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venerdì 31 gennaio 2014

CINEMA Blue Jasmine

BLUE JASMINE - Regia: Woody Allen. Interpreti: Cate Blanchett, Sally Hawkins, Alec Baldwin, Bobby Cannavale, Louis C.K, Andre Dice Clay, Peter Sarsgaard. Usa, 2013.

* visto in edizione originale con sottotitoli in italiano

Ma allora non è vero che Woody Allen è bollito, come aveva fatto pensare il suo film ambientato a Roma. Diciamo allora che Woody va in altalena: un film bello, uno insipido. Dopo l'originale e divertente Midnight in Paris, il deludente To Rome with love (proprio a Roma doveva toccare un film minore...). 
Ora Blue Jasmine, sorprendente, diverso, spiazzante per certi versi. Eppure magnifico, intenso, profondo. 
Un film che si distacca per molti aspetti dalla tipologia classica delle opere di Woody; poche battute, si sorride di situazioni e tipologie, mai sguaiatamente, mai a bocca aperta. Ma non è un limite, piuttosto una cifra stilistica diversa, in linea con gli argomenti che vengono trattati.
 Un film ricchissimo di spunti, drammaticamente intenso nel raccontare le nevrosi della protagonista, una strepitosa Cate Blanchett. Reggerebbe da sola tutto il film, lo sguardo della telecamera non la molla un istante e ce la mostra bella, elegante, donna di classe in ogni momento, anche quando non le resterebbe nulla, nei momenti peggiori e drammatici.
 Il racconto si svela a poco a poco, fino all'epilogo in flash-back rivelatore della dinamica che ha innescato il processo di autodistruzione. 
Difficile immaginare due sorelle adottive più diverse di Jasmine (che poi in realtà si chiamerebbe Jeanette) e Ginger (la bravissima Sally Hawkins). Una storia dei nostri tempi, che non santifica gli squali avventurieri della finanza come ha fatto Scorsese, ma ne racconta la conseguenze familiari, tratteggiando personaggi arroganti e bugiardi ma anche uomini semplici. Magari terra terra, lontani dalla cultura, ma dotati di sentimenti e umanità, capaci di genuino amore. 
E poi le sorelle: diversissime tra loro, agli antipodi. Con la più sfortunata in ogni caso legata alla ricca Jasmine, senza nulla a pretendere. Una sorella che finge, una sorella umile ma vera, nel provare il suo affetto, senza invidia, semmai con ammirazione.
Attraverso il prima e il dopo, Allen (come diversamente aveva in qualche modo fatto Cechov nelle Tre sorelle) racconta la loro felicità e la loro infelicità, direttamente connesse e perfino causate dagli eventi, dal legame forzato che si crea tra due coppie che più lontane non si potrebbe immaginare. Le dinamiche, i caratteri, la reazione agli eventi, illusioni e disillusioni, l'accuratezza con cui si è formato il cast e ciò che viene raccontato, rendono Blue Jasmine un film prezioso, uno dei migliori, umanamente migliori, del Woody Allen regista.


(fanta)VOLLEY Molfetta e la chiave mancante: colpa di...Paparesta

Dai provvedimenti disciplinari dopo l'ultima giornata di Serie A1
 A CARICO SODALIZI
Exprivia Molfetta – Multa di € 1.180,00 perché al termine della gara alcuni tifosi locali rivolgevano frasi offensive all’indirizzo degli arbitri, lanciando inoltre una monetina che colpiva alla testa il direttore di gara, e richiamo per inadeguatezza dello spogliatoio arbitrale privo di chiave.


Secondo indiscrezioni non confermate, pare che la società Exprivia Molfetta intenda far pagare l'ammenda per aver tolto la chiave dallo spogliatoio degli arbitri a tale Gianluca Paparesta, un ex arbitro di calcio nativo di Bari, che è riuscito a convincere i pugliesi, raccontando di essere stato protagonista, anni fa, di uno sgradevole episodio allo Stadio Granillo di Reggio Calabria, quando dopo una direzione arbitrale non immune da errori e decisiva per il risultato finale, fu appunto chiuso a chiave nello spogliatoio.

Riguardo la tesi difensiva  riguardante la moneta scagliata da uno spettatore verso gli arbitri, la società ha spiegato che si trattava dell'anticipo versato seduta stante da chi sapeva che lo spogliatorio arbitrale era stato lasciato senza chiave e che gli arbitri, non volendo farsi la doccia a turno (con uno dei due a far da guardia dietro la porta)  avrebbero fatto pagare la mancanza nel referto. Peccato che non abbiano pensato di risolvere il problema della chiave con le telecamere del video check, appena abilitato anche per le... invasioni.

martedì 28 gennaio 2014

COSTUME Lo spot della Vodafone? C'è chi nemmeno lo capisce




Aggiornamento doveroso. Mentre ero in una pizzeria, sullo schermo andava in onda questo spot. Un avventore ha manifestato il suo fastidio sulla rottura di scatole che dava la reiterazione questa pubblicità, chiudendo con la chiara esclamazione: Io nemmeno la capisco! A questo aspetto, devo ammettere, non avevo pensato. Tutta la fascia generazionale che non sa nemmeno cosa sia lo streaming, non capisce cosa voglia dire questa pubblicità. Ok, per la telefonia sono i giovani e i giovanissimi il target della Vodafone, ma se lavorassi per la Vodafone mi porrei qualche domanda, magari facendo autocritica.

VOLLEY Il flop delle italiane in Europa è conseguenza della crisi

Gli effetti della crisi economica che attanaglia il Paese sono da qualche tempo evidenti anche nello sport, a cominciare dalla pallavolo, maschile e femminile. E si riflettono nel cammino europeo dei nostri club, abituati dall’inizio degli anni ‘90 e fino ad un recente passato, se non a vincere sempre, quasi.
    E così dopo 30 anni non ci saranno squadre femminili italiane nella fase finale della Champions League. Un dato che fa statistica ma che non può certo essere sorprendente, quanto piuttosto una normale conseguenza delle difficoltà con cui deve fare i conti tutto lo sport italiano. In questo momento i club faticano ad incassare, a trovare sponsorizzazioni adeguate, a progettare a lunga scadenza, sia nel maschile che nel femminile. E’ per questo che molti allenatori e molte pallavoliste italiane sono andate a giocare all’estero, dando comunque un’impronta italiana alla Champions League.
    Aggiungiamo che i play off a 6 della Champions League maschile, che vedono ancora in lizza Diatec Trentino e Copra Piacenza, la prossima settimana metteranno due ricchi club russi sulla strada delle italiane. E quest’anno potremmo, toccando ferro, ritrovarci fuori dalle semifinali anche nel maschile, come accadde due volte consecutive dieci anni fa: nel 2003-2004 e nel 2004-2005, quando vinsero rispettivamente i russi del Belgorod e i francesi del Tours, con Serniotti in panchina.


    Del resto lo sport è fatto di cicli ed è difficile restare ai vertici europei e mondiali con budget ridimensionati. E come si è visto, nemmeno i soldi da soli bastano a garantire successi. Per la mentalità italiana tuttavia, quando si è abituati a grandi risutati, risulta difficile accettare il ridimensionamento, più o meno temporaneo che sia. 


In ogni ambiente si vorrebbe sempre e solo vincere, si tende a ragionare a compartimenti stagn,i senza andare oltre i confini. Se è vero che in certe occasioni i risultati sportivi non all'altezza delle attese hanno delle motivazioni, tecniche e non, e delle responsabilità individuabili, dal calcio al volley e al basket, in questi anni la matrice è variegata e molteplice. La Serie A di calcio non ha più i grandi campioni stranieri che aveva prima, molti giocatori italiani sono andati a giocare all'estero perchè si guadagna meglio e si vive con meno stress. Nella pallavolo è successo qualcosa di analogo. L'anomalia vera forse è stata dominare così a lungo in Europa, negli ultimi anni grazie soprattutto a quella fantastica (e costosa) squadra che ha saputo essere Trento. Insomma, se le squadre femminili non arrivano in fondo alla Champions League, se le squadre maschili non riusciranno a vincerla di nuovo, non è e non sarà colpa della Lega maschile di pallavolo, nè della Lega femminile di volley, il cui lavoro va giudicato per altri aspetti. I soldi non bastano a vincere, ma sono una componente importantissima, se non essenziale, come dimostrano i risultati nelle coppe europee dei principali sport di squadra italiani. 

    Il presidente della Lega Pallavolo Femminile, Mauro Fabris, è intervenuto per... consolare in qualche modo Conegliano e Piacenza, due realtà già ora importanti nella realtà pallavolistica femminile.

    «Fortunatamente, Piacenza e Conegliano, guarda caso le due squadre ripescate un paio di anni fa, oltre a Busto Arsizio che ha avviato già da qualche stagione il suo progetto, sono state quelle che in qualche modo ci hanno dato la possibilità di onorare ancora la Champions. Sono due squadre che hanno delineato un progetto ben definito e che vogliono investire, nonostante le superpotenze economiche, per fare qualcosa d'importante anche in Europa. In Turchia dietro alle squadre ci sono le banche, in Azerbaigian i Ministeri...in Italia dei “pazzi” che ancora investono su questo sport , Loro vanno solo ringraziati».
    Se il Piacenza di Caprara ha pagato con lo Zurigo un probabile momento delicato interno, il Conegliano di Gaspari ad Omsk è uscito sconfitto da una squadra di livello superiore, ma con la soddisfazione di averle dato un incredibile 3-0 al PalaVerde.

    «La Russia campione del mondo nel 2006 e nel 2010, oltre che finalista negli ultimi giochi olimpici - osserva Fabris - non vince una Champions da quasi 20 anni (per la precisione l’ultimo trionfo è targato Uralocka e risale al 1995, ndr) Non è vero che il livello delle nostre giocatrici è sceso... ce ne sono tante che giocano all'estero e contribuiscono alle vittorie di altri club titolati. Non riusciamo a trattenerle per questioni economiche e non perché loro non vogliono giocare nel nostro campionato. Probabilmente in Siberia ci avrebbero rimesso le penne in tanti, non solo Conegliano. Si sa quanto è difficile giocare in quei contesti e l'Azerbaigian sarebbe rimasto fuori dalle finali, nonostante i milioni investiti, se Baku non si fosse accaparrata la finale. La Turchia oggi la fa da padrona e di questo dobbiamo prenderne atto esattamente come facevano gli altri fino a qualche anno fa, quando vincevano i club italiani»


Nelle foto: un momento dell'ultima finale scudetto tra Conegliano e Piacenza, Nadia Centoni stella del Cannes, Antonella Del Core del Kazan, Mauro Fabris presidente della Lega Volley Femminile

* parzialmente pubblicato sul Corriere dello Sport di martedi 28 gennaio 2014

lunedì 27 gennaio 2014

VOLLEY Mondiali in Polonia, sorteggio infame (per azzurri e polacchi)

Più guardo il tabellone dei Mondiali maschili di volley, più penso che l'Italia sia stata vittima non di chissà quali complotti, ma semplicemente di un criterio sbagliato di compilazione delle fasce continantali e di abbondanti dosi di malasorte. Il fatto che nella seconda fase il girone degli azzurri andrà ad unirsi con quello della Polonia padrona di casa, anch'essa stranamente penalizzata se vogliamo, dovrebbe allontanare i soliti sospetti che accompagnano ogni sorteggio, finto o reale che sia. le palline fredde, tiepide, calde, mezze aperte, dalla superficie diversa al tatto. Da tifoso della Nazionale, sono piuttosto contrariato. Da tifoso della pallavolo anche. Mi chiedo perchè si debba creare un tabellone così sbilanciato.
Russia e Brasile anche volendo non possono evitare di considerarsi già non alla seconda, ma alla terza fase, dato che nella seconda varranno i punti acquisiti nella prima fase. Dire che l'Italia dovrebbe avere in tasca soltanto i punti con la Norceca5, probabilmente PortoRico, non è un insulto agli azzurri ma significa fotografare la realtà di un girone in cui si può perdere con qualsiasi avversario. E se si passa con pochi punti, poi nella seconda affrontare Polonia, Serbia, Argentina e Australia, può riservare notevoli rischi (London 2012 docet). Tra le prime nove partite dell'Italia in Polonia, ci saranno... otto finali, come si usa dire quando non si devono perdere punti per strada.

Insomma, non ci si dovrà lamentare perché altrimenti si dice che noi italiani piangiamo sempre: il sorteggio dei Mondiali di calcio è stato taroccato (Italia con Inghilterra, Uruguay e Costarica), il sorteggio dei Mondiali di volley è stato...infame. La realtà è che sia i calciatori di Prandelli, sia i pallavolisti di Berruto, dovranno superare se stessi per fare strada ai Mondiali. In Brasile come in Polonia.

VOLLEY Sorteggio Mondiali 2014 - Povera Italia, peggio di così...

Peggio di così non poteva andare per l'Italia di Mauro Berruto. Un sorteggio maligno, con le palline spostate ma non mescolate, ha consegnato all'Italia un cammino abbastanza complicato e guai a non ingranare subito. Un passo falso iniziale poi potrebbe condizionare pesantemente la seconda fase e la corsa verso il podio, considerato che si porteranno dietro i risultati degli scontri diretti avvenuti nel girone. Vladi Grbic, Lorenzo Bernardi e Tomasz Wojtowicz non hanno avuto la mano amica nell'assegnare le palle rosse contenenti i nomi delle squadre da distribuire nella prima fase. Presenza continentale molto squilibrata, nei vari gironi, qualche paletto messo a forza prima, fatto sta che come è avvenuto per i Mondiali di calcio, l'Italia avrà un Mondiale subito durissimo. Berruto come Prandelli insomma, dura la vita dei ct azzurri ai Mondiali.
Per l'Italia c'è l'Iran di Julio Velasco (se non cambierà panchina) e questo si sapeva. C'è la prima del Nordamerica (Norceca) probabilmente gli Stati Uniti.  Un girone con ben tre europee, due nordamericane e una asiatica. E si perchè con gli azzurri sono finiti anche il Belgio e la Francia, oltre alla quarta nordamericana (probabilmente Portorico).
Le prime quattro di ogni gruppo passeranno alla seconda fase, che vedrà svolgersi due gironi da 8 squadre, con i risultati degli scontri diretti che le promosse si porteranno dietro. Le prime 4 del girone A (quello della Polonia) e le prime 4 del girone D (quello dell'Italia) da una parte, le 8 promosse dei gironi B (Brasile) e C (Russia) dall'altra. Le prime tre di ciascun raggruppamento della seconda fase, accederanno alla terza fase, con due gironi da 3 con le vincenti dei gruppi da 8 collocate, le seconde e le terze abbinate per sorteggio. Le prime due andranno poi alle semifinali, le terze giocheranno la finalina per il quinto posto.

Girone A a Wroclaw
POLONIA, ARGENTINA, SERBIA, AUSTRALIA, AFRICA 3 (Camerun?), VENEZUELA

Girone B a Katowice
BRASILE, NORCECA 2 (Cuba?), GERMANIA, AFRICA1 (Tunisia?), COREA DEL SUD, FINLANDIA

Girone C a Danzica (Gdansk)
RUSSIA, BULGARIA, NORCECA 3 (Canada?), AFRICA 2 (Egitto?), CINA, NORCECA 5 (Messico?)

Girone D a Cracovia
ITALIA, NORCECA 1 (Stati Uniti?), IRAN, FRANCIA, NORCECA 4 (Portorico?), BELGIO

domenica 26 gennaio 2014

CINEMA I sogni segreti di Walter Mitty

I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY (orig. Secret life of Walter Mitty). Regia: Ben Stiller. Interpreti: Ben Stiller, Kristen Wiig, Sean Penn, Shirley MacLaine, Patton Oswalt.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/12/cinema-ben-stiller-e-la-carta-bellezza.html

Ero andato a vedere questo film, non dico prevenuto, ma consapevole di trovarmi di fronte ad un'operina leggera, carica di effetti speciali e situazioni inverosimili. Una specie di film cuscinetto per tirare il fiato dopo una serie di film intensi e drammatici. Walter Mitty in effetti non è quel che si dice un filmone, nè ha la pretesa di esserlo. Eppure...

Eppure è un film sincero ed appassionato nel proporre le sue tesi. Capace di toccare le corde della nostalgia e della solidarietà. Gli effetti speciali ci sono, ma Kristen Wiig è più affascinante. Ci si chiede come un cellulare possa sopravvivere ad un tuffo nell'Oceano, ma la bellezza atipica di paesaggi inconsueti anche per il cinema, come la Groenlandia e l'Islanda vale da dola il prezzo del biglietto. Quasi un giro del mondo da supereroe per il topo d'archivio sull'orlo del licenziamento, la rivincita dei sentimenti sulla cinica e gratuita cattiveria dei mediocri ed ignoranti tagliatori di teste, rappresentati per come quasi sempre sono davvero nella realtà: gente che non sa nemmeno di cosa sta parlando, che considera le persone come numeri. Ben Stiller non ha i problemi di Walter Mitty, ma ne prende a cuore la soprte ed i pensieri, conducendolo sulla via del riscatto interiore, attraverso un viaggio sul lato poco selvaggio ma corretto dell'esistenza. Il valore indimenticabile dei giocattoli dell'infanzia, il pudore impacciato, quasi adolescenziale con cui si accosta all'amore, ne fa un ragazzo che scopre di avere molte più risorse di quelle che gli altri e lui stesso pensano. Quel pupazzo di gomma tirato per le braccia e poi barattato per uno skate che è insieme dono e mezzo per raggungere un doppio scopo. E poi la figura quasi mistica del fotografo mito (Sean Penn) e soprattutto un finale romantico e significativo. Diciamo anche commovente per tutti coloro che stanno vivendo la fine dell'editoria così come l'abbiamo conosciuta finora, consumata ancor più prematuramente da scelte editoriali suicide, dall'ignoranza, dal killeraggio del vero giornalismo, dalla modestia culturale e professionale di chi decide senza rispetto nè per i lettori, nè per le persone e la storia delle loro stesse testate.  BEN fatto STILLER!

COSTUME Pubblicità Vodafone e falsi bisogni

 http://www.youtube.com/watch?v=AgUXQDfb16U

Da qualche tempo impazza in tv, ed ha già rotto le scatole, diciamo la verità, la nuova pubblicità della Vodafone. Una bella ragazza con coda di cavallo seduta sotto l'ombrellone rosso, tra le nevi, cerca di ascoltare una canzone in streaming ma la linea va e viene e la canzone, True love di Pink e Lily Alen, si sente a scatti, in maniera oggettivamente irritante. Fino a quando non interviene Pino il pinguino che offre la connessione Vodafone e finalmente la ragazza tra le montagne, novella Heidi ma con maggior tecnologia e comodità, può ascoltare a dovere le sue canzoni predilette.

A parte che se fate un giro sul web, scoprirete che utenti che hanno creduto di riconoscere i luoghi dove è stato ambientato lo spot pubblicitario, giurano che da quelle parti la Vodafone nemmeno prende. In tal caso sarebbe ovviamente una pubblicità ingannevole, come molti spot pubblicitari che contano sull'ingenuità di un pubblico credulone.

Ma il vero inganno, se così possiamo definirlo, è un altro. Far passare il messaggio, sbagliatissimo e ingannevole, che se uno non ha un cellulare che prende campo ovunque, la musica non si ascolta. Proprio in situazioni come quelle invece, si può tranquillamente ascoltare la musica, gratuitamente, utilizzando altri supporti naturali.

 Un iPod, un mp3, un cd player. Più la tecnologia avanza e consente di ascoltare la musica in super hi-fi, più si propone e si utilizza un ascolto a fedeltà limitatissima, spesso di infima qualità. La differenza che passa tra una vecchio radiolina a transistor (tipo quelle con con cui si ascoltava Tutto il calcio minuto per minuto) e un impianto stereo hi-fi, magari a valvole (ok, ho esagerato, quello valvolare è riservato più o meno a nababbi...).
Insomma, non date retta a Vodafone, andate in montagna col vostro iPod e godetevi la vostra musica. Lo streaming non vi serve. Anzi, non vi serve nemmeno un cellulare. Alla faccia di Vodafone... 

sabato 25 gennaio 2014

MUSICA Dream Theater "sbagliati" su Repubblica


 Capita anche ai migliori di sbagliare lavorando, ma i fans dei Dream Theater ci saranno rimasti male sfogliando La Repubblica in occasione del concerto romano della band di prog-metallico.
Nelle pagine romane è stato dedicato il servizio al gruppo ed al concerto, focalizzandolo su Mike Mangini, il nuovo batterista (di origini italiane) del gruppo che ha preso il posto di Mike Portnoy nell'aprile del 2011, dopo una serie di audizioni. Peccato che la foto scelta per illustrare il servizio (che potete vedere qui a fianco), raffiguri la band con Mike Portnoy. Sicuramente chi ha lavorato all'impaginazione del servizio non è un ammiratore dei Dream Theater, il cui ultimo album (di cui potete vedere la copertina) è veramente bello.

VOLLEY La sportività di Marco Gaspari, l'uomo che allena Pantere

 "Scusateci! La squadra ha dato tutto quello che aveva ma l'avversario è stato davvero molto più forte di noi! Volevamo continuare il sogno soprattutto per tutti voi che ci avete sempre sostenuto. Ma questa sconfitta ci farà crescere.
Ora reset e ci rituffiamo negli altri due obiettivi!!!"

Marco Gaspari, allenatore della Prosecco Doc Imoco Conegliano, si è rivolto alla tifoseria in modo semplice e diretto, dopo l'eliminazione della sua squadra dalla Champions League. In Siberia, con 30 gradi sotto zero fuori dall'impianto, le Pantere hanno avuto difficoltà a finire la squadra dell'Omsk, a ripetere l'impresa (perchè tale fu quel 3-0) realizzata al PalaVerde di Villorba.
Parole non dovute (nel senso che nello sport la sconfitta di per sè non pretende scuse) ma che sono state apprezzate e vanno sottolineate, perché purtroppo nello sport di oggi, dal calcio in giù, è sempre raro trovare qualcuno che per giustificare una sconfitta, non cerchi scuse, non accampi alibi, non se la prenda con gli arbitri. E riconosca semplicemente il valore dell'avversario.  Quando una squadra dà tutto quel che ha ed esce dal campo senza rimpianti, nessuno può rimproverarle nulla. Specie quando è sconfitta (3-0 e poi al golden set, per il 4-0 totale) da una squadra che l'allenatore marchigiano del Conegliano (che, va ricordato, era al debutto nella massima competizione europea) non ha avuto difficoltà a definire molto più forte. Bravo Marco, a mio modo di vedere hai fatto una bella cosa.

venerdì 24 gennaio 2014

MUSICA Victoria non canta più, Spice Girls addio

Il palcoscenico dell'Olimpiade, a Londra 2012 è stato l'ultimo atto delle Spice Girls. Le teen agers di oggi non le conoscono probabilmente, forse non ne hanno nemmeno sentito parlare, ma negli anni '90 queste cinue belle e scatenare ragazze inglesi diventarono famose come solo i Beatles erano riusciti ad essere. All'improvviso, irresistibilmente. Una pop music leggera ma di qualità superiore rispetto a molta altra musichetta video che circolava all'epoca. Una grandissima cura per l'immagine, un notevole lavoro di marketing, quattro album e un film, tournèe di grande successo in tutto il mondo, anche se quando si andava ai concerti c'era il sospetto (o la certezza per molti), che nemmeno cantassero dal vivo. Una pessima abitudine che anche i Backstreet Boys, altra boy band inglese che riempiva gli stadi facendosi vedere fare le mossette e le finte da migliaia di ragazzine adoranti ed urlanti. Una sensualità appena accennata o poco più, perchè le ragazze speziate dovevano poter piacere anche ai bambini, come in effetti avvenne. Devo però riconoscere che i loro concerti erano alla fine divertenti, anche e soprattutto per il contorno: vedere le mamme, le ragazzine emozionate. Come faccio a saperlo? Beh, se un papà in quegli anni aveva una figlia piccola, portarla a pochi metri dalle Spice Girls era un atto quasi dovuto, dopo tante ore di ascolto coatto, a casa e in macchina, delle loro canzoni, che aiutarono a tagliare il cordone ombelicale con le varie compilation di Fivelandia e Cristina D'Avena. Alla fine però, dopo tanta trepidante attesa, mia figlia rimase delusa perché "non cantarono troppo bene e il concerto sembrava più una sfilata di moda". Era piccola, aveva allora 10 anni, ma era già abituata a pensare con la propria testa e dotata di pallottole critiche al veleno...




  Victoria annuncia l'addio a Vanity Fair
«Non lo farò mai più. Cantare all’Olimpiade è stato un incredibile onore. Sono stata fiera di averlo fatto. Quello è stato il momento perfetto per dire: fantastico, grazie a tutti, ma basta così. A volte devi capire quando arriva l’ora di abbandonare la festa».
Così, in un’intervista esclusiva a Vanity Fair, Victoria Beckham infrange le speranze di chi, a vent’anni dalla formazione delle Spice Girls nel 1994, sperava ancora di vedere riunito il quintetto pop.
Nell’intervista di copertina, illustrata dagli scatti inediti di Sebastian Kim e pubblicata nel numero in edicola da mercoledì 22 gennaio, Victoria spiega che la sua vera passione oggi è la moda, e che comunque vede un importante nesso tra la sua professione passata e quella attuale di stilista: «Le Spice Girls hanno avuto successo perché celebravano le donne, che in fondo è quello che faccio ancora oggi».
A Vanity Fair poi l’ex popstar racconta l’emozione di aver visto suo marito David giocare l’ultima partita della sua ventennale carriera di calciatore, lo scorso maggio a Parigi:
«Ho provato grandissima emozione e grande orgoglio. David non potrebbe essersi dato di più allo sport. Per anni lo abbiamo condiviso – in un certo senso lo condividiamo ancora – con tanti suoi fan. È bello, adesso, averlo a casa».
  

 Le cinque Spice Girls
 Victoria Adams (Posh Spice), Geri Halliwell (Ginger Spice), Emma Bunton (Baby Spice), Melanie Brown (Scary Spice) e Melanie Chisholm
  (Baby Spice)


 Discografia
Hanno inciso quattro album
1996 Spice
1997 Spiceworld 
2000 Forever 
2007 Greatest hits
 

giovedì 23 gennaio 2014

TEATRO Lando Fiorini al Puff, "Euromeglio prima... Ci hanno fatto il CUD!"


Finché c'è Lando c'è speranza che Roma conservi la sua identità popolaresca e non dimentichi cosa è stata, per continuare ad orientarsi in questi tempi duri. Come ogni anno, il nuovo spettacolo di Lando Fiorini, "Euromeglio prima... Ci hanno fatto il CUD!", cerca di scherzare e far ridere anche quando per la maggior parte della gente, ci sarebbe ben poco da ridere.
        Lo spettacolo sta andando in scena al Puff, lo storico locale nel cuore di Trastevere, luogo della memoria capitolina, frequentato da generazioni di romani, romanisti e laziali, che le istituzioni cittadine dovrebbero considerare come uno dei siti da tutelare, per custodire l'essenza popolare della Città Eterna.
Al Puff cominciarono a dirlo in epoca non sospetta, con il "Siamo tutti eurovinati" della stagione 1997-98. Negli anni si è approfondito il concetto, man mano che la realtà vedeva materializzarsi timori, paure, previsioni legate all'euro e alle sue problematiche. All’effetto che anno dopo anno ha avuto sulla vita quotidiana delle persone e sulle prospettive delle nuove generazioni.

        E' uno spettacolo di cabaret, ma Fiorini e i suoi autori hanno sempre saputo intercettare ed elaborare in chiave comica e divertente, ciò che faceva e fa dannare i cittadini.
         Ovvio che la politica e il malcostume siano bersagli naturali, con il condimento di una chiave sexy, con allusioni, doppi e tripli sensi, che è la componente abituale del cabaret e cattura il consenso popolare. Sfruttando la verve e la simpatia di Simona D'Angelo; la fisicità e le forme di Valentina Sulli; la personalità di Camillo Toscano, i cui testi hanno da qualche stagione proiettato in una dimensione più sofisticata parte della comicità dello spettacolo, incontrando il gusto del nuovo pubblico.
Tifosissimo della Roma, Lando Fiorini mette sempre qualche riferimento calcistico nei suoi spettacoli (in questo c'è...il tatuaggio di Totti, con Pirlo e un Gattuso a sorpresa), caratterizzati dagli attesi momenti musicali.
 
         La sua voce che canta i classici di Roma e dei grandi artisti romani: sentire cantare da pochi metri Lando, la voce per eccellenza della canzone tradizionale romana, regala sempre emozioni ai suoi ammiratori.
Stavolta l'omaggio è per Franco Califano, ma nel segno della romanità, ecco Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Trilussa. Lando Fiorini celebra il passato ma commenta a modo suo il presente, con un monologo efficace ed incisivo, che non tradisce la voglia di rivalsa comica di chi quotidianamente fatica mille pene e non sa come arrivare alla fine del mese.

         E Lando continua a piacere perchè sa e vuole essere uno di loro, come quando, da ragazzo, faticava ai Mercati generali scaricando le cassette della frutta.


* sul Corriere dello Sport di giovedi 23 gennaio 2013

VOLLEY Campionati confusi e infelici, mediamente isterici

I campionati di pallavolo? Confusi e infelici, mediamente isterici. Ringraziando la cantautrice Carmen Consoli per aver fornito gli spunti, più o meno a metà stagione c’è da registrare la situazione non propriamente esaltante di A1 e A2. L’assenza di retrocessioni non si è rivelata quel toccasana che molti credevano o almeno che molti avevano definito come tale.
        E’ vero che certe esperienze bisogna viverle per verificarne pregi e difetti. Nell’attesa di condurre in porto questa tormentata stagione, si può già registrare ciò che è avvenuto finora.
        La Serie A1 è partita per formula senza le retrocessioni. La Serie A2 è diventata strada facendo campionato senza rischi, con l’abbandono di Avellino, che ha di fatto cancellato l’unica retrocessione prevista. A questo punto è emerso un comportamento a cui il volley italiano non era abituato: l’esodo di giocatori messo in atto per risparmiare gli ingaggi. Spariti gli obiettivi, c’è stato chi ha preferito mandare via chi si poteva mandar via, chi aveva un mercato, chi costava troppo. Inutilmente, aggiungiamo. Perchè solo pochi mesi prima certi giocatori erano stati ingaggiati per raggiungere il traguardo della salvezza. Quando non c’è stato più bisogno evitare la retrocessione, si è deciso che non c’era più bisogno nemmeno di certi giocatori. Poi, come sempre accade nello sport, le cessioni hanno fatto felici altri club, che hanno potuto acquistare in corsa, assestando la qualità degli organici e rimediando a lacune emerse nella prima parte della stagione.
        Se lo aspettavano in pochi, ma il mercato selvaggio è stata una delle conseguenze del blocco retrocessioni e della crisi. Ma i problemi economici restano e non si riesce a vedere l’epilogo di una situazione oggettivamente complicata. Reperire fondi per mantenere in vita tutto il carrozzone non è semplice. Bisogna avere coraggio, farsi venire delle idee, lavorare sodo e con umiltà sul territorio, tornare a valorizzare la qualità, individuando con lucida autocritica le lacune ed intervenire per sopravvivere e crescere. Perchè molte società, se non crescono, non possono farcela.
        Nonostante tutto ciò, c’è stato un salto di panchina, come ai tempi in cui l’ultima in classifica retrocedeva. Ma a Latina non pare essere stata la classifica deficitaria la causa unica dell’allontanamento di Santilli, visto che la Andreoli ora ha deciso di proseguire con il suo vice, Simoni.


Avellino sparita per le promesse non mantenute

Ai club in difficoltà serie, ai presidenti anche appassionati che cercano di resistere all’onda d’urto, a volte terrificante, della crisi economica, bisognerebbe sempre ricordare che mantenere una squadra di pallavolo d’alto livello, diciamo pure professionistica anche se ufficialmente il professionismo nella pallavolo non dovrebbe esserci, non l’ha ordinato il medico.

    Ma in questa Italia che ad ogni livello concede credibilità anche alle promesse non mantenute, non si è ancora interrotta la catena che talvolta finisce per strozzare le società.
     A volte, forse paradossalmente, sono quelle serie a saltare per prime. Avellino ad esempio, non ce l’ha fatta a sopravvivere in A2, anche perchè gli sponsor (tra i quali il più importante, che dava il nome alla squadra, era una azienda dell’ambito del Comune di Avellino) hanno promesso ma non mantenuto. Promesso ma non pagato. Forse ora, alla luce delle difficoltà che molte società hanno per chiudere la stagione e raggiungere la parità di bilancio, ci si renderà conto che perfino 12 squadre in questo momento possono essere un lusso per il campionato di vertice.
    Un segnale incoraggiante è arrivato da Città di Castello, da cui provenivano voci allarmanti nei mesi scorsi. Fromm non è stato ceduto e l’AltoTevere sta cercando di assestarsi nella difficile ed onerosa ribalta della A1: ha cercato di crescere arruolando nei quadri dirigenziali Vittorio Sacripanti, che aveva lasciato la A1 dimettendosi con stile, per solidarietà con giocatori e impiegati che non venivano pagati dalla M.Roma. Nessuno può fare miracoli ma organizzarsi al meglio è indispensabile per sperare di sopravvivere.


Il congedo di Santilli: "Disegno già scritto..."

Non c’è riforma che tenga, anche se non si rischia la retrocessione, l’abitudine di licenziare gli allenatori per coprire una serie di errori multipli è sempre di moda nello sport italiano. E così la Andreoli Latina ultima in classifica ma in corsa per la Challenge Cup (stasera cerca la qualificazione per i quarti), ha dato il benservito al tecnico Roberto Santilli, uno di casa, almeno fino a domenica scorsa.
Un’intervista duramente critica rilasciata recentemente dal presidente Falivene aveva fatto intuire che il rapporto ormai si era deteriorato. Esonero comunicato senza troppi fronzoli (due righe due di comunicato) dopo una domenica che ha visto la Andreoli far tremare la capolista Macerata.
    Roberto Santilli ha scritto e diffuso il suo pensiero, senza perdere d’eleganza: «Il tempo passa e anche questo club è cambiato molto. Tutti sapevano dei miei problemi con il Direttore Sportivo (Grande, ndr), ma poco si è fatto per compattare una squadra spaccata dall’inizio. Qualcuno dovrà pur chiedersi perché adesso, dopo che nell’ultimo mese pur avendo affrontato partite con mezza rosa a disposizione la squadra si è sempre espressa lottando con determinazione ottenendo complimenti da tutti. Per di più ora, alla vigilia di un turno di Challenge già in tasca e di 4 partite in casa su 5 in campionato nel prossimo mese. Si compie un disegno già scritto e voluto da tempo da qualcuno. Ognuno è libero di prendere le decisioni che crede, e se ne prende le responsabilità.
     Non credevo di essere immune dalla formula dell’esonero, ma certo non potevo aspettarmelo qui “in casa mia”. La competenza contraddistingue ciò che facciamo, e lo stile ne è la forma.
    Io vado a letto con la coscienza pulita, e non da oggi. Ringrazio tutti coloro che sono stati “dalla mia parte”, e non sono pochi»



Giocatori lasciati partire per risparmiare

    
I paradossi della crisi e della formula che ha cancellato l’incubo delle retrocessioni. In A1 fin dall’inizio del campionato, in A2 in seguito all’addio forzato e doloroso dell’Avellino.
Non c’è mai stato un mercato invernale così intenso. Prendendo spunto dal titolo dell’ultima pellicola di Leonardo Pieraccioni, lo si potrebbe definire un pessimo via vai, tutt’altro che magnifico, se riferito a tutte quelle società che hanno lasciato andar via giocatori a campionato in corso.
    Se la Lube ha deciso di accontentare Lampariello, attratto da un ingaggio da favola in Oriente, ci sono stati club che hanno invece tagliato l’organico liberandosi di contratti onerosi, una volta svanita la necessità di raggiungere l’obiettivo della salvezza.
    E’ ciò che ha fatto in Serie A2 il Brolo, che ha ceduto Rizzo, Bertoli, Nuzzo, Di Franco, Boff.
Insomma, A1 e A2 come un Grand Hotel: giocatori che vanno, giocatori che vengono.

Il gran colpo, autentico, di mercato, l’ha messo a segno Modena, riportando a Casa Modena il regista del Brasile campione del Mondo, Bruno, cogliendo al balzo l’opportunità creatasi per la crisi economica del suo club brasiliano.
     Nell’andirivieni a campionato avviato, molti i nomi che hanno cambiato maglia: per la serie vai dove ti portano i soldi, dollari, euro o yen che siano.
    Si è data a lungo per imminente l’addio all’AltoTevere del tedesco Fromm, invece il giocatore è ancora a Città di Castello.
    Anche nel campionato femminile diverse pallavoliste hanno cambiato maglia a campionato in corso (la Turlea, una veterana, è andata al Galatasaray Istanbul). Stavolta per scelte personali e societarie e non, come accadde l’anno passato, perchè i club sparivano sotto il peso delle inadempienze economiche.


 * sul Corriere dello Sport di mercoledì 22 gennaio 2013



 

VOLLEY Dopo 30 anni, i club femminili italiani esclusi dall'elite d'Europa

Dopo trent’anni di presenze consecutive, la pallavolo femminile italiana di club ha fatto flop nella Champions League, erede della Coppa Campioni. Nei play off a 12 si è concluso il cammino delle due migliori squadre italiana: la Rebecchi Nordmeccanica Piacenza scudettata è stato eliminata dalle svizzere del Volero Zurigo (per la precisione di svizzero ci sono solo i soldi e il nome...), mentre la Prosecco Doc Imoco Conegliano è stata brutalmente rimontata ed eliminata dalle russe dell’Omsk, che le hanno gelate ben oltre i 30 gradi sotto zero che hanno accolto in Siberia la squadra vicecampione d’Italia.
    Era il 1983 e vinsero le siberiane dell’Uralotchka l’ultima volta senza italiane nella top four. Dopo 14 vittorie, undici finali perse e 8 terzi posti, stavolta il nulla. Nel breve volgere di poche stagioni, il decadimento qualitativo dei nostri club non può più essere

etichettato come definizione giornalistica di chi non vuole bene alla pallavolo, ma amara realtà di cui, semplicemente, dover prendere atto. Del resto segnali evidenti c'erano stati già nelle ultime tre edizioni della Champions League, in cui avevamo raccolto solo un terzo posto con la Yamamay Busto Arsizio. Il trionfo di Bergamo nel 2009 rischia di essere ancora a lungo l'ultima vittoria italiana. Nè basta a consolarci la massiccia presenza di tecnici e giocatrici italiani nell'elite europea.

CICLISMO Di Luca radiato e senza freni: "Non c'è ciclismo senza doping"

 Danilo Di Luca, trentottenne abruzzese di Spoltore, voleva essere il primo a tutti i costi. Non ha esitato a doparsi, anche dopo essere stato smascherato dai controlli antidoping: una, due, tre volte. Game over. Fine dei giochi. Sporchi. Lo scorso 5 dicembre è diventato il primo ciclista italiano squalificato a vita per doping. Mercoledì sera Italia 1 ha trasmesso il botta e risposta tra lui e le Iene. Definire choccanti le sue dichiarazioni è doveroso. Probabilmente il suo pensiero è condiviso da molti, da tutti quelli che vorrebbero continuare ad imbrogliare senza la paura di essere squalificati.
        Ma non può avere certo la comprensione di chi continua a pensare che lo sport possa e debba essere altro. Che si possa far bene al Giro o al Tour anche senza doparsi, che si debbano respingere le corse combinate, che non si debba mettere a rischio la salute (checché ne dica Di Luca), dando un pessimo esempio a tutti coloro che salgono su una bicicletta. Non ci può essere ciclismo senza doping, sostiene l’abruzzese.
        Meglio credere ancora nell’utopia di poter avere, al contrario, un ciclismo più pulito. Colpisce, ma in fondo non stupisce, la totale assenza di pentimento, di imbarazzo per aver imbrogliato se stesso e gli altri. In fondo Di Luca si dimostra coerente con ciò che ha deciso di essere. Senza rimorsi, col solo rammarico di non aver saputo evitare la condanna.


* sul Corriere dello Sport di mercoledi 22 gennaio 2014

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Estratto dell'intervista concessa da Danilo Di Luca, radiato lo scorso 5 dicembre e non più tesserato presso la Federciclismo.

 
Oggi cosa sei?
Un radiato. Un ex atleta che non può più gareggiare in competizioni sportive.
Perché?
Perché sono stato trovato positivo tre volte ad un controllo antidoping.
Ma sei l’unico? Non ci sono altri ciclisti radiati?
Credo di no.
Per questo sei stato il più punito tra tutti i ciclisti del mondo. E adesso cosa può succedere?
Potrei anche andare in galera.
Quando hai incontrato il doping?
Sulla ventina d’anni, più o meno. Ero sempre un vincente e vincevo spesso. Quando poi sono passato dilettante ho visto dei corridori che avevano corso con me fino al mese prima, che il mese dopo diventavano più forti di me.
E tu ne hai parlato con loro?
Prima sì, 10 anni fa si parlava.
E adesso non più? Perché?
Perché una volta c’era tra virgolette ignoranza in questo, invece con il tempo e con tutti gli scandali che sono successi ognuno fa le cose per sé e di questo non se ne parla più.
Quando i ciclisti parlano di doping tra loro?
Quando si è in gara. Succedono tante cose. Una gara dura 5/6 ore e in quelle 5/6 ore non sei sempre concentrato, non sei sempre, come diciamo noi in gergo, “a tutta”.
La prima volta che l’hai fatto ti sei sentito in colpa?
No, mi sono sentito come gli altri.Tornavo ad essere il Danilo Di Luca che vinceva le corse.
Quindi ti sei dopato perché non vincevi più?
Sì.
E cosa hai fatto?
Innanzitutto mi sono informato.Sempre con i medici.
E cosa ti hanno detto?
Che ci sono determinati tipi di sostanze che, assunte in maniera giusta, ti fanno aumentare di quel 5-6% la prestazione fisica. La più famosa è l’EPO.
Tornando al medico, ti dà una ricetta?
No, il medico ti consiglia. Non ti può dare una ricetta perché, essendo un prodotto dopante, non si può prescrivere. Ti spiega più che altro come vanno fatte.Tramite l’ambiente del ciclismo cerchi di trovare quel tipo di farmaco.
Queste medicine le compri tu? Con i tuoi soldi?
Certo. L’EPO costa 3/4.000 euro. Sono iniezioni. Prima si poteva fare anche tutti i giorni, adesso no perché viene scoperto nell’esame antidoping.
L’EPO più vicino alla gara lo fai meglio è?


No, questo no. È una cura che bisogna fare per il periodo di tempo che si ritiene opportuno per poi essere al 100% della condizione.
Per usare una metafora ciclistica, chi va più forte? Il doping o l’antidoping?
L’antidoping rincorre il doping, però il doping è sempre un passo avanti.
E dopo quanto arriva l’antidoping?

Di preciso non lo so, però penso un paio d’anni.
Un ciclista può prendere l’EPO senza saperlo?
Penso di no.
Il doping che ti sei fatto ti ha creato problemi fisici?
No, non dà dei problemi. Innanzitutto il doping non è una droga, quindi non si è dipendenti. Secondo, il doping fatto in maniera corretta non fa male all’organismo. Ha solo vantaggi fisici e basta.
E se si esagera?
Se si esagera, a lungo andare il farmaco fa male al fisico.
Come fai a saperlo?
Me l’ha detto qualcuno, perché è letto sui libri di scienza e perché è sulla mia pelle.
Oltre all’EPO si parla di sacche di sangue, di trasfusioni. È tutto vero?
Le trasfusioni sono vere.
È da considerarsi doping?
Certo. Puoi fare a meno dell’uso dell’EPO e usi la sacca. E nei controlli non vengono trovate.
Come funziona? Cosa fa un ciclista?
Si toglie il sangue e dopo, quando ne ha bisogno, se lo rimette prima dell’appuntamento.
Questo sangue viene trattato?
Alcune volte sì e alcune volte no, dipende.
E perché qualcuno se lo cambia?
Perché rendi molto di più.
Quindi cambiarsi il sangue e prendere l’EPO cambia i livelli in campo?
Il doping non cambia i livelli in campo. C’è perché c’è per tutti e uno si adegua, ma se non ci fosse il doping per nessuno i risultati sarebbero sempre gli stessi.
Per essere concreti, sui 200 ciclisti che partecipano al Giro D’Italia, normalmente quanti si dopano?
Secondo me il 90%.
Quindi c’è un 10% pulito?
Un 10% a cui non interessa in quel periodo il Giro d’Italia, che prepara altre gare e quindi non fa uso di doping.
Quindi tutti quelli che ambiscono alle prime posizioni nel ciclismo devono necessariamente fare uso di doping?
È impossibile non fare uso di doping e arrivare nei primi 10 al Giro D’Italia.
Qualsiasi ciclista vincente non può non aver fatto uso di doping?
Almeno una volta credo proprio di sì.
Esiste un’abilità nella scelta del doping migliore?
È uguale per tutti. Perché i farmaci sono quelli. Poi magari capita, raramente, che esce un farmaco nuovo, che conosce solo un corridore, che è uscito in quel periodo e che magari riesce, solo in quella gara, ad essere superiore a tutti dal punto di vista del doping. Ma non è detto che vinca.
Quando ci si dopa? Prima di una gara?
Prima sì. Durante è sempre difficile. Si può fare ma è difficile fare.
Quindi si può vincere anche da puliti?
Tra virgolette puliti, perché comunque l’hai fatto prima
Se lo fai prima rischi di meno?
C’è chi rischia di più e chi rischia di meno, come in tutte le cose.
Hai fatto tutto da solo o ti hanno aiutato?
Un po’ e un po’.
Stai ammettendo le tue colpe, ma nessuno lo fa.
Nessuno ammette no. È normale, ognuno fa le sue cose. Loro sono comunque consapevoli di quello che io dico. Il doping c’è e ci sarà sempre. E che comunque per fare sport ad alto livello bisogna aiutarsi.
C’è in giro la voce che il Viagra aiuta?
È una grossa stupidaggine. Se si usa il Viagra, non lo si fa per migliorare le prestazioni, ma quando fa freddo. Essendo un vaso dilatatore con il freddo ti riscalda il corpo. Secondo me non aumenta le prestazioni. Non l’ho mai provato
Fra tutti quei campioni positivi al doping, cosa pensi di Armstrong?
Armstrong, quando sono stato trovato positivo, ha parlato anche di me dicendo che ero uno stupido. Perché mi ero dopato. Però io Armstrong lo conosco: ha vinto 7 Tour e li avrebbe vinti comunque, anche senza doping. Anche lui si è adeguato.
Conosci qualche ciclista che non si è adeguato?
No, mai conosciuto.
Dopo che sei stato squalificato la prima volta, quando sei rientrato come ti ha accolto l’ambiente?
Non ho mai fatto nomi, ho sempre spiegato come funziona il doping ma non chi faceva doping. Quindi sono stato accolto come se non fosse successo nulla.
C’è qualcosa di cui ti sei pentito?
Sicuramente di essere stato trovato positivo. Ho sbagliato nel calcolare i tempi. È questione di ore. Magari 5 ore prima o 5 ore dopo e non sarei risultato positivo.
La tua famiglia come l’ha presa?
L’ha presa male, sicuramente.
Succede che ci siano delle combine nel ciclismo?
Certo che succede: magari c’è un finale di gara con 5 corridori, c’è un corridore che si sente più forte degli altri, perché è più veloce degli altri e parla con un altro corridore che non è un suo compagno di squadra: “Ti do tot se mi tiri la volata. Ti do tot se mi vai a prendere quello che scatta”.
Te l’hanno mai proposto?
Sì, l’ho fatto. Sì, mi hanno pagato.
Cosa fai adesso?
Io adesso ho un negozio di bici, costruisco bici.
Com’è la storia delle bici col motore? È possibile?
Certo che lo ritengo possibile.  Il motore so com’è fatto. Sono stati inventati credo 5/6 anni fa, si possono inserire dentro la bicicletta, quindi sono molto piccoli. Possano dare 150 watt di potenza.
E non se ne accorge nessuno? Non ci sono i controlli?
Prima non si facevano perché non si sapeva. Quando si è iniziato a vociferare di questo motorino hanno iniziato.
Può esistere un ciclismo senza doping?
Potrebbe esistere perché comunque i valori in campo sarebbero gli stessi, però secondo me non esisterà mai.
Cosa faresti?
Liberalizzarlo forse sarebbe la soluzione migliore, ma secondo me è abbastanza improbabile.

mercoledì 22 gennaio 2014

CALCIO L'onestà di De Rossi e la sportività di Roma-Juventus

Mi è piaciuto molto l'atteggiamento di Daniele De Rossi ai microfoni di RaiSport, dopo Roma-Juventus di Coppa Italia. Un'intervista diversa dal consueto, con il calciatore giallorosso a commentare pacatamente, parlando senza ritrosie ed anzi concedendo un'apprezzabile sincerità. Ora che con la sua società e la sua città tutto è tornato a posto, Daniele sembra godersi la ritrovata serenità e può anche raccontare di quando bussava alla porta di Sabatini, un giorno si e l'altro pure, chiedendo di essere ceduto. Sincero nel dire che tra Lazio e Napoli preferirebbe affrontare il Napoli nella semifinale di Coppa Italia, perchè tre derby con la Lazio in una settimana non sarebbero semplici da giocare. "Quest'anno noi sembriamo più squadra ripetto alla Lazio, ma il derby..."

Sincero anche quando ha parlato dell'episodio del gol annullato a Peluso, che all'inizio del secondo tempo avrebbe mandato la Juventus sull'1-0 indirizzando diversamente la partita.
"Non mi ero accorto che il pallone fosse uscito, dal campo ho avuto la sensazione che il gol fosse regolare. ma il guardalinee, che era posizionato meglio di me, avrà visto bene. Almeno spero. Però se fosse successo a noi un episodio del genere, devo dire che mi sarei arrabbiato parecchio. Forse questa volta siamo stati aiutati e ce lo prendiamo. L'espulsione di Benatia per il fallo su Giovinco, all'inizio della partita, però, non c'era". 
Sincero, e ruvido per tutti quelli che lo considerano antipatico a prescindere, era stato prima anche l'allenatore juventino Antonio Conte. Anche se ciò che ha detto è incontestabile. Nel rivedere il cross di Isla che poi Peluso ha messo in rete sfuggendo alla difesa giallorossa, e soprattutto nel vedere come le immagini non dimostrano affatto che la palla fosse uscita dal campo nel corso della sua traiettoria (come invece ha visto il guardalinee Manganelli), Conte non ha trattenuto l'espressione del rammarico ed il suo classico sorrisino nervoso di certi momenti. Logico, come ha pensato e detto ogni juventino, chiedersi cosa sarebbe successo a parti invertite, se cioè un gol del genere fosse stato annullato alla Roma (magari sul campo della Juve). Ma è fin troppo facile immaginare il boato di disapprovazione che avrà suscitato nei tifosi anti-Juve, incapaci di valutare la realtà quando ci sono di mezzo i colori bianconeri, in questo caso anche...Manganellati.

Personalmente sono d'accordo con De Rossi: Benatia non andava espulso, il gol di Peluso non era irregolare e andava convalidato (ma è una sensazione, potrei anche sbagliare)

Detto questo mi è piaciuta anche l'atmosfera che c'è stata in campo. Partita intensa, ruvida, ma sempre sostanzialmente corretta. Con i giocatori che si sono rispettati, picchiati il giusto, sorrisi per sdrammatizzare. Come si conviene tra giocatori, campioni che si affrontano da anni ed in qualche caso hanno condiviso avventure importanti in Nazionale. E a fine partita la gioia romanista e l'amarezza juventina, non hanno impedito ai giocatori di abbracciarsi e salutarsi civilmente. Una lezione per tutti quelli che all'esterno, a cominciare da un certo tipo di tifoseria, non riescono proprio ad intendere il concetto di sportività. E rovinano questo calcio avvelenandolo, invece di goderselo.

Il video ripreso dalla Curva Nord dello Stadio Olimpico, settore distinti
http://www.juvemagazine.it/2014/01/22/il-gol-di-peluso-immagini-live-grossa-svista-ai-danni-della-juve-video/3979

martedì 21 gennaio 2014

VOLLEY Vendola, un dono a Nneka


Nneka Arinze, la pallavolista del Mesagne Volley, trent'anni, romana, è stata ricevuta dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che ha voluto incontrarla dopo che l'atleta è stata vittima di insulti razzisti in occasione della trasferta di Montescaglioso (serie B2 femminile) in provincia di Matera.


"Lei è un'ambasciatrice della Puglia - le ha detto Vendola - E' un grande onore che sia venuta nella sede della Regione Puglia, la casa di tutti i pugliesi".

* foto tratte dalla pagina Facebook del Mesagne Volley

giovedì 16 gennaio 2014

VOLLEY Nneka vinse Volley Scuola nel 2002 (l'Open con l'Istituto Croce)


Nneka Karen Cinzia Arinze, la 30enne pallavolista romana del Mesagne Volley (serie B2), vittima di insulti razzisti durante la partita contro la Vis Severiana giocata nello scorso week end a Montescaglioso (in Basilicata), è in qualche modo un prodotto della stessa Federazione. 
Nel senso che nel 2002 la Arinze vinse il torneo Open di Volley Scuola, il torneo ideato e organizzato dalla Fipav Lazio, con il Corriere dello Sport (in coda vedete la pagina del giornale dedicata alle finali di quell'anno). Nneka giocava nell'Istituto Benedetto Croce ed in finale superò il Russell per 3-0.
Pensando alle tante parole che si spendono ogni anno in occasione di Volley Scuola, sono ancora e sempre più dell'avviso che coinvolgere Nneka Arinze in occasione dei Mondiali, sarebbe l'unico segnale possibile per non svilire tutto quello che la Federazione, in questo caso attraverso il Comitato Fipav Lazio, fa da due decenni. Una studentessa vincitrice di Volley Scuola balza agli onori della cronaca suo malgrado, è di Roma, gioca in Puglia, Roma e la Puglia sono sedi del Mondiale 2014 e la Fipav (o dovrei dire il presidente Magri?) pur schierandosi a parole e con prudenza contro ogni forma di razzismo, poi frena o boccia l'idea di dimostrarlo con i fatti quanto sia opportuno lottare contro il razzismo, anche nel piccolo mondo della nostra pallavolo? 
Nneka tra le testimonial simboliche del Mondiale, un dovere etico, molto più che una semplice opportunità.

VOLLEY Nneka fa la cosa giusta, tra...struzzi e Don Abbondio

Non so se Nneka Arinze immaginava tutto quello che è seguito alla sua denuncia, doverosa e coraggiosa. Perché purtroppo in Italia, spesso ti fanno pentire di aver fatto la cosa giusta al momento giusto. Si è più garantisti con chi pecca, spesso ledendo i diritti di chi denuncia. E' per questo che in molti casi si finisce per rinunciare alla denuncia, a pensare che sia meglio stare zitti e cercare di rimuovere, perché tanto in Italia va così...
 E la rabbia di non essere creduti, quando si è vittima di una violenza, di un'ingiustizia, è davvero incontenibile. Le donne specialmente, storicamente, sono state spesso offese più volte in questo senso.
Leggendo ciò che è stato scritto sul web in questi giorni, le dichiarazioni contrastanti, contraddittorie e talvolta sconcertanti provenienti dalla società Vis Severiana Montescaglioso non sono riuscito a trattenere stupore ed amarezza. Mi chiedo se certe persone si rendano conto di ciò che dicono o scrivono. 
Riassumendo, stando alla denuncia di Nneka e del Mesagne, abbiamo un gruppo di ragazzi che insulta le giocatrici del Mesagne con parole equivalenti alla definizione popolaresca di prostitute, illustrando le parole con gesti sessualmente allusivi (che classe... ma i tifosi del volley non erano diversi?).  
Gli stessi ragazzi insultano il capitano Nneka Arinze apostrofandola per il colore della sua pelle. Perfino il Giudice Unico Federale ha scritto nel suo rapporto che gli arbitri, le due donne arbitro, "sorprendentemente" non hanno scritto nulla nel loro referto. Non è stata rinvenuta traccia dell'accaduto. Incapacità? Omertà? Paura di finire in un caso più grande di loro? Entrambe le cose? Sicuramente le due donne arbitro hanno dimostrato di essere inadeguate nella circostanza. Anche il settore arbitrale dovrà richiamare all'ordine i suoi fischietti, ad ogni livello: dalla tolleranza con le squadre che si presentano in campo con le maglie dello stesso colore, a ciò che avviene dentro e attorno al campo.

Capitolo Montescaglioso. A parte il fatto che denunciare il comportamento di quel gruppetto di giovanissimi ignoranti non significa accusare di razzismo il paese di Montescaglioso (10000 abitanti, regione Basilicata), bisognerebbe spiegare al dirigente il significato della parola contraddizione. Nega l'accaduto ma si scusa più volte con il Mesagne (regione Puglia) e con Nneka. Se non è successo nulla e Nneka si è inventata tutto, come è stato arditamente sostenuto da qualche sfacciato mentecatto, perchè scusarsi?
Devo dire che non mi è piaciuto quell'eventualmente contenuto nel comunicato con cui la Fipav ha reso nota la sua posizione anti razzismo (e ci mancherebbe altro...). Ovvio che occorre una relazione. Ma si poteva specificare in altro modo. 
Non mi è piaciuto, ed è un brutto segnale, quel muro eretto dinanzi all'idea inizialmente promossa ed appoggiata all'interno del Comitato dei Mondiali di Italia 2014, di gratificare Nneka del ruolo di testimonial morale della posizione anti razzismo sbandierata dalla stessa Fipav. La 30enne schiacciatrice è romana e gioca in Puglia. E pallavolisticamente è nata con Volley Scuola, che vinse nel 2002. Insomma è un...prodotto Fipav. Roma e la Puglia saranno le prime due sedi dell'Italia ai Mondiali. Sembrava fatto apposta per creare positività e simpatia attorno alla federazione e al Mondiale. Una presenza simbolica ma significativa, magari una foto e due parole accanto alla Diouf, simbolo in Nazionale della nuova Italia. Ci sarà tempo per cambiare idea, dopo la conclusione dell'indagine disposta. La Fipav non sottovaluti il fatto che come nella vita pubblica, anche nello sport ci si è stancati dei comportamenti "politici".
Se poi allarghiamo il discorso ai social network, è comparso un messaggio, che non riporto per non dare visibilità a certe anime nere, che se facessi il poliziotto avrei ravvisato meritevole di una convocazione in Questura con richiesta di chiarimenti, in quanto la promessa di mostrare cosa è il vero razzismo, è da considerare una minaccia reale. Per giunta scritta e firmata con nome e cognome.

Insomma, Nneka ha scoperto che anche nel volley ci sono gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia per non vedere, e i Don Abbondio che per opportunismo ed ignavia, non fanno la cosa giusta, come invece ha avuto il coraggio di fare Nneka.

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 I post precedenti sull'argomento

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/01/volley-la-romana-nneka-piu-forte-del.html

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/01/volley-neka-e-il-razzismo-ragazzi-e.html

VOLLEY Vittorio Sacripanti direttore generale all'AltoTevere

Novità in arrivo nell'AltoTevere. La società presieduta da Arveno Ioan ha deciso di dare una sterzata alla sua stagione, cercando di porre le basi per superare la difficile crisi economica che ha investito un po' tutto l'ambiente pallavolistico e sociale italiano. Perso Andrea Sartoretti (andato al Modena), alle prese con la complicata soluzione della situazione economica, l'AltoTevere ha ravvisato la necessità di trovare un nuovo dirigente con cui cercare di assicurare alla società la conclusione della stagione e magari anche il futuro. 
La scelta è caduta su Vittorio Sacripanti (che nella foto è accanto ad Osvaldo Hernandez, il cubano con cui vinse lo scudetto a Roma il 17 maggio del 2000), coinvolto nel crac della Mezzaroma Volley, che chiuse baracca senza saldare i debiti con giocatori, dirigenti e dipendenti. 
Vittorio Sacripanti oltre alla doppia avventura con la squadra di Roma, sia nella gestione di Francesco Becchetti che in quella meno fortunata con Mezzaroma. Ha vinto uno scudetto, due Coppe Cev, una Coppa Italia di A2 e uno scudetto giovanile. Dimenticato dal grande volley, Sacripanti ha avviato a Roma un interessante e rivoluzionario progetto con la Lazio Volley & Sport. L'AltoTevere ha pensato a lui ricordando probabilmente l'ottimo lavoro che fece durante la sua permanenza a Perugia, dove arrivò perfino a giocare un'altra finale scudetto, perduta con la corazzata Sisley Treviso dei tanti fuoriclasse. 
Insomma, Vittorio Sacripanti ha già operato nella realtà umbra, non propriamente facile, ed ha avuto modo di farsi conoscere ed apprezzare per la sua correttezza e la sua onestà. Qualità che non sempre fruttano: ma presso giocatori ed imprenditori seri, possono ancora avere una valenza. Basta ricordare che quando Mezzaroma prometteva i soldi ma settimana dopo settimana non pagava, ad un certo punto preferì dimettersi per rispetto anche dei giocatori e per non avallare nè essere complice di quel modo di comportarsi.
Ora c'è da aspettare che il Consiglio del club AltoTevere, che gioca al PalaKemon di San Giustino, decida se concretizzare subito l'operazione avviata dal presidente Ioan (prevedibilmente con l'accordo degli altri soci), ed affidare a Sacripanti il ruolo di direttore generale. 
Con Bruno Da Re accasatosi a Trento dopo un breve periodo da disoccupato, con Sacripanti che va a Città di Castello dopo un lungo periodo di inattività ad alto livello (perchè su Roma ha continuato a lavorare per ricreare un polo Lazio), il volley recupera due dirigenti importanti.