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lunedì 30 marzo 2015

VOLLEY L'Impavida partorisce grandi idee: ad ORTONA!

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/03/volley-anche-limpavida-si-ribella-io.html


Ecco lo splendido ed efficace poster dell'Impavida Ortona a sostegno della campagna di sensibilizzazione per evitare la chiusura del Punto Nascita presso l'Ospedale di Ortona.

VOLLEY Modena volley deferita per la maglia sbagliata a Latina


 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/03/volley-modena-va-in-bianco-latina-ora.html

 La foto è stata gentilmente concessa da  Marika Torcivia

Leggo sul sito Volleyball.it che la Lega Pallavolo ha deferito la Parmareggio Modena Volley su un duplice fronte. Il deferimento su cui c'è poco da discutere riguarda il fatto, segnalato da questo blog e rilevato dal Corriere dello Sport-Stadio riguarda l'aver giocato la partita di Latina con una maglia di colore identico a quello dell'avversaria, ovvero bianco. Per regolamento noto fin dall'inizio della SuperLega, come ogni anno, Modena a Latina avrebbe dovuto giocare in giallo.


 L'estratto della notizia pubblicata da Volleyball.it
Modena Volley, targata Parmareggio, è stata deferita dalla Lega Pallavolo Serie A.

Una notizia che di fatto è diventata ufficiale perché il club l'ha rilanciata su un proprio canale social.
I motivi del deferimento di Lega sono duplici: il colore della maglia bianca (difforme da quanto previsto) nella trasferta di Modena a Latina (Parmareggio da calendario doveva vestire il giallo, Latina il bianco, la partita invece è stata un triste e indistinguibile monocolore bianco/blù)  e le parole espresse alla trasmissione televisiva locale Barba & Capelli dalla Presidente del Club Catia Pedrini.
Deferimento d'obbligo della Lega a cui ora Modena potrà rispondere presentando una propria difesa sulla base del quale poi il Giudice di Lega potrà emettere o no una sanzione pecuniaria alla società associata al Consorzio dei club.

sabato 28 marzo 2015

ATLETICA & TV La fiction su Pietro Mennea finisce alla...sBARRA

Pietro Mennea - La Freccia del Sud è una fiction che andrà in onda su Rai1 domenica 29 e lunedi 30 marzo. Diretta da Ricky Tognazzi, interpretata da Michele Riondino e Luca Barbareschi. Come talvolta accade, già l'anteprima ha suscitato reazioni e commenti, specialmente tra chi ha vissuto quelle storie ed ha potuto valutare se, sullo schermo, siano finite invenzioni e falsità non banali e semplicemente funzionali ad un riassunto inevitabile, come capita con i film. Luciano Barra, tra i vari ruolo che ha occupato c'è stato quello di segretario della Fidal negli anni di Primo Nebiolo. Mi ha inviato le sue considerazioni sulla fiction, che volentieri pubblico.


Sabato ero nella civile  Madrid (quella si dovrebbe candidarsi ai Giochi Olimpici, non la terzomondista Roma), ed ho letto, anche se solo dal tablet un articolo su Pietro Mennea su Sport Week, aspettando fiction che lo racconterà in TV. “Poi ieri al ritorno a Roma ho avuto modo di leggere e sentire i commenti di molti sulla presentazione del Film su Pietro Mennea avvenuta nel Salone d’Onore del CONI Venerdì sera scorso. Già mi era sembrato “odd” da parte del CONI intitolargli lo Stadio dei Marmi, dove lui non ha mai corso, ora santificare questa fiction  può giustificarsi solo in questo politica di esibizionismo dei muscoli.
 Tra i commenti ho letto: “Ma FIDAL e CONI gliene fecero tante durante e soprattutto dopo l’atletica” .  Da alcuni mesi, da quando è iniziato il battage sul film in uscita, ho avuto modo di leggere continuamente il leitmotiv per cui Pietro è andato forte nonostante gli ostacoli frappostigli dalle istituzioni, qualcuno ha anche citato Nebiolo (anche se nel film – mi si dice - si è avuto il pudore di non citarlo). Da quando è iniziata questa musica io ho provato a sforzare la mia memoria (sai ormai sono sopra i 70)  per ricordarmi gli episodi per cui tutto ciò sarebbe avvenuto. Ho cercato anche di farmi aiutare, come si fa con gli anziani quando gli si mette vicino una badante, ho preso pasticche di fosforo, ho avuto la chance anche di parlare nel viaggio a Praga, per gli Europei Indoor con Stefano Tilli ed ad altri fra cui Sandro Giovannelli, ma ti devo confessare che abbiamo avuto difficoltà a ricordare episodi importanti ed essenziali che confermassero tutto ciò. Al contrario abbiamo ricordato tutte le cose che FIDAL, e CONI; fecero allora per aiutare Pietro, che era a sue spese solo quando dormiva, a casa sua,  a Barletta, quindi quasi mai.
   Il fatto che nessuno si sia alzato per dire il contrario e soprattutto per dire la verità, sta creando una visione distorta della storia di Pietro “durante e soprattutto dopo l’atletica”. Quel che mi stupisce è che dubito che la sua storia sportiva e la sua grandezza come atleta abbiano bisogno di questa interpretazione. I Campioni sono Campioni per quello che hanno fatto nella loro carriera. Hanno avuto delle difficoltà? le hanno superate? Per quello sono Campioni. Ognuno ha la sua storia ed ognuno avrà avuto i momenti felici o meno felici, ma quello che conta è il risultato finale. Voler frapporre alla storia sportiva di Mennea ostacoli inventati non aggiunge nulla alla grandezza dell’atleta, o forse c’è qualcuno che vuole dire che senza quegli ostacoli Pietro avrebbe vinto 5 Olimpiadi?


Le menzogne
 Dopo la proiezione del film, che con grande onestà l’attuale Presidente della FIDAL Alfio Giomi ha definito un “falso storico”, sono venute fuori alcune divertenti interpretazioni sulla storia di Mennea a cui può credere solo chi non le ha vissute o chi è in malafede. La prima è quella sulla scoperta di Pietro e sull’interpretazione che fosse stato Vittori l’unico credergli fin dall’inizio ed a battersi per lui. Basta interpellare Ruggero Alcanterini, suo dirigente all’AICS agli inizi degli anni 70 , per farsi dire da lui le colluttazioni fisiche che ebbe con Vittori che non lo voleva convocare in Nazionale, nonostante un grande risultato fatto a Cava dei Tirreni ed oltre. 

Dopo la presentazione della fiction Ruggero Alcanterini che era in sala ha twittato su facebook la sua opinione.
 


 Altra menzogna ridicola è quella che avrebbe visto la FIDAL, quindi sicuramente Nebiolo, non voler Mennea a Città del Messico alle Universiadi ma obbligarlo invece ad andare a Montreal per la squadra Europea della Coppa del Mondo di atletica. Il tutto solo perché Mennea gli serviva ad una manifestazione della IAAF per la sua ambizione alla Presidenza della IAAF. Doppia menzogna. Nebiolo non aveva figli, purtroppo, ma se un figlio gli dovesse essere stato riconosciuto questo era l’Universiade, da lui inventata e da lui promozionata. Ma è pensabile che Nebiolo non volesse Mennea a Città del Messico ? Quando invece ricordo perfettamente con quale meticolosità fu preparata quella gara con settimane di avvicinamento, vista l’altura ? Altra balla colossale quella che nel 1979 Nebiolo potesse pensare di fare il Presidente della IAAF. Era stato eletto per la prima volta nel Consiglio della IAAF nel 1976 per il rotto della cuffia (ultimo degli eletti) e regnava in sella il neo eletto Adriaan Paulen. La possibilità di candidarsi alla Presidenza della IAAF avvenne oltre un anno dopo, grazie anche al boicottaggio di Mosca, alla elezione di Samaranch al CIO ed al non-Congresso della IAAF nella Capitale Sovietica. Ma comunque non prima del maggio 1981 (come già da me ricordato grazie ad un accordo raggiunto a Parigi durante la Finale della Coppa dei Campioni auspici Samaranch, Dassler e Carraro) si concretizzò la sua candidatura.
 

"Non vedrò la fiction"
 Mi fermo a questi due episodi che mi sono stati raccontati. Non vedrò il film, giustamente una fiction , quindi una finzione,  perché alla mia età non ho voglia di incazzarmi ulteriormente perché quando ciò avviene divento pericoloso. Potrei voler ricordare episodi di quegli anni relativi a Pietro che ho volutamente dimenticato : dall’aggressione a Berruti avvenuta a Formia dal clan di Barletta (leggere il libro di Claudio Gregori e chiedere ad Erminio Azzaro che intervenne a sedare l’aggressione); dal Record del Mondo di Città del Messico (non per il vento); dalla sua decisione “obbligata” di smettere con l’atletica a due mesi dalla vittoria Olimpica in cambio di una Concessionaria FIAT a Barletta, poi fallita, per poi riprendere ad allenarsi altre due volte; alla sua vista al Dr. Kerr (un dottore Americano tipo il Ferrari di oggi) accompagnato da un famoso giornalista, con tanto di iniezione (come scritto su Repubblica dal giornalista stesso) ; alla sua “fantozziana” candidatura alla Presidenza della FIDAL nel 1994 con due delegati su 120 a suo favore. Le avevo dimenticate anche perché in alcuni voli da Francoforte con Mennea, quando lui era eurodeputato , avevo avuto modo di commentarle e lui con grande onestà aveva voluto riconoscere alcuni suoi errori. Ricordo come in quella occasione mi fece un peana su Nebiolo e su quanto lui aveva fatto per l’atletica Italiana e Mondiale e quanto si sentisse la sua mancanza. A dimostrazione di ciò quando nel 2009 organizzai, insieme con il CONI di allora in totale assenza della FIDAL di allora,  i dieci anni della sua scomparsa, Pietro era in partenza quella mattina per gli Stati Uniti, ma volle registrare un suo intervento audio, credo con Andrea Fusco, per ricordarne la sua memoria.


 
 Perché?
 Ma che significato ha oggi attaccare Nebiolo con episodi taroccati quando lui non è in grado di rispondere? Che pessimo gusto.  Sono stati grandi per quello che hanno fatto, pace all’anima loro. Punto e basta altrimenti rischiamo le loro vendette dall’aldilà.
Tanto Primo e Pietro, io lo so per certo, dovunque essi si trovino stanno preparando un’altra gara insieme, beffandoci delle nostre stronzate terrene.
 

            

CINEMA Ho ucciso Napoleone

HO UCCISO NAPOLEONE - Regia: Giorgia Farina. Interpreti: Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Libero De Rienzo, Elena Sofia Ricci, Bebo Storti, Iaia Forte, Thony, Pamela Villoresi.

Sopra le righe, a tratti surreale, ma sicuramente originale. E per un film italiano è già un merito non da poco. Una storia diversa, in cui succedono cose, presentata da un punto di vista non convenzionale ed arricchita da una manciata di caratteriste (a cominciare da Elena Sofia Ricci) che ne delinea l'accuratezza e la riuscita, con dosi di ironia a contrastare l'acidità della protagonista, una Micaela Ramazzotti strappata agli abituali contesti recitativi. E agghindata in maniera tale da risultare stranamente imbruttita, con una acconciatura di capelli che richiama la Angelina Jolie di Maleficent, la recente rilettura cinematografica della Bella addormentata, Una cattiva che risulta anche vittima.
Apprezzabile il tentativo di uscire dai clichè della commedia, di raccontare qualcosa di differente toccando temi e situazioni ormai abituali in un ribaltamento dei ruoli che non si esaurisce. Una storia che avrebbe tranquillamente potuto essere raccontata dal cinema americano, raccogliendo consensi per la scelta e la simpatia delle caratteriste di contorno.
Micaela Ramazzotti è antipatica in modo convincente, Adriano Giannini e Libero De Rienzo si rimpallano ruoli e sfumature del niente è come sembra. Qualche passaggio contestabile (come ci si può permettere quella sala di ospedale o clinica che sia proveniendo da quel contesto di disoccupazione? Ha pagato la manager che non ha più nemmeno carte di credito attive?) ma il film merita un ampia sufficienza. Ah, cosa c'entra Napoleone? Niente, è un pesciolino pretesto per un titolo che resti in mente...

giovedì 26 marzo 2015

SOCIETA' Quando si scrive in un italiano aBARRACCIUato

Ormai capita spesso di veder calpestata la grammatica e la povera lingua italiana, sui social e nei discorsi verbali. Non si può non segnalare lo spunto che ha offerto il tweet di Francesca Barracciu, che per quanto incredibile possa sembrare leggendo ciò che ha scritto, è sottosegretario proprio alla cultura. Non so se in realtà fosse stata scelta per la... coltura, di sicuro avrebbe bisogno di un risveglio muscolare della lingua italiana. Nello scambio di tweet con l'attore Alessandro Gassman ha scritto: "Chiarirò tutto a fondo. Lei, intanto che impara a fare l'attore, può evitare far pagare biglietto cinema per i suoi "film"? Grazie".
Intanto che impara, avete letto bene. Non mentre impara. 
Ho avuto modo di rendermi conto che anche tra i neo laureati non si sanno concordare le preposizioni, si scrivono i mesi con la lettera maiuscola a sproposito, si mettono le virgolette quando non si dovrebbe. Comunque, tornando alla Barracciu,... intanto che impara a parlare italiano, se è questo il suo livello culturale... cambiamo in fretta sottosegretario.

martedì 24 marzo 2015

ATLETICA Il sogno olimpico di Castrucci: «La maratona 2024 al Colosseo»


http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/atletica/2015/03/24-401960/Castrucci%3A+Sogno+la+maratona+di+Roma+2024+al+Colosseo

Roma ha davvero una maratona unica al mondo, e lo ha confermato in una domenica caratterizzata da un clima invernale che ha indotto perfino Papa Francesco a spendere parole di elogio salutando «con affetto i maratoneti, molto coraggiosi». Tempi alti? Ma chissene importa canterebbe il maratoneta Gianni Morandi. La città ha gradito e partecipato, dopo dieci anni due azzurri sono tornati contemporaneamente sul podio (Chatbi e la Toniolo), Pertile si è piazzato quinto, Calcaterra ha centrato il suo piano correndo due volte e arrivando con l’ultimo. 




Enrico Castrucci, presidente del Comitato organizzatore, il bilancio alla fine è stato positivo?
«La maratona di Roma è riuscita a sconfiggere il maltempo anche stavolta. La corsa si è mantenuta negli standard di grande attenzione e stima, nel freddo e con la pioggia. Il saluto del Santo Padre è motivo di enorme soddisfazione. E’ stata una gara complessa ma di qualità, viste le condizioni. Tanti atleti hanno fatto il personale. Ormai tutti sanno che esistiamo, la nostra maratona è conosciuta in tutto il mondo».

Il successo di una maratona non può misurarsi solo sul tempo del vincitore, giusto?
«Abbiamo sempre cercato di trovare nuovi campioni e di lavorare per alimentare la cultura dello sport. Abbiamo dato un input al movimento italiano: si fatica ad emulare i risultati del passato ma sappiamo che molti giovani ci sono e si preparano. Sono contento per Chatbi e la Toniolo. Il loro podio dà continuità alla speranza che altri giovani atleti italiani possano iscriversi a Roma e raggiungere risultati, come Baldini, Fiacconi, Pertile»  

E’ una maratona che sa coinvolgere la città.
«E’ costruita da tante basi associative della città; agli eventi concomitanti partecipano scuole, anziani, progetti speciali. Associazioni che lavorano per l’aggregazione, nella solidarietà, nella costruzione dei giovani, al charity program».

All’estero la tv ha rilanciato immagini splendide di Roma e della maratona, grazie alle riprese spettacolari dall’elicottero.
«Beh, monumenti a parte, la Maratona di Roma ha un prestigio internazionale. La nostra produzione televisiva, con le immagini trasmesse dalla Rai con la regia di Roberto Gambuti, hanno unito il gesto atletico e la cultura». 

E’ stata una corsa da valutare con occhi diversi, ridimensionanto il cronometro.
«Non voglio essere in ostaggio di chi valuta una maratona solo dal riscontro cronometrico. Roma e le sue strade sono particolari, non è semplice per via dei sampietrini e negli ultimi due anni delle intemperie. Ma c’è uno scenario unico. Sempre più vuole diventare la maratona che scopre i talenti, puliti, non dopati. La gara che porta fortuna a chi crede nella corsa di lunga distanza. Roma non vuole essere messa tra le maratone che esigono assolutamente i record, senza tenere conto del rispetto totale e assoluto delle regole. Non vogliamo avere l’assillo di metterci in competizione con chi ha bilanci 20 o 33 volte il nostro...».  

Costa molto allestire un cast da record mondiale?
«Almeno un milione e mezzo di euro. A chi ci dice che mancano i risultati rispondo che quando eravamo terzi al mondo nessuno se n’è accorto e l’ha sottolineato. Siamo sempre andati oltre, penso che si dia troppa importanza al dato cronometrico. Noi siamo sempre stati puliti e corretti e il nostro percorso misura il giusto. Mi ha fatto piacere il terzo posto di Chatbi: ha riconosciuto gli sbagli e ha il diritto di avere un’altra chance. E’ un atleta recuperato dopo la maratona di domenica e se vuole lo reputo già iscritto per l0anno prossimo». 

Perché Roma piace tanto e resta nel cuore degli atleti?
«Roma ti fa sentire nella storia, non si sente più la stanchezza, la fatica. C’è un’organizzazione seria e professionale, pronta ad incoraggiare qualsiasi tipo di prestazione. Ringrazio  particolarmente Pertile e confesso che se non fossimo legati alle regole Iaaf per ottenere la Gold label, probabilmente ispirate dai manager dei grandi atleti, farei una gara solo con i giovani di tutto il mondo, con particolare attenzione per gli italiani» 

L’organizzazione ha superato anche quest’esame.
«Una fiction, un film, tre documentari, i progetti speciali. Ma sono un perfezionista e anche se il secondo anno di pioggia ci ha permesso di confermare che siamo in grado di affrontare ogni tipo di situazione, desideravo il sole. Purtroppo non ci ha aiutato lo sciopero dei controllori di volo, c’era allarme per le tensioni internazionali del momento e molti stranieri hanno rinunciato. Tengo a ringraziare in particolare il Prefetto di Roma e tutte le Forze dell’ordine. Una trentina di agenti hanno corso, nelle postazioni c’era personale in borghese».

C’è vicinanza con le istituzioni, anche in tempi difficili?
«Un evento di questo tipo non è possibile se non concerti l’impegno con le istituzioni, il 2015 ha avuto come elemento determinante il calore del sindaco e l’impegno quotidiano con noi dell’assessore Masini. A loro va il nostro immenso ringraziamento. Oltre che a tutte le aziende che ci hanno supportato».  

E’ vero che la prossima edizione sarà legata al Giubileo nella denominazione?
«Speriamo di poter ottenere la possibilità di farlo, non dipende da noi ma lo stiamo chiedendo»

Roma 2024, se ci sarà l’Olimpiade sarà naturale chiedervi di organizzare la Maratona dei Giochi. Sareste pronti?
«Nessuno ci ha ancora mai chiamato o ce l’ha chiesto, non dipende noi».

Ma se toccasse a voi?
«Come sempre ci faremmo supportare da tutte le società podistiche di Roma, loro stessi sarebbero attori di questo evento. Un percorso a Roma strategico non può che entrare nel cuore di alcuni panorami unici: Colosseo, San Pietro e gli altri luoghi di culto, ripercorrendo le piazze storiche che sono la base della maratona di Roma di sempre. Ci si ricorda ancora di Bikila all’Arco di Costantino molto più che di altro»

Ma un traguardo al Colosseo c’è già stato nel 1960. Per far meglio bisognerebbe... entrarci.
«Sì, lo sappiamo bene. E’ quello che vorremmo. Ci stiamo lavorando e siamo fiduciosi...».

SCI 40 anni fa il leggendario slalom parallelo Thoeni-Stenmark


http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/sci/2015/03/24-401953/Sci%2C+il+duello+parallelo+di+Thoeni+e+Stenmark+nel+1975
 

Il duello ha compiuto ieri 40 anni. Il “Mezzogiorno di ghiaccio” della Val Gardena che lo sci italiano e mondiale non potrà mai dimenticare, un western tra due campioni delle montagne, senza pistole e cappellacci da cow boy, con gli sci da due metri e gli “zucchetti” a tener calde teste e cervelli messi a dura prova dalla tensione.

    Gustavo Thoeni contro Ingemar Stenmark, in uno slalom parallelo passato giustamente alla storia dello sport. Due assi della neve dai destini paralleli, rappresentati mirabilmente dalla sfida del 23 marzo 1975, che richiamò quarantamila persone ad Ortisei e tenne circa venti milioni di italiani incollati davanti alla tv.
    Gustavo era di Trafoi, una frazione del comune di Stelvio, provincia di Bolzano: Ingemar di Joesjo, svedese di Lapponia trasferitosi da bimbo a Tarnaby. Gustavo aveva 24 anni e già un grande passato vincente alle spalle, Ingemar aveva appena compiuto 19 anni e un luminoso futuro davanti. Entrambi lanciati dal Trofeo Topolino, scoperti e valorizzati da Ermanno Nogler (che poi avrebbe seguito lo svedese per tutta la carriera, ritirandosi con lui). Quella domenica passato e futuro smisero di avere valore, contava solo il presente. Il grande campione e l’astro nascente, giovani di poche parole e tanta sostanza. C’erano tre campioni in corsa per la Coppa del Mondo: Thoeni, Stenmark e l’austriaco Klammer, fuoriclasse della discesa. E c’era la novità dello slalom parallelo che metteva gli sciatori a confronto diretto, regalando un impatto visivo diverso rispetto alle abituali emozioni riservate dalla lotta esclusiva contro il tempo, gli sciatori che vengono giù tra i paletti e i numeri che scorrono sul cronometro a sancire il verdetto.
     Per capire come fu vissuta quella fantastica sfida, bisognerebbe calarsi nella realtà degli anni ‘70, con l’Italia che anche grazie ai successi della “Valanga azzurra”, come fu chiamata la squadra italiana dello sci, aveva scoperto lo sci, sia in senso agonistico e sportivo, che come occasione di sviluppo economico, con le settimane bianche nei luoghi turistici che divennero sempre più a portata di più ampie fasce di popolazione.
E poi si sa come sono gli italiani, veder vincere piace e si diventa tutti tifosi. Thoeni, a dispetto del suo italiano che invitava a nozze gli imitatori dell’epoca, era diventato una bandiera. Quando gareggiava in Coppa del Mondo, con la prima manche mattutina, nei licei molti custodi avevano il compito di ascoltare i notiziari sportivi in radio e poi relazionare gli studenti che facevano la processione chiedendo: «Che ha fatto Thoeni?».
     Insomma, quello slalom parallelo fece il boom di ascolti in Tv: addirittura venti milioni di telespettatori. Tutti davanti al piccolo schermo, con le immagini in bianco e nero dei duellanti, a tifare per Gustav (la o italianizzante fu aggiunta strada facendo) che inseguiva la sua quarta Coppa del Mondo, la sfera di cristallo. Dei tre aspiranti alla coppa, appaiati con 240 punti in classifica, uno uscì subito di scena: Klammer, saltato già nel primo turno. Ma Gustavo e Ingemar avanzano verso l’atto finale. Lo svedese rischia di sciupare tutto inforcando nella gara con il polacco Bachleda: un passaggio da moviola che alla fine vede assolto Ingemar, con il ct azzurro Cotelli che sportivamente accetta il verdetto.
   I duellanti in cima alla pista per la prima manche. Schizzano dai cancelletti all’unisono, Thoeni all’intertempo ha un leggero vantaggio, ma Stenmark non cede, tiene ma non si accontenta di perdere con distacco minimo per puntare tutto nella seconda manche. Ci dà dentro, forza il suo slalom, recupera ma alla terz’ultima porta paga dazio, inforca e cade: la sua corsa finisce lì. Gustavo Thoeni ha vinto, la quarta Coppa del Mondo è sua. Gli italiani esultano, in Val Gardena e davanti alla tv.
    Gustavo Thoeni ha avuto modo di ricordare l’enorme tensione di quella giornata e di ammettere: «Quando lui uscì provai un senso di liberazione. Avevo paura di vivere un incubo perdendo la Coppa all’ultima gara, invece realizzai il mio sogno». Come immediato premio, inoltre, l’annuncio della moglie Ingrid, che gli rivelò di essere in dolce attesa della figlia Petra. 

domenica 22 marzo 2015

VOLLEY Boy League maglia unica: stavolta è rosso

Senza parole, non c'è più nemmeno la voglia di commentare. 
Un insospettabile talpa segnala l'ennesima perla di questo povero volley che ne combina di tutti i colori, a tutti i livelli. E' chiaro che la valenza di una Boy League, senza telecamere è ben diverso da quella della SuperLega. Ma quel che fa riflettere è che evidentemente certe tematiche, sia pure semplici e banali, non sono recepite nel modo adeguato.
Ricordo che quando si giocava a calcio nel quartiere, da ragazzi, si andava sempre con una maglia bianca di riserva nella borsa, così se l'avversario aveva maglia simile, si era in grado di cambiarla per dvertirci di più e non confonderci. Dalla Junior League 2014 alla Boy League 2015: l'anno scorso in Junior League una finale con due squadre in maglia nera, oggi a Cesenatico i "signorini" in rosso: Ravenna e Trento in campo nella finale per il 3° posto, con la stessa maglia, come se fosse un allenamento. 
Il tutto ad una settimana dallo schifo di Latina in SuperLega, dove Modena si è presentata in maglia bianca invece che in giallo, e dove la Top Volley del vicepresidente di Lega Falivene, incurante di tutelare ciò che avrebbero visto gli spettatori e dell'immagine generale, anche della Lega, rifiutò di far indossare la seconda maglia verde ai suoi giocatori. Risultato: due squadre in bianco. Sono aperte le scommesse. quale colore sarà interessato alla prossima figuraccia? Blu, azzurro, giallo, verde?

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/03/volley-modena-va-in-bianco-latina-ora.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/05/pallavolo-li-vedo-neri.html 

  http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/10/volley-il-campionato-rosa-va-in-bianco.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/11/volley-soverato-e-caserta-in-tv-con.html 


venerdì 20 marzo 2015

ATLETICA Pertile torna a correre a Roma: «11 anni fa, una giornata indimenticabile»


 
Sono passati undici anni ma Ruggero Pertile non ha dimenticato quella domenica del 2004: corse in 2h10’12 e vinse la Maratona di Roma. 
«Certo che me la ricordo bene. Quella giornata mi è rimasta dentro, mi ha lanciato come maratoneta, mi ha fatto capire che quella poteva essere la mia strada, che avrei potuto fare qualcosa di buono»
Ma è vero che correre a Roma ha un significato particolare?
«Roma è la Capitale, è una maratona molto bella, ci si annoia di meno, i chilometri passano più in fretta correndo in quello scenario. Le grandi maratone, e Roma lo è, hanno un fascino particolare»
Il 40enne maratoneta padovano di Camposampiero, domenica starà molto attento a non farsi tradire dal ritmo elevato che le lepri imporranno inizialmente con l’obiettivo di passare a metà gara in 63 minuti.
«Sto bene, ho lavorato in due periodi in Kenya, ma non farò un passaggio azzardato. Cercherò di tenere il mio ritmo, per transitare alla mezza maratona intorno ai 65 minuti, puntando a chiudere in 2h11’»
Alla sua età ha imparato a non pensare troppo a lungo termine, anche se il sogno di partecipare all’Olimpiade di Rio 2016 è un propellente efficace. La Fidal ha adottato criteri di qualificazione che possano consentire a marciatori e maratoneti di programmasi.
«Negli ultimi periodi non ho avuto problemi, forse perchè ero rimasto solo io... Ora giustamente bisognerà lasciare spazio. Mi piacerebbe tanto arrivare alle Olimpiadi, aiutare questi giovani. Corro a Roma poi se tutto va bene i Mondiali di Pechino, quindi eventualmente si vedrà. Non sono piu un ragazzino, se ci sono le condizioni è meglio. Certamente allenarmi con un giovane in piena crescita come Meucci dà grandi stimoli, penso sia a me che a lui». 
Dopo i periodi d’oro della maratona azzurra, non c’è stata più abbondanza...
«Ora si sta muovendo qualcosa. Ma è diventata anche un’altra maratona. E’ una specialità diventata più dira e difficile da quando i talenti africani hanno capito che è attività remunerativa, che dà sbocchi economici per uscire da un ambiente di fame. Ci sono fiumi di ragazzi che vogliono correre e dai tecnici anche italiani hanno imparato la tecnica, si alimentano meglio». 
Hanno scoperto anche la via del doping...
«E’ una piaga. Evidentemente ha preso piede. Sanno come fare ma devono stare attenti. Il professor Rosa ha comprato una macchina per testare gli atleti che segue. Sarebbe un danno d’immagine per cui cerca di controllare. Io la tentazione di doparmi non l’ho mai avuta: ho fatto lo sport perchè è la mia passione e ho sempre cercato di dare il massimo con le mie forze. Dietro queste persone c’è chi spinge, un businness, non penso ci sia solo l’atleta»
E’ più semplice correre stando nel gruppo che tira o procedere col proprio passo?
«Se puoi correre con qualcuno è meglio, avere un riferimento davanti è importante. Puoi avere lo stimolo di andare a prendere qualcuno e può aiutare. Correre in gruppo è più facile ma ci sono i pro e i contro. Se il ritmo è esagerato più regolare sei e meglio è»
Giorgio Calcaterra domenica proverà a correrla due volte, che ne pensa?
«Beh, lui deve prepararsi per fare la 100 km, non cerca la prestazione. E’ una bella cosa»
A lei sono sempre piaciute le lunghe distanze?
«Sì, ero portato, fin da bambino. Quando correvo più a lungo mi sentivo meglio, non avevo cambio di ritmo. Cominciai a 8 anni, feci tutte le specialità, poi cross e pista. Quando corro mi sento bene. Negli ultimi tempi a volte mi pesa. Ma lavorare è più difficile, non cambierei la corsa con niente» 
L’ultimo pensiero è per i 42 maratoneti sempre presenti a Roma.
«I senatori! Sicuramente anche loro hanno questa passione sono molto bravi, lavorano, corrono ed è uno stimolo per star bene. Dimostrano che la maratona può essere alla portata di tutti»

giovedì 19 marzo 2015

ATLETICA Calcaterra: «Una vita di corsa nella mia Roma Capoccia»

http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/atletica/2015/03/19-401269/Calcaterra%3A+%C2%ABCorrendo+sono+un+uomo+migliore%C2%BB

 A volte i miti hanno il cuore semplice, guardano e si fanno guardare con gli occhi della semplicità, non volano tre metri sopra il cielo ma camminano, anzi corrono, terra terra, verrebbe da dire giocando sul nome di Giorgio Calcaterra, per chi crede al destino del nome.
Enrico Castrucci, il presidente del Comitato Organizzatore della Maratona di Roma, non ha usato mezzi termini per definirlo.
 «E’ il più grande campione romano del podismo. E sapete perchè è un mito? Perchè è genuino, trasparente. E’ campione ma non ha dimenticato la base, il suo calore, la sua passione per la corsa hanno una valenza culturale. Ed è un paladino della lotta al doping. Ha deciso di tentare questo progetto di correre due maratone una dietro l’altra e noi siamo con lui. Aiutarlo a completare anche la seconda corsa, con le strade capitoline nel frattempo riaperte al traffico è una grande sfida per le nostre capacità organizzative»
Giorgio Calcaterra è romano de’ Roma, nato a Trastevere, nel cuore della cultura cittadina.
«Papà romano, nonno romano. Mi sento romano in tutto e per tutto. Sono nato a Trastevere e vivo a Monteverde, vicino a Villa Pamphilj. E guidando per anni il taxi questa città me la sono girata tutta»
Quando gli si deve dare un’etichetta è quasi d’obbligo ricorrere al titolo di un celebre album di Bruce Springsteen, “Born to run”, nato per correre.
«Sì, ma il suo era un altro correre. A me piace la corsa, è il mio sport preferito, anzi il gioco che amo di più. E sapete cosa vi dico? La corsa rende migliori le persone. Quindi potrei dire che corro per essere un uomo migliore»
A proposito di musica e canzoni, le piace la canzone romana? Ce n’è una in particolare che non ha dimenticato?
«La canzone che forse ho amato di più è stata “Roma Capoccia” di Antonello Venditti: “Vedo la maestà der Colosseo, vedo la santità der Cuppolone...”E poi mi è sempre piaciuto molto Lando Fiorini, tutte le sue canzoni più famose. Io abitavo a Trastevere, dove c’era il Puff, me lo fece scoprire mio padre»
Col suo taxi e a piedi ha imparato a conoscere ogni strada, ogni scorcio della città. Quale è il suo posto prediletto di Roma?
«Il Colosseo, senza dubbio»
Qualche anno fa si era bloccato per via di un’ernia del disco. Le ore passate sul suo taxi per le strade sconnesse della Capitale, tra buche e sampietrini, avevano intaccato la sua integrità fisica.
«Avevo temuto il peggio. Fissai perfino la data dell’operazione, comprai una cinta per sostenermi, prendevo antinfiammatori. Lì per lì stavo meglio, ma poi il dolore tornava, allora ho cominciato a guidare meno e a correre di più, ho addirittura fatto due maratone, non dico che il dolore era sparito ma sono stato meglio. Ho disdetto l’operazione, non ho più preso gli antinfiammatori e ho cominciato a pensare che forse sono nato per correre. Magari sembrerà assurdo, ma in quella fase correre fu l’unica cosa che mi faceva star bene. Insomma, altro che nuoto e ginnastica posturale: io per stare bene devo correre»
Ora si è preso una pausa dalla sua attività di tassista, ha dato in gestione la licenza per un anno, dedicandosi solo alla corsa. Giorgio, come nasce questa idea delle due maratone consecutive?
«Il messaggio che vorrei dare è che tutti possono correre la maratona. Spero di chiudere la maratona ufficiale tra i primi venti o trenta, tra le 2 ore e mezza e le 2 ore e 40 e poi se starò bene, dopo cinque, dieci minuti di pausa, il cambio di maglietta e uno spuntino, ripartirò per accodarmi agli ultimi gruppetti, incoraggiarli, incitarli. E poi arrivare con loro al traguardo, anche se correre a ritmi lenti può creare problemi. Questo progetto un po’ è preparato ma sarà anche molto improvvisato, non faccio programmi troppo precisi, dipenderà dalle situazioni del momento. Troppa gente critica chi corre...piano. Io non sono d’accordo: anche quella è corsa. E con questa mia idea voglio dimostrarlo praticamente. Se io riesco a correre due maratone consecutive vuol dire che chiunque, munito di certificato medico, può finirne una»
Difficile anche ipotizzare una tattica di..doppia corsa.
«Nelle 100 chilometri parto piano, ma dovrò cambiare tattica perchè la prima maratona la farò normalmente»
A tavola come ci si prepara ad una faticaccia del genere?
«La sera prima molti carboidrati, anche mezzo chilo di pasta, due piattoni in bianco, olio e parmigiano come piace a me. Poi la mattina a colazione tè e fette biscottate con marmellata. Non si può mangiare troppo prima della gara»
Di corsa per le vie di Roma, la prima volta nel 1982, anno della primissima Maratona di Roma.
«Avevo 10 anni, feci la non competitiva e quel giorno nacque il mio amore per la corsa. Mio padre mi vide felice e contento, come non succedeva quando finivo calcio o nuoto. Non mi vollero far correre da ragazzo la maratona perchè sostenevano facesse male e io appena compiuti i 18 anni la feci subito, per puntiglio. Alla fine ero stremato, mi andai a cambiare in macchina e...mi addormentai. Mi sveglio papà, bussando al finestrino»
Ha qualche rimpianto per non aver provato ad essere un maratoneta da Olimpiadi o Mondiali?
«Forse un piccolo rammarico c’è. Avrei dovuto lasciare il taxi e dedicarmi solo alla corsa...Ma sono contento anche di quello che ho fatto»
L’uomo tranquillo sale di tono quando si parla di doping.
«Un dopato resta un dopato per sempre. Ci vorrebbe maggior severità perchè doparsi è un reato che dovrebbe portare in prigione. Io corro da 33 anni allenandomi due volte al giorno: il mio doping è la passione per la corsa. Uno sportivo dovrebbe essere leale. E non si può nemmeno più dire che uno è pulito solo perchè non viene trovato positivo all’antidoping: ricordiamo cosa è successo con Armstrong...»


lunedì 16 marzo 2015

VOLLEY Modena va in bianco a Latina. Ora la Lega dovrà multarla

 http://www.corrieredellosport.it/volley/a1_maschile/2015/03/16-400694/SuperLega%2C+Modena+e+Latina+in+campo+con+la+maglia+bianca!
Roba da non credere. Sembra incredibile, ma dopo anni e anni di gaffe e polemiche, di scuse imbarazzate e imbarazzanti, periodicamente c'è chi ricade nello stesso errore, dimostranto una superficialità irritante, non degna di uno sport che vuole essere professionistico o quasi. 
A Latina ancora una volta si è dovuto assistere, in SuperLega, a una partita con due squadre che hanno giocato con le maglie dello stesso colore. Potete verificare nelle foto gentilmente concesse da Fiorenzo Galbiati e Marika Torcivia, che ringrazio. Al PalaBianchini la capolista Modena è andata in bianco, in tutti i sensi: è stata sconfitta ed ha giocato in maglia bianca, stesso colore adottato dalla Top Volley.
Proprio per fronteggiare questo atteggiamento deleterio, che in passato ha portato addirittura in tv partite monocromatiche, la Lega Pallavolo ha varato un apposito regolamento che assegna fin dalla prima giornate e fino all'ultima gara di regular season, le maglie (o meglio i loro colori) in base all'identità cromatiche che le varie squadre presentano a inizio stagione. 

Quindi ogni club, per ciascuna partita, che con che maglia dovrà presentarsi in campo. Nonostante ciò, la Parmareggio Modena è scesa in campo in maglia bianca, e non con la divisa gialla come avrebbe dovuto. Sotto potete vedere il dettaglio della giornata, partita per partita, maglia per maglia. Peccato che anche Latina abitualmente, in casa, gioca in bianco. Con pantaloncini blu. Lo stesso colore dei pantaloni di Modena. 
Purtroppo, nonostante i vari casi accaduti negli anni scorsi e le raccomandazioni della Lega, oltre che il regolamento di pertinenza delle società, nemmeno gli arbitri hanno trovato da eccepire. Sarebbe stato in loro potere, accorgendosi di quanto stava accadendo, di chiedere a Latina di utilizzare la seconda divisa, di colore verde. 
E non vale accampare la scusa del regolamento: un arbitro dovrebbe semple applicare la regola del buon senso e della logica. Sarebbe stato applaudito. Tutto ciò, fermo restando la responsabilità di Modena. Inevitabile, alla luce di quanto annunciato in passato, che la Lega decida di multare la Parmareggio Modena per il suo comportamento. 
Tra l'altro, in caso di problemi, sarebbe bastato chiedere in anticipo a Latina di cambiare la sua divisa. Giocando in casa, non penso che avrebbe avuto grandi difficoltà ad accontentare la Parmareggio Modena.
 Altri link sullo stesso argomento:
 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/05/pallavolo-li-vedo-neri.html

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/10/volley-il-campionato-rosa-va-in-bianco.html

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/11/volley-soverato-e-caserta-in-tv-con.html

In occasione della Coppa Italia avevo ironizzato sulle tifoserie, in maglia gialla sia i modenesi che i trentini. Non credevo che sarebbe accaduto anche ai giocatori...
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/01/fantavolley-tutti-in-giallo-multate-le.html 
 

IL REGOLAMENTO DELLA LEGA
fin dalla prima giornata le squadre (e gli arbitri...) sanno con che colore di maglia devono scendere in campo

SuperLega 23a Giornata 10a Ritorno
15 marzo 2015

Top Volley Latina

Modena Volley

CMC Ravenna

Calzedonia Verona

Sir Safety Perugia

Cucine Lube Banca Marche Treia

Exprivia Neldiritto Molfetta

Copra Piacenza

Energy T.I. Diatec Trentino

Altotevere Città di Castello sansepolcro

Revivre Milano

Vero Volley Monza

venerdì 13 marzo 2015

VOLLEY Anche l'impavida si ribella: Io voglio nascere ad Ortona

http://www.corrieredellosport.it/volley/2015/03/13-400389/L%27Impavida...+vuole+nascere+a+Ortona


ROMA Scavi Acea aperti in via Trionfale ma non sempre si lavora...

Per l'ennesima volta l'asfalto di via Trionfale è violato dai lavori di turno spesso e malvolentieri in questo tratto di strada, tra Piazza Monte Gaudio e largo Cervinia. Stavolta si tratta dei lavori dell'Acea, che pare causeranno anche giornate di interruzione di corrente elettrica (ma non ci sono ancora stati avvisi agli abitanti della zona).Due stranezze a latere di questi lavori. La prima è che in una normale mattinata non festiva, come quella di venerdi 13, non c'è nessuno a lavorare in un tratto che ha ancora scavi aperti, alternati con tratti dove è stato ricollocato alla bell'e meglio asfalto ovviamente sporgente e non livellato. Ma sicuramente ci sarà un valido motivo...
La seconda è che è stato istituito un tratto di divieto di sosta a partire dal giorno 9 marzo, senza che siano effettivamente cominciati dei lavori, che si suppone al massimo possano avere inizio lunedi 16 marzo. Una settimana di inutile disagio in una zona dove non si parcheggia facilmente, poteva essere evitata. Non solo, in tal modo i consueti camion e mezzi vari in doppia fila sono ancora più invadenti sulla carreggiata.







lunedì 9 marzo 2015

ATLETICA Italia, un popolo ormai abituato a fare... i salti



Dopo le medaglie d'argento vinte da Alessia Trost e da Silvio Chesani agli Europei indoor di atletica, a Praga. 
Dice: ma come mai prima l'Italia era un Paese di maratoneti e adesso è diventato un Paese di saltatori in alto?
Beh, prima il popolo italiano andava di corsa, da qualche anno con la crisi economica e politica, gli italiani hanno dovuto abituarsi a fare i salti... mortali. 
Per arrivare a fine mese, per cercare di sopravvivere, per non farsi schiacciare dalle preoccupazioni per il futuro proprio e dei propri figli.

Foto Fidal/Colombo

VOLLEY & SOLIDARIETA' I primi 100.000 euro dell'Associazione Sintini

«Lo abbiamo fatto insieme!». Jack Sintini con soddisfazione ha potuto annunciare che il sostegno dell’Associazione Giacomo Sintini alla ricerca medica contro il cancro ha raggiunto quota 100.000 euro. Con la donazione di 50.000 euro consegnata al professor Brunangelo Falini si acquisterà un macchinario che classifica con precisione i vari tumori del sangue.
Il sostegno dell’ Ass. Giacomo Sintini alla ricerca medica contro il cancro raggiunge quota 100.000 euro.
Grazie di cuore! La generosità e l’impegno di tutti noi hanno portato oggi al raggiungimento di un altro importantissimo traguardo.
La donazione, di 50.000 euro, consegnata al Prof. Brunangelo Falini servirà  all’acquisto di un macchinario capace di classificare con estrema precisione i vari tumori del sangue. Conoscere la malattia più a fondo permetterà cure più mirate, con risultati più efficienti ai fini della guarigione.
Sempre più uniti, al fianco di chi soffre!!! #forzaecoraggio

sabato 7 marzo 2015

SPORT e SOCIETA' Altro che convenzioni: lo sport a scuola? Respinto!

http://www.corrieredellosport.it/volley/2015/03/07-399514/Volley+Scuola%2C+Guerra+per+lo+sport+al+Gullace+Talotta
Impiegate qualche minuto del vostro tempo per leggere il servizio pubblicato dal Corriere dello Sport e dal Corriere dello Sport.it (basta cliccare sul link allegato)
Vale più di cento annunci bugiardi che raccontano di come lo sport sia entrato nella scuola. Forse a livello di intenzioni ministeriali. Nella pratica c'è ancora un esercito di professoresse e professori dell'altro secolo, di mentalità ristretta a cui nemmeno un corso di aggiornamento annuale farà capire che la scuola deve essere altro per i ragazzi.
E quando le accuse arrivano dagli stessi professori che giorno dopo giorno si fanno il sangue amaro dovendo combattere ignoranza e pregiudizi di chi istituzionalmente dovrebbe invece insegnare a vivere, dovrebbe fornire gli strumenti per affrontare le difficoltà del mondo di oggi. Nel caso non se ne fossero accorte, queste pseudoprofessoresse, la vita va ben oltre le loro spesso isteriche matite rosse e blu, che non si sa nemmeno più a cosa debbano preparare, considerata la china che ha preso il mondo e la spaventosa disoccupazione che frustra le aspettative di vita dignitosa di generazioni di studenti.
Un intellettuale fuori dalla realtà, non serve a nulla, nemmeno alla scuola. Qualcuno abbia il coraggio di spiegarlo a brutto muso se necessario, a queste antiquate professoresse.

venerdì 6 marzo 2015

CALCIO La lezione Viola e i soliti difetti della Juve

Anche quest'anno la Coppa Italia resterà un obiettivo stregato per una Juventus che pure con Allegri al timone, dimostra di non riuscire a correggere i suoi difetti, pecche con le quali è nata e cresciuta e che le hanno impedito di raggiungere tutti i traguardi che il suo valore globale le avrebbe consentito, soprattutto se riferite alla qualità delle avversarie (almeno una Coppa Italia e una Supercoppa lasciate malamente agli avversari). 
Ma se in campionato alla fine le differenze non possono non emergere, con buona pace di "Rodi" Garcia e di chi invece di ammettere i difetti preferisce attribuire ad altro le ragioni degli insuccessi, nei confronti senza appello leggerezza, irritante presunzione e cattive abitudini si pagano...Salahte.
 Dà fastidio leggere che la Coppa Italia è un obiettivo per la Juventus e poi vedere in campo le scelte compiute dal tecnico. Sul fatto che la Fiorentina fosse la squadra più in forma del campionato (insieme con il Torino ma con una qualità individuale superiore) non credo si potessero nutrire dubbi. Non dico che Allegri abbia schierato la Juve B, perchè in questo periodo anche la Juve A non sta esprimendosi certo al meglio, ma rinunciare alla spinta di Lichtsteiner o Evra, ad esempio non penso sia stata una buona mossa. E non arrivo a chiedermi perchè sia stato ripreso Matri, al quale non viene mai fatto vedere il campo.
Sarebbe bastato spingere in rete uno dei due palloni creati nei primi cinque minuti per vedere una gara diversa, ma non è nemmeno questo il punto. Se si mette Llorente al centro dell'attacco, poi i cross devono arrivare: e non il solitario gioiello di Pepe non a caso trasformato in gol dello spagnolo.
 La realtà è che la Fiorentina ha costruito la sua vittoria meritata con un lampo accecante di Salah, che si è bevuto Padoin nella prateria, in modo imbarazzante o vergognoso per una difesa qualsiasi, fate voi. La verità è che a forza di dire a Marchisio che deve fare il Pirlo, lo ha imitato anche nel perdere palla con colpevole e inaccettabule leggerezza e presunzione. Se aggiungiamo i cinque passaggi filtranti consegnati ai difensori viola, credo che Marchisio sia incappato nella peggior prestazione stagionale. Capita, per carità, ma dopo due errori ci voleva tanto a capire che bisognava cambiare gioco?
I due gol della Fiorentina sono nati da un contropiede e dall'ormai troppo consueto infortunio di una difesa che cincischia e alla fine perde palla lanciando gli avversari verso la rete di Storari o Buffon. 
Se ripercorriamo il cammino bianconero anche delle sole due ultime stagioni, sono almeno dieci in gol incassati in questo modo. Nè Conte nè Allegri (nè le urla di Buffon, ieri, per inciso, Storari è stato troppo silente con i colleghi di reparto) hanno saputo far cambiare testa ai giocatori. Infine il tiro: chi l'ha detto che bisogna entrare in porta con il pallone? La Juventus crede di giocare a calcetto? O sparacchia da 25 metri o avanza verso la linea di meta trovando sempre un ultimo passaggio fuori misura, uno stinco, un corpo su cui infrangersi. Fossi in Allegri darei l'obbligo di tiro entro l'area, visto che questo atteggiamento è costato almeno una quindicina di gol anche ques'anno. E Pogba? Da quando è uscita la storia dei 100 milioni non è più stato lui: qualcuno gli spieghi che tutto quello per cui si è fatto amare, se resta fine a se stesso e non finalizzato all'assist o al tiro, diventa orpello inutile. Lo stile deve essere redditizio nel calcio, altrimenti conta poco.
Juve quindi virtualmente fuori dalla Coppa Italia, che viaggia verso una pericolosa finale bis Napoli-Fiorentina. Non perchè non sia capace di andare a vincere a Firenze, o almeno arrivare ai supplementare con speculare 2-1. Ma perchè sono convinto che la Juve ha dato per persa la Coppa Italia e giocherà a Firenze senza la squadra migliore e senza vera convinzione.
Forse anche quest'anno questa Juve basterà per lo scudetto (ma se non si sveglia potrebbe compromettere anche quello), ringraziando la pochezza dei rivali. Ma con queste pecche, le accoppiate e l'Europa resteranno sempre una chimera.
Considerazione finale su Salah, che indubbiamente è un gran bel giocatore. Mi chiedo però in che misura contribuiscano a farlo apparire un fenomeno la pochezza e il basso livello della nostra Serie A.


mercoledì 4 marzo 2015

CINEMA Forever young, il nuovo film di Fausto Brizzi alla Maratona di Roma

 http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/maratona_roma/2015/03/04-399115/Il+nuovo+film+di+Brizzi%2C+primo+ciak+alla+Maratona+di+Roma


A forza di dire che la Maratona di Roma è anche un ideale set cinematografico, sospeso tra presente e passato, il cinema dimostra di crederci esaltando anche quest’aspetto della corsa capitolina. Da Jon Dunham che ha raccontato lo “Spirito della Maratona” con la sua varia umanità e le sue storie, a Fausto Brizzi che da grande appassionato di sport, ha deciso di fare della Maratona di Roma il perno del suo nuovo film, “Forever young”, che verrà girato in estate e che uscirà nelle sale nella prossima stagione.
    «La Maratona di Roma non solo sarà la grande protagonista ma costituirà anche il finale del film, che gireremo proprio il 22 marzo. Senza dare troppo fastidio alla corsa vera, lo prometto. La maratona è un fantastico set naturale». Già, con un cast e un esercito di comparse che sarebbe arduo allestire per qualsiasi produzione.
    Il cast è in via di definizione, questione di giorni e di firme. Curiosamente quindi verrà girato subito il finale, sfruttando l’opportunità del 22 marzo e con la speranza che sia una giornata di calda primavera come quella che ieri ha tenuto a battesimo la presentazione in Campidoglio, più che una domenica di pioggia e vento come nella scorsa edizione.
    A Fausto Brizzi lo sport piace e non ne fa mistero. Racconta di quanto praticava atletica, tesserato per il Cus Roma: «Correvo i 60 e i 100, già i 200 metri diventavano per me una prova di mezzofondo...Della maratona al massimo potrei provare a correre gli ultimi 195 metri...»
    Nel fortunato dittico “Maschi contro femmine” e “Femmine contro maschi” aveva portato sullo schermo la pallavolo e il beach volley, arruolando anche Francesca Piccinini per un cameo. «Ce lo metterei sempre lo sport perchè mi piace tantissimo»
    Sta per uscire in libreria il suo nuovo romanzo, “Se mi vuoi bene”. Della critica che snobba i suoi film se ne infischia e ha già risposto prendendola pesantemente in giro nel suo “Com’è bello far l’amore”. In “Forever young” parlerà dei finti giovani: «Oggi tra i 30 e i 70 anni ci si veste allo stesso modo e si pensa di fare le stesse cose..». Storie che s’intrecciano, confluiscono. Il protagonista è un uomo maturo che ha corso tutte le edizioni della Maratona di Roma, si avvicina all’appuntamento annuale ma nella sua vita accade qualcosa che...

martedì 3 marzo 2015

CINEMA & SPORT All'asta (donata da Trulli) la tuta di Chris Hemsworth/Hunt nel film Rush

Pubblico una notizia che mi ha incuriosito.



Milano – CharityStars, piattaforma digitale con sede a Milano e Londra, specializzata nel battere all'asta oggetti ed esperienze con celebrities e grandi aziende per beneficenza, ha appena proposto all'asta un pezzo davvero unico. La tuta indossata dall'attore Chris Hemsworth, nei panni di James Hunt, sul set del film “Rush”. 


http://www.charitystars.com/product/tuta-di-hunt-dal-set-del-film-rush

La tuta, arrivata direttamente dal set hollywoodiano, è stata donata al pilota Jarno Trulli, che ha deciso di metterla all'asta sulla piattaforma benefica per sostenere il progetto Nuova Ambulanza Soccorso Sanitario di Croce Viola Milano.


Ogni desiderio ha un valore che non conosce prezzo; o meglio, a volte un prezzo lo può anche avere, proprio per aiutare a realizzare centinaia di altri desideri di persone che hanno bisogno di un aiuto speciale. L'associazione milanese Croce Viola, nello specifico, mira a raccogliere fondi per l'acquisto di un'autoambulanza.