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martedì 24 dicembre 2013

CINEMA Spirit of the Marathon II - Storie di vita e di passioni, raccontate di corsa

Riflettevo ieri sera, il film di Jon Dunham mi ha fatto tornare in mente il titolo di un recente album di Jeff Beck, Emotion and commotion, nel quale compare una splendida versione del Nessun dorma, dalla Turandot di Puccini. Sono i sentimenti che suscita la visione del film girato prima, durante e dopo la Maratona di Roma del 2012. Spero che si riesca a farlo uscire, il prossimo febbraio, in dvd e bluray ad un prezzo in linea con le tasche vuote degli italiani perbene (e dunque, sicuramente, anche di tanti podisti). Al di là del servizio che sotto potete leggere, le storie che scorrono sullo schermo ti restano dentro in un gioco di rimandi tra le intenzioni del regista e autore e i personaggi prescelti, che non sono attori per fortuna, ma che hanno portato in scena loro stessi con naturalezza, intensità e partecipazione. Impossibile non emozionarsi, impossibile non commuoversi.


Ora anche i podisti italiani hanno il loro cult movie. Il dono di un maratoneta dilettante californiano, Jon Dunham, che ha scelto Roma e la Maratona romana per immergersi di nuovo nello Spirit of the Marathon. Il primo capitolo già gli aveva consentito di dimostrare le sue qualità, incassando e coprendo abbondantemente il milione di dollari speso per produrre quel primo docu film. Ma Spirit of the Marathon II, presentato ieri al Forum Sport Center, propone molto di italiano, affina le ambizioni e alza il target cinematografico. Non è semplicemente un documentario, un film sullo sport. Perchè Dunham ha sguinzagliato i suoi partner nel progetto alla ricerca di storie. Fatte di gambe in corsa ma soprattutto di cuore e passione, sentimenti ed emozioni, storie di vita, di fughe dai grandi dolori, oltre le proprie paure e i propri supposti limiti.
 
Storie di uomini e di donne, di giovani sportivi verso il sogno olimpico, di mamme e di ex giovani, storie di figlie e di padri, storie di coraggio e riscatto nell’Africa rude e spietata che, come in Ruanda, ha conosciuto le atrocità della guerra etnica.
    Jon Dunham si è scontrato con la burocrazia italiana, ha faticato ma è riuscito a filmare luoghi che attraverso il suo sguardo cinematografico, quasi pudico e denso di ammirazione, risultano più di semplici cartoline turistiche. Il contrario di quanto accaduto al grande Woody Allen, che ha avuto le chiavi della città per girare il suo deludente “To Rome with love”, non riuscendo però a coglierne e trasmetterne lo spirito vero, ma replicando stereotipi ormai stantii.
    E c’è da restare basiti, pensando che il film Spirit of the Marathon II era stato proposto al festival del cinema di Roma, che lo ha respinto giudicandolo non interessante. Un abbaglio imbarazzante per chi, evidentemente con fatale superficialità, ha rifiutato un’opera del genere.
    Jon Dunham è riuscito ad esplorare la grande bellezza di Roma, ripresa dall’alto e dal basso, inducendo i protagonisti a raccontarsi. Così è la vita: momenti divertenti, passaggi commoventi, frammenti di amore e dolore. Squarci d’intimità affettiva offerti sull’altare di un affresco collettivo, costruito pezzo dopo pezzo con le parole, i sorrisi e la commozione dei maratoneti.
    Epiphanie Nyrabarame ha sfidato i benpensanti del Ruanda per diventare un esempio per tutte le donne del suo Paese: «Una donna che corre non era ben vista da noi». E quando racconta del rogo della chiesa, con le persone dentro, gli occhi si arrossano. La prima volta che Julie Weiss, californiana di Los Angeles, ha portato a termine una maratona è stata subito dopo la morte del papà, stroncato da un cancro al pancreas. Julie ha corso 52 maratone in 52 settimane per “We Hope”, noi speriamo, raccogliendo fondi e sensibilizzando in ogni angolo del mondo sui problemi del cancro al pancreas. Cliff Scott non ce l’ha fatta a portare a termine il ciak più difficile: devastante ricordare gli ultimi attimi di vita del figlio, irretito dalla droga. «La maratona è una perfetta metafora della vita. Ognuno ha il suo obiettivo da inseguire, ognuno può cogliere la sua vittoria».
    Ylenia Anelli, mamma milanese la paragona al parto: «Un grande sforzo prima, una gioia immensa dopo. Comanda la testa, le gambe seguono...». Il sogno olimpico dell’ucraino Vasyl Matviychuk, che il regista seguirà poi fino alle nozze. Mimmo Scipioni e la sua Pizzeria del podista a San Lorenzo, a Roma. Originario di Poggio Filippo, un piccolo paesino vicino Tagliacozzo, in Abruzzo, Mimmo corre insieme al cugino, Domenico Anzini e la sera prima della maratona, parte del cast ha cenato nel suo locale. In comune hanno tutti una certezza: la prima maratona non si scorda mai. «E quando l’ho finita, mi sono sentito qualcuno...»  



La scheda


SPIRIT OF THE MARATHON II. Regia: Jon Dunham. Interpreti: Cliff Scott, Ylenia Anelli, Domenico Anzini, Mimmo Scipioni, Julia Weiss, Vasyl Matviychuk, Epiphanie Nyrabarame. Musiche: Jeff Beal. Produzione: Gwendaline Twist e Jon Dunham.
    Nel film compaiono anche con brevi interviste, grandi maratoneti come, tra gli altri, Gebrselassie, Gelindo Bordin, Stefano Baldini, Orlando Pizzolato, Grete Waitz, Paula Radcliffe, Frank Shorter, Bill Rodgers.
    Per girare le sue riprese aeree su Roma, la produzione si è avvalsa di un elicottero. La maratona invece è stata ripresa da 40 telecamere. E’ seguito un lungo lavoro per visionare il filmato scegliere le parti che sono state poi utilizzate nel docufilm. Il budget è stato di circa un milione di dollari.
    Il film, presentato al Festival del cinema Sportivo di Milano, incredibilmente e colpevolmente ignorato e respinto dal Festival del cinema di Roma, è uscito negli Stati Uniti il 12 giugno.
    In Italia la sua pubblicazione in dvd e bly ray è prevista per il mese di febbraio, circa un mese prima della Maratona di Roma 2014, in programma domenica 24 marzo.


* sul Corriere dello Sport di martedi 24 dicembre 2013