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sabato 22 aprile 2017

(fanta)CALCIO La Roma cerca un altro specialista di goleade: arriva Emery?

Dal momento in cui l'addio di Luciano Spalletti alla panchina della Roma è dato per certo, il club giallorosso è a caccia di un successore al'altezza dei precedenti recenti allenatori. Si cerca insomma un altro specialista di goleade, subite, che possa essere all'altezza di Spalletti (1-7 con il Manchester United nel 2007) e Garcia (1-7 con il Bayern Monaco all'Olimpico nel 2014), che erano al timone in occasione delle più recenti e ampie disfatte romaniste. Chi meglio di Unai Emery Etxegoien per continuare la tradizione? La sua candidatura ha preso corpo dopo l'1-6 storico rimediato dal suo Paris Saint Germain  al Nou Camp contro il Barcelona, capace di segnare tre gol negli ultimissimi minuti.
In extremis si potrebbe aggiungere anche Pioli, che ieri ha visto la sua Inter (ma forse ancora per poco) prenderne 5 a Firenze dopo essere stata in vantaggio. Ma Pioli è italiano ed ex laziale, la Roma preferisce guardare all'estero... In corsa ci sarebbe stato anche Gasperini, dopo l'1-7 rimediato dalla sua Atalanta a San Siro con l'Inter. Ma Emery resta favorito perchè la Roma preferisce un tecnico con esperienza di Champions League...

venerdì 21 aprile 2017

CALCIO Sorteggio Champions, l'abito non fa...il Monaco

Non condivido l'enfasi ottimistica con cui è stato accolto il sorteggio delle semifinali di Champions League. Stavolta l'ex juventino Ian Rush, gallese e dunque padrone di casa della finale di Cardiff, ha assegnato ai bianconeri i francesi del Monaco.
Premesso che sono d'accordo con Bonucci e con chi ritiene che siano gli altri a doversi preoccupare di eliminare questa Juventus così solida e che a questo punto ogni avversario è forte, contro il Monaco non sarà una passeggiata.
Questo Monaco, giovane e leggero, ha dimostrato di avere l'incoscienza necessaria per realizzare grandi imprese: c'è riuscito a Manchester col City e a Dortmund col Borussia. Segni particolari: segna molto, subisce altrettanto. Attacco imprevedibile, con due campioni come Falcao, rigenerato nel Principato, e la giovanissima stella Mbappè. Sa agire in contropiede e sa far male affondando colpi se la difesa avversaria denuncia smagliature.
Detto questo. è una squadra che ha palesato anche limiti difensivi, ma ha il pregio di non arrendersi mai.
Voltandosi indietro, va ricordato che due anni fa fu proprio il Monaco nei quarti di finale a far soffrire di più la Juve, che approcciò male la partita di ritorno, dopo lo striminzito successo (un rigore di Vidal) allo Stadium, e rischiò molto. 
Ma la cabala dice anche che quando la Juve trova il Monaco in Champions, e lo elimina, poi arriva in finale. 
Insomma le credenziali del Monaco sono inferiori a quelle di Atletico Madrid e Real Madrid, ma l'abito non fa il Monaco e se questa squadra è arrivata in semifinale partendo dal terzo turno dei preliminari, significa che è in possesso di qualità che sarebbe un errore sottovalutare. Ma non credo che la banda di Allegri farà questo sbaglio. 
personalmente poi, vado controcorrente e dico che avrei preferito giocare la prima in casa, arrivare ai supplementari col rischio di subire un gol che vale doppio e uccide la partita, è un'ipotesi sempre inquietante. 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/04/calcio-barcellona-juventus-0-0.html 

mercoledì 19 aprile 2017

CALCIO Barcellona-Juventus 0-0


Per la decima volta la Juventus entra in semifinale nella Champions League. Al Camp Nou non è successo nulla di quanto si sperava in Catalogna e nel pianeta terrestre Gufonia: il Barcellona non ha segnato tre gol in sei minuti come si era augurato il tecnico Luis Enrique, il Barca non ha vinto come aveva fatto nelle ultime 15 gare casalinghe, non ha segnato il 67° gol consecutivo, non ha rimontato i bianconeri come aveva fatto con il Paris Saint Germain.
E' accaduto ciò che il popolo bianconero sperava: la Juventus non ha perso, non ha subito nemmeno gol, mantenendo il record di due soli reti incassate in dieci partite di Champions tra gironi, ottavi e quarti.
D'accordo, dopo cinque successi esterni consecutivi, stavolta non ha segnato nè vinto, ma è poca cosa rispetto al valore della promozione alla semifinale, dove troverà una tra Real Madrid, Atletico Madrid, Monaco. Forse è il caso che in Spagna tocchino ferro, visto che metà del contingente iberico di Champions è stato fatto fuori da Dybala & C. (Siviglia e Barcellona). Concordo con Bonucci: sono le altre a doversi preoccupare di evitare la Juventus, anche perchè quella più infida pare proprio il Monaco, squadra infida, sgusciante, fresca e nuova (con la stellina Mbappè: unico a segnare cinque reti nelle prime quattro gare di Champions ad eliminazione diretta). Il Monaco non ha una difesa di ferro, ma segna molto, in casa e fuori. L'Atletico Madrid è per certi versi simile alla Juve: ha subito solo 5 reti quest'anno in Europa, scorbutico da affrontare ma meno brillante in attacco e all'andata ha domato il Leicester solo con un rigore inesistente. Del Real Madrid si sa tutto: anche quando non pare in serata può contare su Ronaldo e sull'arbitro, come ha dimostrato il doppio confronto con il Bayern e l'arbitraggio di Kassai martedi sera al Bernabeu.
A proposito di arbitro, l'olandese Kuipers è stato il migliore al Camp Nou: la Juve con lui non ha vinto nemmeno stavolta, ma è un dettaglio e si è sempre sentita garantita dall'impeccabile condotta dell'olandese che non si è fatto intimidire dal pianto continuo dei catalani, ha lasciato correre il giusto, ha fischiato con il sorriso e con la necessaria autorevolezza e decisione, senza irritare. Una serata che lo proietta tra i favoriti per fischiare nella finale di Cardiff.
E veniamo alla partita. Un'ottima Juventus, che come all'andata ha giocato con il cuore e con la testa, con notevole concentrazione e forza mentale, finchè il fisico ha sorretto i suoi attaccanti corridori. Non ha saputo concretizzare e ha sbagliato troppo spesso l'ultimo passaggio, ma le condizioni per il gol le ha sapute creare. In certi momenti ha subito molto, ma come si fa a non subire contro Messi e compagni? 
In fondo Buffon non ha dovuto sfoderare un intervento prodigioso, ha sbagliato un'uscita e poteva costar caro, ma per fortuna Messi si è divorato l'1-0. Per il resto, ha accompagnato con lo sguardo i tiri del Barca fuori dallo specchio della sua porta. Interdizione alta, raddoppi di marcatura, gabbie dentro le quali si è persa la genialità del Barcellona, arrivato al tiro sempre con poca lucidità e misura.
In definitiva la Juventus ha giocato con grande cosapevolezza, da grande squadra, senza mai perdere la testa. Messa in campo al meglio da Allegri, un allenatore che ora scopriranno tutti, salendo sul carro giusto dopo averlo denigrato e sottovalutato troppo a lungo. 
E se dopo la finale a Berlino due anni fa era stato Pirlo ad uscire in lacrime, stavolta a piangere è stato Neymar, consolato da Cuadrado e dai brasiliani della Juve, Neto, Dani Alves, Alex Sandro.
Peccato il giallo a Khedira, salterà la prima semifinale.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/04/calcio-juventus-barcellona-3-0.html 

domenica 16 aprile 2017

CINEMA In between - Libere disobbedienti innamorate

IN BETWEEN - Libere disobbedienti innamorate. Regia: Maysaloun Hamoud. Interpreti: Mouna Hawa, Shaden Kanboura, Mahmoud Shalaby, Riyad Sliman, Sana Jammelieh

Il titolo originale, In between, esprime molto meglio quel senso di incertezza, di sospensione tra mondi diversi e contrastanti, che il film cerca di raccontare. Tre giovani donne arabe a Tel Aviv, in fuga e sospese tra origini e futuro, fra una tradizione opprimente e il desiderio di inseguire altro, liberamente e senza vincoli decisi da altri. 
Superando il fastidio che a un non fumatore darà vedere fumare tutto il tempo le protagoniste (pochissime le scene senza canne o sigarette consumate), e rimpiangendo l'impossibilità di vedere il film in lingua originale, In between è da consigliare, nonostante quanto si possa leggere da commentatori militanti in servizio permanente, per cui ogni film deve parlare di tutto, altrimenti è parziale e fuorviante. In between non racconta della città militarizzata o degli altri episodi di repressione attuati dagli israeliani nei confronti degli arabi. Ma un messaggio chiaro e forte lo fornisce, ed è un messaggio che va bene ad ogni latitudine, anche in Occidente dove ogni giorno donne muoiono uccise dai loro ex compagni, presunti innamorati (una persona che ama davvero non può uccidere il soggetto del suo amore): la reale emancipazione femminile, la reale libertà conquistata dalla donna, può concretizzarsi con la presa di coscienza dell'uomo. 
Non per sminuire la valenza femminile, ma per sottolineare la correità dell'uomo, che da padrone a cui fa comodo rispettare consuetudini e ruoli detestabili (in questo caso espressi dal costume familiare dei matrimoni combinati, che in certi Paesi sconfina nella pedofilia (considerata l'età delle giovanissime spose bambine).
Il rispetto della tradizione. In questa storia che vuole essere appunto UNA storia e non LA STORIA degli arabi in ISRAELE, si alza il velo sulla grande ipocrisia della religione, di ciò che si dice in modo ipocrita e ciò che si fa, in maniera violenta, sia concettuale o fisica. E se perfino l'uomo che sembra più moderno e progressista nel vivere la sua storia di amore, si rivela poi arretrato nè più, nè meno degli altri, significa proprio che solo con il cambiamento degli uomini si può realizzare un mondo diverso, libero dalle ipocrisie delle religioni e delle tradizioni vessatorie delle libertà individuali.
Dimenticavo: una colonna sonora molto interessante.


sabato 15 aprile 2017

VOLLEY E MEDIA Laola Tv chiude la diretta senza trasmettere il Golden set di Tours-Trento

Ciò che è avvenuto stasera è in sintonia con gli aspetti più deteriori della pallavolo, quella europea in questo caso. Laola tv, la televisione scelta dalla Cev per la trasmissione delle partite delle coppe europee e non solo, ha chiuso la diretta della finale di Cev Cup tra Tours e Trento dopo il quarto set, credendo che sul 3-1 la partita fosse finita. Per poi riprenderla a golden set ampiamente in corso, quando molti avevano ormai chiuso il collegamento maledicendo a 360 gradi.
Non è uno scherzo, è successo davvero. Come se non bastasse l'amarezza per la sconfitta di Trento dopo il 3-0 dell'andata (in qualsiasi altro sport la Coppa sarebbe stata vinta da Trento, somma set nelle due partite 4-3 per i trentini), il Golden set non è stato trasmesso integralmente in tv.  Il set di spareggio, che assegnava la coppa (vinta dal Tours allenato dal marchigiano Giampaolo Medei, in campo il libero Henno campione d'Italia con la Lube dopo gli anni di Roma) non è stato visto dall'inizio. Ma si può essere così dilettanti? Nel mondo del volley di dilettanti che pensano di essere professionisti ce ne sono molti, in vari posti organizzativi e non solo. Dopo questa perl a possiamo aggiungere anche la tv del volley. Ma qualcuno darà una giustificazione per l'accaduto? Chi si è accorto della gaffe riattivando la trasmissione intorno al decimo punto, sul 4-4...?). Lo stesso che aveva chiuso la diretta o è intervenuto qualcuno a far rimediare alla gaffe?

CALCIO Pescara-Juventus 0-2, Dybala secondo Ferri su Mediaset Premium

Riccardo Ferri con l’Inter vinse uno scudetto, una coppa Itaia, una supercoppa e due Coppe Uefa. Ora fa il commentatore a Mediaset Premium e talvolta i suoi commenti appaiono decisamente inadeguati. Per la serie: ma ti rendi conto di quello che dici?
Dopo Pescara-Juventus, vinta dai bianconeri con una doppietta di Higuain, c’è apprensione per la caviglia di Dybala a tre giorni e mezzo da Barcellona-Juventus di Champions League. Toccato duro da Muntari per due volte, ma solo il primo fallo, nel primo tempo, è stato sanzionato con il cartellino giallo. Sarebbe stato sacrosanto anche il secondo, intervento diretto e forte sul piede destro dello juventino, che dopo qualche minuto è uscito dal campo.
Ebbene, secondo Ferri, un po’ quel fallo Dybala se l’è cercato, ha dimostrato di essere ancora inesperto e ingenuo perché dovrebbe imparare a dare via la palla senza insistere troppo a dribblare tenendosela tra i piedi. E d’ora in avanti sarà sempre peggio per lui perché tutti vorranno cercare gloria fermandolo, costi quel che costi.Il succo del riassunto è il mio, il concetto è di Ferri. Insomma, se Dybala si è beccato un duro fallo da Muntari, che avrebbe dovuto essere espulso per seconda ammonizione è colpa sua. Strana teoria, giustificabile solo col fatto che Ferri quando giocava era un difensore piuttosto rude.
Peccato però, che nell’azione del secondo fallo di Muntari, quello della super botta alla caviglia, Dybala fosse sgusciato via senza alcun dribbling di troppo, ma agilmente involandosi. Non a caso il fallo di Muntari è arrivato da dietro e lateralmente. Insomma, Dybala non stava facendo il Sivori, non irrideva l’avversario dribblando e ridribblando.
Verrebbe da osservare che forse è invece Ferri che tiene troppo il microfono, dovrebbe darlo via più in fretta, per evitare di dire sciocchezze. Anche se per lui ormai non ci sono più cartellini gialli, nemmeno dall’arbitro in studio…



venerdì 14 aprile 2017

MUSICA Anderson, Rabin e Wakeman di nuovo Yes

ARW, l'acronimo che indicava il trio composto da Jon Anderson, Trevor Rabin e Rick Wakeman che si è formato con l'intento di suonare in giro per il mondo la musica degli Yes, ha cambiato nome.
Yes feauturing Jon Anderson, Trevor Rabin, Rick Wakeman
è il nuovo nome della band. Come viene spiegato sul nuovo sito da Jon Anderson, «Lo volevano i fan, lo volevamo noi, è nostro diritto usare questo nome. La musica degli Yes è nel nostro dna».
Oltre a Jon Anderson (voce), Rick Wakeman (tastiere) e Trevor Rabin (chitarra), nella band suoneranno Lee Pomeroy (basso) e Louis Molino III (batteria).

martedì 11 aprile 2017

CALCIO Juventus-Barcellona 3-0


Forse non sarà stata la Juventus perfetta ma ci è andata vicina. Fosse entrato il quarto gol sarebbe stato ancor più rassicurante per i bianconeri, ma è anche vero che Buffon ha compiuto uno straordinario intervento su Iniesta (se l'ìè perso Dani Alves sul taglio di Messi), sull'1-0, e che un paio di tiri dei catalani non sono passati molto lontano dai pali della porta bianconera.
La Juventus ha giocato una gara tatticamente accorta e precisa, dimostrando di aver studiato benissimo l'avversario,  di avere fiato e testa. Ma poi, come sempre, i lampi dei singoli e il gioco della squadra hanno concretizzato il punteggio. Un gol su azione dalla fascia destra, con il consueto tocco di Cuadrado e l'invenzione di Dybala che si è girato colpendo col sinistro a giro. Un gol su azione dalla fascia sinistra con Mandzukic determinante nell'affondo e nell'intelligente passaggio indietro verso un Dybala lasciato solo dalla difesa del Barcellona: e il suo sinistro è stato implacabile.
Una Juve tosta e decisa, che ha reso subito amara la serata di tutta l'Italia gufante, di quei poveracci che non avendo una squadra  propria per cui tifare su ribalte del genere, di volta in volta si attaccano ai rivali della Juventus.
La quale nel secondo tempo ha reso corposo il vantaggio: il precisissimo colpo di testa di Chiellini, che ha trafitto in diagonale Ter Stegen anticipando e beffando la marcatura di Mascherano.
Centrocampo solido con Khedira e Pjanic in ottima serata, difesa attenta e pulita, saggia la scelta di Allegri di puntare su Alex Sandro a sinistra. Rincon a a questi livelli, subentrando, ha dimostrato un po'di ingenuità, concedendo al Barcellona l'unica punizione poco fuori area, che avrebbe potuto rivelarsi fatale. Forse era meglio mettere Marchisio. Ma Allegri sa cosa fare e anche stasera ha dimostrato quanto siano importanti per questa Juventus la sua bravura e le sue qualità di gestore.
Ora ci si chiede se la Juve possa fare la fine del Paris St.Germain, a cui  non bastò un 4-0 casalingo per qualificarsi, subendo l'incredibile rimonta del Barca, che vinse 6-1 all'ultimo respiro. Vedremo. Allora dicemmo un po' tutti che la Juve non si sarebbe mai fatta rimontare quattro gol. Tra una settimana vedremo...


 I gialli inventati
L'arbitro Marciniak, polacco, non mi è piaciuto, soprattutto quando ha sventolato cartellini gialli, spesso a sproposito, talvolta sbagliando clamorosamente come nel caso di Mandzukic, punito nel secondo tempo per...aver  subito un fallo  che lo ha fatto cadere rovinosamente. Ma anche l'ammonizione a Khedira per una presunta simulazione è stata un'ingiustizia. Come quella data a Lemina.

Messi, fair play dimenticato
Non è stato bello vedere Messi rifiutare l'abbraccio di Mandzukic dopo un contrasto tra i due, quando peraltro era stato l'argentino a commettere fallo trattenendo per il braccio il croato. Forse quando si sta perdendo riesce più difficile sfoggiare fair play. Bello invece, visti i precedenti (ricordate i Mondiali in Brasile? Il morso di Suarez a Chiellini in Italia-Uruguay?) l'abbraccio tra Chiellini e Suarez: un duello tosto ma corretto tra di loro.

domenica 9 aprile 2017

ROMA Forte Trionfale, ora tocca ai tecnici fare i conti

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/roma-forte-trionfale-riqualificato-sara.html

Sia pure in ritardo di una settimana, mi permetto semplici considerazioni dopo aver partecipato per tre ore all'assemblea nell'hangar all'interno del Forte Trionfale, lo scorso sabato 1 aprile.
I tecnici hanno sintetizzato le varie proposte formulate dalle associazioni e da qualche singolo cittadino, provando ad assemblare il tutto, rappresentando le varie istanze nella "mappa" che illustra questo post.
Sperando che la questione non diventi politica, come ad un certo punto degli interventi è parso, e che quindi assuma colorazioni diverse da quelle che dovrebbero ispirare tutta l'operazione, qualcosa di nuovo si è saputo.

1 - abbiamo appreso con sconcerto, malumore ma in fondo non sorpresa, che il Demanio non vuole restituire l'area alla città, ovvero non rinuncia a farsi pagare lo spazio di cui l'Esercito ha usufruito per decenni sottraendolo alla cittadinanza. 

2 - chi farneticava di uno spazio senza parcheggi per le auto non sarà accontentato, perchè ci sono norme di legge al riguardo (e per una volta aggiungo: meno male...)

3 - i soldi non ci sono. I fondi pubblici per realizzare la riqualificazione e soprattutto per poi mantenerla senza il degrado che accomuna ormai troppo strutture capitoline, sono assai limitati. I progetti vanno fatti pensando già a quanto occorrerà per mantenerli

Considerazioni
Mi fermo qui per mettere a fuoco un paio di punti che mi sono parsi essenziali per inquadrare nel modo corretto tutta l'opera di riqualificazione.
Non conosco la palazzina Missana (mai vista) quindi non so dire se l'intransigenza nel volerla considerare un bene pubblico inalienabile sia giustificata o meno. E mancando fondi bisogna pur trovarli in qualche modo, anche se costeranno qualche rinuncia. Altrimenti il rischio che si faccia poco o nulla mi pare sia concreto.

Sono rimasto stupito dall'atteggiamento e dal "rimprovero" formulato dal tavolo, con la signora architetto che ha sottolineato come di idee i cittadini ne abbiano fornite molte ma senza suggerire e produrre i costi, senza insomma mettere a fuoco le spese necessarie nè come reperire i soldi.

D'accordo, l'apertura alla partecipazione popolare è solo da applaudire e lodare. Ma a questo punto la cittadinanza andrà ascoltata e consultata per una ulteriore condivisione quando le parti istituzionali avranno idee più chiare su cosa si può fare e cosa no, sull'entità dei fondi pubblici disponibili.
Ad ognuno il suo lavoro, le sue competenze. Solo chi è nelle istituzioni conosce le leggi e le norme che regolano questo genere di attività. Solo i tecnici preposti possono avere un'idea di quanti soldi servono per realizzare ciò che è realizzabile, di quanti soldi servono per mantenere ciò che verrà senza vederlo andare in malora (chi abita in zona pensi al Parchetto di via Fornelli, ai cancelli che lo chiudono, alla spazzatura che non viene tolta, alla via clandestina d'ingresso... Tanto per citare un esempio che chi abita qui conosce bene).
Queste cose non possono essere chieste ai cittadini: spesso c'è divergenza di opinioni perfino tra tecnici, architetti, legali, figuriamoci se io, io inteso come cittadino ignorante di norme e questioni tecniche, posso risultare utile.
Riguardo i fondi, bisognerà ricordare che in questa fase servono preventivi con entrate certe, che possono essere messe a bilancio, non ipotesi di soldi che arrivano da attività commerciali soggette all'incertezza del mercato.
Ma sono solo le istituzioni che possono, anzi debbono, trovare queste risorse, probabilmente cercando marchi commerciali a aziende che possono avere interesse a fungere da sponsor, in cambio di visibilitù e magari di altro.
Non si può progettare un qualcosa sperando di ripagarselo vendendo...biglietti per il cinema (è un esempio, magari ci fosse un cinema) o applicando ai parcheggi un prezzo non correttamente popolare come ipotizzato da qualcuno (basta il Policlinico Gemelli, in zona, a salassare i malcapitati parenti dei malati con tariffe ignobilmente elevate).
Insomma, cari politici, ora il lavoro dovete farlo voi, con la competenza del ruolo e la conoscenza di norme e leggi.
Quando alla cittadinanza verrà fornito un quadro realistico e reale di quanto si può fare, sarà di nuovo il momento di condividerlo.
A presto. Si spera,

 

lunedì 3 aprile 2017

ATLETICA Kalomiris, da Roma a Roma passando per la maratona olimpica di Rio 2016

 Dal Corriere dello Sport-Stadio


Potrebbe essere una storia da film, uno dei molti copioni che la Maratona di Roma propone, se si gratta sotto le aride cifre, posizioni, tempi, ordine d’arrivo. La differenza è che questa storia è accaduta davvero e Michael Kalomiris non è un personaggio di fantasia ma un avvocato greco, un runner amatore in carne, ossa, e un lavoro che non ha nulla a che fare con l’atletica. Due anni fa, quando preparò la sua agile valigia per venire a correre la Maratona di Roma, si era messo in testa di ottenere un buon tempo, una prestazione di cui poter andar fiero una volta tornato in ufficio, nelle aule di tribunale. Quella domenica piovve e tirò vento, tanto vento a sferzare il viso dei coraggiosi maratoneti, che furono elogiati perfino da Papa Francesco. Ma nonostante il tempo infame, Michael Kalomiris chiuse la sua fatica in meno di due ore e mezza: 2 ore.29:23, ottavo posto in un a classifica orfana di molti tra i runner più quotati, ritiratisi strada facendo.
Un atleta amatore, lo dice la parola, corre senza pensare di essere un campione come... quelli veri, che vanno all’Olimpiade, sono sponsorizzati e convocati nelle Nazionali. Infatti Kalomiris tornò in Grecia senza sapere, senza rendersi conto di ciò che aveva fatto. Non sapeva che arrivando ottavo in una maratona Iaaf Road Race Gold Label, come appunto è la Maratona di Roma, si diventa convocabili per l’Olimpiade. Micheal, come l’Alice cantata da Francesco De Gregori, tutto questo non lo sapeva. E non lo ha saputo fino alla primavera dello scorso anno, quando non gli venne in mente di andare a cliccare la pagina del sito di atletica dove trovò il suo nome tra coloro che erano stati convocati per l’Olimpiade. Era maggio, mancavano solo tre mesi a Rio 2016!
Maratoneta olimpico a sua insaputa, l’avvocato Kalomiris decise che l’occasione andava sfruttata. Si sarebbe preparato nel miglior modo possibile per partecipare e concludere la massacrante prova olimpica.
«Chiesi tre mesi di permesso allo studio legale e non solo li ho avuti, ma tutti sono stati pronti a sostenermi. Per me è stato molto importante» spiegò l’avvocato podista. «Quando ti piace davvero qualcosa, devi trovare il modo di realizzare il tuo sogno». E ora che il sogno olimpico l’ha vissuto (132° a Rio in 2 ore 37:03), ha deciso di tornare sul luogo dell’impresa:domenica 2 aprile ha corso di nuovo a Roma, piazzandosi 16° in 2:29:39. Un tempo vicinissimo al 2:29:23 che gli permise di coronare un sogno due anni fa.
 «Sono nato ad Atene e vivo ad Egaleo City, vicino Atene. Mi sono laureato nel 2010 alla Scuola di Legge di Atene e da quattro anni lavoro come avvocato civilista. Ho cominciato a correre da ragazzo, sia sulle distanze medie che lunghe, perchè mio padre Christos era un podista, correva le lunghe distanze eed era tesserato per uno dei più importanti Club di corse su strada di Atene. Per qualche anno non ho corso con assiduità ma poi ricominciai ad allenarmi e a partecipare a corse su strada non troppo lunghe iniziando il sodalizio con il mio allenatore Nikos Psaromichalakis, anche lui un runner appassionato e grazie al suo aiuto sono arrivato addirittura a partecipare all’Olimpiade di Rio de Janeiro. Il mio sogno di bambino che si è realizzato».  
Michael racconta quali sono stati i suoi campioni prediletti.
«Mi piace guardare l’atletica, mi è sempre piaciuto, specialmente le maratone. I miei favoriti sono stati Emil Zatopek e Haile Gebrselassie. Mi piace anche seguire il calcio e il basket. Sono un grande tifoso dell’Olympiakos e del Milan». 
Quando non corre, ama ascoltare musica e guardare film.
«Sì, nel mio tempo libero mi piace andare al cinema, specialmente per vedere film d’azione con i miei attori preferiti: Jason Statham, Gerald Butler e Denzel Washinghton. Invece la musica mi piace soft, perchè mi rilassa dallo stess e dalla fatica quotidiana: Whitney Houston, amavo la musica di Michael Jackson».
Cosa si prova nel ritrovarsi catapultato in un’Olimpiade, in una maratona che era abituato a guardare in tv?
«Sono stato veramente orgoglioso di rappresentare il mio Paese ai Giochi di Rio. Come dicevo, si è realizzato un sogno che avevo da bambino. E’ stata un’esperienza davvero grande, la porterò con me per tutta la vita. E ora sono felice di correre ancora la Maratona di Roma, come due anni fa, quando grazie a Roma ho costruito senza nemmeno rendermene conto il mio sogno olimpico. Il mio viaggio per Rio cominciò proprio qui... Voglio ringraziare ancora una volta Castrucci per questo invito». 

ATLETICA Tola e Tusa, l'Etiopia regna nella Maratona di Roma



La Maratona di Roma è sempre africana, ma con la doppietta della T2, Tola e Tusa trionfatori solitari delle due gare di ieri rese più complicate dalla pioggia, l’Etiopia ha concluso il suo inseguimento al Kenya, sorpassandolo nell’albo d’oro complessivo. Sedici successi etiopi, quindici kenioti. Nonostante la pioggia, che per un lungo periodo è stata violenta e corposa mettendo tutti in difficoltà, è stata una bella corsa, al punto che il giovane Kitata Shura Tola, non ha ancora compiuto 21 anni, è arrivato a soli 13 secondi dal primato della corsa, migliorando di un minuto e mezzo il suo personale (terza prestazione di sempre su suolo italiano).
     Tola ha allungato al km 35 sfoggiando sicurezza e forza con gli ultimi cinque chilometri davvero notevoli e presentandosi in via dei Fori Imperiali con la forza e la voglia di sprintare alla grande fino all’ultimo metro, anche per guadagnare il bonus supplementare previsto nel caso fosse sceso sotto le due ore e 8 minuti. Sorridente, contento e vincente.
    «Quando il ritmo è calato, ho deciso di allungare, anche se era difficile correre sotto l’acqua. Ero venuto qui molto ben preparato e sapevo di poter vincere, secondo il mio allenatore Haji Adilo valevo un tempo sotto le 2 ore e 07, ci fossero state condizioni atmosferiche migliori magari ce l’avrei fatta. Mi è piaciuto tantissimo correre a Roma, è stato emozionante».
    Terzo un anno fa quando era partito da lepre, Ruto ha scalato il podio di un gradino giungendo secondo e dando appuntamento al prossimo anno per quel successo che sperava di poter agguantare. «Nel 2018 ci proverò di nuovo».
     Il campione italiano di maratona, Ahmed Nasef, 42enne di origine marocchina,  tesserato per l’Atletica Desio si è piazzato settimo con un tempo superiore alle sue aspettative: «Sì, speravo di chiudere in 2 ore 13, o 14, ma correre da solo e con quella pioggia non è stato facile»  



Chota Rama Tusa ha fatto il bis, stracciando ogni avvarsaria nella prova femminile. Avrebbe dovuto gareggiare a Houston, ma le leggi restrittive volute dal presidente Trump gli hanno impedito di ottenere il visto, così ha dirottato la sua attenzione su Roma. Dove peraltro aveva già vinto l’anno scorso, e con i soldi del premio aveva detto di voler comprare una casa.  «Sì, l’ho fatto, è a 25 km da Addis Abeba. Ora con questa seconda vittoria avrò i soldi per farla ancora più bella e più grande. All’inizio non si andava troppo veloci e quando ho voluto scattare, me ne sono andata. Sapevo di poter vincere ma la pioggia ha reso tutto più difficile, andando più forte avrei rischiato di scivolare e non volevo proprio perdere questa Maratona di Roma. Nel finale ho sofferto un po’ ma non ho mai avuto paura di perdere, avevo talmente vantaggio...Oggi è stata una gara particolare, ma questa vittoria mi dà ancora più fiducia nei miei mezzi e l’anno prossimo tornerò per provare a fare tris, come la mia amica e compagna di allenamenti Firehiwot Dado (che vinse dal 2009 al 2011, ndr), che attualmente non corre perchè ha avuto un bimbo». Fino a tre anni fa la Tusa correva in pista sui 10.000 ma soltanto per il suo club, senza mai affrontare una gara internazionale, 33.00 il suo personale.
    Registrate le 60.000 presenze alla Fun Run, le 76.000 partecipazioni globali, l’appuntamento per il 2018 è fissato all’8 aprile, di nuovo in concomitanza con la Maratona di Milano. «Roma e Milano sono due maratone veloci, tecnicamente eccellenti benchè diverse: ma per raggiungere il livello delle Major devono crescere. Nonostante la concomitanza» ha commentato Stefano Baldini, oro della maratona ad Atene 2004 e dt della Fidal.

Virginia Raggi, sindaco di Roma, ha sorpreso molti restando dall’inizio alla fine sul palco autorità, dove ha dato il via alle varie ondate della Maratona e alla Fun Run, dimostrando di divertirsi. Ha stretto la mano ad Alex Zanardi, al sesto trionfo nell’handbike, ha risposto alle domande, reiterando le motivazioni del no alla candidatura olimpica di Roma 2024.«Roma presta un palcoscenico meraviglioso. La partenza? Un effetto bellissimo. Devo dire ero emozionata anche io, non avevo mai dato il via e non avevo nemmeno mai assistito a una partenza di questa maratona. Stiamo lavorando per sviluppare molte manifestazioni di questo genere. Vogliamo far sì che Roma sia sempre più accogliente per eventi così grandi, ma anche per eventi più piccoli. Gi atleti sono stati grandiosi nonostante la pioggia. Io non posso che fare i complimenti a tutti».
   

«Il maltempo ha complicato certamente le cose - spiega Alex Zanardi, alla sua sesta vittoria a Roma - ma correre a Roma è sempre un privilegio. Io mi ero preparato bene e fino a metà andavo fortissimo, ero 45 secondi sotto il tempo dello scorso anno. Dopodiché è crollato il cielo, è caduta giù un sacco d’acqua e nelle curve bisognava rallentare moltissimo per non ribaltarsi. E ogni volta dovevo riprendere il ritmo. Sono felicissimo, correre a Roma non solo è bellissimo perché è la città più bella del mondo, ma porta anche bene».
    Annalisa Minetti, cantante e campionessa paralimpica non vedente era all’esordio ed è riuscita a completare la sua gara con il record europeo per la categoria T11 (2.47:13). «I sanpietrini per me sono stati devastanti, ma mi sono divertita tanto e sono felice di averla finita col primato». Sono arrivati in 13.312. Ultima al traguardo la 63enne romana Carla Cofini, 7.24.48, poco più di 5 minuti entro il tempo massimo. Tra i consiglieri comunali Angelo Diario ha chiuso in 3.00:30, precedendo Stefàno (3.36:42). Soddisfatto il presidente del Comitato organizzatore, Enrico Castrucci: «Abbiamo avuto vincitori con tempi eccezionali nonostante la pioggia, e una risposta di partecipazione incredibile, ormai il nostro evento è amato da tutti». Il presidente del Coni, Giovanni Malagò ha corso per una decina di chilometri accanto a Leonardo Cenci: «La Maratona di Roma è unica al mondo, non sarà la più veloce ma oggettivamente ha qualcosa che gli altri non hanno».


UOMINI
1. Shura Tola (Eth)     2:07:28
2. D. Ruto (Eth)     2:09:08
3. B.Bitok (Ken)     2:09:13
4. M. Kipsaat (Ken) 2:09:19
5. W.Seyoum (Eth) 2:09:27
6. S.Biratu (Eth)     2:12:18
7. A. NASEF       2:16:42
8. C. BUCCILLI      2:19:35
9. S. Bett (Ken)     2:24:43
10. Fercruysse (Bel)  2:26:02
Albo d’oro nazioni - 12 vittorie Kenya, 8 Etiopia, 3 Italia.
DONNE
1. Rahma Tusa (Eth) 2:27:21
2. M. Tadesse (Eth)   2:31:38
3. A.Gebremeskel (Eth)         2:32:06
4. B.Cherop (Ken)     2:32:21
5. H.Kayo (Eth)     2:35:01
6. K.Tilahun (Eth)     2:35:38
7. W.Ayalehu (Eth)     2:36:04
8. M.Abera (Eth)     2:37:56
9. A. Lema (Eth)     2:40:18
10. E. BAZZONI      2:45:37
Albo d’oro nazioni - 8 vittorie Etiopia, 6 Italia, 3 Russia, Kenya, 1 Estonia, Ucraina, Algeria.
HANDBIKE
1. Alessandro Zanardi  1:10:06
2. Mauro Cratassa  1:24:17
3. Christian Giagnoni  1:25:26
Albo d’oro globale
16 vittorie ETIOPIA
15 vittorie KENYA
9 vittorie ITALIA
3 vittorie RUSSIA
1 vittoria ESTONIA, UCRAINA, LGERIA
FUN RUN
Hanno vinto Federico Nobili (15 anni) e Giovanna Ungania (45 anni).

venerdì 31 marzo 2017

ATLETICA La Maratona di Roma e i suoi 35 senatori

 http://www.corrieredellosport.it/news/altri-sport/atletica/2017/03/31-23663983/atletica_-_i_35_senatori_della_maratona_di_roma_/


ROMA - «Può sembrare che ti stia ascoltando Ma nella mia testa sto pensando alla prossima Maratona». Questo ha scritto Domenico Anzini, 78 anni, sulla maglietta che si è fatto fare nella ormai per lui consueta lunga vigilia della Maratona di Roma e che potete vedere in questa stessa pagina.
    Domenico Anzini detto Mimmo è uno dei trentacinque senatori della Maratona di Roma, uno dei trentacinque podisti che hanno corso tutte e ventidue le precedenti edizioni e che domenica saranno al via per la ventitreesima volta.
    Mimmo è abruzzese di Poggio Filippo, vicino Tagliacozzo e da quando il cugino, Mimmo Scipioni, ha avuto problemi a continuare a correre con regolarità, dalla squadra della Pizzeria del Podista è passato ai Magic Runners di Tagliacozzo, per i quali disputerà domenica la sua seconda Maratona di Roma.
    Inevitabilmente uno dei maggiori problemi per i senatori della Maratona è costituito dagli infortuni e dagli acciacchi, dai problemi che talvolta si accompagnano all’età che avanza e che rendono complicato anche svolgere allenamenti con regolarità. Per questo, continuare a mantenere lo status di senatore della Maratona di Roma diventa un compito sempre più impegnativo, per tutti e per tutte, visto che fra i trentacinque sempre presenti ci sono anche tre donne, tre signore della maratona capitolina: Paola Cenni, Silvana Ciocchetti, Gabriella Scarzani.
    Fosse per i medici ad esempio, Mimmo Anzini avrebbe già dovuto gettare la spugna per via di un ginocchio che non gli dà tregua e che scatena i dolori del lungo chilometraggio.
    Ma per l’alpino della Marsica, che si diletta a scrivere poesie e a suonare l’armonica, anche per non pensare a quei legamenti che lo tormentano, a quel menisco che si è pian piano consumato inserorabilmente.
    Quest’anno poi è stato particolarmente complicato per lui, costretto ad affrontare un grave lutto (ha perduto il fratello) e situazioni difficili.
    Dice sempre che la corsa non vuole pensieri, ma lui nel 2016 ne ha avuto davvero tanti. Eppure eccolo lì, domenica sarà ancora in via dei Fori Imperiali in mezzo agli altri, sapendo che idealmente correranno insieme a lui i suoi familiari.
    In ogni caso Anzini è già entrato nella storia della Maratona di Roma, raccontato anche dal film, molto bello e a tratti commovente, che il regista statunitense Jon Dunham dedicò alla corsa romana. Un film che ha fatto conoscere quei maratoneti in tutto il mondo del podismo.
   
Tra i senatori c’è un altro grande appassionato del podismo, anche se ha vissuto momenti indimenticabili nella sua carriera con il calcio. Claudio Infusi è stato il preparatore atletico della Roma, e lo è stato anche quando i giallorossi vinsero lo scudetto, nel 1983. Da fedelissimo della Roma-Ostia, Infusi raddoppiò la distanza “abbonandosi” alla Maratona di Roma.
   
Non riguarda i senatori, ma una delle qualità che hanno fatto apprezzare sempre più ai runners di tutto il mondo la Maratona di Roma, è stata la decisione di estendere alle sette ore e mezza il tempo massimo consentito per portare a termine la gara.
    Il via  alla prima onda di runner (divisi appunto in tre ondate che si avvieranno a distanza di cinque minutil’una dall’altra) sarà dato alle 8.40 in via dei Fori Imperiali. Alle 8.35 la prima gara a prendere il via sarà quella dell’handbike e wheelchair, che tra gli altri vedrà gareggiare Alex Zanardi, alla ricerca della sesta vittoria.  Ci sarà diretta Tv su Rai Sport dalle 8.20 alle 11.40.

I 35 senatori

Anzini Domenico, Avella Aldo, Baccari Franco, Bernardo Pietro, Carignani Vito, Casarini Vanni, Cenni Paola, Ciocchetti Silvana, Colangeli Giuseppe, Curzi Sandro, De Amicis Adamo, Dessì Romano, Di Giamberardino Rocco, Di Gioia Annunzio, Gavazza Stefano, Infusi Claudio, La Mura Roberto, Leoncini Claudio, Lodovichi Franco, Lomuscio Eligio, Milone Gaetano, Nucci Felice, Nucera Giuseppe, Orlandi Alberto, Pelliccia Vincenzo, Pellino Antonino, Rinaldi Matteo, Rondelli Eugenio, Salatino Giuseppe, Salvati Angelo, Scarzani Gabriella, Sippelli Giovanni, Tartasi Francesco, Testoni Carlo, Zitelli Giuseppe.

giovedì 30 marzo 2017

ATLETICA Alla Maratona di Roma il progetto di solidarietà di Sintini e Romeo

Sul Corriere dello Sport di mercoledi 29 marzo 2017
 
Tra le molte storie della Maratona di Roma c’è anche quella di una strana coppia, l’ex pallavolista romagnolo e il blogger genovese, Giacomo Sintini e Maurizio Romeo, accomunati dalla battaglia sostenuta per la vita e ora in una corsa che si sviluppa su binari paralleli, la strada e la solidarietà, uno dei motivi di vanto della Maratona di Roma che si corre domenica mattina (partenza alle ore 8.35 in via dei Fori Imperiali). Giacomo Sintini aveva pensato di cimentarsi in una originale staffetta per portare nel gruppone il nome della sua Associazione che raccoglie fondi per la ricerca contro leucemie e linfomi, ma anche i 10 km della sua frazione sono impegno notevole per chi nella sua carriera sportiva ha alzato palloni. Le ricezioni “ballerine” lo hanno talvolta fatto correre per il campo del volley, ma non quanto occorrerebbe su strada. La sua Maratona sarà quindi un impegno virtuale ma ugualmente significativo, a correre sui sanpietrini capitolini ci penserà il suo compagno di solidarietà, Maurizio Romeo, che invece è ormai un appassionato podista e che domenica si propone l’obiettivo di chiudere la Maratona di Roma in meno di quattro ore. 
E così il 38enne ex pallavolista romagnolo, che adesso lavora per la multinazionale olandese Randstad, e il 41enne consulente informatico e blogger genovese, ora combattono insieme un altro tipo di battaglia, per aiutare gli altri che all’improvviso si trovano come loro anni fa, per non far sentire sole le persone, per aiutarle moralmente ma non solo, per indicare una maniera per uscire da quelle paludi che risucchiano anima e corpo. Come se ne esce? Come si passa dal letto d’ospedale alla linea del traguardo di una maratona? Giacomo e Maurizio insegnano, un passo alla volta, senza mollare mai. Come nella maratona appunto.
Dalle loro esperienze è nato altro, perchè come dice Maurizio citando la “Via del Campo” di Fabrizio De Andrè, «dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior». Calcisticamente sono rivali: Maurizio è juventino, Giacomo è milanista ma lavora per uno degli sponsor della Juventus, raccontando ai manager la sua esperienza e attraverso la metafora dello sport, predicando la cultura del gruppo e dell’altruismo che porta un valore aggiunto che ritorna moltiplicato alle aziende. 
«Ho deciso di aprire un blog per raccontare la mia esperienza - spiega Maurizio - con l’idea che potesse arrivare un bel messaggio di speranza a quelli che ora stanno lottando contro queste brutte malattie e a chi sta loro vicino, persone a cui va il mio pensiero ogni giorno. La speranza deve aiutare a guardare sempre avanti, perché anche dagli avvenimenti brutti della vita che ci colpiscono può arrivare qualcosa di veramente bello. Non molliamo. Mai. L’iniziativa ha il suo sito e un hashtag dedicato: #unpassoallavolta»
L’anno scorso decise di festeggiare il decennale della sua battaglia partecipando alla Maratona di Roma («la più bella d’Italia»). Venne a sapere di Sintini, della sua storia, e gli disse che sarebbe stato felice di raccogliere fondi da donare  per i progetti dell’Associazione Sintini, portare il logo sulla maglia. «L’incontro con Giacomo è stato entusiasmante!» ricorda Maurizio, diventato un assiduo runner nel frattempo.
Sintini e Romeo hanno un obiettivo preciso: «Raccogliere fondi per donare al reparto di Ematologia dell’Ospedale San Martino di Genova un apparato medico portatile all’avanguardia che consente il monitoraggio continuo dei parametri vitali dei pazienti che non possono muoversi dal letto. Il costo è di circa 3.000€ e abbiamo da poco superato i 1.500. Sabato a Perugia andrà all’asta la maglia 2016 di Claudio Marchisio donata dalla Juventus e quella di Chiellini di quest’anno. Anche il Genoa ha aderito al progetto e ha donato la maglia di Simeone. E spero che altre importanti realtà sportive aderiranno per aiutarci»  

mercoledì 29 marzo 2017

CALCIO Il piccolo Bradley e il suo amico Defoe



Con pudore e commozione, in punta di piedi, stavolta mi limito a proporre il testo che Nicola Nocella ha postato sulla sua pagina Facebook. Senza altro aggiungere, se non che Defoe, che tornava in nazionale dopo quattro anni, ha segnato il primo gol del 2-0 dell'Inghilterra sulla Lituania..

"Sapete quanti anni ha Bradley?
Cinque
Sapete quanti mesi ha ancora di vita?
Pochi
Questo bimbo qui, bellissimo come tutti i bimbi a quell'età, non ha i capelli corti per scelta, ma perché la chemio glieli ha portati via.
Domenica sera, per me, Inghilterra-Lituania era solo l'ennesima partita su cui avevo scommesso l'over a 2 e mezzo, per Bradley era il giorno "speciale".
Il suo migliore amico, Jermain Defoe, dopo 4 anni era tornato a giocare in nazionale, a Londra, difendendo i colori della sua grande nazione, e il capitano della squadra, il portiere del Torino Joe Hart ha scelto di cedere il suo posto in testa alla fila, a Defoe e al piccolo Bradley.
Da mesi, Defoe, a Bradley, non dona soldi. Non servono. Il male del piccolo è incurabile. Non ci sono, letteralmente, speranze. Nessun miracolo. Non succederà.
E allora Bradley non ha (più, purtroppo) bisogno di soldi per le cure.
Non ce ne sono.
Jermain allora ha deciso che gli dona la cosa più preziosa che ognuno di noi ha: il suo tempo.
Quando lavoriamo, ci pagano per comprare il nostro tempo. Il tempo presente, che passiamo effettivamente a svolgere il nostro lavoro, e quello passato, quello che abbiamo speso noi per imparare a fare quello che facciamo, o semplicemente per diventare le persone che siamo.
Il tempo.

Defoe a Bradley regala il suo tempo. Sta con lui durante la chemio. Fa le visite con lui.
Con lui gioca.
E con lui, semplicemente passa del tempo.
E domenica, durante l'inno nazionale inglese, mentre attorno a lui Bradley sentiva l'imponenza e la bellezza del momento, fa l'unica cosa che a cinque anni un bimbo può fare: abbraccia forte forte forte il suo migliore amico.
Non importa chi sta cantando. Non importa lo stadio, non importa il pubblico, non importano gli arbitri e le squadre, non importa nulla;
Importa solo che il suo migliore amico sia lì, con lui.
E allora forte forte forte, lo abbraccia.
Bradley non ha più speranza.
E non gli importa.
Perché il suo migliore amico è con lui.

Cinque minuti, del vostro prezioso tempo.
Cinque

Oggi,
Dedicateli a qualcuno a cui volete bene.
E sorridete.
Come fa Bradley.
E stringente forte.
Forte forte forte"


domenica 26 marzo 2017

CINEMA Elle

ELLE - Regia: Paul Verhoeven. Interpreti: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Charles Berling, Virginia Efira, Anne Consigny, Alice Isaaz, Christian Berkel, Jonas, Bloquet.
* visto in edizione originale con sottotitoli in italiano.

Elle è un film diverso da quello che potrebbe sembrare guardando il trailer. Un thriller, si, ma fino ad un certo punto perché non ci vuole molto a capire chi è lo stupratore. 
Piuttosto un thriller psicanalitico in realtà, perchè la Huppert (eccellente la sua recitazione, il suo personaggio - e come lei lo interpreta - è il punto forte del film, sui registri che il cinema le ha chiesto spesso ultimamente)
Molto più interessante scoprire pian piano perchè la protagonista è come è e si comporta con gli altri nel modo in cui ci appare per motivazioni profonde. Algida, fredda e distaccata con tutti, familiari e compagni di lavoro alle sue dipendenze, priva di sentimenti ma non di bisogni fisiologici, capace di fremiti di una sessualità che emergerà strada facendo (anzi, stando in casa...). 
Ma in realtà l'unica sincera in un contesto di ipocrisia totale. Il suo passato l'ha imprigionata, fin da bambina, per ciò che il padre fece. La sua vita è stata un inseguimento per ritrovarsi e liberarsi, via dalla pazza folla e dalla follia paterna e familiare impressa come un marchio indelebile sulla sua esistenza, dalle etichette "mostruose" che l'hanno indotta ad attraversare la vita incurante di ciò che pensano e provano gli altri (e che da quel che vediamo in effetti non meriterebbero diversa considerazione).
Attorno a lei, a pensarci bene, non ci sono innocenti. Per quanto il tema dello stupro, solo inizialmente reale e inaspettato come tanti episodi analoghi, si trasforma in altro, perchè la donna di successo di traumi ne ha vissuti e sa vedere oltre lo sguardo miope, stupido e meschino di tutti i personaggi maschili che la circondano, senza comprenderla, senza sforzarsi di capirla, usandola.  Ad eccezione forse e parzialmente,  di un unico personaggio, in fondo sintonizzato su una modalità condivisa e che inconsapevolmente la condurrà a liberarsi dei suoi fantasmi.
E si, gli uomini escono a pezzi da Elle: sesso, ipocrisia, stupidità, ottusità, cecità totale anche dinanzi all'evidenza (il figlio). Un dramma che tuttavia offre anche momenti di ironia che strappano il sorriso e allentano una tensione di fondo alimentata ed illustrata dalla colonna sonora di Anne Dudley (che riporta a certe atmosfere di Basic instinct).
Un film interessante quindi, soprattutto grazie a Isabelle Huppert e al suo personaggio.

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http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html 

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I film di Paul Verhoeven 
 Een hagedis teveel - cortometraggio (1960) 
Niets bijzonders - cortometraggio (1961)