Google+ Badge

lunedì 31 marzo 2014

VOLLEY La World League a Firenze si presenta

http://www.corrieredellosport.it/video/volley/2014/03/31-85714/Final+Six+di+World+League+a+Firenze

VOLLEY Da Consuelo a Federica, nel ricordo dipinto del Bovo

http://www.corrieredellosport.it/notizie_in_pillole/2014/03/31-355940/Volley%3A+Una+maglietta+in+ricordo+di+Bovolenta

Ci sono tanti modi per cercare di arrivare al cuore delle persone. Federica Lisi lotta coraggiosamente ogni giorno per proseguire la sua vita senza Vigor Bovolenta, il suo grande amore. Deve allevare cinque figli, i figli che sono nati dall'amore con Vigor. In questo cammino trova anche chi cerca di darle qualcosa, sperando di farla sentire meno sola, se non altro per qualche fugace momento. E un'opera d'arte semplice ma genuina, come una foto dipinta su una t shirt grazie alla bravura di un artista, può essere un frammento che testimonia l'affetto premuroso che Federica riceve dal mondo della pallavolo. In questo caso da Consuelo Mangifesta, anche lei ex azzurra come Bovo ed ex pallavolista, come Federica Lisi.

venerdì 28 marzo 2014

VOLLEY Ok, il fischio è giusto. Lo conferma il Video Check

Ok, il fischio è giusto. Non è una nuova trasmissione di tv spazzatura ma il riassunto della prima stagione di campionato maschile con il Video Check, la tecnologia messa a punto dalla Lega pallavolo di Serie A maschile per appurare se un pallone cade dentro o fuori dal campo, se ci sono invasioni o se il piede del battitore al servizio tocca la linea del campo.
        Una rivoluzione non più rinviabile, dopo che un paio d’anni fa la televisione polacca riprese in modo fantastico le finali della World League, evidenziando con spettacolari slow motion anche i minimi tocchi del muro. L’Italia si era già posta il problema, da anni. Ma la “talpa” si era rivelata sensibile a troppi fattori ed il sistema non è riuscito a raggiungere l’indispensabile affidabilità, necessaria per poter verificare con certezza una decisione arbitrale contestata. A fianco la tabella che mostra, giornata dopo giornata, quante volte si è fatto ricorso al Video Check (le squadre possono chiederne due a set) e in che percentuale gli arbitri hanno visto bene o male. Se è vero che in Brasile 7 volte su 10 gli arbitri sbagliano, i fischietti italiani possono andar fieri del 70% di esattezza dei loro fischi. Insomma, il Video Check è un alleato e non certo un nemico degli arbitri.
        Comprensibilmente soddisfatto l’Amministratore Delegato della Lega Pallavolo, Massimo Righi, reduce da due week end di Champions League, in cui la Cev ha deciso di utilizzare la tecnologia italiana del Video Check.
        «E' stata una esperienza molto importante e significativa ed il nostro Video Check  s'è rivelato un ottimo supporto agli arbitri. A Baku, nella final four femminile, purtroppo la Cev non aveva previsto schermi per il pubblico, sono state più le chiamate per le invasioni a rete. Ad Ankara, nella final four maschile, gli spettatori hanno invece potuto seguire grazie ai maxischermi gli sviluppi del Video Check. Le chiamate dei giocatori si sono divise a metà tra le palle dentro e fuori e le invasioni a rete. Un pò come succede nel nostro campionato. Sì, non lo nascondo, siamo contenti e credo - non è ancora ufficiale, però -  che saremo presenti al prossimo mondiale femminile che si giocherà da fine settembre in Italia». Non sarà ufficiale ma in realtà il presidente della Federazione Internazionale, Ary Graca, l’ha già annunciato nell’intervista rilasciata al nostro giornale lo scorso 10 marzo a Parma, prima del sorteggio di Italia 2014.


Fischio per fischio, moviola per moviola

 Giornata  Chiamate  Fischi ok arbitrali
1ª giornata 21  13  62%
2ª giornata 19  12  63%
3ª giornata 17   14   82%
4ª giornata   24  19  79%
5ª giornata  27   22  81%
6ª giornata  23   13   57
7ª giornata    33   17   52%
8ª giornata   24   16   67%
9ª giornata   23   12    52%
10ª giornata  23   18   78%
11ª giornata  34   27   79%
12ª giornata  27   21   78%
13ª giornata  26   19   73%
14ª giornata  39   31   79%
15ª giornata 26   19   73%
16ª giornata   33   20   61%
17ª giornata  35   26   74%
18ª giornata  32  22   69%
19ª giornata  31  18   58%
20ª giornata   34  25  74%
21ª giornata    21  15   71%
22ª giornata   22  14   64%
Campionato 594  413  70%
Quarti Coppa Italia  18  12  67%
Final four Coppa Italia 22  17  77%
Totale Coppa Italia    40  29    73%
TOTALE      634   442   70%





Sul Corriere dello Sport di martedì 25 marzo 2014

VOLLEY Lo Sai? Il campionato si è assicurato uno sponsor: tutti per Unipol, Unipol per tutti i play off

Proprio in extremis, nel momento in cui parte la fase più spettacolare della stagione, il campionato di Serie A1 (e A2) di pallavolo accoglie una sponsorizzazione che accompagnerà col suo nome da title sponsor. Non si sa se con questa sponsorizzazione il futuro sarà... assicurato. Per ora lo è il presente.
******************************
Ecco il comunicato con cui la Lega Pallavolo ha reso noto il suo accordo.


Il Campionato di Serie A di Volley Maschile 2013/2014, a partire da oggi, ha il nuovo Title Sponsor: UnipolSai Assicurazioni.

La compagnia assicurativa del Gruppo Unipol dà il suo nome al Campionato, che diventa Serie A UnipolSai, proprio nella fase più calda e appassionante dell’intera stagione: la tripla corsa Play Off che assegnerà lo Scudetto 2014, la seconda promozione dalla Serie A2 e un posto in Europa con il Play Off 5° posto.

UnipolSai Assicurazioni aveva fatto il suo primo ingresso tra gli sponsor dell’evento proprio pochi giorni or sono, a Bologna, in occasione della Del Monte Coppa Italia A1 Final Four. Una prima stretta di mano a cui segue ora un rapporto ancora più consolidato.

“Avere UnipolSai al nostro fianco è motivo di grande soddisfazione – commenta il Presidente della Lega Pallavolo Serie A, Diego Mosna. – E’ un partner prestigioso che dà un nome brillante al nostro Campionato: un accordo di cui la Lega e i suoi 23 Club sono particolarmente fieri. Con UnipolSai ci siamo trovati a condividere comuni interessi di promozione, sportiva per noi, di brand per l’azienda. Eravamo già buoni vicini: l’innovativa Torre Unipol svetta a poca distanza dalla nostra sede di Bologna. Ma siamo andati oltre”.

“Abbiamo colto volentieri l’opportunità di essere title sponsor della fase finale dei campionati di volley maschili di Serie A1 e A2 – ha dichiarato Alberto Federici, responsabile della Corporate Identity del Gruppo Unipol – perché sappiamo che la pallavolo è un ottimo veicolo per pubblicizzare un brand nuovo che quindi non è ancora del tutto conosciuto dal grande pubblico pur essendo la sintesi di marchi che hanno fatto la storia dell’assicurazione in Italia”.


UnipolSai Assicurazioni
Operativa ufficialmente dal 6 gennaio 2014, UnipolSai Assicurazioni è la compagnia assicurativa multi-ramo del Gruppo Unipol nata a seguito della fusione per incorporazione in Fondiaria-Sai delle storiche compagnie Unipol Assicurazioni e Milano Assicurazioni, nonché di Premafin, holding finanziaria dell’ex Gruppo Fondiaria Sai. Leader italiano nei rami Danni, in particolare nell’R.C. Auto, e forte di una posizione di assoluta preminenza nei rami Vita, UnipolSai occupa il secondo posto nella graduatoria nazionale delle compagnie assicurative per raccolta complessiva, pari a fine 2012 a 15,5 miliardi di euro.

CALCIO Veneto Banca, Juventus e la politica del rigore benefico

Sarebbe bello e consolatorio se ogni volta che viene fischiato un rigore, nelle partite della Juventus, si esultasse pensando ai 1000 euro di beneficenza che sborserà la Banca Veneto. Si sa che non sarà così, allora consoliamoci con i soldi che saranno devoluti all'Associazione Amici del Rene di Vicenza. Nell'attesa dei rigori si può anche anticipare i fischi arbitrali donando con gli sms, seguendo le istruzioni riportate sotto. L'immancabile battuta che riguarda l'Inter? E' stata scartata, visto che da 32 partite non ha un rigore a favore.

IL COMUNICATO 
Per Veneto Banca la solidarietà è importante. Anzi, di rigore.” E’ questo il claim della campagna realizzata con Claudio Marchisio e lanciata sui media locali e nazionali –  dai quotidiani alle tv e ai social – per sostenere l’Associazione Amici del Rene di Vicenza (AARVI).

Veneto Banca, Juventus Official Bank, è scesa in campo con la squadra bianconera per realizzare numerose iniziative.

La prima riguarda i calci di rigore; Veneto Banca ha deciso di trasformarli da momenti di tensione a occasioni di solidarietà. Per ogni calcio di rigore – a favore, contro, segnato, sbagliato o parato – nelle partite disputate dai bianconeri nel corso della stagione calcistica 2013-2014, Veneto Banca devolverà all’AARVI 1.000 euro per sostenere la ricerca e migliorare l’assistenza alle persone con malattie renali.

L’AARVI è una fondazione che raccoglie fondi per l’International Renal Research Institute di Vicenza e per il potenziamento del reparto di nefrologia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, entrambi diretti dal Professor Claudio Ronco. Due eccellenze italiane nel campo della ricerca e dell’assistenza, che grazie alla partnership Veneto Banca – Juventus potranno farsi conoscere meglio a livello nazionale e raccogliere nuove risorse per le loro attività, di cui beneficiano non solo i pazienti veneti.

L’iniziativa dei rigori, in particolare, sosterrà il progetto WAK (Wereable Artificial Kidney o Rene Artificiale Indossabile), un prototipo di rene artificiale miniaturizzato portatile e indossabile che ha l’obiettivo di liberare i pazienti dalla schiavitù della macchina per la dialisi, processo che li costringe a recarsi in ospedale 3 volte alla settimana per sedute che superano le 4 ore ciascuna.

Per donare un contributo all’AARVI, oltre al bonifico sul conto corrente Veneto Banca dell’associazione (IBAN: IT62 A050 3511 8010 3557 0575 938) è possibile inviare un sms solidale da 1 euro al 45591o chiamare lo stesso numero da rete fissa da FastWeb, TeleTu o TWT dando un contributo di 2 euro.

Grazie alla disponibilità di Marchisio, Caceres e Chiellini, Veneto Banca ha inoltre strutturato con il portale Charity Stars un’asta di beneficenza online, grazie alla quale è possibile acquistare con offerte libere al rialzo le maglie da gioco dei tre calciatori autografate e con dediche personalizzate, oppure due posti nello Sky-box Veneto Banca allo Juventus Stadium.

Le iniziative non si fermano qui, ma continuano sui social media Veneto Banca: cliccando “mi piace” sulla pagina facebook dell’istituto, si partecipa a un concorso che mette in palio biglietti per lo Juventus Stadium e le maglie da gara del campione preferito.

“E’ proprio il caso di dire che Veneto Banca è ‘scesa in campo’ e ha fatto lavoro di squadra con 2 partner davvero speciali, Juventus e AARVI – commenta Riccardo de Fonzo, Direttore Qualità e Comunicazione di Veneto Banca – per un obiettivo importantissimo, la solidarietà. Il risultato di questo lavoro è un progetto ricco di valori che Veneto Banca sostiene quotidianamente in tutti i territori in cui è presente: collaborazione, vicinanza e attenzione. Un ringraziamento speciale al Professor Ronco, che guida un’eccellenza veneta riconosciuta in tutto il mondo che l’istituto e la Fondazione Veneto Banca sostengono con orgoglio, e a Claudio Marchisio, un atleta generoso e sensibile a queste cause”.
 

giovedì 27 marzo 2014

VOLLEY Record di vicinanza con l'inizio dei play off: 2 ore e 39 minuti

Ore 20.30, fischio d'inizio dei play off 2014 della Serie A1 di pallavolo maschile. Ore 17.51, pubblicazione on line del materiale statistico, racchiuso in una cartella telematica, che ogni anno accompagna l'avvio dei play off. Ben due ore e trentanove minuti in anticipo rispetto alla prima palla giocata.
Per chi fosse digiuno dei processi e della tempistica lavorativa, va ricordato che la preistorica stampa su carta, i giornali insomma, concludono il lavoro il giorno prima di quello in cui poi il quotidiano di può trovare in edicola.
Se qualcuno volesse dare delle notizie per vederle pubblicate sul giornale la mattina dopo, dovrebbe recapitarle ai giornali di carta al massimo il pomeriggio precedente. 
Se invece dei giornali di carta non interessa nulla, si può anche ignorare questa tempistica, decidendo di rivolgersi esclusivamente alla platea del web, anche se pure in questo caso con un certo ritardo.

BOXE Carmelo Bossi, campione umile


Carmelo Bossi se n’è andato domenica all’alba, all’età di 74 anni. Una complicazione polmonare lo ha messo ko per l’ultima volta, dopo che la vita era dolorosamente diventata un’altra cosa. Prima per l’ictus che lo aveva colpito vent’anni fa, poi per la scomparsa dell’amatissima moglie Anna, lo scorso agosto. La compagna di una vita che gli ha regalato le due figlie, Carla e Alessandra, e che gli è sempre al fianco, nei giorni felici ed in queli difficili della malattia. Ieri a Milano si sono svolti i funerali.
        In Italia si dimentica tutto in fretta, ma c’è stato un periodo in cui Carmelo Bossi è stato un pugile importante. Anche la sua figurina aveva trovato spazio nell’album che la Panini dedicava ogni anno ai campioni dello sport. Uno dei migliori che la boxe italiana abbia avuto, anche se sicuramente meno celebre e celebrato di tanti altri.
        Un po’ perchè vissuto nell’epoca di Nino Benvenuti e Bruno Arcari, ma anche per via di un carattere mite, che lo portava lontano dall’immagine stereotipata del pugile guascone e chiassoso. Poche parole, tanto lavoro in palestra e tanta umiltà. A parlare ci pensava il suo manager toscano, Libero Cecchi.
         Carmelo Bossi, milanese nato il 15 ottobre del 1939, ha vissuto la sua carriera senza andare sopra le righe ma condendo il suo pugilato con un’inesauribile voglia di lottare con tenacia, anche superando i limiti di una boxe che non gli aveva regalato della “castagna”, il colpo risolutore con cui si chiudono i match. Quaranta vittorie (solo 10 per ko), 8 sconfitte (2 per ko) e tre match pari: il suo ruolino da professionista. All’Olimpiade di Roma era arrivato dovendo cambiare categoria, salendo nei superwelter. Ai Giochi nei welter andò un certo Nino Benvenuti. La medaglia la presero entrambi: oro a Nino, argento per Carmelo.
        La lenta progressione fino al titolo italiano (1965), poi la corona europea (1967) contro il francese Josselin: allora la boxe era di alta qualità, c’erano fior di campioni, il mercoledì la Rai aveva spesso e volentieri una finestra in seconda serata, per portare nelle case degli italiani il grande pugilato, i titoli italiani, europei e mondiali.
        I match di Carmelo Bossi erano intensi e ruvidi, sempre generosi, talvolta poco fortunati. Come quando si ruppe la mascella difendendo il titolo europeo a Lignano, il 14 agosto del 1968, dall’assalto dell’olandese Edwin Mack che le prese per nove riprese ma poi trovò il colpo definitivo. Quella volta Carmelo, con la mascella rotta che lo costrinse poi ad un lungo periodo di recupero, fu costretto all’abbandono dopo dieci round, anche se era nettamente in vantaggio ai punti. Cercò invano di riprendersi il titolo europeo ma fu sconfitto dall’austriaco Johann Orsolics.
        Da professionista pensava già di aver chiuso senza poter arrivare al titolo mondiale, ma Rodolfo Sabbatini gli creò una insperata occasione. Il match della vita per la cintura mondiale Wba e Wbc dei superwelter. In quegli anni Sabbatini era il re degli organizzatori e dal suo ufficio romano che si affacciava su Piazzale Flaminio, riuscì ad “apparecchiare” la chance iridata per Bossi (9 luglio 1970: match allo stadio Sada di Monza, titolo in palio, 12.000 spettatori) contro il picchiatore afroamericano Freddy Little, che aveva già battagliato anche a suon di testate con Sandro Mazzinghi. 15 round selvaggi, l’esaltazione dell’agonismo, con Bossi sostenuto e trascinato dal grandissimo tifo dello stadio. L’anno dopo lo conservò con un pari con lo spagnolo non udente Jose Hernandez, per perderlo il 31 ottobre del 1971 a Tokyo, contro il giapponese Wajima alla fine di un match condizionato dalla gaffe del giudice statunitense, che commise un errore nell’assegnare un round. Carmelo Bossi disse basta dopo quel match. Aveva 32 anni.

martedì 25 marzo 2014

VOLLEY La Lega Femminile lancia il FantaVolley



La precisazione iniziale è d'obbligo: il Fantavolley ideato dalla Lega Pallavolo Femminile non ha nulla a che vedere con il (fanta)Volley che spesso è comparso e comparirà in questo blog. Anche se aver anticipato il FantaVolley resta una piacevole e divertente (per me) soddisfazione. Al tempo stesso assicuro di non aver pagato la Lega Femminile per ideare un gioco che facesse pubblicità a questo blog. Però apprezzo ogni forma di pubblicità gratuita... In fondo, sempre un gioco è.


Da venerdì si comincia a giocare a pallavolo femminile. Sì, è vero, il campionato è iniziato da un pezzo, ma stavolta saranno i tifosi a scendere in campo, virtualmente ma non tanto. Ognuno può allestire la squadra che preferisce, scegliersi le giocatrici, cambiarle. Naturalmente nei limiti imposti dai budget, perchè anche se è solo un fanta gioco, le regole economiche vanno rispettate: e almeno qui c'è la certezza assoluta che i budget non saranno sforati.
        Arriva la FantaVolley Cup, una bella idea della Lega Volley Femminile va a stuzzicare il vasto pubblico che segue la pallavolo delle ragazze, offrendo la possibilità di divertirsi e mettere alla prova tifo e competenze.
        Nel calcio il campionato virtuale è diventato da anni popolarissimo, ora chi ama il volley e ritiene di capirne, potrà divertirsi a giocare (tifosi, ma anche le stesse pallavoliste, c’è da... scommetterci)
         Il gioco è semplice ed intuitivo. Nei prossimi giorni sul sito fantavolley.legavolleyfemminile.it si potrà studiare nei dettagli il regolamento. Si parte con i play off, una sperimentazione che servirà a testare il gioco ed a farlo conoscere alle tifoserie ed agli appassionati.
        Da almeno un anno la Lega aveva in mente il Fantavolley, ci ha lavorato per mettere a fuoco modalità e regole, stimolata dalla grande partecipazione degli appassionati che seguono il volley femminile sui social network: oltre 50.000 fan su Facebook, siti e blog che ospitano animate discussioni, pagine private e di club seguite e visitate.
        Lo scopo è quello di aumentare la visibilità del campionato femminile e delle sue protagoniste, di avvicinare squadre e tifosi, giocatrici e appassionati, coinvolgendo ancora di più a livello emotivo e...tecnico.
        Il presidente della Lega, Mauro Fabris, spiega: «La Lega Pallavolo Serie A Femminile dialoga quotidianamente con tifosi e appassionati, sempre più numerosi nei palazzetti e sui social network. La Fantavolley Cup è stata pensata per loro, un gioco innovativo che li renda protagonisti del nostro Campionato. Crediamo in questa iniziativa, anche come veicolo di attrazione di nuovi sponsor e investitori. Lavoriamo affinché il nostro movimento continui ad alimentare l'interesse del mondo sportivo e imprenditoriale».
        L'unico lato positivo della crisi economica che ha investito lo sport, è che le difficoltà stimolano la fantasia per cercare di attirare nuove risorse. E se il Fantacalcio è ritenuto un’esclusiva per i maschietti, il FantaVolley conta sull’esercito di ragazze e donne appassionate per centrare il bersaglio. Per ora non sono previsti premi in palio o un montepremi particolare, ma per i partecipanti e i vincitori ci saranno tante sorprese a tema: biglietti per assistere alle partite, magliette dei club, palloni, oggettistica del merchandising.

IL REGOLAMENTO - I punti salienti del regolamento. L’allenatore dispone di un budget virtuale di 180 crediti con il quale può acquistare 12 atlete (2 opposte, 4 schiacciatrici-ricevitrici, 3 centrali, 2 palleggiatrici, 1 libero). Oltre al vincolo di prezzo, ci sarà un vincolo sul ruolo numero minimo di italiane. Prima di ogni giornata di gioco si deve schierare il sestetto scelto (6+1). Ogni giocatrice acquisirà un punteggio in funzione della sua prestazione. La somma dei punteggi delle singole giocatrici darà il totale di squadra, che collocherà il giocatore all'interno della classifica (di giornata e generale). Tra una giornata e l'altra di gioco si può modificare il roster, sempre nel rispetto dei vincoli di cui sopra.

        Nei Play off mercato libero tra un turno e l'altro. Le giornate di gioco seguiranno lo schema dei Play Off, ma solo per le gare sicure e non per quelle eventuali. Ulteriori giornate di gioco sono previste nel caso in cui le serie avanzino alle gare eventuali.


 
All'inizio era il fantabaseball...
 
La voglia di fantagioco ha radici lontane che affondano agli annni ‘60 e nel baseball statunitense. Addirittura pare che perfino lo scrittore Jack Kerouac si dilettasse in un suo personalissimo fantabaseball. A livello di fantabaseball aperto al pubblico, il gioco si sviluppò negli anni ‘80 e nacque un sistema di score che prese il nome di Rotisserie scoring system, dal ristorante La Rotisserie Francaise, a New York, dove i giornalisti fondatori pranzavano e dove fu giocata la prima partita virtuale. Poi, sempre negli Usa, venne il fantabasket.
         In Italia il più famoso è naturalmente il fantacalcio, che ogni Paese ha adottato con lievi variazioni nei regolamenti. La Uefa ne gestisce addirittura due, per la Champions League e per l’Europa League. Ma molti giornali e tv hanno le loro varianti. Il gioco alla fine è sempre lo stesso: si ha un budget, si fa campagna acquisti, si scelgono i giocatori della rosa, mandando di volta in volta in campo i titolari e scegliendo le riserve per la panchina. Contano i voti attribuiti dai quotidiani, bonus per i gol e gli assist, penalizzazioni per gol subito, cartellini gialli e rossi.


http://www.corrieredellosport.it/volley/volley_femminile/2014/03/25-355230/Le+donne+giocano+con+il+Fantavolley 

ATLETICA Parla Castrucci: "Maratona di Roma sempre più grande e sempre più azzurra"

http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/maratona_roma/2014/03/25-355231/%C2%ABRoma+lancer%C3%A0+i+nuovi+Baldini%C2%BB

Il presidente del Comitato organizzatore della Maratona di Roma, Enrico Castrucci, ha rilasciato un'intervista esclusiva al Corriere dello Sport-Stadio.
Sopra il link di riferimento.

 L'intervista è stata pubblicata sul Corriere dello Sport di martedì 25 marzo 2014

lunedì 24 marzo 2014

ATLETICA Ricatti fa il personale sotto la pioggia, la Quaglia soffre ma non molla


ROMA - Dolori alle gambe, piedi doloranti, paura di scivolare, piedi scomodamente a mollo e un vistoso rallentamento nella seconda metà della Maratona di Roma. Il racconto dei protagonisti è una litania che si ripete. Sono mancati i tempi ma non la voglia di arrivare fino in fondo.

Domenico Ricatti, barlettano quasi 35enne, ha onorato il ricordo di Pietro Mennea, che un anno fa se ne andava prematuramente, con una prova di notevole carattere: «Lo porto con me Mennea, ogni volta che ne parlo mi emoziono. La pioggia ha condizionato pesantemente la gara, sui sanpietrini si scivolava e per 13 chilometri si è corso controvento. Peccato non essere salito sul podio, ci sono arrivato vicino. Dite che senza pioggia avrei fatto molto meglio? Sono solo ipotesi. Avevo una grande condizione, poi la fatica si è accumulata e alla fine era difficile anche stare in piedi. Penso di aver perso almeno un minuto solo negli ultimi quattro chilometri»

        Per il quarto posto e il personale migliorato di 9 secondi, Domenico è comunque soddisfatto.
        «Beh, non ci sputo sopra. Provengo dal mezzofondo veloce e cerco sempre di risparmiare qualcosa per il finale. Certo, mi spiace non essere salito sul podio ma il terzo non l’ho mai visto. La mia gara è iniziata al 30° chilometro: fin lì ho fatto un trasferimento, come sul bus... Gli africani sono di grande valore, però mi faccio i complimenti da solo. In certi casi ci vuole gente che sappia tirar fuori il coraggio. La tua éra non è finita, mi hanno detto. Non è ancora iniziata ho risposto»
        Gli Europei di Zurigo sono un obiettivo reale.
        «Beh, spero mi selezionino. Sarà un’altra maratona uomo contro uomo, e io mi esalto nella lotta. La svolta per me è stato incontrare Incalza, l’uomo della mia vita come dico io. Ma non in quel senso... Mi ha dato tanto dal punto di vista umano, mi ha insegnato che basta volere le cose e poi si trova il modo di farle. E devo ringraziare l’Aeronautica, il Generale Preziosi che mi è stato sempre vicino»

Emma Quaglia si è...sQuagliata sotto la pioggia romana ma ha saputo anche ricomporsi senza cedere alla tentazione del ritiro.

        «Sono molto delusa, ho iniziato subito a soffrire, non avevo le gambe, questo tempo non mi sembra degno, dopo il sesto posto ai Mondiali. Però ho stretto i denti, mi sono impegnata, non me la sono sentita di mollare dinanzi a questo pubblico meraviglioso, a una città così bella, in una maratona bella come questa di Roma. In fondo un podio in una maratona internazionale è sempre un risultato importante. E’ il bello delle gare, per fortuna non si sa mai cosa succede»
        Ad un certo punto, non ha voluto più sapere nemmeno i tempi. «Che senso aveva? Tatticamente non ho sbagliato niente. Ero pronta a fare una gara in rimonta. Non ero agitata, mi sono agitata quando ho capito che non c’ero.Ora parlerò col mio allenatore Claudio Berardelli. Di sicuro ho bisogno di una vacanza, poi preparerò gli Europei»
        Janat Hanane, marocchina, da ragazza giocava a calcio. Poi ha scoperto la corsa e una volta scoperta Roma, ci è rimasta. Vive al Tuscolano, abita vicino alla fermata metro Lucio Sestio e si allena alle Terme, gareggiando per la Lbm Sport Team. Ha 31 anni ed è abbonata ai secondi posti: tre volte a Firenze, prima di ieri a Roma. Le ricordano i connazionali Aouita e El Guerrouji: li ammira entrambi.

ATLETICA Doppietta etiope alla 20ª Maratona di Roma

ROMA - Nemmeno la pioggia ha interrotto il dominio africano nella Maratona di Roma. In una giornata infame per i maratoneti, zuppi d’acqua e in precario equilibrio sui sanpietrini bagnati e scivolosi, l’Etiopia ha fatto l’en plein: Legese Shume Hailu si è imposto staccando nel finale l’amico e connazionale Sisay Mekonnen Jisa, regalando al suo Paese il sesto successo nelle venti edizioni della gara.
         Ayelu Geda Lemma ha dominato tra le donne, con una partenza sparata che l’ha subito isolata, rendendo innocuo il consistente calo nella seconda parte della corsa. La quinta vittoria femminile ha ridotto il gap con il Kenya riguardo il totale dei successi: ora 14-11 per i kenioti.
   

    La pioggia ha indubbiamente caratterizzato negativamente la Maratona del ventennale, zavorrando pesantemente ogni prestazione ed impedendo quasi a tutti di raggiungere gli obiettivi cronometrici che si erano prefissi. Soltanto Domenico Ricatti, che ha sfiorato il podio giungendo quarto, è riuscito a migliorare il suo personale di una manciata di secondi, chiudendo in 2 ore 15:07 (ma 1:06:35 alla mezza). L’aviere barlettano non è riuscito a centrare il tempo minimo per gli Europei estivi di Zurigo, ma oggettivamente ha dimostrato di valerlo, e soprattutto di essere un combattente capace di dare il meglio nelle occasioni più stimolanti. In ogni caso, un italiano non arrivava quarto dal 2007, quando si piazzò Bourifa.
        Il debuttante keniota della scuderia Purosangue, Leonard Langat, sognava il colpaccio ma si è dovuto accontentare del terzo posto e dello show regalato percorrendo gli ultimi metri, in via dei Fori Imperiali, con un elmo romano in testa.
        Hailu e Jisa appartengono al gruppo di Haji Adilo ed hanno per manager Hussein Makke. Vivono entrambi ad Addis Abeba anche se sono nati nell’entroterra, si allenano insieme, sono amici. Jisa da ragazzo si era avvicinato allo sport giocando a pallamano, a scuola, e prima di diventare maratoneta, aiutava il padre nella fattoria. Hailu correva per la terza volta a Roma e ieri è riuscito a conquistare la sua prima vittoria in maratona. Con i 5000 euro del premio si comprerà una casa.
        Appartiene allo stesso gruppo anche Geda Lemma, che invece vorrebbe regalarsi un’automobile. Tanto sicura in corsa quanto timida nel raccontare, con un flebile filo di voce, come si sia trovata in fuga inseguendo qualche uomo che la precedeva.
        Decisamente particolare la maratona di Emma Quaglia. Deludente nella prestazione ma statisticamente rilevante il ritorno sul podio di una azzurra dopo ben nove anni (l’ultima era stata Tiziana Alagia nel 2005), con il contorno del quarto postod ella 42enne marchigiana Marcella Mancini. Per la Quaglia, subito in difficoltà ma determinata nel non mollare e per questo apprezzabile, si tratta ora di analizzare la controprestazione e individuarne le cause. Troppa pressione? Troppo allenamento in Kenya? Una giornata storta?
        Seconda la marocchina del Tuscolano, Janat Hanane, che vive a Roma dal 2005, gareggia per la LBM Sport e ha finito con un’unghia del piede annerita per la frizione delle dita nella scarpa intrisa d’acqua.
        Nonostante i problemi (è saltata quasi tutta la diretta Rai della corsa, per colpa di una parabola rimossa, secondo legge, per il vento eccessivo), i 14.698 podisti arrivati costituiscono record su territorio italiano. l precedente primato di 12.614 arrivati nel 2011. Rispetto al 2013 (10.667) +37%
        Ha fatto poker Alex Zanardi, trionfatore nell’handbike dopo le affermazioni del 2010, 2012 e 2013.


* sul Corriere dello Sport di lunedi 23 marzo 2014

sabato 22 marzo 2014

VOLLEY I ripescaggi azzurri, Bonitta si affida alla mamma italocubana


Ci sarà qualcosa di nuovo nella nazionale femminile. Anzi, d'antico. La premessa è doverosa. Il nuovo ct della Nazionale femminile, Marco Bonitta, non ha ancora diramato il suo elenco ufficiale di convocazioni. Sul clamoroso ritorno in maglia azzurra di Tai Aguero però, non dovrebbero esserci dubbi, in quanto la sua nuova avventura in Nazionale va a sciogliere una serie di interrogativi fondamentali, riguardo la composizione dell’Italia che cercherà gloria nei Mondiali casalinghi, dal 23 settembre al 12 ottobre. A cui la Fipav tiene moltissimo. Quando ha parlato, dopo la sua nomina, Bonitta ha spiegato che avrebbe cercato di comporre una squadra che unisse esperienza e gioventù. Allestire una Nazionale fondendo le due anime del volley italiano femminile: le giocatrici di lungo corso, oltre la trentina d’anni d’età, veterane di tante battaglie, e i giovani talenti emersi nelle ultime stagioni.
        «Non guarderò la carta d’identità, sarà importante la condizione fisica perchè sarà un Mondiale lungo e difficile e non possiamo permetterci di avere giocatrici non in perfette condizioni fisiche» aveva detto il neo ct.

Proprio per questo, probabilmente dopo aver preso atto delle difficoltà incontrate da Eleonora Lo Bianco per potersi esprimere con continuità senza accusare problemi fisici e acciacchi, Bonitta ha pensato al colpo che ha sparigliato le carte sul tavolo, creando i presupposti per costruire una squadra diversa. Ecco materializzarsi l’idea di un clamoroso ritorno di Tai Aguero, 37 anni, diventata mamma del piccolo Pietro solo pochi mesi fa e da qualche settimana tornata in palestra ed al volley, con la maglia rosa della Pomì Casalmaggiore.

        Una Aguero non più in versione opposto, come nel triennio della sua precedente esperienza azzurra, ma impiegata nel suo antico ed originario ruolo di alzatrice.
        Una scommessa, non c’è dubbio. Ma se si pensa alla serietà e all’affidabilità di Taismary, e si ricorda cosa seppe fare giocando a 40 anni una certa Kirillova, è doveroso riporre fiducia nell’atleta e nel tecnico che ha deciso di puntare su di lei. Con Cuba Tai vinse due Olimpiadi, due Mondiali e due World Cup. L’aspetto curioso di questo ritorno, è che Tai Aguero era stata già coinvolta nell’organizzazione dei Mondiali italiani: era stata scelta come presidente del Comitato Organizzatore di Modena.

Alle spalle della Aguero, in regia, dovrebbe riapparire Francesca Ferretti, 30 anni, quattro scudetti e il suo miglior anno azzurro vissuto nel 2007, quando con Barbolini ct partecipò sia agli Europei che alla Coppa del Mondo, due ori. Poi dopo l’Olimpiade di Pechino scrisse un libro e anche se nessuno ha mai confermato questa tesi, lei pagò qualche frase e non fu più chiamata.

        Bonitta (che ha dovuto registrare il grave infortunio della Cardullo e che dovrà risolvere il rebus del libero) ha detto subito che qualcuna delle sue pretoriane avrebbe potuto condividere questo nuovo capitolo, in barba a chi pensava che dopo il burrascoso epilogo del 2006, le strade del tecnico e di quelle giocatrici non avrebbero più potuto incontrarsi.
        Nel ruolo di opposto potremmo avere la coppia Diouf-Centoni. La quasi 33enne toscana da sette anni è uno dei punti di forza del Cannes e viene giudicata idonea per stare alle spalle della giovane Diouf.
        Importante e non meno significativo potrebbe rivelarsi il ritorno di Francesca Piccinini, una delle campionesse mondiali del 2002, insieme con Simona Gioli. Dopo l’Olimpiade di Londra disse ciò che pensava della squadra, l’anno scorso restò fuori dalla Nazionale di Mencarelli. Ma il Mondiale in casa pare essere la medicina giusta per tutto e per tutti. Per le giovani azzurre che non troveranno posto (ma le sorelle Lucia e Caterina Bosetti ci saranno), non si tratta di una bocciatura ma di una pausa per... causa Mondiale di forza maggiore.


* sul Corriere dello Sport di venerdì 21 marzo 2014

ATLETICA Mimmo Anzini, un alpino tra i senatori della Maratona di Roma


Nella storia della Maratona di Roma, che domenica celebra la sua ventesima edizione, la premiata ditta Mimmo & Mimmo ha un posto significativo, e non solo perchè i due cugini abruzzesi di Poggio Filippo, vicino Tagliacozzo, sono tra i protagonisti del film di Jon Dunham, The Spirit of Marathon II. Domenico Scipioni e la sua pizzeria del Podista, a San Lorenzo, sono un punto di riferimento per i maratoneti capitolini. Domenico Anzini, l’alpino, ex ciclista, è l’inseparabile compagno di allenamenti ed è nel novero dei senatori della maratona, quelli cioè che hanno disputato le diciannove precedenti edizioni e saranno al via anche della ventesima. Sabato al Marathon Village saranno presentati con tutti gli onori. Mimmo Scipioni quest’anno ha dovuto fare i conti con un infortunio, Mimmo Anzini allungherà la sua serie.
        Podisti come Anzini sono la forza nascosta e genuina della Maratona di Roma. Appassionati corridori, simboli dello sport della gente comune, tenace e determinata nell’interpretare la vita sportivamente, o meglio, trarre dallo sport la lezione per cavarsela nel quotidiano.
        Festeggerà i 75 anni il prossimo 13 aprile, Mimmo da buon abruzzese si definisce testardo e caparbio, è generoso ed orgoglioso: «Non mi cambierei con nessuno».


        Sette fratelli un’infanzia vissuta nella realtà del paesino vicino Tagliacozzo, la cultura del lavoro ma anche del sorriso e la voglia di cantare, di non abbattersi. La consapevolezza dei suoi pregi e dei suoi difetti, l’ha aiutato anche nello sport. Correva in bicicletta, poi scoprì il podismo. «Se lo fanno gli altri, posso riuscirsi anche io», ha sempre ripetuto come un mantra.
        E quando corre, durante quei lunghissimi 42 chilometri, gli capita di ripensare alla sua vita, a quando era ragazzo e a scuola era il più bravo.
        «Il mio rammarico più grande è non aver potuto studiare». Da bambino era bravo e preciso nella scrittura, vinse anche un premio per la miglior calligrafia: 10 lire, che allora erano qualcosa e furono destinate all’acquisto di pecore,
        Il trasferimento a Roma, il periodo negli Alpini, le esperienze come cameriere e quella Licenza Media presa con determinazione, senza mai smettere di coltivare la sua passione per la letteratura e la poesia. Ancora oggi scrive componimenti che dissemina un po’ ovunque, lasciando a Giovanna (sua moglie da 40 anni) ed alla amatissime figlie Cinzia, Manuela e Arianna (tutte e tre laureate, la sua grande gioia) il compito di rinvenire i suoi pezzetti di carta intrisi di poesia.


        Nel passaggio dalla bici alla maratona c’è tutto Mimmo Anzini: in una delle sue ultime gare, una crono scalata da Tagliacozzo a Poggio Filippo, gli si ruppe il cambio e perse tempo prezioso. Così scoprì la corsa, dove «contano solo le mie forze. Invece la bicicletta si rompe...».
        Nelle sue diciannove Maratone di Roma ha coinvolto anche la figlia Manuela, che racconta: «Come accompagnatrice le ho fatte pure io tutte e 19... Io organizzo appostamenti comprendenti foto, integratori e urla di incoraggiamento. Foto anno dopo anno sempre uguali e sempre diverse. E poi dopo l'ansia, dopo la tensione, vederlo uscire dalle gabbie con il telo dorato e la medaglia al collo mi dà sempre una nuova e grande emozione»
        Per Domenico Anzini la vita è proprio una maratona: «L'entusiasmo dei primi km, la difficolta dei centrali, quelli cruciali dove non si deve mollare mai e gli ultimi quando il traguardo è vicino e assolutamente non si può mollare»
        Tifoso della Roma («per l’ultimo scudetto al paese dpinsi tutto di giallo e rosso...»), suona armonica («Io lo chiamo organetto») e fisarmonica, ha sempre adorato la musica popolare, da Claudio Villa a Modugno («quanti dischi ho comprato alla Discoteca laziale, in via Mamiani)») snobba la Tv e ama i film di Sordi e Gassman. Ma star fermo a vederne uno intero, è sempre un’impresa... 


* sul Corriere dello Sport di venerdì 21 marzo 2014

venerdì 21 marzo 2014

CALCIO Madonna che silenzio c'è stasera... al Franchi di Firenze

Cambio di programma allo Stadio Artemio Franchi di Firenze. Quando già tutti gli spettatori erano affluiti per la visione della Grande notte viola si è dovuta stravolgere la programmazione a causa, pare, di un colpo di un certo Andrea Pirlo (si è parlato di una punizione...), individuato come il responsabile della serata finita male. In sostituzione, allo stadio e nei luoghi di lavoro o ricreazione dove i tifosi viola si erano radunati per la festa programmata, dopo aver fatto sapere che una settimana fa allo Juventus Stadium c'era stato un errore nel conteggio dei gol e che quindi non era vero che la Juventus era stata eliminata dalla Fiorentina, è stato proiettato Madonna che silenzio c'è stasera, cult movie per i tifosi fiorentini realizzato anni fa da Francesco Nuti.

Il pubblico ha comunque applaudito giustamente la sua Viola ed ha sfollato silenziosamente ma ruminando accidenti per il cambio di programma e per l'inaffidabilità del...Web(b): i viola erano convinti che sarebbe stato uno spettacolo Web(b) 2.0 ed invece si sono ritrovati con un Web(b) 0.1.
Si è poi sparsa la voce che nel caso si decidesse di girare un remake di Madonna che silenzio c'è stasera, sarebbe Andrea Pirlo ad interpretare il ruolo del protagonista, che fu di Francesco Nuti.

VOLLEY "Io nella vita ci metto il cuore": le Pantere premiano Elisa

Ci sono delle associazioni benemerite che riescono a far conoscere storie che altrimenti rimarrebbero confinate negli angusti limiti di chi le vive. E non è giusto, perchè di eroi che nella vita ci mettono il cuore anche nelle situazioni più dure e difficili, è piena l'Italia, è pieno il mondo. Dall'Imoco Conegliano arriva la segnalazione del premio Cuoredarena, "Io nella vita ci metto il cuore", che quest'anno premia la coraggiosa Elisa. Ecco la sua storia che l'Associazione di tifosi di Cuoredarena Active Social Supporters ha voluto far conoscere e condividere sabato sera al Palaverde. L‘emozione di consegnare il Riconoscimento Speciale "Io nella Vita ci metto il Cuore!" per il 2014. 

ECCO LA TESTIMONIANZA:

"Mi chiamo Elisa Tonon, sono nata a Conegliano il 10 Febbraio 1985 e fino a 9 anni la mia infanzia è stata normale e felice. Nell'estate del ‘94 ho iniziato a non stare bene. A seguito di vari controlli medici mi fu diagnosticato un tumore alla testa e per salvarmi la vita fu necessario intervenire sui nervi ottici con conseguente perdita totale della vista.
Dopo le scuole elementari e medie, ho frequentato il Liceo Classico di Conegliano. In seguito mi sono iscritta alla facoltà di Scienze dell'Educazione di Padova, laureandomi nel 2008 con 98/110.
Successivamente ho scelto la Specialistica "Consulenza pedagogica per la disabilità e la marginalità" all'Università Cattolica di Milano. Mi sono laureata il 13 febbraio scorso con 110 e lode con la tesi “Il rapporto tra genitori e figli con disabilità intellettiva o psichica nella letteratura italiana tra vecchio e nuovo millennio”.
In questo difficile e lungo percorso, io e i miei genitori abbiamo dovuto lottare con tenacia ma fortunatamente siamo stati aiutati da tante persone.
Ecco la motivazione di Cuoredarena per la consegna di questo riconoscimento:
Alla Dottoressa Elisa Tonon per averci dimostrato come, con la forza del Cuore, si possono superare anche gli ostacoli più difficili della Vita raggiungendo così obbiettivi insperati.

Elisa sarà premiata dalle testimonial di Cuoredarena, le Pantere dell'Imoco Volley, durante la partita di sabato tra Imoco e Piacenza al Palaverde, nell'ambito delle iniziative di solidarietà del club dei tifosi "social" della curva nord.

martedì 18 marzo 2014

CINEMA Tutta colpa di Freud


TUTTA COLPA DI FREUD - Italia, 2014 - Regia: Paolo Genovese. Interpreti: Marco Giallini, Vittoria Puccini, Anna Foglietta, Claudia Gerini, Vinicio Marchioni, Laura Adriani, Alessandro Gassman 
Quattro belle donne, un comprimario di successo promosso ad attor principale, una storia apparentemente vicina anche se non propriamente comune, raccontata con garbo, partecipazione ed ironia. Sono forse questi gli ingredienti di un film made in Italy che ha incontrato il gradimento del pubblico. Paolo Genovese è passato dagli Immaturi giocherelloni che si ritrovavano decenni dopo l'esame di maturità ad un altro gruppo che potremmo definire di diversamente immaturi. Anche se Marco Giallini, il grande protagonista di questo film, da professionale e partecipe psicanalista, di maturità ne ha per tutti, figlie e conoscenze acquisite incluse.
Un padre, tre figlie e...affettuosamente gli altri. Si sorride, si ride, si partecipa emotivamente al viaggio sentimentale di questa banda eterogenea di immaturi sentimentalmente incerti. Non che sia un film perfetto, d'accordo. Ma direi che di questi tempi può essere apprezzato per la mancanza di sguaiatezza, per l'onestà con cui si propone e per il fascino delle attrici scelte. Non mi stupirei se tra qualche tempo dovesse spuntar fuori una produzione americana che ne farà un remake a stelle e strisce. Marco Giallini misurato, sembra quasi ingabbiato da questo ruolo responsabile, dopo tante sparate sopra le righe che ci ha regalato nei film che lo hanno fatto conoscere ed apprezzare. A voler trarre una morale, si può dire che lo psicologo Giallini dà una lezione agli uomini-bestia che al giorno d'oggi ammazzano le compagne che li abbandonano, o per futile e ormai banalissima gelosia. Un modo sottile per ripudiare certi comportamenti maschili e maschilistici.
 E poi fa capolino la tematica della menomazione, del disabile sordomuto che insegna qualcosa. Fermarsi un attimo a riflettere non fa mai male.
Bravo Alessandro Gassman, il solito gaglioffo sentimentale. Brava Claudia Gerini, sottratta all'influenza negativa del Tulpa.