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sabato 30 agosto 2014

CINEMA Under the skin

UNDER THE SKIN - Regia: Jonathan Glazer. Interprete: Scarlett Johansson. Gran Bretagna.
*visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano (ma considerata la scarsissima sceneggiatura e la quasi totale assenza di dialoghi, consiglio di NON vederlo, anche doppiato)

Under the skin. Sotto la pelle. Sotto la pelle, niente. Verrebbe da commentare parafrasando un vecchio film dei Vanzina. Non date retta a quanto potrete trovare in rete, giochi dialettici, interpretazioni e motivazioni del film che Jonathan Glazer ha tratto dal romanzo di Michel Faber. Under the skin è uno di quei film irritanti, inconsistenti, che vanno contro lo spettatore. Si capisce fin da titoli di testa, dai primi cinque minuti di questa specie di opera cinematografica. Ci si sente in trappola nella sala buia, mai quanto il nero dello schermo disturbato da una luce che non si accenderà.
Un film pretenzioso e presuntuoso, che se ne infischia del pubblico, la cui unica via di fuga sarebbe andarsene dalla sala.
Non c'è mistero, perchè si intuisce in fretta chi o cosa è Scarlett Johansson. Se viene in mente L'uomo che cadde sulla terra  di Nicolas Roeg, interpretato nel 1976 da David Bowie, è solo per rimarcare l'abissale differenza di spessore tra due tematiche aliene.
Non parte, non decolla e non arriva da nessuna parte Under the skin, che nella sua pochezza non risparmia nemmeno lacune narrative, razionali e logiche di una trama sviluppata senza sentimenti, senza raziocinio, cercando l'effetto visivo, ripetitivo e privo di senso, apparente e sostanziale. Un vuoto totale con l'unico pregio, estraneo al film, dei suggestivi paesaggi della Scozia, del dialetto scottish così diverso dalla lingua inglese abitualmente frequentata al cinema. E l'unica traccia di umana tenerezza, riservata all'elephant man che Scarlett carica a bordo, nella scena che indiscutibilmente rivela anche ai più tardi, la gelida, robotica, mancanza di umanità della protagonista.
Non si spiega come, ma ad un certo punto, nella scoperta della sua diversità (toh, l'alieno che si rende conto di non essere umano e scopre frammenti di umanità) fa i conti con la crudeltà umana, peraltro non difforme dalla sua, se non più passionale e coinvolta. Serial killer dell'altro mondo senza uno scopo, vittima della violenza umana.
Se anche c'è messaggio, non vale il film. E ci si chiede perchè mai un pasticcio simile abbia potuto trovare un distributore italiano, quando tante opere faticano ad arrivare sullo schermo. Certo, qui c'è la bella Scarlett (ed è lo specchietto per le allodole) . Peccato manchi il film. Come dicevamo in tempi lontani, Under the skin è un film da non mancare. Nel senso che andrebbe data una mattonata* (come il film) al regista, cercando di non mancarlo, per evitare che ne faccia un altro...


* in senso figurato, ovvio. Sono contrario alla violenza, anche quando legittimata.

martedì 26 agosto 2014

ROMA Parcheggi, aumento del 50% famiglie depredate dal Comune

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/roma-marino-il-solito-sindaco-esattore.html

L'intenzione era stata annunciata da mesi, poi il "visto salasso" è stato deciso dal Comune di Roma mentre si pensava che i romani fossero in vacanza. Ma dato che i giornali non sono più letti come una volta (e questo esempio che farò ne fornisce una delle spiegazioni) la gente non ha saputo subito, non ha capito. Ma ne ha cominciato a parlare, dal fornaio, al supermercato, al bar. "Se l'hanno detto allora lo hanno fatto...".
Gli stipendi calano, le pensioni legittimamente prepagate sono sempre meno integrali ed a rischio prelievi forzosi, i posti di lavoro non ci sono più, le speranze della gioventù inghiottite dall'incapacità dei politici degli ultimi trent'anni. Tutto cala, tutto è calato, ma ecco che lo stato stesso, attraverso i Comuni e altro, aumenta. Chi può fare i prezzi, li aumenta. Anche se gli stipendi e tutto il resto è invece calato. Però la tv e i giornali politici (è il caso di dirlo, difficile chiamarli d'informazione, come minimo parziale e zeppa di omissioni, si insomma, la disinformazione quotidiana che la gente non sa più nemmeno riconoscere). Ridicolo leggere certe affermazioni, sentir parlare di ripresa economica del paese (si stavolta lo scrivo con la minuscola...) legata ad 80 euro una tantum.

Ma torniamo al fatto scatenante. Tra pochi giorni aumenteranno le tariffe della sosta a pagamento a Roma. Lo ha deciso il Comune, dunque il sindaco Marino,la cui unica preoccupazione e pedonalizzare zone sempre più ampie del Centro storico. Come se Roma fosse solo quella delle sue passeggiate in bicicletta.
Un aumento non da poco: da 1 euro l'ora a 1,50 euro. Il 50%. Mi chiedo: cosa è che giustifica un aumento del 50% (a parte il fatto che li vogliono e gli servono, ovvio). Ma non trovo alcun aumento di questa portata nelle buste paga di impiegati e operai, nè chi non lavora avrà fondi supplementari.
Ma in questo post mi vorrei attenere alle semplici cifre, non senza aver rimarcato il fatto che (chi non vive a Roma non può saperlo) nella Capitale i mezzi pubblici non possono essere un mezzo di trasporto sicuro in merito agli orari. Bus stracolmi, dagli orari incerti (attese di mezzora e poi due, tre, anche quattro bus che percorrono le stessa linea per abbondanti tratti che sfilano uno dopo l'altro: è sempre stato così...). Metropolitana che, unico caso in Europa credo, cessa il suo turno alle 23.30 cinque giorni su sette, tagliando fuori dal suo utilizzo tutta la fascia di lavoratori semi notturni o notturni.

Ma torniamo alle cifre. L'aumento a 1,50 euro l'ora nella sosta entro le strisce blu sarà accompagnato dall'abolizione delle strisce bianche, che offrivano tre ore di park gratuito a rotazione. Ogni tot posti a pagamenti, per legge, si stabilì che doveva esserci una piccola percentuale di posteggi gratuiti. Legge, o norma, non so, che fu ben presto disattesa dai sindaci Rutelli e Veltroni e che fu ripristinata dal sindaco Alemanno (ed è la cosa migliore che io ricordi della sua gestione). Così come i 4 euro forfettari di mini abbonamento per 8 ore. Un modo di lenire il salasso per gli impiegati e non solo. Ora tutte queste agevolazioni (lo so, ci vuole coraggio a chiamarle così...) sono state cancellate.

Largo alle cifre


Non ho trovato su alcun giornale la valutazione effettiva dell'impatto sui già magri bilanci familiari di questo aumento selvaggio. Nessun commento, nessuna chiosa. Solo la notizia di quanto deciso. Bah, il giornalismo per me è altro.

Allora, proviamo a stilare un bilancio per difetto di quanto dovrà spendere una famiglia romana con lavoratori per parcheggiare la propria automobile.

8 ore lavorative a 1,50 euro l'ora =  12 euro al giorno
12 euro al giorno per 6 giorni lavorativi a settimana = 72 euro
72 euro a settimana x quattro settimane mensili = 288 euro.

Ipotizziamo che oltre a lavorare, la persona spenda 6 ore settimanali nel tempo libero, per andare a cinema, fare la spesa, recarsi in luoghi per obblighi vari, certificati, documenti, acquisti (ok, d'accordo, con i soldi che restano c'è poco da acquistare...), uffici postali, banche eccetera. Sono altri 9 euro di parcheggio.

Totale 1 persona = 81 euro a settimana, 324 euro al mese, 3.888 euro l'anno.

Se in una famiglia lavorano due persone, il salasso park diventa di circa 648 euro al mese, 7.776 euro l'anno per coppia-famiglia.

Penso non servano commenti, e nemmeno ricordare le altre imposte che gravano su automobili, carburanti vari, bolli, assicurazioni. L'automobilista è sempre il cittadino modello, nel senso che è il tartassato per eccellenza. Però ci dicono che il Paese si riprenderà...

Come disse il grande Totò all'onorevole Trombetta: "In galera vi mando!!!!"

https://www.youtube.com/watch?v=k0yfEeYaqFY 

ps: avrà mica ragione quella mia amica che sostiene che questi politici andrebbero parcheggiati, gratis e a scelta, in Siberia o nel deserto?

Il volatile a fianco osserva Roma e gongola: "Almeno io non devo pagare la sosta..."

mercoledì 20 agosto 2014

CINEMA Robin Williams e la lotta al morbo di Parkinson

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/08/cinema-addio-robin-avevi-smarrito-il.html


Susan Schneider, moglie di Robin Williams, pochi giorni dopo la morte del marito ha deciso di rendere pubblica, chiedendo ai media di riportare integralmente la sua dichiarazione, la malattia contro cui il popolare attore aveva iniziato a lottare. Il morbo di Parkinson.
«Robin ha trascorso la maggior parte della sua vita ad aiutare gli altri. Sia quando stava sul palco, in tv o al cinema, sia all’estero con le truppe o a confortare un bambino malato. Voleva che ridessimo e che avessimo meno paura. Da quando se n’è andato tutti coloro che hanno amato Robin hanno trovato un po’ di conforto nella straordinaria dimostrazione di affetto e ammirazione che avevano per lui milioni di persone la cui vita ha toccato. La sua più grande eredità, oltre ai suoi tre figli, è la gioia e la felicità che ha dato agli altri, particolarmente a coloro che combattevano battaglie personali. La sobrietà di Robin era intatta e lui era coraggioso mentre lottava contro la depressione, l’ansia e anche i primi sintomi del Parkinson, di cui non era ancora pronto a parlare pubblicamente. E' nostra speranza che alla luce della morte di Robin, altri possano trovare la forza di cercare la cura e il sostegno di cui hanno bisogno per qualunque battaglia stiano affrontando in modo che possano avere meno paura». 

martedì 19 agosto 2014

CINEMA La mafia uccide solo d'estate

LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE - Regia: Pierfrancesco Diliberto. Interpreti: Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, Cristiana Capotondi, Claudio Gioè, Nini Bruschetta, Alex Bisconti. Italia 2013.

Un esordio significativo ed originale, La mafia uccide solo d'estate è il film che ha fatto conoscere Pif, spalancandogli le porte del successo anche come testimonial della Tim. Ma per una volta, nonostante provenga dalla tv, c'è qualità dietro un personaggio che ha studiato cinema e fatto la gavetta, utilizzando la televisione come trampolino per arrivare a produrre qualcosa di personale.
La mafia uccide solo d'estate è un film originale e importante, per ciò che racconta, per come lo racconta, per l'uso quasi innocente ma in realtà lucidamente accusatorio, delle parole e del montaggio. 
Perchè Pif non sale in cattedra, non chiude il pugno per denunciare la mafia e lo stato, lo stato mafioso ed un sistema che s'intreccia fino a confondersi e a diventare un tutt'uno. Utilizza l'ironia e l'innocenza per mettere a fuoco dinanzi allo spettatore quanto di meno ironico e innocente si possa immaginare.
Sfilano, dinanzi agli occhi ingenui e curiosi del bambino Arturo, personaggi che hanno pagato con la vita i loro ideali, la loro onestà, la correttezza e la rettitudine, il senso del dovere e dello Stato. Quel senso dello Stato che nemmeno lo Stato ha avuto, lasciandoli infatti da soli nella terra del nemico. Mandati anzi allo sbaraglio, aspettandone la fine, senza che lo stato civile fosse in grado di capire, di appoggiarli, di acquisire consapevolezza di quella realtà che sarebbe poi limpidamente emersa nelle aule dei tribunali.
Il film di Pif riesce a raccontare con leggerezza infantile ed ironia, anni pesantissimi del nostro Paese. Pif non fa comizi, sa che in certi casi, quando le cose sono evidenti, basta far parlare la realtà, fotografare ciò che è stato, accostare parole, inquadrature, foto, spezzoni televisivi. Non servono didascalie.
E lo spettatore fa uno più uno, col senno di poi. Sapendo ciò che allora gli eroi mandati al massacro (Dalla Chiesa, Chinnici, Borsellino, Falcone...) non sapevano ancora. 
Si sorride, quasi con pudore e vergogna, perchè in realtà c'è poco da ridere ripensando alle infamie cui furono sottoposti gli eroi massacrati della nostra povera Italia mafiosa.
Chi in quegli anni era bambino, ragazzo, adolescente, giovane, condirà la visione con un velo di amara e malinconica tristezza, ricordando quei momenti di cronaca drammatica ascoltati alla radio, visti in Tv, letti sui giornali. Ripensando a quelle vite spezzate non solo nell'indifferenza, ma con la complicità di chi tesseva una tela di affari, sangue e morte. Eroi loro malgrado, gente che ha creduto. E che ha perso la vita per questo. Pif li ricorda e li omaggia, raccontando con fantasia e tenerezza frammenti di vite drammaticamente interrotte. In un percorso che è una presa di coscienza della realtà, ignorata solo da chi non ha voluto vedere e sapere.

domenica 17 agosto 2014

VOLLEY Italy 2014: il destino si chiama Lo Bianco

 http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/08/17-373173/Lo+Bianco+convocata+per+i+Mondiali

 Un semplice scherzo del destino e nel giro di poche settimane la rosa della Nazionale femminile pensata e assemblata per il Mondiale italiano viene rimescolata e stravolta. Prima il ritiro di Tai Aguero, già una brutta botta per il ct che sul suo nome aveva speso molto, sacrificando la titolare Lo Bianco e Carolina Costagrande, perchè soltanto una atleta proveniente da altra federazione è schierabile da ogni Nazionale.
Poi il maledetto infortunio che ha tolto di mezzo Lucia Bosetti (e la Costagrande è tornata), ora anche il ginocchio di Francesca Ferretti, che già aveva scricchiolato nel week end di Hong Kong, si è inceppato (oggi risonanza magnetica a Villa Stuart e visita con il professor Mariani, che ha già operato Lucia Bosetti).
Insomma, le due palleggiatrici su cui Marco Bonitta aveva pensato di costruire la sua Italia mondiale, sono fuori gioco. C'è da attendere il responso della visita alla Ferretti ma c'è poco da essere ottimisti. Anche solo fermarsi una o due settimane (il mondiale si apre il 23 settembre) sarebbe un guaio. 
E così il destino ha riportato in maglia azzurra Eleonora Lo Bianco, la primatista di presenze (524) che aveva confessato al Corriere dello Sport il suo enorme dispiacere e la sua amarezza per essere rimasta esclusa. E lo aveva fatto in modo elegante, garbato, con classe. Lasciando trasparire il suo dolore ma senza spargere veleno su nessuno: "Un ct ha il diritto di chiamare chi vuole". Nel link che accludo potete andare a rileggere ciò che disse allora Eleonora, ancora ignara che il destino stava scrivendo una pagina con il suo nome stampato sulla maglia azzurra.
E chissà se, come si sostiene, nella vita nulla accade per caso. Ora la Lo Bianco raggiungerà la Costagrande a Cesenatico e poi, dato che l'Italia perdendo con la Turchia non si è qualificata per la Final Six del Grand Prix, tutto il gruppo azzurro vivrà un nuovo inizio di preparazione, con le due veterane azzurre richiamate.
L'obiettivo è talmente grande che ci si augura possa essere un collante irresistibile, per far superare ogni increspatura del passato e far lavorare tutte per un comune futuro positivo.













http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/08/07-372238/Lo+Bianco%3A+%C2%ABSperavo+di+giocare+il+Mondiale%C2%BB


giovedì 14 agosto 2014

CINEMA Addio Robin Williams, avevi smarrito il pensiero felice

Tributo
https://www.youtube.com/watch?v=ZUpLUl1nLcY 

https://www.youtube.com/watch?v=ugvEAxkONUw 

https://www.youtube.com/watch?v=ykeWxrjODIs

"La cocaina è il modo di Dio di dirti che stai facendo troppi soldi". C'è tutta l'ironia di Robin Williams in questa amara battuta che tutti i giornali hanno riportato, parlando della morte dell'attore e dei suoi problemi di dipendenza, dalle droghe e dall'alcol. Quando viene a mancare un attore, per quella magia cinematografica che ormai ha abbracciato tante generazioni da un secolo all'altro, si percepisce il lutto in una maniera del tutto particolare, nonostante non si sia conosciuta realmente la persona, se non attraverso il suo lavoro. E come tutti avrete verificato, un film, come una canzone o un'opera d'arte, spesso entra a far parte della nostra vita e di noi stessi. Capita alle persone adulte ma anche ai ragazzi. Ecco Robin Williams è stato realmente di casa, per tutte le volte che i suoi film ci sono passati davanti agli occhi spesso restando nel cuore e nella mente. Ci ha fatto molto ridere. Ma ci ha fatto anche piangere. E come accade per molti altri attori definiti comici, il dramma era dietro il sipario. Quasi sempre ogni grande attore comico è anche un notevole interprete drammatico. E Robin lo ha dimostrato nelle sue pellicole dai ruoli più ruvidi o addirittura sgradevoli: Insomnia, One hour photo, The final cut. Robin è stato l'eroe formato famiglia di Jumanji, cult per ogni famiglia con figli negli anni '90, quando la visione al cinema era poi reiterata con Vhs e dvd. 
E soprattutto per l'apice della sua poliedricità, Mrs Doubtfire, dove si trasformava in "mammo" per stare vicino ai suoi figli dopo la separazione decisa dalla moglie. "Se ci parlavi da solo era un conto, bastava che avesse due persone davanti, e cominciava a recitare", ha raccontato Peter Weir, che lo diresse in Dead Poets Society, L'attimo fuggente in italiano, uno dei suoi film più celebri e significativi, un professore mito per ogni generazione di docenti che abbiamo davvero a cuore l'insegnamento alla vita.
Robin Williams soffriva di depressione, hanno scritto. Ha combattuto senza successo per disintossicarsi. Ma come mi dice chi è vicino a certe problematiche, i farmaci che si prendono per curare la depressione, in realtà sono delle vere e proprie istigazioni al suicidio. Se si legge nel foglietto delle controindicazioni contenuto in ogni medicinale, ci sono già spiattellati tutti gli elementi che, dopo non aver guarito la depressione, possono portare a togliersi la vita. Ma questo per l'industria farmaceutica, una delle più potenti lobby del pianeta, è un trascurabile effetto collaterale senza importanza. Insomma, non c'è farmaco per il mal di vivere. Bisognerebbe trovare dentro di sè le risorse. Se non bastano i soldi, la fama e il successo, l'amore di persone vicine e sconosciute, qualcosa dovrà pur significare. Anche se è chiaro che, specie in questi tempi di grande crisi, che i poveri diavoli che faticano a campare, stentano a comprendere.
Ma è solo una patina superficiale. Il malessere di Robin aveva probabilmente radici lontane e profonde. Suo padre lavorava per la Ford, cambiava spesso città e stato, Robin non riusciva a farsi degli amici senza doverli perdere perchè doveva trasferirsi con la famiglia. Forse sono quelle le radici della sua cronica infelicità? Di quel bisogno insoddisfatto di non sentirsi solo. Ecco, la solitudine dell'uomo, prima che dell'artista. Tre mogli e due divorzi che lo avevano economicamente prostrato, nonostante i suoi guadagni. Una figlia che amava e che lo ha amato. 
E' ingiusto che un uomo che tanto ci ha fatto ridere (ai pigri spettatori italiani suggerirei di andarci a rivedere alcuni suoi film ascoltandolo davvero recitare, con la sua voce e non doppiato), abbia concluso la sua vita in assoluta solitudine e di sua volontà. Un effetto collaterale di un'esistenza con qualche tessera del puzzle che non ha trovato il suo posto.
Chi sa far ridere il prossimo, molto spesso nasconde un animo malinconico: da Totò a Jerry Lewis, solo per citarne un paio tra i grandissimi.
Per me Robin Williams sarà sempre Peter Banning, il Peter Pan di Spielberg che mi conquistò in età adulta. La prima volta che lo vidi, in un cinema di Parma, dopo il lavoro, in mezzo a bambini e genitori e fastidiosi cestini di pop corn. Confesso che la favola di Peter Pan non mi era familiare. L'apprezzai con Hook. Guardando e riguardando il film poi a casa decine di volte. I suoi significati, il senso vero di un malessere che attanaglia ogni bambino costretto a crescere. Ecco, mi viene da pensare che se Robin Williams si è arreso ai suoi fantasmi, significa che non è riuscito a ritrovare il suo "pensiero felice", il bambino che in ognuno di noi non dovrebbe mai scomparire, divorato dalla presunta età adulta e matura. 


Nel ricordare i film dove è possibile ammirare Robin Williams, qua e là c'è qualche link che consentirà di vedere spezzoni di film, l'omaggio che sul web è comparso all'indomani della triste notizia.

 Filmografia

Il professore parla agli studenti...

 https://www.youtube.com/watch?v=ncuKdTWUCjM

 

Cinema


Hook

 https://www.youtube.com/watch?v=gjnjiHXdASo

 https://www.youtube.com/watch?v=6s8ZEFUSYAI

https://www.youtube.com/watch?v=qZubhGcnsHk

https://www.youtube.com/watch?v=yjF_gSu6xCQ

 

Televisione

Doppiatore

mercoledì 13 agosto 2014

VOLLEY Linea alla regia per i Mondiali: il ct deve scegliere fra tre (o 4?) palleggiatrici

Strana a volte anche la vita sportiva. fino a poche settimane prima del Grand Prix, la Nazionale femminile di Marco Bonitta si avvicinava ai Mondiali con la certezza di una cabina di regia occupata da Tai Aguero e Francesca Ferretti,  più Noemi Signorile impegnata nella difficile missione di ritagliarsi un posto nel gruppo. Poi la Aguero ha fatto un passo indietro mandando all’aria il progetto del ct, ma accanto alla Ferretti la Signorile si è trovata anche la diciottenne Malinov, aggregata al gruppo, inizialmente pensando forse solo agli allenamenti. Ma poi strada facendo si è trasformata in azzurra da Grand Prix a tutti gli effetti.
Le partite dell'estate servono a cementare la compattezza del gruppo, i meccanismi di gioco, le sfumature diverse con cui le palleggiatrici servono le proprie attaccanti. E così con la Cina è successo che il ct le abbia mandate tutte e tre in campo, nel tentativo di assestare il gioco d'attacco della squadra, che per vari motivi proprio non ingranava. Bonitta aveva fatto giocare Ofelia Malinov, segno che nella ragazza crede e non poco. Insomma, a poco più di un mese dai Mondiali tutte e tre le registe sono sotto pressione sulla strada che porta ai Mondiali, senza dimenticare che da questa Nazionale era rimasta esclusa una certa Lo Bianco,
che se dovessero perdurare i problemi al ginocchio che affliggono e frenano Francesca Ferretti, o se il ct dovesse rivedere la sua impostazione generale alla luce degli eventi e del Grand Prix, potrebbe essere un jolly da ripescare. 
Dietro la Ferretti, trentenne reggiana, la prossima stagione nel Rabita Baku, stanno emergendo due giovani talenti. Noemi Signorile, 24enne torinese, campione d'Europa con la Juniores nel 2008, guiderà l'Agil Novara nel prossimo campionato. Ofelia Malinov, bergamasca, 18 anni, figlia dell'allenatore bulgaro che con la Foppapedretti vinse scudetti e Champions League, finora ha conosciuto al massimo la B1, a Bassano del Grappa.
        Non si parla direttamente di antagonismi nel clan azzurro, che dopo il Grand Prix accoglierà anche la schiacciatrice Carolina Costagrande. Si lavora e si guarda lontano, coltivando in silenzio ogni speranza. Ma si parla volentieri dell'ultimo week end a Hong Kong, prima di volare in Russia dove la fase di qualificazione del Grand Prix si concluderà il prossimo fine settimana. Alla Final Six passeranno le prime quattro, alle quali si aggiungerà il Giappone che organizza e la vincente della seconda fascia del Grand Prix. Ci sarebbe voluto un punto in più per evitare il sorpasso della Serbia, andare al tie-break con le cinesi. Ma le azzurre non ce l’hanno fatta.
        «Dispiace davvero tanto - ammette la Signorile -  perché sicuramente avremmo potuto fare qualcosa in più. Molta parte del merito però va alla Cina che ha giocato meglio rispetto alla prima tappa di Sassari e ci ha messo sotto. In Russia ci aspettano gare davvero toste e che saranno dei veri e propri scontri diretti, perché a livello di punti in classifica siamo tutte squadre molto vicine. Noi dovremo migliorare rispetto alla gara con le cinesi, cercando di restare sempre concentrate e possibilmente commettere meno errori. Sarà importante poi avere più regolarità nel gioco, senza accusare troppi alti e bassi come ci è capitato in questi giorni».
 
      Ofelia Malinov analizza lucidamente: «Siamo partite un po’ tese, ha pesato forse anche il fatto che la Cina giocasse in casa. Nei primi due set non siamo riuscite a sfruttare qualche occasione, mentre nel terzo abbiamo messo in campo davvero una bella reazione, prendendoci anche più rischi. Nel quarto invece non è andata altrettanto bene, soprattutto perché la Cina ha sempre spinto al massimo. Adesso arriva un’altra tappa molto importante come quella in Russia e sicuramente bisognerà dare il meglio di noi stesse per battere avversarie di grande livello e qualificarci alla Final Six. Il fatto che oggi sia partita titolare, mi ha reso sia molto contenta che emozionata, perché ho avuto davvero una grande opportunità. C’è un pizzico di dispiacere per non averla sfruttata al massimo»


http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/08/13-372848/Per+il+Bonitta+c%27%C3%A8+il+rebus+delle+palleggiatrici 

venerdì 8 agosto 2014

OLIMPIADI Atene 2004-2014: i Giochi in rovina

http://www.corrieredellosport.it/olimpiadi/2014/08/08-372352/Atene+2004%2C+dopo+10+anni+le+rovine+olimpiche


Chi spinge per la candidatura olimpica di Roma 2024, in realtà un traguardo che alla luce della situazione attuale del nostro Paese appare abbastanza remoto, farebbe bene a non dimenticare le lezioni che il passato tramanda. Sicuramente c'è chi avrebbe molto da guadagnare, ma tra questi non ci sarebbero certo i cittadini romani, già vessati da tasse inique e da una qualità della vita che è andata sempre più deteriorandosi.
Sono passati dieci anni dai Giochi di Atene 2004, che i greci soffiarono proprio a Roma, che si candidò per il 2004 appunto ma che nel 1997 perse la votazione. Per fortuna, aggiungo.
Sul Corriere dello Sport di oggi si parla del degrado in cui sono precipitati molti di quegli impianti, quindi di soldi sprecati, con la consapevolezza che sarebbe finita così, perchè non si fece un piano di  riutilizzo, come accaduto per Pechino 2008, parzialmente per Barcellona 1992. E come ad esempio si fece per Roma 1960, con il Villaggio Olimpico: le palazzine che ospitavano gli atleti, furono poi assegnate alla cittadinanza e ancora oggi ci sono degli inquilini che allora ebbero assegnato l'alloggio.

*************

 «Si tratta di un grande investimento che mostrerà i suoi frutti nel futuro». Si difendeva così il ministro greco Alogoskoufis, quando dovette replicare alle accuse perchè i costi dell’Olimpiade di Atene 2004 erano più che raddoppiati rispetto alle previsioni, arrivando alla soglia dei 10 miliardi di euro, se non di più (in questi giorni si parla di una spesa complessiva di 15 miliardi di euro). Ma la cruda realtà ha dimostrato che il ministro sbagliava. Altro che investimento, al posto dei frutti ipotizzati, solo degrado, sterpaglie, calcinacci ed impianti abbandonati, andati in malora.
    A dieci anni dall’Olimpiade di Atene, che nel 1997 la votazione Cio scelse, bocciando tra le altre la candidatura di Roma, il bilancio è tristemente desolante. La gravissima crisi economica che ha messo in ginocchio i greci ha coinvolto tutto, anche perchè contrariamente a quanto ad esempio fece poi Pechino, la metà degli impianti non è stata più utilizzata, nè riconvertita. Un progetto che evidentemente peccava di superficialità ed approssimazione. Mentre la piscina olimpica di Pechino 2008, appena conclusi i Giochi, divenne un parco acquatico di divertimento a disposizione di tutti i cittadini, quella di Atene al posto dell’acqua mostra vuoto e calcinacci.  
    Fa tristezza, ricordando l’entusiasmo genuino della popolazione che si sentiva finalmente parte dell’Europa e in quel mese al centro del mondo, registrare lo sfacelo in cui versa la maggior parte degli impianti appositamente costruiti per i Giochi Olimpici. Era bellissima Atene in quelle lunghe giornate che non volevano abdicare alla notte, gente festante, la nuova linea di metropolitana leggera a cielo aperto che conduceva dal centro al Pireo. Furono costruite cattedrali nel deserto, senza curarsi di ciò che ne sarebbe stato finita l’Olimpiade. Ora le “cattedrali” sono in rovina, è rimasto solo il deserto.
    Il simbolo di un fallimento che diventa inevitabile, alla luce di quanto puntualmente accaduto, se nel nome dello sport si mette da parte il raziocinio, se si fa il passo più lungo della gamba, se si finge di non sapere che i budget iniziali, alla fine come minimo si raddoppiano. E alla fine ci rimettono i cittadini, sono loro che pagano il conto salatissimo. Dieci anni dopo Atene 2004, le rovine elleniche devono costituire un monito per chiunque coltivi l’ambizione di candidarsi ad ospitare un’Olimpiade. Atene è sprofondata nella crisi anche a causa dei circa 7 miliardi di spesa pubblica scaturita dai Giochi. E I cittadini di Montreal hanno impiegato 30 anni per pagare l’Olimpiade 1976!




giovedì 7 agosto 2014

VOLLEY Amarezza Lo Bianco: «Ho sofferto a restare fuori dal Mondiale»



E’ una strana estate quella che sta vivendo Eleonora Lo Bianco. Trentaquattro anni, 524 partite con la maglia azzurra e nel palmares tutte le medaglie che la Nazionale ha conquistato sotto la guida di Bonitta e Barbolini. E’ una strana estate perchè per la prima volta non è impegnata nell’attività della Nazionale e non per sua scelta, nè per altri motivi. Semplicemente non è stata convocata. Nelle ultime tre stagioni ha indossato la maglia del Galatasaray Istanbul e nel prossimo campionato avrà le righe gialloblu del Fenerbahce.

Eleonora non tradisce nemmeno in quest’occasione il suo abituale riserbo, per cui nessuna polemica anche nel momento della grande amarezza.
    «Sono a casa perche ci sono state altre scelte, che rispetto totalmente. Marco mi ha chiamata a marzo, mi ha detto che le sue scelte erano diverse. E pensare che mi ero presa un periodo di riposo l’estate scorsa, era un lavoro mirato al mantenimento, per avvicinarmi meglio ai Mondiali. E devo dire che fisicamente sto benissimo, mai stata meglio. Negli ultimi anni ho sempre lavorato estate e inverno senza mai fermarmi, dal 1997 che gioco senza mai tirarmi indietro. Naturale che il sovraccarico con cui si va a stressare il corpo necessita di lavori particolari. Bisogna rinforzare la muscolatura, sostenere la schiena e magari ogni tanto rallentare se si avverte un affaticamento»


Quando Tai Aguero ha rinunciato le è balenata l’idea che potesse essere richiamata?
«Onestamente non ci ho pensato piu di tanto, per come conosco Bonitta sapendo che aveva compiuto scelte diverse, non ci ho creduto».
 

E’ stato difficile per lei accettare questa esclusione?
«Sicuramente mi fa soffrire molto non poter partecipare al mondiale, restare fuori in un’occasione come questa. Poteva essere l’ultimo anno per me, chiudere la carriera azzurra col Mondiale in casa. Sì, ho patito abbastanza» 


Ma non per questo le è passato l’amore per la maglia azzurra...
«Le ragazze le seguo, la Nazionale è sempre nel mio cuore. Guardo le partite, anche se ammetto che è difficile guardare e pensare che non posso più mettere quella maglia che per me ha significato tantissimo. Ho trascorso 17 anni senza togliermi quella maglietta azzurra...Quando c’è l’inno mi emoziono tantissimo, devo allontanarmi dalla tv...»


Ai Mondiali del 2002, che vinceste, toccò a Maurizia Cacciatori restare fuori a sorpresa. Pensa ci sia un’analogia con quanto sta vivendo lei ora?
«Puo essere, un pochino la mia esclusione può somigliare. Avevo messo in conto che la carriera prima o poi prevede di passare il testimone, ci sono cicli. Pensavo che non fosse il momento... Ma Bonitta aveva scelto un progetto con Tai al palleggio, aveva grandi speranze e io lo rispetto»


Sarebbe stata disposta a lottare partendo alla pari?
«Il Mondiale sarà lungo e pesante e l’obiettivo talmente importante...Con la Ferretti avremmo potuto lavorare insieme per raggiungere lo scopo. Non sarei partita pensando di essere la titolare, avrei pensato di stare allo stesso livello, avremmo potuto darci una mano in  una stagione cosi dura. Sarebbe stata la stessa situazione con Ferretti e Aguero». 


Lucia Bosetti la raggiungerà in ritardo al Fenerbahce...
«L’ho chiamata prima e dopo l’operazione. Non ci voleva proprio, lei era importante, sa dare equilibrio. Purtoppo può capitare. Ora sarà durissima per lei, ma è giovane e saprà riprendersi. Penso che comunque in Nazionale c’è gente di valore e durante il Grand Prix la squadra potrà trovare l’equilibrio cosi da avere sicurezze e intese maggiori ai Mondiali, dove potrà fare bene»  


http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/08/07-372238/Lo+Bianco%3A+%C2%ABSperavo+di+giocare+il+Mondiale%C2%BB 



mercoledì 6 agosto 2014

VOLLEY Costagrande: «Felice di essere di nuovo azzurra, spero di essere utile»

Le vie dell’azzurro se non infinite possono essere molteplici. E così Carolina Costagrande, 33 anni, argentina italianizzata, si appresta a tornare in Nazionale per un’occasione speciale: il Mondiale casalingo. Il ct Bonitta, potendo schierare una sola giocatrice proveniente da altro paese, aveva optato per la Aguero, che poi però si è chiamata fuori. 
Così ha di nuovo preso corpo la candidatura di Carolina, ancor prima dell’infortunio che ha traumaticamente escluso Lucia Bosetti. Alla quale va il primo pensiero della Costagrande.
    «Sono molto contenta di tornare a vestire la maglia azzurra, ma tengo molto a dire chiaramente che sono molto dispiaciuta per quello che è successo a Lucia. Anche l’anno scorso si fece male e per noi fu una grossa perdita non averla al massimo. Sarà un mondiale lungo, difficile, molto impegnativo. Penso che si sentirà la sua mancanza, io spero di riuscire a dare una mano. E’ una sfida grossa per me: mi sto allenando, cercherò di arrivare nelle migliori condizioni possibili, ci tengo molto. In realtà non mi sono mai fermata, sapendo che avrei avuto l’estate libera ho fatto riposo attivo, non ho mai caricato, cosa che ora inizierò a fare» 


    Le basterà questo mese e mezzo di lavoro?
«Questo lo dirà solo il tempo, il campo. Io ce la metterò tutta. Certo, mi mancherà il lavoro che le mie compagne e tutte le altre giocatrici hanno fatto da maggio. Io venivo da tre anni molto intensi, il piccolo stop mi ha fatto molto bene»


Carolina chiede pazienza, convinta di poter dare il suo apporto quando ci sarà bisogno di lei.
«Io ho molta fede ed ho imparato che a volte le cose non succedono per caso. Ho chiesto pazienza, ho bisogno di un pochino di pazienza,devo trovare la condizione. E’ un rischio? Beh, sarà la nostra sfida. Nel 2011 in Nazionale abbiamo ottenuto bellissimi risultati. poi l’Olimpiade di Londra ci è andata di traverso e l’anno scorso sono cambiate tante cose. A volte capita di far bene, altre no»


Nel Vakifbank, in Turchia, si è scoperta in una nuova dimensione che ora le tornerà utile in Nazionale.
«Ero abituata a essere chiamata in causa molto di più, in Turchia il campionato è molto duro. La mia squadra ha un roster lungo, si gira molto e mi sono adattata al nuovo modo di essere utilizzata  Se sei ai massimi livelli devi saperti gestire, c’è bisogno di tutti ed io mi metto a disposizione, con grande umiltà» 


Ha visto le sue compagne azzurre in Tv.
«Con la Cina c’è stata una grandissima reazione, ci voleva. Quello che è successo a Lucia Bosetti ha buttato un po’ giù. Chi è entrato dalla panchina ha fatto bene, penso che anche al Mondiale potrà essere così, me lo auguro. Tutte ci sentiamo importanti» 


    Ritrova Bonitta dopo 14 anni.
«Mi allenò a Ravenna, quella squadra era una scommessa e ci portò a giocare molto bene, riuscimmo ad entrare nei play off che quell’anno erano solo per quattro squadre. Il mio primo assaggio di volley ad alto livello. Sono trascorsi 14 anni, entrambi abbiamo fatto un percorso e siamo cresciuti»



http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/08/06-372156/Costagrande%3A+%C2%ABAi+Mondiali+saremo+tutte+importanti%C2%BB

martedì 5 agosto 2014

VOLLEY Il ct Bonitta verso i Mondiali: «Voglio una Nazionale più coraggiosa»

La prima settimana del Grand Prix si è rivelata lo spartiacque della stagione azzurra, caratterizzata dall’infortunio grave che ha privato la Nazionale di Lucia Bosetti e dalla decisione (presa dal ct Bonitta mercoledì scorso, prima dell’incidente della schiacciatrice) di convocare Carolina Costagrande, l’argentina italianizzata che fino allo scorso anno aveva fatto parte del gruppo.  

Si parte dalla Bosetti, non potrebbe essere diversamente.
«Il dispiacere principale è per lei, perchè anche l’anno scorso era stata sfortunata. Quest’anno ancora di più. Devo dire che il dottor Vannicelli si è reso subito conto della gravità della situazione, la Fipav ha immediatamente attivato il professor Mariani. Lucia stava già dimostrando tutto il suo valore. Purtroppo la seconda partita, con il Brasile, l’abbiamo giocata senza di lei, non avevamo molte energie, dopo il primo set. E’ stata una partita difficile, altalenante, giocata con grande cuore, grande anima. Lo sbandamento emotivo, anche se non palese, in realtà è stato fortissimo. Il nostro staff aveva compreso la realtà. Lucia meritava di fare un’estate di altissimo livello, ci avrebbe aiutato...»



Ma ora bisogna guardare avanti, i Mondiali non sono così lontani.
«Le riflessioni sono cominciate, valutare quali strade da percorrere, attivare alcune situazione, a cominciare da Carolina Costagrande che rientrerà. Era una decisione che avevo già preso prima che Lucia si facesse male. Mercoledì scorso avevo maturato quest’idea e l’ho chiamata, ottenendo da parte sua disponibilità totale, incondizionata. Ha manifestato grande entusiasmo, era molto contenta, di tornare a lavorare col gruppo. Sa che l’ultima stagione non è andata bene, ha voglia di riscatto, ha riposato il giusto. Il fatto che Aguero si sia ritirata ha consentito il suo utilizzo come naturalizzata. Alla squadra l’ho già comunicato» 


Le tre gare di Sassari hanno dato indicazioni significative e messo a fuoco alcune tematiche.
«Stiamo lavorando sulla difesa, credo si veda già qualcosa, stiamo puntando su questo. Ora sta giocando la De Gennaro ma anche la Merlo ha diritto di giocare: abbiamo due liberi di livello, bisogna trovare continuità. Domenica è stata la forza corale che ha trascinato nei momenti difficili. E’ stato importante aver vinto contro la Cina e in quel modo. Ci voleva dopo la sconfitta con il Brasile che è la più forte e che ha giocato una grande gara nel giorno in cui noi abbiamo patito la vicenda Bosetti. Vincere con la Cina ha rinfrancato le ragazze»


Lei ha invitato la squadra ad essere coraggiosa.
«Insisto molto sulla squadra coraggiosa: nel coraggio si lascia qualcosa per strada in termini di errori, ma se saremo coraggiose il piu delle volte con squadre di nostro livello vinceremo, man mano diminuendo anche gli errori. E’ l’unica maniera per una squadra come la nostra. Le cifre dicono che possiamo permetterci di essere piu coraggiose»


La giovane Chirichella, alterna ma lascia intuire talento
«Ha 20 anni...Deve stare molto vicina alle più esperte, farsi contagiare e trascinare dalla grande motivazione, dele crescere la sua autostima, deve lavorare molto»


Ha detto che la squadra c’è.
«Ed è la prima cosa. Da una squadra unita che lavora in armonia si può distillare qualcosa buono. Siamo al 70%, non di più. In alcuni momenti siamo apparsi al 90%, in altri al 50%. Ora andremo anche sul ritmo, alla fine delle tre settimane vedremo» 


http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/08/05-372043/Il+ct+Bonitta+vuole+un%27Italia+pi%C3%B9+coraggiosa 

lunedì 4 agosto 2014

VOLLEY L'addio a Hossein Madani, ct dell'Iran ai Mondiali 2010

http://www.volleywood.net/volleyball-features/rip-volleyball-features/rip-hossein-madani/

Mi ha profondamente colpito la notizia della morte di Hossein Madani, il ct dell'Iran ai Mondiali di Italia 2010, stroncato da una letale forma di cirrosi epatica. Attraverso il link che conduce al toccante servizio fotografico, si può percepire la disperazione, il dolore dei giocatori iraniani che pochi giorni prima avevano incantato il Mandela Forum di Firenze, raggiungendo uno storico quarto posto nella Finale della World League. Hossein Madani lavorava ancora nello staff del neo ct Kovac, dopo aver vissuto accanto a Velasco le ultime stagioni.
Aveva soltanto 43 anni, Hossein Madani. E' stato l'uomo sotto la cui guida tecnica l'Iran ha compiuto il primo salto di qualità, accelerando un percorso che già nel 2006 aveva portato il volley iraniano a farsi largo, partecipando al Mondiale giapponese.
 Fa effetto vedere il dolore dei giocatori che a lui erano molto legati. Straordinaria la partecipazione popolare ai funerali, dopo che la salma di Madani era stata portata nel "suo" palasport. La bandiera iraniana ad avvolgere la bara, i palloni del volley, i fiori. tanti fiori. Il ricordo è andato alla personale occasione di conoscenza com Madani, al Forum di Milano in occasione dei Mondiali del 2010. Domenica 26 settembre del 2010 la Nazionale dellìIran conquistò (alla sua quarta partecipazione) la sua prima vittoria ai campionati mondiali, battendo il Giappone 3-1. Perfino il rigido Ahmadinejad si entusiasmo e telefonò al vicepresidente federale perchè trasmettesse le sue felicitazioni e i complimenti alla squadra.
 Parlai con Madani durante la press conference e poi, mentre si allontanava, gli porsi la scomoda ma inevitabile domanda sulla vicenda di Sakineh, la ragazza iraniana che stava rischiando la lapidazione in quei giorni e che aveva mobilitato l'opinione pubblica mondiale. Avrebbe potuto far finta di non aver capito e tirar dritto. Invece si fermò e rispose con un sorriso. Addio Hossein Madani, vero uomo di sport. Vero uomo.

Ecco il racconto di quel momento, attraverso ciò che pubblicò il Corriere dello Sport

.... 
Il ct Hossein Madani è raggiante, dopo l'ultimo punto ha abbracciato il suo staff e poi i suoi giocatori, non ricorda nemmeno cosa gli ha detto. «In Iran hanno visto la partita in tv, sono sicuro che questa vittoria renderà ancora più popolare la pallavolo tra i nostri ragazzi e le nostre ragazze. Ora è

il terzo sport del Paese. Il governo tiene molto allo sport. Da quando la Fivb ha autorizzato le ragazze a giocare con il capo coperto e i pantaloni della tuta, anche la squadra femminile sta crescendo». Ricorda l'apporto fondamentale dei tecnici stranieri, cita Giacobbe e ringrazia il serbo Gajic, campione olimpico a Sydney 2000, che per due anni ha trascorso sei mesi in Iran fornendo la sua esperienza. Inevitabile chiedergli se le vicende politiche internazio- nali (oltre alla storia della condanna alla lapidazione di Sakineh, per tentare di bloccare la quale anche in Italia c'è stata mobilitazione) in qualche modo si ripercuotano sulla squadra quando è all'estero. Hossein Madani dà la risposta migliore: «Lo sport unisce, non divide. Noi siamo sportivi, è importante lo scambio che anche attraverso lo sport avviene tra popoli e culture diverse». 

CALCIO Juventus, gli abbonati possono far...entrare la loro riserva

http://www.juventus.com/juve/it/news/area+riservata+il+mio+abbonamento+juventus+stadium

Una bella iniziativa che viene incontro alle esigenze (ed ai problemi) dei tifosi che decidono di sottoscrivere un abbonamento.
Da oggi sul sito della Juventusc'è la possibilità, per gli abbonati, di avere il controllo della propria tessera. L'aspetto più interessante è che in caso di indisposizione o di impegni, l'abbonato può far usufruire del suo posto pagato, un amico, indicato calcisticamente come riserva. O addirittura, segnalandolo per tempo, rimettere in vendita il proprio posto.
A me quest'idea è piaciuta molto. Mi pare un esempio da seguire.




04 ago 2014 - in: Biglietteria

Online l’area riservata ‘Il mio abbonamento’

Da oggi su Juventus.com potrete gestire il vostro abbonamento, pianificando le partite a cui partecipare, cedendo il proprio titolo agli amici nominati come riserve, o rimettendo in vendita il posto per le singole partite maturando crediti.

VOLLEY Bonitta convoca Carolina Costagrande

Sulla strade che porta ai Mondiali una grande novità. Carolina Costagrande torna in Nazionale. La decisione era stata presa dal ct Marco Bonitta la scorsa settimana, ancor prima che Lucia Bosetti si infortunasse ai legamenti (è stata operata ieri con successo dal professor Mariani). Il posto per l'argentina italianizzata si era venuto a creare dopo la rinuncia di Tai Aguero: per regolamento Fivb solo una giocatrice proveniente da altro Paese avrebbe potuto essere schierata ai Mondiali. Il ct ha già comunicato alla squadra la sue decisione. La Costagrande ha risposto con entusiasmo alla chiamata, desiderosa di riscattare l'ultima stagione vissuta in maglia azzurro, che si era rivelata assai avara di soddisfazioni per lei. Ora può inseguire la sua rivincita ed aiutare la squadra azzurra nel mondiale casalingo che scatterà a Roma il 23 settembre.

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/08/04-371911/Carolina+Costagrande+torna+in+Nazionale 

domenica 3 agosto 2014

VOLLEY La foto delle azzurre per Lucia Bosetti che domattina si opera

L'infortunio di Lucia Bosetti ha lasciato il segno nel clan della Nazionale femminile di pallavolo. Tecnicamente ed emotivamente è stata una brutta botta per tutti. Non solo per la sfortunata Lucia, che domani mattina alle ore 10, entrerà in sala operatoria a Roma, presso la clinica Villa Stuart, dove il professor Marianl le ricostruirà il legamento crociato anteriore. 
Le azzurre a Sassari, prima di giocare l'ultima partita del Grand Prix, hanno posato per inviare una foto d'incoraggiamento alla loro compagna. Un modo per farle sentire la vicinanza emotiva di tutta la squadra. Superare l'handicap dell'assenza di Lucia Bosetti ai Mondiali che scatteranno a Roma il 23 settembre, non sarà impresa facile, a prescindere dal valore delle altre schiacciatrici e di chi verrà ad aggiungersi al gruppo.



http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/08/03-371802/Dalle+azzurre%2C+foto+per+la+Bosetti


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/08/volley-il-chirurgo-di-totti-operera.html


sabato 2 agosto 2014

VOLLEY Il Professor Mariani (chirurgo di Totti) opererà Lucia Bosetti


 ROMA - Lucia Bosetti sarà operata al ginocchio lunedì mattina alle ore 10 dal Professor Mariani presso la clinica Villa Stuart dove la pallavolista domani si ricoverà. Le visite sostenute nel pomeriggio e i nuovi accertamenti diagnostici hanno rivelato un quadro particolarmente negativo, peggiore di quanto si era ipotizzato in mattinata. Il legamento crociato anteriore è rotto ed è danneggiato anche il menisco in zona d'angolo. Il professor Mariani, che è il medico che ha rimesso a nuovo tanti calciatori illustri, a cominciare da Francesco Totti e Fabio Quagliarella (ma anche Isla, Zuniga, Lucarelli, Nesta e tanti altri). Quest'ultimo ebbe un infortunio assai simile a quello di Lucia Bosetti nel 2011: operato da Mariani, tornò ad allenarsi in campo dopo circa tre mesi. Un durissimo colpo per la Bosetti, che perderà i Mondiali, ed anche per la Nazionale italiana a cui viene a mancare una pedina fondamentale per il suo gioco e le sue ambizioni. Il ct Bonitta dovrà ora convocare un'altra schiacciatrice. A Lucia un colossale in bocca al lupo. Purtroppo la malasorte sembra non essersi stancata di perseguitarla (lei e la Nazionale di volley che ora vede complicarsi notevolmente il suo compito nel Mondiale casalingo). Ma ora deve pensare solo ad affrontare questo difficile momento e attingere al bagaglio della pazienza le energie che le serviranno per tornare ad essere la grande giocatrice che è. Forza Lucia!

Lucia Bosetti si è recentemente trasferita da Piacenza al Fenerbahce Istanbul, che ovviamente dovrà iniziare la stagione senza di lei.

 

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/08/02-371714/Lucia+Bosetti+luned%C3%AC+si+opera+a+Villa+Stuart

venerdì 1 agosto 2014

VOLLEY Lucia Bosetti ha sposato l'azzurro

A Sassari scatta il Grand Prix. Anche per Lucia Bosetti. Cinque anni fa l’oro d’Europa in Polonia come giovane talento, ora punto fermo della Nazionale. In questi cinque anni come è cambiata la giocatrice e la donna?
«Come giocatrice penso di essere cresciuta, per alcuni anni non ho giocato perché davanti a me avevo giocatrici che sono state e sono le più forti d’Italia. Ho colto quindi quell’occasione per imparare. Guardando il mio percorso reputo l’anno di Villa Cortese come un anno di transizione, mentre a Piacenza mi sono consolidata e abbiamo vinto tanto. Affrontare diverse esperienza e giocare partite decisive come semifinali e finali penso ti faccia maturare molto. È logico poi che sia cresciuta anche come donna, perché rispetto a quando hai 20 anni cerchi di migliorarti, evitando di commettere gli stessi errori. La pallavolo mi ha aiutato a crescere anche dal punto di vista umano».
Si è sposata poco più di un mese fa. Un cambiamento importante? 
«Si mi sono sposata, ma se devo essere sincera non è un cambiamento così importante, perché convivevo già da tre anni. Poi il fatto che subito dopo il matrimonio sia venuta in ritiro, ha fatto sì che non sentissi un cambiamento così grande. Lui sapeva chi ero perché anche lui lavora nel mondo del volley. E’stata una situazione tranquilla. Il viaggio di nozze però lo faremo l’anno prossimo. Mi sono sposata sabato e lunedì ero già ad allenarmi. Quindi per il viaggio se parla nel 2015, anche se mi sarebbe piaciuto farlo subito, ma è un sacrificio che non mi pesa».
Da Barbolini a Bonitta, passando per la sfortunata stagione europea, questa Italia tornerà a crescere con il suo mix tra esperienza e gioventù?
«Con Barbolini abbiamo vinto tanto e adesso la speranza è di riprendere con il trend con questa nuova nazionale che ha inserito delle ragazze giovani che ovviamente per motivi di età non hanno partecipato ad incontri importanti. In questo senso sarà importante l’apporto delle giocatrici più esperte che possono dare tanto. La speranza è di iniziare un bel cammino nel Grand Prix per poi consolidarsi nel Mondiale. Non aggiungiamo niente per scaramanzia. Penso che all’Europeo siamo state anche sfortunate, soprattutto se penso al mio infortunio che dopo il periodo di preparazione mi ha condizionata. Secondo me, però, è un’esperienza che ha aiutato molte ragazze a crescere»
La pallavolo per lei è...?
«La pallavolo per me è un lavoro, sarebbe ipocrita dire che è solo un divertimento o solo una passione. Poi sicuramente amo tanto fare questo e penso  di essere fortunata a fare quello che più amo come lavoro». 
Mondiale in Italia, una gioia, un’opportunità speciale o un notevole fardello di responsabilità?
«Penso che sia una grande opportunità, perché spero che possa dare tanto alla pallavolo italiana. Alla fine mi sembra che la gente nei palazzetti vada sempre, e quindi non parlo tanto del seguito, ma più sul fatto che nuovi sponsor possano conoscere ed avvicinarsi a investire al nostro mondo. Dall’altra parte è anche una grande responsabilità perché avendo tutti gli occhi addosso bisogna fare bene. Ovviamente i tifosi si attendono tanto da noi e quindi ci sono aspettative importanti. Io comunque cerco di vederla sempre come una grande opportunità, anche perché altrimenti non la si vivrebbe bene».
Il Grand Prix in Sardegna è il primo test importante della stagione. Quale può essere l'obiettivo di questa Nazionale ai Mondiali?
«Sicuramente. Perché abbiamo tre tappe molto difficili contro molte delle squadre che saranno protagoniste al Mondiale. Penso a Brasile, Cina, Stati Uniti, Giappone, Russia, formazioni che si presentano al completo nel Grand Prix con l’obiettivo di vincerlo. Perciò sarà un test importante, perché dopo le amichevoli potremmo avere un metro di misura del lungo lavoro svolto fino ad oggi. Il massimo ai Mondiali sarebbe arrivare sul podio, però bisogna vedere perché ci vogliono tanti fattori, soprattutto in una competizione così lunga e difficile. La speranza è come tutte le volte di fare il massimo possibile, poi vedremo».  



http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/08/01-371594/Lucia+Bosetti%3A+Ai+Mondiali+si+punta+al+podio