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giovedì 24 aprile 2014

VOLLEY Sintini e la finale del cuore: la sua Perugia contro la sua Macerata


Nessuno più di lui ha titoli per presentare la finale scudetto che da stasera a Osimo metterà di fronte Lube Macerata e Sir Safety Perugia. Giacomo Sintini, detto Jack, è il campione d'Italia uscente, mvp della finale 2013 vinta da Trento su Piacenza. Partirà il 2 maggio per il Brasile, dove la Diatec giocherà il Mondiale di club. Farà in tempo a vedere le prime tre partite di finale tra le squadre del suo cuore, Perugia e Macerata.


    A Perugia ha vissuto sei anni di carriera, ha sposato Alessia, perugina del quartiere Capanne, ed ha messo la sua casa di famiglia. A Perugia ha avuto i medici che gli hanno salvato la vita, aiutandolo a superare un linfoma che ha spaccato in due la sua vita, un prima e un dopo la malattia. Jack ha giocato una finale scudetto con Perugia, la perse contro la Sisley Treviso ma l'anno dopo, passato alla Lube Macerata, riconquistò la finale e stavolta vinse il suo primo scudetto.
    «Non essendo finalista il mio Trento, devo ammettere che questa è una finale con le due città a cui sono affettivamente più legato. Non posso fare il tifo; ho amici da una parte e dall'altra. Voglio godermi questa bellissima finale tra le due squadre che hanno meritato di più in questa stagione. La Lube ha avuto un andamento costante,  Perugia è cresciuta tanto»


    Quello scudetto strappato alla Sisley, cosa ha significato per lei?
    «E' stata la mia prima grande vittoria, sono stati gli anni in cui professionalmente sono maturato di più e sono rimasto in amicizia con tutti: da Giulianelli a Massaccesi, a Recine. Ho grande stima»
    Ci sono analogie tra la cavalcata della Sir Safety e quella del suo Perugia, nove anni fa.   
     «Si, vedo tante analogie. Anche noi guadagnammo la finale a sorpresa, ci arrivammo  con tanto entusiasmo battendo nei quarti Padova e anche noi Piacenza in semifinale. Avevamo i nostri vecchietti, come Held e Osvaldo Hernandez, noi giovani con Lebl, Swiderski, De La Fuente che fece una grandissima stagione, allenati da De Giorgi. Fu un'annata stupenda una delle più belle della mia carriera dal punto di vista del gruppo. Era una squadra sempre allegra, ricordo tante uscite in gruppo, si andava anche a mangiare insieme. Ma non facevamo i selfie come i ragazzi della Sir...»
    La Sisley di allora era come la Lube di oggi.
    «Demmo l'anima, vendemmo anche cara la palle. Ma avevamo raschiato il barile con le energie psicologiche. Loro erano superiori. Però l'anno dopo mi presi la rivincita battedo Treviso con la Lube»
    Come giudica Perugia e Macerata?
    «Mi piace molto questa Sir, la vedo generosa, Buti ha detto che hanno tanta fame. Si vede. Sono uniti, l'ambiente è molto sereno, fanno tanti cambi e tutti danno il massimo. La Lube la vedo squadra molto forte, sicuramente la favorita. Dopo la sconfitta in Coppa Italia si è ricompattata, ha fatto un gesto molto bello nei confronti dell’allenatore con quel documento di stima. Vuol dire che Giuliani fa bene e comunica bene. Non penso che sottovaluterà l’impegno. Ha i numeri per vincere: cambio palla, conrattacco, servizio. La squadra è più consapevole, ha l'atteggiamento giusto»
    Come si vince una finale scudetto?
    «E' una serie, non una partita secca. Quindi la cosa importante è giocare una gara alla volta. Ha più vantaggi chi riesce a recuperare energie fisiche e nervose tra una partita e l'altra. Si vince sempre tutti insieme, aiutandosi. Mai disunirsi, bisogna restare compatti, sempre concentrati»  
    Da palleggiatore, come giudica i suoi colleghi finalisti?
    «Dico subito che mi piacciono. Baranowicz è cresciuto tantissimo in questi due anni. Mi era piaciuto già a Modena, a Macerata ha fatto un salto di qualità giocando in una squadra costruita per vincere. Ora gli manca l'ultimo gradino: vincere.  E' maturato tanto nel gioco, lineare ma anche estroso, non ha paura di gestire momenti difficili, ha carattere ed è rispettoso. Adriano Paolucci lo conosco da tanto tempo: avevamo fatto insieme la pre juniores con Polidori. Ho condiviso tanto, ci eravamo persi di vista ma gli faccio i complimenti per quest’anno. Gioca pulito come piace a me, dà palla all'uomo giusto quando conta. Infine Mitijc: ha avuto problemi nell'approccio iniziale ma è stato utilizzato benissimo da Kovac. E' intelligente, accetta l'alternanza, non fa cose fuori dalle sue corde. La forza di Perugia è stata anche questa alternanza in regia» 


* sul Corriere dello Sport di giovedì 24 aprile 2014