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mercoledì 20 gennaio 2016

CINEMA La corrispondenza

La corrispondenza - Regia: Giuseppe Tornatore. Interpreti: Olga Kurylenko, Jeremy Irons
* visto in edizione originale in lingua inglese, con sottotitoli in italiano.



Come pochi, Tornatore è autore che divide: lo si ama o lo si critica talvolta oltrepassando i confini del buongusto. Forse perchè spesso i suoi film hanno bisogno dell'empatia dello spettatore, che vive e completa le storie seguendo e traendone quelle che John Cassavetes definiva le love streams, le scie d'amore. Nella corrispondenza di Tornatore le scie d'amore sono infinite o quasi, e sfidano le leggi del tempo e della natura. Immagino come e quanto il film si presti ad essere sbeffeggiato, criticato con manciate di cinismo imputando mancanza di verosimiglianza. Un metro diverso da quello con cui viene giudicata la maggior parte dei prodotti americani. La licenza poetico-cinematografica che viene concessa ad altri, è negata all'autore di casa nostra, che ha l'Oscar in casa e una reputazione internazionale che lo spinge a cercare una dimensione mondiale, con storie interpretate da attori stranieri e recitate in inglese (o francese, come fu per Una pura formalità).

In sala una donna sulla cinquantina ha pianto per quasi mezzo film. A lei sicuramente La corrispondenza ha trasmesso qualcosa. Il film deve aver toccato corde emotivamente importanti.
Difficile parlare del film senza rovinare la sorpresa e la visione agli spettatori (vedi link allegato) ed è chiaro che ad un certo punto il meccanismo narrativo può risultare prolisso e ripetitivo. Ma tutto ha un senso e conduce non in un vicolo cieco, ma a una rinascita. L'elaborazione su vari piani del vissuto, il rapporto con se stessi e con le persone amate che può durare oltre...tutto. Oltre l'esaurirsi dell'amore, dell'esistenza. Se ci si lascia rapire dalla magìa del cinema, si ricevono abbondanti emozioni da questo film appassionato, inadatto all'impazienza e alla freddezza. I misteri del cosmo, le stelle che irradiano luce dopo la loro scomparsa, spunto per una chiave di lettura dell'esistenza, delle persone, dei sentimenti. L'universo a misura di essere umano, per trarre consolazione terapeutica al dolore senza fine dell'amore che si perde per cause...naturali di forza maggiore. Come la vita. 
Non so se è una citazione voluta, ma nel film di Tornatore c'è un passaggio (il messaggio che fa ridere la protagonista perchè non a lei diretto) che mi ha fatto tornare in mente My life*, film interpretato da Michael Keaton e Nicole Kidman (1993, regia di Bruce Joel Robin) che ha un'idea in comune con La corrispondenza.
Trailer fuorviante (sembrava un'altra storia d'amore tra il maturo e la giovane); titoli ingannatori, sbrigativi e fuori luogo sull'amore on line; obbligo di vedere ed ascoltare la versione originale, impreziosita dalle voci e dalla presenza di Jeremy Irons e Olga Kurylenko, mai così bella e intensa sullo schermo. La corrispondenza è un invito a bordo per un viaggio emotivamente coinvolgente, in luoghi fisici e dell'anima (o del cuore), tappe di una specie di caccia al tesoro sui generis, che toccano corde diverse e variegate. 
E chi è senza biglietto sentimentale, scelga un altro film. 

* Chissà, forse se avessi potuto parlare con la donna che ha pianto durante il film, mi avrebbe risposto: Non piangevo così da quando vidi My life...


appendice mediatica 

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/cinema-media-la-corrispondenza-violata.html


Ha scritto Paolo D'Agostini su La Repubblica concludendo il suo testo sul film: Peccato non ascoltare le vere voci dei due protagonisti.
Beh, chi ha scelto di andare al Nuovo Olimpia ha potuto farlo. E vale per tutti i film. Quando si darà incremento alla cultura del vero cinema, consentendo ad una platea più vasta la visione dei film in versione originale? Se fossero realmente indipendenti e liberi, proprio i quotidiani di informazione e le riviste di cinema dovrebbero trattare l'argomento.

Ha scritto Piera Detassis, direttrice di Ciak, dopo aver disseminato il suo testo della trama del film sottraendo allo spettatore il piacere di scoprirlo durante la visione: Non tutto del film va raccontato per non togliere stupore, garantito anche dall'ambientazione...
E cosa ancora voleva raccontare più di quello che ha detto, già troppo? Come si fa a dirigere una rivista di cinema, rendersi conto che raccontando la trama si rovina la visione al pubblico, e farlo ugualmente. Farlo e consentire che tra le pagine della rivista puntualmente si racconti troppo delle trame dei film? L'unico rimedio è fare come sono costretto a fare io: mai leggere giornali e riviste prima di aver visto i film. Ciak lo compro dal primo numero, per abitudine e per empatia cinematografica. Ma lo metto in libreria, senza leggerlo, al massimo lo sfoglio perchè anche i titoli sono traditori sulla stampa che parla di cinema. Salvo poi ripescarlo solo dopo aver visto i film. E troppo spesso scoprire di aver fatto benissimo, perchè le stesse cose lette prima, mi avrebbero rovinato tutto. E dicono di essere riviste per appassionati di cinema...!