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giovedì 31 marzo 2016

(fanta)VOLLEY Scommesse annullate su Trento-Molfetta gara5 dei quarti

http://chepalle.gazzetta.it/2016/03/31/a-molfetta-saran-contenti/?refresh_ce-cp

Sono state annullate tutte le scommesse riguardanti lo spareggio dei quarti di finale di SuperLega tra Diatec Trentino e Exprivia Molfetta, in programma domenica. Da un comunicato della DHL Modena Volley si è infatti appreso che il risultato è già noto. Vincerà Trento. E per questo il club modenese ha già messo in vendita i biglietti per Modena-Trento. La società Exprivia Molfetta sta valutando se evitare di presentarsi al PalaTrento, risparmiando il costo della trasferta oppure spendere soldi per l'onorario di un mago (ma non il suo Di Pinto, mago di Turi) per sapere se il comunicato preveggente della Dhl, scaramanticamente, nuoce più a Trento o alla stessa Molfetta.

Foto LEGA PALLAVOLO

MUSICA & MEDIA Cuba, i Rolling Stones e la memoria corta dei media

http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?p=4708#more-4708

Quando ho letto  gli articoli che tutti i quotidiani hanno dedicato al concerto dei Rolling Stones a Cuba, notando che molti sostenevano fosse il primo dopo un lungo silenzio di una rock band straniera, non avevo potuto fare a meno di ridacchiare sottolineando l'ignoranza o la memoria corta di chi leggeva o scriveva in questi termini la notizia. Non era necessario che il concerto dei Rolling Stones fosse il primo a svolgersi per richiamare attenzione. Come il vecchio confetto Falqui di una volta, pubblicizzato da Tino Scotti, basta la parola. Ma un opportuno post di Maurizio Acerbo, un altro che come evidentemente ama dire ciò che altri non dicono, mi ha fatto ricordare la cosa e dato lo stimolo per scriverne. Dal Banco del Mutuo Soccorso ai Nomadi, fino a Zucchero che qualche anno fa ha pubblicato un doppio album dal vivo di quel concerto cubano, sono tanti i musicisti che hanno suonato a Cuba. Fidel Castro ne avrà combinate tante, ma chi ha voluto suonare sull'isola, ci ha suonato.
Resta da capire se l'approccio dei media anche televisivi, i più superficiali, i meno affidabili (forse perchè vi si accede solo per...vicinanze e dipendenze politiche?), sia stato dettato dalla moda a spararla grossa e a gonfiare tutto (come un tiro che sorvola la traversa di qualche metro e, senza ragione, fa alzare la voce al telecronista) o dall'ignoranza e dalla scarsa memoria di chi la musica nè la conosce bene, nè la ama. E come nell'era del web capita sovente, gli appassionati, su certi argomenti, ne sanno più di chi ne scrive o di chi le legge in tv.

mercoledì 30 marzo 2016

VOLLEY Roma da un Gala all'altro, ma chi paga quello del volley?

Non lo sapeva (quasi) nessuno ma la Cev ha preteso che Roma ospitasse l'edizione 2016 del Gala del volley europeo, all'interno del quale ci saranno i sorteggio delle prossime coppe europee.
Ad annunciarlo, nello stesso comunicato (non preannunciato in modo da ottenere maggior visibilità) è stata però la Cev e non la Fipav.
E così Roma si trovera ad ospitare due Gala nel giro di pochi giorni. Quello vero, il Golden Gala dell'atletica allo Stadio Olimpico il 2 giugno. Quello semicarbonaro della pallavolo europea una settimana dopo, il 9 giugno. Sapremo forse in seguito dove... Da come nasce la cosa sembra che sia una specie di tassa da pagare alla Confederazione Europea. Perchè altrimenti organizzarlo, a spese dell'Italia suppongo, sapendo che l'interesse dei media per questo tipo di iniziative è vicino allo zero?
Gradite informazioni per aggiornare questo post... e per sapere quanto costerà farsi carico del Gala.

CINEMA & MEDIA Quando Owens perse la s...

Ah, non ci sono più i correttori di una volta...

 
Perfino un mito può avere storpiato il suo nome sulla carta, nella trama e nel titolo. Il film Race è su Jesse Owens, l'atleta, o sul calciatore Michael Owen? O magari sull'attore Clive Owen?

Scherzi a parte,  il nome di Owens è uno di quelli che non può e non deve mai uscire sbagliato, perchè presupppone troppe considerazioni spiacevoli.

martedì 29 marzo 2016

GOLF Le “verità“ di Montali: Il golf è come la vita...



Ho letto sulla Gazzetta dello Sport un'intervista rilasciata da Gian Paolo Montali, ex allenatore di pallavolo, ex membro del CdA della Juventus, ex dirigente della Roma calcio ed ora direttore del Comitato organizzatre della Ryder Cup di golf, che Roma ospiterà nel 2022. Tra le altre cose mi ha colpito soprattutto il titolo che sintetizzava il Montali pensiero.
 «Il golf è come la vita». 
Lui e tutti quelli con le sue risorse economiche giocano. Gli altri guardano. Se intendeva questo, ha ragione. Più che quando ripete concetti applicabili ad ogni sport: «Il golf è uno sport in cui devi confrontarti con te stesso. Non devi abbatterti per gli errori e nemmeno esaltarti per un bel colpo perchè l'imprevisto è sempre dietro l'angolo, proprio come nella vita».
Insomma, se si vuole imparare a vivere, bisogna andare a giocare a golf. E non ci si deve fermare dinanzi ai luoghi comuni che il golf sia uno sport che costa troppo, che è disciplina per ricconi e pensionati di ogni età (mio zio americano era abituale frequentatore dei green intorno a Boston e mi raccontava sempre di quanto fosse divertente e rilassante: ci ha giocato fino a 90 anni, fino a che ha potuto).
Basta comprare l'attrezzatura e poi se si capisce che si può proseguire (oppure se incontri qualcuno che non ti dice la verità...) basterà iscriversi ad uno dei club o circoli a portata di qualsiai tasca (capiente, molto capiente).
Ho provato ad informarmi, nel caso diventi vecchio e vinca al SuperEnalotto (ma dovrei giocarci prima...) e condivido con i lettori i costi dei primi tre anni, orientativi naturalmente.
Riassumendo: primo anno euro 1630, secondo anno tra i 1600 e i 1800 euro, dal terzo anno dai 3000 ai 3500 euro.
Insomma, basta con questi sport che costringono i ragazzi a stare insieme, a fare squadra, a socializzare in quest'era di solitudine tecnologica e asocial network, a lottare uniti per un obiettivo, per una partita. E magari poi condividere altro una volta usciti da quegli spogliatoi che sanno di sudore e bagnoschiuma.
Molto meglio le mazze da golf (che poi quando cresci te le porta anche il tuo aiutante...,) e una più aristocratica solitudine. Meglio imparino da piccoli, se appartengono alla casta giusta.
Eh sì, ha decisamente ragione il caro Gian Paolo.
Il golf è proprio come la vita. 
C'è chi può solo guardarla vivere, da lontano. E senza disturbare troppo.


Quanto costa giocare a golf?*
  www.federgolf.it/ContentPage.aspx?page=promozione-99-euro
* iniziativa promozionale della federgolf: due mesi di lezioni collettive a 99 euro. Non so come funziona per l'attrezzatura e le palline. Iniziativa apprezzabile. Resta valido però tutto il discorso, se si vuole poi continuare a giocare.


 15 lezioni individuali della durata di 30 minuti l’una ed al costo unitario di 25€ fanno 375€
  3 corsi collettivi di 5 lezioni ciascuna (durata 1H) e che potrebbero avere un costo unitario di circa 115€ per un totale di 345€.
 3,5€ per 50 palle
 In ogni seduta di allenamento tirerete circa 100 palle per cui 25x2gettonix3,5€=175€
 Totale: lezioni individuali 550€, corsi collettivi 520€
 sacca, 3 ferri, 1 wedge , 1 putter ed 1 legno. Il tutto non dovrebbe costare più di 750€ ma con la prospettiva che tale investimento possa essere ammortizzato per 2/3 anni. 

se usate (nei negozi si chiamano “lost and found“) che in genere costano dai 0.60€ a 1€ a palla.
le scarpe da golf, con un 80€
Totale: attrezzatura 750€, scarpe 80€

Totale costi per il primo anno di golf:
 Lezioni: 550€ individuali o 520€ collettive 
 Attrezzatura: 250€(quota di ammortamento basata su 3 anni del totale di 750€ riportato sopra)+80€=330
Uscite in campo: 550€ + sessioni di pratica 125€= 675
Tesseramento FIG: 75€
  • TOTALE = 1630€ (con lezioni individuali) e 1600€ (con corsi collettivi)
SECONDO ANNO Incidono un pò meno le spese relative alle lezioni, ma probabilmente aumentano quelle per il gioco sul campo per cui un budget di 1600/1800€ è abbastanza realistico.

TERZO ANNO  Dal terzo anno in poi c'è l’iscrizione ad un circolo di golf . La quota che si aggira sui 3000/3500€ all’anno per un 18 buche.


 Fonte:
 http://www.tshot.it/articolo/quanto-costa-giocare-a-golf/4145/

VOLLEY Basta con i tre punti a partita

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/03/29-9923298/pallavolo_-_la_regola_dei_tre_punti_ha_fatto_il_suo_tempo/

Sul Corriere dello Sport.it una riflessione che nasce dall'epilogo della Serie A2: la seconda classificata (Sora) ha vinto due partite più della prima (Vibo Valentia).


PENSIERI E PAROLE L'India e il treno sbagliato







«A volte il treno sbagliato porta nella stazione giusta»

Proverbio popolare dell'India

giovedì 24 marzo 2016

CALCIO Quando si sognava Cruijff in bianconero

 Il male del secolo scorso e di quello attuale, si è portato via anche Johan Cruijff, il mito calcistico per eccellenza degli adolescenti appassionati di calcio negli anni '70. Le frontiere non erano state ancora riaperte ma lo smilzo fuoriclasse olandese divenne il sogno di ogni tifoso, se la memoria non mi tradisce ricordo una copertina del Guerin Sportivo che "strillava" la possibilità futura di vedere Johan alla Juventus. Ancora non avevo dimestichezza con le sparate di mercato e quasi quasi un po' ci sperai... 
Con lui il numero 14 divenne una specie di talismano per molti. Nelle squadrette c'era sempre la gara, tra chi giocava in attacco, per potersi fregiare di quell'ambitissimo numero. E avere la maglia modello Ajax, quelle splendide magliette bianche con la fascia centrale rossa, fu un passo obbligato per la squadra composta dagli amici del quartiere e da qualche amico degli amici. 
L'unico problema era che chi aveva la mamma disattenta, si presentava in campo con la divisa rovinata in lavatrice, e qualche fascia rossa centrale ben presto divenne di un rosa imbarazzante.
Non c'era ancora la televisione ad ossessionare e a riempire ogni giorno della settimana, ma Cruijff fu forse il primo mito acquisito ed importato. E così quando passò al Barcellona, i suoi ammiratori cominciarono a tifare anche per i catalani, per quel 14 olandese. 
Cruijff fu l'asso più brillante del calcio totale olandese, l'evoluzione talentuosa del gioco corto che in Italia aveva adottato Viciani con la sua Ternana (che aveva ovviamente altri interpreti, di minor qualitù individuale). Cruijff non vinse con l'Olanda quanto avrebbe meritato (la finale del '74 persa con la Germania, nonostante il rigore iniziale propiziato proprio da un atterramento di Johan, al 2° minuto) ma il suo gioco rapiva, entusiasmava, conquistava al di là delle bandiere e del tifo. E quando Sandro Ciotti gli dedicò un film, Il profeta del gol, andai a vederlo al cinema Monte Zebio, restando in sala per due spettacoli di fila (allora si poteva).


Ora capita spesso di veder effettuare un cross con l'esterno del piede. Lui fu il primo ad impressionare con quelle sciabolate (il termine poi abusato allora era pertinente) che dall'out sinistro planavano a centro area. Una facilità di gioco, un'eleganza redditizia che fulminava gli avversari e strappava applausi al pubblico.
Il primo approccio con le squadre italiane non fu fortunato per quell'Ajax delle meraviglie: nella finale della Coppa dei Campioni perse 4-1 con il Milan di Rocco, quello di Rivera e Prati là davanti (in campo c'era anche Trapattoni).
Ma poi si rifece abbondatemente. Tre vittorie consecutive in Coppa Campioni contro Panathinaikos (2-0), Inter (2-0) e Juventus (1-0) nel 1971, 1972 e 1973. Furono due suoi gol ad affondare l'Inter, nonostante il tentativo di marcatura di un giovanissimo Oriali, che fece letteralmente impazzire. 
Concluso il ciclo con l'Ajax, continuò ad incantare in maglia blaugrana, inaugurando una nuova era del calcio anche sotto il profilo dello star system, della trasversalità del tifo, capace di inseguire i campioni a prescindere dalla maglia. Del Barcellona poi, Cruijff fu anche allenatore, indimenticato da chi ebbe la fortuna di essere allenato da lui, tecnico esigente ma anche umano, come ha ricordato il talento brasiliano Romario in queste ore.
Tornando al Cruijff..."juventino", sogno irrealizzato, la finale di Belgrado 1973 tra bianconeri e Ajax vinta dagli olandesi, consentì le immagini impossibili: Cruijff appunto con la maglia bianconera. Allora usava che la squadra vincitrice rendesse omaggio agli sconfitti, andando a sollevare la Coppa con la maglia dei rivali. Le foto che vedete mostrano appunto Johan e compagni felici in bianconero nell'unico giorno in cui non avrei mai voluto vederlo gioire con la divisa della Juventus.

http://video.ilmessaggero.it/sport/johan_cruijff_i_piu_bei_gol_dell_uomo_che_ha_cambiato_il_calcio-1631128.html 

CALCIO Se n'è andato il profeta del gol, il film di Sandro Ciotti su Johan Cruijff

https://www.youtube.com/watch?v=Y1L_hz21VP4

mercoledì 23 marzo 2016

VOLLEY Volley 2002 Forlì: la festa per la Coppa Italia A2 la offre il ristorante sostenitore




Le vie della comunicazione sono infinite. La società Icot Volley 2002 Forlì, che domenica scorsa ha vinto al PalaDeAndrè di Ravenna la Coppa Italia di A2 (battendo Soverato) ha ringraziato i suoi sponsor della serata di festa, pubblicando foto e pubblica riconoscenza. Con annesse schede informative-pubblicitarie delle due aziende.
Un modo alternativo, sicuramente genuino, per coinvolgere a livello locale i propri sostenitori e chi ha creduto nella squadra. Emagari sarà in futuro imitato da altre società. Specie sul web, questo tipo di iniziative possono avere un riscontro efficace.
C'è anche la foto dell'allenatore Angelo Vercesi e della futura sposa, la giocatrice Vera Klimovich,  a cui il tecnico brasiliano si è dichiarato in campo, a Ravenna, prima della premiazione.



Il comunicato
Martedì 22 marzo, staff e atlete della Volley 2002 Forlì hanno festeggiato il trionfo in Coppa Italia A2 al Ristorante Salino di Milano Marittima. La serata è stata offerta dai proprietari del ristorante Andrea Flamigni e Andrea Bonoli, quest’ultimo grande sostenitore della squadra e di tanto in tanto commentatore, insieme a Mauro Giannetti, delle partite trasmesse su NuovaRete.

La Coppa Italia ha fatto bella mostra di sé al centro della sala, mentre i numerosi brindisi, nonché gli ottimi vini degustati durante la cena, sono stati offerti dalla grande azienda veneta Astoria Vini, eccellenza nel settore e da sempre molto vicina al mondo dello sport nazionale.

Al termine della cena i vari protagonisti della stagione in corso sono  intervenuti per portare i loro saluti e condividere le loro emozioni.

La serata si è conclusa con il taglio della straordinaria torta personalizzata, offerta dalla Pasticceria Rubacuori di Milano Marittima di Tiberio Giorgi.



I PARTNER DELLA SERATA DI FESTEGGIAMENTI 
- RISTORANTE SALINO

viale Milano, 10, Milano Marittima (RA)

Telefono: 0544 995189

- PASTICCERIA RUBACUORI

via Gramsci, 9-11, Milano Marittima (RA)

Telefono: 0544 993670

www.pasticceriarubacuori.it

- ASTORIA VINI

www.astoria.it

Nata nel 1987 da una storica famiglia di viticoltori, l’Astoria di Paolo e Giorgio Polegato,  fa della qualità uno dei suoi motivi di vanto. I prodotti Astoria sono infatti presenti nella ristorazione più esclusiva, nelle enoteche e wine bar. Astoria distribuisce i  vini prodotti nella propria Azienda Agricola “Tenuta Val De Brun” di Refrontolo,  nel cuore della zona DOCG  Conegliano – Valdobbiadene. Quaranta ettari, situati in una delle zone viticole più belle d’Italia, famosa per il suo clima, testimoniano la  dolcezza dei suoi colli e il susseguirsi armonioso dei vigneti. L’Azienda lega il suo nome al prodotto per eccellenza della tradizione enologica veneta: il Prosecco; proprio con questo vino, il Millesimato, si è aggiudicata negli anni molti riconoscimenti, tra cui il più significativo la Gran Medaglia d’Oro al Concorso Enologico Internazionale Vinitaly di Verona. Prosecco Millesimato Docg e Refrontolo Passito Docg rappresentano i gioielli di casa. Ma Astoria non è solo Prosecco, produce anche vini barricati tra cui i Colli di Conegliano Docg Crevada e Croder e si avvale del supporto tecnico di uno staff di grande competenza e prestigio.

lunedì 21 marzo 2016

VOLLEY Lo Bianco, Bergamo e Ravenna: la Coppa Italia e le due città del cuore

 Foto LVF di Filippo Rubin


A volte lo sport sa essere magnanimo. Consente di mettere in ordine le tessere del puzzle, creando coincidenze, unendo i punti di un ideale gioco da cruciverba per materializzare storie ricche di significati.
Lo ha dimostrato anche la Coppa Italia femminile, andata in scena nel week end al PalaDeAndré di Ravenna.
Due giorni di pallavolo emozionante, un palasport nato negli anni del boom del Messaggero, quando in giallorosso giocavano campioni come Kiraly e Timmons, Vullo e Gardini.
Ravenna è stata una tappa importante nel processo di crescita e maturazione di Eleonora Lo Bianco, che lo ha ricordato alla vigilia della Coppa Italia parlando con Valeria Benedetti, ricordando ciò che significarono per lei, Marco Bonitta e Manu Benelli. Dopo l'esperienza nel Club Italia, a Ravenna Eleonora  costruì le basi per ciò che sarebbe diventata. Soprattutto a Bergamo prima e in Nazionale poi. 
Ecco, Bergamo, l'altra città del cuore. Se la Leo fosse una scrittrice e volesse seguire le orme di Mario Soldati (che scrisse un bellissimo romanzo, Le due città, sui luoghi della sua vita: Roma e Torino), non c'è dubbio che narrerebbe di Bergamo e Ravenna, le sue due città. 
A 36 anni, dopo quattro stagioni vissute in Turchia e dopo essersi messa alle spalle l'incubo di ogni essere umano contemporaneo, è tornata a casa, come dice lei. E' tornata a Bergamo, a indossare la maglia rossoblu della Foppa Pedretti,  il club con cui ha vinto due scudetti e tre Champions League. E cosa succede? La festa è completa perchè proprio nella sua Ravenna può sfoderare due partite eccelllenti che propiziano il ritorno ella Coppa Italia nella sua Bergamo. 
Coppa Italia numero 6, raggiunto il record di Ravenna. Ma non è un caso. Ed è bello che a 36 anni la Leo riesca ancora a divertirsi e a dare lezione di pallavolo, a fare la differenza in una finale. Perchè l'ottima olandese Celeste Plak ha stretto tra le mani il trofeo della mvp, ma il vero ago della bilancia è stata ancora una volta la Lo Bianco. E c'è da sperare che le azzurrine, le azzurrabili di oggi e di domani prendano tutto il prendibile da una campionessa come lei.  
Bergamo aveva salutato il suo ritorno a casa, Ravenna ha applaudito il suo ritorno alla vittoria in Italia. La storia continua.

sabato 19 marzo 2016

VISTO DA...GAETA Religioni e dogmi incrollabili



di Roberto Gaeta
Tutte le religioni coltivano specifiche credenze sovrannaturali e i loro fedeli credono fermamente in dogmi che, contrastando con l'esperienza della realtà naturale e non potendo trovarvi conferma, risultano inverosimili a chi non vi aderisca. Nulla più dei postulati sovrannaturali crea inoltre una linea di demarcazione tra fedeli di religioni diverse, tutti risolutamente convinti della verità dei propri dogmi ma increduli che i fedeli di altre religioni possano essere altrettanto convinti dei loro.
Perché allora le credenze sovrannaturali sono una caratteristica così universale delle religioni ? Considerando che il credere e il rispettare i dogmi, comporta di solito oneri elevati per i fedeli, deve esistere una ragione ben precisa nell'evoluzione e nella riuscita di una religione.
Le spiegazioni più semplici, non reggono di fronte a nessun studio antropologico. Non è né frutto di ignoranza né prova della fallibilità umana, ma hanno avuto (e purtroppo hanno) uno scopo ben preciso nella nostra evoluzione umana.
Fino a 10000 anni fa, un essere umano poteva appartenere solo ad un gruppo di cacciatori-raccoglitori, contenente al massimo una ventina-trentina di esseri umani. In questo tipo di società umana non vi era alcuna necessità di una religione organizzata, in quanto ogni componente del gruppo doveva lavorare, e cioè o doveva cacciare o raccogliere piante e frutti. Nessuno poteva essere escluso in quanto in questo tipo di società non esiste l'accumulazione del cibo. È anche vero che in questo tipo di società poteva esistere lo sciamano, ma anche lui non era esentato da niente e doveva fare tutto quello che facevano gli altri.
Quando circa 10000 anni fa, con l'avvento dell'agricoltura, iniziarono a formarsi le chefferies (riunione di più tribù) e successivamente le prime comunità statali, si crearono delle eccedenze di cibo, ed una organizzazione del lavoro differenziata. L'eccedenza di cibo ha portato la nascita di caste di comando, e il loro parassitismo, era accettato dalla popolazione per vari motivi, tra i quali la gestione e l'organizzazione di una società sempre più complessa, sulla distribuzione del cibo, e sull'obbedienza.
Per ottenere l'obbedienza ogni società umana che ha attraversato questo passaggio tribù --> chefferies --> stato, ha inventato una religione, ed è per questo motivo che sono esistite innumerevoli religioni. I dogmi sono una delle basi (non l'unica), per ottenere l'obbedienza dal popolo. Da qui nasce l'esigenza base di ogni religione di far dimostrare la propria dedizione e la propria aderenza attraverso una sorta di "distintivo".
È per questo che gli "attestati" di religiosità comportano sempre sacrifici gravosi: il tempo necessario a imparare e a praticare regolarmente rituali, preghiere e canti, oppure a compiere pellegrinaggi, risorse elargite in forma di offerte, donazioni o sacrifici animali, la pubblica proclamazione di credenze irrazionali e inverosimili, l'ostentazione di mutilazioni permanenti e dolorose.
Nonostante tutto ciò sembri assurdo, bisogna tenere conto, che queste modalità assurde sono state negli ultimi 10000 anni quelle che hanno permesso agli esseri umani di cooperare tra di loro, in società come le chefferies o gli stati, dove non si aveva più a che fare solo con famigliari come nelle tribù precedenti. La religione ha permesso di catalogare gli estranei come appartenenti allo stessa chefferies o stato.
Purtroppo, le religioni avranno ancora un loro scopo per molto tempo, fino a quando spero si potrà arrivare a rispettare tutti gli esseri umani semplicemente perché sono esseri umani.

Quindi dogmi come:
- una donna non fecondata da alcun uomo restò incinta e diede alla luce un figlio maschio, che dopo la morte fu trasportato in un luogo detto paradiso, situato in cielo (cattolici)
- Gli uomini che sacrificano la vita combattendo per la propria religione saranno trasportati in un paradiso popolato da bellissime vergini (islam)

saranno presenti ancora per moltissimo tempo.

venerdì 18 marzo 2016

VOLLEY Referendum della Legadonne: «Cari tifosi, a che ora giochiamo?»

Non c'è dubbio che l'idea faccia notizia. E magari anche discutere. La Lega Pallavolo Femminile lancia un referendum, con tanto di cabine voto, sui campi e tra i tifosi spettatori. A che ora giochiamo?
Tutto parte dalle dichiarazioni rese tempo fa dal presidente Fabris. Sembrava più una provocazione, anche perchè non era stata diffusa in maniera ufficiale e soprattutto perchè andava a sfidare l'orario tradizionalmente occupato dal calcio, anche se ormai anche il calcio gioca a tutte le ore. Presunzione o intuizione? Solo il tempo potrà dirlo e non entro nel merito di ciò che è meglio, perchè ormai ci vorrebbe davvero la palla di vetro del kit dei maghi per sapere cosa è giusto e cosa no.  Ogni città ha le sue abitudini, dipende se c'è una squadra di calcio che fa concorrenza (o da traino...) oppure no. Per i media se le partite non finissero alle ore della notte, sarebbe tutto di guadagnato, ma ormai la pallavolo occupa così poco spazio...
A mio avviso non esiste una ricetta unica valida ovunque, ma è chiaro che una Lega deve pur fare una scelta. Ricordando il passato, quando si giocava il sabato pomeriggio, se ad un certo punto si passo alla domenica tardo pomeriggio, qualche ragione valida ci sarà pur stata. E fare concorrenza diretta al calcio non è mai stata, finora, una scelta vincente. Detto questo, c'è curiosità per l'iniziativa e soprattutto per le risposte del pubblico, che ha le sue preferenze ma che non terrà conto di altri aspetti, pure importanti nella strategia di un club e di un movimento.
Significativo il fatto che a sollevare il tema dell'orario sia una Lega in passato finita sotto accusa per aver acconsentito, per esigenze televisive, a far iniziare partite di play off e addirittura finali, anche oltre le ore 21. Ma ora è il momento di votare. E di scoprire cosa gradirebbe il pubblico pagante nei palasport-

Il comunicato della LVF
«A che ora vorresti che iniziassero, la domenica, le partite dei Campionati di Serie A Femminile?»
 È la domanda che da oggi la Lega Pallavolo Serie A Femminile rivolge a tutti i tifosi e gli appassionati del volley rosa (e non) con il referendum #VolleyTime. Qualche settimana fa fu il presidente di Lega Mauro Fabris a lanciare la proposta: «E' giunto il momento che l'orario di inizio delle partite venga anticipato. Paghiamo la monocultura calcistica, per la quale sono alla fine della domenica del calcio si poteva cominciare a fare altro, ma da tempo non si gioca più solo la domenica alle 15. Per le famiglie e per il pubblico a cui noi guardiamo l'orario delle 18 è impegnativo, specie d'inverno. Va solo vinto il blocco mentale, sono certo che avremmo più attenzione e più affluenza. Prima ancora di promuovere una ricerca di mercato, lancio questo sondaggio per sentire il parere di voi tifosi e appassionati, che siete i principali attori dello spettacolo».

Ed ecco fatto, ora la palla passa al pubblico del volley. Chiunque potrà votare il proprio orario preferito, indicare un eventuale altro giorno e orario di programmazione dei match della Master Group Sport Volley Cup di Serie A1 e A2 (ad esempio, il venerdì alle 20.30) e intervenire nel dibattito che si è già scatenato nei luoghi pallavolistici della rete. 

Votare è semplicissimo: si potrà partecipare al referendum registrandosi su vota.legavolleyfemminile.it (bastano nome, cognome e mail) e rispondendo alle due domande proposte. Inoltre tutti gli utenti registrati potranno esprimere la propria opinione all'interno di un 'forum' moderato. Per rendere le operazioni ancora più semplici, sarà inoltre possibile effettuare la login anche attraverso i profili Facebook, Twitter e Google. I social network della Lega Pallavolo Serie A Femminile seguiranno passo dopo passo il referendum, pubblicando i risultati parziali, sollecitando fan e follower a postare la propria idea. Tutto griffato dall'hashtag #VolleyTime.

Ma non è tutto, perché il referendum sarà anche itinerante e farà tappa nei palazzetti delle squadre di Serie A. Il primo appuntamento è fissato al Pala De André di Ravenna, in occasione delle Finali di Coppa Italia. All'interno del palazzetto sarà ricreato un vero e proprio ‘seggio elettorale’, con schede, cabine e urna. Chiunque potrà ritirare la scheda e indicare la propria preferenza sull'orario che ritiene migliore per assistere alle partite di volley femminile. La consultazione popolare toccherà poi altri luoghi del volley rosa nel finale della Regular Season e nei Play Off, con l'obiettivo di conoscere l'opinione dei veri appassionati. Foto, video e altri contenuti multimediali saranno pubblicati sul sito vota.legavollefemminile.it e sui social media di Lega.

Il referendum si chiuderà al termine della stagione 2015-16 e i risultati finali, con numero di votanti e percentuali, saranno decisivi a delineare le strategie delle prossime stagioni: qual è il vostro #VolleyTime?

CINEMA Martina Vassallo e Luca Liccione finalisti a Cortinametraggio

 https://vimeo.com/144874369



A poche ore dalle premiazioni del celebre festival ampezzano, Cortinametraggio, considerato un trampolino di lancio per giovani registi italiani, vista la partecipazione nelle edizioni passate di Paolo Genovese (“Immaturi”, “Tutta colpa di Freud”, “Sei mai stata sulla luna”, “Perfetti Sconosciuti”), Francesco Munzi (“Anime Nere”) e Piero Messina (L'attesa), c'è chi a 1400 km di distanza dal Grand Hotel Savoia fa il tifo per un'opera in particolare. Si tratta del cortometraggio “il cielo resta quello” di Luca Liccione e Martina Vassallo, girato a Bagnara Calabra nell'estate del 2015 con l'amichevole partecipazione dell'intero comune calabrese, dalle anziane bagnarote ai piccoli musicisti del luogo che compaiono nel film. 
“Essere tra i finalisti è già una grande vittoria per noi – fanno sapere i registi - Competere con il nostro umile corto al cospetto di produzioni più ricche ci inorgoglisce molto. Vogliamo ringraziare Maddalena Mayneri e Vincenzo Scuccimarra per la possibilità che ci è stata data, ma anche tutto lo staff del Cortinametraggio che si è sempre mostrato gentile ed efficiente”.
“il cielo resta quello”, nato dall'idea dello scrittore Francesco Leto che interpreta se stesso nei panni del giovane romanziere impegnato a vendere porta a porta il suo libro, ha come tema centrale la riscoperta della vena giocosa e spensierata che è in tutti noi e che, indipendentemente dal successo professionale che riusciamo ad avere, ci rende felici. 

“A volte assecondare la voglia di spensieratezza può essere fondamentale non solo per dare il giusto il peso alle cose – commentano gli autori del corto, Liccione e Vassallo – ma anche per ricaricare le energie e andare avanti”
Sabato 19 marzo si svolgerà la cerimonia di premiazione del Cortinametraggio 2016 e si conoscerà il nome del vincitore tra i quindici finalisti (su 400 opere pervenute) della sezione Corti Comedy.  

Trama: un giovane scrittore torna in Calabria, nel suo paese d'origine, per provare a vendere il suo romanzo con la tecnica del porta a porta, ma nonostante gli estenuanti su e giù in bicicletta per le vie di Bagnara Calabra, la missione non gli riesce. Proprio quando sta per demordere s'imbatte in un gruppo di bambini del luogo e da quel momento la sua avventura prende una piega diversa...


I registi 
Luca Liccione e Martina Vassallo hanno iniziato la loro collaborazione dieci anni fa con la realizzazione del cortometraggio “The Ex”, vincitore del primo UniShort Festival dell'Università Tor Vergata di Roma, sotto la direzione artistica di Michele Placido. Luca, fotografo e filmmaker lucano, mette nella coppia artistica il suo bagaglio di conoscenze tecniche, dalla ripresa al montaggio. Martina, giornalista e filmmaker, cura i contenuti delle produzioni audiovisive del duo.


CALCIO Totti e la sinergia SPALLotta: malinconico finale per il simbolo giallorosso

In questi giorni, dopo gli applausi del Bernabeu a Francesco Totti in occasione dell'ultimo Real Madrid-Roma, si è accostata l'accoglienza al Pupone alla standing ovation con cui fu omaggiato Del Piero. Ma ben diverse sono state le circostanze: Del Piero uscì dal campo dopo aver segnato la doppietta della vittoria juventina sul Real Madrid, perchè l'allenatore Ranieri volle consentirgli la passerella per la passerella trionfale. Totti si è alzato dalla panchina entrando in campo sullo 0-2, a partita e qualificazione compromessa per la Roma.
In Italia si ha la sensazione che i miti siano troppo ingombranti quando arrivano ad una certa età, nel calcio di oggi che ha riposto le bandiere e sventola plus valenze, ignorando le ragioni del cuore e del tifo, di certi legami che solo pochi giocatori sanno creare. 
Aperta parentesi: pensate che c'è stato un imbecille che ha sentenziato in tv che solo in Italia può ancora giocare gente come Di Natale o Totti. Calciatori, badate bene, che sanno ancora cambiare l'esito di una partita segnando o dispensando assist anche in un solo quarto d'ora: chissà cosa vede quell'esperto incompetente...
Conoscendo il modo che aveva portato alla fine dell'avventura juventina di Del Piero, ho sempre scisso la squadra dalla società, consapevole che il primo a voler Alex fuori fosse proprio il suo ex compagno Conte, in sintonia con la società. Dimenticando che negli anni dei settimi posti, prima dell'arrivo di Conte e del primo dei per ora quattro scudetti consecutivi, proprio Del Piero era stato l'unico a tenere in piedi la baracca. Ma predicava nel deserto. Insomma, non era certo un Del Piero alla frutta. Non era per riconoscenza o per il suo passato che poteva ancora giocare in bianconero.
Nella Roma di Garcia, non è stato Totti ancora un brillante interprete giallorosso? Solo due derby fa, quello dei gol e del selfie, Totti era stato ancora un giocatore decisivo della Roma. E in tante altre partite, come ben sanno i tifosi romanisti.
Non ho mai gradito il modo in cui la Juventus giubilò Del Piero, ma devo ammettere che al confronto del comportamento della Roma con Totti (almeno di quanto è stato pubblicamente dichiarato), lo stile della Juve è stato decisamente superiore. Consentì ad Alex un ultimo campionato, culminato con lo scudetto a cui contribuì in maniera significativa (basta pensare alla punizione che sbloccò la complicata partita con la Lazio) e la passerella finale, con lo Juventus Stadium in piedi ad applaudire e piangere per l'addio, mentre si esauriva Juventus-Atalanta.
Non contesto la legittima scelta della Roma di programmare un futuro senza Totti, ma il modo e gli interpreti.
Spalletti e Pallotta. Nomi che s'intrecciano, uniti nello SPALLottare Totti in pubblico, nel dargli antipatiche SPALLate. Un Totti a lungo fermo per infortunio, un Totti a cui al massimo si regalano manciate di minuti quando la partita è ormai decisa, nel bene o nel male. Come se con lui in campo la squadra non potesse difendere un vantaggio o tentare una rimonta.
Non so nei dettagli quanto mi raccontano amici romanisti, cosa e quanto abbia fatto Francesco Totti per la Roma, anche a livello economico. Ma è umiliante solo ipotizzare che Totti serve solo a far vendere magliette. E' inconcepibile che sia uno sprovveduto calcistico come Pallotta a dire a Totti che ha l'età per cui deve smettere di giocare. 
Totti e solo Totti deve decidere se e quando smettere di giocare. Non può pretendere di giocare nella Roma, questo si che ormai è assodato. La società non lo vuole più e Francesco deve metterselo bene in testa. Glielo hanno fatto capire e detto in tutti i modi. 
Ma se a lui piace giocare ancora, vada a divertirsi altrove, a vivere nuove e ultime emozioni senza quella maglia a cui ha dedicato tutta la sua vita di atleta, rinunciando a quelle vittorie e quei trofei che con la Roma non è riuscito a festeggiare. Potrebbe giocare anche gratis, uno come lui non ha certo bisogno di super ingaggi per accordarsi con la sua seconda e ultima squadra della vita.
Capitolo a parte meritano i tifosi. E' bastata una serie di vittorie per far pendere tutti o quasi dalla parte di Spalletti. Il quale aveva il diritto di compiere le sue scelte, come ha fatto, ma avrebbe anche avuto il dovere di non infierire e di non umiliare Francesco Totti (anche per saldare vecchi rancori come sostengono molti dell'ambiente giallorosso?) trattandolo come un monumento scomodo, traballante e sostanzialmente inutile, da mettere in fretta prima alla berlina e poi in cantina.
Auguro a Totti di rendersi conto della situazione, di andarsene dalla Roma con dignità e senza troppi rimpianti, di trovare un'altra tifoseria da deliziare per dare gli ultimi calci senza stress. E decidere poi, lui, quando avrà voglia di dire basta. E' il minimo, per un campione.


L'applauso del Bernabeu a Totti (8-3-2016)
https://www.youtube.com/watch?v=OV21-FE2wyg

L'applauso del Bernabeu a Del Piero (5-11-2008)
https://www.youtube.com/watch?v=FcJE3h1he6k

giovedì 17 marzo 2016

CALCIO Juventus, le grandi illusioni e quei fatali ultimi minuti



In cauda stat venenum. I tifosi juventino meno giovani non erano tranquilli nemmeno sul 2-0, temendo il già vissuto, un'altra amarezza dal sapore antico, un'altra notte insonne tormentata dal rimpianto per un'impresa epica finita in lacrime. Ci sarebbe voluto il terzo gol. C'era anche stato, il pallonetto morbido e preciso di Morata sull'1-0 ingiustamente annullato per un fuorigioco inesistente. Se l'è mangiato Cuadrado allo scadere del primo tempo (bravo Neuer), se l'è mangiato Morata nel secondo tempo, facendosi spizzare in corner un tiro che sembrava un gol.
Alla fine tutto inutile. I 75 minuti di dominio juventino, lo spaesamento del Bayern, lo sguardo incredulo di Guardiola al gol di Cuadrado, lo sterile possesso palla dei bavaresi. Nei fatidici minuti finali la Juve ha sbagliato invertendo la strategia: prima ha buttato palla invece di ripartire (Morata era troppo stanco? Senza di lui la squadra non saliva più...), poi ha cercato di uscire dall'area palla al piede invece di spazzare, negli ultimi minuti. Teste fatali: Lewandowski a 17 minuti dal termine, Muller proprio al 90'. Entrambe di testa. Chi ha buona memoria temeva di rivivere due atroci beffe, che purtroppo si sono materializzate. Ancora una volta a causa di colpi di testa. Come accadde nella semifinale di Coppa Coppe con l'Arsenal nel 1980: dopo l'1-1 di Highbury bastava lo 0-0. A due minuti dalla fine la beffa del colpo di testa di Vaessens (che ebbe poi una breve e drammaticamente sfortunata vita).
A tre minuti dalla fine dei supplementari, nella Coppa Campioni del 1978, era arrivata l'amarissima eliminazione contro il Bruges, prima squadra belga ad arrivare ad una finale di Coppa Campioni. 1-0 a Torino, subito 0-1 nel ritorno. Resistenza, occasioni fallite, supplementari. A tre minuti dai rigori fuga sull'out sinistro di Simonsen, cross e tiro al volo sutto la traversa di Van der Eycken.
Due indimenticabili delusioni maturate agli sgoccioli della partita. Ieri superato ogni record in materia: con il gol al 90 di Mueller, dopo un primo tempo straordinario della Juventus, che alla lunga ha pagato il 3-0 mancato a più riprese per uccidere definitivamente il Bayern, e ancora una volta gli errori di un arbitro mal assistito dai giudici di linea. Con Collina designatore non ne va bene una alla Juventus: Eriksson era stato presentato come uno refrattario ai cartellini. Ne ha appiopppati otto (5 alla Juve, 3 al Bayern) in una gara tutto sommato nella norma riguardo falli e scorrettezze, non punendo l'entrata assassina di Thiago. Tra Torino e Monaco gli errori arbitrali hanno indirizzato la qualificazione sulla sponda tedesca- E' la realtà ed è inutile e irritante l'ironia di Guardiola, resuscitato dai fatali errori bianconeri nella gestione della palla in quegli ultimi decisivi minuti. Ma sarebbe bastato che Cuadrado o Morata, e perfino Lichtsteiner in avvio di supplementare, avessero infilato il terzo gol, e non si parlerebbe più dell'arbitro.
Peccatissimo, perchè la Juve aveva interpretato bene la partita, colpendo con freddezza e spendendo i tedeschi sull'orlo del ko. Purtroppo le assenze sono risultate decisive nei cambi, quando la fatica si è fatta sentire e stavolta è mancata la necessaria qualità. Detto questo, a commettere gli errori decisivi è stato proprio il più esperto dei bianconeri, Evra. E rivedendo a freddo le azioni dei gol, specialmente il primo di Lewandowski, resta il dubbio che quel pallone avrebbe dovuto e potuto essere preda di Buffon in uscita.
Trovo assurdo tuttavia, mettere in discussione il valore di una Juventus che pur essendo eliminata, ha dimostrato molto e ha confermato di essere cresciuta globalmente come squadra, nella speranza che il prossimo mercato non la rivoluzioni di nuovo.
Inevitabile, infine, chiedersi il perchè della cessione di un gioiellino come Coman (l'ha cambiata lui la partita di Monaco) dopo averci tanto puntato e dopo averlo scoperto. 
Nel calcio qualche plus valenza è utile, ma se poi la si paga sul campo è d'obbligo coltivare rimpianti.


CHAMPIONS LEAGUE 2015-16 Ottavi di finale, ritorno
Bayern Monaco-Juventus 4-2 dopo i tempi supplementari. 2-2 al 90'.
Marcatori:  5' Pogba (J), 28' Cuadrado (J), 28' st Lewandowski (B), 45' st Mueller (B), 2' sts Thiago Alcantara (B), 5' sts Coman (J)

COPPA COPPE 1979-80
Juventus-Arsenal 0-1
Marcatore: Vaessens all'88 (colpo di testa)
https://www.youtube.com/watch?v=R0S0ie5J2TM

COPPA CAMPIONI 1977-78
Bruges-Juventus 2-0 dopo i supplementari, semifinale di ritorno (andata 1-0 )
Marcatori: Bastijns al 3'. Van der Eycken al 12' del secondo tempo supplementare

https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Vaessen

VOLLEY Coppa Italia a Ravenna: occasionissima per Nordmeccanica e Pomì

Peccato la collocazione temporale in un week end che a parte rare eccezioni non le darà la visibilità che avrebbe meritato. Il PalaDeAndré di Ravenna apre le porte alla Coppa Italia femminile di volley. Una final four particolare, dalla quale sono rimaste fuori la regina della regular season Imoco Conegliano, la Igor Novara e la Liu.Jo Modena. Due semifinali che sulla carta hanno due chiare favorite, ma i quarti di finale hanno dimostrato che quel che pare prima, conta fino ad un certo punto. Chi vince a Ravenna avrà comunque dato un senso positivo alla stagione. Senza far torti a nessuna, direi che per il Piacenza di Marco Gaspari e il Casalmaggiore di Massimo Barbolini, la Coppa Italia è una opportunità invitante.

https://www.youtube.com/watch?v=8YA8iP83rDE&feature=youtu.be 

La final four presentata attraverso i video promozionali della Lega Pallavolo Femminile.

Nordmeccanica Piacenza-Metalleghe Montichiari

https://www.youtube.com/watch?v=Ca9SYGkUoE8&feature=youtu.be

https://www.youtube.com/watch?v=Y4PXrLftCjk&feature=youtu.be

 Pomì Casalmaggiore-Foppapedretti Bergamo

https://www.youtube.com/watch?v=hY81K6fiWWQ&feature=youtu.be

https://www.youtube.com/watch?v=mucX_2UlcmY&feature=youtu.be

martedì 15 marzo 2016

VOLLEY Botta e risposta: Fipav e Legadonne se le sono...date



 Visto che si parla di date, inevitabile osservate che Federpallavolo e Lega Volley Femminile se le sono...date di santa ragione nel pomeriggio, a suon di comunicati. La resplica della Lega tira in ballo una questione riguardante il Centro Sportivo Italiano che inevitabilmente andrà chiarita. E' una vicenda comunque negativa, in cui tutti perdono e in cui tutti hanno una loro dose di ragione.

LA BOTTA
 http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/03/15-9486961/pallavolo_-_le_azzurre_voleranno_in_giappone_il_3_giugno/

 LA RISPOSTA
 http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/03/15-9494738/pallavolo_-_dalla_lega_femminile_dura_risposta_alla_fipav/

Ma la colpa è soprattutto dei calendari mondiali ed europei, della Cev e della Fivb

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/03/volley-fipav-e-lega-scontro-sulle-date.html

La foto di Cristina Chirichella è di Filippo Rubin

lunedì 14 marzo 2016

(fanta)VOLLEY La riconoscenza di Padova...


La Tonazzo Padova batte ancora la DHL Modena, alla quale aveva strappato (beh, diciamo preso) nell'ultima giornata di regular season i punti decisivi per entrare nei play off. E' proprio vero che quando si fa del bene è meglio dimenticare di averlo fatto. Fai del male e pentiti, fai del bene e scordatene dicevano i saggi anziani. 

Bella riconoscenza quella dei veneti... Cosa ti combinano alla prima occasione in cui giocano in casa nei play off? Battono Modena come avevano fatto nella partita che tanto fece parlare (ma di cui non ho più voglia di discutere. Anche perchè è inutile scrivere cose che molti non vogliono saper leggere)
Ma potrebbe esserci anche un'altra spiegazione, fantasiosa e molto poco tecnica. Secondo qualcuno potrebbe esserci stato un disguido: la DHL non avrebbe consegnato in tempo i plichi contenenti la comunicazione che a Padova si giocava una partita valevole per i play off e che la regular season era ormai finita. Insomma, che si giocava una vera partita e che tutti gli abili e arruolati potevano scendere in campo per vincerla, non come quell'altra volta.
Ma sono convinto sia solo uno scherzo. 
Non è uno scherzo  invece la malasorte che si sta accanendo sugli emiliani, che non riescono a svuotare l'infermeria e che sono alle prese con una serie di infortuni che non potevano non condizionarne il rendimento. 
E così gara2 dei quarti di finale ha ribaltato le sensazioni delle prime partite: La Lube che aveva sofferto con Latina è già 2-0. Modena e Trento che avevano passeggiato in gara1, sono state surclassate nelle rivincite in Veneto e in Puglia e sono sull'1-1 con Padova e con lo strepitoso Molfetta di Vincenzo Di Pinto, intramontabile mago di Turi che per ben otto volte con le squadre da lui allenate ha sconfitto Trento. Continuità ha acquistato la Sir Perugia, già sul 2-0 con Verona in fase calante.


LEGENDA - Alla luce di recenti precedenti, si precisa che la parola fanta tra parentesi, sta a significare che trattasi di testo di fantasia. Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è assolutamente non casuale ma fantasioso. Trattasi di cazzeggio insomma...

VOLLEY La settimana nera degli sport senza motori: zeru tituli... sui giornali



Quando si pronuncia la parola calendari a chi lavora nel volley vengono i capelli dritti (almeno a chi li ha). Come dire corda in casa del condannato ad impiccagione. Le quotazioni della pallavolo sui media di carta a diffusione nazionale è precipitata e non ho licenza di disquisire in questa sede alcune delle ragioni. Però si può fare fredda cronaca e anticipare che in questa settimana nè i play off di SuperLega nè la Coppa Italia femminile (pare fosse impossibile collocarla in anticipo ma di sicuro questo è il peggior week end per darle visibilità) avranno lo spazio che avrebbero meritato sui quotidiani pubblicati in carta bianca.
Una settimana impossibile per colpa del calendario internazionale degli sport a motore, che rendono la vita invisibile agli sport senza motori.

In questo fine settimana:
Mondiale Formula 1 al via
Mondiale Moto al via
Mondiali indoor di atletica a Portland

Inoltre: Milano-Sanremo di ciclismo
             Galles-Italia di rugby Sei Nazioni

domenica 13 marzo 2016

(fanta)VOLLEY Lube anti pioggia: play off al Foro Italico

Dopo l'episodio di gara 1 dei quarti di finale di SuperLega, con la pioggia che è entrata dal soffitto del nuovo Eurosuole Forum di Civitanova, costruito appena un anno fa, e il campo che veniva asciugato dopo ogni azione, la Lube sta maturando l'idea di trasferirsi allo Stadio del tennis di Roma, al Foro Italico. Per due volte ha ospitato la Nazionale all'aperto e non ha mai piovuto. Il tecnico Blengini è anche il ct azzurro, può mettere una buona parola con la Fipav e con Coni Servizi per avere l'impianto. Così sarà al riparo dall'acqua, mentre nelle Marche riparano le...suole bucate.

sabato 12 marzo 2016

MUSICA Keith Emerson, il musicista che accoltellava le tastiere

Ai tempi del liceo tra noi studenti girava una specie di barzeletta funerea: «Hai saputo, è morto Palmer. E' caduto in un Lake e non è più Emerson...»

Ed invece la triste realtà di oggi narra che ci ha lasciato Keith Emerson, all'età di 71 anni. E lo ha fatto di sua volontà, togliendosi la vita con un colpo di pistola, vittima della depressione, acuita dal male che gli impediva di suonare il piano, per una sensibilità che gli aveva lasciato solo otto dita capaci di creare musica sui tasti. Provo pena e tristezza per il suo destino.
Evidentemente questo handicap era troppo per il mago delle tastiere e del moog. La depressione è una brutta bestia che divora dall'interno.
Keith Emerson, il musicista colto che aprì la via della grande contaminazione tra musica classica e musica rock. L'uomo che accoltellava le tastiere, in un act reso celebre dal film Pictures at an Exhibition, che vidi per la prima volta al cinema Mignon, nel quartiere Salario, che allora ospitava spesso film musicali (quei pochi che erano stati girati) e alternativi. Keith Emerson che fa dondolare il suo strumento, accoltellandolo è diventata un'immagine cult di quel periodo e degli E.L.& P., la sigla che stava per Emerson, Lake and Palmer.
Negli anni in cui frequentai le Magistrali, iniziai il mio autentico svezzamento musicale, partendo da Banco del Mutuo Soccorso, Premiata Forneria Marconi ed Elton John (il mio primo concerto live, al PalaEur, dopo Madman across the water, Honky Chateau e Don't shoot me i'm only the piano player)) fui folgorato dall'incontro ravvicinato con la vera musica. Senza etichette, allora era solo rock, un imprinting costruito con Pink Floyd (Meddle e poi scoprendo Atom Heart mother), Yes (Fragile e Close to the edge), Jethro Tull (Thick as a brick, e poi a recuperare Aqualung),  Gentle Giant (Three friends e Octopus), Led Zeppelin (il IV), Black Sabbath (Volume 4), Genesis (Foxtrot), Emerson, Lake & Palmer (con Trilogy, il mio album prediletto, che mi avrebbe poi portato sulle tracce del loro primo e di Tarkus). Un lungo preambolo per cercare di spiegare cosa sono stati per me Keith Emerson, Carl Palmer (il mio primo batterista di riferimento) e Greg Lake. 
Oggi che la musica è schifosamente liquida è difficile immaginare che allora si girava con gli album tra le braccia, riposti sotto ai banchi di scuola accanto ai cornetti o alla pizza con cui si faceva la merenda. Album che ci si prestava per condividere scoperte e conoscenze, album che finivano in musicassette regalate ad amici o ragazze.
Trilogy è il mio album del cuore, uno di quei dischi che non mi stanco mai di ascoltare (e lo faccio spesso). La musica ideale per testare un impianto stereo da acquistare, per quelle chitarre che viaggiano limpide da una cassa al'altra nella stupenda From the beginning (una dei più bei brani della musica rock per il mio gusto) e poi per la batteria che invade ora il canale destro ora il sinistro in The Sheriff.
Non ho mai capito nè condiviso le critiche alla musica di Keith Emerson e degli E.L.& P., tacciata di pomposità e autoreferenzialità. La loro musica mi è sempre piaciuta e i loro primi album sono ancora dei fantastici gioielli di musica che il tempo non ha scalfito. Chi non li ama, non li ascolti. Più vigoroso di Rick Wakeman (il tastierista degli Yes che allora si voleva in competizione con lui), Keith Emerson entrò nelle case degli italiani grazie ad una fortunatissima sigla di una allora altrettanto celebra trasmissione televisiva: Odeon, tutto quanto fa spettacolo. Si chiamava Honky tonk train blues e lo fece conoscere anche alle generazioni più adulte. L'anno dopo fece il bis con Maple Leaf Rag, rinominato Odeon rag in omaggio appunto alla trasmissione televisiva della Rai di cui era sigla. Ancor prima era arrivato in tv un estratto di Tank (la parte che segue l'assolo di Carl Palmer alla batteria, con l'irrusione del basso e la linea guida del moog suonato da Keith), che fungeva da sigla della trasmissione Tv7, un fantastico frammento di musica.
Incisive le colonne sonore scritte per il cinema e in particolare la sua prima, composta per il film di Dario Argento, Inferno.  L'etichetta Manticore, da lui creata insieme con Lake e Palmer, offrì a Banco e Premiata l'opportunità di farsi conoscere all'estero.

Ho visto dal vivo una sola volta gli Emerson Lake and Palmer, al Palaghiaccio di Marino, la tournèe dell'album Black moon, che mi piacque molto, anche se la spontaneità degli anni '70 era ormai solo un ricordo. Poi solo lui con Marc Bonilla all'Auditorium Conciliazione, in prima fila per una serata che mi fece scoprire la sua ironia. Avrei dovuto fare tris quando tornò a suonare con Greg Lake, ma un'improvvisa malattia di Keith fece annullare quella serata romana. Non avrei avuto altre occasioni.
L'alchimia tra la sua musica, esaltata dalla voce e dal basso di Greg Lake, dal drumming di Carl Palmer, piaccia o meno, è un caposaldo della musica rock poi etichettata come Prog.
Pensando alla triste fine, fa ancor più tenerezza riascoltare il medley (Nicolette e Silver shoes) che apre l'antologia Hammer it out: Keith la suonò quando aveva solo 14 anni.

Discografia

Con i Nice

Con ELP

Con Emerson, Lake & Powell

Con 3 (Emerson, Berry and Palmer)

Come solista

Lista di pezzi basati sulle opere di altri compositori

La produzione musicale di Emerson si contraddistingue per l'originale e pioneristica fusione di rock, musica classica o assoluta e jazz. Gli innesti, le reinterpretazioni e le citazioni di opere di altri compositori nei dischi dei Nice e degli ELP, si configurano come sinceri omaggi alle fonti di ispirazione della sua musica e carriera, e oltre a dare forma ad un inedito collage sonoro, hanno contribuito a divulgare la musica classica o assoluta e il jazz fra la vasta ed eterogenea schiera di appassionati del rock. È tipico della musica d'improvvisazione, come il jazz, inserire all'interno di brani originali estratti di composizioni altrui.. La capacità di mixare creativamente all'interno di un brano originale citazioni di altre composizioni viene vista nella musica jazz ma anche nel rock come una dimostrazione delle grandi doti d'improvvisazione del musicista. L'utilizzo di composizioni altrui non è legato ad alcun tentativo di plagio; quando richieste, le royalties sono sempre state pagate al compositore o all'editore in possesso dei diritti. La famiglia del compositore Gustav Holst vietò ad esempio ad Emerson di poter usare il brano Mars, the Bringer of War; Aaron Copland confessò di essere rimasto piuttosto perplesso dall'arrangiamento del brano Fanfare For the Common Man, ma ne approvò l'utilizzo; Alberto Ginastera viceversa, rimase impressionato dalla versione elettronica realizzata da Emerson del quarto movimento del suo Concerto n. 1 per piano e orchestra, contenuta nell'album Brain Salad Surgery dal titolo Toccata, dichiarando che egli stesso l'avrebbe realizzata in quel modo. Il grande direttore d'orchestra Leonard Bernstein chiese addirittura che i Nice venissero radiati da tutti i teatri degli Stati Uniti, dopo che ebbe ascoltato la versione "sacrilega" (secondo lui) del suo brano America, contenuta nell'opera West Side Story.[15][16][17].

Con i Nice

Con Emerson Lake & Palmer

Il ricordo della PFM

Keith è sempre stato un musicista atipico, un pianista che amava profondamente il classico senza essere serioso e, nel contempo, aveva con il rock una relazione viscerale fino a spingersi sulla strada della musica elettronica, per diventare pioniere di ricerche sonore con il Moog.
E sempre stato ironico e geniale nelle sue manifestazioni di entusiasmo, soprattutto in concerto. Per divertirsi faceva esplodere l’organo Hammond sul palco. Poi puntualmente lo strumento veniva ri
montato pazientemente dal suo tecnico personale il giorno successivo.
Oggi, pensando a Keith, ci viene in mente quanto fosse imprevedibile ed eclettico, come quella volta che decise di finire lo show coi fuochi d’artificio. Fu una giornata indimenticabile. USA 1974 Charlotte Speedy Way Festival in Nord Carolina davanti a 380 mila persone. PFM era nella stessa roulotte della Manticore, insieme ad Emerson Lake and Palmer. Noi aprivamo il festival alle 13.00. Loro erano i penultimi ad andare in scena mentre gli Allman Brothers avevano ottenuto il diritto di chiudere il festival. Keith era su di giri, divertito per lo scherzetto che aveva preparato agli Allman. Dopo il suo fantastico assolo, fece partire una session di fuochi di artificio che incantò il pubblico facendo credere a tutti che festival fosse terminato.
Il pubblico cominciò ad uscire e gli Allman furono spiazzati dallo “scherzetto”. Suonaroro per poche migliaia di persone.
Keith era così humor e grande musica. Buon Viaggio amico.

Franz e Patrick