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martedì 30 dicembre 2014

ROMA La task force della "monnezza" ha sconfitto l''AMA

 Alla vigilia di Natale avevo letto sui quotidiani le dichiarazioni fiere dell'AMA, l'azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti a Roma. Si annunciava una task force per le feste.
Parole, parole, parole. Come troppo spesso capita. In realtà già alla vigilia delle festività, il fatto che non fosse stata ritirata la plastica e la carta che iniziava a tracimare dai cassonetti mi aveva fornito elementi di forte scetticismo. Confermati dalle immagini che vedete. 
Si salvano i cassonetti dell'umido, in cui oggi ho visto gettare una scatola da una ineffabile signora, che alla mia osservazione, ha reagito con un... "Ma non ci si capisce più niente, ci confondono con tutti questi cassonetti". Senza fermarmi mi sono limitato a ricordarle che: "Basta leggere cosa c'è scritto sulla fiancata dei cassonetti e, se non è daltonica, guardare i colori che li caratterizzano".

Detto questo, temo che in questa circostanza, dicembre 2014, la task force dell'Ama sia stata nettamente sconfitta dalla task forse della "monnezza" quotidiana. Noi il nostro lavoro di cittadini lo facciamo, riempiendo casa di cestini e secchi vari (umido, carta, indifferenziata, plastica, vetro). Con la macchia di quello stuolo di imbecilli che getta i giornali nel cassonetto della carta, ma belli impacchettati nella busta di plastica...

Per tacere di quella vox populi secondo la quale una buona percentuale di plastica viene gettata, ancora oggi, nell'indifferenziata, vanificando le finalità di riciclo ecologico e il lavoro che in ogni casa richiede lo smaltimento differenziati dei rifiuti. In parole povere, prendendo in giro i cittadini.




lunedì 29 dicembre 2014

ATLETICA Incredibile: la Nike storpia il nome di Roma sopprimendo la O

 Vieni avanti cre...ativo. Come sostiene un mio amico, i presunti creativi possono anche partorire idee che a loro sembrano geniali ed invece risultano bislacche se non ridicole, ma chi autorizza certe campagne non è meno responsabile di queste nefandezze. 
Anno dopo anno l'audacia di certi "geni" ha rimosso ogni freno inibitore, arrivando a proporre le cose più astruse. 
Nel caso della We Run Rome però, c'è un delitto di lesa maestà, perchè non si capisce che bisogno c'era di storpiare il nome della Città Eterna, che da Rome (Roma in inglese, e fin qui si potrebbe anche tollerare) diventa RME, neanche ci fosse da abbreviare la sigla per la sovrimpressione televisiva. E che è, il Real Medrid? Quindi sulla maglie e sul poster del percorso, Roma diventa RME. Il grande Totò avrebbe fatto sedere il creativo, avrebbe chiesto aiuto per avere pimice e pomice, avrebbe spalancato l'occhio del cre...ativo e avrebbe agito.*
Ma si vergogni... Parla (e scrivi) come magni

https://www.youtube.com/watch?v=tvQd5s-R_1c 

* Scena tratta dal film Totò a colori

giovedì 25 dicembre 2014

COSTUME Quando Babbo Natale era...al verde

http://www.diregiovani.it/rubriche/fotogallery/35974-babbo-natale-leggenda-origini-mito-nicola.dg

Potrà sembrare un'eresia ma anche Babbo Natale, così come lo percepiamo ai giorni nostri, è un frutto della pubblicità, dello strapotere delle multinazionali e della globalizzazione attuata per fini commerciali. 
In molte regioni italiane, fino agli anni '60 almeno, i doni li portava la Befana, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, il giorno in cui la Lotteria di Capodanno assegnava i milioni di lire che ogni italiano non baciato della ricchezza sognava per dare una svolta alla sua vita.
 "Che ti ha portato Babbo Natale?". "Nulla, io ho scritto alla befana...".
Poi le cose sono cambiate, con il boom della tv e dei fenomeni ad essa collegati, la pubblicità planetaria, le abitudini importate, scopiazzate, adottate, che hanno colonizzato tutto.

Oggi i rapporti di forza si sono ribaltati e Babbo Natale ha scalzato la Befana. Molto più vendibile l'immagine di Babbo Natale, arzillo e generoso vecchietto che vola sulla sua slitta magica, piuttosto che la vecchina volante su una vecchia scopa.
Se poi ricordiamo che in realtà sono varie le origini attribuite a Babbo Natale e ai doni natalizi, come potete leggere nei link che accludo. Paese, Regione che vai, Santa Claus o San Nicola che trovi... 
Basta dire che inizialmente il Babbo Natale europeo era vestito di verde, come i boschi della Lapponia dove...era fissata la sua dimora, non distante dal circolo polare artico, oltre Oulu, nei pressi di Rovaniemi, in Finlandia.
Insomma, pare proprio che il vestito rosso di Babbo Natale sia stato imposto dalla Coca Cola, che lo sostituì al verde per dare ulteriore slancio al suo prodotto, decennio dopo decennio divenuto simbolo integrante del Christmas Coke, fino ad ispirare le doppia cartolina, assai poco rispettosa della religione, che gioca sul Before Christ e sull'After Christ, cambiandolo appunto nel Babbo Natale prima e dopo la Coca Cola, dal verde al rosso.
Chissà, provare a rilanciare un Babbo Natale verde, da affiancare se non sovrapporre al rosso, potrebbe essere un buon inizio per mettere in discussione la dittatura consumistica di stampo americano. Quando, all'inizio di dicembre, ho iniziato a vedere le solite, stucchevoli e insopportabili pubblicità natalizie, di un Natale che peraltro non esiste più, ho provato un senso di fastidio.
Ma i pubblicitari sanno che tempi viviamo? Non si rendono conto di quanto sia stonato e irritante ciò che propongono? Dice: ma la gente vuole sognare. Forse. Ma soprattutto si è stancata di essere presa in giro e prima di sognare, vorrebbe riuscire a vivere. Con o senza Coca Cola. In fondo, a pensarci bene, il rosso e il verde hanno una cosa in comune. Simboleggiano, nei modi di dire, la mancanza di risorse economiche. 
Il conto in banca va in rosso quando non ci sono più soldi, quando gli euro finiscono, le famiglie restano al verde.
Buon Natale .

Ringrazio Luca De Sanctis per il disegno e per l'idea


martedì 23 dicembre 2014

CALCIO Juventus, dalla SuperCoppa al super k.o.

Non so quante volte, nelle innumerevoli sfide calcistiche terminate ai calci di rigore, un portiere sia riuscito a pararne tre senza che la sua squadra riuscisse però a vincere. E'accaduto al prodigioso Buffon nella SuperCoppa di Doha, prima ipotecata e poi, ripetutamente e generosamente riconcessa ad un Napoli che, pur nella sostanziale inferiorità, non si è mai arreso e ha sempre creduto nella vittoria.
Quattro errori la Juventus dal dischetto, tre il Napoli. Tra i bianconeri hanno sbagliato Tevez (palo pieno), poi Pereyra, Chiellini e Padoin. Già, Pereyra e Padoin, due dei tre cambi decisi da Allegri, che ha indubbiamente sbagliato a sostituire prematuramente Pirlo (rigorista) e a tenere come al solito ad ammuffire un altro rigorista, Giovinco. Col senno di poi (ma anche con quello di prima), errori pure di presunzione, perchè in una finale l'ipotesi di un epilogo dagli 11 metri è da tenere in considerazione. Ma prima di sprecare i suoi match-ball nella serie di rigori, la Juve ha gettato via la SupeCoppa due volte, con un atteggiamento incomprensibile. 
Come talvolta le succede quando va in vantaggio troppo presto, la Juve si è seduta, ha rallentato il ritmo. E nemmeno la lezione dell'1-1 le è servita, perchè perfino dopo il raddoppio con il gioiello di Tevez sul gioco di prestigio di monsieur Pogba, non ha saputo capire che il modo migliore per difendere il vantaggio era tenere il Napoli lontano, nella sua metà campo, come ha saputo fare a tratti imponendo il suo gioco. 
Una costante anche di questa Juve è subire buona parte dei gol in contropiede, magari con palla persa, come anche ieri è successo al presuntuoso Vidal che ha pensato bene di giocare di tacco lanciando la fuga verso la rete dei napoletani. Nemmeno può recriminare sulla sfortuna, perchè il Napoli ha colto due pali nei tempi regolamentari ed ha cercato di interpretare la sfida al meglio delle sue possibilità. 
Higuain batte Tevez 3-2: due giocatori di livello superiore, con caratteristiche diverse. Il Tevez di Doha meritava una SuperCoppa tutta sua. E così alla fine, solo i napoletani erano Allegri, per il tecnico livornese l'occasione di alzare il primo trofeo in bianconero è stata dispersa non senza responsabilità nel deserto.
Un monito per la Champions,  va rivisto l'atteggiamento generale, rammentando che tra un Pirlo e un Pereyra c'è ancora differenza e un oceano d'esperienza. E va decisamente migliorato l'assetto di una difesa a cui manca tremendamente Barzagli e in cui Evra soffre tanto e spesso non trova la posizione concedendo ampi spazi. Ma in generale certi automatismi del passato paiono sfilacciati. 
Dal trionfo a la beffa il passo può essere breve, ricordiamocene, pensando al campionato e all'Europa. La Roma ha il digiuno nel dna e non ha certo meno fame della Juve...

giovedì 18 dicembre 2014

CINEMA Pride

PRIDE - Regia: Matthew Warchus. Interpreti: Bill Naghy, Imelda Stanton, Dominic West, Paddy Considine, George McKay.
Quelli erano giorni che... ancora contemplavano parole come supporto, solidarietà, mutuo soccorso. Ecco un altro gioiello del cinema british, che sa coniugare impegno e spettacolo dei sentimenti come pochi altri, con un giusto mix tra realtà e fantasy, camminando sul filo tra commedia e dramma. Pride è un gran bel film, che giustamente esce a Natale, per chi vuole
divertirsi ma sa anche apprezzare impegno civile e culto della memoria. Queste pagine non sono sui libri di Storia, perchè queste storie non ci finiscono, anche se dovrebbero essere testimonianze fondamentali del nostro tempo. L'era della Thatcher in Inghilterra e dintorni è stato un periodo buio, la dimostrazione di quanto i politici seguano logiche ben lontane dalla realtà della gente dei più bassi ceti sociali. Quando i minatori incontrano i gay (e le lesbiche), dopo un'iniziale e per certi versi irriducibile diffidenza, può anche scoppiare la comprensione, pur se poi le grettezza e l'ignoranza finiscono sempre con l'avere il loro peso. E' una pagina vera di storia britannica (si parla di Inghilterra e di Galles all'epoca dello sciopero die minatori, durato un anno intero). La perfida Thatcher arrivò a staccare il gas nelle case degli irriducibili scioperanti. Inciso: mi rifiutai di vedere il film sulla lady di ferro e se fossi stata Meryl Streep avrei rifiutato di interpretarla. Per gli inglesi quegli anni '80 sono stati davvero tremendi, come il cinema ci ha spesso mostrato, con film sempre diversi ma sempre intensi e riusciti. E dopo quest'episodio, questa battaglia condivisa, finalmente il parlamento britannico approvò una legge tollerante e adeguata per i gay, fino ad allora perseguitati, insultati, picchiati.
Un film divertente, dal tocco leggero e la narrazione brillante, con una serie di volti che bucano lo schermo e che rendono al meglio l'atmosfera del tempo. Spassosi gli incontri ravvicinati tra le ingenue donne anziane del villaggio gallese e le lesbiche londinesi, con il ballo e far da grimaldello perfino tra i rudi minatori omofobi del Galles. Bill Nighi e Imelda Stanton donano il loro carisma ad un film socialmente utile.

CINEMA Magic in the moonlight

MAGIC IN THE MOONLIGHT - Regia: Woody Allen. Interpreti: Colin Firth, Emma Stone, Jacki Weaver, Marcia Gay Harden, Hamish Linklater.


* Visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano

Sarà anche un Allen tiepido, ma al cinema i suoi film sanno sempre far scoccare la magìa tra schermo e sala. Colin Firth offre una eccellente prova d'attore nei panni di alter ego di Woody, con meno comicità ma uguale sarcasmo. Una sceneggiatura fitta fitta, incalzante nel duellare tra raziocino e magia, tra realtà e impostura, fra trucchi ed evidenze su cui le ragioni del cuore possono sorvolare. Il film è una sfida, un duello tra il potere dell'illusione e il freddo raziocinio, la ragione come guida del vivere, insensibile ai dolci richiami del sarebbe bello. Ma che male c'è ad illudersi se ciò serve a star meglio? Come diceva lo stesso Woody qualche film fa, basta che funzioni. E quando ci si mette in mezzo l'amore, anche la ragione può essere implacabilmente sopraffatta.

Stupefacente Colin Firth in versione "mago cinese". Affascinante il suo viaggio di andata e ritorno in terra nemica, dalla ragione all'illusione, dal materialismo allo...spiritismo. Non si ride forte ma come sempre con Allen, il film è un divertente e non effimero cibo per la mente. E farsi rapire dai dialoghi è un piacevole esercizio di stile.

CINEMA Ogni maledetto Natale

OGNI MALEDETTO NATALE - Regia: Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo. Interpreti: Alessandra Mastronardi, Alessandro Cattelan,  Francesco Pannofino, Marco Giallini, Corrado Guzzanti, Laura Morante, Caterina Guzzanti, Valerio Mastandrea, Stefano Fresi, Andrea Sartoretti.

Per essere diverso è diverso, dai cinepanettoni abituali. E questa è già una nota di merito. Però, visto che si poteva osare, si poteva volare più alto. Si sa, il grottesco piace o non piace, colpisce o esaspera, e questo Ogni maledetto Natale ha il merito di sorprendere e stemperare con la simpatia di fondo che genera e la curiosità che suscitano i personaggi, un'insofferenza congenita ad ogni forma di esagerazione. Però, di pancia, bisogna ammettere che la risata spesso sgorga spontanea dall'assurdità di questa famiglia fuori da...tutto, che anima la prima parte del film. Una coppia di giovani dopo pochi giorni di conoscenza si trova a vivere il temuto Natale, prima a casa di lei (Alessandra Mastronardi) poi a casa di lui (Alessandro Cattelan). Famiglie ovviamente agli antipodi. 
E l'idea migliore del film è proprio quella di sdoppiare gli attori che interpretano ruoli diversi nelle due famiglie. Bravi e divertenti. Detto che la "bestia" e lo "spurchia filetto" strappano risate, non ho trovato quella comicità rivoluzionaria e basic di un altro cinema di cui avevo letto. Un film che può essere sorbito gradevolmente e che resta in mente, ma senza la qualità di un vero cambiamento. 
Qua e là le frecciate arrivano, ma nulla di nuovo, anzi inserito nel solco di una collaudata tradizione, nella contrapposizione tra i ricchi e i poveri, tra i colti e gli ignoranti, tra gli indigeni e gli extracomunitari (i filippini che vanno tanto di moda e che Guzzanti porta dalla tv al grande schermo). Se fossi ancora un maestro darei una sufficienza, ma sì anche non stiracchiata, con l'immancabile nota a piè di pagina: si poteva fare di più. 
Nerbo e spessore regalano i caratteristi intorno alla coppia, un Marco Giallini che domina la scena, ma anche Pannofino, la Morante ("strega" di paese e nobildonna pseudo caritatevole), Mastandrea. Menzione particolare per Stefano Fresi, che avevo già apprezzato in Smetto quando voglio. Si sta imponendo come caratterista di indubbie qualità. 
Insomma, un maledetto Natale con la giusta dose di cattiveria e mostruosità, come quelle che spesso strisciano anche nelle migliori famiglie.

https://www.youtube.com/watch?v=hw-xYvxuf7A

CINEMA Il giovane favoloso

IL GIOVANE FAVOLOSO - Regia: Mario Martone. Interpreti: Elio Germano, Massimo Popolizio, Michele Riondino, Isabella Ragonese, Anna Mouglalis

Portare Giacomo Leopardi al cinema, con il suo pessimismo leopardiano, come frettolosamente etichettato, di questi tempi era una scelta coraggiosa. Così lontano, apparentemente, dalla gioventù contemporanea, così fuori moda per quel suo essere ripiegato su se stesso (anche fisicamente), così distante dal culto del corpo che ora impera, dell'apparire piuttosto che dell'essere. Eppure, in realtà, da una generazione di studenti all'altra, Giacomo Leopardi ha sempre attratto e affascinato chi si è lasciato contagiare dalle sue perole, dai sui pensieri, dalle sue riflessioni. Il merito del film di Martone è di avvicinare il mito Leopardi, di portarlo sullo stesso piano di un qualsiasi giovane tormentato ed infelice, che si senta prigioniero nella sua terra, nella sua casa, vessato da genitori che non capiscono e non lo comprendono, da una madre gelida e priva di umanità, una famiglia prigionera della morale ecclesiatica e cattolica.
Elio Germano è semplicemente fantastico nell'entrare e soffrire nel corpo infin deforme di Giacomo Leopardi, ingobbito sui libri e sui quaderni, la sua prigione, da cui vuole evadere ma da cui non riuscirà mai a staccarsi, a prendere la giusta distanza. Ma nemmeno il doloroso tradimento del suo fisico fiacca la sua voglia di vita, di fuga dal borgo natio, da quella Recanati che è stata la sua croce.
Una delle cose belle del film, indubbiamente impegnativo nel suo scorrere, è la fame di cultura che trasmette. Una febbre letteraria che rapiva, entusiasmava e faceva discutere, appassionare, litigare. Prevalentemente nei ceti elevati, certo, ma lasciando tracce anche nel popolino, per cui il traguardo poteva essere semplicemente imparare a leggere e a scrivere.
Martone lascia intuire pulsioni e tracce d'omossesualità in un Leopardi che incantava le donne con la sua mente e la sua qualità letteraria, sentimenti che non andavano oltre per le sue enormi problematiche fisiche. Ma, penso, all'origine Giacomo è attratto dalle donne, eccome. Se, forse, arrendendosi allo sfacelo del suo fisico, pensa anche ad altro, è solo per un ripiego mal riuscito di chi dalle donne si sente rifiutato. Ma, uomini o donne che siano, il fisico non sa regalargli che dolore. E come si arrabbia se qualcuno vorrebbe liquidare la sua poesia come inevitabile sfogo di frustrazione derivante solo dalla sua condizione e non come filosofia sulla condizione dell'essere umano. Ma è anche il destino di chi vede oltre, e la cui fotografia della reatà negativa viene scambiata per pessimismo. Leopardiano appunto.

martedì 16 dicembre 2014

VOLLEY L'artista Burri sulle maglie dell'AltoTevere Città di Castello/Sansepolcro

http://www.corrieredellosport.it/volley/a1_maschile/2014/12/16-388308/SuperLega%2C+AltoTevere+promuove+l%27arte+di+Burri


 Un primato l’AltoTevere ce l’ha già, indipendentemente dai risultati che riesce ad ottenere nella prima stagione di SuperLega. Forse nessuna squadra può vantare di avere sulla maglia il nome di un artista di fama mondiale come Alberto Burri. E’ la caratteristica della società nata e cresciuta a Città di Castello, che una volta sbarcata nella Serie A1 dei nostri tempi, ha dovuto traslocare due volte in cerca di un impianto idoneo, che non poteva avere a casa sua. Da Città di Castello a San Giustino e poi, con l’avvento della squadra di B1 femminile con cui avrebbe dovuto dividere l’attività, fino a San Sepolcro, regione toscana ma sempre nella valle dell’AltoTevere appunto.
  Il 12 marzo del 2015 ricorre il centenario della nascita di Alberto Burri, artista unico, che ha dato nobilltà artistica alla materia, rendendo le sue opere quasi viventi, da percepire anche con il tatto, utilizzando materiali riciclati. Le sue opere sono esposte nei più prestigiosi musei di tutto il mondo e dal 1978 a Città di Castello è attiva la Fondazione Burri, avviata dallo stesso artista, morto a Nizza nel 1995, quasi ottantenne.

  Proprio per conservare in modo tangibile il legame affettivo con Città di Castello, la società presieduta da Arveno Joan ha pensato di mettere sulla maglia il nome di Burri, considerando un vero onore che la cosa sia stata possibile grazie all’autorizzazione della Fondazione Burri, concessa per la prima volta per un’operazione di questo tipo.L’anno prossimo ci sarà una grande mostra al Guggenheim di New York e chissà che tra le opere esposte non possa esserci anche una maglia dell’AltoTevere, a sottolineare l’importanza di un artista che ogni settimana viene ricordato sui campi di pallavolo. La scritta Burri in caratteri maiuscoli, bianca su fondo nero, sia sulle divise rosse che su quelle bianche. E nella parte inferiore il riferimento al Cretto di Gibellina, una delle opere più celebri, che Burri realizzò nella cittadina siciliana rasa al suolo dal terremoto del Belice del 1968.
 E il campionato? L’AltoTevere sta cercando faticosamente di ricostruirsi un’identità a San Sepolcro, che l’ha accolta con entusiasmo, anche se il ridimensionamento del budget e il ringiovanimento della squadra, non consentono altro che una stagione dignitosa, alle spalle delle grandi designate.



VOLLEY Massaccesi rimette il mandato, la Lega deve scegliere se aprire la crisi

 http://www.corrieredellosport.it/volley/a1_maschile/2014/12/16-388299/SuperLega%2C+Massaccesi+rimette+il+mandato

Con tutte le problematiche del periodo, la Lega Pallavolo maschile avrebbe fatto volentieri a meno di un’improvvisa e particolare crisi in cui è scivolata da domenica sera, dopo il violento attacco sferrato dal presidente del Perugia, Gino Sirci, al presidente della Lega, Albino Massaccesi. Conseguenza di un episodio, peraltro palesemente frainteso, avvenuto nel corso dell’anticipo di sabato Lube Treia-Sir Perugia. Ritenendo che Massaccesi fosse andato ad inveire contro gli arbitri (quando invece il dirigente marchigiano si era alzato per andare a strigliare la sua squadra che stava giocando male), Sirci ha scritto un comunicato molto duro e pesante, invitando Massaccesi a dimettersi dalla sua carica in Lega.
E così quella che avrebbe potuto rimanere una querelle personale, tra l’altro risolvibile a quattr’occhi a fine partita o anche al telefono il giorno dopo, è diventata una pubblica bufera che ora la Lega si trova ad affrontare in tempi stretti.
Albino Massaccesi infatti, lunedì ha comunicato con una lettera al Consiglio di Lega, di cui lo stesso Sirci fa parte, la sua volontà di rimettere il mandato. Ora il Consiglio dovrà riunirsi in tempi brevi, probabilmente tra giovedì e venerdi, per un
confronto sulle dimissioni di Massaccesi. Il Consiglio è composto anche dai vicepresidenti Falivene e Miccolis, da Sirci, Joan, Cormio, D’Onofrio e Righi. Non è detto che si arrivi ad una votazione ma se la questione personale (perchè Sirci non è contrario al doppio incarico della presidenza di Lega) non si risolverà non è nemmeno escluso che possa essere alla fine Sirci a decidere di lasciare il Consiglio.

domenica 14 dicembre 2014

VOLLEY Dopo Treia-Perugia, Sirci invita il presidente di Lega Massaccesi a dimettersi

 http://www.corrieredellosport.it/volley/a1_maschile/2014/12/14-388093/Superlega%2C+Sirci+chiede+le+dimissioni+di+Massaccesi

Di solito bisognava aspettare le partite roventi dei play off per un certo tipo di polemica. Ma quest'anno la A1 si chiama SuperLega e dunque c'è stata una super velocità nell'accendere il fuoco di una diatriba ampiamente prevista da chi osserva il campionato italiano da diversi lustri. 
Non si è dovuto attendere quindi di giocare i play off per assistere alla non nuova polemica riguardante il doppio incarico del presidente della Lega. In questo caso Albino Massaccesi della Lube Treia, successore di Diego Mosna che era anche patron di Trento. Dopo l'anticipo di sabato a Macerata, fra Lube Treia e Sir Safety Perugia, il presidente del club umbro, Gino Sirci, ieri pomeriggio ha diffuso una nota con cui si è scagliato violentemente contro l'attuale presidente della Lega, nonchè storico e stimato dirigente della Lube.
«Con questa nota stampa - scrive Sirci - intendo stigmatizzare quanto successo durante la partita, nell’intervallo tra il terzo ed il quarto set. Momento nel quale il Sig. Massaccesi, presidente della SuperLega, ha lasciato la tribuna e si è portato con fare deciso direttamente alle spalle del secondo arbitro rivolgendosi allo stesso con tono imperativo, autoritario ed intimidatorio. Tutto questo di fronte alle telecamere di RaiSport ed all’amministratore delegato della SuperLega Massimo Righi. Oggi, a mente fredda, faccio al mondo della pallavolo italiana queste domande: come mai un comportamento del genere verso due arbitri che stavano oltretutto arbitrando bene una partita difficile? Cosa ha voluto rimarcare con quell’eclatante gesto il Sig. Massaccesi?
Io, da presidente di una società seria come quella che rappresento, dico questo: non è possibile vedere durante una partita un comportamento del genere che squalifica la pallavolo, le fa perdere credito, la fa retrocedere al ruolo di sport di seconda fascia, di sport paesano. Un comportamento palesemente di parte non consono al ruolo che riveste il Sig. Massaccesi e non rispettoso verso società serie come la mia che il presidente di SuperLega rappresenta e che deve tutelare. Un presidente ha il dovere di essere super partes, non solo durante la settimana, ma anche la domenica durante le partite.
Il comportamento tenuto ieri dal Sig. Massaccesi dimostra al tempo stesso che non è adatto a rivestire il ruolo di presidente della SuperLega. Io non mi sento rappresentato come persona e come società da un presidente che va ad intimidire platealmente l’arbitro e pertanto mi aspetto le dimissioni dal ruolo di presidente del Sig. Massaccesi. Non sarà mai una SuperLega seria e credibile se questo è il comportamento di chi ne è il presidente!».

Fin qui le parole scritte da Sirci. Ma non si può fare a meno di ricordare che quando si votò il rinnovo della dirigenza di Lega dopo la fine della presidente Mosna, si trattò di scegliere tra una figura esterna ai club o proseguire con il doppio incarico, osteggiato da tutti gli osservatori esterni ma non dai club, che infatti hanno votato di nuovo un doppio incarico. Osservazione che non mette certo in discussione le qualità di Albino Massaccesi. Ora, se Sirci votò contro il doppio incarico, ha il diritto di lamentarsi. Ma se anche lui si schierò a favore di un presidente proveniente ed operante in una società, non può che attendere le prossime elezioni ed iniziare una campagna di rinnovamento, su basi diverse.

Nella foto Gino Sirci (a destra) è con l'a.d. della Lega, Massimo Righi

venerdì 12 dicembre 2014

VOLLEY Premio Milita 2014 a Cristofani, riconoscimenti speciali a Bonitta, Tofoli e Paolucci

Le foto sono gentilmente concesse da Marika Torcivia /Fipav Lazio

Il tempo scorre in fretta, il Premio Milita è già arrivato alla tredicesima edizione, trofeo che la pallavolo del Lazio assegna ogni anno per ricordare la figura di un personaggio che è stato per molti e per l'intero movimento della regione, un punto di riferimento tecnico ed umano di primissimo piano. Lo hanno ricordato gli amici che l' hanno conosciuto bene nella giornata in cui, presso la sede del Circolo Canottieri Aniene, si è celebrato il suo ricordo assegnando premi significativi, con un palmares di primissimo piano. La Fipav Lazio, presieduta da Andrea Burlandi (”I mondiali sono stati una grande occasione per veicolare i valori che il nostro sport sa esprimere”), insieme con il presidente federale Carlo Magri, Luciano Cecchi (”Il mondiale è stato un grande successo, tecnico ed organizzativo”), il presidente del COL Roma dei Mondiali, Andrea Scozzese (”Orgoglioso di aver preso parte ad un evento così importante. Sono stati il miglior viatico per spingere il sogno olimpico di Roma 20124”), il presidente della Fipav Roma, Claudio Martinelli, il presidente della giuria Jacopo Volpi, ha creato l’occasione per alimentare sentimenti di riconoscenza e gratitudine.

Non sono cresciuto nel mondo della pallavolo, da esterno osservatore ogni volta che penso a Pietro Milita, mi si materializza dinanzi agli occhi il factotum che compariva anche durante le partite, sotto la rete, a sistemare l'asticella, a mettere una pezza dove serviva, a risolvere i piccoli e grandi problemi che fanno parte di una partita di pallavolo. L'immancabile saluto, il puntuale sorriso, quando ci si incontrava poi nei corridoi del Palazzetto dello Sport.


I nomi onorati con il Premio sono importanti, gente che ha fatto realmente la storia del volley, non solo di Roma e del Lazio. Il Premio Milita 2014 è andato a Luca Cristofani, freschissimo papà, tecnico vincitore di due scudetti giovanili con il VolleyRò ed approdato alla Nazionale giovanile. Poi i premi speciali. Nell’anno del trionfo emotivo e mediatico delle azzurre ai Mondiali, il ct Marco Bonitta è stato il destinatario del riconoscimento obbligato al fenomeno dell’anno pallavolistico. Poi un grandissimo azzurro del passato, Paolo Tofoli, che ora fa l’allenatore e che ha condotto il Tuscania dalla B alla serie A2. Trattenuto a Perugia dal suo tecnico Nikola Grbic per l’allenamento quotidiano della Sir Perugia, Adriano Paolucci, a qui è andato l’altro premio speciale. Adriano 14 anni fa vinse lo scudetto nel ruolo di secondo palleggiatore della Piaggio Roma, alle spalle proprio di Tofoli, e non più tardi del maggio scorso ha condotto il Perugia fino alla finale scudetto. Premio Lazio a Lidia Calò, che ha dedicato la sua vita all’insegnamento ed ai suoi ragazzi della pallavolo, cresciuti poi bene anche come cittadini, come ha orgogliosamente ricordato.



Hanno detto 

Bonitta: "Al Mondiale tutti insieme, creata una vera squadra"
Marco Bonitta:  “Ringrazio tutti, mi sono emozionato nel sentir raccontare il ricordo di questo amico che io non ho avuto il piacere di conoscere. La vicinanza delle persone appassionate di pallavolo credo che abbia contribuito e dato tanto alla nostra Nazionale. Abbiamo creato una vera squadra, con il giusto spirito e senso di appartenenza, ora dobbiamo aggiungere qualcosa dal punto di vista tecnico. Questa mentalità che si è venuta a creare, che in parte è vincente, lo deve diventare in maniera totale, perché questa è una squadra che può ancora dare tanto”.

Tofoli: "Sogno di allenare la Roma in SuperLega"
 
Paolo Tofoli:  "Tuscania è una realtà che può ancora crescere, ora siamo riusciti ad arrivare in A2. Giochiamo a Montefiascone. La zona del viterbese è una zona fertile, e il mio obiettivo è quello di creare una vera e propria cultura pallavolistica, ci vorrà del tempo ma spero di riuscire a portare la pallavolo ad alto livello nel Lazio. Lo scudetto del 2000 a Roma è stato indimenticabile: il record di pubblico al PalaEur, tutta la gente che sventolava le bandierine verdeblu. Sono ricordi davvero belli. Se dovessi confessare un sogno, ecco, mi piacerebbe che Roma tornasse ai massimi livelli con un club. E mi piacerebbe che fossi io ad allenarla. Ho iniziato la mia carriera in panchina a Pesaro con le donne, ora lavoro con grande umiltà cercando di insegnare educazione, diciplina e rispetto verso l'avversario ai miei ragazzi. La differenza tra allenare gli uomini e allenare le donne sta nell'approccio alla psicologia femminile".

Cristofani: "Ora vivo il sogno azzurro, poi la A1 con Roma?"


Luca Cristofani: "Un allenatore può fare tutto, sia con i giovani che con naazionali o club di livello. Forse per allenare i giovani ci vuole una predisposizione. Serve un po' più di pazienza, bisogna entrare nei panni di queste atlete che ancora non sanno quello realmente che vogliono. Bisogna guidarle piano piano. Volleyrò sta facendo qualcosa di incredibile, si sta strutturando sempre meglio e possiamo dare ancora di più, non solo a livello di risultato: è una società che oggi dà l'esempio in Italia. Abbiamo dei numeri enormi: 35 scuole, 600 iscritte, monitoriamo almeno 3000 bambini e sono numeri che fanno paura. Al momento non è indispensabile fare necessariamente una prima squadra di riferimento. Sicuramente Roma ne ha bisogno, che poi Volleyrò la debba fare da protagonista, questo si vedrà. Spero, da romano, in tempi molto brevi perché manca una pallavolo di riferimento. Per arrivare qui ci vogliono tanti anni, ho avuto vari esempi da seguire. Penso di fare il mio lavoro con passione e qualche volta questa passione porta ad ottenere dei buoni risultati. Sogni? Ne ho tanti, sicuramente quello di fare la Serie A1 a Roma. Ma ora vivo il sogno di guidare la Nazionale Juniores verso livelli importanti con l'aiuto di Marco Bonitta.”

Lidia Calò: "Vedo tanti miei alunni presenti qui oggi: hanno dimostrato che dalla scuola possono uscire dei ragazzi non solo bravi, ma anche dei piccoli campioni, che possono dare un apporto importante allo sport. Loro sono un esempio. Ho dedicato tantissimo a loro, finché non mi hanno fatto vicepreside. La cosa più bella che posso dire è che a loro serviva la pallavolo per diventare dei bravi cittadini, nella vita e nella società. Questo è l'augurio che può fare una docente agli studenti sportivi. Purtroppo oggi mancano le strutture e i docenti che spingano a fare queste cose. Devo ringraziare Gian Casoni, un grande personaggio di Roma, che era un appassionato di pallavolo. Quando lui decise di ripartire con la pallavolo si presentò da me al Liceo Virgilio e mi propose, visto che la mia squadra ai Giochi della Gioventù era molto forte, di fare la Società Sportiva Lazio e Liceo Virgilio. Iniziammo così e questi ragazzi ebbero una certa fortuna, arrivando anche in Serie A".





martedì 9 dicembre 2014

MUSICA L'album di duetti di Lando Fiorini con la... Selezione All Star Roma

 http://www.corrieredellosport.it/3/2010/11/30-142108/%C2%ABTi+presento+Roma+mia%C2%BB.+Album+di+Lando+Fiorini

In occasione del ritorno sulle scene di Lando Fiorini, ripropongo il servizio pubblicato sul Corriere dello Sport in occasione dell'uscita del suo ultimo album, dedicato naturalmente alla sua città, con la preziosa collaborazione di tanti amici, compresi Armando Trovajoli e Franco Califano, che ora non ci sono più.


 Un album di romani e romanisti dedicato alla Città Eterna, per celebrarla con il cuore e la popolarità di artisti amati da generazioni vicine e lontane. L’interista Califano e Serena Autieri che tifa Napoli sono i due ospiti della torcida musicale giallorossa. Ma quando c’è di mezzo Roma come città, la rivalità Roma-Lazio può anche essere messa da parte. Emozioni e musica, sentimenti e qualche lacrima. C’è tutto Lando Fiorini nella presentazione del suo ultimo progetto, «Ti presento Roma mia», qualcosa più di un album. Nella Protomoteca del Campidoglio, scorrono le immagini di Vacanze romane, il film di William Wyler che dopo 57 anni è ancora lo spot più amato per promuovere la Capitale, con l’indimenticabile scorribanda in Vespa di Audrey Hepburn e Gregory Peck. Iaia Fiastri, che ha scritto la canzone dell’omonimo musical che ora dà il titolo al cd di Lando Fiorini, cita John Turturro e lancia l’idea: «Questo album, con le sole canzoni, potrebbe diventare un film su Roma come il film Passione racconta Napoli». 
Emozionato e commosso, Lando ha cantato “Fijo mio” con l’amico Amedeo Minghi, conclusa da entrambi con gli occhi rossi ed umidi. «Non avevo mai cantato questa mia canzone - ha raccontato Minghi - Lo ringrazio anche per questo. Ho trovato subito bellissima questa idea. E’ un onore per me aver partecipato»,
L’idea fu di Francesco Fiorini, che con la sorella Carola ha sostenuto fortemente questo sogno, nato nel luglio del 2007. Un album con alcune tra le più belle e significative canzoni dedicate alla città, interpretate da Lando Fiorini con i suoi amici, la maggior parte dei quali come lui di fede calcistica romanista (ad eccezione dell’interista Califano e della napoletana Serena Autieri). «Figuratevi se i più importanti cantanti italiani accetteranno di venire a duettare con me!». «Tu prova, hai visto mai?» gli risposero i figli.


E tutti, infatti, hanno accettato di unirsi al progetto, una specie di nazionale delle stelle musicali di Roma. Il maestro Armando Trovajoli è stato il primo (“Ciumachella de Trastevere”, “E’ bello ave’ na donna dentro casa”), poi Amedeo Minghi, Antonello Venditti (“Roma capoccia“), Claudio Baglioni (“Ninna nanna della guerra“ su testo di Trilussa), Loretta Goggi (“Quanto sei bella Roma“), Alex Britti (“Chitarra romana“), Gigi Proietti (“Nun je dà retta Roma”), Luca Barbarossa (“Roma spogliata”), Franco Califano (“L’urtimo amico va via”), Tosca (“Sotto le stelle”), Sabrina Ferilli (“Roma nun fa la stupida stasera“), Serena Autieri (“Ti presento Roma mia“). «Grazie de core amici miei, ve ne sarò sempre grato» dice Lando abbracciando idealmente tutti i colleghi che lo hanno sostenuto ed aiutato a realizzare questo suo sogno. «Mi manca solo una voce - dice Lando - Gabriella Ferri». Alex Britti si è presentato in studio con tre chitarre con cui ha suonato la classica “Chitarra romana”, impreziosendola con un pregevole assolo moderno, Gigi Proietti ha impegnato Lando («Ha tirato fuori una voce così potente che mi riusciva difficile stargli dietro»), è riuscita la fusione di due stili lontani come quelli di Lando e di Barbarossa. Il risultato è un bel canzoniere della canzone romana, con qualche dolorosa omissione, era inevitabile, da un lato fedele alla tradizione, dall’altro anche innovativo con l’interessante riverniciata che i duetti regalano a brani conosciutissimi.

ROMA Lando Fiorini torna a cantare i suoi successi al Puff

http://www.corrieredellosport.it/attualita/2014/12/09-387476/Spettacolo%2C+Lando+Fiorini+sabato+canta+al+Puff

Lando Fiorini torna a cantare. L'appuntamento è al Puff, sabato sera alle 22.30. Il teatro trasteverino ospiterà il recital "Una voce una città", nel corso del quale l'artista romano canterà i suoi successi più famosi e più richiesti dal pubblico che per oltre 40 anni ha frequentato le sue stagioni teatrali nella culla della romanità che è sempre stata Il Puff. Il titolo rimanda ad una fortunata collection di Lando, ma naturalmente poter ascoltare dal vivo queste canzoni regala emozioni speciali.
L'ultima uscita discografica di Lando Fiorini risale al 2010, con l'album di duetti "Ti presento Roma mia", in cui cantava insieme con Califano e Minghi, Baglioni e Venditti, Loretta Goggi e Serena Autieri, Proietti, Barbarossa, Britti, Tosca e Sabrina Ferilli, oltre al maestro Trovajoli.
Lando Fiorini per il suo recital conserva la struttura della...partita di calcio e divide la serata in due tempi. Nell'intervallo ci sarà l'esibizione di Camillo Toscano, il comico cosentino che si è fatto molto apprezzare nelle ultime stagioni teatrali del Puff, con i suoi numeri divertenti e una comicità a tratti sofisticata e irresistibile.

lunedì 8 dicembre 2014

ATLETICA Usain Bolt ai fornelli con lo chef Jamie Oliver in Tv



 Personalmente devo ammettere di detestare questo genere di programmi, che invece tanta presa ha sul pubblico, anche sui giovani, putroppo. Più di 20 anni fa, in occasione dei primi viaggi in Giappone, vedevo i canali televisivi invasi da trasmissioni sul cibo, a qualsiasi ora del giorno si vedeva gente che cucinava, piatti di ogni tipo.
Da qualche anno c'è stata l'invasione delle trasmissioni "Factory", dagli aspiranti cuochi agli aspiranti cantanti. Una tv estremamente popolare che piace a telespettatori dal palato...diverso dal mio. A chi piace questo genere di cose, va segnalata una trasmissione che ha dell'eccezionale, se si guarda all'ospite coinvolto. Nientemeno che Usain Bolt, il primatista mondiale dei 100 e dei 200, plurimedagliato olimpico e mondiale.
Ho appreso la notizia dal comunicato stampa che riporto.

Da stasera alle 17.55 su laeffe (canale 50 DTT e tivùsat e canale 139 di Sky) lo chef-star Jamie Oliver in coppia con l’esperto di agricoltura e scienze alimentari Jimmy Doherty si cimenta in una serie di sfide all’ultimo piatto con ospiti veramente speciali. Per il buon cibo, infatti, vale sicuramente la pena lottare e l’imbattibile coppia di esperti dei fornelli in questa nuova serie mette alla prova i volti noti dello spettacolo, dello sport e della tv in una gara culinaria di ricette, senza esclusione d’ingredienti! 
A giocarsi la vittoria in questa gustosa sfida, tra le star, l’attrice Sienna Miller e il campione olimpico Usain Bolt e molti altri che sveleranno i loro piatti forti e i loro segreti in cucina. 




sabato 6 dicembre 2014

CINEMA Andiamo a Quel Paese


ANDIAMO A QUEL PAESE - Regia: Ficarra& Picone. Interpreti: Salvatore Ficarra & Valentino Picone, Tiziana Lodato, Lilly Tirinnanzi, Fatima Trotta, Francesco Paolantoni, Mariano Rigillo, Nino Frassica, Ludovico Caldarera.







Avevo "intraletto" giudizi poco positivi sull'ultimo film di Ficarre & Picone. Chiedo venia per il neologismo, ma come ho più volte scritto è impossibile leggere le recensioni dei film senza rovinarsi la visione, per cui al massimo vengo preso in contropiede dai titoli, nello sfoglio dei principali quotidiani politici. 
Quindi non che fossi prevenuto, ma ero consapevole che avrei potuto imbattermi in roba fiacca, scegliendo Ficarra & Picone, da assiduo spettatore della loro filmografia.
Invece Andiamo a Quel Paese mi ha divertito. 
In modo intelligente, mai sguaiato o volgare, come in ogni film della coppia. Decisamente superiore al precedente (Anche se è amore non si vede, il meno riuscito), il film prende spunto con garbo ma anche con efficacia, da problematiche attuali e le sviluppa con ironia, esagerando un po'come si conviene ad un cinema che vuole far ridere. Ma lo fa in modo intelligente. Le citazioni e riferimenti a Totò sono abbondanti ma nel gioco della coppia, alla fine si accetta, si sta al gioco, anche quando vengono in mente Stanlio e Ollio (la scena del ritiro delle pensioni).
Tutto ciò che pare esagerato, alla fine non lo è poi così tanto, come dimostrano le cronache quotidiane in cui quasi ogni famiglia di non elevato ceto si può imbattere ai giorni nostri.
Idea originale, momenti di irresistibile comicità ed un gruppo di attori efficace, come sempre nei film di Ficarra e Picone, che meritoriamente ripescano anche stavolta nomi di qualità, stelle italiane del teatro.  
Il 7 e l'8 riproponeva Remo Girone e Arnoldo Foà, La matassa Pino Caruso, Andiamo a Quel Paese manda in scena Mariano Rigillo.
Segnalazione di merito per Francesco Paolantoni, che dà inconsapevole stupore e divertentissima inettitudine al suo ruolo di brigadiere.
Una commedia italiana, che più italiana non si può per tematica, che non stona e con garbo centra il bersaglio. E poi, sui titoli di coda, che emozione riascoltare il vocione di Alberto Sordi cantare la sua celebre: E va... Inevitabile ripensare alla sera in cui la cantò per la prima volta, sul palcoscenico del Festival di Sanremo. Una vita fa

 Filmografia da registi



E VA
  • Me saro' chiesto cento
    mille volte
    io che non so'
    ne' re ne' imperatore
    che ho ffatto
    per trovamme sta reggina
    nel letto fra le bbraccia
    in fonno al core
    e dato si' che sei cosi' preziosa
    stasera io te vojo
    di' na cosa
    te c'hanno mai mannato
    a quel paese
    sapessi quanta gente che ce sta
    er primo cittadino e' amico mio
    tu dije che te c'ho mannato io
    e va e va
    va avanti tu
    che adesso c'ho da fa'...
    sarai la mia meta'
    ma si nun parti
    diventi un altro po' la mia trequarti
    e va e va
    nun puoi sape' er piacere che me fa'...
    magari qualche amico te consola
    cosi' tu fai la scarpa
    e lui te sola
    io te ce manno sola
    io te ce manno sola
    sola senza de me
    gia' che ce so
    me levo st'altro peso
    co' tte che fai il capoccia
    e stai piu' su
    te sei allargato troppo
    senti a coso
    mica t'offendi se
    te do del tu
    te c'hanno mai mannato
    a quel paese
    sapessi quanta gente che ce sta
    a tte te danno la medaglja d'oro
    e noi te ce mannammo tutti in coro
    e va e va
    chi va con la polenta e baccala'...
    io so' salmone
    e nun me 'mporta niente
    a me me piace anna' contro corente
    e va e va
    che piu' sei grosso
    e piu' ce devi anna'...
    e t'a ritroverai nel posto giusto
    e prima o poi vedrai
    ce provi gusto
    sto solo scherzando
    gussto sto solo cantando
    uh sto solo a scherza' pardon
    ma quanno alla mattina
    sto allo specchio
    c'e' un fatto
    che me bbutta giu' er morale
    io me ritrovo sempre
    ar gabbinetto
    e me ricanto addosso sto finale
    te c'hanno mai mannato a quel paese
    sapessi quanta gente che ce sta
    cosi' che m'encoraggio
    e me consolo
    cor fatto de mannammece da solo
    e va e va
    che si ce devi anna'
    ce devi anna'...
    tanto se te anniscondi dietro a un vetro
    na mano c'hai davanti e l'altra dietro
    e va e va
    e' inutile che stamo a litiga'...
    tenemoce abbracciati stretti stretti
    che tanto prima o poi
    ce annamo tutti
    a quel paese
    tutti a quel paese
    tutti a quel paese
    tutti a quel paese
    tutti a quel paese
    tutti a quel paese la' 






mercoledì 3 dicembre 2014

PERSONALE Il mio primo milione

Qualche giorno fa mi sono accorto che nel giro di un anno e mezzo, da quando sono approdato anche su  Google+, i miei testi hanno avuto oltre un milione di visualizzazioni, traguardo ampiamente già superato aggiungendo anche le cifre di Visto dal basso, il mio modesto blog amatoriale. Poche? Molte? Non importa. E' ciò che è scaturito spontaneamente, senza supporti (anzi...). Ed è un valore il dover dire grazie soltanto a ciascuno dei lettori che rendono, forse, meno inutili, i fiumi di parole messi su carta o sul web. 
GRAZIE!

lunedì 1 dicembre 2014

VOLLEY Berruto-De Giorgi sulla panchina azzurra, accoppiata rischiosa

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/12/01-386402/Volley%2C+De+Giorgi+vice+ct+di+Berruto%2C+errore+da+evitare

Fefè De Giorgi vice ct con Berruto? Se davvero è questa la strada che la Fipav intende percorrere, c’è il grosso rischio che si trasformi in un vicolo cieco, in un pasticcio che andrebbe evitato, nell’interesse generale della Nazionale ed anche dei singoli. De Giorgi ha già un curriculum sostanzioso e vincente come allenatore, ruolo che iniziò a ricoprire quando ancora giocava. Non è un tecnico emergente che deve farsi le ossa e crescere accanto ad un allenatore già affermato. La sua presenza risulterebbe decisamente troppo ingombrante e probabilmente fonte di equivoci e problematiche nuove, di cui questa Nazionale dopo il 13° posto ai Mondiali, non ha assolutamente bisogno. Il presidente Magri ed il Consiglio hanno confermato la fiducia  a Mauro Berruto (e ieri hanno diffuso una nota per dire che sarà Berruto a decidere: ma la sostanza non cambia). Tuttavia, se si scegliesse come vice Fefè, sarebbe una palese contraddizione. Ingiusta sia per il ct, che per De Giorgi (a rischio “bruciatura”, non dovrebbe accettare), tecnici dalle diverse caratteristiche e filosofie, divisi anche sul coinvolgimento nell’Associazione Allenatori (Aiapav). Il ct ha deciso di non farne parte, il pugliese ha aderito con convinzione ed entusiasmo.

Naturalmente, a scanso di equivoci, non sono in discussioni le qualità dei due allenatori ma l'idea di base di far convivere due tecnici di questo livello. E' come se nel calcio Conte, anzichè avere Alessio come secondo, venisse affiancato da Allegri, tanto per portare esempi semplici. Una coppia del genere rischierebbe seriamente di scoppiare. E anche di far scoppiare gli azzurri e la Nazionale, coinvolti inevitabilmente in un clima di confusione e di sdoppiamento di un ruolo che per definizione deve essere unico. Non a caso una volta il ct veniva appunto appellato come Commissario Unico. Ma questa naturalmente è soltanto la mia personale opinione.

domenica 30 novembre 2014

CALCIO Torino in versione bianconera: al derby con 5 ex

http://www.corrieredellosport.it/calcio/2014/11/30-386235/Juventus-Torino%2C+i+granata+con+5+ex+bianconeri
Forse anche i tifosi granata più intransigenti si sono ormai abituati a vedere certe cose in maniera diversa. Avere in maglia granata un ex giocatore della Juventus non è più un affronto inaccettabile, a meno che non si tratti di Maresca, a cui oggettivamente era difficile perdonare la celebre esultanza con le dita messe a mo’ di corna sulla testa dopo il gol del pareggio, nel derby del 22 febbraio 2002. 
I tempi cambiano, la crisi morde e non c’è troppo da stupirsi se il presidente Cairo proprio con la Juventus abbia spesso fatto affari. Basta ricordare il caso di Immobile, condiviso tra Juve e Toro prima in campo (e non serve rimarcare quanto la tifoseria granata lo rimpianga) e poi al mercato, con la cessione congiunta al Borussia Dortmund. Insomma, se c’è da rinforzare la squadra e se è possibile trarne vantaggi, sono graditi anche gli scambi con la Juventus. Tant’è vero che il sogno di Ventura è avere Giovinco a gennaio. E se qualcuno aveva dubbi, alla fine l’unica cosa che conta è il rendimento in campo, come ha dimostrato Immobile (che arrivò perfino a rischiare l’espulsione per un fallaccio da dietro sul polpaccio di Tevez). Si dà tutto per la maglia che si indossa, questo deve essere il calcio di oggi.
Fatto sta che il Torino non è mai stato...così bianconero come in questa stagione. Sono addirittura cinque i giocatori della rosa che hanno giocato nella loro carriera almeno una stagione con la maglia della Juventus. I due esterni difensivi Moretti e Molinaro, Nocerino, Amauri e Quagliarella. Sul fronte juventino invece, gli ex sono numericamente tre, ma in realtà sia il terzo portiere Robinho (che con i granata fece un campionato di serie B) che Motta, non sono praticamente mai impiegati. 
Il vero ex è Angelo Ogbonna, cresciuuto proprio nelle giovanili del Toro, con cui poi ha giocato 147 partite, segnando anche un gol. Per lui, ovviamente considerato un “traditore”, tanti fischi nella passata stagione, in occasione dei derby. 
Alla Juve non capita di rado di subire gol ad opera dei suoi ex giocatori, per questo il Torino conta molto sul suo bomber Quagliarella per coltivare quell’inconfessata speranza di fermare la marcia della capolista, che ha vinto gli ultimi sei derby e che non ne perde uno da ben diciannove anni: 9 aprile 1995, 1-2. Ci sarebbe anche Amauri, che però ha segnato solo un gol, in Europa League, e che Ventura terrà inizialmente in panchina, avendolo schierato l’altra sera contro il Bruges. Se Nocerino sta faticando ad ingranare, e il recente infortunio non lo aiuta, sia Moretti che Molinaro stanno dando qualità al Torino. Entrambi arrivarono giovanissimi in una Juventus che non era certo la corazzata attuale. Tutti e due hanno poi vissuto una positiva avventura all’estero: Moretti in Spagna con il Valencia, Molinaro in Germania con lo Stoccarda, prima di tornare in Italia ed approdare sull’altra sponda torinese.