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giovedì 29 ottobre 2015

CALCIO 10ª giornata - I distacchi della Juventus dagli obiettivi: -9 dal preliminare Champions

Dal 1969-70 la Juve non andava così male in campionato. Luis Carniglia fu esonerato, subentrò Rabitti e iniziò una cavalcata che portò la Juve a contendere lo scudetto al Cagliari, prima di cedere nel finale e chiudere al terzo posto, dietro anche all'Inter. Dopo la sconfitta in trasferta con il Sassuolo, la Juventus ha sempre 12 punti, 3 vittorie, 3 pareggi, 4 sconfitte, 11 gol fatti, 9 subiti.

La Juventus è al 12° posto
Sulla zona retrocessione  + 6 punti
Dalla zona Europa league presunta   -6 punti
Dal preliminare di Champions   -9 punti
Dalla zona Champions League  -9 punti
Dal primo posto -11 punti





N.B: - In Champions League: 1ª e 2ª
Al preliminare di Champions League:  3ª
In Europa League: 4ª e vincente Coppa Italia
Preliminari di Europa league: 5ª
Se la vincente della Coppa Italia è giù qualificata, si qualifica al sio posto la 6ª 

mercoledì 28 ottobre 2015

CALCIO Sassuolo-Juventus 1-0, bianconeri irritanti, tartassati e fuori dai giochi

Non bisognerà aspettare Natale per rendersi conto che la Juventus ha già buttato il campionato dopo averne vinti quattro di fila. Magari può sembrare prematuro ma è probabile che a Sassuolo, in una notte di pioggia, di non gioco irritante, di falli visti e ignorati, di cartellini sventolati scientemente, la Juventus ha scritto la parola fine sulle sue ambizioni. Onestamente, maglia rosa a parte, di Juventus in campo c'era solo il nome. C'è una squadra chiamata Juventus, ma in campo si vedono giocatori da squadra provinciale, tecnicamente mediocri, senza idee, con atteggiamento presupponente che non si capisce più da cosa possa essere alimentato alla luce dei risultati di questa stagione. 
E' chiaro che dopo aver ingoiato fiele per 110 minuti, lo sfogo può risultare sopra le righe. Beh, ce n'è tutto il diritto stavolta: 11 punti di distacco dalla Roma capolista, nove punti di ritardo dalla zona Champions League che vede Napoli, Fiorentina e Inter a quota 21. Difficile ipotizzare che tutte e quattro crollino. Difficile ipotizzare una rimonta da parte di una squadra come la Juve che ha un rendimento di poco superiore a quello di un club che lotta per non retrocedere.
E' bastato che Marchisio e Khedira fossero di nuovo fuori gioco per rivedere la peggio Juventus. Sconfortante. Altro che rimonta iniziata. Le parole delle vigilie se le porta il vento e servono solo a fare inca...volare di più quando in campo si vede quel che si è visto con il Sassuolo.

Gli imputati/1 La squadra
Un primo tempo vergognosamente inutile, irritante, smidollato. Perché? Il Sassuolo ha vinto alla fine senza aver fatto fare una parata a Buffon. Il quale Gigi ha incassato un'altra punizione, stavolta calciata da Sansone, senza nemmeno degnarsi di muoversi, come all'Olimpico di Roma sul tiro di Pjanic, una fotocopia. Non solo partendo Pirlo non c'è più chi segna le punizioni, ora si prendono gol con preoccupante regolarità. La Juve non ha giocato, sommando sterilità dei singoli a efficacia di squadra. Ma come si fa a chiamare gioco quello mostrato dai bianconeri soprattutto nel primo tempo? Era quella la decisione con cui andava messo sotto il Sassuolo per rimontare in classifica?
Bonucci si è intestardito ad azzardare passaggi rasoterra centrali per lanciare non si sa bene chi: quattro palloni regalati al Sassuolo. Cuadrado ha stazionato tra la linea mediana e la linea laterale non azzeccando un dribbling, un'azione che non sia morta dopo tre tocchi. Ormai sembra che quando ha il pallone tra i piedi non sappia più cosa farne. Mandzukic ha fatto tre falli e qualche fuorigioco, nemmeno degnandosi di svegliarsi a verificare la sua posizione in relazione ai difensori. Alex Sandro, che ha finito in ginocchio, nemmeno inseguendo avversari nelle ultime fasi della partita, è sempre più un mistero: sarei curioso di sapere come sono state truccate le cifre sul suo rendimento e sui suoi cross della scorsa stagione al Porto (altra spiegazione non può esserci...). Privato di Marchisio e Khedira, Pogba è ripiombato in una gara inconcludente, leziosa e anonima pur se volonterosa, anche se da lui è partito l'unico tiro degno di nota del primo tempo. Lemina? Già ammonito ha rischiato il rosso gettando lontano un pallone dopo il fischio arbitrale. Sturaro? Bah, che fine ha fatto? Barzagli almeno ha dato tutto, Dybala si è mosso con generosità anche se con poco costrutto.

Gli imputati/2 L'allenatore Allegri
Sarei curioso di assistere alle sedute in cui si analizzano le partite. Spero che non ci si possa esimere dal roivedere la gara tutti insieme, tecnico e giocatori. Perchè Buffon ritarda il rinvio (che non sa fare) fino a passarla mettendo in difficoltà i suoi difensori con gli avversari ormai vicini? Perchè si battono in quel modo i calci d'angolo? Perchè quando faticosamente si arriva al limite dell'area avversaria poi si tocca e ritocca tornando nella propria metà campo? Perchè si cerca di risolvere da soli la gara entrando in porta con la palla (senza riuscirci, ovviamente). Perchè non si tira quando si deve tirare? Come mai quando si tira si calcia spesso così male? E' la Juventus, non una gara di terza categoria.
I cambi di Allegri sono sempre tardivi, nel senso che una punta almeno 15, 20 minuti deve averli per provare a segnare. Non ho capito la scelta iniziale di Mandzukic, che in effetti, purtroppo, non ha beccato palla. Non era meglio, a Sassuolo, puntare sull'ex Zaza che avrebbe dato il fritto e si sarebbe mosso di più di quell'ectoplasma che ieri è parso il croato bianconero? Lemina invece di Hernanes per stare più coperti. Peccato che il Sassuolo non abbia mai attaccato. Scelta sbagliata e poco coraggiosa, come dimostra il fatto che pur in 10 contro 11 la Juve nel secondo tempo ha chiuso i neroverdi nella loro metà campo nascondendo l'handicap numerico.

Gli imputati/ 3 L'arbitro Gervasoni
 La direzione di gara di Gervasoni ha fatto seguito a quella di Bologna-Inter di ieri e mi fa dire che ha ragione Mancini, il tecnico dell'Inter che non mi è mai stato troppo simpatico per i suoi atteggiamenti. Ma dopo l'espulsione di Melo l'ha detto a chiare note: "Il calcio è sport di contatto, non si può sventolare un cartellino giallo ad ogni fallo. In Serie A troppe ammonizioni".
Il criterio con cui Gervasoni ha fischiato o sfacciatamente ignorato falli, con cui ha ammonito e poi espulso Chiellini, non vedendo poi una manata di Acerbi su Dybala da espulsione, è stato a dir poco discutibile. Dopo 4 minuti aveva già indirizzato la partita: non fischiando il rigore per un affossamento di Sturaro da parte dell'ex Peluso al 1', dando il primo giallo a Chiellini per il primo intervento giudicato falloso. Tutta una serie di falli ignorati, fino al capolavoro ininfluente ma significativo: 4 minuti di recupero e poi ha fischiato 10 secondi prima del termine.



http://www.juventus.com/it/matches/classifiche/serie-a/

 

lunedì 26 ottobre 2015

VOLLEY Juantorena: «SuperLega senza una favorita, in cinque per lo scudetto»


  Dal Corriere dello Sport 
http://leandrodesanctis.blogspot.com/2015/10/volley-juantorena-superlega-senza-una.html?spref=fb

La SuperLega dà il bentornato a Osmany Juantorena, che nel frattempo, dopo l’esperienza in Turchia, è diventato ancora più italiano entrando a far parte della Nazionale italiana. Il suo sogno di giocare un’Olimpiade con la maglia cubana non si è realizzato e lui è stato bravo ad inseguirne un altro, realizzabile e centrato alla prima occasione, azzurro tra gli azzurri, con le sue qualità umane oltre che tecniche. Poi il destino ha voluto che il suo primo ct fosse Blengini, che è anche il suo allenatore a Civitanova Marche, in quella Lube che ogni anno parte con l’etichetta di squadra da battere. E tanto per cambiare si è presentato con una scintillante prestazione a Forlì: 33 punti che hanno salvato la Lube, portandola dallo 0-2 al 3-2 contro la Romagna.

«L’esperienza con la Nazionale è stata bellissima - dice Osmany - molto positiva. Anche se rimane un po’ d’amarezza perchè avremmo voluto salire sul gradino più alto del podio. Ma siamo un gruppo nuovo, abbiamo iniziato a lavorare ad agosto con un obiettivo ed aver centrato subito la qualificazione all’Olimpiade è motivo d’orgoglio. Non era facile perchè la Coppa del Mondo è lunga e difficile. E stavolta qualificava solo due squadre per i Giochi e non tre: una vera ingiustizia. A noi è andata bene ma i posti olimpici avrebbero dovuto essere tre, non è giusto promuovere solo le prime due»
    Il suo trasferimento dalla Turchia a Civitanova è stato il colpo ell’estate, anche per una questione emotiva. Lei, il campione con cui Trento ha vinto tutto, con la maglia della Lube, una delle rivali storiche dei trentini.
  

  «La Lube mi ha voluto e sono contento di essere qui. Ora sono un giocatore della ube ed ho un nuovo obiettivo. Non faccio miracoli, voglio divertirmi e proverò a portare la mia esperienza mettendola al servizio della squadra per darle quello che le serve. E’ importante per me divertirmi, cercare il bel gioco, ognuno di noi può fare la differenza. Alla fine è sempre il gruppo che conta»
    La sua Lube è la favorita per lo scudetto?
«Secondo me non c’è nessuna favorita. Il campionato è salito molto di livello e penso ci siano cinque squadre alla pari, non solo noi e Modena. Anche Trento, Perugia, Verona. Non ci si puà rilassare mai perchè si può sempre rischiare di perdere»
    Una SuperLega ben diversa dal campionato turco che l’ha vista protagonista nelle ultime stagioni?
«Sì, c’è molta differenza di cultura e di livello pallavolistico. Lì il volley non è molto seguito, ci sono tre squadre forti e non si inserisce nessun altro. Il livello del campionato è diverso»
    La SuperLega invece appare qualitativamente in crescita a giudicare dai giocatori che ne fanno parte. E molti giovani hanno forse rinunciato a qualcosa a livello economico per giocare in Italia e diventare più forti.
«Rispetto a come era una volta è calato un pochino ma è sempre il campionato più difficile. Un torneo molto più tecnico, ogni domenica bisogna andare in campo con la giusta mentalità perchè altrimeni si può perdere con chiunque»
    Francia campione d’Europa dopo l’oro nella World League. Un francese ce l’ha in squadra, il libero Grebennikov, un altro, Ngapeth sarà rivale temibile quando giocherete contro Modena.
«E’ stata l’estate della Francia, nessuno può obiettare nulla. Sì, Grebennikov è fortissimo. Ngapeth è il cuore di quella squadra, è cresciuto tantissimo»
    Lei con Trento sa bene come si vince in Europa e nel mondo, la Champions League non ha segreti. Per la Lube invece l’Europa è stata spesso fonte di amarezze e delusioni.
«Dico che bisogna dimenicare il passato. Va dimenticdato tutto quello che è successo. Noi dobbiamo pensare al presente e al futuro. E a giocare bene»
    A palleggiare la Lube avrà il regista della Nazionale statunitense, Christenson, al debutto nel campionato italiano.
«Dobbiamo lasciargli il tempo di inserirsi, di conoscere la squadra. Per costruire la squadra e il gioco ci vuole un po’ di tempo»
 

CALCIO 9ª giornata - I distacchi della Juve dagli obiettivi: -6 punti dalla zona Champions

Una giornata positiva per la Juventus, che superando 2-0 l'Atalanta ha colto la terza vittoria in campionato, salendo dal 14° al 12° posto (ma con gli stessi punti dell'11ª, il Chievo). Un'ottima partita di Dybala, al quale avrei lasciato il compito di tirare il rigore per regalargli la possibilità di firmare una doppietta. Ha segnato, ha fatto l'assist per il 2-0 di Mandzukic e si è procurato il rigore. Una partita globalmente divertente, in cui la Juve ha mostrato ritmo e voglia di fare. Una squadra in crescita con il rientro degli assenti di lunga degenza, bentornato Asamoah. Davanti serve sempre un maggior cinismo nel momento di concludere.
 La Juventus ora ha 12 punti, 3 vittorie, 3 pareggi, 3 sconfitte, 11 gol fatti, 8 subiti

 


La Juventus è al 12° posto
Sulla zona retrocessione  + 6 punti
Dalla zona Europa league presunta   -6 punti
Dal preliminare di Champions   -6 punti
Dalla zona Champions League  -6 punti
Dal primo posto -8 punti






N.B: - In Champions League: 1ª e 2ª
Al preliminare di Champions League:  3ª
In Europa League: 4ª e vincente Coppa Italia
Preliminari di Europa league: 5ª
Se la vincente della Coppa Italia è giù qualificata, si qualifica al sio posto la 6ª 

giovedì 22 ottobre 2015

ATLETICA Giomi da Fiuggi: «Pronto per un altro quadriennio: l'atletica italiana non è quella di Pechino»

Sul Corriere dello Sport
 
 «Fiuggi è una meravigliosa occasione di incontro, per parlare di tutto e dirci tutto. Il 2016 non è un anno qualsiasi per l’atletica, siamo qui tutti insieme per costruire un atteggiamento vincente» dice il presidente della Fidal, Alfio Giomi spiegando il senso della full immersion di Fiuggi, sulla strada per Rio de Janeiro.
    «Il 2015 era stato un anno ricco di risultati, a livello assoluto e giovanile, con l’incremento dei tesserati che è già del 10%. Con i Mondiali di Pechino è sparito tutto. Sta iniziando un nuovo ciclo anche se abbiamo ancora veterani come Donato, Vizzoni, la Straneo. Il confronto è un momento essenziale per crescere, è un’esigenza non soltanto tecnica. Una necessità che sentivo da tempo. Se i Mondiali sono stati un contesto difficilissimo, l’Olimpiade lo sarà molto di più»
    Giomi non si azzarda a parlare di medaglie olimpiche, preferisce un obiettivo a misura di realtà: «Andiamo a Rio per essere all’altezza. Agli Europei vogliamo le medaglie. Il focus è sui Giochi ma pensiamo al futuro, ci aspettiamo una crescita di mentalità. Abbiamo parlato con gli atleti, con i tecnici: posso garantire che l’aspetto economico è l’ultima cosa. Siamo diversi da come siamo apparsi a Pechino, stiamo cercando di costruire il clima giusto in piena condivisione. Dobbiamo fare con quel che abbiamo e quando c’è un talento va aiutato a crescere. Anche il rapporto con i club militari è già cambiato e penso che abbiamo già trovato un percorso comune da seguire».
    Giomi fa ammenda sulla sua valutazione di tre anni fa e spiega perché si ricandiderà per il prossimo quadriennio: «Ho peccato di presunzione, credevo che un mandato bastasse per cambiare le cose. Sbagliavo. Mi candiderò se ciò non porterà a nuove divisioni nell’atletica. Devo ammettere che non se ne sa mai abbastanza e sento il dovere di non chiamarmi fuori, anche se l’impegno è notevole, specie se lo si affronta come ho fatto finora, trasferendomi a Roma e dedicandomici a tempo pieno. Il conto delle medaglie dà l’immagine di tutto ma l’atletica non è così. E non è praticata solo da vecchi: siamo a quota 200.000 e con tanta gioventù».
    Massimo Magnani, d.t.: «Non basta mai quello che si fa, per essere competitivi quando conta bisogna coinvolgere tutti, con senso di responsabilità. E tutti devono sentirsi partecipi: atleti, tecnici, società»

ATLETICA L'atletica italiana fa terapia di gruppo a Fiuggi per rigenerarsi

Dal Corriere dello Sport

Se è vero che l’atletica italiana ha bisogno di rigenerarsi, può dirsi azzeccata la scelta di vivere qualche giorno tutti insieme a Fiuggi per programmare l’anno olimpico, per conoscerci meglio e per fare squadra come nemmeno durante i grandi eventi è possibile. Ricordando l’abbondanza di infortuni che hanno falcidiato le ambizioni di molti azzurri di punta in questa stagione, si potrebbe suggerire anche anche una gita collettiva in qualche santuario, ma l’atletica preferisce raccogliersi e contare sulle solite forze: la tenacia, la volontà, l’allenamento.
    A Fiuggi è stata convocata la crema dell’atletica italiana, presente in massa salvo qualche assenza giustificata. Ogni atleta, accompagnato dal suo tecnico, è stato ascoltato ed ha potuto parlare, come in uno spogliatoio, mettendo sul tavolo dubbi e problematiche, convinzioni e proposte, assecondando lo slogan del “diciamoci tutto” che il presidente Giomi e il direttore tecnico Magnani hanno invocato nell’analizzare i deludenti risultati dei Mondiali di Pechino dello scorso agosto.    
    Un ripassino nell’ambito di un corso accelerato per imparare ad essere competitivi quando conta, a non avere un solo picco stagionale, a migliorare la qualità di ciò che si dice in televisione quando dopo una gara magari andata male, ci si trova a parlare ad un microfono.
    Riflettori puntati sui giovani, sui maratoneti in procinto di gareggiare a New York, sulla marcia che a maggio dovrà accogliere il ritorno di Alex Schwazer dopo la lunga squalifica doping, su triplisti e saltatori che portano il fardello e l’onore della qualità e delle speranze nell’ottica olimpica.
Daniele Greco non ha smesso di pensare al triplo, durante il lungo periodo di stop (rottura del tendine d’Achille), in cui faticava anche a camminare ha aiutato il papà nei campi, nella sua casa in Salento. Giura che non ha dimenticato come si salta e che non si farà condizionare dalla paura al rientro. «Quando avrò le mie certezze, niente mi spaventerà. Ho troppa voglia di gareggiare. I salti sopra i 18 metri di Taylor e Pichardo sono solo uno stimolo in più». Fabrizio Donato a 39 anni è pronto ad inseguire la quinta Olimpiade: «Se sono ancora qui è perchè sono un sognatore. Ho più grinta che a Londra 2012 e sogno una finale olimpica con Daniele»

Alessia Trost non vede l’ora di tornare a volare dopo i problemi fisici che l’hanno frenata. «Sarà un anno particolare, avverto sensazioni diverse, sarà l’anno dell’Olimpiade e ho già tanta voglia di fare, sono stanca di stare a riposo. Voglio far tesoro di ogni esperienza, anche degli errori. Guardare l’atletica in Tv non è bello. Voglio lavorare sodo, per due settimane ho faticato tanto a Pavia. Se gareggerò di più? Non mi sento di criticare ciò che ho fatto l’anno scorso, credo di aver gareggiato abbastanza.E’ la prima volta che inizio una stagione sapendo di andare all’Olimpiade e uesto mi dà grandi motivazioni».
    Accanto a lei Marco Fassinotti e Silvano Chesani, che dopo l’operazione intende inserirsi nei duelli tra Fassinotti e Tamberi. «Vorrei tornare a saltare e a divertirmi. Commentando le loro gare in tv è stato anche divertente, con un pizzico d’invidia perchè avrei voluto essere lì con loro. Speriamo di poterci trovare spesso, la concorrenza è stimolante, una gara con noi tre è quasi come la Diamond League. Pressioni? Macchè...«Le pressioni ci sono per tutti, noi tre avremo una grande responsabilità ma non cambia granché. Dovremo essere bravi a trasformarle in stimoli». Marco Fassinotti sta per tornare in Inghilterra, riprenderà a saltare tra poche settimane: «Ma sto lavorando in palestra per costruire le basi, sono sereno»

VOLLEY Giani dall'argento d'Europa alla SuperLega: «Il mio Verona senza paure»

Dagli Europei alla SuperLega che scatta domenica, il volley come sempre tra una stagione e l’altra cambia l’abito in fretta riponendo le Nazionali dell’armadio e rispolverando la passione dei club. Ben cinque degli otto pallavolisti gratificati dei premi individuali a Sofia, più l’azzurro Zaytsev che giocherà ancora nella Dinamo Mosca, saranno tra le stelle della prossima SuperLega. Il palleggiatore Giannelli e lo sloveno Tine Urnaut di Trento, il francese Ngapeth a Modena, il libero francese Grebennikov alla Lube, il centrale bulgaro Yosifov a Latina.
    Sul ponte che porta dall’Europa al campionato d’Italia, nessuno meglio di Andrea Giani, ct dal doppio incarico che nessuno si è spgnato di contestare, per cercare di capire che stagione sarà. Commissario tecnico della sorprendente Slovenia vice campione d’Europa e della Calzedonia Verona, Andrea Giani sta dando un seguito di alto profilo alla sua formidabile e lunghissima carriera pallavolistica vissuta sul campo. Giani allenatore è un entusiasta, sa entrare in sintonia con i suoi giocatori, sa di cosa hanno bisogno, come può cercare di aiutarli. E’ un entusiasta e guarda lontano, predicando la politica della pazienza e dei piccoli passi, nella consapevolezza di quanto sia lungo e difficile il processo di maturazione di un giocatore, di un club, di una nazionale.
Giani, sarà una SuperLega di qualità quest’anno?
«Si. Sarà un campionato bello perchè ci sono squadre forti e situazioni molto interessanti. L’avevo percepito già in estate mentre si stavano formando le squadre. Sono tornati tanti giocatori di un certo spessore. E’ decisamente un buon segno. E credo che anche nelle coppe europee si possa fare qualcosa di meglio delle ultime stagioni»
Le ragioni di questo ritrovato appeal? Sono già tornati i soldi?
«Penso sia merito di una serie di combinazionni. I budget in Italia sono un po’ aumentati, ci sono dei campionati all’estero che non sono poi così ricchi ed in qualche caso non è nemmeno più sicuro che i soldi promessi si incassino. Ci sono campionati che pagano bene ma risultano meno appetibili tecnicamente e un giocatore giovane che vuole crescere, sceglie l’Italia. Noi a Verona ad esempio, siamo strutturati per crescere, Taylor Sander, il nostro americano, aveva offerte consistenti ma è giovane e ha scelto di consolidarsi»
Alla Borsa del volley l’Italia torna a crescere insomma. Il malato è già in via di guarigione?
«Abbiamo fatto tanta strada ma molto è ancora da fare. Bisogna fare in modo che tutte le società diventino virtuose. Poi la Lega potrà investire e fare un grande sforzo, anche a costo di fare scelte radicali, tipo escludere chi non paga. Essere virtuosi non deve essere una vergogna. A Verona abbiamo fatto anche questo lavoro, non abbiamo l’opportunità di pagare tanto, lavoriamo sui giovani, abbassiamo il budget e puntiamo sulla costruzione della società»
Quali sono secondo lei le squadre più forti della SuperLega?
«Non ho un nome secco per lo scudetto. La Lube e Modena sono due top team, forti, molto forti. Dopo direi Perugia, che è una squadra che mi piaxce e ha un allenatire di primissimo livello come Castellani, e Trento che ha dimostrato di saper andare avanti parecchio con il suo sistema. Ha preso Urnaut che è giocatore solido e forte».
Il suo Verona?
«Non dobbiamo assolutamente avere dei limiti, non dobbiamo aver paura di nessuno, siano giovani e con un bel potenziale che non deve farci sentire inferiori a nessuno. Siamo un bel gruppo, più consapevole, ed ho un palleggiatore come Baranowicz che per me è uno dei più forti in assoluto. Ha perso l’azzurro? Beh, ogni allenatore ha la sua visione di gioco.Fa parte delle scelte, io sono contentissimo di avere Michele»
Juantorena è stato l’acquisto boom della Lube, un colpo al cuore dei tifosi trentini.
«Juantorena è uno di quei giocatori tornati a far rivivere il campionato italiano, la Lube poteva spendere e ha fatto bene a prenderlo. Osmany sposta gli equilibri. Agli Europei l’ho visto benissimo»
Ngapeth, genio campione d’Europa che fa sognare Modena.
«Ngapeth è forte forte, a me piace tanto. E’ talentuoso, altro che offensivo. Certe cose le sa fare solo lui, è come un calciatore che sa dribblare. Non trovo nulla di strano, a lui viene tutto facile, altro che mancare di rispetto. Vederlo giocare è un piacere, contro la mia Slovenia ha fatto una partita mostruosa e il volley è spettacolo, lo sport è spettacolo» 
Papi e Zlatanov sono ancora in campo, a Piacenza.
«E’ un piacere vederli ancora giocare, hanno mentalità, spirito, sono grandissimi»
Campionato finalmente più giovane?
«Decisamente si, più giovane e molto equilibrato. E’ in atto un cambio generazionale e mi sembra un segnale importante. Il ricambio è entrato nel vivo ma bisogna avere pazienza perchè i ragazzi devono fare esperienza. Prendiamo Giannelli ad esempio, che ho avuto tre settimane nell’Under 23 azzurra. E’ forte e Rado Stoychev l’ha gestito bene l’anno scorso. Con lui bisognerà avere pazienza, andrà protetto perchè è un palleggiatore e in quel ruolo si matura più tardi, va aiutato a crescere nel modo giusto. In Nazionale ha vissuto una bella esperienza, preziosa»
L’assenza di retrocessioni toglie qualcosa al campionato?
«Direi di no, non toglie niente, a nessuno piace perdere, arrivare agli ultimi posti, la stagione è sempre molto vissuta»
Perchè il movimento pallavolistico fatica a livello mediatico nonostante il suo valore?
«Il movimento tira sempre, bisogna che qualcuno investa a livello mediatico, come fanno altri sport, perchè bisogna rendersi conto che tempi sono cambiati»

martedì 20 ottobre 2015

VOLLEY Ora il ct Blengini sa cosa serve all'Italvolley che andrà a Rio 2016

 http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2015/10/20-5138487/l_italvolley_verso_rio_con_certezze_e_speranze/

Domenica a Sofia è calato il sipario sulla incredibile e particolare lunga estate azzurra. Se ne riparlerà a primavera inoltrata, quando il pensiero comune, l’ossessione, si chiamerà Rio 2016, l’Olimpiade. Dopo gli Europei sappiamo che l’Italvolley andrà all’Olimpiade con alcune certezze, qualche nodo da sciogliere e tante legittime speranze.
    Dodici volte sul podio nelle ultime quattordici edizioni degli Europei, una continuità ad alto livello che non ha eguali nello sport italiano di squadra. Il nuovo ct Blengini nonostante l’assenza di esperienza internazionale, può esibire con orgoglio due medaglie in due manifestazioni affrontate non senza timori e punti interrogativi. La stessa fierezza che anima un gruppo uscito scosso e disorientato dal grande caso dell’estate, che aveva portato poi alla fine del ciclo di Mauro Berruto sulla panchina azzurra.
    Nello sport i risultati hanno spesso l’effetto di una spugna che cancella via ogni macchia. Dalla centrifuga che seguì il cartellino rosso sbattuto in faccia a quattro azzurri per la vicenda del ritardato rientro in albergo in una notte brasiliana, è uscita una Nazionale nuova, se non altro nelle motivazioni, in qualche uomo e nella voglia di rivalsa che ha animato ragazzi giunti al bivio della loro carriera professionale.
    La qualificazione olimpica conquistata in Giappone agguantando la medaglia d’argento in Coppa del Mondo ha riproposto a 360 gradi, all’interno e all’esterno, una Nazionale vogliosa e vincente, all’altezza della tradizione ormai quasi trentennale nata con quella che non a torto è stata definita una Generazione di Fenomeni, etichetta mutuata da un bellissimo brano degli Stadio. La questione del doppio incarico di Blengini, allenatore della Nazionale e della Lube, ammesso che sia un problema reale, non si porrà per un bel po’. Blengini e la Nazionale sono diventati una coppia di fatto, legalmente riconosciuta per meriti sportivi.
La soddisfazione per il bronzo strappato alla Bulgaria premia il lavoro e le ambizioni di Zaytsev e compagni. Il ricordo e la rabbia per la semifinale malamente sciupata dinanzi alla Slovenia deve essere un monito e un punto di riferimento per non ripetere quel tipo di controprestazione. Analizzare in maniera cruda quel pomeriggio, sarà una buona base di partenza per  crescere nell’anno olimpico. L’Italia ha dimostrato il suo valore nelle partitone giocate in Giappone contro la Polonia, a Busto Arsizio con la Russia. Deve imparare ad essere il più possibile quel tipo di squadra, con quegli occhi, quell’atteggiamento, quella voglia di giocare pensando solo alla vittoria.
    La diagonale Giannelli-Zaytsev, gratificata dal riconoscimento europeo nel sestetto ideale, è la spina dorsale di questa Nazionale, arricchitasi con la presenza di Juantorena. Ora, al di là della giornata negativa di questo o quel giocatore, occorre crescere nel gioco al centro e a muro (Birarelli ha l’età e l’esperienza per puntare ad un’altra Olimpiade se starà bene). Ma l’aspetto evidenziato dagli Europei è la necessità di avere una panchina più lunga. Servono alternative di peso in banda ed il problema potrebbe essere risolto con il ritorno in salute e ad alto livello di Parodi, che è chiamato a confermare quanto di buono fece vedere quando firmò lo scudetto di Cuneo, prima che problemi fisici ne condizionassero il rendimento nelle ultime stagioni. E Kovar è ancora azzurrabile?
    Blengini agli Europei si è coperto in difesa con Rossini, ma per l’Olimpiade sarà indispensabile avere schiacciatori ricevitori in grado di risollevare una partita anche in attacco. Se c’è una cosa che non si è compresa bene è stata l’utilità di avere tre opposti, con Vettori che ha giocato pochissimo e Sabbi che non ha in pratica mai visto il campo. Forse si contemplava lo spostamento di Zaytsev in banda come soluzione d’emergenza in corso d’opera. Ma dopo ciò che ha fatto vedere Ivan è ancora una strada percorribile?

lunedì 19 ottobre 2015

CALCIO Verso Moenchengladbach-Juve, quando Graziani... parò i tedeschi

 Dopo 40 anni il Borussia Moenchangladbach torna d'attualità anhe in Italia, aspettando la prima sfida con la Juventus, dall'album dei ricordi spunta un'altra perla che rammenta come alla fine solo la Juve abbia avuto precedenti "normali" e non turbolenti con i tedeschi. Della lattina che colpì Boninsegna e del 7-1 all'Inter si è parlato su questo stesso blog) ma l'anno successivo al duello con i bianconeri, 1976, anche i granata in Coppa Campioni ebbero la sfortuna di imbattersi nei bianconeroverdi di Moenchengladbach, una cittadina al confine con l'Olanda, nella parte nord occidentale della Germania.
A Torino i granata persero 1-2, nel ritorno a Dusseldorf serviva un'impresa ma le cose si misero molto male per il Toro, tartassato dall'arbitro Delcourt che nei minuti finali del primo tempo espelle Caporale. Si riparte nella ripresa e anche Zaccarelli, giocatore abitualmente corretto, viene cacciato senza che i torinisti ne comprendano le ragioni. Così il portiere Castellini perde la brocca e cerca di farsi giustizia da solo, con il risultato di farsi cacciare anche lui. Si era fatto male Pulici e il tecnico Radice aveva già utilizzato l'unica sostituzione concessa allora, facendo entrare Garritano. Così in porta va Ciccio Graziani, il centravanti. Sarà un'eroica apparizione tra i pali la sua. Para praticamente tutto e la partita resta inchiodata sullo 0-0 nonostante il massiccio forcing dei tedeschi. Il Borussia passa il turno ma Graziani diventa l'eroea della serata.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/10/calcio-40-anni-fa-il-moenchengladbach.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/10/calcio-verso-borussia-moenchengladbach.html 

CALCIO 40 anni fa il Moenchengladbach eliminò la Juve in Coppa Campioni

http://leandrodesanctis.blogspot.com/2015/10/calcio-verso-borussia-moenchengladbach.html?spref=fb


L'unica occasione i cui le strade della Juventus e del Borussia Moenchengladbach si sono incrociate non andò bene ai bianconeri. All'epoca le avventure europee juventine riservavano per lo più amarezze, anche se nel '73 c'era stata la finale di Coppa Campioni persa con l'Ajax. Stagione 1975-76, quella che poi vide la Juventus perdere lo scudetto, rimontata dal Torino. Negli ottavi di finale, all'andata, era il 22 ottobre e si giocò a Dusseldorf per avere uno stadio più capiente, il Borussia vinse 2-0, con i gol di Heynckes al 27' e del danese Simonsen al 36'. 
Nella gara di ritorno i bianconeri partirono forte e s'illusero: segnò Gori al 35', raddoppiò Bettega al 17' del secondo tempo. Ma soltanto otto minuti dopo, al 70', Damner accorciò le distanze obbligando la Juve a realizzare altri due gol per passare il turno. A due minuti dalla fine il sigillo ancora del solito folletto danese Simonsen negò alla Juve anche la platonica soddisfazione della vittoria. Quella Juve schierava  Zoff, Gentile, Tardelli, Furino, Morini, Scirea, Causio, Gori, Anastasi, Capello, Bettega. Nel Borussia c'erano campioni come Vogts, Bonhof, Simonse, Stielike, Heynckes, solo per ricordare i più noti. Nei quarti i tedeschi furono poi eliminati dal Real Madrid ma con due pareggi, per la regola dei gol in trasferta (2-2, 1-1).
Inquietante la coincidenza della data: il 22 ottobre 1976 la Juve perse in Germania, il 21 ottobre 2015, quindi esattamente 40 anni dopo, i bianconeri tornano a sfidare in trasferta il Moenchengladbach.
Il Borussia arrivò a giocare una finale di Coppa Campioni l'anno dopo, 1976-77, perdendo 3-1 all'Olimpico di Roma contro il Liverpool.


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/10/calcio-verso-borussia-moenchengladbach.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/10/calcio-40-anni-fa-il-moenchengladbach.html 

CALCIO Verso Borussia Moenchengladbach-Juventus, ricordando quel 7-1 all'Inter versato in lattina...

https://www.youtube.com/watch?v=qGnjnuKZiKI

http://www.storiedisport.it/?p=5269

https://it.wikipedia.org/wiki/Partita_della_lattina
Per chi c'era all'epoca, il nome del Borussia Moenchengladbach che mercoledì affronterà la Juventus in Champions League,  è inevitabilmente legato alla famigerata partita della lattina, a quel 7-1 che nell'ottobre del 1971 l'Inter rimediò in Coppa Campioni. Ascoltai sorpreso ed incredulo alla radio quella partita, il vantaggio tedesco, il pareggio di Boninsegna, che poi si accascia a terra colpito da una lattina di Coca Cola (piena? vuota?). Quindi la sfilza di gol subiti, la convinzione, errata, degli interisti che avrebbero vinto la partita a tavolino. Era un Borussia fortissimo, aveva stelle come Vogts, il grande Netzer, un centravanti come Heynckes. In realtà, come potete leggere cliccando i link allegati, l'Inter si salvò solo grazie ad un "miracolo" dell'avvocato Prisco, che ottenne una coraggiosa sentenza di ripetizione della partita, nonostante non esistessero regolamenti in materia e nonostante l'arbitro avesse giudicato marginale l'episodio. 
L'Inter seppe poi meritare sul campo il "dono": vinse la gara di San Siro per 4-2 e grazie alle prodezze del baby portiere Bordon nel ritorno sul campo neutro di Berlino (0-0) proseguì il cammino che l'avrebbe poi condotta alla finale di Coppa Campioni, persa con l'Ajax di Crujiff. Ora tocca alla Juventus giocare nella tana del Borussia, che dopo quel periodo d'oro, ha atteso decenni per tornare sulla cresta dell'onda della Bundesliga.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/10/calcio-40-anni-fa-il-moenchengladbach.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/10/calcio-verso-moenchengladbach-juve.html
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domenica 18 ottobre 2015

CALCIO 8ª giornata - I distacchi della Juve dagli obiettivi: -8 dalla zona Champions


La situazione della Juventus dopo le prime otto giornate di campionato e lo 0-0 di San Siro con l'Inter. Barzagli un gigante e migliore in campo. Una Juve che ha sofferto nel primo tempo, ha rimediato molte ammonizioni ed ha riproposto un centrocampo in debito d'ossigeno ma che ha già mostrato progressi. 
E' mancata concretezza in attacco, Cuadrado è definito inmprevedibile ma ho l'impressione che a volte finisca per marcarsi da solo ed è in fondo sempre più prevedibile. Tanto non tira mai o lo fa in ritardo. Una traversa per l'Inter, il palo di Khedira, potevano arrivare i 3 punti e sarebbe stata tutta un'altra storia, anche per gli effetti che avrebbe avuto sul morale dei nerazzurri. Ma è anche vero che è stato importante non aver perso.

 La Juventus  ha 9 punti, 2 vittorie, 3 pareggi, 3 sconfitte, 9 gol fatti, 8 subiti

 
La Juventus è al 14° posto
Sulla zona retrocessione  + 4 punti
Dalla zona Europa league presunta   -6 punti
Dal preliminare di Champions   -8 punti
Dalla zona Champions League  -8 punti
Dal primo posto -9 punti 

 http://www.corrieredellosport.it/live/classifica-serie-a.html
 


N.B: - In Champions League: 1ª e 2ª
Al preliminare di Champions League:  3ª
In Europa League: 4ª e vincente Coppa Italia
Preliminari di Europa league: 5ª
Se la vincente della Coppa Italia è giù qualificata, si qualifica al sio posto la 6ª 



4http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/10/calcio-7-giornata-i-distacchi-della.html

giovedì 15 ottobre 2015

VOLLEY Un'Italia da sogno, ora attenta a Giani e alla sua Slovenia

Un'Italia bella e vincente ha dato una lezione ai campioni europei uscenti (oltre che olimpici) eliminando la Russia nei quarti di finale degli Europei. Il ct Blengini si è goduto in prima fila a bordo campo la sua Italiacattiva e spietata per larga parte della sfida. Poco più in là il ct russo Alekno variava formazione, alternava uomini cercando di risolvere un problema almeno ieri irrisolvibile ed irrisolto. Agli Europei femminili la Russia aveva eliminato l'Italvolley di Bonitta, negli Europei maschili la banda Zaytsev ha restituito il dispiacere. Un 3-0 da leccarsi i baffi, una sofferenza solo virtuale, perchè si sa che in amore si dubita, talvolta non si vede ciò che è chiaro. E al PalaYamamay era evidente per tutti che l'Italia questa partita non l'avrebbe mai persa. Servizio dannatamente efficace, attacco devastante: Zaytsev scatenato, Juantorena umilmente uomo ovunque, Lanza imperturbabile nel superare le difficoltà, un palleggiatore che ha fatto giocare tutta la squadra sul fronte d'attacco, risparmiando il solo Piano. E il ct Blengini è sempre rimasto sereno e tranquillo, bravo a spiegare, a chiedere, a disporre, a tranquillizzare i suoi tigrotti assatanati.
E' stata la giornata in cui sono caduti i giganti: fuori la Russia, fuori la Polonia campione del mondo. In semifinale Bulgaria e Francia (eliminati i serbi, piuttosto mosci nell'occasione), Italia e Slovenia. Già, sabato presumibilmente alle 17.30 sulla srada dell'Italia c'è il "monumento" Andrea Giani, il tre volte campione iridato primatista di presenze in maglia azzurra, che ha portato la Slovenia al miglior risultato della sua storia pallavolistica, facendo fuori i polacchi al tie-break, dopo averli a lungo strapazzati. Periodaccio per la Polonia, che nella Coppa del Mondo aveva mancato il pass olimpico. Giani avrà motivazioni speciali nell'affrontare quell'Italia che pensò di attribuire a lui (e al vice ct Brogioni) le responsabilità del flop ai Mondiali della Nazionale targata Berruto. Attenzione alla voglia di rivincita dell'ex, insomma, oltre che a Gasparini, Cebulj e Urnaut, attori della SuperLega italiana.
Nel volley internazionale i valori cambiano da una manifestazione all'altra e cambiano in fretta. Chi fallisce ha subito occasione di riscatto. I valori pallavolistici sono talvolta come i fiori, sbocciano, incantano, ma possono durare lo spazio di un mattino. Sulla giostra delle medaglie ambiscono a salire Bulgaria, Francia (già vincitrice della World League, partendo dalla serie B), Slovenia e Italia. L'unica sempre presente tra le magnifiche quattro nelle ultime tre edizioni degli Europei. Un'Italia che non conquista una medaglia d'oro da dieci anni: l'ultima volta su al PalaEur di Roma, Europei 2005, quando battè in finale, indovinate un po', la Russia.

Sul Corriere dello Sport 
http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2015/10/14-4968904/europei_tra_l_italia_e_la_terza_finale_di_fila_c_e_il_monumento_giani/ 

lunedì 12 ottobre 2015

TEATRO Il metodo

IL METODO  di Jordi Galceran. Regia: Lorenzo Lavia. Interpreti: Giorgio Pasotti, Fiorella Rubino, Antonello Fassari, Gigio Alberti. Titolo originale: "Il Metodo Gronholm"
Quattro persone in una stanza, anzi in una sorta di non luogo, asettico, freddo come le barre al neon che l'illuminano. E con la posta pneumatica (chi ricorda come funzionavano le "cucine" dei giornali qualche decennio fa può immaginare facilmente di cosa si tratta) che incombe, indirizza, determina, accompagna protagonisti e spettatori nel labirinto di verità e bugie che si accavallano, per comporre un puzzle di punti interrogativi che rimanda il gioco cinico fino alla platea. Chi inganna chi? Prego signori, giocate ad indovinare, sul palcoscenico come in platea.
Un surreale colloquio di lavoro di una multinazionale che nella versione originale è smaccatamente identificata (la multinazionale che assume è svedese...) è in realtà occasione per un viaggio nella mentalità distorta, crudele e incurante degli aspetti umani che ispira ogni attività commerciale ai nostri tempi. Ogni cosa che dici può essere usata contro di te: passioni, gusti, debolezze, familiari. Tutto può essere filtrato nell'ottica perversa dei tagliatori di teste che spillano soldi alle aziende guadagnando nel procurare disgrazie altrui.
Frecce scagliate che colpiscono il bersaglio, ma fanno male solo a chi già è condannato a subire. Altro che diritti sindacali. E' anche questo tipo di mentalità che conduce poi al fornerismo ed al renzismo. Azzerate conquiste di lunghe e durissime lotte, per fare gli interessi delle aziende ma facendo finta di agevolare il reperimento di posti di lavoro che in realtà si dissolveranno nel giro di due o tre anni. 
Il metodo è un testo serio ma non pesante. Sa divertire, grazie all'alchimia che si genera tra i quattro attori. Da Fassari a Pasotti, da Alberti alla Rubino. Ognuno trova la sua cifra espressiva, la sua fisicità nel portare in scena con convinzione questo spietato teatrino di disumanità, alimentando il mito del posto di lavoro con retribuzione da favola che risolve ogni esistenza. E chissene importa se costa la vita stessa.

domenica 11 ottobre 2015

VOLLEY I "Berruto boys" della Finlandia conquistano il PalaYamamay con fiumi di birra


In principio erano i Berruto boys, come la stampa italiana battezzò i tifosi finlandesi al seguito della Nazionale, quando Mauro era il loro ct e la squadra iniziò  ad otten ere risultati. C'era un filo d'ironia per via dell'età media piuttosto elevata della tifoseria al seguito. Ma anche ammirazione e curiosità per una tifoseria nuova, sbocciata molti anni dopo l'Europeo organizzato in casa, a Oulu e Turku, che nel 1993 vide l'Italia di Velasco vincere la medaglia d'oro battendo in finale l'Olanda.Ora il ct della Finlandia è Sammelvuo, apprezzatissimo schiacciatore per anni protagonista del campionato italiano, e martedì a Busto Arsizio sarà pronto a sbarrare le strada all'Italia di Blengini, pensando forse di "vendicare" in qualche modo l'epilogo traumatico del suo ex ct Berruto sulla panchina dell'Italia. Nella gallery fornita dalla Fipav con le foto di Filippo Rubin/Fiorenzo Galbiati la tifoseria finnica che ha invaso Busto Arsizio e conquistato il PalaYamamay. Come si può vedere  è notevolmente ringiovanita, segno che il volley ha conquistato anche la prima e seconda età... Oltre duemilacinquecento tifosi al seguito, si sono fatti notare anche per le migliaia di litri di birra tracannati, per la gioia di uno degli sponsor, la Birra Poretti, che ha avuto modo di far apprezzare il suo prodotto. E oggi, alla fine dellea giornata che ha isto la Finlandia approdare negli ottavi, i tifosi hanno dato vita ad uno spettacolo improvvisato ma appassionato nel parcheggio dell'impianto, con canti, balli e condivisione con i giocatori e i tecnici della loro nazionale.
Ma questi tifosi restano tutti a Busto Arsizio? Hanno già il biglietto per la sfida con l'Italia negli ottavi di finale? In tal caso c'è il rischio che l'Italia non giochi in casa, alla luce della capienza del bell'impianto che abitualmente ospita le ragazze della Yamamay.
 











sabato 10 ottobre 2015

CINEMA Straight Outta Compton

STRAIGHT OUTTA COMPTON - Regia: F.Gary Gray. Interpreti: Paul Giamatti,  O'Shea Jackson Jr, Jason Mitchell, Aldis Hodge, Neil Brown Jr, Marlon Yates Jr, Corey Reynolds. Usa, 2015

*visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano
Devo premettere che non amo molto la musica hip hop e i suoi derivati. Ne apprezzo certi aspetti, capisco il valore di certi rapper italiani e soprattutto di certi testi, mi piacciono anche molte basi. Non scelgo abitualmente di ascoltare questo tipo di musica. Ma essendo curioso ed aperto ad ogni genere musicale o quasi, ho accolto l'invito a vedere Straight Outta Compton anche come una opportunità per saperne di più, un'occasione per avvicinarmi ad un fenomeno a me poco noto.
Devo dire che sono uscito entusiasta dalla sala. Naturalmente, una volta di più è da raccomandare assolutamente la visione del film in edizione originale, elemento imprescindibile più che mai per questa pellicola. E' bastato un frammento di trailer radiofonico ascoltato su Virgin radio per rendermi conto che l'edizione doppiata sarebbe da mettere al bando....
Il film ha il pregio della veridicità di ciò che racconta perchè sono stati alcuni degli stessi protagonisti a produrre la storia dei Compton N.W.A (acronimo che sta per Niggaz with Attitudes, negri tosti, più o meno) band californiana (la prima gangsta a raggiungere il successo) di Compton creata da Eric Lynn Wright, detto Eazy-E, che investì in questo progetto avendo come compagni di avventura talenti come Dr Dre e Ice Cube. Proprio questi ultimi due, insieme con la vedova di Eazy-E, Tomica Woods-Wright, hanno prodotto il film, interpretato tra gli altri dal figlio di Ice Cube (nei panni del padre, ovvio) e da Paul Giamatti che veste in panni del manager Jerry Heller. Va detto per la precisione che alcuni dei membri non coinvolti nella produzione del film (Mc Ren e DJ Yella), hanno avuto da eccepire sulla ricostruzione di certi passaggi della vita della band.
Il film permette di entrare nella realtà di quegli anni (tra il 1988 e i primi anni '90), in una California infiammata dagli atti di violenza della polizia nei confronti della popolazione di colore. 
Veder rappresentata quella realtà fa comprendere alla perfezione la rabbia e le motivazioni che portarono alla nascita dei N.W.A e dei loro brani, da Fuck tha Police agli altri. Vivendo in quel contesto, con la polizia che massacrava di botte le persone solo perchè nere, senza una ragione, senza diritti, prendere quella strada musicale non fu un'incitazione alla violenza ma un ribellarsi alla realtà di sopraffazione razzista e fotografare la realtà della gioventù di colore, stretta tra la violenza del sobborgo e quella della polizia. Erano gli anni dell'uccisione di Rodney King. Ma ciò che accade anche oggi ci dice che quegli anni non sono poi così lontani purtroppo. Come dimostra il recentissimo caso del cestista Nba,  Thabo Sefolosha che ha vinto la causa in tribunale proprio nei giorni in cui il film usciva in Italia e che ora potrebbe intentare una causa milionaria al dipartimento di Polizia di New York.
Un film crudo, con ragazzi che non nascondono aspetti di tenerezza e soprattutto la grande passione per la musica, come mezzo per svettare nel ghetto, via d'uscita dalla realtà dei Compton, rivelatasi poi un'autostrada per la gloria e per incredibili guadagni. 
Sullo sfondo violenza estrema, tra manager ladri e senza scrupoli, discografici più gangster e body guard pericolosi più che esperti di musica. Un quadro riuscitissimo, anche cinematograficamente, che rende onore ad una band ormai passata alla storia musicale.
Dopo aver visto il film, inevitabilmente ascolto con atteggiamento diverso questo genere musicale nato dalla rabbia per l'ingiustizia e la sopraffazione, perchè, ci ricorda il film, i veri gangster erano i poliziotti americani.

Fuck tha Police
https://www.youtube.com/watch?v=Z7-TTWgiYL4

Straigh Outta Compton
 https://www.youtube.com/watch?v=TMZi25Pq3T8

 


    SOCIETA' Chi ha dato il mio numero privato a Vodafone?

    Il mio numero privato non è nell'elenco (ma li fanno ancora?), non è nelle Pagine bianche. E' una linea riservata fin dal primo giorno di contratto con la Telecom. Come èp possibile allora che arrivino a casa telefonate della Vodafone che vorrebbe proporre offerte e cambiamenti di linea? 
    Se il numero privato di abbonato Telecom deve essere patromonio esclusivo mio e di Telecom, come fa ad averlo Vodafone? Lo ha comprato? Le è stato venduto? Da chi e perchè visto che io non ho autorizzato. Qualcuno di Telecom è andato contro gli interessi dell'azienda per cui lavora cedendo ad una ditta concorrente numeri di telefono privati? Invadente Vodafone, la prossima volta che fa chiamare da una o uno dei ragazzi dei call center, deve sapere che rischia la denuncia per la motivazione di cui sopra. Non a caso alla mia domanda: chi le ha dato il mio numero, con grande classe la signorina ha rispoto "so una cippa" prima di attaccare bruscamente e tempestivamente la cornetta. Evidentemente colta in fallo, ha capito che tirava una brutta aria...
    Un consiglio anche a chi non ha un numero riservato. Fate così anche voi, forse le telefonate rompiscatole a tutte le ore si diraderanno. Dite le paroline giuste: Chi le ha dato il mio numero?  
    Il potere a voi, dice lo slogan Vodafone. Ecco appunto, il potere di mandarvi a quel paese ce lo prendiamo e vi ci mandiamo

    VOLLEY Europei, Torino freddina con gli azzurri. Più pubblico a Busto Arsizio!



    Se la Nazionale di Blengini ha cominciato bene gli Europei, battendo 3-0 l'Estonia, la manifestazione è invece cominciata male per quanto riguarda il pubblico. E proprio a Torino dove era di scena l'Italia. Desolante il colpo d'occhio offerto alle telecamere: larghi spazi vuoti sulle gradinate del PalaVela. Immagini imbarazzanti nel giorno d'avvio di una manifestazione importante come gli Europei e per una Nazionale che è abiuata ai pienoni in quasi ogni impianto, circondata dall'affetto del suo pubblico. E quando non accade, in genere è sempre colpa di chi organizza. L'Italvolley non lo meritava.
    Se poi si mette a confronto il dato ufficiale di pubblico si scopre che a Busto Arsizio c'erano più spettatori che a Torino. 3200 persone a seguire il girone del PalaYamamay, 3050 al Palavela dove era di scena l'Italia. Passerò per il solito rompiscatole, ma è un dato inaccettabile. Qualcuno deve aver commesso un grosso errore, come minimo di valutazione. E non si accettano giustificazioni: la gara alle 21 (perchè poi così tardi?), il venerdì sera, l'Estonia che non era rivale di richiamo (ma in genere è l'Italia che attira il pubblico). Ora si spera che il sabato sera per Italia-Croazia ci siano meno vuoti (e caso mai andrebbero... riempiti come i bravi organizzatori sanno fare) e soprattutto domenica pomeriggio per il match clou con la Francia, i ragazzi azzurri possano contare sul pubblico che meritano.

    venerdì 9 ottobre 2015

    VOLLEY Ricordando Umbi Cominotto, l'Italia in giallo

    Prima del debutto agli Europei, la Nazionale di pallavolo ha posato con una maglietta gialla per ricordare Umberto Cominotto, fisioterapista della Nazionale prematuramente scomparso a soli 55 anni d'età. Una maglietta e una frase (Non posso che sorridere a questa vita che mi ha dato il meglio) per ricordare il suo sorriso e l'appartenenza per anni al gruppo azzurro. Un personaggio amatissimo che nessuno ha dimenticato.

    VOLLEY Blengini, la visibilità del rugby e le priorità Fipav

    Ho letto su Tuttosport questa dichiarazione del ct azzurro Gianlorenzo Blengini.
    "Mi piacerebbe che la nostra Nazionale acquistasse una popolarità come quella che ha raggiunto il rugby negli ultimi anni. Però questo dipende dal marketing, non da me. Io e i giocatori possiamo solo continuare a vincere".

    "Caro ct, ma lo sa che all'inizio degli anni '90 e per un bel po' di tempo era la pallavolo il nuovo fenomeno mediatico, status conquistato grazie alle vittorie della Nazionale di Velasco, al carisma ed alla mediaticità di Julio ed ai grandi investimenti di grossi marchi? Poi la pallavolo è stata soppiantata dal rugby, che inizialmente ha avuto qualcosa in comune, raccogliendo e valorizzando ciò che il volley ritenne dover scartare. 
    Caro ct, le chiedo, lei farebbe a cambio con la serie di sconfitte (talvolta onorevoli) che la nazionale di rugby ha inanellato da quando ha fatto il salto di qualità commerciale entrando nel Sei Nazioni? Suppongo che il rugby farebbe volentieri a cambio con la serie di medaglie che la pallavolo azzurra ha vinto dal 1989 in avanti. Ma questa è solo una parte del discorso.
    Non è solo questione di marketing, che pure è una delle componenti essenziali di un modo di agire più ampio e degli obiettivi che una federazione si dà. E' ormai evidente che per la Federazione Pallavolo, ma non solo per lei, la visibilità mediatica non è assolutamente una priorità. Altrimenti si comporterebbe in modo diverso, applicherebbe strategie differenti. 
    Dunque, per deduzione, le va bene così. Anche se proprio dal movimento, da Ivan Zaytsev e Gigi Mastrangelo in tempi più o meno recenti, ora anche da lei, arrivano segnali che indurrebbero a spingersi altrove, a rivedere le priorità delle scelte federali. E non creda quando sente dire che non ci sono i soldi. E' che vengono utilizzati per altre cose.
    Ma, lo ammetto, questo è solo l'incipit di una risposta che dovrebbe essere ben più estesa ed approfondita.
    Una risposta e spiegazioni che potre darle, se le interessa, soltanto in privato, off the records come diceva il nostro comune punto di riferimento (tecnico per lei, mediatico per me) Julio Velasco. Magari quando avrà concluso gli Europei... In bocca al lupo caro ct
    @vistodalbasso

    Foto Lube Volley

    ATLETICA Malagò appoggia il progetto Schwazer: "Donati è una garanzia"

     http://www.corrieredellosport.it/news/altri-sport/2015/10/09-4795084/atletica_malago_schwazer_meravigliosa_storia_di_recupero_/

    Il link porta a Il Corriere dello Sport.it che ha pubblicato


    Alex Schwazer non ha ancora ripreso a gareggiare ma fa già paura. Il marciatore altoatesino campione olimpico a Pechino 2008 finirà di scontare la sua squalifica il 29 aprile 2016. Non ha avuto uno sconto sulla pena nonostante sia stato forse il primo atleta che ad un certo punto della storia, quando ha deciso la sterzata che lo ha condotto ad avviare la collaborazione con Sandro Donati, ha deciso di parlare, raccontando fatti, dialoghi, complicità ed omissioni. Probabilmente quando riprenderà il processo di Bolzano, quando forse certi aspetti verranno messi e resi pubblici, chi non ha voluto vedere e sentire dovrà quanto meno rimettere in discussione qualche opinione. Nessuno si è preoccupato di evitare a suo tempo che Alex sprofondasse nel suo abisso. Nessuno ha voluto capire che l'uomo, prima che l'atleta, stava cedendo ad una situazione di stress evidentemente insostenibile. Insomma, Schwazer avrebbe potuto essere fermato in tempo, se chi ne aveva la possibilità, avesse vigilato e fosse intervenuto. Forse è per questo che il suo coraggioso, determinato e trasparente progetto di rientro (la squalifica dura 3 anni e nove mesi), viene addirittura dileggiato e non è valutato per ciò che realmente è per ciò che rappresenta.
    Ma almeno il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha mantenuto la sua opinione al riguardo confermando una visione più umanistica della vicenda, nel rispetto della legalità sportiva. E non ha avuto timore nel ribadirlo, auspicando anzi che operazioni di recupero come quella che ha avviato Schwazer, si ripetano, nel momento in cui un atleta che ha ceduto al doping, si pente davvero e vuole rappresentare uno spot vivente per uno sport libero dal doping.
     "Faccio il tifo per e questa meravigliosa storia di recupero di Schwazer nel mondo dello sport - ha detto Malagò - verso un contesto di credibilità, che si sdogana anche fuori dal nostro mondo grazie all'opera di Sandro Donati, che è sicuramente quello che maggiormente dà un certificato di garanzia su questo progetto- Spero sia una storia che si possa replicare un giorno con altri atleti che hanno riconosciuto di avere sbagliato, che hanno pagato e che possono dire la loro. Non necessariamente vincendo una qualificazione olimpica o una medaglia ma quantomeno riabilitarsi agli occhi di loro stessi, delle loro famiglie e di chi hanno tradito".
    Nella foto: Alex Schwazer (Foto Leades)

    lunedì 5 ottobre 2015

    CINEMA Io e lei

    IO E LEI - Regia: Maria Sole Tognazzi. Interpreti: Margherita Buy, Sabrina Ferilli, Ennio Fantastichini, Massimiliano Gallo, Fausto Maria Sciarappa, Alessia Barela, Domenico Diele, Antonio Zavatteri. Italia 2015


    «Con quella bocca può dire ciò che vuole», recitava il celebre spot di un dentifricio con il sorriso di Virna Lisi protagonista. Beh, con quelle attrici - Margherita Buy e Sabrina Ferilli - può girare il film che vuole. E sperare che il pubblico vada a vederlo.
    Vale per Maria Sole Tognazzi che ha portato sullo schermo un tema scomodo e assai poco frequentato dal cinema italiano, che magari utilizza l’omosessualità (maschile) per personaggi che spesso sono in realtà delle macchiette. Non sempre (vedi i film di Ozpetek) ma sovente.
    Il papà Ugo Tognazzi fu meraviglioso interprete de Il vizietto, Maria Sole racconta una storia di donne che si amano. Donne cinematograficamente confinate nel silenzio, che «Io e lei» rompe con decisione ma senza fragore. Una storia credibile e già questo è un bel segnale per il nostro cinema che cerca la risata facile a scapito della realtà. Una storia forse comune che trae la sua forza dalla rappresentazione realistica dei diversi modi di vivere l’amore fuori dagli schemi classici di uomo e donna.
    Da una parte la donna convinta, pacificata e serena per la sua scelta vissuta senza clamore, con la gioia delle piccole cose quotidiane (Sabrina Ferilli). All’altro lato del letto la donna più riservata e gelosa della sua svolta, che si è messa alle spalle un marito e un figlio, che vuole mantenere la sua nuova vita tra le mura domestiche, tra letto e divano, e che non ha nessuna voglia di mettersi a confronto con il mondo esterno. Una donna piena di dubbi e di nevrosi (ovviamente la Buy) ancora sensibile ed aperta anche al confronto col maschile, non fosse altro che per capire finalmente cosa vuole fare della sua vita e chi vuole amare.
    Il film è divertente, la coppia Ferilli-Buy funziona anche in chiave comica, perché a Sabrina è data la licenza di far ridere smoccolando battute che avvicinano il film a portata dello spettatore che se non ride al cinema non va. Ecco, Io e lei è un film serio ma leggero, tratta un tema delicato ma riesce a divertire e risulta convincente perchè racconta la presunta anormalità in modo assolutamente normale, inserendola in un contesto realistico di quotidianeità, senza perdere umanità e senza suscitare morbosità sessuali (anzi, forse fin troppo pantofolaio, qualche guizzo di fisicità non avrebbe guastato). Per questo si perdonano la macchietta del filippino gay e la ricerca della risata. In fondo, nemmeno questo è...peccato.