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giovedì 30 ottobre 2014

CALCIO Genoa-Juventus 1-0, non basta dominare

Non è una novità che la Juventus di Allegri non sia più la Juve del triennio, anche se devo ammettere che il buon avvio di stagione aveva illuso anche me. Da qualche partita la verità che sta emergendo è che la squadra puntualmente regala un tempo e anche più al suo avversario. Una cinquantina di minuti in cui gioca sotto ritmo e non tira in porta. Ora se la Juve gioca sotto ritmo, non fa pressing e sbaglia le rare occasioni che crea, che Juve è? Diventa una squadra normale. Appunto.
Poi all'improvviso il gioco si accende, la squadra dimostra di saper chiudere l'avversario nella propria metà campo, se non addirittura nell'area di rigore, e si comincia a vedere gioco, ritmo, azioni.
Perchè a certi livelli se si gioca veloce, la differenza tecnica di valori può emergere. Poi capita di trovare super portieri sulla propria strada, e non si segna come si potrebbe, finendo magari per perdere (Olympiacos, Genoa).
Su questo tessuto problematico, si innesta la lentezza e la scarsa abilità di Allegri di leggere le partite. A costo di ripetere il solito ritornello: non si può far entrre un giocatore per tre minuti e sperare che risolva la partita. Giovinco, ma non solo lui, deve avere almeno un quarto d'ora per poter dare ciò che gli si chiede.
Infine le dichiarazioni post partita di Allegri: chi non ha visto la partita potrebbe anche credere che la Juve sia stata sconfitta, sia pure all'ultimo respiro e in modo rocambolesco, da un grande Genoa.
Non è stato così: il Genoa non è stato nemmeno lontano parente della squadra che lo scorso anno mise alle corde i bianconeri, pur soccombendo alla punizione capolavoro di Pirlo. Il Genoa ha subito la Juve tutto il tempo, ha indirizzato un solo tiraccio verso la porta di Buffon (da una ventina di metri) trovando poi il gol sulla mega distrazione della difesa juventina. Già il pareggio sarebbe andato strettissimo, perdere una gara dominata è un bruttissimo segnale, che rianima una Roma che restando a meno 3 avrebbe vissuto giorni di tensione tra Champions e campionato e che invece si vede rilanciata alla grande nella corsa scudetto. Difficile fare poker per una squadra che in trasferta si smarrisce, giochicchia, magari domina ma non mette sotto la sua avversaria come aveva fatto nelle ultime tre stagioni. Non sono un nostalgico di Conte, del quale rispetto la scelta, ma Allegri deve svegliarsi e dimostrare di non essere un raccomandato.
Ultima considerazione: questa Juve non diverte più. Era un piacere per tutti vederla giocare, attaccare fino alla fine anche se in vantaggio ampio. Può vincere o perdere, ma questa Juventus nell'ultimo mese non mi ha più divertito. Qualcosa vorrà dire.

VOLLEY SuperLega, Il punto del Corriere dello Sport, 3ª giornata



E' stata una serata decisamente particolare quella vissuta a Piacenza. La storia, triste, amara e surreale è ormai arcinota a chi si interessa alle vicende pallavolistiche. C’è stato un presunto acquirente della società messa in vendita dal presidente Guido Molinaroli che è diventato proprietario senza aver ancora speso un centesimo. Misteri della finanza creativa, o delle truffe, non si sa bene. Ma quel che molti temono si verrà a smascherare nelle prossime ore. Come sempre si parla (o fantastica?) di un’altra cordata dai contorni indefiniti (arabi e russi vanno sempre di moda e fanno scena, accendendo la fantasia dei tifosi). Però man mano che passa il tempo prende invece consistenza l’ipotesi più sgradita: l’abbandono della Copra Piacenza. 
Così i tifosi dei Lupi sono andati al PalaBanca per applaudire i giocatori, far sentire il loro calore, e insultare con una serie di striscioni il fantomatico nuovo proprietario. Ancora una volta a brillare è stata la parte migliore del volley, i giocatori. «Non è facile in queste condizioni - ha ammesso Valerio Vermiglio, capitano azzurro di lungo corso tornato a giocare in Italia dopo una positiva esperienza in Russia - ma noi abbiamo cercato di concentrarci solo sul campo e dare il meglio». Risultato: Verona schiantata senza troppi complimenti. In attesa dell’epilogo di una situazione che non solo il club piacentino dovrà spiegare nei dettagli, se le cose dovessero finire come nessuno vorrebbe e molti temono.
La serata infrasettimanale non ha riservato grande spettacolo sui sei campi. Troppo netto è apparso il divario tra le grandi, che hanno vinto senza nemmeno soffrire un po’, e le squadre di minor cabotaggio, che non sono state in grado di fare miracoli, di opporre adeguata resistenza.
Bello il cammino di Ravenna, un nome che nel volley ha scritto pagine gloriose, e che in punta di piedi, attorno alla figura di Beppe Cormio e non senza dubbi, sta cercando di ritrovare la strada maestra per la gloria. Con meno soldi di un tempo ma con la stessa passione.

martedì 28 ottobre 2014

CINEMA & ATLETICA Il Mennea segreto, storia di un italiano speciale

http://www.corrieredellosport.it/cinema/2014/10/28-381937/Cinema%2C+il+Mennea+segreto+che+non+ha+mai+smesso+di+correre

“Mennea segreto”, il documentario realizzato da Emanuela Audisio proiettato domenica nell’ambito del Festival del Cinema di Roma, probabilmente non sarebbe piaciuto all’uomo simbolo dello sport italiano degli ultimi cinquant’anni. Troppo schivo e geloso del suo modo di essere per permettere a tutti di conoscerlo davvero, come il film tenta invece di fare, in qualche modo violentando la natura di Pietro, con lo scopo di far conoscere cosa c’era dietro a colui che è diventato un mito a quattro cifre: 19”72, il tempo del suo record mondiale sui 200 metri. Anche se il docufilm si concentra soprattutto su ciò che Mennea è stato dopo la sua lunga carriera di atleta e le sue cinque Olimpiadi. E si propone di raccontare e ricostruire non tanto come è nato quello che il presidente del Coni, Giovanni Malagò, definisce il più grande atleta italiano di sempre, ma come Pietro abbia cercato di vivere la sua vita oltre lo sport, ovvero l’atletica e il suo modo di essere applicati ad ogni percorso professionale.
Con l’illusione e la disillusione della politica, con la forza delle idee e dell’azione: scrive un libro sui costi dell’Olimpiade e lo manda al Premieri Monti, che di lì a poco ritirerà la proposta di candidatura di Roma. Si muove in prima persona nel fare beneficenza e dare supporto a chi ne ha bisogno.
    Si prova quasi imbarazzo inizialmente, quando la macchina da presa conduce oltre le ante dell’armadio che ancora contiene decine e decine di scarpe, da corsa ma non solo. E i suoi libri, i suoi quaderni di appunti dove meticolosamente annotava ogni cosa, programmi, tempi, considerazioni, ogni giorno della sua vita di sprinter. “Mennea segreto” è anche il segreto di Mennea, come emerge dalle testimonianze di chi l’ha conosciuto e con lui ha condiviso gare in pista e poi nel lavoro, ognuno da lui imparando qualcosa, quel modo particolare di essere campione prima e uomo poi, insaziabile di conoscenza e di competitività che aveva nel sangue. E tutti ammirandolo.
    Non mancano le immagini del record e dell’oro olimpico: chi le ha vissute se le ricorda, e chi le guarda come filmati di un’epoca già lontana, non può riprovare le emozioni e i brividi che a distanza di tanti anni ancora regalano certi fotogrammi, certe telecronache. I settantacinque minuti scorrono leggeri, con momenti di commozione e non rare risate, che le parole del professor Vittori e dello stesso Pietro Mennea inevitabilmente suscitano.
Sorrisi che probabilmente sarebbero piaciuti anche a Pietro, che avrebbe ascoltato imbarazzato le testimonianze dei suoi amici di Formia e magari li avrebbe rimproverati bonariamente («Non dovevi dire che facevo colazione in camera con cappuccino e plumcake...»), così come a Zuliani avrebbe detto che sarebbe stato meglio non raccontare cosa accadde quella volta che erano in America e... Ma come in ogni docufilm che si rispetti, sono le parole dei testimoni a delineare il ritratto di Pietro Mennea adulto. La segretaria del suo studio legale, la moglie Manuela Olivieri, i suoceri inizialmente diffidenti per via della diversa estrazione sociale, più che per la differenza d’età, ma poi conquistati senza riserve da Pietro. E poi il cugino Ruggiero, il grande Tommie Smith, indirettamente Muhammad Ali (che si stupì che l’uomo più veloce del mondo fosse bianco: «Ma io sono nero dentro», gli disse Mennea quasi a giustificarsi) Franco Fava prima compagno di stanza in Nazionale poi giornalista, il giudice Imposimato, Gianni Minà, Mauro Moretti (che ha dedicato a Pietro Mennea il treno Frecciarossa 1000, il più veloce delle linee italiane), il presidente della Dederatletica Alfio Giomi. 

Ecco, il limite che si avverte, un non so che di incompletezza, è un certo squilibrio verso l’ultima parte della vita di Pietro Mennea, una specie di alieno che non ha mai smesso di correre. 

* pubblicata sul Corriere dello Sport di martedì 28 ottobre 2014

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La storia di Pietro Mennea sprinter primatista mondiale è nei libri dello sport e nella memoria di chi l'ha amato e si è entusiasmato con lui. La storia del Pietro Mennea cittadino, plurilaureato, impegnato a fare cose più che a prometterle, è il ritratto per contrasto di questa povera Italia il cui declino non conosce fine. Ascoltando ciò che Mennea voleva fare, come avrebbe voluto impegnarsi, il suo approccio con una politica che sperava potesse essere a misura equa d'uomo, e il conseguente fallimento, si ha una volta di più la consapevolezza dei limiti di un sistema Paese che non ha mai voluto evolversi. Mennea non poteva essere un politico: alle promesse preferiva l'azione. Beneficenza diretta, prendersi a cuore le cause in cui si era imbattuto, stare vicino ai bambini, ai ragazzi, che forse lo riportavano agli anni in cui tutto per lui cominciò (ma di questo il documentario dice poco, non è andato a cercare testimoni dell'epoca). Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, stimava enormemente Pietro Mennea e da lui era stimato. Il Mennea post atletica, era uomo rigoroso e serissimo, un cervello scomodo, che non esitava a prendere carta e penna per scrivere ad interlocutori di qualsiasi livello ciò che riteneva giusto. Un Mennea dunque degno della massima considerazione, anche quando scriveva il suo atto d'accusa contro un'improbabile candidatura olimpica di Roma. Fosse ancora vivo, Pietro non avrebbe esitato a schierarsi di nuovo contro la pazza idea di una Roma olimpica. Anche a costo di andare contro l'amico stimato, Giovanni Malagò.

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P.S.: a margine, inevitabile sottolineare come l'organizzazione della proiezione del documentario dedicato al Mennea segreto si sia rivelata inadeguata e non all'altezza della situazione. Ai frequentatori del Festival del Cinema di Roma erano già note la disorganizzazione e le disfunzioni che talvolta penalizzano gli spettatori cinefili. Non è stato degno di Pietro presentare il film in una sala con posti in piedi per una parte degli invitati (sottolineo: invitati) e porte sbarrate al pubblico invitato eccedente la capienza limitata della sala. La figura di Pietro avrebbe meritato di meglio.

sabato 25 ottobre 2014

ROMA Le bugie del Comune e la faccia tosta dell'assessore Improta

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/08/roma-parcheggi-aumento-del-50-famiglie.html

Su La Repubblica in edicola stamane, le solite bugie dei politici si arricchiscono della voce dell'assessore Guido Improta, convinto di replicare in modo inesorabile alla lettera di un lettore pubblicata ieri mattina, a proposito dell'ingiustificato aumento del 50 per cento della tarifa oraria dei parcometri, con contemporanea abolizione di ogni tipo di agevolazione per i parcheggi superiori alle 4 ore, come quelle degli operai e degli impiegati ad esempio. Tutto già letto, tutto già sentito, tutto già smentito dai fatti, fin da quando sotto la giunta Rutelli furono introdotti i parcheggi a pagamento.
Ora, tutti sanno che sono una odiosa tassa, un prelievo forzoso che penalizza naturalmente chi ha meno disponibilità finanziarie e che è quindi toccato ogni volta che c'è un aumento dei prezzi.
L'assessore dice varie bugie asserendo che gli aumenti non sono volti a fare cassa, che solo a Roma prima dell'aumento parcheggiare costava meno che prendere un autobus, che aumentando le tariffe per scoraggiare l'uso dell'auto ha per scopo quello di eliminare le doppie file, favorire la rotazione delle auto in sosta. Recarsi al lavoro in auto è una libera scelta, sostiene l'ineffabile assessore, che, bontà sua non contesta la scelta ma l'affermazione che si è obbligati a farlo.
 Ora se non fosse nota la malafede dei politici e la consuetudine a raccontare falsità, ci si potrebbe anche stupire. Ma ormai si sa che la faccia tosta di certa gente è a prova di bugie.
Ah dimenticavo, l'ineffabile Improta sostiene che il Comune sta rendendo il sistema trasportistico in linea con le maggiori capitali europee. Ora, sorvolando sulla parola trasportistico, l'uso della quale, da solo, meriterebbe un cartellino rosso per questo signore napoletano, un uomo per tutte le stagioni, come ricorda la scheda in che si può linkare per verificare quali incarichi ha avuto e con chi.
Allora.
1) Sono stato di recente a Milano, tariffa oraria dei parcometri in Zona stazione Centrale, 1,20 euro. Contro l'1,50 di Roma. Ah già, Milano non è capitale e i milanesi hanno meno risorse dei romani, quindi parcheggiano con meno.

2) Le doppie (o triple) file ci sono ancora e sempre a Roma divenuta sempre più Capitale di inciviltà, la politica sui trasporti del Comune scoraggia il voto, non l'uso dell'auto. E sapete perchè? Perchè Roma ha la rete di mezzi pubblici peggiore di tutte le grandi capitali europee. Lunghi tempi di percorrenza e orari incerti.

3) L'uso dell'auto spesso non è una scelta, perchè a Roma il venerdì è il giorno deputato agli scioperi di bus e metro, il sabato ci sono le manifestazioni, il lunedi quando piove si allagano le strade, il martedi c'è il suicida che fa bloccare la metro per una mattinata, il mercoledì si chiude per sei mesi la Panoramica, il giovedì la via Trionfale, a settimane alterne si aprono voragini in via Fani o via Prisciano. E si può ricominciare la settimana con i lavori di gas, luce e telefoni su via della Camilluccia e in ogni dove. Solo citando alcune ristrette zone di Roma Nord, ma suppongo che la stessa cosa avvenga in tanti altri quartieri. Ah, nonostante si sia pagata una esagerata tassa sui servizi (andrebbe cambiato almeno il nome: tassa sui disservizi), le vie che frequento sono al buio la sera e la notte almeno tre giorni su sette. Per risparmiare suppongo.

Personalmente utilizzerei volentieri i mezzi pubblici di trasporto anche per andare al lavoro, peccato che quando finisco di lavorare non ci sono più. Perchè a Roma la Metro chiude un'ora e mezza prima di ogni altro posto. Quando ho soggiornato a Vienna, Parigi, Londra, Tokyo, Stoccolma, Madrid, Barcellona, solo per citare qualche metropoli estera, utilizzo esclusivamente mezzi pubblici. Perchè? Semplice, perchè ci sono, funzionano e consentono di programmare il tempo degli spostamenti.

Come si fa a non rendersi conto che Roma è una città particolare, con caratteristiche e peculiarità differenti a molte altre città europee.L'Europa viene tirata in ballo solo quando fa comodo, perchè non si sa capire Roma e non si sanno capire le sue problematiche. O meglio, non si vogliono capire perchè al politicante di turno basta spennare i cittadini, le classi più disagiate, anche se si rende conto benissimo delle sciocchezze che dice. 
Il signor Improta è quello che ha avuto la geniale idea di far pagare 4 euro al giornogli ingressi nella zona dell'anello ferroviario.
Chissà se, ora che la politica ha capito, per interesse sia chiaro, quanti danni stanno facendo il sindaco Marino e i suoi compagni di merende comunali (e qualche giornale ha avuto il via libera per raccontare il malcontento della cittadinanza, cosa che fino a poche settimane fa non era possibile, come sanno bene gli operatori del settore) cambierà qualcosa?
L'unica speranza è che certe idee (come quella dei varchi quotidiani a 4 euro) svaniscano e spariscano, definitivamente e in qualunque modo la provvidenza voglia utilizzare, con i loro ideatori. E senza agevolazioni, per disincentivare l'uso della politica a danno dei cittadini.

http://www.romatoday.it/politica/guido-improta-assessore-trasporti-mobilita.html

giovedì 23 ottobre 2014

VOLLEY 70 anni di gioventù: la Tim Volley Cup nel segno delle azzurre e delle statunitensi d'oro

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/10/23-381281/A1+donne%2C+il+70%C2%B0+campionato+tinto+d%27azzurro


CALCIO La solita Juve di Champions e l'Europa in salita tra pianti e rimpianti

Un'altra serata amara per la Juventus in Champions League, Un altro pianto, stavolta greco. Una Juve da far rabbia quella del primo tempo, della prima ora di gioco. Sbagliona, inconcludente, irritante nella sua mancanza di ferice determinazione, di pressing alto con gli attaccanti. Sofferente la marcatura a uomo che l'Olympiacos ha adottato su Pirlo e perfino su Bonucci, le fonti primarie del gioco. Un'ora buttata, perchè Pirlo non è ancora Pirlo e Vidal non è ancora Vidal, che Liechsteiner incappa in una serata pasticciona e la squadra nelle solite troppe ammonizioni, non c'è da stupirsi del vantaggio greco. Un gol in tre occasioni (come troppe volte accaduto anche in passato, azione nata da una palla persa per leggerezza, o presunzione) contro il salvataggio sulla linea dell'Olympiacos, la punizione alta di Pirlo, il gol in fuorigioco annullato. Ti aspetti che Allegri cambi, ma il tecnico addormentato in panchina non fa le mosse giuste. Tarda a sostituire Pirlo con Marchisio, poi aggiunge Pereyra per Pogba lasciando Giovinco a marcire in panchina, fino all'87°.
Ora, tutti hanno visto cosa ha fatto Giovinco in Nazionale, la sua vitalità, la capacità di saltare l'uomo, cosa che infatti apprendiamo gli è stata chiesta inn quei tre minuti. E' un insulto a lui ed alla squadra: almeno un quarto d'ora bisogna concederglielo per poter incidere. Ma Allegri sta sbagliando come sbagliava al Milan. Quando non vede un giocatore, non cambia idea. Dopo la mortificazione di Sassuolo (è entrato prima Cooman), ecco Atene. 
Dall'ora orribilmente mediocre è uscita alla distanza un'altra Juve, non perfetta ma almeno arrembante. E le cinque, sei azioni che avrebbero potuto portare almeno al pareggio testimoniano che dalla trasferta al Pireo la Juventus avrebbe potuto e dovuto tornare con qualche punto, alla sua portata. O meglio, alla portata di una squadra sufficientemente concentrata e cattiva. Troppo colpi di tacco, la presunzione di arrivare fino in porta col pallone, troppi falli evitabili e una collezione di cartellini gialli che peserà non poco nell'immediato futuro. Perchè non date retta a chi dice che la qualificazione è comunque agevole. Al contrario, per una Juve che continua a giocare così in Europa, la strada è in salita. In Champions la Juve non domina nessuno. Vedere i 5 gol dell'Atletico Madrid, la tripletta a Liverpool del Real, 4 del Borussia Dortmund in trasferta col Galatasaray, ricorda quanto diverse siano queste squadre rispetto ad una Juve che ha qualità ma che in Europa sbaglia sempre atteggiamento, almeno per un tempo. Rispetto alla trasferta con l'Atletico, dove non aveva fatto un tito in porta, al Pireo almeno ha chiuso creando tante occasioni (bravo Morata) colpevolmente fallite. Ma non è detto che basti.
In chiusura, ascoltando commenti in tv, mi sembra che si continui a commettere sempre lo stesso errore: si sopravvaluta la Juve europea, si sottovalutano le avversarie. Al sorteggio, come accadde lo scorso anno con il Galatasaray, tutti a dire che era facile per Juve e Atletico passare. Ho sempre pensato invece, che i greci avessero la possiilità, il potenziale agonistico e il cuore, di far piangere una delle due grandi eliminandola. Intanto al Pireo hanno battuto sia Atletico che Juventus. E non è scritto che i bianconeri in casa sappiano fare lo stesso, ricordando la sofferenza patita per piegare il Malmoe. Se poi Allegri non si sveglia dal torpore (qualcuno dovrebbe metterlgi l'orologio avanti di 15 minuti, così effettua le sostituzioni al momento giusto...) saranno guai anche quest'anno.



domenica 19 ottobre 2014

VOLLEY Gli intramontabili della SuperLega: Vujevic, Papi & C.

 http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/10/19-380765/Gli+anni+70+sempre+di+moda+in+SuperLega
Gli anni 70 non passano mai di moda, nella musica che riscopre e coltiva il culto del progressive e del rock che ora è chiamato classic rock, ma anche nel volley, che nel momento di cominciare la prima stagione della SuperLega, il nuovo nome della vecchia Serie A1 mandata in pensione dopo 69 anni, scopre di avere ancora una nutrita e qualificata quindicina di “ragazzi” intramontabili nati appunto negli anni 70, il numero che celebra la settantesima edizione del campionato di pallavolo.
Con la speranza che davvero i club mantengano ciò che hanno promesso, ovvero un’inversione di tendenza e di rotta nel modo di considerare i giovani, il presente racconta di una stagione ancora e di nuovo all’insegna dei soliti noti. 
Gli intramontabili appunto, che pure in questo campionato apertosi ieri con l’anticipo di Macerata, accompagneranno la crescita dei giocatori che nel frattempo hanno consolidato il loro curriculum e ne raccoglieranno l’eredità. 
I meno giovani della SuperLega sono due giocatori per i quali davvero e realmente si addice la parola super: Goran Vujevic e Samuele Papi, entrambi oltre la soglia dei 41 anni, accomunati dalla passione per questo sport che li ha visti protagonisti per oltre 20 anni, e da un divertimento quotidiano che ancora riescono a vivere entrando in palestra per gli allenamento. 
Del resto dopo tanti anni e tante vittorie, se non ci fosse un amore viscerare e irresistibile per questo sport, avrebbero smesso entrambi di giocare.
    


 Il loro primato d’età è ben lontano dall’essere un semplice dato statistico. Basta ricordare che l’anno scorso i due over 41 si sono presi belle soddisfazioni. Vujevic è stato l’anima della Sir Safety Perugia che arrivò a giocarsi lo scudetto contro la Lube. 
Papi ha vinto la Coppa Italia e nella semifinale dei play off si arrese col suo Piacenza proprio agli umbri. Protagonisti fino all’ultimo insomma, con i posti in campo conquistati per meriti, non in omaggio a ciò che sono stati. 
Non c’è dubbio che la squadra più stagionata sia la Copra Piacenza: tre dei sei “nonni” della SuperLega sono infatti in maglia biancorossa piacentina, e poi c’è un quarto ragazzo degli anni 70, Luca Tencati, 35 anni. 
Insomma, a Piacenza per continuare l’avventura nel volley hanno puntato sull’esperienza e per sostituire in regia De Cecco, è arrivato Valerio Vermiglio, l’ex azzurro che era andato a giocare e vincere in Russia, uno dei talenti italiani esportati in quello che nel giro di poche stagioni è diventato il torneo più ricco del mondo. 
Perchè le condizioni ambientali sono indubbiamente difficili e per convincere i giocatori a vivere qualch mese in Russia, gli ingaggi lievitano.

 Sono ben quindici i giocatori nati negli Anni Settanta che ancora popolano e spopolano in SuperLega. Alle spalle dei Super nonni Vujevic, Papi, Monopoli, Vermiglio, Zlatanov e Boninfante, ci sono il 37enne Antonio Corvetta, regista dell’AltoTevere Città di Castello, poi i 36enni della classe 1978: Hubert Henno e Alessandro Fei della Lube, Andrea Sala di Modena. 
Quindi i 35enne della classe 1979: Loris Manià e Daniele Sottile della Top Latina, Adriano Paolucci della Sir Safety Perugia, che nella scorsa stagione fu il registra trascinatore della compagine umbra, arrivata alla finale scudetto.
Il super campione collaudato ha ancora spazio dunque nella Super League: ai giovani rampanti il compito di farsi largo tra i... monumenti del nostro volley. Ai club la responsabilità di volgere lo sguardo anche al futuro, dando spazio ai giovani meritevoli e lavorando per produrre i ricambi.

sabato 18 ottobre 2014

VOLLEY La Rai fa vivere i Mondiali un altro week end: quante azzurre in Tv!

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/10/18-380641/La+azzurre+invadono+il+week+end+sulla+Rai

  Fosse stato possibile, le televisioni avrebbero voluto avere ospiti tutte le azzurre fin da... dieci minuti dopo la fine dei Mondiali. Per una volta infischiandosene del trascurabile particolare che l’Italvolley di Marco Bonitta non fosse riuscita a veder premiata con una medaglia la sua lunga avventura iridata. Sarebbe bello poter dire che c’è stato un cambio di mentalità culturale, che per una volta le emozioni e i valori espressi dalla Nazionale di pallavolo complessivamente e individualmente sono state considerate alla stregua di un grande risultato, come pure è stato il quarto posto per le situazioni e le condizioni in cui è maturato, lasciando quindi fuori dalla porta i se ed altre valutazioni, pure legittime.
    Il fine settimana televisivo sarà molto azzurro, ad una settimana dall’epilogo di Italy 2014. Stasera Nadia Centoni e Monica De Gennaro saranno ospiti della trasmissione Ballando con le Stelle, condotta da Milly Carlucci che va in onda su RaiUno a partire dalle ore 21.15. Le due azzurre durante il corso dello show si cimenteranno come giudici speciali, commentando le esibizioni di ballo. Nella scorsa stagione la pallavolo fu protagonista della trasmissione grazie alla partecipazione, come ballerino, di Gigi Mastrangelo.
    Domani invece Noemi Signorile, tifosa juventina (e suo papà giocò nella Juventus Primavera) e Cristina Chirichella parteciperanno alla trasmissione Quelli che il Calcio, in onda su RaiDue dalle ore 13.45.
    Sempre domani Valentina Diouf sarà intervistata da Fabio Fazio all’interno della trasmissione Che tempo che fa, uno dei programmi di punta di RaiTre (ore 20.10).
    Insomma, le azzurre piacciono in tv: dopo aver raccolto milioni di telespettatori e siglato record d’ascolti su RaiSport. per un altro week end entreranno nelle case degli italiani.


Le foto non mie sono gentilmente concesse da Fiorenzo Galbiati

VOLLEY La SuperLega, un duro esame per i club

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/10/18-380614/Scatta+la+SuperLega%2C+un+salto+nel+futuro


Dalla sbornia del fantastico Mondiale femminile alla SuperLega che scatta oggi con l'anticipo tra Lube Treia e Calzedonia Verona. La pallavolo vive in perenne overdose perchè è l’unico sport in Italia che ha qualità e produce risultati sia con gli uomini che con le donne e che, come ha sottolineato il presidente del Coni, Giovanni Malagò intervenendo giovedì scorso al Salone d'Onore del Coni, alla presentazione del campionato numero 70, ha portato all’Olimpiade quattro squadre: due nell’indoor e due nel beach volley. Malagò ha anche invitato Lega e Federazione ad andare d’accordo: «No alle contrapposizioni, serve il dialogo, bisogna aiutarsi» ha ribadito il numero 1 dello sport italiano, cedendo al ritornello di campionato più bello del mondo («In quali altri sport l’Italia può dirlo»).
        Per molto tempo oltre ad essere effettivamente il migliore, era anche l’unico o quasi. Ora i soldi attirano i campioni in Russia, a cominciare dal campione d’Italia Ivan Zaytsev, che dopo aver vinto lo scudetto con la Lube quando ancora si chiamava Macerata, è andato a raccogliere un super ingaggio dalla Dinamo Mosca, che la SuperLega italiana non avrebbe mai potuto dargli, perchè con quei soldi ci si fa una stagione in A2. Firmata la convenzione tra Fipav e Aeronautica tra il presidente federale Carlo Magri, che era un bimbo quando andò in scena il primo dei settanta campionati di volley.

La SuperLega, che nasce sotto la prima presidenza Lega di Albino Massaccesi, storico dirigente della Lube succeduto a Mosna, è un coraggioso salto nel futuro, e forse nell’ignoto. Si parte con un torneo zoppo, a 13 squadre, ma non si sta a tavola per cui nessuno è preoccupato dall’elemento scaramantico. E’ stato spiegato che nelle ultime due stagioni aver bloccato le retrocessioni ha consentito congrue percentuali di risparmi (anche se non sono state fornite cifre a supporto), per cui si è decisa una formula ambiziosa, con le franchigie al posto delle retrocessioni, per dare stabilità. E per non ridurre il tutto al solo aspetto dei risultati, la Lega, forse ispirata dallo sponsor UnipolSai che è del ramo assicurativo, ha sposato una specie di bonus malus, che prevede il raggiungimento di una serie di obiettivi, alcuni peraltro non propriamente semplici da centrare, alla luce di quanto si è visto fino alla scorsa stagione.

Si parla di riempire i palasport all’80% della capienza (si giocherà anche a Santo Stefano), di dimostrare qualità e doti a livello di comunicazione, di gestione del rapporto con il pubblico e con gli sponsor. Oltre, naturalmente, al rispetto degli  accordi finanziari, che la Lega assicura controllerà con rigore. Per quello che riguarda l’aspetto extra agonistico, le capacità di rapportarsi in modo adeguato con i media, vecchi o nuovi che siano, sembra arduo colmare il gap emerso fino alla scorsa primavera nella maggior parte dei club (alcuni dei quali, limitatamente a questo aspetto, avrebbero potuto perfino non essere ammessi). Solo MIlano presente: tra le metropoli: rappresentate otto regioni (3 club emiliani, due umbri, lombardi e veneti, uno pugliese, marchigiano, veneto e laziale. Lube campione squadra da battere, insieme con la rinnovata Modena. Perugia, Trento e Piacenza sperano.

Capitolo televisione, che sta a particolarmente a cuore al movimento dei club perchè occasione di passerella per gli sponsor e non solo. La Lega Pallavolo ha varato la Lega Volley Channel: oltre alle due dirette di RaiSport (sabato e domenica alle ore 17.30), ci saranno le altre partite sul web, grazie all’accordo con Sportube.
        Confermatissimo il Video Check, ora adottato anche in campo internazionale. La novità, oltre al fatto che saranno gli allenatori e non più i capitani a chiederlo, è che anche gli arbitri potranno chiamarlo in causa, ma solo due volte in ogni partita, se avranno dubbi su un loro fischio che magari decide una partita. Oppure, se sono certi di quanto fischiato, per farsi belli e dimostrare quanto sono bravi...

Incredibile ma vero, si è parlato della necessità di far giocare i giovani ma senza parole di pentimento per aver da decenni foraggiato procuratori e giocatori stranieri, spendendo soldi per i giovani ma purchè fossero stranieri. C'è voluto il ct della nazionale, Mauro Berruto, per far capire che forse c'erano qua e là dei talenti o aspiranti tali, nascosti. L'augurio è che il campionato sappia scoprire altri Beretta e Piano, sappia far giocare altri Randazzo, sappia iniziare a svolgere un lavoro che finora solo il Club Italia della Fipav è riuscito a fare,  anche con gli uomini ultimamente, dopo le tante atlete prodotte nel femminile.

martedì 14 ottobre 2014

VOLLEY Mondiali, la cavalcata delle azzurre diversamente vincenti

 
 La sintesi del Mondiale delle azzurre del volley? Tre settimane da raccontare, tre settimane vissute intensamente,  da Roma a Bari, a Milano. Tre settimane che hanno proiettato la pallavolo e la Nazionale femminile in un’altra dimensione. E’ indiscutibilmente vero che nell’albo d’oro del Mondiale non c’è scritto il nome dell’Italia (come ha detto amaro il ct Marco Bonitta) e che le ragazze sono tornate a casa senza nulla in mano (come ha ripetuto Eleonora Lo Bianco e non solo).
Ma il quarto posto, l’essere rimaste senza una medaglia come accadde alla Nazionale maschile nel Mondiale casalingo del 2010, non possono essere considerati come una sconfitta. E’ vero che in un’Italia abituata a salire sul carro dei vincitori, suscita quasi sorpresa l’entusiasmo che la Nazionale ha saputo accendere. Ed ancor più significativo è che alla fine la mancata medaglia, le ultime due sconfitte con la Cina e con il Brasile, che hanno mortificato il brillante cammino iridato di Del Core e compagne, non hanno minimamente intaccato l’amore che il pubblico ha riservato alle pallavoliste azzurre. E’ vero che già la Nazionale di rugby ha aperto una breccia nella sottocultura, tutta italiana, di considerare soltanto la vittoria. Ma l’Italvolley è andata oltre. Anche perchè classificarsi al quarto posto nel Mondiale, confermarsi tra le prime sei squadre per il quinto mondiale consecutivo (dal 1998) non è certo cosa facile o scontata. Significa che il movimento dalla sconfinata base riesce sempre ad esprimere una Nazionale di alto livello, ad assicurare il ricambio necessario. 
Rispetto a quattro anni fa, l’esplosione dei social network e del rapporto quasi diretto tra pubblico e squadra, fra tifosi e giocatrici, è stato il detonatore di un boom totale. Palasport pieni (328.000 spettatori in totale), grandi numeri nei rilevamenti auditel: solo nelle ultime due partite quasi otto milioni e mezzo di italiani hanno visto giocare Chirichella & C. e perfino la finale tra Usa e Cina, come altre partite in precedenza, ha avuto una importante platea televisiva (800.000 telespettatori). L’entusiasmo e l’interesse sono cresciuti di partita in partita. Certo, l’Italia vinceva sempre. 
Ma piaceva il modo, la bellezza delle nostre donne e ragazze azzurre, il loro carattere, la loro determinazione, la loro voglia di non arrendersi mai sfatando luoghi comuni del passato, che volevano le donne gettare la spugna quando finivano nella buca psicologica scavata dalle loro avversarie. In questo Mondiale non è mai accaduto. Nessuna avversaria, come ha giustamente ed orgogliosamente sottolineato Bonitta, ha surclassato l’Italia. Uscita magari battuta ma a testa alta e dopo aver fatto soffrire la sua avversaria.
Un’Italia che non si è fatta condizionare dalle avversità dell’estate, da infortuni ed operazioni, che non si è appellata alla cultura degli alibi e che ha provato a vivere quest’avventura accettando le condizioni del ct. 
Le azzurre si sono sacrificate, hanno sorriso, hanno sognato (e fatto sognare) finché hanno potuto. Solo al cinema gli eroi vincono sempre ed in questi tempi bui per il Paese, il popolo del volley ha capito ed ha decretato il trionfo morale delle eroine sconfitte ma non domate. Gli spot di Fiorello, il tifo di tanti campioni dello sport italiano, la promozione su Rai2, la visita e le parole del Premier Renzi che ha messo a fuoco la forza della pallavolo femminile. Il legame tra le 280.000 tesserate (sui 367.000 totali, ma se si considerano enti di promozione e beach volley si arriva al milione e duecentomila) che si divertono a giocare nelle palestre spesso malridotte di tutta Italia e l’eccellenza di questo sport, rappresentata appunto dalla Nazionale. Le azzurre, veterane e giovani insieme, hanno indicato una strada, hanno espresso unità d’intenti e valori caratteriali che hanno attratto tanta gioventù italiana, disorientata e privata anche del diritto al sogno.

domenica 12 ottobre 2014

VOLLEY Le azzurre hanno sconfitto le due finaliste dei Mondiali: Usa e Cina

Penso che la formula dei Mondiali di pallavolo sia perfettibile. Non mi piace il fatto che per arrivare alle semifinali ci siano dei gironcini che consentono ad esempio, di essere promossi o bocciati anche quando non si sta in campo a giocare. Per via dei set vinti o persi nell'unica gara precedente.
E' più traumatica, ma forse l'eliminazione diretta, come avviene nel calcio e avveniva anche nel volley, sia pure con la decisiva influenza degli accoppiamenti, sarebbe più trasparente.
Inoltre, conservando questa formula, sarebbe più sportivo alla fine della seconda fase, collocare le prime dei gironi direttamente in semifinale e fare un play off a quattro con le seconde e le terze dei due gruppi a battersi per gli altri due posti in palio.
Aspetto curioso, che acuisce il rimpianto in casa azzurra: l'Italia di Bonitta ha sconfitto entrambe le finaliste del mondiale, la Cina a Bari gli Usa a Milano. Ma alla resa dei conti il successo sulle cinesi non è contato nulla, quello sugli Usa non è risultato determinante per arrivare a una medaglia. Anche il Brasile coltiva lo stesso rammarico: ha sconfitto sia gli Usa (a Verona) che la Cina (a Milano)

La foto che ritrae Marco Bonitta è stata gentilmente concessa da Fiorenzo Galbiati

VOLLEY Mondiali femminili, The dark side of mix zone

Qualche foto a beneficio di chi ha la fortuna di non dover lavorare ad eventi organizzati dalla FIVB e di chi deve organizzare manifestazioni sportive: se fa il contrario di ciò che fa la FIVB è già un pezzo avanti. Ora le malefatte di tal mister Bill Kauffman, hanno inquinato non poco il lavoro di chi si è avvicinato ai Mondiali. A Roma le sue scelte furono tamponate dall'efficiente Comitato Organizzatore Locale, così come a Bari il lavoro del COL ha messo tutti gli operatori nelle migliori condizioni possibili (con una linea hi-fi
straordinaria, un sogno per chi vive le connessioni di lavoro come un incubo, quando smettono di funzionare nel momento topico: è accaduto a Milano, linea in tilt alle 22.45, quando tutti gli inviati stavano cercando di inviare i loro servizi).
A Milano invece, nessuno ha avuto il coraggio di fargli presente che razza di idiozie demenziali stava predisponendo, ed ha imperversato il sistema Fivb anti giornalisti. Parentesi: senior Hoffiz, lei che dice e dimostra di tenere in considerazione la stampa, perché non rimuove gli incapaci all'interno della Fivb e detta una nuova linea comportamentale?
Dall'alto verso il basso nell'ordine: lo spazio per le interviste dedicato a chi non ha i diritti ma può vantare telecamere, registratori e audiovisivi vari.
Poi si esce allo scoperto, l'immagine del lungo corridoio, una specie di galleria del vento, dove le atlete, sudate dopo la partita, sono costrette a passare per poi aprire la porta che, sorpresa, conduce nell'alto corridoio dove i giornalisti, senza vedere né sentire, attendono alla cieca le pallavoliste che decidono di transitare. Stampa per ultima come sempre. Complimenti alla Fivb, e a tutti i Kauffman* che occupano i posti sbagliati nei momenti sbagliati. Il Mondiale sta finendo, a non rivederci.

* Il signor Kauffman è incredibilmente Manager of Communications della Nazionale femminile degli Usa. Mio Dio, come sono caduti in basso anche gli americani...







venerdì 10 ottobre 2014

VOLLEY WORD GAMES Mondiali, il trenino azzurro fa...Diouf Diouf

Non so se è il caso di scherzare anche sui Mondiali di volley femminile. Di condividere uno stupidario estratto dalla cognonomastica delle pallavoliste che hanno animato le ultime tre settimane.
 Ho rinvenuto questo foglio stropicciato sulla banchina della metropolitana che dal Forum di Assago dopo mezzanotte porta i passeggeri verso la Stazione Centrale di Milano. Contando sul senso dell'umorismo e sulla sportività delle azzurre e sul fatto che le giocatrici straniere non leggeranno mai queste sciocchezze, ho provato a copiare quanto scritto da un gruppo di buontemponi, probabilmente alticci, nella speranza che l'occasionale lettore o lettrice, perdonerà l'ardire. E se pensate che sarebbe stato meglio appallottolare quel fogliaccio e gettarlo nel cestino della spazzatura, fate finta di non aver letto. Grazie

Augurio a Nadia dopo l'accesso in semifinale: CENTONI di questi giorni

Quando gli arbitri non sanno vedere e giudicare nel modo migliore il video challenge, c'è chi ride per l'inettitudine e chi piange per la decisione avversa: e il video check diventa... Video SHREK
                                                               

Come fa il trenino azzurro che sta facendo viaggiare la Nazionale ai Mondiali?  
 Il trenino azzurro ai Mondiali fa DIOUF DIOUF

E' un'Italia anema e DEL CORE

Come diceva il grande Totò, il principe del sorriso che potrebbe aver idealmente ispirato i sorrisi azzurri di Italy 2014? 
SIGNORILE si nasce. E lei lo nacque.

Italia-Usa 3-0. Ovvero gli Stati Uniti presi a KARCH. E poi sgattaiolati nello spogliatoio alla CHIRICHELLA, a rimuginare sulla serata in LO BIANCO, che ha visto tutti gli Usa diventare PICCININI

COSTAGRANDE o CostaAzzurra?

Francesca operata al ginocchio con 5 minuti di ritardo. Il professor Mariani non trovava i FERRETTI

E quel tifoso che ha scritto: Farei FOLIE per Raphaela, specie quando la sento cantare le FOLIE morte

Cosa disse il ct dell'Italia alla Lang Ping che contestava un Video Shrek? Stai BONITTA

L'Olanda ha vinto il premio della KLM come frequent FLIER

Brenda, ma che bel CASTILLO

Vedere la Dominicana giocare? Ne VARGAS la PENA

Cosa ha cantato la Lang Ping dopo la sconfitta con l'Italia: Non piangere LIU

E alla Zhu Ting che piangeva per la distorsione alla caviglia? 
ZHU, ZHU, non fare così, vedrai che in semifinale giocherai

Perché agli Usa non è venuta bene la torta mondiale? 
Perché si è sciolta la GLASS e la ROBINSON si è persa sull'isola. E' la legge di MURPHY

L'Argentina ha fatto un PICCOLO mondiale, una delle giocatrici ha detto al ct: nunn' è SOSA. Ed è finita al FRESCO. E per Tatiana è stata una delusione VERA

La giocatrice più innamorata? La canadese Tabitha LOVE

Azerbaijan eliminato nella seconda fase di Bari perché non aveva messo abbastanza soldi nel PARKHOMENKO ed è dovuta andar via.

La giocatrice più bassa del Mondiale? 
La camerunense NANA

La squadra del Camerun? Una tribù che MBALLA

Tagliato metà cognome alla canadese Megan CYR. Come Cyrano avrebbe fatto fatto fallo di invasione con il naso in ogni azione.

Trovata la clone del presidente della Lega Femminile, che potrà da lei farsi sostituire quando sarà troppo indaffarato: la croata Samanta FABRIS è stata contattata per sapere se vuole prestarsi

All'altra canadese Jennifer CROSS è stato suggerito di passare al calcio e servire centravanti abili di testa.

Sorpreso il ct della Croazia Vercesi a rimproverare una delle giocatrici: "Vedi, è una questione di CUTURA pallavolistica..."

La cubana Claudia Hernandez ha rivendicato il ruolo di miglior lettrice di muri: "io sono un'AGUILA", ha detto.

Giovanni Guidetti alla Federpallavolo tedesca dopo il flop iridato: "Vedrete, questa crisi non DURR, siamo stati dei POLL, colpa delle PETTKE al vino e della birra FURST che ci hanno dato a pranzo: Ma per evitare rischi torniamo a casa non in aereo ma con una nave KARG. Poi l'anno prossimo ricominceremo e ricostruiremo... another BRINKER in the Wall

Si è saputo perché il ct giapponese Manabe ha inventato il modulo ibrido senza centrali. Nel primo allenamento della stagione il capitano Saori non c'era. Manabe ha chiesto ad alta voce: KIMURA? Nessuno ha risposto e così è nata l'idea di rinunciare alle centrali che murano.

Al momento di dare i numeri di maglia dl Giappone. Chi prende la 17? ONO, nessuna e centomila.

Katerina esclusa dal Kazakhstan per aver criticato il tecnico. Ha avuto poco TATKO.

Nicole FAWCETT è dubbiosa se continuare a giocare a volley. Ha visto in Tv la serie Charlie's Angels e dice che potrebbe fare l'attrice

La russa Ekaterina sGAMOVA a fine carriera potrebbe avere un posto nella squadra investigativa del KGB

Nicole DAVIS esclusa dalla squadra statunitense: giocava sempre a tennis con una coppa

Seyma ERCAN allontanata dall'albergo che ospitava la Turchia: abbaiava anche di notte

giovedì 9 ottobre 2014

VOLLEY L'esempio delle azzurre, unite e più forti di tutto

Mi piace ospitare un articolo di Gianluca Montebelli che fotografa in modo appropriato un aspetto importante che la magnifica squadra azzurra sta evidenziando nel corso di questo già favoloso Mondiale di volley femminile. Mi sento di aggiungere solo una inevitabile considerazione. E' vero che molti arbitri sono incapaci e che il Video Check talvolta diventa Video Shrek, tanto è mostruosamente interpretato (al punto da far ridere, come Shrek, appunto), ma le pallavoliste non hanno nessuno che tarpa loro le ali e le mortifica, come invece accade ai cittadini italiani, tartassati e vessati dai politici, mostruosamente incapaci, ma a differenza di Shrek, senza farci ridere ma solo piangere. Ogni volta che ci mettono le mani in tasca, ogni volta che decidono iniquamente, polverizzando il futuro delle generazioni che stano crescendo e di quelle future. Ma ecco il bel testo di Gianluca Montebelli. Dedicato alle azzurre del volley, naturalmente.

di Gianluca Montebelli
Non ho mai amato la retorica ma in questa Italia che va a rotoli, che noi stessi italiani in questo momento schifiamo per tutto quello che non va, per il marcio che ha finito per risucchiarci dentro, per la voglia di fuggire lontano, per lo sdegno che proviamo nel guardare lo sgretolarsi delle nostre certezze, finalmente c'è qualcosa, qualcuno, più di qualcuno in verità, che ci regala sogni, gioie e speranze. E' vero, si tratta di sport, di pallavolo, di un gioco, maledettamente serio, ma pur sempre di un gioco.
Eppure, in questo torbido Medio Evo post-moderno che stiamo vivendo, la azzurre di Bonitta hanno ridestato in me, e credo in tutti coloro che hanno avuto il piacere di seguirle, sentimenti che mi fanno dire con orgoglio: SONO ITALIANO. La vittoria contro gli USA delle nostre pallavoliste è un inno alla voglia di combattere, di battersi, di risalire la china, di sconfiggere la rassegnazione.
Chi da Ravenna, chi da Napoli, chi da Bolzano, chi da Genova, chi dalla Toscana, chi di padre senegalese, chi di nascita al di la dell'Oceano, in un crogiolo che è lo specchio dell'Italia che viviamo tutti i giorni, insieme hanno lottato e stanno lottando per regalarsi e regalarci il massimo possibile e non aggiungiamo altro...
L'estate della nazionale di pallavolo è stata buia, difficile, travagliata, come il periodo storico che sta vivendo l'Italia.
Con le proprie forze e con tanta volontà Bonitta e le sue ragazze hanno saputo trasformare la notte in una splendida alba, senza fuggire, senza abbattersi mai, affrontando e superando le difficoltà.
Un esempio straordinario, una metafora della vita, che indica quello che dovremo fare tutti noi per risollevare le sorti del nostro splendido Paese, rimboccandoci le maniche.
Grazie azzurre per quel che ci avete dimostrato stasera, e per le emozioni che ci regalerete ancora, ma soprattutto per la strada che, forse inconsapevolmente, avete saputo indicarci
FORZA ITALIA SEMPRE E COMUNQUE
(e la politica non centra).

La foto è gentilmente concessa da Fiorenzo Galbiati

mercoledì 8 ottobre 2014

VOLLEY Fantavolley, ordine d'arrivo: 1ª Lega Femminile, 2ª Lega maschile (a 4 mesi)

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/03/volley-la-lega-femminile-lancia-il.html

http://www.corrieredellosport.it/volley/volley_femminile/2014/03/25-355230/Le+donne+giocano+con+il+Fantavolley

Quest'estate, nel mese di luglio, ho pensato di essere vittima di un colpo di sole. Leggo che la Lega maschile di Pallavolo lancerà il Fantavolley, un'idea di quattro ragazzi che accompagnerà la nuova Super Lega. Dopo un momento di stupore mi sono accertato di non essere in un frame di A spasso nel tempo o in uno degli episodi di Ritorno al futuro (peccato, avrei potuto scommettere e sui risultati e pagarmi uno dei tanti odiosi balzelli che Il Premier Renzi ci costringerà a pagare, continuando a dissanguarci economicamente, esattamente come avevano fatto Berlusconi e Monti. Ah, che tempi: nemmeno la politica, come il calcio, ha più le bandiere. Sventolano tutti la stessa: meno euro per tutti...). 
Scusate la divagazione. Insomma, sono andato in bagno a sciacquarmi la faccia, non per esultare come Bonucci fa da anni anche se tutti ci hanno fatto caso solo ieri, ho guardato il calendario e poi per sicurezza ho ripreso un quotidiano del giorno prima e ho controllato la data. Tutto regolare, ero nel presente.
Allora come era possibile che qualcuno spacciasse per novità una cosa che altri avevano inventato, o adottato, comunque abbinato per primi ad un campionato di volley? Bah, non l'ho ancora capito.
Riassunto per chi fosse rimasto disorientato. Sul Corriere dello Sport dello scorso 25 marzo 2014 è uscito in grande evidenza un articolo che raccontava la novità (allora si che era nuova) che la Lega di Pallavolo Femminile si apprestava a lanciare in concomitanza con i play off. E' tutto documentato, allego il link con cui nel pomeriggio, il sito del quotidiano sportivo, propose l'articolo pubblicato nell'edizione cartacea in edicola. Anche su questo modesto blog amatoriale comparve il testo sul Fantavolley femminile (sopra c'è anche il link relativo).
Premesso che l'idea è carina e coinvolgente, sia per il campionato femminile che per quello maschile, non so che male c'era a dire solo che il Fantavolley si sarebbe fatto anche per il campionato maschile. Senza propinare (con la compiacenza, probabilmente interessata, di chi ha finto di dimenticare la realtà regressa) una bugia che ritengo imbarazzante. 
Un'altra anticipazione anticipata insomma. Ma l'unica cosa che conta è che i tifosi possano giocare al Fantavolley. Chisseneimporta se chi l'ha introdotto nel maschile dovesse per caso aver chiesto a chi l'aveva ideata per il femminile informazioni su come funzionava. 
Viva il Fantavolley. Abbasso la Fanta verità. E grazie ancora a tutte e due le Leghe per la pubblicità gratuita alla sottorubrica di questo blog: (fanta) VOLLEY

sabato 4 ottobre 2014

VOLLEY La Pollicina kazaka nel campo dei giganti

Pollicina nella terra dei giganti. Basterebbero le foto per raccontare la storia di Sofia Maria, la mascotte in carne ed ossicini del Kazakhstan, di scena al PalaPanini di Modena La bambina ha soltanto quattro anni ma già una statura considerevole per la sua età. E' la figlia di Tatiana Mudritskaya, opposto del Kazakhstan (il papà è invece cipriota). La bambina detta gli servizi durante la fase di stretching, urla ìizmeneniyeî, ìcambioî in russo, e le giocatrici la seguono.  Sa dare ordini anche in greco e in ucraino e naturalmente gioca anche già a pallavolo. La mamma ha raccontato: "E' particolarmente brava nel bagher, e molto alta per la sua età, speriamo diventi più alta di me che sono 1,95...!" Il papà la marca stretta, costringendola a stare alla larga dal campo. 
"Siamo la prima squadra in ventotto anni di storia del Paese a qualificarsi per la seconda fase di un torneo internazionale" spiega mamma Mudritskaya. Per noi è motivo di gioia e un grande onore, per questo viviamo un'atmosfera di leggerezza, anche con Sofia Maria"

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/10/04-378960/A+4+anni+è+già...in+nazionale+kazaka







mercoledì 1 ottobre 2014

VOLLEY Brenda Castillo, il sexy libero della Repubblica Dominicana

Centosessantasette centimetri di sensualità e un carattere effervescente. Brenda Castillo è il libero della Repubblica Dominicana che stasera affronterà l’Italia nell’ultima partita della prima fase. 
    Le sono bastate poche partite per farsi conoscere ed ammirare anche dal pubblico di Roma, che l'ha indotta a trattenersi a lungo a firmare autografi. La sua maglia gialla attillata che volava ad inseguire ogni pallone valorizza il suo fascino, che va oltre il campo. I lunghi capelli raccolti da forcine e fermagli, l'elastico bianco che cinge la sua "coda di cavallo", unghie laccate di rosso, rossetto a ravvivare le labbra e il piacere di sentirsi protagonista, sotto la luce dei riflettori.

   La sua è una storia particolare. E’ nata a San Cristobal e bene o male, suo malgrado, è riuscita sempre a far discutere, fin da giovanissima, quando c’è stato chi l’ha messa sotto accusa per via di un’età che secondo alcuni non era quella dichiarata. Ma è storia vecchia e sepolta.
Era in Nazionale già a 16 anni. Dotata caratterialmente, non ebbe timori a rispondere a modo suo ai tifosi del Perù che l’avevano contestata.
    Ma non sono state sempre rose e fiori per Brenda, che solo nell’ultimo anno sembra aver finalmente trovato l’equilibrio ideale nella sua vita, che ha avuto momenti difficili, sia sotto il profilo sportivo che in assoluto a livello di esistenza. Anzi, gliene hanno dette di tutti i colori, invadendo anche pesantemente la sua privacy. Sul web girano voci su problematiche varie, sul suo umore oscillante, su quanto diventasse difficile da gestire in certi momenti. E'chiaro che vedendola in campo durante Italy 2014, viene da pensare che se certe cose erano anche vere, ora sono state superate.
   «Ma non la federazione fu tutto un equivoco» dice lei ora facendo capire con un sorriso che ormai conta solo il presente. E che adesso sta bene con tutti e con se stessa. Fu squalificata per un anno adducendo ragioni di indisciplina ed altro, in seno alla squadra. Ma in realtà dopo un mese era di nuovo con le compagne e a quel che è dato vedere, almeno in campo filano che è una meraviglia.
   «Sto bene in squadra, non c’è nessun problema ve l’assicuro. Stiamo giocando un bel Mondiale e spero di riuscire ad arrivare più avanti possibile». Andò all’Olimpiade di Londra dopo aver pensato di perderla per una gravidanza. Lasciò il volley quando seppe di aspettare un bimbo. Era felice, dispiaciuta per dover smettere temporaneamente di giocare ma contenta. Però dopo 23 settimane ci furono problemi e non riuscì a diventare mamma. 
    Il suo allenatore le ha dato un soprannome, Chin Chin, che significa piccola porzione; «Si, è per via del mio fisico sono piccola, mi piace quel soprannome». Beh, Scarlett Johansson, solo per citare una piccola grande diva del cinema contemporaneo, è più bassa di lei.
A 22 anni la ragazza di San Cristobal è già diventata una celebrita nella Repubblica Dominicana, ha vinto premi, ha trovato un ricco ingaggio nel Rabita Baku. Quattro anni fa è diventata cristiana
    E’ stata un’avida lettrice della saga di Harry Potter e ama il cinema, le commedie romantiche. Racconta chi l'ha fotografata al PalaLottomatica nella prima fase dei Mondiali, che ha un feeling particolare per l’obiettivo, se si accorge di essere nel mirino. Insomma, un vero sexy libero.

VOLLEY Dal Brasile alla Turchia, Caterina Bosetti sa viaggiare da sola

Vent’anni non sono uguali per tutti. Caterina Bosetti ad esempio, è un talento precoce e nonostante stia cercando adesso di farsi largo in maglia azzurra, ha già una sostanziosa carriera alle spalle. Quando debuttò in A1 aveva solo 15 anni, sorella minore di Lucia, l’apripista di una famiglia che al volley ha dedicato tutta la vita. Come ormai sanno anche i sassi, il papà Giuseppe è stato ct della Nazionale e ora allena a Roma nel Volleyrò. La mamma Franca Bardelli è stata azzurra di pallavolo, della sorella Lucia si è detto, della minore Chiara già si parla come di una degna erede della tradizione familiare. Ma le tre sorelle hanno anche un fratello, Andrea, che ha 24 anni e che ha preferito gli studi allo sport.
    Caterina gioca schiacciatrice ed è brava sia in attacco che dietro, come ha dimostrato anche domenica quando si è fatta male Antonella Del Core ed il peso della ricezione è ricaduto su di lei e sul libero De Gennaro. L’anno prossimo giocherà in Turchia, nel Galatasaray allenato da Barbolini. Ma prima ha fatto le prove da straniera andandosene per un anno in Brasile, nell’Osasco. 


    «E’ stata un’esperienza importante, ho imparato a stare da sola, a stare con me stessa, a conoscermi di più». 
    Doveva essere il Mondiale delle sorelle Bosetti, invece Lucia si è rotta il ginocchio e la coppia si è separata. Caterina gioca con la maglia numero 16, il numero della sorella, che nel frattempo sta lavorando sodo per tornare a giocare. L’affetto che le lega si scopre anche dai piccoli particolari, come quando Lucia l’ha difesa da critiche che reputa ingiuste: «Come si fa a dire che Caterina non è migliorata? Chi è andato a vederla giocare in Brasile?»
    
Domenica Caterina le ha dato ragione. E si spera che sia solo l’inizio.
«Beh, non sempre capita di vivere un Mondiale. E’ una competizione bellissima, bisogna dare sempre il massimo, ogni giorno e in ogni partita per cercare di arivare alla fine. A Roma è stato bellissimo, sabato c’erano 11.000 persone, emozionante ogni cosa: entrare al palasport, cantare l’inno, fare un punto. Tutto...»
Come giudica questa Italia?
«Penso che abbiamo molto da migliorare, ma siamo sulla strada giusta. Affronteremo squadre toste e il campo ci dirà a che punto siamo e se saremo in grado di giocarcela. Domenica sera ero contenta e triste allo stesso tempo. Penso sia stata una partita importante con la Dominicana, ha fatto vedere che l’Italia non molla mai, che siamo una squadra che gioca anche quando le cose non sono semplici. Abbiamo cambiato tanto la formazione in base alle varie esigenze, però abbiamo dimostrato che l’italia c’è. I cambi possono essere un’arma vincente. Sicuramente. Non credo che tutte le squadre abbiano 14 giocatrici potenziali titolari. E’ un punto a nostro favore. Dobbiamo sfruttarlo»

Terza fase, a Bari. Si comincia contro l’Azerbaigian del bomber di origini uzbeke, Polina Rahimova: 120 punti in 5 partite-
«L’Azerbaigian è squadra che possiamo battere benissimo, come Giappone e Cina. Ha  la Rahimova che è molto forte, passa sopra, è un terminale importante in attacco. Dobbiamo fermare lei per fermare le azere. Il Belgio lo conosciamo bene dall’anno corso. Quest’anno non l’abbiamo mai affrontato, dobbiamo studiarlo. Il Giappone si sa che difende, quando lo affronti sai che è partita tosta, lunga, che non finisce più. Come la Cina, anche se le cinesi rispetto al Giappone sono più forti in attacco. Dobbiamo giocarle tutto in maniera diversa ed esserci sempre. Spero che il pubblico continui a seguirci tanto: è davvero emozionante per noi»


Foto gentilmente concesse da Marika Torcivia

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/10/01-378550/L%27altra+Bosetti+è+uscita+dal+guscio