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domenica 28 settembre 2014

VOLLEY Lucia Bosetti lavora sodo per un recupero lampo (IL VIDEO)





A Roma c’è arrivata ma il suo Mondiale lo sta vivendo da forzata spettatrice. Lucia Bosetti doveva essere la punta di diamante dell’attacco azzurro ai Mondiali femminili di volley, invece ha iscritto il suo nome nel lungo elenco degli atleti rimessi a nuovo dal Professor Mariani a Villa Stuart. L’1 agosto a Sassari Lucia, giocando una partita del Grand Prix, si ruppe capsula e crociato, il 4 agosto fu operata ai legamenti del ginocchio e subito dopo si mise al lavoro affrontando la durissima fase della riabilitazione.
        «Solo quando capita a te - racconta ora Lucia Bosetti - ti rendi conto di cosa significhi e di quanto sia faticoso il percorso che bisogna fare per recuperare. Non mi era mai capitato di stare ferma in questa maniera. Se ho smaltito la delusione per non poter giocare i Mondiali? Beh, ho avuto tutto il mese di agosto per metabolizzare cosa era accaduto»
        Lucia non ha mai voluto rivedere le immagini del suo infortunio, la disperazione nel volto delle compagne.
«No, non ho mai rivisto il video. Mi fa male, non ce la faccio. Voglio solo essere concentrata sulle cose che devo fare per tornare quella che ero. Lì per lì, dopo il dolore iniziale, speravo che potesse non essere cosa grave, mi sono perfino illusa...»
        Nella sfortuna del grave infortunio, il destino le ha voluto dare un aiuto riparatore. Il papà Giuseppe era stato appena assunto dalla società giovanile romana Volleyrò di Andrea Scozzese e Armando Monini ed è stato proprio quest'ultimo ad attivarsi a tempo pieno e ad indirizzare Lucia verso il professor Mariani e la sua struttura, specializzata nel restituire allo sport campioni vittime di quel tipo di infortuni. Adesso sembra che le cose procedano al meglio, al punto che Lucia è già tornata in campo, esegue movimenti laterali, insomma, riprende confidenza con la gestualità della pallavolo. Il papà, l’ex ct della Nazionale che ha iniziato a lavorare l’ha ripresa in un video, girato sul campo della struttura che dopo l’operazione, segue gli atleti nel loro cammino di riabilitazione. Sembra incredibile vederla già muoversì così.



        La sua giornata inizia alle 8, nell’albergo alla Balduina che la ospita, alle 9 cominciano le tre ore di lavoro riabilitativo.Dopo l’iniziale fase della piscina per riprendere a camminare dolcemente, senza sforzare il ginocchio, ha cominciato a lavorare al potenziamento delle braccia e all’articolazione. Un paio d’ore di riposo per il pranzo e poi nel pomeriggio altro lavoro, stavolta sul campo.
        «Si soffre a stare fermi, mi pesa. Ho dovuto imparare ad avere pazienza, a fare esattamente quello che i medici mi dicevano che potevo fare. Non credevo si faticasse tanto. Uscivo dalle sedute stremata, però pian piano ho capito che il peggio era passato e che ero sulla strada del recupero. Adesso cammino bene, se non fossi un atleta, se fossi una persona qualunque, potrei già dirmi recuperata»
        Con la Nazionale riteneva di avere un debito e contava di saldarlo ai Mondiali. Ma il destino ci si è messo di mezzo.
        «Beh, l’anno scorso l’infortunio alla mano aveva condizionato pesantemente gli Europei. Potevo entrare solo per qualche giro dietro. Speravo di fare un bel Mondiale con la maglia azzurra...»
        Invece quella maglia numero 16 l’ha indossata la sorella Caterina, per farla in qualche modo essere presente in Nazionale.
        «Mi ha fatto piacere e spero che mia sorella possa vivere un bel Mondiale. Io ho visto Italia-Croazia al PalaLottomatica, le altre le guarderò in tv. Lì mi sono emozionata quando hanno suonato l’inno. Davanti alla tv...vivo le partite da tifosa. Penso che questi tre 3-0 siano serviti molto per il morale»
        Ha avuto il timore che il Fenerbahce Istanbul potesse non volerla più dopo l’incidente, ma non è stato così. L’allenatore Abbondanza l’aspetta.
        «Sono stati molto carini con me, hanno abbondanza di giocatrici e comunque tra campionato e Champions League qualcuna restava fuori»
        Si è sposata alla fine della prima settimana di ritiro della Nazionale, preparava il mondiale che poi non ha fatto. Ha dovuto rimandare addirittura all’anno prossimo il viaggio di nozze con suo marito Matteo Carancini (scoutman della Rebecchi Piacenza con un passato nella Lube, ai Giochi di Londra era nella Nazionale di Berruto, ndr), che le è stato sempre vicino, come peraltro la mamma e il papà, incoraggiandola nei momenti in cui il morale rischiava di precipitare. Ma ora Lucia sta già facendo il conto alla rovescia. Senza fretta, ma con la certezza di tornare ad essere la giocatrice che era.

domenica 21 settembre 2014

VOLLEY Nadia Centoni, bomber azzurra: «Vecchiette a chi?»

La regina della Costa Azzurra è tornata in Nazionale ed è il bomber designato dell’Italia assemblata dal ct Marco Bonitta. Nadia Centoni ha dimostrato carattere e temperamento, scegliendo di andare a giocare e vivere all’estero. A Cannes è riuscita a crescere, a costruire il suo repertorio, tecnico e psicologico: in poche parole ha imparato a vincere. E ora è pronta a dare di nuovo il suo contributo alla Nazionale. Il ct non ha guardato alla carta d’identità quando ha scelto le sue pretoriane. Nel gruppo ci sono veterane ultratrentenni, giovani e giovanissime.
    «In campo non si avvertono le differenze d’età - spiega la toscana -  siamo un bel gruppo e ci divertiamo ad allenarci insieme. Si lavora, si scherza. Però vi racconto un aneddoto: è capitato di passare insieme davanti alla vetrina di un negozio d’abbigliamento e ho detto, guarda che bei vestiti. Una delle giovani ha detto, ma quelli sono vestiti per vecchie. Vecchie a chi? Le ho detto, erano abiti per donne della nostra età. In realtà si sta veramente bene in questa Nazionale. Ho buone sensazioni anche riguardo i Mondiali»
    Al suo servizio in questa lunga estate si sono alternate tante palleggiatrici: Ferretti, Signorile e poi anche Malinov nel Grand Prix, ora anche la Lo Bianco.
«Beh in fondo non è stato certo un problema - sorride Nadia - la Leo non è mica Mani di forbici... (Scissorhands, il personaggio del film di Tim Burton ispirato a Frankenstein interpretato da Johnny Depp, che aveva appunto delle forbici al posto delle mani, ndr) ed abbiamo già giocato insieme- Però ora basta sfortuna!».
    In quest’ultima parte di preparazione, Bonitta ha insistito molto sui particolari dei colpi d’attacco, per far lievitare la continuità e migliorare ancora le percentuali. «Sì, la variabilità del gioco è importante, Saper distinguere i colpi, anche a seconda del muro che ti trovi davanti».
    Come è stato il nuovo impatto con la Nazionale? «Mi ero abituata al gioco europeo, il Grand Prix mi ha fatto riscoprire la realtà delle asiatiche: Giappone, Cina. Io penso che non si finisca mai di imparare, il punto di forza è proprio questa voglia di migliorarsi sempre, anno dopo anno. L’esperienza è importante ma più che altro a livello psicologico. Al nostro gruppo si sono aggiunte delle giocatrici che possono dare tanto anche dal punto di vista della personalità. Ce la metteremo tutta per arrivare in fondo» 

VOLLEY Francesca Ferretti come Baresi, un miracolo Mondiale














 http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/09/21-377402/Ferretti%3A+«Felice+di+essere+qui»



«Sono felice di esserci». Il sorriso di Francesca racconta molto, anche senza le parole. Doveva essere anche il suo Mondiale, quello che martedì scatterà in Italia da Roma con la Nazionale azzurra, ma anche a Bari, Verona e Trieste, aspettando Modena e Milano. A trent’anni Francesca ne ha già passate tante e sa bene quanto gli infortuni in agguato, i problemi fisici, possano interrompere senza preavviso anche i sogni più belli.
    Stavolta però, è riuscita a risvegliarsi appena l’incubo è iniziato e con grande fermezza e lucidità, ha saputo voltare pagina, aprendo un nuovo capitolo per ribellarsi a quello che il destino maligno sembrava voler prospettare per lei, nell’anno in cui era pronta a riprendersi la Nazionale di volley, a vivere una stagione da protagonista. Durante la trasferta in Oriente del Grand Prix, il suo ginocchio ha iniziato a scricchiolare, a darle fastidi impedendole di giocare, fino a bloccarsi completamente, rendendo inevitabile l’operazione. In quei giorni in cui Villa Stuart e la sala operatoria del professor Mariani sembravano essersi trasformate in una succursale sanitaria della Nazionale di volley, Francesca Ferretti ha mostrato di che pasta è fatta.
    Intervento riuscito, subito riabilitazione: sudore, fatica, sofferenza, come solo chi c’è passato può comprendere fino in fondo. Speranza e scoramento che talvolta si danno il cambio. Lei e Lucia Bosetti di nuovo insieme ma senza un pallone da alzare e poi da schiacciare. “Gemelle” di chirurgia con la maglia azzurra nel cassetto: per Lucia purtroppo momentaneamente chiuso, per Francesca socchiuso e pronto a riaprirsi, come poi è successo. «Non mi sono persa d’animo - racconta ora con serenità la palleggiatrice reggiana - ma non ho voluto fare programmi, darmi scadenze. In certi momenti si diventa egoisti: non ho pensato a nulla, nemmeno al Mondiale. Ho pensato solo a concentrarmi su me stessa, a fare ciò che dovevo, semplicemente a guarire. Non ho nemmeno accelerato i tempi perchè sarebbe stato sbagliato. Non credevo nemmeno io che sarei tornata in campo 25 giorni dopo l’intervento».
Un po’ come Franco Baresi, il calciatore azzurro che si operò di menisco nella fase iniziale dei Mondiali del ‘94 e tornò in tempo per giocare la finale, poi persa ai rigori dall’Italia, contro il solito Brasile. «Non sono ancora in forma logicamente - dice Francesca - ma miglioro giorno dopo giorno. Per me l’importante è esserci perchè in questo bel gruppo sto bene. Siamo consapevoli di poter essere tutte importanti ed io vorrei rendermi utile, fosse anche solo per una battuta. Anche se stando fuori non è sempre facile».
     E’ legata sentimentalmente al palleggiatore argentino Luciano De Cecco, che l’anno scorso giocava come lei a Piacenza. Ora lui è andato a Perugia e lei vivrà la sua avventura all’estero, nel Rabita Baku. Si vedranno poco. «Beh siamo due sportivi professionisti, sappiamo bene che la carriera può portarci lontano. Luciano ha fatto il suo mondiale con l’Argentina, ora io farò il mio con l’Italia. Non mi ha dato consigli particolari». Confessa il dispiacere per come si è conclusa la sua avventura a Piacenza, dove ha vinto gli ultimi due dei suoi cinque scudetti: «Avrei voluto rimanere. Peccato sia andata così. Comunque un’avventura all’estero era un’esperienza che volevo fare. Ci sono diverse cose che non mi piacciono più qui. Anche se io con i club sono stata fortunata e non ho mai avuto problemi economici»


giovedì 18 settembre 2014

VOLLEY Bonitta verso i Mondiali: «Niente alibi, abbiamo azzurre di qualità»

 http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/09/18-377108/Bonitta%3A+%C2%ABSar C3%A0+un%27Italia+di+qualit%C3%A0%C2%BB

Nell’estate del 2006, quando ebbe termine la sua prima avventura sulla panchina della Nazionale femminile che quattro anni prima aveva guidato al titolo mondiale, Marco Bonitta non avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe di nuovo allenato le azzurre, per giunta in un Mondiale giocato in casa. Ecco perchè la serata di martedì, quando l’Italia esordirà al PalaLottomatica di Roma affrontando la Tunisia (si giocherà alle ore 20) avrà un sapore davvero speciale per il tecnico ravennate.
    Negli ultimi otto anni Bonitta ha avuto modo di rivisitare la sua carriera accumulando varie esperienze: ha allenato la nazionale femminile polacca all’Olimpiade di Pechino 2008; è tornato al maschile allenando club in A1, A2 ed anche in B1; ha preso in mano il Club Italia e riassaporato il gusto della medaglia con gli azzurrini, rivivendo emozioni lontane. Come quella indimenticabile giornata d’oro di Berlino 2002. Poi, inattesa, l’investitura del presidente federale Carlo Magri, che ha deciso di puntare ancora su di lui regalandogli una nuova speranza, un’occasione che Bonitta ha colto al volo e con entusiasmo. Si è messo al lavoro, ha parlato con le giocatrici, sia con chi pensava di utilizzare, sia con chi aveva deciso di lasciar fuori. Il tentativo di percorrere strade tattiche diverse, riciclando Tai Aguero (oro agli Europei di Polonia 2009 giocando opposta) in regia ed immaginando una Nazionale senza il genio collaudato di Eleonora Lo Bianco, la ragazzina da lui lanciata nel 2002, a scapito di una certa Cacciatori che era stata la reginetta del ruolo, dentro e fuori dal campo. Tutto questo sulla carta. Perchè poi la realtà è stata ben diversa: Tai Aguero ha smesso di giocare, Lucia Bosetti si è rotta il legamenti del ginocchio, Francesca Ferretti ha dovuto farsi operare al menisco. E l’Italia di Bonitta si è trasformata: richiamate prima Carolina Costagrande, poi anche Cardullo e Eleonora Lo Bianco, primatista di presenze azzurre. E la rincorsa tenace della Ferretti, in campo dopo soli 25 giorni dall’intervento, a simboleggiare la voglia iridata di un gruppo capitanato da Francesca Piccinini.
    «Ho dovuto cambiare rispetto ai programmi iniziali - spiega Bonitta - abbiamo cercato nuovi equilibri, nuovi meccanismi. Perchè persone diverse non sempre si adattano ad un certo tipo di strategia. Però credo che la qualità sarà la stessa».
    Niente scuse insomma.
    «No, non mi sono fatto sconvolgere. Dobbiamo fare in modo che gli infortuni non diventino una scusa o un alibi. Andiamo avanti con quello che c’è. Ed io sono convinto che quello che c’è è di grande qualità» 
Nel Grand Prix si è vista un’Italia a tratti travolgente in attacco, ma con momenti di difficoltà. Su cosa ha lavorato per migliorare questo aspetto?
«Sulla tecnica. Per avere maggiore continuità in attacco: serve il colpo giusto nei momenti giusti. Diagonali strette, colpi sul muro». 
    Come finirà il Mondiale non si può ovviamente predire, ma quello che ha visto nella squadra ha già reso felice Bonitta.
    «Sì, indipendentemente da come andranno le cose devo fare un plauso a tutte le ragazze, è nato un grande spirito di gruppo, l’armonia c’era prima ed è rimasta».
    Eleonora Lo Bianco l’aveva detto ancor prima di sapere che le si sarebbero di nuovo spalancate le porte della nazionale. «L’obiettivo da raggiungere è troppo importante per non essere unite superando tutto». Gli anni non passano invano, si cresce, si matura, spesso si riesce a far tesoro di ciò che si è vissuto. Per questo il bagaglio d’esperienza di Bonitta è lievitato rispetto a dodici anni fa, per questo Piccinini (il capitano di oggi) e Lo Bianco (il capitano di ieri) sono pronte a vivere un intenso Mondiale con la Nazionale, tra sorrisi e sacrifici, con un grande sogno comune.

mercoledì 17 settembre 2014

VOLLEY Il presidente Magri da un Mondiale all'altro: «Le donne ci risolleveranno»

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/09/17-376954/Il+presidente+Magri%3A+%C2%ABPuntiamo+sulle+azzurre%C2%BB  

Da un Mondiale all’altro, roba da far invidia ad ogni presidente di federazione, perfino quando le cose vanno male. Carlo Magri ha un’anima divisa in due: ha sofferto per il crollo della Nazionale maschile in Polonia, resetta provvisoriamente e lavora per la rassegna iridata femminile che l’Italia ospiterà dal 23 settembre al 12 ottobre, col conforto dei sette gol segnati dalla sua Inter al Sassuolo che gli hanno regalato un sorriso domenicale. 
«Fortunatamente il maschile è un capitolo chiuso. Ora voltiamo pagina e pensiamo al femminile . E’ la forza della pallavolo, avendo dieci vite possiamo pensare che una riesca a salvare le altre. Bisogna sempre pensare in positivo. Le donne avranno il compito di tirarci su il morale, il mio e quello degli altri. Siamo quelli che puntiamo sul futuro»
    Però la delusione per la Nazionale maschile è stata grandissima.
«Non lo discuto. Inutile arrampicarsi sugli specchi: è stato un mondiale fallimentare. Non ci sono alibi. Bisogna riflettere. Nel bene e nel male siamo quelli che eravamo due mesi fa nella World League e un anno fa agli Europei d’argento»
    Normale chiedersi se il ciclo di Mauro Berruto ct sia giunto al capolinea.
«Con il ct Berruto avrò modo di parlare: mi dovrà spiegare i motivi dell’andamento di questo mondiale che non ha soddisfatto nessuno. Devo parlare con il mio allenatore, per il rispetto che gli è dovuto e per sviscerare problemi tecnici. Ma non ora, con calma, lasciando raffreddare le cose. Anche l’idea di disunità che è stata percepita sarà un motivo da analizzare fino in fondo. Ci confronteremo con serenità»
 

   Il presidente Magri puntualizza di non essere un mangia allenatori.
«In oltre 30 anni di volley e nel ventennio che sono alla Fipav ho cambiato poco, alcuni sono andati via scegliendo di fare altro e ho dimostrato di non avere problemi a richiamare tecnici come Anastasi e Bonitta. Ci sono i tempi e i momenti che vanno considerati. Oltre alla Nazionale c’è anche un lavoro generale fatto per la Federazione, progetti. Ciò non cambia il discorso su come è andata ai Mondiali.  In ogni disciplina anche per gli allenatori ci sono percorsi, tappe che si chiudono e che si aprono: bisogna riflettere, ragionare»
    Sa che sarà difficile qualificarsi per l’Olimpiade di Rio.
«Ma siamo sempre secondi nel ranking europeo. L’Europa meriterebbe più considerazione per il valore della sua pallavolo. Ma alle Olimpiadi ci andremo: e già che si è citato il 1982 (azzurri al 14° posto, peggio della Polonia dove sono stati tredicesimi, ndr) dico che sono stato un antesignano nel comprendere il valore della Nazionale per il movimento, ci battemmo per andare a Los Angeles e prendemmo il bronzo. La pallavolo non può fare a meno di una Nazionale forte. Arrivo a dire che questo risultato può rivelarsi costruttivo per il futuro: ha fatto emergere problematiche che vanno affrontate e risolte»
  
  Ci sono società che negano i giocatori al Club Italia, non accolto in A2 e costretto alla B1.
«Il Club Italia è una necessità impellente, non uno sfizio del presidente. Solo due società lavorano sul settore giovanile, i club hanno difficoltà ad operare come una volta. Sono arrivati i risultati e sono usciti atleti diventati azzurri: i tre quarti delle ragazze, Vettori, Lanza. Ma ci rivolgiamo a dirigenti che comprano giocatori stranieri del ‘95...»
    Magri ricorda gli investimenti per le Nazionali: «I soldi che ci dà il Coni sono per l’attività azzurra e noi spendiamo tre volte tanto»
    Dinanzi alle meraviglie pallavolistiche polacche il confronto tra Poland 2014 e Italy 2014 si prospetta impegnativo.
«A livello promozionale si parte da due handicap, la Polonia ha cinque immensi palasport, noi ci salviamo col Teatro Farnese che ha ospitato il sorteggio a Parma, col Colosseo... Sarà sempre più difficile avere grandi manifestazioni ma non sono pentito. Se le cose andranno bene l’attenzione crescerà. Oggi c’è stanchezza, sconforto, ma sono contento perchè la pallavolo è all’avanguardia in Italia»
    La Ferretti azzurra a 25 giorni dall’operazione, la Cardullo che ritorna dopo tanti guai fisici, la Lo Bianco che ci stava male a star fuori, la Costagrande che risponde con entusiasmo, la Piccinini che torna da capitano: per la maglia azzurra c’è sempre tanto amore.
«Il grave infortunio di Lucia Bosetti ci aveva tramortito. Queste ragazze mi hanno rincuorato: tutte insieme, con Bonitta, unite verso l’obiettivo comune. Sono tutte meravigliose. Mi fa piacere che ci siano tante giovani e tre napoletane in squadra (Chirichella, Del Core, De Gennaro, ndr). E spero che la Rai, che ha fatto un buon lavoro in Polonia, faccia ancora meglio per i Mondiali in Italia»

martedì 16 settembre 2014

ROMA La Giunta Marino e la persecuzione senza fine dei romani (non ricchi)

Per chi ha la disgrazia di dover vivere e lavorare a Roma il cattivo giorno si vede dal mattino, sfogliando pagine di giornale leggere come veline, senza commenti, senza giudizi. Riportano semplicemente le angherie e le persecuzioni del Comune di Roma, che a quanto pare non finiscono mai. 
La Capitale non è e non sarà più una città per gente normale, mediamente povera, se come sembra la giunta di questo sindaco (che ha già iniziato a lavorare per favorire il futuro antagonista alle prossime elezioni comunali, purtroppo ancora lontane) approverà l'ennesima gabella a spese dei cittadini che si recano a lavoro all'interno di quello che è stato definito l'anello ferroviario. 
Dopo l'aumento del 50% delle tariffe del parcheggio (al Comune non sanno che il Paese è in piena deflazione: loro aumentano, aumentano: chissà se c'è ancora da pagare qualche conto del Fiorito di turno?) sta per essere approvato un vessatorio piano che obbligherà i cittadini a pagare un salato ticket giornaliero per potersi muovere in città. La scusa è la solita, come la faccia tosta di chi ha ideato questo prelievo forzoso: parte dei soldi che incassiamo li dedicheremo al potenziamento del trasporto pubblico. L'ennesima presa in giro, anzi no, proprio una presa per il culo, come recepisce chi sa bene lo stato in cui versa il trasporto pubblico a Roma, gli orari risicati della metropolitana, la frequenza con cui transitano gli autobus. 

Facile per chi comanda, con prepotenza e arriganza, decidere aumenti senza prima assicurare quei servizi che vengono sbandierati e che mai, scommetiamo?, saranno come dicono. Anche perchè nel frattempo, aspettando non Godot ma le promesse puntualmente disattese, intanto incassano soldi, e chissenefrega se i cittadini romani devono pagare di più per avere pessimi servizi.
Certo, per il sindaco Marino Roma è soltanto la zona intorno al Colosseo, che ne sanno lui e la sua cricca dello stato in cui versa la città vera, i cittadini normali che popolano sfortunatamente questa presunta metropoli tartassata ma anche lasciata allo sbando, in centro e soprattutto nei vari quartieri, chiassosi, bui, insicuri. 
Alzi la mano chi, tra coloro che hanno messo la croce sul nome di Marino alle elezioni comunali, pensava che lui e la sua giunta avrebbero fatto così tanti danni alla cittadinanza? Aridatece er puzzone, sarebbe il caso di dire. Ma in Italia, a Roma funziona così: finchè ci sono gli automobilisti da tartassare, finchè non arrivano a raschiare il barile, infischiandosene dell'indecenza del loro agire. 
Se il sindaco e la sua cricca fossero costretti ad alzarsi all'alba o prima per recarsi al lavoro, se facessero lavori fino a tarda notte, forse la smetterebbero di sparare cazzate sulla mobilità e sul trasporto, rimpiendosi la bocca di banalità e di menzogne. La maggioranza degli italiani è ridotta economicamente come è ridotta, e a Roma l'unica cosa che danno fare è tartassare, aumentare i prezzi di tutti. Definimmo giustamente un folle quel ministro che voleva far pagare la sosta sotto casa. Piano piano, di politico in politico, ci siamo stiamo arrivando. 
Spero che il sindaco Marino non veda mai il film fatto da Baldoni giusto 20 anni fa, Strane storie: si moriva se non si pagava la bolletta dell'aria da respirare... (Ivano Marescotti interpretava l'utente moroso). Dovesse venirgli anche questa idea? Beati gli uccellini che si poggiano sull'erba: loro, per ora, non sono tassati dal Comune di Roma

PS: Sento tante persone, tra quelli che lo votarono, dire: non vedo l'ora che arrivino le elezioni, stavolta cor... c... che lo rivotamo
E sicuramente Marino non sarà rieletto. Ma purtroppo ormai è tardi. E il vero problema è che non c'è nessuno su cui poter fare affidamento. Nè per Roma, nè per il Paese.

sabato 13 settembre 2014

VOLLEY Crollo azzurro ai Mondiali: errori, nervosismi, fragilità



 Un disastro del genere non era mai capitato all’Italia, da quando è diventata una potenza del volley. Solo l’aritmetica tiene in vita un esilissimo spiraglio di entrare tra le prime sei, ma in realtà non ci crede nessuno. A livello di piazzamento, questo Mondiale la riporta indietro di quasi trent’anni, all’11° posto dei Mondiali parigini del 1986. Agli Europei del 2009 la Nazionale aveva conosciuto l’onta dell’eliminazione al primo turno, ma questo flop iridato di Cracovia e Lodz è di gran lunga risultato peggiore, soprattutto per le modalità in cui è maturato. E’ vero che il “girone della morte” presagiva trappole ma ipotizzare un crollo del genere era un insulto alla logica, al valore presunto di questa Nazionale, ai cinque podi consecutivi che nella gestione Berruto aveva saputo raggiungere (Olimpiadi, due Europei, due World League).
        E ciò che si è visto in Polonia è stato un film inquietante che ha inevitabilmente condotto ai temuti titoli di coda, con la responsabilità di tutti: giocatori e staff tecnico. E così l’estate del fallimento iridato della Nazionale di calcio, accoglie ora anche il crollo della pallavolo. Qualche giocatore sopravvalutato e vittima della discontinuità, una fragilità di fondo che ha accomunato singoli e di riflesso squadra. La mancanza di coesione in campo. E’ da appurare se, come si dice, l’armonia all’interno sia stata incrinata anche da altri umani fattori.
        L’Italia confusa e allo sbando che ha fatto la gioia dei portoricani, è stata inaccettabile. All’improvviso questa Nazionale ha dovuto fare i conti con la sua fragilità e con avversari cresciuti. Il presidente della Fipav, Carlo Magri (che dopo i Mondiali esonerò Montali dopo un 5° posto e Anastasi dopo il 4°), da giorni s’interroga sul futuro azzurro.
Ma prenderà una decisione in autunno, dopo il Mondiale femminile casalingo (23 settembre-12 ottobre).

 







http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/09/13-376492/L%27Italvolley+si+%C3%A8+scoperta+piccola+e+fragile