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lunedì 28 novembre 2016

CALCIO Genoa-Juventus 3-1

Proprio all'inizio di un ciclo fondamentale, la Juventus è incappata in una delle peggiori suoi partite. Una di quelle giornate di luna storta dove niente è in ordine e tutto quello che può andar male, va di male in peggio.
Reso omaggio alla gagliarda prestazione del Genoa, non si possono tacere i demeriti juventini. Penso che Allegri in cuor suo temesse moltissimo questa trasferta post passaggio del turno in Champions, conspevole che i suoi monellacci non hanno perso il vizio di scendere in campo, in certe occasioni, con la testa sfarfallosa e le gambe lenti e molli, come se fossero vere le sciocchezze che si leggono un po'ovunque sulla storia del campionato facile, dello scudetto inevitabile. Dimenticando cosa fu capace di rimontare la stessa Juventus nella scorsa stagione, come la Juve di Conte soffiò al Milan uno scudetto che pareva già tinto di rossonero. Ed è sconcertante che proprio chi dovrebbe saperne di più, ne scrive mostrando di saperne di meno e di avere la memoria corta, pessimo difetto per chi ha la pretesa di essere autorevole.
La realtà, e Genova lo ha confermato, dice che lo scudetto è ancora lontanissimo per tutti, anche per la Juve. Fortunatamente per la bellezza di un campionato che sta rimettendo a lucido le ambizioni del Milan e della Roma, ma anche premiando il calcio redditizio offerto dalla Lazio e dall'Atalanta, oltre al Napoli a cui manca solo un centravanti per essere il Napoli agguerrito degli ultimi anni.
Come spesso capita poi, quando non si merita in campo, la malasorte infierisce: un netto rigore su Mandzukic non è stato fischiato nel primo tempo, Khedira si è divorato una colossale occasione solo davanti a Perin. Forse non sarebbe cambiato nulla, ma la recentissima rimonta in Champions del Besiktas sul Benfica (da 0-3 a 3-3) insegna che 45 minuti possono bastare anche per recuperare 3 gol.
Ma gli infortuni possono pesare ancor di più, a cominciare da quello occorso a Bonucci, che terrà fuori il leader bianconero per tre settimane, proprio nel momento cruciale (Atalanta, Dinamo Zagabria, Torino, e poi la Roma). E poi il perone fratturato di Danis Alves, che ha preso la botta fatale da Ocampos e si è perfino visto fischiare il fallo contro, incomprensibilmente, scandalosamente. Uscito in barella (ma perchè la car di soccorso non è in tutti i campi?) ha lasciato in dieci la Juve, perchè Allegri aveva esaurito i campi cercando di trovare la mossa giusta. Per Dani Alves si parla di un'assenza tra i due e i tre mesi, come minimo, ma solo dopo l'intervento chirurgico se ne saprà di più.
In effetti appena entrato Higuain ha subito confezionato un'azione da gol, poi Sturaro ha calciato altissimo un invitante pallone (come troppo spesso gli capita, ma in allenamento non provano quei tiri?). Mettendo nel conto l'inutile gioiello su punizione di Pjanic, perfino questa brutta Juve ha avuto le sue occasioni per segnare, e con una buona dose di fortuna magari anche pareggiare, nonostante il primo tempo da favola del Genoa. 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/11/calcio-siviglia-juventus-1-3.html 

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/11/calcio-juventus-olympique-lione-1-1.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/10/calcio-juventus-napoli-2-1.html 

martedì 22 novembre 2016

CALCIO Siviglia-Juventus 1-3


Non era cominciata bene la trasferta di Siviglia. A casa Higuain, una sola punta (Mandzukic), una formazione inedita con Cuadrado e Alex Sandro a far teorica compagnia al croato là davanti. Quando dopo nemmeno dieci minuti Pareja ha portato in vantaggio gli spagnoli la situazione avrebbe potuto deteriorarsi irrimediabilmente. Anche se quello era il primo tiro in porta del Siviglia, che in tutta la partita non ha mai impegnato seriamente Buffon.
Il merito della Juve è stato quello di mantenere nervi saldi, anche se il gioco non è mai sbocciato nel modo predicato da Allegri. Pochissime aperture sulle fasce, un giro palla troppo lento e improduttivo, tanti errori banali che finivano per riconsegnare puntualmente la palla agli andalusi, nessuna iniziativa personale per saltare l'uomo nell'uno contro uno, la specialità di Cuadrado e Alex Sandro.
Non una serata spettacolare, almeno non in modo tradizionale anche se alla fine, anora una volta, si è rivelata vincente la solidità bianconera. Non c'è dubbio che i due cartellini gialli rimediati in pochi minuti da Vazquez (di conseguenza espulso, prima della fine del tempo) abbiano definitivamente indirizzato tatticamente la sfida, con il Siviglia a proteggere il vantaggio e la Juve padrona del campo, anche se a lungo incapace di bucare la difesa biancorossa. Fortunatamente prima del riposo è arrivato il rigore fischiato da Clattenburg (che non aveva mai portato bene alla Juve prima di stasera) per una trattenuta su Bonucci, identica a quella che era costata alla Juve il rigore contro a Lione (fallo su Bonucci, poi la parata di Buffon, ma allora Leonardo fu anche ammonito).
C'era tutto un tempo per piazzare il colpo vincente. Nessun rischio ma nemmeno lampi. Fino al bel tiro di Bonucci, a 6 minuti dal termine, bravo a tener bassa la palla velenosa che portava la Juve sul 2-1. Era appena entrato il 16enne Kean, che non ha ancora potuto far vedere il suo valore ma come minimo, porta bene. Inutili e colpevoli patemi negli ultimi cinque minuti, con la Juve incapace di tenere il Siviglia lontano dall'area,  corner evitabili e pericolosi, poi all'ultimo respiro Mandzukic timbrava il cartellino di centravanti con un gran bel tiro che andava chirurgicamente ad insaccarsi, per il 3-1 finale. Il Siviglia non aveva subito gol finora in casa, nessuna squadra italiana aveva vinto su questo campo. Paradossalmente la Juventus ha segnato tre gol in una sola volta, in Champions, nel momento in cui aveva solo un attaccante di ruolo disponibile (oltre al 16enne Kean, primo ragazzo nato negli anni 2000 a giocare in Champions League)
Tirando le somme, bisognerà abituarsi a valutare diversamente questa Juve che non diverte troppo con il suo gioco, che deve crescere molto per avvicinarsi a ciò che potrebbe essere il suo standard, ma che risulta assai indigesta agli avversari. Ormai è diventata una costante: carattere, solidità, lampi decisivi. Scorbutica per quasi tutti, questa Juve nonostante le assenze pesanti, le imprecisioni e le lacune, sa essere sempre scomoda e quasi sempre vincente. Per ora, alla luce dei risultati, deve bastare. In primavera, servirà di più. Ma c'è tempo per crescere. Certi che se Pjanic e Dani Alves si decidessero a migliorare... sarebbe cosa buona e gradita.

lunedì 21 novembre 2016

SOCIETA' Alec Baldwin imita Trump al Saturday Night Live

http://www.tpi.it/mondo/stati-uniti/alec-baldwin-imita-donald-trump-ma-lui-non-la-prende-bene

L'attore Alec Baldwin si è prodotto in una spassosa imitazione del neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel corso dell'ultima puntata del Saturday night Live show. Cliccando il link potete leggere e vedere il filmato, attivando la funzione dei sottotitoli (in inglese). Pare che Trump non abbia gradito...

 

CALCIO Milan-Inter, maglie indistinguibili: e la tv si fa nera

Sembra incredibile ma è successo. Perfino nel calcio. Ma stavolta si è davvero esagerato, fino all'autolesionismo. Maglie uguali che si distinguono a fatica allo stadio e in tv. Un cavallo di battaglia frustrante per chi scrive e per questo blog, una battaglia iniziata negli anni '90, con periodiche e amare sconfitte da incassare (perchè i dirigenti, gli arbitri, i controllori cambiano, ma certe stupidità evidentemente si tramandano...),
Addirittura il derby Milan-Inter, in Tv e penso anche allo stadio, è diventato un groviglio di nero. Venti sfumature di neroblurossocupoesudato. Perche gli interisti si chiamano ancora nerazzurri, ma di azzurro non hanno più nulla, forse per via dei risultati negativi ma è diventato un blu scuro, sempre più profondo specie quando i giocatori iniziano a sudare. Non volevamo crederci ieri sera, quando si sono cominciati ad alzare gli improperi perchè non si capiva chi era chi. Assirittura qualcuno per cinque minuti ha tifato Milan pensando fosse l'Inter...
In teoria i colori sono sempre gli stessi, ma non ricordo una situazione simile in passato, nonostante ieri calzoncini e calzettoni bianchi li avesse l'Inter. Non volevo quasi scriverne, stufo di essere considerato un Don Chisciotte che fa caso a questi particolari...
Poi però la telefonata di un amico mi ha convinto a tornare sull'argomento, stavolta confortato dalla sollevazione di tutti i giornali che hanno stigmatizzato l'accaduto. Un'amara soddisfazione per me, ma fa piacere che per una volta il disagio e la rabbia siano state generali.
Come accade nel volley, dove tutte le squadre vogliono giocare in maglia nera (a proposito, ieri pure la Sir Perugia di volley ha giocato in Champions con un grigio insignificante opposto all'azzurro degli svizzeri avversari, pur avendo una bella maglia rossa nel guardaroba...) perchè sostengono che i marchi si vedono meglio.
Penso che nel calcio il problema sia diverso. Vero che gli sponsor tecnici disegnano maglie credendo di potersi sbizzarrire (la tenuta... Sprite della stessa Inter e la... Fanta indossata dalla Roma hanno fatto molto discutere, anche se identiche scelte hanno fatto Manchester City e Barcellona, tanto per ricordare che tutto il mondo è...impazzito). Per quanto riguarda le seconde e terze maglie ci sta anche, come hanno dimostrato negli anni, senza scandalizzare, squadroni come il Real Madrid o il Manchester United o la stessa Juventus (sempre in tinta unica), tanto per citarne qualcuna. Il vero problema è altrove e toccherebbe a Uefa e (per le Nazionali) Fifa intervenire con una regoletta semplice semplice, anzi due.
1) La maglia deve avere lo stesso colore base davanti e dietro.
2) I colori devono essere netti, siamo su un campo di calcio, non a una sfilata di moda, le sfumature non sono gradite. 
Anche perchè consentendo maglie tipo l'Inter in Europa League (azzurra, verde chiaro, verde giallino) bisogna poi fare i conti, oltre che con i colori degli avversari, con la divisa dell'arbitro e dei giudici di linea, con le maglie dei portieri. E magari anche con i palloni variopinti.

Ma il punto 1 è fondamentale: prendiamo ad esempio l'Atletico Madrid. Davanti righe bianco e rosse, sulle spalle fondo rosso totale. In teoria se guardo il fronte, posso anche giocarci contro in rosso o arancione, ma se due giocatori corrono affiancati, non si capisce più nulla. Con l'Atalanta poi, diventa quasi tutto nero avendo i bergamaschi ridotto al minimo il blu e solo davanti. 
Ovviamente non dico che bisogna tornare all'epoca della tv in bianco e nero e obbligare a far giocare una in divisa chiara, l'altra scura (inciso: personalmente trovo scarso appeal nel vedere Italia-Sudafrica di rugby con maglie azzurre e verdi, poco contrastanti per le telecamere e se coperte di fango) ma un occhio di riguardo per lo spettatore e il telespettatore, sarebbe d'obbligo. Perchè anche l'occhio vuole la sua parte...


I precedenti segnalati da Visto dal basso

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/03/volley-modena-va-in-bianco-latina-ora.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/05/pallavolo-li-vedo-neri.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/10/volley-il-campionato-rosa-va-in-bianco.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/01/volley-maglie-sbagliate-perche-la-lega.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/11/volley-soverato-e-caserta-in-tv-con.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/11/volley-padova-romagna-superneri-che-piu.html




sabato 19 novembre 2016

CINEMA Animali notturni

ANIMALI NOTTURNI - Regia Tom Ford. Interpreti: Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Aaron Taylor-Johnson, Michael Shannon, Isla Fisher e Armie Hammer. Basato sul romanzo Tony e Susan di Austin Wright.

*visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano

La musica struggente e meravigliosa di Abel Korzeniowski risucchia immediatamente nel mondo di Tom Ford. Due soli film, intensi, amari, dolenti e sofferenti: semplicemente bellissimi. Dopo A single man ecco Animali notturni. Un pugno nello stomaco che non dà tregua, rapisce e tiene incollati gli occhi al grande schermo, esperienza visiva ed emotiva fortissima.
Dolorosa, coinvolgente, sconvolgente. Amy Adams è fantastica, con la sua recitazione a tratti sussurrata, sommessa, nella varietà di timbri con cui dà vita alla sua Susan. Diversamente bella, qualunque sia l'acconciatura con cui buca lo schermo, incorniciando quegli occhi color del mare e dando vita ai tormenti del suo personaggio.
Bizzarra e memorabile la scena che apre il film, con i donnoni nudi oversize che proiettano nel mondo dell'arte. Tra la visualizzazione del romanzo che viene inviato in lettura e la realtà, immagini e inquadrature che si raccordano fondendosi, una finezza stilistica. 
Là una storia semplice e cruda, un romanzo che parla di un sè distrutto, di violenza e di morte. Quì altro tipo di violenza e distruzione, sentimentale, un'affettività annegata nella menzogna, nell'edonismo seriale senz'anima. La polvere del deserto e gli ambienti iperlussuosi non sono semplici location ma contesti dell'anima, immersi in un'atmosfera che riporta alle opere più cupe di David Lynch. Il quadro particolare che spunta in galleria, Revenge, sintetizza e anticipa molto il senso stesso dell'intero film di un "Mister Vendetta" essenziale e sofisticato al tempo stesso.
Jake Gyllenhaal ha un ruolo non facile, ma è bravo. Piace molto Michael Shannon, sia l'attore che il personaggio che interpreta.
 
https://www.youtube.com/watch?v=EAz2ALG_cg4

https://www.youtube.com/watch?v=EAz2ALG_cg4







PALLAVOLO Caro Adelio, è un anno che te ne sei andato...

Caro Adelio, è un anno che te ne sei andato, non di tua volontà naturalmente, e per questo sei scusato. Mi dispiace tu non possa leggermi, perchè come tante altre volte hai fatto, mi avresti detto: "Devo darti ragione, avevi visto giusto", aggiungendo qualcosa che tengo gelosamente per me. Era il tuo modo per rispettare punti di vista a volte diversi, perchè lontani dai personaggi e i fatti che tu invece vivevi da vicino, sempre con partecipazione, spesso con affetto reale. E' molto amaro e doloroso dirti che anche stavolta avevo ragione, ma lo sai che io ho questa dannazione di saper vedere certe cose prima che accadano, di capire dove vanno a sfociare i fiumi, l'inerzia della vita, come direbbe qualche telecronista incauto facendoci incavolare, come succedeva fino a un anno fa...
Sarai stato anche il giornalista onnipresente, a volte rompiscatole per qualcuno che si vedeva scoprire gli altarini, ma c'eri, sempre o quasi sempre.
Lo sapevano tutti che eri il più attivo e solerte dei giornalisti collaboratori (scusa la parola, a te piaceva solo l'etichetta di giornalista), sei stato per tanto tempo i miei occhi e le mie orecchie sui campi della pallavolo, in tutta Italia, ma che dico Italia, in tutta Europa... Non sarai stato il "giornalista vero" da redazione che sognavi, ma sicuramente ti sei divertito e sei stato più a contatto con lo sport della maggior parte dei giornalisti contemporanei. 
Ti sentivi una bandiera per il giornale, anche in tempi in cui le bandiere erano già state arrotolate e riposte nel dimenticatoio da aziende rinnovate al punto da aver dimenticato se stesse, il loro passato, le loro bandiere appunto.
Ora converrai che non volevo lusingarti quando ti dissi, anzi ti predissi, che dal giorno in cui tu avessi deciso di non seguire più la pallavolo (come da tempo andavi dicendo senza essere creduto da nessuno, tantomeno da me...) niente sarebbe stato più lo stesso. Te lo dissi o no che nessuno avrebbe mai preso il tuo posto? Che il tuo amato sport non sarebbe stato più raccontato come prima, spesso prima degli altri, e che pian piano nulla di quanto hai alimentato per tanti anni avrebbe più avuto valore, evaporato tra le piccole cose giudicate senza importanza?
 Non so se il mondo del volley, il tuo mondo, abbia già compreso il vuoto che hai lasciato. Nemmeno mi interessa, perchè lo so io e mi basta. Nessuno può saperlo meglio di me. Senza ombra di presunzione, ma con la certezza con cui il pasticciere (con la i, cfr Treccani) conosce meglio di tutti i segreti dei suoi dolci. Già un anno, il primo, senza commentare ciò che avviene nella pallavolo italiana, scandagliare risultati, prestazioni, ipotizzare il futuro.
E quando già eri intrappolato dal tuo dolore, te ne rendesti conto anche tu. Avrei tanto voluto sbagliarmi, ma purtroppo non è stato così, e ora tu ed io avremo ancora una cosa in comune oltre ai ricordi di quanto abbiamo vissuto insieme: nè tu nè io avremo eredi. 
"Il mondo è cambiato". Questa frase la ripetevi anche tu sconsolato, a volte, come un mantra che faticavi ad accettare, anche se alla fine la tua impostazione militaresca ti induceva al rispetto anche di cose che non capivi nè condividevi. Devo confessarti che certe cose non le capivo e non le capisco nemmeno io, potevo solo cercare di dipingerti il quadro come era, per cercare, illudendomi, di farti soffrire di meno.
Quando parlavi di ritiro, avevamo scherzato sulla scommessa obbligata: Chi lascerà prima la pallavolo, tu o il tuo eterno figlioccio Samuele Papi? Ecco, questa scommessa l'ho persa io. Tu hai dovuto abbandonarci (noi colleghi e soprattutto il mondo dei tuoi cari, dei tuoi affetti familiari), Samuele è ancora lì in campo che fa meraviglie. Dispettoso di un Adelio, pur di farmi sbagliare...
Caro Adelio, sappi che non manchi solo a me. C'è ancora tanta gente che ha nostalgia di te, eccessi inclusi. Anche ora che ti sei trasformato in una "figurina" collocata nell'album dei ricordi del mondo del volley che fu (con i tanti aneddoti legati a te e alle avventure vissute), forse per pochi, ma ricco di personaggi, dentro e fuori dal campo, indimenticabilmente umani. Una volta conosciuti, certi uomini non si dimenticano, finché si ha vita.

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/11/volley-ciao-adelio-caro-zio-brontolo.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-cosi-lontano-cosi-vicino-ivolley.html


venerdì 18 novembre 2016

CINEMA La ragazza del treno

LA RAGAZZA DEL TRENO - Regia: Tate Taylor. Interpreti: Emily Blunt, Haley Bennett, Rebecca Ferguson, Luke Evans e Justin Theroux. Tratto dal romanzo di Paula Hawkins.
* visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano.

 La bellezza di Emily Blunt svilita dall'alcol e dalla sofferenza nel film tratto dal best seller di Paula Hawkins, La ragazza del treno. Nel libro la location è Londra, nel film diventa una New York periferica e cambia il filo della narrazione, che il romanzo assegnava a ciascuna delle tre donne protagoniste della storia che i trailers tratteggiano in modo tutto sommato fuorviante.
Un film per certi versi molto duro, un viaggio nell'abisso delle debolezze umane di varia natura, capaci di portare a gesti orribili, moralmente e umanamente inaccettabili.
Il film, infarcito di eccessivi flashback che rischiano di confondere più che chiarire, ha il suo valore e cattura. Per tre quarti almeno riesce a tenere lo spettatore in bilico, roso dal dubbio, senza certezze, prima di sciogliere drammaticamente, pian piano, ogni nodo, uno alla volta non senza aver seminato altri sospetti, indicato possibilità alternative. Un film che non andrebbe rovinato nè da recensioni troppo rivelatrici nè da titoli di giornali che, come ha fatto La Repubblica, in tre righette e una manciata di righe, riescono a rovinare il film al lettore potenziale spettatore. La solita mancanza di rispetto per i lettori, che non a caso vanno assottigliandosi mese dopo mese.
Emily Blunt oltre che bella è anche molto brava nel rendere la disperazione da moglie alcolizzata e abbandonata. Ma la verità raramente ha una faccia sola, talvolta corrotta dal ripiegamento su se stessi per la vergogna di ciò che si è diventati e che induce al rifugio nell'isolamento. Haley Bennett e Rebecca Ferguson sono le altre belle donne che compongono il triangolo femminile di un film che, dopo il libro, propone personaggi alle prese con traumi, presenti o passati. E uno psicologo che si spinge ai limiti del consentito dalla sua professionalità. 


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/11/cinema-animali-notturni.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/11/cinema-io-daniel-blake.html 

 

mercoledì 16 novembre 2016

CINEMA Io, Daniel Blake

IO, DANIEL BLAKE - Regia: Ken Loach. Interpreti: Dave Johns, Hayley Squires.
* visto in edizione originale con sottotitoli in italiano.


Difficile trovare un regista più impegnato, come si diceva una volta, di Ken Loach. Ottant'anni, inglese di Nuneaton, figlio di operai, ha dedicato tutta la sua vita di cineasta a raccontare le vicende degli ultimi, dei meno abbienti, dei vessati dal sistema, di cui ha sottolineato lucidamente le assurde falle, infliggendo allo spettatore un tormento emotivo spesso indimenticabile (basta ricordare Ladybird Ladybird...). I suoi film suscitano sempre indignazione, costringono a stringere i pugni e maledire chi rovina la vita agli altri, la dannata e cinica burocrazia che considera le persone come semplici numeri.  
Io, Daniel Blake è un film assolutamente all'altezza della filmografia del regista inglese, che invecchiando non ha perso un grammo della sua lucidità intellettuale, dell'empatia con cui narra i suoi poveri personaggi, stritolati spesso al di là delle migliori intenzioni. Daniel Blake è uno stupendo personaggio, limpido e onesto, costretto a lottare dal primo all'ultimo giorno della sua vita, un operaio che ha perso tutto ma non la voglia di battersi per salvaguardare la sua dignità. Non vuole arrendersi alla malattia, a perdere il lavoro, ad essere sballottato dai peggiori, quella classe impiegatizia che ha dimenticato in fretta la povertà e lavora senza umanità nè intelligenza, senza indulgenza e comprensione, applicando cavilli disonesti e cervellotici senza frenarsi nell'infierire su chi già è stato messo al tappeto dalla vita.  
Io Daniel Blake celebra la fierezza e la purezza del perdente che diviene impotente dinanzi alla crudeltà del sistema e delle sue leggi riguardanti i sussidi; la solidarietà tra gli ultimi, i tormenti economici che flagellano famiglie di ogni generazione. 
Il teatrino raggelante che si vede nel film, pare sia una triste realtà anche in Italia, con un sistema che prevede anche per gli ultrasettantenni di ogni livello culturale e classe sociale, una padronanza del web che è pura e crudele utopia ritenere possibile. Per questo film Ken Loach ha vinto la Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes. Lunga vita a Ken Loach.


La filmografia di Ken Loach


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/11/cinema-la-ragazza-del-treno.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/11/cinema-animali-notturni.html 

martedì 15 novembre 2016

PALLAMANO E' morto Giancarlo Lavini, stella del Tor di Quinto






Il mondo della pallamano piange l’improvvisa scomparsa di Giancarlo Lavini, avvenuta lunedì sera intorno alle 21.30 ai bordi del suo amato campo di pallamano. Nato a Roma, quartiere Tor di Quinto, il 14 agosto 1963, Giancarlo aveva 53 anni e lascia la moglie Monica e quattro figli.
All’età di 11 anni Giancarlo si avvicinò alla polisportiva di Tor di Quinto, club per il quale avrebbe poi giocato fino ai massimi livelli e fino al 1982, quando si sciolse la società e lui andò a giocare, in Serie A, nella blasonata società dello Sporting Club Gaeta 1970. Il suo primo allenatore è stato Giuseppe Badaracco che in quel periodo è stato anche l’allenatore di tutti i ragazzi del famoso “Tor di Quinto”, quartiere che ebbe molti atleti in giro per l’Italia e tutti in Nazionale, tra cui Filippo Alliney, Fabio di Giuseppe, Lionello Teofile e il compianto Andrea Scozzese. Campione d’Italia Juniores per 2 anni consecutivi 80/81 e 81/82, Nazionale Allievi, Juniores e qualche presenza Seniores. Giancarlo lavorava per la Tv, presso La7, nella produzione dei programmi ed era lì da praticamente sempre, fin da quando l’emittente si chiamava Tele Monte Carlo.

Un anno fa più o meno di questi tempi - il 7 dicembre - ci lasciava Andrea Scozzese. Ora anche la... partita di Giancarlo Lavini su questa terra si è bruscamente conclusa e per tutta la famiglia allargata di quel miracoloso Tor di Quinto, è un altro doloroso momento. Le affettuose condoglianze alla moglie ed ai figli di Giancarlo.

 http://www.handballtime.it/giancarlo-lavini-uno-di-noi/

domenica 13 novembre 2016

VOLLEY La SuperLega col vizietto dell'esonero, anche se non ci sono retrocessioni

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/11/13-17396805/pallavolo_-_la_superlega_col_vizietto_dell_esonero/


Mancanza di pazienza nell'attendere i progressi di squadre nuove e con problemi di intesa, pochi allenamenti a ranghi completi, acquisti che arrivano in corsa, quasi più partite giocate che allenamenti. E poi il condimento del consueti insulti (anche alla stampa) senza troppo fair play,  in un clima sostanzialmente di scarsa serenità e abbondante sopravvalutazione. Eh si, una certa pallavolo non è poi così diversa da un certo calcio...

La foto è di Marika Torcivia

giovedì 10 novembre 2016

IPPICA La storia di Juanita, la cavalla allergica al fieno

Eccezionalmente pubblico un testo non mio, ma la storia che mi ha mandato l'amico Ivano Maiorella dell'Uisp (sportpertutti) merita di essere raccontata.

Nelle scuderie per cavalli la tipologia di pavimentazione rappresenta un fattore cruciale per la salute, il comfort e il benessere complessivo dell’animale ma anche di cavalieri e amazzoni. Da essa dipendono, infatti, il possibile insorgere di gran parte dei problemi alle articolazioni e ai legamenti degli animali, ma anche le generali condizioni igienico sanitarie della scuderia.

Lo sa bene Juanita, cavalla araba di 13 anni, che ha un insolito problema, almeno per un cavallo: è allergica al fieno. Ma al centro ippico Tashunka di Todi non si sono persi d’animo e hanno risolto il problema di Juanita grazie a delle pavimentazioni in gomma riciclata dei Pneumatici Fuori Uso. Queste pavimentazioni, oltre ad offrire una superficie confortevole all’animale, consentono di eliminare quasi del tutto il ricorso ai materiali da lettiera, facilitando le operazioni di pulizia in scuderia, tagliando i costi, ed aumentando notevolmente l’igiene e la salubrità degli ambienti, per la soddisfazione dei gestori degli impianti e dei cavalli come Juanita.

Sono diversi anni che si stanno diffondendo anche in Italia pavimentazioni per l’equitazione realizzate in gomma riciclata da Pneumatici Fuori Uso. Ecopneus, la società senza scopo di lucro tra i principali responsabili della gestione dei PFU in Italia e UISP Unione Italiana Sport Per tutti, sono impegnate nel diffondere presso le strutture associate UISP i vantaggi delle superfici per lo sport realizzate con gomma riciclata da PFU, particolarmente apprezzate da maneggi e scuderie.

Nelle aree esterne per il “lavoro” dei cavalli, alla sola sabbia si può sostituire una miscela di sabbia e granulo di gomma riciclata che contribuisce ad abbattere la dispersione di polveri. Una delle patologie respiratorie più frequenti nel cavallo (ma anche negli addetti ai lavori) è, infatti, l’insorgenza di problematiche connesse alla silicosi, dovute all’inspirazione delle micro-polveri di sabbia che si sollevano durante l’attività nei campi all’aperto.

Nei box delle scuderie, invece, piastre antisdrucciolo di grandi dimensioni sono posate sopra i tradizionali pavimenti in calcestruzzo, consentendo appunto di ridurre drasticamente il ricorso a materiali da lettiera.
Vantaggi concreti, che sono oggetto di uno specifico progetto di ricerca del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Perugia, volto a testare l’effettiva riduzione degli infortuni del cavallo e la minore incidenza di patologie respiratorie.
Nel corso di FieraCavalli a Verona, venerdì 11 novembre alle ore 15, saranno presentati gli sviluppi del progetto di ricerca insieme a Ecopneus, UISP e l’Università di Perugia.

giovedì 3 novembre 2016

ROMA Contromano per via Sangemini, tentati omicidi (in)volontari con la 500


Lettera aperta alla donna della 500 che parcheggia in questo garage di via Sangemini (foto sopra)
(e per conoscenza al Comando di zona dei Vigili Urbani della Circorscrizione)

La parola alla testimone:

«Venerdi 28 ottobre 2016, tra le ore 18.50 e le ore 19, ho visto una Fiat 500 con la targa iniziante con le lettere EM, seguite da un 6 e da altri numeri che per il momento ometto, procedere a velocità sostenuta nel tratto alto di via Sangemini, contro mano ignorando il divieto di transito posto all'incrocio con via Molveno. Una macchina che si accingeva ad uscire da un vialetto ha dovuto inchiodare per non essere colpita e travolta»

Commento
Chi conosce la proprietaria della 500 che forse paga la quota per parcheggiare all'interno del garage di via Sangemini (ma potrebbe anche non esserlo dato che sta parcheggiando la macchina in via Sangemini a due passi da casa sua: forse sostò ma non entrò nel garage davanti al quale è stata vista dai testimoni) la avvisi della gravità delle sue infrazioni. Rischia di investire pedoni e causare incidenti. E' sotto monitoraggio e la sua targa potrebbe essere (o essere già stata) segnalata alla Municipale di zona. Inoltre, potrebbe accadere che la stessa 500 possa essere presto o tardi fotografata o videoripresa nell'atto di transitare a velocità sostenuta in un tratto di strada breve e spesso impegnato da cani e carrozzine con bambini.

Nel raccogliere e diffondere questa segnalazione, sorvolo sul senso civico di questo personaggio, che ignora il codice della strada e i divieti.

ROMA Gli avvisi bugiardi e la mancanza di rispetto per i cittadini

Le indicazioni sono scarne, non è indicato nemmeno chi dovrà eseguire i lavori. Forse qualche marziano o qualche extracomunitario che non conosce le festività in vigore in Italia. Indicare che i lavori per ripristinare l'asfalto in un tratto di via Sangemini, a Roma, avranno inizio il giorno 1 novembre può significare molte cose. Ci fosse stato scritto 1 aprile, avrebbe avuto maggior senso.
Chi ha scommesso che l'1 novembre non ci sarebbe stato nessun lavoro ha vinto facilmente. Ma è arrivato il 2 novembre, poi il 3 novembre. E i lavori non sono iniziati. Di chi è la responsabilità di questa bugia? A chi si deve questa mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini che per giorni non hanno parcheggiato nel tratto "proibito"?
In assenza di certezze, si tornerà parcheggiare, fino al giorno in cui i lavori inizieranno davvero. E magari ci sarà il pretesto per far fare qualche multa, sostenendo che il cartello indicava che ci sarebbero stati i lavori e che era vietato sostare. La Circoscrizione è informata di questa prepotente goffaggine? 

Aggiornamento numero 1: i lavori non sono ancora iniziati, al 5 novembre e credo passeranno anche 6 e 7. In compenso è stato aggiornato il cartello di avviso sulla cui attendibilità non vorrei scommettere un centesimo.

mercoledì 2 novembre 2016

CALCIO Juventus-Olympique Lione 1-1

Eh no, così non va. Nella serata in cui avrebbe dovuto mettere in cassaforte la qualificazione agli ottavi della Champions League, la Juventus si smarrisce nel finale e manca l'obiettivo facendosi riagguantare dal Lione. Il fulmineo rigore di Higuain (ingenuo ma ineccepibile) aveva messo la partita sui binari giusti, ma nemmeno questa serenità è bastata per concretizzare la missione della vigilia. I francesi non hanno mai smesso di crederci ed hanno raccolto nel finale, con il colpo di testa di Tolisso il premio di una condotta di gara onesta e determinata. Il Lione non ha rubato nulla con il pareggio ed anzi, nel doppio confronto, ha dimostrato che nonostante la sua minor qualità tecnica, di saper giocare alla pari con la Juventus. Di conseguenza, se la Juve non si dimostra nettamente superiore alla (presumibilmente) terza classificata del girone, è difficile che possa essere considerata tra le favorite alla vittoria finale. Sarà bene che tutto l'ambiente ne prenda atto e si regoli di conseguenza. Insomma, c'è tanto lavoro da fare e abbondanti dosi di pazienza a cui attingere, per non esagerare con il disfattismo.
Nonostante il positivo rientro di Marchisio, la Juve ha denunciato difetti che non riesce a scrollarsi di dosso, come la reiterata tendenza a tener troppo palla uscendo dalla propria metà campo, troppa presunzione-confidenza-presupponenza in quei ghirigori, in quella interminabile serie di retropassaggi che foraggia la ragnatela di un gioco noioso, che non decolla.
Come un anno fa, il destino della Juventus in Europa passa per Siviglia: facendosi bloccare dal Lione, la Juve non è più prima, e per vincere il suo raggruppamento deve andare a vincere in Andalusia, cosa tutt'altro che semplice, specie per una Juve dal gioco così limitato e modesto, se non arrivano in soccorso le giocate extra dei suoi campioni.
E nessuno ha dimenticato cosa significa arrivare secondi nel girone, attesi negli ottavi da una delle favorite alla vittoria finale. Sicuramente serve maggior feeling tra centrocampo e attacco, che continuano a creare un numero esiguo di occasioni da rete. Specie quando manca la fantasia di Dybala. Il centrocampo, oltre alla difesa, è stato la rampa di lancio bianconera nelle ultime stagioni. Ora per avere le scosse giuste, si devono attendere le giocate sulle fasce di chi sa saltare l'uomo (Alex Sandro, Cuadrado quando gioca) e creare situazioni imprevedibili e pericolose. Se in Italia spesso può bastare la qualità che la Juventus ha mostrato finora, in Europa decisamente servirà ben altro. Sicuramente vedere una Juventus che non diverte è una novità, dopo le ultime stagioni di bel gioco. Ma c'è da sperare che con il recupero degli infortunati e il tempo per lavorarci su, anche il gioco migliorerà.