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venerdì 18 agosto 2017

ROMA Filippini, le suore materassaie non AMAno il prossimo


Nei gialli in cui ci si scervella per capire chi è il colpevole, spesso l'assassino risulta essere poi la persona più insospettabile. Tra i casi di inciviltà che affliggono il quartiere di Roma che va da via dei Giornalisti a via Stresa-Piazza Monte Gaudio, attorno alla via Trionfale, nelle ultime settimane si è fatta notare la sprezzante maleducazione di chi ha abbandonato materassi e reti di letti accanto a cassonetti.
Eppure basta una telefonata all'AMA che fissa un giorno e un'ora, e viene a ritirare gratuitamente gli oggetti ingombranti di cui occorre disfarsi. Basta poco insomma, per non unirsi alla folla incivile che svilisce e insulta questo quartiere, questa città. Folla composta per lo più da italianissimi cittadini (mi spiace, ma non troppo, deludere chi dà la colpa di tutto solo agli stranieri, tra l'altro invocando a sproposito la non approvazione di leggi sacrosante di cui probabilmente non conosce nemmeno il significato).
Ma andiamo ai materassi (e stavolta non è una citazione cinematografica: Il Padrino, C'è posta per te): come avete letto nel titolo, le colpevoli sono le suore, molto chiassose e fastidiose, assai poco pie, dell'Istituto Filippini, immortalate in foto da un'abilissima fotografa che ha postato le immagini sul gruppo Facebook del quartiere.
Altro che extracomunitari... Astute, comunque, anche le suorine materassaie: invece di depositare i materassi accanto ai cassonetti dell'ingresso di via Mario Fani, a pochi metri dal loro cancello degli appartamenti, se lo sono trascinato (come da foto)
nel punto più distante, in via Stresa.
Complimenti, altro episodio di carità cristiana e di comprensione per il prossimo. Come la rumorosissima macchina raccogli foglie e aghini di pino che ora tutti i venerdi mattina di buon'ora dà la sveglia ai palazzi limitrofi (hanno fatto la grazia, prima era il sabato mattina, http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/08/roma-maestre-pie-filippini-e-il.html), come le discussioni ad alta voce nell'area giardinaggio alle 7.30 del mattino, come la luce abbagliante della croce che la notte da qualche anno ha messo ...in croce il palazzo di via Sangemini che fronteggia l'istituto.
Insomma, le suore vivono nella loro bolla e del quartiere poco gli importa, la telefonata all'AMA non l'hanno fatta. Quindi una cosa è certa: le suore dell'Istituto Filippini, non AMAno il prossimo.



SOCIETA' L'omicida macellaio del Flaminio come le 4 casalinghe di Tokyo

Ha ricordato un' opera letteraria giapponese l'orribile omicidio del "macellaio" del Flaminio, Maurizio Diotallevi. Il quale ha ucciso la sorella e poi l'ha tagliata a pezzi in casa, per poi mettere i resti nei bustoni della spazzatura, scaricandoli in diversi cassonetti della zona (uno in via Guido Reni, non distante dal Maxxi e dall'Arena Cinema Tiziano).
Nel romanzo di Natsuo Kirino, pubblicato nel 1997 e successivamente anche in Italia, Le quattro casalinghe di Tokyo, accade un episodio simile: una moglie strangola il marito, poi con la complicità di amiche il cadavere viene fatto a pezzi, tagliato a fatica e poi messo in sacchi da distribuire in vari luoghi cittadini. 
E' il punto di partenza per una storia articolata, cruda, che fotografa le frustrazioni non solo di donne e operai nipponici ma di una parte del proletariato nipponico, femminile e non. Un affacciarsi con la nostra mentalità europea, su una realtà diversa, spesso sfuggente ed enigmatica.

giovedì 17 agosto 2017

WORD GAMES A proposito di vaccini...(Parental advisory, attenzione, testi espliciti)


WORD GAMES Quante aMAHREZze per la Roma...

Dopo mesi di corte serrata e offerte al Leicester, la Roma si è arresa: Riyad Mahrez non vestirà il giallorosso. Insomma, dal mercato per la Roma, quante... aMAHREZze

SOCIETA' Trump il licenziatore, lo Zamparini degli Usa...

C'è chi ha deciso di fare concorrenza al presidente del Palermo calcio, Maurizio Zamparini, l'imprenditore che dal 2002 è proprietario della squadra di calcio siciliana e che è celebre per la frequenza con cui esonera allenatori (anche tre o quattro a stagione, magari talvolta richiamandoli). 
Il suo emulo in politica è nientemeno che il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump, che non riesce a staccarsi dalla sua lunga esperienza televisiva, dal talent show The Apprentice in cui regolarmente bruciava gli aspiranti con la frase: You're fired, sei licenziato.
 Dalla tv alla acena politica, per Trump in effetti non pare esserci troppa differenza. Nei vari settori della Casa Bianca negli ultimi mesi è stato un andare e venire, un assumere e licenziare, dimissioni e cacciate lampo. Reince Priebus, Sean Spicer, Anthony Scaramucci, il Generale John F.Kelly che spostato alla Sicurezza Nazionale...
L'ultima riguarda la Comunicazione: Anthony Scaramucci è durato solo una decina di giorni, al suo posto Trump ha nominato Hope Hicks, 28 anni, ex modella. Evitate commenti tipo: ma che esperienza di comunicazione ha l'ex modella. Nemmeno Scaramucci ne aveva. E gli sono bastati dieci giorni per dimostrarlo.
Chissà se a Zamparini piacerebbe l'idea di proporre a Trump l'acquisto del Palermo. Mister Donald ha le carte in regola per poter essere un degno erede, lui di licenziamenti se ne intende...


mercoledì 16 agosto 2017

CINEMA Moglie e marito

MOGLIE E MARITO - Regia: Simone Godano. Interpreti: Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea, Sebastian Dimulescu, Gaetano Bruno, Marta Gastini, Francesca Agostini.

Moglie e marito, ovvero come costruire un film italiano mescolando ingredienti noti e stranoti, rielaborandoli nel frullatore di casa per servire un prodotto riciclato ma divertente e godibile. Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak ci mettono molto di loro per contribuire alla resa di un film naturalmente giocato sulla fantasia e sull'assurdo. Ma arricchito da quei "pensierini" di invito alla riflessione e all'empatia tra i generi, che fanno parte del prologo, enunciato dalla psicanalista che ha in cura la coppia scoppiata.
Significativamente lo scambio delle personalità viene analizzato e illustrato mettendo a fuoco quasi esclusivamente l'aspetto pubblico della coppia, il lavoro del marito e della moglie, chiamati nell'impresa impossibile di sostituirsi professionalmente.
Ecco, manca un approfondimento del lato più casalingo di un matrimonio, ma una commedia del genere non poteva certo durare due ore e mezza senza risultare stucchevole.
Si ride molto delle pose dei protagonisti a sesso inverso, anche su semplici dettagli recitativi, ma senza volgarità. Moglie e marito invita all'indulgenza e all'ampatia che una situazione del genere inevitabilmente richiederebbe. Efficace la presenza stupita e costernata di Valerio Aprea. 
Si è abituati a vedere commedie del genere confezionate dagli Studios americani, a cui spesso si perdona anche troppo. Per una volta che il cinema italiano si avventura su un territorio analogo, va detto che il risultato, nei confini del genere, merita ampia sufficienza, chiedendo di sorvolare su qualche dettaglio esagerato, allo scopo unico di strappare la risata.


Filmografia di Pierfrancesco Favino

Attore

Cinema

Televisione

 Filmografia di Kasia Smutniak

Cinema

Televisione

lunedì 14 agosto 2017

ATLETICA L'oro della Kuchina e quei cognomi perduti ingiustamente con le nozze

Totò le avrebbe definite le scognomate, ovvero private del loro cognome naturale. La vittoria conquistata nel salto in alto dalla russa Mariya Kuchina ha rilanciato la questione dei cognomi delle atlete che si sposano. Fino ad un certo punto della loro carriera garaggiano e sono conosciute con un nome, poi dopo le nozze diventano altro, adottando il cognome del marito. O al massimo esibendo sul pettorale di gara il doppio cognome.
Insomma per alcuni l'oro l'ha vinto la Kuchina, per altri la Lasitskene. Inutile specificare che preferisco di gran lunga che le atlete mantengano il loro cognome. Non mi sembra in linea con i grandi progressi compiuti anche nello sport dalle donne, consentire che il cognome acquisito (sempre citazione da Totò...) si sovrapponga e sostituisca quello originale. 
Inutile esercizio di una forma di maschilismo che ritengo antipatica e sorpassata. E' vero che l'atletica ha fatto spesso i conti con questa realtà, ma penso che le ragazze debbano continuare a gareggiare con il loro nome anche dopo essersi sposate.
Qualche doppio nome rimasto nei libri di storia dell'atletica? Dalla povera Florence Griffith Joyner a Jackie Joyner Kersee, Heike Daute firmò i primati del lungo come Drechsler, Merlene Ottey andò anche più forte quando smise di chiamarsi Ottey-Page, Silke Gladisch aggiunse Moller, Fiona May divenne signora Iapichino ma conservò prevalentemente il suo cognome, VeronicaCampbell divenne Campbell Brown, Shelly-Ann Fraser, aggiunse treccine colorate sui capelli e il nome del marito diventando Shelly-Ann Frase Pryce. Giusto per ricordare qualche esempio, senza avere la pretesa di compilare un elenco che sarebbe lunghissimo.

domenica 13 agosto 2017

CALCIO Supercoppa: Lazio-Juventus 3-2

Parte nel peggiore dei modi la nuova stagione della Juventus. Lascia la terza Supercoppa del suo ciclo tricolore ad una bella Lazio (dopo le sconfitte con Napoli - 2014 - e Milan - 2016). Un'occasionissima di Cuadrado nei minuti iniziali e poi solo Lazio, fino alle quasi casuali fiammate che avevano incredibilmente riportato a galla i bianconeri, capaci di segnare due volte con Dybala ma solo su calci da fermo: una diabolica punizione e un sacrosanto rigore. A quel punto 2-2, a pareggiare il gol di Immobile su rigore e il raddoppio dello stesso ex juventino con un bel colpo di testa. Un regalo perfino immeritato per una Juve che però non ha fatto in tempo a tirare il fiato che è stata di nuovo punita dalla Lazio, dal baby Murgia, dimostrando incapacità in ciò che era maestra: gestire le situazioni di gioco. 
(Come era accaduto nello scorso campionato a Bergamo con l'Atalanta: ingenuità inconcepibili e risultato che sfugge al fotofinish.
Buffon sostiene che le critiche alla difesa sono strumentali, ma prendere altri tre gol in una partita non è certo un segnale di buona salute. La Juve però, è mancata in ogni parte del campo, non solo in difesa, dove senza Bonucci, non c'era chi faceva partire il gioco. Una squadra molle, afasica, priva di idee e di lucidità, con Pjanic regista arretrato (quei 20 metri indietro lo vedono ancora a disagio) inconcludente e ancora colpevole di troppi palloni perduti. Un gioco chiuso, senza protagonisti: nè Mandzukic nè Higuain hanno visto palla. Nessun tiro in porta. Mi hanno stupito e non convinto anche le sostituzioni. Avrei visto meglio Marchisio in campo a mettere ordine e cambiare un gioco che invece, con l'ingresso di Douglas Costa e Bernardeschi, ha dato idea che più che dalla squadra, la soluzione dovesse arrivare da singoli exploit.
Ma le partite non si risolvono da soli, partendo palla al piede a testa bassa. La velocità di Douglas Costa avrebbe dovuto avere ben altre sponde. Dybala ha giocato troppo lontano dalla porta, anche se è riuscito a lasciare il segno con la sua doppietta. Ma per un'ora anche lui aveva latitato. Per il resto tanta confusione, poca determinazione. Credo che stavolta siano stati commessi molti errori, Allegri incluso. D'accordo che la condizione è quella che è, ma proprio per questo serviva altro per contrastare una Lazio che aveva più fame e che ha meritato di alzare la Supercoppa, riuscendo a tradurre nella pratica, l soluzioni tattiche previste da Simone Inzaghi per imbrigliare il gioco bianconero, già alla fonte.
Questa Juve, così come si è vista ieri sera, è squadra a cui manca qualcosa, forse molto. E non davanti, ma in difesa e a centrocampo.

CINEMA Qualcosa di nuovo

QUALCOSA DI NUOVO - Regia: Cristina Comencini. Interpreti: Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti, Eduardo Valdarnini.

Dal teatro al cinema, da La scena a Qualcosa di nuovo, Cristina Comencini racconta una storia di donne cercando di non dimenticare le sfumature al maschile che danno un respiro più “sciolto” all'ameno triangolo involontario che viene a crearsi.
Brava la Cortellesi a dare spessore al cambio di pelle camaleontico del suo personaggio. La Ramazzotti strappa sorrisi ripetendo se stessa, con una robusta pennellata di disinvoltura erotica al suo clichè. Gratta gratta si può anche attribuire alla Comencini la voglia di porre domande, suscitare riflessioni, che vadano oltre la storia in sé, una inconsueta e improbabilissima love story che coinvolge le due amiche con il giovanissimo studente Eduardo Valdarnini.
La commedia risulta anche godibile e a tratti divertente, perché qualche buona battuta c'è, ma ad un certo punto dà la sensazione di non saper decollare verso un qualcosa di consistente.
Si resta in superficie, manca il mordente per una chiusura diversa, anche realmente trasgressiva se vogliamo. A vederla con occhi buonisti, comunque,  ci si può accontentare dei duetti tra Micaela Ramazzotti e Paola Cortellesi e dal clima di semplicistico divertimento che alla fine è l'anima e lo scopo del film.

CINEMA In guerra per amore

IN GUERRA PER AMORE - Regia: Pif. Interpreti: Pif, Miriam Leone, Andrea Di Stefano, Stella Egitto, Maurizio Marchetti.

Pif è uno dei rari casi in cui un personaggio lanciato dalla televisione e apparentemente confinato ad una carriera nel piccolo schermo (si fa per dire viste le dimensioni raggiunte dai televisori), riesce a conquistarsi una dignitosa ribalta cinematografica.
Due soli film ma una credibilità certificata. 
Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, parla di ciò che conosce. Parla della sua terra, la Sicilia, e del fenomeno mafioso. La Mafia uccide solo d'estate, il suo debutto, era un gioiellino di apprezzabile freschezza, nel solco delle opere semplici capaci di parlare di grandi cose narrando piccole cose. Si può concepire una storia più particolare e bizzarra di quella che vede un bambino crescere con il culto di Giulio Andreotti?
Con In guerra per amore Pif parla ancora della mafia ma volge lo sguardo indietro, a quando tutto ebbe inizio, partendo dall'America, dal patto che Lucky Luciano siglò con gli americani che volevano le dritte giuste per sbarcare in Sicilia, all'eredità terrificante lasciata dai"liberatori". Liberati tutti i delinquenti, politici ma soprattutto comuni e mafiosi che il regime mussoliniano aveva incarcerato. Gli Stati Uniti abbandonando l'isola la consegnarono ai mafiosi e ai loro affiliati, collocandoli a capo dei comuni, regalando loro un potere che non si è mai esaurito e favorendo in realtà la definitiva affermazione della Mafia, ai danni di uno Stato inesistente (o, in seguito, colluso).
Il film di Pif è divertente, delicato, accurato nella caratterizzazione e nella scelta anche dei personaggi di contorno. Raccontando la storia di Arturo Giammarresi, racconta pagine di Storia e qua e là disegna bozzetti di vita e cultura quotidiana di quegli anni, di quella Sicilia. Straordinaria la strana coppia siciliana, Saro Cupane (interpretato da Sergio Vespertino) e Mimmo Passalacqua (l'attore Maurizio Bologna), il cieco e lo zoppo: quando sono in scena loro, il film si colora di fantasia e tenerezza.


Filmografia di Pif

Cinema

Regista, soggetto e sceneggiatore


Assistente alla regia


Attore

venerdì 11 agosto 2017

CINEMA L'ora legale

L'ORA LEGALE - Regia: Interpreti: Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Leo Gullotta, Tony Sperandeo, Vincenzo Amato, Sergio, Friscia, Eleonora De Luca, Ersilia Leonardo.

Tra le uscite in dvd e le proposte nelle Arene cittadine, si può ovviare alla chiusura estiva delle sale cinematografiche recuperando qualche film perduto. L'ora legale è il quinto film diretto dalla coppia di attori siciliani, che anche stavolta centrano il bersaglio di coniugare attualità e costume, con un'opera garbata ma incisiva. Prendendo spunto da temi importanti, nascono storie raccontate con ironia talvolta surreale ma sempre garbata ed efficace. In questo caso hanno addirittura letto in anticipo una triste e squallida realtà, finita sui giornali quando il sindaco di Licata, Angelo Cambiano, che si batteva attivamente contro l'abusivismo edilizio, è stato cacciato perchè, appunto, troppo onesto. 
Sfiduciato in un consiglio comunale con i voti di consiglieri proprietari di immobili abusivi. Basterebbe questo per rilevare il merito del film e di un modo di fare cinema che, attingendo dalla tradizione della commedia di costume italiana, Ficarra e Picone elaborano secondo il loro stile, strappando la risata e l'applauso civico. Gag reiterate, un uso appropriato dei caratteristi, un velo di buonumore ad avvolgere anche le nefandezze, come una caramella indigesta nella carta colorata.
Non è facile trovare film, senza lieto fine di comodo. Del resto la vita e la politica sono quelle che sono. Ficarra e Picone lo sanno bene. Ci fanno ridere ma i "buoni" non possono trionfare.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/12/cinema-andiamo-quel-paese.html 

Filmografia

Attori


Registi


Sceneggiatori

giovedì 10 agosto 2017

CALCIO Maglia Juve, vista da dietro sembra...l'Udinese


Devo dire che non mi piace per niente l'ultima moda riguardo le maglie delle squadre di calcio, amersa già l'anno scorso. Davanti la maglia è in un modo, con certi colori, certi disegni. Dietro può diventare un'altra maglia, tinta unita, che non ha nulla a che vedere con il davanti. E magari si confonde con quella dell'avversario, complicando le scelte per far vedere bene al pubblico. Basta pensare al derby Inter-Milan dello scorso anno, una massa scura informe, per via del nero che accomunava le divise. Detto questo la divisa juventina di quest'anno è bella, anche se il retro assomiglia alla maglia dell'Udinese dell'era Causio (in alto la sua numero 7) e Zico. Ma è anche vero che negli anni 50 fu proprio la Juve ad avere una lunga fascia nera sulle spalle, al centro, recante il numero. 
La migliore per resta quella che aveva un bel quadrato nero sulle spalle, col numero scritto in bianco, bello chiaro e visibile, allo stadio e in tv. Niete a che vedere con gli invisibili numeri gialli o rossi di qualche stagione orsono.

CALCIO Dybala col numero 10, ci giocherà più di Tevez e Pogba?

Le ragioni commerciali per una volta sono passate in secondo piano. Paulo Dybala ha cambiato numero di maglia, lasciando il 21 con cui aveva iniziato a commercializzare la sua immagine, per indossare la più ambita e significativa numero 10. Per la disperazione di chi aveva speso fino a 160 euro (decisamente tanti...) per la sua maglia bianconera numero 21. 
Ma nell'era dei social quando le finte verità si accavallano a volte nel giro di poche ore, la scelta della Juve di dare il 10 a Paulo è stato un segnale preciso riguardo le voci di una possibile cessione. Dybala non si muove e gli diamo la maglia di Del Piero... Alex ha inviato il suo caloroso in bocca al lupo a Dybala: «Goditela da juventino vero, e facci divertire».
 Naturalmente lusingato da tanto onore il giovane argentino: «Quando mi hanno chiesto di cambiare il mio numero di maglia - ha detto Dybala - mi sono fermato a pensare se fosse giusto lasciare il 21 che e' stato per me - e ancora lo sarà in Nazionale - un numero a cui tengo tanto, che mi ha fatto alzare tanti trofei, che è appartenuto a top player come Zidane e Pirlo - scrive Dybala - Ma la numero 10 è una maglia speciale, è un onore indossarla, porta con sé un senso di responsabilità grande, un senso di appartenenza alla storia di un club come la Juventus. E' stata sulle spalle di tantissimi campioni bianconeri: Omar Sivori, Michel Platini, Roberto Baggio, Alessandro Del Piero, Carlos Tevez, Paul Pogba. Per questo per me oggi avere la maglia numero 10 addosso, sulla mia pelle, non solo è un sogno che si realizza, sin da quando ero bambino, ma è anche un impegno sempre più grande che sento dentro di me a portare la mia squadra alla vittoria in ogni partita, in ogni competizione, per ogni trofeo»
Curioso come grandi numeri 10 di fatto come Zinade e Pirlo e poi lo stesso Dybala, abbiamo indossato in bianconero il numero 21. Piuttosto, tornando alla Juventu e al numero 10, c'è da sperare che con Dybala non si ripeta la storia recente. Dopo il forzato addio di Del Piero, la maglia passò a Tevez, che dopo due sole stagioni (strepitose) decise di tornare al Boca in Argentina. Passata sulle spalle di Pogba, c'è rimasta poco perchè Paul se n'è andato al Manchester United dove aveva iniziato la sua carriera. Ora tocca a Dybala, si spera che davvero resti a lungo in bianconero, nonostante la piega folle che ha preso il mercato da questa stagione. 

domenica 6 agosto 2017

VOLLEY & MEDIA La World League delle azzurre, Laura non c'è

La pallavolo pensa ancora e sempre di essere ciò che purtroppo non è o non è più. Ne sono esempio, in relazione ai media, gli svarioni usciti nei giorni scorsi. Un quotidiano ha scritto nel titoletto che le azzurre di Mazzanti stanno giocando la World League (invece del Grand Prix), un quotidiano sportivo in un sommario ha parlato di...Laura Bosetti (in Nazionale ci sono due sorelle Bosetti, ma una si chiama Caterina e l'altra Lucia, che sempre per L comincia e ciò ha determinato, suppongo, la svista).
Sottolineo gli errori, che si fanno quotidianamente nei giornali, solo per far rendere conto che la pallavolo mediaticamente si è rimpiccolita come i ragazzi nel divertente "Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi" della Disney (anno 1989) e i suoi protagonisti, a parte Ivan Zaytsev dopo l'argento olimpico di Rio 2016 sono poco più che degli sconosciuti nella maggior parte dei casi. Come avviene per tanti altri sport che non siano il calcio, la moto o la Formula 1. Insomma: ci sarebbe ancora molto da lavorare, da seminare, per avere un futuro.
Per quanto riguarda... Laura Bosetti, forse Lucia Bosetti avrà idealmente canticchiato un vecchio successo di Nek: Laura non c'è.

VOLLEY Fipav-Mizuno, dopo la vicenda Zaytsev un avvocato chiede trasparenza

http://www.lanotiziaquotidiana.it/umbria/2017/08/05/volley-caso-zaytsev-contratto-federvolley-mizuno-avvolto-nel-mistero/

Nel link potete leggere le considerazioni legali dell'avvocato umbro Raffaello Agea su caso Fipav-Zaytsev.
Un punto di vista legale che è comunque interpretazione di un pensiero diffuso: le federazioni dovrebbero essere trasparenti, case di vetro, come ogni presidente eletto promette nel suo discorso programmatico. Poi non sempre avviene. Ecco, la Fipav dovrebbe rendere noto il contratto con la Mizuno, nudo e crudo, poi ognuno è libero di avere le sue opinioni sul caso delle scarpe che ha azzoppato la Nazionale della sua indiscussa punta, Ivan Zaytsev. 
Ovvio che in mancanza di conoscenza, si è autorizzati a chiedersi il perchè venga tenuto nascosto, alimentando ipotesi e opinioni di varia natura.

domenica 30 luglio 2017

CINEMA Spiderman Homecoming

SPIDERMAN Homecoming  - Regia. Jon Watts. Interpreti: Tom Holland, Robert Downey jr, Michael Keaton, Marisa Tomei, Jon Favreau, Michelle Jones, Donald Glover, Tyne Daly.*
* visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano

 I trailer che hanno preceduto il film erano già illuminanti. Film fracassoni, rumorosi come si è deciso che debbano essere i prodotti che il pubblico, prima americano e poi nel resto del mondo, deve sorbirsi masticando pop corni e risucchiando bibite ipercaloriche.
Spiderman Homecoming è un giocattolone che rivisita per l'ennesima volta la storia dell'uomo ragno disegnato da Stan Lee (che appare in un cameo). Gli ingredienti sono i soliti ma si avvalgono di interpreti che danno qualcosa in più, da Michael Keaton  a Robert Downey jr. Anche l'ultimo spiderman, Tom Holland, l'adolescente impaziente di crescere e di dimostrare ciò che vale, offre una simpatia che fa bene al film. Nel deserto estivo, un paio d'ore in compagnia dello spiderboy si possono anche trascorrere, a patto di non chiedere troppo.
Riconosciuto un minimo di sottotesto che offre la storia (rapporto figli-genitori, rabbia sociale che è la molla dell'Avvoltoio che non si rassegna e cede all'ingiustizia) e qualche frase ad effetto buona per tutte le stagioni, va detto che il film non si prende troppo sul serio e si consegna allo spettatore con una chiave ironica che strizza l'occhio  al divertimento. Film usa e getta, prodotti da consumare, lontani dall'arte e da un'idea di cinema che le grandi produzioni rifuggono, contando i soldi...

 

venerdì 28 luglio 2017

VOLLEY Il gioco dell'estate...unite i puntini e capirete la...figura

Unite i puntini invisibili per scoprire che collegamenti sono stati fatti e che figura viene fuori. 
Ora sì che la campagna elettorale è finita, direbbe qualcuno. Come? Non capite cosa significa? Che senso ha?
Non importa, in effetti non ha senso. E chi sa, capirà. 
Che figura viene fuori? 
Ma è chiaro, una generale figura...
 di m...
 








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. PUNTO


 

mercoledì 26 luglio 2017

VOLLEY Zaytsev, scarpe libere da vincoli in azzurro, ora lo sa anche chi non ha voluto leggere

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/07/volley-zaytsev-e-lharakiri-della.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/07/volley-far-le-scarpe-zaytsev-no-meglio.html

Nell'epoca in cui si sa tutto di tutti in tempo reale, grazie o per colpa del web e dei social, solo ieri gli addetti ai lavori hanno preso atto di una verità fondamentale nella vicenda Zaytsev-scarpe-Fipav. Tanto semplice quanto spiazzante, specie per per chi ha dato mazzate a senso unico, scritte o verbali che siano state. 
Un deprimente segnale di come nemmeno chi dovrebbe ha la cura di leggere almeno ciò che riguarda tematiche professionali, si cura di leggere.  Nell'intervista rilasciata a Sky tv, Ivan Zaytsev ha tra l'altro ribadito e confermato quanto si era potuto leggere fin dal 19 luglio, sul Corriere dello Sport e su Visto dal basso. Ma in Federazione penso e sono certo che il non trascurabile dettaglio fosse noto da sempre.
Il contratto per l'utilizzo delle scarpe Adidas non prevede, come peraltro era prevedibile, vincoli o penali economiche che costringano Zaytsev a indossarle anche in  Nazionale.
Sul giornale un intero sommario era dedicato 
Ma la Nazionale
 non è inclusa
 nel contratto 
con l'Adidas...

Più chiaro di così...
Allora la domanda resta la solita; cosa c'è dietro a questo assurdo caso? Quali sono le reali motivazioni?

Triste vicenda. E ancor più triste ciò che ne è scaturito, anche all'interno della Nazionale.



martedì 25 luglio 2017

VOLLEY Premio Adelio Pistelli a Carlo Gobbi




Dal comunicato con cui la Lega Pallavolo Serie A ha diramato la notizia. 
Commozione e nostalgia in occasione del Premio Pistelli, dedicato al nome del celebre giornalista marchigiano Adelio e “uomo di volley” scomparso nel 2015. Massimo Righi e Silvana, la vedova Pistelli, hanno consegnato il Premio a un’altra penna illustre, il cronista Carlo Gobbi.

Commozione e nostalgia, parole quanto mai appropriate, anche se si fa ancora fatica pensare che una persona così viva e vivace possa ora essersi trasformata in un premio, un nome. Inevitabile la commozione del suo mondo, di chi con  lui ha vissuto tanti momenti e ancora lo pensa come se fosse fisicamente a pigiare i tasti del suo pc a bordo campo, schivando le pallonate, applaudendo, polemizzando, sorridendo ai giocatori.
Ma nel ricordo e nel cuore di chi con lui ha condiviso tanto,naturalmente anche battibeccando, spiegando, discutendo, Adelio è diversamente presente. Finché ci saremo, ci sarà un po' anche lui. Non è la stessa cosa, certo. Ma è qualcosa, un sentimento che va custodito e alimentato, condiviso. 
La scelta della Lega Pallavolo è significativa ed ha un valore supplementare, perché Carlo Gobbi è stato l'accoglienza benevola e signorile, genuina, di chiunque negli anni si sia accostato alla pallavolo. E la passione, l'amore per questo sport e per i suoi protagonisti, ha accomunato Adelio Pistelli e Carlo Gobbi, "zio Brontolo" e "Carlone".

domenica 23 luglio 2017

VOLLEY Zaytsev e l'harakiri della pallavolo italiana, troppe cose da chiarire

Fare harakiri con le scarpe piuttosto che con la lama, è praticamente impossibile. Eppure la pallavolo italiana c'è riuscita, costruendo il suicidio perfetto, mediatico e forse tecnico, con la vicenda delle scarpe che ha determinato l'allontanamento di Ivan Zaytsev dalla Nazionale.
Una brutta vicenda che è stata gestita malissimo sia nella sostanza che nella forma. Troppi misteri, troppi punti interrogativi non sciolti, troppe negligenze e soprattutto una certa mancanza di sensibilità globale per ciò che stava accadendo.
Inevitabile porsi alcune domande.
1 - Se il contratto di Zaytsev con la Adidas non contemplava l'obbligo di utilizzo delle scarpe anche in azzurro, quali sono le reali ragioni per le quali è stato montato e alimentato questo caso?
2 - Quando la Fipav ha firmato il contratto con la Mizuno, perchè non ha ritenuto doveroso informarsi delle situazioni di sponsorizzazione dei suoi giocatori in odor di Nazionale, almeno di quelli sicuri della convocazione, in modo da affrontare e risolvere subito ogni eventuale problematica?
3 - Perchè è stato esteso alle scarpe, un articolo troppo personale per poter essere massificato, il regolamento Fipav-Nazionale, con apposito codicillo aggiunto a posteriori?
4 - E' ammissibile che in presenza di un caso del genere, un presidente federale non parli direttamente con il giocatore più noto e rappresentativo dell'intero movimento per scongiurare il peggio?
5 - Perché si è chiesto l'intervento del Coni, dando all'esterno l'immagine e l'impressione di una Fipav se non proprio commissariata, quasi...?
6 - Può essere accettato il reiterato e prolungato silenzio stampa della federazione su una vicenda di tale importanza? Altro che trasparenza, la Fipav ha pronunciato parole solo quando è accaduto il peggio. 
7 - L'impressione è che anche tra la stessa federazione e il ct Blengini ci sia stato qualcosa che ha creato attrito. Mentre il presidente Cattaneo lasciava ancora teorici spiragli, il ct azzurro ha poi chiuso la questione annunciando l'esclusione di Zaytsev.
Aperta e chiusa la parentesi: il suo annuncio nel giorno in cui la Lega ha varato i calendari dei campionati, è andando a sovrapporsi erodendo spazi alla già precaria visibilità dei club, come ai brutti tempi in cui tra Fipav e Lega c'era guerra perenne e liti che oscuravano tutto il resto.
Sicuramente anche Zaytsev, arrivati ad un certo punto, avrebbe dovuto chiarire qualcosa rimasto sospeso in un modo che lo danneggia e lo fa apparire anche come non è, come se non tenesse abbastanza alla maglia azzurra. Ivan sa benissimo, e se non lo sapeva ora lo scoprirà, che il suo grande momento di popolarità, è dovuto all'Olimpiade quasi vincente giocata con la Nazionale. 
Mi sembra prematuro, adesso, privilegiare l'ottica di un futuro post volley che potrebbe essere ancora lontano, non meno di quattro o cinque anni, se lui ne avrà voglia.
Se fino ad un certo punto il suo silenzio era da considerare opportuno, oltre che legittimo, poi qualche chiarimento essenziale gli avrebbe giovato e avrebbe forse contribuito a farci leggere meno sciocchezze e commenti fuori dalla realtà e dal tempo, che in molti hanno ritenuto dover esprimere, pur sapendo poco o nulla di lui e della vicenda.
Infine, e rimando al link sotto incluso, il tema trattato anche dall'amico Gian Luca Pasini. Il personaggio Zaytsev, anche all'interno del mondo pallavolistico, suscita probabilmente gelosie, se non proprio invidie. Era così già dal 2014, figuriamoci dopo l'argento di Rio 2016 e l'intensa attività mediatica che ha visto Ivan protagonista dopo l'Olimpiade.
Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma ci sono degli equivoci di fondo che inquinano i giudizi e il panorama. Si può essere campioni senza essere personaggi, questa è la realtà. 
Purtroppo nel mondo di oggi, lo sport in quanto tale, non gode più dell'attenzione che fino a qualche anno fa aveva, quando la cultura sportiva era più diffusa, a tutti i livelli. E' triste doverlo dire, ma è la realtà ed è inutile far finta di credere che sia diverso. 
Sui giornali è finito Zaytsev e la vicenda delle scarpe, ma non ha certo tolto spazio a reportage sugli allenamenti della Nazionale a un mese dagli Europei. Degli allenamenti azzurri non si sarebbe parlato comunque. Oltretutto la pallavolo è una delle pochissime federazioni che hanno una considerata nazionale femminile e un'attività che definire estesa è poco.

C'è poco da ridere, ma ricordando una vecchia pubblicità che aveva per protagonista Paolo Ferrari, che inutilmente provava a convincere la casalinga di turno a scambiare il suo fustino di detersivo griffato Dash con due fustini anonimi, è venuto naturale il gioco di parole tra Dash e Adidas, la marca delle scarpe di Zaytsev all'origine di tutto questo.
Da Dash ad Adidash, per sorriderci un po'... Al resto ha pensato Serena Stelitano, la valente disegnatrice e vignettista che periodicamente dona qualità a Visto dal basso con i suoi lavori. Dai fustini al fustone, niente scambio...



http://dal15al25.gazzetta.it/2017/07/23/perche-il-volley-uccide-i-suoi-personaggi/ 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/07/volley-far-le-scarpe-zaytsev-no-meglio.html