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lunedì 22 maggio 2017

VOLLEY Mazzanti ct della Nazionale donne senza ribalta mediatica

La Fipav ha diffuso l'elenco delle convocate della Nazionale femminile per il torneo di qualificazione per i Mondiali 2018. Si tratta delle scelte del nuovo commissario tecnico Davide Mazzanti, che dalla Federazione ha avuto la panchina delle azzurre ma non la ribalta mediatica. Quando arriva un nuovo ct le federazioni organizzano incontri con la stampa per presentare il tecnico scelto. Le federazioni maggiori ad ogni inizio stagione creano l'occasione per avere un po'd'attenzione da giornali e tv. Per Mazzanti tutto questo non è avvenuto. Magari a Davide non importa di essere stato privato di una passerella divenuta tradizionale. O forse gli avrebbe fatto piacere, non so. Rilevarlo è semplice cronaca.

VOLLEY Partite troppo lunghe, la Fivb medita un'altra rivoluzione: 7 set (a 15 punti)

 Sul Corriere dello Sport di domenica 21 maggio 2017
http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/05/22-26126878/volley_-_la_fivb_testera_le_partite_con_7_set/ 

Secondo il fisico veronese Carlo Rovelli il tempo come viene banalmente concepito non è in linea con il risultati della fisica dell’ultimo secolo: il tempo dell’universo non è scandito ovunque nello stesso modo, dipende piuttosto dal luogo e dalla velocità. 
Trasferendo l’interrogativo dal mondo della fisica a quello dello sport, della pallavolo in particolare, non si sbaglia affermando che il tempo è da tanti anni uno dei principali ostacoli che il mondo del volley ha cercato invano di murare. 
A nemmeno vent’anni dalla rivoluzione del Rally Point System, varata nel 1998 dall’allora presidente della Fivb, Ruben Acosta, ci si è resi conto che le altre modifiche apportate strada facendo e l’evoluzione del gioco, hanno fatto sì che si tornasse al punto di partenza, come se il tempo, appunto, fosse non una linea retta infinita ma un fluire circolare.
 Da una riunione avvenuta nei giorni scorsi in Fivb e che ha visto impegnati anche allenatori, è scaturita l’idea di sperimentare un nuovo sistema di gioco: non più cinque set ma sette, però con il punteggio ridotto da 25 a 15 punti. Insomma, vincerà chi arriverà prima a quattro set: si vincerà 4-0, 4-1, 4-2 o 4-3. Lo scopo è duplice: accorciare la durata e rendere più emozionante il set fin dai primi punti, poichè c’è meno tempo per recuperare. Come ora avviene appunto nel tie-break. Si spera che la commissione che ha partorito questa proposta sia partita da una base certa riguardo la durata, perché l'impressione è che se si giocano tutti e sette i set, anche se con punteggio ridotto, l'accorciamento dei tempi potrebbe non essere scontato, anzi. E, al contrario, in caso di partite particolarmente squilibrate, si potrebbero avere partite da meno di un'ora. 

Comunque pare che i sette set verranno sperimentati in occasione dei Mondiali Under 23, a fine agosto.
Tre anni fa a Parma, in occasione del sorteggio per i Mondiali femminili del 2014 che l’Italia ospitò, il presidente brasiliano della Fivb, Ary Graça lasciò trapelare la preoccupazione per l’allungarsi dei tempi di gioco delle partite, che rendevano difficile l’inserimento nei palinsesti televisivi e dunque penalizzavano di nuovo un sport che ha avuto nella lunghezza eccessiva e soprattutto non quantificabile a priori, uno dei maggiori ostacoli per una diffusione mediatica all’altezza del potenziale del volley.
Tra lo scetticismo quasi generale, Ruben Acosta nel 1998 in Giappone sancì lo strappo con il passato, la morte del cambio palla, il nuovo regolamento per cui ogni azione assegnava un punto, portando il tetto dal 15 al 25, mantenendo la necessità di avere due punti di margine per aggiudicarsi un set, scavallando la soglia del 25. 
 

Cinque set al tie-break quindi, sposando la formula di quel primo correttivo che fu introdotto, nel 1988, come mantello per soffocare le fiamme, togliendo ossigeno a quelle partite interminabili con serie infinite di cambi palla. 
Il cambio palla non assegnava punti ma era il passaggio indispensabile per segnarne: si faceva punto solo quando si era in battuta. Altrimenti, come dice il concetto, si cambiava e l’occasione di far punto passava all’altra formazione al servizio. Formula durata solo dieci anni. Ma come mai le partite si sono di nuovo allungate? Varie la cause. Troppo tempo tra un’azione l’altra (per mostrare i replay in tv), troppi i time out tecnici supplementari (due per set, a 8 e a 16) che si sono aggiunti ai time out discrezionali chiamati dagli allenatori. Infine il Video Challenge, o Video Check che dir si voglia (ogni squadra lo può chiedere due volte per set, e se il video dà ragione, il bonus non si intacca): il correttivo delle immagini per porre rimedio a presunti errori arbitrali, succhia tanto tempo perchè non sempre ciò che si vede è facilmente ed immediatamente valutabile. Per tacere di quando le immagini vengono interpretate in modo discutibile e scatenano quelle polemiche che il Video Challenge dovrebbe invece soffocare.  


Foto: Galbiati, Fivb

giovedì 18 maggio 2017

SOCIETA' Isola Capo Rizzuto, troupe televisive aggredite. I clan comandano, lo Stato che fa?


Sulla vicenda della speculazione sulle disgrazie dei migranti, dei vari legami più o meno oscuri tra le organizzazioni criminali che si arricchiscono a danni dei rifugiati e dello Stato, ognuno ha sviluppato il suo punto di vista. Talvolta retaggio di pregiudizi o collocazione politica.
Poi le cose accadono. I fatti, come si diceva una volta. E non resta margine per le speculazioni intellettuali. C'è una realtà che lo Stato non può più ignorare, come dimostra quanto accaduto e denunciato nel comunicato diffuso dall'Associazione Stampa Romana.
Eccolo.
 *************
Tre troupe televisive sono state aggredite, una quasi investita, a Isola di Capo Rizzuto mentre documentavano il seguito dell'inchiesta "Johnny" della Dda di Catanzaro. Solo per aver cercato di riprendere la chiesa e la canonica dove operava uno dei fermati, don Scordio, e per aver provato a raccogliere qualche testimonianza sul posto, la troupe di Rai News 24 è stata minacciata di morte da due uomini usciti dalla stessa canonica. Uno dei due aveva un sacchetto in mano con dei panini che, a suo dire, stava portando ai poveri come gli ha "insegnato don Scordio". L'altro invece si è avvicinato al cameraman minacciandolo pesantemente. I due poi sono saliti su una monovolume bianca che si è lanciata sull'altra troupe di Piazza Pulita di La7, poco distante.
I giornalisti di Rai News intanto erano saliti di corsa in macchina cercando di scappare, ma sono stati inseguiti da una Fiat bianca e bloccati in un vicolo cieco. Mentre continuavano a minacciarli gli scattavano foto. Cosa che a quel punto ha fatto anche la collega di Rai News Angela Caponnetto mentre avvertiva i Carabinieri. Solo a quel punto gli aggressori se ne sono andati. Secondo quanto è stato possibile apprendere, anche una terza troupe ha denunciato ai Carabinieri la stessa aggressione ed un'altra ha deciso di andare in giro scortata.
«Io – ha detto la collega Angela Caponnetto – ho solo una preoccupazione: quella per la mia troupe che è del luogo ed è stata fotografata. Questo fa capire il clima che si respira quando si toccano gli interessi delle cosche. Bisogna respirarlo per capirlo questo clima a Isola di Capo Rizzuto, dove i clan si sono spartiti la torta dei migranti rubando la dignità dei richiedenti asilo e i soldi allo Stato e agli italiani, dando lavoro a decine di ragazzi che altrimenti qui farebbero la fame. Per questo si sentono forti, perché si sentono padroni del territorio. E aggredire i media altro non è che la loro bieca dimostrazione di forza per marchiare la zona».
Preoccupazione per quanto accaduto è stata espressa dal presidente Giuseppe Giulietti, dal segretario generale Raffaele Lorusso e dal responsabile dei progetti per la legalità della Fnsi, Michele Albanese. «Lavorare in territori così difficili per garantire al Paese una libera informazione diventa sempre più difficile e rischioso. Ci auguriamo – dicono Giulietti, Lorusso e Albanese – che le forze dell'ordine identifichino i soggetti che hanno aggredito e minacciato i colleghi e che la magistratura verifichi le ragioni per le quali sono scattate le aggressioni ed in particolare se gli aggressori hanno rapporti di parentela con le persone fermate nel corso dell'operazione della Dda di Catanzaro. Nei territori infestati dalle mafie il ruolo dell'informazione diventa importantissimo e quanto accaduto ad Isola Capo Rizzuto testimonia come le famiglie di 'ndrangheta temono sia l'azione della magistratura e delle forze dell'ordine, ma anche quella dell'informazione, grazie alla quale la società civile prende coscienza della loro pericolosità».

CALCIO Juventus, 2-0 alla Lazio e arriva la dodicesima Coppa Italia

Nemmeno lo scoglio scaramantico della finale numero 17 ha fermato la Juventus. Battendo la Lazio 2-0, gol di Dani Alves e Bonucci, la formazione di Allegri ha conquistato la sua dodicesima Coppa Italia, terza consecutiva (non era mai riuscito a nessuno il tris di fila nella manifestazione).
Con buona pace dell'amico granata che si augurava uno "zeroplete" bianconero, un trofeo si è già aggiunto nella bacheca bianconera, nella speranza che sia soltanto il primo e che non resti solitario a lungo, magari solo fino a domenica pomeriggio...
La Lazio è stata una finalista degna e ha provato a giocarsi le sue carte. L'occasione più ghiotta l'ha avuta in avvio, con il contropiede finalizzato da Keita sul palo, dopo deviazione di Barzagli (anche tocco col dorso della mano, involontario, la palla è andata verso la mano, un tocco che nemmeno tutti hanno visto in diretta, allo stadio o in tv).
Poi però è uscita la Juve, di prepotenza e di classe, sull'asse brasiliana delle due fasce: Alex Sandro (cross alto e lungo dalla sinistra) e Dani Alves (piazzato in attesa e smarcato a destra: tiro al volo di interno, leggermente sporco e sbilenco ma trementamente efficace).
E dopo un'altra occasione mancata da Higuain (che ha sempre trovato il portiere laziale Strakosha pronto a respingere con i piedi le sue conclusioni), il raddoppio inesorabile di Bonucci su spiovente da calcio d'angolo: perfetto il tempismo del suo inserimento che ha sorpreso e beffato l'intera retroguardia laziale.
Lampi di bel gioco, tocchi di classe, un Dani Alves decisivo, ottimo nel suo ruolo di regista avanzato (mancava lo squalificato Pjanic, in panchina Cuadrado, apparso spento nelle ultime settimane). Difesa attenta (bene Bonucci, Chiellini e Barzagli), Mandzukic il solito leone ovunque, Marchisio presente, Dybala guizzante e calamita di falli, Neto vigile e bravo su palloni sempre fortunatamente centrali (ma lui era sempre ben piazzato).
Se si deve muovere un appunto, in proiezione Champions soprattutto, si suggerisce di catechizzare a dovere Rincon che troppo spesso rallenta l'azione dopo un contrasto vinto o una palla recuperata, fin poi a farsela risoffiare o ad essere costretto al fallo.
Dopo i dubbi di domenica sera, generati dalla sconfitta con la Roma, la Juve si è rimessa in linea con le sue ambizioni e con il vangelo del suo tecnico Allegri, che solo un folle potrebbe contestare, essendo uno degli artefici di una stagione brillantissima, in cui tanto si è seminato, arrivando ora alla fase finale, quella del raccolto. Iniziato all'Olimpico, con una Coppa Italia che è trofeo importante.
Se la Juve vincerà lo scudetto, la Supercoppa italiana si giocherà ancora tra Juventus e Lazio.

Tutte le finali della Juve in Coppa Italia
1937-38 
Torino-Juventus 1-3, Juventus-Torino 2-1 JUVENTUS
1941-42
Milano-Juventus 1-1, Juventus-Milano 4-1  JUVENTUS 
1958-59
Inter-Juventus 1-4  JUVENTUS 
1959-60
Juventus-Fiorentina 3-2 dts   JUVENTUS
 1965
Juventus-Inter 1-0    JUVENTUS 
 1972-73
Milan-Juventus 1-1 dts, 6-3 rigori  MILAN
1978-79
Juventus-Palermo 2-1 dts   JUVENTUS
 1982-83
Verona-Juventus 2-0, 0-3 dts  JUVENTUS
1989-90
Juventus-Milan 0-0,1-0  JUVENTUS
1991-92
Juventus-Parma 1-0, 0-2  PARMA
1994-95
Juventus-Parma 1-0, 2-0  JUVENTUS
2001-02 
Juventus-Parma 2-1, 0-1  PARMA
2003-04
Lazio-Juventus 2-0, 2-2  LAZIO
2011-12
Juventus-Napoli 0-2   NAPOLI
2014-15
Juventus-Lazio 2-1 dts   JUVENTUS
2015-2016 
Milan-Juventus 0-1 dts   JUVENTUS
2016-2017
Juventus-Lazio  2-0   JUVENTUS

mercoledì 17 maggio 2017

CALCIO Juventus-Lazio per la Coppa Italia, finale numero 17 per i bianconeri

Quella di stasera all'Olimpico sarà la diciassettesima finale di Coppa Italia per la Juventus. Nelle precedenti 16 occasioni, 11 volte ha poi alzato il trofeo, 5 volte ha perso invece la Coppa. Nessun club è ancora mai riuscito a conquistare il trofeo per tre volte di fila, come ha occasione di fare la Juventus stasera.

1937-38 
Torino-Juventus 1-3, Juventus-Torino 2-1 JUVENTUS
1941-42
Milano-Juventus 1-1, Juventus-Milano 4-1  JUVENTUS 
1958-59
Inter-Juventus 1-4  JUVENTUS 
1959-60
Juventus-Fiorentina 3-2 dts   JUVENTUS
 1965
Juventus-Inter 1-0    JUVENTUS 
 1972-73
Milan-Juventus 1-1 dts, 6-3 rigori  MILAN
1978-79
Juventus-Palermo 2-1 dts   JUVENTUS
 1982-83
Verona-Juventus 2-0, 0-3 dts  JUVENTUS
1989-90
Juventus-Milan 0-0,1-0  JUVENTUS
1991-92
Juventus-Parma 1-0, 0-2  PARMA
1994-95
Juventus-Parma 1-0, 2-0  JUVENTUS
2001-02 
Juventus-Parma 2-1, 0-1  PARMA
2003-04
Lazio-Juventus 2-0, 2-2  LAZIO
2011-12
Juventus-Napoli 0-2   NAPOLI
2014-15
Juventus-Lazio 2-1 dts   JUVENTUS
2015-2016 
Milan-Juventus 0-1 dts   JUVENTUS
2016-2017
Juventus-Lazio   ?

* Il combo d'apertura, dal Corriere dello Sport.it

 

 

lunedì 15 maggio 2017

VOLLEY Carlotta Cambi, tricolore con Novara, non dimentica: "Grazie Volleyrò"

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/05/15-25762744/volley_-_carlotta_cambi_lo_scudetto_e_l_esperienza_volleyro_/

Carlotta Cambi a 20 anni si è laureata per la prima volta campionessa d’Italia con la Igor Novara. Carlotta è nata a San Miniato e il 28 maggio festeggerà il suo ventunesimo compleanno. Lei e Anna Danesi, altro straordinario talento passato per il Volleyrò Casal de’ Pazzi, hanno giocato insieme a Roma vincendo tutto a livello giovanile prima di andare in Serie A. Dopo una positiva stagione a Piacenza in Serie A2, Carlotta si è trasferita a Casalmaggiore, dove ha vinto una Champions League, e quindi a Novara con il fresco trionfo tricolore.
 “È stata un’emozione fortissima - racconta Carlotta - perché Novara voleva davvero tanto questo titolo. C’era molta tensione in campo. Sia Novara sia Modena, chi per un motivo chi per un altro, desideravano fortissimamente questo scudetto. Da parte nostra è stata una stagione in crescendo e forse non ce l’aspettavamo. Siamo molto contenti ma ancora un po’ frastornati per tutto quello che è successo”.
Da Casalmaggiore a Novara. Cosa vuol dire vivere la quotidianità con una campionessa come Francesca Piccinini?
“Con Francesca ho avuto il piacere di giocare insieme anche lo scorso anno. La sua esperienza è stata fondamentale, perché quando è il momento di vincere lei sa come farlo. Mi piace ricordare anche la straordinaria voglia di vincere di Stefania Sansonna e Katarina Barun, che hanno trasmesso a tutte noi il desiderio di portare a casa lo scudetto”.
Dopo la Champions League dello scorso anno, è arrivato lo scudetto. In che modo hai vissuto questo doppio successo e che differenze hai trovato?
“Sono due successi bellissimi ma diversi per come sono arrivati. Questo scudetto lo sento molto più mio, perché ho giocato tanto e sono entrata in quasi tutte le partite disputate da Novara. Giocare e vincere è un po’ diverso dal vincere stando pressoché sempre in panchina. Ho provato una grandissima gioia in entrambi i casi, ma lo scudetto con Novara è un successo a cui ho partecipato più attivamente”.
Molte tue coetanee scelgono di andare a giocare in squadre di fascia più bassa per trovare più spazio. Tu, al contrario, dopo Piacenza hai optato per due top club, eppure ti sei sempre guadagnata la fiducia dei tuoi allenatori, tanto da raggiungere anche il giro della Nazionale maggiore. 
“Dopo la Serie A2 ho deciso di andare in un club importante come Casalmaggiore, perché volevo vedere com’era la Serie A1 in una squadra top. Casalmaggiore disputava anche la Champions, quindi era un’opportunità in più per mettermi alla prova. Quest’anno, invece, mi ha convinta un progetto importante. Poiché il mio cartellino è di Novara, ero certa che avrebbero puntare su di me e che mi avrebbero dato spazio per valorizzarmi”.
Hai conquistato la Champions League, lo scudetto e sei nel giro della Nazionale, che altri obiettivi ti poni, visto che a soli vent’anni hai già vinto tantissimo?
“Sicuramente voglio confermarmi a questo livello, per dimostrare a tutti che sono una giocatrice importante. In bacheca manca la Coppa Italia e magari potrei farci un pensierino…”
Tornando indietro con la memoria, in che modo ti ha aiutata a raggiungere questi risultati l’esperienza al Volleyrò CDP?
“Il Volleyrò è un progetto di giovani molto talentuosi. La società punta a vincere e non vuole soltanto partecipare ai campionati per fare esperienza. Affrontare una stagione con la pressione di dover vincere ti forma il carattere in vista dei campionati di Serie A. Devi sempre dare il massimo, ogni giorno. Negli altri progetti giovanili l’unico obiettivo è quello di far crescere le proprie giocatrici senza la pressione di arrivare alla vittoria. Questa cosa fa una grandissima differenza e distingue il Volleyrò da tutte le altre società giovanili. Il merito del Volleyrò non è soltanto quello di formare tecnicamente le atlete, ma soprattutto di abituarle a cercare sempre la vittoria.”
Tu e Anna Danesi rappresentate per le tante ragazze del Volleyrò CDP l’esempio di come si possa crescere e arrivare all’eccellenza pallavolistica partendo da solidissime basi costruite nel giovanile. Che qualità bisogna avere e che consigli puoi dare alle giovani pallavoliste che vogliono arrivare in Serie A?
“Non bisogna mai perdere l’entusiasmo, perché la voglia di divertirsi in campo ci deve sempre essere. E poi consiglio a tutte le ragazze di non perdere mai la fiducia, anche quando i risultati sembrano non arrivare. Non si può avere tutto e subito, ci vuole pazienza. Se si lavora sodo, i risultati alla fine sono certi”.
Quando sei partita dalla Toscana per arrivare a Roma, come hai vissuto quei primi giorni in una realtà completamente diversa e come sei riuscita a superare le difficoltà?
“Sono arrivata al Volleyrò che avevo quindici anni. Ero convinta di voler giocare a pallavolo ad alti livelli e i miei genitori sono stati fantastici perché hanno accettato la mia scelta senza pormi degli ostacoli. Arrivata a Roma mi sono trovata in una situazione completamente nuova per me. Un conto è dire vado a vivere da sola, un conto è farlo. I primi mesi sono stati difficili, ma devo ringraziare i miei genitori e soprattutto Armando Monini, Andrea Scozzese, Laura Bruschini e tutto lo staff del Volleyrò che mi sono stati sempre molto vicini e mi hanno aiutata a superare i primi momenti di crisi. Poi è andato tutto in discesa. Quella del Volleyrò è un’esperienza che consiglio a tutte le ragazze che vogliono giocare a pallavolo ad alti livelli. È una società favolosa e soprattutto una grande famiglia che ti segue passo dopo passo senza abbandonarti mai. Uscite dal Volleyrò si è giocatrici pronte ad affrontare la Serie A e persone più ricche e abituate a lottare per ottenere i risultati anche nella vita. Ne approfitto per ringraziare innanzitutto Armando Monini e Andrea Scozzese (scomparso un anno e mezzo fa, ndr)  che grazie a questo bellissimo progetto che è il Volleyrò hanno permesso e permettono a tante ragazze come me di realizzare i propri sogni. Ringrazio tutti anche per i rimproveri, perché sono quelli che ti fanno crescere. Quando si arriva in Serie A e non si vive più la realtà protetta del giovanile, si è già abituati a sopportare le difficoltà dell’essere da soli e non si soffre il salto di categoria”.

CALCIO Roma-Juventus 3-1

Difficile pensare alla vigilia che potesse scaturire una partita come quella che si è vista all'Olimpico. La Juventus non è squadra che possa giocare per il pareggio, perché come cala la tensione, ecco che chiunque può sperare di toglierle punti, come ha fatto la Roma. Una partita brutta e lenta, anche se nel primo tempo il palo di Asamoah e il vantaggio di Lemina al termine di una bella azione (cross di Sturaro a pescare Higuain in area, assist del centravati e piatto vincente del francese) avevano creato le condizioni per raggiungere l'obiettivo. Quel punto che mancava per uno scudetto che ora va considerato a rischio.
Nella peggior serata stagionale di Buffon (il tiro beffardo di El Shaarawi non può infilarsi in quel modo senza che nessuno cerchi di intercettarlo) la Roma ha avuto il merito di riuscire subito a pareggiare e di approfittare della mollezza bianconera, con una condotta di gara umile, paziente ed accorta. Una Juve incapace di creare azioni da gol nel secondo tempo, a parte i guizzi in extremis di Higuain (tiro parato) e il fallo da rigore commesso da Paredes su Dybala. E che nel quarto d'ora finale ha giocato praticamente senza Mandzukic, dolorante alla zona lombare e in campo solo per far numero.
La Roma si gode l'inaspettato scalpo bianconero e un secondo posto che pareva ormai destinato a sfumare. Ma la storia del campionato e dei suoi colpi di coda sorprendenti, deve allarmare la Juventus, che nella sua storia ha già perso scudetti che sembravano vinti. Come ricordano bene, ringraziando ancora, il Torino nel 1975-76 e la Lazio nel 2000, dopo che i bianconeri avevano accumulato nove punti di vantaggio a un mese e mezzo dalla fine. Anche quel giorno al Curi, quando Collina fece giocare Perugia-Juventus con un campo quasi impraticabile e dopo una sosta record, era il 14 maggio. Il gol di Calori, il sorpasso della Lazio nonostante la Juve avesse due punti di vantaggio.
Ora i punti di margine sono quattro e le partite da giocare due: ma con un Crotone in piena rimonta salvezza dare per scontato il risultato di domenica prossima, i tre punti allo Stadium, sarebbe un peccato mortale di superficialità.
Non è che la sconfitta a Roma abbia rimandato la festa scudetto: il titolo è tutto da vincere ancora, e adesso la Roma è anche in vantaggio nel confronto diretto.
Una certa stanchezza mentale, unita a cali di tensione antipatici ma che hanno sempre accompagnato questa squadra, sono alla base delle ultime prestazioni deludenti sotto il profilo del risultato. I pareggi con Atalanta (vittoria in pugno, pareggio subito allo scadere) e Torino (derby ripreso per i capelli nel recupero); la sconfitta di Roma al termine di un secondo tempo scialbo e moscio (senza che i giallorossi abbiano fatto chissà cosa, nulla di travolgente come il risultato potrebbe far pensare). Insomma, lo scudetto non arriva per manifesta superiorità, con il Crotone (che viaggia ad un sorprendente ritmo salvezza e ora è a un solo punto dall'Empoli) bisognerà giocare ben altra partita, con il rischio palese del dopo finale Coppa Italia. Mercoledì di nuovo all'Olimpico ma contro la Lazio, Coppa Italia in palio e pronostico più aperto del previsto, come i precedenti con il Milan in Supercoppa e Coppa Italia insegnano, per non parlare dell'ultimo Lazio-Juventus di Coppa Italia.
Come tante volte Allegri ha ribadito, finora stagione eccellente ma senza che ancora abbia fruttato nulla. E dopo aver tanto seminato, il raccolto avverrà solo ritrovando la Juventus migliore, concentrata dal primo all'ultimo minuto. Sempre che l'eclisse di Cuadrado termini, la difesa ritrovi solidità e attenzione, il centrocampo dinamismo e fantasia. Come diceva Trapattoni? Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco. Ecco, appunto, nel sacco bianconero lo scudetto ancora non c'è.

giovedì 11 maggio 2017

VOLLEY Francesca Piccinini fa cinquina tricolore con il Novara

A 38 anni Francesca Piccinini non ha finito di stupire. La scorsa estate scelse di andare a Novara, che non aveva mai vinto lo scudetto e che aveva perso tutte le finali che aveva disputato. Per la serie certi valori contano sempre, anche quando magari in attacco non si può avere più l'esplosività di un tempo, Francesca Piccinini ha fatto cinquina tricolore e la Igor Gorgonzola Novara, battendo la Liu.Jo Modena, ha finalmente conquistato uno scudetto che pareva stregato. Continuerà Francesca a giocare a pallavolo o riterrà di chiudere in bellezza la sua straordinaria carriera? Lo deciderò nei prossimi giorni, con un altro scudetto cucito sul curriculum, il primo vinto lontana da Bergamo.
Novara campione d'Italia con la Katarina Barun bomber implacabile e Stefania Sansonna libero ovunque. E per Cristina Chirichella è la prima grande gioia dopo il boom ai Mondiali 2014, quando si fece scoprire dal mondo del volley. Una storia che parte da lontano, dall'iniziativa di Suor Giovanna Saporiti e Marilena Bertini (poi suora anche lei).

Dal sito della società Agil Trecate:
L’AGIL Volley Trecate nasce nel 1983/84 grazie all’impegno di Suor Giovanna Saporiti, in comunità dall’età di 20 anni, e Marilena Bertini, prima istruttrice di educazione fisica e poi Suora all’età di 36 anni, che per creare un centro di aggregazione per giovani hanno cominciato questa stupenda avventura che ha portato la prima squadra fino alla serie A1.
AGIL che molti associano ad un marchio commerciale è, invece, una sigla che identifica tutt’oggi l’impegno della nostra società sportiva, infatti:

A = amicizia G = gioia I = impegno L = lealtà

Gara 4, decisiva
 LIU JO NORDMECCANICA MODENA - IGOR GORGONZOLA NOVARA 0-3 (20-25, 17-25, 17-25) - LIU JO NORDMECCANICA MODENA: Brakocevic Canzian 7, Belien 6, Heyrman 9, Leonardi (L), Marcon, Bosetti 7, Ferretti 2, Petrucci, Ozsoy 9, Bianchini. Non entrate Valeriano, Garzaro. All. Gaspari.
 IGOR GORGONZOLA NOVARA: Alberti, Plak 13, Donà 1, Bonifacio 5, Chirichella 12, Sansonna (L), Piccinini 4, Dijkema 4, Zannoni, Barun-Susnjar 18. Non entrate Cambi, Pietersen, Barcellini. All. Fenoglio.
ARBITRI: Puecher, La Micela. NOTE - Spettatori 5000

mercoledì 10 maggio 2017

CALCIO Juventus-Monaco 2-1, bianconeri a Cardiff per la nona finale di Champions

La Juventus è in finale di Champions League per la nona volta e ho avuto la fortuna di viverle tutte, fin dall'ormai lontano 1973, persa con l'Ajax per un gol nei minuti iniziali, proprio come accadde due anni fa a Monaco contro il Barcellona. Due vittorie e sei sconfitte nelle otto finali precedenti, ora a Cardiff per spezzare il sortilegio e cercare il tris, 21 anni dopo la notte magica dell'Olimpico, a Roma.
La Juventus ha staccato il biglietto per Cardiff battendo 2-1 il Monaco, dopo aver vinto nel Principato 2-0. Partita strana, ma tra le due fasi con l'impronta del Monaco, all'inizio e alla fine, c'è stata grande Juventus nella parte conclusiva del primo tempo. Tanti gol mancati (ed è la solita pecca che stava per costare il derby: tra le due partite di Roma con giallorossi e Lazio in Coppa Italia e Cardiff, bisognerà aggiustare la mira e i tempi di tiro), manovre spettacolari, aperture di gioco a occhi chiusi che hanno strappato applausi scroscianti al pubblico dello Stadium. E' stato un piacere veder giocare in bianconeri nelle fasi che hanno portato ai due gol, realizzati dal leone Mandzukic e da un Dani Alves sempre più esplosivo e determinante (come lo fu nel Barcellona).
Poi sul 4-0 globale, la Bella si è addormentata, Buffon per colpa di Mbappè (davvero bravo il ragazzino)  ha perso la sua imbattibilità di Champions che durava dal gol subito a Siviglia. Poco male. Bella l'atmosfera dello Stadium, bello vedere l'esultanza e la gioia di tutto il gruppo juventino, panchinari inclusi. Ho sempre pensato che la Juventus dello scorso anno, quella che aveva quasi compiuto il miracolo di eliminare il Bayern Monaco battendolo in casa sua, abbia perso una grande occasione di vincere la Champions.
Insomma, negli ultimi tre anni la Juventus è stata a pieno titolo tra le grandi d'Europa. Ma stavolta la marcia è stata a dir poco trionfale. Se due anni fa il Barcellona era la grande favorita e la Juve la finalista a sorpresa, a Cardiff Juve e Real Madrid (salvo una remuntada historica dell'Atletico...) avranno a mio avviso il 50% di chance ciascuna.
Inutile dire, alla luce dei precedenti, che sarà fondamentale l'approccio giusto, concentrazione massima senza farsi schiacciare dalla pressione e dalle tensioni. Allegri in questa stagione, nonostante le difficoltà iniziali e i pronostici a sproposito, ha saputo costruire un gioco nuovo, una squadra che sa quello che vale e che non è fatta solo da chi va in campo. 
Tornando al Monaco, è una squadra giovane e di valore, come ha dimostrato in modo lampante in questo torneo, eliminando Manchester City e Borussia Dortmund. Il fatto che la Juve l'abbia disinnescato, è merito bianconero, non significa che i francesi valevano poco. 

domenica 7 maggio 2017

CINEMA La tenerezza

LA TENEREZZA - Regia: Gianni Amelio. Interpreti: Renato Carpentieri, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Elio Germani, Greta Scacchi.

Non sarà un capolavoro, ma La tenerezza è un grande film. Le imperfezioni che gli si possono imputare non inficiano il risultato globale di un'opera seria che scava a fondo nei meandri dell'animo umano offrendo spunti sensibili e forti.
Il rapporto tra genitori e figli, l'influenza quasi sempre inconsapevole che viene assorbita crescendo, da genitori problematici o anaffettivi, come da padri e madri più presenti, magari troppo.
Il mestiere svolto dal personaggio di Giovanna Mezzogiorno è emblematico: tradurre, decodificare, interpretare. Ma a volte può essere più agevole entrare nell'animo di un africano che nella mente paterna. Si parla di tanti aspetti delle vite che si snodano nell'amore e sui binari paralleli, che ai bambini appaiono talvolta misteriosi e confusi, generando sensi di rabbia, malumori covati, repressi.
E il ruolo dei bambini poi, è un indicatore di malesseri ma anche di genuinità. La frase chiave che ha colpito un po' tutti gli spettatori ("Di cosa vuoi parlare con i bambini? Con i bambini puoi parlare di tutto") è illuminante della lontananza spirituale e mentale che può crearsi, quando manca l'equilibrio o traumi del passato sono rimasti irrisolti, lasciati a covare sotto la cenere ma pronti a riesplodere.
Ed è proprio attraverso il rapporto con i bambini che può avvenire il riavvicinamento tra un figlio-genitore che ama, sia pure tra mille incomprensioni e frustrazioni, con nuova consapevolezza e andando all'essenza dei comportamenti. Chiudendo un cerchio malfermo avviato in passato.
Renato Carpentieri è il gigantesco protagonista del film di Amelio. Un personaggio lontano dall'essere un "santino", pieno di difetti, dalla moralità professionale dubbia, ma ancora capace di ritrovarsi e di rileggersi con occhi critici e il rammarico degli errori commessi ("Non amavo mia moglie. O forse sì ma non me ne sono accorto"), di sentirsi vivo nel rapporto con il nipotino, l'ìllusione di rappresentare magari un qualcosa che ai figli fu negato. Di ritrovare vitalità a dispetto delle precarie condizioni di salute, all'esplodere di un dramma che è diventato anche suo.
Straordinaria la sua interpretazione, che da sola varrebbe il film, se non ci fosse tanto altro e un cast globalmente azzeccato, da Michaela Ramazzotti a Giovanna Mezzogiorno, fino a Elio Germano.

Non c'entra niente con il film, ma mi è venuto spontaneo l'abbinamento. Tenerezza, cantata da Gianni Morandi
https://www.youtube.com/watch?v=wiPA1qkOHHo 
 

CALCIO Juventus-Torino 1-1



Forse vado controcorrente ma tutto considerato, a dispetto delle apparenze, a me la Juventus del derby è piaciuta. Non ha giocato una brutta partita nonostante le insidie del post Champions e nonostante la sconfitta che si andava profilando. Ampio ricambio di formazione, inevitabili sfasature ma il Torino è andato in vantaggio sulla magistrale punìzione di Ljajic senza praticamente impegnare mai seriamente Neto. Fa discutere l'espulsione per doppia ammonizione di Acquah, ma in campo a velocità normale ha probabilmente colpito l'irruenza dell'entrata, anche se il granata ha toccato la palla nettamente prima di rovinare sulle gambe di Mandzukic. Del resto, curiosità, all'andata lo stesso Mandzukic era stato ammonito per un'entrata analoga in cui aveva colpito prima la palla. Legittimo il rammarico torinista, ma la partita alla moviola è altra cosa rispetto a quanto si vede e giudica in diretta, in campo.
Difficile negare comunque la legittimità di un pareggio che va perfino stretto alla Juventus, che nel primo tempo ha preso un incrocio dei pali con colpo di testa di Benatia, con Bonucci che si è divorato un incredibile palla gol a tre metri da Hart ormai fuori causa, e Dybala che ha calciato su Hart un'altra ghiotta occasione.
Dal Toro il gioiello di Ljajic, in attacco null'altro. Subito il gol la Juve si è rovesciata nella metà campo del Torino, favorita anche dalla superiorità numerica (ma Acquah che era già ammonito avrebbe potuto evitare il rischio connaturato in una entrata del genere). Non ha avuto lucidità, soprattutto le è mancata precisione sotto rete e un pizzico di buona sorte nelle conclusioni. Poi gli innesti di Pjanc e Higuain hanno creato le basi per un pareggio nella fase di recupero. Un gran bel gol inventato da Higuain con un tiro dei suoi da fuori area, diagonale incrociato sul palo meno atteso dal portiere, preso in contropiede. Non avrei cambiato opinione in caso di sconfitta. Intanto è stato un derby emozionante e intenso, bellissimo per ritmo e agonismo, per la carica messa in campo da Juve e Toro.
La prova della Juve, quasi stravolta da Allegri per dosare gli uomini tra Champions e campionato, è stata molto positiva. La difesa ampiamente rimpastata ha retto, rischiando quasi niente. Non a caso il gol è arrivato su calcio da fermo.
La reazione dopo lo 0-1 e il pareggio negli ultimissimi minuti, non hanno fatto che confermare le qualità caratteriali e tecniche di questa squadra. Ora calma, trnquillità e concentrazione. Domenica prossima all'Olimpico, sarà la Roma ad avere più pressione, perchè il Napoli può soffiarle il secondo posto e l'accesso diretto in Champions League. Ai bianconeri basterà un pareggio per alzare la coppa dello scudetto dinanzi al pubblico giallorosso. Sarebbe un degno finale di questa stagione e un'occasione offerta al pubblico di Roma per manifestare un minimo di sportività.


Juventus-Torino 1-1
RETI: 7' st Ljajic, 47' st Higuain

JUVENTUS Neto; Lichtsteiner, Bonucci, Benatia, Asamoah; Khedira, Rincon (24' st Pjanic); Cuadrado, Dybala (35' st Alex Sandro), Sturaro (11' st Higuain); Mandzukic
A disposizione: Buffon, Audero, Dani Alves, Barzagli, Chiellini, Mattiello, Marchisio, Lemina, Mandragora
Allenatore: Allegri

TORINO Hart; Zappacosta, Rossettini, Moretti, Molinaro; Acquah, Baselli (30' st Obi); Iago Falque (38' st Iturbe), Ljajic, Boyé (18' st Benassi); Belotti
A disposizione: Padelli, Cucchietti, Carlao, Castan, Barreca, Lukic, Valdifiori, Gustafson, Maxi Lopez
Allenatore: Mihajlovic

ARBITRO: Valeri
ASSISITENTI: Di Liberatore, Dobosz
QUARTO UFFICIALE: Costanzo
ARBITRI D'AREA: Rocchi, Celi

AMMONITI: 38' pt Acquah, 42' pt Molinaro, 6' st Asamoah, 8' st Dybala, 12' st Acquah, 31' st Cuadado
ESPULSI: 12' st Acquah

sabato 6 maggio 2017

ATLETICA La maratona di Monza all'alba, due ore di spot

http://www.ilpost.it/2017/05/05/maratona-due-ore-monza-nike/

http://www.focus.it/scienza/scienze/maratona-attacco-al-muro-delle-2-ore-breaking2

A volte ci si trova in difficoltà nel comporre titoli e per ragioni bizzarre. Come definire il tentativo andato in scena stamane all'alba nell'autodromo di Monza? Tentativo di fare un record che non sarebbe stato record. Però la parolina magica funziona sempre, se si vuole essere superficiali. Si poteva solo dire che si cercava di correre una maratona sotto le due ore, impresa poi sfiorata per una manciata di secondi, un terzo di minuto. 
Se non ci fosse stato il marchio invadente per eccellenza dello sport mondiale (quello che nei meeting induce gli atleti a correre con le magliette dello stesso colore... sai che piacere per chi guarda le gare, dal vivo o in tv: tutti in canotta viola, nemmeno fossero componenti del fan club della Fiorentina).
La corsa inventata e creata a Monza può essere interpretata in tanti modi. E le modalità che l'hanno accompagnata, perfino dalla concessione degli accrediti per assistere (almeno stando a quanto si è letto sui social), inducono a pensare che lo sport non fosse il fulcro della cosa. L'importante è farsi pubblicità, sfruttando ingenuità, complicità e rapporti pubblicitari disinvolti che al lettore naturalmente sfuggono.
Se si sa già in partenza che la prestazione non potrà essere omologata dalla Iaaf come record (in una prova che di per sè presenta caratteristiche che variano da maratona a maratona, percorsi diversi, difficoltà differenti) perchè la si è presentata e spacciata per un tentativo di record?
Più onesto, ed è stata questa la soluzione titolistica, dire che si cercava di correre la distanza in meno di due ore.
Non si tratta di essere antichi o refrattari alle novità, ma questa cosa creata non sembra parente stretta dell'atletica reale. E' stato un esperimento scientifico e di materiali? Ok, ma quando si leggono in maniera approfondita (e nel link allegato c'è una interessante spiegazione di Focus) tutti i dettagli, ci si chiede se l'atletica vuole seguire le contestate orme del nuoto, quando si cominciò a nuotare con i supercostumi. Si sconfina nel doping tecnologico? 
La pedana rialzata su cui il pesista azzurro Andrei ottenne primati del mondo era un esperimento scientifico, per capirci. o solo una furbata tollerata perché così faceva comodo?

Tornando al cuore di questo pseudoevento, quando si fanno le ricerche scientifiche, perchè anche così è stata presentata la cosa, si fanno e se ne diffondono i risultati dopo, a esperimento avvenuto. La gran cassa battuta dall'azienda creatrice, molto più di un semplice sponsor, ha detto altro.
Lepri che vanno e vengono, materiali speciali, scarpe particolari, rifornimenti diversi da quelli delle gare, percorso ad hoc, orario in cui mai si farebbe una gara (ma forse in futuro la Iaaf arriverà anche a quello, chissà...). Sarà davvero utile in proiezione maratone normali, un test che di normale non ha avuto nulla?
Poi si può leggere il tutto come l'ennesima dimostrazione di potere delle aziende padrone occulte (per chi non vuol vedere), che pian piano con la complicità dei organi mondiali sportivi, stanno trasformando sempre più lo sport in un circo di cui non si sente la necessità (basta ricordare lo scandaloso programma olimpico futuro). 
No, anche prendendone le distanze, non credo che la maratona di Monza faccia bene all'atletica.





mercoledì 3 maggio 2017

CALCIO Monaco-Juventus 0-2

Se il Real Madrid ha ipotecato il viaggio a Cardiff con il 3-0 all'Atletico Madrid, la Juventus ha fatto quasi lo stesso vincendo 2-0 a Montecarlo. Come mi ha scritto un amico milanese, nemmeno io ce la vedo una Juventus che prende tre gol allo Stadium con i francesi. Ma guai ad abbassare la guardia, l'attenzione e la concentrazione martedi prossimo dovranno essere gli stessi di stasera. E' stata una Juventus micidiale, concreta nelle due occasioni su tre finalizzate al massimo. I due gol di Higuain sono stati lampi irresistibili con un comune denominatore: la classe e l'imprevedibilità di Dani Alves (eccellente la sua prestazione, spostato in avanti è diventato assist-man), che in occasione del primo gol di Gonzalo si è inventanto un colpo di tacco geniale dopo un contropiede rapidissimo. E vogliamo parlare del cross che ha consentito a Higuain di segnare il 2-0? Semplicemente un pallone delizioso. Una Juve non perfetta, dunque migliorabile, ma ottima, in un assetto diverso, senza Cuadrado e con Marchisio a centrocampo, con Barzagli, Chiellini e Bonucci nella difesa a tre. Le smagliature le ha chiuse da par suo Buffon (imbattibilità in Chamoions a 621 minuti), Marchisio ha avuto la palla per segnare il temporaneo 2-0 ma il portiere monegasco è stato molto bravo a respingere di piede. Peccato i cartellini gialli rimediati da Bonucci, Marchisio e Chellini. La situazione in difesa, ora che è fuori gioco per infortunio Rugani, è sempre a rischio a causa di infortuni o sanzioni. Basta poco nel momento clou della stagione a compromettere il reparto d'acciaio dei bianconeri, che non prendono gol in Champions dal 3-1 di Siviglia e che in trasferta hanno vinto cinque partite su sei (a Barcellona il pareggio).
Se all'inizio della stagione Cardiff era un sogno nominato fin troppo dai non juventini, come se arrivarci fosse una pura formalità, strada facendo è diventata un a meta sempre più vicina e concreta, raggiungibile per meriti. E ora all'orizzonte c'è un'altra finale con il Real Madrid, una lunga storia, un conto aperto. Ma se ne riparlerà, speriamo, la prossima settimana.

sabato 29 aprile 2017

VOLLEY Imoco Conegliano, le Champions e la beffa dei calendari tritatutto

Interrompo il silenzio pallavolistico che mi sono imposto, spinto da una considerazione ovvia ma necessaria. In quasi tre decenni di volley è accaduto di subire calendari strani, compressi, discutibili. Ma ciò che è successo quest'anno non ha davvero precedenti e temo possa essere solo il primo di una sciagurata serie, dato che il pasticcio infinito è stato costruito e imposto nell'anno post olimpico, nell'unica stagione libera da vincoli realmente validi e dall'appuntamento dell'Olimpiade e della miriade di inutili tornei di qualificazione, che servono solo a far guadagnare soldi alle istituzioni sportive, svilendo perfino il valore tecnico di questo sport.
L'Imoco Conegliano, A1 femminile, campione d'Italia uscente, è stata eliminata ieri sera da uno straordinario Modena rilanciato da Marco Gaspari, in due sole partite. Domenica Conegliano ha giocato la finale della Champions League, evento piazzato nel bel mezzo della stagione italiana di club e quindi subìto dal movimento, come peraltro accaduto nel maschile. Ora senza mettere in discussione il valore agonistico di Modena, è naturale che l'Imoco del neo ct Mazzanti abbia pagato a carissimo prezzo il fatto di aver dovuto preparare e sostenere l'impegno della final four nel bel mezzo dei play off. Non occorre essere tecnici per capire che in palestra si lavora in modo diverso secondo gli impegni da affrontare.
Senza contare l'aspetto psicologico e nervoso. Non bastasse questa antipatica invasione della Champions League, sia maschile che femminile, nel calendario delle semifinali e delle finali, la Fivb ha giocato con superficialità sulle date e sui criteri di partecipazione al Mondiale di Club. Se un torneo dà la metà dei posti tramite wild card a pagamento, va considerato poco più di un'esibizione allestita per fare soldi (la Fivb) togliendoli dalle tasche dei club. 
Insomma, una pallavolo per ricchi di discutibile appeal sportivo. Morale della favola, Conegliano alla fine ha deciso di non andare in Giappone per un torneo che non le avrebbe dato un grammo di visibilità (con fuso orario penalizzante) risparmiando soldi e fatiche. Giustamente aggiungo. Un segnale che andrebbe preso ad esempio.
La Lega Femminile ha tirato un sospiro di sollievo perche l'Imoco in Giappone avrebbe obbligato a  ridurre schifosamente il calendario della finale (ormai per le semifinali la frittata era fatta e spiaccicata).
Insomma, per potersi giocare meglio la finale, Conegliano ha detto no al Mondiale di club. Ora però è rimasta fuori da tutto, anche da quella finale a cui puntava per riconfermarsi tricolore con una squadra costruita per rivincerlo.
Vogliamo parlare anche della finale scudetto maschile? Il calcio che è il calcio, pone la finale della Champions alla fine della stagione, l'atto più importante che la conclude. Nel volley invece, le date del torneo europeo hanno determinato chela finale scudetto fosse spezzettata in mezzo alla final four di Champions League che si svolge oggi e domani a Roma. Con squadre che la affrontano dopo lunga pausa e altre che vanno in campo pochi giorni dopo (e pochi giorni prima la prossima settimana) di una finale scudetto.
Perchè si accetta questa follia dei calendari imposta dalla Cev? Se questo è il futuro, va drasticamente cambiato l'approccio al campionato, al numero delle squadre partecipanti, alla pletora di inutili turni notturni infrasettimanali, alle partite giocate tutti i giorni, tutte le serie, in tutti gli orari. Una volta si parlava di dilettantismo, di incapacità, del far soldi a tutti i costi infischiandosene della pallavolo e dei pallavolisti. Beh, il discorso è sempre valido, oggi più che mai,
E' cambiata solo la brama di guadagno che anima le federazioni continentali e internazionali, che hanno creato una bolla economica destinata ad esplodere anche chiudendo gli occhi su quanto accade in certi Paesi a cui dovrebbe essere negata la possibilità di ospitare eventi internazionali. La pallavolo continua a sopravvalutarsi, a non misurare la sua reale statura con standard organizzativi e di comunicazione all'altezza dello spettacolo offerto da giocatori e tecnici. Uno sport di professonisti ostaggio di una banda di dilettanti, a cui mancano capacità e professionalità.

La foto di questo post è del sito dell'Imoco Conegliano

giovedì 27 aprile 2017

ATLETICA Una taglia per aiutare Schwazer a far emergere la verità

 La questione doping si è trasformata in un Far West e come avveniva un secolo e mezzo fa nella giovane America, se non si riesce ad arrivare alla verità attraverso la legge, si va oltre e si mette una taglia sui cattivi. Nel caso di Alex Schwazer la taglia è stata messa per smascherare i "cattivi", per far finalmente emergere quella verità che la maggior parte della gente onesta ha ormai avuto modo di capire da tempo: Alex Schwazer non era dopato la mattina dell'1 gennaio 2016, quando per la prima volta nella stria in un giorno così canonicamente festivo, furuno prelevati i suoi campioni di urina a Racines, dove abitava il marciatore azzurro e dove era appena rincasato dopo aver brindato al vecchio e al nuovo anno.
Tra il processo  di Bolzano e la verità, si è messa di traverso la Iaaf, che sta ridicolizzando perfino la legge italiana, rifiutandosi di consegnare i campioni di urina per farli analizzare dal Ris di Parma e far svlgere l'esame del dna. 
L'avvocato Gerhard Brandstatter ha pubblicamente annunciato le sue intenzioni, dopo averlo comunicato alla Procura di Bolzano: «Metteremo una taglia, daremo una ricompensa a chi saprà darci notizie utili a far emergere ciò che è successo realmente. Da Sochi in avanti, si sa che le provette possono essre manomesse. Siamo al centro di un complotto. Abbiamo tutte le certezze ed i riscontri che non c'e' stato alcun caso di doping. Questo è un attacco portato soprattutto nei confronti del professore Sandro Donati, il simbolo dell'antidoping», ha concluso l'avvocato di Schwazer. 
«Contro questo sistema non posso vincere, ma non accetto il verdetto. Di questa vicenda sono la vittima, non certo il colpevole» ha detto Alex anche a Dribbling, la rubrica di Rai2 che andrà in onda sabato alle ore 13.30. 
«Il processo penale - ha detto il marciatore che fu squalificato per doping alla vigilia dell'Olimpiade di Rio - va avanti e voglio la verità. Questa storia sarà importante non solo per me ma anche per altri sportivi. Lo sport deve cambiare le regole, che siano uguali per tutti, non solo per chi lo pratica ma anche per funzionari, medici e dirigenti. Il mio campione di urina deve essere portato in Italia, sottoposto ad indagini accurate per capire bene di cosa si tratta».  
Sandro Donati ha ricordato che in meno di un anno «Schwazer si e' sottoposto a piu' di 60 controlli a sorpresa presso l'Ospedale San Giovanni, rinunciando alla finestra Wada e dando la piena disponibilità per tutto il giorno. Ora chiediamo il test del Dna sul campione di urine. Se il magistrato accerterà l'innocenza di Alex, puntiamo a farlo tornare alle gare. E vi garantisco che sara' difficile battere Schwazer in una sola gara da qui a Tokyo 2020».

martedì 25 aprile 2017

CINEMA L'avenir - Le cose che verranno

 
L'AVENIR - Le cose che verranno. Regia: Mia Hansen-Løve. Interpreti:  Isabelle Huppert, Edith Scob, Roman Kolinka, André Marcon, Marion Ploquin, Sarah Le Picard, Solal Forte 

 Perchè L'avenir alla fine non lascia soddisfatti come si si aspettava ognun lo metterà a fuoco parlandone, rivivendo l'atmosfera globale in cui la storia si svolge. Il titolo italiano, Le cose che verranno, traduce ma non rende ciò che si vede, a meno che non si intenda retrodatare e le cose che verranno erano quelle che ci si aspettava fossero in gioventù, gli ideali che si trasformano in realtà, i pensieri che si adeguano. 
Per certi versi il film ricorda le opere di Rohmer, ma poi nella sostanza non esplica, non dispiega le ali dalla semplicità repressa di personaggi dall'elettrocardiogramma emotivo piatto. Se il film è costruito sull'interpretazione di Isabelle Huppert, a cui ormai si chiede freddezza, implosione, contenimento espressivo e dialettico, penso si corra il forte rischio di manierismo. Il modello è quello di Elle, l'altro film della Huppert attualmente nelle sale italiane, ma quel film aveva ben altra vivacità e spessore, aveva un senso diverso e preciso. Assai più stimolante e articolato, reattivo.
L'avvenire della professoressa Huppert è una serie di perdite, per motivi diversi le sue certezze, le sue consuetudini si dissolvono: i tempi cambiano, le idee mutano, anche i rapporti amorosi peraltro vissuti senza troppa passione, quasi un dovere. E non c'è differenza tra il reclutamento e l'assistenza degli studenti (altro che scioperi per le pensioni...), l'accorrere dalla madre anziana, sola, capricciosa e malata, il preparare pranzi e cene per un marito altrettanto distante, per figli i cui caratteri non lasciano trapelare un vero affetto, preoccuparsi per un gatto a cui dice di essere allergica (ma chissà se è vero?).
La scintilla di passione, comunicata allo spettatore ma soffocata e trasformata nella realtà, è viva solo nel rapporto rimasto con lo studente prediletto, futuro scrittore alternativo, anche nei fatti, nelle scelte di vita. Un interesse composto, soffocato, forse represso, o forse no. Anche lui però si trasformerà in un ideale perduto, la stima di un tempo diventa critica e filosofico disprezzo. 
Ma la professoressa Huppert, che insegna Filosofia, vive tutto come se non la riguardasse, senza palpitazioni, ritrovandosi imprigionata in una claustrofobia sentimentale e non solo, che le impedisce di liberare stati d'animo, delusioni, rancori. 
Marito, casa editrice, madre, figli, studente ammiratore che si trasforma in critico: come si fa a definire libertà l'avvenire che ha accolto la professoressa Huppert? Così algida, così fredda nelle sue manifestazioni emotive: due lacrime, un piantarello soffocato e si riparte. Più libera? Più che altro senza legami e, in apparenza, senza stimoli. Nemmeno uno splendido gatto nero dagli occhi brillanti riesce a scuoterla, come se in realtà restare senza legami non sia sufficiente a donarle la vera libertà.



sabato 22 aprile 2017

(fanta)CALCIO La Roma cerca un altro specialista di goleade: arriva Emery?

Dal momento in cui l'addio di Luciano Spalletti alla panchina della Roma è dato per certo, il club giallorosso è a caccia di un successore al'altezza dei precedenti recenti allenatori. Si cerca insomma un altro specialista di goleade, subite, che possa essere all'altezza di Spalletti (1-7 con il Manchester United nel 2007) e Garcia (1-7 con il Bayern Monaco all'Olimpico nel 2014), che erano al timone in occasione delle più recenti e ampie disfatte romaniste. Chi meglio di Unai Emery Etxegoien per continuare la tradizione? La sua candidatura ha preso corpo dopo l'1-6 storico rimediato dal suo Paris Saint Germain  al Nou Camp contro il Barcelona, capace di segnare tre gol negli ultimissimi minuti.
In extremis si potrebbe aggiungere anche Pioli, che ieri ha visto la sua Inter (ma forse ancora per poco) prenderne 5 a Firenze dopo essere stata in vantaggio. Ma Pioli è italiano ed ex laziale, la Roma preferisce guardare all'estero... In corsa ci sarebbe stato anche Gasperini, dopo l'1-7 rimediato dalla sua Atalanta a San Siro con l'Inter. Ma Emery resta favorito perchè la Roma preferisce un tecnico con esperienza di Champions League...

venerdì 21 aprile 2017

CALCIO Sorteggio Champions, l'abito non fa...il Monaco

Non condivido l'enfasi ottimistica con cui è stato accolto il sorteggio delle semifinali di Champions League. Stavolta l'ex juventino Ian Rush, gallese e dunque padrone di casa della finale di Cardiff, ha assegnato ai bianconeri i francesi del Monaco.
Premesso che sono d'accordo con Bonucci e con chi ritiene che siano gli altri a doversi preoccupare di eliminare questa Juventus così solida e che a questo punto ogni avversario è forte, contro il Monaco non sarà una passeggiata.
Questo Monaco, giovane e leggero, ha dimostrato di avere l'incoscienza necessaria per realizzare grandi imprese: c'è riuscito a Manchester col City e a Dortmund col Borussia. Segni particolari: segna molto, subisce altrettanto. Attacco imprevedibile, con due campioni come Falcao, rigenerato nel Principato, e la giovanissima stella Mbappè. Sa agire in contropiede e sa far male affondando colpi se la difesa avversaria denuncia smagliature.
Detto questo. è una squadra che ha palesato anche limiti difensivi, ma ha il pregio di non arrendersi mai.
Voltandosi indietro, va ricordato che due anni fa fu proprio il Monaco nei quarti di finale a far soffrire di più la Juve, che approcciò male la partita di ritorno, dopo lo striminzito successo (un rigore di Vidal) allo Stadium, e rischiò molto. 
Ma la cabala dice anche che quando la Juve trova il Monaco in Champions, e lo elimina, poi arriva in finale. 
Insomma le credenziali del Monaco sono inferiori a quelle di Atletico Madrid e Real Madrid, ma l'abito non fa il Monaco e se questa squadra è arrivata in semifinale partendo dal terzo turno dei preliminari, significa che è in possesso di qualità che sarebbe un errore sottovalutare. Ma non credo che la banda di Allegri farà questo sbaglio. 
personalmente poi, vado controcorrente e dico che avrei preferito giocare la prima in casa, arrivare ai supplementari col rischio di subire un gol che vale doppio e uccide la partita, è un'ipotesi sempre inquietante. 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/04/calcio-barcellona-juventus-0-0.html 

mercoledì 19 aprile 2017

CALCIO Barcellona-Juventus 0-0


Per la decima volta la Juventus entra in semifinale nella Champions League. Al Camp Nou non è successo nulla di quanto si sperava in Catalogna e nel pianeta terrestre Gufonia: il Barcellona non ha segnato tre gol in sei minuti come si era augurato il tecnico Luis Enrique, il Barca non ha vinto come aveva fatto nelle ultime 15 gare casalinghe, non ha segnato il 67° gol consecutivo, non ha rimontato i bianconeri come aveva fatto con il Paris Saint Germain.
E' accaduto ciò che il popolo bianconero sperava: la Juventus non ha perso, non ha subito nemmeno gol, mantenendo il record di due soli reti incassate in dieci partite di Champions tra gironi, ottavi e quarti.
D'accordo, dopo cinque successi esterni consecutivi, stavolta non ha segnato nè vinto, ma è poca cosa rispetto al valore della promozione alla semifinale, dove troverà una tra Real Madrid, Atletico Madrid, Monaco. Forse è il caso che in Spagna tocchino ferro, visto che metà del contingente iberico di Champions è stato fatto fuori da Dybala & C. (Siviglia e Barcellona). Concordo con Bonucci: sono le altre a doversi preoccupare di evitare la Juventus, anche perchè quella più infida pare proprio il Monaco, squadra infida, sgusciante, fresca e nuova (con la stellina Mbappè: unico a segnare cinque reti nelle prime quattro gare di Champions ad eliminazione diretta). Il Monaco non ha una difesa di ferro, ma segna molto, in casa e fuori. L'Atletico Madrid è per certi versi simile alla Juve: ha subito solo 5 reti quest'anno in Europa, scorbutico da affrontare ma meno brillante in attacco e all'andata ha domato il Leicester solo con un rigore inesistente. Del Real Madrid si sa tutto: anche quando non pare in serata può contare su Ronaldo e sull'arbitro, come ha dimostrato il doppio confronto con il Bayern e l'arbitraggio di Kassai martedi sera al Bernabeu.
A proposito di arbitro, l'olandese Kuipers è stato il migliore al Camp Nou: la Juve con lui non ha vinto nemmeno stavolta, ma è un dettaglio e si è sempre sentita garantita dall'impeccabile condotta dell'olandese che non si è fatto intimidire dal pianto continuo dei catalani, ha lasciato correre il giusto, ha fischiato con il sorriso e con la necessaria autorevolezza e decisione, senza irritare. Una serata che lo proietta tra i favoriti per fischiare nella finale di Cardiff.
E veniamo alla partita. Un'ottima Juventus, che come all'andata ha giocato con il cuore e con la testa, con notevole concentrazione e forza mentale, finchè il fisico ha sorretto i suoi attaccanti corridori. Non ha saputo concretizzare e ha sbagliato troppo spesso l'ultimo passaggio, ma le condizioni per il gol le ha sapute creare. In certi momenti ha subito molto, ma come si fa a non subire contro Messi e compagni? 
In fondo Buffon non ha dovuto sfoderare un intervento prodigioso, ha sbagliato un'uscita e poteva costar caro, ma per fortuna Messi si è divorato l'1-0. Per il resto, ha accompagnato con lo sguardo i tiri del Barca fuori dallo specchio della sua porta. Interdizione alta, raddoppi di marcatura, gabbie dentro le quali si è persa la genialità del Barcellona, arrivato al tiro sempre con poca lucidità e misura.
In definitiva la Juventus ha giocato con grande cosapevolezza, da grande squadra, senza mai perdere la testa. Messa in campo al meglio da Allegri, un allenatore che ora scopriranno tutti, salendo sul carro giusto dopo averlo denigrato e sottovalutato troppo a lungo. 
E se dopo la finale a Berlino due anni fa era stato Pirlo ad uscire in lacrime, stavolta a piangere è stato Neymar, consolato da Cuadrado e dai brasiliani della Juve, Neto, Dani Alves, Alex Sandro.
Peccato il giallo a Khedira, salterà la prima semifinale.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/04/calcio-juventus-barcellona-3-0.html 

domenica 16 aprile 2017

CINEMA In between - Libere disobbedienti innamorate

IN BETWEEN - Libere disobbedienti innamorate. Regia: Maysaloun Hamoud. Interpreti: Mouna Hawa, Shaden Kanboura, Mahmoud Shalaby, Riyad Sliman, Sana Jammelieh

Il titolo originale, In between, esprime molto meglio quel senso di incertezza, di sospensione tra mondi diversi e contrastanti, che il film cerca di raccontare. Tre giovani donne arabe a Tel Aviv, in fuga e sospese tra origini e futuro, fra una tradizione opprimente e il desiderio di inseguire altro, liberamente e senza vincoli decisi da altri. 
Superando il fastidio che a un non fumatore darà vedere fumare tutto il tempo le protagoniste (pochissime le scene senza canne o sigarette consumate), e rimpiangendo l'impossibilità di vedere il film in lingua originale, In between è da consigliare, nonostante quanto si possa leggere da commentatori militanti in servizio permanente, per cui ogni film deve parlare di tutto, altrimenti è parziale e fuorviante. In between non racconta della città militarizzata o degli altri episodi di repressione attuati dagli israeliani nei confronti degli arabi. Ma un messaggio chiaro e forte lo fornisce, ed è un messaggio che va bene ad ogni latitudine, anche in Occidente dove ogni giorno donne muoiono uccise dai loro ex compagni, presunti innamorati (una persona che ama davvero non può uccidere il soggetto del suo amore): la reale emancipazione femminile, la reale libertà conquistata dalla donna, può concretizzarsi con la presa di coscienza dell'uomo. 
Non per sminuire la valenza femminile, ma per sottolineare la correità dell'uomo, che da padrone a cui fa comodo rispettare consuetudini e ruoli detestabili (in questo caso espressi dal costume familiare dei matrimoni combinati, che in certi Paesi sconfina nella pedofilia (considerata l'età delle giovanissime spose bambine).
Il rispetto della tradizione. In questa storia che vuole essere appunto UNA storia e non LA STORIA degli arabi in ISRAELE, si alza il velo sulla grande ipocrisia della religione, di ciò che si dice in modo ipocrita e ciò che si fa, in maniera violenta, sia concettuale o fisica. E se perfino l'uomo che sembra più moderno e progressista nel vivere la sua storia di amore, si rivela poi arretrato nè più, nè meno degli altri, significa proprio che solo con il cambiamento degli uomini si può realizzare un mondo diverso, libero dalle ipocrisie delle religioni e delle tradizioni vessatorie delle libertà individuali.
Dimenticavo: una colonna sonora molto interessante.


sabato 15 aprile 2017

VOLLEY E MEDIA Laola Tv chiude la diretta senza trasmettere il Golden set di Tours-Trento

Ciò che è avvenuto stasera è in sintonia con gli aspetti più deteriori della pallavolo, quella europea in questo caso. Laola tv, la televisione scelta dalla Cev per la trasmissione delle partite delle coppe europee e non solo, ha chiuso la diretta della finale di Cev Cup tra Tours e Trento dopo il quarto set, credendo che sul 3-1 la partita fosse finita. Per poi riprenderla a golden set ampiamente in corso, quando molti avevano ormai chiuso il collegamento maledicendo a 360 gradi.
Non è uno scherzo, è successo davvero. Come se non bastasse l'amarezza per la sconfitta di Trento dopo il 3-0 dell'andata (in qualsiasi altro sport la Coppa sarebbe stata vinta da Trento, somma set nelle due partite 4-3 per i trentini), il Golden set non è stato trasmesso integralmente in tv.  Il set di spareggio, che assegnava la coppa (vinta dal Tours allenato dal marchigiano Giampaolo Medei, in campo il libero Henno campione d'Italia con la Lube dopo gli anni di Roma) non è stato visto dall'inizio. Ma si può essere così dilettanti? Nel mondo del volley di dilettanti che pensano di essere professionisti ce ne sono molti, in vari posti organizzativi e non solo. Dopo questa perl a possiamo aggiungere anche la tv del volley. Ma qualcuno darà una giustificazione per l'accaduto? Chi si è accorto della gaffe riattivando la trasmissione intorno al decimo punto, sul 4-4...?). Lo stesso che aveva chiuso la diretta o è intervenuto qualcuno a far rimediare alla gaffe?

CALCIO Pescara-Juventus 0-2, Dybala secondo Ferri su Mediaset Premium

Riccardo Ferri con l’Inter vinse uno scudetto, una coppa Itaia, una supercoppa e due Coppe Uefa. Ora fa il commentatore a Mediaset Premium e talvolta i suoi commenti appaiono decisamente inadeguati. Per la serie: ma ti rendi conto di quello che dici?
Dopo Pescara-Juventus, vinta dai bianconeri con una doppietta di Higuain, c’è apprensione per la caviglia di Dybala a tre giorni e mezzo da Barcellona-Juventus di Champions League. Toccato duro da Muntari per due volte, ma solo il primo fallo, nel primo tempo, è stato sanzionato con il cartellino giallo. Sarebbe stato sacrosanto anche il secondo, intervento diretto e forte sul piede destro dello juventino, che dopo qualche minuto è uscito dal campo.
Ebbene, secondo Ferri, un po’ quel fallo Dybala se l’è cercato, ha dimostrato di essere ancora inesperto e ingenuo perché dovrebbe imparare a dare via la palla senza insistere troppo a dribblare tenendosela tra i piedi. E d’ora in avanti sarà sempre peggio per lui perché tutti vorranno cercare gloria fermandolo, costi quel che costi.Il succo del riassunto è il mio, il concetto è di Ferri. Insomma, se Dybala si è beccato un duro fallo da Muntari, che avrebbe dovuto essere espulso per seconda ammonizione è colpa sua. Strana teoria, giustificabile solo col fatto che Ferri quando giocava era un difensore piuttosto rude.
Peccato però, che nell’azione del secondo fallo di Muntari, quello della super botta alla caviglia, Dybala fosse sgusciato via senza alcun dribbling di troppo, ma agilmente involandosi. Non a caso il fallo di Muntari è arrivato da dietro e lateralmente. Insomma, Dybala non stava facendo il Sivori, non irrideva l’avversario dribblando e ridribblando.
Verrebbe da osservare che forse è invece Ferri che tiene troppo il microfono, dovrebbe darlo via più in fretta, per evitare di dire sciocchezze. Anche se per lui ormai non ci sono più cartellini gialli, nemmeno dall’arbitro in studio…



venerdì 14 aprile 2017

MUSICA Anderson, Rabin e Wakeman di nuovo Yes

ARW, l'acronimo che indicava il trio composto da Jon Anderson, Trevor Rabin e Rick Wakeman che si è formato con l'intento di suonare in giro per il mondo la musica degli Yes, ha cambiato nome.
Yes feauturing Jon Anderson, Trevor Rabin, Rick Wakeman
è il nuovo nome della band. Come viene spiegato sul nuovo sito da Jon Anderson, «Lo volevano i fan, lo volevamo noi, è nostro diritto usare questo nome. La musica degli Yes è nel nostro dna».
Oltre a Jon Anderson (voce), Rick Wakeman (tastiere) e Trevor Rabin (chitarra), nella band suoneranno Lee Pomeroy (basso) e Louis Molino III (batteria).

martedì 11 aprile 2017

CALCIO Juventus-Barcellona 3-0


Forse non sarà stata la Juventus perfetta ma ci è andata vicina. Fosse entrato il quarto gol sarebbe stato ancor più rassicurante per i bianconeri, ma è anche vero che Buffon ha compiuto uno straordinario intervento su Iniesta (se l'ìè perso Dani Alves sul taglio di Messi), sull'1-0, e che un paio di tiri dei catalani non sono passati molto lontano dai pali della porta bianconera.
La Juventus ha giocato una gara tatticamente accorta e precisa, dimostrando di aver studiato benissimo l'avversario,  di avere fiato e testa. Ma poi, come sempre, i lampi dei singoli e il gioco della squadra hanno concretizzato il punteggio. Un gol su azione dalla fascia destra, con il consueto tocco di Cuadrado e l'invenzione di Dybala che si è girato colpendo col sinistro a giro. Un gol su azione dalla fascia sinistra con Mandzukic determinante nell'affondo e nell'intelligente passaggio indietro verso un Dybala lasciato solo dalla difesa del Barcellona: e il suo sinistro è stato implacabile.
Una Juve tosta e decisa, che ha reso subito amara la serata di tutta l'Italia gufante, di quei poveracci che non avendo una squadra  propria per cui tifare su ribalte del genere, di volta in volta si attaccano ai rivali della Juventus.
La quale nel secondo tempo ha reso corposo il vantaggio: il precisissimo colpo di testa di Chiellini, che ha trafitto in diagonale Ter Stegen anticipando e beffando la marcatura di Mascherano.
Centrocampo solido con Khedira e Pjanic in ottima serata, difesa attenta e pulita, saggia la scelta di Allegri di puntare su Alex Sandro a sinistra. Rincon a a questi livelli, subentrando, ha dimostrato un po'di ingenuità, concedendo al Barcellona l'unica punizione poco fuori area, che avrebbe potuto rivelarsi fatale. Forse era meglio mettere Marchisio. Ma Allegri sa cosa fare e anche stasera ha dimostrato quanto siano importanti per questa Juventus la sua bravura e le sue qualità di gestore.
Ora ci si chiede se la Juve possa fare la fine del Paris St.Germain, a cui  non bastò un 4-0 casalingo per qualificarsi, subendo l'incredibile rimonta del Barca, che vinse 6-1 all'ultimo respiro. Vedremo. Allora dicemmo un po' tutti che la Juve non si sarebbe mai fatta rimontare quattro gol. Tra una settimana vedremo...


 I gialli inventati
L'arbitro Marciniak, polacco, non mi è piaciuto, soprattutto quando ha sventolato cartellini gialli, spesso a sproposito, talvolta sbagliando clamorosamente come nel caso di Mandzukic, punito nel secondo tempo per...aver  subito un fallo  che lo ha fatto cadere rovinosamente. Ma anche l'ammonizione a Khedira per una presunta simulazione è stata un'ingiustizia. Come quella data a Lemina.

Messi, fair play dimenticato
Non è stato bello vedere Messi rifiutare l'abbraccio di Mandzukic dopo un contrasto tra i due, quando peraltro era stato l'argentino a commettere fallo trattenendo per il braccio il croato. Forse quando si sta perdendo riesce più difficile sfoggiare fair play. Bello invece, visti i precedenti (ricordate i Mondiali in Brasile? Il morso di Suarez a Chiellini in Italia-Uruguay?) l'abbraccio tra Chiellini e Suarez: un duello tosto ma corretto tra di loro.