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sabato 28 giugno 2014

(fanta)CALCIOVOLLEY Alla Federcalcio servirebbe Carlo Magri

Il giro del palazzo, roba di 5 minuti, per rimettere in sesto le schiene anchilosate dalle ore al desk e con il collega e amico Pasquale si parla inevitabilmente della comune passione calcistica. E subito diventa calciopallavolistica perchè la battuta nasce all'unisono dopo l'amara eliminazione della Nazionale di calcio dai Mondiali in Brasile. 
Tra le cause il motivetto ricorrente, che chi segue la pallaovlo conosce da tempo: Troppi stranieri, pochi italiani, anzi pochissimi. E se non giocano gli italiani in campionato poi come fa la Nazionale a trovare giocatori adeguati in tutti i ruoli?

«Alla Federcalcio servirebbe Carlo Magri»

Già, in fondo il presidente della Fipav avrebbe tutti i requisiti, a cominciare dalla competenza e dalla passione con cui oltre alla pallavolo, da sempre segue il calcio. E' vero, tifa Inter, ma come recitava lo spasimante di Jack Lemmon in versione en femme nel finale di A qualcuno piace caldo, “Nessuno è perfetto“.
E' vero che non basta recitare a memoria le formazioni dell'Inter e della Nazionale degli ultimi 50 anni o forse più, ma Carlo Magri è stato l'unico capace di resistere alla Legge Bosman, battagliando e litigando con la Lega, facendo ricorso alla fantasia, ha arginato l'invasione straniera. Se per legge non si poteva limitare il numero di stranieri, si poteva rendere obbligatorio schierare un numero minimo di italiani. Magri fu pronto e bravo a seguire un consiglio disinteressato rivelatosi quanto mai giusto.
Non c'è dubbio che se nel calcio si decidesse di prendere la stessa strada, imponendo un minimo di giocatori italiani in campo (o al limite anche in panchina, allungandola e aumentando il numero delle sostituzioni possibili in campionato) a gioco lungo si trasformerebbe in un vantaggio per la Nazionale, altrimenti votata al rischio, in futuro, a non qualificarsi nemmeno per i Mondiali (del 2020, hanno sancito gli esperti).

Se poi ricordiamo che l'Italia del calcio non è riuscita a farsi dare nemmeno gli Europei (giustamente aggiungo, vista la situazione economica e impiantistica attuale oltre alla volubilità della politica e dei suoi derivati), Carlo Magri può vantarsi di aver portato in Italia (in questa Italia disastrata e purtroppo senza speranza) due Mondiali e tre Europei di pallavolo, volley maschile e volley femminile. Con il sostegno  di forze politiche di ogni colore.
Ora resistete al sarcasmo e non dite che Magri al calcio sarebbe un bel colpo per il volley. Ma un Carlo Magri, non farebbe comodo anche alla FIGC?*


* a patto di non regalare un altro scudetto a tavolino all'Inter

VOLLEY Sorteggi Champions: Rebecchi e Lube le più veloci a comunicare

Il sorteggio è avvenuto venerdì sera a Vienna.
Ecco l'orario di arrivo dei comunicati delle società impegnate nella prossima Champions League di volley, prima con la sola composizione dei gironi e poi con i calendari che non tutti hano ritenuto di dare in modo completo. Evito di cedere alla tentazione di commentare, lasciando alla semplice registrazione della data e dell'orario di diffusione di notizie accadute venerdi sera, il compito di illustrare.
Chi non riuscirà a trattenere un amaro sorriso pensando ai futuri obiettivi da raggiungere a livello di comunicazione per far parte dell'elite del volley, è autorizzato a non sentirsi in colpa.


VENERDI
ore 21.30 Rebecchi Piacenza (F)
ore 21.54 Lube Treia (M)
ore 22.22 Lega Pallavolo Maschile
SABATO
ore 10.37 Rebecchi Piacenza(F)
ore 11.14 Lube Treia (M) con calendario 
ore  11.19  Lega Pallavolo Femminile (senza calendario completo)
ore 14.39 Copra Piacenza (M) con calendario
ore 15.38  Imoco Conegliano (F)
ore 16.06  Sir Safety Perugia (M)

Rebecchi Piacenza e Lube Treia, le società scudettate nel 2014, sono state anche le più rapide da Vienna.

VOLLEY La Champions League con i palloni gialloverdi...del Brasile

Ringrazio Laura Rovellini, che nell'occasione si è fatta perdonare l'abitudine di non mettere il testo dei comunicati che manda subito visibile con un banale e semplice copia e incolla. Nel dare conto del sorteggio della Champions League che ha riguardato la squadra femminile di Piacenza, campione d'Italia nelle utime due stagioni, ha inviato la foto del nuovo pallone che la Cev ha deciso di adottare nella prossima Champions League.
Non riuscendo a cambiare in meglio i regolamenti, la Cev pensa di dare una bella immagine cambiando la palla. Non si è capito quale fosse la necessità di sostituire i colori e soprattutto non è chiaro il motivo per cui l'Europa del volley deve adottare un pallone giallo e verde, nella pallavolo (e non solo) sinonimo di Brasile. 
Chi ha deciso di cambiare? Con quali motivazioni? 
Se vale il principio che ogni anno rivoluziona le magliette del calcio, c'è da credere che sia stato semplicemente un modo per venire incontro alle esigenze di chi i nuovi palloni li produce e che ora spera di dare un impulso alle vendite con l'ultimo modello di moda. Non so se la Federazione brasiliana incasserà qualche euro di royalty per l'utilizzo dei colori della bandiera nazionale.

domenica 22 giugno 2014

VOLLEY Luca Cristofani: «Vincere con Volleyrò mi ha dato una gioia diversa»

«Volleyrò ha fatto tanto per convincermi, non avrei mai pensato che sarebbe finita così». Luca Cristofani ha una lunga carriera e tante soddisfazioni alle spalle. Nel Lazio ha mietuto successi ovunque e anche quando la Nazionale del Perù decise di puntare su di lui, riuscì a lasciare il segno e ancora adesso lo ricordano e probabilmente rimpiangono. A1, A2, le esperienze con le nazionali azzurre, con le giovani che ora alleva per Volleyrò, con cui ha fatto cinquina, aggiungendo altri due scudetti alla sua personale bacheca (Alpam under 14 e 16, Casal de’Pazzi i precedenti).  
«Accettai con umiltà e mi misi a lavorare dicendomi: vediamo quello che succede- Ho immaginato le cose che servivano a livello giovanile, la mia spinta arrivava fino all’under 16, mi è dispiaciuto per l’Under 14 ma non ce la facevo proprio, mancava il tempo, le energie. Il progetto è andato molto bene, oltre le aspettative iniziali. Eravamo più bravi degli atri, giocavamo bene, e abbiamo espresso una bella pallavolo»
Dalle promozioni in A1, dal volley internazionale ai tricolori Under 16 e 18. Cosa è cambiato rispetto a quei suoi ormai lontani primi titoli giovanili?
«E’ una gioia completamente diversa. Prima era una vittoria molto personale ma che non coinvolgeva. Qui vinci per una società importante, che ha una visione d’insieme molto più forte per tutto il panorama. Si esulta in maniera diversa, vivo anche in maniera più distaccata. E vedere tutti nella società così felici, è bellissimo. E’ il motivo per cui sono qui» 
Ora arriva il rinforzo Bosetti: «Cinque anni fa feci il nome di Pieragnoli, stavolta la stessa cosa con Bosetti. Non vivo d’invidie, ho grande serenità interiore. Per fare bene in questa società serviva uno come lui. Io spenso 6 ore al giorno in due gruppi, si perdeva un potenziale enorme. La verità è che vincere non dispiace a nessuno, importante arrivare a vincere senza trascurare quello che è il progetto, si possono fare le due cose insieme».

VOLLEY Laura Bruschini e Volleyrò: Una società di ex sportivi

Laura Bruschini è il direttore sportivo di Volleyrò, a cui regala la sua esperienza di ex atleta arrivata fino all’Olimpiade, e la sua sensibilità di mamma. Cosa ha di speciale questo Volleyrò? 
«Beh, qualcosa di diverso ce l’ha. Perchè è fatto da persone che hanno vissuto lo sport sulla propria pelle, ex sportivi. C’è attenzione per il percorso, valutandone la qualità e non solo l’obiettivo. Piano piano è nata la consapevolezza che con le nostre forze si poteva fare qualcosa di livello. Dopo i primi anni, dopo la gavetta, abbiamo applicato la stessa metodologia, abbiamo imparato dai più forti, portato l’acqua e visto che potevamo iniziare anch noi a metterci in gioco».
Svezzare ragazze pallavoliste, un compito che richiede capacità e attenzione a 360 gradi.
«Arrivano che sono ragazze giovani, quando escono da Volleyrò sono atlete a 18 anni. L’adolescenza è il momento più delicato, non solo a livello sportivo. Vivono momenti di esaltazione e depressione. La nostra struttura parte dalla base, dal lavoro nelle scuole. Io come atleta non ho mai visto una società come questa. E sono contenta perché l’abbiamo costruita noi, partendo da zero e con tanta fatica iniziale. Siamo estremamente orgogliosi, al di là delle vittorie di poter offrire un percorso alle ragazze, di insegnar loro a rialzare la testa, a rimettersi in gioco, perchè lo sport ti aiuta anche nella vita.  La nostra diversità è stata anche questa: non abbiamo mai enfatizzato una sconfitta, abbiamo dato il giusto valore alle cose».
Con Scozzese e Monini ha raggiunto l’intesa che serve per il decollo di un club?
«Io e Lionello Teofile realizziamo le loro idee. A volte è stancante perchè hanno un ritmo incredibile. A volte sono commoventi la passione e l’entusiasmo che mettono nel progetto, a cui dedicano tanto tempo. Sul territorio vorrei che iniziassero a vederci non come un rivale ma come un’opportunità per crescere tutti».

sabato 21 giugno 2014

VOLLEY Il Lupo di Piacenza non perde nè il pelo nè il vizio


Si terrà giovedì 26 giugno, alle ore 21:00, la conferenza stampa menzionata dal Presidente Guido Molinaroli lo scorso 11 giugno, giorno in cui il numero 1 biancorosso annunciava alla stampa e ai tifosi la decisione di iscrivere la squadra al Campionato di Serie A1 Superlega.
L'incontro, aperto anche al pubblico, si terrà tra le mura di Sant'Ilario (Via Giuseppe Garibaldi 17 - Piacenza), luogo in cui era avvenuto l'ultimo appuntamento pubblico organizzato dai Lupi Biancorossi per tentare di salvare la Società detentrice della Coppa Italia 2014. Anche in questa occasione la conferenza stampa verterà sul futuro della Copra Elior, sarà l'occasione per fare il punto della situazione e illustrare quello che sarà l'avvenire della Società.

Questo è il comunicato con cui la Copra Piacenza, iscritta alla SuperLega di pallavolo italiana, ha ricordato quanto comunicato l'11 giugno. 
Allora, riepilogando. Dopo aver annunciato l'abbandono del campionato, la Copra ha poi detto che in ogni caso di sarebbe iscritta alla Champions League, tacendo sul campionato perchè aveva messo a disposizione di eventuali acquirenti il titolo sportivo.
L'11 giugno ha diffuso un comunicato per dire che non aveva venduto il titolo sportivo e che si sarebbe iscritta alla SuperLega, ma che avrebbe spiegato tutto... QUINDICI (15) GIORNI DOPO, ovvero il 26 giugno.
Una tempistica che si adatta all'Annuario di Lorenzo Dallari, più che a settimanali, quotidiani, siti web che producono notizie quotidianamente, più volte al giorno.
Ma non era finita la gioiosa comunicazione. Dulcis in fundo. A che ora si terrà l'illuminante monologo piacentino? 
Alle ore 21. Orario notoriamente ideale per chi vuole meritare e guadagnare spazio sui giornali del giorno dopo che non siano quelli strettamente legati alla realtà locale.
Ma in fondo non c'è troppo da stupirsi. La Copra Piacenza è quella società che durante tutta la stagione ha lanciato i suoi comunicati in orari improbabili e sostanzialmente inutili, a tarda sera, nel cuore della notte, alle prime luci dell'alba. Per carità di patria il post intitolato Uccelli notturni da Piacenza, è rimasto solo una battuta da condividere con gli amici e le amiche.
Ora non resta che chiedersi cosa ci sia di super in questo reiterato comportamento. Questo primo atto da partecipante alla SuperLega, sembra filosoficamente assai distante da quel cambio di marcia a livello di comunicazione, che la Lega Pallavolo ha messo tra le condizioni per meritare la permanenza.

PS: il comunicato sull'incontro di cui sopra, è stato diffuso dalla società piacentina, tramite la signora Elisa Uccelli, alle ore 02,24 di venerdì mattina. L'ennesima puntata della novella: Uccelli notturni da Piacenza...

VOLLEY Gli scudetti della gioventù: fenomeno Volleyrò

 La Capitale non ha più una squadra di vertice nella pallavolo, maschile o femminile che sia, ma grazie al Volleyrò, campione d’Italia Under 16 e Under 18, nel 2014 Roma ha dominato la scena giovanile femminile. Legittima la soddisfazione di Andrea Scozzese e Armando Monini, che della società capitolina sono i motori.
«A livello giovanile Volleyrò è riuscita a diventare una eccellenza che testimonia la qualità espressa dal movimento nella categoria. Sei o sette delle nostre giocatrici hanno a detta dei tecnici prospettive internazionali. Vale la pena ricordare che nell’ultima giornata del campionato di B1 Volleyrò ha battuto Caserta, che è stata promossa in A2. Vogliamo dire che saremmo stati pronti tecnicamente per giocare la A2, una squadra l’avremmo avuta. Melli, Mancini, Muzzi e Provaroni sono convocate nella PreJuniores, Zanette e Cambi andranno all’Agil Novara n A1, Danesi e D’Odorico (tornata con successo dal Club Italia per queste finali, ndr)  faranno il Club Italia in A2 e la Frassa sta valutando se dedicarsi al beach, per il quale le hanno individuato attitudini particolari. Tutte loro saranno nella Nazionale Juniores»
 

C’è gelosia con Club Italia? Altri Club, nel maschile e nel femminile, si lamentano per il “prelievo” dei loro gioielli.
«Assolutamente no. C’è collaborazione totale con il Club Italia e siamo felici di essere utili alla Federazione con cui troviamo massima intesa. La crescita delle ragazze così è ottimale. I nostri scudetti non sono due, ma in realtà molti di più. Abbiamo creato delle ragazze vincenti, per cui avremmo vinto anche perdendole, quelle finali Under 16 e 18. Eppure ci siamo trovati ad emozionarci per il risultato, anche se non è il nostro punto d’arrivo. E’ il bello dello sport»

 
Trionfo sotto tutti i punti di vista dunque.
«La cosa bella evidenziata nella finale sono stati gli automatismi si gioco di questa squadra: una pallavolo avanzata, chi entra entra, riesce ad inserirsi al meglio senza che la qualità del gioco ne risenta. Con questi due scudetti abbiamo raccolto i frutti di un triennio di lavoro. Il ct Bonitta ha avuto modo di conoscere il nostro progetto e per noi è stato un grande onore e un riconoscimento. Se un tecnico con il suo curriculum ha avvertito la necessità di conoscerci, di sapere le nostre finalità, gli obiettivi, è un buon segno. La vicinanza, l’attenzione per il movimento giovanile è per noi una gratificazione. Ora noi festeggiamo il raggiungimento di un obiettivo, un punto di riferimento. E’ una bellissima sensazione, la bellezza dello sport, l’emozione che ti dà la vittoria, il raggiungimento del risultato».
 

Cosa cambia rispetto ad un club che nasce solo per inseguire il risultato sportivo?
«Ce lo siamo chiesti. C’è una differenza abissale: il gioco, la qualità. La grande soddisfazione perchè in realtà anche se perdi, non perdi. Perchè le ragazze sono cresciute e hanno completato il loro percorso triennale»
 

E poi c’è il discorso Roma...
«Sì, una scommessa vinta. Dicevano tutti che era impossibile vincere a Roma.- sintetizza Andrea Scozzese, che è anche presidente del COL di Roma dei Mondiali femminili 2014 - fare in questa città quello che noi abbiamo provato a fare, a costruire, con umiltà e lavoro. Cercando strade nuove. Roma ha risorse e potenzialità enormi, abbiamo lavorato nel giovanile riuscendo a raccogliere risultati dove molti non ci sono riusciti. Diciamo che Volleyrò ha la solidità della provincia e la dimensione della Capitale»


Il futuro?
«Non mi preoccupa la conferma. Il nostro lavoro è fatto proprio per il futuro. Dal giorno dopo gli scudetti abbiamo iniziato a pensare alla...manutenzione. Siamo pronti a ripartire. Non c’è dubbio che gli scudetti aiutano. Il gruppo delle Under 16 prosegue in B2, l’Under 18 farà la B1, le Under 14 la serie D. Tutte le ragazze sono collocate»


MUSICA & TENNIS John McEnroe nel primo album di Chrissie Hynde dei Pretenders

E' appena uscito Stokholm, il primo album a firma Chrissie Hynde, la vocalist dei Pretenders. Due collaborazioni lo caratterizzano: la chitarra di Neil Young che suona nel brano Down the wrong way e un "ricamo" di John McEnroe, il leggendario tennista americano che in passato si è esibito con una vera band musicale.
"Gli svedesi sono glaciali ma quando ho detto a Peter Bjorn e John's Bjorn Yttling che conoscevo ed era mio amico McEnroe ho fatto centro". 
Alla rivista musicale italiana Buscadero, Chrissie ha raccontato: "Io e John ci conosciamo da trent'anni. Lui adora suonare la chitarra e diverse volte è stato sul palco con i Pretenders quando abbiamo suonato a New York. Quando ho scoperto che Bjorn, il produttore, era appassionato di tennis, ho cercato di stuzzicare il suo interesse. Beh, avevo visto giusto: hanno finito per giocare a tennis insieme!".
Chiara Meattelli le ha chiesto se McEnroe con la chitarra fa...il matto come sui campi di tennis. "Sì - ha risposto lei - Puoi capire la personalità di qualcuno nel momento esatto in cui lo senti suonare". 
Il brano dove suona McEnroe (che è stato sposato con Patty Smyth, cantante degli Scandal e poi solista) cantante  si chiama A Plan too far. Chrissie ha definito il suo album pop. "quando gli Abba incontrano John Lennon".

MUSICA Nuovo album Yes: Heaven & Earth

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=qhT1wy3jJNQ

http://yesheavenandearth.com/

Tra un mese, il 21 luglio (e non più il 7 come era stato annunciato in precedenza), uscirà il nuovo album degli Yes, Heaven & Earth, il ventunesimo in studio, il primo con l'ennesima nuova formazione che ha visto entrare il cantante Jon Davison al posto di Benoit David, con cui avevano inciso Fly from here.
L'album conterrà otto tracce, ma Davison ha già fatto sapere che è stato registrato materiale in abbondanza che presto potrebbe vedere la luce. Non si sa se come nuovo album o come aggiunta extra a Heaven & Earth (secondo la pessima abitudine che ha preso l'industria discografica ai danni dei fan: comprano un cd nuovo e dopo pochi mesi riesce lo stesso con dei brani in aggiunta). Jon Davison è anche il cantante dei Glass Hammer (che sperano di non perderlo). Iniziò a cantare da bambino, nel coro della Chiesa dove lo portava la mamma. E lì scoprì che cantare gli piaceva... 
Da quando gli Yes, con tatto e sensibilità assai discutibili, hanno fatto fuori la vera e insostituibile voce di Jon Anderson (era malato, non poteva andare in Tour e i compagni non vollero aspettare la sua guarigione, rimpiazzandolo senza troppi indugi), ogni nuovo vocalist è atteso con un mix di curiosità e malinconia, perchè gli Yes senza Jon Anderson...
Con Davison comunque, il nome Jon ritorna nella band. Basterà?
Come è evidente, la copertita è stata realizzata ancora una volta da Roger Dean, l'artista che da anni impreziosisce con le sue splendide copertine il lavoro degli Yes.
La band ha dovuto ingaggiare una vera corsa contro il tempo, riuscendo a concludere l'album solo pochi giorni prima dell'inizio del tour mondiale. 

Tracklist

  1. Believe Again
  2. The Game
  3. Step Beyond
  4. To Ascend
  5. In A World Of Our Own
  6. Light Of The Ages
  7. It Was All We Knew
  8. Subway Walls

    YES – THE GAME (il testo)

    We all know the rules, the game
    Us fools, still we play the same
    As if our days remain
    Our lives, the end will validate
    It’s more to do than to say
    The love we gave along the way
    Through fleeting days and all that greys
    It’s times like these as true love stays
    I always knew through thick and thin
    It’s here that I’d begin again
    I’m standing here
    At your door
    With all my defenses down
    We all know the rules, the game
    Us fools, still we play the same
    As if our days remain
    Our lives, the end will validate
    It’s more to do than to say
    What we gave along the way
    The big picture we now engage
    Our scenes here set on the stage terrestrial
    Reversing the flow
    Here to grow
    We’re all rehearsing, you know
    Come the final fade out
    We all know the rules, the game
    Us fools, still we play the same
    As if our days remain
    Our lives, the end will validate
    It’s more to do than to say
    What we gave along the way
    Through Fleeting days and all that greys
    It’s times like these as true love stays
    I always knew through thick and thin
    It’s here that I’d begin again
    I’m standing here
    At your door
    With all my defenses down
    We all know the rules, the game
    Us fools, still we play the same
    As if our days remain
    Our lives, the end will validate
    It’s more to do than to say
    What we gave along the way
    (Squire/Davison/Johnson)
    © & ℗ 2014 Carlin Music/My Aleph Music

giovedì 19 giugno 2014

MUSICA & TV La BBC fa riunire i Genesis "classici"


Alla BBC è riuscito il gran colpo invano sognato dai fans: riunire i Genesis. All together now! Tutti insieme: Peter Gabriel, Steve Hackett, Mike Rutherford, Phil Collins, Tony Banks. La formazione classica sarà protagonista di un documentario intitolato Genesis: insieme e separati. Genesis tutti insieme, non accadeva più o meno dal 1975, quando il gruppo msi mise al lavoro per l'album A trick of a tail, poi pubblicato nel 1976, dopo che Peter Gabriel lasciò il gruppo intraprendendo la sua carriera da solista.
Il programma fa parte di una nuova serie musicale della BBC per promuovere il nascente BBC Music Awards che si terrà a dicembre a Earl's Court. Tony Hall, direttore generale della BBC, ha definito "qualcosa di speciale per tutti quelli che amano la musica" questa iniziativa, "celebrazione dei talenti musicali britannici. Riuniremo musica e radio, televisione e iPlayer, on line, come mai prima d'ora è stato fatto. Eè una nuova maniera di proporre spettacolo, un modo nuovo per promuovere e supportare la musica sulla BBC

mercoledì 18 giugno 2014

ATLETICA Golden Gala 2014, l'intervento di Augusto Frasca



di Augusto Frasca

Le tue riflessioni sono largamente condivisibili... L'assenza di Bolt ha pesato molto, specie tra le fasce giovanili del pubblico. Nel presentare l'evento sul Tempo, avevo espresso dubbi sulla capacità del pubblico romano di sottrarsi a quella che definivo sindrome-Bolt... Aggiungo: scarsa presenza di atleti italiani di livello, promozione insufficiente, utilizzo di mediocri messaggi grafici, modesta attenzione della stampa... I criteri con cui vengono allestiti al giorno d'oggi i meeting sono ampiamente discutibili: la reiterazione di personaggi, di sfide fatte in fotocopia, "l'invasione nera" nelle gare di mezzofondo, il totale disinteresse del pubblico per le classifiche della Diamond League, sono tutti elementi negativi, soprattutto per pubblici italiani, tra i meno sorretti dalle consuetudini culturali tipiche dei paesi del centronord d'Europa. La progettazione corretta del calendario internazionale è uno dei problemi della disciplina: la quasi abolizione dei confronti tra nazionali, e le demenziali decisioni che hanno nel tempo mortificato un evento agonistico di indiscusso richiamo come la Coppa Europa, sono dinanzi agli occhi di tutti, e non vedo segnali di resipiscenza...In conclusione, fermo restando che viviamo epoche molto diverse da quelle segnate dai meeting di Milano, di Torino, della stessa Formia, o da un'occasione eccezionale quale quella del Golden Gala del 1980, l'atletica perde battute non solo perché altre discipline sono più svelte e attente ai tempi, ma anche perché le dirigenze, nazionali e internazionali, sono incapaci di aggiornarsi... 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/06/atletica-golden-gala-riflessioni.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/06/atletica-golden-gala-2014-lintervento.html 

CINEMA Song'e Napule

SONG'E NAPULE  
Regia: Manetti Bros. Interpreti: Alessandro Roja, Serena Rossi, Giampaolo Morelli, Paolo Sassanelli, Peppe Servillo. Musiche: Pivio De Scalzi. Italia 2014

Ecco un bel film italiano, originale, fatto con il cuore e ben fatto, con un gruppo di attori che crede nel progetto e si vede. Bravura, simpatia, qualità. I Manetti Brothers avevano lasciato il segno al Festival di Roma e resisoton da mesi in sala nella Capitale. Con merito perchè il loro film vale assai. Una storia originale, un titolo che gioca sulla classica frase con cui il napoletano dice di essere di Napoli e sulla canzoni, song, che sono parte fondamentale del film, nato da un'idea dello stesso Giampaolo Morelli, che dà simpatia e spessore al suo cantante neo melodico pop (Lollo Love) che fa impazzire le ragazze napoletane, le cuoricine, come le chiama lui.
 Carlo Buccirosso è fantastico nel ritrarre il funzionario di Polizia, efficace Paolo Sassanelli, il commissario duro.  Ma ogni tessera è al suo posto in questo film, che omaggia evidentemente e con affetto le pellicole poliziesche anni '70 del cinema italiano, che riemergono ad ogni inseguimento. Indimenticabile il protagonista Alessandro Roja, eroe per caso e suo malgrado, faccia giusta per abbinare candore e incosciente coraggio di una persona che si trova a vivere nei panni di un altro sè, nascosto, imprevedibilmente attivo. 
Per la serie siamo quello che siamo o siamo anche quello che facciamo? E possiamo fare ciò che in teoria non ci appartiene? Dare corpo e convinzione alla vita di un altro. Beh, se il cuoricino non va in vacanza, alla fine si resta se stessi anche se si nasce musicista e si finisce a fare il poliziotto sul campo.
Una bella storia cinematografica e di varia umanità. Qualcosa di originale con cui divertirsi, per uscire soddisfatti dal cinema, dopo aver riso e palpitato. 
E senza effetti speciali, qui gli unici transformer sono le persone.

CINEMA The Grand Budapest Hotel

THE GRAND BUDAPEST HOTEL - Regia: Wes Anderson. Interpreti: Ralph Fiennes, F.Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe, Jeff Goldblum, Harvey Keitel, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Saoirse Ronan, Lea Seydoux, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Owen Wilson, Jason Schwartzman

* visto in edizione originale inglese, sottotitolata in italiano

Avevo visto varie volte il trailer del film. Non mi invitata alla visione, non credevo fosse un film adatto alle mie corde. Doppiato poi...
Ma l'occasione offerta dal Nuovo Olimpia, l'edizione originale del film e una provvidenziale compagna di visione, mi hanno permesso di godere un film interessante, decisamente atipico e particolare. Molto particolare. Ma affascinante. 
Non sempre le opere di Wes Anderson mettono d''accordo critica e pubblico (per quel che conta oggi la critica, sempre più sciatta e cedevole al modello "Sorrisi canzoni tv": in poche parole: da evitare con cura per non rovinarsi i film) ma in questo caso mi ha convinto, senza riserve. Un racconto sospeso nel tempo ma collocato in uno spazio temporale purtroppo mai passato di cronaca. Immagini suggestive, colorate, intense, arricchite dall'originalità dell'inquadratura. 
E soprattutto un racconto che tiene, impreziosito dall'interpretazione dei protagonisti: attori di nome anche in piccoli ruoli, un inglese forbito che affascina e rapisce. Una storia raccontata in modo indubitabilmente molto personale, con il pregio del racconto che si ascolta e guarda con il piacere che ben conosce  chi ama la lettura e il cinema.
Eh sì, questo Gran Budapest Hotel è un pezzo di grande cinema.

CINEMA Maleficent

Non crediate che sia un film solo per bambini o per ragazzi. L'ho visto un po' casualmente, nel senso che è stata una scelta non personale, ma poi ho gradito. Tra tanti inutili remake (come ad esempio Godzilla, osannato ben oltre i suoi scarsi meriti) ho trovato molto interessante questa rilettura de "La bella addormentata nel bosco". Se si sorvola sugli zigomi sporgenti e levigati di Angelina Jolie, la storia acquista perfino spessore, esplicitando motivazioni laddove la fiaba (fiaba?) taceva e non spiegava. Interessante, realistica e al passo con i tempi, la chiave alternativa di lettura alla definizione del bacio che ha il potere di risvegliare la bella addormentata. Il bacio acquista valore e spessore, profondità, con la definizione: Il bacio del vero amore. E chi vedrà il film capirà di cosa è fatto il bacio del vero amore, magari condividendo il messaggio. Film ricco di effetti speciali, dolente, spettacolare, triste come ogni rappresentazione di sentimenti umani, di perdite, di cambiamenti imposti.

martedì 17 giugno 2014

ROMA I diamanti della Capitale: una buca è...per sempre

Via Trionfale, altezza Piazza Monte Gaudio. Sabato l'avvallamento della strada è divenuto evidente, una buca non classica ma ugualmente pericolosa è...emersa. Un tratto di strada asfaltato male dopo uno dei tanti scavi, poichè ogni volta che pioveva, si creava uno strato d'acqua infido e stagnante dove le scarpe si ammollano ignare. Nello spazio dell'adiacente benzinaio, un asfalto ugualmente fatto male, ogni volta che piove crea un lago, proprio dinanzi alla pompa di benzina. Buca recintata, due semafori nani e mobili a disciplinare il flusso di auto, ormai su una corsia unica, Deviazione vietata da via Stresa, con le auto costrette ad un lungo giro per poter tornare a dirigersi verso Prati e Centro. Uno dei tanti episodi che flagellano automobilisti e pedoni di Roma in generale e Roma Nord in particolare. Con il contorno di ulteriori  e perenni lavori nelle vie adiacenti. Quel tratto di via Trionfale è stato sventrato a più riprese e senza concertazione dalle varie ditte che giocano a mettere i cavi e aprire le strade della Capitale. 
Anni fa Veltroni, allora sindaco, disse e promise che le varie ditte del gas, della luce e degli appalti vari, mai più avrebbero squarciato strade, riasfaltandole e aprendole di nuovo nel giro di poche settimane. Una volta aperte, ci avrebbero lavorato in sequenza per ridurre il disagio ai cittadini. 
Ma Veltroni, come i suoi successori sindaci, è un politico (anzi, era) e quindi sono risultate promesse da politico. Inattuate, fasulle. 
A Roma le buche fanno venire in mente quella pubblicità dei diamanti: Un diamante è per sempre, recitava lo slogan. Ecco, appunto, a Roma una buca è per sempre (data di lavori e chiusura incerta, come la vita, e la felicità a momenti cantata da Tonino Carotone, si riferisce allo spazio temporale tra la chiusura di una buca e l'altra).
 


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/06/roma-cadono-gli-alberi-cittadini.html

ROMA Cadono gli alberi, cittadini prigionieri a Roma Nord





Uno dei tanti episodi che testimoniano la vita difficile a Roma Nord, prigioniera del traffico nelle grandi arterie per via della bomba d'acqua che a febbraio ha determinato la chiusura della Panoramica, del tratto di tangenziale che dopo essere sbucata da Monte Mario tocca Corso Francia, delle vie minori ma determinanti nella zona di Piazza dei Giuochi Delfini e via Cassia. Sopra le foto ritraggono la situazione in via Montessori. Da mesi erano state segnalate invano le pericolosità legate ad alberi dalla tenuta incerta, nel tratto adiacente all'Istituto Maestre Pie Filippini.
La zona è stata, per così dire e con una certa dose di umorismo, messa in sicurezza sabato pomeriggio. Le foto sono di lunedi mattina. Ieri sera le recinzioni erano scomparse.

lunedì 16 giugno 2014

ATLETICA Golden Gala 2014, l'intervento di Franco Fava

di Franco Fava
Da buon intenditore quale sei, la tua analisi/confronto Golden Gala-Volley al Foro Italico, non fa una piega. E' precisa e purtroppo crudele per l'atletica. Più per i suoi dirigenti. Il problema della promozione del Golden Gala, che in assenza di Bolt stavolta andava intensificato, è un problema che la Fidal si trascina da più di 20 anni. Non dimenticare che per l'arrivo di Bolt la prima volta all'Olimpico il nostro giornale (che è sempre stato partner del Golden Gala), uscì nei 7 giorni precedenti l'avvenimento con un count-down in Prima. Purtroppo alcuni in federazione sono rimasti ai tempi in cui c'era meno concorrenza tra gli avvenimenti sportivi (e non) nella Capitale.  E continuano a ritenere (a torto) che tanto gli spettatori vengono lo stesso....
Insomma, con i 20.000 circa di quest'anno, il Golden Gala da questo punto di vista ha fatto un balzo indietro di almeno 20 anni. Oggi non basta più allestire un buon prodotto (come hai ricordato tu la gara di alto è stato super e da sola già valeva la presenza), ma conta assai di più saperlo vendere.
D'accordo con te poi per la questione biglietti. Mentre per il mancato allestimento dell'anello superiore dell'Olimpico, credo vi abbiano dovuto rinunciare per la concomitanza nei giorni precedenti del concerto e della manifestazione che ha portato il Papa all'Olimpico solo tre giorni prima il Golden Gala.
Ultima considerazione: Dove è finita la collaborazione Fidal-Coni Spa di cui tanto si era parlato negli ultimi tre anni. Esiste ancora la partnerships? La latitanza della Coni Servizi, prima, durante e dopo, fa pensare che sia naufragata. E se non lo è, perché la Coni Servizi non ha dato una mano come in passato?

ATLETICA Golden Gala: riflessioni sull'edizione 2014

L'edizione 2014 del Golden Gala stimola qualche riflessione, che può essere condivisa o meno ma che dovrebbe far parte del bagaglio culturale di chi lavorerà al Golden Gala Pietro Mennea nelle prossime stagioni.
In assenza di Bolt, il Gala ha perso circa il 50% del suo pubblico, che nel 2013 era arrivato a superare le 40.000 presenze. La sola assenza del re dello sprint non basta a spiegare la contrazione delle presenze, scese a circa 20.000. O meglio, indubbiamente non avere Usain in pista è stato un forte handicap in un contesto che si era ormai abituato alla sua presenza dirompente, catalizzante attenzione ed interesse.
L'errore è stato quello di non rendersi conto completamente che, senza Bolt, andava cambiato qualcosa nel contorno e nell'allestimento. 
Ci si chiede: è stata fatta adeguata campagna promozionale? Non è che mancando Bolt, sono venuti meno anche gli stimoli a pubblicizzare adeguatamente una Diamond League che era comunque interessante e ricca di interpreti? Ecco, forse, alla luce dei risultati e col senno di poi, andava fatto qualcosa di più e di diverso. O è la stessa atletica che resta prigioniera della Bolt dipendenza?
Il pienone registrato da Italia-Polonia di pallavolo, nel vicino Stadio del tennis, solo tre giorni dopo e frutto del gran lavoro sul territorio dei comitati regionali e provinciali della Fipav, induce a chiedersi: l'atletica ha sfruttato al meglio il suo legame col territorio laziale?
Già la concomitanza con i campionati giovanili di Torino, come aveva sottolineato già alla vigilia il presidente federale Alfio Giomi, aveva privato tanta gente della possibilità di venire a Roma per il Golden Gala. Il 75% circa degli 11.000 biglietti venduti dalla pallavolo, è stata acquistata tramite le società di Roma e Lazio. L'atletica che cifre ha raccolto tramite le sue società? E' un interrogativo, non un atto d'accusa: sia chiaro.

Nemmeno la scenografia dello Stadio Olimpico è stata immune da pecche. In passato, dopo le sollecitazioni della stampa, qualche volta fu fatto: non era meglio coprire con dei grandi teloni azzurri lo spazio nelle curve lasciato vuoto dal pubblico e attenuare il senso di vuoto? Anche l'occhio vuole la sua parte e le stesse 20.000 persone, se raggruppate, avrebbero regalato un'immagine diversa e più incisiva.
Personalmente poi vado oltre. Non so esattamente in che percentuale, ma i biglietti a 5 euro delle curve hanno riscosso successo: in Nord e in Sud di gente ce n'era. Non era meglio rinunciare a qualche euro d'incasso e consentire a quella cifra l'ingresso in Tribuna Tevere? 
Il colpo d'occhio e il tifo sarebbero stati ben più gratificanti. Chi sceglia la Curva, nell'atletica, dimostra di voler vedere lo spettacolo e di non avere troppi soldi da spendere. Per avere maggior pubblico sarà consigliabile tenerne conto l'anno prossimo.

Infine la dolorosa conferma che il carrozzone sportivo e mediatico, è sempre più schiavo delle proprie carenze e di un livello culturale andato progressivamente calando, fin quasi a sparire. 
A parte i giornali sportivi, ad esempio, l'attenzione riservata al Golden Gala (e al volley al Foro Italico) non è stata adeguata al reale valore degli avvenimenti proposti. Una su tutte, la gara di salto in alto all'Olimpico, con i voli di Barshim e Bondarenko, è stata di valore assoluto. Interessante il triplo, con Fabrizio Donato e Daniele Greco che sfidavano i migliori specialisti statunitensi.  
Così come la Nazionale di pallavolo che ha giocato all'aperto nel tempio del tennis, è stato un evento che ben pochi hanno saputo comprendere. Le consuetudini, chiamiamole così..., si sono rivelate zavorra di cui nessuno ha voglia di liberarsi.

VOLLEY Volleyrò, lo scudetto della passione


E’ stata una domenica decisamente speciale per Andrea Scozzese, patron di Volleyrò campione d’Italia under 16 con le sue ragazze, organizzatore della straordinaria Italia-Polonia di World League, nello stadio del tennis al Foro Italico: volley all’aperto, 11.000 spettatori, entusiasmo alle stelle. Antipasto di un'altra sfida impegnativa: il Mondiale femminile che vivrà proprio a Roma la fase iniziale, dal 23 al 28 settembre, con Scozzese presidente del Comitato organizzatore locale.
«Si trattava di raccogliere una sfida - spiega l’ex azzurro di pallamano - Vogliamo dimostrare il valore della pallavolo in questo momento di difficoltà degli sponsor e delle istituzioni. Il volley è in grado di ribaltare la barca anche quando ha scuffiato... Lo abbiamo già dimostrato con la World League, grazie ad un fenomeno organizzativo come Luciano Cecchi, sostenuto da Burlandi e Martinelli. Direi che è stato il miglior viatico. Sono appassionato di tanti sport e a chi dice chi te lo fa fare rispondo ricordando il piacere di arrivare in cima. Il volley merita di diventare leader nel mondo dello sport, come il calcio è leader nel mondo del business».
Da tempo è metaforicamente tirato per la giacca, invitato ad allestire una squadra di vertice, ma non cade in tentazione.
«L’esperienza del Tor di Quinto pallamano mi ha segnato - racconta Andrea Scozzese -  Le nostre possibilità hanno un limite e la serie A da soli non riusciamo a farla. Dovremmo spendere un milione di euro...Noi siamo modesti e consapevoli dei limiti. Non ci buttiamo allo sbaraglio lamentandoci se poi le istituzioni non ci aiutano, se non ci viene dato il Palazzetto. Non l’ordina nessuno di avere una squadra di volley. Vogliamo contare solo sulle nostre forze e sappiamo che non possiamo. Certo, se arriva qualcuno che mette 500.000 euro a stagione, allora noi possiamo metterci a disposizione. L’accordo di collaborazione con l’Igor Volley Novara offre una prospettiva ad alto livello per le nostre ragazze. E’ una società seria, ci sono le suore, c’è un allenatore serissimo. Diciamo che noi lavoriamo per la Nazionale, in prospettiva. Ma la motivazione principale è quella di dare un’opportunità alle giovani, aiutarle a crescere a livello comportamentale, nell’impegno scolastico»
Volleyrò ha due artefici in prima fila, Andrea Scozzese e Armando Monini, e da Londra arriva il sostegno di Massimo Bochicchio, un amico banchiere ex talento del Napoli pallavolo. Andrea e Armando sono amici da sempre. Ma l’incontro al PalaLottomatica, durante i Mondiali maschili del 2010 che videro Scozzese coinvolto nel COL, fece scoccare la scintilla Volleyrò, complici le figlie, che giocavano a pallaovlo. Elena Monini è il libero dell’under 18, Ludovica Scozzese ora 21enne allora giocava, come ora gioca Livia.
«Più parlavamo - ricorda sorridendo Andrea - e più mi rendevo conto che Armando era contagiabile con la passione per la pallavolo. Non mi sbagliavo. Gli ho fatto capire che dopo aver fatto un percorso comune nel lavoro, potevamo farlo anche nello sport». E l’amicizia tra i due “motori” di Volleyrò, è un valore aggiunto che ha poi caratterizzato le scelte della società, un mix di competenze spalmato su una base di amicizie profonde e condito con una smisurata passione.
«L’ho imparato all’Aniene e da Malagò», sottolinea Scozzese. «Siamo un’eccellenza a livello nazionale, ci siamo prefissi un progetto che non è solo agonistico ma puntiamo al sociale, alla scuola, al mondo delle disabilità. Vogliamo collegare il territorio alla scuola, con una struttura sanitaria che assista le ragazze. Grazie a noi circa 7000 persone fanno sport nella provincia di Roma. Abbiamo 1000 tesserati, 53 allenatori, 30 dirigenti che rasentano il volontariato ma che hanno al possibilità di trasformare in un lavoro ciò che fanno. Volevo un progetto che avesse i connotati della mia esperienza sportiva con il Tor di Quinto».

VOLLEY I segreti del Volleyrò, club della gioventù

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/06/16-365498/Volleyr%C3%B2%2C+i+segreti+del+club+della+giovent%C3%B9

ROMA - Undici anni dopo lo scudetto giovanile vinto con il Casal de’Pazzi, Luca Cristofani ha fatto il bis targato Volleyrò, congiungendo idealmente una carriera spesa per dare lustro al volley del Lazio, che lo ha portato anche sulla ribalta internazionale, con le Nazionali azzurre e sulla panchina del Perù. Lo scudetto Under 16 conquistato a Modena premia il lavoro di una società che ha saputo crescere senza tradire lo spirito che ne ha caratterizzato i primi anni di vita. Con il piccolo grande aiuto degli amici, per dirla alla Beatles, Volleyrò (che ha ancora il presidente storico del Casal de’Pazzi, Luigi Caruso) anno dopo anno è riuscita a fortificare la sua vocazione per lo sport giovanile, per un’attività focalizzata anche sul sociale, sulla scuola, sulle disabilità, anche attraverso l’ASD Volleyrò, l’altra anima societaria, presieduta da Massimo Gradini. Sempre rispettando il concetto di famiglia. E come si fa in famiglia, ha cercato di insegnare pallavolo alle sue ragazze, assistendole anche nel percorso scolastico e di formazione, garantendo una rassicurante presenza a livello sanitario. Armando Monini è l’ideale vertice, l’uomo ovunque di questa base operativa, sospinta anche da Lionello Teofile che ne è il direttore generale, Peppe Badaracco il professore responsabile (anello di congiunzione con il Tor di Quinto), il supervisore Attilio Lombardozzi, Laura Bruschini direttore sportivo. Tante le collaborazioni essenziali per la vita della società: l’Università degli Studi di Roma Foro Italico, La Sapienza, il dipartimento di nutrizione del Policlinico Gemelli. 
LA DEDICA A CARLA GRIMALDI - Il 3-0 con la Pro Patria, a Modena, ha regalato lo scudetto Under 16 al Volleyrò, che ha giocato con il lutto al braccio, per la recentissima scomparsa di Carla Grimaldi, presenza importante nella società, oltre che moglie di del direttore generale Teofile e mamma di Claudia, una delle campionesse d’Italia. Al momento delle premiazioni è arrivata la dedica del cuore per Carla. E la gioia è diventata anche commozione. Le ragazze vincenti: Natascia Spinello, Sofia Turlà, Alice De Luca Bossa, Giulia Mancini, Benedetta Bartolini, Chiara Muzi, Giulia Melli, Claudia Provaroni, Francesca Dalla Rosa, Mercedesz Kantor, Alessia Chillon, Claudia Teofile, Cecilia Oggioniu, Aurora Aniello, Cristina Toto Brocchi, Eleonora Lupi, Giovanna Agoah.

sabato 14 giugno 2014

VOLLEY Tifose iraniane non ammesse al Palasport per Iran-Brasile

Un passo avanti e due indietro. Quando era ct Julio Velasco, pare che l'Iran avesse deciso di allentare i cordoni dei divieti, consentendo alle donne di vedere dal vivo le partite di pallavolo, in concomitanza col boom della Nazionale di Velasco. Ora Julio è l'allenatore dell'Argentina e per il successore Kovac c'è stata subito la delusione di un brusco stop alle riforme... ventilate. In occasione della prima partita tra Iran e Brasile, nell'ambito della World League, è' stato vietato l'ingresso alle donne. La notizia è stata rilanciata dal sito Kanoon Znan. Le autorita' iraniane hanno mantenuto il veto, le donne non possono vedere dal vivo eventi sportivi che coinvolgono squadre maschili. Ciò è avvenuto nonostante la Fivb (la Federazione Internazionale di pallavolo) avesse ottenuto dalla federazione iraniana l'autorizzazione a tenere aperto per tutti il Palasport. 

E' stato invece consentito l'ingresso alle tifose brasiliane. Questo ha scatenato la protesta, pacifica, delle tifose iraniane alle quali è stato risposto, come giustificazione, che le brasiliane erano in possesso di passaporto e che le donne tifose iraniane «dovevano restare in casa a pregare per il buon esito della partita a favore della squadra nazionale». Nella scorsa stagione le autorità avevano censurato le immagini provenienti dai palasport di Italia e Cuba, che mostravano le tifose in abbigliamento giudicato troppo audace (minigonne, shorts, canottiere scollate). Toccherebbe ora alla Fivb dare il suo contributo, visto che il regolamento della World League non prevede discriminazioni. Se le donne dell'Iran non possono accedere ai Palasport che ospitano la nazionale iraniana, l'anno prossimo l'Iran non dovrebbe essere accolto nella World League. Una forma di solidarietà, una presa di posizione della Federazione Internazionale, sarebbe importante per le donne iraniane.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/volley-iran-minigonne-e-maxi-censura.html 

mercoledì 11 giugno 2014

VOLLEY Azzurri, una passione romana sotto le stelle del Foro

Retorica ed esagerazioni spesso accompagnano le vicende sportive ma Italia-Polonia sotto il cielo del Foro Italico è stata davvero, come direbbe Woody Allen, «qualcosa di realmente diverso». Gli undicimila e cinquanta spettatori (addetti ai lavori esclusi: altrimenti il dato sale a 11.699)) che l’hanno vissuta sulle seggioline dello Stadio del tennis, non la dimenticheranno. Ma nemmeno i giocatori e non solo gli
 azzurri. Anche i polacchi si sono resi conto dell’eccezionalità dell’evento e ne sono stati rapiti: «E’ stata una notte incredibile con tutta quella gente, tantissimi bambini», ha detto Karol Klos. «Si, la platea era davvero magica, è stata una grande partita anche se sfortunatamente l’abbiamo persa» ha concordato il tecnico francese Antiga.
    La Nazionale di pallavolo è sempre stata capace di attirare l’entusiasmo della sua tifoseria, ma non c’è dubbio che il nuovo corso di questa Italia guidata da Mauro Berruto ha accentuato ancor di più il valore del legame tra i giocatori e i loro tifosi. Nell’era dei social network il pubblico del volley ha avuto modo di conoscere realmente e da vicino molti giocatori, che non si sono sottratti all’abbraccio, metaforico e spesso reale, delle ragazze e dei ragazzi per cui rappresentano qualcosa. Atleti per cui fare il tifo, modelli da imitare che sono anche a portata di clic, fotografici e dei pc.
    Grazie a twitter ed ai blog, pallavolisti e tifosi (e tifose, forse la maggioranza) hanno modo di conoscersi, leggersi, scoprire punti di condivisione che congiuntamente alimentano il fenomeno volley. Uno sport che ha un dialogo diretto tra mondi che in altre discipline risulta impossibile o quasi unire. E la foto a fianco con Matteo Piano che posa con la bandiera tricolore retta dai tifosi, rappresenta e sintetizza i connotati della condivisione che unisce il pubblico della pallavolo alla sua Nazionale, ai suoi giocatori.
   
  L’emozione degli azzurri era evidente. Ci tenevano enormemente a vincere, a mettere il sigillo vincente su una serata di festa. «E’ stato meraviglioso giocare in queste condizioni straordinarie - ha detto Salvatore Rossini - Ci sentiamo amati e questo naturalmente ci dà una grinta che poi riversiamo in campo».  Emanuele Birarelli, il capitano: «E’ stata una sensazione incredibile, sono orgoglioso di aver giocato davanti a 11000 persone che ci incitavano. Giocare in questa location straordinaria è stato meraviglioso. E’ stata una vera festa di sport». A fine partita Ivan Zaytsev ha avuto il microfono per ringraziare il pubblico, rafforzando la sensazione di eccezionalità della serata e il legame affettivo. L’impegno profuso nella partita, le parole spese dopo, le corse sotto i quattro lati dello stadio per salutare e ringraziare: è un’Italia che sorride e gioca con entusiasmo. Un’Italia che piace e che ha conquistato i cuori della sua tifoseria. Trentamila cuori nelle prime quattro partite italiane.

  L’Italia ha chiuso al primo posto la fase ascendente della World League: 6 partite, 6 vittorie, 18 punti. E nelle quattro gara casalinghe la Nazionale ha fatto il pieno anche di pubblico: 6500 spettatori a Trieste e Verona, 6000 a Bari, 11050 domenica sera a Roma. Ovunque è andata, l’Italia ha fatto registrare il tutto esaurito al botteghino, mettendo in qualche caso in difficoltà gli organizzatori per via dei limiti di capienza, non rispettati alla cifra. 
    La vittoria degli azzurri, il plauso entusiasta del presidente del Coni, Giovanni Malagò, l’ammirazione di tutti coloro che hanno potuto vivere una serata assolutamente straordinaria (e forse, inevitabilmente, anche l’invidia di qualcuno), sono stati una volta di più la dimostrazione di quanta presa abbia la pallavolo sui giovani, che l’hanno scelta dimostrando di saper vedere oltre la miopia di chi non ha ancora capito cosa può rappresentare il bacino di pubblico di questo sport.






http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/06/10-364744/Quanto+amore+per+l%27Italia+del+volley!

giovedì 5 giugno 2014

ATLETICA Golden Gala: il nuovo Gatlin ha imparato a divertirsi

http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/atletica/2014/06/05-364001/Golden+Gala+Star+Gatlin+a+caccia+del+bis

Nella top list sotto i 10 secondi nei 100 metri del 2014 i tre migliori tempi sono i suoi. Con Usain Bolt fermo ai box almeno fino ad estate inoltrata, Justin Gatlin è stato l’indiscusso e solitario dominatore della gara regina dello sprint. Dopo il 9”76 ventoso siglato a Eugene pochi giorni fa, c’è la doppietta cinese: il mondiale stagionale made in Pechino, 9”87, e il 9”92 di Shanghai. A 32 anni il campione olimpico di Atene 2004 ha superato il periodo buio della squalifica per doping ed è rinato a nuova vita atletica. Fu bloccato nel 2006, gli avevano inflitto otto anni di squalifica, che fu poi dimezzata consentendogli, nel 2010, di tornare in pista. Nato a Brooklyn, ultimo di quattro fratelli, Justin fu sottratto alle problematiche di un quartiere tremendo dalla sua famiglia, che si trasferì nella più tranquilla Florida. E se a scuola la sua tranquillità cozzava con la vivacità di tutti i suoi compagni, per la strada, quando poteva correre, Justin dava sfogo alla sua esuberanza. Si racconta che si divertisse a saltare gli idranti messi in fila, pedalava veloce anche in bicicletta; la strada meglio delle lezioni di pianoforte e sassofono.
Timidezza ed umiltà lo accompagnano anche oggi che voltandosi indietro può veder luccicare le tante medaglie vinte fino ai due argenti mondiali della scorsa estate. Torna a Roma da dove partì il suo splendido 2013. Vennero tutti per Bolt e scoprirono lui, il nuovo Gatlin: «Battere Bolt quella sera fu la svolta dal punto di vista mentale. Ora che non c’è Usain come punto di riferimento devo restare concentrato su me stesso. Spero che il pubblico si diverta, da parte mia devo stare attento e concentrato per quei nove secondi e rotti, affinchè una grande serata non diventi una notte orribile. Non è tanto la stanchezza a pesare quanto il fuso orario. Ma dopo tanti anni sono abituato a viaggiare con lo zaino sulle spalle e in aereo stavo comodo, non ho volato in un cargo con cani e gatti...». La sua serenità è evidente, forse il segreto della sua seconda giovinezza agonistica. Sorridente e galante con Miss Italia, Giulia Arena («In Italia ci sono le donne più belle del mondo...»), Justin spiega: «Beh, da giovane non mi godevo tanto le gare. Ora ho imparato a divertirmi di più, a gustare meglio la bellezza di quelloche faccio. E sono anche in buona condizione». Per il football era troppo gracile, il baseball lo annoiava (ma sul petto si fece tatuare lo stemma dei New York Yankees): non c’è dubbio che abbia fatto bene a scegliere l’atletica. Nato per correre, come canterebbe Bruce Springsteen.

ATLETICA Golden Gala: sarà una notte altissima?

http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/atletica/2014/06/05-364005/Golden+Gala+con+i+big+3+si+punta+al+record

Bondarenko spiega a Ukhov chi è quella signora che si è alzata per raccogliere l’applauso della platea: Sara Simeoni è stata primatista mondiale del salto in alto e 34 anni vinse il Golden Gala insieme con Pietro Mennea, a cui oggi la manifestazione è intitolata. «Se potessi mi piacerebbe vederla a bordo pedana! Questi tre ragazzi sono tre atleti completamente diversi. Barshim ad esempio ha una rincorsa leggerissima e poi vola come una piuma sopra l’asticella.Ho visto la gara di Bondarenko a Tokyo, ha una rincorsa e uno stacco incredibili, potrebbe essere lui il favorito per la vittoria. Attenzione, però, all’imprevedibilità di Ukhov, una vera mina vagante». Giudizio condiviso dal marito ed ex saltatore azzurro Erminio Azzaro: «Ukhov è un saltatre vecchio stile con forza superiore. Barshim è agile ed ha una reattività formidabile. Bondarenko l’ho visto notevolmente migliorato tecnicamente rispetto ai Mondiali ed ha una rincorsa fuori dagli schemi».
        La gara di salto in alto si annuncia come il clou del Golden Gala Pietro Mennea che stasera andrà in scena all’Olimpico. Specialità rinata sotto la spinta di vari atleti in grado di salire in alto, fino a sfidare il record mondiale di Sotomayor, il 2,45 del cubano che resiste dal 1993. Avere cinque saltatori da 2,40 è prerogativa solo di un’Olimpiade o un Mondiale: il promoter del Golden Gala, Gigi D’Onofrio, è riuscito a confezionare una gara che è il top della specialità (e c’è un azzurro per cui tifare: Fassinotti). Il record? Tutto può succedere. I nomi: il russo Ukhov (2,42 indoor, 2,41 all’aperto nel 2014), l’ucraino Bondarenko (2,41 nel 2013, 2,40 quest’anno), Barshim del Qatar (2,40, oro ai Mondiali indoor di Sopot), il canadese Derek Drouin e il russo Aleksey Dmitrik. Barshim, Bondarenko, Ukhov, tre modi diversi di essere campioni anche nell’approccio in pubblico. Barshim, un giunco con gli occhialoni neri che lo fanno somigliare ad un personaggio da cartone animato. Educato, garbato, sorridente: «La nostra specialità è a un livello tale che anche se salti 2,39 rischi di restare fuori dal podio. Penso che sia possibile realizzare il record mondiale, ma non so chi di noi ci riuscirà».
        Ukhov ha deciso di indossare i panni del tenebroso, complice la lingua resta nel suo mondo, sguardo chiuso, nascosto sotto i lunghi capelli, risposte banali a monosillabi, un mix forse irridente e scostante, forse ironico: «Con un trampolino sotto i piedi si può saltare più in alto. Chi vincerà? Vedremo. Di sicuro con un salto sopra i due metri». Bondarenko confessa di aver bisogno di qualche gara per arrivare al top. Si è allenato molto a Formia, in Sudafrica, in Estonia, trovando modo di dedicarsi al suo relax prediletto. la pesca. «Sto crescendo». Bohdan è dotato di simpatia e umorismo, ed evita la trappola della guerra russo-ucraina, come peraltro Ukhov: «Sono stato via, non ho seguito la politica».

mercoledì 4 giugno 2014

VOLLEY SuperLega coraggiosa e una mentalità da cambiare (tra inevitabili dubbi)

http://www.corrieredellosport.it/volley/a1_maschile/2014/06/04-363911/Volley+-+SuperLega%2C+scommessa+impegnativa

Negli Stati Uniti si sono presi tre anni di tempo per varare la Nba del volley, alla pallavolo italiana sono bastati tre mesi per decidere di voltare pagina, anzi, di cambiare libro e provare a ricominciare. Il tempo dirà se saranno stati troppo lenti gli americani o troppo avventati e frettolosi gli italiani. E’ una rivoluzione, perchè almeno in teoria di questo si tratta, che cambia per la prima volta in maniera radicale uno sport italiano, perchè introduce un criterio nuovo, non legato alla classifica, ai punti e alle retrocessioni. E dà uno scossone anche culturale se vogliamo, al nostro modo di intendere lo sport. Aspetto non secondario della svolta: è stata decisa congiuntamente dalla Lega e dalla Federpallavolo. L’una ha proposto, l’altra ha recepito, smussato, concesso (in campo della presenza del Club Italia juniores in A2). E se qualcuno non è d’accordo, ora è fuori tempo massimo per i distinguo, per i mugugni, per le proteste e le critiche. Pur dando atto di una buona dose di coraggio nell’attuare il cambiamento, non si può negare la legittimità di qualche inevitabile dubbio che accompagna la rivoluzione. Non tanto sul metodo o sulle regole che i club hanno inteso darsi, inseguendo magari con presunzione il sogno di un America che pare davvero lontanissima (e irraggiungibile), quanto piuttosto sulle caratteristiche e sulle qualità di chi sarà chiamato ad operare per consentire il decollo di questo ambizioso progetto. Ora si parla di un tentativo di salvare Piacenza, una società che si è messa da sola all’angolo, spogliandosi di abbondanti dosi di credibilità. Ecco perchè dubitare è lecito: per attuare il progetto, per far centro con le verifiche, servono dirigenti umili, capaci di guardare oltre il proprio cortile, fantasiosi, innovativi e soprattutto leali e in linea con lo spirito di squadra. Tutto ciò che è mancato al volley di club negli ultimi tempi.

VOLLEY I club nel futuro con la SuperLega

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/06/04-363909/Volley+Rivoluzione%3A+ecco+la+SuperLega

Dopo tanto parlare, incontri e mediazioni, Lega e Fipav hanno deciso di intraprendere una strada nuova, varando una riforma ritenuta di fondamentale importanza, in relazione al delicato momento che il volley di club sta vivendo e pensando ad un futuro che si annuncia comunque complicato. Al di là dei nomi e delle etichette, e alla fine si è optato per il più logico ed italiano SuperLega, è chiaro che il modello ispiratore è il più celebre dei campionati esistenti al mondo: la Nba statunitense del basket.  Così dopo due stagioni senza retrocessioni che hanno testato gli effetti del cambiamento, con esiti per la verità non totalmente rassicuranti, si sono poste le basi per far nascere questa Superlega senza retrocessioni, con criteri di meritocrazia che esulano dal puro e semplicevalore sportivo agonistico. 
  «In effetti abbiamo deliberato una riforma che riteniamo epocale - commenta senza mezzi termini Massimo Righi, direttore generale della Lega Pallavolo maschile di serie A - Senza cadere nella retorica, crediamo di avere garantito alle nostre società la possibilità di una programmazione di medio lungo periodo. La riforma contiene molti elementi di progettualità e un altrettanto elaborato complesso di norme di controllo molto selettive. Siamo molto contenti che la federazione abbia condiviso la nostra proposta e l’abbia sostenuto fin dall’inizio»

«La vera novità che emerge dalla SuperLega - prosegue Righi - è che per partecipare al campionato di serie A1 non sarà più solo necessario un risultato tecnico di un certo tipo ma avranno enorme importanza anche altri requisiti di natura organizzativa e soprattutto di promozione sul pubblico. Sono previste 14 squadre iscritte (ma potrebbero anche essere meno, ndr)».
 

 La nuova innovativa formula del Campionato sarà basata sulle licenze e non più sul classico meccanismo promozione-retrocessione. La licenza Superlega verrà assegnata a tutte le aventi diritto della prossima Serie A1, 2014/15. Per la stagione 2015/16 la prima squadra classificata della Serie A2 potrà presentare domanda di attribuzione della licenza, con l’ulteriore possibilità di una wild card: questa, come prima opzione, potrà essere richiesta dalla società di Serie A2 perdente la Finale Promozione, purché dimostri di essere già in regola con alcuni parametri di qualità.  La licenza avrà durata di 4+2 anni: al termine della terza stagione, la Lega e la Federazione verificheranno la possibilità di prolungare per un altro biennio, dopo 4 anni, fino a 6 anni totali, la durata complessiva delle licenze. Si può cedere il titolo sportivo fino all’11 giugno, il 18 giugno è il termine per presentare la documentazione per l’iscrizione. In A2 ci sarà una squadra Club Italia con giocatori juniores.

La licenza potrà essere revocata attraverso un sistema di controllo di tre diverse aree nell’arco di un biennio, con il calcolo di penalità:1) classifica finale di Campionato (penalità per chi arriva negli ultimi due posti); 2) rispetto degli impegni economici (verifica in quattro scadenze annuali della puntualità dei pagamenti, che andranno sottoscritte dagli atleti); 3) percentuale di riempimento dell’impianto di gioco (fissata all’80% di capienza massima, con ingressi omaggio sotto al 20%.  La capienza resterà a 2000 spettatori fino alla stagione 2017/18, anno in cui la capienza sarà aumentata a 3.000).  E’ previsto un bonus (che andrà ad azzerare una penalità) per i Club che raggiungeranno tutti i seguenti obiettivi:1) partecipazione diretta ai Campionati giovanili Under 13 (o 14), 15, 17 o 19 (o Junior League); 2) attività di merchandising; 3) presenza sala hospitality;4) soglia minima annuale di 80.000 contatti YouTube (sono allo studio ulteriori parametri “social”).

ATLETICA Fabrizio Donato stella del Golden Gala

 http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/atletica/2014/06/04-363913/Golden+Gala+star%2C+Fabrizio+Donato


L’appuntamento è per le 20.30 di domani sera, il luogo lo Stadio Olimpico di Roma, su quella pedana parallela alla Tribuna Tevere dove molti appassionati hanno scelto di seguire il Golden Gala Pietro Mennea, proprio per vedere da vicino il salto triplo, una delle gare più attese della tappa romana della Diamond League. Fabrizio Donato, 37 anni, gioca in casa e ci tiene molto a presentarsi all’appuntamento. L’anno scorso non ce la fece e ci rimase male.
    Avrebbe voluto festeggiare nel suo stadio l’indimenticabile 2012, l’anno del bronzo olimpico a Londra dopo l’oro agli Europei di Helsinki, il titolo della rinascita, dell’affermazione delle sue indiscutibili qualità tecniche ed umane che lo hanno portato ad essere un esempio di longevità agonistica. Magari travagliata, ma fortemente voluta e vissuta con serena passione, giorno dopo giorno, lavorando nel suo habitat di affetti e sport, assai più di una semplice professione. Le gioie domestiche, l’allenamento al Centro sportivo delle Fiamme Gialle, annusando l’odore del mare di Ostia insieme con il caffè del “suo” bar, alla Casa del tramezzino, il giornale da Gianni alla “sua edicola”. Ecco perchè il Golden Gala a Roma è la gara ideale per Fabrizio, quasi un’estensione logistica del suo pianeta atletica che ha saputo crearsi, a sua misura, con la moglie Patrizia Spuri che essendo stata atleta lo capisce bene, e la figlia Greta che ora ha 8 anni e mezzo e che si è già tesserata per le Fiamme Gialle perchè le piace fare le corse e i salti.
    

Donato è l’atleta delle poche ma buone gare. Ha esordito in Portogallo vincendo e contribuendo alla quarta Coppa Campioni delle Fiamme Gialle. Ma dato che per lui non c’è salto senza spine, il problemino fisico che ha avvertito è arrivato a mettere in dubbio la sua partecipazione al Golden Gala.
    «Nonostante in inverno sia riuscito a lavorare abbastanza bene, non nascondo che faccio un po’ fatica. Si tratta di una lesione parziale all’arco plantare. Ho faticato a ripartire, diventava più spessa e si avvertiva anche nella normale camminata. E’ in pratica il proseguimento che conduce al tendine d’Achille. Ed è vero che dopo ogni gara non so cosa succede. Già faccio fatica in allenamento, figuriamoci a gareggare. Però continuo a crederci»
    Ma ha temuto davvero di dover rinunciare anche stavolta al Golden Gala?
    «Devo ammettere di averci pensato abbastanza prima di dare conferma. Però penso di poter essere pronto per il mio stadio. Fosse stato un altro meeting magari avrei rinunciato».
    Alla luce di quanto si è visto a Eugene, la gara del triplo sarà ad altissimo livello. Chi vincerà?
    «Spero un italiano ma sarà durissima. Ho visto la Diamond League di Eugene. All’inizio non sembravano in gran giornata ed invece poi che gara è venuta fuori»
    Will Claye ha piazzato due salti lunghissimi vincendo con 17,66, Taylor si è svegliato strada facendo chiudendo con 17,42, subito davanti al russo Adamas, 17,29.
    «Claye mi ha fatto impressione per la sua stabiltà tecnica, una gara la sua di grandissimo livello. Taylor non mi sembava in giornata ma ha tirato fuori un coniglio dal cilindro: ha faticato, ha fatto anche i 400, vedremo come andrà all’Olimpico» 
    Quanto conta la testa nella sua gara?
    «La testa vuol dire tanto, è il valore aggiunto quando si è in difficoltà, ma sono delle scintille, episodi che succedono raramente, c’è qualcosa che scoppia ma non sai quando e come».
    Come si avvicinerà alla serata Golden Gala?
    «E’ una gara particolare, una delle poche in cui sono a casa, preferisco stare a casa con moglie e figlia invece che in albergo. Rispetto miei ritmi biologici, non mi allontanerò troppo dalle mie abitudini. Cosa mangerò? Carne in bianco penso, alle 12.30. Poi uno spuntino con crostata e frutta a metà giornata»
Accennava agli italiani, i magnifici tre triplisti: lei, Greco e Schembri.
«Schembri fa sempre il suo. Ho parlato con Daniele Greco, ha fatto una bella esperienza a Eugene oltre al viaggio più lungo della sua vita. Forse si aspettava di far meglio ma è stato a lungo fermo, ha perso tempo ed ha scelto di allenarsi anche gareggiando, come fanno molti. Non si può pretendere di fare sempre misure imprtanti, qualcosa si sacrifica ma deve restare tranquillo. Sarà molto dura ma sono fiducioso, nemmeno io parto sconfitto. E non potevo non esserci»