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sabato 24 maggio 2014

(FANTA) VOLLEY Stavolta Callipo non ha abboccato...

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/fantavolley-trento-rinuncia-alla-a1.html


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/volley-trentino-calabria-1-1.html

Più o meno un anno fa il Cavalier Pippo Callipo annunciava la dismissione della sua bella squadra di pallavolo. Subito si levò una campagna per cercare di trattenerlo in A1, di fargli cambiare idea. Il presidente della Lega stessa si recò in Calabria e promise aiuti. Giocatori, dalla sua squadra e anche da altre squadre. Prospettò aiuti concreti, non da parte sua, ma perfino dalla federazione, che non ne sapeva nulla.
E il buon Callipo, ascoltate anche le sue maestranze che alla squadra di volley tenevano eccome, ci ripensò, mettendo a bilancio un'altra stagione di spese per il volley.
L'entusiasmo dei calabresi per la pallavolo non si tradusse poi in un sostanziale e decisivo aumento degli spettatori alle partite casalinghe della Tonno Callipo Calabria. Ma c'è da giustificarli, in Calabria il sabato e la domenica ci sono talmente tanti avvenimenti tra cui scegliere, sia sportivi che di intrattenimento, con le dieci multisale cinematografiche dislocate nel raggio di pochi chilometri da Vibo Valentia.
A stagione conclusa, Callipo è tornato a ragionare. E nonostante lo volessero indurre a prendersi una squadra femminile, perchè al Sud non ce ne sono più (e chi la tiene alta la bandiera se non ci pensa Callipo?) ha detto: Basta, stavolta smetto sul serio.
A questo si sono di nuovo mobilitati in tanti: la Spagna ha promesso che avrebbe convinto Rafael Pascual a tornare a giocare (in cambio di una fornitura decennale di tonno); la Bulgaria ha promesso che consentirà il doppio incarico a Camillo Placì, consentendogli di allenare a titolo gratuito (al rimborso spese del ct bulgaro del Salento penserà il mitico Ljubo Ganev); l'ex ct della Nazionale di volley Gian Paolo Montali, l'attuale ct Mauro Berruto e il giornalista falconarese Adelio Pistelli hanno promesso di devolvere alla causa della squadra di Vibo Valentia i proventi dei loro libri pubblicati negli anni scorsi. Allora la Federazione della Polonia si è aggiunta promettendo una percentuale sull'edizione polacca libro dedicato al loro ex ct Andrea Anastasi.
Il presidente Lannutti ha promesso l'invio in Calabria di una fila dei suoi camion per trasportare a prezzo vantaggioso i tonni in scatola e nei barattoli di vetro. La famiglia Benetton ha promesso una partita spettacolo in Calabria con le vecchie glorie della Sisley e della Benetton basket (mischiati, per aumentare lo spettacolo). E Lorenzo Dallari ha promesso la trasmissione in diretta tv gratuita su Sky Sport, felice di riproporre la pallavolo in diretta.
Il presidente Pippo Callipo ha vacillato, si è preso un periodo di ponderata riflessione (circa 10 secondi) e poi, dopo aver strizzato l'occhiolino alla confezione regale (e buonissima) del suo tonno deluxe in barattolo, ha esclamato: "Non abbocco". Subito dopo ha dato l'annuncio: basta serie A1 di volley. Ora tocca a Milano spendere.


AVVERTENZE
* Fantavolley non è come potrebbe apparire a prima vista una partita di volley vista sulla spiaggia, sorseggiando una Fanta. E' in realtà un volley di fantasia, da non prendere sul serio, con fatti assolutamente inventati e senza nessuna attinenza con la realtà. Almeno credo...

giovedì 22 maggio 2014

VOLLEY Le anticipazioni...anticipate il 21 marzo dal Corsport

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/03/volley-i-ripescaggi-azzurri-bonitta-si.html

Sono abituato a non discutere l'operato degli altri, ma ciò non significa che non abbia le mie opinioni, perchè penso che ognuno è responsabile di ciò che fa e scrive. Specie quando ci mette la faccia, ovvero la firma. E ho sempre trovato discutibili certe abitudini di certa stampa, di sottolineare una notizia anticipata, per così dire. Tanti anni fa, qualche volta sono caduto anch'io nella trappola, più per spirito di bandiera che per vanagloria personale.
Allora per onestà bisognerebbe dire anche quelle che anticipano gli altri. Specialmente oggi che le news viaggiano veloci sul web, certe abitudini paiono davvero obsolete.
Avrei sorvolato anche stavolta, ma dopo aver letto nei giorni scorsi e riletto ieri, nel momento in cui la Fipav ha diramato l'elenco delle giocatrici scelte da Marco Bonitta per il 2014, che Volleyball.it ha anticipato il ritorno in Nazionale della Centoni, della Ferretti e della Piccinini, penso sia doveroso mettere un punto, anzi un post it, per rimettere in ordine la cronologia delle "rivelazioni".
Ricordato che fu la Gazzetta dello Sport a scrivere per prima che Tai Aguero sarebbe tornata in Nazionale, devo pensare che il sito Volleyball.it non legga nè il Corriere dello Sport, nè tantomeno, ovviamente e comprensibilmente, questo minuscolo e modesto blog personale, non legato da vincoli economici a nessun club, a nessuna federazione e a nessuna Lega. Composto amatorialmente.
Deve essere quindi sfuggito al più antico dei siti italiani di pallavolo, che addirittura lo scorso 21 marzo, quasi due mesi fa, prima il Corriere dello Sport (con una pagina e le foto grandi di Aguero, Piccinini, Centoni, Ferretti) poi Visto dal basso (c'è il link, si può verificare), scrissero i nomi delle grandi recuperate dal ct Bonitta.
In questi ultimi giorni, leggendo il sito, era parso che fosse più importante il fatto che Volleyball avesse anticipato, piuttosto che le convocazioni stesse.
Detto questo, per amor di verità e non per attaccare chicchessia, e dati i meriti a chi si occupa di pallavolo 24 ore al giorno (io non lo faccio, non è richiesto dal mio lavoro) trovo che il giornalismo del volley abbia bisogno anche di altro: riflessioni, opinioni, interviste libere da legacci, approfondimenti su personaggi, su vicende di volley. E il fatto che negli ultimi tempi le vicende abbiano troppo spesso fatto emergere aspetti imbarazzanti o negativi, non è colpa da attribuire ai professionisti dell'informazione.
 Questa almeno è la mia modesta opinione.

La foto di Francesca Piccinini è un gentile dono di Claudio Bartoletti

lunedì 19 maggio 2014

CALCIO Juventus 2014: la carica dei 102, edizione deluxe 3 scudetti

 Si ricorda spesso il fantastico scudetto juventino dei 51 punti, stagione 1976-77. Quell'anno la Juve, reduce dalla cocente delusione dell'anno precedente, quando lo scudetto era andato al Torino. I bianconeri pagarono le tre sconfitte consecutive, evento allora raro per la Juve, con Cesena, Torino e Inter, e soprattutto quella finale col Perugia, che non consentì di approfittare di un pareggio asalingo dei cugini granata. Rivoluzione al mercato, pagarono Anastasi e Capello, rimpiazzati da Benetti e Boninsegna.
Nacque così la prima Juve formato Europa, che l'anno dopo centrò un'accoppiata indimenticabile e storica per i colori bianconeri: scudetto e Coppa Uefa, vinta in finale con l'Atletico Bilbao.
 In campionato fantastico testa a testa col Torino: 51 punti Juve, 50 punti Toro. Allora si giocava con i due punti a partita. La Juve ne perse solo 9. 
Dalla Juventus di Trapattoni alla Juve di Conte e dei record di questo bellissmo 2013-14: 102 punti, uno più dei dalmata, pure loro bianconeri, del celebre film Disney, la carica dei 101. 33 vittorie, 3 pareggi, 2 sconfitte. Diciannove vittorie su diciannove partite allo Juventus Stadium: due solo sconfitte (Fiorentina e Napoli), pareggi a Milano con l'Inter, a Roma con la Lazio, a Verona. Miglior difesa: 23 gol subiti. Miglior attacco: 80 realizzati. Record di vittorie: 33.
Non c'è dubbio che sia stata una Juventus altrettanto indimenticabile, anche se ha mancato l'appuntamento con la coppa europea. Ha divertito, ha segnato, ha combattuto, ha entusiasmato, ha saputo risorgere quando è caduta, ha fatto innamorare dei suoi giocatori che hanno sempre dato il massimo. Anche chi ha reso meno. Il futuro è sempre un'ipotesi, nello sport come nella vita. Ma bisogna anche sapersi fermare a gustare ciò che si è vissuto. E non è vero che vincere "solo" lo scudetto non basta. Eh si, è stata proprio un'annata indimenticabile.

domenica 18 maggio 2014

VOLLEY La Rebecchi Piacenza ci ripensa: ringrazia... tutti e farà A1 e Champions

Ora tutti diranno che c'è stato il lieto fine e che si deve essere tutti contenti. Partecipiamo alla prevedibile gioia degli appassionati della pallavolo piacentina. Ma c'è qualcosa, anzi molto, che lascia molto perplessi in questa storia che sicuramente ha dei punti oscuri, non può non averne perchè altrimenti non si saprebbe cosa pensare. 
Una cosa è certa, a livello di comunicazione, di serietà, questa vicenda risulta decisamente penalizzante per l'immagine della pallavolo in riferimento ai media. Una tara che si ripercuoterà, inevitabilmente, nella già infida palude in cui si dibatte chi lavora per cercare di dare visibilità al volley. Avere ancora Piacenza nella pallavolo femminile è motivo di soddisfazione, ma se non ci fosse stato l'annuncio del ritiro e si fosse ponderato meglio tutto, sarebbe stato molto meglio.
Siamo sicuri che non c'era un'altra strada per affrontare, trattare e risolvere la questione Rebecchi Piacenza?


Questo il comunicato del Piacenza, diramato alle 20.03 di domenica 18 maggio 2014

ll presidente onorario della Rebecchi Nordmeccanica Antonio Cerciello con i figli Vincenzo e Alfredo, dopo una valutazione con il vicepresidente Giovanni Rebecchi, risponde positivamente agli appelli dei tifosi, degli sponsor, delle Istituzioni locali e nazionali compresa la Federazione e la Lega volley con il suo presidente Mauro Fabris. In particolare la Società è rimasta positivamente colpita dalle manifestazioni di stima dell'on. Pierluigi Bersani che ci ha spinto a continuare nella nostra attività sportiva a favore della città di Piacenza. Abbiamo, pertanto, deciso di continuare - dopo i successi di questi anni - il nostro impegno nello sport partecipando con la Rebecchi Nordmeccanica alla Champions e al Campionato Volley A1 2014-2015 puntando sempre a grandi obiettivi sia in Italia che in Europa.

sabato 17 maggio 2014

VOLLEY Il ct Berruto e quella voglia di Brasile, per vedere l'effetto che fa

http://www.corrieredellosport.it/volley/nazionali_volley/2014/05/17-361575/Berruto%3A+%C2%ABFinalmente+il+Brasile%2C+non+vedo+l%27ora%C2%BB 

 Ancora un week end di passione con la sua fede calcistica granata e poi comincerà l’avventura della World League. Mauro Berruto, tifoso contento del Torino e ct ancor più felice della Nazionale di volley. «Ventura, l’allenatore del Toro, ha avuto il merito di compattare tutto l’ambiente: un lavoro che ha iniziato in serie B. Può entrare in Europa League, ha dato tre giocatori alla Nazionale, spero che Immobile resti e che così altri arrivino» .
     A Roma è stata presentata la stagione, sono state mostrate le nuove maglie della Nazionale, confezionate dalla Asics e con gli sponsor Kinder e Crai. Ma quel che conta va oltre la maglia, che copre un cuore pulsante e deciso a vivere e regalare tante altre emozioni.
    «La World League è una manifestazione che mi è sempre piaciuta tanto e quest’anno, con la fase finale a Firenze, mi piace ancor di più.»

Venerdì prossimo l’esordio in Brasile, con pochi giorni di allenamento alle spalle e le scorie dei club non ancora smaltite. Ma tutto questo non sarà un alibi.
    «Non vedo l’ora. L’anno scorso ci fu molto utile affrontare spesso la Russia: ci fece crescere. Ora mi aspetto lo stesso dalle partite con i brasiliani: li affronteremo almeno quattro volte e poi magari nelle finali di Firenze. L’ultimo duello, in Coppa del Mondo, dimostrò che ci eravamo avvicinati. E’ uno snodo importante per noi, pensando ai Mondiali e oltre. Il fatto di essere già qualificati per le finali di Firenze ci dà serenità»
    E’ la sua quarta stagione da ct e non ha mancato un podio. Una continuità ad alto livello che rende perfino secondario il fatto che ancora non sia arrivato un oro, un primo posto.
    «Lavoriamo sui dettagli per cercare di migliorare quei podi. Ma la grande bellezza è l’essere tornati ad essere rispettati. Siamo al terzo posto del ranking mondiale con un vantaggio consistente sulla quarta, gli Stati Uniti che avremo nel nostro girone ai Mondiali. In Europa il livello e la concorrenza sono di ben altra qualità»
    E’ soddisfatto della stagione di club dei nuovi azzurri che lanciò la scorsa estate?
    «Sono stati tutti titolari e protagonisti in serie A1. Un passo avanti importante quello dell’estate scorsa. E anche in questa World League altri giovani avranno analoga opportunità»
    Il dualismo Zaytsev-Vettori può far nascere qualche problema?
    «La convivenza tra Zaytsev e Vettori non dovrà essere un problema per la Nazionale ma una opportunità. Ivan soprattutto ci offre una duttilità incredibile. Sono ragazzi di qualità, disponibilità ed intelligenza»
    La sua prima Nazionale senza capitan Savani, la fascia è passata definitivamente a Birarelli.
    «Mi è dispiaciuto molto non avere Cristian, ma ho capito le sue motivazioni ed ho rispettato la sua decisione»
    La preoccupa la crisi dei club pallavolistici italiani, figlia della crisi generale del Paese e di un certo modo di fare sport?
    «Ho fiducia perchè già in altre occasioni il mondo della pallavolo ha dimostrato di avere creatività e intelligenza specifica per provare a ripartire»
    Italia-Polonia l’8 giugno al Foro Italico, pallavolo all’aperto.
    «Sono molto curioso, speriamo non piova. Ma anche che non ci siano problemi di umidità, sul flex non si starebbe in piedi»
    Anche se fatica a comparire e a trasmettere la sua vera immagine contemporanea, il movimento pallavolistico resta espressione, in azzurro, di altissima qualità tecnica.

   «C’è la prospettiva di portare all’Olimpiade di Rio quattro squadre, tra indoor e beach, con ambizioni da podio. Questo movimento è un patrimonio, c’è una diffusione capillare sul territorio nazionale e non solo in certe zone. Non c’è comune che non abbia una squadra di volley»

BEACH VOLLEY Nicolai e Lupo, le stelle azzurre della spiaggia

http://www.corrieredellosport.it/volley/beach_volley/2014/05/16-361505/Nicolai+e+Lupo,+nati+per+la+sabbia

La coppia d’oro del beach volley italiano è formata da un romano e un abruzzese. 
Se fossero una band musicale, ma è problematico vederli così considerati i loro gusti diversi al riguardo, si direbbe che Paolo Nicolai, 26 anni il prossimo agosto, di Ortona, è il portavoce del gruppo. 
A Daniele Lupo, detto Lupino, 23 anni, romano cresciuto giocando sulle spiagge di Fregene fin da bambino, insieme col padre e con il nonno, va bene così. Due ragazzi tranquilli che hanno iniziato la loro quarta stagione di coppia con due vittorie nel circuito mondiale del beach volley: la finale, il successo, il gradino più alto del podio, l’inno tricolore che regala sempre emozioni ed uno status inseguito fin dal 2011, quando iniziarono a giocare insieme. 
«Fu Mike Dodd a metterci insieme - racconta Paolo - dovevo giocare con Martino ma non avevamo gli stesso obiettivi, perchè io inseguivo l’Olimpiade. Così arrivò Lupino. Quando Dodd lo vide in campo, disse entusiasta: “Questo ragazzo è nato per il beach!”. E cominciammo a giocare insieme...»
Nicolai viene dalla pallavolo, ma era ancora un ragazzo ben radicato nel suo ambiente e quando gli offrirono di andare all’avventura in un grande club, non se la sentì.
«L’idea di vivere lontano da casa mi pesava. Poi le cose sono cambiate, nel senso che sono cresciuto ed ho deciso di entrare nel progetto pre juniores di Lequaglie. In fondo tra volley e beach la differenza è poca, le basi tecniche sono quelle. Cambia la rincorsa ma direi che all’inizio l’uno è propedeutico all’altro. C’è l’errata convinzione che sulla sabbia la maggior parte dei colpi siano pallonetti, invece la statistica dice che l’80 per cento del colpi sono attacchi di forza»
Il quinto posto all’Olimpiade di Londra gli fece capire di essere sulla strada giusta e nei tornei di Grand Slam, dopo i piazzamenti, dopo i podi, sono arrivate anche due medaglie d’oro. Un’ascesa costante, sotto la guida del ct Paulao.
«Siamo cresciuti mentalmente e tecnicamente. Prima già il fatto di arrivare in semifinale - confessano Paolo e Daniele - ti dava un inconsapevole appagamento, giocavi la finale per vedere se arrivava qualcosa in più. Ora è diverso: sappiamo di poter giocare per la vittoria. Cosa ci ha fatto fare il salto di qualità? Raramente ci è capitato di sommare un errore ad un altro errore. E anche nelle poche occasioni in cui è successo, siamo sempre rimasti attaccati alla partita, tenendo separate la fase cambio palla e la fase break. Sono cresciute le nostre risorse fisiche e tecniche, c’è stato come dicevamo un miglioramento a livello mentale»
L’obiettivo dichiarato è l’Olimpiade di Rio 2016. Mancano due anni, cosa significa oggi dire che vi state preparando per Rio?
«Stiamo facendo un lavoro di costruzione in vista dell’Olimpiade. E lo facciamo tappa dopo tappa. Vincendo quegli appuntamenti che abbiamo vinto noi (l’Open di Funzhou, la tappa del World Tour di Shanghai) si ha uno storico, si seguono le orme di chi è arrivato e ha vinto prima di noi. Ed è un patrimonio importante che serve a far crescere e a mantenere ad alto livello»
Ma il torneo olimpico è ben diverso dal World Tour.
«Sì, è molto più difficile perchè si gioca ogni due giorni e bisogna riuscire a restare concentrati anche nel giorno di pausa, per poi tornare bene in campo»
Entrambi confessano che il valore più importante è il rispetto. Quello che c’è tra di loro e poi quello che danno e pretendono nel circuito del beach. In campo si muovono come due lord, sembrano impermeabili ad ogni emozione, non imprecano, non litigano, non provocano gli avversari.
«La compostezza ce l’ha insegnata Mike Dodd (l’ex campione statunitense che è stato ct azzurro per una stagione, ndr), vi ispiriamo a Roger e Dalhauser. Siamo in buoni rapporti con tutti e tutti ci rispettano, ora non ci vedono più come i giovani»
Il vostro rispettivo colpo prediletto?
 «La diagonale forte» risponde di getto Nicolai. «Il crossover» gli fa eco Lupo. 
La cosa che odiano di più? «La mancanza di rispetto, è inaccettabile» dice Lupino. «Il pressappochismo» spara Paolo, orgoglioso di essere un prodotto vincente del settore giovanile federale.
«Noi siamo la prima generazione che ha fatto il settore giovanile. E’ un progetto valido e dà frutti evidenti. Non bisogna smettere, serve continuità, ci vogliono tanti collegiali perchè solo giocando e giocando ci si appassiona a questo sport meraviglioso». 
Quando sono in giro per il mondo, Daniele Lupo e Paolo Nicolai passano la maggior parte del tempo in camera, leggendo, ascoltando musica, guardando film. Evitando accuratamente di disturbarsi a vicenda. Ognuno ha i suoi spazi, nel massimo rispetto. Daniele è sempre connesso, tramite l’inseparabile iPhone in cui si specchia la sua mite gioventù. Paolo è interista («Ma più tiepido finchè c’è Mazzarri: quando perdiamo è sempre colpa di qualcun altro...»), Daniele da ragazzo ha giocato, attaccante, al Centro Calcio di Fidene. E’ romanista e venera Totti. Nel tennis Djokovic e Federer sono i loro punti di riferimento.
 In comune hanno l’avversione per i viaggi. «Viaggiare ci annoia, non è paura di volare, è proprio il fastidio di passare tante ore in quel modo»
Per entrambi il beach è assai più di uno sport o di un lavoro.
 «Ho iniziato a giocare da bambino - racconta Daniele - accanite partite sulla spiaggia insieme con mio padre e mio nonno. Stavo sulla sabbia dalla mattina alla sera, mi sono sempre divertito tanto». Il papà Carlo, architetto e attore protagonista una tantum (“L’ultimo sapore dell’aria”, Ruggero Deodato, 1978), e la mamma kazaka Goulsim, che ha fatto l’attrice, si incontrarono e si piacquero a Milano.

venerdì 16 maggio 2014

OLIMPIADI Roma 2024: Perché no (2): caos strade e traffico in tilt

Da febbraio, quando su Roma cadde una bomba d'acqua, la parte nord della città è prigioniera delle strade chiuse e del traffico.
La Panoramica che congiunge Belsito a Piazzale Clodio è ancora intasata dai detriti della frana. Si circola su una sola corsia per parte e solo dalle 7 alle 23. Ma è meglio evitare, specie nelle ore di punta.
La Cassia è chiusa nel tratto che conduce a Piazza dei Giochi Delfici.
L'Olimpica è interrotta per un'altra frana all'altezza di Corso Francia, vicino lo svincolo per lo Stadio Olimpico. 
Per una fuga di gas è stato chiuso una settimana fa il tratto conclusivo della via Camilluccia, fino a piazza Walter Rossi. Ora si circola con la carreggiata ristretta e code per svicolare verso la Galleria Giovanni XXIII.
In poche parole, da Roma Nord non si esce, se non a prezzo di lunghe e stressanti code, senza certezza alcuna sui tempi di percorrenza e con la gente che deve uscire di casa un'ora prima per sperare di essere puntuale in ufficio o altrove. Non sono bastati quattro mesi quattro per riavere un minimo di normalità. E le strade limitrofe sono ovviamente appesantite dalla mole di traffico supplementare. Insomma, un incubo stressante, specie i primi tempi quando ancora ognuno non aveva scelto percorsi alternativi e fantasiosi (due o tre al massimo, non crediate...)
Per tacere delle voragini e delle buche che si aprono traditrici sotto le ruote di auto e scooter, marciapiedi trappola per anziani e non solo.

E' il ritratto di una città davvero poco...olimpica (se non per la pazienza che chiede ai suoi cittadini) che ha la presunzione di voler organizzare un'Olimpiade. Se una bomba d'acqua dovesse cadere durante i Giochi o poco prima, o a questo punto anche solo nell'inverno precedente, come si metterebbero le cose? A Roma sarebbe impossibile creare una corsia olimpica, come si fece ad Atene e Pechino, a meno che non si vogliano deportare altrove i romani per il mese dei Giochi (magari facendogli pagare una tassa per lo stress olimpico evitato, vedrete che il sindaco di turno ci penserà...).
Roma è una città allo stremo, se non allo sbando, fiaccata da anni e anni di malgoverno ed incuria. Strutturalmente inadatta ad ospitare l'Olimpiade così come viene concepita da qualche edizione. Non serve aggiungere altro. Roma 2024, no grazie. 

* Codicillo: ma davvero qualcuno pensa che Roma e l'Italia in questo momento storico e politico possano godere della stima e dei voti necessari ad una candidatura olimpica vincente? Servirà solo a far spendere (e guadagnare...) soldi inutilmente e a sottrarre spazi preziosi mediatici al vero sport.

mercoledì 14 maggio 2014

VOLLEY La verità sul PalaBanca, ovvero Molinaroli come Totò?



Dal quotidiano LIBERTA' di oggi 14 maggio 2014 un articolo d'Opinione firmato dai consiglieri comunali di Piacenza del Movimento 5 Stelle, che vanno ringraziati per aver portato alla luce e a conoscenza di tutti la reale situazione del PalaBanca di Piacenza. Da ciò che emerge sembra che il signor Guido Molinaroli, annunciando la cessione del PalaBanca (o del periodo della sua gestione che ancora rimane), faccia venire in mente Totò nel film Totò Truffa '62 (film diretto da Camillo Mastrocinque, con Peppino De Filippo e Nino Taranto, tra gli altri), che cerca di vendere Fontana di Trevi ad uno sprovveduto turista italoamericano. 
Il PalaBanca come Fontana di Trevi? Leggendo questa opinione-ricostruzione, stride ancor di più il contenuto dell'intervista rilasciata dal presidente della Lega, Diego Mosna, sulla Gazzetta dello Sport di oggi, dove Molinaroli viene addirittura esaltato e citato per la sua passione.
Meglio astenersi dal commentare questa uscita a dir poco discutibile, anche se sicuramente ed evidentemente finalizzata maldestramente ad un obiettivo.
 Intanto a rimetterci è stata la Rebecchi Piacenza, campione d'Italia femminile (anche se poi, a fronte della proposta del Comune, la ritirata confermata ha dato modo di essere letta in tutt'altra maniera)
Andate a spiegare alla gente normale (ed onesta) come mai nel volley ed a Piacenza ci sia una squadra maschile il cui patron annuncia la dismissione di una squadra ma dicendo e ritenendosi  proprietario di un impianto, lo offre in gestione (ma si era addiritttura parlato di vendita). 
Poi (mentre ad uno ad uno i giocatori cambiano maglia) dice che si iscrive alla Champions League, quando è possibile che non sia al via nemmeno in campionato.
 E invece la Rebecchi Nordmeccanica Piacenza, il club femminile dei Cerciello, aveva la squadra (così almeno di pensava) ma non ha un impianto e non ha risposte da chi dovrebbe dargliele in fretta. E così nello sconcerto generale, abbandona il volley. 
Passano i giorni è il quadro diventa ancor più fosco ed imbarazzante, col sospetto, che pare una certezza, che i Cerciello abbiano utilizzato la vcenda del PalaBanca come un pretesto per tirarsi fuori dal carrozzone della pallavolo.
Lo si è detto tante volte, solo nella pallavolo italiana capitano queste cose. E non ci si indigna mai abbastanza. Mezzucci, cavilli, regole inesistenti o non applicate. Non date retta, ci vorrebbe poco a mettere ordine a Cialtrolandia.


 www.youtube.com/watch?v=y2_qTMplwwo

L'OPINIONE 
Palabanca, il Comune lo ha già pagato abbondantemente

 Dopo le meritate vittorie della pallavolo femminile, abbiamo assistito ad alcuni battibecchi mediatici tra i patron delle squadre di volley e siamo stati presi dalla solita curiosità, così abbiamo cercato di approfondire le vicende che hanno offuscato la gloria degli ultimi giorni. Dobbiamo innanzitutto evidenziare alcune anomalie riscontrate nella vicenda Palabanca. Visionati gli atti, ci siamo resi conto che questa annosa vicenda ha origine nel lontano 2004 con una delibera del consiglio comunale: si autorizzava la realizzazione del Palabanca su terreno comunale attraverso specifico diritto di superficie concesso per 10 anni alla società sportiva Copra Volley. Sempre il consiglio comunale ha deciso l'erogazione a fondo perduto di una cifra consistente: 320 mila euro per 10 anni che ammontano a 3 milioni e 200 mila euro, cifra pattuita dal comune come contributo a fondo perduto allo scopo di abbattere il costo di costruzione della struttura stimato in 4 milioni e 700 mila euro. Un preventivo veramente molto alto per la struttura praticamente smontabile che è il Palabanca. Allora abbiamo deciso di fare un'interrogazione, chiedendo al Comune se abbia controllato l'effettiva spesa sostenuta per la costruzione dell'impianto, perché riteniamo che la struttura sia stata ampiamente pagata con i soldi che la società sportiva ha ricevuto dal Comune e, trattandosi di soldi comunali, ci sono delle norme da rispettare procedurali e sostanziali. Abbiamo chiesto di visionare la documentazione relative alla costruzione dell'impianto, per controllare che i fondi dati siano stati destinati effettivamente alla costruzione dell'impianto sportivo e solo a quello. Per sapere se le norme si applicano correttamente il controllo è un passaggio obbligato e le interrogazioni sono uno dei pochi strumenti di controllo nelle mani dei consiglieri. Recentemente si è prorogato alla società il diritto di superficie e quindi la continuità nella gestione dell'impianto fino al 2017 e la ratei77azione degli oneri a carico del Comune per il pagamento dell'ultima rata - spalmati in 5 rate da 64 mila euro: ora che il sig. Molinaroli ci venga a dire che lui vuole vendere l'impianto è una cosa inaccettabile perché il 30 giugno 2017 l'impianto sarà a tutti gli effetti del Comune, ammesso che non lo si possa considerare tale già oggi. Constatare che il comune non prende posizione ricordando che l'impianto non è di proprietà del sig. Molinaroli è scoraggiante e ci lascia basiti sul concetto di utilizzo del denaro pubblico. Lo sport è importante per i valori che rappresenta, ma è altrettanto importante che il denaro pubblico e la sua gestione siano il più trasparente possibile e a favore della collettività non di singoli soggetti. Ci chiediamo: ma con 3 milioni e 200 mila euro il Comune non avrebbe potuto costruirsi autonomamente un palazzetto da destinare allo sport piacentino e agli eventi piacentini? Così in consiglio comunale è passata la nuova tassa sul ceto medio e imprese, la TASI, al massimo applicabile 3,3 per mille e noi paghiamo!!!! 
 consiglieri comunali del MSS ***

venerdì 9 maggio 2014

VOLLEY Mondiale di club? Ma non è una cosa seria





Ruben Acosta per primo coniugò gli aspetti commerciali ed economici al volley agonistico, al ranking, al valore nudo e crudo dello sport pallavolistico. La World League nacque per questo e fu subito chiaro che non era una copia dei Mondiali o degli Europei, e men che meno di una Olimpiade. Per questo tutto o quasi era lecito, come formula, nazionali invitate, requisiti d'accesso.
La scelta di riesumare il campionato mondiale per club, che ha visto Trento primeggiare per quattro anni consecutivi (dal 2009 al 2012) ha convinto fino ad un certo punto. La scelta di andare là dove c'erano i soldi, con 500 spettatori a partita, ha sicuramente fatto felice un po' di gente ma non ha aggiunto nulla al volley, essendo chiare le ragioni primarie della manifestazione. Il fatto che una squadra italiana sia riuscita a vincere per quattro anni di fila, ci ha inorgoglito e si è finito col dare spazio ad un torneo con regole troppo discutibili. Una squadra come l'Al-Rayyan ha speso montagne di dollari per ingaggiare per una sola settimana gli ex trentini Raphael e Kaziyski, il cubano di Piacenza, Simon. E' come se nel calcio, ad esempio, dovendo partecipare al mondiale di club, il Guangzhou cinese allenato da Marcello Lippi potesse far giocare per quella manciata di partite, Cristiano Ronaldo, Messi e Bale. Già un torneo che si definisce mondiale ma che ammette le wild card, svilisce il significato sportivo. Ma la ciliegina è arrivata ieri con il risultato guarda caso proprio quello giusto per eliminare i trentini: un bel 3-2 tra Al-Rayyan e gli argentini dell'UPCN e Trento eliminata nonostante le due vittorie in tre gare. Come sia possibile giocare con la regola dei tre punti un mini torneo sulle tre partite, lo potrebbe spiegare solo la Fivb. Anticamera dei biscottoni che non vengono cotti soltanto nel calcio.
Al riguardo, riporto la coda significativa del comunicato appena diffuso dalla Diatec Trentino Volley, che ha per bersaglio un giocatore squalificato per tesseramento irregolare ma senza che i risultati della sua squadra siano stati cancellati. In bafrba ad ogni regolamento ed alla logica.



"Nel contempo la Trentino Volley ha presentato via mail alla Fivb e poi alla giuria del torneo un reclamo ufficiale rispetto al comportamento disonesto e contrario al regolamento dell’Al-Rayyan per quel che riguarda il tesseramento dei propri atleti"


In coda il commento, in linea, di Gian Luca Pasini


http://dal15al25.gazzetta.it/2014/05/09/fivb-ma-perche-fai-una-manifestazione-come-questa/

giovedì 8 maggio 2014

LEGGE DI LEANDERTHAL Sui cretini...recidivi

Mai dare a un cretino, anche se pagato e strapagato, la possibilità di rimediare ad un suo errore. 
Ne commetterà uno peggiore.

mercoledì 7 maggio 2014

CALCIO Nonostante lo scudetto la Juventus sarà... al verde



In anteprima sono state diffuse su Internet, dal sito Footy Headlines, le nuove maglie della Nike (la prima e la terza) della Juventus per la prossima stagione 2014-2015.
La prima sarà la classica maglia a strisce bianche e nere, la seconda (di cui non si hanno immagini) sarà blu e gialle, mentre la terza verde. Questa sarà l’ultima maglia della Nike per la Juve, che dalla stagione 2015-2016 vestirà casacche dell’Adidas (con cui ha firmato un accordo di 6 anni).

http://www.squer.it/of/terza-maglia-verde-juventus/

Prosegue il giro dei colori delle seconde maglie juventine: dal rosso al rosa fucsia, dal bianco con tricolore al nero, al giallo e blu di questa stagione. Questo verde è bello ma sul campo, in tv, diventa poco telegenico come hanno dimostrato le altre squadre che hanno adattato questo colore. Aspettando il kit della seconda maglia blu e gialla (come l'anno della Champions vinta all'Olimpico sull'Ajax) mi pare positivo che non sia stata stravolta la prima classica maglia, che presenta righe bianconere di larghezza accettabile. Perchè sarà anche vero che l'abito non fa il monaco, ma vedere in campo la Juve con belle maglie è un optional che appaga l'occhio.

VOLLEY Champagne Sir Safety nel bottiglione di ceramica di Deruta

La splendida annata della Sir Safety Perugia, finalista in Coppa Italia e nei play off, ha indotto Domenico Guiducci (sotto nella foto, insieme con il presidente della Fivb Ary Graca e col presidente della Fipav Carlo Magri) e Vanni Binaglia ad un'iniziativa con le bollicine. Sei litri di Champagne (ma non è stato il francese Hubert Henno, fenomenale libero della Lube, a fornirlo) in una bottigliona di ceramica di Deruta fatta a mano dal maestro Domiziani. Una bella idea di Domenico, che si definisce pensionato Fipav.

(fanta)VOLLEY Cenone Sir Safety, cipolla bandita dal menù

Un cenone in allegria dal gusto agrodolce per la Sir Safety Perugia, che si è riunita per celebrare e festeggiare una stagione straordinaria, conclusa con le quattro partite della finale scudetto perduta con la Lube (ultima gara: 1-3, arbitri Cipolla e Pasquali).
Secondo indiscrezioni, confermate dai commensali, presso il ristorante che ha ospitato la serata è giunto l'ordine di eliminare cipolla dal menù, perchè come è noto fa piangere*, soprattutto i perugini, e risulta talvolta indigesta, specie quando determina "rossi" improvvisi e fuori luogo. O quando, sul menù s'intende,  non accetta la condivisione con più azzeccate scelte di Pasqua(li), giudicate fuori tempo, perchè ormai si era al 4 maggio.

* (contrariamente a "Er Cipolla"Enzo Salvi, che non fa l'arbitro ma è un caratterista cinematografico strappa risate ad alta gradazione "de vorgarità")

**Gli arbitri? Con Perugia certi pare siano stati... buti e cattivi (specie con Buti)



AVVERTENZE
* Fantavolley non è come potrebbe apparire a prima vista una partita di volley vista sulla spiaggia, sorseggiando una Fanta. E' in realtà un volley di fantasia, da non prendere sul serio, con fatti assolutamente inventati e senza nessuna attinenza con la realtà. Almeno credo...

martedì 6 maggio 2014

VOLLEY Giuliani e il jolly vincente con la Lube: 2° scudetto


Non vale per Alberto Giuliani il detto che nessuno è profeta in patria. L'allenatore di San Severino dopo la dolce notte perugina è diventato il tecnico più tricolore della storia della Lube, arrivando al suo terzo titolo dopo quello che aveva conquistato con Cuneo e quello vinto con Macerata nel 2012 al Forum di Assago, sempre contro Trento. Ormai è già a un tricolore da Velasco, Montali e Prandi.
        «E' la prima volta che vinco lo scudetto nella serie tre su cinque, gli altri erano arrivati con la finale secca. Questo è stato sicuramente diverso, perchè arrivato alla fine di una stagione che non ci aveva visto prendere altri trofei»
        Ha avuto paura di restare, per dirla alla Mourinho, con zero titoli...?
        «Beh, quella è la paura di ogni allenatore. Ma c'era anche la certezza che lo staff e i ragazzi avrebbero dato tutto perchè questo non accadesse. Scudetto bello e sofferto»
        Scudetto a parte, cosa le resta di questa stagione?
        «Ma che pallavolo abbiamo giocato all'inizio della stagione! Un volley stellare, che ci fece superare un girone di champions proibitivo. Una qualità di gioco che non avevo mai avuto. Le mie dimissioni dopo quella semifinale di Coppa Italia perduta sono state un jolly, che ci si può giocare una volta sola nella carriera. Questo scudetto è la vittoria di tutti. Lo staff ha dato il 100%, la squadra ha risposto col 110%.»
        Peccato parta Zaytsev...
        «Anche dopo il mio primo scudetto perdemmo l'opposto, Omrcen. Oltre che essere un giocatore di livello, Zaytsev è stato il capitano, è cresciuto tantissimo come uomo e come capitano. Lascerà una grande lacuna, perdiamo un feeling importante»
        La Sir Safety Perugia ha reso ancora più bello il vostro scudetto.
        «Una squadra che butta fuori Piacenza non poteva essere lì per caso. Ha avuto una crescita individuale importante sia di Petric che di Atanasijevic, che insieme a Vujevic hanno dato notevole qualità di squadra. Il suo rendimento è cresciuto anche grazie all'entusiasmo che la piazza ha trasmesso. Perugia non solo è stata all'altezza ma ci ha fatto soffrire rendendo più bella la vittoria. Noi siamo stati bravi a considerarci alla pari: questo ha allentato la pressione su di noi, mettendola alla Sir Safety»

VOLLEY Ivan Zaytsev dopo lo scudetto se ne va in Russia: Ora so come si vince

http://www.corrieredellosport.it/volley/a1_maschile/2014/05/06-360211/Zaytsev%3A+%C2%ABGrazie+Lube%2C+ora+so+come+si+vince%C2%BB

Scelse Macerata per dare una svolta vincente alla sua carriera e vivere una giornata come quella di domenica al PalaEvangelisti, nella sua Perugia dove visse da bambino, accanto al padre Viacheslav allenatore. E quando Podrascanin ha murato l'ultimo attacco perugino, Ivan Zaytsev ha messo la sua crestona bionda allo scudetto, prima della nuova avventura in quella che una volta era la madre Russia. Dopo una notte di festeggiamenti scioglie la tensione divertendosi su un pistino di kart.
        «Si è concluso un percorso di crescita. Abbiamo lavorato tanto per chiudere la partita decisiva fuori casa, dopo un anno che ci hanno tirato... addosso, dovevamo vincere per forza. Abbiamo gettato una base importante per un percorso vincente. Siamo caduti qualche volta, abbiamo sbagliato solo due partite anche se erano gare importanti. E' stato un anno allucinante ma l'abbiamo chiuso bene. Sono certo che il gruppo è talmente forte che saprà trasmettere il carattere vincente e aiuterà i nuovi ad integrarsi»
        Ha raggiunto ciò che inseguiva quando lasciò Roma.
        «Sì, la Lube è sempre stata ai vertici e la società merita un plauso per quello che riesce a fare anche in questo periodo di crisi economica»
        Quale è l'impronta di Ivan Zaytsev sul terzo scudetto della Lube?
        «Non so, posso dire di aver dato tutto me stesso, il massimo. Mi sono fatto conoscere per come sono veramente: sincero, onesto, sanguigno. Credo di essere all'apice della crescita, della mia maturazione fisica e tecnica. Spero e credo che questa vittoria finalmente raggiunta si riveli una delle tante. Perchè è vero che se non vinci non sai come si fa, non conosci il gusto. Ora con questo scudetto arriva una consapevolezza in più: adesso so cosa devo fare per vincere. Senza dimenticare che sono stato molto aiutato da tutti»
        Cosa le ha insegnato il suo allenatore Giuliani?
        «Oltre ad essere una bellissima persona, se devo scegliere una cosa dico tutto il sistema di gioco: non staccare mai la testa dalla partita, saper riconoscre quando poter e dover rischiare e quando affidarsi alla tattica. Me ne vado a Mosca arricchito di uno scudetto e una supercoppa, più sicuro e maturo»
        A chi dedica lo scudetto?
        «A mia moglie Ashling: è sempre stata con me, a supportarmi e sopportarmi, rendendomi la vita più semplice. Ed al nostro bambino che nascerà ad ottobre». Sarà un maschietto, si è saputo proprio ieri.
        Ivan sceglie l'immagine di questo tricolore.
        «Il comunicato di Baranowicz,  che abbiamo scritto tutti insieme e che è stato importante per l'unione della squadra nel momento in cui siamo caduti e infuriavano le polemiche.  Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: andiamo a prenderci o scudetto».
         I serbi hanno infiammato la finale, sia i suoi compagni Stankovic e Podrascanin, che i perugini Atanasijevic e Petric.
        «Loro due hanno trascinato la Sir. Certo, che effetto mi faceva giocare contro il mio testimone di nozze, Adriano Paolucci, e Goran Vujevic con cui sono stato in camera ai tempi  di Perugia. Riguardo la Serbia, penso sia una grande squadra, anche se gli manda un po' il palleggiatore»
        Palleggiatore, schiacciatore, opposto. Contento della sua trasformazione?
        «Sì, moltissimo. Questo è il ruolo in cui mi esprimo meglio»
        Con il suo trasferimento alla Dinamo Mosca, il campionato italiano perde un altro campione. Ripartirà sicuramente più povero.

lunedì 5 maggio 2014

VOLLEY Precisazione e scuse: il testo non era... da scudetto

Ritengo doveroso rivolgere, almeno ai lettori raggiungibili attraverso questo blog e i social network, un messaggio di scuse rivolto a chi ha letto la pallavolo stamane sul Corriere dello Sport, soprattutto la prima edizione. Per problemi tecnici indipendenti dalla mia volontà (ero al PalaEvangelisti, purtroppo messo nelle condizioni di non poter lavorare normalmente ed efficacemente, come l'occasione avrebbe richiesto) l'articolo sulla finale scudetto tra Perugia e Macerata è uscito largamente incompleto e non corrispondente a tutto ciò che era mia intenzione comunicare. Mi pare giusto precisarlo, a tutela della professionalità e dell'imparzialità con cui sono abituato a commentare le vicende sportive in generale e pallavolistiche in particolare.

sabato 3 maggio 2014

ATLETICA Matteo Galvan e Benedicta Chigbolu, due cuori e un giro di pista

Due cuori e un giro di pista. Matteo Galvan e Maria
Benedicta Chigbolu tra pochi giorni festeggeranno il primo anno della loro unione sentimentale. Era il 10  luglio, l'anno scorso, quando decisero che valeva la pena di provare a vedersi anche oltre quei 400 metri che avevano in comune in pista. Erano convinti, soprattutto Matteo, che non fosse il caso di mischiare lavoro e passione, atletica e amore, per tutta una serie di motivi che si possono intuire. Poi però, come spesso capita, quando l'amore arriva, tutto cambia e ci si può accorgere che è meglio così.
 
  «Perchè ci si capisce meglio, facendo la stessa cosa - racconta sereno Matteo, 25 anni, vicentino - e di atletica non si parla troppo. E' bello condividere tutto il resto». Lei, Maria Benedicta, è romana del quartiere Torrevecchia e all'atletica è arrivata quasi per gioco; frequentava il Liceo Psicopedagogico Vittorio Gassman: «Un professore mi chiese se facevo sport, mi disse che con il mio fisico avrei dovuto praticare l'atletica. Così iniziai ad allenarmi alla Farnesina». Da Fulvio Villa a Francesco Speranza, fino all'attuale allenatrice Chiara Milardi. Progressi costanti, quella paura che la frenava nei finali sta piano piano imparando a gestirla: «Quando dovevo scendere sotto i 54" pensavo fosse un obiettivo troppo ambizioso per me. Invece poi...Nei finali mi venivano tutte le paure, perdevo lucidità».
    Vivono la loro storia d'amore quasi in punta di piedi, emozioni intime fatte di sguardi, complicità, gusti uguali e diversi ma sempre rispettati. A Rieti e a Formia vivono separatamente, ognuno ha il proprio spazio, fa le proprie cose. Poi ci sono i momenti condivisi, da soli o con gli amici, come la maggior parte dei ragazzi della loro età. «Ci piace guardare le serie Tv. Ed anche sulla musica andiamo sostanzialmente d'accordo: l'rnb piace a tutti e due». Sui film invece hanno passioni diverse: a Matteo piacciono i thriller, a Benedicta le commedie. Lui ama leggere libri gialli, lei testi che parlano di cose realmente accadute.

Matteo giocava a calcio ma proprio quando stava per entrare nel Vicenza, prevalse l'atletica a stravolgere la sua vita, a cambiare i suoi sogni. E così il terzino tifoso del Milan cominciò a correre. E correndo scoprì il volto amaro dello sport, fatto anche di infortuni e problemi fisici, che l'hanno condizionato a lungo. «Diciamo che ho dovuto imparare ad avere molta pazienza».  Le Fiamme Gialle gli hanno dato la possibilità di inseguire le sue mete di atleta e gli donano un minimo di tranquillità per  un futuro che non sa ancora immaginarsi, se non togliersi lo sfizio di tornare a giocare a calcio, ma a livello amatoriale, per divertimento.
    La scelta di allenarsi negli Usa, seguito da Loren Seagrave alla scuola di Nick Bollettieri a Bradenton, in Florida, è stata una parentesi importante. «Sono uno che ha bisogno di stimoli, di avversari e lì ho rinforzato il mio bagaglio, ho visto l'atletica da un'altra ottica, ho imparato a conoscermi meglio e sono arrivati i risultati. Un buon Mondiale, poi il personale a Bruxelles. Però per essere competitivi a livello di Europei, devo avvicinarmi ai 45" e scendere con continuità. Mi interessa più una medaglia che il tempo. I record passano, le medaglie sono tue per sempre. Nelle liste europee del 2013 ero sesto...».
    Ha fiducia di riuscire a mettere a frutto l'esperienza acquisita: «Ho capito cosa fare per mantenermi a certi livelli e sono riuscito a smentire chi diceva che avevo fatto un passo sbagliato andando là. Sono stati solo gli infortuni a frenarmi. Però certe critiche mi hanno ulteriormente motivato»
    L'America è il passato («Quel che dovevo apprendere l'ho imparato, era ora di inseguire nuovi stimoli»). Il presente è Rieti, la sua allenatrice Chiara Milardi è la stessa di Benedicta. Dal lunedi al venerdì c'è l'allenamento. Poi il week end offre l'opportunità di un salto a Roma per divagarsi con le amicizie, per un soffio di vita normale da vivere in allegria.
 

Matteo più riservato ed introverso. Lei semplice e spigliata, comunicativa e simpatica, con un istinto materno che, confessa, è già vivissimo. Benedicta è figlia di una insegnante di religione, Paola, e di un consulente internazionale nigeriano, Augustine. Hanno sfornato ben sei figli, tre maschi e tre femmine. Da David, 27 anni, a Johannes di 11, passando per Benedicta (24 anni), Eleonora (23), Emmanuel (21) ed Elisabeth (15). Il nonno Julius è stato una celebrità in Nigeria: partecipò all'Olimpiade di Melbourne 1956, arrivando in finale nel salto in alto, lavorava in un penitenziario e fu anche presidente della federatletica nigeriana.
    Il desiderio di scoperta delle origini nigeriane è forte e appena possibile pensa di farci un bel viaggio, con Matteo naturalmente. Una coppia in bianco e nero fatta di due cuori a colori. Con lo sport e con l'amore si può ricordare quanto sia assurdo il razzismo:«E' solo questione di ignoranza - dice Benedicta - Sarà che a Roma mi hanno vista crescere ma non ho mai avuto problemi. Quando la gente è in  gruppo amplifica la stupidità. Sono felice della mia pelle, dico sempre che abbiamo una marcia in più. Anche se nell'atletica all'inizio mi dava un po' di pressione: non è che avendo la pelle scura dovevo essere più forte...». Sul gesti del calcatore Dani Alves dice: «Ha fatto bene a mangiarsi la banana, ha risposto ad una provocazione con una provocazione ironica».  Laureata in Scienza dell'educazione con una tesi sui Compiti dell'allenatore secondo il modello Epstein, Benedicta, che è tesserata per l'Esercito, ama lavorare con i bambini e si diverte a fare la modella: «Mi fermano per strada. Ho scoperto che mi piace indossare. Sono finita anche su Sposa Moderna»    


* sul Corriere dello Sport di giovedi 1 maggio 2014

giovedì 1 maggio 2014

VOLLEY Miglior arbitro è quello che non si nota. Un rosso inopportuno

Confortato dal giudizio di tanti fischietti di valore, sono tra coloro che pensano che i migliori arbitri siano quelli che non si ergono a protagonisti della partita. Ho trovato perciò decisamente inopportuno il rosso inflitto dai signori La Micela e Bartolini al tecnico della Sir Safety, Slobodan Kovac sul finire del terzo set della terza finale scudetto tra Lube Macerata e Perugia. Gli arbitri hanno ritenuto di aver ricevuto un vaffa da Kovac, che pare frutto di un equivoco in realtà. 
Morale della favola, con il rosso, Perugia si è trovata a fronteggiare il match ball della Lube, che poi ha subito chiuso.
Come in altre analoghe occasioni, dico che è decisamente inopportuno creare i presupposti per chiudere una partita bella e per lunghi tratti molto equilibrata, a dispetto del 3-0, con una decisione disciplinare arbitrale, per giunta discutibile. La Lube con ogni probabilità avrebbe vinto lo stesso, non sto certo dicendo che Perugia ha perso per colpa degli arbitri. Ma sicuramente sarebbe stato meglio evitare di confezionare un match ball a tavolino. Anzi, sul seggiolone. Mi auguro che in gara 4, domenica a Perugia, la gestione dei cartellini sia più discreta.