tutti i giorni. Sempre più povera, sempre meno colta, sprofondata nell'inciviltà corrotta delle piccole e grandi ingiustizie. Assassinata lentamente (ma non troppo) dai soliti sospetti, anzi colpevoli. Perchè come cantava De Gregori, lìItalia siamo noi. 
La musica e le parole, sue e di autori che attraversano più di un secolo, sono un atto "politico" forte, che va in scena senza ricorrere alla politica, usando un più nobile linguaggio, arrivando al cuore di chi ha la sua stessa sensibilità con straordinaria e commovente efficacia.
Ricordarsi chi siamo, chi siamo stati. Una manciata di testi e di canzoni che Maddalena sceglie, studia, passa al setaccio per allestire la sua lezione sentimentale e parlare al cuore dei veri italiani.L'arrangiamento dei brani, acustico ed incisivo, è una delizia per la platea. Tricolore anche l'allestimento, sobrio, colorato come i pensieri di speranza che anche in questa lunga notte italiana Maddalena Crippa cerca di rilanciare. Con orgoglio, con semplicità. Vestita di verde, abito lungo, di classe. Alle sue spalle lo schermo s'illumina di rosso e di bianco.
Una serata di pensieri intimi che diventano motivo di riflessione e di fierezza. Ma che acuiscono il rimpianto per tutto ciò che la politica ha dimenticato, lasciando che per interessi personali, l'Italia diventasse sempre più povera e malandata.
Le canzoni sono belle e gli arrangiamenti acustici (di Massimiliano Gagliardi, il figlio di Peppino Gagliardi, indimenticato cantante degli anni '60 e '70) paiono esaltarle ancor di più. Si vede che Maddalena ha studiato a fondo e sente il tema. Interessante l'interpretazione del retrosignificato del tormentone delle gemelle Kessler ("Quelli belli come noi...") anche se all'epoca c'è da dubitare che anche i messaggi nascosti centrassero il bersaglio. Quei motivetti che piacevano tanto. Però Alla lettura delle parole scritte dai bimbi in cerca di identità, un brivido di commozione attraversa il teatro. 
Uno spettacolo sincero e propositivo. Ottimista tutto sommato. Da far girare per tutta la penisola, da registrare in dvd e portare nelle scuole italiane. Vale più di tante lezioni in cattedra.



* Le canzoni ripescate, riproposte e poetizzate sono di Battisti, Fossati, De Gregori, Conte, Cutugno, De André, Endrigo, Modugno, Battiato.
* Si ripropongono testi di Pasolini, Leopardi, Piccolo, Fellini, Cassano, Gualtieri, Farinetti.


 MADDALENA CRIPPA

ITALIA MIA ITALIA

direzione musicale, arrangiamenti
e pianoforte

Massimiliano Gagliardi
musiche dal vivo eseguite da
Ermanno Dodaro contrabasso
Giovanna Famulari violoncello
Massimo De Lorenzi chitarra

regia Peter Stein

sabato 21 settembre 2013

BASKET Io sto con Aradori


Pietro Aradori, azzurro di basket impegnato con la Nazionale agli Europei, dopo le ultime sconfitte dell'Italia è stato bersaglio di insulti da pseudotifosi, soprattutto sul web. 

"E' la tipica mentalità italiana: se vinci sei un fenomeno, se perdi sei una schiappa. Gli insulti non si possono tollerare. Venissero a dirmelo in faccia". Ha detto il giocatore.

Purtroppo è una realtà che il diffondersi del web ha contribuito a far proliferare. L'inciviltà, la rozzezza e la maleducazione che accompagnano la presenza on line di gente che si definisce tifosa, è ben oltre i limiti della sopportazione. Da parte di chi davvero fa tifo, segue e ama lo sport. Certa gente sfoga gli istinti più retrogradi quando parla di sport; calcio, ma anche basket, volley o altro. La mia squadra è grande e tutto il resto è spazzatura. Non si fanno critiche, si denigra. L'insulto elevato a forma mentale. Pretende di essere critica ma è semplicemente desolante.
Il guaio è che sono solo queste le espressioni del tifo che arrivano, che imperversano, che sovrastano la critica ragionata, l'analisi serena, magari infervorata, ma sempre educata e civile.

Io parto dal presupposto che ogni atleta cerca di dare il massimo in campo. Ogni azzurro è il primo tifoso della Nazionale e se non gioca bene è il primo a dolersene e a starci male. E poi, anche il giocar male e il giocar bene spesso sono discutibili. Valutazioni soggettive, come quasi per ogni cosa.

Ecco perché io sto con Aradori. Nello sport si può perdere semplicemente perché ci si trova di fronte un avversario più forte. Gli Europei di basket sono lunghi. Lunghissimi. E l'Italia ha perso per strada tanti giocatori, che agli Europei non sono nemmeno arrivati. E' comprensibile che ora la squadra accusi stanchezza.

CALCIO Llorente o...llorante?


Llorente o Llorante? Cioè piangente, o giù di lì, nella lingua spagnola. La storia di Llorente juventino rischia di sconfinare nel grottesco ma non è nuova. Krasic inseguito a lungo, qualche mese da star, poi nel dimenticatoio e ceduto con l'arrivo di Conte. L'olandese Elia è un caso a parte. Transiti fantasma come Ziegler o deludenti come Martinez, solo per rimanere alle ultimissime stagioni, quelle con Marotta nel ruolo di re del mercato. Così almeno molto spesso l'ho visto e ascoltato definire. 
Ma anche ai re capita che cada la corona. A qualcuno magari cade troppo spesso e a volte fatica a ritrovarla. Voglio dire: c'è stato più di un anno e mezzo di tempo, anzi quasi due, per valutare Llorente, inseguito con grande tenacia anche nel volley mercato della scorsa stagione, al punto che poi l'acquisto è stato definito con larghissimo anticipo. Ora si scopre che non si adatta al gioco che pratica la Juve? Gli acquisti di Bendtner e Anelka rispondevano ad altre logiche ma entrambi hanno avuto un impatto vicinissimo allo zero. Ricordiamo che anni fa fu sbolognato all'Arsenal un certo Henry, che ebbi la fortuna di applaudire in occasione della doppietta che realizzò all'Olimpico in un 3-1 contro la Lazio, stagione 1998-99. Allora viene da chiedersi con che logica si compiono non tutte ma certe scelte. 

Devo dire che Tevez mi sta piacendo molto più di quanto pensassi: apprezzo la sua voglia di dare tutto, di fare ciò che l'allenatore e i compagni gli chiedono. Tuttavia se per prendersi la palla deve tornare fin quasi a centrocampo, ed è costretto a giostrare sempre almeno 15 metri fuori dall'area, poi è anche logico che sotto porta perda lucidità (visto da dietro, il gol che si è mangiato a Copenaghen è stato illuminante: ha tirato basso sul portiere invece che in uno dei due angoli liberi). Ma non era stato preso anche per fare i gol? Non a caso quando lui segna, la Juve vince. Forse l'ideale sarebe stata la coppia Tevez-Higuain. Ma il neo napoletano costava evidentemente troppo per le finanze torinesi.
E' chiaro che la realtà che non si sottolinea mai abbastanza è che la Juventus i soldi non li ha. Non come il Napoli ad esempio. Il senso di certe operazioni non si spiega altrimenti. Higuain la butta dentro, ma non è arrivato. Altra gente utile, come Giaccherini, è stata ceduta. Marrone si era rivelato un prezioso jolly, capace di giocare in difesa come a centrocampo, ed è stato dato al Sassuolo, ma non in prestito (con l'obiettivo di farlo giocare con continuità) ma in comproprietà (per incassare anche). Però non ci si è attrezzati adeguatamente per un settore nevralgico come la difesa: il solo Ogbonna non può certo bastare. Se l'ottimo Barzagli dovesse gettare la spugna per via della tendinite con cui convive ormai da un anno, come si metterà la Juve, con gli impegni ravvicinati campionato-Champions-Coppa Italia-Nazionale? Senza contare i cartellini gialli e le relative squalifiche che possono far ritrovare la squadra a giocare una partita decisiva con gravi defezioni. Ed è notorio che non si vince senza una grande difesa, come anche Copenaghen ha dimostrato. 

Ho letto che questa Juve non ha più bisogno di furore agonistico, soprattutto in Champions League, perchè in Europa è la qualità a fare la differenze. Mi permetto di dissentire. Il furore agonistico, la fame e la rabbia con cui la Juventus era solita aggredire gli avversari, sono stati gli elementi caratterizzanti e vincenti della Juventus di Conte. Giocare sotto ritmo, tralasciare il pressing alto, cincischiare in presuntuose veroniche, pericolosissime, fa della Juve una squafdra quasi come le altre. Magari in Italia nella maggior parte delle occasioni può bastare, ma in Champions no. E nemmeno contro squadre toste come sta diventando l'Inter.
Tutti dicono e scrivono che Conte è un grande allenatore che rompe i... ai suoi atleti. Mi chiedo come mai allora sia possibile vedere sempre gli stessi errori. Ma non se le ristudiano le partite. Chiellini che perde palla perchè non si affretta a rinviare, Chiellini che si allunga con la gamba in scivolata contando di trattenerla con il suo solo corpo: giochino rischiosissimo che più di una volta o ci ha fatto rischiare il gol o ha causato il gol (ricordate la Champions dello scorso anno, sempre a Copenaghen con il Nordsjælland?). E i rischi che corre Pirlo esagerando col pallone tra i piedi ai limiti dell'area? E' possibile iniziare a collezionare cartellini gialli per proteste (Vidal a Copenaghen)? Una grande squadra deve fare maggiore attenzione anche a queste cose.

Conte ha appena detto "Prima o poi Llorente giocherà"

"Il fatto che io debba prendermi delle critiche per il suo mancato utilizzo lo trovo ingiusto. Capisco le critiche se non arrivano i risultati ma non per questo. Dovrebbe succedere lo stesso anche per Giovinco e Padoin. Sono io l'allenatore e so io quello che succede durante la settimana. Llorente è un giocatore che abbiamo scelto e preso tutti insieme. E lo supportiamo tutti insieme. Non voglio che s'instauri il gioco del capire chi ha voluto chi. Questo è alla base dei nostri successi in questi anni: abbiamo condiviso tutto, le scelte positive e quelle poche negative. Fernando è stato fermo un anno per le vicissitudini con il Bilbao. Per questo ha avuto bisogno di più tempo per ritrovare la cattiveria, l'intensità e le misure del campo. Sono cose che perdi quando non giochi per un anno. Adesso ha tre mesi di allenamenti sulle spalle e avrà la sua chance perché se la sta guadagnando. Può essere che giochi domani, mercoledì o domenica. Non vi dico però quando accadrà".

venerdì 20 settembre 2013

VOLLEY Che geni a Piacenza...


Non è la prima volta e non sarà l'ultima. Sarei curioso di sapere chi ha deciso e con quali motivazioni, di presentare nella stessa giornata in cui sono iniziati i Campionati Europei di volley, lo spettacolo teatrale "La leggenda del pallavolista volante". Andrea Zorzi, l'ex pallavolista azzurro, è il protagonista sul palcoscenico, accompagnato da Beatrice Visibelli, con la regia di Nicola Zavagli. Lo spettacolo ha già girato l'Italia ma la tappa di Piacenza assume un valore particolare perchè si è deciso di abbinarlo al Progetto Vita, che partendo dalla tragica fine di Vigor Bovolenta, anche lui appartenente alla generazione di Fenomeni azzurri, porta avanti la sua lotta per sensibilizzare la gente su ciò che va fatto in merito al soccorso in caso di arresto cardiaco. 
A Piacenza lo spettacolo sarà in scena il 28 ottobre, tra più di un mese. E quando lo si presenta alla stampa, chiedendo attenzione? Il giorno in cui partono gli Europei di volley, lo stesso sport di Zorzi e Bovolenta. Non tra una settimana, non dopo gli Europei, non tra Europei e campionato come sarebbe stato logico. Evidentemente non interessava, a dispetto delle dichiarazioni, che se ne parlasse a livello nazionale. Chissà, forse addirittura qualcuno si sarà vantato della grande idea: presentiamolo il giorno in cui cominciano gli Europei. La domanda: è presunzione o ignoranza? E se fossero entrambe? Il Bovo meritava di più.

CINEMA & VOLLEY Tom Hanks dona "Wilson"





A Beverly Hills, in California, serata di Gala alla memoria di David L. Rimoin, canadese pioniere della ricerca nel campo della medicina genetica, scomparso il 27 maggio del 2012. L'attore Tom Hanks ha donato alla vedova, la dottoressa Ann Garber Rimoin, accompagnata dai suoi figli, un pallone da pallavolo autografato. Non un pallone qualunque, dopo il film Cast away: si tratta di Wilson, che nella storia raccontata dal film di Zemeckis (anno 2000) aiuta il naufrago nel lungo periodo di solitudine. Tra i detriti dell'aereo, galleggia un pallone da volley, bianco, di marca Wilson. E Wilson diventa il nome del pallone, anzi, del compagno immaginario creato con la mano insaguinata da Chuck Noland, il naufrago interpretato da Tom Hanks.

VOLLEY Mauro Berruto, pensieri e parole aspettando l'Europa




Tre anni di lavoro per dare una lucidata al blasone dell'Italia del volley
 e assicurarle un futuro all'altezza del passato, che ormai è alle spalle 
ma che pesa sempre un po'. Mauro Berruto è un tecnico particolare, uno al quale la semplice definizione di allenatore va decisamente stretta. Si è laureato in antropologia, ha inseguito le sue passioni, ha colto al volo l’occasione fornitagli da Montali seguendolo nella sua esperienza in Grecia con l’Olympiacos; poi la sua carriera ha preso il volo. Il ruolo di ct dell’Italvolley lo ha fatto conoscere a molti, gli ha dato una visibilità che solo la panchina della Nazionale può regalare. Così ora anche il Berruto pensiero su tante cose che sconfinano dal volley, può trovare una platea allargata. A cui mostrare che si può essere immersi totalmente nel proprio lavoro, nello sport, ma non smettere di pensare a tutto il resto. Berruto è curioso, ama scrivere e non lesina pensieri e parole, che si possono condividere o meno, ma che colpiscono. La sua definizione di Papa Francesco ne è il simbolo: “un pastore con l’odore delle pecore addosso”; a fotografare l’esigenza di guide che siano immerse e consapevoli della realtà che li circonda. Al di là dell’amicizia con l’attuale premier Letta, non stupirebbe vederlo coinvolto in futuro in qualche ruolo politico sportivo. Ma il presente è un Europeo che vede l’Italvolley a caccia di una medaglia. Per il resto c’è tempo.



A Odense, in Danimarca, Berruto inizia stasera la sua seconda avventura negli Europei di volley. La prima, due anni fa a Vienna, lasciò l’argento e la rabbia. Come dice capitan Savani, una bellissima cavalcata vissuta alla fine come un’occasione mancata, per l’inettitudine degli arbitri, per episodi sfortunati.

Fino a pochi giorni fa il ct si avviava tranquillamente verso l’Europa, le due sconfitte nelle ultime amichevoli con la Germania hanno acceso la spia rossa della preoccupazione, se non d’allarme.
«Nel finale della seconda partita ho visto un atteggiamento che non mi è piaciuto. Nelle fasi calde bisogna fare molta attenzione a come si gestiscono. Altrimenti si perde. Cercheremo di analizzare in fretta e trovare rimedio»

Ma gli obiettivi non cambiano. Vero?
«Vogliamo restare in gioco fino all’ultimo giorno. Si giocherà nel Parken Stadium, lo stadio di calcio a Copenaghen (quello dove la Juventus ha pareggiato in Champions League martedì sera, ndr), vorremmo esserci, sarebbe bello esserci»

Tra Vienna e la Danimarca ci sono state le medaglie di bronzo dell’Olimpiadi di Londra e della recente World League in Argentina, oltre all’oro nei Mediterranei.
«Tappe importanti che fanno parte del nostro bagaglio e compongono il nostro software. Siamo nel punto dove pensavo di essere rispetto all’Olimpiade di Rio de Janeiro 2016, il traguardo finale. Ma non vogliamo farci mancare nulla del presente. Cerchiamo di entrare in semifinale e chiudere tra le prime quattro»

Dopo tante stagioni di doppio lavoro tra campionato e panchina della Finlandia, è contento di interpretare a tutto campo il suo ruolo di guida tecnica del volley italiano.
«Non mi verrebbe mai in mente di chiedere un doppio incarico. Già così non riesco a fare tutto il lavoro che vorrei. Abbiamo allacciato contatti importanti con il territorio, si è creato un bel rapporto di collaborazione»

Quando avviò il progetto di Rio2016, fu accolto da scetticismo ed ironie. Si pensava fosse più che altro un’operazione di marketing. Poi però da quei raduni con giocatori sconosciuti, ha pescato azzurri di oggi. Giocatori senza alcuna esperienza, non solo internazionale ma perfino di serie A1.
«Sono stato chiaro con i ragazzi, sapevano dall’inizio che in palio c’erano sul serio dei posti in azzurro per poi arrivare all’Olimpiade 2016. Monitoriamo l’attività, abbiamo scomposto la stagione e registriamo i progressi di ognuno: dati condivisi con tutto il gruppo. Sono ottimista in generale perché abbiamo una Nazionale di ragazzi disponibili e dotati di grande senso di responsabilità. Siamo stati vicini alla gente e la gente ci ha seguiti con calore. Tutti i giocatori di questo gruppo hanno i requisiti per essere anche ai Giochi di Rio: età, qualità fisiche e tecniche»

Vincere gli Europei sarebbe un’impresa?
«Beh, la favorita indiscutibile è la Russia. Ha rinnovato più di tutte ma lì, come in Brasile, c’è un immenso serbatoio da cui attingere. Poi penso alla Polonia, che vuole riscattarsi dopo la World League. L’Italia è tra le outsider. Possiamo far bene, come Serbia, Bulgaria, Germania. Forse anche l’Olanda»


Ora che è il ct della Nazionale, ha potuto spuntare qualche nome dalla lista dei personaggi che sognava di incontrare, con cui poter parlare anche dieci minuti.
«Ce l’ho davvero la lista. In questi anni sono riuscito a mettere qualche crocetta. Avevo il poster di Tommie Smith in camera (scrisse di lui nel suo primo libro, “Andiamo a Vera Cruz con quattro acca”, ndr). Insieme con Nadia Comaneci e Pietro Mennea è stato uno dei primi richiami sportivi della mia vita»

E’ un sostenitore della candidatura olimpica di Roma per il 2024.
«Sottolineo Roma, perché non vedo dove altro si potrebbero fare. E’ un’occasione per dimostrare che questo Paese sa cambiare. A chi dice che attorno a queste cose c’è sempre stata troppa corruzione, ripeto: è l’occasione per mostrare che vogliamo prendere una strada diversa». 

Beh, se a gestire poi appalti e situazioni fosse lui o gente come lui, si potrebbe anche cambiare idea, puntando sull'onestà intellettuale e pratica. Ma le cose finora non sono andate mai così e non si vedono segnali reali di cambiamento. Dunque, lo scetticismo inevitabile.


La crisi economica che ha esteso la povertà, individuale e collettiva, non ha risparmiato lo sport, il volley. Mauro Berruto invita a non arrendersi ed a cercare strade nuove.
«I momenti di crisi sono un setaccio. Chi è capace di adattarsi ai cambiamenti se la cava e va avanti. Chi non si adatta soffre e rischia. Anche lo sport ha bisogno di rimodellarsi»

Nello sport appena esce dal gruppo qualcuno che pensa non solo al suo lavoro, ecco che arriva l’etichetta di filosofo. Mauro semplicemente, come molti di noi, ha un’opinione su tutto e non ha timore ad esporsi.
«Lo sport è come la musica, il cinema, le arti: è un linguaggio universale e unisce le persone. Oltre a far bene alla salute e a far risparmiare tanti soldi che si spendono per la Sanità. La mia esperienza in Finlandia è stata illuminante: quando cercavo di spiegare la corruzione, non riuscivano a capirmi, certe dinamiche per loro erano incomprensibili»

* Quasi integralmente sul Corriere dello Sport di giovedi 19 settembre 2013. Foto dall'album Facebook di Mauro Berruto

mercoledì 18 settembre 2013

VOLLEY Anastasi-Zanini, derby mantovano agli Europei

 
Andrea Anastasi  ed Emanuele Zanini (dalla pagina Facebook) 

Poggio Rusco, nel mantovano, non è una metropoli ed essere vicini di casa ancora ha un senso. Nasce lì l’amicizia tra Andrea Anastasi ed Emanuele Zanini (che però è nativo di San Giovanni del Dosso, paesino... dirimpettaio).
    Gli Europei che venerdì cominciano in Danimarca e in Polonia, propongono subito il duello tra due tecnici mantovani, emigranti di successo, attualmente sulle panchine della Polonia e della Turchia. Andrea Anastasi da giocatore ha fatto in tempo a vincere con l’Italia dei Fenomeni di Velasco, Gli Europei miracolosi dell’89, poi il Mondiale del ‘90. Quindi è diventato allenatore di successo e per due volte ha guidato la Nazionale italiana, che lasciò nel 2010 dopo il quarto posto nei Mondiali casalinghi.
    In mezzo l’esperienza con la Spagna, che nel 2007 condusse ad una straordinaria medaglia d’oro agli Europei, battendo la favoritissima Russia a Mosca.
    Andrea Anastasi è un uomo di sport che ama lo sport, soprattutto il tennis, che pratica, e il calcio, che segue anche da tifoso juventino. Emanuele Zanini è invece milanista. Un anno giocò anche, nelle Giovanili del Milan; non avendo avuto successo si tuffò sul volley.
    «Manu - ricorda Andrea Anastasi - con altri due nostri amici era proprietario di una palestra pesi a Poggio Rusco. Gli altri due soci erano Bollini che è l'attuale allenatore della primavera della Lazio e Perondi che è l'attuale preparatore atletico del Bologna. Io ho sempre frequentato la palestra. Conoscendo la professionalità del Manu, quando andai ad allenare a Montichiari lo chiamai come secondo e come preparatore atletico. E da li è iniziata la nostra avventura insieme. Abitiamo a 100 metri di distanza, anche se a dire il vero ci vediamo pochissimo perché io sono poco a casa e lui meno. Ma ci sentiamo spesso e con piacere, c'è molta stima e rispetto reciproco. È adesso a Danzica giochiamo la prima gara degli Europei»
    Non sarà però il primo scontro in Europa tra i due amici allenatori.
    «Ci siamo già affrontati due anni fa, quando io allenavo la Slovacchia. Addirittura due volte: nel girone vinsi io 3-1, nei quarti poi vinse lui 3-0».Guadagnando la semifinale, poi persa, contro l’Italia. A Vienna la Polonia di Anastasi colse il bronzo.
    «Ad Andrea devo tanto - dice Emanuele - Per sei stagioni sono stato accanto a lui. C’è un grande affetto, l’amicizia. E’ un po’ il mio fratello maggiore. Ricordo come una esperienza meravigliosa il viaggio studio che nel 2010 facemmo negli Stati Uniti insieme con Andrea Gardini e Alberto Bollini».
    Emanuele Zanini sta appena iniziando a conoscere l’ambiente turco.
    «Ho trascorso un mese impegnativo. Nella prossima stagione sarò ct a tempo pieno. Il girone di Danzica ci servirà per fare esperienza. Spero di qualificarmi per gli ottavi»
    Neanche a farlo apposta, nel girone di Danzica comprendente la Polonia padrona di casa e la Turchia, ci sarà anche l'ex nazionale di Emanuele, la Slovacchia, oltre alla Francia. La prima andrà nei quarti, seconda e terza agli spareggi degli ottavi di finale.


Sul Corriere dello Sport di mercoledi 18 settembre 2013

Gli EUROPEI in Danimarca e Polonia
 Pool A - Odense (Danimarca) - Venerdi: Belgio-Bielorussia (17.30), Danimarca-ITALIA (20.45). Sabato: Bielorussia-ITALIA(15). Domenica: Bielorussia-Danimarca (15), ITALIA-Belgio (18).
    Pool B - Danzica (Polonia) - Venerdì: Francia-Slovacchia (17), Polonia-Turchia (20). Sabato: Slovacchia-Turchia (17), Francia-Polonia (20). Domenica: Turchia-Francia (17), Slovacchia-Polonia (20).
    Pool C - Herning (Danimarca) - Venerdì: Slovenia-Serbia (17), Finlandia-Olanda (20). Sabato: Serbia-Olanda (15) Slovenia-Finlandia (18). Domenica: Olanda-Slovenia (15), Serbia-Finlandia (18).
    Pool D - Gdynia (Polonia) - Venerdì: Russia-Germania (17), Repubblica Ceca-Bulgaria (20). Sabato: Germania-Bulgaria (15), Russia-Repubblica Ceca (18). Domenica: Germania-Repubblica Ceca (15), Bulgaria-Russia (18).
    Spareggi per i quarti - 24 settembre - Aarhus - Gara 25: 2A-3C (ore 17). Gara 27: 2C-3A (ore 20), Danzica: Gara 26: 2B-3D (ore 17). Gara 28: 2D- 3B.
    Quarti - 25 settembre - Aarhus - Gara 29: 1A-vincente gara 27 (ore 17). Gara 31: 1C-vincente gara 25 (ore 20). Danzica - gara 30: 1B-vincente gara 28 (ore 17). Gara 32: 1D-vincente gara 26 (ore 20).
    Semifinali - 28 settembre - Copenaghen - Vincente 29-Vincente 30 (ore 15). Vincente 31-Vincente 32 (ore 18). Finali 29 settembre - Finale 3.posto ore 15. Finale 1. posto ore 18.


 

domenica 15 settembre 2013

CINEMA Rush



RUSH
 REGIA: Ron Howard. 
INTERPRETI: Chris Hemsworth, Daniel Brühl, Olivia Wilde, Natalie Dormer, Lee Asquith-Coe, Tom Wlaschiha.  Durata 123 min. - USA, Gran Bretagna, Germania 2013. Musica: Hans Zimmer



Si scrisse spesso, all’epoca, che il lungo duello tra Niki Lauda e James Hunt era una storia da cinema. Trentasette anni anni dopo Ron Howard ha portato sullo schermo quella storia, riuscendo ad andare oltre la rappresentazione della pur esaltante e drammatica vicenda sportiva.
        Giovedì esce nei cinema italiani “Rush”, due ore di spettacolo intenso ed assoluto, che sarebbe assai riduttivo definire film sportivo. Non c’è dubbio che la storia e lo spessore dei protagonisti, fossero elementi straordinari per costruire un racconto cinematografico avvincente e convincente.
        James e Niki, così diversi sia nella vita privata che nel modo di correre e di vivere. Sia la vita quanto il correre su quei bolidi di una Formula 1 che allora troppo spesso vedeva morire i suoi eroi. Perchè le misure di sicurezza erano troppo lente per il progresso tecnologico e perchè già in quel periodo rispettare un’esigenza televisiva era considerato più importante che non rischiare di lasciare vite sui circuiti.James Hunt e Niki Lauda, un inglese e un austriaco, sulla McLaren e sulla Ferrari furono protagonisti nel 1976 di un campionato indimenticabile. Il testa a testa Ferrari-McLaren, l’incidente al Nurburgring che stava per costare la vita al pilota austriaco, la rimonta di Hunt, il sorprendente ritorno in pista di Lauda nel Gran Premio di Monza, l’epilogo in Giappone, al termine di una corsa scriteriatamente disputata in condizioni climatiche da tregenda, il gran rifiuto di Niki che decise di fermarsi subito. Il titolo mondiale assegnato per un solo punto.
        ”Rush” racconta tutto andando oltre, ricostruendo il prologo della rivalità tra i due campioni. Hunt, londinese genio e sregolatezza (sarebbe purtroppo scomparso a soli 45 anni, stroncato da un infarto), sesso e goliardia, la velocità come regola di vita, per tenere lontano il pensiero della morte. Lauda, viennese, raziocinio e qualità applicate ai motori, che “sente” con il sedere. Entrambi piloti in fuga da famiglie che per loro avevano tracciato un futuro diverso.

La bellezza del film costruito da Ron Howard nasce dalla riuscita fusione dei caratteri, dell’intreccio tra il pubblico sportivo ed il privato, cinematograficamente narrato senza enfasi e retorica, cercando un’aderenza ai personaggi. C’è ovviamente qualche licenza narrativa, ma tutto scorre ed è funzionale a mettere a fuoco i protagonisti, che al di là delle apparenze erano due facce di una stessa medaglia, avevano bisogno l’uno dell’altro per realizzarsi. Una rivalità condita dalla stima reciproca, perché ognuno aveva qualcosa che l’altro invidiava.

C’è l’atmosfera di quella Formula 1, così diversa da quella di oggi. E nonostante sia recepito come un film sulla velocità, sulle corse, si fa apprezzare per le sfumature, per una messa in scena accurata, per gli sguardi e per i silenzi. E il duello che era cronaca, sullo schermo acquista toni epici, ma non retorici.
        Diciamo che Ron Howard si è mosso con cura e rispetto. Ha scritto con Peter Morgan una sceneggiatura che funziona (e Niki Lauda ha collaborato dando pareri, raccontando, precisando). Ha avuto da Hans Zimmer una splendida colonna sonora originale (che ripesca anche brani dell’epoca). Ma soprattutto ha scelto un cast che funziona, a cominciare dai due protagonisti. Chris Hemsworth (James Hunt) e Daniel Brühl (Niki Lauda) sembrano davvero gli interpreti ideali di questa coppia di duellanti. Pierfrancesco Favino, ovviamente baffuto, è Clay Regazzoni. Gli appassionati di Formula 1 avranno un tuffo al cuore, rivivranno quelle emozioni rivedendo quelle vetture, quei nomi. E nella memoria, dopo il film, tutto sembrerà ancor più bello.

Lauda ha insegnato a Brühl come essere Lauda

Per fare “Rush”, Ron Howard e la sua squadra si sono documentati, hanno visto fino alla nausea filmati e foto di quegli anni, fino ai fuori onda che mostravano le espressioni più naturali e veritiere di James Hunt e Niki Lauda.
        L’ex ferrarista è stato chiamato a dare pareri, raccontare episodi, situazioni, retroscena. Niki ha voluto conoscere Daniel Brühl, l’attore tedesco che lo avrebbe interpretato e gli ha insegnato anche il suo modo di parlare inglese, la sua cadenza. E’ uno dei motivi per cui il film si apprezza pienamente nella versione originale. Per questo la 01Distribution lo farà uscire anche in versione originale sottotitolata, almeno nelle grandi città (a Roma al cinema Nuovo Olimpia, a Milano e Bologna in sale da definire).
        Daniel Brühl si fece notare in Goodbye Lenin  e soprattutto in Bastardi senza gloria, di Quentin Tarantino (era Frederich Zoller, il giovane eroe di guerra nazista). L’australiano Chris Hemsworth era conosciuto soprattutto per “Thor” ma in Rush dimostra di essere più che un semplice giocattolone da super eroe Marvel.
        Su Pierfrancesco Favino, Ron Howard ha detto che:«Ho avuto subito lui in mente per il personaggio di Regazzoni. Non è un ruolo principale ma è molto importante e credetemi nel film c’è molto più Regazzoni di quanto non stesse nella sceneggiatura e questo grazie alle idee e alla creatività di Pierfrancesco sul set»


Lenti dell'epoca e vetture dai collezionisti

Per ricreare i colori d’epoca sono stati usati lenti e obiettivi degli Anni Settanta. Alastair Caldwell, che fu ingegnere e team manager della McLaren, è stato ingaggiato dalla produzione come consulente tecnico. Hanno contribuito anche molti collezionisti d’auto d’epoca che hanno fornito le vetture originali. In qualche scena apparivano vetture di anni successivi, ma si è rimediato in post produzione “incollando” i modelli giusti.
Filmografia Ron Howard (per i meno giovani sarà sempre Richie Cunningham, di Happy days)

Attore
Pellirosse alla frontiera (Frontier Woman), regia di Ron Ormond (1956)
Il viaggio (The Journey), regia di Anatole Litvak (1959)
The Andy Griffith Show, di Sheldon Leonard (1960) - serie TV, Opie Taylor in 210 episodi (1960-1968)
Door-to-Door Maniac, regia di Billy Karn (1961)
Capobanda (The Music Man), regia di Morton DaCosta (1962)
Una fidanzata per papà (The Courtship of Eddy's Father), regia di Vincente Minnelli (1963)
Village of the Giants (Village of the Giants), regia di Bert I. Gordon (1965)
A Boy Called Nuthin', regia di Norman Tokar (1967)
L'orso Ben (Gentle Ben) – serie TV, 2 episodi (1967-1969)
Smoke, regia di Vincent McEveety (1970)
Lassie (Lassie) - Gary in due episodi del telefilm (1970)
La famiglia Smith (The Smith Family) (1971) - serie TV, Bob Smith in 39 episodi (1971-1972)
Wyoming, terra selvaggia (The Wild Country), regia di Robert Totten (1971)
American Graffiti (American Graffiti), regia di George Lucas (1973)
Happy Mother's Day, Love George, regia di Darren McGavin (1973)
The Migrants, regia di Tom Gries (1974) - film TV
La banda di Harry Spykes, regia di Richard Fleischer (1974)
Locusts, regia di Richard T. Heffron (1974) - film TV
Happy Days (Happy Days), di Garry Marshall (1974) - serie TV, Richard "Richie" Cunningham in 171 episodi (1974-1984)
Huckleberry Finn, regia di Robert Totten (1975)
Il primo nudo musicale (The First Nudie Musical), regia di Mark Haggard e Bruce Kimmel (1976)
Eat My Dust, regia di Charles B. Griffith (1976)
Il pistolero (The Shootits), regia di Donald Siegel (1976)
I'm a Fool, regia di Noel Black (1977)
Attenti a quella pazza Rolls Royce (Grand Theft Auto), regia di Ron Howard (1977)
American Graffiti 2 (More American Graffiti), regia di Bill L. Norton (1979)
The Fonz and the Happy Days Gang, di Garry Marshall (1980) - serie TV, Richard "Richie" Cunningham in 1 episodio (1980)
Act of Love, regia di Jud Taylor (1980) - film TV
Bitter Harvest, regia di Roger Young (1981) - film TV
Fire on the Mountain, regia di Donald Wrye - film TV (1981)
Night Shift - Turno di notte (Night Shift), regia di Ron Howard (1982)
When Your Lover Leaves, regia di Jeff Bleckner (1983) - film TV
David Letterman's Holiday Film Festival, regia di Hal Gurnee (1985)
Return to Mayberry, regia di Bon Sweeney (1986)
Il Grinch (How the Grinch Stole Christmas), regia di Ron Howard (2000)
A Beautiful Mind (A Beautiful Mind), regia di Ron Howard (2001) - unico cameo in un suo film ed ultima apparizione sul grande schermo
Osmosis Jones, regia di Bobby e Peter Farrelly (2001)
Arrested Development - Ti presento i miei (Arrested Development), di Mitchell Hurwitz - serie TV, 53 episodi (2003-2013) narratore

Regista 
Old Paint (1969) - cortometraggio
Deed of Daring-Do (1969) - cortometraggio
Cards, Cads, Guns, Gore and Death (1969) - cortometraggio
Attenti a quella pazza Rolls Royce (Grand Theft Auto) (1977)
Cotton Candy (1978) - film TV
Skyward (1980) - film TV
Through the Magic Pyramid (1981) - film TV
Night Shift - Turno di notte (Night Shift) (1982)
Littleshots (1983) - film TV
Splash - Una sirena a Manhattan (Splash) (1984)
Cocoon - L'energia dell'universo (Cocoon) (1985)
No Greater Gift (1985) - film TV
Gung Ho - Arrivano i giapponesi (Gung Ho) (1986)
Take Five (1987) - film TV
Willow (Willow) (1988)
Parenti, amici e tanti guai (Parenthood) (1989)
Fuoco assassino (Backdraft) (1991)
Cuori ribelli (Far and Away) (1992)
Cronisti d'assalto (The Paper) (1994)
Apollo 13 (Apollo 13) (1995)
Ransom - Il riscatto (Ransom) (1996)
EdTV (EDtv) (1999)
Il Grinch (How the Grinch Stole Christmas) (2000)
A Beautiful Mind (A Beautiful Mind) (2001)
The Missing (The Missing) (2003)
Cinderella Man - Una ragione per lottare (Cinderella Man) (2005)
Il codice da Vinci (The Da Vinci Code) (2006)
Frost/Nixon - Il duello (Frost/Nixon) (2008)
Angeli e demoni (Angels & Demons) (2009)
Il dilemma (The Dilemma) (2011)
Rush (2013)
Inferno (2014)

Sceneggiatore 

Attenti a quella pazza Rolls Royce (Grand Theft Auto) (1977)
Cotton Candy (1978) - film TV
Parenti, amici e tanti guai (Parenthood) (1989)
Cuori ribelli (Far and Away) (1992)

Produttore 

Dalla Terra alla Luna (From the Earth to the Moon) – miniserie TV, 12 puntate (1998)
Changeling, regia di Clint Eastwood (2008)
Katy Perry: Part of Me, regia di Dan Cutforth e Jane Lipsitz (2012)
Rush, regia di Ron Howard (2013)


Filmografia di  Daniel Brühl 

Scimmie come noi (Le château des singes), regia di Jean-François Laguionie (1999) – voce
Schlaraffenland, regia di Friedemann Fromm (1999)
Eine Handvoll Gras, regia di Roland Suso Richter (2000)
Deeply, regia di Sheri Elwood (2000)
Stundenhotel, regia di Susanne Boeing (2000)
Schule, regia di Marco Petry (2000)
Das weiße Rauschen, regia di Hans Weingartner (2001)
Honolulu, regia di Uschi Ferstl (2001)
Nichts bereuen, regia di Benjamin Quabeck (2001)
Elefantenherz, regia di Züli Aladag (2002)
Vaya con Dios, regia di Zoltan Spirandelli (2002)
Good Bye Lenin!, regia di Wolfgang Becker (2003)
Koda, fratello orso, regia di Aaron Blaise e Robert Walker (2003) – voce (doppiaggio tedesco)
Die Klasse von '99 - Schule war gestern, Leben ist jetzt, regia di Marco Petry (2003)
Der letzte Flug, regia di Roger Moench - cortometraggio (2004)
Was nützt die Liebe in Gedanken, regia di Achim von Borries (2004)
Die fetten Jahre sind vorbei, regia di Hans Weingartner (2004)
Ladies in Lavender, regia di Charles Dance (2004)
Farland, regia di Michael Klier (2004)
Joyeux Noël - Una verità dimenticata dalla storia (Joyeux Noël), regia di Christian Carion (2005)
Cargo, regia di Clive Gordon (2006)
Salvador - 26 anni contro (Salvador Puig Antich), regia di Manuel Huerga (2006)
Ein Freund von mir, regia di Sebastian Schipper (2006)
2 giorni a Parigi (2 Days in Paris), regia di Julie Delpy (2007)
The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo (The Bourne Ultimatum), regia di Paul Greengrass (2007)
In Tranzit, regia di Tom Roberts (2008)
Un poco de chocolate, regia di Aitzol Aramaio (2008)
Krabat e il mulino dei dodici corvi (Krabat), regia di Marco Kreuzpaintner (2008)
John Rabe, regia di Florian Gallenberger (2009)
The Countess, regia di Julie Delpy (2009)
Bastardi senza gloria (Inglourious Basterds), regia di Quentin Tarantino (2009)
Scrittore per caso (Lila, Lila), regia di Alain Gsponer (2009)
Dinosaurier, regia di Leander Haußmann (2009)
Kóngavegur, regia di Valdís Óskarsdóttir (2010)
Die kommenden Tage, regia di Lars Kraume (2010)
Eva, regia di Kike Maíllo (2011)
2 Days in New York, regia di Julie Delpy (2011)
Lezioni di sogni (Der ganz große Traum), regia di Sebastian Grobler (2011)
E se vivessimo tutti insieme? (Et si on vivait tous ensemble?), regia di Stéphane Robelin (2011)
Intruders, regia di Juan Carlos Fresnadillo (2011)
La tentación de Cecilia, episodio di 7 Days in Havana (7 días en La Habana) regia di Julio Médem (2012)
Rush, regia di Ron Howard (2013)
The Fifth Estate, regia di Bill Condon (2013)



Filmografia di Chris Hemsworth
Star Trek, regia di J.J. Abrams (2009)
A Perfect Getaway - Una perfetta via di fuga, regia di David Twohy (2009)
Cash Game - Paga o muori (Cash), regia di Stephen Milburn Anderson (2010)
Thor, regia di Kenneth Branagh (2011)
The Avengers, regia di Joss Whedon (2012)
Biancaneve e il cacciatore (Snow White & the Huntsman), regia di Rupert Sanders (2012)
Quella casa nel bosco (The Cabin in the Woods), regia di Drew Goddard (2012)
Red Dawn, regia di Dan Bradley (2012)
Into Darkness - Star Trek (Star Trek into Darkness), regia di J. J. Abrams (2013) - voce
Thor: The Dark World, regia di Alan Taylor (2013)
Rush, regia di Ron Howard (2013