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domenica 31 gennaio 2016

CALCIO & VOLLEY Agnelli e lo "scippo" Nazionali. Nel volley è peggio

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, ha attaccato la Fifa (e l'Uefa) e non solo per i due mesi annui in cui i giocatori dei club sono precettati dalle Nazionali.
"... Inoltre, ci vediamo sottratti dalle Nazionali per 60 giorni all'anno i nostri migliori talenti, un unicum nel suo genere".
E no, caro presidente Agnelli, non è un unicum. Ovviamente a livelli economici ben diversi e a distanza abissale, ma nel volley accade molto di peggio. La dittatura incontrastata della Fivb e la connivenza della Cev da decenni consentono una politica di assoluto predominio delle nazionali, l'iper sfruttamento di un ristretto numero di giocatori e la vacanza esagerata e forzata della maggior parte dei pallavolisti e delle pallavoliste fuori dal giro delle nazionali. Le Nazionali hanno ben oltre i sei mesi di attività e si sono incuneate anche nel bel mezzo del periodo in teoria consacrato alla già limitata attività dei club.
Una politica sconsiderata che nessuna federazione ha mai combattuto con determinazione, con una strategia comune ad altre federazioni, con qualche vaga possibilità di successo. Basta pensare alla scellerata formula di qualificazione per l'Olimpiade, al non tener conto di Mondiale ed Europei. Il tutto per puri fini economici e commerciali, lontani dai valori dello sport. Anche nel volley, uno dei porblemi è che gli atleti non hanno rappresentanza nè voce in capitolo.
Insomma, caro presidente Agnelli, per fortuna non ha una squadra di pallavolo...

Nelle foto il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, è il presidente della Fivb, Ary Graca

sabato 30 gennaio 2016

CINEMA L'abbiamo fatta grossa

L'ABBIAMO FATTA GROSSA Regia: Carlo Verdone. Interpreti: Carlo Verdone, Antonio Albanese, Massimo Popolizio, Anna Kasyan, Francesca Fiume.

Sia detto con il massimo rispetto, ma l'immagine che sintetizza il giudizio sul film è nel film stesso, quando il personaggio interpretato con personalità da Antonio Albanese, con le sue ciabatte infradito pesta una cacca appena mollata da un cagnolino di una proprietaria incivile. Ecco, L'abbiamo fatta grossa è una grande... delusione. Sarebbe fin troppo facile aggiungere una parola irriverente per sintetizzare la fiacchezza di un film che ogni tanto strappa sorrisi ma raramente risate aperte e che non trova mai appigli di credibilità e verosimiglianza nel dipanarsi di una strampalata vicenda. Il giallo, il poliziesco, non sono chiaramente nelle corde di Verdone che forse anche per insicurezza non esita a riproporre frammenti di personaggi che hanno fatto la sua fortuna in epoche ormai lontane. Per un fan di Verdone, come sono sempre stato, è doloroso dover vedere un film così poco riuscito, così poco credibile. Non bastano Albanese e Popolizio a dare tono ad una storia costellata di assurdità che finiscono per essere irritanti.
Verdone ha rivendicato il merito di aver mostrato una Roma diversa ed è vero, si è girato anche in posti poco frequentati dalle macchine da presa del cinema, ma non poteva certo bastare questo per far sì che il film riuscisse a convincere. Anche nella ricerca della risata ci vuole un copione misurato, una recitazione equlibrata, situazioni non prevedibili e telefonate, come nel calcio si direbbe di un tiro fiacco da fuori area che si sa già dove finirà, tra le braccia del portiere. A giudicare dalle interviste che sta rilasciando, temo che Verdone non si sia reso conto di non essere riuscito a centrare l'obiettivo di una commedia solida, nella tradizione del miglior cinema italiano, che sapeva far divertire ma con intelligenza. 
Non credo che al regista romano serva fare un film all'anno, forse se si fatica a dire qualcosa, a sfornare un prodotto all'altezza del suo nome, sarebbe meglio diradare. 
A sproposito si è perfino accostato il film a qualche opera di Woody Allen. Ricordo che a suo tempo, commentando Perdiamoci di vista, auspicai per Verdone un futuro anche solo da regista: la prima mezzora di quel suo film era incisiva, aveva ritmo, credibilità. Vero che il cinema è finzione, ma per funzionare una storia deve poggiare su basi solide, ancorarsi a delle certezze prima di concedersi qualche divagazione magari anche surreale. Non può essere un susseguirsi di eventi improbabili e incredibili.
Forse Carlo era a corto di idee (ne sono un segnale la riproposizione di squarci di Manuel Fantoni, dell'incursione nell'appartamento altrui?) ed ha pensato di risolvere tutto con una sortita in territori nuovi. Terreno infido che richiede padronanza del genere, per non rischiare di pestare una cacchina... O di vedersi tornare indietro quella pernacchia irridente, presa in prestito dal grande Totò, che si applaude nel film.


** Un manifesto con la copertina di un libro appare più volte inquadrato con insistenza. Mi auguro sia un libro fasullo, non è possibile una così sfacciata pubblicità occulta... Giusto?

PENSIERI E PAROLE Eccessi e saggezza

"La via degli eccessi conduce alla dimora della saggezza"

William Blake, poeta, pittore, nato nel 1757 a Londra

mercoledì 27 gennaio 2016

CALCIO Coppa Italia Juve-Inter, quando decise una doppietta di Balotelli

Balotelli mattatore
 https://www.youtube.com/watch?v=jooFNy_Vo08

Juve ai rigori
https://www.youtube.com/watch?v=X65J86oN7VE

Per la prima volta uno Juventus-Inter di Coppa Italia si giocherà allo Juventus Stadium. L’ultima volta che le due formazioni si sono affrontate in Coppa Italia risale al 2010, allenatore era Ciro Ferrara (al quale subentrò poi Zaccheroni). Era il 28 gennaio 2010, l’Inter vinse 2-1 a San Siro.

Particolarmente vibrante il confronto del 2008, nei quarti di finale, che vide esplodere la stella dell’allora giovanissimo Balotelli. Andata a Milano finita 2-2. Nel ritorno un grande Del Piero trascina la Juventus, costretta ad inseguire dal gol lampo di Balotelli, subito pareggiato da Del Piero. Poi Iaquinta manda avanti la Signora ma un rigore di Cruz manda al riposo le squadre sul 2-2. E nel secondo tempo, dopo nove minuti, gara e qualificazione decisa da una prodezza di Balotelli, non ancora SuperMario.*

JUVENTUS-INTER 2-3
(primo tempo 2-2)
MARCATORI: Balotelli (I) al 10’, Del Piero (J) al 14’, Iaquinta (J) al 31’, Cruz (I) su rigore al 39’ p.t.; Balotelli (I) all’9’ s.t.
JUVENTUS (4-4-2): Belardi; Birindelli (dal 23’ s.t. Camoranesi), Stendardo, Legrottaglie, Molinaro; Salihamidzic, Nocerino, Zanetti, Nedved (dal 29’ s.t. Palladino); Iaquinta (dal 22’ s.t. Trezeguet), Del Piero. (Vanstrattan, Castiglia, Ariaudo, Tiago). All. Ranieri
INTER (4-3-1-2): Toldo; Maicon (Solari dal 42' st), Rivas, Cordoba, Maxwell; Stankovic, Pelè, Maniche (Viera dal 9' st); Jimenez (dal 25’ s.t. Zanetti); Cruz, Balotelli. (Orlandoni, Chivu, Cambiasso, Solari, Suazo). All. Mancini.
ARBITRO: Saccani.
NOTE: spettatori paganti 20.616, incasso di 460.560 euro. Espulso Camoranesi al 40' st; ammoniti Legrottaglie, Salihamidzic, Iaquinta, Pelè, Maniche, Cruz, Balotelli. Angoli 5-3 per la Juve. Recuperi: 2’ p.t., 4' st.
Juventus e Inter si sono affrontate 29 volte in Coppa Italia. Il bilancio per i bianconeri è di 13 vittorie, 7 pareggi, 9 sconfitte. A Torino i bianconeri hanno vinto 6 volte su 12.

 

LE ALTRE SEMIFINALI - In tre occasioni le due squadre si sono sfidate in semifinale, sempre promossi i torinesi.
 1938 - Gara unica, Juventus-Inter 2-0.  Poi Juve vincitrice della Coppa Italia.

 1983 - Juventus-Inter 2-1 al Comunale di Torino, 0-0 a San Siro. Poi Juve vincitrice della Coppa Italia

 2004 - Doppio 2-2, a Torino e a Milano, con gli juventini che andarono in finale dopo i calci di rigore, con Vieri che si fa parare l'ultimo da Chimenti e Miccoli che realizza il penalty decisivo. In partita avevano segnato Cruz, Tudor, Del Piero e Adani in pieno recupero (minuto 49'30 secondi). In finale poi la Juve perse con la Lazio.  


IN FINALE - Due volte la partita ha assegnato la Coppa Italia e vinse sempre la Juventus.  Il 13 settembre 1959 con il 4-1 di San Siro, gol di Charles, Cervato (2) e Sivori. Il 29 agosto 1965, finì 1-0 con rete di Menichelli. 

martedì 26 gennaio 2016

CALCIO Wright, portiere d'oro in Premier Da 4 anni strapagato senza giocare


Ogni volta che un bravo calciatore accetta il trasferimento in un grande club, passando dall’essere titolare indiscusso al ruolo di titolare part time o panchinaro abituale, mi chiedo che scelte avrei fatto se fossi stato al posto suo. Se chi gioca al calcio è mosso ancora da passione, nonostante sia diventato un professionista, nei giorni del calcio mercato non può pensare solo ai soldi dell’ingaggio (come in realtà avviene) ma anche a quanto effettivamente potrà giocare. E’ chiaro che in un grande club gli obiettivi sono diversi e anche giocando meno ci si possono togliere enormi soddisfazioni. Ma non sempre capita.
A ricordare il paradosso del calcio, di certe situazioni, arriva la storia di Richard Ian Wright, attualmente terzo portiere del Manchester City, in Premier League. Il suo caso ha fatto il giro del web. In sintesi il 38enne portiere nativo di Ipswich non gioca una partita da circa quattro anni ma guadagna uno stipendio in torno ai 9000 euro a settimana, ingaggio di 450.000 euro.
Wright è tutt’altro che scarso, ma la sua carriera è stata frenata e in pratica interrotta da una serie di infortuni che l’hanno fatto retrocedere nelle gerarchie del Manchester City, dove è la riserva di Caballero, che è la riserva di Hart, il portiere titolare (entrambi hanno giocato in questa stagione allo Juventus Stadium nella gara di ritorno tra Juventus e Man City nella prima fase di Champions League).
La sua ultima partita risale a 1.243 giorni fa: sono passati quattro anni da quando, da portiere dell’Ipswich, giocò contro il Reading (perdendo 3-2). Wright cominciò a parare nelle giovanili dell’Ipswich (squadra che i tifosi laziali meno giovani non avranno dimenticato, dopo lo 0-4 subito in Coppa Uefa nel 1973, e il 4-2 del ritorno con incidenti e tafferugli che costarono alla Lazio un anno di squalifica dalle competizioni europee, da campione d’Italia, i biancocelesti di Maestrelli non giocarono la Coppa Campioni) prima di trasferirsi all’Arsenal (12 partite) dove sperava di raccogliere l’eredità di Seaman. Cinque stagioni all’Everton (60 gare), poi West Ham (nessuna presenza), Southampton (8 gare), prima di tornare all’Ipswich (58 partite tra il 2008 e il 2010) dove sei anni fa si concluse di fatto la sua carriera, nonostante le due presenze successive nello Sheffield e la già citata gara con l’Ipswich. Nel 2012 prestito al Presto e approdo al Manchester City, dove non ha mai messo piede tra i pali in gare ufficiali. In compenso allena i portieri, ruolo che quando avrà deciso di smettere di...non giocare, ricoprirà istituzionalmente. Con lui Hart è cresciuto molto, e il club celeste ha saputo apprezzare il lavoro svolto, per questo il suo ingaggio non è stato mai messo in discussione,
Wright ha giocato anche due volte in nazionale (due amichevoli con Malta e Olanda) e nel suo albo d’oro personale figurano due titoli inglesi (Arsenal 2001-2002, Manchester City 2013-2014), una Coppa d’Inghilterra (Arsenal), una Coppa di Lega (City). Zero partite ma un lauto stipendio. Perciò se chiedessimo a Richard come si sente a non giocare da quattro anni, il portierone alwerebbe il pollicione e sorridendo risponderebbe... all Wright!

  

* Pubblico con 28 ore di ritardo per cause indipendenti dalla mia volontà.

lunedì 25 gennaio 2016

SOCIETA' I cinesi allo Juventus Stadium per un reality



L'Agenzia Ansa ha diffuso oggi una notizia particolarmente curiosa che incrocia usi e costumi cinesi e addirittura lo Juventus Stadium che arriverà nelle case dei cinesi tramite la televisione, la Pechino Beijing Satellite tv. 
Il reality (perchè le peggiori abitudini sono coltivate ovunque, anche in Cina) si chiama Il mio matrimonio in giro per il mondo e avrà dei set a varie latitudini oltre che a Torino, le Langhe e Roero (dalla Nuova Zelanda alla Malesia). 
La prima giornata di riprese si è svolta oggi. La presentazione dei protagonisti allo Juventus Stadium, le prime prove nelle vie del centro, travestiti da dalmata e panda, la cena sul Ristotram. Le riprese dureranno fino al 30 gennaio e riguarderanno due delle dooci putate del reality. L'emittente cinese raggiunge ben 700 città ed ha una audience di oltre un miliardo di telespettatori.
  Obiettivo dei concorrenti, superare delle prove per vincere
un matrimonio da sogno proprio nelle Langhe.

"Il programma - ha detto all'Ansa il regista Li Jianran - vuole far conoscere paesaggi e culture di altri Paesi e da quando sono qui ho scoperto che gli italiani sono molto calorosi e appena ci vedono sono contenti di partecipare alle riprese". 

CALCIO 21 giornata Juventus sempre a 2 punti dal Napoli ma con +4 su Viola e Inter

Undicesima vittoria consecutiva, un sofferto, poco brillante ma preziosissimo 1-0, firmato dal solito Dybala sul calar del tramonto di una sfida sentitissima come e più di sempre, ricordando la straripante Roma d'agosto (2-1, anche allora di Dybala il gol bianconero). Una brutta partita, con poche occasioni limpide e pochi tiri, ma con il Napoli issato da Higuain a quota 47, cinque punti sopra la seconda, non vincere sarebbe stato un incentivo ai sogni scudetto partenopei. E la Juve ha dimostrato di esserci con la testa, anche quando l'avversario si chiude a riccio, rinuncia quasi a rendersi pericoloso, disposto in modo più che accorto da Spalletti, consapevole degli effetti di una brutta sconfitta dopo il pareggio col Verona.

https://www.youtube.com/watch?v=nN6uMeKcy1w 

Come accadde contro il Milan, Dybala ha risolto la sfida con un gol tanto bello quanto importante. Un'azione firmata dai gioielli bianconeri Pogba-Dybala, col francese abile a leggere l'ultima fase di un contropiede rivelatosi micidiale, prima per la palla respinta da De Rossi su un bianconero, poi per l'indecisione di Manolas, non lesto a chiudere sull'argentino. Peccato per la vicenda De Rossi-Mandzukic. La partita è stata corretta, solo scintille tra il romanista e il croato e quell'insulto fuori luogo e di troppo masticato a bocca larga e denti stretti da De Rossi. Eppure non mi sento di cavalcare e alimentare l'ondata di sdegno politicamente corretto. Chi dimentica come le parole in campo volino spesso senza passare per il cervello, tenga a mente che in campo, da quando si è ragazzi a quando si gioca da over..., qualche parola di troppo scappa. Forse il primo a ricordarcelo è proprio Mandzukic, per il quale il botta e risposta non ha avuto seguito, se non nelle scaramucce abituali dei contatti fisici tra attaccanti e difensori. Per il calcio vero è finita lì. Poi purtroppo, c'è la partita virtuale sulle poltroncine degli studi televisivi, ed è tutta un'altra cosa.

 

La posizione

Dopo 21 giornate la Juventus è al secondo posto, a 2 punti dalla capolista Napoli, con 45 punti frutto di 14 vittorie, 3 pareggi, 4 sconfitte,  38 gol segnati, 15 subiti

La Juventus è al 2° posto
Sulla zona retrocessione  + 24 punti
Dalla zona Europa League presunta  +1

Dal preliminare di Europa League +10
Dal preliminare di Champions  +4 punti
Dalla zona Champions League  0 punti
Dal primo posto -2 punti  


N.B: - In Champions League: 1ª e 2ª
Al preliminare di Champions League:  3ª
In Europa League: 4ª e vincente Coppa Italia
Preliminari di Europa league: 5ª
Se la vincente della Coppa Italia è giù qualificata, si qualifica al suo posto la 6ª

domenica 24 gennaio 2016

CINEMA Revenant

REVENANT - Redivivo. Regia: Alejandro González Iñárritu. Interpreti: Leonardo Di Caprio, Tom Hardy, Domnhall Gleeson, Will Poulter. Musica: Ryuichi Sakamoto, Alva Noto, Bryce Dessner.

* Visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano.


Into the wild, wild West. Con l'Oscar per Birdman in cassaforte, Iñárritu fa il film della vita, uno di quei filmoni che solo il pensare di realizzare, senza effetti speciali, sembra follia. Revenant è un drammone per certi versi indimenticabile, che anticipa l'esplorazione del selvaggio West raccontando l'incredibile avventura del trapper Hugh Glass, nei primi decenni dell'Ottocento (1823 per l'esattezza). Il titolo tranquillizza sulla sorte del protagonista ma non toglie un briciolo di pathos ad una storia cruda, selvaggia e dura come deve essere stata quell'epoca. Unica costante l'essenza peggiore dell'uomo, l'avidità di denaro che anche allora molto muoveva, cancellando ogni forma di etica e di pietà. Il fascino del film, oltre che nell'interpretazione (quasi...muta) di Leonardo Di Caprio ma anche di Tom Hardy, risiede negli incantevoli e affascinanti ambienti naturali che sono i veri coprotagonisti del film.
Iñárritu sa dove porre la macchina da presa e come usarla, mette in scena crudi e realistici combattimenti tra indiani e trapper/soldati (l' L'ultimo dei Mohicani è stato un modello imprescindibile), fa parlare la natura, gli agenti atmosferici, gli animali. I visi pallidi fanno la loro abituale figura (viscidi, avidi, che indossino l'uniforme o che parlino francese e vendano armi agli indiani, in lotta anche fra tribù e tribù). Centocinquantasei minuti di film che volano senza annoiare, rendendo spettacolare anche la lentezza inevitabile imposta dai movimenti di un moribondo. La musica di Ryuichi Sakamoto elaborata con il supporto di Alva Noto (pseudonimo dell'artista tedesco Carsten Nicolai, specialista della glitch music, un sottogenere della musica elettronica) sottolinea la drammaticità e l'intensità della storia, girata tutta con luce naturale e a temperature polari. Non c'è dubbio che la prova di resistenza fisica importa dal regista, abbia prodotto un risultato apprezzabile.












sabato 23 gennaio 2016

PENSIERI E PAROLE L'inferiorità secondo lady Roosevelt

«Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso»

Eleanor Roosevelt
attivista e poi First Lady degli Stati Uniti d'America

mercoledì 20 gennaio 2016

CINEMA La corrispondenza

La corrispondenza - Regia: Giuseppe Tornatore. Interpreti: Olga Kurylenko, Jeremy Irons
* visto in edizione originale in lingua inglese, con sottotitoli in italiano.



Come pochi, Tornatore è autore che divide: lo si ama o lo si critica talvolta oltrepassando i confini del buongusto. Forse perchè spesso i suoi film hanno bisogno dell'empatia dello spettatore, che vive e completa le storie seguendo e traendone quelle che John Cassavetes definiva le love streams, le scie d'amore. Nella corrispondenza di Tornatore le scie d'amore sono infinite o quasi, e sfidano le leggi del tempo e della natura. Immagino come e quanto il film si presti ad essere sbeffeggiato, criticato con manciate di cinismo imputando mancanza di verosimiglianza. Un metro diverso da quello con cui viene giudicata la maggior parte dei prodotti americani. La licenza poetico-cinematografica che viene concessa ad altri, è negata all'autore di casa nostra, che ha l'Oscar in casa e una reputazione internazionale che lo spinge a cercare una dimensione mondiale, con storie interpretate da attori stranieri e recitate in inglese (o francese, come fu per Una pura formalità).

In sala una donna sulla cinquantina ha pianto per quasi mezzo film. A lei sicuramente La corrispondenza ha trasmesso qualcosa. Il film deve aver toccato corde emotivamente importanti.
Difficile parlare del film senza rovinare la sorpresa e la visione agli spettatori (vedi link allegato) ed è chiaro che ad un certo punto il meccanismo narrativo può risultare prolisso e ripetitivo. Ma tutto ha un senso e conduce non in un vicolo cieco, ma a una rinascita. L'elaborazione su vari piani del vissuto, il rapporto con se stessi e con le persone amate che può durare oltre...tutto. Oltre l'esaurirsi dell'amore, dell'esistenza. Se ci si lascia rapire dalla magìa del cinema, si ricevono abbondanti emozioni da questo film appassionato, inadatto all'impazienza e alla freddezza. I misteri del cosmo, le stelle che irradiano luce dopo la loro scomparsa, spunto per una chiave di lettura dell'esistenza, delle persone, dei sentimenti. L'universo a misura di essere umano, per trarre consolazione terapeutica al dolore senza fine dell'amore che si perde per cause...naturali di forza maggiore. Come la vita. 
Non so se è una citazione voluta, ma nel film di Tornatore c'è un passaggio (il messaggio che fa ridere la protagonista perchè non a lei diretto) che mi ha fatto tornare in mente My life*, film interpretato da Michael Keaton e Nicole Kidman (1993, regia di Bruce Joel Robin) che ha un'idea in comune con La corrispondenza.
Trailer fuorviante (sembrava un'altra storia d'amore tra il maturo e la giovane); titoli ingannatori, sbrigativi e fuori luogo sull'amore on line; obbligo di vedere ed ascoltare la versione originale, impreziosita dalle voci e dalla presenza di Jeremy Irons e Olga Kurylenko, mai così bella e intensa sullo schermo. La corrispondenza è un invito a bordo per un viaggio emotivamente coinvolgente, in luoghi fisici e dell'anima (o del cuore), tappe di una specie di caccia al tesoro sui generis, che toccano corde diverse e variegate. 
E chi è senza biglietto sentimentale, scelga un altro film. 

* Chissà, forse se avessi potuto parlare con la donna che ha pianto durante il film, mi avrebbe risposto: Non piangevo così da quando vidi My life...


appendice mediatica 

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/cinema-media-la-corrispondenza-violata.html


Ha scritto Paolo D'Agostini su La Repubblica concludendo il suo testo sul film: Peccato non ascoltare le vere voci dei due protagonisti.
Beh, chi ha scelto di andare al Nuovo Olimpia ha potuto farlo. E vale per tutti i film. Quando si darà incremento alla cultura del vero cinema, consentendo ad una platea più vasta la visione dei film in versione originale? Se fossero realmente indipendenti e liberi, proprio i quotidiani di informazione e le riviste di cinema dovrebbero trattare l'argomento.

Ha scritto Piera Detassis, direttrice di Ciak, dopo aver disseminato il suo testo della trama del film sottraendo allo spettatore il piacere di scoprirlo durante la visione: Non tutto del film va raccontato per non togliere stupore, garantito anche dall'ambientazione...
E cosa ancora voleva raccontare più di quello che ha detto, già troppo? Come si fa a dirigere una rivista di cinema, rendersi conto che raccontando la trama si rovina la visione al pubblico, e farlo ugualmente. Farlo e consentire che tra le pagine della rivista puntualmente si racconti troppo delle trame dei film? L'unico rimedio è fare come sono costretto a fare io: mai leggere giornali e riviste prima di aver visto i film. Ciak lo compro dal primo numero, per abitudine e per empatia cinematografica. Ma lo metto in libreria, senza leggerlo, al massimo lo sfoglio perchè anche i titoli sono traditori sulla stampa che parla di cinema. Salvo poi ripescarlo solo dopo aver visto i film. E troppo spesso scoprire di aver fatto benissimo, perchè le stesse cose lette prima, mi avrebbero rovinato tutto. E dicono di essere riviste per appassionati di cinema...!

 

lunedì 18 gennaio 2016

CALCIO Juve, attenta ai tecnici che subentrano: da Hiddink a Spalletti, via Mancini


Lo so, sono i timori del tifoso che per certe coincidenze ha la memoria lunga. Beh, meglio condividere la prudenza e ricordare cosa avvenuto in passato. Se i gol subiti dagli ex juventini sono una costante della storia bianconera, a memoria recente è successo che squadre in crisi che avrebbero douto affrontare la Juventus, abbiano cambiato allenatore poco prima, privando i bianconeri della possibilità di sfruttare situazioni negative. E purtroppo, negli ultimi due casi eclatanti, il cambio di allenatore ha determinato il risultato, la promozione in Champions League di Chelsea e Galatasaray Istanbul. Ora domenica c'è uno dei nodi cruciali di questo campionato ad handicap: Juventus-Roma. Purtroppo allo Stadium non verrà la Rometta tremebonda e poco fortunata dell'ultimo periodo di Garcia. Cambio in panchina, ecco Spalletti ed ecco il rischio di un nuovo risultato propiziato in extremis dal destino. Oltretutto Spalletti avrebbe un conto aperto con la Juventus: il 30 agosto del 2007, dopo il 3-1 bianconero all'Olimpico romano, in una delle rare giornate di grazia di Diego (il brasiliano, non Maradona...), l'allenatore toscano rassegnò le dimissioni concudendo il suo ciclo giallorosso, fatto di bel gioco.

Roma-Juventus 1-3 (30 agosto 2007)
Marcatori: Diego, De Rossi, Diego, Felipe Melo.

 https://www.youtube.com/watch?v=Y8OOkUTCt18

Gli altri precedenti da tenere a mente?

Il Chelsea di Hiddink nel 2009

Champions League 200): c'è Chelsea-Juve negli ottavi. I londinesi hanno avuto un brutto avvio di campionato e paga Felipe Scolari. L'11 febbraio 2009 il patron Abramovich annuncia l'ingaggio del tecnico olandese Hiddink (lo stesso che è stato richiamato ora al capezzale dei Blues, di nuovo in grave crisi). E ti pareva. Il Chelsea si ricompatta: a Stamford Bridge vince 1-0, nel ritorno va due volte in svantaggio (Iaquinta, Del Piero) ma pareggia 2-2 (Essien nel recupero del primo tempo, Drogba a 7 minuti dalla fine) e si qualifica..

Il Galatasaray di Mancini nel 2013
Il 30 settembre del 2009 Roberto Mancini subentra a Terim al Galatasaray Istanbul, nono in classifica nel campionato turco. Appena arrivato, registra subito le maglie del gioco dei giallorossi, riesce a capitalizzare la trasferta allo Stadium con un pareggio, 2-2, che poi risulterà decisivo per passare il turno. Segnano Drogba, Vidal su rigore, Quagliarella e a due minuti dal termine Bulut. La gara di ritorno rappresenta un grande scandalo. Nevica su Istanbul, partita interrotta e conclusione posticipata di 24 ore, ma si giocherà un campo impraticabile, specie nella parte dove attaccavano i bianconeri. La beffa si consuma a 5 minuti dalla conclusione: segna l'olandese Sneijder, Gala avanti, Juve fuori. This is not football, dice Conte, tecnico juventino. 


CALCIO 20ª giornata: Juventus seconda con +2 sull'Inter terza





http://www.legaseriea.it/it/serie-a-tim/classifica

Squillante 4-0 a Udine (doppietta di Dybala, gol di Khedira e Alex Sandro nel primo tempo), per battezzare il nuovo stadio dell'Udinese e prima domenica senza sofferenze per la tifoseria bianconera, ormai non più abituata ad incamerare una vittoria così netta e così veloce, tranquillizzante.
Significativo il ritorno ad ottimo livello di Asamoah, la conferma di Rugani e Alex Sandro: dimenticata perfino l'assenza di Pogba, fresco per la Coppa Italia di mercoledi (a Roma l'attende la Lazio). Dopo venti giornate la Juventus capitalizza la vittoria esterna guadagnando due punti sul terzo posto, dove è rimasta staccata l'Inter, e risponde al successo della capolista Napoli, restando a due punti dal primo posto. +4 sulla Fiorentina, + 7 sulla Roma, +8 sul Milan.

domenica 17 gennaio 2016

CINEMA & MEDIA La corrispondenza violata di Tornatore

A proposito del film La Corrispondenza, di Giuseppe Tornatore
Ha scritto Paolo D'Agostini su La Repubblica concludendo il suo testo sul film: Peccato non ascoltare le vere voci dei due protagonisti.
Beh, chi  vive a Roma e ha scelto di andare al Nuovo Olimpia ha potuto farlo. E vale per tutti i film. Quando si darà incremento alla cultura del vero cinema, consentendo ad una platea più vasta la visione dei film in versione originale? Se fossero realmente indipendenti e liberi, proprio i quotidiani di informazione e le riviste di cinema dovrebbero trattare l'argomento.

Ha scritto Piera Detassis, direttrice di Ciak, dopo aver disseminato il suo testo della trama del film sottraendo allo spettatore il piacere di scoprirlo durante la visione: Non tutto del film va raccontato per non togliere stupore, garantito anche dall'ambientazione...
E cosa ancora voleva raccontare più di quello che ha detto, già troppo? Tornatore ha realizzato un film originale, che conta anche su sorprese, colpi di scena, cambi di direzione e poi arriva il giornalista di turno e lo svela come se niente fosse. Non si apre la corrispondenza degli altri, anche chi scrive di cinema dovrebbe saperlo e ricordarlo. 
Come si fa a dirigere una rivista di cinema, rendersi conto che raccontando la trama si rovina la visione al pubblico, e farlo ugualmente. Farlo e consentire che tra le pagine della rivista puntualmente si racconti troppo delle trame dei film? L'unico rimedio è fare come sono costretto a fare io: mai leggere giornali e riviste prima di aver visto i film. Ciak, che acquisto regolarmente fin dal suo primo numero, non ha mai brillato in tal senso, ma negli ultimi tempi un po'è migliorato, anche se non come e quanto vorrei. Lo compro ormai per abitudine e per empatia cinematografica. Ma lo metto in libreria, senza leggerlo, al massimo lo sfoglio perchè anche i titoli sono traditori sulla stampa che parla di cinema. Salvo poi ripescarlo solo dopo aver visto i film. E troppo spesso scoprire di aver fatto benissimo, perchè le stesse cose lette prima, mi avrebbero rovinato tutto. E dicono di essere riviste per appassionati di cinema...! 

Nella foto di scena l'incantevole volto di Olga Kurylenko, solcato dalle lacrime. Dolcissimo, struggente, affascinante

venerdì 15 gennaio 2016

CINEMA Assolo

ASSOLO - Regia: Laura Morante. Aiuto regista e cosceneggiatore: Daniele Costantini. Interpreti: Laura Morante, Francesco Pannofino, Gigio Alberti, Marco Giallini, Piera Degli Esposti, Lambert Wilson, Angela Finocchiaro, Donatella Finocchiaro, Carolina Crescentini, Donatella Costantini, Antonello Fassari.

A quattro anni da Ciliegine, il suo debutto da regista, Laura Morante torna dietro la macchina da presa con questo suo Assolo. Una commedia lieve, con inevitabili francesismi, condita di spunti autobiografici per dar vita ad un personaggio che è esattamente quel che ci si aspetta da lei. Attrice drammatica sempre più a suo agio nella commedia, ormai libera perfino di sperimentare per superare i clichè. 
Un film sincero, con momenti convincenti ed altri meno, con un buon livello di interpreti che sostengono la storia portandola con garbo a strappare una stiracchiata sufficienza.
Si potrebbe sintetizzare definendo l'Assolo di Laura Morante una lunga seduta di psicanalitica, non solo per la presenza reale nella storia delle sedute con la psicanalista, interpretata da Piera Degli Esposti. La galleria maschile è composta da un'infinita sequela di pezzi di m... che non smentiscono ciò che molte donne pensano della maggior parte degli uomini. Beh, il film l'ha fatto Laura Morante e quel che vuole rappresentare lo decide lei. Probabilmente non sbaglia.

CINEMA The big short - La grande scommessa

THE BIG SHORT - La grande scommessa. Regia: Adam McKay. Interpreti: Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling, Brad Pitt, Marisa Tomei.*

Il film è basato sul libro di Michael Lewis The Big Short - Il grande scoperto
* Visto in edizione originale in lingua inglese con sottotitoli in italiano

Alzi la mano chi pensava che Adam McKay, con il suo curriculum alle spalle, potesse portare sul grande schermo un film interessante, coraggioso e avvincente come The big short - La grande scommessa. Sì, quel McKay: sceneggiatore, attore, comico e regista di commedie anche parademenziali, che ha aveva legato la sua carriera registica a Wll Ferrell (un comico amatissimo negli Usa ma di scarsa popolarità qui in Italia).
Beh, mai come in questa occasione il pregiudizio sarebbe stato fuorviante.
Il 48enne regista di Philadelphia confeziona e regala un film di denuncia assolutamente imperdibile. Dopo averlo visto, sedervi davanti ad un interlocutore bancario che vi consiglia questo o quell’investimento, non sarà più la stessa cosa.
 

Con la scusa che di Finanza noi poveri cristi non capiamo nulla, ogni porcata diventa lecita in questo gioco di scatole cinesi, spesso vuote, o piene d’aria andata a male. Fondi pieni di shit, merda, la parola più usata per definire il contenuto di queste spaventose creature nate solo per far arricchire i presunti furbi, detentori del potere, ai danni, indovinate un po’, della gente povera, immigrati, meno abbienti. E il paradosso è che smascherare questo castello di shit, significa (ha significato) creare milioni di disoccupati, far perdere la casa, gettare sulla strada un oceano di gente all’improvviso ritrovatasi senza lavoro.
Inutile sottolineare la splendida prova degli attori, da uno straordinario Christian Bale a Steve Carell sopra tutti. Brad Pitt che è anche in parte produttore e ad un certo punto fa esprimere al suo personaggio tutto il suo disgusto per chi racimola senza fatica milioni di dollari, mandando per stracci i poveri cristi sprovveduti e senza soldi.
Ma il film dimostra come anche i presunti geni della Finanza in realtà spesso non sono tali, anche se occupano posti di rilievo. E vogliamo parlare della credibilità delle agenzie di rating? Nel mio piccolissimo, nella mia ignoranza, esprimevo tutte le mie perplessità, la mia rabbia, perchè il mondo, anche l’Europa, pendeva dalle labbra delle varie Standard & Poor's, Moody's Investor Service e Fitch Ratings, e subivano il declassamento di molti Paesi europei, tra cui l’Italia, accettando le regole di questo mondo virtuale, che diventa reale quando i soldi passano conto in conto, finendo nelle tasche di chi ha già il potere. E a ogni pronunciamento, declassamento, lo spread saliva, il debito cresceva, gli italiani diventavano più poveri e tartassati dal governicchio di turno.
Un film di denuncia dunque, che non fa altro che svelare, anche romanzando, certo, ciò che davvero accadde meno di una decina d’anni fa. E lo fa brillantemente, senza annoiare nonostante i 140 minuti di durata del film, lo fa spiegando in modo chiaro ciò che sarebbe arduo capire. I personaggi si rivolgono in macchina e parlano, raccordano, spiegano con esempi pratici che capirebbe anche un bambino (con il cervello acceso, naturalmente). La storia di un’intuizione geniale, di un gruppo di persone dell’ambiente che fiutano qualcosa di grosso, di mai accaduto prima e si comportano di conseguenza, per trarne vantaggio economico. Un viaggio nel cuore di tenebra della Finanza, tra le assurdità dell’Economia che diventano dogmi inviolabili. Ma nulla sarebbe possibile senza l'intreccio perverso di delinquenziali complicità, altro che sogno americano. Un vero incubo. Un incubo di merda e dollari. 

E se il castello crolla e Wall Street con annessi e connessi viene sputtanata. Beh si dà la colpa agli immigrati, si manda la povera gente al diavolo, si aspetta qualche tempo e si ricomincia da capo. E chi avrebbe dovuto pagare, non ha pagato. Dove sta la novità? Direte. Beh, si, in effetti è la solita vecchia storia.


Filmografia da regista

    Saturday Night Live (programma TV, 1995-2001)
    Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy (Anchorman: The Legend of Ron Burgundy) (2004)
    Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie (2004)
    Ricky Bobby - La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno (Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby) (2006)
    Fratellastri a 40 anni (Step Brothers) (2008)
    Funny or Die Presents (TV comedy show co-diretto, 2010)
    I poliziotti di riserva (The Other Guys) (2010)
    Anchorman 2 - Fotti la notizia (Anchorman 2: The Legend Continues) (2013)
    La grande scommessa (The Big Short) (2015)



 

Per saperne di più
 (fonte Wikipedia)

COSA E’ UN’AGENZIA DI RATING
Un'agenzia di rating o agenzia di valutazione è una società che assegna un giudizio o valutazione (rating) riguardante la solidità e la solvibilità di una società emittente titoli sul mercato finanziario.

I "rating" sono dei voti su una scala predeterminata, generalmente espressa in termini di lettere e/o altri simboli. Esistono molte agenzie di rating, ma le più conosciute e influenti sono la Standard & Poor's, Moody's Investor Service e Fitch Ratings, tutte e tre società partecipate da grandi multinazionali. Queste società sorgono per aiutare ad affrontare i problemi di asimmetria informativa presenti sul mercato al fine di aumentarne l'efficienza a livello globale fornendo informazioni utili d'investimento.

Gli investitori presenti sui mercati si affidano infatti ai giudizi emessi dalle agenzie di rating per decidere quali titoli comprare e in che misura, a seconda della predisposizione al rischio dei soggetti investitori.
    

LA VIGILANZA
- La vigilanza sulle agenzie di rating è affidata all'autorità competente dello Stato membro di origine (per esempio, in Italia la Consob), in collaborazione con le autorità competenti degli altri Stati membri interessati, avvalendosi del collegio competente e coinvolgendo opportunamente l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA).

Nel luglio 2011, all'inizio della crisi dei debiti sovrani, la Consob ha convocato i rappresentanti delle agenzia di rating Standard & Poor's Italia e Moody's Italia per chiedere delucidazioni su un report diffuso dalle agenzie lo scorso primo luglio sulla manovra correttiva varata dal governo di Silvio Berlusconi.

CRITICHE - Le agenzie di rating sono state criticate dagli analisti finanziari per la non piena affidabilità delle loro analisi di rating in quanto società private non esenti da conflitti di interessi col resto del mercato. La recente crisi finanziaria ha riacceso il dibattito sulla regolamentazione delle agenzie di rating. Infatti è ormai opinione diffusa che le agenzie abbiano contribuito alla crisi assegnando rating troppo alti alle obbligazioni garantite da mutui subprime nel 2008 in America, cui si aggiungono ad esempio l'analisi di rating positiva fornita nei confronti dell'istituto di credito Lehman Brothers appena una settimana prima del suo fallimento oppure di Parmalat poco prima del suo crack finanziario.

Il 12 novembre 2008, la Commissione europea ha pubblicato una “draft regulation” per le agenzie di rating.[3] La proposta è stata approvata il 23 aprile 2009 dal Parlamento europeo e il 27 luglio dal Consiglio. La versione finale è applicabile dal 7 dicembre e gli Stati membri hanno avuto sei mesi di tempo per adottare le misure attuative.

D'altro canto altri analisti fanno notare che eventuali agenzie di rating governative sarebbero presumibilmente altrettanto inaffidabili in quanto dirette interessate a non essere pienamente trasparenti e obiettive. Le stesse agenzie si difendono dalla accuse/critiche sottolineando l'approvazione/soddisfazione degli enti finanziari coinvolti nel giudizio quando il rating emesso aumenta, ma il malumore/disapprovazione quando questo invece diminuisce.

Da notare tuttavia che la disciplina delle agenzie di rating negli ultimi tempi ha fatto importanti passi avanti, che non devono essere sottovalutati[senza fonte]. Leggendo i regolamenti comunitari infatti, gli orientamenti dell’Esma, l’Autorità europea che vigila sui mercati finanziari, e il Dodd-Frank’s Act statunitense, emergono importanti passi avanti sul terreno della prevenzione dei conflitti di interessi, di una governance più autonoma, di una verifica delle procedure di valutazione e anche di una disciplina dei limiti di accesso maggiormente favorevole ai nuovi entranti, per i ben noti e ancora irrisolti problemi di concorrenza del settore. 

Lo stesso presidente della BCE, Mario Draghi, ha recentemente affermato come "bisognerebbe imparare a vivere senza le agenzie di rating o quanto meno imparare a fare meno affidamento sui loro giudizi".

Il 13 febbraio 2012, l'agenzia di Rating Moody's ha declassato gran parte dei paesi europei, in particolare il debito dell'Italia è stato declassato da A2 ad A3, con outlook negativo, suscitando critiche nell'ambiente economico e dello stesso governo italiano

CONFLITTI DI INTERESSE - La crisi finanziaria americana dai mutui subprime del 2008 ha messo in luce i molti problemi associati alle Agenzie di Rating, sia in termini di incentivi sia nello svolgimento della loro attività.

Innanzitutto, esiste un chiaro problema di incompatibilità negli incentivi: se da un lato la società emittente il titolo paga per il rating e può cercare di ottenere il miglior rating possibile, dall'altro lato l’agenzia può essere incline a ricompensarlo per essere stata scelta in termini di rating più elevato del previsto. Esiste inoltre un evidente conflitto di interesse riguardante i consigli sugli investimenti finanziari strutturali: un’agenzia infatti può in un primo momento dare consigli all’emittente su come la costruzione di un titolo dovrebbe ripercuotersi sul rating del titolo stesso e, in seguito, pubblicare un rating che conferma i propri consigli, guadagnandoci addirittura due onorari. Stime recenti affermano che il 44 per cento dei guadagni di Moody’s, una delle più importanti società di rating nel 2006 è arrivato dalle sue attività nella finanza strutturata.


In Italia nel 2012, nell'ambito della grande recessione, è stata aperta un'inchiesta da parte del pm della Procura della Repubblica di Trani Michele Ruggiero per valutare l'affidabilità e l'oggettività delle valutazioni da parte delle agenzie di rating sotto l'ipotesi di reato di aggiotaggio, turbativa e manipolazione di mercato e abuso di informazioni privilegiate. In caso di errori di valutazione o di opinioni tendenziose, false e volte alla manipolazione di mercato è previsto un risarcimento

In particolare tra le prime conclusioni dell'inchiesta si contesta all'agenzia americana Standard & Poor's, in merito al declassamento delle banche italiane, di aver posto in essere "una serie di artifici concretamente idonei a provocare una destabilizzazione dell'immagine, prestigio e affidamento creditizio dell'Italia sui mercati finanziari" a causa anche di "analisti (non identificati) inesperti e incompetenti" a mezzo di comunicazioni ai mercati fatte "in maniera selettiva e mirata in relazione al momento di maggiore criticità della situazione politica economica italiana cagionando alla Repubblica Italiana un danno patrimoniale di rilevantissima gravità"



VOLLEY & SOCIETA' Genitori tifosi in Val Seriana / 3 Il parere della psicologa

Genitori che vengono meno al loro ruolo di educatori, figli non ancora adolescenti che li soppiantano simbolicamente e moralmente, scrivendo un finale che sgretola e annichilisce la base di ignoranza da cui è nato il brutto episodio della Val Seriana.
Utile ascoltare il parere dello psicologo per cercare una chiave di lettura dell’episodio e soprattutto della reazione dei ragazzini. 
E la dottoressa Mariagrazia Laiso, psicologa e psicoterapeuta, attribuisce un enorme valore alla risposta dei giovanissimi atleti-figli.
     “L’aspetto positivo della vicenda sembra essere la reazione dei ragazzi. Molto più matura rispetto alla condotta di quei genitori che si sono limitati ad affermare il proprio sé, senza cogliere l’opportunità di un cambiamento. La vittoria della squadra avversaria può comportare dover accettare di mettere in discussione la bravura dei propri figli. Parlando in generale, i giovani sono più pronti al cambiamento, alle nuove appartenenze e affiliazioni. Sottolineerei, nella situazione, il gesto del mischiarsi: significa, anche solo per un momento, rompere gli schemi, lasciarsi attraversare da altri e non solo da quello dell’appartenenza alla propria squadra”.

Ma come può un genitore arrivare ad insultare un ragazzino coetaneo delle proprie figlie, arrivare ad alzare le mani dinanzi ai ragazzini?
“Per i figli si può arrivare a fare tutto. Alcuni genitori possono sentire, simbolicamente, il bisogno di proteggere la famiglia”
E stavolta l’educazione, la lezione, l’hanno data i figli.
“Il comportamento dei ragazzi può essere un esempio utile anche per gli adulti, come può accadere in tanti settori della nostra società, anche in campo lavorativo. L’ingresso dei giovani può portare apertura a nuovi mondi, volontà di confronto, mobilità di appartenenze, anche grazie alle esperienze all’estero”


1ª parte
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/volley-societa-genitori-tifosi-in-val.html 
2ª parte
 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/volley-societa-genitori-tifosi-in-val_15.html
 


3 fine . La prima e la seconda parte su questo blog

VOLLEY & SOCIETA' Genitori tifosi in Val Seriana / 2 Sentite Tofoli, papà e coach

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/01/15-7565432/volley_tofoli_educa_i_genitori_tifosi/

Pubblicato sul Corriere dello Sport di giovedì 14 gennaio 2016

Genitori tifosi, prendete esempio da Tofoli

Paolo Tofoli è stato il palleggiatore più vincente della pallavolo italiana: due Mondiali, quattro Europei, due argenti e un bronzo alle Olimpiadi, una Coppa del Mondo, solo per citare la punta di un iceberg che l’ha visto anche vincere scudetti Coppa Campioni e coppe varie Attualmente allena il Tuscania, che ha portato dalla B1 alla Serie A2 e ha due figli. Alessandro che è già nel Club Italia del volley, dopo aver giocato a basket e pallavolo; Andrea che dopo cinque anni di calcio e volley, ha scelto anche lui lo sport paterno.
Nessuno meglio di lui per commentare l’episodio accaduto in Val Seriana.
«E’ una cosa inqualificabile - dice secco Paolo - E’ proprio vero che a volte i genitori sono deleteri. Io quando vedevo i miei figli giocare me ne stavo zitto e muto, La tifosa della famiglia è mia moglie Valentina...»
Come si comportano i genitori tifosi? 
«Beh non accade sempre, ma spesso si sentono critiche, atteggiamenti sbagliati nei confronti degli arbitri. Diciamo pure una cosa indegna. Se penso che in questo caso sono addirittura venuti alle mani mi chiedo: ma come si fa a fare questa figura davanti ai figli, ma che esempio sei per i tuoi figli?»
  Insomma, lei ha sempre resistito alla tentazione di fare il papà tifoso?
«Ma certo, mi metto a sedere, guardo la partita buono buono. Sto attento anche perchè capisco che con il nome che ho... Ma devo ammettere che a volte si sentono delle cose che mi hanno fatto vergognare. Non so perchè, forse i genitori sperano sempre di vedere il proprio figlio un campione e si arrabbiano se sta in panchina. Ma a quell’età il risultato non è la cosa più importante, un allenatore deve far giocare tutti, coinvolgere ogni ragazzino, anche se costa qualche risultato. Altrimenti se ne vanno, in palestra non ci tornano più. Tra i 13 e i 15 anni è proprio l’eta critica: i ragazzi vanno stimolati. Quanti ne ho visti andarsene... Ma la cosa più importante è che i ragazzini devono divertirsi, fare gruppo, andare insieme a mangiare una pizza, socializzare. Ricordo quanto mi divertivo vedendo mio figlio Andrea al calcio: le prime volte correvano tutti dietro al pallone. Poi pian piano hanno imparato a passarsi la palla, a giocare, a fare squadra. Tornando all’episodio poi, la pallavolo è sempre stata uno sport basato su valori forti: non è ammissibile fare a botte tra genitori...» 

2. continua (la prima e la terza parte su questo blog)

1ª parte
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/volley-societa-genitori-tifosi-in-val.html 
2ª parte
 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/volley-societa-genitori-tifosi-in-val_15.html
3ª parte
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/volley-societa-genitori-tifosi-in-val_75.html 

VOLLEY & SOCIETA' Genitori tifosi in Val Seriana / 1 Il fatto

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/01/15-7565432/volley_tofoli_educa_i_genitori_tifosi/ 


Pubblicato anche sul Corriere dello sport di giovedì 14 gennaio

I luoghi non sono molto distanti dalla pianura bergamasca dove fu girato “L’albero degli zoccoli”, il film di Ermanno Olmi Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1978. Siamo in Val Seriana, sul campo di pallavolo che ospita il campionato Under 13 si affrontano la Nossese di Ponte Nossa e il Cene, due piccoli centri separati da appena 14 chilometri. Ponte Nossa non arriva a 2000 abitanti, Cene supera di poco i 4.000. A quell’età, per favorire l’approccio dei bambini alla pallavolo e quei team che sarebbero in difficoltà numerica ad allestire compagini, i ragazzini al di sotto dei tredici anni, maschi e femmine come si diceva una volta, possono giocare insieme. I comitati provinciali hanno la facoltà di concedere la deroga al format unisex e la Nossese è uno di quei club che appunto schierano bambini di entrambi i sessi nel torneo Under 13 femminile. 
 Nello scorso week end però, la partita tra Nossese e Cene ha avuto un epilogo ben diverso dal solito, come ha rivelato l’Eco di Bergamo.
Dopo che il primo set si era concluso a vantaggio della squadra padrona di casa, i tifosi genitori del Cene hanno cercato di prendersi verbalmente una rivincita di pessimo gusto: hanno iniziato ad insultare i maschi che giocavano con la maglia della Nossese insieme con le bambine, apostrofandoli con insulti sessisti che potete facilmente immaginare. 
I genitori dei ragazzini offesi e in genere i sostenitori di casa non hanno lasciato correre e presto una zuffa si è scatenata sugli spalti, con una situazione che è degenerata e che ha costretto a richiedere l’intervento dei Carabinieri, che hanno saputo far calmare gli animi di questi genitori, così poco educati e molto maneschi.
Non sappiamo cosa decideranno gli organi federali in merito, ma quello che è certo è che i ragazzini di entrambi i club, Nossese e Cene hanno dato una bella lezione di stile ai genitori litigiosi: quando la partita è ricominciata, non si sono schierati come all’inizio della gara ma si sono mischiati, come avviene nelle foto ricordo di team di sportivi, senza badare più al colore della maglia. E hanno giocato un altro set, tanto per non far finire quella che doveva essere una giornata di sport, in modo così avvilente. Non si sa di chi sia stata l’idea, se è partita dalle stesse ragazzine o se hanno aderito all’idea di un adulto responsabile, ma il risultato dovrebbe far arrossire certi genitori. 
«E’ la prima volta che dei genitori degli avversari si permettono di ironizzare sulla sessualità dei nostri atleti maschi» ha detto all’Ansa l’allenatrice della Nossese.  

Ora sarà anche vero che certe cose accadevano di frequente decine d’anni fa sui campetti di molti sport e che ora, complici web e social, hanno una più ampia risonanza mediatica, ma non per questo bisogna smettere di stupirsi, indignarsi, stigmatizzare atteggiamenti così poco responsabili da parte di chi dovrebbe essere il primo referente educativo per le nuove generazioni.  E soprattutto il fatto che certi  fatti si ripetano, anche in un ambiente tradizionelmente diverso a livello di cultura del pubblico e degli atleti come quello del volley, non deve risultare certo un’attenuante. Si ricorderà il brutto episodio accaduto nel calcio: finale di Junior Cup tra i Pulcini di Juventus e Torino. Insulti razzisti, rissa tra tifosi-genitori, gente che finisce all’ospedale. 
Razzismo e sessualità: due tematiche da cui attingere a piene mani quando si tratta di insultare, come ha ricordato anche l’azzurra del volley Paola Egonu, solo due giorni fa anche su questo giornale. Senza dimenticare l’altro terreno di scontro che genera insulti tra mamme e papà di compagne di squadra: le scelte dell’allenatore, gli errori in partita. Forse aveva ragione Velasco quando esponeva la sua provocatoria teoria sulla squadra giovanile ideale, composta da... orfani.

1. continua / seconda e terza parte su questo blog

1ª parte
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/volley-societa-genitori-tifosi-in-val.html 
2ª parte
 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/volley-societa-genitori-tifosi-in-val_15.html
3ª parte
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/volley-societa-genitori-tifosi-in-val_75.html 

 


giovedì 14 gennaio 2016

PENSIERI E PAROLE La violenza secondo Refn

"La vera violenza è quella emotiva, la paura che nasce dal silenzio. Gli Studios di Hollywood hanno paura del silenzio, non hanno ancora capito che è il più forte suono del mondo"*

*Nicolas Winding Refn, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico danese, in occasione dell'uscita del suo film Drive, interpretato da Ryan Gosling


* anche in contesti diversi da Hollywood il silenzio è una forma di espressione, spesso di dissenso, di condanna. Una scelta più sottile, che raramente viene compresa.

martedì 12 gennaio 2016

PENSIERI E PAROLE Figli e tatuaggi

«Avere un bambino è come farsi un tatuaggio in faccia. Devi essere molto convinto per farlo»

Dal film Eat, pray, love
(Mangia, prega, ama)

VISTO DA...GAETA Tecniche di disinformazione (7) Persuasione

 http://www.dailymotion.com/video/x188jk5_7-tecniche-di-disinformazione-persuasione_news


Tecniche di disinformazione (7) Persuasione
Prosegue il viaggio a puntate (questa è la settima e riguarda la "Persuasione") sul pianeta della disinformazione, attraverso lo studio di Roberto Gaeta, che lo scorso anno tenne un interessante (e drammaticamente attuale) seminario sull'argomento, che tocca tutti, vittime inconsapevoli e spesso addirittura complici. Puntata dopo puntata, ve lo riproponiamo su Visto dal basso.
 



VISTO DA (Roberto) GAETA
 
L''amico Roberto Gaeta ha iniziato la sua collaborazione con VISTO DAL basso. Studioso, attento osservatore del panorama politico ed economico,  dedica periodicamente la sua attenzione alla costruzione di materiale didattico che diviene oggetto di interessanti seminari, amatoriali ma decisamente esaustivi, approfonditi e professionali. Di recente ha trattato argomenti come l'arte della disinformazione e gli effetti del neoliberismo. I suoi scritti costituiscono un importante contributo per una visione diversa e più consapevole del mondo che ci circonda ed ho pensato che fosse un importante arricchimento poter ospitare le sue opinioni sul mio sito. E se pensate che esageri con il pessimismo... purtroppo vi sbagliate.

lunedì 11 gennaio 2016

VOLLEY Fenomeno Egonu, l'italiana con l'Africa nel cuore

Sul Corriere dello Sport di lunedì 11 gennaio 2015

 http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/01/11-7463981/volley_la_egonu_promette_non_mi_monto_la_testa_/
 
La popolarità nel mondo del volley le è piombata addosso all’improvviso. Rientrando dalla Turchia, dopo aver dato un fondamentale contributo a tener vivo il sogno olimpico dell’Italvolley femminile, Paola Ogechi Egonu si è resa conto di essere diventata l’obiettivo mediatico del giorno. A soli 17 anni è arrivata ad Ankara con l’etichetta della più giovane pallavolista del torneo preolimpico. Ha lasciato la Turchia, finalmente non stregata per il nostro volley femminile che in quella terra ha dovuto ingoiare tanti bocconi amari, con il marchio di qualità di miglior prima schiacciatrice, inserita come il libero Sansonna nella squadra ideale del torneo.
    Non è che corre il rischio di montarsi la testa?
    «Ah no, questo proprio non succederà, sto appena cominciando, devo lavorare e migliorare», risponde secca Paola, che non avrebbe avuto voglia di parlare ma che alla fine si è piegata alla ragion di...federazione accettando di dedicare qualche minuto a chi ha voluto ascoltarla.
  

  Sembra un concetto trito e ritrito, ma anche lei, come tante ragazze in passato, si è interessata alla pallavolo guardando in tv i cartoni animati giapponesi di Milo e Shira. Iniziò a prendere confidenza con la palla ai giardini di Galliera Veneta e oggi ringrazia il padre che prese sul serio quella sua curiosità e la aiutò ad avvicinarsi alla pallavolo, portandola al Team Volley di Galliera, a due passi da Cittadella, dove è nata, da genitori nigeriani. Il papà fa il camionista, la mamma infermiera: arrivarono in Italia nel 1992 e nella provincia padovana sono nati i tre figli (Paola ha anche un fratello e una sorella).
   
«I miei genitori sono contentissimi per quello che sto vivendo, non vedo l’ora di poterli riabbracciare, appena mi sarà possibile». Ormai non dovrebbe far notizia il colore della pelle, ma si sa come vanno certe cose in Italia, e se una Nazionale arriva a schierare tre ragazze di colore nel sestetto (Diouf e Bonifacio le altre), è inevitabile l’accendersi dei riflettori. E ben venga la sottolineatura se serve a far capire qualcosa ai retrogradi ignoranti. Specie considerando ciò che Paola ha denunciato in più di un’occasione, gli insulti razzisti ricevuti su qualche campo, a Treviso per esempio.
«Durante un torneo sono stata insultata anche pesantemente per il colore della pelle. Una cosa brutta, erano adulti ad offendere. Ma anche per strada, sul bus o in metro accade di sentire commenti spiacevoli. Cerco di ignorare ma è naturale che ci si resti male, ci si senta ferite. Non penso che ora che sono in Nazionale cambi qualcosa, non mi faccio illusioni».
    Paola si è fatta ammirare dai telespettatori, con la sua foltissima criniera rossa a volteggiare sulla rete, con le sue potenti bordate, le sue battute, micidiali o fuori misura, perchè la continuità è una qualità che si affina crescendo. E il suo percorso è appena cominciato.
  
   «Io sono italianissima, al cento per cento - tiene sempre a sottolineare - e mi sentivo azzurra molto prima che arrivasse il passaporto, per fortuna in tempo per vincere i Mondiali pre-juniores, e potessi giocare i tornei internazionali con l’Italia. Però sento forte il legame con le mie radici, la Nigeria, l’Africa. Ogni due anni torno per Natale e ci ritroviamo, tutti i parenti: è sempre una cosa bellissima. La definizione di afro-italiana mi piace e mi rappresenta, comprende le mie due anime e non ne esclude nessuna».
    La curiosità per la pallavolo la spingeva fuori di casa, poi l’ha indotta a lasciare la famiglia per trasferirsi a Milano, nella casa del Club Italia, il Centro Pavesi. E’ il progetto di velaschiana memoria che ha dato tantissimo alla pallavolo italiana e che non finisce mai di stupire. Paola ha lasciato lo Scientifico passando a Ragioneria. Le regole del Club Italia inducono ad essere brave anche a scuola, in modo da poter avere qualche momento di libertà per godersi la città.
    Avendo radici africane, Paola ama il ritmo e il movimento, per questo non le piace la musica italiana: «Preferisco l’hip hop, la musica che ti fa muovere e ballare».
    E al cinema? «Mi piacciono i film comici, le commedie, le storie di fantascienza». E se le chiedete quale è stato il film che più le è piaciuto negli ultini tempi, risponde sicura: «12 anni schiavo». Una storia di schiavitù, la cruda autobiografia scritta nel 1853 da Solomon Northup, portata sullo schermo dal regista Steve McQueen.
Il ct Bonitta per proteggerla e liberarla dallo stress della ricezione, ad Ankara ha chiesto gli straordinari a Del Core e Sansonna: «La Egonu ha una  qualità di attacco che le permette di essere giocatrice di alto livello, nel club riceve perchè fa esperienza importante, in attacco e in battuta è già di altissimo livello». Beh, ora se ne sono accorti tutti.

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Paola EGONU è nata a Cittadella, in provincia di Padova, il 18 dicembre 1998. E’ figlia di genitori nigeriani emigrati in Italia nel 1992. Il papà lavora come camionista, la mamma è infermiera, ha un fratello e una sorella che sono nati in Italia come lei. E’ alta 190 centimetri ed è schiacciatrice, nel Club Italia (dove arrivò nel 2012), che in questa stagione disputa il campionato di Serie A1. Iniziò a giocare nei parchi di Galliera e a scuola, poi entrò nel Team Volley a Galliera Veneta, la sua prima allenatrice è stata Fabiola Bellù. Nel 2015 ha vinto con l’Italia di Mencarelli  l’oro ai Mondiali pre juniores (e il titolo di Mvp della manifestazione) e il bronzo ai Mondiali juniores.