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lunedì 30 novembre 2015

VOLLEY Padova-Romagna, SuperNeri che più neri non si può: la solita periodica vergogna

http://www.ivolleymagazine.it/video.php?idvideogallery=13538&idcategoria=&page=#.VlxjovZqnqR
 Ormai sono stufo, siamo stufi e sconcertati tutti noi che non vorremmo vedere comportamenti cialtroneschi nella pallavolo di alto livello (alto?).  Nel marzo scorso Latina e Modena avevano giocato entrambe in bianco. Ora la SuperLega si veste a lutto con piacere (quanti club voliono giocare in maglia nera...troppi!) ed è successo anche domenica a Padova. Non ci sono più scuse, nemmeno se si tratta di una provocazione o se l'articolo del regolamento di Lega che predispone i colori delle maglie dalla prima all'ultima giornata è andato distrutto in un incendio o in un'alluvione. E' successo tante di quelle volte che non perdo un minuto in più (* chi vuole può leggere i post recenti dedicati ai misfatti precedenti) per stigmatizzare e prendere in giro il comportamento dilettantesco tenuto al Palasport di Padova, in occasione della partita tra Padova e Romagna (essendo in lutto, ometto anche i nomi degli sponsor, non meritano di essere citati).
Guardate il video pubblicato da iVolley magazine. Il colpo d'occhio è comicamente surreale. Tutti neri, che più neri non si può. Complimenti a tutti: alle due società, agli arbitri, alla Lega. Avete fatto una nera figura di merda, anche per il 2015 siete a posto!

Ringrazio la Lega Pallavolo per le foto, nere ma anche a colori...

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/05/pallavolo-li-vedo-neri.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/03/volley-modena-va-in-bianco-latina-ora.html


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/10/volley-il-campionato-rosa-va-in-bianco.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/11/volley-soverato-e-caserta-in-tv-con.html


ROMA 2024 Amburgo indica la strada vincente: evitare il referendum democratico

Amburgo ha indicato la strada vincente a Roma 2024 per restare in corsa fino al 2017, quando a Lima, in Perù, il Cio sceglierà la sede dei Giochi Olimpic. Amburgo ha svolto un referendum in città ed il risultato, prevedibilissimo (altro che sorpresa...), ha sancito la prevalenza dei NO all'Olimpiade.
Quindi il comitato di Roma 2024 ora sa cosa deve fare per non essere costretto a sciogliersi prima del tempo: basterà non fare un referendum. Magari, tanto per far finta di salvare le apparenze, si potrebbe ricorrere ad un sondaggino ad hoc, quello sì con risultati senza sorprese. Ci si possono scommettere.. i cinque cerchi.
Dopo Boston e Toronto dunque, anche Amburgo ha capito che disastro finanziario sarebbe per la cittadinanza ospitare un' Olimpiade al giorno d'oggi. Senza contare le implicazioni legate alla piega presa dal terrorismo internazionale, ancora tutta da valutare e verificare. E sia Amburgo che Boston e Toronto sono città che non vivono le disastrate problematiche che affliggono Roma e i romani, nè hanno una classe politica paragonabile a chi ha governato la Capitale nel modo che ora è noto a tutti.

sabato 28 novembre 2015

VOLLEY Fivb incosciente: assegna eventi a Iran e Turchia ignorando diritti umani e atti di guerra

Una volta di più la Fivb, la Federazione Internazionale del volley, ha dimostrato inadeguatezza e scarso senso della realtà, come se fosse avulsa da quanto accade nel mondo. Lo ha dimostrato varando calendari con scelte vistosamente inopportune.

1) Teheran, che l'anno scorso fu al centro del caso Ghoncheh Ghavami, la giornalista anglo-iraniana che fu a lungo imprigionata per aver partecipato alle azioni di protesta contro il divieto per le donne di assistere nei palasport a partite di pallavolo. Solo dopo una mobilitazione mondiale e con l'appoggio della stessa Fivb che una volta tanto prese posizione, alla fine, dopo lunghi mesi di prigionia, la ragazza fu liberata. Ora, non risulta che sia cambiato qualcosa in Iran, ce lo ha detto anche Panahi con il suo film Taxi Tehran. Chi dà garanzie che non si ripetano altri casi Ghavami? Per quale motivo la Fivb ha premiato (o risarcito, dopo le frizioni della scorsa stagione?) l'Iran dandogli l'organizzazione di uno dei tre gruppi della World League? Il membro italiano ha preso posizione? E' stato anche lui complice, mm, pardon, partecipe alla scelta?

2) La perla inconcepibile. Forse in Fivb e in Cev non leggono i giornali e non navigano su internet... Nessuno vuole prendere atto di quanto accaduto tra Turchia e Russia, come se il presidente turco Erdogan non avesse fatto abbattere l'aereo russo e uccidere i piloti, con un vero atto di guerra senza giustificazioni. Ora il governo russo ha già disposto che gli atleti non vadano in Turchia (il volley non giocherà la Champions e le altre coppe in Turchia), e che i cittadini non escano dalla Russia per andare da quelle parti. Non solo, sono state già applicate delle ritorsioni, con l'arresto per una decina di giorni di imprenditori turchi in viaggio di lavoro in Russia. Si spera che con il tempo le cose possano risolversi ma nessuno può esserne certo. Insomma, dare ad Ankara il Grand Prix è un atto sicuramente inopportuno, in attesa degli eventi. La Cev, ma di riflesso anche la Fivb, farebbero bene a preoccuparsi anche del torneo preolimpico, sempre in programma ad Ankara (ma non ci sono altri posti per ospitare il volley?): non è possibile che si faccia giocare in un Paese che ha con il suo comportamento dichiarato praticamente guerra ad un altro. La Russia merita di giocarsi le sue chance di andare all'Olimpiade. E deve poterlo fare in una sede non coinvolta in atti di guerra. Insomma, gli eventi di volley ignorano i venti di guerra.


I comunicati con le date 
World League: la tappa italiana a Roma

La Federazione Internazionale ha ufficializzato il calendario della World League 2016 che vedrà gli azzurri in campo a Sidney, Roma e Teheran. I ragazzi di Gianlorenzo Blengini incominceranno il loro torneo da Sydney quando dal 17 al 19 giugno affronteranno nell’ordine: Francia, Belgio e Australia.
La settimana dopo (24-26 giugno) l’Italia farà tappa a Roma, dove davanti al pubblico di casa si troverà di fronte Australia, Belgio e Stati Uniti.
L’ultimo week end della fase a gironi (1-3 luglio) vedrà invece gli azzurri impegnati a Teheran contro Argentina, Iran e Serbia.
A differenza delle scorse edizioni e come già accaduto nell’anno olimpico, la World League 2016 adotterà lo stesso format del Grand Prix in maniera da ridurre la durata della competizione in funzione dei Giochi di Rio.

Il Calendario degli azzurri: 17 giugno (Sydney) Francia-Italia, 18 giugno (Sydney) Belgio-Italia, 19 giugno (Sydney) Australia-Italia; 24 giugno (Roma) Australia-Italia, 25 giugno (Roma) Italia-Belgio, 26 giugno (Roma) Usa-Italia; 1 luglio (Teheran) Italia-Argentina, 2 luglio (Teheran) Iran-Italia, 3 luglio (Teheran) Italia-Serbia.

Il Calendario Completo del Gruppo 1

1° Week end (17-19 giugno)
Pool A (Sidney, Australia) - 17 giugno: Francia-Italia, Australia-Belgio; 18 giugno: Belgio-Italia, Australia-Francia; 19 giugno: Belgio-Francia, Australia-Italia.
Pool B (Rio De Janeiro, Brasile) - 17 giugno: Brasile-Iran, Usa-Argentina; 18 giugno: Brasile-Argentina, Stati Uniti-Iran; 19 giugno: Brasile-Usa, Iran-Argentina.
Pool C (Kaliningrad, Russia) - 17 giugno: Bulgaria-Polonia, Russia-Serbia; 18 giugno: Bulgaria-Serbia, Russia-Polonia; 19 giugno: Serbia-Polonia, Russia-Bulgaria.
2° Week end (24-26 giugno)
Pool D (Polonia) - 24 giugno: Polonia-Argentina, Russia-Francia; 25 giugno: Polonia-Russia, Francia-Argentina; 26 giugno: Polonia-Francia, Argentina-Russia.
Pool E (Roma, Italia) - 24 giugno: Belgio-Usa, Australia-Italia; 25 giugno: Usa-Australia, Italia-Belgio; 26 giugno: Australia-Belgio, Usa-Italia.
Pool F (Novi Sad, Serbia) - 24 giugno: Iran-Bulgaria, Brasile-Serbia; 25 giugno: Brasile-Iran, Serbia-Bulgaria; 26 giugno: Bulgaria-Brasile, Iran-Serbia.
3° Week end (1-3 luglio)
Pool G (Nancy, Francia) - 1 luglio: Brasile-Polonia, Francia-Belgio; 2 luglio: Brasile-Belgio, Francia-Polonia; 3 luglio: Belgio-Polonia, Francia-Brasile.
Pool H (Dallas, Stati Uniti) - 1 luglio: Australia-Russia, Usa-Bulgaria; 2 luglio: Bulgaria-Russia, Usa-Australia; 3 luglio: Usa-Russia, Bulgaria-Australia.
Pool I (Teheran, Iran) - 1 luglio: Italia-Argentina, Iran-Serbia; 2 luglio: Serbia-Argentina, Iran-Italia; 3 luglio: Italia-Serbia, Iran-Argentina.
Final Six (13-17 luglio)

Al termine dei tre week end di gare verrà stilata la classifica generale in base alla quale le prime cinque classificate più il paese organizzatore (ancora da definire) accederanno alla Final Six in programma dal 13 al 17 luglio. Immutata la formula della F6 con due gironi da tre squadre e poi a seguire semifinali e finali

World Grand Prix: le azzurre a Bari dal 17 al 19 giugno

Partirà dal Brasile il cammino delle azzurre nel World Grand Prix 2016, impegnate nel primo week end (10-12 giugno) contro le padrone di casa verdeoro, la Serbia e il Giappone.
Chiusa la parentesi sudamericana le ragazze di Bonitta dal 17 al 19 giugno potranno contare sul pubblico di Bari per affrontare Thailandia, Olanda e Russia.
L’ultima pool azzurra si disputerà invece ad Ankara (24-26 giugno) e vedrà l’Italia opposta a Brasile, Turchia e Belgio.
Al termine dei tre week end di gare verrà stilata la classifica generale in base alla quale le prime cinque classificate più la Thailandia (paese organizzatore) accederanno alla Final Six che si disputerà a Bangkok dal 6 al 10 luglio.
La novità dell’edizione 2016 è che il format della F6 non sarà più a girone unico (tutti contro tutti), ma sullo stile della World League le sei squadre saranno divise in due gironi con a seguire semifinali e finali.

Il Calendario delle azzurre: 10 giugno (Brasile) Brasile-Italia, 11 giugno (Brasile) Italia-Serbia, 12 giugno (Brasile) Italia-Giappone; 17 giugno (Bari) Thailandia-Italia, 18 giugno (Bari) Olanda-Italia, 19 giugno (Bari) Russia-Italia; 24 giugno (Ankara) Italia-Brasile, 25 giugno (Ankara) Turchia-Italia, 26 giugno (Ankara) Italia-Belgio.

Il Calendario Completo del Gruppo 1

1° Week end (10-12 giugno)
Pool A (Ningbo, Cina) - 10 giugno: Germania-Usa, Cina-Thailandia; 11 giugno: Usa-Thailandia, Cina-Germania; 12 giugno: Thailandia-Germania, Cina-Usa.  
Pool B (Brasile) - 10 giugno: Brasile-Italia, Giappone-Serbia; 11 giugno: Brasile-Giappone, Italia-Serbia; 12 giugno: Brasile-Serbia, Italia-Giappone.  
Pool C (Kaliningrad, Russia) - 10 giugno: Turchia-Belgio, Russia-Olanda; 11 giugno: Turchia-Olanda, Russia-Belgio; 12 giugno: Olanda-Belgio, Russia-Turchia.  
2° Week end (17-19 giugno)
Pool D (Macao, Cina) - 17 giugno: Brasile-Serbia, Cina-Belgio; 18 giugno: Brasile-Belgio, Cina-Serbia; 19 giugno: Belgio-Serbia, Cina-Brasile.  
Pool E (Long Beach, Stati Uniti) - 17 giugno: Turchia-Giappone, Usa-Germania; 18 giugno: Turchia-Germania, Usa-Giappone; 19 giugno: Giappone-Germania, Usa-Turchia.  
Pool F (Bari, Italia) - 17 giugno: Russia-Olanda, Thailandia-Italia; 18 giugno: Thailandia-Russia, Olanda-Italia; 19 giugno: Olanda-Thailandia, Russia-Italia.  
3° Week end 24-26 (giugno)
Pool G (Ankara, Turchia) - 24 giugno: Turchia-Belgio, Italia-Brasile; 25 giugno: Turchia-Italia, Brasile-Belgio; 26 giugno: Italia-Belgio, Turchia-Brasile.  
Pool H (Hong Kong, Cina) - 24 giugno: Germania-Usa, Cina-Olanda; 25 giugno: Usa-Olanda, Cina-Germania; 26 giugno: Olanda-Germania, Cina-Usa.  
Pool I (Kyoto, Giappone) - 24 giugno: Serbia-Russia, Giappone-Thailandia; 25 giugno: Thailandia-Russia, Giappone-Serbia; 26 giugno: Serbia-Thailandia, Giappone-Russia.   
Final Six (Bangkok, 6-10 luglio)

CINEMA Spectre


SPECTRE - Regia: Sam Mendes. Interpreti: Daniel Craig, Christoph Waltz, Lea Seydoux, Ralph Fiennes.

* Visto in versione originale con sottotitoli in italiano

Ammetto di avere un debole per 007, anche se il mio ruolo di spettatore cinematografico è stato discontinuo negli anni. Retaggio dell'infanzia, di quando i film di James Bond ti portavano in giro per il mondo, mostrandoti luoghi lontani, scenari affascinanti, almeno tre o quattro a film, senza badare a spese, tra macchine da sballo, lusso, classe, con spruzzate di violenza da educande alla luce di ciò che si sarebbe visto poi al cinema, nei decenni seguenti.
Indimenticabile il primo appuntamento al cinema con James Bond, da bambino, con mio padre, mia madre e mia sorella. Location: Trastevere. Sala: America. Già, il cinema che non esiste più, uno dei tanti cancellati a Roma dalla crudele legge di una politica che ha voltato le spalle alla cultura, alla gente, all'arte, alle tradizioni. In barba alle stronzate propinate dai vari sindaci e ai cambi di destinazione d'uso proibiti, che avrebbero dovuto tutelare la storia delle sale cinematografche della Capitale (che si scrive con la C maiuscola).
James Bond è stato sempre Sean Connery, nell'immaginario dei fan della prima ora, ma come tutte le cose, anche 007 è cambiato ed in coda potete ritrovare tutta la filmografia e gli attori che si sono avvicendati nel ruolo (fonte: wikipedia).
Spectre è l'ultimo capitolo della serie e dico subito che a me è sostanzialmente piaciuto, anche se ammetto di averlo trovato discontinuo e con qualche momento di debolezza. Trovo che Daniel Craig a dispetto delle perplessità iniziali abbia saputo dare un taglio personale al personaggio e non sfigura nella galleria degli agenti con licenza di uccidere. 
Ci sono i luoghi particolari, da Città del Messico (scena d'apertura mozzafiato, aperta da un lungo piano sequenza durante la Festa dei Morti) alle nevi delle Alpi, il classico approdo nella tana del nemico (rispunta Blofeld, affidato a Christoph Waltz, il talento fatto scoprire da Quentin da Tarantino). C'è Londra, cupa, oscura e maligna, e soprattutto c'è Roma. Chi vive in città ricorda le strade bloccate per vari giorni per consentire al set di lavorare. Da Corso Vittorio a via della Conciliazione, dalla Nomentana ai LungoTevere, sopra e sotto a ridosso del fiume.
Beh le riprese romane meritano da sole, perchè regalano una visione inedita e affascinante di Roma vista dall'alto, il LungoTevere filtrato dalle fle di alberi, l'inseguimento sulle banchine.
Certo, se si mettono a confronto i personaggi attuali con quelli dei primi anni, si registrano i decenni trascorsi, le abitudini cambiate, le tematiche. Ma con una Moneypenny così affascinante (l'attrice Naomie Harris) non c'è motivo per lagnarsene troppo. Il fascino d'altri tempi che ora rimpiangiamo è appunto soprattutto quello irriproducibile di allora, il nostro sguardo diverso, che negli anni Sessanta si stupiva di tutto e al giorno d'oggi non si fa più scuotere quasi da nulla. Perchè gli effetti speciali migliori sono sempre quelli regalati dall'originalità di una storia, da una buona sceneggiatura e da interpreti che lasciano il segno.
   
Gli attori nel ruolo James Bond
James Bond ha avuto sul grande schermo i volti di sei attori nel ciclo ufficiale (tutti britannici ad eccezione dell'australiano Lazenby e dell'irlandese-americano Brosnan).

Filmografia

Serie ufficiale

No. Titolo italiano Titolo originale Anno James Bond Regista
1 Agente 007 - Licenza di uccidere Dr. No 1962 Sean Connery Terence Young
2 A 007, dalla Russia con amore From Russia with Love 1963 Sean Connery Terence Young
3 Agente 007 - Missione Goldfinger Goldfinger 1964 Sean Connery Guy Hamilton
4 Agente 007 - Thunderball: Operazione tuono Thunderball 1965 Sean Connery Terence Young
5 Agente 007 - Si vive solo due volte You Only Live Twice 1967 Sean Connery Lewis Gilbert
6 Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà On Her Majesty's Secret Service 1969 George Lazenby Peter R. Hunt
7 Agente 007 - Una cascata di diamanti Diamonds Are Forever 1971 Sean Connery Guy Hamilton
8 Agente 007 - Vivi e lascia morire Live and Let Die 1973 Roger Moore Guy Hamilton
9 Agente 007 - L'uomo dalla pistola d'oro The Man with the Golden Gun 1974 Roger Moore Guy Hamilton
10 La spia che mi amava The Spy Who Loved Me 1977 Roger Moore Lewis Gilbert
11 Moonraker - Operazione spazio Moonraker 1979 Roger Moore Lewis Gilbert
12 Solo per i tuoi occhi For Your Eyes Only 1981 Roger Moore John Glen
13 Octopussy - Operazione piovra Octopussy 1983 Roger Moore John Glen
14 007 - Bersaglio mobile A View to a Kill 1985 Roger Moore John Glen
15 007 - Zona pericolo The Living Daylights 1987 Timothy Dalton John Glen
16 007 - Vendetta privata Licence to Kill 1989 Timothy Dalton John Glen
17 GoldenEye GoldenEye 1995 Pierce Brosnan Martin Campbell
18 Il domani non muore mai Tomorrow Never Dies 1997 Pierce Brosnan Roger Spottiswoode
19 Il mondo non basta The World Is Not Enough 1999 Pierce Brosnan Michael Apted
20 La morte può attendere Die Another Day 2002 Pierce Brosnan Lee Tamahori
21 Casino Royale Casino Royale 2006 Daniel Craig Martin Campbell
22 Quantum of Solace Quantum of Solace 2008 Daniel Craig Marc Forster
23 Skyfall Skyfall 2012 Daniel Craig Sam Mendes
24 Spectre Spectre 2015 Daniel Craig Sam Mendes

venerdì 27 novembre 2015

WORD GAMES All'Olimpiade di Roma 2024 anche web specialità


Il programma sportivo dell'Olimpiade (al singolare, a beneficio di chi non lo sa o non lo ricorda, e lo scrive pure) è diventato una specie di menù flessibile, secondo le mode, i capricci e le bizzarie dei lobbisti di turno. In occasione dei Gioghi del 2024, pare stia prendendo consistenza l'istanza della lobby che spinge per un'apertura 2.0 dell'atletica e di conseguenza dell'Olimpiade, perchè ormai ogni cosa che avviene è legata.
Quindi potrebbero essere aggiuntue due nuove specialità: il lancio dell'hard-disk e il salto con #l'hashtag. Testimonial inevitabile,la fuoriclasse russa dell'asta, Elena Isinbayeva, che per lungo tempo ha costruito i suoi trionfi allenandosi alla Scuola di Atletica Leggera Bruno Zauli di Formia.

* attenzione, questo post contiene informazioni non veritiere

CALCIO Dal Brasile: omaggio Corinthians, la maglia del Torino

Quattro anni fa avevano scelto la maglia granata del Torino come terza divisa, stavolta hanno lanciato una maglia speciale che farà gola ai collezionisti. Dal Brasile arriva l'omaggio del Corinthians al club italiano, contro cui i brasiliani bianconeri disputarono la prima amichevole internazionale della loro storia, addirittura nel 1914.
La maglia è granata con la V bianca larga, sotto il Toro rampante e l'anno 1949. Accanto in alto il classico stemma del Corinthians che gioca con le maglie bianconere, proprio come la Juventus.
Questa speciale casacca è stata creata ad uso e consumo degli appassionati e del collezionismo, omaggio di una società che con il Torino ha avuto rapporti amichevoli da sempre, che si strinsero nel 1948, quando il Grande Torino andò in tournèe in Sudamerica (contro il Corinthians perse la partita), l'anno prima della tragedia di Superga. L'anno dopo la sciagura, il Corinthians giocò in campionato con la maglia granata del Toro. Una bella storia di amicizia e rispetto che dura ancora oggi.

mercoledì 25 novembre 2015

VOLLEY & SOCIETA' Dalla parte delle donne, da Ortona al calcio femminile

 L'Impavida Ortona è sempre in prima fila nel proporre tematiche sociali. Lo conferma questa iniziativa, Tutti a muro contro la violenza sulle Donne, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Partendo...dal basso è difficile arrivare a muro, ma naturalmente mi schiero anch'io dalla parte delle nostre amatissime donne, senza le quali la vita non avrebbe calore, colori, sapori, emozioni passioni. Ricordando e raccomandando ciò che dovrebbe essere banalmente scontato: tutto va coniugato con il rispetto. Sempre e comunque.






 

 L'omaggio musicale,
scritto da Enrico Ruggeri e interpretato da Fiorella Mannoia
Quello che le donne non dicono
  (testo e musica di Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone)
Ci fanno compagnia certe lettera d'amore
parole che restano con noi,
e non andiamo via
ma nascondiamo del dolore
che scivola, lo sentiremo poi,
abbiamo troppa fantasia, e se diciamo una bugia
è una mancata verità che prima o poi succederà
cambia il vento ma noi no
e se ci trasformiamo un po'
è per la voglia di piacere a chi c'è già o potrà arrivare a stare con noi,
siamo così
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si".

In fretta vanno via della giornate senza fine,
silenzi che familiarità,
e lasciano una scia le frasi da bambine
che tornano, ma chi le ascolterà...
E dalle macchine per noi
i complimenti dei playboy
ma non li sentiamo più
se c'è chi non ce li fa più
cambia il vento ma noi no
e se ci confondiamo un po'
è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare
ancora con noi.

Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate ,
ma potrai trovarci ancora quì
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro "si",
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si"

martedì 24 novembre 2015

VOLLEY Passione per il volley, il premio Lega per onorare Adelio Pistelli

Il CdA della Lega Pallavolo Serie A maschile ha deciso l’istituzione del Premio Pistelli “Passione per il Volley”. Sarà assegnato ad un atleta, arbitro, allenatore, tifoso, giornalista o Società che abbia compiuto una azione particolare che testimoni la propria passione per il nostro sport. Proprio uno dei tratti, l’amore profondo per la pallavolo, che ha caratterizzato la firma del cronista Adelio Pistelli, giornalista specializzato nel volley scomparso giovedì scorso dopo aver dedicato tutta la sua vita professionale alla pallavolo. Adelio Pistelli per oltre venticinque anni è stato collaboratore del Corriere dello Sport-Stadio oltre che di chiunque gli chiedesse aiuto e articoli di pallavolo.
L'idea della Lega e il focus che ispirerà il Premio Pistelli mi sembra particolarmente in sintonia con la vita professionale e non solo dell'amico Adelio e consentirà di legare il suo nome a episodi e personaggi di varia natura. Con il trascorerre del tempo molta gente si ricorderà di lui e (molti tardivamente), capirà quanto questo sport sia ancora legato all'iniziativa dei singoli, alla passione ed all'amore per il volley che è il motore di tutto. Sarebbe bello e giusto rendersene conto al momento opportuno, senza aspettare una perdita per ricordare e rimpiangere. Ma la gustizia, è noto, non è di questo mondo. E quindi non esiste, nemmeno nello sport, neanche nella pallavolo.

ATLETICA Vittori da Mennea a Bolt: «Usain è pulito, solo di lui mi fido»

sul Corriere dello Sport-Stadio di oggi, 24  novembre 2015
 http://www.corrieredellosport.it/news/altri-sport/2015/11/24-6148819/atletica_vittori_mi_fido_solo_di_bolt_a_occhi_chiusi/

Gli 84 anni vissuti non hanno tolto un grammo della sua abituale verve, possibilmente controcorrente, condita da buone dosi di ironico sarcasmo. Il professor Carlo Vittori da Ascoli Piceno è stato l’allenatore di Pietro Mennea. Comprensibile che nella giornata in cui la Piazza della Scuola di Formia ideata da Bruno Zauli, ora Centro di Preparazione Olimpica del Coni, ha inaugurato il Viale dedicato a Mennea e la Piazza delle Medaglie, Vittori fosse uno dei personaggi simbolo dei sessant’anni di storia. Il professore in posa accanto al presidente Malagò ed alla signora Manuela Mennea era un’istantanea obbligata.
    «Nonostante fosse il peggior nemico di se stesso, perché non si amava molto, io ho imparato da lui a fare l’allenatore», ha detto Carlo Vittori riferendosi al suo illustre e formidabile allievo sprinter.
    Ma Vittori non sarebbe Vittori se scegliesse la via della diplomazia, quando qualcosa non gli quadra, non lo tiene per sè. A lui il fatto che la Scuola di Formia non sia più patrimonio esclusivo dell’atletica proprio non va giù e non nasconde il suo punto di vista. Lo sbarco a Formia di altre discipline è quasi un’invasione, un’onta per ciò che è stato in passato, il nome dell’atletica e della Scuola usurpato. Non è nemmeno entrato nell’Aula Magna: «La Scuola di Formia è la Scuola Bruno Zauli, l’avete visto il busto all’ingresso? Le medaglie sono le medaglie dell’atletica. Non si può mistificare la realtà. Sì, anche i tennisti vennero ad allenarsi qui per la Davis, con Belardinelli, ma loro si accontentavano dei campi di tennis, ogni tanto venivano a dare un’occhiata ai nostri allenamenti»
    Il professore batte il tasto del doping con veemenza.
«Bisogna squalificare a vita alla prima infrazione. Altro che alla terza. E’ grave solo il pensiero di doparsi. Gatlin non avrebbe dovuto più correre se si fermassero subito gli atleti squalificati. Sapere che vi dico, io ho fiducia solo di Bolt. Di lui mi fido ad occhi chiusi. Avete visto ai Mondiali? Nessuno lo obbligava a correre anche i 200 ma lui li ha vinti, per dimostrare di essere pulito e di essere più forte di Gatlin».
  

  Dubita dei controlli attuali: «Bisogna affrontare il doping con la giusta intransigenza, la Wada non mi dà più fiducia».
    Ricorda quando decise di abbandonare la Scuola di Formia. «Qui facevamo i controlli con le analisi di sangue e urine ma non andava bene a qualcuno. Si lamentarono. Me ne andai. Se mi stupisce il doping russo? Ma l’hanno sempre fatto! Non potevano perdere con la Ddr... Il problema dell’atletica italiana? Non ci sono più gli allenatori...»
    Gli passa vicino e lo saluta Giacomo Crosa e scattano i ricordi: «E’stato il primo che ho allenato, lui, Schivo, Azzaro, che atleti...»
 

Le foto da Formia per gentile concessione del Coni, GMT Mezzelani

domenica 22 novembre 2015

VOLLEY SuperLega, un minuto di silenzio per ricordare Adelio Pistelli


 La Lega Pallavolo Serie A maschile ha onorato la memoria di Adelio Pistelli sui campi della SuperLega e della Serie A2: è stato osservato un minuto di silenzio che per tutti coloro che hanno conosciuto Adelio, ha avuto un significato emotivamente intenso. In particolare nel nuovo palasport di Civitanova Marche, prima della partita tra la Lube e la Calzedonia Verona, Ivan Miljkovic ha deposto un mazzo di fiori sulla postazione abitualmente occupata dal giornalista che per venticinque anni ha collaborato, tra le altre testate, con il Corriere dello Sport-Stadio. Il minuto di raccoglimento è stato accompagnato con un  lungo applauso dal pubblico di Civitanova.

sabato 21 novembre 2015

VOLLEY Pasquale Di Santillo ricorda Adelio Pistelli

Ospito volentieri il ricordo di Adelio Pistelli scritto dall'amico Pasquale Di Santillo. Idealmente l'occasione per chiudere il triangolo pallavolistico targato Corriere dello Sport-Stadio, la squadra giornalistica che ha visto Adelio protagonista per tanti anni, con orgoglio, fierezza e senso di appartenenza totale. Era giusto che il terzetto del Corsport fosse ancora una volta unito.

Scrivere di Adelio con il pensiero che se ne sia andato da un’altra parte, lontano dal suo unico reale interesse - famiglia a parte - cioè la pallavolo, è una cosa difficile, anche solo da concepire. E mi resta davvero difficile aggiungere qualcosa dopo il bellissimo ricordo fatto su questo blog dal padrone di casa, l’amico Leandro, che ringrazio per l’ospitalità. Però un tentativo volevo, dovevo farlo. Per provare a far conoscere Ade il più possibile, anche a chi lo conosceva solo superficialmente come giornalista e uomo, con pregi e difetti, come tutti noi.
Si dice sempre quando ci si ritrova in questo maledetto rito della consolazione, che “ha finito di soffrire”. Giusto, vero, ma qualcuno poi un giorno dovrà spiegare perché deve sempre toccare a persone come Adelio di soffrire al posto, che ne so, di una di quelle brutte persone che girano per il mondo. 
Per Ade ero il “fratellone”, come gli piaceva chiamarmi e come penso chiamasse tutte le persone cui era legato da questo vincolo di familiarità, dal legame quasi di sangue di noi che siamo cresciuti a pane e schiacciate. Una sorta di community come dicono oggi praticamente settaria dove lui, Ade, era una sorta di Gran maestro per quante ne aveva viste, conosciute e scritte, dall’inizio dei tempi, quando ancora la pallavolo era uno sport di nicchia, riservato ad una ristretta elitè perché ovviamente ancora non aveva cominciato a vincere.
Uno sport che lui ha amato dal primo all’ultimo giorno, fino alla fine e per questa sua passione senza confini non potevi che ammirarlo e rispettarlo, perché nella vita senza passioni siamo nulla e Ade era una passione in movimento, sempre e comunque. 
Quando Leandro era di riposo, io arrivavo al giornale e sapevo che la prima telefonata di giornata non era mio figlio, la mia compagna. Macché, era lui, Ade con il menù del giorno della pallavolo spesso rispedito al mittente senza nemmeno una pietanza da cuocere, tra un mugugno e un accidenti in marchigiano stretto. Eppure, bastava una notizia, meglio due, per fargli tornare la voce, un abbozzo di sorriso via cavo. Perché quello gli era sufficiente per rimettersi in moto, sentire che la sua giornata aveva un senso. Figuriamoci quando c’era da scrivere un pezzo: l’uomo più felice del mondo e ti richiamava anche dieci volte per sapere se era arrivato, se andava bene, se poteva aggiungere o togliere questo o quel nome. Uno sketch che nella stagione di mercato era una regola quotidiana, prima e dopo i pasti, per gli aggiornamenti in real time.
Già, a lui i new media, twitter, Facebook istagram, gli facevano un baffo, in tutti i sensi: la notizia lui ce l’aveva sempre e la dava prima di tutti, solitamente. Perché viveva per la notizia. E quando mi capitava di gestire il settore degli sport Vari la telefonata era solo anticipata di qualche ora, sempre primo arrivava
Poi però c’erano i periodi down, coincidenti solitamente con le accese discussioni che gli capitava di avere con Leandro. E allora le telefonate arrivavano di buon mattino, a tutte le ore, per capire, per sfogarsi per trovare una strada per riallacciare il discorso e trovare la maniera per dire la sua sul giornale, impresa tutt’altro che semplice. E io lì a cercare di ricucire, a trovare la mediazione giusta: insomma, mi sentivo una sorta di “telefono amico”, di psicologo da due soldi. Però ci provavo in tutte le maniera, perché la sua passione, il suo impegno, si meritavano tutto.
Era un’integralista delle schiacciate, Ade, ma ci vedeva lontano e quasi sempre bene. Sul mercato difficilmente prendeva buchi o toppava trattative e dal punto di vista tecnico le indovinava tutte. Diciamolo chiaramente, ci capiva come pochi di pallavolo. Il suo integralismo lo riservava anche alle persone, che fossero arbitri, giocatori, allenatori. Ed era a doppio senso. Nel bene e nel male. Se lo convincevi stava con te per sempre, altrimenti….era dura togliergli dalla testa che dovevi cambiare mestiere.
Ogni tanto si impuntava, come tutti gli integralisti, ma in fondo chi non lo è nelle proprie convinzioni? E’ vero, a volte esagerava nella sua determinazione a dimostrare di avere comunque ragione, ma la perfezione andate a cercarla da qualche altra parte.
Ci sarebbero mille aneddoti da raccontare, tutti bellissimi, tutti da sbellicarsi. Ne ho scelto uno su tutti. Eravamo nell’est, Polonia, Katowice, per la precisione, a seguire l’amata Nazionale maschile. La sera dopo una delle tante partite eravamo finiti in un ristorante sperduto della pianura polacca, si era a tavola in allegria in mezzo ad un bel po’ di persone, tra cui un gruppo di ragazze di non mi ricordo bene quale provenienza. E allora decidemmo di fargli uno scherzo. Uno ad uno ci sfilammo fino a lasciarlo solo a chiacchierare in mezzo alle ragazze per poi sparire tutti insieme con le macchine in dotazione. Avrebbe trovato la maniera di tornare con qualcuno. Telefonini rigorosamente spenti fino alla mattina successiva, quando ci si ritrovò a colazione. Noi a trattenerci dalle risate, lui con gli occhi spiritati, i capelli dritti fortemente tentato da tirarci qualche tazzina piena di caffè ma incapace di trattenere quel sorriso da padre affettuoso che deve bacchettare i suoi allievi irrispettosi: “bastardi” sibilò prima di scoppiare a ridere.
Ecco, adesso che qualcuno se l’è portato via, com’è già successo con un altro di noi, come Robertino Stracca, voglio ricordarmelo così, Ade. Riposa in pace “fratellone”, tanto prima o poi (speriamo poi) ci si rivede

giovedì 19 novembre 2015

VOLLEY Ciao Adelio, caro "zio" Brontolo ora se mi serve qualcosa non posso più trovarti

La notizia, triste e dolorosa, prima di tutto, come buona regola giornalistica. Stamane Adelio Pistelli ha dovuto lasciare il mondo dei suoi amatissimi affetti, la moglie Silvana, la figlia Roberta, la nipotina Consuelo ed il suo cagnolino jack russell. Aveva 65 anni, essendo nato ad Ancona il 27 maggio 1950, ed ha vissuto la sua vita a Falconara, prima nell’Aeronautica, poi come giornalista specializzato nel suo sport prediletto, la pallavolo. 
E’ stato firma pallavolistica del Resto del Carlino e del Corriere Adriatico, ultimamente collaboratore del sito di Lorenzo Dallari, Dallarivolley, ma soprattutto per circa 25 anni collaboratore principe del Corriere dello Sport-Stadio, nel quale ha militato con un entusiasmo senza eguali raccontando le vicende pallavolistiche delle squadre marchigiane in particolare, dal glorioso Falconara alla nuova regina Lube, ma non solo, avendo seguito la Nazionale in Italia e all’estero, i nostri club nelle competizioni internazionali.
Adelio andava dove lo portava il cuore, che batteva forte per il volley e per il giornalismo, che interpretava spesso da tifoso, con i suoi eccessi e i suoi entusiasmi a fatica imbrigliati. Ma non è stato il cuore e tradirlo, a rubarlo alle sue passioni, alla sua vita riempita da chilometri macinati su e giù per l’Italia, sempre con meta un palazzetto dello sport. Un brutto male, una malattia infida e vigliacca che si è nascosta per lungo tempo facendolo soffrire e rubandolo a tutto ciò che gli piaceva. Un male che a volte si sconfigge, a volte no, nemmeno ai vantaggi di un tie-break che si vorrebbe infinito, nemmeno con l’ausilio del video-check di cui tante volte Adelio ha scritto.
Quando una persona viene a mancare, è facile dipingere ritratti senza macchie, ma un amico si prende cosi come è. E quando non c’è più, va ricordato come era, per rendergli giustizia, con l’affetto che ci ha accomunato per più di 25 anni, tra una battuta e l’altra, tra una discussione e una chiacchierata, serena o accesa che fosse. Perché Adelio, per sua stessa definizione, era lo “zio Brontolo” del giornalismo pallavolistco italiano. Si accalorava guardando le partite o commentando fatti, per natura gli riusciva difficile mantenere aplomb da tribuna stampa. Il suo posto ideale era a bordo campo, nel corridoio che portava dagli spogliatoi al terreno di gioco. Viveva la sua passione per il volley e le sue storie, i suoi protagonisti, gomito a gomito con giocatori, dirigenti, arbitri. Dialogare con i giocatori lo gratificava, il saluto, una pacca sulla spalla, erano il suo carburante di entusiasmo. 
Come tutti aveva le sue simpatie e le sue avversioni, sempre motivate da fatti. E per i suoi “cocchetti” sarebbe andato a piedi in capo al mondo. Non rivelo segreti se ricordo il suo rapporto di stima, orgogliosa amicizia viscerale che lo ha legato al suo ideale “figlioccio” putativo Samuele Papi, il ragazzo diventato campionissimo, nato accanto a casa sua, a Falconara. Ad Andrea Anastasi, giocatore di quel miracoloso Falconara e poi campione del mondo, due volte ct della Nazionale italiana, campione d'Europa con la nazionale spagnola. Quindi Alberto Giuliani, che sponsorizzava ai miei occhi in epoca non sospetta, prima che il tecnico marchigiano arrivasse a vincere scudetti a Cuneo e Macerata. Non dimenticando l'altro suo pupillo affettivo, Valerio Vermiglio.
Nella sua esperienza di scrittore, oltre ad un romanzo (“Tre rose per non morire”) aveva raccontato le carriere di Samuele Papi e di Andrea Anastasi, anche con una edizione polacca del libro, per via della fama conosciuta dal tecnico mantovano quando approdò sulla panchina della Polonia. Pur lavorando come freelancer, ovvero pochissimi soldi, frequenti frustrazioni da mancata pubblicazione, rapporti strettissimi con il territorio e i suoi protagonisti, Adelio era rimasto uno dei rarissimi prototipi di giornalisti da campo, testimone diretto delle vicende pallavolistiche in un’epoca in cui si lavora prevalentemente davanti alla tv, con il web o al telefono. Per questo lo conoscevano tutti, a prescindere da cosa facesse o dove scrivesse, per tutti i giocatori di molte generazioni, era semplicemente il giornalista, Adelio Pistelli. Come disse una volta a tavola la moglie di un dirigente, rivolgendosi a me e a Simone Monari, valente collega passato dalla collaborazione con il Corriere dello Sport alla redazione bolognese della Repubblica: “Ma voi siete giornalisti? Come Pistelli?”.
Servirebbero pagine e pagine per fare l’elenco di tutti i servizi proposti da Adelio, di tutti i personaggi, di tutte le “robine” (come le definiva lui) curiose e meritevoli di cui si faceva portavoce e divulgatore, per portarli alla pubblicazione, scovando vicende e foto e spesso faticando a convincersi di come certe belle storie di volley, potessero non interessare i giornali come sarebbe stato giusto.
Quando arrivavano i giorni del mercato poi, Adelio si sentiva l’ombelico del mondo: trattative, ipotesi, soffiate sul destino futuro di campioni e riserve, giovani e senatori, dalla A1 alla A2. Telefono bollente da cui estrarre una manciata quotidiana di righe, finchè è stato possibile trovare gli spazi.
Ma soprattutto le ore al telefono, passate a formulare ipotesi, a scandagliare proposte di servizi e possibilità, a discutere su questo o quel giocatore, sulla Nazionale che vinceva e sugli azzurri che perdevano, commentando risultati e retroscena, allenatori nuovi e vecchi. Spesso quando qualcuno se ne va all’improvviso, al pianto si aggiunge il rimpianto per il non detto, per qualcosa lasciato in sospeso a cui non si può più porre rimedio. Ecco, nella tristezza dolorosa del momento luttuoso, sono sollevato dal non avere questa problematica. Adelio ed io ci siamo sempre detti tutto, anche fin troppo schiettamente forse, ma proprio dialogando, battibeccando, discutendo e superando un momento brutto per entrambi che ci aveva allontanati un po’, abbiamo  alla fine sempre mantenuto un rapporto vivo e stimolante, intriso di un affetto cementato anche dalle diversità e dalla capacità di ironizzare su noi stessi. Perché c’era l’Adelio che batteva i pugni sul desk della postazione stampa del Palasport di Vienna seguendo una finale di Coppa Campioni, che alzava la voce commentando e criticando errori visti in campo: lo “zio Brontolo” insomma. Ma c’era anche l’Adelio che stava al gioco dell’umorismo, che veniva messo in mezzo con la storiella dell’età e del vecchietto, dei capelli spariti o quasi, da noi giovani colleghi che anno dopo anno siamo diventati anche noi sempre meno giovani, ma senza perdere la voglia di goliardia e di battute, il vero sale del gruppo di giornalisti che per tre decenni ha seguito il nostro volley. E quando l’umorismo nasce dall’affetto, non c’è battuta che possa far male. E questo Adelio, per quanto fosse permaloso (come me?), l’ha sempre saputo e l’ha sempre compreso. Mentre cambio fazzoletto, mi viene in mente la festa ad Ancona, in occasione del suo cinquantesimo compleanno capitato durante la World League, a  tavola Con Andrea Anastasi ct e Emanuele Zanini vice ct, con la maglia azzurra con il numero ad hoc, il 50, regalatagli da Libenzio Conti e Carlo Lisi. O quella sera in cui dormimmo in camera insieme a Polignano e lui al risveglio di buon'ora (perchè i vecchietti si alzano presto...) mi chiese se mi dava fastido che si asciugasse i capelli con il phon (“Figurati – gli risposi – tanto ci metti un attimo anche se li asciughi uno per uno…”). E poi il suo spazientirsi, nonostante le buone intenzioni, fuori dal negozio durante le mie interminabili soste nei negozi di musica in Argentina, nel 2002, da Buenos Aires a Cordoba. La camminata notturna per il centro di Praga, cercando qualcosa da mangiare ai baracchini degli hot dog dopo che nel pomeriggio aveva salvato il mio pc dalla furia dei tifosi greci di Salonicco tracimati sul campo. Grecia chiama Grecia: la sua telefonata concitata quando in una trasferta di coppa di un secolo fa, Falconara venne aggredita dalla tifoseria avversaria…
L’anno scorso a Firenze, durante la fase finale dela World League, vivemmo gli ultimi spiccioli di allegra serenità. Rileggemmo insieme la finta recensione che gli dedicai in occasione del suo libro su Papi: tante risate. Allora gli chiesi se potevo pubblicarla sul blog, e mi mandò la liberatoria… Se la ritrovo (dannazione, è sparita dal pc), la pubblico.
 A gennaio, a Bologna, mentre il male stava iniziando a sferrare subdolamente il suo attacco decisivo, l’ultima occasione di vedere fianco a fianco una partita di pallavolo, di predire il futuro raccomandandomi Simone Giannelli: “Quel ragazzo l’ho già visto giocare è formidabile, e ha una bella testa, diventerà un campione”
L’impietosa malattia dilagante, dopo mesi e mesi di vane speranze l’ha costretto a letto sul finire dell’estate, privandolo del piacere dei suoi ultimi Europei. Gli telefonavo almeno una volta a settimana, spesso la domenica mattina. Avevamo fatto un patto: della malattia non si parlava, avrei cercato di farlo ridere scherzando come sempre, cogliendo dal tono e dal timbro della voce segnali del suo stato d’animo, della lotta contro il male, con qualche punto interrogativo sulla reciproca consapevolezza. Non dico una sciocchezza se sostengo, realisticamente e senza buonismo dettato dal momento (Adelio si arrabbierebbe…) che giornalisti come lui non ne esisteranno più, nel senso che la professione non prevede inviati a tempo pieno sui campi del volley, raccogliendo notizie e storie anche attorno al tavolino, sollevando qualche calice, forchetta, coltello e cucchiaio.
Adelio era immerso nella pallavolo 24 ore al giorno, e ringraziava sempre la pazienza della moglie, la signora Silvana, parlando con orgoglio della figlia Roberta che ora aveva messo su una famiglia propria, e della nipotina Consuelo che, maledetto destino, non potrà tirare i baffi a nonno Adelio, facendolo brontolare e divertire rispondendo alle sue coccole.
Caro Adelio, come si fa a non dire che mancherai tanto alla grande famiglia del volley (a cominciare da Massimo Righi), anche a chi magari ti sopportava e non ti voleva bene come la maggior parte di noi, tutto compreso, eccessi inclusi. Mancherai tanto anche a me. Mi dicevi sempre chiudendo le telefonate: Se ti serve qualcosa, sai dove trovarmi. Se ti manca qualcosa…te lo compri. Ma io ora non potrò più trovarti… 

P.S. Caro Adelio ho una lamentela postuma da rivolgerti. Dopo averti strappato tante risate, fino a quando è stato possibile, non è giusto che tu invece mi abbia costretto a trascorrere in lacrime l'ultimo pomeriggio in tua compagnia.






mercoledì 18 novembre 2015

CALCIO Torino, Salerno e l'ennesima gaffe sul calcio femminile

 
16 novembre 2015
Lettera Aperta
al Presidente Federazione Italiana Gioco Calcio Carlo Tavecchio al Presidente Lega Nazionale Dilettanti Antonio Cosentino alla Responsabile per il calcio femminile LND Rosella Sensi

Egregi Presidenti, gent.ma Delegata al Calcio femminile LND,
Abbiamo appreso dal quotidiano "La Stampa", delle dichiarazioni del Presidente del Torino calcio femminile, Roberto Salerno, in merito all'esistenza di una presunta Lobby Gay (semmai lesbica) che punterebbe al professionismo e impedirebbe un sano confronto con le Società Sportive, preoccupate di essere tacciate di omofobia.
Assist, con in testa la calciatrice Patrizia Panico, chiede, a chiunque abbia a cuore la VERITÀ e il RISPETTO per il Calcio femminile, di sottoscrivere questa lettera di indignazione.

Ancora una volta, il presunto orientamento sessuale di donne, ree solo di aver “difeso troppo” i diritti delle atlete, diventa non solo oggetto di dibattito in pubblica piazza, in un ragionamento che nulla ha a che fare con i valori che queste intendono tutelare, ma addirittura uno strumento di pressione contro le società sportive!
La nostra convinzione sull'accaduto è invece che l'aver denunciato lo stato di arretratezza in cui da sempre sopravvive, sprovvisto di tutele, il calcio femminile, l’aver reso pubblici episodi come l'aver dovuto disegnare, tra un tempo e l'altro, le righe del campo all'ultima finale di Coppa Italia oppure l'aver ricordato che, nel calcio femminile, nelle gare dalla serie B in giù, la presenza di un'ambulanza NON è obbligatoria, ebbene tutto questo abbia provocato quanto di più incredibile si può ascoltare da dirigenti dello Sport italiano.
Secondo quanto si evince chiaramente, le Atlete citate sarebbero un’asserita "lobby gay", il cui intendimento sarebbe addirittura quello di fare “esercizio di potere” e di “bloccare il sistema”! La verità, per noi, è altrove.

Noi pensiamo che, di fronte alla legittima richiesta di tutele e diritti delle calciatrici, alcuni dirigenti,



non disponendo di validi argomenti, tentino di giustificare il proprio colpevole immobilismo con la paura (giammai!) di esser tacciati di omofobia ove rifiutassero di prestare ascolto o di accogliere semplici istanze di civiltà e modernità, quando queste istanze sono ovviamente a beneficio di tutte le donne, senza distinzioni.
A nostro parere, il fatto che anche questa volta (come nel caso Belloli...) la “questione sessuale” sia introdotta nel dibattito proprio quando vengono avanzate legittime richieste delle atlete e paradossalmente sia sollevata da chi queste richieste le riceve, dimostra come sia ben verosimile che ci sia chi il dibattito ha interesse a rifiutarlo tout-court. E, infatti, ci si affretta a “metter le mani avanti”, dicendo “di non avere proprio nulla contro il mondo omosessuale”. A noi pare invece evidente che sia proprio questa falsa accusa a mostrare semmai la volontà di sollevare, per poi sfruttare, la questione (privata) dell'orientamento sessuale, per giustificare l’immutabilità di idee retrive che, nei fatti, si traducono nel mantenimento della grave e perdurante discriminazione delle donne, perché donne, del calcio italiano.
A fronte di queste irricevibili accuse, chiediamo che il Presidente Salerno formuli scuse pubbliche ufficiali alle donne che ha menzionato nelle sue dichiarazioni riportate dalla stampa e a tutto il movimento del calcio femminile; chiediamo altresì che al Presidente Salerno non venga affidato alcun incarico relativo al calcio femminile nella Lega Dilettanti per queste sue inaccettabili convinzioni e che il Presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Antonio Cosentino, e la Delegata per il calcio femminile LND, Rosella Sensi, prendano immediate distanze dalle gravi dichiarazioni del Presidente Salerno.
Con noi, lo chiedono tutte le persone che ci hanno autorizzato a citare la loro firma sotto questo documento (seguono centinaia di nominativi)
Primi firmatari
Assist – Presidente Luisa Rizzitelli Patrizia Panico
Sen. Josefa Idem

Avv. Filippo Biolè
Associazioni che aderiscono alla lettera
ASD Ragazze nel pallone
ArciLesbica Nazionale
ArciLesbica Treviso Queerquilia
ArciLesbica Il Riparo Padova
ArciLesbica Trentino Alto Adige L’altra Venere ArciLesbica Ferrara
ArciLesbica Firenze
ArciLesbica Roma
ArciLesbica Mediterranea Bari
ArciLesbica XX Bergamo
ArciLesbica Le Maree Napoli
Arcigay Bat “Le mine vaganti”
Arcigay Bari “L’Arcobaleno del Levante” Hermes Academy Onlus – Arcigay Taranto Omphalos Arcigay ArciLesbica Perugia Omphalos LezGo
Omphalos Volley
LeA-Liberamente e Apertamente
NUDI (nessuno uguale diversi insieme) Coordinamento LGBTE Treviso
Anteros Lgbti Padova
Tgenus
KèBar

Rugby Perugia Ragazze ArciLesbica Bologna
15 Giugno - Arcigay Vicenza Arcigay Tralaltro Padova 
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lunedì 16 novembre 2015

VOLLEY L'uguaglianza cromatica, fuori luogo, di Bergamo e Busto

La bandiera della Francia in segno di solidarietà dopo l'ennesima vile tragedia che ha emotivamente coinvolto ogni persona dotata di cuore e sentimenti.
Dal cuore al campo, per esprimere senso di libertà, fratellanza e uguaglianza, valori che il mondo del volley italiano ha voluto riaffermare in queste giornate di lutto.

Uguaglianza cromatica fuori luogo, invece, quella mostrata nelle divise indossate domenica dalle squadre di Busto Arsizio e Bergamo. Il nero di Busto, il blu di Bergamo. Proprio non si poteva evitare? E' vero, il blu è diverso dal nero, ma non fanno contrasto i due colori, troppi simili e vicini, specie se visti (o televisti) da lontano. Date un'occhiata al sito della Lega Pallavolo Femminile, c'è il video, con ripresa da fondo campo, che consente di apprezzare pienamente l'efficacia della... varietà cromatica (assente) delle divise con cui le due squadre sono scese in campo. 
Anticipo l'obiezione: ma non ne hai abbastanza di sottolineare, dopo tanti anni, quando due squadre vanno in campo ed in tv con divise che si distinguono a fatica o per nulla?
La risposta è si, ne ho abbastanza, non se ne può più. Evidentemente i club sono più tenaci. Stucchevole ricordarlo ogni volta, ma chi sbaglia? I club che se ne infischiano o chi lo fa notare? Speravo si stancassero prima i club, ma insistono e periodicamente gettano l'amo a cui quasi sempre finisco per abboccare... Come potrei deluderli?

CINEMA Freeheld

FREEHELD Regia: Peter Sollett. Interpreti: Julianne Moore, Ellen Page, Steve Carell, Michael Shannon, Luke Grimes. 

*visto in edizione non originale doppiata in italiano

Sono anche storie come questa che hanno fatto cambiare le cose. Non sempre e non ovunque, ma sia pure a fatica una forma di giustizia talvolta riesce a farsi strada, ad imporre il diritto dei sentimenti, dell'amore senza confini e gabbie prestabilite che è anche il più difficile perché osteggiato dalla maggior parte delle cosiddette civiltà, non compreso, combattuto, spesso deriso e bersaglio dell'intollerenza. 
Freeheld racconta con grande semplicità una storia d'amore che diventa dramma umano e occasione per mettere in discussione leggi, consuetudini, sentimenti di giustizia e umana pietas.L'amore inserito in un contesto ipocrita e riottoso all'accoglienza, anche se nessun ambiente è permeato a sentimenti e relazioni private che restano obbligatoriamente tali per proteggersi dall'ottusità e dal pregiudizio, sempre pericolosi. 
Una storia forte narrata con interpreti di spessore, Julianne Moore soprattutto, ma anche Michael Shannon, e momenti di "alleggerimento" perfino ilare affidati alla verve di Steve Carell. E' una storia vera e alla fine del film vediamo le foto delle coraggiose e sfortunate protagoniste. Una pagina di cinema impegnato, come si diceva una volta, per far breccia una volta di più (perché non è mai abbastanza) nel muro dell'ottusa indifferenza preconcetta che rende spesso la vita impossibile e complicata, talvolta azzerando ingiustamente anche diritti sacrosanti, alle persone che amano oltre i paradigmi abituali.

domenica 15 novembre 2015

CINEMA Woman in gold

WOMAN IN GOLD - Regia: Simon Curtis. Interpreti: Helen Mirren, Ryan Reynolds, Daniel Bruhl, Katie Holmes, Tatiana Maslany, Charles Dance

*visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano

Una piccola grande sorpresa, una storia che attraversa i decenni e affronta una tematica importante, ancorchè secondaria, scaturita dall'orrore del nazismo. L'appropriazione delle opere d'arte strappate alle famiglie che le possedevano, trafugate dai nazisti, dai singoli gerarchi che facevano razzie nelle case degli ebrei. 
L'interesse in questa storia è grande, perchè si parla addirittura di un quadro di Klimt (la Woman in gold che dà il titolo al film) e dell'Austria, di ieri e di oggi. Simon Curtis racconta con garbo e incisività la lotta della legittima proprietaria per provare a riappropriarsi di un quadro che è un'opera d'arte ma che ha anche un valore familiare. L'alleanza con un giovane avvocato americano (perchè la donna riuscì a fuggire negli Stati Uniti ed ha vissuto là la sua vita) che si appassiona alla causa, i viaggi a Vienna, determinati e dolorosi, percorso di rivisitazione del passato e di ciò che ha lasciato in eredità. Un'arroganza del potere che non è sfumata con gli anni, atteggiamenti ostili mai sopiti, retaggio di una tragedia consumatasi con la complicità delle gente che fino al giorno prima era quieta "vicina di casa". Semplicemente un buon film, confezionato con cura e vicinanza affettiva, che trova in una fantastica Helen Mirren e Ryan Reynolds una coppia che, semplicemente, funziona. 

** Questo post è dedicato alla memoria di Susanna, lettrice del blog e amante del cinema, che purtroppo è venuta improvvisamente a mancare all'affetto delle sue figlie, dolorosamente strappata alla vita, al cinema, alla musica, alla lettura. A tutto ciò che amava.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/12/malcostume-bacioelementare-innocenza.html 

lunedì 9 novembre 2015

CALCIO 12ª giornata - Il distacco della Juventus dagli obiettivi resta invariato (+2 solo sul Milan)


Dopo la vittoria in rimonta di Empoli per 3-1 (reti di Maccarone, Mandzukic, Evra, Dybala) ha 18 punti, 5 vittorie, 3 pareggi, 4 sconfitte, 16 gol fatti, 11 subiti.  Ad Empoli per la settima volta quest'anno ha incassato il gol dello svantaggio al primo tiro in porta degli avversari. Nel fine settimana la Juve ha guadagnato due punti soltanto sul Milan e sulla Lazio, avendo vinto tutte le prime cinque della graduatoria. Quello che manca ancora è il gioco. La Juve non diverte più, è lenta, non fa più pressing alto ed è macchinosa nel liberarsi del pallone in fase di ricostruzione dalla difesa.

La Juventus è al 7° posto
Sulla zona retrocessione  + 7 punti
Dalla zona Europa League presunta   -4 punti
Dal preliminare di Champions   -8 punti
Dalla zona Champions League  -9 punti
Dal primo posto -9 punti



http://www.legaseriea.it/it/serie-a-tim/classifica
 

N.B: - In Champions League: 1ª e 2ª
Al preliminare di Champions League:  3ª
In Europa League: 4ª e vincente Coppa Italia
Preliminari di Europa league: 5ª
Se la vincente della Coppa Italia è giù qualificata, si qualifica al sio posto la 6ª

domenica 1 novembre 2015

CALCIO 11ª giornata - Il distacco della Juventus dagli obiettivi: -8 dal preliminare Champions

Dopo la vittoria all'ultimo respiro nel derby con il Torino (2-1, reti di Pogba, Bovo e Quadrado) la Juventus ha 15 punti, 4 vittorie, 3 pareggi, 4 sconfitte, 13 gol fatti, 10 subiti. Mancano ancora due partite ma la posizione non può cambiare. E' stata una giornata molto positiva per la classifica e per i distacchi dagli obiettivi, grazie alla sconfitta della Roma a San Siro con l'Inter ed al pareggio del Napoli a Genova

La Juventus è al 10° posto
Sulla zona retrocessione  + 6 punti
Dalla zona Europa League presunta   -4 punti
Dal preliminare di Champions   -8 punti
Dalla zona Champions League  -9 punti
Dal primo posto -9 punti




http://www.legaseriea.it/it/serie-a-tim/classifica

N.B: - In Champions League: 1ª e 2ª
Al preliminare di Champions League:  3ª
In Europa League: 4ª e vincente Coppa Italia
Preliminari di Europa league: 5ª
Se la vincente della Coppa Italia è giù qualificata, si qualifica al sio posto la 6ª