Google+ Badge

sabato 29 ottobre 2016

CALCIO Juventus-Napoli 2-1

La Juventus batte il Napoli e lo spinge a meno 7, ma soprattutto manterrà il vantaggio sulla Roma che al momento sembra la più autorevole rivale per lo scudetto. La Juventus ha vinto ma ancora una volta ha sofferto molto e non ha incantato per il gioco espresso. La "cattiveria" agonistica (come l'ha definita Bonucci) rappresenta l'aspetto positivo della serata, che nel secondo tempo ha visto una Juve più tonica e battagliera.
Ma che brutto primo tempo, quasi soggiogata dalla ragnatela del Napoli e soprattutto dalla sua lentezza nello sviluppare un gioco che non si è mai aperto. Troppi passaggi indietro, troppe indecisioni (specie di Hernanes, che però trovo ingiusto contestare ogni volta) nel controllo palla e nel ripartire a ridosso della difesa. E in attacco nessuna trama pericolosa, tanto che i portieri sono rimasti in pratica quasi del tutto inoperosi.
Uno spettacolo decisamente mediocre, il cui livello si è innalzato nella ripresa, ma soprattutto a causa di svarioni episodici. La svirgolata di Ghoulam che ha regalato il più imprevedibile degli assist a Bonucci (che ha tirato da campione), l'assenza di Lichtesteiner che non ha seguito l'inserimento in area di Callejon, il rimpallo tra Khedira e i difensori azzurri dopo il pallonetto geniale di Higuain, che capisce subito dove andrà a finire la palla e continua la corsa con determinazione, andando a colpire perfettamente il pallone, che sibila dritto verso la rete tenendosi basso.
E' vero che il Napoli non ha creato molto sotto rete, ma in campo è parso a lungo padrone della situazione e perfettamente a suo agio. Il gioco della Juve ancora non sboccia, anche se è bastato Marchisio per avere un'idea di cosa manca a questa squadra. Con il principino in campo sono tornare le geometrie, la rapidità, l'imprevedibilità. Allegri si è sgolato chiedendo alla squadra di aprire o su Alex Sandro o su Cuadrado, subentrato a Chiellini (di nuovo infortunato). Solo loro due sono parsi in grado di saltare l'uomo e creare cross e pericoli. Pianjc avrà pure le attenuanti, come sostiene giustamente Allegri, ma continua a non convincere e la realtà dice che nel primo tempo il Napoli non ha certo faticato per mettere la museruola alla Juve.
Mi è piaciuto che Higuain abbia segnato senza esultare, come faceva Quagliarella (che in maglia juventina segnò a molte sue ex squadre). Mi è piaciuto l'abbraccio vero tra Higuain e Sarri. Mi sono piaciute le parole di Sarri, che ha dimostrato cosa sia la riconoscenza, su Gonzalo. Mi sono piaciuti gli applausi che lo Stadium ha rivolto a Giaccherini, il nostro amatissimo ex, quando ha rilevato Insigne. Mi è piaciuta l'esultanza di Bonucci, con gli occhi rossi e lucidi poi parlandone in tv, e la sua dedica familiare che tutti sappiamo quanto fosse giustificata.



domenica 23 ottobre 2016

PENSIERI E PAROLE "La vita è..."

 
"La vita è un breve lasso di tempo in cui siamo vivi"
  
Il personaggio Merry Levov bambina (Dakota Fanning) nel film American Pastoral 

CINEMA American Pastoral















AMERICAN PASTORAL
Regia: Ewan McGregor.  Interpreti: Ewan McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning. Tratto dal romanzo omonimo di Philip Roth
* visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano

Il vantaggio per me è stato quello di non aver letto il libro di Philip Roth, così posso risparmiare il solito discorso del romanzo tradito e del film che è altra cosa...
American Pastoral, per una volta si può andare oltre le consuetudini, perchè anche un film che può essere definito imperfetto per alcuni aspetti, è tuttavia sconvolgente e angosciante nell'affrontare il risvolto psicanalitico del rapporto tra genitori e figli. Certo, si parla del sogno americano fatto a pezzi, come l'ufficio postale del film e come l'invidiatissima famiglia che ha unito la miss e l'eroe sportivo della scuola. Un sogno americano che si rivela illusorio e implosivo, simbolo di un'apparenza che può risultare ingannatrice e disgregante. Alla fine il nodo del film è materiale da psicanalisi, non a caso presente e con un ruolo tutt'altro che secondario. Da una famiglia perfetta (non si dovrebbe mai finire di spiegare che la perfezione, il concetto stesso di perfezione, non esiste, se non nelle ridicole sceneggiature di certe serie Tv) può nascere... un'estranea che non sa decifrare la realtà che la circonda e nella quale è immersa. Una figlia subito schiacciata dalla bellezza insuperabile della madre e da un sentimento innaturale per il padre, che manifesta un disagio con la balbuzie, segnale esteriore del suo malessere esistenziale, base della sua esistenza conflittuale e ribelle, il cui germe nasce nel confronto con madre e padre. In un illusorio scenario di perfezione che disprezza, non riuscendo più a vedere la realtà, risucchiata nel vortice di una contestazione idealmente legittima ma sbagliata nelle modalità assassine.
Ma la contestazione, giusta, della politica americana in Vietnam e contro la popolazione di colore, passa attraverso il rifiuto di ciò che rappresenta la famiglia, genitori invidiati da tutti, troppo belli e di successo, e per questo modelli ingombranti, irraggiungibili, scoraggianti. E perciò detestabili, totem da abbattere. Nel dramma di una Nazione che ha alimentato e alimenta miti falsi e corrotti, calpestando con violenza i deboli, s'inserisce e si mette a fuoco il dramma familiare di una coppia che scoppia, di una madre che va fuori di testa e cerca di rimuovere restituendo centralità a quel sogno spezzato (nuova casa, nuovo progetto, un amante, nuove cose in realtà assai poco importanti: tutto ciò che aveva cercato di sfuggire, vivendo in campagna, allevando mucche...), e di un padre che non si rassegna a perdere la sua figlia perduta, che contesta la contestazione forte del suo essere diverso, dei suoi valori. 
Per certi aspetti, nonostante le intenzioni, il film ha alcuni aspetti non approfonditi e lasciati cadere (l'attrazione figlia bimba-padre, il rapporto con l'FBI e con i parenti, lo stesso legame moglie-marito da un certo punto in poi). Per vedere il protagonista senza cravatta (anche questo è aspetto simbolico: nella drammatica serie di eventi, giacca e cravatta intonata restano una costante, elemento consuetudinario di quella normalità perseguita senza rinunciare all'eleganza della forma), in un'unica scena, bisogna attendere quasi l'epilogo di questa discesa agli inferi dell'idea di famiglia e affetti. 
Ascoltando certi dialoghi tra figlia e padre, non si può fare a meno di pensare che questa ragazza perduta abbia in sè il gene della follia, seguendo un percorso tutto suo che ribalta verità e realtà, non riuscendo a vedere ciò che le si para dinanzi. Trasformando la culla che l'ha cresciuta in un bersaglio. Il troppo bello che diventa handicap, modello irraggiungibile e per questo da far esplodere. Così che lo scopo di una vita diventa fare a pezzi chi quella vita l'ha generata. L'interrogativo che pesa su ogni genitore quando un figlio vive problematiche ("Cosa e dove abbiamo sbagliato?") qui viene sciolto assolvendo, perchè nemmeno le condizioni migliori per crescere talvolta sono una polizza di garanzia contro i problemi e il mal di vivere.

"La vita è un breve lasso di tempo, in cui siamo vivi"


sabato 22 ottobre 2016

CALCIO Milan-Juventus 1-0





Quest’anno va così. Due partite a San Siro, due sconfitte, di misura e con diversi argomenti di recriminazione. Non è un dramma ma è giusto anche riflettere su qualche punto focale della rivoluzionata Juventus 2016-17 e analizzare con lucidità dove e come si possa e debba migliorare.
Stavolta non sono completamente d’accordo con l’analisi di Allegri, vista in Tv mi è parsa una Juve con lucidità limitata, soprattutto dalla metà campo in avanti. Spesso troppo lenta e prolissa in fase di ripartenza dopo azioni difensive di successo, in realtà la Juve ha confermato le sue difficoltà offensive in certe situazioni di gioco. Stavolta non c’è stato il guizzo del campione a risolvere, magari mascherando i lati meno brillanti di una prestazione.
Personalmente non ho ancora apprezzato il talento di Pjanic, trovo irritanti certe prolissità di Dani Alves che continua a rischiare troppo di perdere la palla, anche quando è pericolosamente vicino alla porta bianconera. Sbaglierò. Ma pare sempre che la Juve cerchi eccessivamente di arrivare in porta con il pallone, insistendo con scambi che quando riescono sono indubbiamente spettacolari, ma spesso diventano solo occasioni mancate per tirare. O non si tira o si tira da troppo lontano: a San Siro lo hanno fatto, male, Hernanes e Cuadrado, aveva azzeccato tutto Khedira al 96’, ma lì è stato formidabile Donnarumma.
Il fatto che in realtà la Juve avesse concluso in vantaggio per 1-0 il primo tempo con il gol clamorosamente valido di Pjanic su punizione (regolare la posizione di Bonucci, singolare che a decidere sia stato l’arbitro di porta, che peraltro se ha segnalato un tocco di Bonucci, ha visto molto male), avrebbe determinato tutta un’altra partita, col Milan costretto ad attaccare scoprendosi, e il contropiede della Juve con ampi spazi a disposizione.
Preoccupa che il gioco bianconero stia evidenziando la difficoltà a mandare al tiro Higuain, che si sbatte molto ma è poco e mal servito dai compagni. E nel terzo mese di attività non ci sono stati ancora progressi evidenti. Un problema a cui va posto rimedio, studiando alternative. L’anno scorso quando entrava Morata, c’erano delle aspettative, perché il gioco si apriva a soluzioni imprevedibili. E qualche volta c’era Zaza che inventava. Non è la stessa cosa ora che a subentrare è Mandzukic, per il quale la squadra non sviluppa un approccio di gioco diverso. Non a caso ieri, quando si è fatto male Dybala (ah, se invece di tirare avesse visto che c’era Khedira libero sulla destra, nemmeno si sarebbe infortunato) è entrato Cuadrado, che non è attaccante puro. E nel momento in cui è venuto a mancare l’estro di Dybala, la Juve ha perso molto negli ultimi venti metri e non solo. 
E vogliamo parlare del gol di Locatelli? Splendido nell'esecuzione, ci mancherebbe altro non riconoscere le qualità del baby rossonero, ma perchè si è trovato assolutamente solo in area, dimenticato da tutti e senza opposizione? Un errore che non è da difesa juventina.
Ci sono serate che vanno come vogliono andare, e quando è stato annullato il gol di Pjanic, il presagio che potesse finire male ha preso corpo. Ma una Juve ambiziosa, più cattiva, lucida, concreta e determinata, non avrebbe dovuto perderla questa partita con il Milan. Era successo con l’Inter (gol avversari su palle perse con superficialità), è accaduto con il Milan. La Juve deve far tesoro e tornare a giocare da squadra, con compattezza, se vuole inseguire il sesto scudetto di fila.

mercoledì 19 ottobre 2016

VOLLEY Da Papi a Del Piero e Totti, giocare finché si può...

Sul Corriere dello Sport-Stadio del 18 ottobre 2016
 
La longevità sportiva ha radici lontane ma è un fenomeno non più troppo raro, anche a livello di grandi campioni, pure negli sport di squadra che richiedono robuste dosi di agonismo ed energie. Ricordata la canoista Josefa Idem che ha partecipato all’ultima Olimpiade all’età di 48 anni e che a 44 vinse l’ultima sua medaglia, o l’asso dello slittino Zoeggeler che ha gareggiato fino a 41 anni, calcio ed altri sport di squadra hanno avuto molti fuoriclasse senza età. 
Nel basket Dino Meneghin lasciò a 44 anni, Antonello Riva giocò fino a 43 e poi qualche altra partita nel campionato di Promozione alla veneranda età di 52 anni. Nella pallanuoto “il caimano” Eraldo Pizzo a 44 anni era ancora in piscina, a chiudere la carriera con la calottina della mitica Pro Recco. Antonio Vittorioso a 43 anni gioca nella Roma Vis Nova. Lisandro Villagra, 40 anni, gioca a rugby e allena a Recco.
Molti i pallavolisti che hanno giocato a lungo: oltre a De Giorgi e Vujevic, non si può dimenticare Pupo Dall’Olio, palleggiatore che concluse la carriera a 42 anni. Un altro regista, Paolo Tofoli, giocò fino a 43 anni mentre Luca Cantagalli schiacciò fino a 41, l’alzatore coreano Kim Ho Chul fino ai 40. E Tetioukhin, come Papi, gioca ancora: a 41 anni ha partecipato alla sua sesta Olimpiade facendo il portabandiera della Russia e a gine stagione smetterà per allenare il Belgorod.
Ma è nel calcio che abbondano gli esempi di super quarantenni splendidi, come li definirebbe il regista Nanni Moretti. Se nonno Stanley Matthews, in campo a 50 anni e vincitore del primo Pallone d’oro della storia quando ne aveva la bellezza di 41, è inarrivabile, scavalcata la soglia dei 40 non è più così difficile trovare campioni di calcio e di longevità. I quaranta di Francesco Totti sono stati appena celebrati. Alessandro Del Piero ha smesso a 40 anni tondi, spendendo le ultime tre stagioni a Sydney e poi in India. Javier Zanetti, l’argentino dell’Inter, chiuse a 41. 
Anche la bandiera del Milan, Paolo Maldini gettò la spugna a quasi 41 anni. La stessa età raggiunta la quale Costacurta disse basta. Indubbiamente per i portieri è meno difficile spostare i confini dell’anagrafe. Marco Ballotta si spinse oltre i 44 anni (l’età in cui smise Roger Milla, leggenda del Camerun). Albertosi e Balli a 45, Antonioli a 43, Pagliuca 41, Bucci 40. Dino Zoff è diventato campione del Mondo a 40 anni suonati, smettendo a 41. Nel passato il cannoniere Silvio Piola giocò a calcio fino a 41 anni.

VOLLEY Papi, un Fenomeno intramontabile

https://www.youtube.com/watch?v=ojN_p2L-D4Y


 http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/10/19-16506565/pallavolo_-_papi_un_fenomeno_senza_eta_/

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/10/volley-da-papi-del-piero-e-totti.html

lunedì 17 ottobre 2016

CALCIO I veri tifosi dell'Inter stanno con Icardi

 Su Change.org è apparsa una petizione lanciata dai tifosi dell'Inter. Ormai il mondo, anche quello del calcio e dello sport che dovrebbe costituire un'oasi di divertimento,passione, relax ed arrabbiature lecite, è diventato terreno di scontro, nel nome di un presunto politicamente corretto che non ha invece ragione di esistere. 
Chi legge questo blog sa che il mio cuore palpita per la Juventus. Ma in questo frangente mi schiero con Icardi e con i tifosi dell'Inter che non si riconoscono in questa campagna contro Icardi, fino a prova contraria patrimonio della società nerazzurra. I tifosi dovrebbero fare i tifosi, senza pensare di essere i depositari della verità e di costringere tutti gli altri, a cominciare dalla società, ad agire secondo i loro umori in nome di non si sa bene cosa.

Ecco il testo dei veri tifosi interisti

Noi tifosi interisti e uomini di buon senso ripudiamo le aberranti gesta della curva nord del giorno 16/10/16 ai danni del calciatore Icardi Mauro,dal comunicato mattutino ai disordini serali. Riteniamo che sia INACCETTABILE attaccare con quei toni un tesserato della NOSTRA società,nonché nostro giocatore simbolo e capitano, semplicemente perché ha riportato la sua versione degli avvenimenti di Reggio Emilia del 01/02/15 al termine della partita Sassuolo-Inter,versione tra l'altro confermata da testimoni oculari e da registrazioni televisive.
Riteniamo che il ragazzo sia stato imparziale nella sua esposizione,sottolineando i suoi errori, scusandosi per la frase estremamente discutibile pronunciata dopo i fatti di Reggio Emilia e spiegando la stessa,sottolineando come non fosse sua intenzione colpire l'istituzione della curva nord,bensì gli ipotetici squilibrati che sarebbero potuti andare sotto casa sua(cosa che alla fine ,purtroppo, è accaduta).
Chiediamo inoltre ai signori Ausilio Piero e Zanetti Javier Aldemar e alla società tutta di rivedere le posizioni espresse nel post partita di Inter-Cagliari.
Noi amiamo veramente l'inter e non vogliamo che simili atti minino il buon nome della squadra che amiamo
Forza Inter sempre
I tifosi

mercoledì 5 ottobre 2016

SOCIETA' Cucchi morto, l'imperizia dei periti

Sostenere che la morte di Stefano Cucchi, "improvvisa e inaspettata" fu dovuta all'epilessia è come sostenere che il presidente degli Stati Uniti d'America J.F.Kennedy sia morto non per le pallottole che gli perforarono il corpo, ma per un raffreddore causato dal fatto che viaggiava sull'auto presidenziale scoperta.

martedì 4 ottobre 2016

VOLLEY Il ranking Cev è una barzelletta. Ma non fa ridere


http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/10/04-16056447/volley_-_cev_un_ranking_europeo_inattendibile/

Estendendo il discorso affrontato sul Corriere dello Sport.it (che potete leggere cliccando il link sopra)  il giudizio sull'operato della Cev deve essere ancor più severo. Sarebbe ora che le star della pallavolo, i campioni e le campionesse che il pubblico va a vedere nei Palasport consentendo di attirare sponsor e interessi, avessero più vice in capitolo. Quantomeno i tecnici più in vista. Ma come si fa a considerare seria una CEV (Ca...ate Europee Volley?) che non si vergogna di varare regole talmente poco sportive da produrre un ranking viziato dai criteri di scelta e di conseguenza chiaramente e clamorosamente inattendibile. Anzi, addirittura offensivo per la trasparenza di questo sport. Ma è noto che dove non c'è trasparenza ogni giochino è possibile. Ma forse qui non c'entra la malafede, non c'entrano gli interessi di parte, ma è solo una conclamata manifestazione di incapacità. Certa gente andrebbe mandata a casa (sua), altro che alberghi a cinque stelle e macchinoni, vacanze spesate in giro per l'Europa e per il Mondo, tiraneggando chi di volta in volta organizza eventi, con richieste e pretese ridicole.
Per tacere sulla comunicazione. Ci si chiede a che serva condividere linee guida, invitare a lezioni di comunicazione in teoria apprezzate ma poi puntualmente disattese, quando poi si tradisce la regola base di far viaggiare dal centro alla periferia le informazioni. O la Cev pensa di essere l'Uefa calcistica?

VOLLEY SuperLega, +32% di pubblico dopo l'argento olimpico

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/10/04-16050747/volley_-_superlega_l_effetto_olimpico_fa_crescere_il_pubblico/


2016-2017
MODENA 3289
MONZA 3363
PIACENZA 4002
PADOVA  2504
MOLFETTA 2000
TRENTO 2602
LATINA   1213
Tot. 18.993
Media gara 2713
Percentuale +32%


2015-2016
MODENA 2656
MONZA 2465
PIACENZA 2446
PADOVA 1965
FORLÌ   1800
PERUGIA 3048
Tot. 14.380
Media gara 2.396

lunedì 3 ottobre 2016

VOLLEY Zaytsev e Juantorena, spot per il volley alla "Domenica Sportiva"

https://www.youtube.com/watch?v=TAYaMq-bjWY


Un'occasione per mostrare come sono i campioni della Nazionale di pallavolo. Campioni ma non divi. Importante che Osmany Juantorena abbia dato la sua disponibilità a restare in azzurro anche ai Mondiali del 2018, che si svolgeranno in Italia, a Torino. La torta che Juantorena ha "recapitato" a Ivan è dovuta al 28° compleanno di Zaytsev, proprio domenica.

domenica 2 ottobre 2016

VOLLEY SuperLega per quattro assi: Zaytsev, Ngapeth, Juantorena, Giannelli

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/10/02-15984202/volley_-_superlega_al_via_in_quattro_per_lo_scudetto/

VOLLEY SuperLega al via, buon campionato chiedendo che...



Alla SuperLega che parte auguro buon viaggio. Con qualche suggerimento, consiglio, raccomandazione o speranza che formulo temendo seriamente che nessuno avrà voglia di riconoscersi tra i colpevoli e lavorare per evitare di finire sul banco degli accusati. Ma individuare gli errori è il primo passo per risolverli. E si parla soltanto di comunicazione, argomento che non sta molto a cuore alla maggior parte delle società, non tutte ma sempre troppe per uno sport che molto era cresciuto ma che poi è tornato indietro.

Buon campionato, chiedendo agli arbitri di chiamare qualche Video Check se hanno dubbi, perchè si è visto che nessuno è infallibile.

Buon campionato chiedendo alle squadre di non presentarsi in campo con maglie dello stesso colore o quasi: tutti in bianco, in nero, in blu, in rosso.

Buon campionato chiedendo agli arbitri di far cambiare maglia a chi gioca in casa, qualora ciò di cui sopra avvenisse, ignorando il book della Lega che già oggi prevedere i colori di ogni partita.

Buon campionato chiedendo che poi nessuno accampi scuse, perchè come cantava Celentano, c'è sempre un motivo...

Buon campionato chiedendo agli addetti stampa dei club di non confondere i giornalisti con i tifosi.

Buon campionato chiedendo agli addetti stampa di accompagnare i video con il testo delle interviste, perchè i pochi giornali nazionali che hanno interesse ad usarlo, hanno le redazioni ridotte all'osso e non dedicano la giornata lavorativa alla sola pallavolo, specie in orari di chiusura.

Buon campionato chiedendo, anzi pregando, gli addetti stampa a non diffondere alla vigilia delle partite o subito dopo, le intervistine del general manager o del vice allenatore o del panchinaro che nemmeno è entrato. Non è meglio far parlare i protagonisti della partita? L'allenatore e il giocatore chiave?

Buon campionato chiedendo agli addetti stampa di non nascondere cosa è accaduto in campo, perché le bugie hanno le gambe corte e qualche testata su cui approdare per essere smascherate la trovano sempre.

Buon campionato chiedendo agli addetti stampa di andarsi a ristudiare come si fa un comunicato. Se il loro presidente ha una cosa da dire, la facciano dire a lui, aprendo le virgolette, evitando figuracce con tirate contro quello o contro quell'altro, firmate ufficio stampa quando si sa benissimo che chi ha pronunciato quelle frasi è chi comanda.

Buon campionato ricordando di continuare a fare come quasi tutti fate, cari addetti stampa: una o più foto alla fine del testo.

Buon campionato ricordando che i giornali ad un certo punto chiudono, non può passare un'eternità tra l'ultima palla finita a referto e l'invio del tabellino e/o del testo. Passo successivo: la prossima volta si mette solo il risultato, se non si sfora con il tie-break...

Buon campionato ricordando agli addetti stampa che prima si annuncia una notizia che vogliono proporre per la pubblicazione e più alta è la possibilità di gareggiare nella corsa degli spazi.

Buon campionato anche alla Lega e al suo Ufficio Stampa, nella speranza che condivida qualcosa di questo biglietto di auguri e che si batta realmente, compito sgradevole, lo immagino, per soddisfare la letterina a Babbo Natale della SuperLega...

 
Nel disegno in alto Ivan Zaytsev, cresciuto nella pallavolo italiana fino ad arrivare alla medaglia d'argento olimpica di Rio 2016 (dopo il bronzo di Londra 2012) e ora di nuovo nella sua Perugia con la maglia Sir Safety, visto da Serena Stelitano

 

CINEMA Cafè Society

 CAFE' SOCIETY - Regia: Woody Allen. Interpreti: Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Parker Posey, Steve Carell, Black Lively

* visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano 

Gli ingredienti del cinema di Woody Allen ci sono quasi tutti. Il cast di attori e come ormai quasi sempre accade assemblato per la prima volta, a parte Jesse Eisenberg che era stato tra i protagonisti del mediocre To Rome with love. Cafè Society, primo film girato in digitale da Woody, è una commedia molto romantica che ripropone temi già ampiamente trattati dal regista newyorchese, ma centra il bersaglio con la tenerezza e l'ironia, con l'accuratezza dei costumi d'epoca (siamo negli anni 30) e con una colonna sonora praticamente onnipresente, semplicemente splendida e in sintonia con la storia e i suoi protagonisti. L'ebraismo, moglie e marito (padre e madre) la sorella, il fratello, il malavitoso, il cognato. Potrebbero essere in libera uscita da Radio days... 
Sarà che Woody è invecchiato, sarà che dopo Irrational man voleva redimere i suoi uomini, ma in Cafè Society la malvagità viene presa in giro con l'ironia e gli omicidi sono raccontati con umorismo. C'è invece un atteggiamento diverso negli uomini vittime dell'amore e del romanticismo. Si perde senza violenza, soffrendo interiormente. Ci si innamora ma senza dimenticare il passato. Non si abbandonano le scie d'amore, si soffre, si ricorda con senso di responsabilità. E anche chi compie azioni che possono non essere condivise, cerca in qualche modo assoluzione, percorrendo a sprazzi la via dell'onestà sentimentale, nel momento in cui si devono sciogliere nodi cruciali.
Si tradisce, ma senza troppa cattiveria, quasi prigioneri di un inevitabile destino.
Cafè Society
è un film molto romantico, che piacerà agli animi ancora sensibili alla dolcezza e al sentimento. Piacciono le interpretazioni (ottimo Steve Carell) e si fa fatica a credere che l'inespressiva Kristen Stewart della saga Twilight, riesca a non risultare stonata.

Non è il suo capolavoro, ma Cafè Society riconcilia con il cinema di Woody Allen più romantico e lieve, leggero nel senso migliore del termine. L'algoritmo che vuole Woody alternare film buoni ad opere deludenti, stavolta ha fatto cilecca. Seduti al suo Cafè si sta comodi e si trascorrono piacevolmente quasi 100 minuti di romantico e ironico relax.

La colonna sonora

Café Society (Original Motion Picture Soundtrack) – Various Artists – in download su iTunes
1 The Lady Is a Tramp – Vince Giordano & The Nighthawks 3:51
2 Jeepers Creepers – Vince Giordano & The Nighthawks 2:06
3 Mountain Greenery – Kat Edmonson, Vince Giordano & The Nighthawks 2:32
4 Have You Met Miss Jones? – Vince Giordano & The Nighthawks 1:45
5 I Didn’t Know What Time It Was (78 RPM Version) – Benny Goodman and His Orchestra 3:20
6 Taxi War Dance (Alternate Take) – Count Basie and His Orchestra 2:49
7 Zing! Went the Strings of My Heart – Vince Giordano & The Nighthawks 4:14
8 Manhattan – Vince Giordano & The Nighthawks 3:49
9 My Romance – Vince Giordano & The Nighthawks 3:17
10 Pick Yourself Up – Vince Giordano & The Nighthawks 3:18
11 I Only Have Eyes for You – Ben Selvin 3:27
12 The Peanut Vendor (El Manisero) – YeraSon 2:31
13 There’s a Small Hotel – Vince Giordano & The Nighthawks 2:41
14 Out of Nowhere – Conal Fowkes, Brian Nalepka & John Gill 3:11
15 This Can’t Be Love – Conal Fowkes 3:33

Filmografia di Woody Allen

Regista e sceneggiatore

Film

Cortometraggi

Televisione

Sceneggiatore

Attore

sabato 1 ottobre 2016

VOLLEY Il boom del beach raccontato da iVolley magazine

http://www.ivolleymagazine.it/ivolley_n.136/index.html

Sul numero di iVolley appena pubblicato, pagina 24 e 25, un servizio sul beach volley, da sport dileggiato e snobbato a disciplina olimpica di successo, tra le più seguite

CINEMA Il Cardinal Voiello di Sorrentino, legge il Corriere dello Sport

Ieri sul Venerdi di Repubblica e oggi sul quotidiano, compare una foto tratta dalla serie Tv di Paolo Sorrentino, The young Pope, interpretata tra gli altri da Jude Law, Diane Keaton e Silvio Orlando. Quest'ultimo è il Segretario di Stato del Vaticano, cardinale Angelo Voiello e la foto lo ritrae intento a leggere Il Corriere dello Sport. Un bello spot per il quotidiano sportivo romano, letto abitualmente dal regista napoletano e tifoso del Napoli.

EDICOLA Il Palazzetto è ok, la Gazzetta ancora no...

  http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/06/basket-roma-e-il-palasport-che-non.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/06/basket-la-gazzetta-il-caldo-e-la.html


Il Palazzetto dello Sport è tornato agibile, scampando alle problematiche che ancora paralizzano il Comune di Roma. La Gazzetta dello Sport invece, si conferma la più tenare nell'insultare la storia olimpica dell'impianto di Piazza Apollodoro e la conoscenza elementare delle vicende sportive capitoline. Lo so, è una battaglia persa perché l'ignoranza finisce sempre per prevalere sulle corrette forme e sull'educazione, anche quella giornalistica. Questo blog, pur consapevole della sconfitta, non si rassegna e continua a segnalare gli svarioni.

ROMA Bus a Roma, un calvario quotidiano: il 913

Passano gli anni, cambiamo i sindaci, i remuneratissimi vertici dell'Atac, ma la cattiva gestione e il cattivo funzionamento della rete pubblica dei trasporti a Roma, sono una costante di cui non si riesce a liberarsi. Cambiano anche i passeggeri, perchè ormai i bus sono una forca caudina sotto la quale devono continuare a passare le classi meno abbienti e i cittadini di altri Paesi, accomunati dal fatto di non potersi permettere altri mezzi per spostarsi.
Un giorno a caso, un giovedì, orario preserale, prima della chiusura dei negozi, quindi nemmeno ora di punta anche se con le nuove regole (opportune? contribuiscono ad aumentare il caos?) sulla circolazione nella zona dello Stadio Olimpico perfino una partita di Europa League (Roma-Astra) che ha richiamato meno di 15.000 spettatori può innescare ingorghi nelle zone circostanti.
Ah, si parla di zona centrale, anzi centralissima. Piazza Augusto Imperatore, capolinea del 913 che collega il centro con la zona nord di Roma, attraversando il quartiere Prati.
Ore 18.35, un autobus (numero 3168) palesemente fuori servizio, è fermo. Dopo una decina di minuti arriva un altro bus, con la scritta deposito (numero 3095), quindi anche questo palesemente fuori servizio. Attracca finalmente al capolinea un bus funzionante (numero 3091), la gente sale. Si sta per partire? Non è detto e subito un pensiero assale chi da decenni sa come vanno le cose: vuoi vedere che tra poco ci dicono che questo bus non parte? Il pensiero diventa realtà, nel frattempo è arrivato un altro bus e sarà l'unico a ripartire dopo oltre 40 minuti di attesa complessiva. 
Si chiede perchè il bus non parta e uno dei quattro autisti che stazionavano in zona risponde di getto: «Perché non è arrivato l'autista che deve guidarlo».
Mi verrebbe da dirgli: «Sta aspettando un bus che lo porti qui?». Ma gliela risparmio. Alla domanda successiva ha già perso la calma e dimenticato l'educazione, nevroticamente risponde: «Non sono tenuto a dare queste informazioni a lei». Beh certo, in fondo il passeggero pagante che diritti ha se non quello di subire il sequestro? Evito perfino di mandarlo a quel paese, tanto è una partita persa.

Morale della favola, per due ore di divertimento in centro bisogna sacrificarne altre tre abbondanti per spostamenti che in auto richiederebbero al massimo 40 minuti tra andata e ritorno. Due ore, 120 minuti per fare circa 8km: perchè quando l'autobus è strapieno, ogni fermata dura un'eternità, tra chi sale in mezzo anche se non si potrebbe, tra chi sgomita e talvolta strepita per guadagnare la porta d'uscita dall'interno, se ci riesce. Inutile aggiungere che l'aria circolante era poca, anche se la vettura aveva la porzione alta dei finestrini apribile e non bloccata come spesso succede.
Da una vita i romani sono costretti ad ascoltare l'irritante invito ad usare i mezzi pubblici. Ma quali? Chi ha degli orari da rispettare, impegni, appuntamenti programmi, come fa a fidarsi dell'Atac? Autobus strapieni che mettono a durissima prova la resistenza di persone di ogni età e cittadinanza, di chi soffre di claustrofobia e sindrome da schiacciamento. Può servirsi dei mezzi pubblici chi ha tempo in abbondanza da buttare. No, decisamente no. Roma non è una città per persone civili.