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sabato 30 luglio 2016

ATLETICA Schwazer, Liu Hong e la... persistenza del tempo per la Iaaf (aggiornato)

Salvator Dalì e i suoi orologi molli (La persistenza della memoria) potrebbero essere adatti ai nuovi arredamenti della sede monegasca della Iaaf. Ultimamente la Federazione Internazionale di atletica leggera ha dimostrato di avere una concezione abbastanza atipica del tempo e la "visione" di Dalì si adatterebbe al meglio. Prendiamo ad esempio il tempo che è stato impiegato per giudicare due casi di doping (secondo la Iaaf, naturalmente). 
Alex Schwazer viene indicato come positivo all'antidoping per un controllo dell'1 gennaio ma la notizia è stata data solo il 21 giugno, dopo che in prima battuta i suoi campioni erano risultati negativi, puliti.
La marciatrice cinese Liu Hong il 7 maggio a Roma, nella 20 km del Mondiale a squadre di marcia (il giorno prima della vittoria di Schwazer sulla 50km) viene trovata positiva all'hygenamine, un vasodilatatore non dichiarato nel momento del controllo, contenuto in un prodotto di erboristeria e considerato infrazione minore dalla Iaaf. Ebbene, la positività del 7 maggio non è diventata di dominio pubblico fino all'altro ieri e la squalifica di un solo mese, che non pregiudica la partecipazione olimpica della marciatrice allenata da Sandro Damilano, è stata data dal 13 giugno al 13 luglio. Una squalifica del tutto simbolica perchè in quel mese l'atleta non avrebbe comunque gareggiato.
Mettiamo la lente d'ingrandimento sulle date dei due casi: Schwazer "positivo" l'1 gennaio, lo viene a sapere il 21 giugno. La cinese Liu Hong, positiva il 7 maggio, inizia a scontare il mese di stop il 13 giugno, otto giorni prima che esploda l'anomalo caso Schwazer.
In casi del genere non occorrono commenti. Basta la fredda cronaca... 
Non solo. C'è difformità anche nel comportamento dei Tribunali Antidoping d'appartenenza: il TNA cinese ha deciso per una squalifica morbidissima, il TNA italiano si è detto addirittura incompetente, rimettendosi (come minimo pilatescamente, ma si può anche pensare altro) al giudizio del Tas. Risultato: la Liu se l'è cavata con un mese "invisibile" di stop, Schwazer è ancora lì che aspetta la condanna definitiva. Alla faccia della giustizia.

Sull'argomento un bel servizio di Nando Sanvito, che sta seguendo con passione e lucidità il caso, su Mediaset
http://www.video.mediaset.it/video/sportmediaset/altrisport/314759/schwazer-le-reazioni.html?$p=autoplay$i=1$n=1$ck=YXV0b3N3aXRjaCwxLDAsMTAsMjAwLDYzNzMwNixzcG9ydG1lZGlhc2V0LCw_ 

CALCIO Benatia goleador (con esultanza moderata?)

Le foto del sito Juventus.com mostrano il gol e l'esultanza di Benatia nella partita vinta per 2-1 sul South China ad Hong Kong. Benatia goleador della tournèè con una doppietta e stavolta l'esultanza col gesto della mitragliatrice è parso più modlerato. Ancora compare ma è stato un attimo, un riferimento accennato e meno esplicito del solito. Si spera sia il primo passo verso un modo di festeggiare più...pacifico.

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/07/calcio-benatia-cambi-esultanza.htm

Sempre su Juventus.com si legge la dichiarazione del calciatore bianconero al termine dello Juventus Jeep Tour:
«Abbiamo lavorato e giocato bene, questo era l’obiettivo di questo viaggio. Abbiamo giocato tutti, non ci sono stati infortuni, questo è l’importante. Abbiamo un bel gruppo, giovane, tutti hanno dimostrato al Mister che siamo felici di stare insieme e abbiamo voglia di fare bene».
Medhi è stato indiscusso protagonista, giocando bene e segnando due gol: «Prima di tutto devo difendere la mia porta, poi i miei gol li ho sempre fatti, a me piace segnare e l’importante è crederci sempre. Personalmente, se sto bene fisicamente sono convinto di poter dare una grossa mano alla squadra Ma questi gol contano poco, aspettiamo le partite importanti, io ho una grande voglia di ricominciare. Sono felice di essere tornato in Italia, qui sto bene e la Juve è una famiglia. Non vedo l’ora di giocare con i campioni che ci aspettano in Italia».

mercoledì 27 luglio 2016

CALCIO Premio Oronzo Pugliese al neo ct Ventura


Sarà consegnato al neo commissario tecnico della nazionale italiana di calcio Giampiero Ventura il Premio Nazionale per lo Sport “Oronzo Pugliese”, istituito dall’amministrazione comunale di Turi (BA) e giunto quest’anno alla quarta edizione. La cerimonia pubblica di premiazione avrà luogo sabato 30 luglio alle ore 18.30 in piazza Silvio Orlandi a Turi (BA).
La commissione ha assegnato il premio allo sportivo dell’anno con la seguente motivazione:

 “Come Oronzo Pugliese, il ‘Mago di Turi’, ha puntato sui giovani proiettandoli da una dimensione locale ad una nazionale e internazionale ed ha incarnato gli autentici valori dello sport: sacrificio, lavoro e lungimiranza. Gli stessi valori che gli hanno fatto meritare l’incarico di commissario tecnico della nazionale italiana di calcio, la massima aspirazione per ogni allenatore”.
Nelle precedenti tre edizioni il premio è stato assegnato a Cesare Prandelli, Carlo Ancelotti e Fabio Capello.
Oronzo Pugliese (Turi, 5 aprile 1910 – Turi, 11 marzo 1990) è stato allenatore di calcio tra gli anni ’50 e gli anni ’70. Un tipo vulcanico, come si diceva allora, genuino e furbo, partì da Turi per arrivare all’Olimpico di Roma. Fu soprannominato “il Mago di Turi”, appellativo che gli venne attribuito nella stagione 1964-1965 quando era alla guida del Foggia e riuscì nell’impresa di battere 3-2 la Grande Inter di Helenio Herrera.

CALCIO & SOCIETA' Tatuaggio Higuain, ditta di rimozione cerca il tifoso tatuato per cancellarglielo

La Syneron Candela è una multinazionale che ha sede in Israele, e in Italia a Formello, alle porte di Roma. L'azienda ha diffuso un comunicato in cui si dice alla ricerca del tifoso del Napoli che ha improvvidamente tatuato Higuain sul suo corpo e che, ora che il centravanti argentino è diventato juventino, deve convivere con...il ricordo a pelle. Il tifoso potrà rimuovere gratis il tatuaggio, diventando quindi il miglior testimonial di ciò che può realizzare questa azienda nel campo della rimozione dei tatuaggi.

Ecco il comunicato della Syneron-Candela

Con un post sul proprio profilo Facebook, Syneron-Candela, azienda leader nella produzione di macchinari per la rimozione dei tatuaggi, si è lanciata alla ricerca dell’ormai famoso tifoso che, qualche mese fa, si è tatuato sul braccio la rovesciata da record di Gonzalo Higuain. Il motivo? Regalare allo sfortunato supporter la rimozione completa dell’odiato tattoo.

A poche ore dalla pubblicazione del post #faipostoanuovisogni, mentre sui social esplodeva la rabbia dei tifosi del Napoli nei confronti dell'argentino, il profilo Facebook della multinazionale registrava centinaia di condivisioni e migliaia di “mi piace”. Ma nonostante il tam tam della rete, Syneron Candela non è ancora riuscita ad individuare il misterioso quanto sfortunato tifoso.

“Da buon napoletano e grande supporter del Napoli, appena appresa la notizia della cessione di Higuain, insieme al team di SC Italia ci siamo immedesimati nella delusione di questo fan con il tatuaggio del Pepita – ci racconta Raffaele Riccardi, Country Manager Italia di Syneron Candela - e abbiamo deciso di regalargli la rimozione gratuita del suo tatuaggio, un modo ironico, ma efficace per dimostrare che rimuovere un tattoo con i nostri macchinari è semplice e soprattutto possibile”.

Grazie ad una tecnologia innovativa, l’efficacia dell’utilizzo del laser a picosecondi nella rimozione dei tatuaggi è ormai dimostrata: la risposta clinica è di circa il 75% di eliminazione per l'inchiostro nero e del 90% per l'inchiostro rosso dopo appena 3 trattamenti, in un solo mese e mezzo.

Riuscirà Syneron Candela ad individuare il nome del fantomatico tifoso?
In attesa del prossimo campione che cambierà casacca e dell’ennesimo tatuaggio da cancellare, Higuain è ormai ufficialmente un giocatore della Juventus: la cancellazione del tatuaggio non è più rimandabile. Misterioso tifoso dove sei?
Syneron Candela (www.syneron-candela.it) è un’azienda specializzata nella realizzazione di apparecchiature mediche dedicate alla medicina estetica, alla dermatologia e alla chirurgia plastica.
Per ulteriori informazioni: www.syneron-candela.it
 




martedì 26 luglio 2016

CALCIO Benatia cambi esultanza, la...mitragliatrice non è da Juve

Juventus-Tottenham 2-1. Prima partita di Mehdi Benatia con la maglia della Juventus (a proposito, la divisa azzurra-blu è decisamente più bella della prima maglia con le fasce bianconere allargate e i pantaloncini neri), primo gol del marocchino e prima esultanza. Il gesto della mitragliatrice, che faceva anche Batistuta, Benatia lo utilizzava per festeggiare i suoi gol quando giocava nella Roma. Personalmente non amo le esultanze di questo tipo, guerrafondaie, men che meno in questi tempi in cui la guerra è entrata brutalmente anche nelle vite dei civili. Meglio i balletti che dettava Pogba che la mitragliatrice di Benatia insomma. E' anche una questione di buon gusto e di rispetto per chi sotto i colpi di fucili o pistole ci muore davvero. 
Lo sport, il calcio, deve richiamare gioia, non gesti di morte.
Cento di questi gol, caro Benatia, ma cambia la tua esultanza. E magari la Juventus potrebbe darti la spinta per farlo.
Del resto la Juventus non ha mai nascosto che il Bayern Monaco è un punto di riferimento per lei. Ebbene quando Benatia segnò con la maglia del Bayern, ripropose il suo gesto ma subito il club tedesco invitò il marocchino a non esultare con la mitragliatrice e il difensore in seguito si astenne. Allora spiegò: «Il mio non era un messaggio politico o militare. Volevo solo dire che segno un sacco di gol, bumbumbum. Non volevo essere aggressivo o ferire la sensibilità di qualcuno ma non ho problemi ad evitare di esultare così». Bravo, eviti quindi anche con la maglia bianconera che porta l'immagine della Juventus in tutto il mondo.


ATLETICA Caso Schwazer, denuncia anonima su Tuttosport.com: «La provetta è stata manipolata»

http://www.corrieredellosport.it/news/altri-sport/2016/07/26-13779491/atletica_-_caso_schwazer_il_tas_accontenta_la_iaaf/

venerdì 22 luglio 2016

ATLETICA Schwazer vittima di un'atletica corrotta

Il caso Schwazer bis si è arricchito di un'altra vergognosa tappa, che non fa che confermare quanto marcio ci sia attorno a questa vicenda. Ma il potere è talmente arrogante e sicuro della sua capacità di fare, disfare e mettere a tacere ogni porcata, che non si cura minimamente delle apparenze, non si preoccupa di mantenere nemmeno un ipocrita velo di garantismo e di legalità su una vicenda che più tempo passa e più, ad ogni tappa, si rivela per quello che è. La parola complotto è passata di moda e spesso viene usata a sproposito, diciamo allora che questo caso inventato di doping è stato un delitto sportivo perfetto, compiuto da organismi a cui dello sport non interessa nulla, se non l'aspetto economico che deriva dall'esercizio di potere. 
Un intero governo (che indagini hanno dimostrato già essere stato corrotto e autore di ogni tipo di nefandezza), decine di dirigenti che andrebbero rottamati e radiati per ripartire su basi di vera pulizia. 
Ora perfino la nuotatrice Federica Pellegrini l'ha capito che in un contesto del genere, nessun atleta pulito è garantito, il potere, in questo caso si parla di atletica, può far risultare positivo un atleta che non si è dopato. Un piano concepito in ogni dettaglio, a cominciare dalla data del prelievo che avrebbe costretto ad una consegna ritardata del campione perchè l'1 gennaio il laboratorio di Colonia era chiuso.
Ma di quello e delle anomalie successive si è parlato già molto e chi ha voluto ragionare, ormai ha compreso la verità.
Restiamo all'ultimo cpaitolo, il Tas che dovrebbe essere l'ultimo garante al di sopra delle parti, ha evidentemente lasciato che fosse la Iaaf a decidere il quando e il come per ascoltare la difesa di Schwazer. Ma in quale processo si lascia che a decidere cosa e quanto ascoltare delle prove portate a difesa sia una delle parti? Se si reputa necessario ascoltare la difesa, perchè legarle le mani dietro la schiena e metterle il bavaglio?  Se si è ammesso che una imponente documentazione ha indotto a richiedere l'audizione, come si fa a svilire tutto e accettare il rito abbreviato? Non è la verità che si cerca? Non dovrebbe essere interesse dell'atletica tutelare un eventuale innocente?

C'era da scommetterci. Quale era l'ultino giorno utile per fare più danni al bersaglio Schwazer? Beh, i Giochi olimpici cominciano il 5 agosto, dunque il 4 agosto. E così è stato. La data del 27 luglio è stata cancellata e riscritta. Il Tas ha fatto una figura barbina, dimostrandosi una sorta di ente fantoccio manovrato da un puparo esterno, in questo caso la Iaaf, che ha dimostrato di voler salvaguardare solo se stessa e le sue azioni, infischiandosene degli atleti, una volta di più e firmando la sua condanna all'auto delegittinazione. Bisogna essere degli illusi, o essere in malafede, per continuare a vedere come organismi rispettabili chi dimostra con fatti e misfatti di essere (e in effetti lo è) essenzialmente un centro di potere, spesso utilizzato con fini personali o di interessi economici o lobbistici, piuttosto che al servizio dello sport e degli atleti, per lo sviluppo di una disciplina sportiva che esce con le ossa rotte e senza più alcuna credibilità da questo falso caso di doping.

 Le parole di Donati e Schwazer
"La federazione internazionale di atletica - ha detto Sandro Donati ai microfoni di Premium Sport - ha portato a compimento un piano di eliminazione nei confronti di Schwazer che è stato studiato a tavolino fin dal primo gennaio, quando ha programmato uno strano controllo antidoping: una sorta di bomba a orologeria che ha poi fatto esplodere a giugno, così tardi che a quel punto è diventato difficilissimo difendersi".
"Questa mossa finale - prosegue Donati - è di un'arroganza e di una viltà senza limiti, un'indagine giudiziaria francese ha dimostrato che questa federazione è corrotta gravemente, ma nonostante questo il Ceo continua a lasciarla operare e commettere ulteriore danni gravi. Alex è stato distrutto nel morale e nelle energie nervose. Ha tentato con tutte le sue forze di reagire e di allenarsi al meglio ma ora siamo arrivati alla parola fine, viene eliminato con gli imbrogli un atleta di grande talento e con lui stanno provando a mettere a tacere per sempre anche me".
 "La Iaaf si è tirata indietro dall’udienza del 27 dicendo che non vogliono nemmeno testimoni e nemmeno il dibattito. Con questa lettera inviata al Tas, che ci aveva dato l’opportunità di difenderci, la Iaaf ha fatto capire chi davvero comanda - dice Donati all’agenzia Agi -. Hanno precisato che preferiscono il rito breve, quindi con poche domande. Noi, invece, volevamo esprimere tutte le nostre contestazioni, come, per esempio, la stranezza del viaggio delle urine di Alex e tutta la serie di ritardi commessi dalla Iaaf. Questa è una storia di cani che non si mordono tra di loro poiché anche per Losanna è lampante che la Iaaf fino ad oggi non ha fatto altro che impedire il diritto alla difesa ad Alex".
Alex a Radio Capital: 
"Se mi hanno rubato la possibilità di vincere una medaglia? No, di vincere la gara. Che è diverso".  "Se l'udienza è il giorno prima dell'apertura dei Giochi Olimpici, con assenza di dibattito e con il giudice già stabilito c'è poco da dire. L'unica cosa che posso fare è continuare ad allenarmi: se il Tas si comporterà da Tas, saranno loro e non la Iaaf a stabilire quando ci sarà l'udienza. La mia speranza è quella", aggiunge. "Come mi sento? Ho vissuto momenti migliori. Non so cosa dire. Sono gli altri che decidono per noi. Noi possiamo solo reagire. Cosa farò se mi impediranno di andare a Rio? Ne parlerò quando sarà il momento".
 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/07/atletica-schwazer-deve-poter-essere.html

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/atletica-perche-la-fidal-e-cosi-passiva.html

lunedì 18 luglio 2016

PENSIERI E PAROLE Vita privata e vite degli altri

"Non ho una vita privata, ho tutto il tempo per rovinare le vostre"*

David E. Talbert, scrittore, sceneggiatore, regista

*Lo dice l'addetto al metal detector, in aeroporto, nel film Baggage claim (L'amore in valigia)

sabato 16 luglio 2016

VOLLEY Hernandez, metti una sera a cena con la Roma che fu

Metti una sera a cena, ricordando i bei tempi della Roma sotto la rete del volley. Gli amici di allora, con il campione cubano Osvaldo Hernandez che torna a Roma ogni volta che può e ha sempre la città nel cuore, e Vittorio Sacripanti che tenne in vita quella squadra in ogni modo, anche di tasca sua...

giovedì 14 luglio 2016

CINEMA Mother's day

MOTHER'S DAY Regia: Garry Marshall. Interpreti: Jennifer Aniston, Kate Hudson, Julia Roberts, Jason Sudeikis, Shay Mitchell, Timothy Olyphant, Hector Helizondo, Britt Robertson, Jack Whitehall, Sarah Chalke, 
*Visto in edizione non originale, doppiata in italiano












Il marchio di Garry Marshall, baciato dal box office tanti anni fa per il suo Pretty woman, dovrebbe essere garanzia di commedia divertente e frizzante, interpretata con brio da validi attori e caratteristi e con     qualche guizzo di originalità che fa sopportare i clichè entro cui scorrono le rotaie della storia.
   Il ricco cast in Mother’s day c’è, i protagonisti si sforzano di rendere credibile una serie di storie che si intrecciano senza offrire spunti che sfondino il muro della prevedibilità. Una commedia scontata dall’inizio alla fine che si regge a malapena davvero solo sulla simpatia delle attrici. Personaggi tagliati con l’accetta che si muovono, fanno e dicono (spesso con esagerato gigionismo) esattamente tutto ciò che ci si aspetta facciano e dicono.
   Fin troppo semplice anche per lo spettatore meno smaliziato, intuire la piega che le varie vicende prenderanno. Una commedia che si diverte a citare Pretty Woman in un duetto tra Julia Roberts e Hector Helizondo (che di quel grande successo erano protagonisti, insieme con Richard Gere, che qui non compare probabilmente per ragioni anagrafiche) che strappa qualche sorriso, in fondo suscita anche simpatia, ma risulta terribilmente scontata e prevedibile.
   Tirata via in qualche passaggio (ma vi sembrano intermezzi comici quelli che animano la gara tra dilettanti aspiranti comici della città che mette in palio 5000 dollari?), condita con spruzzate di temi ritriti e ovvietà (la coppia divorziata con figli, la bonazza più giovane e ricca di curve che sposa in seconde nozze l’ex marito, la conseguente gelosia, la coppia lesbo e quella che unisce la razza americana con l'indiana), l’atteggiamento dei genitori vecchi e pittoreschi , ai confini del fuori di testa, ma non troppo. E non poteva mancare il vedovo con figlie (Jason Sudeikis), benvoluto dalle amiche che lo vorrebbero di nuovo con una donna accanto. Non so se il trailer proposto esaurisce le battute del film. Per essere simpatico è simpatico ma una commedia che vuole essere non banale e intelligente, è un’altra cosa.
    Se Jennifer Aniston è la Pretty Mother del film che nei suoi eccessi di smorfie e mossettine può anche strappare sorrisi e risate composte, Julia Roberts risulta un po’ingessata in un personaggio in cui dimostra di credere poco o nulla. Insomma, sotto la patina di simpatia, niente o quasi. 


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/07/cinema-fiore.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/cinema-la-pazza-gioia.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/cinema-bud-spencer-il-bambino-che.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/cinema-julieta.html 

lunedì 11 luglio 2016

VOLLEY & MEDIA Il Premio Stracca tradito e gli errori di certi addetti stampa

 La premessa di questo post, scomodo ma doveroso per rispetto di lotte durate oltre 25 anni e ormai concluse con un'amara sconfitta di cui va preso atto. Le nuovissime generazioni di addetti alla comunicazione dei club di pallavolo (non tutti, per carità, ci sono anche splendide eccezioni che non devono sentirsi toccate dalle mie considerazioni), complici i new media, hanno dimostrato nell'ultima stagione di club di non aver capito la differenza del mezzo che utilizzano e dei fruitori a cui dovrebbe essere rivolto il loro lavoro. Forse l'abbassamento del livello qualitativo dipende dal fatto che le società vogliono risparmiare e dunque non dedicano risorse economiche agli addetti alla comunicazione. 

Forse dalla stessa Lega non parte più una politica generale che dovrebbe essere seguita da tutti, con più o meno capacità ma remando nella stessa direzione. Un po' come una società di calcio che in serie A gioca con un modulo e poi tutte le varie formazioni giovanili si adeguano, adottando lo stesso modulo. Così se un giovane serve all'improvviso alla prima squadra, ha già un'idea di ciò che gli viene chiesto. 
Penso che se un addetto stampa non lavora in modo proficuo, la Lega abbia il diritto e dovere di far notare che sta sbagliando e che bisognerebbe cambiare qualcosa, una volta che il lavoro risulta inefficace e nulla o quasi viene ripreso dai giornali o dai siti di quanto si diffonde. 
In particolare è decisamente sconfortante la condotta (e mi limito all'aspetto tecnico, lasciando da parte considerazioni morali ed etiche) di certi personaggi ed è ancora più grave che proprio da una società campione d'Italia sia arrivata la più consistente delusione. 
E come spesso capita, le cattive abitudini fanno scuola, vengono copiate. Ed è doppiamente sconfortante pensare che si possa aver ricevuto il Premio dedicato alla memoria di Roberto Stracca, (il collega ed amico del Corriere della Sera prematuramente scomparso, che iniziò la sua carriera giornalistica come addetto alla comunicazione della Piaggio Roma Volley, che nel 2000 arrivò a vincere lo scudetto) e successivamente infischiarsene, a vari livelli, della deontologia professionale dell'addetto stampa. Un aspetto su tutti: è invalsa la pessima abitudine di fare dei comunicati con link che rimandano a interviste audio. Bella cosa e utile per chi vive di sola pallavolo, per i ragazzi che seguono la squadra, per chi sul web ha tempo da spendere, più come hobby che per lavoro.
Ciò può accadere per vari motivi: 1) chi dovrebbe scrivere l'intervista che va ascoltata non ne è capace o non ne ha voglia. 2) Non si ritiene utile mandare il testo nel momento che si mette a disposizione il video. 3) L'addetto stampa non è un giornalista e quindi non ha la minima idea di come si lavora, per tempistica e modalità, in una redazione, specie di giornali nazionali.
Nella scorsa stagione, un certo giorno, la differenza tra due società operanti nella stessa città, che si autodefinisce la culla del volley, emerse in modo lampante. La società maschile mandò il solito comunicato link, che in molti casi viene cestinato perchè non si ha il tempo di ascoltare per qualche minuto. La società femminile mandò un comunicato con il link per l'intervista proposta, ma anche con il testo della stessa. E' così che si fa! 
Il vantaggio è duplice e chiaro: si può leggere il contenuto e valutarlo in pochi secondi. E se lo si vuole pubblicare, anche sul web, lo si fa in pochi minuti.
I tentativi di far desistere da questa che a mio avviso è una pessima e controproducente abitudine li ho fatti anche personalmente. Senza risultato. Per cui ho smesso di preoccuparmene e ho moltiplicato i clic dell'invia cesto.
Sono convinto, o almeno vorrei sperare, che anche tra la new wave di ragazzi che si occupano degli uffici stampa c'è gente in gamba che ha voglia di imparare e di operare al meglio (e qualcuno c'è, lo ha già dimostrato), ma deve essere ben istruita e controllata-corretta-stimolata strada facendo.
Potrei fare nomi e cognomi, potrei ricordare che l'umiltà e la lealtà sono qualità irrinunciabili, che - ad esempio - un addetto stampa non deve fare il tifoso e correre dietro a giocatori avversari o inveire, ma parafrasando il Don Abbondio di Manzoni, lo stile se uno non ce l'ha, non se lo può dare.
Unica considerazione attenuante, ma non troppo, è che molti presidenti o dirigenti di società pensano di sapere anche di comunicazione, pensano che si debba sempre scrivere bene delle società, senza opinioni critiche. Il problema della pallavolo di club italiana è che ormai si legge di volley (SuperLega, A1 donne, A2) solo o prevalentemente sui giornali locali dove ci sono squadre. Insomma, il volley è tornato nella sua tana provinciale, di sport di nicchia. E' la denuncia che Zaytsev lanciò invano due anni fa: la pallavolo non avrà mai il successo che merita (e che ebbe) finchè resta confinata tra le sue anguste pareti domestiche. La Nazionale di basket ha riempito per quattro sere il palasport di Torino da 13.000 spettatori, agli Europei dello scorso anno l'impianto più piccolo sempre di Torino, si riempì solo nell'ultima giornata. Non bisogna dimenticarlo, pensando ai Mondiali torinesi del 2018.
E' con amarezza che sa di sconfitta che quest'anno non darò il mio voto per il Premio Stracca. Anche se opportunamente è stato rimosso il divieto di votare addetti stampa già premiati. Se non si vogliono istruire gli addetti stampa con giornalisti che lavorano nelle redazioni (giornalisti, non giornalisti di volley: la cosa è ben diversa ed è una delle ragioni per cui club e stampa spesso non vanno d'accordo) che almeno si mettano in cattedra quei due addetti stampa che meriterebbero ogni anno il Premio Stracca, per far loro raccontare come lavorano.

VOLLEY 24 e 25 settembre 2016 Supercoppa e Italdonne, sovrapposizione deleteria...


Passano gli anni, diminuisce fino quasi a sparire lo spazio occupato sui giornali di carta, ma la pallavolo (mediaticamente tornata all'era pre Velasco, decenni fa) continua a commettere gli stessi errori,.
24 e 25 settembre 2016. A Montecatini si svolgerà la qualificazione per gli Europei di volley femminile, con la Nazionale impegnata.
24 e 25 settembre. A Perugia si svolgerà la Supercoppa allargata di pallavolo maschile, con Trento, Modena, Civitanova e Perugia.
I dirigenti del volley continuano a confondere addizioni e sottrazioni, roba da prima elementare.
Addizionando gli impegni nelle stesse date, si ottiene la sottrazione reciproca degli spazi, che non sarà magari nemmeno una divisione, data l'importanza che riveste la Nazionale.
Bah, contenti loro...
 

ATLETICA Donati a La Repubblica: "Contro la mafia del doping una battaglia senza fine. Ho paura"

SEMPRE PIÙ SOLO e sempre più accerchiato, questa mattina ha parlato con "qualcuno che gli sta intorno" e l'inquietudine che l'ha accompagnato nei suoi ultimi drammatici giorni è diventata paura. Confessa Sandro Donati: "Sì, ho paura che possa accadere qualcosa di molto brutto a me o alla mia famiglia". Paura di cosa, professore? "Anche di perdere la vita". Non è soltanto una storia di qualificazioni olimpiche e di record, di allori e di medaglie. Una vicenda che è stata rappresentata come uno scandalo dello sport in realtà fa tanto odore di mafia, di clan, di soldi. E mistero dopo mistero si sta trasformando in un affaire internazionale dove le provette di urina s'intrecciano con grandi affari e grandi interessi, appetiti di consorterie criminali, intrighi e vendette. Sandro Donati esce allo scoperto, non si arrende, attacca. E denuncia: "Non mi sono piegato ed ecco perché adesso temo il peggio. Già la mia carriera di allenatore è stata stroncata 29 anni fa quando feci le prime denunce sul doping, ma oggi le contiguità fra alcune istituzioni sportive e ambienti malavitosi sono ricorrenti e dimostrabili".
Da Vipiteno, il ritiro scelto per allenare Alex Schwazer per le Olimpiadi di Rio e suo quartiere generale anche dopo l'assai sospetta positività al doping del marciatore che è finito in un gorgo fangoso, svela i suoi timori e annuncia: "Andrò al più presto alla procura della repubblica di Roma a rappresentare certe situazioni, ho molte cose da dire ma nei dettagli preferisco informare prima i magistrati. Per colpire me è stato macellato un atleta innocente che in passato ha sbagliato, ma che è un campione immenso che avrebbe sicuramente vinto a Rio la medaglia d'oro sia sui 20 chilometri che sui 50".

Chi l'ha voluto fermare?
"Questa storia porta con sé un messaggio molto chiaro: chiunque parla va messo fuori gioco, chi rompe il muro dell'omertà che c'è sul doping deve comunque pagarla cara".

Ci spieghi meglio: da dove provengono queste minacce per la sua vita?
"Più persone mi hanno sottolineato come sia stato un grande azzardo da parte di Alex Schwazer accusare gli atleti russi di doping. Ed è evidente il rapporto di corruttela reciproco che ha contrassegnato la relazione fra alcuni dirigenti della Iaaf (la Federazione internazionale di atletica) e le autorità sportive russe, finalizzato ad insabbiare o a gestire in maniera addomesticata i casi di doping".

E cosa c'entra tutto questo con la sua paura?
"Io ho avuto un ruolo fondamentale, collaborando con la procura della repubblica di Bolzano e con il Ros dei carabinieri, nell'individuazione di un gigantesco date base che era nelle mani di un medico italiano che collaborava e collabora ancora con la Iaaf. Nel date base c'erano centinaia di casi di atleti internazionali con valori ematici particolarmente elevati. E, tra questi, un gran numero di russi. Ho portato all'attenzione della Wada (l'agenzia mondiale antidoping) quel data base e nel frattempo la magistratura francese ha aperto un'indagine per riciclaggio e corruzione nei confronti del vecchio presidente della Iaaf Amine Diack che è stato arrestato ".

Lei sta dicendo quindi che la sua azione contro il doping ha provocato una rappresaglia?
"Ne sono sicuro. E ho cominciato a ricevere strane telefonate e anche strane mail che ho già consegnato alla magistratura. Una mi diceva: "Ho da comunicarti informazioni che ti riguardano, un accademico tedesco possiede documenti che dimostrano il tuo coinvolgimento nella vicenda del doping dei russi". Era firmata da una certa Maria Zamora, un nome e una persona che non conosce nessuno. Ho fatto le mie ricerche e sono arrivato alle conclusioni che la parte corrotta della Iaaf e i russi sono un tutt'uno".

Ma perché questo accanimento contro di lei?
"Perché c'è un sistema che non tollera che l'antidoping venga fatto da soggetti esterni alla sua organizzazione, in questo caso la Iaaf. La vicenda è stata in questo senso un'operazione quasi "geometricamente perfetta". Che lancia un avviso a tutti: di doping non si deve parlare, ce ne dobbiamo occupare solo noi istituzioni sportive e chi ne parla fuori fa sempre una brutta fine".

È una legge molto mafiosa, quella del silenzio.
"Il silenzio è la legge in quel mondo. C'è anche una complicità politica, ma non solo in Italia, in tutti i Paesi. Le manovre di isolamento nei miei confronti sono iniziate fra marzo e aprile di quest'anno quando hanno messo in circolo alcune informazioni false, secondo le quali io avrei avuto un ruolo marginale nella Wada. Un tentativo di delegittimarmi, il mio rapporto con la Wada è sempre stato intensissimo fin dal 2003. Eppure qualcuno ha scritto che io ero "un millantatore". Poi è arrivato il resto. L'8 maggio - il giorno prima che Alex vincesse a Roma la gara dei 50 chilometri per la qualificazione a Rio - qualcuno mi ha telefonato dicendomi "che sarebbe stato meglio che Alex arrivasse secondo". Una ventina di giorni dopo lo stesso personaggio mi ha ritelefonato consigliandomi di "non rispondere all'attacco dei marciatori cinesi" nella 20 chilometri. C'è gente che vuole condizionare i risultati, gente che ha interessi altri. Io, dopo 35 anni di attività, posso dire che non ho mai visto tanta coalizione di forze e tanti segnali inquietanti come in questa vicenda di Alex".

Professor Donati, lei è da una vita che combatte contro il doping. Ma davvero l'hanno lasciato sempre solo?
"Qualche mese fa alcuni deputati della Commissione Cultura della camera mi avevano invitato per un'audizione. Mi sono preparato, poi le istituzioni sportive hanno lavorato per depennare il mio nome. Silenzio. Vogliono solo il silenzio".

Come sta Alex Schwazer?
"È un ragazzo serio. È aggrappato a una piccola speranza che vede in me. Ma è così sereno che l'altro giorno mi ha detto: " Prof, se non mi vogliono, io farò altro". Io però non mi arrendo anche se vivo nel terrore. Ho paura ma non piego".
 
http://www.repubblica.it/sport/2016/07/11/news/donati_ho_combattuto_la_mafia_del_doping_sono_minacciato_e_vivo_nella_paura_-143819241/?refresh_ce 
 
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/atletica-perche-la-fidal-e-cosi-passiva.html 
 
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giovedì 7 luglio 2016

ATLETICA Schwazer e l'iscrizione sub iudice a Rio 2016, il precedente di Bevilacqua e Capobianco (Atlanta 1996)

/http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/atletica-perche-la-fidal-e-cosi-passiva.html

Il pasticcio della positività di Alex Schwazer, marciatore italiano ed azzurro, campione olimpico a Pechino 2008 è già una bruttissima storia, da qualunque parte la si voglia vedere. Una storia in cui paiono al momento destinati a perdere tutti. L'atleta perché, da innocente, si vedrà privato dell'Olimpiade che sulla strada aveva meritato e del resto della sua carriera. La Iaaf e la Wada perchè nulla sarà più credibile dopo questo caso che in un vero tribunale non reggerebbe una giornata di udienze, tante e tali sono state le mancanze che hanno accompagnato e caratterizzato questa positività, peraltro assai blanda nei valori, che se non ci fosse stato di mezzo Alex, nemmeno avrebbero determinato un approfondimento.
Ma a questo punto è chiaro a tutti che su quel campione etichettato Racines e quindi tutt'altro che anonimo, si doveva per forza trovare qualcosa. Ormai sono noti molti dei buchi neri di questa catena della custodia della provetta (non stupirebbe apprendere in futuro che il tempo e il modo di aprirla, manometterla e richiuderla possa rientrare nel campo delle ipotesi plausibili), dei tempi più che sospetti in cui il campione di urine ormai prossimo alla data di distruzione, è stato riesumato. 

Su ordine di chi? Non certo del laboratorio di Colonia per il quale non c'era motivo di approfondimento. C'è stato un regista occulto esterno? Più persone influenti si sono mosse per costruire questa brutta storia che sembra già un bel soggetto per un romanzo o un film, una storia lontana dalle menti oneste ma vicina e credibile se si vuole deliberatamente distruggere una persona (anzi due, aggiungiamoci l'allenatore Sandro Donati, che a sua volta in Italia scoprì le fogne del salto allungato di Evangelisti ai Mondiali di Roma 1987 e del doping dilagante) prima che un atleta. Una storia di oggi ma che ha forse anche radici lontane, che legano personaggi poco limpidi ma piazzati in posti di potere e dotati di una fitta rete di amicizie trasversali, in grado di consentir loro di passare indenni ogni fase di rinnovamento.
Se poi la contaminazione fosse avvenuta nei momenti in cui il marciatore (durante gli allenamenti di quei giorni) lasciava le sue bottigliette di acqua e succhi di frutta incustodite nella sua vettura (sarà chiesto l'esame del dna)  decollerebbe l'ipotesi del dolo. Un lavoretto da professionisti senza scrupoli, ma ormai in questa storia ci sta anche questa eventualità.
Per il doping di Alex, checchè ne dicano i suoi nemici a prescindere, non c'è movente. A chi giova? Non certo a lui, che ha investito tutto sul suo rientro pulito, per dimostrare che si può vincere senza doparsi, con il solo allenamento, quando si ha talento. A sostegno tutti i test svolti dall'equipe medico scientifica che lo ha seguito.
A chi giova allora che Schwazer sia radiato? A tanta gente con le più varie motivazioni: soldi, vendetta, invidia, affari, cultura (del doping, ovvio ed evidente). Si può riflettere, ad esempio, sulle prossime Olimpiadi e sui premi destinati ai medagliati, specie di alcuni Paesi, per capire quanto soldi siano in palio sotto forma di premi, per tecnici e atleti. Giova a chi vuole far fuori ancora una volta Sandro Donati, autentico paladino di un antidoping reale e non di facciata, l'unico che non getta la croce sugli atleti ma considera il marciume di chi guadagna somme esorbitanti vendendo e guadagnando attraverso il doping. Un giro valutato intorno ai 50 miliardi di euro annui dallo stesso Coni in un covegno ad hoc.
La vicenda Schwazer, la cui scelta controcorrente non ha attirato la minima attenzione da parte della Iaaf e della Wada (Alex ha rinunciato alle finestre orarie di controlli a sorpresa ad esempio, ha una enorme quantità di dati medici da condividere) alimenta il sospetto che a loro della vera lotta al doping importi poco o nulla.
Anche se sono trascorsi 20 anni, il precedente che riguardò due atleti italiani, la saltatrice in alto Bevilacqua e il velocista italo australiano Dean Capobianco, indica la strada per non trascinarsi dietro l'infamia di un'ingiustizia palese. Ci fu una lotta serrata, politica più che altro, tra l'allora presidente del Coni, Pescante, Carraro e Nebiolo presidente della Iaaf, che alla fine partorì la decisione di far gareggiare gli atleti sub iudice. Saltarono e corsero, poi i loro risultati furono cancellati quando fu emessa la sentenza. Ma i confini erano decisamente diversi e non c'erano tutti i dubbi che invece avvolgono ora di ombre inquietanti la vicenda Schwazer.
E qui entrano in scena le domande di chi segue il caso senza essere un addetto ai lavori. Molta gente si chiede perchè la Fidal e il Coni prima hanno registrato con soddisfazione la conversione di Alex, con pubbliche dichiarazioni di stima per l'ex dopato che aveva cambiato vita, e poi ora non fanno nulla di pratico e dimostrano di averlo abbandonato al proprio destino. Si fosse ridopato davvero, sarebbe comprensibile e giusto, ci mancherebbe altro. 
Ma è chiaro anche a osservatori sprovveduti che questo doping è fasullo. Se un altro qualsiasi atleta, avesse vissuto quello che sta vivendo Schwazer, con le stesse modalità, gli stessi ritardi creati ad arte per bypassare i limiti temporali di sospensioni, processi, sentenze, ricorsi, iscrizione olimpica, la federazione interessata e il Coni (che sulle possibili medaglie, istituzionalmente, non sputa mai) avrebbero dimostrato lo stesso distacco e disinteresse?
E' verissimo che si agisce nel rispetto delle regole. Appunto. Qui per far sembrare positivo Schwazer le regole sono state ignorate, vilipese, calpestate.
Per uscire da questa brutta vicenda basterebbe che gli organi preposti dicessero, alla luce delle prove da loro stessi fornite, che c'è stato un errore. Un deprecabile errore che non dovrà più ripetersi. Ma quando mai il potere ammette di aver sbagliato? Specie quando in realtà il risultato è il frutto di azioni precise e mirate?
Queste cose non le dico io, le dicono i fatti, pubblici ormai. Ed è su questi fatti che bisogna ragionare prima di emettere sentenze di condanna precostituite. Questo nuovo caso Schwazer offrirà una grande occasione anche alla struttura antidoping italiana, la Nado Italia, e al suo nuovo capo, l'ex Generale Leonardo Gallitelli. Quando la Iaaf sospenderà il marciatore, toccherà a lui valutare il caso in ogni suo risvolto. Se è vero che il suo è un ruolo di totale autonomia, lui che nell'insediarsi sottolineò come lo sport debba significare pulizia, valuterà attenendosi semplicemente ai fatti quanto poco pulito sia stato questo caso di doping? Da uomo abituato ai regolamenti, come valuterà il fatto che nel prelevare il campione di urine, l'1 gennaio, sia stata infranta la prima regola cardine dell'antidoping, ovvero che il campione deve essere anonimo? Come valuterà i tempi di giacenza della provetta? Quali spiegazioni darà ai mesi lasciati trascorrere per poter evitare di dare modo all'atleta di difendersi? Quattro anni fa il Carabiniere dopato Alex Schwazer era colpevole. Oggi l'ex Carabiniere Alex Schwazer andrebbe guardato (e salvaguardato) per tutti i valori che la sua redenzione rappresenta. Contro il doping, se davvero lo si vuole combattere, vale più la storia di Alex Schwazer che mille convegni.

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http://www.sportmediaset.mediaset.it/video/altrisport/altrisport/schwazer-ecco-i-coinvolti_78913-2016.shtml 

Il fatto del 1996
La Bevilacqua risultò positiva all'uso di efedrina il 4 maggio durante una riunione a Milano e pochi giorni dopo a Bologna. Dean Capobianco du trovato positivo per sostanze steroidee

Il comunicato che emise la Iaaf 20 anni fa

Atlanta 96/Bevilacqua e Capobianco possono gareggiare

Antonella Bevilacqua e Dean Capobianco potranno partecipare ai Giochi olimpici di Atlanta. Lo ha deciso il consiglio della Iaaf alla vigilia dell'inizio delle gare di atletica. Il caso dell'atleta italiana, che gareggia nel salto in alto, e quello del velocista australiano saranno sottoposti ad arbitrato, ma dopo la conclusione delle Olimpiadi. "In base alle nostre regole non possiamo sospendere i due prima che si sia pronunciata la commissione di arbitrato. Possono gareggiare", ha dichiarato il portavoce della Iaaf Giorgio Reineri. La Bevilacqua era risultata positiva due volte in maggio a uno stimolante proibito, l'efedrina. La federazione italiana aveva accettato la tesi difensiva dell'atleta, che aveva sostenuto di aver assunto la sostanza senza saperlo prendendo un prodotto cinese a base di erbe. Capobianco era invece risultato positivo agli steroidi durante un meeting in Olanda, sempre in maggio. La settimana scorsa un tribunale australiano aveva stabilito che poteva partecipare ai Giochi di Atlanta motivando la decisione con la possibilità di errori nei test.

martedì 5 luglio 2016

ATLETICA Luigi Ciotti: «Schwazer emblema dello sport restituito al fattore umano. Si faccia chiarezza»

Firmando la petizione pro Alex Schwazer a Rio 2016, Luigi Ciotti di Libera e Gruppo Abele ha aggiunto un commento. Eccolo.

«Alex Schwazer è un atleta che ha riconosciuto e pagato per i suoi errori e che, nel cercare di risalire la china, si è affidato a un maestro dello sport come Sandro Donati, persona verso la quale abbiamo un debito di riconoscenza non solo per i risultati ottenuti come allenatore, ma per lo scrupoloso, tenace, scomodo impegno a favore di uno sport pulito, libero dal doping e da quegli interessi politico-economici che ne hanno tante volte ferito l’etica e lo spirito.
Dopo mesi di intenso allenamento e due gare internazionali in cui ha ottenuto un primo e un secondo posto, Alex è di nuovo accusato di doping. Ma, come giustamente ha dichiarato Sandro Donati, non ci sembra del tutto lineare la procedura che ha portato a rilevare – con un esame eseguito a distanza di mesi dal prelievo – l’uso di sostanze proibite. E ci chiediamo se dietro non ci sia l’intenzione di impedire, in base a interessi che poco hanno a che fare con lo sport, la presenza del nostro marciatore alle prossime Olimpiadi. Chiediamo perciò che sia fatta chiarezza, che vengano dissipate tutte le ombre che ancora aleggiano su questo controllo, e nel frattempo ci uniamo ai tanti che “tifano” perché Alex partecipi alle gare di Rio, emblema di uno sport pienamente restituito al suo fattore umano, avventura di chi insegue i propri sogni senza dimenticare i propri limiti».
Luigi Ciotti Libera e Gruppo Abele


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/07/atletica-una-petizione-per-schwazer-lo.html 

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/atletica-perche-la-fidal-e-cosi-passiva.html

CINEMA Fiore

FIORE - Regia: Claudio Giovannesi. Interpreti: Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Valerio Mastandrea, Gessica Giulianelli.



 

Quando i film nascono con l'esigenza di raccontare una storia, spesso risultano riusciti, intensi, anche diversamente belli. Si parla di vite sbandate, di minorenni in carcere. Daphne rapina coetenee puntate in metropolitana, suo padre è stato in prigione, il suo futuro non esiste. E' una ragazza sola perché non ha una famiglia, ha un padre che a malapena cerca di ritornare a galla con l'amore di una nuova compagna. Affetto, pochi soldi, casetta striminzita. Non c'è spazio per una figlia che vorrebbe uscire dal carcere.
Un film asciutto quello del regista romano Claudio Giovannesi, autore anche della sceneggiatura e della colonna sonora che fa capolino in punta di piedi. Perchè il film è crudo, privo di ghirigori, senza compiacimenti. Gruppo di giovani carcerate in un interno, con le dinamiche della prigione, i rapporti sempre intrisi di sopraffazione tra agenti di custodia e recluse. 
Eppure anche nella desolazione del cemento e delle sbarre, può nascere un Fiore, può sorgere l'amore. E Giovannesi punta la macchina da presa su quei visi, su quegli occhi facendo di Daphne Scoccia la protagonista assoluta su cui poggia tutto il film.
Atipico, ruvido ma anche dolce. Un amore che nasce negli occhi, con gli sguardi, nella parole clandestine affidate a bigliettini "fuorilegge", perchè in carcere nulla è permesso. Da un gesto di accoglienza, condivisione e solidarietà, sgorga altro, quasi all'insaputa dei protagonisti, sorpresi loro stessi.
L'amore tra due adolescenti galeotti è fatto anche di scelte sbagliate, irresponsabili, assolutamente irrazionali. Ma è proprio nella "follia" d'amore che, un giorno forse, Daphne potrà trovare una salvezza. Daphne e Josh, anime non ancora perdute nonostante gli errori, con la voglia di andare dove li porta il cuore, di vivere l'amore piuttosto che la violenza, a modo loro naturalmente, con incoscienza e tanto coraggio. La forza dell'amore. Unica salvezza di vite smarrite.
Piccolo ma significativo ruolo per Valerio Mastandrea, il papà di Daphne ex galeotto con troppi problemi suoi, per poter risolvere quelli in cui ha indirettamente messo la figlia: anche per lui la speranza e l'ambita normalità, passano attraverso l'amore, il cuore della nuova compagna che lo ama.

lunedì 4 luglio 2016

ATLETICA Una petizione per Schwazer: «Lo vogliamo all'Olimpiade di Rio»

Ora c'è anche una petizione. Forse non è più un ritretto numero di persone a ritenere che contro Alex Schwazer si sia architettata una spaventosa e crudele montatura.  "We want Alex Schwazer at the Olympics in Rio!", noi vogliamo Alex Schwazer alle Olimpiadi di Rio!: è la petizione lanciata su www.change.org a sostegno della partecipazione del marciatore azzurro all'Olimpiade. 
Partecipazione che ora sembra essere molto lontana, a causa della misteriosa, strana e più che sospetta vicenda della positività per anabolizzanti (ma in misura irrisoria, come gli esperti di doping sanno bene).
Oggi la Procura di Bolzano ha aperto un fascicolo in cui l'atleta è presunta parte lesa, dopo la denuncia contro ignoti depositata nelle scorse settimane dalla difesa dell'altoatesino. La petizione ha iniziato a raccogliere le adesioni, destinate ad aumentare quando verrà pubbicizzata tramite i social e le mail del popolo sensibile alle ingiustizie di varia natura. petizione ha ottenuto una settantina di firme virtuali. 
Sandro Donati, che da una vita ha pagato sulla sua pelle la sua lotta al doping e che ora è anche lui vittima e bersaglio come Alex, ha spiegato all'agenzia Ansa: «Sono il suo allenatore, ho trascorso la mia vita lottando il doping, per questo sono stato emarginato per anni dalle Istituzioni sportive, posso garantire l'assoluta pulizia di Alex e l'incredibile CONTRASTO tra lo 'strano' controllo dell' 1 gennaio e i risultati di altri 14 controlli antidoping della IAAF e di 35 test ematici a sorpresa fatti dall'ospedale pubblico San Giovanni di Roma». E anche quello di Pasquale Bellotti, ex direttore della Scuola dello Sport di Coni ed esperto di doping: «Perché, una volta tanto, possa trionfare la ragionevolezza ed il buon senso. Solo i fessi, gli stolti e ovviamente l'innumerevole stuolo di quelli che sono in malafede possono o ipotizzare o sostenere che questo atleta sia o si sia dopato!».
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/atletica-perche-la-fidal-e-cosi-passiva.html 

SOCIETA' Al Palio di Siena vince la Lupa, ma è bianconera



Il Palio di Siena del 2 luglio è stato vinto dalla Lupa, a digiuno da ben 27 anni, che non ha colori giallorossi come potrebbe ipotizzare chi è abituato ad abbinare la Lupa alla Roma calcio, ma bianconeri. Insomma, anche se ci si chiama Lupa,  anche se è Palio di Siena e non calcio, per vincere ci vuole una divisa bianconera.  Almeno stavolta è andata così...

domenica 3 luglio 2016

CALCIO Fuori dagli Europei ma fieri dell'Italia del Conte

Dopo la Champions League, gli Europei, dopo il Bayern la Germania. Per chi durante la stagione scorsa ha tifato Juve i tedeschi sono stati il tabù dell'anno. In comune le due eliminazioni hanno avuto quella sottile e realistica sensazione di aver perso una grande occasione, proprio in considerazione del valore del Bayern prima e ora di questa Germania campione del Mondo e "domata" dall'Italia. A scanso di fraintendimenti, l'Italia è fuori dagli Europei ma c'è da esser fieri di questa Nazionale di Conte. La squadra ha dato tutto ciò che aveva da dare, è sempre stata concentrata applicando con dedizione le disposizioni tattiche predisposte dal ct, e spesso quando qualcuno ha commesso errori aveva immediatamente la forza di rimediare (vedi Florenzi che si fa soffiar palla e poi di tacco si rende protagonista di uno spettacolare salvataggio sulla porta).
Nessuno deve accampare alibi, ma ricordare in che condizioni di emergenza la Nazionale di Conte è arrivata agli Europei, e quanto ha perduto strada facendo, è doveroso per rendere ancora meglio la bravura di chi è andato in campo, oltre i propri limiti ma sempre con tanta voglia di farcela, credendoci.
Diciamo sempre che l'Italia non ha ricambi di talenti. Conte ha perso le sue due stelle del centrocampo prima di arrivare in Francia: Marchisio e Verratti. Poi ha perso anche De Rossi, rinato dopo lo scialbo campionato con la Roma (ma su di lui, quando indossa la maglia azzurra, si può sempre contare) e come se non bastasse la freccia di fascia destra Candreva. Si è arrivati a rimpiangere perfino il lento Thiago Motta visto in Francia, fuori anche lui. Per non parlare del fardello delle ammonizioni.
Rileggete la formazione dell'Italia, è evidente che la squadra è stata superiore alle qualità dei singoli. Anche con la Germania la prova in difesa è stata strepitosa, avessimo avuto anche solo un Candreva in più...
Capitolo rigori. Non si può dare la croce a Darmian perchè in realtà la qualificazione si è persa prima, quando l'Italia non ha saputo concretizzare il vantaggio e chiudere la serie regolare dei cinque rigori. Italia caso mai tradita dagli attaccanti, per i quali segnare un rigore non dovrebbe essere un'impresa, anche se è vero che Zaza ha tirato a freddo (e che il ct avrebbe potuto farlo giocare almeno 5 minuti... Ma sarà stato questo il motivo di quell'assurda danza dei passettini che lasciava presagire il peggio?).
Esagerato il tiro alle stelle di Zaza (fatto entrare proprio in vista degli imminenti rigori), irritante l'errore di Pellè che si è permesso anche di fare lo sbruffone irridendo Neuer mimando il gesto del cucchiaio e poi tirato abbondantemente fuori, nemmeno prendendo lo specchio della porta, fuguraccia cosmica e imperitura.
Sensazioni davanti al video applicando la egge di Murphy relativa al tifoso: un giocatore viene schierato allo scadere per battere poi un rigore e lo sbaglia (Zaza). Un giocatore che ha già segnato il rigore nella partita regolamentare poi avrà problemi a calciarne un secondo e spesso lo sbaglia (Bonucci). Chi fa lo sbruffone con il portiere, poi paga facendosi parare il rigore o sbagliandolo di suo (Pellè).
Detto questo, l'Italia di Conte e Buffon, l'Italia dei Giaccherini, della super difesa bianconera (Chiellini, Bonucci, Barzagli), l'Italia che ha unito napoletani e juventini, romanisti e laziali, merita l'applauso incondizionato. Da Conte che se ne va al Chelsea a Ventura che arriva, spero che lo spirito di queste settimane non vada perduto.