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sabato 21 settembre 2013

BASKET Io sto con Aradori


Pietro Aradori, azzurro di basket impegnato con la Nazionale agli Europei, dopo le ultime sconfitte dell'Italia è stato bersaglio di insulti da pseudotifosi, soprattutto sul web. 

"E' la tipica mentalità italiana: se vinci sei un fenomeno, se perdi sei una schiappa. Gli insulti non si possono tollerare. Venissero a dirmelo in faccia". Ha detto il giocatore.

Purtroppo è una realtà che il diffondersi del web ha contribuito a far proliferare. L'inciviltà, la rozzezza e la maleducazione che accompagnano la presenza on line di gente che si definisce tifosa, è ben oltre i limiti della sopportazione. Da parte di chi davvero fa tifo, segue e ama lo sport. Certa gente sfoga gli istinti più retrogradi quando parla di sport; calcio, ma anche basket, volley o altro. La mia squadra è grande e tutto il resto è spazzatura. Non si fanno critiche, si denigra. L'insulto elevato a forma mentale. Pretende di essere critica ma è semplicemente desolante.
Il guaio è che sono solo queste le espressioni del tifo che arrivano, che imperversano, che sovrastano la critica ragionata, l'analisi serena, magari infervorata, ma sempre educata e civile.

Io parto dal presupposto che ogni atleta cerca di dare il massimo in campo. Ogni azzurro è il primo tifoso della Nazionale e se non gioca bene è il primo a dolersene e a starci male. E poi, anche il giocar male e il giocar bene spesso sono discutibili. Valutazioni soggettive, come quasi per ogni cosa.

Ecco perché io sto con Aradori. Nello sport si può perdere semplicemente perché ci si trova di fronte un avversario più forte. Gli Europei di basket sono lunghi. Lunghissimi. E l'Italia ha perso per strada tanti giocatori, che agli Europei non sono nemmeno arrivati. E' comprensibile che ora la squadra accusi stanchezza.