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sabato 31 dicembre 2016

CINEMA Rogue One - A Star Wars Story


ROGUE ONE - Regia: Gareth Edwards. Interpreti: Felicity Jones, Diego Luna, Mads Mikkelsen, Donnie Yen, Riz Ahmed, Forest Whitaker. * Visto in edizione originale con sottotitoli in italiano.

La catena commerciale per spremere fino all'ultimo dollaro (o euro o altra moneta...) dalla saga di Star Wars è evidente. Una Hollywood a corto di idee punta tutto sull'usato riciclato sicuro. Nel 2015 ha ripreso con il settimo episodio, Il risveglio della forza, nel 2017 uscirà l'ottavo episodio dei nove previsti originariamente da George Lucas. A riempire gli anni vuoti ha iniziato Rogue One, mentre nel 2018 ci sarà lo spin off dedicato ad Han Solo, il personaggio poi interpretato da Harrison Ford. Un film all'anno, meglio se a Natale, una specie di cinepanettone stellare. Commerciale finché si vuole ma di ben altro livello rispetto alle propostine dei cinepanettoni casarecci.
Diciamo che Rogue One ha ragione di esistere, perchè racconta una vicenda chiave legata al primo episodio che uscì nei cinema, Star Wars - Una nuova speranza, e lo fa con una sceneggiatura interessante e una messa in scena coinvolgente, anche se in certe fasi è inevitabile quella sensazione di già visto e di ripetitivo, specialmente nelle scene della guerre stellari appunto. Ma la grande famiglia di Star Wars avrà motivo di rallegrarsi per questo ulteriore tuffo nella saga. Manca l'iniziale classico titolo di testa a scorrere, manca inizialmente il celebre tema musicale di John Williams (che poi tornerà a far capolino strada facendo) ma in fondo, per qualcuno, è anche giusto così.
C'è sempre un rapporto tra padri e figli, una delle chiavi dell'intera saga, a fungere da motore della vicenda e anche in questo film, come nel settimo della serie, l'eroina principale è una donna, interpretata dalla Felicity Jones che era stata la moglie di Hawking nel film La teoria del tutto.
La sorpresa, lo stupore, il fascino delle Guerre stellari di un tempo faticano a resistere, ma se ci si lascia rapire da quelle atmosfere, si riesce a godere anche questo film, un action movie del quale si conosce già il finale ma che si guarda con la complicità affettiva di chi non vuole staccarsi dalla magia delle saghe cinematografiche. 


http://leandrodesanctis.blogspot.com/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html?spref=fb 

VOLLEY Montagnani spiega il fenomeno Tuscania, finalista della Coppa Italia A2

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/12/31-19398107/volley_-_montagnani_tuscania_in_finale_un_premio_al_lavoro_/


Sul Corriere dello Sport di oggi, 31 dicembre 2016

giovedì 29 dicembre 2016

VOLLEY Lutto nella pallavolo: addio a Luigi Laudisa

La pallavolo italiana e pugliese in particolare piange la scomparsa di Luigi Laudisa, storico dirigente del volley pugliese che è stato anche presidente del Comitato Fipav Lecce. Aveva 73 anni ed è stato un dirigente di notevole spessore ed importanza per la pallavolo salentina. Alla moglie Anna Maria e alle figlie Stefania e Cristina le mie personali affettuose condoglianze.
Nella foto, relativa all'ultima festa del volley salentino, Laudisa è premiato da Nuzzo e Corsano.

SPORT La lezione di Biella, l'unione fa la forza

http://www.newsbiella.it/2013/12/17/leggi-notizia/argomenti/sport-6/articolo/volley-giovanile-presentato-il-bear-wool-le-finali-saranno-al-biella-forum.html

http://www.newsbiella.it/2016/12/29/leggi-notizia/argomenti/sport-6/articolo/a-biella-insieme-si-puo-basket-rugby-e-volley-insieme-per-lo-sport.html

Leggo una notizia che merita di essere segnalata, dato che anche nello sport le divisioni spesso prevalgono sull'unità di intenti. A Biella si cerca di andare oltre gli steccati, rendendosi conto che forse è più produttivo procedere insieme piuttosto che alimentare rivalità che non hanno ragione di esistere. Lo sport è bello perchè è vario...


«L'unione fa la forza, questo il motto che da oggi sarà il motore dello sport biellese. Non è più tempo di rigidi campanilismi. Gli sport, per crescere in una realtà piccola come quella biellese devono cooperare, unire le forze per creare qualcosa di più grande.
Un piccolo grande esempio sul territorio biellese è già presente: il torneo internazionale di Pallavolo 'Bear Wool Volley', che ormai da 13 anni attira squadre da tutto il mondo con migliaia di ragazzi che affollano le palestre incrementando il turismo nella provincia di Biella; un progetto ampio, condiviso da  tutte le società di pallavolo di Biella, che accantonando i loro campanilismi,  lavorano insieme per costruire qualcosa di grande.....

l'articolo prosegue ai link sopra indicati

lunedì 26 dicembre 2016

CINEMA Sully

SULLY - Regia: Clint Eastwood. Interpreti: Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn. 

* Film tratto dal libri Highest Duty: My search for what really matters, di Chesley Sullenberger e Jeffrey Zaslow.
** visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano 



Confesso che ignoravo le problematiche che gli “eroi” dell’Hudson avevano dovuto affrontare dopo aver evitato una tragedia aerea e salvato la vita dei 155 passeggeri del volo US Airways 1549, il 15 gennaio del 2009. Uccelli nei motori pochi minuti dopo il decollo, entrambi i motori fuori uso, una manciata di secondi per decidere il destino di passeggeri ed equipaggio. 
Finire sotto inchiesta quando hai fatto il tuo dovere prendendo la scelta rivelatasi giusta, e diventando per tutti un eroe, non deve essere stato semplice per Chesley Sullenberger, il Sully del titolo, il vero pilota dal cui libro è tratto il bel film di Clint Eastwood.
Un paradosso inaccettabile, se non sapessimo quanto a volte o troppo spesso sia ottuso il sistema, le leggi economiche legate alle polizze assicurative. Tante volte il cinema è salito sugli aerei, raccontando incidenti o disastri, ma Sully è diverso. E non solo perché il disastro viene evitato. Sully è un film carico di umanità, che non a caso trae gran forza dall’interpretazione di Tom Hanks, misurata, intensa, espressiva, più fisica che verbale. Una recitazione che si carica sul volto dubbi e pensieri interiori, lontanissima dalle sicurezze retoriche dell’impavido eroe cucite addosso a fin troppo personaggi cinematografici americani.
Si resta sulla cronaca soprattutto, vedendo e rivedendo le immagini dell’ammaraggio, reali e simulate più volte nel corso del processo.
Il Sully di Eastwood punta tutto sul fattore umano e sull’umanità, che sono le chiavi del film e della storia vera vissuta dai passeggeri. Perchè la variabile umana fa la differenza, nel bene e nel male. Un aspetto che non viene più considerato, quando entrano in ballo gli interessi (sempre legati ai soldi) che a poco a poco hanno corrotto e inquinato il mondo, spogliandolo della sua umanità. E la storia di Sully è un pugno sbattuto sul tavolo, per ribadire che è ancora e sempre l'uomo a fare la differenza, in barba a computer, assicurazioni, regolamenti.
 
http://leandrodesanctis.blogspot.com/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html?spref=fb



MUSICA Last Christmas, l'ultimo Natale di George Michael

http://www.musictory.it/musica/Wham/Last+Christmas

https://www.youtube.com/watch?v=izGwDsrQ1eQ

https://www.youtube.com/watch?v=pIgZ7gMze7A

Un altro musicista se n'è andato, allungando il tragico elenco degli artisti venuti a mancare in questo 2016 e rendendo tristemente incomplete le pagine rievocative che improvvidamente avevano anticipato il tema scontato dello spietato 2016 che ha falcidiato artisti. Potevano almeno attendere la fine dell'anno ma ormai le degenerazioni della stampa funzionano così, compleanni e ricorrenze che si celebrano giorni o addirittura settimane prima, perché conta più arrivare per primi che offrire un bel servizio.
Il giorno di Natale è morto George Michael, aveva solo 53 anni e a stroncarlo è stato un infarto. Icona pop degli anni '80, quando con il duo Wham! conobbe un successo planetario sfornando singoli orecchiabili e di presa immediata (allora i dischi si vendevano, 45 giri o Lp che fossero), intraprese poi la carriera da solista, raffinando le sue proposte musicali, interpretando spesso cover per sfuggire alle traversie che l'hanno contrapposto a più riprese con le sue case discografiche. Una voce che si adattava tanto al pop quanto al soul, in definitiva una gran voce e un artista che ha lasciato un'impronta, cercando di affrancarsi agli inizi pop con scelte via via più raffinate e di qualità.
Ma brani come Careless whisper (una ballata intramontabile che figura in ogni compilation di musica romantica) o Last Christmas (il video di George Michael e Andrew Ridgley sulla neve veniva trasmesso in continuazione e a rivederlo oggi suscita tenerezza e malinconia) o Wake me up before you go-go, sono perle popolari che testimoniano il talento di George. Un artista che non si è risparmiato nelle bettaglie civili, schierandosi ogni volta che riteneva di potersi esprimere contro qualcosa. Conoscendo la sua omosessualità, ha dovuto subire anche gli attacchi di altri colleghi gay, secondo i quali  la sua ritrosia a dichiararsi, il suo modo di non esteriorizzare la sua personalità gay, era un difetto, una mancanza. Come se un artista gay non potesse scegliere liberamente di essere se stesso, anche non ostentando.
Stava lavorando agli ultimi dettagli di produzione di un documentario, Freedom, che uscirà nel marzo prossimo. George lo ha definito un dono per i suoi fan, ricco di materiale inedito e foto riesumate dai cassetti della sua gioventù musicale.

http://www.georgemichael.com/timeline/ 

Discografia

Album in studio

Album dal vivo

Raccolte

Con Wham!


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domenica 25 dicembre 2016

PENSIERI E PAROLE Jarmusch e l'ignoranza di Hollywood

"A Hollywood un po' di cinefilia bisognerebbe recuperarla. Una volta ho citato Dziga Vertov e pensavano fosse una modella russa..."

Jim Jarmusch, regista, sceneggiatore, attore, produttore
dichiarazione rilasciata ad Alessandra De Luca 

sabato 24 dicembre 2016

CALCIO Supercoppa a Doha: Milan-Juventus 5-4 dopo i rigori (1-1)

Vedendo la finale di Supercoppa tra Milan e Juventus, così ricca di emozioni ho immaginato come sarebbe stata in una cornice diversa, giocata all'Olimpico di Roma o a San Siro, o allo Juventus Stadium. Avrebbe incassato ugualmente ed avrebbe soddisfatto i tifosi abituali, anche se poi sono stati solo i milanisti a godere. Ancora una volta ai rigori, come accadde a Manchester nella finale di Champions League del 2003. I tifosi rossoneri sono convinti che avrebbe meritato di vincere il Milan, prima di arrivare ai rigori (la traversa di Romagnoli, una parata di Buffon, il mancato tiro ravvicinato di Bacca), altrettanto pensano i tifosi bianconeri e hanno probabilmente ragione entrambi. Anche se l'occasionissima divorata da Dybala a una manciata di secondi dalla fine dei supplementari, accresce il rimpianto e le ragioni della Juve, più che il fallo di braccio che a mio avviso giustamente non è stato sanzionato con il rigore. Come spesso le capita la Juve si mangia le mani per non aver saputo concretizzare il dominio totale nella prima parte della partita, quando avrebbe potuto dare maggior sostanza al vantaggio di Chiellini e il Milan non esisteva.
Penso ci siano pochi dubbi, e non deve suonare come giustificazione, che la Juve abbia perso la partita soprattutto a causa degli infortuni che le hanno tolto di mezzo Alex Sandro e Sturaro, lasciando la sua fascia sinistra, il fronte destro dell'attacco milanista, in balia di un Suso diventato improvvisamente incontenibile. Due infortuni che hanno legato le braccia di Allegri, che non ha potuto giocarsi la carta Cuadrado o Barzagli. Purtroppo, stavolta i cambi non hanno ingranato: nè Evra, in costante difficoltà, nè un anonimo Lemina e nemmeno Dybala, che ha sparato alle stelle il match ball a pochi  metri dalla porta e da posizione centrale. I rigori poi si possono sbagliare, anche se fa rabbia che siano stati proprio gli attaccanti a fallire: prima Mandzukic poi lo stesso Dybala. Peccato perchè da vincitrice di scudetto e Coppa Italia, la Juve avrebbe potuto e dovuto far sua anche la Supercoppa. Doha insegna che il Milan, perfino più di Napoli e Roma, è stata la squadra capace di creare maggiori problemi alla Juve in questi 2016, anche perchè assistita dalla buona sorte, ingrediente indispensabile in gare secche (in campionato il gol valido di Pjanic annullato). A Doha Milan e Juventus hanno avuto varie occasioni per segnare, anche se pi le parate le ha fatte soprattutto Donnarumma, che ha confermato di avere un conto aperto con Khedira, al quale come avvenne a San Siro nell'ultima sfida, ha negato il gol con un grande intervento.
Per la Juve, che accusa gli ennesimi infortuni di uomini chiave (oltre ad Alex Sandro anche Sturaro lo è diventato) una sconfitta che fa male ma che potrebbe evitare ricadute di presunzione alla ripresa della stagione, ricordando quanto è labile il confine tra il successo e la sconfitta, se non si gioca sempre al massimo e non si cerca la concretezza. Almeno questo... 

JUVENTUS-MILAN 4-5  dopo i calci di rigore (1-1 dts)

RETI: Chiellini 18' pt, Bonaventura 38' pt
SEQUENZA RIGORI: Marchisio gol, Lapadula parato, Mandzukic traversa, Bonaventura gol, Higuain gol, Kucka gol, Khedira gol, Suso gol, Dybala parato, Pasalic gol

JUVENTUS
Buffon; Lichtsteiner, Rugani, Chiellini, Alex Sandro (33' pt Evra); Khedira, Marchisio, Sturaro (34' st Lemina); Pjanic (22' st Dybala); Higuain, Mandzukic
A disposizione: Neto, Audero, Benatia, Barzagli, Hernanes, Coccolo, Asamoah, Cuadrado, Dybala, Pjaca
Allenatore: Allegri

MILAN
Donnarumma; Abate (12' pts Antonelli), Paletta, Romagnoli, De Sciglio; Kucka, Locatelli (29' st Pasalic), Bertolacci; Suso, Bacca (12' pts Lapadula), Bonaventura
A disposizione: Gabriel, Luiz adriano, Honda, Niang, Fernandez, Portillo, Poli, Zapaa, Sosa
Allenatore: Montella

ARBITRO: Damato
ASSISITENTI: Di Fiore, Giallatini
QUARTO UFFICIALE: Barbirati
ARBITRI D'AREA: Valeri, Russo

AMMONITI: 35' pt Lichtsteiner, 43' pt Romagnoli, 13' st Kucka, 25' st De Sciglio, 15' sts Higuain

giovedì 22 dicembre 2016

CALCIO La Cremonese con l'albero di Natale sulla maglia


La Cremonese, che ora milita in Lega Pro, giocherà la sua partita prenatalizia con una maglia decisamente speciale. Un bell'albero di Natale verde, con stella cometa e addobbi sul fianco destro. Inoltre arricchiscono la maglia la scritta “Merry Christmas” sul retro in basso e il berretto di Babbo Natale sul numero. Una iniziativa decisamente originale. Venerdì 23 dicembre lo Stadio Zini ospiterà Cremonese-Viterbese Castrense.
Sul sito dellaCremonese si legge inoltre che le maglie indossate dai grigiorossi sono state realizzate ad hoc per l’occasione dallo sponsor tecnico Garman e verranno messe all’asta su Ebay nei giorni successivi alla gara: il ricavato verrà poi devoluto in beneficenza alla sezione Unicef di Cremona. Dalla fine del mese di dicembre sarà quindi possibile partecipare all’asta: le maglie partiranno da una base di 70 €. 

mercoledì 21 dicembre 2016

CALCIO Il logo umano della Telekom all'Allianz Arena del Bayern Monaco

http://www.bayerncentral.com/2014/10/fun-bit-know-white-t-crowd-allianz-arena/

Chi ha seguito la sfida d'alta classifica della Bundesliga tra Bayern Monaco e Lipsia, avrà notato la vistosa T bianca che appariva nella Tribuna Est dell'Allianza Arena, lo stadio del Bayern.
Il logo "vivente" dello sponsor del club bavarese, ovvero 58 persone vestite di bianco collocate ad arte per dar forma alla lettera iniziale del nome dello sponsor. Ma non persone a caso, bensì apprendisti, tirocinanti della compagnia telefonica Deutsche Telekom. All'inizio della stagione ben novemila persone, rra apprendisti e studenti, hanno fatto domanda per far parte della T bianca all'Allianz, ma solo 58 hanno conquistato l'agognata postazione e l'abbigliamento d'ordinanza: poncho e cappellino bianco. In cambio la promessa di...non assentarsi durante i 90 minuti di gioco, nemmeno per andare al bagno, nemmeno se la birra eventualmente mandata giù, chiedesse prepotentemente di uscire...



VOLLEY Wanny "Il Bisonte" su iVolley

http://www.ivolleymagazine.it/ivolley_n.141/index.html?page=36


martedì 20 dicembre 2016

MUSICA Greg Lake, la voce del progressive

 
Ora che è trascorso qualche giorno dalla scomparsa di Greg Lake, si può ricordare con un filo di nostalgia quando l'idea della fine era solo una battuta tra liceali: «Hai saputo? E' morto Palmer, è caduto in un Lake e non è più Emerson...»
La vita vera ci ha raccontato una storia diversa, Carl Palmer, il batterista del supergruppo Emerson, Lake & Palmer, è ora rimasto l'unico sopravvissuto di una band amatissima e ingiustamente odiata da chi ha scambiato la musica per una contesa calcistica. Il bello della musica è che si può fare il tifo per tutte le squadre capaci di regalare emozioni, con un solo brano o con l’intera discografia.
Io sono uno di quelli che ancora ama la musica di Emerson, Lake & Palmer. Ammiro il drumming di Carl Palmer, il mix voce-basso di Greg Lake, lo stile di Keith Emerson alle tastiere. Una voce unica, quella di Greg Lake, sia che cantasse un brano come From the beginning, per me uno dei più belli, o C’est la vie, o Lucky man, sia che si inserisse magicamente tra i tessuti musicali, come la superba ripresa in Take a pebble.
Per non dimenticare o mettere in secondo piano la sua militanza nei King Crimson, il gruppo con cui nacque ciò che oggi chiamiamo prog.
«Confusion will be my epitaph», un inserto vocale da brividi, amatissimo ancora oggi da ogni progger di vecchia e nuova generazione. O In the Court of the Crimson King.
La voce e il basso di Greg sono stati compagni indimenticabili di intere generazioni di musicisti e semplici fan, per i quali Emerson, Lake & Palmer tutto erano meno che dinosauri di un rock troppo enfatico ed ampolloso. Questione di gusti, semplicemente. 

O capacità di lasciarsi emozionare senza pregiudizi o chiusure.
Qualche anno fa a causa della malattia di Keith Emerson, persi l’occasione di rivedere Keith e Greg all’Auditorium di via della Conciliazione (dove pochi anni prima si era esibito Emerson da solo con la sua band), così mi resta negli occhi l’immagine del Lake prima giovane e poi maturo (ai tempi della tournèe di Black moon). Non ancora il Greg Lake aumentato di peso, con il volto molto diverso dall’iconografia ufficiale che è passata alla storia del rock e molto diverso dal ricordo sedimentato nel cuore musicale di chi lo ha amato.

 

sabato 17 dicembre 2016

CALCIO e SOCIETA' Nainggolan, omosessualità, rispetto e felicità

L'intervista rilasciata da Radja Nainggolan a Matteo Pinci, su La Repubblica, si conclude con una dichiarazione sull'omosessualità.
"Ognuno sceglie quello che vuole nella vita, chi punta l'indice non so perché lo faccia, forse la vede diversamente. Mia sorella gioca a calcio e sta con una donna, e io sono contento perché lei è felice"
 E bravo Radja! Per quello che pensa e perché non ha avuto timori nel dirlo. Parole intelligenti. Un concetto semplice che in un mondo normale dovrebbe essere condiviso da tutti ma che ancora oggi, più o meno in modo manifesto è in realtà troppo spesso osteggiato, per ignoranza soprattutto e per quell'odiosa abitudine di dire, pensare o pretendere che gli altri debbano comportarsi "come si deve" e non come vogliono, come scelgono.

CALCIO Juventus-Roma, Pjanic l'ultimo grande ex



L'aggiornamento di questo post riguarda Pjanic, l'ultimo grande ex della sfida tra Juventus e Roma che va in onda stasera allo Juventus Stadium. Il bosniaco, ex giallorosso, che l'anno scorso nella seconda giornata di campionato segnò su punizione il gol del vantaggio romanista, ora indossa la maglia bianconera, appesantita in estate dagli insulti e le accuse della tifoseria giallorossa che come sempre avviene quando un beniamino cambia maglia e va a giocare dal "nemico", non l'ha perdonato. In aggiunta c'è Benatia, un ex anche lui sia pure a...scoppio ritardato, nel senso che kl'ex romanista si trasferì al Bayern Monaco lasciando Roma, e solo la scorsa estate è passato dal club tedesco alla Juventus.



**********
Nella Juventus che sfiderà la Roma domenica allo Juventus Stadium ci sono tre ex romanisti: Vucinic, Pepe e Motta.
Mirko Vucinic dalla Roma (2006-2011: 147 gare 46 gol) alla Juventus dal 2011 69 gare, 20 gol). Simone Pepe (nelle Giovanili giallorosse e poi nella Roma 2001-02; alla Juventus dal 2010 con 11 gol in 62 partite). Marco Motta (Roma 2009-10 con 24 gare; alla Juve dal 2010 e poi nel 2013 con 24 partite). Storari è romanista ma ha una militanza nel... Ladispoli.
Tre ex anche nella Roma attuale gli ex juventini sono il portiere De Sanctis (Juve 1997-99, 3 gare; Roma dal 2013), Borriello (Roma 2010-12, Juve nel 2012 - 13 gare 2 gol, 1 scudetto; Roma nel 2013 con 52 gare 12 gol)) e Balzaretti (Juve 2005-2007, 57 partite 2 gol; Roma dal 2012, 38 gare, 1 gol) .



Le cifre dei tre gioielli ceduti dall‘allora presidente Alvaro Marchini (per Del Sol, Zigoni, Vieri e milioni, si disse circa 600). Capello dalla Roma (67-70: 62 gare 11 gol) alla Juventus (70-76: 165 partite, 27 gol) Da allenatore Roma 1999-2004, Juve 2004-2006. Fausto Landini dalla Roma (68-70: 44 gare, 6 gol) alla Juventus (70-71: 5 partite senza reti). Luciano Spinosi, terzino e stopper tra i migliori, dalla Roma (1967-70 e 79-82: 114 gare 5 gol) alla Juventus (dal 1970 al 1979, 138 gare 1 gol).
Luis Del Sol dalla Juventus (1962-1970, 228 gare 20 gol) alla Roma (1970-72: 50 gare 4 gol). Gianfranco Zigoni dalla Juventus (86 partite, 23 gol nel 61-64 e 66-70) alla Roma (70-72; 13 gol in 48 partite). Roberto “Bob“ Vieri (il papà di Cristian Vieri) nel 1969-70 21 partite con 3 gol in bianconero, dal ‘71 al ‘73 un solo gol nelle 31 partite in giallorosso.
Prima c‘era stato il goleador brasiliano naturalizzato Dino Da Costa: nella Roma globalmente 71 reti in 149 partite (55-60 e poi nel ‘61) Juventus (‘63-‘66: 11 reti in 51 partite).
Una specie di record per Lionello Manfredonia, che ha giocato nella Roma e nei due club probabilmente più detestati dal tifo romanista: cresciuto nel Don Orione, alla Camilluccia, giocò nella Lazio per un decennio, dal 1975 al 1985, poi nella Juventus dal 1985 all‘87 (7 gol in 51 partite) ed infine nella Roma (dall‘87 all‘89: 4 gol, 73 partite). Il tedesco Thomas Haessler dalla Juventus (1990-91: 32 gare 1 gol), alla Roma (1991-94: 88 gare 11 gol). Zibì Boniek dalla Juventus (1982-85: 81 presenze, 14 gol) alla Roma 1986-88 (17 gol in 76 partite).
Angelo Di Livio sarebbe l‘ideale ambasciatore di pace, da tifoso romanista a titolato campione juventino (e poi perfino “bandiera“ della Fiorentina). Cresce nelle giovanili ed è nella rosa della Roma, senza giocare, nel 1984-85. Alla Juventus dal 1993 al ‘99, con 3 gol in 186 partite).
Il “puma“ brasiliano Emerson dalla Roma (2000-2004, 105 gare, 13 gol, uno scudetto) alla Juventus (2004-2006, 67 gare 4 gol, gli scudetti revocati).
Due juventini di passaggio divenuti importanti nella Roma. Matteo Brighi dalla Juventus (2000-2001, 11 gare e poi 2002) alla Roma (nel 2004 e poi dal 2007 al 2011, 108 gare 9 gol). Simone Perrotta dalla Juventus (1998-99: 5 presenze) alla Roma (2004-2013: 246 gare 36 gol).

Alberto Aquilani ha giocato nella Roma una partita nel 2002-2003, e 101 con 9 reti dal 2004 al 2009, prima della stagione alla Juventus (2010) via Liverpool, con 33 presenze e 2 gol. 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/01/calcio-juventus-roma-storie-di-ex.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/01/calcio-juventus-roma-capello-il-re.html 

sabato 10 dicembre 2016

CINEMA Sing street

SING STREET - Regia: John Carney. Interpreti: Jack Reynor, Lucy Bointon, Aidan Gillen, Ferdia Walsh-Peelo, Maria Doyle
* visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano 

Dublino, Anni Ottanta, pane, musica e povertà. Sing Street racconta l'adolescenza complicata di un ragazzo immerso nei problemi (famiglia in crisi, scuola rigida e oppressiva, bullismo, povertà economica) ma capace di innamorarsi. E per amore (di Rafinha in questo caso) si fa tutto, anche mettere su una band musicale dal nulla, ritrovarsi cantante e paroliere, sognando un futuro che non c'è per sfondare la cappa di opprimente rigidità e mandare al diavolo chi ruba la gioventù ai giovani.
Un'operina semplice, che si nutre di tanti elementi già usati nel cinema, ma divertente: una tenera storia di formazione, guardando alle radici e oltre il mare, per trovare un ottimismo che la vita quotidiana vorrebbe negare. Non è un capolavoro di profondità, ma Sing Street risulta fresco e piacevole, con tanta musica e voglia di vivere nonostante tutti e tutto. Magari ingenuo nel non approfondire troppo i caratteri, ma indubbiamente efficace nel far respirare l'aria dell'epoca, il distacco tra i ragazzi e le istituzioni (paranoiche ed inquietanti come il direttore della scuola...).
Entusiasmo giovanile, sogni e musica: una ricetta piacevole che merita la visione. L'unica cosa che non ho gradito, la battuta denigatoria sui Genesis. 

 http://leandrodesanctis.blogspot.com/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html?spref=fb

https://www.youtube.com/watch?v=S8VtbULzJTU
 https://www.youtube.com/watch?v=fuWTcmjnEGY

La colonna sonora
Le canzoni originali sono curate da Gary Clark e John Carney.  L'album della colonna sonora è stato pubblicato dalla Decca Records il 18 marzo 2016. 

  1. Rock N Roll Is A Risk (Dialogue) – Jack Reynor
  2. Stay CleanMotörhead
  3. The Riddle Of The Model – Sing Street
  4. RioDuran Duran
  5. Up – Sing Street
  6. To Find You – Sing Street
  7. Town Called MaliceThe Jam
  8. In Between DaysThe Cure
  9. A Beautiful Sea – Sing Street
  10. ManeaterHall & Oates
  11. Steppin' OutJoe Jackson
  12. Drive It Like You Stole It – Sing Street
  13. Up (Bedroom Mix) – Sing Street
  14. Pop Muzik – M
  15. Girls – Sing Street
  16. Brown Shoes – Sing Street
  17. Go NowAdam Levine

VOLLEY Perchè la Azimut Modena è stata fatta giocare alle ore 21?

Martedì 6 dicembre ha preso il via la fase a gironi della Champions League di volley maschile, quest'anno trasmessa in Tv da Fox Sports, sul canale 204 della piattaforma Sky. La partita della Lube a Berlino è stata trasmessa in diretta, la partita di Modena con il Lubiana è andata in onda in differita (dopo che si era conclusa la gara di Berlino), poi mercoledì pomeriggio diretta per la Sir Sicoma Perugia che giocava ad Ankara con l'Halkbank.
Il preambolo necessario per puntare il dito sulla collocazione di Azimut Modena-Lubiana alle ore 21. 
La risposta filtrata è stata che a decidere (imporre) l'orario di inizio sia stata la tv, Fox Sports.
 Ora, chi segue il volley, da molti o pochi anni che sia, sa bene che la durata delle gare del volley può essere tale da raggiungere e superare le due ore e mezza. Inutile ricordare la vana battaglia degli addetti ai lavori di contenere l'ora di inizio delle partite, per poter avere la possibilità di dedicare spazio sugli organi di informazione nazionali che hanno rigidi orari di chiusura. 
La pallavolo non ha la forza specifica del calcio, non può far restare aperte pagine e dedicare ampio spazio a partite che non si sa quando finiscono. 
Il risultato è stato che i due maggiori quotidiani sportivi hanno dedicato solo il tabellino striminzito al debutto di Modena in Champions League. E per il rotto della cuffia. Magari la prossima volta, non andrà nemmeno quello. E in casi estremi, nemmeno il semplice risultato. Con drastiche scelte a monte, come ha fatto la Gazzetta dello Sport, che ha aperto la rubrica con un servizio a tema, relegando le partite ai margini. E quando capiterà che a giocare sarà solo una squadra (Modena, Perugia o Citivatona che sia) lo spazio non si lascerà proprio.
Ma l'aspetto che più genera incredulo scontento è l'inutilità di aver fatto iniziare la partita di Modena alle ore 21. Se doveva esser trasmessa in differita, perchè non è iniziata all'orario consueto? Avrei capito se si fosse trasmesso in diretta, a ruota della conclusione della gara della Lube. Ma dando comunque la differita, aver posticipato l'orario non ha alcun senso e ha penalizzato proprio Modena soprattutto.
Ma i club si rendono conto che giocare alle ore 21 vuol dire sparire dai giornali nazionali, o almeno dalla maggior parte di essi? Già il volley fatica a trovare spazi, se poi si mette da solo fuori causa...

VOLLEY Bruno Cattaneo ha scritto a "Visto dal basso", a proposito di Andrea Scozzese


Ho ricevuto questa mail da Bruno Cattaneo, attualmente vicepresidente della Fipav e candidato alla presidenza alle prossime elezioni federali e dopo aver avuto la sua autorizzazione, ringraziandolo per aver accettato il mio invito a renderla nota, la pubblico a beneficio degli interessati e dei lettori di Visto dal basso.

Caro Leandro,
ho avuto occasione di leggere online il tuo ricordo di Andrea Scozzese a un anno dalla tragica scomparsa.
A questo riguardo tengo a sottolineare che sono stato legato da uno stretto rapporto di amicizia personale con Andrea, con il quale ho condiviso numerose esperienze nel mondo della pallavolo e al di fuori di esso. La sua improvvisa scomparsa mi ha colpito profondamente, anche perché appena pochi giorni prima, in occasione della sua partenza per Cortina, avevo casualmente incontrato Andrea in aeroporto, dove ci eravamo scambiati gli auguri di Natale e un affettuoso abbraccio.
Anche con Armando Monini, che ne ha raccolto la pesante eredità, ho avuto modo di confrontarmi cordialmente su tematiche sportive legate al nostro mondo.
Per questo non condivido minimamente le tue affermazioni circa una mia presunta ostilità verso il Volleyrò e Andrea, di cui ricordo con nostalgia e commozione i tanti momenti passati insieme, dalle Olimpiadi di Pechino in avanti.
Cordiali saluti, 

Bruno Cattaneo
Vicepresidente Federazione Italiana Pallavolo


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/12/volley-un-anno-senza-andrea-scozzese-il.html 

martedì 6 dicembre 2016

VOLLEY Un anno senza Andrea Scozzese, il patron di Volleyrò

Un anno fa, il 7 dicembre, se ne andava all’improvviso Andrea Scozzese. Una notte maledetta, curve infide, asfalto ghiacciato e il destino in agguato. Maligno, cattivo, crudele e spietato. Tradito dalla sua passione per la pallavolo giovanile, il patron di Volleyrò aveva interrotto la vacanza familiare per andare a veder giocare le under 14 del suo club. Stava tornando a Cortina, dalla sua famiglia che l’attendeva in albergo ma non riuscì a raggiungere la moglie Simona, le figlie Ludovica e Livia. Non riuscì a compiere 53 anni, lasciando un gran vuoto nella sua famiglia naturale e in quella acquisita del Volleyrò, la creatura che nel giro di pochi anni era emersa dal nulla a dettare una via possibile per la pallavolo, per lo sport.
Confesso che tante volte, in questi dodici mesi, ho dovuto fare mente locale e rendermi conto che Andrea non c'era più. Tante volte ho pensato che fosse impossibile, ho dovuto convincermi che quell'uomo così vitale, esuberante, in moto perpetuo intellettuale e non solo, così ricco di pensieri, progetti, idee, non fosse più reale, si fosse trasformato in ricordo, in un pensiero colmo di rimpianti. Non deve essere stato semplice per nessuno abituarsi alla sua assenza, umana e professionale, familiare e sportiva.
L’amico e partner Armando Monini ha continuato il lavoro di Andrea, superando i difficilissimi momenti del dolore e le difficoltà inevitabili che assalgono chi resta, chi deve moltiplicare il lavoro, per sè e per il ricordo della parte mancante.
Ma non solo. Perchè come tutte le cose nuove che nascono e sono fatte bene, il boom di Volleyrò ha suscitato invidie e gelosie. E nel momento in cui, ad un anno dalla scomparsa di Andrea Scozzese, si ricorda questo straordinario personaggio che partito da una squadra di quartiere che fece epoca nella pallamano arrivando fino alla Serie A e dando azzurri alla Nazionale (il Tor di Quinto), una volta adulto e professionalmente ed umanamente realizzato, si è adoperato per costruire il suo sogno di sport diverso, occasione e rampa di lancio per la più bella e tenace gioventù.
Una lezione che gli è sopravvissuta, perchè Volleyrò ha vinto ancora, non più con lui ma anche per lui, nel suo ricordo, onorandone lo spirito e la memoria.
 

P.S. 
Per Volleyrò la sfida è continua, quotidiana, perchè un anno fa, anche in quei giorni di lutto e dolore, con dubbio gusto e tempestività, emerse subito lo sgradevole e immotivato livore di un certo volley governativo nordista. Se le elezioni di febbraio porteranno il candidato Cattaneo e la Lombardia a capo del governo federale della pallavolo (la corrente che punta a rimpiazzare Carlo Magri è certa della vittoria), cosa dovrà aspettarsi il modello Volleyrò? Un ulteriore oltraggio alla sua meritevole attività solo per invidie geopolitiche? 
Non sarebbe più serio seguire l’esempio concepito da Scozzese e Monini piuttosto che combatterlo? I risultati sono evidenti e costituiscono un patrimonio per la pallavolo femminile italiana. Da non osteggiare e sacrificare nel nome di egoismi e interessi personali o regionali. Anche perchè di scheletri negli armadi ce ne sono...

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/12/07-18404937/pallavolo_-_un_anno_fa_moriva_andrea_scozzese/ 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-in-ricordo-di-andrea-scozzese.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-una-gran-folla-per-lultimo.html 

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-la-lombardia-volleyro-e-la_23.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-il-ricordo-di-andrea-scozzese-su.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/volley-andrea-scozzese-sarebbe-stato.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-volleyro-under-16-il-primo.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-la-terza-doppietta-di-volleyro.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-volleyro-monini-resta-dellidea.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-monini-racconta-lanno-piu-duro.html 

PENSIERI E PAROLE Al cinema con Alice Cooper

"Parlare al cinema mentre c'è lo spettacolo dovrebbe essere proibito per legge e i trasgressori dovrebbero essere sbattuti in cella per tre o quattro mesi come minimo. Non c'è niente che mi faccia incazzare peggio di qualcuno che parla o messaggia durante i film. Credono di poter fare come a casa, quando guardano i video con i loro amici.
Vorrei alzarmi e dirgli: "E' la prima volta che vieni al cinema? Perché sai, quando inizia abbiamo bisogno di sentire cosa dice il tipo sullo schermo e non cosa dici tu". 
E quelli che in un multiplex si alzano di continuo per andare a vedere cosa succede nella sala vicina? Dovrebbero essere gettati per almeno un'ora in un pozzo, con un gruppo di mariachi che suona a tutto volume!".*

Alice Cooper, musicista e cantante, attore 
Il suo vero nome è  Vincent Damon Furnier, è nato a Detroit il 4 febbraio 1948

*intervista rilasciata a Ian Fortnam per Classic Rock. Il punto sul cinema faceva parte del programma demenziale ma non completamente, di Alice Cooper candidato alle presidenziali degli Stati Uniti 

La sua discografia

Album in studio

Con gli Hollywood Vampires


 E' comparso nei film...

lunedì 5 dicembre 2016

ROMA Gli autobus e la conoscenza delle lingue


Poi dice che non è importante conoscere le lingue straniere…
Se non si sa il filippino, il cinese, il romeno, il senegalese, l'ucraino o lo spagnolo con accento sudamericano, come si fa a seguire le conversazioni tra i passeggeri degli autobus di Roma?

giovedì 1 dicembre 2016

SPORT E MEDICINA Concussione cerebrale, gli atleti rischiano senza saperlo

 Sul Corriere dello Sport-Stadio di oggi 1 dicembre 2016

L’occasione è offerta dal Congresso della Federazione Medici Sportivi. Il presidente Maurizio Casasco, 62 anni, pavese di Rivanazzano, affronta senza mezze misure un tema delicato e non esita a bocciare il calcio, lo sport più seguito in Italia, sulle emergenze durante le partite. «Quando succede qualcosa di tragico, muore qualcuno, ci si ferma una settimana e poi si ricomincia come prima - osserva Casasco - Il calcio è il peggiore sulle emergenze di gara. Dovrebbe seguire l’esempio del rugby, dove quando qualcuno si fa male attorno a lui spariscono tutti, ognuno sa esattamente cosa fare, all’infortunato si mette subito un collare se ha subito un trauma al collo. Nel calcio ci vedono situazioni assurde quando qualcuno si fa male. Tutti gli sono sopra, lo toccano, gli muovono la testa. Dovrebbe essere sempre trasportato su barella rigida, ma non accade, a volte i barellieri sono improvvisati».
    Già, sul web ci sono tanti video che testimoniano in modo tragicomico quanta poca attenzione ci sia riguardo questo aspetto. In quasi nessuno stadio, non solo in Italia ma anche ai Mondiali o agli Europei, c’è la macchinina del golf, con barella rigida, che trasporta fuori campo giocatori infortunati. A chi spetta dare regole precise e farle rispettare? Casasco ha fiducia nella Federcalcio: «Tavecchio sta lavorando bene».
    I Medici Sportivi sono pronti a recitare un ruolo primario nell’evoluzione culturale del Paese, e non si tirano indietro, anzi: «Guardiamo al futuro, confermando la figura centrale dell’atleta e la tutela della sua salute puntando sulla specificità della nostra professione». Dopo la morte in campo di Morosini si parlò tanto di defibrillatori, il presidente Casasco al riguardo mette a fuoco una problematica più ampia. «La presenza dei defibrillatori va bene, soprattutto per gli spettatori. Ma i rischi cardiopolmonari non sono quelli più diffusi. Al primo posto in assoluto c’è infatti la concussione cerebrale. Per questo noi abbiamo fatto il PSSD (pronto soccorso sportivo defibrillato) che a contempla l’intervento su tutti gli organi. E’ una formazione completa su tutti i rischi, non solo cardiaci, ma non viene attuata».
    La concussione cerebrale, per intenderci, può condurre a danni irreversibili e drammatici. I sintomi di un trauma cranico lieve possono sembrare “lievi”, ma possono condurre a disturbi di lunga durata che coinvolgono funzioni fisiche, cognitive e psicologiche. Una diagnosi tempestiva è determinante per la soluzione o la riduzione delle complicazioni.
    Casasco batte il tasto della formazione: «La formazione della presenza umana è fondamentale, ma non si investe su questo. Dovrebbero farla tutti, a cominciare dai giocatori. Noi abbiamo chiesto di fare un briefing prima della partita tra arbitro, medici sociali, capitani delle squadre e provato a introdurre la figura del match doctor, che dovrebbe essere il quarto uomo, ma questo dipende dalla Federcalcio, che potrebbe fare un esperimento internazionale per Fifa e Uefa. E’ che non si investe nella sicurezza, gli interessi sono altri, manca la cultura della salute».
    Casasco affronta il discorso dell’età anagrafica e l’età biologica (indici forniti dal consumo di ossigeno) e ribadisce l’assoluta importanza dell’attività fisica.
    «Riduce le patologie e migliora la qualità della vita. Due ore di ginnastica a scuola? Perché non farne cinque a settimana magari prima dell’inizio delle lezioni? Ripeto, c’è un problema culturale, di educazione» 


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La prevenzione 
 
Il Salone dell'Hilton è stracolmo e l’introduzione del presidente della Federazione Medici Sportivi Italiani, Maurizio Casasco è una specie di trailer di quanto avverrà nei tre giorni congressuali, nel corso dei quali verranno affrontate molte delle tematiche chiave riguardanti la  tutela della salute degli atleti.
    Il titolo è eloquente: “Guardiamo al futuro: l’atleta al centro”. Sottotitolo: la tutela della salute è il nostro traguardo.
    Un Congresso ambizioso, il trentacinquesimo di una federazione nata nel 1929, che negli ultimi anni, con il diffondersi di una nuova coscienza riguardo le problematiche della salute anche nello sport, ha acquistato un’importanza sempre pù evidente ed imprescindibile.
    Significativo il legame tra salute e ambiente, visualizzato in sede congressuale con la presenza del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, entrambi premiati dalla FMSI con il Leonardo d’oro, a testimoniare come la medicina sportiva, come peraltro quella generica, debba abbracciare il concetto di trasversalità, non fermarsi ad un’analisi unidirezionale. Ribadendo il concetto che prevenire è meglio che curare e fa risparmiare una montagna di soldi alla Sanità.
«La prevenzione è la grande sfida - ha ribadito il ministro Beatrice Lorenzin, 45enne romana - Lo sport insegna a vivere nel modo giusto, abbiamo raccolto dati allarmanti sui bambini che non fanno attività: diabete alimentare, obesità, apatia. Lo sport è la grande medicina e costa poco. Fondamentale avere uno stile di vita che contempli lo sport, il mangiare bene, non fumare, insomma una migliore qualità della vita. Si è calcolato un risparmio di tre miliardi di euro!»
    «E’ molto importante che i Medici Sportivi pensando alla tutela della salute sottolineino anche il tema dell’ambiente - ha aggiunto il ministro Galletti - Lo sport deve svolgersi in ambienti corretti perchè gli atleti passano tante ore nei luoghi di gara e di allenamento»
Sul progetto QUIS, Qualità degli Impianti Sportivi, spiega in dettaglio il presidente Casasco: «Bisogna sapere tutto anche degli impianti. Servono schede con tuttte le caratteristiche. Ad esempio se parliamo di erba normale sarà importante conoscere il concime usato, il grado delle polveri, il tempo di esposizione, e poi negli spogliatoi i materiali delle docce». 


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