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martedì 31 dicembre 2013

ATLETICA We Run Rome da regine: Dibaba, Straneo, Incerti, Quaglia

La tradizione di correre lasciandosi alle spalle il vecchio anno è consolidata nell’atletica e nel mondo. San Silvestro è un po’passato di moda nelle denominazioni ufficiali, dove ora spopolano i nomi internazionali, in ossequio alle leggi delle sponsorizzazioni.
Ma alla fine quello che conta è che anche il giorno in cui si dice addio al 2013, migliaia di podisti parteciperanno alla “We Run Rome”, la recente classica capitolina del podismo relativamente breve. Un antipasto degli appuntamenti sulle più lunghe distanze che culmineranno il 23 marzo nella Maratona di Roma.
    Organizzata dalla Fidal Lazio e supportata dalla Nike, la “We Run Rome” offre oggi un cast di partecipanti davvero eccezionale, per una gara sulla distanza atipica dei 10 chilometri. Le sette regine lanciate dal progetto Nike su Roma, diventano tre nella corsa vera e propria, ma di grande livello.


    La fuoriclasse etiope Dibaba è indiscutibilmente la più forte mezzondista oggi sulla piazza mondiale, che si parli di tempi o di vittorie. E’ suo ormai da cinque anni il primato mondiale dei 5000 in pista, sono sue tre medaglie d’oro olimpiche (una sui 5.000, due sui 10.000) oltre alla bellezza di cinque titoli mondiali.
    Bella, sorridente, due occhi che sembrano due diamanti, attira la curiosità di avventori e podisti, in fila nei locali affollatissimi e divenuti angusti, del negozio Nike di via Cola di Rienzo. C’è con lei suo marito, la medaglia olimpica Sileshi Sihine. Davanti alla cassa dello store, come normali clienti.
    Fuori piove, fa freddo, il traffico è impazzito, i parcheggi liberi un miraggio d’inverno e l’umidità è perniciosa. Dentro si suda per il caldo, insomma c’è già l’atmosfera...della gara.
 

Sono forti e titolate le azzurre che proveranno a superarsi nel confronto difficile con la Dibaba e le altre africane. Valeria Straneo è la vicecampionessa iridata di maratona. La sua medaglia d’argento vinta a Mosca splende ancora e l’ha proiettata in una dimensione consona al suo valore. Ci sarà anche la sua amica Emma Quaglia, brillante sesta ai Mondiali. Un’amicizia, nata nei giorni in cui entrambe dovettero superare seri problemi di salute.
 

E poi c’è Anna Incerti, sicuramente la campionessa azzurra più penalizzata degli ultimi anni. Nel suo biglietto da visita compare la medaglia d’oro nella maratona agli Europei di Barcellona 2010. E’ però la campionessa a scoppio ritardato, defraudata dei giusti onori dalle due atlete che la precedettero, la lituana Balciunaite e la russa Yulamanova, poi risultate dopate.
    «La cosa importante è che le prendano - dice Anna - ma io ho perso molto. Non ho avuto l’inno, non ho vissuto il momento di celebrità che una vittoria agli Europei ti regala, ho perso anche soldi perchè quando vinci attiri l’attenzione degli sponsor. Sì, sono stata privata di qualcosa di importante. Ho provato più rabbia che gioia»
    Ma la sua vita è cambiata, ha sposato il suo amore, il mezzofondista Stefano Scaini, guardia di finanza, e il 16 maggio scorso è nata la loro prima figlia, Martina.
    «Per fortuna ho vissuto tante cose belle e importanti, così il rimpianto per l’oro arrivato in ritardo si è un po’ attenuato»
    Gli Europei di Zurigo sono la sua meta obbligata:«Anche se sarà molto difficile salire sul podio. Le maratonete europee sono forti. Anche qui a Roma sarà una gara molto dura ma bellissima: di solito devi andare all’estero per trovare una gara così qualificata».
    Stima moltissimo la Dibaba: «Quando corro vicino a queste campionesse capisco quanto bisogna lavorare e quanto bisogna essere umili accanto a grandi nomi della disciplina». E ricorda un episodio che ha vissuto: «Nel 2006, ad una tappa della Golden League ad Oslo, ad un certo punto mi accorsi che in un angolo c’era la Dibaba che piangeva perchè era arrivata solo seconda con un modesto tempo di 14’30” sui 5000...»
    Anna ha allattato la piccola Martina nei suoi primi tre mesi di vita. Correndo ha scacciato il rischio della depressione post parto: «Macchè crisi, ero più carica che mai. Forse perchè mi sono sempre sentita compresa da mio marito e da chi mi stava vicino»
 

La buona notizia è che le previsioni meteo non contemplano pioggia. Dal primo pomeriggio il cielo della Capitale sarà popolato da nubi sparse che non rovesceranno acqua. Valeria Straneo era per certi aspetti la più preoccupata, perchè da quando ha confessato il suo enorme piacere a correre per le strade di Roma, sempre baciate dal sole, il sole è scomparso.

Foto gentilmente concesse da Fidal Lazio/Paolo Petrignani

* sul Corriere dello Sport di martedì 31 dicembre 2013

VOLLEY Callipo sostiene i ragazzi Down

Tra tanti calendari sexy, l'iniziativa della Tonno Callipo a sostegno dell'Associazione Italiana Persone Down può essere definita diversamente interessante e significativa.
Il modo in cui il Cavalier Pippo Callipo ha deciso di vivere e resistere nella sua Calabria assediata dalla malavita è un biglietto da visita che non ha bisogno di puntualizzazioni.
Dopo aver coraggiosamente deciso di non mollare la squadra di volley, Pippo Callipo ha deciso di confermare anche il suo impegno con gli amici Down. E così alla viglia dell'ultimo dell'anno, c'è stato un pomeriggio di festa al Pala Valentia.
Per il sesto anno consecutivo la Volley Tonno Callipo Calabria insieme all’Aipd (Associazione Italiana Persone Down) ha presentato il calendario 2014. I ragazzi down insieme con i pallavolisti di Vibo. Immagini particolari del calendario, sia tra delle mura domestiche (in una delle abitazioni più antiche di Vibo Valentia, “Casa Casati”) che all’aperto. Giocatori e ragazzi down immortalati accanto ad oggetti antichi della storia calabrese (lo strumento della lira, una macchina da cucire e altro ancora) mescolati ad oggetti più moderni. Una commistione di colori, immagini e volti sorridenti. Emozionato il presidente Pippo Callipo: «Tra l’associazione persone down e l’associazione nazionale disabili è nata un’importante sinergia. Nella nostra regione è difficile aggregare e questa unione è una cosa molto bella. Per sostenere le iniziative abbiamo anche pensato di destinare a questo importante mondo associativo il 50% dell’incasso della partita di mercoledì 8 gennaio Tonno Callipo-Molfetta».

lunedì 30 dicembre 2013

VOLLEY Milano-Monza, è (s)gradito l'abito blu

http://www.youtube.com/watch?v=VWEYHfTLu4g
 
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/05/pallavolo-li-vedo-neri.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/10/volley-il-campionato-rosa-va-in-bianco.html

Ma ci fanno o ci sono? Chi tra Monza e Milano verrà multato per non aver mantenuto quanto prescritto dal regolamento di lega in merito alle divise di gioco? E agli arbitri non verrà detto nulla? Muti, chiechi e sordi come le tre scimmiette? Ora, la A2 non ha un gran pubblico e magari la gaffe, l'ennesima, sarebbe rimasta un affare per pochi intimi. E' colpa di Mattera se ci si è accorti che domenica il derby milanese è stato giocato da due squadre presentatesi in campo con identica divisa blu. Se il gigante civitavecchiese (30 anni, 2 metri d'altezza) non avesse richiamato l'attenzione per il suo numero record di muri in una partita (ben 9, uno più di Meneghin e Blangé che ne fecero 8 negli anni passati) e i 14 punti (ma Fabio Vullo quando era a Ravenna firmò un gran 22 tra punti e cambi palla). Vi rimando alla lettura dei due post precedenti sull'argomento. La Lega maschile disse allora che ogni squadra sa all'inizio del campionato con che maglia deve giocare, proprio per evitare di vedere due squadre vestite dello stesso colore. Siamo a fine anno e non voglio chiudere con le cattiverie che la questione meriterebbe. Tanto, come si dice, vedrete che non mancherà occasione... Aspettiamo di leggere un comunicato che faccia sapere a tutti, come è giusto che sia, chi se n'è infischiato del regolamento (e del pubblico) e quanto pagherà di ammenda. Ah, la multa non fatela pagare a Mattera, per decenza...

Pagherà MONZA!
PS: Come mi segnala prontamente Mariella Caruso, era Monza a dover giocare con la maglia bianca. Ecco la foto dal prontuario della Lega di cui si parlava sopra. Mariella già ieri aveva fotografato le squadre vestite di blu, segnalandolo sulla sua pagina Facebook. Brava!
 

VOLLEY Sansonna, sensualità consapevole sotto rete


In certi casi anche lo sport avvalora il dulcis in fundo. Stefania Sansonna gioca a pallavolo da quando aveva 13 anni. Ha dovuto attendere, ma ora che ha 31 anni, si sta prendendo le soddisfazioni più belle.
 E’ nata a Canosa di Puglia il giorno dei Santi, 1 novembre 1982. Nel 2013 il libero della Rebecchi Piacenza ha vinto uno dopo l’altro tutti i trofei italiani che aveva sognato fin da ragazza: lo scudetto, la Coppa Italia, la Supercoppa. Il volley è popolato da tanta bella gioventù ma Stefania si è fatta notare anche per la sua innata e indiscutibile sensualità, valorizzata dalle belle foto che impreziosiscono il suo sito e da qualche bel calendario. Stefania si è confessata in un bel servizio pubblicato da iVolley, il magazine on line della Federpallavolo. Senza nascondersi, senza ipocrisie, rivendicando la sua femminilità ed il piacere di giocare ed esprimere la sua sensualità. «La donna deve mostrare la propria femminilità - sostiene Stefania - Non serve nascondersi dietro l’occasione di fare beneficenza per posare nude. Si può mostrare   il proprio corpo, nudo, anche per vanità, ma con la consapevolezza di voler trasmettere qualcosa, una parte molto intima di se stesse. Naturalmente giocando, senza prendersi troppo sul serio. Mi piace tutto del mio corpo, non cambierei mai il sorriso. Sul resto... tutto si può migliorare»
        Questo si chiama parlar chiaro, con piena consapevolezza di sè. Una sicurezza che la Sansonna porta in campo.
 

      «La pallavolo è arte, ogni azione giocata può fare la differenza, i colpi sono come un pennello che disegna una traiettoria. Mi alleno per migliorare la mia tecnica e per dare il massimo alla squadra»Professa umiltà: («Quando si è umili non si perde la voglia di vincere»), e racconta con orgoglio di non dato retta a chi diceva che non aveva il fisico per il volley.
        «Non so quante volte mi sono sentita dire che non ero all'altezza, in tutti i sensi, anche fisicamente. Me ne sono sempre fregata perché è sempre il lavoro sul campo che conta»
        Farebbe carte false per giocare ad alto livello per una squadra della sua Puglia. E, prima di pensare ad un figlio, per indossare la maglia azzurra ai prossimi Mondiali. «Certo, sarebbe un sogno per me giocare il Mondiale». E chissà che la congiuntura ct non diventi a lei favorevole... (ora tutti sanno che Caprara, tecnico del Piacenza, sta per diventare il nuovo ct della nazionale femminile: allora mi ero permesso solo un riferimento..., ndr)

 Una famiglia numerosa, papà Domenico e i suoi fratelli Damiano e Fabio calciatori in Puglia, la sorella maggiore Carmela pallavolista, una grande famiglia comprendente l’altro fratello Angelo e retta da mamma Concetta. «Vivo fuori da casa da quando avevo 14 anni. Ho girato il mondo per raggiungere i miei obiettivi, vivo di pallavolo. Ho giocato in tante squadre e nel cuore conservo il ricordo e il calore di tutti i tifosi. Mi hanno fatto sempre sentire una di loro»

* sul Corriere dello Sport di domenica 29 dicembre 2013 

martedì 24 dicembre 2013

VOLLEY IL Natale di Jack Sintini

Mi piace fare gli augurio al mio amico Jack Sintini, nella maniera che a lui piace di più. Pubblicizzando la sua attività. Perchè Jack non dimentica e lotta ogni giorno con la sua benemerita Associazione.


Perugia, 22 dicembre 2013
Pre-partita al PalaEvangelisti mai così intenso e ricco di significato. Prima dell’inizio del match valido per la decima giornata di regular season di Serie A1, Sir Safety e Diatec Trentino si sono infatti trovate a centrocampo per dar vita ad un momento particolarmente bello e sentito, nel segno dell’Associazione Giacomo Sintini. Il regista della Trentino Volley ha infatti sfruttato l’opportunità di poter chiudere lo splendido 2013 proprio nella sua Perugia per consegnare i regali che ogni anno, attraverso la Associazione benefica che porta il suo nome, dona ai bambini del reparto di Oncoematologia Pediatrica ed Ematologia dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, lo stesso dove Jack è stato curato ed ha vinto la partita più importante della sua vita.

A ricevere i pacchi direttamente dalle sue mani ma anche di quelle dei suoi compagni di squadra e dei giocatori umbri c’erano una ventina di piccoli pazienti, che hanno così potuto gioire per i giocattoli ricevuti ma anche passare un pomeriggio differente dal solito a stretto contatto con il mondo dello sport.
“Questo è il secondo Natale consecutivo che con la mia Associazione portiamo avanti questa iniziativa per i bambini del reparto dell’ospedale umbro – ha spiegato Sintini ; un mese prima di questo periodo raccogliamo le loro richieste e poi, grazie alle donazioni che riceviamo, cerchiamo di esaudire i loro desideri. Lo scorso anno eravamo andati fra le corsie a consegnarli, in questa caso – sfruttando l’opportunità offerta da questa partita – ci è sembrato più bello poter portare i bambini direttamente al PalaEvangelisti, per regalare loro anche una bella partita di pallavolo. Purtroppo non tutti i pazienti possono lasciare l’ospedale, viste le loro condizioni: è per questo motivo che domattina tornerò al Santa Maria della Misericordia di Perugia per completare l’iniziativa e concludere la consegna dei pacchi. Vedere il loro sorriso quando ricevono quello che avevano richiesto a Babbo Natale è davvero una sensazione fortissima; ringrazio quindi tutti coloro che mi permettono di portare avanti questo progetto con la mia Associazione attraverso le offerte che mese dopo mese crescono sempre di più e ci permetteranno di realizzare non solo questa iniziativa ma anche tante altre in favore della ricerca. Grazie a tutti e buon Natale”.
Da un anno e mezzo l’Associazione Giacomo Sintini è impegnata nella raccolta di fondi per la ricerca medica contro Leucemie e Linfomi e per l'assistenza in campo onco-ematologico. Per maggiori informazioni consultate la pagina facebook ufficiale https://www.facebook.com/pages/Associazione-Giacomo-Sintini/344414825621125?fref=ts o l’account twitter @AssGSintini.
 

BUON NATALE A quelli che...

Buon Natale a quelli che...

Per non perdere il lavoro devono accettare di essere retribuiti con una busta paga falsa e non possono nemmeno protestare, per non essere licenziati

Buon Natale a quelli che...
 Non hanno nemmeno la tredicesima

Buon Natale a quelli che...
Non hanno e non trovano uno straccio di lavoro con un datore che metta in regola e osservi le leggi

Buon Natale a quelli che...
Sono costretti a restare in questo Paese sperando in un futuro che probabilmente non arriverà. Perchè anche per emigrare servono soldi, coraggio e in certe situazioni assenza di legami affettivi/familiari

Buon Natale a quelli che... vorrebbero anche in Italia il referendum fallito in Svizzera: i manager non possono guadagnare più di dodici volte lo stipendio dei loro impiegati.

Buon Natale a quelli che... vorrebbero bandire dagli stadi di calcio tutti i delinquenti, regolarmente tesserati che non amano il calcio e impediscono alla gente perbene di andarselo a godere nelle curve

Buon Natale ai giocatori e al personale della M.Roma Volley che non hanno ancora ricevuto gli stipendi dovuti dal presidente Massimo Mezzaroma, che nel frattempo prosegue la sua attività come presidente del Siena Calcio

Buon Natale a tutti i pallavolisti e le pallavoliste, con relativi operatori dei club, che non riescono ad incassare gli ingaggi che vengono concordati a inizio stagione

Buon Natale a tutti quelli che quotidianamente vedono lavorare male, senza idee nè progetti a salvaguardia delle rispettive aziende, i loro superiori lautamente retribuiti. E che poi pagheranno il conto di tanta incapacità

Buon Natale a quelli che... vorrebbero bandire dal Parlamento tutti i politici che da decenni pensano solo ai fatti loro, depredando i cittadini del passato, del presente e del futuro. Ricambio totale: tana libera tutti. Reset. Si accomodino nuove squadre di cervelli onesti. Quelle esistenti hanno maglie diverse ma appartengono tutti alla stessa banda. Come cantava Venditti: In questo mondo di ladri...

Buon Natale a quelli che...
vorrebbero avere delle federazioni sportive europee e internazionali in grado di agire per il bene dello sport e promuoverlo adeguatamente, servendosi dei cervelli giusti e non delle cariatidi senza cervello

Buon Natale a quelli che... vivrebbero con la musica: ascoltandola, suonandola

Buon Natale a quelli che... hanno il coraggio di dire ciò che pensano, quello che altri non dicono. Anche se i rischi sono molti.

Buon Natale a quelli che... rivorrebbero la Coppa dei Campioni, la Coppa Uefa e la Coppa delle Coppe. Così le squadre di calcio potrebbero tornare a pensare anche ad alzare trofei, non a consolarsi solo pensando ai soldi incassati.

Buon Natale a quelli che... convinceranno Uefa e Fifa ad adottare in certi casi la tecnologia, che tutti gli sport hanno abbracciato, chiamando in vario modo il moviolone (dal tennis al rugby, dal basket al volley)

Buon Natale a tutti gli automobilisti che parcheggiano negli spazi dovuti ( non in seconda o terza fila, e non perpendicolarmente col muso che sporge), girano in galleria e di notte con le luci accese, si fermano al rosso dei semafori, consentono ai pedoni di attraversare (almeno sulle strisce...)

Buon Natale a quelli che... nella Scuola fanno ancora il loro dovere insegnando con passione anche se le scolaresche sono difficili, maleducate e disinteressate, nella consapevolezza che... un buon insegnante è per sempre

Buon Natale a quelli che... scrivono di calcio sui giornali non parlando solo di acquisti e cessioni che non diventeranno mai realtà, ma commentando, raccontando storie e personaggi, proponendo a noi lettori argomenti di cui discutere, per dissentire o condividere.

Buon Natale a quelli che... hanno il coraggio di non accendere la tv e scegliere un film, un libro, un po' di musica.

Buon Natale a quelli che... i figli non li parcheggiano solo e tutto il giorno davanti alla tata televisione, ma dedicano tempo per giocarci e alla sera li portano a letto raccontandogli favole e storie

Buon Natale a quelli che... non si sentono italiani, perchè troppo diversi dalla maggioranza di italiani. Apolidi piuttosto...

Buon Natale a quelli che... credono ancora che la civiltà e l'educazione siano valori da inseguire, praticare, trasmettere

Buon Natale a quelli che... vorrebbero seguire il calcio o lo sport che prediligono, tifando, entusiasmandosi, stando male per la propria squadra, ma senza parlare solo di arbitri, rigori dati o negati, centimetri di fuorigioco. Apprezzando la bellezza del gioco e la qualità degli avversari

Buon Natale a quelli che... continuano nonostante tutto a svolgere con passione e dignità il loro lavoro, qualunque esso sia, e a comportarsi civilmente, perchè dall'esempio dei singoli si costruisce la coscienza collettiva

Buon Natale a quelli che... vorrebbero veder trattati con umanità e dignità gli emigrati di qualsiasi colore e provenienza. Ricordando quanti italiani dovettero andare in giro per il mondo a cercarsi un modo per sopravvivere

Buon Natale a tutti quelli che... riescono a resistere. Sclerando periodicamente un po'. Ma giusto un po'.

Buon Natale a quelli che... con pazienza hanno deciso in questi mesi di cliccare sugli articoli di "Visto dal basso", nato diciamo così a scopo terapeutico (ma me ne sono reso conto strada facendo), per combattere non posso dirvi cosa e lo stress della vita quotidiana senza... doversi bere l'amaro Cynar che prima Ernesto Calindri e poi Elio e le Storie Tese consigliavano contro il logorio della vita moderna. Incredibilmente siete stati decine di migliaia. Vi ringrazio, Buon Natale a voi!


 



Le cheerleader dei Los Angeles Clippers hanno augurato il Buon Natale prima della partita Nba tra Clippers e Minnnesota Timberwolves

CINEMA Spirit of the Marathon II - Storie di vita e di passioni, raccontate di corsa

Riflettevo ieri sera, il film di Jon Dunham mi ha fatto tornare in mente il titolo di un recente album di Jeff Beck, Emotion and commotion, nel quale compare una splendida versione del Nessun dorma, dalla Turandot di Puccini. Sono i sentimenti che suscita la visione del film girato prima, durante e dopo la Maratona di Roma del 2012. Spero che si riesca a farlo uscire, il prossimo febbraio, in dvd e bluray ad un prezzo in linea con le tasche vuote degli italiani perbene (e dunque, sicuramente, anche di tanti podisti). Al di là del servizio che sotto potete leggere, le storie che scorrono sullo schermo ti restano dentro in un gioco di rimandi tra le intenzioni del regista e autore e i personaggi prescelti, che non sono attori per fortuna, ma che hanno portato in scena loro stessi con naturalezza, intensità e partecipazione. Impossibile non emozionarsi, impossibile non commuoversi.


Ora anche i podisti italiani hanno il loro cult movie. Il dono di un maratoneta dilettante californiano, Jon Dunham, che ha scelto Roma e la Maratona romana per immergersi di nuovo nello Spirit of the Marathon. Il primo capitolo già gli aveva consentito di dimostrare le sue qualità, incassando e coprendo abbondantemente il milione di dollari speso per produrre quel primo docu film. Ma Spirit of the Marathon II, presentato ieri al Forum Sport Center, propone molto di italiano, affina le ambizioni e alza il target cinematografico. Non è semplicemente un documentario, un film sullo sport. Perchè Dunham ha sguinzagliato i suoi partner nel progetto alla ricerca di storie. Fatte di gambe in corsa ma soprattutto di cuore e passione, sentimenti ed emozioni, storie di vita, di fughe dai grandi dolori, oltre le proprie paure e i propri supposti limiti.
 
Storie di uomini e di donne, di giovani sportivi verso il sogno olimpico, di mamme e di ex giovani, storie di figlie e di padri, storie di coraggio e riscatto nell’Africa rude e spietata che, come in Ruanda, ha conosciuto le atrocità della guerra etnica.
    Jon Dunham si è scontrato con la burocrazia italiana, ha faticato ma è riuscito a filmare luoghi che attraverso il suo sguardo cinematografico, quasi pudico e denso di ammirazione, risultano più di semplici cartoline turistiche. Il contrario di quanto accaduto al grande Woody Allen, che ha avuto le chiavi della città per girare il suo deludente “To Rome with love”, non riuscendo però a coglierne e trasmetterne lo spirito vero, ma replicando stereotipi ormai stantii.
    E c’è da restare basiti, pensando che il film Spirit of the Marathon II era stato proposto al festival del cinema di Roma, che lo ha respinto giudicandolo non interessante. Un abbaglio imbarazzante per chi, evidentemente con fatale superficialità, ha rifiutato un’opera del genere.
    Jon Dunham è riuscito ad esplorare la grande bellezza di Roma, ripresa dall’alto e dal basso, inducendo i protagonisti a raccontarsi. Così è la vita: momenti divertenti, passaggi commoventi, frammenti di amore e dolore. Squarci d’intimità affettiva offerti sull’altare di un affresco collettivo, costruito pezzo dopo pezzo con le parole, i sorrisi e la commozione dei maratoneti.
    Epiphanie Nyrabarame ha sfidato i benpensanti del Ruanda per diventare un esempio per tutte le donne del suo Paese: «Una donna che corre non era ben vista da noi». E quando racconta del rogo della chiesa, con le persone dentro, gli occhi si arrossano. La prima volta che Julie Weiss, californiana di Los Angeles, ha portato a termine una maratona è stata subito dopo la morte del papà, stroncato da un cancro al pancreas. Julie ha corso 52 maratone in 52 settimane per “We Hope”, noi speriamo, raccogliendo fondi e sensibilizzando in ogni angolo del mondo sui problemi del cancro al pancreas. Cliff Scott non ce l’ha fatta a portare a termine il ciak più difficile: devastante ricordare gli ultimi attimi di vita del figlio, irretito dalla droga. «La maratona è una perfetta metafora della vita. Ognuno ha il suo obiettivo da inseguire, ognuno può cogliere la sua vittoria».
    Ylenia Anelli, mamma milanese la paragona al parto: «Un grande sforzo prima, una gioia immensa dopo. Comanda la testa, le gambe seguono...». Il sogno olimpico dell’ucraino Vasyl Matviychuk, che il regista seguirà poi fino alle nozze. Mimmo Scipioni e la sua Pizzeria del podista a San Lorenzo, a Roma. Originario di Poggio Filippo, un piccolo paesino vicino Tagliacozzo, in Abruzzo, Mimmo corre insieme al cugino, Domenico Anzini e la sera prima della maratona, parte del cast ha cenato nel suo locale. In comune hanno tutti una certezza: la prima maratona non si scorda mai. «E quando l’ho finita, mi sono sentito qualcuno...»  



La scheda


SPIRIT OF THE MARATHON II. Regia: Jon Dunham. Interpreti: Cliff Scott, Ylenia Anelli, Domenico Anzini, Mimmo Scipioni, Julia Weiss, Vasyl Matviychuk, Epiphanie Nyrabarame. Musiche: Jeff Beal. Produzione: Gwendaline Twist e Jon Dunham.
    Nel film compaiono anche con brevi interviste, grandi maratoneti come, tra gli altri, Gebrselassie, Gelindo Bordin, Stefano Baldini, Orlando Pizzolato, Grete Waitz, Paula Radcliffe, Frank Shorter, Bill Rodgers.
    Per girare le sue riprese aeree su Roma, la produzione si è avvalsa di un elicottero. La maratona invece è stata ripresa da 40 telecamere. E’ seguito un lungo lavoro per visionare il filmato scegliere le parti che sono state poi utilizzate nel docufilm. Il budget è stato di circa un milione di dollari.
    Il film, presentato al Festival del cinema Sportivo di Milano, incredibilmente e colpevolmente ignorato e respinto dal Festival del cinema di Roma, è uscito negli Stati Uniti il 12 giugno.
    In Italia la sua pubblicazione in dvd e bly ray è prevista per il mese di febbraio, circa un mese prima della Maratona di Roma 2014, in programma domenica 24 marzo.


* sul Corriere dello Sport di martedi 24 dicembre 2013

lunedì 23 dicembre 2013

LEGGE DI LEANDERTHAL Sui tabellini notturni

Un tabellino di pallavolo maschile o femminile tarda ad arrivare e l'orario tassativo di chiusura del giornale si avvicina inesorabilmente. Se il tabellino è stato messo on line su qualche sito istituzionale, per cercare disperatamente di pubblicarlo, si può copiarlo.
La Legge di Leanderthal sui tabellini notturni dice che appena si sarà completato il lavoro di copiatura, il tabellino arriverà in mail, rendendo dunque inutile il lavoro appena svolto.

LEGGE DI LEANDERTHAL Correlazione titolo in pagina-risultato volley



Legge numero 1: se c'è una partita notturna e si sta facendo troppo tardi per poterne riferire, per guadagnare tempo si può fare la titolazione in anticipo, come se fosse finita. Il risultato su cui si è costruita la titolazione, appena finita realmente la partita, si rivelerà opposto a quello del titolo

Legge numero 2: in base alla Legge numero 1, metterla alla prova resta l'ultimo sussulto, scaramantico, prima di rassegnarsi alla sconfitta (in particolare quando gioca la Nazionale). Per la serie: più di questo non posso fare.

domenica 22 dicembre 2013

VOLLEY World League all'aperto e...Pippo Baudo



Il volley riscopre le sue origini e torna all’aria aperta, rispolverando in qualche modo le sue origini. L’8 giugno la World League sbarcherà a Roma, ma non nella consueta sede del costoso Palasport dell’Eur, bensì allo Stadio del tennis, nell’area del Foro Italico. All’aperto insomma. Se per il beach volley è la regola per il volley è innovazione che sa d’antico.
    I primi campionati Europei, nel 1948, si giocarono proprio al Foro Italico e inizialmente la pallavolo era sport primaverile, si giocava da marzo nei cortili, negli spazi open air, sperando e pregando affinchè non piovesse.
    Ora portare il volley in spazi all’aria aperta è diventata quasi una moda. Pochi mesi fa a Copenaghen, i Campionati Europei si sono conclusi al Parken Stadium, tempio del calcio danese riadattato per la pallavolo. Non che soffra di reale claustrofobia ma la sfida di portare il volley in contesti diversi ha contagiato molti.
    La stessa Polonia che sarà di scena al Foro Italico, la scorsa estate ha giocato la partita di World League col Brasile nello Stadio di calcio di Varsavia.
    In Italia ancora si ricorda il precedente, storico per il volley, della grande amichevole tra Usa e Urss che si giocò il 23 maggio all’Arena di Verona.
    Gianfranco Briani, che di quello straordinario evento fu l’ideatore, ricorda come nacque quell’indipenticabile serata.
  

  «Era l’anno dell’Olimpiade di Seul, che avrebbe visto di nuovo sfidarsi americani e sovietici, dopo le due Olimpiadi boicottate di Mosca e Los Angeles. Con il presidente della Fivb, Ruben Acosta, si penso ad una partita tra Usa e Urss prima di Seul»
    Gianfranco Briani allora era il segretario della Fipav, ruolo che ha ricoperto consecutivamente per 28 anni, dal 1961, tornando poi all’inizio della presidenza Magri.
    «Eravamo già avanti con l’organizzazione di Mondovolley, c’eravamo appena qualificati per l’Olimpiade. Ci venne in mente di creare situazione molto risonante, anche pensando ai media. Si cercava qualcosa di nuovo, Carmelo Pittera conosceva bene Pippo Baudo che all’epoca era anche presidente di una squadra. Pittera mi portò così da Pippo Baudo, e nacque l’idea dell’Arena di Verona».
    Il teatro della lirica per una sera sarebbe diventato il teatro del volley stellare.


    «Acosta si adoperò per convincere sovietici e statunitensi, con cui anche noi avevamo ottimi rapporti. Pippo Baudo organizzò la serata dei

cantanti, soprani e tenori in anteprima un’ora prima della partita, con la classica fiaccolata finale.Tutto trasmesso dalla Tv, con Baudo a presentare la serata. Fu un grande successo»
   

 Una settimana per allestire il campo: allora il volley giocava ancora sul parquet. E senza problemi di budget: «Quella Fipav - sottolinea ricordando con orgoglio Briani - raggiungeva il pareggio di bilancio tra costi di gestione ed entrate federali, con le sole tasse gara. La Nazionale era spesata dal Coni, per cui il volley, se da un momento all’altro fossero mancati contributi, era in grado di mantenersi da solo per l’attività di base»
    Sembra passato un secolo, e forse a tanto equivalgono, alla luce dei cambiamenti epocali registrati nel frattempo, i 25 anni trascorsi da quell’Usa-Urss all’Arena (a proposito, pochi mesi dopo a Seul, gli Usa avrebbero vinto il secondo oro olimpico consecutivo battendo in finale proprio i sovietici). Campioni come Kiraly, Timmons, Ctvrtlik da una parte, il papà di Ivan Zaytsev, Viacheslav, i compianti Kuznetsov e Sapega dall’altra. Al chiuso o all’aperto, un gran pezzo della storia del volley.




* sul Corriere dello Sport di domenica 22 dicembre 2013
 



sabato 21 dicembre 2013

LEGGE DI LEANDERTHAL La proprietà SMARTitiva

Non tutti gli automobilisti sono arroganti, incivili, prepotenti, ignoranti e incuranti del Codice della Strada e della buona educazione. Ma, per la proprietà Smartitiva, la stragrande maggioranza di chi guida o possiede un'automobile Smart ha di diritto l'optional dell'etichetta Supercafone al volante, che dà diritto agli smartini ed alle smartine,  in movimento o parcheggiate (perpendicolarmente, non ci sarebbe bisogno di dirlo) di girare per la città compiendo ogni genere di sopruso automobilistico. 



Leggete qui sotto, dal Sole 24 ore (a firma Maurizio Caprino): quando il politico di turno perde l'occasione per non mostrare la sua ignorante arroganza



 Le Smart parcheggiate in perpendicolare 
e la rivolta degli smartisti multati
Ma come si permettono i vigili urbani di multare quei buoni samaritani degli automobilisti che parcheggiano la loro Smart in senso perpendicolare al marciapiedi, risparmiando tanto spazio in lunghezza che serve per tutte le altre vetture? Lo pensano molti smartisti baresi, rimasti impuniti per anni e da qualche mese "proditoriamente" multati. E Mario Ferorelli, il presidente della Circoscrizione più centrale del Comune di Bari, si è fatto interprete di questo pensiero, organizzando un raduno di Smart per mostrare alle autorità e alla cittadinanza tutta le virtù salvaspazio di questa miracolosa vetturetta. Volontà di far presa sull'elettorato (nella Bari-bene che abita in centro molti sono smartisti, seguendo il fenomeno del parcheggia-appena-possibile-anche-se-è-vietato che ha fatto dell'Italia il Paese che ha salvato il marchio dal fallimento) o allergia personale alle regole (chi lo conosce fin da ragazzino ci giura)? Non ve lo so dire. Piuttosto, è bene spiegare perché è giusto multare i tanti smartisti dal parcheggio troppo facile.
Certo, c'è il Codice della strada che, salvo diverse disposizioni date dalla segnaletica, impone di parcheggiare parallelamente al senso di marcia. Ma per molti è la tipica disposizione idiota e rigida, partorita da ottusi burocrati. Non è così.
Se il Codice prescrive questo, ci sono dei buoni motivi. Fondamentalmente il fatto che una Smart parcheggiata in perpendicolare, pur con tutta la buona volontà, sporge dal resto della fila delle auto ferme: è lunga 2,70 metri, mentre la larghezza degli stalli e degli altri veicoli normalmente non supera i due metri. Questa inevitabile sporgenza dà fastidio a chi deve fare manovra per parcheggiare vicino a una Smart e può ostruire il passaggio per motociclisti, ciclisti e pedoni. Senza contare i problemi di visibilità. Capito?

venerdì 20 dicembre 2013

VOLLEY Calendari e club italiani, errori e sconfitte che partono da lontano


L'eterno ed irrisolto dualismo tra l'attività delle Nazionali e quella dei club, il problema spinoso e inestirpabile dei calendari, affrontato anche in questo spazio (link:http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/12/volley-povera-lega-sepolta-dai-calendari.html ) ha suscitato riflessioni ulteriori. Ho ricevuto queste considerazioni, appropriate e significative, che ospito volentieri nello spazio di "Visto dal basso".
 Perchè anche la nostra pallavolo ha la memoria corta e ha sempre difettato di umiltà. Ci vorrebbe coraggio. Dopo tanti anni di conflitti e con questa crisi, bisognerebbe ridurre i club e inventarsi un torneo diverso. Alla fine mi arrendo e dico che se in tutto il mondo im campionati durano meno, un motivo ci sarà, come direbbe il comico Maurizio Battista.
E' poi ingiusto e bizzarro veder definita inutile una manifestazione come la Grand Champions Cup, che ha visto affrontarsi le cinque squadre migliori dei continenti, più il Giappone. Penso che a volte il senso d'appartenenza, o altre ragioni, faccia perdere di vista la realtà. Se la Nazionale non fosse stata così brava da conquistarsi la qualificazione evitando i tornei preposti, come avremmo affrontato il problema? Se c'è la regola che le Nazionali hanno il diritto di avere i giocatori due settimane prima dell'impegno, bisogna adeguarsi e basta. Perchè una stessa Nazionale certi giocatori li lascia di più ed altri di meno? E non stiamo parlando, purtroppo, di Grbic o Milijkovic, di Kaziyski o Ball...
Cosa c'è stato dietro questi accordi che consentiranno a qualche straniero di giocare la prossima giornata di A1 vietata invece ad altri? Sarebbe interessante che qualcuno lo spiegasse. Anche la Lega, visto che sia le squadre beneficiate che quelle escluse dal dono, ne fanno ugualmente parte, con stessi diritti e doveri.

Vi lascio alla lettura del contributo di questo appassionato di pallavolo, sopra le parti e con la memoria lunga.

Il conflitto tra pallavolo italiana e pallavolo internazionale è stato spesso oggetto di discussione tra noi appassionati. E' indiscutibile che anche amando la pallavolo si possa avere una visione diversa in merito al rapporto tra l'Europa del volley, tra il mondo del volley e la pallavolo italiana di club.  Per quanto mi sforzi non
riesco ad essere completamente dalla parte dei club italiani, per quanto continui a soffrire ogni volta che vedo una sconfitta italiana sul campo e in politica pallavolistica.
Circa 30 anni fa la pallavolo italiana ha avuto il merito e la buona sorte di prendere il sopravvento sul resto del movimento mondiale. Quando cominciarono a sorgere i veri problemi di calendario (prima a noi non ci importava niente perchè eravamo in serie B e avevamo il campionato pieno di ex-giocatori, spesso ubriaconi e già pensionati) la soluzione che qualcuno auspicava era un grande sforzo dei nostri club per far crescere i loro concorrenti. Si pensò perfino di allargare la nostra Lega a squadre provenienti da altri Paesi, soprattutto a quelli (Olanda, Svezia, Jugoslavia) che avevano difficoltà di reclutamento di giocatori di alto livello. 
Allora i nostri dirigenti (e molti di loro ancora in sella) pensarono solo a depredare le altre squadre, umiliandole con l'imposizione di giocare i match di Coppa sempre a casa nostra (andata e ritorno più le finali).
Come la cicala della favola, le nostre società hanno speso e sperperato. Anzi hanno fatto di più: hanno cercato di speculare e guadagnare sui problemi altrui. Si sono presi i migliori talenti, non solo quelli affermati, anche quelli giovani. Li hanno tutti "deportati" nella nostra Serie A1. Come accadde per l'Impero Romano, ad un certo punto il nostro esercito di pallavolisti è divenuto composto solo da stranieri, escluse rare eccezioni.
Abbiamo ragionato come se fossimo i padroni di tutto e non ci siamo resi conto che gli altri, quelli che ci avevano insegnato a giocare si stavano riorganizzando. E come succede sempre stavano adattando il nostro modello alle loro possibilità ed alle loro problematiche.
Noi abbiamo continuato a percorrere la stessa strada, senza renderci conto che erano state costruite le autostrade e oltre agli aerei c'erano anche gli "shinkansen" (i treni ultraveloci che rendono possibili e rapidi gli spostamenti in Giappone).
Gli altri hanno lavorato, hanno ricostruito i loro vivai, hanno investito i loro soldi, hanno adattato il nostro modello alle loro esigenze. Noi gli abbiamo dato anche gli ingegneri (allenatori) che ne hanno favorito lo sviluppo.
Volevamo che gli altri ragionassero come noi, che avessero un campionato nazionale. E così è stato, solo che dove è nato un torneo strutturato ci si è accorti che è difficile mettere in piedi un circo con 120 atleti di alto livello, meglio uno di 80. Ci si è accorti che non ha senso investire per uno spettacolo che richiama gente in una partita su dieci, perchè le televisioni (quelle serie devono avere un ritorno) non ti trasmettono gare dove ci sono 7/800 persone sugli spalti (un qualsiasi allenamento delle nazionali aperte al pubblico, è successo anche la scorsa estate, ne richiama almeno il doppio), dove in campo ci sono più ragazzi di buona volontà che campioni. Partite dove lo spettacolo, se così lo possiamo definire, dura poco più di un'ora.
Oggi che esistono diversi campionati nel mondo (Brasile, Russia, Polonia, Turchia, Giappone, Corea del Sud, Cina, Spagna, Francia) ci accorgiamo che nessuno ha interesse a farli durare più di quattro o cinque mesi, perchè allargare la partecipazione significa far diminuire lo spettacolo.

Vogliamo poi disquisire sul livello di alcune partite teletrasmesse nell'ultima settimana? Conegliano-Busto, Urbino-Busto, Vibo-ittà di Castello? Meglio sorvolare. 
E' vero, come lei ha scritto in "Visto dal basso" che è un'assurdità vedere inseriti i Mondiali per club nel momento delle finali play off. Ma se andiamo indietro nelle ultime stagioni ci accorgiamo che il Mondiale per club si è sempre svolto durante il campionato (perchè in quei mesi è collocato il lasso che la Fivb lascia ai club). Solo che in passato per "interessi" diretti i vertici della Lega se ne erano fregati, avevano amputato il campionato per portare a casa i soldi, avevano fatto alleanze che poi si sono trasformate in accordi con il diavolo. Insomma per interessi di parte se ne sono fregati del movimento.

giovedì 19 dicembre 2013

VOLLEY Fipav... scomunicata

Probabilmente alla fine ha ragione un mio amico d'antica data: sono scarsi, rendiamocene conto. Mi dice spesso. 
Penso di avere titoli per potermi esprimere in materia, ricordando le lotte anche aspre e sicuramente foriere di antipatie per far crescere la comunicazione del mondo della pallavolo. Per migliorare il servizio, un tempo dilettantistico e scadente (ma allora la teoria della circolarità ha fondamenti: siamo ritornati ad allora...), abbiamo rotto le scatole a destra e a manca, dall'allora presidente federale Manlio Fidenzio al presidentissimo Acosta. Mi permetto di ricordare una cosa per tutte: all'inizio degli anni '90, perfino in manifestazioni come Europei o Olimpiadi, i giornalisti potevano pubblicare redigendolo personalmente (non ancora avere, qualcosa cambiò a partire dagli Europei del 1993, Oulu e Turku, Finlandia) soltanto il tabellino (cioè i punti realizzati da ogni giocatore) della gara che vedevano dal vivo. Dagli altri campi, buio totale. C'è stato un periodo in cui stampa, federazione e leghe lavoravano in qualche modo a stretto contatto. Non sempre in sintonia ma dialoganti. C'era la disponibilità e la voglia di chiedere cosa serviva, cosa era meglio fare, e poi cercare di migliorarsi.
E pian piano, nei giornali, il volley cominciò ad essere visto come lo sport all'avanguardia nella comunicazione, lo sport che sapeva come fare. Quando c'era qualcosa di importante da comunicare, si avvisava il giorno prima, in modo da poter chiedere lo spazio. E i comunicati arrivavano nel pomeriggio, meglio prima che dopo, non in serata, quando ormai le pagine sono se non fatte, già totalmente assegnate negli spazi. 
Negli ultimi anni si è assistito ad un inesorabile, doloroso ed imbarazzante (per la manifesta mediocrità esibita) ritorno al passato. Anzi, alla preistoria della pallavolo. E la Federazione si è particolarmente distinta da quando il Consiglio Federale ha deciso che invece di far fare il lavoro a chi lo sa fare, ha deciso di arrogarsi direttamente il compito di far comunicazione, decidendo come e quando far sapere le cose. 
Comunicazione. una parola con cui molti, troppi si riempiono la bocca, dimostrando nei fatti di non sapere cosa sia. 
Prendiamo l'esempio più recente. C'è una lunga e ricca estate 2014 da annunciare, bisogna far sapere dove si giocheranno i Mondiali femminili che l'Italia ospiterà, dove si giocheranno le sei partite della World League. Qualcosa era trapelato, e subito erano arrivate le preghiere a non dirlo. Per evitare le consuete liti bisognava attendere che le cose fossero ufficiali. Invece, prima il comitato lombardo rivela ciò che lo riguarda. Poi il Comitato laziale nel corso di un'occasione conviviale anticipa nientepopodimenoche Italia-Polonia si giocherà al Foro Italico l'8 giugno, all'aperto. In teoria, poter andare ad un pranzo significava avere una notizia. Non poter andare, non averla. In teoria, per fortuna. Solo in teoria.

E quando il Consiglio federale ha messo nero su bianco, sapete quando l'ha comunicato? All'improvviso, poco prima delle ore 20 di mercoledì sera. Ora, è noto che i giornali sportivi hanno poco spazio e tante altre cose da trattare. Quindi posso tranquillamente cavarmela con un chissenefrega e peggio per loro
Ma dal punto di vista della Federazione mi farei un bell'esame di coscienza e penserei di aver clamorosamente sbagliato strategia, alla luce del nulla o quasi, pubblicato stamane dai giornali. Penserei di aver perso un'occasione per far parlare positivamente di pallavolo, infiocchettando un bel servizio sull'estate azzurra piena di avvenimenti e novità. Dubito che in Fipav avranno l'umiltà di lasciar fare comunicazione a chi la sa fare. Il verdetto? Beh, inevitabile. Fipav..."scomunicata"

P.S. So di toccare un nervo scoperto per molti. Lo sport che nell'ultimo decennio ha fatto un enorme salto di qualità a livello di comunicazione è stato il rugby. Chiedetevi chi c'è stato dietro quel boom, chi ha avviato la strategia di comunicazione appropriata. Potreste scoprire che è la stessa persona che fece decollare la presenza mediatica, facendo lievitare la qualità e la quantità dell'offerta, della pallavolo anni '90.

VOLLEY Non chiamateli sorteggi...

Devo confessare di essere stufo di assistere sempre agli stessi scempi sportivi, di registrarli vanamente, di essere in qualche modo complice continuando a scrivere di volley come se fosse uno sport serio. Ora sulla Cev si è accesa la disputa tra chi pensa che la sigla stia a sintetizzare Confederazione Ebeti Volley e chi invece pensa che significi Congrega Estranea al Volley. Penso che abbiamo ragione tutti. Cev una volta il volley... come tante volte si è già scritto. Invece di accanirsi sempre contro il calcio, con lo snobismo di chi non vive passioni e conserva una certa puzza sotto il naso, il mondo del volley farebbe bene a rendersi conto da che razza di mediocri si fa gestire, dominare e prendere in giro regolarmente. A tutti i livelli.
 Il presidente Meyer, è acclarato, da tempo ha dimostrato le sue qualità.Nel senso che ormai tutti sanno che è sportivamente un dirigente inadeguato e incapace (lo ha dimostrato anno dopo anno con i regolamenti varati, ad esempio, per le coppe europee. Oggi con gli accoppiamenti dei play off di Champions League (non definiteli sorteggi perchè rischiereste la querela: di casuale non c'è stato proprio nulla) l'ennesima puntata-insulto alle regole sportive. Squadre dello stesso Paese costrette ad affrontarsi fin dal primo turno dei play off (Lube Macerata - Copra Piacenza), squadre che hanno appena giocato contro nel girone dovranno riaffrontarsi nel secondo turno dei play off (Lube-Kazan, se passeranno). Una vergogna che perfino il vituperato calcio ha messo al bando nel primo turno ad eliminazione diretta di Champions League ed Europa League. E comunque lì è avvenuto tutto per sorteggio, realmente casuale.
Stavolta è toccato ad Halkbank Ankara e Rabita Baku comprarsi la semifinale di Champions League. Possiamo considerare seria una manifestazione che da anni mette in vendita un posto tra le quattro? Non credo. Ma questa è la pallavolo europea che abbiamo. E l'Italia, con la sua politica estera federale e con l'atteggiamento palesato per decenni dai club. ha una grossa corresponsabilità se la Cev non ha mai fatto un salto di qualità. Questa è la Cev che con la vostra complicità tenete in piedi, cari dirigenti. Almeno non fateci sentire ogni volta i vostri lamenti. Quali battaglie sono state fatte, che iniziative sono state prese per contrastare la gerontoscarsacrazia della Cev?


250, 500, 750, 400, 900, 420. Sono gli spettatori presenti alle partite di coppe europee giocate stasera. Ma nei giorni scorsi, accanto a qualche boom dignitoso di pubblico, ovvero con almeno 2000 spettatori, facevano bella mostra di sè vari 125, 250, 150, 200 e così via. Ora se ci sono squadre che devono spendere decine di migliaia di euro in tempi di crisi per andare a giocare di fronte a 150 persone, la dirigenza Cev che mette in piedi il baraccone, dovrebbe essere cacciata in massa, dato che non ha nemmeno la verogna di dimettersi.

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LEGGE DI LEANDERTHAL Le chiavi e la spesa

Le chiavi e le buste della spesa

Se quando si va a fare la spesa, si hanno le mani occupate da pesanti buste, quando si arriva davanti alla macchina, dovendola  aprire, le chiavi saranno sicuramente nella tasca sinistra, se la mano con la busta pesante è la destra. Nella tasca destra se la mano con la busta più pesante è la sinistra. 

 La legge di Leanderthal relativa, è valida anche se si cercano le chiavi del portone.

mercoledì 18 dicembre 2013

VOLLEY Prosecco con la segretaria


A volte il volley ricorda di essere uno sport dove se non tutto, molto può succedere. Da una parte ci sono i politicanti delle varie federazioni europee e internazionali, che magari multano una federazione perchè una bandiera appesa al soffitto risulta storta, o perchè un cesto di ciliege non è ben sistemato sul tavolo (accadde anche questo, in Puglia lo ricordano).
        Dall’altra si fanno beffare sotto il naso su temi che in teoria dovrebbero essere più importanti. Molti ricorderanno, all’epoca in cui Daniele Bagnoli ricopriva il ruolo di ct della Nazionale russa, il suo vice effettivo Piazza in realtà figurava come fisioterapista.
        Martedì sera nella Champions League femminile è accaduta una cosa che può anche risultare divertente, ma che in fin dei conti non testimonia a favore dell’avvedutezza di certi regolamenti e della serietà di chi, trovandosi nella condizione di non poterli rispettare, ricorre al trucchetto, alla furbata.
        La squadra dell’Imoco Conegliano, che in Europa è sponsorizzata nella denominazione dall’etichetta Prosecco Doc, martedì sera giocava ad Istanbul (in un Palasport coperto, senza neve e senza campo rovinato dai trattori del Galatasaray calcio). Mancandole Raffaella Calloni, che si è infortunata ed è stata operata di recente, a disposizione del tecnico Marco Gaspari c’erano solo undici giocatrici. Per evitare l’ammenda prevista dalla Cev (3.000 euro) per la squadra che non si presenta con un roster da 12 atlete, il Conegliano ha inserito nella lista e tesserato Alice Scodellaro, non una giocatrice ma la graziosa segretaria del club. Scelta che indubbiamente regala visibilità e suscita curiosità a livello mediatico, ma che sportivamente parlando fa un po’ tornare indietro ad un volley d’altri tempi, quando poteva accadere un po’ di tutto. E comunque, almeno per una sera, suppongo che ad Alice sia parso di stare nel paese delle meraviglie...

Posso immaginare il suo stato d'animo nel raggiungere lo spogliatoio di Istanbul da... abusiva, posso supporre che strana sensazione deve aver provato nello spogliarsi insieme con le undici giocatrici della squadra, nel vestirsi accanto a loro, indossando maglietta e pantaloncini griffati Prosecco Doc. Magari le sarà venuto in mente di aver alzato un po' il gomito, di aver mandato giù qualche bicchiere di Prosecco di troppo (ma in Veneto reggono bene il vino...). A modo suo la storia di Alice era molto curiosa da raccontare. Le avremmo voluto rivolgere queste semplici domandine. 
Ma Alice Scodellaro ha preferito non parlarne, ha rifiutato di raccontarsi e raccontare la sua strana serata turca (la squadra tra l'altro ha perso 3-2 dopo essere stata in vantaggio per 2-0). 
Più probabile però (non è una certezza ma un forte, fortissimo sospetto) che sia stata la società ad imporle o chiederle di non parlare. Decisione da rispettare, anche se non certo da condividere.
Ci si lamenta sempre della difficoltà di far comparire il volley sui giornali e per una volta che c'è la possibilità di avere attenzione, si preferisce rifiutare. Se Conegliano adesso (ma non prima) trova disdiscevole l'episodio e rifiuta di tornarci sopra, poteva evitare di mettere a referto Alice. L'atto è del club, non dei giornalisti che se ne sono accorti e ovviamente ne hanno scritto.
Bah... forse il Prosecco, anche se Doc come quello di Conegliano, fa perdere lucidità e dimenticare le elementari regole della comunicazione.
     

  Ecco la foto buffa delle Pantere di Conegliano che fanno gli auguri di buone feste.
Senza Alice Scodellaro, naturalmente...

CINEMA Ben Stiller: "E' la carta, bellezza"

 http://www.waltermitty.com/

Presentando il suo film, I sogni segreti di Walter Mitty (che è il remake di Sogni proibiti,, film del 1947 con Danny Kaye), Ben Stiller tra l'altro ha detto: "Appartengo alla generazione che ha vissuto la prima volta di tante cose. Ricordo il primo computer, il primo cellulare, il primo videogioco. Ho visto la transizione dall'analogico al digitale. E' un peccato che oggi tanti ragazzi non abbiano la percezione di quanto sia bello sfogliare una rivista o prendere un mano un libro, io odio leggerli sui tablet"
E già, il fascino perduto ma insostituibile della carta. Humphrey Bogart avrebbe detto: "E' la carta, bellezza!"



http://www.youtube.com/watch?v=7J9IFYnEh-M

martedì 17 dicembre 2013

VOLLEY Parodi: "Non ce la faccio più..."


Simone Parodi sta vivendo un periodo molto difficile della sua carriera di pallavolista. Forse non il peggiore, perchè uno che si è già dovuto operare per ricostruire il ginocchio, sa già cosa siano il dolore, il dubbio, la paura di non tornare ad essere quel che era.
    Lo schiacciatore della Lube Macerata da circa tre mesi è tornato prigioniero del malessere fisico. Durante gli Europei nella parte posteriore delle sue ginocchia si sono materializzate delle escrescenze, piccole cisti (la cisti del bagher, verrebbe da ribattezzare rifugiandosi nell’ironia, la cisti di Baker che è appunto il problema di Simone).
    Intanto non è stato semplice capire e diagnosticare cosa fossero quelle ospiti inattese e sgradite. Poi non è stato facile anche gestirsi, tra la Nazionale che stava giocando gli Europei e poi Macerata, il suo club, che iniziava la stagione. Paradossalmente Simone è stato aiutato da un altro infortunio: alla fine di ottobre si è rotto il dito della mano destra e grazie a questo problema, non ha nemmeno dovuto pensare a chiamarsi fuori dalla trasferta azzurra per la Grand Champions Cup. Assenza forzata e terapeutica.
    Ma ora la Nazionale, con cui Simone Parodi ha vinto due argenti europei e un bronzo olimpico, è per forza un obiettivo lontano. Prima viene la guarigione, prima viene la Lube Macerata. A proposito di Nazionale, proprio ieri è stato in qualche modo confermato che l’Italia giocherà l’8 giugno a Roma la sua partita di World League con la Polonia. Teatro sarà lo Stadio del tennis, al Foro Italico, che fino al giorno prima ospiterà gli Europei di beach volley. Gli azzurri dunque giocheranno all’aperto, forse nel tardo pomeriggio per evitare la pericolosissima umidità notturna della zona. Ma il pensiero di Parodi per ora è concentrato su campionato e Champions League. Con la speranza di smettere presto i panni di spettatore non giocatore.

Simone, ci spieghi bene la natura e il tipo di infortunio che ha. Quando comparve, come lo curò durante gli Europei e poi nei mesi scorsi a Macerata?
«Negli ultimi due anni, da quando ho ripreso dopo il grave infortunio al ginocchio sinistro, c'è stato un pesante carico di lavoro. Il ginocchio operato, ancor più il destro che ha sopportato molto durante la rieducazione del ginocchio infortunato, ne hanno evidentemente risentito. Ho giocato e saltato tanto e spesso, poi il naturale e costante impegno in ricezione, Così, gradualmente, il ginocchio sinistro ha iniziato ad infiammarsi mentre nascevano dei problemi anche al destro. E’ colpa principalmente della “Ciste di Baker” che è cresciuta dietro entrambe le ginocchia. Tenuta sotto pressione per i tanti e diversi movimenti di gioco facilita, appunto l’infiammazione»

    Che tipo di dolore avverte, cosa può accadere se continua a giocare?
«Il dolore, delle fitte, lo sento molto quando gioco, naturalmente. Ma lo avverto non tanto quando salto, schiaccio o muro, ma soprattutto quando ricevo. Se scendo sotto i novanta gradi mi comprimo di più ed il dolore è decisamente forte. E’ una situazione che come è arrivata se ne dovrebbe andare, piano piano, con cure e riposo. Oppure ci sarebbe un intervento che, al momento non penso di effettuare»
   
Ha mai pensato di tirarsi da parte, dire: ora ho bisogno di stare un mese fermo e recuperare? O non le è stata fatta ancora una diagnosi precisa?
    «Fermarmi totalmente proprio no. Il periodo in cui ho effettuato una lunga sosta dopo gli Europei era anche per cercare di recuperare il mio generale stato fisico. Ero stanco oltre ai diversi piccoli grandi guai che mi portavo dietro. Dovete sapere che le mie ginocchia, che non sono poi tanto male, però si sono sublussate quattro volte, e ci sono così problemi di cartilagine. Si è decisamente usurata e così è diventato tutto più difficile».
   
    Lei ha già superato un grave infortunio nella sua carriera. Ciò la rende più forte o invece aumenta i suoi timori?
«Sono forte di carattere, questo sicuramente. Ma in questo momento sono veramente giù di morale. E’ una situazione pesante, psicologicamente la sto accusando. Sono stanco, ho voglia di tornare, rendermi utile, ritrovare il giusto equilibrio e mi piacerebbe partecipare a quanto sta accadendo alla mia Lube. Stiamo facendo, anzi stanno facendo molto bene e vorrei tornare a dare quanto prima il mio contributo»

    Cosa sta facendo in questo periodo senza partite, svolge un lavoro fisico di mantenimento o nulla? Che pensieri le passano per la testa?
«Un lavoro particolare ma ritengo pesante, forse ho spinto un po’ troppo ed il ginocchio non è abituato, s’è gonfiato ed è stato necessario siringare il liquido sinoviale senza traccia di sangue. Però, ancora stop, un po’ di pesi per le braccia ma nulla più».



Sul Corriere dello Sport di martedì 17 dicembre 2013

lunedì 16 dicembre 2013

VOLLEY Scommettiamo sulla A1? Meglio di no...

Avrei la curiosità di sapere quanti soldi vengono scommessi ogni settimana sul campionato di Serie A1 di pallavolo. Ormai si scommette su tutto e anche se la maggior parte degli scommettitori punta sul calcio, chi vuole può andarsi a scovare le quote delle partite di pallavolo, può divertirsi a farlo. Roba di nicchia, sia chiaro, al punto che nella maggior parte delle agenzie le quote non vengono nemmeno stampate e pubblicizzate. E qui già mi pare di individuare una mancanza, sia da parte delle agenzie di scommesse che della stessa Lega, che dovrebbe spingere per vedere pubblicizzare le sue partite da giocare. Perchè il volume di gioco fa lievitare interesse e notorietà.
Detto questo, ciò che è accaduto domenica ha richiamato la mia attenzione. A parte lo scontato (per me almeno) 3-0 della Lube su Cuneo ed il prevedibile 3-1 di Perugia su Latina, si sono verificati i risultati che meglio pagavano, ovvero in teoria meno probabili. Insomma, giocando il 3-0 di Trento su Piacenza, il 3-0 in trasferta del Verona sul Modena, il 3-0 di Ravenna sul campo di Molfetta, c'era da mettere in cassa un bel gruzzolo.

Guarda caso i risultati verificatisi erano quelli giudicati meno probabili, nelle scommesse a risultato esatto proposte. E non sto parlando della necessità di giocare grandi cifre. La memoria potrebbe ingannarmi, ma non vado lontano dalla realtà se cito i 3-0 esterni di Molfetta e Verona offerti in quote vicine al 20, così come era ben bancato il 3-0 di Trento su Piacenza, data per favorita. Insomma, giocando anche solo 1 euro, azzeccando il filotto delle cinque partite domenicali, c'era la possibilità di intascare qualche migliaio di euro. Ma chi ha soldi da investire, giocando anche una gara secca data a 20, senza moltiplicatori della martingala, con 100 euro ne avrebbe vinti 2000.
Il tutto senza clamori, perchè se si registrassero flussi anomali o esagerati di scommesse su una partita o su una serie di gare, le agenzie di betting lo segnalerebbero, come mi segnala un collega esperto del settore. Magari si può valutare che in Italia c'è ancora florido un settore di scommesse clandestine, dove se qualcuno avesse voluto guadagnatre scommettendo sullo 0-3 di una squadra, quotato 20 volte la posta, avrebbe potuto farlo tranquillamente. 

Due allenatori delle tre squadre soprendentemente travolte hanno parlato di peggior prestazione dell'anno (Lorenzetti di Casa Modena, Monti della Copra Piacenza). Aggiungiamo l'assenza di retrocessioni, il relativo valore delle singole partite di campionato... Insomma, forse è meglio non scommettere sul campionato di Serie A1. Anche se forse non capiteranno tutte le settimane tre sorpresone su cinque partite, come è successo domenica.

domenica 15 dicembre 2013

TIRO A VOLO Pellielo e i predatori di medaglie

ROMA - Il tiro a volo è abituato a fare incetta di medaglie ovunque gareggi, ma una bella festa per celebrare i suoi campioni, i suoi tecnici e i dirigenti di società che hanno contribuito ad alimentare questa fabbrica di medaglie, non era abituato a viverla.
    Però c’è sempre una prima volta e l’occasione l’ha fornita la necessità di una Assemblea Straordinaria con cui il presidente della Fitav, il senatore Luciano Rossi, ha adeguato lo statuto per aggiornarlo con le norme internazionali. «Abbiamo recuperato discipline non olimpiche, cercando di dare coinvolgimento emotivo ed opportunità. Perchè si rischiava di lasciare troppo indietro la base. Questa riunificazione ha una funzione sociale, che cerchiamo di svolgere al meglio».

 E così il Salone d’onore del Coni, con il presidente Malagò ed il segretario Fabbricini a fare gli onori di casa, ha riunito e gratificato le società di ogni parte d’Italia, ha applaudito molte delle stelle che hanno brillato nelle ultime due stagioni, concedendo l’onore della ribalta anche ai protagonisti delle discipline non olimpiche, fatalmente esclusi dalla ribalta, ormai quasi abituale dei tiratori di trap, skeet e double trap.
    C’era anche da festeggiare il recente successo della politica italiana, poichè proprio dal presidente Rossi è partita la spinta per convincere la Federazione Internazionale ad uniformare le carte olimpiche femminili con quelle maschili, raddoppiandole. All’Olimpiade di Rio 2016 dunque, avremo due donne in gara nello skeet e nel trap: inutile ricordare che in tal modo aumentano le possibilità azzurre di salire sul podio. A proposito, Jessica Rossi è in meritata vacanza, ha salutato con un video.
    Altro successo politico l’assegnazione dei Mondiali del 2015: si svolgeranno a Lonato e se non ci saranno intoppi, vedranno il vercellese Giovanni Pellielo inseguire un’impresa mai riuscita ad altri tiratori, conquistare cinque titoli iridati.Ma ci sarà tempo, i tiratori sono gente semplice, colta e concreta. Sanno che gli impegni si affrontano uno alla volta, come i piattelli in pedana, senza guardare troppo avanti.

Sabatino Durante ha gestito il lungo elenco di premiati, regalando stimoli e battute, scherzando e pungendo, come suo costume. Da Massimo Fabbrizi a Luigi Agostino Lodde (che ha rivolto «un grande abbraccio alla mia terra, la Sardegna, così dueramente colpita»), da Cenci a Pera, a Benelli.
    «Siamo una forza - ha sottolineato Mirco Cenci, ct del double trap - Abbiamo saputo subito adeguarci ai cambiamenti di regolamenti». Albano Pera, ct della Fossa: «Ho una squadra di ragazzi eccezionali. Il nostro motore è sempre caldo. Ho insegnato loro ad essere egoisti, devono volere più di tutto la vittoria. Poi le loro medaglie fanno felici anche noi»
    Andrea Benelli, campione olimpico ad Atene 2004, è diventato il ct dello skeet, richiamato dal presidente Rossi dopo che era andato ad allenare i tiratori di Cipro: «Non sarà facile ripeterci ai massimi livelli, ma ci proveremo»
   Mai banale, sempre equilibrato, Giovanni Pellielo, 43enne vercellese, ha colto l’occasione per un bilancio personale e per un ringraziamento sentito alla grande famiglia del tiro a volo. Cominciò a sparare a 18 anni, quattro anni dopo era già all’Olimpiade di Barcellona. Ora è partita una campagna per candidarlo al ruolo di portabandiera azzurro a Rio 2016.
    «Devo ringraziare perchè è grazie a tutti loro se in venticinque anni sono diventato quel che sono. Senza di loro non so cosa sarei stato». Pellielo arrivò allo sport per combattere l’asma, col diploma di perito agrario e un talento espresso nel nel ballo liscio. Avrebbe potuto perdersi, smarrirsi nell’attesa di un qualcosa che non sarebbe arrivato, come è successo e succederà a tanti ragazzi.
    Gli chiedono fino a quando tirerà...
    «Io non smetterei mai. Mi fiderò di chi mi dirà che è giunta l’ora di smettere. Mi fiderò come ho sempre fatto. Credo che noi possiamo essere utili in tanti modi»



 Chiara Cainero sta per diventare mamma
Assente giustificata per imminente maternità. Chiara Cainero si è mostrata con un video perchè sta giungendo al termine della sua gravidanza. Nei prossimi giorni dovrebbe diventare mamma, sarà un maschietto, Edoardo. Nonostante fosse invinta di cinque mesi, Chiara è stata una delle regine del tiro a volo la scorsa estate, con l’oro individuale e a squadre agli Europei di Suhl.
«La gravidanza mi ha portato bene. Da agosto non ho più toccato il fucile, ma ho continuato ad allenarmi a fare la preparazione. Vorrei tornare per gli Europei. Intanto desidero ringraziare ancora la Forestale e la Federazione: persone in gamba, atleti che si impegnano moltissimo. Per me è stato fondamentale il supporto di Andrea Benelli, che mi ha dato fiducia e mi ha sempre trattata come una atleta».




apparso sul Corriere dello Sport di domenica 15 dicembre 2013

VOLLEY Povera Lega, sepolta dai calendari


Devo ammettere che non vorrei essere nei panni della Lega Pallavolo Serie A Maschile. Giorni fa, leggendo comunicati dai toni se non proprio trionfalistici, quanto meno trasudanti ottimismo per l'interesse con cui la FIVB aveva accolto la proposta del Video Check (adottato quest'anno in tutte le partite della Serie A1), mi ero chiesto diffidando: dove sta la fregatura? Complice l'assenza dal posto di lavoro, fortunatamente nulla è stato pubblicato. Puntuale, il giorno dopo la conferma di quanto poco ottimismo meritasse di essere sparso. Il presidente brasiliano della Federazione internazionale, il signor Graca, ha avallato il calendario del prossimo quadriennio di attività internazionale. Molti eventi cambieranno la loro abituale collocazione ma in quest'occasione mi limito a sottolineare la prima "bomba" guastatrice piazzata nel cuore dei play off italiani: la finale del Mondiale di club a maggio. Ora direte voi: chi ci dice che una squadra italiana riuscirà a vincere la Champons League (Macerata, Piacenza e Trento facciano pure gli scongiuri)?
 A parte il fatto che il volley italiano ha notevole confidenza con le wild card, vi pare possibile dover aspettare metà marzo (come minimo) per sapere se i play off possono giocarsi regolarmente? Ma quando arriverà Ulisse a salvare la povera Lega, che vede la Penelope di Losanna disfare spesso e volentieri i planning faticosamente compilati tra mille variabili e incognite? Quando pianterà frecce nel cuore dei Proci, dei mercanti che sguazzano e fanno affari nel tempio del volley?
Seguo professionalmente di pallavolo da 24 anni. Da 24 anni le date sono un problema per i club italiani e per il campionato. Principalmente a causa dell'attività delle Nazionali, sempre privilegiata dalla Fivb come veicolo principale se non unico di promozione. Ora, da quando con i soldi freschi del Qatar prima e con l'interesse del Brasile poi, anche il Mondiale di Club è diventato appetibile. E quindi perfino club contro club, quando si parla di date.
L'obiezione è sempre la stessa: il campionato italiano non può essere il modello di riferimento che condiziona tutto il resto. Beh, a parte che quando fa comodo il campionato italiano è citato a modello. In realtà specie il Brasile ha sempre fatto il porco comodo suo, con i transfert per i giocatori prima, ora anche con le date. E gli italiani a subire, a pietire questo o quell'atleta, invece che farne a meno e mandare tutti a quel Paese (farli restare a casa loro, investendo gli stessi soldi per crescere giovani in casa).
Ora dovrebbe essere da tempo chiaro a tutti: i mesi che l'Italia vuole per il suo campionato, non ci sono. I club hanno il diritto di pagare gli stipendi in proporzione, alla maggior parte dei giocatori che fanno attività solo in campionato (anche se ciò determinerà malcontento e problematiche reali). 
Ma i nazionali chi li paga per il resto dei mesi? L'equilibrio è precario e potrebbe franare. Ci si può inventare altro per riempire e far circolare i marchi, ma già non si riesce a guadagnare spazio mediatico per il campionato, ogni altra cosa avrebbe appeal vicino allo zero.

La soluzione sarebbe un planning modello calcio. In settimane prefissate, uguali in tutto il mondo, si dà spazio alle Nazionali. Per il resto: attività dei campionati.

Tutti i big del volley internazionale, Italia inclusa, attorno a un tavolo a dividere il calendario equamente. Bisognerebbe snellire gli impegni, la miriade di tornei di qualificazione per tutto (per lo più ingiustificati), tornare alle scremature del passato, quando solo le non qualificate per piazzamenti e diritti ottenuti nelle grandi manifestazioni continentali, dovevano affrontare i tornei di qualificazione per l'Olimpiade. Ma è sempre e solo una questione di soldi, di potere.

Continuo a ritenere inadeguato, anacronistico e deleterio (pensando alla concorrenza di altre discipline) avere un campionato di soli cinque o sei mesi. E' utopia pretenderlo di sette mesi: la soluzione sarebbe, nell'arco dei sette mesi, contenere una o più pause-spazio per gli impegni delle Nazionali. Concordate con largo anticipo. Ma tra Cev e Fivb sono uno più malato dell'altro, in preda alla frenesia dei cambiamenti a ripetizione, spesso inutili, sempre improvvisi.

Aveva ragione John Lennon, quando cantava Power to the People: il guaio del volley è proprio questo, che il potere non è nelle mani della gente del volley...

Lega Pallavolo Serie A maschile: Massimo Righi, Yvonne Schlesinger, Fabrizio Rossini (nelle foto)