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mercoledì 30 ottobre 2013

CALCIO Pallone d'oro, lo darei a Lewandowski

Sono uscite le nominations per il Pallone d'oro che verrà assegnato ufficialmente all'inizio del nuovo anno (il 13 gennaio) e nel pronosticare la terza dalla quale uscirà il vincitore non ho visto lampi di fantasia. Nel senso che indipendentemente da quanto hanno raccolto Barcellona e Real Madrid, il divino Messi e l'attore Cristiano Ronaldo ci sono sempre e in ogni caso. Ma la Champions League l'ha vinta il Bayern Monaco e dunque almeno un suo giocatore dovrebbe esserci di diritto.  E tutti dicono Ribery, più che Robben (decisivo nella finale, un giocatore che ho sempre apprezzato molto) Lahm o Muller, o Schweinsteiger. Beh, io stavolta avrei un guizzo di fantasia e premierei Lewandowski, il centravanti polacco del Borussia Dortmund. I tedeschi non hanno vinto la Champions League ma in finale ci sono arrivati, giocando un bel calcio divertente, generoso e brillante. E Lewandowski ha segnato trascinando la squadra partita dopo partita. Beh, Messi ha vinto le ultime quattro edizioni, Cristiano Ronaldo fu Pallone d'oro nel 2008. Mi sa che stavolta in Francia alzerà il trofeo un francese, Ribery.

VOLLEY Zingel tra muri, labrador e disegni

foto gentilmente concesse dalla Calzedonia Blu Volley Verona

Otto muri stampati in faccia a Cuneo. Domenica scorsa è anche grazie allo show dell’australiano Aidan Zingel che la Blu Volley Verona ha riscoperto il dolce sapore della vittoria, dopo una serie negativa di ben 18 sconfitte consecutive.
    Il primo successo per il nuovo sponsor Calzedonia, un marchio importante che è arrivato ad arricchire il campionato di Serie A1. E a garantire la sopravvivenza di una squadra che nonostante la vitaltà e l’interesse che ha saputo creare nella città scaligera, ha rischiato seriamente di sparire.
    La rinascita di Verona, che ha puntato su Andrea Giani allenatore per proseguire la sua crescita è anche la rinascita di un atleta a lungo bloccato da problemi fisici. Aidan Zingler festeggerà 23 anni il 19 novembre ma già si è fatto un doppio regalo. Il record stagionale di punti realizzati a muro, otto appunto, e un cane di razza labrador.
    «Vero, ho festeggiato la vittoria con una cena in compagnia e un regalo che volevo farmi da tempo: un compagno di vita, un labrador a manto scuro, l’ho chiamato Tux Ho già chi mi ha promesso un po’ di aiuto per tenerlo quando io sono impegnato negli allenamenti e in trasferta»
    E’stato giocatore d’Australia nel 2011, riconoscimento che è stato appena assegnato per il 2013 al suo compagno di squadra, lo schiacciatore Alan White. Insomma, il meglio del volley australiano è a Verona.
    L’infortunio, l’operazione alla spalla a Cattolica lo scorso dicembre, seguito dallo Shoulder Team del dottor Giuseppe Porcellini.
    «Sono stato seguito con pazienza e professionalità, anche dallo staff medico del Verona»
    Ha mai temuto per il suo futuro da pallavolista?
    «Durante la riabilitazione mi ha accompagnato un pensiero fisso: resistere e lavorare con impegno per tornare più forte di prima. Il mio obiettivo era di recuperare al 100% con la convinzione che, una volta superato il momento, sarei stato molto meglio»
    Zingel è particolarmente soddisfatto per come la squadra ha saputo stare in campo.
    «La frase più bella l’ho sentita a fine gara: “questa sera la squadra ha lottato come una squadra”, la gente ha apprezzato prima di tutto come abbiamo giocato e poi ha goduto della vittoria. Dopo tutto quello che ho passato mi è venuto spontaneo rivolgere un pensiero ai miei genitori»
    Ora che ha un labrador per casa, Aidan dovrà stare attento a non lasciare in giro fogli da disegno e matite. La sua passione recente è infatti il disegno.
    «Qualche anno fa ho iniziato disegnare nel mio tempo libero e ho scoperto che era un buon modo per trascorrere il tempo, mi rilassava. Utilizzo semplicemente la matita, senza aggiungere colore. Mi piace ritrarre tutto quello che cattura la mia attenzione, non ho un soggetto preferito. Tengo per me tutti i miei disegni, per ora non penso ad esporli»
    Ma c’è da scommettere che se il Verona continuerà a divertire il suo folto pubblico, a fine stagione una bella mostra con i suoi lavori potrebbe essere un bel modo per salutare i veronesi.


 * dal Corriere dello Sport di mercoledì 30 ottobre



All'uscita dall'ospedale con il braccio al collo




Qui è in piscina per la riabilitazione






Con la maglia dell'Australia

martedì 29 ottobre 2013

VOLLEY Mastrangelo ballerà al PalaEur per i Mondiali femminili?

http://www.youtube.com/watch?v=uOhZdG4XZH8
Lucchetta propone, Mastro promette
Ora tocca alla Fipav


Due grandi pallavolisti ospiti ieri pomeriggio di RaiSport1. E quando si uniscono due “gigioni” come Andrea “Crazy” Lucchetta e Gigi “Danzer” Mastrangelo, il divertimento è assicurato. Nel corso della trasmissione Gigi ha raccontato il suo entusiasmo per l’esperienza che sta vivendo a “Ballando con le stelle”, la trasmissione di Rai1 che va in onda il sabato sera. «Me l’avevano detto che la passione per il ballo mi avrebbe preso. Ci alleniamo da una a cinque ore al giorno, balliamo anche nei corridoi, in ogni momento possibile»
   

Andrea Lucchetta ha lanciato una bella proposta-sfida, che Gigi ha subito accettato. «Balleresti alla giornata inaugurale dei Mondiali femminili a Roma 2014 davanti al PalaEur gremitissimo?»
    «Si, certo. In coppia con Sara Di Vaira come in trasmissione, c’è affiatamento. Prometto che se mi chiamano ballo. Lo dico sempre che mi fa piacere fare pubblicità alla pallavolo con la mia presenza in tv»
    Insomma, ora la palla, anzi la musica, passa alla Fipav. L’idea di Lucchetta è bella, l’entusiasmo di Mastrangelo anche. Non resta che organizzarsi per non sciupare questa opportunità.


Altri link su Mastrangelo in questo sito:
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/10/volley-un-mastrangelo-tra-le-stelle.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/volley-mastrangelo-caduto-e-dimenticato.html



   

lunedì 28 ottobre 2013

VOLLEY Mamma Serena e le altre


Sono donne toste le signore della pallavolo. C'era una volta un tempo in cui diventare mamma per una atleta significava riporre ogni sogno di continuare a fare sport ad alto livello. La società, i mariti, le stesse donne, non erano forse ancora pronte per scrivere un copione diverso, in famiglia e nello sport. Poi sono arrivate le donne vincenti, i costumi sono cambiati e ciò che prima era giudicato impossibile, è diventato probabile. C'è chi gareggia incinta di vari mesi e vince, come Chiara Cainero nel tiro a volo la scorsa estate, c'è chi vive l'esperienza della maternità, si riassesta e torna a fare ciò che faceva prima. Josefa Idem ha aperto una strada, Valentina Vezzali ha fatto due figli ed è sempre tornata in pedana ad inseguire medaglie nella scherma.
Ma la pallavolo ha il suo elenco eroico e solo negli ultimi anni ha visto diventare mamme e poi tornare a giocare Simona Gioli, Elisa Togut, Jenny Barazza e appunto Serena Ortolani. Poi c'è Taismary Aguero, neo mamma, che ha già detto che non vede l'ora di tornare a giocare, magari tornando al vecchio ruolo di palleggiatrice.
E in Brasile, Jaqueline è quasi arrivata alla fine della sua gravidanza, e nell'attesa dolce si è divertita a farsi fotografare con il suo Murilo. E dopo la maternità, si preparerà a tornare di nuovo pallavolista.
Ma stasera l'emozione europea sarà tutta della Ortolani, contenta probabilmente, oltre che Serena, di giocare di nuovo in Champions League, con la maglia di Busto Arsizio, il derby con Conegliano.

VOLLEY & POLITICA Mosna sconfitto dal signor Rossi

Diego Mosna senza la rete del volley non ce l'ha fatta a spuntarla. Dopo anni di vittorie sui campi di volley, è arrivata la bruciante sconfitta dalle urne della politica. Un terreno che aveva visto il presidente della Diatec Trentino e della Lega Pallavolo impegnarsi a fondo negli ultimi tempi. Dopo il risultato elettorale, Diego Mosna, candidato presidente per la Provincia autonoma di Trento ha commentato tradendo amarezza: "Un grande risultato quello di Ugo Rossi e va preso atto che i trentini non vogliono cambiare. Non mi aspettavo un risultato così anche se si tratta di una squadra recentissima, appena nata, che in ogni caso è entrata in Consiglio".

I risultati
Voti di preferenza in Trentino per l'elezione del presidente della Provincia autonoma di Trento,
definitivi (528 sez. su 528) (risultati ufficiosi):    UGO ROSSI 144.609 - 58,12%
(Ual, Riformisti, Upt, Civica val. dir., Pd, Verdi, Patt);
   DIEGO MOSNA  47.966 - 19,28%
(Insieme Aut., Civica Tr., il Trent., Aut. 2020, Fare Tr., Pt)

CINEMA Two mothers



Two Mothers (Francia, Australia, 2013) di Anne Fontaine. Con Naomi Watts, Robin Wright, Xavier Samuel, James Frecheville, Ben Mendelsohn, Sophie Lowe, Jessica Tovey, Gary Sweet, Alyson Standen, Dane Eade, Scott Pirlo e Charlee Thomas.

Film tratto da un romanzo scritto da una donna (Doris Lessing), diretto da una donna (Anne Fontaine), interpretato da donne belle e affascinanti (Robin Wright e Naomi Watts), dotate di una sensualità semplice, arricchita da sguardi maturi più che dal trucco. Chi ha visto il trailer conosce la storia, l'intreccio, il semplice punto di partenza attorno a qui muove tutto.
La certezza è che le due mamme bionde valgono da sole il prezzo del biglietto (Robin più brava di Naomi) e che ciò che accade è stato più o meno il sogno di molti ragazzi (cresciuti con il mito del Laureato e della signora Robinson), ho trovato la storia ed il film interessanti. Magari con il difetto del patinato. Tutto fluisce senza reali drammi, i rapporti si snodano aggirando i nodi conflittuali degli esclusi. Ma, come mi ha fatto notare una carissima e preziosa donna, è come se il contesto della natura incantevole e indimenticabile di questa spiaggia australiana dove si affacciano le case delle mamme bionde e belle, avvolgesse il tutto. I sentimenti, gli amori, i patemi, sono incastonati tra cuore e mare, tra cuore e sabbia, ondeggiano su tavole da surf, si placano sulla piccola piattaforma di legno che diventa approdo sicuro, non luogo per sognare e prendere fiato, per vivere il vivibile quasi sospeso (o galleggiante) nel Tempo che invece passa.
Le ansie addolcite della perduta giovinezza, l'attimo fuggente e struggente da afferrare al volo, la consapevolezza del sè. Amori leciti, passioni a cui arrendersi ma sempre consapevolmente, con un amore materno e un legame di amicizia a prova di tutto. Amori, gelosie, il Tempo che trasforma le amiche bambine in mamme, amanti, nonne. Appassionate, tutt'altro che immorali. Sempre consapevoli. Una lezione d'amore senza pregiudizi, trasgressiva in fondo solo per chi non sa uscire dalla gabbia delle convenzioni.
Ammirando quell'angolo di paradiso australiano che riempie gli occhi e lo schermo, che s'insinua in ogni inquadratura perfino negli interni, alzi la mano chi non prova il desiderio di rifugiarsi laggiù mandando a quel paese le miserie quotidiane. Sotto quel sole, su quella sabbia, dinanzi a quel mare, stesi su quella piattaforma, tutto divente lieve e dolce. Sarebbe stato meglio non sapere che si può vivere in un posto simile.

*visto in edizione originale inglese, con sottotitoli in italiano

P.S. : mi giunge da un amico la segnalazione che sul web, per chi è abituato a reperire film, circola un'altra versione del film, difforme soprattutto nel finale da quella che si vede nei cinema italiani. E con un finale diverso, diciamo meno represso, più spregiudicato e in linea con quello che mi ero immaginato guardando il film in sala. Insomma, una storia giudicata troppo audace per il pubblico italiano, per il Paese della Chiesa e dell'ipocrisia.
Se avrò l'opportunità di vederla anch'io, aggiornerò di nuovo il post.

La regista Anne Fontaine

MUSICA Lou Reed, Transformer 1972



1972, anno spartiacque in cui entrai nel mondo della musica adulta,  tuffandomi in un mare di per me nuovi eroi musicali, italiani e non. Nel momento triste dell'addio a Lou Reed, ripesco quel primo colpo di fulmine tra i moltissimo amori sbocciati in ambito rock, progressive rock soprattutto. Quando si segue con passione un artista, e David Bowie mi piaceva moltissimo, ogni cosa che fa diventa interessante, suscita curiosità e voglia di conoscenza.
David Bowie fu il regista della svolta fugace ma d'impatto di Lou Reed. La svolta glam per l'album Transformer, una miniera di gioielli musicali che non ha perso qualità col passare degli anni.
Bowie produsse quell'album e cantò nei cori. C'era la chitarra di Mick Ronson, il biondo chitarrista protagonista degli album di Ziggy, come era chiamato David (Jones) Bowie.
Cantava il lato selvaggio della vita, l'eroina, roba lontanissima dagli adolescenti a cui faceva schifo anche una semplice sigaretta. Ma la musica è musica, anche oltre le parole. E la melodia era componente importante anche di quei brani così oltre, al punto da incorrere nelle maglie di una censura come sempre stolta ed esagerata. La splendida ballata Perfect day, aperta dalle malinconiche note di pianoforte, Satellite of love, Vicious e soprattutto l'inno degli inni: Walk on the wild side. Canzoni che cantavano di vita gay e travestitismo, temi forti per l'Italia di quei tempi. Ma era soprattutto la musica, lo stile del suo personaggio e l'appartenenza al pianeta Bowie (da cui poi si sarebbe distaccato) che me l'avevano reso familiare, ancor prima che mi rendessi conto di ciò che erano stati i Velvet Underground.


La track list di Transformer

  1. Vicious - 2:58
  2. Andy's Chest - 3:20
  3. Perfect Day - 3:46   http://www.youtube.com/watch?v=QYEC4TZsy-Y
  4. Hangin' Round - 3:35
  5. Walk on the Wild Side - 4:15 http://www.youtube.com/watch?v=4wNknGIKkoA
  6. Make Up - 3:00
  7. Satellite of Love - 3:42
  8. Wagon Wheel - 3:19
  9. New York Telephone Conversation - 1:33
  10. I'm So Free - 3:09
  11. Goodnight Ladies - 4:31


domenica 27 ottobre 2013

VOLLEY Caro papà Goran...



Il calore della gente del volley

http://ivolleymagazine.it/video.php?idvideogallery=6004&idcategoria&page#.Umv6HPkyGSo

Le parole di papà Goran Vujevic
http://www.ivolleymagazine.it/video.php?idvideogallery=6005&idcategoria&page#.Umyyjflg8rU

Non c'è dolore più grande per un genitore. Un figlio che ti viene strappato è un'ingiustizia insopportabile che mette in discussione tutto, ogni fede, ogni certezza di questa esistenza labile e incerta per definizione. E' difficile pensare all'immensità e alla profondità di questo evento drammatico, per chi non c'è più e per chi resta, senza immedesimarsi e sentirsi vicini, sia pure solo idealmente e con il cuore, al collega padre Goran.
E' impossibile riuscire a mettere in fila pensieri, a cercare di trasferirli con le parole, senza arrendersi all'emotività. Ma il coraggio di Goran e della sua famiglia mi ha indotto ad uscire dalla tana per un abbraccio che magari non gli arriverà mai, ma che vorrei dargli ugualmente. 

Di fronte a un dramma come questo si reagisce nei modi più disparati, ognuno dei quali merita rispetto e comprensione, anche quando tutto sembra incomprensibile. C'è chi si chiude in se stesso, chi sparisce da tutto e da tutti lasciando sgomenti e generando altri lutti. C'è chi non vuole vedere nessuno e chi si rifugia nell'abbraccio degli altri. Non ho la presunzione di pensare che ci sia un modo giusto per affrontare il dolore. 
Mi permetto solo di ammirare Goran Vujevic, papà come me, per ciò che l'ho visto fare, per gli altri e per se stesso, per la sua compagna di vita e per i figli, nel nome dei quali e per i quali continuerà a vivere, per onorare giorno dopo giorno il dono della vita e tutto ciò che il suo Stefan ha ingiustamente avuto solo per cinque brevissimi anni. Quel che ha dentro possiamo solo immaginarlo. E' e deve essere cosa sua e solo sua.
In campo ieri al PalaEvangelisti, non ho visto un giocatore della Sir Perugia, ho voluto vedere solo un papà che si stringe la sua piccola bimba, che tiene in braccio l'altro figlio parlando ad un microfono, quello che con grande rispetto Alessandro Antinelli e Claudio Galli gli hanno messo davanti quando Goran ha desiderato parlare.
Per una volta non ho trovato stonati gli applausi con cui i tifosi perugini e modenesi hanno riempito quel minuto di ricordo. Goran ha voluto salutare pubblicamente il suo Stefan con attimi di vita e di musica, come piaceva al figlio. Ed è stato bella la partecipazione della gente di Modena, confortante vedere che la pallavolo sa essere diversa, anche nel rispetto del dolore.
Forse per Goran la pallavolo è davvero una famiglia allargata, un luogo dove sentirsi protetto, dove riuscire a condividere perfino un momento così tremendo, un dolore così sconfinato. 
E' questa la vera vittoria del volley che circonda Goran Vujevic, papà coraggioso da sostenere giorno dopo giorno. E da ringraziare per ciò che ha avuto la forza di mostrarci.

Caro Goran, ti chiedo scusa per l'invasione...
 



sabato 26 ottobre 2013

VOLLEY Il campionato rosa va in bianco

Puntata precedente, apri link   http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/05/pallavolo-li-vedo-neri.html


Nemmeno due giornate e il campionato dei campi rosa va clamorosamente e brutalmente in bianco. Premetto che questo post nasce per assoluto dovere di cronaca e non ho la Lega Pallavolo Serie A femminile come obiettivo. E' un po' come quando si va dallo psicanalista ed esce fuori che la colpa, anzi la responsabilità, è sempre dei genitori.
Tengo quindi a precisare che la colpa, o irresponsabilità, fate voi, di questo ennesimo pasticcio è esclusivamente delle due società coinvolte.
Allora, in diretta tv su RaiSport1 in serata è andata la partita di A1 tra la Pomì Casalmaggiore e la Foppapedretti Bergamo. Tutte e due le squadre si sono presentate in campo e dinanzi alle telecamere indossando divise dello stesso colore: maglia bianca e calzoncini blu. Unica differenza nella maglia del libero: maglia blu per la Pomì, maglia rossa per la Foppapedretti Bergamo. Non occorre aggiungerlo, ma anche gli arbitri erano in maglia bianca, sembrava il Festival dei detersivi per lavatrici che lavano che più bianco non si può.
Partendo dalla promessa fattami personalmente dalla Lega Pallavolo Femminile l'anno scorso, quando capitò un analogo "infortunio" (promessa che ero certo sarebbe stata mantenuta) ho subito cercato di capire le ragioni della reiterata gaffe (sopra ho messo il link riguardante un analogo episodio successo nella finale della Junior League maschile, lì erano tutti in nero).

Per chi ha la curiosità di sapere perché mai due squadre di A1 cercano proditoriamente di svergognare la propria Lega giocando con divise dello stesso colore, raccontiamo come è andata.

Pare che la Pomì Casalmaggiore, matricola di A1, abbia al momento e per altre settimane, soltanto una divisa, di colore bianco. La seconda divisa non le è stata fornita, suppongo dallo sponsor tecnico, non so da chi.
La Pomì ha telefonato soltanto venerdì sera alla Foppa Bergamo, avvisandola della questione e invitandola a vestirsi colorata. Ma la Foppa avrebbe risposto: Noi ormai siamo in viaggio, con le maglie bianche, mi dispiace ma non possiamo giocare con l'altra divisa.

Ora, la spiegazione potrebbe essere a malapena digerita, se tra Bergamo e la sede di gioco ci fossero state 6 o 7 ore di viaggio e non stessimo parlando di due squadre che giocano in una A1 che va in diretta televisiva sulla Rai.
Ma come si evince e certifica da qualsiasi mappa geografica, tra Bergamo e Casalmaggiore ci sono soltanto 137 km, percorribili in automobile in un'ora e trentasei minuti (1h36'), grosso modo la durata della partita di ieri sera. 
 Una società di lungo corso come quella bergamasca non può fregarsene allegramente del problema, esponendo la Lega a una brutta figura evitabilissima.
 O la Lega fa comodo solo quando ci sono problemi da risolvere? Recentemente mi pare che da Bergamo siano partite accuse ad una certa categoria della Fipav, di non saper far bene il proprio mestiere. Ma il club bergamasco pensa di aver dato prova di saper fare il suo, in questa occasione?
 Sarebbe bastato far venire una persona in mattinata, o comunque entro le 20, con la muta di maglie a colori, per risolvere il problema. A proposito: sarei curioso di sapere se gli arbitri hanno almeno fatto la mossa di contestare alle squadre l'abbigliamento o anche loro hanno chiuso gli occhi, abbagliati dal bianco o magari orgogliosi che tutte le giocatrici avessero voluto vestirsi come loro.

Suppongo, penso, ipotizzo, che stavolta il presidente della Lega Femminile, Mauro Fabris sia uno dei più contrariati per l'accaduto. Sono sicuro che troverà il modo per farlo sapere ai due club. E farà si che, almeno per questa stagione, una gaffe del genere non si ripeterà.

giovedì 24 ottobre 2013

CALCIO Torti Real, da Manfredonia a Chiellini un altro...Grafe errore

Torti Real, il tragico elenco si allung: da Manfredonia a Chiellini, passando per Mijatovic. Più che il Real Madrid, alla Juventus uando affronta i madrileni risultano fatali gli arbitri.
Nel 1986 annullarono un validissimo ol di testa realizzato da Lionello Manfredonia, sempre al Bernabeu.
La finale di Champions League del 1998 fu decisa solo da un gol in fuorigioco di Mijatovic.
Ieri l'ultima, in ordine di tempo ma tempo ma non in assoluto. Non il rigore fischiato per l'ennesima, sciocca e inutile trattenuta in mischia di Chiellini (ennesima non nella partita ma in generale, purtroppo è un vizio che anche la difesa juventina coltiva). Ma l'espulsione inventata per una gomitata che non c'è stata (anche se ha fruttato tre punti a Cristiano Ronaldo, non in faccia ma in classifica), inesistente almeno quanto la chiara occasione da gol che l'arbitro Grafe tedesco ha voluto vedere, coccolato e circondato da giocatori del Real, che lo hanno indotto ad estrarre il cartellino rosso. Un Grafe errore.

CALCIO Ronaldo, Cristiano ortodosso: primo doppiettista anti Juve

Cristiano Ronaldo è stato il primo giocatore del Real Madrid a segnare due volte contro la Juventus. Nella graduatoria dei marcatori delle 15 sfide tra juventini e madrileni, si inserisce al terzo posto assoluto, alle spalle di Del Piero (5) e Trezeguet (3), primo nel Real. Mai infatti finora, un giocatore del Real Madrid era riuscito a segnare più di un gol alla Juventus.

Il totale dei confronti diretti vede ora in vantaggio il Real Madrid per 8 vittorie a 7. Confermato il mai dire pareggio quando si affrontano le due squadre: nessun risultato di parità in 15 duelli.






 La nuova classifica marcatori del duello
Juventus
 5 gol Del Piero
 3 gol Trezeguet
2 gol Sivori
 1 gol Amauri, Padovano, Cabrini, Nedved, Zalayeta
Real Madrid  
2 gol Cristiano Ronaldo
1 gol Ronaldo, Van Nistelrooy, Helguera, Zidane, Roberto Carlos, Butragueno, Raul, Felo, Del Sol, Tejada, Di Stefano, Mijatovic

CALCIO Ronaldo Oscar per la sceneggiata

Cristiano Ronaldo premio Oscar 2013 per la sceneggiata. Per l'alta qualità della sua interpretazione nella partita Real Madrid-Juventus. Non tanto e non solo per i due gol realizzati, quanto per la grandissima prova d'attore fornita a contatto con Chiellini. In corsa il livornese della Juve gli appoggia il braccio sul petto e lui correndo glielo devia fino a farlo appoggiare sulla parte sinistra del suo volto, tra guancia sinistra e mento. Cristiano a questo punto si supera, cadendo a terra toccandosi la parte destra della faccia, l'occhio, tutto.
Il regista del "colpo merengue" l'arbitro tedesco Grafe, applaude l'interpretazione e la premia con il cartellino rosso sventolato direttamente in faccia a Chiellini. 
Altro che sceneggiata napoletana, quella del portoghese non ha eguali. La Juventus resta in dieci e la partita in pratica finsce lì. Real Madrid-Juventus 2-1.
La ulteriore beffa arriva con le motivazioni del premio: "Rosso a Chiellini per aver interrotto una chiara occasione da gol". Beh, lo dicono da tanto in tanti che al Bernabeu le regole talvolta sono diverse, che è un campo speciale, ma definire chiara occasione da gol interrotta un fallo avvenuto fuori dallo spigolo destro (o sinistro, dipende da dove si guarda) dell'aerea, è fantasia che merita un ulteriore Oscar e un'offerta alla terna tedesca di cambiare mestiere, andando a fischiare li pecuri (come diceva il pastore di "Alto Gradimento", la celebre trasmissione radiofonica di Arbore e Boncompagni) 

PS: quando si cominceranno a punire le sceneggiate che tutti i calciatori, juventini inclusi sia chiaro, a volte fanno in campo, simulando dolori indicibili anche in parti limitrofe a quelle effettivamente sfiorate o colpite durante le azioni? 

martedì 22 ottobre 2013

CALCIO Real Madrid-Juventus, mai dire pari



Le statistiche non fanno risultato e non regalano il passaggio del turno. Ma va registrato, se non altro a livello di curiosità, che la Juventus è imbattuta da otto anni con il Real Madrid. L'ultima sconfitta risale al 22 febbraio 2005, quando un gol di Helguera dette il successo ai madrileni. Era l'andata degli ottavi di finale di Champions League. Al ritorno Trezeguet pareggiò il conto (una splendida rovesciata dopo che Ibrahimovic aveva rimesso in campo una palla diabolica rubata alla linea di fondo campo). Poi nel supplementare ci pensò Zalayeta, e la Juve si qualificò.
Gli ultimi due confronti risalgono al girone eliminatorio del 2008, con Ranieri in panchina. I bianconeri vinsero sia all'andata che al ritorno. Tre gol di Del Piero e una di Amauri, rete di Van Nistelrooy a Torino. La gara di ritorno è anche l'ultima sfida tra i due club, quella indimenticabile che vide Alessandro Del Piero segnare due gol, con la maglia dorata, e uscire tra gli applausi del Bernabeu, con gli spettatori in piedi ad applaudire.
(http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/10/calcio-del-piero-cinquina-real.html)

Andando a ritroso troviamo altre due qualificazioni prestigiose. Nel 2003, sconfitta per 2-1 in Spagna, 3-1 a Torino (con Figo che sbaglia un rigore e la dannata ammonizione rimediata negli ultimi minuti da Nedved, che dovette così saltare la finale di manchester con il Milan). La Juventus eliminò il Real anche nel 1996, ribaltando lo 0-1 del Bernabeu. Beffarda e colma di rimpianti invece, l'eliminazione subita dai bianconeri nel 1986. Al Bernabeu viene ingiustamente annullato un gol regolare di Manfredonia (colpo di testa su corner), al ritorno Cabrini guadagna i supplementari insaccando un cross di Mauro dopo strepitosa azione dell'ala sulla destra. Ai rigori però, la Juve ne infila solo uno, passa il Real che ne segna 3.
La storia delle sfide si era aperta nell'ormai lontano 1962, andata e ritorno con l'una che vince in casa dell'altra. Poi lo spareggio, dove il mitico Real di quei tempi impose la sua classe (segnò anche Del Sol, che poi sarebbe diventato juventino).
Ma la sconfitta peggiore fu quella in finale di Champions League, nel 1998, soltanto grazie ad un gol in netto fuorigioco realizzato da Mijatovic.  Gol di Manfredonia annullato, gol in fuorigioco di Mijatovic convalidato: quando gli arbitri sbagliano a favore del Real, per la Juve non c'è nulla da fare.
Mai dire pari, quando Real Madrid e Juventus si trovano di fronte: 7 vittorie per parte, nessun pareggio. Bianconeri in vantaggio nel computo dei gol: 15 a 12.

Ecco il dettaglio, a ritroso nel tempo, partita per partita.


5 novembre 2008 Real Madrid - Juventus 0-2 (girone)
 17' Del Piero, 67' Del Piero
http://www.youtube.com/watch?v=36DWyUlVcpM&hd=1

21 ottobre 2008  Juventus - Real Madrid 2-1 (girone) 
5' Del Piero, 49' Amauri, 66' Van Nistelrooy

9 marzo 2005   Juventus - Real Madrid   2-0 dopo i supplementari (ottavi)
75' Trezeguet, 115' Zalayeta

http://www.dailymotion.com/video/xxrcc4_juventus-2-real-madrid-0-trezeguet-zalayeta-09-03-2005-champions-2004-05_sport

22 febbraio 2005  Real Madrid - Juventus 1-0 (ottavi)
31' Helguera

14 maggio 2003  Juventus - Real Madrid 3-1 (semifinale)

12' Trezeguet, 43' Del Piero, 73' Nedved, 89' Zidane
* Figo sbagliò un rigore  al 67'

6 maggio 2003  Real Madrid - Juventus 2-1 (semifinale)
23' Ronaldo, 45' Trezeguet, 73' Roberto Carlos
20 maggio 1998 Real Madrid - Juventus 1-0 (finale) 
67' Mijatovic

20 marzo 1996  Juventus- Real Madrid 2-0  (quarti)
16' Del Piero, 52' Padovano

5 marzo 1996  Real Madrid - Juventus 1-0 (quarti)
21' Raul


5 novembre 1986  Juventus-Real Madrid 1-0 (1-3 dopo i rigori) secondo turno
 (Champions League) rete di Cabrini su assist di Mauro. 

22 ottobre 1986  Real Madrid - Juventus 1-0 (secondo turno)
20' Butragueno
* annullato un gol regolare, realizzato da Manfredonia con un colpo di testa
 http://www.youtube.com/watch?v=YX13kErKj4M&hd=1
28 febbraio 1962  Juventus-Real Madrid 1-3 (quarti, spareggio)
1' Felo, 36' Sivori, 65' Del Sol, 82' Tejada
21 febbraio 1962 Real Madrid - Juventus 0-1 (quarti) 
38' Sivori

14 febbraio 1962  Juventus-Real Madrid 0-1 (quarti) 
79' Di Stefano

 RIEPILOGO
14 partite
7 vittorie Juventus
7 vittorie Real Madrid
0 pareggi

In casa
Juventus 5 vinte 2 perse
Real Madrid 5 vinte 2 perse 

In trasferta
Juventus 2 vinte, 5 perse
Real Madrid 2 vinte, 5 perse

Juventus gol fatti 15 gol subiti 12
Real Madrid gol fatti 12 gol subiti 15

 I marcatori
 5 gol Del Piero
 3 gol Trezeguet
2 gol Sivori
 1 gol Amauri, Padovano, Cabrini, Nedved, Zalayeta

1 gol Ronaldo, Van Nistelrooy, Helguera, Zidane, Roberto Carlos, Butragueno, Raul, Felo, Del Sol, Tejada, Di Stefano, Mijatovic

VOLLEY Lube tra Grbic e Loderus


La Champions League potrebbe essere una gran bella vetrina per il volley europeo, ma purtroppo la manifestazione risente dell’incapacità sportiva e manageriale di chi dovrebbe renderla attraente.
    Corretto il perverso e antisportivo meccanismo del golden set, è rimasto l’assurdo criterio con cui sono state definite le fasce del sorteggio. Un mostro che ha prodotto un girone come quello in cui si è trovata prigioniera la Lube Macerata, che con Cuneo e Trento rappresenta quest’anno il volley italiano nella Champions League.
    Naturalmente l’ingiustizia coinvolge anche la Russia, che ha nello stesso girone, quello appunto di Macerata, le ultime due vincitrici della Champions League: lo Zenit Kazan (semifinalista) e la Lokomotiv Novosibirsk regina di Champions, che nell’ultima edizione sconfisse Cuneo in finale. Una di queste tre squadre, per qualità addirittura possibili se non probabili semifinaliste.
     La responsabilità della cev è aver considerato apolidi le squadre che hanno avuto le wild card per meriti sportivi. Così è capitato che squadre dello stesso Paese siano state messe nel medesimo girone eliminatorio. Due russe nella Champions uomini (Kazan e Novosibirsk), due italiane nella Champions donne (Conegliano e Busto Arsizio). La Cev si giustificò dicendo che le squadre beneficiate da wild card non possono lamentarsi, potendo partecipare. Loro no, ma le altre che se le sono ritrovate tra i piedi che male hanno fatto? Va inoltre ricordato che una squadra può comprarsi la final four organizzandola e che se in semifinale ci saranno squadre dello stesso Paese, dovranno per forza eliminarsi a vicenda.
    Non servirebbe, ma va precisato che soltanto il volley prevede meccanismi così palesemente antisportivi. La Cev non può andarne fiera ma chi si lamenta non riesce a cambiare le cose e gli sponsor tacciono.
    Non bastasse tutto ciò, per Macerata i problemi si sono moltiplicati. Oltre agli acciacchi che affliggono Parodi e l’intesa con il nuovo palleggiatore Baranowicz da affinare, stasera si troveranno sul seggiolone l’arbitro olandese Loderus (nella foto tratta da Facebook è quello al centro), lo spauracchio del volley italiano che già fece danni proprio alla Lube in Champions e che contribuì in modo determinante, a Vienna nel 2011, a trasformare in argento il possibile oro azzurro agli Europei.

lunedì 21 ottobre 2013

CALCIO Del Piero, cinquina Real



Alla vigilia della sfida di Champions League tra Real Madrid e Juventus, è curioso e significativo ricordare come Alessandro Del Piero abbia impresso il suo marchio indelebile sul duello tra spagnoli e bianconeri. E' ancora Del Piero il capocannoniere della sfida Real. Ha segnato ben cinque gol, gli ultimi due nella serata memorabile del Bernabeu, il 5 novembre 2008 (Real Madrid-Juventus 0-2) quando il pubblico madrileno gli tributò un'indimenticabile standing ovation nel momento della sua uscita dal campo (il link allegato è un omaggio a Del Piero e alla sua sconfinata platea di ammiratori).
Alle spalle di Del Piero, logico, c'è il gemello Trezeguet con 3 reti. Poi Omar Sivori a ricordare gli albori del duello, quando il torneo continentale si chiamava semplicemente Coppa dei Campioni. Altro aspetto curioso è che nessun giocatore del Real Madrid è riuscito a segnare più di un gol alla Juventus. Nonostante l'elenco dei marcatori dei blancos sia ricco di fuoriclasse che hanno scritto pagine memorabili nella storia del calcio.

 


 I marcatori delle 14
 Real Madrid-Juventus

Juventus
 5 gol Del Piero
 3 gol Trezeguet
2 gol Sivori
 1 gol Amauri, Padovano, Cabrini, Nedved, Zalayeta
Real Madrid 1 gol Ronaldo, Van Nistelrooy, Helguera, Zidane, Roberto Carlos, Butragueno, Raul, Felo, Del Sol, Tejada, Di Stefano, Mijatovic

www.youtube.com/watch?v=uEohhdxqWTw


  

CALCIO Juve tricolore sparita in un quarto d'ora

Quanto si impiega a scucirsi lo scudetto dalle maglie? Appena quindici minuti (dal 21' al 36' del secondo tempo di Fiorentina Juventus 4-2). 
Hai voglia a dire che siamo solo all'ottava giornata e che cinque punti di svantaggio dalla Roma non possono essere considerati decisivi. Sarà anche vero ma la choccante sconfitta incassata dalla Juventus (Fiorentina-Juventus 4-2, gol di Tevez, Pogba, 3 Rossi, Joaquin) a mio avviso ha invece il sapore di una disfatta che va oltre i tre punti lasciati al Franchi. Non ricordo una squadra vincitrice di scudetto che abbia subito dieci gol nelle prime otto partite. Una difesa che incassa più di un gol a partita (aggiungiamoci i tre di Champions League) non può riuscire a vincere un campionato e certi segnali non possono più essere ignorati. L'ottava giornata si rivelerà il turno spartiacque di questo campionato: battendo il Napoli la Roma imbattuta e con un solo gol al passivo (ecco una difesa da scudetto) è volata a +5 sia sul Napoli che sulla Juventus, impegnate (non si sa se solo fino a dicembre) nella super stressante Champions League. 
Ma non sono solo i numeri, pur rilevanti, a far orientare i favori del pronostico sulla sponda giallorossa. Il Napoli si è dimostrato troppo legato alla vena di Higuain e non tutta la rosa ha lo stesso peso specifico qualitativo. La Juventus, nonostante solo ieri abbia perso una partita (che fino al 70' conduceva per 2-0 senza aver corso rischi), finora non aveva quasi mai convinto al cento per cento. Ammetto che la veemente reazione con il Milan mi aveva un po' illuso. Eppure a Firenze per settanta minuti non c'era stata partita, con i viola incapaci di rendersi pericolosi e la Juve abbastanza tranquillamente padrona del campo e della partita. Ma in questa fase, ancora una volta, la Juve è stata molto presuntuosa, incapace di mettere a segno il terzo gol, il gol che avrebbe chiuso la gara. Una Juventus quasi irritante nel suo rimirarsi, nel tocchettare cercando il fumo piuttosto che l'arrosto, nell'incaponirsi in dribbling rischiosissimi nella propria metà campo, nel reiterare quei passaggi indietro che sanno di conservazione e non di conquista. Perchè arrivati al limite dell'area, i bianconeri non tirano in porta? Perchè invece di tirare (tra l'altro il portiere Neto si è costruito una fama di portiere non proprio insuperabile) fanno passaggi improbabili e presuntuosi, dimenticando di giocare palla a terra e cercando ogni volta di entrare in porta col pallone neanche fossero il Barcellona?
 Torniamo ai discorsi pre Milan. Questa Juve appare sazia e sgonfiata, presuntuosa e irritante nelle sue vanità, individuali e collettive. Senza pressing alto si fatica, non è possibile concedere tanto spazio a rivali che sanno come trovare la porta (ma li si lascia accomodarsi e tirare). E poi c'è anche l'handicap di non avere più tra i pali il Buffon che da solo vinceva le partite, evitava gol e sconfitte concedendosi una papera ogni morte di papa. Anche al Franchi Buffon ha incassato gol che non sono da lui. E' vero, la squadra non lo aiuta perché concede troppi metri e spesso, a turno, i difensori si fanno trovare fuori posizione, come è accaduto anche ieri. In quindici minuti temo che sullo scudetto della Juve sia calata se non una pietra tombale, sicuramente una cappa di piombo che non sarà facile scoperchiare. 

Una Juve così (continua a ripetere gli stessi errori, altro che lezioni salutari) finirà per trovarsi a dover mettere le firma su un secondo posto che la mantenga in Champions League, sgomitando fino alla fine con il Napoli.
E' ancora presto ma proviamo ad anticipare uno scenario possibile (un incubo per i tifosi bianconeri): 11 maggio 2014, penultima giornata di campionato all'Olimpico di Roma, Roma-Juventus può assegnare ai giallorossi lo scudetto, in una specie di teatrale passaggio di consegne. A meno che, ipotesi ancor peggiore, la Juve non arrivi a quel punto con più di sei punti di distacco e dunque ormai con il tricolore scucito dalle maglie. Pensieri pessimistici dopo una domenica choccante? Forse. Lo spero. Ma temo invece trattarsi solo di amaro realismo.

domenica 20 ottobre 2013

VOLLEY Un MastrANGELO tra le stelle

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/volley-mastrangelo-caduto-e-dimenticato.html

Il campionato di pallavolo è ripartito senza il suo ballerino del muro, Gigi Mastrangelo. Il 38enne campione pugliese è impegnato in un altro torneo, nel cast di “Ballando con le stelle”, la popolare trasmissione di Rai1.
     Ma Gigi non vuole sentirsi un ex e dopo il 10 dicembre spera di poter tornare a giocare.
    «Lo sport mi manca. Sto iniziando a vivere in un mondo completamente diverso come quello del ballo. Mi sono lasciato alle spalle la pallavolo ma il pensiero c’è sempre. Non nascondo che il volley mi manca, mi manca tanto»
    Per l’aspetto fisico nonn c’è da preoccuparsi. Anche per il ballo servono allenamenti durissimi.
    «C’è gente che ha già perso tre o quattro chili. Dopo il boogie woogie ero quasi morto, eppure sono un atleta. All’estero andrei solo per una questione economica, mi piacerebbe che qualcuno mi chiamasse per giocare e per sfruttare l’ondata di popolarità che la tv mi ha regalato. Nel volley non si è abituati a lavorare sull’immagine. Mi piacerebbe far conoscere il mio sport a chi magari mi ha visto ballare e si è incuriosito»
    Mastrangelo ha sempre tante idee, un autentico personaggio che la pallavolo non ha saputo o voluto sfruttare, dimostrando di non aver compreso le sue qualità. Quando ha cominciato la sua avventura in Tv, lo ha chiamato Gian Paolo Montali, suo ex ct, per incoraggiarlo. Nessuno degli attuali dirigenti del nostro volley.
    Gigi, che campionato sarà?
«Rispetto allo scorso anno si è impoverito un po’. Ha perso tanti campioni. Del resto quando ti fanno proposte economiche che non puoi rifiutare, è inevitabile. Però il livello sarà sempre alto per la Lube Macerata, per Trento e anche per Piacenza»
    Anche se Trento ha perso quasi tutti i suoi campioni?
    «Beh, ha un allenatore come Serniotti, sa come allenare e penso che stando con Stoytchev sarà migliorato rispetto a quando era a Roma»
    Recentemente è stata formulata la bizzarra teoria che è normale che certi giocatori abbiano vinto medaglie in Nazionale senza aver nemmeno giocato in A1. Lei che ne pensa?
    «No che non è normale. Da quando gioco a pallavolo non avevo mai visto una cosa del genere. Evidentemente sono cresciuti in A2 perchè in A1 giocavano tanti centrali stranieri e non c’era spazio»
    Lei con la pallavolo è riuscito a viverci. Per i giovani si oggi si annuncia un futuro difficile.
    «Io posso ritenermi strafortunato. Questo è un momento economico di difficoltà ma alla base c’è che non si è fatto nulla per pubblicizzare il volley e per attirare gli sponsor. Capii quando ero a Milano che avrei potuto far diventare il volley un lavoro: ero dotato e imparavo in fretta, sentico attorno a me la gente che diceva: questo arriverà.... Giochi per passione, non ci pensi lì per lì ma poi te lo ritrovi, Quando Lozano cominciò a darmi spazio, compresi che avrei potuto combinare qualcosa di buono. E mi impegnai moltissimo»
    Ballare in diretta su Rai1, una bella sfida...
    «Soprattutto con me stesso, per vincere la mia timidezza. E’ stato difficile iniziare a muovere i primi passi, non avendo mai ballato in vita mia. Una bestia come me, alto due metri, che quando sei in una sala sei mezzo metro più in alto degli altri. Cerco di imparare ad essere coordinato e devo ringraziare gli insegnanti che mi fanno sentire ridicolo»

E la famiglia come ha preso questa sua avventura?
"Inizialmente un po’ dubbiosi. Mi dicevano: ma dove vai, andrai a far ridere tutti. Poi si sono stupiti. Devo dire che il mio obiettivo iin certe occasioni è quello di rimanere in piedi" 
    Gigi sogna lo scudetto anche in Tv: «Mi sono messo in testa di arrivare fino alla fine. Noi atleti abbiamo nel sangue la competizione...»

sabato 19 ottobre 2013

VOLLEY Non visto dall'Alto(Tevere)


L'inizio del campionato dovrebbe essere una festa per la tribù dei tifosi. A maggior ragione avrebbe dovuto esserlo per l'Umbria, con Città di Castello promossa in A1. Ma il valzer di trattative, titoli ed impianti in una manciata di chilometri nella zona umbra dell'AltoTevere, ha prodotto malumori e lasciato scorie non smaltite. Una problematica inizialmente sottovalutata, che il tempo non ha sopito.
    Difficile mantenere una squadra nel massimo campionato di volley, arduo tenerne due nel raggio di appena 12 chilometri, con lo stesso bacino d'utenza e di potenziale raccolta pubblicitaria.
    Il presidente del Città di Castello, Arveno Joan, si è trovato dinanzi al dilemma: restare in A2 rinunciando al frutto della promozione, o cercare nuove strade per restare nell'elite del volley nazionale.
    Alla fine è nata la nuova società, AltoTevere Città di Castello, che non avendo ancora un palasport omologato per la A1, almeno per questa stagione troverà ospitalità al PalaKemon di San Giustino, centro dove pochi anni fa era approdato il volley lasciando Perugia, ma che in estate era rimasto a sua volta orfano di una squadra.
    Ma evidentemente le buone intenzioni del presidente Joan non sono state condivise da tutti e una fetta della tifoseria contesta energicamente. Seconda Giovinezza ha comunicato che non appoggerà il progetto AltoTevere («Quanto accaduto è semplicemente assurdo»).
    La posizione del presidente Arveno Joan: «Il club "Seconda Giovinezza" è nato subito dopo la scomparsa di mio figlio, è sempre stato molto vicino alla squadra, soprattutto alla nostra famiglia. Io e mia moglie gli dobbiamo molto, ed il rapporto di affetto va oltre le vicende sportive. I tifosi di "Seconda Giovinezza" hanno deciso di non seguirci più. Posso solo dire che mi dispiace. Spero di ritrovarli quando torneremo a giocare, spero davvero già dal prossimo anno, a Città di Castello. I lavori all’impianto – che giustamente non ospiterà solo il volley - stando a quanto dicono i nostri amministratori, dovrebbero partire all’inizio del 2014. Ma intanto faremo l’A1 a San Giustino, con il patrocinio del comune locale, della Provincia di Perugia, del comune di San Sepolcro e di Città di Castello. E sulle maglie da gioco ci saranno i quattro loghi e sarà, anche grazie alla pallavolo, una importante significativa operazione, una specie di cartolina turistica e commerciale di tutto il territorio dell’Altotevere»
    Ma i problemi non finiscono qui. L'AltoTevere non avrà dalla sua parte neanche tutta la tifoseria di San Giustino. Nemmeno loro sono contenti di avere una squadra da vedere, invece del nulla. E' nato addirittura un gruppo che non seguirà l'AltoTevere ma andrà al PalaEvangelisti a fare il tifo per i cugini della Sir Perugia. Ora al PalaKemon arriva il Piacenza delle stelle, da Papi a Fei, da Zlatanov a Simon a Vettori. Che ambiente troveranno?


testo apparso sul Corriere dello Sport di sabato 19 ottobre 2013

ATLETICA Pamich, 80 voglia di marciare

Un grande sport ha grandi ricordi e campioni che ne hanno scritto nel tempo le pagine più belle e significative. Alfio Giomi ha voluto caratterizzare la sua presidenza volgendo lo sguardo al passato per rafforzare quel senso di appartenenza e identità che non può restare patrimonio esclusivo del ristretto numero di persone che l’hanno vissuto.
    Il 3 ottobre scorso Abdon Pamich ha compiuto 80 anni, e il 18 ottobre è stato festeggiato dalla sua atletica, a 49 anni esatti dalla medaglia d’oro olimpica di Tokyo, la vetta di una formidabile carriera sportiva e percorso umano. «Non c’è futuro se non c’è conoscenza e riconoscenza per il passato - ha ribadito il presidente Giomi - E’ un atto dovuto, nella consapevolezza, con l’affetto e l’orgoglio per ciò che ha fatto Abdon Pamich».
    «Hai dato tanto allo sport italiano. Ci hai dato un insegnamento - ha ricordato il segretario generale del Coni, Roberto Fabbricini - con un comportamento mai sopra le righe, di grande rigore»
    A nome dei tanti campioni accorsi in Fidal per festeggiarlo gli ha fatto gli auguri Maurizio Damilano, oro olimpico a Mosca’80: «Auguri a nome della marcia italiana. Siamo stati periferia noi della marcia ma le nostre radici e la storia del nostro sport non devono essere perse. Non solo i risultati, ma le persone, degli uomini di riferimento, fanno che queste radici siano bene piantate nel terreno. E mi piace ricordare Pino Dordoni. Nessuno di noi ha smesso di essere un marciatore e di sentirsi parte di quella famiglia della marcia»


                    *****
Quando si taglia il traguardo degli 80 anni, anche senza strappare quel filo di lana che rappresentava il punto d’arrivo all’epoca in cui Abdon Pamich marciava, è inevitabile pensare alle diverse generazioni che questo mitico nome ha idealmente attraversato. Chi lo ha conosciuto, chi lo ha visto in tv, chi ha incollato la sua figurina sull’album che la Panini dedicava ai campioni dello sport, negli anni ‘60.
    «Non mi fece particolare effetto essere una figurina nell’album - ricorda Abdon - non ho mai fatto caso a queste cose. A me piaceva marciare»
    Vanni Lòriga, a lungo prestigiosa firma del nostro giornale, ha ripescato aneddoti, come quello di Papa Paolo VI che annuncia una sua vittoria nella Roma-Castelgandolfo. Nativo di Fiume, radici venete, laureato in psicologia e sociologia, Abdon Pamich ha sposato Maura Grisanti ed ha avuto due figli: Tamara, medico sportivo, e Sennen, laureato negli Usa e ora amministratore delegato di una grande azienda nel campo della cosmesi.
    Sa di neorealismo, fra treni merci e camminate, il racconto della fuga da Fiume a Novara, alla ricerca del papà che a Milano era giunto in cerca di lavoro. Poi l’incontro con il tecnico Giuseppe Malaspina («Mi ha insegnato il concetto dello sport. Non era acculturato ma era un uomo di buon senso. La psicologia dello sport insegna quello che lui già applicava»).
     «Nonostante la mia età sono ancora timido. Mi sento imbarazzato per una manifestazione così sentita. Ma è una gioia. Sono contento che lo abbiate fatto mentre sono ancora in vita - ha scherzato Abdon condendo l’emozione con abbondanti dosi di ironia - Le commemorazioni non mi piacciono, mi auguro che non sia un addio... È un'accoglienza immeritata, ho fatto soltanto una cosa che mi piaceva»
    Ricorda la sua ricetta per vivere nel modo migliore lo sport.
    «Non mi piace l’atletica delle lepri e dei record, le gare dove sai prima chi vince. A me piacciono i duelli, la gente si appassiona per quello che vede scorrere davanti agli occhi, allo stadio o in Tv»
    Avendo vinto tanto, dalla medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Tokyo 1964, quattro anni dopo il bronzo di Roma ‘60 oltre a due titoli europei, può permettersi di dire che il risultato non è tutto.
    «Non ho mai puntato alla vittoria, ma a migliorare me stesso. Il resto dipende da altri. Materialmente la marcia mi ha dato poco. Mi resta il riconoscimento delle persone, il resto è acqua passata. Non sopporto la parola sacrificio. Io ho sempre marciato perchè mi piaceva farlo. Quando Schwazer ha detto che non gli piaceva la marcia, era probabilmente in un momento molto particolare. Ma prima, se davvero non gli fosse piaciuta, non sarebbe riuscito a gareggiare e vincere»
Dopo le amarezze di Melbourne e Roma, Pamich vinse avventurosamente l’oro a Tokyo, superando una crisi intestinale: «Al 38° km mi accostai al bordo della strada e fui circondato da militari. Così mi liberai dal...fastidio. Quando ripresi a marciare ci fu un grande applauso»
    Abdon, che nel 1951 vinse il GP Pavesi, “Leva di propaganda” del Corriere dello Sport, ancora oggi si allena tre o quattro volte a settimana. La prossima volta forse indosserà con orgoglio la tuta che avevano gli azzurri all’Olimpiade di Londra, donatagli ieri dal segretario del Coni, Roberto Fabbricini.
    Ama ancora tanto lo sport, che ha segnato la sua vita e contesta chi nello sport cerca solo personaggi.
    «O sei uno sportivo o sei un personaggio, o sei uno sportivo o sei Balotelli. Se vivi lo sport in un certo modo non puoi essere personaggio. A me piaceva la boxe. A Fiume c’era la palestra di pugilato di mio zio Cesare. Il pugilato è una scuola di vita che insegna a rispettare gli avversari e a dominare se stessi»
    Abdon ha giocato anche a calcio, era portiere. E all’Olimpico, prima di un Roma-Torino, fu spinto da un grandissimo tifo verso il record mondiale della 50 km di marcia, il 19 novembre del 1961. Avrebbe potuto diventare una stella del canottaggio, ma alla fine lui scelse l’atletica, marciatore per caso e un po’ per rivalsa sul fratello Giovanni.


****************
Abdon Pamich è nato a Fiume il 3 ottobre 1933, alto 1.84 per 74 kg. Presenze in Nazionale: 43. Allenatore: Giuseppe Malaspina. Primatista del mondo dei 50 km su pista nel 1961 con 4h14:02.4 (e di passaggio anche delle 30 miglia con 4h04:56.8). Campione olimpico a Tokyo (1964) e due volte campione europeo (1962 e 1966) sui 50 km di marcia.
     Azzurro per un ventennio, dal 1954 al 1973, ha partecipato a cinque edizioni dei Giochi olimpici, conquistando l’oro al terzo tentativo. Nel 1956 a Melbourne è finito quarto nella 50 km, poi terzo nel 1960 a Roma. Oro nel 1964 a Tokyo. A Mexico ‘68 fu costretto al ritiro per un disturbo gastro-intestinale. Nel 1972 a Monaco fu squalificato a metà della 50 km quando era 15°.

venerdì 18 ottobre 2013

VOLLEY Emergenza droga e violenza


Droga, scippi, rapine, violenze domestiche e non, stupri o tentativi di stupri, truffe, risse, cazzotti. Per il volley è un'emergenza reale. Il movimento pallavolistico italiano è alle prese con questo serio problema che ne frena lo sviluppo e limita fortemente l'esposizione mediatica. Una vera emergenza droga che penalizza le possibilità di apparire sui media, contrariamente a quanto accade nella Ennebia (significherà Non Basta Ancora, NBA?).
Pensateci un attimo: provate a mettere a fuoco la realtà. Ogni articolo dedicato a campioni dello sport dei canestri a causa (o per merito?) di queste tematiche negative,  ha in pratica ridotto o rubato spazio a storie di sport vero. Magari non di campionissimi ma di atleti degli sport a torto definiti minori, non perchè chi li pratica sia meno bravo o talentuoso, ma perchè si tratta di discipline che hanno minor impatto commerciale.
Il volley italiano deve fare autocritica. Bisogna ammetterlo e recitare il mea culpa.
Troppi bravi ragazzi, nessun drogato (almeno fino a prova contraria). Gente come Giacomo Sintini che dopo aver superato una terribile malattia, invece di ritirarsi al sole della Florida (o della sua Romagna...) a godersi moglie e figli, non smette di pensare al prossimo e si mette a lavorare per la sua Fondazione. E in pochi mesi rimedia (con donazioni, senza scipparli o rapinarli) ben 50.000 euro da offrire per la ricerca contro i linfomi, per aiutare altri malati come lui a farcela, a sopravvivere.

E poi basta con questi bravi ragazzi innamorati delle proprio donne! E delle donne in genere. Nessuno che sia stato denunciato per tentato femminicidio o per violenze domestiche. Tutti ragazzi sorridenti, che si svegliano la notte per aiutare le mogli che danno le poppate ai bebè. E nemmeno un gay dichiarato che molesti i compagni negli spogliatoi.
Poi ci si lamenta che non si parla di pallavolo sui giornali? Volete mettere quella sfilza di campioni ex drogati/ex carcerati/ubriaconi che frequentano e danno lustro allo sport dei canestri. Non c'è giorno che non esca una gran bella storia (bella ma non per le malcapitate vittime, ovvio). Insomma, stavolta non c'entra Magri, non c'entra la Fipav, nè la Lega maschile nè la Lega femminile. Se non fosse stato per qualche dirigente scappato senza pagare gli stipendi e senza onorare i debiti (ma per fortuna loro qualcuno è riuscito a riciclarsi, qualcuno perfino nel calcio). Diciamocelo: i nostri delinquentelli, perchè ne abbiamo avuti anche noi di personaggi poco limpidi, erano figure di mezza tacca, magari buoni per la politica ma non per conquistare spazi maggiori sui giornali.
Cari pallavolisti rassegnatevi: in questo mondo il bene non fa notizia. Dura la vita dei ragazzi intelligenti e dei cuori puri e semplici. I fi'dena* hanno sempre maggior successo.
 E chi è senza peccato, schiacci la prima palla!

* Dal dizionario goliardico galdiano di linguaggio romanesco: plurale di fiodena

giovedì 17 ottobre 2013

TV Che soldi che Fa(zio), parte seconda

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/10/tv-che-soldi-che-fazio.html



 La reazione e le osservazioni di alcuni gentili lettori mi inducono ad aggiornare in extended version questo post. Avevo già chiarito che Fabio Fazio non è l'unico destinatario delle mie osservazioni ma un'ottima occasione per indurre a ragionare, a non subire tutto come se si fosse anestetizzati. 
Avevo messo a fuoco un particolare delle sue dichiarazioni, ma forse la lente d'ingrandimento focalizzata, ha finito col far passare in secondo piano il resto del contesto e addirittura fatto apparire l'interlocutore che ha scatenato la reazione di Fazio, come qualcosa e qualcuno che assolutamente non è. 
Per questo accludo il link di un post che già avevo dedicato al soggetto Brunetta (scusate il nome) o meglio ai soldi ricevuti con molta poca trasparenza dalla Fondazione di Ravello. Tanto per chiarire come la penso su di lui.

  http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/09/fantavolley-ravello-soffia-roma-i.html

Può originare fraintendimenti il fatto di non essere schierato politicamente, nel senso che non appartengo a NESSUNA forza politica esistente, non simpatizzo per nessun individuo che ha scelto di fare il politico per accrescere il suo conto in banca (quando i soldi non vengono occultati altrove...). 
E dato che il mio cervello non giudica per l'appartenenza ma per i fatti, il criticare certe cose può far credere a torto la mia appartenenza a fronti opposti.
Il discorso dei compensi scandalosamente esagerati vale anche per i Santoro, per i Vespa, per tanti altri personaggi la cui fama, non sempre meritata e proporzionale al valore, è stata amplificata dal mezzo televisivo. Senza contare che tutti, ma dico proprio tutti, quelli che vanno ad occupare certi posti in Tv, devono ringraziare il loro agganci politici.
 Per tornare al post sull'ingaggio nascosto di Fazio, non va dimenticato che in quella puntata l'intervistato era Brunetta (scusate la parola). Ovvero un rappresentante delle forze politiche che stanno pretendendo di far votare il Parlamento a scrutinio segreto ciò che deciderà il futuro del personaggio che tutti conoscete e che molti di voi hanno votato per vent'anni, spesso vergognandosene in pubblico, senza ammetterlo (e mi chiedo il perchè, visto che l'avete votato). Nel momento in cui vengono tagliate anche le pensioni al limite della soglia di sopravvivenza, in cui non ci si vergogna di ipotizzare tagli indecorosi, nuove tasse, balzelli che costringono tante piccole attività strangolate, a tirar giù la saracinesca e definire pensioni d'oro somme che consentono (per ora) forse una vita dignitosa, ma nulla più. E senza contemplare l'aiuto familiare purtroppo divenuto indispensabile sostegno per generazioni di figli dal futuro distrutto (da questa classe politica). 
Allo stesso tempo però, non ci si indigna per gli assegni e i vitalizi da centinaia di migliaia di euro, milioni in qualche caso, con cui il magnanimo Pinocchietto* dal cuore d'oro e dalla Fede infinita ha aiutato e aiuta, o ripaga-compensa, i poveri amici, le belle donne bisognose che hanno costellato la sua esistenza. Il vero problema è che almeno la metà degli italiani, se fosse stata al suo posto, si sarebbe comportata come lui, donna più, donna meno. Ecco perchè vado oltre il testamento musicale di Giorgio Gaber e dico che io non mi sento italiano. Anche se per sfortuna, di passaporto lo sono. Non lo sono per testa, senso di giustizia e cultura civile.

Sentir quindi parlare di trasparenza uno come Brunetta (ariscusate la parola) è una di quelle allucinanti contraddizioni che soltanto in questa povera patria (ringrazio Battiato per aver fornito una canzone indimenticabile) e in questa televisione, sono possibili. Le interviste in ginocchio, le mancate chiose, il non ribattere quando gli intervistati eludono le domande. Ha ragione Benni quando conclude il suo spettacolo con un bel "Ci manca Totò". Chi glielo dice a questi il suo classico: Ma mi faccia il piacere...!?

Tornando alla Tv, Rai, Mediaset o La7 che sia. Nessuno è immune da certi meccanismi o legami. Se lo fosse, non sarebbe chiamato a condurre trasmissioni in Tv. Poi i più bravi (in certi casi: ma bravi a fare cosa?) ad interpretare certi ruoli, ripagano l'azienda facendo guadagnare in pubblicità. Ma chi ha anche la presunzione di ergersi a paladino di una certa onestà, intellettuale e pratica, dovrebbe essere completamente pulito, immune da ogni sospetto. Ma forse la mia è una pretesa non al passo con i tempi.
La trasparenza che tutti invocano è uno dei tanti elementi farseschi del teatrino che va in onda quotidianamente sui canali televisivi che da vent'anni fungono da narcotizzante per cervelli che hanno smesso di funzionare. L'Italia non è quella che raccontano in Tv. L'Italia, il Sud, è così povero che tanta gente ha votato Pinocchietto* in cambio di 50 euro. Una sola banconota da 50 euro per consegnare, un pezzetto ciascuno, un biglietto di sola andata verso la catastrofe italiana.


 *l'attaccatura di quel che resta dei capelli, il colore rossiccio, e la bugia congenita riconducono inevitabilmente al personaggio di Collodi che fu simbolo degli Europei di calcio 1980