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mercoledì 29 aprile 2015

LIBRI “Giornalismo e Politica SpA. Un sodalizio canaglia”

A Roma la presentazione del libro che mette nero su bianco ciò che i giovani hanno capito, abbandonando per questo la lettura dei giornali. E ciò che molti operatori del settore sanno anche meglio degli altri, verificandolo giorno dopo giorno dalla lettura di articoli "in ginocchio" ai politici, La corruzione del potere ha mille forme, talvolta evidenti, talvolta subdole, talvolta invisibili agli inconsapevoli complici. E raramente i ruoli sono assegnati per capacità e qualità, anzi quasi sempre è la politica a definire i ruoli, soprattutto in tv. Il pubblico più sveglio se ne accorge, i giovani non perdono tempo davanti alla televisione, nè a sfogliare articoli che non corrispondono al sentire realmente politico delle generazioni pensanti. I fatti separati dalle opinioni, si auspicava una volta. Ma ormai nel panorama politico italiano le opinioni (preconcette, di parte, interessante) sono diventate i finti fatti, castelli di carta che possono abbindolare la terza età che vegeta davanti ai piccoli schermi. Non i ragazzi, non chi non ha perso nonostante tutto la voglia di ragionare, di pensare, di agire ribellandosi al teatrino del piccolo schermo e dei giornali non più scritti per informare davvero.

 
“Giornalismo e Politica SpA. Un sodalizio canaglia”

di Ugo Degl’Innocenti

Relatore: Giuseppe Sanzotta (giornalista parlamentare)
Presenta: Maria Rita Parroccini

ROMA – Martedì 12 maggio 2015, alle ore 17.30, presso la sede della Federazione unitaria italiana scrittori (FUIS) sarà presentato il libro di Ugo Degl’Innocenti dal titolo “Giornalismo e Politica Spa. Un sodalizio canaglia” (Aracne, 252 pagine, 16 euro). In qualità di relatore sarà presente Giuseppe Sanzotta, giornalista parlamentare, già direttore del quotidiano "Il Tempo" e attualmente direttore del giornale on line "Gli Italiani" (www.italianioggi.com). Presenta l’evento la giornalista Maria Rita Parroccini.


Il libro: I giornalisti italiani appaiono spesso come i cantori del potere, gli aedi dei partiti, e quindi poco credibili, soprattutto agli occhi delle nuove generazioni che di giornali e talk show se ne infischiano. Perché? La spiegazione deve essere cercata nella storia del giornalismo italiano, da sempre avvinto come un’edera al potere. Da Giuseppe Mazzini a Benito Mussolini, da Eugenio Scalfari ad Augusto Minzolini, passando per Michele Santoro, Lilli Gruber e Giuliano Ferrara, Bruno Vespa, professione giornalistica e carriere politiche spesso s’intrecciano, dando vita a un modello tutto italiano di giornalismo schierato, fatto di colpi bassi, duelli a fil di penna tra giornalisti di opposti schieramenti e di tecniche spietate. Per non parlare del finto giornalismo, accreditato a personaggi come Signorini, che diventano presenze prezzemolo nelle tv strategiche, elevando a parainformazione il giornalismo spazzatura

Come il “metodo Boffo”, attuato da Vittorio Feltri dalle colonne del Giornale per mettere alla gogna il direttore di Avvenire, reo di aver criticato alcuni comportamenti del Cavaliere. “Dopo aver letto questo libro c’è da domandarsi se un’informazione tanto dipendente dal potere non abbia qualche responsabilità nella situazione che viviamo”, scrive Rizzo nella prefazione.

E la categoria come reagisce a questa crisi della propria credibilità? Sembra danzare sul proprio Titanic: mentre cresce il numero di giornalisti, peggiorano le loro condizioni economiche e contrattuali, aumenta disoccupazione e precariato e, secondo gli ultimi dati Inpgi riportati nel libro, diminuiscono le contribuzioni per le pensioni di domani.

L’Autore: Ugo Degl’Innocenti, giornalista, inizia la sua carriera a Roma come correttore di bozze di riviste specializzate. Alla fine degli anni Ottanta si trasferisce in Maremma dove sviluppa una serie di pubblicazioni di informazione locale e scrive prima per “la Repubblica” e poi per “Il Messaggero”. Nel 1966 approda a Class Editori per occuparsi dei supplementi speciali dei quotidiani del gruppo, “MF/ Milano Finanza” e “ItaliaOggi”. La sua esperienza milanese si conclude nella redazione di diritto e fisco di “ItaliaOggi”. Attualmente lavora nell’Ufficio stampa del Consiglio regionale del Lazio.

EVENTO: Presentazione del libro “Giornalismo e Politica Spa. Un sodalizio canaglia”.
Autore: Ugo Degl’Innocenti
Prefazione di Sergio Rizzo
Editore: Aracne (2013), 252 pagine, 16 euro.
Relatore: Giuseppe Sanzotta
Presenta: Maria Rita Parroccini

DATA: Martedì 12 maggio ore 17.30

LUOGO: FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) Piazza Augusto Imperatore, 4 Roma – Tel. 06-6833646 - www.fuis.it

Ufficio Stampa Maria Rita Parroccini – giornalista 339-5219443 mariaritaparroccini@gmail.com --
dr.ssa Maria Rita Parroccini giornalista - uffici stampa attrice 339-5219443

mariaritaparroccini@gmail.com   www.mariaritaparroccini.it

sabato 25 aprile 2015

ATLETICA Il rimpianto di Schwazer: «Potevo essere fermato»

 http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/atletica/2015/04/25-406161/Atletica%2C+Schwazer%3A+%C2%ABAvrebbero+potuto+fermarmi%C2%BB



Il nuovo Alex Schwazer ha compiuto un’altra tappa sulla via del riscatto. La Procura Antidoping del Coni lo ha convocato e ascoltato per quattro ore l'altra mattina negli uffici della Curva Sud, allo Stadio Olimpico. Le dichiarazioni rese dal marciatore, attualmente squalificato fino al 29 aprile 2016, al Tribunale di Bolzano, andavano confermate dinanzi al tribunale sportivo. E Schwazer ha ribadito, ha confermato: anche prima che venisse trovato positivo, alla vigilia dell’Olimpiade di Londra 2012, qualcuno aveva saputo. Qualcuno che avrebbe potuto fare qualcosa per interrompere la sua poco lucida follia,
«Non ha accusato, ha solo confermato fatti accaduti, che sono stati chiariti» ha puntualizzato l’avvocato Brandstatter.
    Il racconto di Alex Schwazer ha riempito ventidue pagine, contenenti la verità su quei mesi vissuti da dopato. Alessandro Donati aveva preteso che lui raccontasse tutto, per accettare il piano di recupero, per allenarlo e soprattutto aprire una nuova era nel rapporto tra allenamento, raccolta di dati e controlli antidoping, senza nemmeno la finestra temporale consentita dal regolamento attuale, che di fatto rende incerti perfino i risultati dei controlli a sorpresa. Tutto ciò per un ritorno al di sopra di ogni sospetto. Alex spera in uno sconto del suo periodo di squalifica, ai sensi dell’articolo 11.2 del Csa 2015 (in considerazione della fattiva collaborazione dopo il passaggio in giudicato della decisione). 
   

La collaborazione ha messo in imbarazzo e nei guai personaggi e istituzioni di quegli anni. Alex ha snocciolato i nomi di chi sapeva della sua frequentazione con il dottor Ferrari. «Loro sapevano in tempo quasi reale della mia frequentazione con il dottor Ferrari - ha ribadito l’altoatesino -. Io sono stato squalificato, giustamentem per la frequentazione di un medico inibito e secondo me chi sapeva dovrebbe avere un procedimento».
    Chi è che era al corrente? «Tutto è nato dal Teide, è stato Visini  ad incaricare Carfagna che era là ad allenarsi con me, di controllare ogni mio movimento. Poi sono stati avvisati Morini, il vicepresidente della Fidal, Uguagliati come ct e Fischetto come responsabile medico. Ma non è successo niente tanto che l’anno dopo quando avevo nuovamente in programma di andare al Teide nessuno mi ha detto nulla o ha avuto da eccepire».
Schwazer ha confermato che anche il dottor Fiorella sapeva (l’interessato però ha smentito la circostanza) ed è noto come siano agli atti delle mail precise sull’argomento.
    A breve la Procura del Coni dovrebbe chiedere un parere alla Iaaf e alla Wada in merito alla possibilità di una riduzione della squalifica. Ma la risposta non sarà vincolante, anche perchè la Procura ha potuto già farsi un’idea precisa riguardo il comportamento dei vari personaggi di cui ha parlato Schwazer. Ed è innegabile che dinanzi ad una collaborazione così ampia, non darle un valore concreto significherebbe tornare ad incoraggiare il silenzio, lasciando soli gli atleti peccatori. «Avrebbero potuto fermarmi» ha detto ieri Alex, il nuovo Alex. «Io ero in quella fase tremenda, non capivo, non avevo più la lucidità...»
   Gli chiedono sempre se spera di andare all’Olimpiade di Rio ed ormai Alex ha imparato a trovare le parole giuste. «Adesso la mia speranza è solo quella di tornare a gareggiare ed essere subito competitivo. Io voglio fare subito dei grandi tempi e dimostrare il mio valore, poi saranno gli altri a decidere. Non gareggio da tre anni, devo avere obiettivi progressivi e realistici. L’atletica non è uno sport dove c’è qualcuno che pensa che giochi bene e un altro che pensa che giochi male: ci sono i tempi. Non importa se sto antipatico a qualcuno, di sicuro non frenerò mai per andare meno forte».
    Un’Olimpiade l’ha già vinta, a Pechino nel 2008, marciando come atleta pulito. Aspettare i Mondiali del 2017, in quella Londra dove tutto cominciò, o meglio: dove tutto finì, non sarà un problema grave. «Mi sto allenando benissimo a Roma con Donati, mi sento seguito bene». E forse, anche se la data del rientro non è vicina, il nuovo Alex fa già paura, visto che c’è chi vorrebbe che fosse sanzionato per essere stato presente al carcere di Rebibbia in occasione del Vivicittà.

venerdì 24 aprile 2015

CALCIO Juventus e Real Madrid verso la sfida numero 17




Juventus e Real Madrid di nuovo avversarie in Champions League, a due anni dal doppio confronto del 2013, quello della sceneggiata di Cristano Ronaldo che causò l'espulsione di Chiellini e dodici anni dopo la semifinale che nel 2003 lanciò la Juventus verso la finale di Manchester, poi persa ai rigori contro il Milan.
Nella gara di ritorno, Nedved fu ammonito per un inutile fallo ad una manciata di secondi dalla fine: quel giallo gli costò la finale.
Semifinali 2015
Andata a Torino il 5 maggio 2015
Ritorno a Madrid il 13 maggio 2015
L'altra semifinale:  Barcellona-Bayern Monaco, 6 e 12 mggio


Il 2-2 dello Juventus Stadium nel 2013 fu il primo pareggio della storia dei confronti tra Juventus e Real Madrid.
Ora, dopo 16 partite, il bilancio è favorevole al Real Madrid che ha vinto 8 volte, perdendo 7 e pareggiando 1.
I gol del 2-2 torinese: Vidal su rigore, C.Ronaldo, Bale, Llorente.
I gol del 2-1 all’andata: Cristiano Ronaldo 2,  Llorente



 La classifica marcatori del duello Juventus-Real Madrid

Juventus
 5 gol Del Piero
 3 gol Trezeguet
2 gol Sivori, Llorente
 1 gol Amauri, Padovano, Cabrini, Nedved, Zalayeta, Vidal
Real Madrid  
3 gol Cristiano Ronaldo
1 gol Ronaldo, Van Nistelrooy, Helguera, Zidane, Roberto Carlos, Butragueno, Raul, Felo, Del Sol, Tejada, Di Stefano, Mijatovic, Bale


 

 RIEPILOGO
16 partite
7 vittorie Juventus
8 vittorie Real Madrid
1 pareggi

In casa
Juventus 5 vinte 2 perse, 1 pareggiata
Real Madrid 6 vinte 2 perse

In trasferta
Juventus 2 vinte, 6 perse
Real Madrid 2 vinte, 5 perse, 1 pareggiata.

Juventus gol fatti 18 gol subiti 16



 I quattro post del 2013

  http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/10/calcio-real-madrid-juventus-mai-dire.html

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/10/calcio-ronaldo-cristiano-ortodosso.html

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/11/calcio-primo-pareggio-tra-juve-e-real.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/11/calcio-real-juventus-ancora-in-corsa.html

sabato 18 aprile 2015

VOLLEY Il Grazie di Raffaella Calloni, in maglia azzurra a 32 anni


Le parole che ha voluto condividere Raffaella Calloni sulla sua pagina Facebook meritano una sottolineatura. E' così raro trovare gente, non solo atleti, capaci di provare ed esternare il sentimento della riconoscenza. Basterebbe questo a confermare quanto il ct azzurro Marco Bonitta abbia fatto bene a gratificare la "guerriera" della rete (quest'anno giocatrice del Bisonte Firenze) di una maglia azzurra ormai insperata e per questo apprezzata come un dono, un sigillo per una carriera vissuta a testa alta e sempre con entusiasmo, dando il massimo, nel rispetto delle compagne e delle avversarie. Considerazioni, quelle di Raffaella, valide anche al di fuori dello sport. Forzando un po', direi che anche in questi tempi così difficili, dove regnano l'ingiustizia e la diseguaglianza sociale ed economica, la gioventù ha il dovere di battersi, di credere in se stessa e di non mollare mai.
Ma lascio spazio a Raffaella, alla quale naturalmente rivolgo sentiti complimenti ed il ringraziamento per l'occasione che ha offerto

«Che dire? A 32 anni essere convocata in Nazionale, dopo un grave infortunio, dopo che per la prima volta nella mia carriera non gioco i playoff....
Sono felice!!!! Felice perché questa convocazione è la dimostrazione che non si è mai troppo vecchi per inseguire i propri sogni. Felice perché questa è la dimostrazione che il duro lavoro paga sempre. Felice perché tutti i sacrifici, le rinunce, i dolori in qualche modo sono stati ricompensati.
Felice perché questa pazza vita per
l'ennesima volta mi ha dimostrato che se non molli, che se ci credi, che se dai tutto te stesso, alla fine ti premia.
Non so quale sarà il mio percorso con la Nazionale, ma sicuramente darò tutto quello che posso e mi godrò questo splendido viaggio premio!
Un abbraccio virtuale a tutti voi che per l'ennesima volta mi state dimostrando il vostro affetto.
E un grazie di cuore a chi questo viaggio l'ha reso possibile aiutandomi a crescere come persona e come atleta. Grazie al mio amor, alla mia famiglia, ai miei amici e a tre splendide persone che in questi ultimi 4 anni mi hanno fatto fare un sa
lto di qualità immenso, Alessandro Mora, Pasquale Acampora e Marco Gaspari. Vi voglio bene».

mercoledì 15 aprile 2015

VOLLEY Il "Grazie" di Raffaella Calloni, azzurra a 32 anni


  


Le parole che ha voluto condividere Raffaella Calloni sulla sua pagina Facebook meritano una sottolineatura. E' così raro trovare gente, non solo atleti, capaci di provare ed esternare il sentimento della riconoscenza. Basterebbe questo a confermare quanto il ct azzurro Marco Bonitta abbia fatto bene a gratificare la "guerriera" della rete (quest'anno giocatrice del Bisonte Firenze) di una maglia azzurra ormai insperata e per questo apprezzata come un dono, un sigillo per una carriera vissuta a testa alta e sempre con entusiasmo, dando il massimo, nel rispetto delle compagne e delle avversarie. Considerazioni, quelle di Raffaella, valide anche al di fuori dello sport. Forzando un po', direi che anche in questi tempi così difficili, dove regnano l'ingiustizia e la diseguaglianza sociale ed economica, la gioventù ha il dovere di battersi, di credere in se stessa e di non mollare mai.
Ma lascio spazio a Raffaella, alla quale naturalmente rivolgo sentiti complimenti ed il ringraziamento per l'occasione che ha offerto

«Che dire? A 32 anni essere convocata in Nazionale, dopo un grave infortunio, dopo che per la prima volta nella mia carriera non gioco i playoff....
Sono felice!!!! Felice perché questa convocazione è la dimostrazione che non si è mai troppo vecchi per inseguire i propri sogni. Felice perché questa è la dimostrazione che il duro lavoro paga sempre. Felice perché tutti i sacrifici, le rinunce, i dolori in qualche modo sono stati ricompensati.
Felice perché questa pazza vita per l'ennesima volta mi ha dimostrato che se non molli, che se ci credi, che se dai tutto te stesso, alla fine ti premia.
Non so quale sarà il mio percorso con la Nazionale, ma sicuramente darò tutto quello che posso e mi godrò questo splendido viaggio premio!
Un abbraccio virtuale a tutti voi che per l'ennesima volta mi state dimostrando il vostro affetto.
E un grazie di cuore a chi questo viaggio l'ha reso possibile aiutandomi a crescere come persona e come atleta. Grazie al mio amor, alla mia famiglia, ai miei amici e a tre splendide persone che in questi ultimi 4 anni mi hanno fatto fare un salto di qualità immenso, Alessandro Mora, Pasquale Acampora e Marco Gaspari. Vi voglio bene».

lunedì 13 aprile 2015

Fashion contest: in gara la giovane Priscilla, votatela se vi piacciono i suoi modelli

 
Do ospitalità ad una giovane artista del fashion, Priscilla Arresti, chiedendovi di andare a mettere i vostri mi piace sulla sua pagina facebook, dopo aver cliccato e aperto le foto dei modelli da lei disegnati. Buon sangue non mente, la mamma Lycia Dotti, che ho avuto la fortuna di conoscere condividendo con lei una purtroppo breve esperienza lavorativa, era una valente pittrice e talentuosa vignettista. Priscilla mostra le sue qualità nei disegni che potete già vedere qui soto. 
Scatenatevi con i mi piace, fatelo subito... Priscilla ha bisogno del vostro supporto

 https://www.facebook.com/priscilla.arresti?fref=ts

Ciao amici! La selezione per l' ‪#‎adalinefashioncontest‬ a cui partecipo è basata secondo regolamento sul numero di like, perciò se vi piacciono le mie proposte cliccate LIKE (alla foto non a questo post) e condividete Emoticon smile L'abito vincitore verrà realizzato da Annamode Costumes e indossato da Blake Lively in occasione di un servizio fotografico!



(fanta) CALCIO Il reality giallorosso: Juventino per un giorno...




Una giornata particolare nella storia del tifo calcistico e televisivo. Su Lupacchiotto Channel sabato andrà in onda il reality "Juventino per un giorno", che culminerà dalle ore 20.45 alle 23 circa, con la diretta televisiva di Juventus-Lazio, la partita del campionato di calcio che opporrà prima e seconda in classifica. 
Ami il calcio? Tifi per la Roma? Vuoi vivere le emozioni di chi attende un grande evento sportivo con il cuore in gola e la speranza di vincere? Sei pronto a palpitare, emozionarti, forse esultare? Vuoi vivere due ore nei panni di chi tifa per una squadra che vince scudetti anche se è collocata in un villaggio senza chiese al centro e che da quattro anni fa un campionato a parte perchè troppo forte per gli avversari?
Juventus-Lazio potrebbe regalarti questa possibilità, a patto che la tua dose genetica di gufatore e perdente non sovrasti la purezza di spirito di appassionato calcistico.
Per partecipare basta essere tifoso o simpatizzante della Roma calcio, dotarsi al costo di circa 10 euro della possibilità di vedere in diretta tv su Mediaset Premium o su Sky, la partita tra bianconeri e biancocelesti.
L'eccezionalità dell'evento è costituita dal fatto che per due ore i romanisti tiferanno per la Juventus.

* AVVERTENZE 
 Il reality è allestito nonostante il parere decisamente contrario dei tifosi della Juventus, che eviterebbero volentieri di avere alle spalle il tifo di chi non ha molta dimestichezza con la vittoria di scudetti e temono porti sfiga in un momento cruciale della stagione. C'è stato anche un ricorso al TTG (tribunale tifosi gufanti) che putroppo è stato respinto con la seguente motivazione: per la sola durata della partita, anche i sostenitori della Roma possono tifare Juventus, avendo come motivazione il duello diretto per un posto in Champions League con la Lazio.

sabato 11 aprile 2015

CINEMA Third person

    THIRD PERSON - Regia: Paul Haggis. Interpreti: Liam Neeson, Mila Kunis, Olivia Wilde, James Franco, Adrien Brody, Kim Basinger, Moran Atias, Kim Basinger, Maria Bello, Riccardo Scamarcio, Vinicio Marchioni
    * visto in edizione originale inglese, con sottotitoli in italiano
    Pare non sia piaciuto troppo il film del celebrato sceneggiatore canadese. Forse non è stato nemmeno ben compreso. Difficile raccontarlo nell'ottica che prende forma pian piano, nelle dissolvenze incrociate delle scene d'albergo e con le inequivocabile parole conclusive di un racconto capace di intrigare ed affascinare. Si sciuperebbe la visione di un film che è stato presentato come l'insieme di tre storie, tre coppie, tre città (New York, Parigi, Roma). In realtà il film è altro, un viaggio poliforme nel senso di colpa, tra i confini labili che uniscono e separano menzogna e fiducia (associate allo stesso colore: il bianco). Il tutto segue, asseconda e si adagia sul tenue filo del destino, dove anche la scelta di un bar può cambiare la vita... di un personaggio. Il film ha un suo fascino, nonostante qualche falla, qualche ingenuità che si fatica a digerire (ma poi si può intuirne le ragioni), qualche passaggio perfino irritante. 
    Ma alla fine, quando la storia emerge e si fa chiara diradando dubbi ed incertezze, resta la convinzione di un'opera particolare, non immune da pecche, ma alla fine con un suo fascino che si specchia nelle bellezza delle donne protagoniste.
    C'è anche Roma nel film e probabilmente, forse, un po' di Puglia. Molti attori italiani, tra cui Riccardo Scamarcio barista indolente ed irritante (“A Totti dei poveri" lo apostrofano, per via della maglia della Roma che indossa) e Vinicio Marchioni.

    CINEMA La scelta

    LA SCELTA - Regia: Michele Placido. Interpreti: Ambra Angiolini, Raoul Bova, Michele Placido, Valeria Solarino.

    Quando Luigi Pirandello scrisse "L'innesto", quasi un secolo fa, scandalizzò e fece discutere. Il film che ora Michele Placido ne ha liberamente tratto non scandalizza più ma fa discutere in relazione soprattutto al comportameno dei protagonisti quando accade il fatto che sconvolge le loro vite. La base di partenza è una coppia, apparentemente affiatata ed appassionata, con il cruccio di un figlio che non arriva. Sono inseriti in un contesto capace di accettare rapporti e famiglie allargate, lei insegna musica e lenisce la mancata maternità con il contatto quotidiano tra allievi e nipotine.
    Ma cosa succede nella vita e nei rapporti di una coppia quando accade un fatto imprevisto, quando lei vive un trauma diretto e per lui diventa un choc indiretto?
    A questo punto del viaggio i protagonisti sbandano e se è comprensibile la problematica della moglie traumatizzata (anche se una visita in ospedale avrebbe dovuto essere un passaggio obbligato), molto più discutibile l'atteggiamento del marito, che non si sforza molto di capire fino in fondo. Ed anzi, quando si convince di poter essere inadeguato al futuro che potrebbe attendere la coppia, pensa e dice cose sbagliate insinuando il dubbio che l'amore sconfinato possa in realtà avere un recinto tutt'altro che illuminato. Il punto debole è dunque concettuale più che filmico. Perchè la regia di Placido è curata e il suo commissario ha il garbo,  i toni paterni e comprensivi che si vorrebbero trovare in ogni poliziotto. Un film che ha comunque il pregio di far discutere e che forse avrebbe avuto maggior forza con un finale diverso. Girato a Bisceglie, ambienta la storia in uno scenario bello e poco visto. E questo è un merito.

    venerdì 10 aprile 2015

    VOLLEY Di Pinto, a Molfetta l'ennesima magìa del "mago" di Turi

    http://www.corrieredellosport.it/volley/2015/04/10-404104/SuperLega%2C+Di+Pinto+mago+del+riciclo+a+Molfetta 


    L’Exprivia Molfetta è stata grande protagonista della prima SuperLega, con la sua dose di concretezza e passione ha tenuto alta la bandiera del Sud. Vincenzo Di Pinto, il “mago” di Turi, spiega come il club pugliese sia riuscito a brillare così. Basta pensare che mercoledì, nella gara dei quarti contro Trento, saranno ben 10 i debuttanti nei play off della squadra pugliese.
    «Aver centrato i play off in questo modo è stata una cosa bellissima. Non era facile mantenere una squadra del Centro Sud a questi livelli. La società è stata molto brava a fare le cose seriamente in un momento di generali difficoltà economiche, in maniera oculata, cercando di fare ogni cosa nel miglior modo possibile» 


    Addirittura capolista dopo le prime due giornate, capace di rimontare 5 punti e soffiare l’ottavo posto a Piacenza nel girone di ritorno.
    «Siamo partiti bene, quelle vittorie ci hanno subito dato serenità. A piccoli passi siamo cresciuto bene, abbiamo avuto dei microcicli di crescita come li chiamo io»


    Eppure non sono mancati i problemi...
    «Ci siamo trovati nella settimana iniziale a perdere il palleggiatore Zhukovski ma è stato bravissimo Luca Spirito. Fin dal primo giorno ho sempre lavorato su tutti e dodici i giocatori. Era l’unica medicina per noi. Non ci siamo mai persi d’animo» 


    Poi, anche dopo la partenza di Kooistra, siete stati bravi a trovare sostituti adeguati, ad assorbire gli infortuni di Piscopo e Noda Blanco.
    «Sì, la società ha operato con tempismo e decisione ed abbiamo cercato il salto di qualità: sono arrivati il cubano Hierrezuelo e poi a Natale anche Torres e Despaigne. Ma Piscopo è stato fuori tre mesi e mezzo, Noda per due. La filosofia deve essere sempre quella di vincere, ma bisogna anche saper perdere senza abbattersi. In questo i ragazzi sono stati molto bravi» 


    E’ arrivata la consapevolezza delle vostre possibilità.
    «Abbiamo progressivamente alzato l’asticella dei nostri obiettivi. Torres è stato utile fin dalla prima partita, con la Lube. E’ cambiato il modo di affrontare le avversarie, la nostra mentalità. Da Ravenna in poi, ci siamo detti che potevamo iniziare a sfidare le grandi, non con presunzione ma con l’abitudine di provare a vincere, pensando in modo diverso. E ce la siamo giocata con tutti»


    Un ruolino stupefacente: 12 vittorie in 24 partite, una più di Ravenna settima, solo una meno di Latina sesta. Di Pinto e il suo staff sono stati abilissimi ad assemblare una squadra competitiva riciclando con profitto giocatori che non rientravano più nei piani di altri club.
    «Questo risultato è qualcosa di clamoroso, in relazione all’esperienza, alla tradizione, al budget a disposizione. La società, la squadra, tutte le persone che hanno lavorato con me: sono stati bravissimi. Sono stato aiutato tanto»   


    Un’altra magìa del Mago di Turi...? 
    «Loro mi cercavano, a me piaceva cercare un obiettivo vicino casa, sono contento di stare a Molfetta, mi sto trovando bene, i nostri risultati hanno dato  lustro a tutti gli sponsor»


    Quando ha capito che sarebbe stata una bella e gratificante stagione?
    «Dopo il primo mese di lavoro, ad una media di sei, sette ore al giorno di allenamento. Curando tantissimo la tecnica del sapere stare in campo e le tecniche dinamiche di insieme, soprattutto con il gioco veloce. Avevo visto il salto di qualità, come se dopo un mese avessimo preso altri giocatori. Vedevo che crescevamo a vista d’occhio, ci siamo trovati difficoltà, ma i nostri equilibri hanno retto, funzionavano»


    Ascoltandola si direbbe che tra lei e la società ci sia grande feeling.
    «C’è stato sempre, c’era la pressione intelligente che fa bene al lavoro, senza pressione non si diventa forti. Il lavoro in palestra è determinante e a me piace lavorare per far crescere i giovani, i giocatori in genere»


    Chi è stato il leader del suo Molfetta?
    «Ognuno nel suo ruolo ha fatto e fatto fare alla squadra un salto di qualità. Avevamo obiettivo di migliorare individualmente e per poi far crescere la squadra. Hierrezuelo è stato il palleggiatore perfetto per noi. Candellaro è stato molto continuo, penso che avrebbe meritato la Nazionale» 


    Nei quarti vi attende Trento?
    «Mi aspetto di continuare con la mentalità che abbiamo avuto finora, sapercela giocare. Trento è favorita, è più forte, ha mentalità e tantissima esperienza in più. Sarebbe grandissima cosa riuscire a vincere davanti ai nostri tifosi»
     

    VOLLEY Papi (forse) saluta: «Non credevo che avrei vinto così tanto»

     http://www.corrieredellosport.it/volley/2015/04/10-403966/SuperLega%2C+Papi%3A+%C2%ABIl+mio+volley+oltre+i+sogni%C2%BB

    Nell’uovo di Pasqua Samuele Papi ha trovato i titoli di coda della sua fantastica carriera, ma con un asterisco, un buono valido ancora per una stagione, l’ultimissima, nel caso una squadra dovesse ancora cercarlo, nonostante i 42 anni.




    «Ho deciso di smettere di giocare, ma una cosa del genere va “ragionata” anche a mente fredda, a giochi fermi. Specie dopo una stagione tribolata sotto tutti i punti di vista, problematica come quella che abbiamo vissuto a Piacenza. Ora dico che smetto e non penso che in estate ci sarà la coda per prendere un 42enne. Poi se capiterà, valuterò. Non posso permettermi di chiudere la porta a nessuno, sento quel che verrà fuori. Potrei cambiare ruolo, fare il libero, specializzato nella ricezione. Diciamo che c’è un 10% di possibilità che vada avanti ancora per una stagione» 

    Lei ha sempre detto che giocava e si allenava per passione.
    «Una passione messa a dura prova quest’anno. E’ stato difficile per tutti: sono capitate cose che non mi erano mai successe in tanti anni. Spero che a Piacenza non scompaia il volley: mi dispiacerebbe tanto, per la città e per i tifosi  che ci sono stati molto vicini. Anche se la squadra non vinceva il palazzetto era sempre pieno, sono stati sempre con noi»  



    Le dispiacerebbe aver concluso così?
    «Sì, mi dispiacerebbe aver finito così, ma non si può sempre avere ciò che si vuole e si desidera. Sarebbe un peccato ma la mia carriera è stata talmente lunga e bella...» 


    C’è chi dice che quando si gioca fino ad età avanzata è perchè si ha paura del futuro...Lei che ne pensa?
    «Si gioca per la passione ma è vero che c’è anche anche paura per l’ignoto. Non puoi dire faccio un altro lavoro dopo aver dedicato 25 anni di vita ad una cosa. Ovvio che potrei solo restare nella pallavolo. Prenderò le mie decisioni con tranquillità, un po’ di tempo me lo prendo. Ma io sono andato avanti perchè mi divertivo e fino all’anno scorso ho vinto. Non pensando di posticipare il momento dell’addio»


    Che posto può esserci per lei nel volley?
    «Tante cose devono avvenire. Serve che qualcuno ci creda: inizialmente mi piacerebbe allenare i giovani, per fare un percorso. Con i ragazzi si è anche educatori, ci sono soddisfazioni umane diverse rispetto al ruolo di allenatore ad alto livello. Bisogna ripartire da zero, studiare, mi stuzzica molto» 


    In Italia però non sono molti i club che badano alla programmazione, ai vivai.
    «Un po’ è vero. C’è mancanza di programmazione, ma qualche giovane interessante sta venendo su. Non c’è più la tipologia di società che alleva giiovani e poi li vende per andare avanti, Materiale umano ce ne può essere ma si perdono tanti ragazzi strada facendo. E’ più complicato far divertire un ragazzo. Lo sport è sacrificio, toglie le compagnie e praticato ad alto livello non fa benissimo alla salute...» 


    Che ne pensa della Nazionale con Juantorena?
    «Spero che per il bene di tutta la pallavolo, la Nazionale possa fare molto bene.Ha sempre il suo fascino, può essere un’Italia interessamte. Su Juantorena negli ultimi anni, avendolo visto giocare, ho sempre pensato che sia il più forte schiaacciatore in circolazione. Mi è spiaciuto il risultato dei Mondiali, sicuramente qualcosa si è rotto ma se non si è dentro non si può parlare. Ma io sono stato in quel gruppo all’Olimpiade di Londra, arrivammo al bronzo. Ho fiducia»


    A fine carriera ci si guarda indietro o no?
    «Sono abituato a guardare avanti, nonostante tutti i sacrifici che ho fatto, non sono un nostalgico. Se ti chiami Papi devi sempre dimostrati all’altezza»  


    La sua avventura nella pallavolo è andata come sperava o sognava?
    «Meglio di come pensavo, non avevo sognato cosi tante vittorie, non avevo mai pensato di arrivare a essere ancora in campo a 42 anni. Ero gia piccolo allora... Devo ringraziare madre natura: a parte l’operazione al ginocchio nel ‘97, solo qualche brutta distorsione. Ma se te ne succedono tre in 20 anni sei fortunato. Devo ringraziare il fisico che ha retto bene, da vecchi si sta più attenti a mangiare, bisogna tenersi, ogni tanto sgarrare, avere una alimentazione adeguata, anche perchè il metabolismo è cambiato e si rischia di ingrassare. In questi ultimi quattro anni ho dovuto rinunciare un po’ alla famiglia, alle mie figlie Gaia di 8 anni e Lucrezia di 6, rimaste a vivere a Treviso»


    Coltiva ancora i suoi hobby?
    «Si, i videogames meno rispetto a prima ,a con la PlayStation 4 mi diverto ancora. E poi il modellismo dinamico, a Piacenza c’era una pista dove si può andare: le macchine hanno motori a scoppio ma io uso un modellino con motore elettrico»


    Un altro Papi non nascerà più?
    «No, soprattutto perchè è diversa la pallavolo, è cambiata e un giocatore alto solo 1,88 come me...Non si possono fare confronti tra giocatori di epoche diverse, si può essere simili. Uno che ha fatto miglioramenti stratosferici è Lanza, è cresciuto anche di testa, lo vedi da come gioca la palla»


    Nel 2004 pensava di far coppia con Giani nel beach. Rimpianti?
    «Era un’idea, una cosa tanto per dire, ma è andata bene così. Il beach è totalmente un altro sport»


    Un momento che non dimenticherà?
    «Mi è rimasta dentro la finale di Coppa Italia con Piacenza, l’anno scorso a Bologna. Quando siamo scesi dal pullman ho visto fiume di gente di Piacenza, ci hanno accolto come... calciatori . E’ stata una intensa emozione, si percepiva la passione e la voglia di vincere dei nostri tifosi. E la vincemmo quella Coppa»
    Avrebbe preferito risparmiarsi qualche amarezza?
    «Ma no, alla fine è tutto positivo anche le cose brutte che ti aiutano a crescere. Certo non dimentico l’infortunio ai Mondiali 2002: dopo tanti sacrifici sul più bello ti fai male...»


    mercoledì 8 aprile 2015

    CALCIO Juventus, tutti Allegri per lo show a Firenze



    Dopo la vittoria della Fiorentina allo Juventus Stadium per 2-1, un amico viola aveva postato la sua richiesta sulla mia bacheca Facebook: Mi aspetto un post sulla grande Fiorentina, diceva più o meno. Io risposi: "Lo farò dopo la partita di ritorno". Eccomi dunque a mantenere la promessa, anche se posso ipotizzare che il mio amico viola ora ne farebbe volenieri a meno.
    Come l'anno scorso in Europa League, al Franchi c'è stato il...Madonna che silenzio c'è stasera... La Juventus, pur priva di Tevez, ha regalato una serata indimenticabile, dimostrando sul campo di credere nella rimonta, tutt'altro che facile su un campo tradizionalmente ostico come l'Artemio Franchi. Allegri è stato il protagonista principe della serata, per aver dato fiducia a Matri, che non aspettava altro, per aver fatto credere alla squadra che la rimonta fosse possibile, per aver voluto puntare anche alla Coppa Italia, nonostante l'imminente quarto di finale di Champions League col Monaco. 
    Una Juve che ha saputo incantare la Fiorentina, divertire e ad un certo punto prendere decisamente in mano la partita. Gol di Matri, Pereyra, Bonucci. Con personalità e notevole autorità, dimostrando di saper giocare da Juventus anche in assenza di grandi nomi come Pirlo e Tevez, Lichsteiner e Pogba, fino a Caceres e Asamoah.
    Fa rabbia pensare già che in finale di Coppa Italia, contro il Napoli o contro la Lazio, non ci saranno nè Marchisio, nè Morata. Marchisio era diffidato e si è fatto ammonire, Morata ha addirittura preso il cartellino rosso sul 3-0, peraltro per un fallo che il giallo bastava e avanzava. Ma come proprio stasera hanno dimostrato i bianconeri, ora è solo il momento della gioia, di godere questa splendida rimonta, sperando di arrivare a giocarsi la Coppa in condizioni normali, senza altri infortunati. E tocco ferro al sentire già certi discorsi sulla finale di Champions League. La Juve è ancora soltanto ai quarti di finale della Champions League. Momentaneamente, mi auguro.

    martedì 7 aprile 2015

    ATLETICA & TV La fiction su Mennea: qui gaffe ci...Cova

    http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/03/atletica-tv-la-fiction-su-pietro-mennea.html


    La storia del cinema è piena di gaffe, visive e concettuali. Nel suo piccolo la fiction (e mai parola fu più adeguata) dedicata a Pietro Mennea la Freccia del Sud, ha fatto le cose in grande. Si è già scritto su questo blog sull'argomento e sulle menzogne che hanno farcito e caratterizzato il lavoro diretto da Ricky Tognazzi (che ha irritato chi ha vissuto quel periodo e non poteva farsi incantare dalla rappresentazione televisiva). Visto dal basso ha ospitato il parere di Luciano Barra che ha puntualizzato in merito alle falsità di fondo che hanno trasformato la storia di Pietro Mennea. 
    Ora si parla di un grossolano errore tecnico, sfuggito a tutti: regista, attori, produzione, post produzione. Ricordate quando Peter Sellers nella prima scena di Hollywood party o Totò in Siamo uomini o caporali venivano sorpresi con l'orologio al polso? Orologio che non poteva comparire nell'epoca a cui si riferiva il film che stavano girando.
    La fiction andata in onda su Rai1 (con ottimi ascolti, del resto si sa, la tv è per palati
    semplici e talvolta grossolani, non a caso la televisione è stata la concausa fondamentale per trascinare a fondo il Paese Italia) mostra Pietro Mennea in conferenza stampa prima dei Giochi Olimpici di Monaco 1972 . Ma se guardate alle sue spalle, c'è una foto che appare: un azzurro a braccia alzate. Ora, chi segue l'atletica da decenni l'ha subito rilevato. Agli altri, ai più giovani, va detto che quel poster immortala Alberto Cova che vince i 10.000 ai Mondiali di Helsinki 1983, 11 anni dopo!
    Complimenti!

    lunedì 6 aprile 2015

    VOLLEY & SOCIETA' Anche le donne iraniane ammesse nei palasport

     http://www.corrieredellosport.it/volley/2015/04/06-403578/L%27Iran+d%C3%A0+via+libera+alle+donne+nei+palasport




    Una bella notizia stavolta arriva dall'Iran, che negli ultimi mesi era stato protagonista negativamente per vicende che avevano scosso l’opinione pubblica e spinto alla mobilitazione l’ambiente pallavolistico itaiano e mondiale. Dopo la liberazione della giovane Ghoncheh Ghavami, l’avvocatessa angloiraniana che era stata arrestata nel giugno del 2014 mentre manifestava per poter vedere proprio la Nazionale italiana di volley che giocava con l’Iran in World League, un ulteriore ed importante passo avanti.
        L’agenzia di stampa dell’Iran ha annunciato l’attesa svolta: cade il divieto per le donne iraniane, che saranno ammesse nei palasport che ospiteranno le partite di pallavolo maschile. Shahindokht Molaverdi, la vice Presidente con delega per le donne e la famiglia del governo iraniano, ha infatti dichiarato: «La presenza delle donne negli impianti dove si gioca la pallavolo ha avuto il via libera definitivo. La decisione è stata presa in una sessione congiunta presso il Ministero dell’Interno, tra i  rappresentanti del Ministero dello Sport e della Gioventù, il Dipartimento delle donne e la famiglia, e il ministero dell’Interno». 

    Tante volte, spesso a proposito, si attribuiscono allo sport dei poteri che in realtà restano confinati nella retorica improduttiva. Come quando il Cio assegnò l'Olimpiade a Pechino, per il 2008. Da allora la Cina non ha certo mitigato le sue misure di repressione, alla fine l'Olimpiade è stato solo e principalmente un'occasione per spacciare al mondo l'immagine di una Cina più democratica e diversa. I sette anni trascorsi da allora, hanno dimostrato invece quale continua ad essere la filosofia di un Paese che non ammette opinioni contrarie. 
    Ma in questo caso non è esagerato pensare che la pallavolo abbia svolto un ruolo fondamentale per la caduta di questo tabù. Il movimento di opinione che si è creato a sostegno di Ghoncheh, la mobilitazione internazionale, ma anche il boom della stessa nazionale iraniana, giunta sesta ai Mondiali in Polonia, lo scorso settembre. Un ennesimo segnale di distensione del governo persiano nei confronti dell’occidente nelle giornate in cui si è virtualmente chiuso un importante accordo anti-nucleare.
    E per una volta, il volley può vantarsi di aver avuto un ruolo importante, se non fondamentale, per far cambiare le cose anche laddove pareva non dovessero mai mutare.

    TIRO A VOLO Il segreto di uno sport sempre ai vertici mondiali

    http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/2015/04/06-403552/Tiro+a+volo%2C+si+vince+con+passione+e+tradizione
     

    Quando c’è da sparare a fin di bene, l’Italia del tiro a volo si fa sempre trovare pronta. Europei, Mondiali, Coppa del Mondo, Olimpiadi: può accadere di non azzeccare la giornata. E col nuovo regolamento i migliori risultano più penalizzati, anche se poi spesso alla fine la classe emerge. Ma l’impressione di una storia d’amore infinita con podi e medaglie è qualcosa di tangibile. Ce lo ha ricordato la recente tappa di Coppa del Mondo, ad Al Ain, gara di skeet femminile con entusiasmante tripletta azzurra: tre italiane sul podio, vittoria di Diana Bacosi, davanti a Chiara Cainero e Katiuscia Spada, rispettivamente atlete di Esercito, Forestale e Fiamme Oro. Le mamme tiratrici ancora una volta infallibili, con le medaglie da dedicare ai loro bimbi. Per la soddisfazione di Andrea Benelli, il direttore tecnico campione olimpico ad Atene 2004: «Le ragazze sono state grandiose. Guardiamo all’Olimpiade di Rio con serenità, ma guai a rilassarsi»
        Ma quale è il segreto della grande scuola italiana di tiro a volo? Come si fa a mantenersi ad alto livello, rinnovando anche i protagonisti, lanciando nomi nuovi?
    Il direttore tecnico del trap, Albano Pera, assicura: «Non è cosi semplice trovare nuovi talenti, bisogna fare attenzione alle novità. Indubbiamente è molto importante che la Federazione abbia un ottimo settore giovanile. Prendiamo alcuni ragazzi ancora in erba e lavoriamo per rifinirli, per dargli la mentalità giusta. Non sempre ci si riesce. La nostra federazione ha un settore giovanile molto organizzato, lavora bene, propone ragazzi nuovi, magari in certi periodi più bravi in altri meno. La base è importante, poi trovare il campione, chi vince a livello internazionale è piu complicato. Ma ultimamente, soprattutto nel settore femminile abbiamo avuto molto»
        I 25.000 agonisti, le 15.000 persone che ogni week end affollano i campi di tiro, i 700.000 amatori: ecco la ricchezza della federazione presieduta da Luciano Rossi, la cui storia è quella di tanti altri tiratori. Una passione di famiglia che si tramanda di padre in figlio e che è la vera benzina di uno sport fiero delle sue radici e della sua affidabilità, capace di esportare tecnici in tutto il mondo e di esibire orgogliosamente l’eccellenza italiana nel settore.
        L’organizzazione prevede che ogni tecnico di settore (Pera, Benelli, Cenci) abbia la facoltà di designare un responsabile di sua fiducia per il settore giovanile. «Utilizziamo le stesse metodologie, chi lavora con noi segue i nostri programmi e risponde ai rispettivi direttori tecnici. Nelle grandi occasioni ci scambiamo pareri, un paio di volte l’anno ci riuniamo e ognuno porta la propria esperienza, idee, difficoltà. Poi ognuno di noi gestisce personalmente la propria squadra, in base agli elementi che ha. Queste riunioni sono un arricchimento per tutti, magari una volta si sperimenta una cosa, si fanno modifiche. Insomma è un meccanismo oleato e collaudato. Non si può raggiungere sempre il top ma possiamo essere soddisfatti del lavoro. I risultati sono frutto del lavoro di tutti: il segreto maggiore è la mentalità, gente che sa rompere piattelli ce n’è tanta. Ma carattere e mentalità che permettono di affrontare i momenti difficili i giovani devono apprenderla. Certo, anche da noi. Quando un ct le ha fatte e in prima persona certe esperienze, sa quali leve andare a toccare». Albano Pera potrebbe essere chiamato a dolorose scelte nel trap femminile: «Non sarà così facile ma spero di avere avere l’imbarazzo della scelta. Alle ragazze chiedo sempre di mettermi in difficoltà. Più lo fanno e più sono soddisfatto».
        Già, l’Olimpiade, la grande ribalta quadriennale di una disciplina che meriterebbe di più. A un anno e mezzo da Rio, con la stagione appena iniziata, l’Italia ha già conquistato nove carte olimpiche. Ne manca ancora una, nel trap femminile, dove Jessica Rossi non è riuscita ancora a confermarsi all’altezza della sua fama (è c’è la concorrenza della rientrante Gelisio). Tre atlete per due posti, con il nome nuovo Silvana Stanco, la svizzera italiana rampante. Le altre carte sono state guadagnate da Luchini e Filippelli (skeet uomini), Bacosi e Cainero (skeet donne, dove c’è anche la Spada), Pellielo e Fabbrizi (trap uomini), Barillà e Innocenti (double trap). C’è ancora tempo per battagliare; Coppa del Mondo, l’Europeo in Slovenia e l’atteso mondiale che Lonato ospiterà dall’8 al 19 settembre. Ma è anche vero che in passato, solo due volte il dt Albano Pera fece scelte diverse da quelle indicate dalle acquisizioni di carte olimpiche.

    giovedì 2 aprile 2015

    VOLLEY La nuova Italia con Juantorena, Giannelli e Antonov

    http://www.corrieredellosport.it/volley/2015/04/02-403059/Volley%2C+Juantorena+dice+s%C3%AC+alla+Lube+e+all%27Italvolley




    E' nato il gruppone azzurro che cercherà di riscattare il deludente 2014. Il ct è ancora Mauro Berruto, nella squadra manca qualcuno (Baranowicz, Kovar) si è aggiunto un grande nome come Osmany Juantorena, il cubano naturalizzato italiano e pertanto con tutti i diritti di poter giocare in Nazionale. E' bene precisarlo anche alle prese con la necessità di risolvere situazioni fisiche prima di rituffarsi a tempo pieno nell'estate del volley internazionale, si aggiungeranno nella fase di preparazione agli Europei e poi alla Coppa del Mondo. C'è Travica in lista, non c'è Baranowicz, peraltro attualmente fermo a causa dell'infortunio alla mano: non c'è Kovar, anche lui spesso poco fortunato in azzurro per via degli stop fisici. Irrompe il giovane palleggiatore di Trento, Giannelli, che avrà modo di fare preziosa esperienza in World League. Meritata soddisfazione per Adriano Paolucci, palleggiatore dell'anno a nostro avviso per il 2014: il romano arriva in Nazionale a 15 anni dallo scudetto vinto con la Piaggio Roma, come riserva di Tofoli. Da segnalare l'ingresso del figlio di Antonov, appena diventato cittadino italiano.
     
    Mauro Berruto ha spiegato le sue scelte, nella particolare ottica dei due concomitanti impegni, predisposti dall'ennesima e scarsamente avveduta sovrapposizione di date. I neonati Giochi Europei si svolgeranno mentre è in corso la World League, la più importante manifestazione commerciale del volley mondiale.
    "Le decisioni sono state prese tenendo presente la disponibilità e la voglia di ciascun atleta di mettersi a completa disposizione per la Nzionale - ha spiegato il ct azzurro - Noi ripartiamo da un Mondiale negativo (l'anno scorso in Polonia, tredicesimo posto, ndr), che non vogliamo dimenticare, ma che vogliamo "sfruttare" per evitare di incorrere negli stessi errori in futuro. Al centro del nostro lavoro non ci saranno soltanto filosofia e teoria, ma un preciso discorso tecnico, un chiaro modo di giocare"

    Al gruppo si aggiungeranno altri due giocatori, confermando quanto pubblicato ieri mattina sul Corriere dello Sport Stadio, l'anticipazione regalata dallo stesso Osmany Juantorena nel corso dell'intervista.


    "A questo gruppo principale si devono aggiungere Simone Parodi ed Osmany Juantorena. Entrambi stanno concludendo la stagione agonistica con i rispettivi club (in realtà Juantorena è fermo da un mese e si sta curando il problema tendineo al ginocchio destro, ndr), dopo di che hanno già un programma per risolvere alcune problematiche fisiche, prima di unirsi al gruppo quando s'inizierà la preparazione per la Coppa del mondo ed i Campionati Europei"
    Mauro Berruto ammette le problematiche che hanno reso complicato stilare le due liste: "Non è stato facile Sono coinvolti ben 41 atleti. Le due manifestazioni si svolgono nello stesso periodo. I Giochi continentali di Baku 2015 si sovrappongono a ben sei gare di World League, per questo abbiamo ridotto al minimo la presenza di atleti in entrambe le liste. Ma voglio che sia chiaro che lavoreremo tutti insieme avendo chiari gli impegni che attendono singolo. Tutti faranno riferimento alla nazionale seniores. Per quel che riguarda la World League ci sono delle situazioni, riguardanti alcuni singoli, da gestire. Ci sono  elementi che hanno bisogno di un po' di riposo per recuperare completamente la migliore condizione.
    Ci tengo a sottolineare come questo sia un gruppo che punta all'oggi, agli obiettivi immediati da centrare, ma con una progettualità che guarda al futuro. Ne fanno parte diversi elementi che hanno partecipato agli ultimi collegiali romani del progetto Rio 2016, tra cui il giovane Giacomo Raffaelli del Club Italia, un ragazzo che mi ha convinto dal punto di vista tecnico"


    World League 2015 (25 giocatori) :
    ALLETTI Aimone (Copra Piacenza); ANTONOV Oleg (Tours - Fra); ANZANI Simone (Calzedonia Verona); BIRARELLI Emanuele (Energy T.I. Trento); BOSSI Elia (Exprivia Nel Diritto Molfetta); BOTTO Iacopo (Vero Volley Monza); BUTI Simone (Sir Safety Perugia); COLACI Massimo (Energy T.I. Trento); GALLIANI Andrea (Vero Volley Monza); GIANNELLI Simone (Energy T.I. Trento); GIOVI Andrea (Sir Safety Perugia); LANZA Pippo (Energy T.I. Trento); MASSARI Jacopo (Copra Piacenza); MENGOZZI Stefano (Cmc Ravenna); NELLI Gabriele (Energy T.I. Trento); PAOLUCCI Adriano (Sir Safety Perugia); PIANO Matteo (Parmareggio Modena); RAFFAELLI Giacomo (Club Italia); RANDAZZO Luigi (Altotevere Città di Castello); ROSSINI Salvatore (Parmareggio Modena); SABBI Giulio (Lube Treia); SAITTA Davide (Tolosa - Fra); TRAVICA Dragan (Belogorie Belgorod - Rus); VETTORI Luca (Parmareggio Modena); ZAYTSEV Ivan (Dinamo Mosca -Rus).
    European Games - Baku 2015:
    BALASO Fabio (Tonazzo Padova); BERETTA Thomas (Sir Safety Perugia); BORGOGNO Luca (Calzedonia Verona); BOSSI Elia (Exprivia Nel Diritto Molfetta); BOTTO Iacopo (Vero Volley Monza); DIAMANTINI Enrico (B-Chem Potenza Picena); FALASCHI Marco (Trefl GdaÅ„sk - Pol); FEDRIZZI Michele (Energy T.I. Trento); GABRIELE Pasquale (Cmc Ravenna); IZZO Marco (Caffè Aiello Corigliano); MASSARI Jacopo (Copra Piacenza); MAZZONE Daniele (Altotevere Città di Castello); MAZZONE Tiziano (Energy T.I. Trento); MILAN Sebastiano (Tonazzo Padova); NELLI Gabriele (Energy T.I. Trento); PARTENIO Pier Paolo (B-Chem Potenza Picena); PESARESI Nicola (Calzedonia Verona); PRETI Alessandro (Revivre Milano); RAFFAELLI Giacomo (Club Italia); RANDAZZO Luigi (Altotevere Città di Castello); RICCI Fabio (Cmc Ravenna); SPIRITO Luca (Exprivia Nel Diritto Molfetta).
      Sono seii nomi  inseriti in entrambi i gruppi: Bossi, Botto, Massari, Nelli, Randazzo e Raffaelli. Le due liste vedono presenti giocatori di 15 club diversi, 12 della SuperLega (unica assente Latina), più 5 che hanno giocato in campionati esteri.

    VOLLEY Il futuro di Juantorena con la Lube e con la maglia azzurra


    Cominciamo dalla fine, con una sintesi che farà felici i tifosi della Lube e della Nazionale italiana: una volta superati i problemi al ginocchio che l’hanno condotto a Roma, a Villa Stuart, per affidarsi alle cure del professor Mariani, Osmany Juantorena diventerà un giocatore della Lube Treia e sarà pronto a mettersi a disposizione per indossare la maglia azzurra agli Europei e in Coppa del Mondo, se il ct Mauro Berruto lo convocherà, naturalmente. Ma non c’è ragione di pensare che il contatto avviato addirittura due anni fa, ora che può concretizzarsi, non vada a buon fine.
    Osmany Juantorena è costretto ai box, per la prima volta nella sua carriera il fisico gli ha imposto uno sgradito stop nel momento culminante della stagione. Dalla Turchia a Roma, come è arrivato a Villa Stuart?
    «In allenamento ho sentito una fitta, ho capito che dovevo approfondire e gli esami hanno detto che avevo questo problema al ginocchio. Ne ho parlato con Davide Lama, il fisioterapista che conosco dai tempi di Trento, e mi ha consigliato il professor Mariani, il top per questo tipo di infortuni. Ora sto molto meglio, ho curato il mio problema al tendine del ginocchio con due fattori di crescita. Ho atteso la visita con fiducia, in fondo è la prima volta che mi trovo a fare i conti con un infortunio del genere, non sono mai finito sotto i ferri, avevo un po’ di paura. Adesso lavoro ogni giorno per la ripresa, tra poco tornerò a saltare ma mi è stato detto che prima o poi l’ipotesi di un intervento potrebbe essere messa in preventivo». «Richiederebbe tre mesi di stop», spiega Nicola Giolito, preparatore atletico all’Halkbank Ankara.
    Si è fatto male mentre la sua squadra inseguiva la final four di Champions League.
    «Sì, mi è dispiaciuto molto, ci sono rimasto male. I miei compagni hanno lottato, ma non ce l’hanno fatta. Magari avremmo perso anche se fossi stato in campo ma resta il dubbio e il rammarico: avrei voluto rendermi utile»
    All’Halkbank ha avuto Lorenzo Bernardi come allenatore, un grandissimo interprete nel suo stesso ruolo.
    «Ha un carattere forte, tecnicamente non gli si può certo dire nulla. Io mi sono trovato bene con lui e la squadra ha vinto anche senza di me»
    Con l’Halkbank avrebbe un altro anno di contratto, ma...
    «Ma ho deciso di tornare in Italia, lo sanno già. La mia è una scelta di vita, voglio tornare per stare vicino alla famiglia, a mia figlia Victoria che farà due anni il 3 maggio e che negli ultimi mesi ho potuto vedere poco, sono stato troppo poco tempo con lei. Come sa bene ogni papà, quando nasce un figlio la vita ti cambia»
    Il volley italiano non può garantirle i soldi che avrebbe preso altrove. Guadagnare meno le pesa?
    «Lo so che guadagnerò molo meno, ma i soldi non sono tutto, non contano solo quelli e davvero in questo momento per me hanno più valore altre cose. Io non dimentico mai da dove vengo e chi sono. A Cuba da ragazzo giocavo senza scarpe perchè i miei genitori non avevano i soldi per comprarmele»
    Allora, andrà a giocare nella Lube Treia, come si è già scritto?
    «E’ un’ipotesi molto concreta, non abbiamo ancora concluso ma direi che è molto probabile che la Lube sia la mia nuova società»
    La grande rivale della “sua” Trento. Cosa accadrà quando tornerà da avversario a Trento?
    «Diciamo intanto che a Trento sarei rimasto a vita e mi è dispiaciuto andar via uando il presidente non poteva più mantenere la squadra che aveva vinto tutto. A Trento ho casa e intendo vivere. Sarò sempre grato a Trento e al presidente Mosna che ha creduto in me prima ancora che potessi dimostrare il mio valore. Sono grato a tutti, a Mosna, all’allenatore Stoytchev, a Beppe Cormio che hanno avuto fiducia nelle mie potenzialità. Ai tifosi di Trento io ci tengo molto. Non bisogna mai dimenticare da dove si è venuti, il proprio passato. Sono pronto a prendermi gli applausi di chi non dimentica ciò che ho fatto con quella maglia e i fischi di chi non accetterà la mia scelta. Non posso farci niente»
    Con Trento ha vinto tutto, il segreto di quello squadrone?
    «Eravamo un gruppo di bravi giocatori che erano anche brave persone: questa è stata la nostra fortuna. Nessuno faceva il fenomeno, nessuno diceva al palleggiatore: dai la palla a me!  E non ci accontentavamo mai, volevamo sempre fare meglio e lavoravamo tanto. Penso che se non fossero sorte difficoltà economiche, nessuno avrebbe voluto chiudere quel ciclo, avremmo vinto ancora»
    Il momento più bello della sua carriera, se deve sceglierne uno?
    «La vittoria nella Champions League di Bolzano: giocavamo in casa, davanti a 8.000 nostri tifosi, avevamo tante pressioni, volevamo far felice il nostro pubblico. Fu una finale durissima con lo Zenit Kazan: quella vittoria mi è rimasta dentro»
    Trento può vincere la regular season, se l’aspettava? Da Lanza a Giannelli e Nelli: i giovani crescono.
    «No, sono sincero, non me l’aspettavo. Lanza è cresciuto molto, fa tutto bene, lavora molto, ci tiene e si allena tanto. Giannelli e Nelli? Ne sentiremo parlare a lungo, ne sono certo»
    Lei ha sempre detto di sognare l’Olimpiade. Farla con Cuba sembra essere un sogno impossibile, ma potrebbe realizzarlo in maglia azzurra. La Nazionale italiana è l’ultimo treno per Rio 2016. Europei e Coppa del Mondo le prime occasioni.
    «Si è vero. Con il ct Berruto ci siamo scritti, presto parleremo credo. A breve penso di essere disponibile, quando sarà guarito. Ci sto pensando, a 30 anni è davvero l’ultimo treno. Se il ct mi chiamasse, andrei sereno. Provando a qualificarci, perchè ancora dobbiamo qualificarci per l’Olimpiade di Rio». 
    Bello che dica dobbiamo... Le polemiche del passato? Superate?
    «Ma si, tutto chiarito, nessun problema. Saremo uniti per lo stesso obiettivo»
    Lontano dal volley, come ama passare il tempo?
    «Fare shopping, sono un po’... femminile in questo - e sorride -. Stare con gli amici e dormire. Sono un dormiglione, ho bisogno di riposare tanto. Non leggo, lo ammetto»
    Ha realizzato i suoi sogni? C’è qualcosa di particolare che a Cuba faceva da ragazzo?
    «Direi che sono andato ben oltre i miei sogni. A volte non mangiavo per andare a vedere la nazionale cubana che si allenava. Noi avevamo il campo solo una volta a settimana, gli altri giorni giocavamo all’aperto. A Roca chiedevo le scarpe vecchie quando sapevo che gliene avevano date di nuove. A Cuba erano tempi duri, c’era la crisi: a turno i quartieri, i paesi, restavano senza luce: allora noi ragazzi andavamo sulla spiaggia, accendevamo falò, cantavamo e giocavamo in allegria»
    Il suo futuro dopo la pallavolo?
    «Di sicuro non farò mai l’allenatore. Se il fisico tiene, vorrei giocare altri cinque anni. Poi proverò con il beach volley, devo trovare un bravo compagno...»

    VOLLEY & SOCIETA' L'Iran libera Ghoncheh Ghavami. Il fratello: Il sole è tornato a splendere

    Ghoncheh Ghavami è stata liberata. La ragazza 25enne angloiraniana era stata arrestata lo scorso giugno in occasione della partita di World League tra Iran e Italia, per aver manifestato contro il divieto per le donne di assistere ad eventi sportivi maschili. Lo ha comunicato il fratello Iman, attraverso l'organizzazione Change.org. "Mia sorella Ghoncheh è libera! Mentre stavamo celebrando il nuovo anno iraniano, il Governo ha reso nota la sentenza: Ghoncheh non dovrà trascorrere una sola ora in più in prigione. Questa è una notizia meravigliosa e voglio che chi ci ha sostenuto su Change.org lo sappia direttamente da me. In questi momenti difficili grazie agli oltre 770mila firmatari della petizione non ci siamo sentiti soli. Avete dato alla mia famiglia coraggio e speranza. L’incertezza dell’autunno e le nubi scure dell’inverno sono passate. E il sole, per la mia famiglia, è tornato di nuovo a splendere. La primavera è qui"
    Iman Ghavami
    A sostegno della ragazza si era mobilitato tutto il volley italiano e non solo, dopo che anche la Fivb si era espressa con fermezza per indurre le autorità iraniane a rilasciarla.