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mercoledì 29 giugno 2016

ATLETICA Perché la Fidal è così passiva sul caso Schwazer?

http://www.sportmediaset.mediaset.it/altrisport/altrisport/schwazer-quelle-strane-provette-e-il-5-luglio-e-vicino_1105943-201602a.shtml

 Una volta tanto la Tv (in questo link potete ascoltare e vedere il servizio dedicato da Mediaset Premium) riesce ad offrire un contributo ponderato riflettendo in maniera articolata sul nuovo caso di positività di Alex Schwazer. Un caso che ha alimentato subito sospetti, dubbi (o certezze, per chi ritiene sia un caso decisamente fasullo, inventato, quindi doloso) come molti giornali e siti non hanno esitato a sottolineare. 
Perchè chi non ha voluto restare prigioniero del pregiudizio, (ma molti non aspettavano altro per risuonare la grancassa contro il marciatore altoatesino) ha ascoltato con mente sgombra le dichiarazioni di Alex, del suo allenatore Donati, del suo avvocato Brandstaetter. E poi ha ragionato, riscontrando i troppi misteri, i buchi neri che fanno decisamente pensare alla peggiore delle ipotesi. Non al doping ma a un caso "costruito".

Ora sta diventando chiaro per tutti che è assai improbabile che Alex Schwazer abbia assunto steroidi, che sia ricaduto nella tentazione di doparsi insomma, rischiando di tasca sua, di perdere tutti i possibili guadagni che gli sarebbero derivati da eventuali medaglie olimpiche e sponsor di ritorno. Per questo mi viene da riflettere sulla condotta della Fidal soprattutto (sul Coni taccio perchè all'interno ci sono evidentemente due diverse correnti: una è il pensiero del presidente Malagò, l'altra è emersa nelle dichiarazioni recenti dello staff del marciatore). 

Posso capire la posizione prudente e la presa di distanza della prima ora, quando c'era solo la notizia della positività. 
Ma sarebbe stato auspicabile una correzione di marcia quando il quadro ha cominciato a rivelarsi nella sua autentica forma e sostanza. La sua tempistica sospetta, i dubbi sulla catena di custodia della provetta, la certezza che non fosse anonima come prevede il regolamento, le comunque colpevoli assurdità che hanno portato a rivelare il caso quando probabilmente sarà troppo tardi per far valere gli argomenti difensivi e andare a Rio.  Come sia la Fidal che il Coni ormai volevano. Un caso molto più grave di quello di quattro anni fa, perchè stavolta tutto probabilmente si ritorcerà sugli organi istituzionali, Iaaf e Wada, la cui condotta autorizza a non avere più fiducia nel sistema, peraltro già minato dai casi di corruzione emersi negli ultimi mesi.
Insomma, se Schwazer è vittima e non colpevole, sarà defraudata anche la Fidal, che perderà una probabile medaglia olimpica, magari addirittura una medaglia d'oro. Perché allora la Federazione non tutela il suo atleta, alla luce di tutto quanto è emerso? Non si tratta di negare il doping o di sostenere un dopato, perchè stavolta Alex sembra proprio incolpevole. Se la Fidal ha creduto nel suo percorso di riabilitazione, nel tecnico Donati e nella serietà dello staff medico scientifico, perchè così in fretta l'ha mollato al suo destino? Ripeto, sto parlando della situazione che è emersa dopo l'annuncio del caso doping.
Provo a rispondermi da solo.
1) La Fidal ha avuto timore di essere messa accusa dalla sostanziosa fronda interna, a cominciare dagli atleti, che si è espressa con notevole violenza verbale nei confronti del rientro di Alex, a condanna esaurita. Insomma, tacendo ha preferito non esporsi con chi all'Olimpiade andrà.
2) La Fidal ha paura di un sistema antidoping che, se verrà confermato come il caso Schwazer bis sia stato falsato e costruito, ha dimostrato di poter colpire chiunque, anche se innocente. Questo, impossibile negarlo, fa davvero paura. 
Basta ricordare anche l'assurda vicenda del controllo della marciatrice Rigaudo al Quirinale. E in un mondo tutt'altro che sportivo, dove le vendette e le ritorsioni sono all'ordine del giorno (Donati docet) la Fidal ha preferito non andare al muro contro muro con i poteri forti.
Ma se Schwazer è innocente, la Fidal non dovrebbe fare di tutto per difenderlo e poterlo schierare all'Olimpiade di Rio de Janeiro?

Ma questa è solo la mia opinione, naturalmente.

martedì 28 giugno 2016

CALCIO La favola Islanda oltre il calcio è... scrittori e musica, da Bjork ai Sigur Ros


Chissà se l'avventura dei calciatori dell'Islanda agli Europei francesi di questo 2016, finirà in qualche modo in una delle saghe che fanno parte della cultura letteraria islandese. Per chi ha scritto o vuole scrivere un romanzo ma non ha nè il nome famoso (magari per altre attività) nè gli agganci giusti per far valutare e magari pubblicare e sostenere la sua storia messa su carta, l'Islanda è una specie di terra promessa. E' il Paese al mondo che vanta il maggior numero di scrittori.
Ora tutti stanno scoprendo l'Islanda per via della bella favola dei calciatori, una Nazionale fisicamente preparata e ben messa, ben istruita tatticamente e dimostrazione vivente di come, nel calcio, si possano ottenere risultati studiando, applicandosi, affidandosi a tecnici capaci e soprattutto scendendo in campo come vera squadra e con le idee chiare sui compiti da svolgere. Poi a volte la tecnica può tradire sotto porta, o se viene meno la lucidità, come è accaduto almeno un paio di volte contro l'Inghilterra, gli attaccanti islandesi commettono il solito banale errore di insistere con un dribbling di troppo verso l'esterno del campo, chiudendosi da soli lo specchio della porta che scartando in direzione opposta si sarebbe automaticamente allargato.
Prima del calcio, l'Islanda ha esportato appunto scrittori e soprattutto musicisti. Almeno due nomi su tutti: la cantautrice d'avanguardia Bjork, che è stata anche attrice nel dramma di Lars Von Trier, Dancer in the dark, e il gruppo dei Sigur Ros, tutti originari di Reykjavik. Meno celebre ma assai nota tra gli appassionati, la cantautrice Emiliana Torrini nativa di Kópavogur, (papà italiano, mamma islandese), che grazie alla rinuncia di Bjork, comparve anche in un brano della colonna sonora del Signore degli anelli.
Senza andare sui siti turistici islandesi, chi ha voglia di vedere qualche scorcio d'Islanda può gustarsi il film di Ben Stiller, I sogni segreti di Walter Mitty, che ha interessanti sequenze girate nell'affascinante scenario islandese,  con eruzione vulcanica inclusa, che hanno fatto venir voglia di andare a visitare quell'isola sperduta, lassù in Europa...

VOLLEY Blengini dopo il ko con gli Usa: «Restiano sereni, siamo in rodaggio»


Una chiusura in agrodolce, con un forte retrogusto d’amaro, per  la tappa romana della World League. Proprio nella serata in cui finalmente al PalaLottomatica c’è stato un pubblico numeroso (8.250 spettatori) è mancata la prestazione dell’Italvolley, che era ansiosa di far vedere quanto aveva saputo propgredire rispetto al debutto di Sydney contro i francesi. Forse troppo ansiosa, al punto da restare vittima della pressione. Ma il ct Gianlorenzo Blengini, come ogni condottiero che si rispetti, cerca di mescolare gli ingredienti giusti per non far deprimere oltre misura i suoi ragazzi. Mantenersi in equilibrio è un dovere: non esaltarsi troppo quando si domina, sottolineare gli aspetti giusti quando sembra di vedere tutto nero.
«Siamo in fase di rodaggio e bisogna stare in campo con più serenità. Sappiamo bene che c’è molto da lavorare perchè la nostra progettualità è finalizzata per l’appuntamento olimpico di Rio. Così come la gestione del recupero di chi ha avuto problemi fisici, come Juantorena, che sta seguendo il suo programma».
Insomma, calma e freddezza che uno 0-3 subito da una squadra tosta come gli Stati Uniti, sia pure duro da mandar giù per il contesto, non possono far svanire. 
Gli azzurri sono carichi di lavoro, dunque a volte possono risultate un tantino imballati a livello di brillantezza fisica. Ma nella sconfitta di domenica sono entrati probabilmente anche altri fattori, alcuni con una matrice prevalentemente tecnica. Eppure la Nazionale non è mai uscita dalla partita con la testa. Nonostante quelle brutte partenze in avvio di set, nonostante il muro statunitense abbia sporcato quasi ogni pallone frustrando l’attacco azzurro che si è visto privato del suo abituale punto di riferimento (uno Zaytsev al 20% è decisamente una rarità, per fortuna).
Insomma, le occasioni per prolungare la contesa ci sono state, a dispetto degli errori, delle mancate chiusure in fase di ricostruzione, delle troppe ingenuità che hanno zavorrato il tentativo di rimonta.
«Purtroppo non ha funzionato niente ha ammesso Simone Buti - a partire dal nostro sistema di gioco. Nonostante ciò siamo stati bravi a tener duro fino alla fine.  Non bisogna cercare alibi per motivare questa sconfitta. Siamo in fase di lavoro, anche a livello fisico, per arrivare davvero pronti a Rio»
«Mentalmente stiamo bene - assicura il libero Colaci, uno che sembra già molto avanti nella condizione - siamo fiduciosi e consapevoli del nostro potenziale».
Nel fine settimana l’ultima tappa della World League, l’Italia vola a Teheran per un blocco di gare davvero impegnative, contro Iran, Argentina e Serbia. In palio c’è ancora la possibilità di qualificarsi per la Final Six di Cracovia, che toglierebbe spazio all’allenamento casalingo ma regalerebbe altre occasioni di confronto ad alto livello.

Foto di Fiorenzo Galbiati

CINEMA Bud Spencer, il Bambino che ridicolizzò la violenza nel cinema per famiglie

Sapere che se n'è andato serenamente, come ha reso noto la sua famiglia, rasserena. Perchè il modo in cui si lascia il mondo ha un suo valore: non conta solo il quando ma anche e il come. Uno sportivo dell'acqua, nuoto e pallanuoto, atleta da Olimpiadi e da barriere abbattute. Un uomo capace di trobvare il successo anche nella sua seconda vita senza perdere il senso della misura e delle proporzioni, conservando il buon gusto e restando fedele ai suoi principi e alla voglia di non deludere quel pubblico che imparò ad amarlo per come era sullo schermo, specchio di genuinità che gli veniva bene perchè non doveva recitare troppo. 
Rifiutò l'offerta di Fellini che l'avrebbe voluto per il suo Satyricon riufitando di apparire nudo sullo schermo, a farsi mordele le chiappe. Intese così rispettare se stesso e il suo pubblico. " Ma allora sei o non sei un attore" lo stuzzicò il Maestro romagnolo. "No, non sono un attore" rispose umilmente lui, che non calcò il palcoscenico teatrale perchè appunto lo riteneva luogo sacro, solo per veri attori.
Per il cinema il suo nome non era abbastanza esotico, per cui divenne Bud Spencer (in omaggio a Spencer Tracy, il suo attore prediletto) e con Mario Girotti (Terence Hill) formò dopo “Dio perdona...io no”, una delle coppie cinematografiche di maggior successo degli anni 70: i film di Trinità diretti da Enzo Barboni (E.B.Clucher) furono campioni d’incasso all’epoca, rinverdendo il genere del western all’italiana, avvolgendolo nell’ironia. Non a caso il suo personaggio si chiamava Bambino. Bud Spencer in gran parte degli oltre cinquanta film a cui prese parte, divenne il gigante buono che riparava torti e ingiustizie a suon di botte in testa (i suoi proverbiali e comici pugni dall’alto in basso, sulle testa dei “cattivi”) e ceffoni. Bud Spencer e Terence Hill andarono oltre il western con tanti altri film di successo (“Più forte ragazzi”, “Altrimenti ci arrabbiamo”). Poi Bud divenne Piedone, il commissario protagonista di un’altra serie di pellicole. Lavorò con Montaldo, Dario Argento e Lizzani, con Corbucci, Steno e Festa Campanile, fino ad Ermanno Olmi ( “Cantando dietro i paraventi”).
Anche lui, come il compare cinematografico Terence Hill (la sua voce era doppiata da Pino Locchi), dovette rassegnarsi ad essere doppiato in gran parte della sua cinematografia, da Glauco Onorato. Poi riuscì finalmente ad imporre anche la sua voce, profonda, anche cavernosa ma inconfondibile, in sintonia con la sua fisicità.
Ai tempi del suo successo, non stravedevo per quel genere di film, prediligendo un cinema diverso, più impegnato e meno semplice, ma questo non mi ha mai impedito di apprezzarne la simpatia naturale, istintiva che suscitavano lui e i personaggi che portava sullo schermo. Bud Spencer e Terence Hill, piaccia o no, sono stati un pezzo di storia del cinema italiano popolare, un cinema formato famigle, immune dalla violenza senza freni e dal pulp che avrebbero in seguito spostato i confini della tolleranza visiva degli spettatori. Con Bud Spencer si andava sul sicuro: nei suoi film per tutti, niente sesso, nè violenza compiaciuta. E lui era lo chef ideale per servire il menù per adulti e bambini, cotto con ironia per regalare sorrisi rassicuranti e buonumore.

Filmografia

Televisione

sabato 25 giugno 2016

(fanta)VOLLEY Roma mugugna: perchè sulla rete c'è Honda e non Totti?


Beh, sarà anche arrivato all'ultimo contratto della sua carriera, ma a Roma Totti è sempre Totti. I tifosi romanisti ci sono rimasti male quando hanno visto che al PalaLottomatica, sulla rete del volley nelle partite della World League, si legge la scritta Honda, che per il popolo calcistico è soprattutto il giocatore del Milan, Keisuke Honda. Uno sgarbo insomma...
Come dite? Honda è anche il nome di una Casa automobilistica ed è lo sponsor della Fivb e della Fipav, per questo compare sulla rete ? Si, va bene, ma Honda sempre milanista resta...E questo post è fantavolley, mica una cosa seria.

VOLLEY Monini racconta l'anno più duro di Volleyrò. E perchè non farà la A2

Volleyrò CDP promossa in A2 vincendo il campionato di B oltre ai due scudetti under 16 e under 18. Che significato ha questa stagione trionfale per la società, per il terzo anno di fila dominatrice della scena giovanile?
Le vittorie sono la conseguenza di un lavoro meticoloso, curato nei minimi dettagli sia sotto l’aspetto tecnico sia, e soprattutto, sotto quello umano nei confronti delle ragazze. Un lavoro portato avanti da persone validissime, con grandi capacità professionali. Quest’anno poi si è verificato un momento di esaltazione sportiva delle ragazze del ’98, che mai avevamo visto in precedenza nella pallavolo di alto livello da parte di atlete così giovani. Alcune di queste giocatrici non hanno neppure diciotto anni.

La tragedia che ha colpito Volleyrò avrebbe potuto avere ripercussioni sia sulle squadre che sulla società. Invece il club ha retto e sono arrivate altre vittorie. Come ha fatto a superare quello scoglio tremendo, sia a livello emotivo che pratico?
Ricordo ancora le ore successive alla notizia della scomparsa di Andrea. Io, Laura Bruschini, Luca Cristofani, Luigi Caruso e Lionello Teofile abbiamo cementato un patto di reciproco sostegno strettissimo, una sorta di forte vicinanza emotiva attorno al Volleyrò. Ma devo dire che da parte di tutti c’è stato un senso di appartenenza nei confronti della famiglia del Volleyrò unico: dal primo all’ultimo, tutti hanno triplicato il loro impegno, affinché si riuscisse insieme a fare fronte alle difficoltà. Abbiamo vissuto i giorni più brutti della nostra vita in palestra, commemorando Andrea. Questo ci ha dato la forza di andare avanti e di trasmettere alle ragazze un’energia tale che le ha aiutate a raggiungere i successi di questa stagione.

La Nazionale attinge e attingerà a piene mani dal Club Italia, che ha giocatrici svezzate da Volleyrò, una filiera di successo che conferma quanto fosse appropriato il sogno di far nascere una società che avesse nella valorizzazione delle giovani il suo obiettivo primario.
Avere delle nostre giocatrici in Nazionale era l’obiettivo principale che con Andrea ci eravamo prefissati: portare una o più delle nostre ragazze nel giro della pallavolo che conta. Questo si è verificato poco tempo dopo l’incidente di Andrea, con la nostra Anna Danesi convocata nella Nazionale maggiore. Ad Anna si è poi aggiunta anche Carlotta Cambi. Un grande segno di riconoscenza da parte della Federazione per quello che il Volleyrò ha fatto negli anni è stata la grande attenzione con cui sono state seguite le nostre ragazze Under 18, alcune delle quali saranno inserite nel roster del Club Italia. Ciò significa disputare un campionato di Serie A1 con Paola Egonu e Alessia Orro, atlete che giocano stabilmente nella Nazionale maggiore.

La Serie A2 conquistata rischia di scompaginare un po’ i piani, ma conti alla mano già lo scorso anno l’impegno economico risultava troppo gravoso da sostenere, rischiando di compromettere il futuro stesso di Volleyrò. La società è ancora di quell’idea? Anche se immagino che le pressioni non mancheranno.
La piazza romana, con il suo movimento, meriterebbe senza dubbio una squadra in Serie A. Ma non possiamo essere noi, soprattutto quest’anno, a intraprendere una strada diversa da quella che avevamo prefigurato negli ultimi anni. Con Andrea avevamo le idee chiare, di procedere con una gestione della società molto attenta al budget, seguendo delle strade percorribili e sostenibili, senza mai farci prendere dalla fretta o dalla frenesia. La mia missione oggi, senza Andrea, è quella di fare in modo che questa associazione sportiva possa continuare a sfornare talenti negli anni, a vincere scudetti, a lavorare nelle scuole e allargare la base del movimento, curando ancora di più i settori più giovani. E poi continuare con le affiliazioni in tutta Italia, collaborando con società importanti come Orago. Posso già anticipare che la nostra Accademia del Volley sarà intitolata ad Andrea Scozzese.

Meglio una lunga vita di attività, senza rinnegare l’identità della società che uno o due anni in A2 e poi dover affrontare una crisi che rischierebbe di essere fatale. E’ ancora questo il pensiero di Volleyrò?
Il pensiero è ancora questo e rimarrà questo fino a quando non avremo una concreta collaborazione da tutte le parti in causa, con un progetto almeno triennale, supportato non soltanto dai nostri amici sponsor ma anche da nuove realtà.

Quali sono state le difficoltà maggiori affrontate in questa stagione? Se e come sono cambiate le mansioni dopo la scomparsa di Andrea Scozzese?
Devo riconoscere che i primi mesi al Volleyrò senza Andrea hanno comportato una totale immersione nella gestione di tutti i rapporti che aveva intrapreso con le varie società a noi vicine e non e con le istituzioni sportive. Non ho impiegato troppo tempo a calarmi in questa nuova realtà, vista anche la mia precedente esperienza con la Roma Calcio. Ho avuto al mio fianco amici importanti che mi hanno spinto ad andare avanti, esortandomi a non mollare perché ne avevo le capacità. Quando c’era Andrea rispettavo quelli che erano i suoi ruoli, occupandomi di altri aspetti come quello medico-sanitario grazie alla collaborazione con Villa Stuart. Laura Bruschini si è dovuta fare carico di tutto il lavoro, occupandosi di mansioni a cui in precedenza non era stata delegata. È la “donna ovunque” di questa società, perché è praticamente attiva ventiquattro ore al giorno per il bene del Volleyrò. Lei che è il direttore sportivo della società ha dovuto portare avanti tanti altri ruoli.

Dopo questi scudetti giovanili a ripetizione, dopo che la Nazionale vince con vostre ex atlete, pensa sia cambiata la percezione dell’ambiente del volley femminile nei riguardi della vostra società?
Ritengo di sì e anzi colgo l’occasione per ringraziare i vertici delle Federazione Pallavolo, in particolare Carlo Magri e Luciano Cecchi, che in questi mesi ci sono stati particolarmente vicini. Un ringraziamento particolare va rivolto anche agli organi locali della pallavolo, con il presidente del Comitato Provinciale Claudio Martinelli sempre presente con grande entusiasmo a tutte le manifestazione a cui abbiamo partecipato. Vorrei ricordare anche un episodio che mi ha toccato nel profondo. Erano passati pochi giorni dalla tragica notizia di Andrea e Marco Bonitta e Luciano Cecchi ci sono venuti a trovare al PalaFord, manifestando una grandissima stima verso il nostro progetto. Le parole del commissario tecnico della Nazionale sono state d’ispirazione per tutti noi e soprattutto per le ragazze. Anche le parole del presidente del CONI Malagò ci hanno dato grande forza. Dalla massima autorità sportiva del Paese abbiamo avuto un grandissimo attestato di stima.

Le vittorie degli scudetti giovanili aiutano a consolidare il futuro? Ad avvicinare alla vostra realtà nuove possibili risorse?
Mi auguro che queste vittorie possano avvicinare tantissime ragazze alla pallavolo e al Volleyrò in particolare. Ci fa un immenso piacere quando giocatrici di tutta Italia e di ogni età ci chiedono di poter venire a giocare da noi. Vuol dire che oltre ai successi sul campo, ci stiamo facendo conoscere per i valori che trasmettiamo all’esterno. Da quando sono finiti i campionati stiamo facendo una bella selezione per arricchire il vivaio in vista della nuova stagione. Abbiamo due foresterie molto organizzate in grado di ospitare ragazze provenienti anche da fuori Roma.

Vuole spiegare in dettaglio le tre vittorie di questo 2016, parlando di giocatrici e tecnici protagonisti?
Parto dall’ultimo risultato ottenuto in ordine cronologico, ovvero la vittoria del campionato di Serie B1. Non ho visto gli annali, ma credo sia qualcosa di mai accaduto da parte di una formazione Under 18. La crescita di queste ragazze è stato sorprendente, non solo dal punto di vista tecnico ma anche umano. Vorrei ricordarle tutte, perché molte di loro hanno chiuso il loro ciclo giovanile al Volleyrò e quindi dovranno intraprendere nuove strade: Bartolini, Cecconello, Dalla Rosa, Ferrara, Mancini, Melli, Napodano, Nwakalor, Pamio, Provaroni, Spinello e Turlà.

Spesso rinunciare ad una promozione significa fare il bene di una società, restando con i piedi ben ancorati a terra. Pensa che questa vostra scelta sarà compresa? Del resto fare attività non di vertice assoluto è sempre stato nel dna di Volleyrò. Quanto sarebbe stato pericoloso fare il passo più lungo della gamba?
È una scelta che non abbiamo preso in questi giorni, perché avevamo la consapevolezza già da tempo che il gruppo Under 18, viste la potenzialità della squadra, potesse conquistare la promozione in A2. Non mi curo troppo dei giudizi o di come verrà presa questa decisione, perché fare una Serie A2 o una Serie A1 non avrebbe senso, dato che per noi la Serie A è la Savino Del Bene Scandicci, con cui abbiamo una collaborazione per permettere alle nostre giovani di avere uno sbocco privilegiato verso il massimo campionato pallavolistico. In questi mesi abbiamo sentito molto vicina tutta la dirigenza di Scandicci, in particolare Massimo Toccafondi che ha seguito le nostre finali nazionali. Per noi fare il giovanile come lo abbiamo inteso in questi anni significa già fare una Serie A di alto livello, a livello di risorse, mezzi e persone che coinvolgiamo. Abbiamo portato due squadre Under 14 alle Finali Nazionali, una squadra Under 16 e due Under 18. Avevamo in tutto cinque formazioni impegnate. È stato uno spiegamento di forze senza precedenti.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-volleyro-monini-resta-dellidea.html 

mercoledì 22 giugno 2016

ATLETICA Le parole di Schwazer, Donati e dell'avv.Bradstatter dopo la "positività" Iaaf

La traduzione essenziale della conferenza stampa tenuta a Bolzano da Alex Schwazer, l'avvocato Bradstatter e dal maestro dello sport Alessandro Donati, dopo la notizia della positivita ad anabolizzanti comunicata dalla Iaaf martedì  21 giugno.

L’avvocato Gerhard Brandstatter

Alex non ha nulla a che vedere con questa vicenda, non ha nessuna responsabilità. Per noi è inconcepibile già tutta la vicenda, strana
una prova che a gennaio è stata negativa, 5 giorni dopo che Alex ha vinto a Roma con una grandissima prestazione, venga riaperta e venga classificata negativa a sostanze anaboliche che nulla hanno a che vedere con lo sport di resistenza. 

Tutti sanno che c'èstata e tutta una serie di pressioni e problematiche tra chi cercava di ostacolare il rientro di Alex alle competizione, cercheremo di andare in fondo per sperare di trovare la verità. 
E’ una vicenda brutta e sporca. Sicuramente faremo a stretto giro di termine una denuncia penale contro ignoti sperando che in futuro si possa dissipare tutto.

Alex spera e confida ancora di poter andare alle Olimpiadi perché non ha nulla, ma nulla da rimproverarsi in questa vicenda.

Ha fatto un percorso limpido e trasparente ormai da due anni. Alex ha segnalato di essere a disposizione di 24 ore su 24 per Wada e Iaaf, è trasparente, genuino.

Vedersi confrontato a maggio, quattro mesi dopo l’1 gennaio controllo negativo, vedersi confrontato con un test positivo ci lascia allibiti, furiosi. Perché Alex ha fatto percorso esemplare e non possiamo, Alex non può accettare di essere rimesso in discussione con una vicenda con cui non ha assolutamente nessuna responsabilità.

Alex non c’entra, speriamo di poter chiarire la vicenda, di avere giustizia e verità.

E’ assurdo, combatteremo con tutte le nostre forze. Per Alex, ha fatto percorso di umiltà, trasparenza e grosso impegno.
Non se lo merita è profondamente ingiusto. Non pensavo ci fosse tanta cattiveria, non dobbiamo meravigliarci di quanti conflitti ci siano nel mondo.
Con tutte le nostre forze cercheremo di far venire a galla la verità
Battaglia che faremo anche per tutti quelli che hanno creduto in lui
Notizia devastante infondata, sbagliata. Andremo in fondo

ALEX SCHWAZER

Sarò molto sintetico sennò vengo accusato di fare teatro. Ci metto la faccia per rispetto di chi mi è stato vicino, nessuna scusa, non mi devo scusare perché stavolta non ho fatto nessun errore. Da un anno e mezzo con tanta fatica sto facendo il contrario, andando a Roma, ad allenarmi da Sandro  Donati, chiedendo a lui di fare il possibile per dimostrare che il noi ritorno sia pulito. Non mi devo scusare col mio allenatore e con chi mi è stato vicino. Non ho fatto nessun errore. Sono stato informato ieri, è un incubo, è la peggior cosa che poteva succedere però vi posso giurare che qui si andrà in fondo. Io ho investito troppo in questo ritorno, sto dando tanto, forse troppo. Anche chi mi aiuta e mi sta vicino. Non abbandono perché c’è ostilità, nel cercare di non farmi gareggiare, di non farmi vincere a Roma (gli dissero che era meglio se fosse arrivato piazzato, ndr)

Qualcuno non vuole che vada all’Olimpiade, 1 gennaio, 13 maggio, 23 giugno i tempi sono stretti.  Io darò il 100% per chiarire

In questi ultimi 4 anni ho fatto una serie di passi, forse ho inguaiato qualcuno, rifarei tutto quello che ho fatto. So benissimo che un atleta che è già stato trovato positivo non viene creduto. Per qualcuno le mie parole lasciano il tempo che trovano.

Sandro Donati ha impiegato la sua vita contro il doping come Sandro come il professor D’Ottavio, spero ci pensiate due volte prima di attaccare loro. Mi sono anche abituato a questa situazione. Non è un problema per me, spero che con loro abbiate correttezza di pensarci due volte prima di scrivere.

SANDRO DONATI allenatore di Schwazer

Alex ha l’identikit perfetto dell’atleta che si dopa all’insaputa dell’allenatore e di chi gli sta a fianco. Quale pretesto migliorer avrei avuto per abbandonarlo adesso, come chi lo ha seguito in precedenza. Ciò non accadrà mai. Le ingiurie continuano ad arrivarmi, ognuno si rispecchia in quello che dice. Con lui progetto unico al mondo, messo a disposizione più di 35 controlli ematici fatti presso l’Ospedale San Giovanni, mai avuta risposta.
Alex ha rinunciato alla finestra temporale, mai avuta risposta. La non risposta mi fa pensare che la nostra sia stata vista come una provocazione verso un sistema che continua ad andare avanti con le sue regole. Inevitabile rendermi conto di due cose fondamentali.
Il positivo per doping diventa una preda su cui il sistema può dimostrare la sua durezza e la sua inflessibilità, peccato che ciò avvenga solo su oggetti singoli e deboli

Mi sono reso conto che lo aiutavo a crescere come atleta ma al tempo stesso diventavo il suo handicap, per via del mio passato.

E’ evidente che noi lotteremo fino all’ultimo. Una atleta da me allenata risultò positiva per caffeina e poi risultò che non era vero. Ma i tempi  sono cambiati, anche la sofisticazione degli elementi è cambiata
Noi non prendiamo in esame il risultato del laboratorio. Il punto sono le dinamiche che hanno portato al riesame. Se in quell’urina non era emerso niente si sarebbe proceduto di fare ciò che è stato fatto cinque mesi dopo. Bensì si interrela con altri aspetti. Ci prenderemo tutte le calunnie che molte persone ci vorranno riservare. Molti cominciano a capire
Non serve che vi dica che il presidente della Iaaf precedente e tutta la sua famiglia siano stati mandati via per compravendite di positività e coinvolgimento del responsabile antidoping, altri dirigenti sospesi con l'accusa di aver incassato denari.


Un articolo del New York Times ha chiamato in causa la Wada, meritevole per certe cose, per altre no.  Poi dopo le scuse dopo un anno, un anno e mezzo sono sempre gradite ma le persone ci lasciano la salute su queste faccende. Ho parlato di incongruenze, di tempistica strana.


AVVOCATO SORCINELLI
E di tanti sospetti. Complotto è una parola grossa, pesante, non l'abbiamo pronunciata noi. Potete comunicare che Alex non ha nessuna responsabilità. Una serie di sospetti, incongruenze, vicende molto strane. Se la prova dell’urina a gennaio avesse dato qualche dubbio... Ma era negativa. Con sostanza che non c’entra nulla cn sport di resistenza. Se c'è o c'è stato complotto lo dovranno accertare altri.

SANDRO DONATI
Chiederemo naturalmente l'analisi della provetta B, tanta applicazione ha messo in luce una positività lievissima che non dava segnali all’esterno. C'è stata la volontà tenace di concentrarsi su quel campione. Testosterone sintetico di diverso tipo in quantità moderata. Anche questa è stranezza. L’anabolizzante può essere anche utile a un marciatore ma deve tramutarsi in massa, si deve vedere. E il fisico di Alex dimostra che non è questo il caso.

Non è vero che non abbiamo cercato quelle sostanze, in ogni test si cercano tutte le sostanze,
I tempi della giustizia sportiva appaiono rapidi rispetto alla giustizia ordinaria ma sono lenti rispetto alle gare

Sono stati dati dei consigli, a non vincere, a perdere da Tallent a Roma e da Wang a La Coruna, Persone che hanno un ruolo importante, lo specificheremo nelle sedi competenti.

AVVOCATO BRADSTATTER

Nemmeno James Bond in sole 24 ore avrebbe risolto l’enigma Dovremo organizzarci per capire come e perché sia accaduta una cosa così cattiva, terribile, ingiusta. Si è voluto colpire tutto il team. La vicenda Russia è partita anche da Bolzano, non so se riusciremo a capire.
Da tante persone non è stato gradito questo percorso di trasparenza, constatato avversità antipatie, pressioni, abbiamo informato già la Procura sperando di arrivare a scoprire quello che è successo

AVVOCATO SORCINELLI
Si parla del clima che c'era. Non significa che questi soggetti abbiano alterato le provette. Volevano e vogliono cambiare.
Positività su un fatto che Alex non ha mai commesso.

SANDRO DONATI
La settimana che ha preceduto il Mondiale è stata un calvario, la Procura Antidoping del Coni ha cercato di dimostrare che il 13 marzo Alex non avesse svolto un allenamento ma una gara. Poi la cosa è stata archiviata ma abbiamo passato una settimana d’angoscia con profezia di squalifica reiterata.


ALEX SCHWAZER


Il peggiore giorno in assoluto della mia vita, non ho avuto tempo e voglia di sentire commenti, interviste e niente. Quando decisi di doparmi, provai questa sostanza e non ho trovato nessun beneficio e non l’ho più presa. Presi anche lo spray per  l'asma, e io non ce l’ho l’asma. Io positivo all’epo, non agli anabolizzanti. Che senso ha per uno che è disponibile 24 ore al giorno riprendere questa sostanza che non mi faceva effetto.
Si cercherà di andare a Rio perché me la devo, per impegno, sudore, soldi perché non è marketing perché con i soldi che ho vinto a Roma non pago le spese. Che senso ha, a Capodanno, che si sa che si beve, il giorno dopo allenamento blando.

Sapevo che non sarebbe stato semplice ma non avrei mai pensato di trovarmi in una situazione come questa. Ero pronto ad affrontare tutto ma non a una cosa come questa. Non guardo più a quello che pensano e dicono gli altri sennò non faccio niente nello sport. E forse questo è il mio destino, non devo fare più nulla nello sport.

Sono qua per questo, non so darvi spiegazioni perché non le so. Fosse per me non sarei qua, lo trovo giusto per chi ha dato l’anima per me in questi mesi. Non mi sento in colpa, per me è un incubo.

Ho fatto tanti sacrifici per tornare per avere una certa serenità, io devo cercare di finire bene questo nostro obiettivo, poi basta. Chi non vuole che io non ci sia più nello sport,  posso assicurare che non ci sarò. Sarà difficile allenarsi senza riposo e serenità, si anche domani cercherò di allenarmi.

SANDRO DONATI

Il rischio che si trasformi in esempio negativo? E' stato sventato il rischio che diventasse un grande esempio positivo. Uno che non ha mai allenato la marcia, grazie al talento di questo atleta ottiene questi risultati. E’ chiaro che in questo successo sono subentrate le invidie, i timori di un cambiamento forte.

Monitoraggio, l’esperienza può servire, la Wada deve controllare migliaia di atleti e per ognuno c'è un controllo ogni tanto, i nostri test sono stati serrati, abbiamo capito tante piccole cose che possono essere utili al passaporto biologico. Ma rischia ora di trasformarsi in un niente.

I dati possono aiutare, bisogna chiederli, confrontarsi, il sistema sportivo deve indossare un abito di umiltà, mentre invece ritiene di essere depositario assoluto del sistema che ha il monopolio, una gestione monopolistica.

(riferendosi alla richiesta di commentare qualche parere espresso da altri atleti) Se si è per la radiazione, allora bisogna guardare tutto il palcoscenico. atleti, tecnici, medici che commerciano sul doping.

I valori: hanno scambiato la percentuale di errore per ambito di normalità. Noi abbiamo controllato cercando sempre tutto:  epo cortisone testosterone, almeno una quindicina di test. 

No, non può essere una positività naturale, sono molecole estranee al corpo umano. Se ci stanno non ci stanno per caso.
Le ipotesi sono tre
1) assunzione volontaria, 2) assunzione inconsapevole, 3) manomissione nella catena di controllo
Bisogna cercare altrove, Alex ha ripensato ai giorni precedenti il controllo e non vede amici che possano averlo ingannato in questa maniera

ALEX SCHWAZER
Non avevo mai più pensato al passato. Ci ho riflettuto tanto. Come torno? Mi dà uno stimolo? Mi sono posto una serie di domande, le idee sono quelle che ho adesso e non cambierò in futuro. Per due anni e mezzo sono stato sui giornali nelle aule dei tribunali. Sono tornato a fare sport per finire la mia vita sportiva con buone sensazioni.
Cercheremo di andare alle Olimpiadi dando il massimo e vedere dove arrivare. Non ho più avuto i fantasmi, anzi ho interpretato lo sport come non ho mai fatto. Era molto più ossessionato lui (Donati). Io ho cercato di sentire l’esatto contrario.

AVVOCATO BRADSTATTER
Snocciola tutte le date dei controlli, serrate.
Qui dobbiamo andare a fondo e tentare di capire cosa è successo. Non si può finire così, questa vicenda va chiarita. E’ sbagliato, è fondamentalmente ingiusto, non si può. Non si può operare in questo senso, forti di tutti i test, del percorso, combattiamo ancora per arrivare alla verità e in tempo per l’Olimpiade ma non dipende solo da noi.

ALEX SCHWAZER
Non ho tante aspettative sulla prova B, il 5 luglio...










CINEMA La pazza gioia

LA PAZZA GIOIA - Regia: Paolo Virzì. Interpreti: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Anna Galiena, Bob Messini, Sergio Albelli, Marco Messeri. Sceneggiatura: Paolo Virzì, Francesca Archibugi.

La pazza gioia è semplicemente un gran bel film, sotto ogni punto di vista. Una di quelle storie che impressionano, colpiscono, danno allo spettatore la gioia di aver scelto bene, di aver vissuto accanto a personaggi straordinari, momenti intensi che non saranno dimenticati. 
Pazze per amore le due protagoniste. Lo si capisce strada facendo e alla fine della storia saranno anche più riconoscibili i confini di una follia che talvolta non è tale, ma solo il frutto esteriore di una normalità sfiancata e distrutta dagli eventi, dalla ferocia di soggetti sbagliati.
Per la serie: anche una persona "normale" può arrivare a compiere un gesto da "pazza". E pagare per il resto dell'esistenza.
Un film molto sensibile, accurato nella sua ricostruzione dei comportamenti delle persone malate, grazie all'umiltà con cui gli sceneggiatori (lo stesso Virzì e Francesca Archibugi) hanno affrontato il tema, con il supporto di psichiatri e psicologi. Sensibile perchè insieme con la violenza di certi atteggiamenti, scorre anche il binario della comprensione: lampi di umanità che riescono ad emergere, in varie situazioni.
La pazza gioia affronta temi e situazioni drammatiche, eppure è anche un film che strappa tante risate (che lasciano anche residui sensi di colpa), grazie ad un tocco di realismo surreale che anima, perfino gioiosamente, il personaggio straripante interpretato da un'inedita Valeria Bruni Tedeschi. In genere la sua recitazione appariva laconica, in sottrazione, fatti di sguardi e di poche parole, stavolta Virzì le ha donato il ruolo della vita. Parla in continuazione, non sta zitta un minuto, rimpiendo di comicità la sua petulanza straniata ma realistica e risultando autentica mattatrice, figlia di questi tempi, alimentata nel retaggio di ciò che è stata, prima che la follia la attraversasse, insieme con un amore sbagliato.
Gli uomini (a parte il tassista intelligente e comprensivo e un medico dell'OPG) non fanno bella figura nel film di Virzì, e non è una novità, perchè il cinema non è altro che lo specchio della realtà. Nel loro comportamento non c'è minor violenza rispetto ad altri personaggi maschili, vilmente mediocri, portati di recente sul grande schermo dal cinema italiano. Una violenza intellettuale, più essenziale e pseudosentimentale che esibita, mascherata sotto una patina di supposta normalità, alquanto rozza, decisamente insopportabile.
Rappresentato con sensibilità anche il mondo di chi si prende cura di queste folli creature indifese ma ritenute socialmente pericolose (Villa Biondi è luogo di custodia giudiziaria). E anche quel mondo è diviso tra chi vuole andare oltre e sforzarsi di capire e chi applica freddamente la legge.
Tante volte durante la visione, lo spettatore è tentato dal pronunciare la fatidica frase: ma questa è matta.... Perchè il film non ha avuto paura di esagerare, non si è rifugiato in un recinto di certezze e ha lasciato che la storia folle scorresse via,  che andasse dove la portava la pazzia.  

*Gli OPG, Ospedali Psichiatrici Giudiziari, di cui si parla nel film di Virzì, sono stati finalmente chiusi nel marzo del 2015. 
* Chi ama la musica del Banco del Mutuo Soccorso e della Periferia del Mondo deve sapere che alla colonna sonora del film ha collaborato il musicista Alessandro Papotto, per tanti anni apprezzatissimo membro del Banco nell'attività live, compositore, arrangiatore, fondatore della band Periferia del Mondo.


Filmografia di Paolo Virzì 

lunedì 20 giugno 2016

ROMA Raggi sindaco con la percentuale più alta di sempre

Da una vita sono nel mondo dello sport e i numeri, le cifre, i tempi, hanno un loro valore. Non sempre fanno testo al 100% ma sono sempre una base di partenza per analizzare prestazioni, singole e di squadra.
I numeri dicono che Virginia Raggi è il sindaco eletto con la percentuale più alta. Ha battuto Giachetti raggiungendo una percentuali di consensi superiore a quella che consentì di essere eletto a Marino e prima a Veltroni, oltre che a Rutelli e Alemanno.
I numeri non sono vangelo e non spiegano tutto, specie a chi continua a leggerli accampando scuse, trovando alibi (gente che non segue la pallavolo, sennò avrebbe imparato la lezione di Julio Velasco in materia, e rifletterebbe meglio) ma dimostrando in fondo di non aver capito il segnale, la natura di questo voto. In fondo questa è una parte di elettorato che ha commesso lo stesso errore di valutazione dei suoi candidati. Chi ha votato Giachetti lo ha fatto pensando di votare la sinistra, non rendendosi conto che al governo non c'è la sinistra e che il governo non ha mai fatto qualcosa di sinistra, come direbbe Nanni Moretti.
Lo stesso elettorato, in questa occasione non vincitore, che adesso chiederà al nuovo sindaco ciò che gli altri sindaci, i professionisti come sono stati definiti invocandone le competenze politiche e omettendo il risultato delle loro azioni, non hanno saputo fare in oltre 30 anni. E lo vorrà anche in fretta, dai dilettanti votati a larga maggioranza da chi ha alzato le terga dal divano per esercitare il suo diritto-dovere di voto.
 
1993
Rutelli 53,1%
Fini 46,9%

1997
Rutelli 60,44%
Borghini 35,95%

2001
Veltroni 52,17%
Tajani 46,83

2006
Veltroni 61,42%
Alemanno 37,09%

2008
Alemanno 53,7%
Rutelli 46,3%

2013
Marino 63,93%
Alemanno 36,07%

2016
Raggi  67,2%
Giachetti 32,9%

ROMA La Capitale si è svegliata: dai cinque cerchi (olimpici) alle cinque stelle

 Purtroppo non so disegnare. Se fossi un vignettista il tema e il soggetto sarebbe obbligato. Un pennone, la bandiera olimpica con i cinque cerchi che viene ammainata, mentre al suo posto sale il vessillo con le cinque stelle disposte tre sopra e due sotto, come i cerchi olimpici appunto. 
Roma s'è desta. La voglia di cambiamento ha prevalso su tutto. Si deve cambiare e il primo referendum ha avuto un esito clamoroso nelle proporzioni, se i dati finali resteranno in linea con le prime proiezioni. 
Pare proprio che Roma si sia svegliata, passando dall'incubo olimpico dei cinque cerchi, al governo comunale delle Cinque Stelle. Alla luce di tutto quanto è stato detto, neppure un tardivo referendum specifico sulla candidatura olimpica sembra più servire.
Al neo sindaco Virginia Raggi, che ha prevalso sul rivale Giachetti piuttosto nettamente come lo stesso esponente del Pd ha realisticamente ammesso a caldo, si chiederà chiarezza immediata al riguardo, se non altro per chiudere il rubinetto delle spese.

sabato 18 giugno 2016

VOLLEY Volleyrò, Monini resta dell'idea di Scozzese, che non voleva l'azzardo della serie A

VOLLEY Che bravi Colantoni & Mangifesta nel buio di Bari...

Ci sarebbe voluta la colonna sonora di Bruce Springsteen che cantava Dancing in the dark, o magari gli Stadio con la loro Ballando al buio (lasciando fuori Dancer in the dark da Lars Von Trier, drammatica storia interpretata da Bjork, da taglio delle vene). Non so esattamente se la telecronaca dal PalaFlorio di Bari rimasto senza luce sia durata come una partita di calcio, magari un po'più dei canonici novanta minuti (si è arrivati a 100!) ma c'è chi la sua partita l'ha vinta ugualmente, fuori dal campo. Le ragazze azzurre e le loro rivali thailandesi, bravissime ad improvvisare (nella convinzione che non ci fosse più la diretta televisiva) danze, balletti, trenini, ciliegia-party, tortini alla fragola, con l'orchestra di Altamura che animava la lunga e sconcertante attesa.
Ma non solo loro sono state brave a riempire il buio. 
Quello che penso è che la coppia di telecronisti della Rai, Maurizio Colantoni e la commentatrice Consuelo Mangifesta, ex pallavolista azzurra sia stata bravissima a colmare il vuoto agghiacciante che si è venuto a creare, un evento senza precedenti nel Grand Prix. Non si sono fatti travolgere dalla situazione e hanno regalato un ottimo servizio, sfruttando al microfono il ct Bonitta, l'ex ct Massimo Barbolini, il probabile futuro ct Davide Mazzanti, senza dimenticare l'aggiornamento continuo della situazione, sul guasto, sulle ipotesi che si andavano profilando. E' solo il mio parere ma a dispetto della imbarazzante situazione creatasi, la diretta della Rai ha svolto un ottimo servizio e va lodata.

giovedì 16 giugno 2016

VOLLEY Anna Danesi: Volleyrò, Club Italia, Nazionale con tanta voglia di sfondare

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/06/16-12546119/pallavolo_-_danesi_gioventu_ambiziosa/



ROMA Caro Giachetti, per il Giubileo non ci si candida: lo decide il Vaticano

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/15/elezioni-roma-la-sfida-tv-tra-roberto-giachetti-pd-e-virginia-raggi-m5s-su-rifiuti-debito-e-olimpiadi/2833863/

Non mi interessa scendere nei dettagli della trasmissione televisiva che Sky ha allestito con i due candidati sindaci per la città di Roma. Ognuno ha le sue idee al riguardo e mi accontento di aver capito cosa è giusto fare e come votare.
E' doveroso però porre la lente d'ingrandimento su un paio di affermazioni sconcertanti riguardanti la candidatura eventuale di Roma all'Olimpiade del 2024. Nessuno dei due candidati (e nemmeno il conduttore) ha dimostrato di aver letto, memorizzato o capito la dichiarazione del presidente del Coni, Malagò. Il quale ha affermato a chiare note come, secondo il comitato promotore, sia ormai tardi pensare a un referendum. Un aspetto che andava fatto notare nel dibattito. Nel caso si dovesse decidere e fare, avrebbe luogo solo nel primo semestre del 2017, rendendo di fatto debolissima la candidatura ed equivalendo a una condanna, a prescindere perfino dall'eventuale risultato favorevole.
Trovo assurdo dunque che i due candidati sindaci parlino come se niente fosse di un referendum risolutivo che avrebbe dovuto svolgersi almeno un anno fa, a dire poco. Per qualche giorno, fino alle dichiarazioni di cui sopra, ho pensato che paradossalmente il referendum fosse diventato l'ultima spiaggia di chi l'aveva finora avversato. Perchè non si è fatto prima? Perchè finora non si è agito secondo certe regole, che prevedessero la consultazione dei romani, ma seguendo altri percorsi, come dire, obbligati. Non a caso è proprio a Roma che è forte l'avversione all'ipotesi olimpica. Perchè i romani certe cose della loro città le conoscono bene. Da fuori non si capisce allo stesso modo.

Chi si è sorbito le quotidiane esternazioni e le veline comunicate, ha avuto modo di farsi un'idea molto chiara sulle ragioni per cui è stata sempre rifiutata l'ipotesi di un pericoloso referendum, scegliendo altre strade, più comode e addomesticabili, che consentivano di parlare di fischi in presenza di fiaschi, nella conveniente vaghezza generale.

Il candidato Virginia Raggi ha sbagliato a non ribadire subito e chiaramente, anche di fronte ai diretti interessati, cosa realmente pensa della candidatura olimpica di Roma. Pur sapendo di avere un grande movimento di opinione alle sue spalle, forse la maggioranza. Sentendola parlare ieri, ascoltandola usare il termine reso tormentone dal ct della Nazionale, Antonio Conte ("Dire che se la candidatura olimpica di Roma non sarà accolta la città sarà immobile è agghiacciante") di dubbi su come la pensi su Roma 2024 non ce ne dovrebbero proprio essere. Ci si chiede dunque come possano essere stati i colloqui diretti e perchè ci sia ancora spazio per ogni ipotesi.

Ma il massimo dell'incongruenza si è raggiunto quando il candidato Giachetti ha paragonato l'Olimpiade al Giubileo, come dire che rifiutare oggi l'ipotesi Giochi per paura e per la situazione economica cittadina è come non voler fare il Giubileo del 2025. Fino a prova contraria il Giubileo è un evento deciso dalla Chiesa, dal Vaticano. Non serve una candidatura, che ha un suo costo, non leggero (quando si sono chiusi i conti della candidatura 2020 fatta abortire da Monti? Quanto costò la candidatura Roma 2004?) anche se poi non si viene scelti dal Cio. 
Assistendo al duello televisivo ogni fazione precostituita ha chiuso convinta di aver prevalso sull'avversario. Ma chi ha ascoltato senza preconcetti, ha avuto la possibilità di acquisire altri elementi per scegliere. Ma chissà se se n'è accorto, se è riuscito a cogliere le sfumature significative nelle pieghe delle parole e dei richiami agli atti passati, a cominciare dal voto alla legge Fornero che ha portato allo scoperto il modo di intendere la politica del candidato Giachetti.

Ps: il capitolo delle ciclabili merita un approfondimento a parte, non di parte, perchè mi pare che entrambi i candidati abbiano idee popolari ma confutabili e tutte da verificare con la realtà di questa città. 




lunedì 13 giugno 2016

VOLLEY La terza doppietta di Volleyrò, un premio e un sogno che continua

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-volleyro-under-16-il-primo.html 

Non mi piace abusare della parola sogno parlando di sport. Ma per la terza doppietta tricolore consecutiva di Volleyrò Casal de'Pazzi, spostando i confini dell'accezione abituale, penso che si possa fare un'eccezione. Un sogno o un'utopia? Quando Andrea Scozzese e Armando Monini, seguendo la passione delle figlie pallavoliste in erba, cominciarono quest'avventura ponendosi delle mete, per chi non li conosceva e sapeva delle difficoltà che sempre accompagnano i progetti sportivi, di alto come di medio e minimo livello, il tutto aveva un sapore un po' strano, visionario forse.
Il tempo, come si è nel frattempo appurato, è stato galantuomo per certi aspetti e crudelmente feroce per altri. Perchè quella strana coppia, Scozzese&Monini, è stata brutalmente separata dal destino. Ma il sogno è rimasto, perchè nel frattempo tante persone di qualità si erano aggiunte nella costruzione di quel pensiero folle e meraviglioso. Allevare pallavoliste da Nazionale.
Attorno ad Armando Monini, ognuna di queste eccellenze tecnico-sportive, come le chiamerebbe il presidente del Coni Malagò, si è sentita ancor più responsabilizzata a dare il massimo, per far si che il sogno continuasse. Quasi come se niente fosse accaduto, verrebbe da dire. Invece, purtroppo, qualcosa di irrimediabile è accaduto. Ma negli albi d'oro non ce ne sarà traccia, perchè il sogno di Andrea Scozzese ha fruttato altri due scudetti, come quando lui era lì a festeggiarli. Da Laura Bruschini al direttore tecnico Luca Cristofani, agli allenatori che hanno portato il Volleyrò a vincere prima il tricolore Under 16 poi l'Under 18, a Lionello Teofile e a tutti i tecnici che a vario titolo contribuiscono a rendere grande e seria questa società. A Nobilitare ulteriormente quest'ultimo scudetto, il nome della squadra battuta in finale: la Foppapedretti Bergamo. Il fatto poi che lo scudetto sia arrivato in un week end che ha visto scendere in campo, in Brasile nel Grand Prix, una Nazionale giovanissima, fatta da tante ragazze del Club Italia che sono la testimonianza diretta di quale fosse l'idea di pallavolo sostenibile sognata, progettata e attuata dal club romano. Ed è un peccato insopportabile che Scozzese non abbia fatto in tempo a veder giocare questa Italia lanciata dal ct Bonitta, fatta di giovanissimi talenti con un grande avvenire. Quanto gli sarebbe piaciuta...

http://www.volleyrocasaldepazzi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=309&Itemid=1135&lang=en

lunedì 6 giugno 2016

SOCIETA' Roma, i dilettanti e la memoria corta del professionista Giachetti

«Roma non merita una banda di dilettanti al governo della città»

Roberto Giachetti, candidato al Comune di Roma, dichiarazione riportata dal quotidiano La Repubblica

Commento: E ' un formidabile assist involontario

Considerato ciò che hanno combinato a Roma i professionisti della politica... 


Dalla Treccani
professionista s. m. e f. [der. di professione] (pl. m. -i). – 1. Chi esercita una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria: un p. affermato, serio, stimato; ha sposato una ricca p.; libero p., chi esercita una professione liberale in modo indipendente, senza rapporto di subordinazione nei confronti dello stato o di un datore di lavoro. 2. Chi pratica una disciplina sportiva come professione fondamentalmente retribuita (in contrapp. a dilettante): un p. della pallacanestro, del calcio, del pugilato; anche in funzione di agg.: ciclista, calciatore, pugile professionista. 3. Per estens.: a. Chi pratica un’attività, generalm. considerata occasionale e non lavorativa, come professione abituale; spesso in tono spreg.: i p. della letteratura, della politica. b. In senso fig. e iron., chi esercita abitualmente un’attività riprovevole o criminosa: i p. del crimine, del contrabbando, dello spaccio di droga. In partic., al femm., prostituta: Marisa ormai s’è fatta la mentalità della professionista. Va con chi la paga meglio (Cassola). c. Nell’uso com., chi svolge la propria attività lavorativa, qualunque essa sia, con particolare abilità e competenza: quel calzolaio è un vero p.; anche in funzione di attributo: il furto è stato certamente opera di ladri p.; come locuz. agg., da professionista, di ciò che è eseguito con notevole abilità e capacità professionale: il falegname ha fatto un lavoro da p.; un furto da professionista.

dilettante s. m. e f. [part. pres. di dilettare]. – 1. a. Chi coltiva un’arte, una scienza, uno sport non per professione, né per lucro, ma per piacere proprio: è un d. di pittura, di musica; compagnia drammatica di dilettanti; incontro di pugilato fra dilettanti; e come affermazione di modestia: non sono un violinista, sono appena un dilettante; anche in funzione di agg.: un attore, un calciatore, un pugile d.; sono soltanto un filologo dilettante. Con senso spreg., riferito a chi, nell’attività scientifica o tecnica, nella professione o nel mestiere che esercita, dimostra scarse capacità: è un d.!; non è un artista, è solo un d.; ragiona, scrive, dipinge, suona come un d.; dirige da dilettante. b. In radiotecnica, sinon. di radioamatore; bande dei d., i campi di radiofrequenze in cui possono operare stazioni di radioamatori. 2. non com. Chi si diletta di qualche cosa, o la pratica con piacere; amatore: il Griso spedì tre di coloro all’osteria ... uno che si mettesse sull’uscio, ... gli altri due che stessero dentro a giocare e a bere, come dilettanti (Manzoni); il formaggio stracchino, quando è ben grasso e pieno di occhi, come dicono i dilettanti (I. Nievo).