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mercoledì 19 agosto 2015

ATLETICA Mondiali di Pechino, perchè l'atletica tifa Bolt

Da quando Bolt è diventato...Bolt, è la prima volta che ci si avvicina ad un Mondiale non avendo Usain come grande e quasi unico favorito. I suoi infortuni e l'assenza di continuità su grandissime prestazioni da una parte, l'esplosione del trentatreenne statunitense Justin Gatlin dall'altra, imbattuto da un paio d'anni e stabilmente su tempi strabilianti, hanno scombussolato le abitudini. Stavolta arriva il Mondiale, si torna a Pechino dove la favola di Usain Bolt ebbe inizio per il mondo intero, e la storia dello sprint è tutta da scrivere, con un copione che il pubblico e i protagonisti scopriranno lì per lì. Senza certezze, se non quella di assistere a gare in ogni caso memorabili. Sia che Bolt vinca, sia che Bolt perda.
Diciamo la verità, è inevitabile che tutta l'atletica faccia il tifo per Usain Bolt. Gatlin è diventato un vincente scomodo per la Iaaf, al punto che prima gli ha consentito di tornare a gareggiare dopo lo stop per doping, poi però non ha voluto votarlo tra i migliori del 2014 e quest'anno ha addirittura messo per scritto un articolo regolamentare che esclude gli ex dopati dai premi annuali.
Un atto di giustizia per qualcuno, un atto di ipocrisia per altri. 
Fatto sta che a Pechino l'atletica (alle prese con un altro scandalo doping di dimensioni colossali) farà il tifo per Bolt, l'uomo che ha salvato l'atletica da una inarrestabile scivolata nell'oblio, o comunque nel calderone dell'interesse precario.
Bolt ha ridato entusiasmo, con le sue corse e i suoi show prima e dopo. Bolt è diventato un personaggio, un fenomeno, un idolo anche di chi non segue abitualmente l'atletica. E questo non è stato certo un male. Piaccia o non piaccia, le regole (spesso discutibili se non proprio sbagliate) del mondo mediatico odierno hanno cavalcato il fulmine e sono rimaste ammaliate dal giamaicano primatista mondiale dello sprint. Mai banale, carismatico, capace di dare all'atletica quel cocktail di cui aveva bisogno per rigenerarsi.
Una scintilla di talento che ha riacceso lo spettacolo, condito da calore umano e abbondanti dosi di gigioneria positiva.
L'atletica ha reso ricco Usain, ma Usain ha dato tantissimo all'atletica in crisi, non bisognerebbe dimenticarlo.
Aspettando l'Olimpiade di Rio 2016, l'atletica in cerca di pulizia e di una nuova identità, a Pechino chiede a Bolt di rinnovare il miracolo del 2008, per spazzare via i dubbi e poter tornare a credere nelle medaglie, nei risultati, che l'ultimo scandalo riscriverà come nell'agghiacciante futuro immaginato da Orwell nel suo romanzo più famoso, 1984.  

@vistodalbasso