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lunedì 25 novembre 2013

CALCIO Sulle spalle di Llorente

http://www.video.mediaset.it/video/sportmediaset/tutti_i_gol/422867/llorente-esalta-zuliani.html   



La Juventus sulle spalle di Llorente. La foto che mostra l'esultanza di Tevez dopo il gol del 2-0 sul Livorno realizzato domenica dall'argentino, è l'istantanea che rappresenta simbolicamente il momento bianconero. Non solo a livello tecnico. Come e perchè lo spagnolo abbia sofferto nei primi mesi bianconeri ce lo hanno spiegato lui stesso e l'allenatore Antonio Conte. Come e perchè abbia superato quei problemi e si sia trasformato in una pedina importante, con i gol ma soprattutto con la sintonia che ha dimostrato di avere nei confronti del gioco della squadra. Il suo lavoro è prezioso, le sue sponde, il suo ripiegare di qualche metro per poi aprire dove si crea il corridoio. I due gol realizzati all'Armando Picchi sono uno spot fantastico per illustrare le sue qualità e il modo in cui ha saputo rendersi prezioso in questa Juventus che ora perfino abbondanza di attaccanti. Il primo nasce da una splendida azione in velocità che squarcia il campo da sinistra a destra, passando per una finezza di Asamoah ed il solito assist gioiello del sempre più fenomeno Pogba. Llorente imprime la firma d'autore, una girata al volo che esalta gli esteti del calcio. Fantastico aver pensato un colpo del genere, fantastico l'aver colpito con potenza e precisione. Un gol da spellarsi le mani dagli applausi. E poi il secondo, una palla difesa caparbiamente nel cuore dell'area livornese, fino all'attimo del tocco propizio per il colpo da biliardo di Tevez, chirurgicamente diretto all'angolino basso accanto al palo alla destra del portiere.
Fin qui la tecnica. Poi sorgono altre considerazioni. Vedere Tevez saltare sulle spalle di Fernando Llorente è un gesto che sa di gioia fanciullesca, spontanea, sincera. E per questo bellissima. Indice di quanto i due nuovi attaccanti abbiamo legato tra loro e nella Juventus. E nel filmato Mediaset, osservate come Quagliarella si alza dalla panchina per applaudire a braccia alzate il gol dello spagnolo.


Note a margine: regolamento docet, c'era un rigore per la Juventus per il fallo di mano in area commesso da Ceccherini pochi minuti prima dell'1-0, in seguito ad un tocco ravvicinato di Llorente. Però vado controcorrente e dico che l'arbitro Massa ha fatto bene a non fischiarlo perchè mi è apparso chiaramente involontario, anche se le braccia del difensore erano allargate, la giocata dell'ex centravanti dell'Atletico Bilbao è stata repentina ed imprevedibile. Senza contare le polemiche che ci siamo risparmiati: insomma, il rigore avrebbe offuscato una vittoria limpidissima. Naturale pensare, tuttavia, cosa sarebbe accaduto se l'arbitro avesse sorvolato su un analogo fallo commesso in area juventina. Tanto per ribadire l'invito a vivere il calcio con meno veleni e maggior sportività.

CALCIO Armando Picchi era juventino


Chiedi chi era Armando Picchi, si potrebbe dire prendendo in prestito la splendida canzone acritta da Roberto Roversi per gli Stadio (Chiedi chi erano i Beatles). Beh, il grande e sfortunato campione dell'Inter euromondiale, era juventino. O meglio lo è stato per pochi mesi. Purtroppo.
Dal 1990 lo stadio di Livorno è intitolato ad Armando Picchi, il capitano della grande Inter degli anni '60 (da calciatore vinse con l'Inter tre scudetti, due Coppe Campioni, due Coppe Intercontinentali). Con Helenio Herrera divenne un libero fortissimo. Armando Picchi morì nel 1971 a soli 35 anni, quando era l'allenatore della Juventus, che aveva puntato su di lui per la ricostruzione della squadra che tanto avrebbe vinto negli anni '70. La malattia lo aggredì e a febbraio fu costretto a lasciare la panchina bianconera a Cestmyr Vycpalek, che chiuse al quarto posto il campionato 1970-71, raggiungendo la finale della Coppa delle Fiere. La Juventus, all'epoca digiuna di trofei europei (la prima Coppa Uefa sarebbe arrivata nel 1976-77, al San Mames di Bilbao) finì imbattuta il torneo ma pagò la regola, in vigore da quell'anno, dei gol in trasferta che valevano il doppio. Nella finale con gli inglesi del Leeds la sfortuna volle che il maltempo e l'impraticabilità del Comunale, non consentirono di portare a termine lo 0-0 dell'andata. Si rigiocò e finì 2-2, complice la serataccia di Piloni tra i pali. Al ritorno i gol di Clarke e Anastasi fissarono il risultato sull'1-1 che regalò la Coppa delle Fiere al Leeds del mitico Don Revie. Ma quella Juve in Coppa delle Fiere, non fu mai sconfitta. Ed era la Juventus di Armando Picchi...
 
La rosa di quella Juventus. Portieri: Tancredi e Piloni. Difensori: Spinosi, Morini, Roveta, Salvadore, Zaniboni. Centrocampisti: Furino, Capello, Haller, Cuccureddu, Causio, Marchetti, Gianluigi Savoldi II. Attaccanti: Bettega, Anastasi, Fausto Landini, Montorsi, Novellini.

Formazione base: Tancredi, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Haller (Cuccureddu), Causio, Anastasi, Capello, Bettega.

http://www.youtube.com/watch?v=YQkYukLPduo
Il gol di Pietro Anastasi
Il gol di Clarke
Billy Bremner, capitano del Leeds, solleva la Coppa delle Fiere indossando la maglia della Juventus

CINEMA Venere in pelliccia

VENERE IN PELLICCIA (Venus in Fur)
Regia: Roman Polanski. Interpreti: Emmanuelle Seigner,  Mathieu Amalric.
Durata 96'. Francia-Polonia. 01 Distribuzione.

Visto in versione originale francese, con sottotitoli in italiano

 Il teatro che si fa cinema è sempre stato argomento interessante, sublimando il ruolo della parola piuttosto che il contorno. Serve quindi una solida sceneggiatura per farlo decollare, per catturare l'attenzione. E attori in grado di renderne le sfumature, l'ironia, la drammaticità del testo. La Venere in pelliccia di Polanski è tratta da un'opera teatrale a sua volta ispirata dal testo erotico scritto dall'austriaco Leopold von Sacher-Masoch*, che ha poi suo malgrado dato il suo cognome al masochismo, pubblicato nel 1870. 
Polanski mette in scena un'opera intrigante, ficcando il naso con un piano sequenza iniziale che dalla strada deserta e piovosa ci conduce nel teatro, e poi distaccandosene con un carrello indietro che ripercorre a ritroso il percorso. Racchiusa nella scatola magica del teatro, nell'occasione una sala prove che serve al regista per cercare l'attrice a cui affidare il ruolo della protagonista.
Il gioco a due irretisce, affascina, cattura. Si parla d'amore e di sofferenza, di desiderio di appartenenza fino all'annullamento di sè, in un progressivo ribaltamento di ruoli giocato in punta di dizione. Ognuno vedrà cose che vorrà vedere. Il regista messo all'angolo, in discussione nel suo ruolo di autore declassato a traduttore e adattatore. Ma è il ruolo dell'uomo e della donna che viene messo sotto la lente d'ingrandimento, discusso, rinnegato. La punizione divina è consegnare l'uomo nelle mani di una donna... Dannazione. Serve aggiungere atro?
 L'uomo prigioniero di se stesso e del suo ruolo, condannato a restare "ostaggio" del suo... cactus, fatalmente e inevitabilmente, oltre ogni conseguenza. Si recita von Sacher Masoch ma in teatro ci sono i resti di una scenografia western: ma in fondo l'incontro.scontro tra uomo e donna non è un duello?
Attori e personaggi si accavallano, in una straordinaria osmosi che Mathieu Amalric ed Emmanuelle Seigner esaltano giocando di fino, senza aver paura del greve. Emmanuelle è tanto regale con la gomma che mastica sguaiatamente come una borgatara dal fascino volgare e carnale (riesce a dire si non col canonico oui ma con un ciabattato oua...) quanto stupefacente, d'incanto, nel trasformarsi dalla Vanda arruffona e disordinata, nella Wanda della piece, la Venere in pelliccia (attimo clou del film, perchè la sua recitazione cambia in un fuori campo, per cui giustamente si ascolta all'improvviso la sua voce con tono, registro e impostazione mutata). Un film intellettuale per spettatori che hanno voglia di pensare, riflettere, raccogliere indizi per esercitare il gioco del pensiero critico. Un film da apprezzare e godere in francese, per cogliere le sfumature di una recitazione che è parte della sua bellezza. Come la sensualità della Seigner, che l'incedere del tempo trasforma ma non affievolisce.

* Sacher-Masoch: nome che riletto potrebbe stare a significare che è da... masochisti non apprezzare la bontà di una buona torta Sacher, accanto a cappuccino in tazza, tipo quella che a Vienna serve  il localino bar proprio di fronte a Stephenplatz...



lunedì 18 novembre 2013

CINEMA Gravity

Gravity

Un film di Alfonso Cuarón. Con Sandra Bullock, George Clooney, Ed Harris.
Fantascienza, Durata 92 min. - USA, Gran Bretagna 2013. - Warner Bros Italia Visione 3D
 * visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano

Il trailer:    www.youtube.com/watch?v=aMUOOC5uNUM

Forse è vero che per raccontare il senso di questo film non c'era bisogno di andare nello spazio, perchè Gravity è soprattutto la storia di un percorso interiore travagliato e tormentato. Ma è indiscutibile che la scenografia dello spazio costituisca un ingrediente forte e affascinante del film di Cuaron. Per una volta il 3D ed il conseguente aumento del prezzo del biglietto, risultano legittimi e giustificati. Una vicenda che si segue con pathos sospeso tra la claustrofobia e il terrore dello spazio infinito e profondo, un respiro che si fa affannoso ed affannato. Due attori, George Clooney e Sandra Bullock, a reggere il peso, con la voce di Ed Harris che giunge lontanissima dalla Terra. Il senso di isolamento, l'incalzare del tempo, l'applicazione costante della...Legge di Murphy per cui fino ad un certo punto tutto quel che può andar male, lo farà...
Se il personaggio della dottoressa Ryan Stone ha lo spessore che quantifica il senso della storia, il Matt Kowalsky di George Clooney risulta talvolta inverosimile e piacione, tratteggiato ad uso e consumo del botteghino e della digeribilità di un film angosciante e per certi aspetti pesante nella sua rappresentazione della lotta per la vita. Un'angoscia diversa ma ugualmente opprimente pervadeva il precedente film di Cuaron, "I figli degli uomini", apologo tristissimo di un futuro e di un'umanità irrimediabilmente deteriorati, ma con sacche di resistenza umana e di speranza.


Curiosamente, proprio nei giorni in cui si proiettava Gravity, anche in Italia si è seguita con apprensione la caduta (poi non verificatasi) del satellite distrutto nello spazio. Chi ha visto il film, sapeva bene di cosa si trattava e non è rimasto indifferente.

La filmografia di Alfonso Cuaron


giovedì 14 novembre 2013

VIDEO del mese (1)

 Costume L' apparenza inganna

https://www.facebook.com/photo.php?v=10151122124101616&set=vb.690906615&type=2&theater

 Calcio La papera di Hildebrand
 http://www.meltybuzz.it/chelsea-schalke-eto-o-il-video-della-papera-di-hildebrand-a116576.html
  Calcio
Il doppio salvataggio del messicano Marco Perez nella partita Queretaro-Pachuca
http://www.soccermagazine.it/curiosita/video-messico-lattaccante-salva-il-portiere-doppia-respinta-sulla-linea-porta-146947/

Volley  Lei si che sa battere
http://www.youtube.com/watch?v=AVwDNYv2uXA 


Volley La leggenda del pallavolista a teatro
http://www.ivolleymagazine.it/video.php?idvideogallery=6146&idcategoria&page=1#.UnvNZflg8rU

mercoledì 13 novembre 2013

SPORT & POLITICA Roma 2024 (1)



 Sui giornali:
Roma si candida all'Olimpiade? Già Letta...

SPORT & POLITICA La "destinazione" di Berruto




Il ct della Nazionale di pallavolo maschile, Mauro Berruto è stato incaricato dal presidente del Consiglio Enrico Letta (nella foto accanto con Berruto) di presiedere "Destinazione sport", progetto che ha l’obiettivo di avvicinare il mondo dello sport e il Governo, mettendo a punto una legge quadro dedicata all'attività sportiva in Italia.  Del gruppo di lavoro faranno parte il Direttore Generale della Coni Servizi SpA Michele Uva, l’ex campionessa di scherma Diana Bianchedi, rappresentati del Miur, del Ministero della Sanità e di quello dello Sport.
Per me è stata una giornata davvero molto emozionante che ricorderò a lungo. - le parole di Berruto -  Ho sentito il premier Letta e altri importanti personaggi politici parlare dello sport, come mai mi era capitato prima. Può sembrare inutile, ma ci tengo a sottolineare che aver avuto quest’incarico è un grandissimo onore e cercherò di dare il massimo contributo.”
 

Il presidente della Federpallavolo, Carlo Magri, ha dichiarato: “Mi sento onorato e orgoglioso per questo incarico personale a Berruto, che al contempo gratifica il grande movimento della pallavolo italiana. Sono sicuro che, essendo il nostro ct persona capace e competente, sarà in grado di svolgere al meglio il proprio lavoro.”
 
*******************

Decenni di frequentazioni ed esperienza hanno inevitabilmente contribuito a rendermi scettico sulla reale validità di certe iniziative, di solito frequentate sempre dagli stessi personaggi del solito giro, talvolta o spesso senza nemmeno essere in possesso di reali qualità. Diciamo allora che ho fiducia nella persona Mauro Berruto e spero che questo suo incarico si riveli la classica eccezione, un episodio in controtendenza, nel mare di iniziative e commissioni inutili, costose e improduttive che in Italia siamo abituati a dover digerire. Anzi, considerati i costi, spesso vanno di traverso, tutt'altro che digeribili. 
Nessun dubbio sul fatto che Berruto possa dare un contributo importante, realistico e significativo, perché uomo di sport ma non solo. E' ancora abbastanza vicino alla realtà dello sport nei quartieri, alle dinamiche familiari al tempo della crisi economica. Insomma non è il politico che parla senza nemmeno conoscere l'argomento, pronunciando vane promesse e frasi ad effetto, senza seguito, ad uso e consumo di televisioni e giornali. 
L'onestà intellettuale è fuori discussione, le capacità e le idee anche. Favorevole alla candidatura olimpica di Roma 2024, Mauro Berruto non nasconde il suo entusiasmo e crede che la rinascita italiana passi anche attraverso certe iniziative di sport. "E' il momento di dimostrare che le cose possono cambiare" ha detto solo pochi mesi fa al riguardo.
Personalmente, alla luce della situazione in cui è precipitato il Paese a causa della malapolitica e della corruzione, non riesco proprio a condividere il suo ottimismo. Ma spero tanto che riesca a combinare qualcosa di buono. O meglio, spero che gli sia consentito di mettere in atto le sue idee, così potrò mettere in discussione le mie convinzioni. Con l'augurio che non sia lui a doversi scontrare con la politica, e venire invece verso le mie posizioni...

E comunque si è fatto tardi, Roma si candiderà per l'Olimpiade 2024, per la gioia dei molti che saranno coinvolti. Buon appetito...

VOLLEY Baffuti per Movember: le foto



 Hristo Zlatanov mostra la maglia che ha messo all'asta per sostenere Movember.

Sotto la foto con i giocatori della Copra Elior Piacenza, i giocatori del Piemonte Volley Cuneo
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/11/volley-piacenza-la-squadra-con-i-baffi.html

martedì 12 novembre 2013

CINEMA La vita di Adele

La vita di Adele
GENERE: Drammatico
REGIA: Abdellatif Kechiche
SCENEGGIATURA: Abdellatif Kechiche, Ghalya Lacroix
ATTORI: Léa Seydoux, Adèle Exarchopoulos, Salim Kechiouche, Aurélien Recoing, Catherine Salée, Jérémie Laheurte DISTRIBUZIONE: Lucky Red. Francia 2013. Durata 179 minuti. Palma d'oro al Festival di Cannes 2013

* visto in edizione originale francese, con sottotitoli in italiano


 L'amore lesbico al cinema, senza scandalo perchè nonostante le non brevi scene d'amore, soprattutto tra le due belle protagoniste, il film di Kechiche non ha nulla di volgare o pruriginoso. Una storia ricca di spunti e temi, ispirata al romanzo a fumetti di Julie Maroh, "Il blu è un colore caldo", interpretata in maniera straordinariamente efficace. La vita di Adele è intanto il viaggio alla scoperta di se stessa di una ragazza che scopre e prende coscienza del suo modo di amare, del soggetto dei suoi desideri. E come spesso succede in amore, scopre la dolente rima con dolore. Adele è coraggiosa perchè rende normale ciò che per il suo ambiente poco più che adolescenziale, non lo è. Non trova conforto nelle presunte amiche, cattive e ignoranti. Si lascia condurre dalle sue pulsioni. Le scopre, le vive, le difende. E' sola nella sua nuova vita, quando segue il suo cuore e il suo primo amore, roba da donna a donna. Passione, desiderio, sesso vissuto con trasporto e sudore. Ma la vita di Adele non è semplicemente una storia di amore tra donne. Scava nelle personalità di due ragazze, poi donne, che appartengono a mondi diversi. La pittrice colta che si circonda di amicizie intellettuali e la ragazza semplice che cerca realizzazione di sè nel mestiere bellissimo (o dannato) dell'insegnante. Ed è qui che le due amanti non riescono a fondere il loro amore. L'una per un malcelato complesso di superiorità che spesso affligge e svilisce le menti intellettuali, l'altra per lo speculare complesso di inferorità. L'artista persa e dipendente dall'arte, vista come unica via di espressione e realizzazione. La maestra che rivendica il valore dell'insegnamento, dell'aiutare i bambini a comprendere, specie i bimbi meno dotati. L'una cerca la gioia nel consenso altrui, l'altra si appaga semplicemente nel dare. Due universi uniti dal sesso ma lontani nella ricerca di una ideale unione. 
Il sentirsi inadeguata di Adele, determina l'azione che scatena la reazione di Emma che poi influirà sul rapporto. Una vita di coppia che Emma vuole e insegue in maniera più che tradizionale. C'è molto poco di trasgressivo nella ricerca di unità familiare che Emma insegue con tenacia, anche a costo di sacrificare la passione e l'amore di Adele, la vera incompresa della coppia. 
Anche in "Cous cous", il film di Kechiche premiato a Venezia nel 2007, la famiglia aveva un ruolo fondamentale nella vita dei personaggi. Qui mostra due prototipi diversi (la famiglia lesbo-friendly di Emma, la famiglia che non vede e non capisce di Adele), oltre al nucleo intellettuale che legherà la coprotagonista-artista al suo ideale familiare. 
Un film dolcemente e dolorosamente intenso, pieno di lacrime di sentimenti. Una storia d' amore lesbico alla resa dei conti assai tradizionale, per nulla diverso. Una storia che colpisce al cuore e resta scolpita, anche per l'intensità della protagonista Adele Exarchopoulos.
Aggiungo questo commento ricevuto da Verena, in linea con il mio pensiero e con ciò che il film trasmette



Sono rimasta incantata da questo film, che mi ha lasciato addosso un forte struggimento. C'è amore, passione, ma non bastano per raggiungere la felicità. Così le diversità in amore possono alzare muri e il senso di solitudine che ne deriva è grande. Adele è felice insegnando e amando Emma. Forse questo per Emma è troppo poco.
Devo ammettere che ho visto nel personaggio di Emma una sorta di snobismo per tutto ciò che lei non considera artistico. Ci sono artisti che non sanno parlare di altro, che non pensano ad altro e che tendono a sminuire tutto ciò che non odora di arte a loro giudizio. Ma quanta creatività ed arte ci vuole nel catturare l'attenzione di bambini tanto piccoli? Nel farli sorridere e apprendere?

Chiusura
Con i bambini ce ne vuole tantissima, di creatività, lo so per esperienza personale. Insegnare è un'arte.




** Nel 2007 il regista franco-tunisino Kechiche vinse il Gran Premio della giuria alla Mostra del cinema di Venezia, con il film "Cous cous"







CINEMA Una piccola impresa meridionale

 
Una piccola impresa meridionale

Regia. Rocco Papaleo. Interpreti: Rocco Papaleo, Riccardo Scamarcio, Barbora Bobulova, Giuliana Lojodice, Sarah Felberbaum, Claudia Potenza, Giovanni Esposito, Giorgio Colangeli, Giampiero Schiano, Mela Esposito. Warner Bros Italia. Durata 103 minuti.

* visto in edizione originale senza sottotitoli

Il secondo film di Rocco Papaleo è un passo avanti sostanzioso rispetto a Basilicata Coast to Coast. Il viaggio stavolta è interiore, storie di eventi e mutamenti raccontate con leggerezza e umorismo, mai sguaiato nonostante i temi. Il prete spretato Rocco Papaleo introduce partendo da se stesso, ma poi pian piano si sfila e lascia che siano i suoi personaggi a prendersi macchina da presa e ribalta. Una partenza da attore, un finale da regista. 
Umiltà funzionale al racconto dei cambiamenti che avvengono al Faro in disuso, evidente metafora di una luce guida indispensabile per evitare il naufragio. Un faro attorno al quale rifioriscono vite e speranze. Papaleo tratta con garbo temi importanti, senza cedere al macchiettismo ma riuscendo a divertire con leggerezza. Un prete che getta la tonaca alle ortiche per coerente onestà; una prostituta che lascia il mestiere e utilizza il malloppo accumulato anche con altruismo (immagino quanto deve essersi divertita la Bobulova a dar vita al suo personaggio, sopra le righe al punto giusto); un marito innamorato che rispetta l'indole e la passione della moglie, nonostante lo status di "cornuto" ufficiale lo abbia reso lo zimbello del paese, gretto e cattivo come tutti i paesi sanno essere ficcando il naso e giudicando il comportamento degli altri. Un pianista ambizioso ma ostinato fino all'autolesionismo, famiglie che non riescono ad essere tali, vie di fuga fantasiose di chi si inventa un'impresa scalcinata e surreale ma appassionata e determinata. L'amore lesbico, per di più in un contesto chiuso ed arretrato culturalmente. Tutto questo trova riparo all'ombra (poca) del Faro che riaccende vite e speranze e recupera il talento di Giuliana Lojodice.
"Una piccola impresa meridionale" è l'esempio di come si possa fare un film anche serio ed ambizioso, non fatuo, facendo riflettere e divertire, senza volgarità o battute per vuoti a perdere mentali. Il tutto in uno scenario solare e affascinante, una delle tante meraviglie di questa povera Italia, che sarebbe tanto bella se non fosse infestata da...


LOCATION
La storia è ambientata in un ipotetico paese del sud Italia, al confine fra Basilicata e Puglia, ma in realtà il film è stato girato interamente in Sardegna, in provincia di Oristano. Il faro è quello di Capo San Marco, a San Giovanni di Sinis mentre la spiaggia che fa da sfondo alla capanna dove vivono Valbona e Rosa Maria è quella di S'Archittu. Le scene ambientate in paese sono girate a Cabras.

lunedì 11 novembre 2013

CALCIO Llorente gol, così è se vi pare

JUVENTUS-NAPOLI 3-0
Reti: Llorente, Pirlo, Pogba

VISTO DAL GIUDICE DI LINEA (a sinistra)
Da questa immagine il gol di Llorente sembra decisamente regolare




Visto dalla tv Sky (non si vede chiaramente la posizione del piede di Llorente, ma per tutti il gol è in fuorigioco, per ben...21 centimetri). Dalle tre fotine sotto, si vede però che il piede di Fernando Llorente è ancora in linea con Fernandez, che è l'ultimo uomo del Napoli. Lui e non Behrami come tracciato dalla ripresa di Sky.  E non si è sottolineato che Fernandez sta strattonando Llorente, in area di rigore.













L'1-0 DI LLORENTE
http://www.juvemagazine.it/2013/11/12/lemozione-del-gol-di-llorente-contro-il-napoli-live-dallo-juventus-stadium-video/629
 IL 2-0 di PIRLO
http://www.juvemagazine.it/2013/11/11/la-fantastica-punizione-di-andrea-pirlo-vista-dalla-curva-sud-video/588
IL 3-0 di POGBA
http://www.juvemagazine.it/2013/11/11/lemozione-del-gol-di-pogba-diretta-allo-juventus-stadium-video/607

http://www.juventibus.com/pillole.php?pillola=Juve-Napoli_3-0_HIGHLIGHTS

Andando avanti negli anni, ho imparato che c'è sempre un altro modo di vedere le cose. La verità non sempre è rivoluzionaria (la battuta finale di "Cadaveri eccellenti", il film che Francesco Rosi trasse dal romanzo di Sciascia "A ciascuno il suo") e non è mai una sola. Nemmeno quando a mostrarla sono le telecamere della Tv. A scuola si insegna i bambini a non fermarsi ad una sola campana, a valutare che può esserci differenza nell'osservare un oggetto da destra o da sinistra. Forse il falso fuorigioco di Llorente in occasione dell'1-0 di ieri sera è una di queste occasioni, buone per riflettere sopra le parti, per non continuare a farsi accecare dal tifo.
Quasi mi dispiace dover rispondere con centimetri ai centimetri invocati (21 per Sky) per sostenere che il Napoli è stato defraudato dalla solita Juventus. Confesso che è sempre più arduo sopportare non questo calcio ma i lamenti e i commenti che lo accompagnano prima e dopo le partite. Ricordo che nel novembre del 2012 il Milan interruppe l'imbattibilità in trasferta della Juventus (che non perdeva da un anno e mezzo - 25 partite di campionato) vincendo 1-0 con un rigore di Robinho al 31'. Rigore che le riprese televisive dimostrarono inesistente, perchè Isla non commise fallo di mano, dato che la palla gli sbattè sul petto, nei pressi dell'ascella. Pensai che la Juve aveva avuto un'ora per rimediare e almeno pareggiare, valutai la partita nell'insieme. 
Sentir dire che la Juve ha rubato la vittoria con il Napoli dà la nausea. E' vero che gli episodi sono importanti, perchè il calcio è sport che spesso si risolve con episodi, ma quel che si vede in tv, cento volte, con le moviolone, è cosa diversa da ciò che arbitri e giudici di linea sono chiamati a giudicare in frazioni di secondo. Juventus-Napoli è stata una partita bellissima e indimenticabile per i tifosi juventini, suppongo sia stata un incubo per i sostenitori napoletani.  A chi dice che certe cose non capitano mai contro la Juve, risponderei che ha memoria corta, e gli ricorderei, se di fede partenopea, il Napoli-Juventus 3-1 del 2007, quello dei due rigori di Domizzi propiziati dai tutti di Zalayeta, peraltro ex bianconero. Poi è naturale, ogni tifoso ricorda benissimo solo i torti o presunti tali subiti dalla sua squadra.
Insomma, a chi dovesse dirmi che ho visto un'altra partita, risponderei che ha ragione. La partita Juventus-Napoli che ho visto io è stata una magnifica esibizione di forza della Juventus, resa possibile dalle qualità dei singoli, dalla buona vena di tutti i giocatori, dall'organizzazione di squadra e da un gioco corale, orchestrato mirabilmente da un Pirlo colpevolmente trascurato dalla marcatura napoletana. Ho visto qualche errore di impostazione e valutazione di Benitez. Ho visto un Napoli a lungo surclassato, ma comunque capace di guizzi d'orgoglio pericolosi con Insigne e un Higuain non troppo brillante. Ho visto il centrocampo bianconero padrone del campo. Ho rivisto un Buffon attentissimo in versione alta qualità. Ho visto un Reina che ha salvato il Napoli da un passivo più pesante. Ho visto un altro gol di Llorente crescente, ho ammirato un'altro prodigio su punizione di Pirlo (il 24° della sua carriera), ho immaginato (nel momento in cui si alzava la palla) e poi mi sono stropicciato gli occhi dinanzi alla meraviglia di Pogba. Questo è stato il match Juventus-Napoli che ho visto io. E mi sono divertito un mondo... Mi spiace per chi si è avvelenato e ha visto un'altra partita. Non sa cosa si è perso.

VOLLEY Cuneo-Trento giovedì sera, sgarbo alla Nazionale

 In altri tempi sarebbe scoppiata l'ennesima polemica. Forse anche l'assenza della minima protesta, almeno a livello ufficiale, può essere interpretata come un segnale non proprio positivo. La Grand Champions Cup ha determinato l'anticipo e il posticipo in turno infrasettimanale, di due giornate di campionato. E fin qui tutto normale. La cosa a mio avviso inopportuna, diciamo pure inaccettabile, è che si sia deciso di posticipare una partita di campionato, Cuneo-Trento, a giovedì sera, ore 20.30. Quando la partenza della Nazionale per il Giappone avverrà venerdì nella tarda mattinata. Ma per quale motivo si costringono due azzurri come Lanza e Birarelli (nella foto), giocatori della Diatec Trento, a prendere l'aereo... al volo? Tra l'altro Cuneo non è propriamente una sede comoda per gli spostamenti, dopo una partita che prevedibilmente si concluderà a ridosso delle 23. 
Mi aspetto che si motivi la scelta con la possibilità di avere una diretta televisiva su RaiSport. In questo frangente non è spiegazione valida per una assoluzione. Si poteva scegliere un'altra partita allora, che tenesse conto della logistica, o semplicemente si poteva trasmettere in differita una partita del mercoledì. 
Visto che si parte da Fiumicino, non si poteva mandare in tv la partita Latina-Molfetta, che vedrà impegnati Rossini e Sabbi? Da Latina all'aeroporto di Fiumicino si arriva in un'ora, sarebbe stato tutto più semplice.
Questo è uno sgarbo, se non un dispetto, o comunque un gesto di insensibilità e disinteresse, verso gli azzurri interessati e verso la Nazionale. Sarebbe stato meglio evitare. Ma in Fipav nessuno ha avuto nulla da obiettare? O avendo recato... disturbo con la Grand Champions Cup non si è ritenuto opportuno aprir bocca? E, per rispetto e scaramanzia, non ho nemmeno sfiorato il tasto di eventuali problematiche dell'ultimo momento che potrebbero sorgere.

Questa la comunicazione ufficiale del nuovo programma

La partecipazione degli azzurri alla Grand Champions Cup (a Tokyo dal 19 al 24 novembre) ha comportato variazioni di calendario per la 5ª e 6ª giornata di Serie A1.
La 5ª giornata è stata anticipata a mercoledì 13, fatta eccezione per la gara Bre Lannutti Cuneo – Diatec Trentino in diretta tv giovedì 14, e con la sola partita tra CMC Ravenna e Calzedonia Verona che si disputerà regolarmente domenica 17 in diretta su RAI Sport. Anche la 6ª giornata del 24 novembre slitta e verrà posticipata integralmente a mercoledì 27. Solo l’Andreoli Latina sarà impegnata in Challenge Cup quella sera nella trasferta in Slovacchia: la partita tra Calzedonia Verona e Andreoli Latina si disputerà quindi giovedì 5 dicembre.
Sabato 23 novembre è comunque previsto il recupero della gara della 1ª giornata Diatec Trentino - Andreoli Latina (diretta RAI Sport 1 ore 17.30), non giocata per la contemporaneità del Mondiale per Club.

domenica 10 novembre 2013

VOLLEY Piacenza, la squadra con i baffi

E’un’iniziativa sociale e non un mezzo per cercare di avvicinare i centimetri di baffoni da scudetto che da sempre esibisce Diego Mosna, presidente di Trento e della Lega Pallavolo.
    I giocatori e lo staff della Copra Elior Piacenza, che l’anno scorso persero lo scudetto solo allo spareggio, appunto con Trento, hanno deciso di far crescere i baffi (la foto è dell'amico Fiorenzo Galbiati). Ornamento su visi abitualmente glabri, o con barbetta di qualche giorno come moda suggerisce, ma soprattutto il segnale di adesione ad una campagna che si attiva ogni anno nel mese di novembre e che appunto si chiama Movember, fondendo le iniziali della parola e il mese.Portando i baffi, i giocatori, l’allenatore Monti e i componenti dello staff, assumono sembianze diverse e richiamano l’attenzione di chi li guarda. E con i loro baffi sono impegnati a raccogliere fondi e a sensibilizzare nell’ambiente del volley, l’attenzione sulle tematiche legate al cancro della prostata, dei testicoli e all’’igiene mentale.
    Hristo Zlatanov, che nella foto si può vedere con i suoi baffi già visibili, ha spiegato il senso dell’iniziativa.
    «Questa idea è partita da una chiacchierata con i componenti dei Lyons Piacenza, squadra di rugby di Serie A. Loro aderiscono a questa iniziativa da molti anni, ufficialmente dal 2011. Avevo già sentito parlare di questo progetto lo scorso anno, in trasferta a Istanbul, dal racconto di Maxwell Holt: in America è molto diffuso questo tipo di sensibilizzazione. Non ho avuto bisogno di pensarci, una volta conclusa la conversazione con i Lyons ho immediatamente deciso di coinvolgere tutta la squadra che, a sua volta, non ha avuto esitazioni a rispondere positivamente. Il fine è più che nobile: bisogna accendere i riflettori il più possibile e utilizzare i mezzi più disparati per far conoscere i problemi e le malattie che affliggono le persone. In questo caso i baffi sono il nostro mezzo principale. Quando scopri Movember, aderire è inevitabile».
    Non è la prima volta che il fisico viene utilizzato per diffondere messaggi, anche se spesso si è trattato di forme di protesta, come accadde all’Olimpiade di Barcellona ‘92, quando la nazionale statunitense si tagliò i capelli a zero, per solidarizzare con il loro compagno Bob Samuelson, penalizzato con l’espulsione in Giappone-Usa.
    Stavolta nessuna protesta ma una maniera curiosa di far svegliare la popolazione maschile, meno sensibile delle donne nel curare la propria salute a livello di prevenzione. I maschietti che aderiscono vengono chiamati Mo Bro (fratelli di baffi), le donne invece Mo Sis (sorelle di baffi, anche se ovviamente non se li fanno crescere). In Francia un gruppo di ragazze sostiene la campagna toccando i genitali ai passanti dinanzi al Centro Pompidou. Così si raccolgono fondi.
    Oggi la Copra ha giocato nel suo PalaBanca contro Ravenna, poi a novembre andrà a Perugia e ospiterà Cuneo. Domenica scorsa al PalaPanini i giocatori modenesi hanno notato i baffi, qualcuno si è informato, Sala ha già aderito.Vettori porterà i baffoni fino in Giappone, dove la Nazionale giocherà la Grand Champions Cup.


Foto apparsa sul Messaggero: mostra le attiviste di Movember che toccano i genitali nella zona parigina del Centro Pompidou


apparso sul Corriere dello Sport di domenica 10 novembre 2013

sabato 9 novembre 2013

VOLLEY Modena, non è più pallavolo Da Re

  Bruno Da Re al centro nella foto
http://www.ivolleymagazine.it/video.php?idvideogallery=6162&idcategoria&page#.Un0Ek_lg8rU
                                   Cherchez la femme...?*

 E' proprio vero che non c'è più la pallavolo di una volta. Come non ci sono più tante cose di una volta, sepolte nel nome di una presunta modernità, di presunti progetti costruiti su castelli di parole di carta, destinati a coprire altro e spesso a sfasciarsi al primo refolo di vento. La vicenda che ha portato alla fine dell'esperienza modenese di Bruno Da Re, il dirigente più vincente del volley italiano, quattro anni fa passato dalla Sisley a Modena. Nel video linkato si possono ascoltare le sue parole. Chi lo conosce può rendersi conto del suo stato d'animo e dei contorni tutt'altro che chiari che hanno condotto al suo esonero due mesi dopo l'inizio della stagione.
A quanto leggo dai colleghi che lavorano sulla piazza modenese, appassionati ed informati, si è trattato di "tradimenti", una specie di congiura nell'ombra. Ho letto che la signora Catia Pedrini, ma non solo lei, avrebbe avuto un ruolo importante, fondamentale in questa vicenda. Insomma, il cherchez la femme di Alessandro Dumas è sempre valido. A Modena una situazione che ricorda in qualche modo e con licenza, ciò che nel calcio sta vivendo il Milan, con Barbara Berlusconi che sgomita per detronizzare ed estromettere Adriano Galliani, anche lui il più vincente dei dirigenti del calcio italiano. E' l'arroganza del padrone che prevale sulla qualità del dirigente?

La sostanza è che un altro dei migliori se ne va dalla pallavolo. Un volley in crisi che ha messo fuori gioco alcuni dei suoi dirigenti migliori: per un Cormio che è rientrato, a Ravenna, sono dolorosamente fuori e disoccupati, per citare due che hanno vinto lo scudetto, Bruno Da Re e Vittorio Sacripanti. 
Parlare di ricambio generazionale è pura ipocrisia, specie se le voci che circolano a Modena prenderanno corpo.
E' questa la pallavolo dei padroni indicata come unico modello di sviluppo del volley italiano? Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un Mezzaroma che ancora deve pagare stipendi e che è in causa con i giocatori e con i suoi ex dipendenti. Uno Sciurpa che nella gestione delle sue ultime stagionni di volley non si è dimostrato bravo come quando spara ai piattelli nelle piazzole del tiro a volo. Per tacere di altri che nel Centro e a Sud hanno dato prova di sè. 
La vicenda Da Re insegna ciò che negli ultimi anni ho messo a fuoco: in senso figurato, se qualcuno sta per annegare, forse è meglio lasciarlo al suo destino o aiutarlo ad andare a fondo. Se sopravvive poi ti pugnalerà alle spalle. La pallavolo a Modena stava per sparire, per l'ennesima volta negli ultimi anni. Bruno Da Re ha avuto un ruolo fondamentale per evitare che ciò accadesse. Chi amava davvero la pallavolo modenese, come Pietro Peia ad esempio, ci ha messo del suo e i modenesi lo sanno bene. 
L'amministratore delegato della Trenkwalder,
il signor Peter Zehentleitner (unico della società a presentersi alla stampa), ha detto varie cose, alcune decisamente comiche, se si ha ancora voglia di sorridere. 
1) "Bruno Da Re è il migliore direttore sportivo se si punta ad avere una squadra fortissima ogni anno differente. Noi vogliamo fare di più. Vogliamo un'organizzazione che cambi il modo di vedere la pallavolo. Punteremo sul settore giovanile".
Serve ricordare che Da Re ha lavorato nel club che ha avuto il miglior settore giovanile italiano, con talenti presi e cresciuti da ogni parte d'Italia (dal messinese Vermiglio al campano Boninfante, al laziale Sabbi). E che la Ghirada è stato il primo esempio di sfruttamento commerciale esteso oltre lo sport?
2) "Ma va anche ricordato che negli ultimi quattro anni Modena non ha vinto scudetti"
"E te credo, direbbero al Bagaglino: E' già tanto se respiravi..."

Conosco personalmente Bruno Da Re, in tanti anni di carriera, ricoprendo anche il ruolo di presidente di Lega, ha dimostrato le sue qualità, i suoi pregi e magari anche qualche difettuccio, perchè non esiste lavoro senza errori. Ma ai miei occhi ha sempre avuto un grande pregio: ama la pallavolo. Per lui come per altri appassionati dirigenti, il volley non è solo un lavoro. Non so quanti nuovi proprietari abbiano la stessa passione. Mi rendo conto che parlare di passione e di rapporti umani, possa far sorridere certi imprenditori. Ma Da Re ciò che vale lo ha dimostrato nel tempo. Gli imprenditori del mordi e fuggi devono ancora dimostrare tutto. Legittimo che si insegua anche il guadagno, ma almeno ci si risparmino lezioni scritte sulla sabbia. Quando ci si nasconde dietro al nuovo, che non è garanzia di migliore, può essere solo un modo per celare verità, fumo negli occhi insomma. I "padroni", brutta parola che in certi casi rende l'idea, hanno il diritto di spendere come desiderano, se non lasciano debiti, ma almeno pensino meglio allo stupidario di presunte motivazioni. Se dovessimo giudicare dalle parole... diremmo che si capisce perchè la società è stata chiamata Modena punto zero. Attenzione che non si trasformi in Modena punto e... basta.
                                                                                Nella foto Adriano Galliani, il figlio, Barbara Berlusconi


* Cherchez la femme è una frase francese  che alla lettera significa "cercate la donna."
L'espressione viene dal libro del 1854  I Mohicani di Parigi di Alexandre Dumas (padre). Il passaggio originale è: Il y a une femme dans toute les affaires; aussitôt qu'on me fait un rapport, je dis: 'Cherchez la femme'.
Tradotto in Italiano:
C'è una donna in ogni caso; appena mi portano un rapporto, io dico: "Cherchez la femme." La frase incarna un cliché del detective della pulp fiction: non importa quale sia il problema, spesso una donna è la causa alla radice. La frase ha anche semplicemente assunto il significato di "Cerca la causa che sta alla radice del problema."
Fonte: Wikipedia

venerdì 8 novembre 2013

CINEMA Star wars VII nel 2015

Da Los Angeles arriva un annuncio che farà felici i milioni di fan della saga cinematografica Star wars, Guerre stellari in italiano. Il settimo episodio della storia inventata e concepita da George Lucas, uscirà il 18 dicembre 2015 per la Disney. Il flim viene annunciato come un'opera dalle immagini sensazionali. Verrà girato presso gli studi Pinewood nei pressi di Londra. George Lucas lancio la saga (che lanciò Harrison Ford) nel 1977 girando poi quattro dei sei film finora usciti. 
La peculiarità è che i primi tre comparsi al cinema  tra il 1977 e il 1983 erano in realtà i capitoli 4, 5 e 6 della serie. E risultano meno tecnologichi dei tre iniziali che aprono il racconto che sono stati realizzati dopo (tra il 1999 e il 2005) e quindi con maggiori possibilità di effetti speciali. Storia avvincente, personaggi curiosi e straordinari, effetti speciali, un salto nel futuro con i temi classici. Semplicemente fantastica.
     Il capitolo VII sarà diretto da J.J. Abrams (Mission Impossible 3, Star Trek), musiche come sempre di John Williams. La saga ha finora incassato la bellezza di 4,4 miliardi di dollari. 

mercoledì 6 novembre 2013

CALCIO Real Juventus ancora in corsa

 
Strana notte di Champions League allo Juventus Stadium. Per 51 minuti vediamo una Juventus da stropicciarsi gli occhi, tenere in scacco il Real Madrid con una partita intensa, di grande attenzione e applicazione, da parte di tutti. Per lunghi tratti gli spagnoli non riescono a superare la metà campo. Tiri neanche a parlarne dopo un lampo iniziale di Bale parato da Buffon. La Juve
pressa, anticipa, pensa più velocemente dei blancos (in inedita maglia arancione che fa tanto... Barcellona: nel 1992 quando vinse la Champions battendo in finale la Sampdoria con una punizione di Koeman quasi allo scadere). Con sagacia tattica e pazienza, la squadra di Conte tiene sotto pressione il Real, sfiora il meritatissimo vantaggio con un colpo di testa di Marchisio sventato con la gamba da un super Casillas. Infine, al 42' passa con un rigore, concesso dall'arbitro inglese Webb per un fallo del francese Varane sul francese Pogba. Netto nella sua dinamica. Tira Vidal, una botta alta sotto la traversa, alla sinistra di Casillas. L'1-0 va stretto ai bianconeri, che nella ripresa ripartono bene. Fino a quando Caceres, autore prima e dopo di una partita generosa e produttiva, firma una autentica follia: un passaggio indietro (l'ennesima sciocchezza da inserire nella collana dei passaggi indietro suicidi, una costante della Juventus di questa stagione, che non spazza mai e che ha il viziaccio di esasperare il concetto del retropassaggio) innesca il micidiale contropiede Real. E per uno come Cristiano Ronaldo, dopo aver ricevuto la palla da Benzema, è fin troppo facile presentarsi davanti a Buffon e batterlo aprendo il piatto destro verso il palo più lontano. Un gol che ha vagamente ricordato il 2-0 di Del Piero alla Germania, nella semifinale dei Mondiali 2006.
Juventus sulle ginocchia, Caceres distrutto. C'è un senso di spaesamento e frustrazione. Il Real prende una traversa con Xabi Alonso, raddoppia con Bale, approfittando di un'altra indecisione della retroguardia juventina. Roba da stendere un gigante, quale è stata la Juventus per quasi un'ora. Ma questa Juve ha sette vite e nessuna voglia di arrendersi.  Superato lo smarrimento per l'1-2 del Real Madrid i bianconeri rientrano in partita, anche se la stanchezza ha iniziato a farsi sentire, appannando idee e muscoli. Ma è proprio Caceres il simbolo di questa Juventus da battaglia. Parte dal suo piede un delizioso cross che beffa il difensore francese Varane (ancora lui, 20 anni e tanto da imparare, anche se Ancelotti scommette sulle sue qualità) che si fa superare non riuscendo ad impedire il colpo di testa di Llorente, preciso, imparabile anche per Casillas. E' il 2-2 ma la partita non è finita. Benzema si mangia il terzo gol, Tevez lo insegue invano con un tiro da fuori area. 
Finisce in parità, per la prima volta tra Juventus e Real. Dal Parken Stadion arriva la notizia che il colpo di tacco di Braaten è stato decisivo fino alla fine. 
Il Copenaghen ha battuto 1-0 il Galatasaray di Mancini rimescolando le carte del girone. Il risultato è che ora la Juve è ultima, ma anche padrona del proprio destino, se riuscirà a vincere la prossima partita con i danesi in casa e poi a pareggiare a Istanbul (sempre che i turchi non vadano ad espugnare il Bernabeu). Con la vittoria la Juve avrebbe potuto ipotecare gli ottavi, ma avrebbe potuto anche andar peggio senza l'impresa del Copenaghen. E la Juve come dice Conte, è ancora viva.

CALCIO Ronaldo tris raggiunge Trezeguet, Llorente come Sivori


 I quattro gol che hanno confezionato il 2-2 dello Juventus Stadium danno uno scossone alla classifica dei marcatori della classica sfida tra bianconeri e Real Madrid.
Cristiano Ronaldo ha segnato ancora (ed è anche primatista di questa Champions League dopo le prime quattro partite) e raggiunge Trezeguet a quota 3, giungendo a due gol dal primatista Del Piero. Mentre Bale e Vidal iscrivono il loro nome per la prima volta della lista, è importante anche il gol di Llorente, oltre che per un pareggio che potrebbe rivelarsi prezioso, anche perchè raggiunge a quota 2 reti un'icona juventina come Omar Sivori.  
I marcatori
JUVENTUS
5 gol Del Piero

 3 gol Trezeguet
2 gol Sivori, Llorente
 1 gol Amauri, Padovano, Cabrini, Nedved, Zalayeta, Vidal
REAL MADRID 3 gol Cristiano Ronaldo
1 gol Ronaldo, Bale, Van Nistelrooy, Helguera, Zidane, Roberto Carlos, Butragueno, Raul, Felo, Del Sol, Tejada, Di Stefano, Mijatovic

martedì 5 novembre 2013

CALCIO Primo pareggio tra Juve e Real

Il 2-2 dello Juventus Stadium è stato il primo pareggio della storia dei confronti tra Juventus e Real Madrid.
Ora, dopo 16 partite, il bilancio è favorevole al Real Madrid che ha vinto 8 volte, perdendo 7 e pareggiando 1.
I gol del 2-2 torinese: Vidal su rigore, C.Ronaldo, Bale, Llorente.
 
RIEPILOGO
16 partite
7 vittorie Juventus
8 vittorie Real Madrid
1 pareggi

In casa
Juventus 5 vinte 2 perse, 1 pareggiata
Real Madrid 6 vinte 2 perse 

In trasferta
Juventus 2 vinte, 6 perse
Real Madrid 2 vinte, 5 perse, 1 pareggiata.

Juventus gol fatti 18 gol subiti 16
Real Madrid gol fatti 16 gol subiti 18

lunedì 4 novembre 2013

VOLLEY Atripalda è già senza soldi



Tre giornate di campionato alle spalle e già la Pallavolo Atripalda getta la spugna. Non ci sono i soldi per pagare gli stipendi, non c'è la possibilità, la volontà, di aumentare il capitale con finanziamento dei soci. Quindi l'avventura della squadra irpina che partecipa al campionato di Serie A2 maschile di pallavolo sembra giunta già al capolinea.
La Lega Pallavolo Serie A Maschile probabilmente si troverà a vivere la situazione che l'anno passato ha sconvolto la stagione della Lega Femminile (ma lì erano club di A1 a saltare). Ovvero la rinuncia di una squadra a campionato in corso. I giocatori hanno convocato una conferenza stampa per spiegare la loro situazione, i dirigenti del club campano hanno coinvolto i sindaci di Atripalda e Avellino, nella speranza che dalle istituzioni politiche possano arrivare aiuti, tramite contatti più che da finanziamenti diretti. Ma la situazione sembra essere terribilmente complicata.
Io non sono esperto di regolamenti pallavolistici, che come è noto cambiano frequentemente e consentono sempre cavilli interpretativi. Da ignorante osservatore esterno mi chiedo come e perchè l'Atripalda si sia iscritta al campionato. Perchè l'ha fatto se non aveva i soldi per tutto l'anno? Quali garanzie ha dato alla Lega per far accettare la sua iscrizione? Quanti stipendi riuscirà a sanare la fideiussione? Continuo a pensare che l'unico modo per evitare defezioni in corsa, per quanto oneroso, me ne rendo conto, sia quello di ammettere ai campionati soltanto quei club che dimostrano di poter far fronte agli impegni di tutta la stagione.