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martedì 12 dicembre 2017

(fanta)CALCIO Zaytsev membro onorario del Lipsia, da parte di Red Bull

https://www.vistodalbasso.it/2017/12/12/6588-red-bull-zaytsev-lipsia/

VOLLEY Taiwan Excellence Latina, terzo tempo con la Sir Perugia

 https://www.vistodalbasso.it/2017/12/12/volley-taiwan-excellence-latina-sir-perugia-terzo-tempo/
Dalla società Taiwan Excellence Latina, ricevo e pubblico. Una serata particolare a conclusione di una bella partita. Ma il terzo tempo non ha avuto minor valore. Quant'è bello l'ambiente del volley, quando riesce ad essere così...

LATINA – Dopo lo spettacolo sul campo, con il primo set entrato addirittura nella storia della pallavolo italiana come uno dei tre parziali più lunghi e combattuti di sempre, la Taiwan Excellence Latina e la Sir Safety Perugia si sono ritrovate allo stesso tavolo. Il motivo? La società di Latina ha organizzato, con la collaborazione di Arredamenti F.lli Albanese di Prossedi,  Idroterm di Roma e F.lli Bertazzoni di Guastalla Reggio Emilia, un innovativo terzo tempo a dire il vero è stato più un cooking-show che ha visto impegnato il top chef Stefano Borrelli anche con le polpettine di patate e verdure, le torte rustiche e i caratteristici fazzoletti di crespelle senza dimenticare le stuzzicanti focacce al rosmarino e lardo fino al risotto di zucca guanciale e pecorino passando per il cous cous di verdure e pollo al curry e ovviamente i dolci.
«E' stata un'esperienza molto bella e divertente da vivere insieme alla squadra di Perugia, al presidente Sirci e al resto dello staff, perché si è colta la vera essenza del nostro modo di fare genuino e positivo” ha spiegato Gianrio Falivene, presidente della Taiwan Excellence Latina a cui ha fatto eco Gino Sirci, numero uno della Sir Safety che, salendo su una sedia tra gli applausi di tutta la rinnovata sala hospitality, ha aggiunto “Abbiamo respirato davvero un clima di amicizia e spontaneità con la società e la tifoseria ed è raro finire le serate in questo modo».
Dopo la partita Cristian Savani e Sasha Starovic, in compagnia delle rispettive signore, hanno mangiato al fianco di Atanasijevic, Erik Shoji e Maruotti erano nel tavolo con Russel e Berger, Pei era accompagnato da una delegazione di appassionati arrivati da Taiwan. Zaytzev e De Cecco hanno trascorso del tempo in relax, così come Coach Di Pinto e coach Bernardi che hanno chiacchierato con dirigenti, appassionati e sponsor. Seduti ai tavoli del terzo tempo anche gli arbitri, cosa che potrebbe sembrare strana a chi non è abituato a conoscere da vicino uno sport come la pallavolo. Presenti anche Francesco Lannutti, sales manager di Bertazzoni Italia, Fabio Spennacchioli di Idroterm e Cristian Albanese di Arredamenti Albanese. Prima della partita, inoltre, una delegazione dei tifosi di Latina e di quelli di Perugia, hanno brindato e mangiato insieme per l'aperitivo pre-match.

lunedì 11 dicembre 2017

VOLLEY Il ct Mazzanti: «Andrea Scozzese mi ha insegnato molto»

https://www.vistodalbasso.it/2017/12/11/volley-il-ct-mazzanti-scozzese/

https://www.youtube.com/watch?v=jFD02teuRkE&feature=youtu.be

«Roma rappresenta il polo pallavolistico più qualitativo che c’è nel centro Italia, ma comprenderei anche il sud. Ci sono tanti settori giovanili di qualità in tutto il territorio della Capitale e della provincia e come Nazionale vorremmo trovarne tanti di bacini così. L’obiettivo è favorire la nascita e il consolidamento di altre realtà importanti così come ce ne sono a Roma che geograficamente non può essere considerata come Sud. Il modello capitolino è da esportare e prendere a esempio. Il volley azzurro non può che essere grato a tutte le società per lo splendido lavoro che fanno nei settori giovanili, di crescita tecnica ed educativa”.
Il ricordo di Andrea Scozzese
«Passione e perseveranza sono stati e sono tutt’ora due ingredienti fondamentali nella mia vita. Andrea Scozzese mi ha insegnato molto in merito. Lui aveva una grande passione per la pallavolo ed era un dirigente illuminato, direi un visionario nel senso che vedeva oltre e intuiva prima degli altri molte dinamiche. Ha creato una creatura bellissima e sono felice che il movimento lo celebri con un Memorial a lui dedicato. Pensare a come migliorare dopo una vittoria era il suo modo di vivere lo sport e dal giorno che l’ho conosciuto è diventato anche il mio».
L’allenatore ha parlato anche del Mondiale 2018 che si disputerà in Giappone dal 29 settembre al 20 ottobre.
«Nel girone iniziale passano 4 squadre, poi c’è la seconda fase e lì il Mondiale entrerà nel vivo. Le avversarie da tenere sotto di noi sono sicuramente Cina, Stati Uniti e Russia, le tre big, ma per arrivare a giocarci le partite che mettono in palio le semifinali e la finale serve un grande percorso contro tutte le Nazionali. Conteranno i risultati che faremo nel primo e nel secondo girone, in cui non potremo sbagliare nulla. Entrare nelle prime 6 sarà una bella impresa, ma vogliamo essere protagonisti».
Mazzanti chiude con un ricordo personale: «Il primo scudetto da allenatore l’ho vinto dopo aver allenato il Club Italia qui nella Capitale. Spero di portare fortuna alla pallavolo romana così come la pallavolo romana ha portato fortuna a me. Sarò sempre legato a questa città».


Il video è stato realizzato dalla Fipav Roma

VOLLEY Martinelli: «Il volley romano deve molto a Scozzese»

https://www.vistodalbasso.it/2017/12/11/volley-martinelli-memorial-scozzese/

Il Memorial Scozzese svoltosi al PalaFord giovedì, è stato vinto dalla squadra del Volleyrò Cadal de’Pazzi.
«La pallavolo romana deve tanto ad Andrea Scozzese e il suo ricordo ci accompagna ogni giorno – ha detto il presidente della Fipav Roma, Claudio Martinelli – Il suo coraggio e la sua lungimiranza hanno permesso a una realtà come il Volleyrò di entrare nell’elite del volley italiano e ancora oggi, a due anni dalla sua tragica morte, il suo progetto è vivo più che mai. Il suo motto era “puntare l’asticella sempre più in alto” ed è quello che qualunque appassionato di pallavolo dovrebbe fare ogni giorno»


Il video è stato realizzato dalla Fipav Roma

domenica 10 dicembre 2017

MUSICA Lando Fiorini, il ricordo del Corriere dello Sport


https://www.vistodalbasso.it/2017/12/10/lando-fiorini-ricordo-del-suo-corriere-dello-sport/

Pubblicato sul Corriere dello Sport di domenica 10 dicembre 2017

Lando Fiorini se n’è andato, il suo cuore mezzo giallo e mezzo rosso ha cessato di battere e palpitare. La sua voce, la voce di Roma, si è spenta, alla fine della lunga partita che da tempo aveva coraggiosamente ingaggiato con il male, lontano dal palcoscenico, circondato e protetto dall’affetto della sua famiglia. Lando Fiorini aveva 79 anni, ne avrebbe compiuti 80 il prossimo 27 gennaio. Lascia la moglie Anna Ghezzi, i figli Francesco Saverio e Carola, i suoi adorati nipoti con cui ha condiviso giochi e sorrisi finché ha potuto.
    Lando Fiorini è stato un personaggio assolutamente unico, cantattore che più di chiunque altro aveva mantenuta viva la romanità artistica e popolaresca, l’essenza genuina e disincantata di un figlio del popolo, trasteverino cresciuto a Modena perché i genitori non se la passavano troppo bene ed era dura crescere otto figli, e poi tornato per vivere il suo destino.
     E proprio nel cuore di Trastevere aveva creato Il Puff, il locale dove per oltre quarant’anni Lando si è esibito alla sua maniera. Cavalcando l’attualità che gli forniva spunti per testi satirici, prese in giro, sfottò e gag condite con le parole del popolo, tra doppi sensi e attacchi diretti, senza riguardi per i potenti di turno, ma in fondo anche senza troppa cattiveria. Se l’era cullato e coccolato il Puff, la grande scommessa della sua vita, che aveva ingrandito sobbarcandosi un onerosissimo mutuo. Era diventata la sua seconda casa, punto di riferimento per chiunque volesse capire qualcosa di Roma e dei romani. Il Puff è stato anche una fabbrica di talenti, perché su quella ribalta sono passati fior di attori, da Enrico Montesano a Lino Banfi, da Tony Ucci a Gianfranco D’Angelo, da Pino Caruso a Leo Gullotta. E poi i tanti bravi attori comici di cui amava circondarsi e ai quali aveva lasciato la ribalta negli ultimi tempi, quando aveva capito che non avrebbe più potuto onorare l’appuntamento con il suo pubblico. Per oltre quarant’anni gli hanno chiesto risate e canzoni, dopo una bella cena alla romana. Perché il Puff dava dava da mangiare ad una quarantina di persone e per tanti anni il suo cabaret era costretto a stilare addirittura la lista d’attesa.
    L’addio al guardaroba del Puff, ai costumi nei quali era passata la sua vita d’artista, era stato un momento doloroso, ma vissuto con senso pratico insieme con il figlio manager, Francesco Saverio, che fino all’ultimo lo ha protetto dalla curiosità affettuosa degli amici, di chi voleva sapere come stava Lando.
    Romano e romanista, Lando Fiorini era un gran lavoratore, al di là di come appariva sul palcoscenisco. Si dava da fare per non far dimenticare il suo lavoro, per promuovere i suoi spettacoli, sostenuto dalla simpatia e dall’affetto di chi lo conosceva non solo professionalmente. Sui muri del Puff, incorniciati, gli articoli che parlavano di lui e dei suoi spettacoli. Sulla parete accanto al suo camerino una pagina del Corriere dello Sport (che acquistava puntualmente ogni mattina) dedicata al “predatore della risata perduta”. Fortissimo il suo legame con il calcio e con la Roma: nei suoi spettacoli c’erano sempre riferimenti calcistici. E quando si avvicinava il derby con la Lazio, ricordava divertito di quella volta che aveva perso la scommessa con Montesano e aveva dovuto fare il giro del Gianicolo nudo.
    Lando amava Roma e Roma lo ha amato, la gente gli ha riconosciuto talento e semplicità, la capacità di non essere finto, come definiva la gente poco sincera che voleva sembrare altro e che si dava le arie. Lui era umile e sulle tavole del Puff non perdeva occasione per omaggiare i mostri sacri della romanità: da Anna Magnani ad Aldo Fabrizi, ma anche Trilussa, senza dimenticare Franco Califano e Gabriella Ferri, l’unica voce di cui sentì la mancanza quando, pochi anni fa, incise uno splendido album di duetti (“Ti presentoRoma mia”) con una All Star della canzone: da Baglioni a Venditti, da Minghi a Proietti, Britti, Goggi, Barbarossa, il maestro Armando Trovajoli, la Autieri e la Ferilli.
    Scrisse uno degli inni della Roma ma umilmente diceva che quello di Venditti era più bello. Lando era genuino e non conosceva l’invidia. Da ragazzo aveva fatto di tutto, perché il padre gli chiedeva di portare i soldi a casa: lavorò come barista, riparò biciclette, trovò lavoro ai Mercati Generali dove scaricava le cassette della frutta e non solo. Lavorava e cantava. Cantava e faticava. Poi la grande occasione, il Rugantino al Sistina e la tournée in America, con Aldo Fabrizi che gli portava il brodo caldo in camera per fargli passare il mal di gola.
    Attore in molti film, tra cui “Storia di fifa e di coltello, er seguito der più” la parodia di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Lando Fiorini è stato amato per le sue canzoni, le sue interpretazioni della canzone romana, specie dopo il boom della sua “Cento campane”, sigla di un giallo tv di successo (Il segno del comando), una delle canzoni che più amava cantare, insieme con il “Barcarolo romano” e con l’immortale “Roma nun fa’ la stupida stasera”. Sarà banale, ma è proprio vero che Roma ieri è rimasta senza voce.


 https://www.vistodalbasso.it/2017/12/10/musica-ricordando-lando-fiorini/

MUSICA Ricordando Lando Fiorini...

 https://www.vistodalbasso.it/2017/12/10/musica-ricordando-lando-fiorini/

Lando Fiorini è scivolato nel silenzio. Mancherà alla sua amatissima Roma come manca a chi l'ha apprezzato e conosciuto, al pubblico che per oltre quarant'anni ha frequentato il Puff, a Trastevere (dal "buchetto" in via dei Salumi alla bella location di via Zanazzo) per passare una serata disintossicante, per ridere ed ascoltarlo cantare, recitare le sue barzellettine, come le chiamava lui, ammirando i costumi che apparivano sul palcoscenico e gli attori e le attrici che con lui davano vita ad un cabaret genuino e vicino al comune sentire della gente.
Spettacoli popolari e popolareschi, perchè Lando si è sempre sentito vicino alla gente. Fiero e orgoglioso del suo lavoro ma senza essere borioso, senza tradire le sue origini e il suo modo di essere, come spesso capita ai personaggi dello spettacolo.

Lando Fiorini è stato tante cose. Un'infanzia particolare, ultimo di otto figli, mandato a vivere anni migliori nella provincia di Modena, e quando tornò a Trastevere, dovette subito darsi da fare: garzone di bar, riparatore di biciclette, facchino ai Mercati Generali. Dal cantare scaricando cassette di frutta al cantare seriamente, il passo fu breve e fortunato. Garinei e Giovannini lo vollero per il Rugantino e per Lando (il suo vero nome era Leopoldo) si spalancarono le porte del Sistina, accanto a Nino Manfredi e Aldo Fabrizi, e poi l'America. Cantagiro, Canzonissima, la canzone de Il segno del comando (Cento campane) a regalargli una sconfinata popolarità.
Lando Fiorini cantante, attore, comico cabarettista, marito, padre. Semplicemente un artista che ha fatto della romanità la sua bandiera, perchè quelli erano i suoi panni: la voce di Roma, sia quando cantava che quando al Puff gliele cantava. A politici, governanti, personaggi pubblici: a tutti quelli che angariavano la gente normale, la povera gente, con tasse, vessazioni varie, ruberie.
Ogni volta che ci lascia un personaggio pubblico, che in quanto tale finisce per l'essere anche una persona vicina, familiare, ci si rende conto che un pezzo di noi se ne va. Affiorano i ricordi, gli episodi, le parole, tutto ciò che con Lando si è condiviso, anche da semplici spettatori, come dimostrano le testimonianze di stima e di affetto che stanno piovendo sulla bacheca social di Lando, del Puff e di Francesco Saverio, il figlio manager, fratello di Carola, anche lei protagonista sul palcoscenico del Puff quando Lando fu costretto ai box da tre interventi chirurgici che fecero temere per la sua vita.

Conobbi Lando Fiorini per lavoro. Italo Cucci mi assegnò il servizio sul nuovo spettacolo di Lando Fiorini al Puff, all'alba degli anni '90. Allora anche sulle pagine di un giornale sportivo c'era spazio per la cultura e Lando Fiorini oltretutto aveva nel dna la grande passione per il calcio e per la Roma. Lettore quotidiano del Corriere dello Sport, Lando si definiva un amico del giornale, un fedele lettore che spesso veniva chiamato in causa per dire la sua sulle vicende della Roma. Gli orari di un quotidiano sono quelli che sono, per cui quella volta andai direttamente allo spettacolo, saltando l'appuntamento preliminare della cena, con l'appuntamento già fissato per la tarda mattinata successiva, per la chiacchierata che mi sarebbe servita per la pagina. Lando riceveva nel suo camerino-studio, foto in cornice, libri, cd. Lando fu subito straordinariamente semplice e simpatico, in modo genuino. Parlava con entusiasmo dello spettacolo, delle battute che funzionavano di più, dei dubbi su qualche passaggio che forse era il caso di togliere ("Tu che ne dici? La tagliamo quella...") se non risultava abbastanza divertente, se non era capita.
Artista di notte, manager infaticabile di giorno. Una dieta scrupolosa, una sveglia normale al mattino, la lettura dei giornali e poi di nuovo al lavoro, dietro le quinte, a curare i rapporti con la stampa perchè un Puff che finiva sui giornali richiamava gente e se la gente riempiva il locale anche i quaranta dipendenti lavoravano sereni. Uscì dal Puff quella mattina, contento di aver speso bene il mio tempo con un artista che avevo conosciuto da bambino... tramite le musicassette che ascoltava mia madre. Beh, non lo nego e lo dissi anche a lui, suscitando il suo sorriso comprensivo: non era la mia musica preferita, allora.
Con Lando nacque immediatamente un bel rapporto. Mi onorò di racconti e retroscena, si aprì confidando cose che non sarebbero finite sui giornali, trattandomi come un amico con cui si può parlare, al di là dei ruoli e dell'età. Lui per me smise presto di essere il signor Lando Fiorini, il cantattore, diventando semplicemente Lando, l'amico nato grazie alla professione. Io sapevo come trovarlo ogni volta che serviva al giornale, lui sapeva che poteva chiamarmi quando voleva, a casa, come un amico appunto. E anche io iniziai a ricambiare la sua schiettezza, raccontandogli le difficoltà, esprimendo sinceramente il mio parere su ogni sketch dello spettacolo quando me lo chiedeva. Definiva il Puff come una squadra di calcio e lui si sentiva l'allenatore, toccava a lui far si che la squadra poi rendesse al meglio in campo.
Il giorno dopo uscì la pagina e Lando mi telefonò contento, per ringraziare. Da quella volta, da quell'anno, divenne una tradizione. Salvo che nelle occasioni in cui la prima dello spettacolo, nelle prime due settimane di novembre, coincideva con la mia assenza per lavoro da Roma e dall'Italia, fui spettatore dei suoi spettacoli. E per poter vivere una serata completa al Puff, cercavo di prendermi un giorno di libertà, accettando finalmente i suoi inviti per la tradizionale cena della prima, quella riservata agli amici, l'ultima delle serate che servivano come rodaggio per mettere a punto lo spettacolo, aggiungere, limare. Ci si ritrovava, era un'occasione speciale, anche per il pubblico. Divenne così una tradizione, grazie anche alla comune tenacia e caparbietà, pubblicare un articolo e le foto del suo annuale spettacolo. E divenne tradizionale anche la sua telefonata il giorno dopo.
Capita di rado di ricevere ringraziamenti per quanto si scrive, ma Lando non mancava mai. Ciò che anno dopo anno mi ha detto, resterà custodito gelosamente nel mio cuore, che non è mezzo giallo e mezzo rosso come il suo ("Ah, sei juventino? Allora pure tu c'hai 'n difetto...!") ma che ha condiviso il suo affetto.

E così ogni anno, vedevo lo show facendomi consegnare la scaletta prima, per memorizzare meglio le scenette, ci sentivamo o vedevamo il giorno dopo, quindi a pubblicazione avvenuta la telefonata rituale.
Un legame di stima accresciuto anche da episodi minimali, che però ci avvicinarono ancor più. Scoperto il Puff, capitò qualche volta che volli far godere il suo spettacolo a miei familiari: genitori, una zia che viveva negli Stati Uniti e che ascoltava le sue canzoni con nostalgia. Telefonai, prenotai, acquistati sempre i biglietti andando in un orario in cui sapevo che non l'avrei trovato. Una volta, per chiedergli la cortesia di riceverli e posare per una foto, lo chiamai a cose fatte. Quando lo seppe mi rimproverò, abituato come era a ricevere richieste di biglietti, ma so che in cuor suo accettò quel mio riguardo verso il lavoro, quella forma di rispetto che induce gli amici a non approfittarsi degli amici.
Così ci si sentiva anche quando usciva un suo album, nuovo o raccolta che fosse, o quando c'era il derby calcistico Roma-Lazio, per rievocare aneddoti, per suscitare giudizi, commenti. Inutile dire cosa pensasse del modo in cui il suo capitano Francesco Totti era trattato nell'ultimo periodo della sua carriera giallorossa, Totti, che chiamava l'elettricista, "perchè quando c'è lui la squadra si accende, illumina tutto". Lo incoraggiavo a scrivere e cantare nuove canzoni, ma le difficoltà erano tante. Però quando il figlio Francesco Saverio ebbe l'idea che poi sarebbe diventata il cd Ti presento Roma mia, ci lavorò con entusiasmo e passione. Un intero album di duetti con cantanti romani o comunque legati a Roma. Nella sua umiltà, si disse commosso che tutti avessero risposto all'appello. Ma come si faceva a non voler bene a Lando? Chi partecipò alla festa per i 40 anni del Puff, lo ricorda commosso e in lacrime di gioia, perchè chi aveva lavorato con lui non lo aveva dimenticato. Presentò l'album di duetti http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/12/musica-lalbum-di-duetti-di-lando.html  in Campidoglio, con Amedeo Minghi spettatore...cantante in prima fila a rendergli omaggio. Un bellissimo lavoro che celebrava Roma e la musica, ma soprattutto Lando Fiorini, portavoce ormai unico della romanità, intesa nel senso migliore del termine. Non c'era serata nella quale Lando, etichettato come l'erede di Claudio Villa agli albori della sua carriera, non rendesse omaggio ai grandi nomi di Roma: Trilussa, Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Gabriella Ferri, Franco Califano.
Lando è tornato oggi in Campidoglio, dalle 15 alle 20 è stato possibile vederlo per un'ultima volta, rendergli omaggio ed iniziare a sentire forte la sua mancanza. 
Er barcarolo romano
 https://www.youtube.com/watch?v=6tJbQHq2HMQ
, Roma nun fa la stupida stasera,
 https://www.youtube.com/watch?v=S_EucEJDTHs&index=6&list=RD6tJbQHq2HMQ
 Cento campane
 https://www.youtube.com/watch?v=j1CujWb_-CM
, Casetta de Trastevere
 https://www.youtube.com/watch?v=DRjTFbjorc8
, Pupo biondo, 
 https://www.youtube.com/watch?v=-xOISRwdhoU&list=RD6tJbQHq2HMQ&index=17
Ciumachella de Trastevere.
 https://www.youtube.com/watch?v=wO3sC8YRcMY&list=RD6tJbQHq2HMQ&index=5
Che bello sta' co'te
 https://www.youtube.com/watch?v=pPBgRXTEEis&list=RD6tJbQHq2HMQ&index=19
  Chi lo ha amato riascolti la sua voce. Chi non lo ha conosciuto, cominci da queste canzoni per capire cosa ha rappresentato Lando Fiorini per la canzone romana. Per Roma.

P.S. Mi permetto di stringere in un ideale abbraccio e rivolgere le più affettuose e dolenti condoglianze a Francesco Saverio e Carola

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/01/teatro-lando-fiorinial-puff-euromeglio
htmlhttp://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/12/roma-lando-fiorini-torna-cantare-i-suoi

sabato 9 dicembre 2017

MUSICA Lando Fiorini è morto

Lando Fiorini è morto, Roma e il mondo dello spettacolo sono in lutto. Se ne va un grandissimo amico che ho avuto la fortuna e l'onore di conoscere ed apprezzare. Avrebbe compiuto 80 anni il prossimo 27 gennaio. Ai familiari, al figlio Francesco Saverio, alla figlia Carola e a tutta la grande famiglia del Puff che fu, le condoglianze affettuose e gonfie di tristezza.

https://www.vistodalbasso.it/2017/12/09/lando-fiorini-e-morto/ 

VOLLEY Nathan Wounembaina vittima di razzismo, l'arbitro Todorov lo caccia


 https://www.vistodalbasso.it/2017/12/09/volley-nathan-wounembaina-vittima-razzismo/
 

Nathan Wounembaina vittima di razzismo ad Atene. E' successo in settimana e l'episodio, brutto per la pallavolo, è stato riportato anche da qualche giornale (L'Equipe, Il Corriere dello Sport tra questi). Nel corso della partita di Challenge Cup tra Olympiacos Atene e Tours, il giocatore camerunense è stato beccato dal pubblico ogni volta che toccava il pallone. E quando si è arrivati alla schiacciata che è valsa il 24 pari ai francesi, Nathan non ce l'ha fatta più ed ha reagito. Andandosene dal campo. Ma senza chiedere il permesso all'arbitro, il signor Todorov, bulgaro. E lui, regolamento alla mano, l'ha punito con l'espulsione (squalifica per l'esattezza, come ha ricordato un celebre ex arbitro italiano, Luciano Gaspari). Inutile sottolinearequanto sia sconcertante un episodio del genere. L'arbitro Todorov con il suo comportamento avrà anche rispettato il regolamendo pallavolistico, ma non ha rispettato l'essere umano Nathan Wounembaina. E ciò è decisamente peggio. Nessun appello al pubblico per far cessare le manifestazioni di razzismo, nessun ripensamento o idea di far capire alla frangia razzista del pubblico del Pireo, che stava sbagliando. Nel video 


https://www.youtube.com/watch?v=xbq9R9nFXe0

è possibile vedere il gicatore africano che esprime la sua rabbia, pacificamente, al direttore di gara così poco sensibile. E si, l'espulsione è stata una vergogna e chi non ha fatto nulla, non ha emesso gesti, parole o... fischi per stigmatizzare, dovrebbe vergognarsi.

venerdì 8 dicembre 2017

VOLLEY Andrea Scozzese, due anni fa...

https://www.vistodalbasso.it/2017/12/08/volley-andrea-scozzese-due-anni/


Andrea Scozzese, due anni fa...
Sono trascorsi due anni da quando Andrea Scozzese ha interrotto la sua vita, i suoi progetti, i suoi legami familiari. Era un uomo sempre in movimento, per cui sono tanti i sogni che non ha potuto coltivare fino in fondo, infiniti i rimpianti e lo strazio che la sua scomparsa improvvisa e ingiusta (come sempre e in modo particolare quando la vita si dissolve accidentalmente), hanno lasciato.
Famiglia, amicizie, passioni, lavoro. Mi permetto di sintetizzarle nella sola parola, Volleyrò, che può consentire di individuare e ricordare anche a chi non lo ha conosciuto bene, chi è stato Andrea Scozzese. 
Guardo e riguardo il bel poster confezionato dai suoi ex compagni di viaggio di Volleyrò (per il Memorial che si è svolto ieri al PalaFord) e ancora stento a realizzare che Andrea non c'è più. Talmente vitale era lui, che faticavi a supporre che le sue energie potessero scemare. Troppo particolare il modo in cui dopo averlo conosciuto da ragazzo, in calzoncini corti e maglietta sui campi della pallamano, ci si era incontrati di nuovo in altro ambiente, nel mondo della pallavolo. E si era riannodato come per incanto l'invisibile filo della simpatia e della stima, della fiducia e del rapporto amichevole che talvolta perfino il lavoro consente di intrecciare, reciproci testimoni del tempo andato, di una gioventù spesa inseguendo i rispettivi obiettivi. In modo limpido, tra persone che cercano di trasmettere entusiasmo e sono disposte a capirsi, in un'epoca in cui si fa sempre più fatica a farsi comprendere.
Due anni senza Andrea Scozzese, che grazie all'opera dell'inseparabile amico di sogni, come è sempre stato Armando Monini nell'era di Volleyrò, continua ad essere presente, purtroppo solo spiritualmente. 
A&A, Andrea&Armando, due amici, due genitori piacevolmente "intrappolati" dalle figlie pallavoliste in un mondo che grazie all'opera di Armando e della sua società, cercherà di essere ancora suo, di Andrea Scozzese. 
Anche se lui è ormai altrove.


htmlhttp://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-una-gran-folla-per-lultimo.

htmlhttp://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-il-ricordo-di-andrea-scozzese-su.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-la-terza-doppietta-di-volleyro.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/12/volley-un-anno-senza-andrea-scozzese-il.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-monini-racconta-lanno-piu-duro.html

giovedì 7 dicembre 2017

VOLLEY Memorial Andrea Scozzese oggi al PalaFord del Volleyrò

https://www.vistodalbasso.it/2017/12/07/volley-volleyro-ricorda-andrea-scozzese/
Memorial Scozzese, Volleyrò al PalaFord. A due anni dalla scomparsa del suo ideatore e fondatore, la grande famiglia del Volleyrò si ritroverà oggi pomeriggio per ricordare Andrea Scozzese nella seconda edizione del memorial a lui dedicato.
A partire dalle ore 15.30, al PalaVolleyrò, otto squadre della categoria Under 14 provenienti da tutta Italia si contenderanno l’accesso alla finalissima del giorno dopo. Oltre al Volleyrò Casal de’ Pazzi che farà gli onori di casa, l’elenco delle formazioni che parteciperanno al torneo è composto da: la Savino Del Bene Scandicci, il Fusion Team dal Veneto, il Volley Livorno, la Liu Jo Modena, la P2P Givova San Lorenzo dalla Campania, il CQT Roma e l’ASD Volleyrò.
Sempre oggi, alle ore 17, presso la cappella dell’istituto Sacro Cuore di Gesù, in via dei Colli della Farnesina 140, si terrà unaSanta Messa in ricordo di Andrea.

mercoledì 6 dicembre 2017

ATLETICA RUNNING La corsa ti fa bella, ecco il calendario

L'idea l'ha avuta Laura Duchi, presidente del Gruppo Sportivo Bancari Romani. Dodici ragazze delle più grandi società podistiche romane, si sono messe in gioco davanti all'obiettivo del fotografo Carlo Mogiani. Il ricavato sarà devoluto all' Associazione Ridere per Vivere, che opera nei reparti ospedalieri pediatrici
Ci sono le foto di 12 belle ragazze alcune anche delle mamme, delle donne che lavorano ma che riescono a trovare il tempo e la voglia, quasi ogni giorno, di mettere le scarpette e di andare a correre, mosse dalla grande passione che le accomuna: quella per la Corsa. 
 
Le 12 ragazze, rappresentanti delle più grandi societá podistiche romane, si sono messe in gioco per dimostrare che la corsa non è solo fatica e sudore ma anche femminilità, che praticando l’atletica e correndo non si perde ma che anzi aumenta e le fa essere ancora più belle.
 

Il calendario costa solo 5 euro

Il calendario verrà distribuito dalla prossima settimana, ad un costo simbolico di 5 euro. Il ricavato sarà donato alla Associazione Ridere per Vivere, che opera nei reparti ospedalieri pediatrici e non solo, per portare un’emozione positiva ai bambini malati grazie alla terapia del sorriso. 
“ Speriamo di riuscire a raccogliere una bella cifra per aiutare questi bravissimi operatori che davvero riescono giornalmente a strappare sorrisi sulla bocca di chi soffre davvero” dice Laura Duchi, presidente del Gruppo Sportivo Bancari Romani che organizza  la RomaOstia e numerose altre gare. 
E aggiunge “ Sono davvero soddisfatta del risultato: le foto, scattate da Carlo Mogiani, sono molto belle e le ragazze hanno tirato fuori ciascuna un fascino ed una forza tutta personale. Sono convinta che le donne insieme possano essere una potenza sorprendente. Purtroppo anche nel nostro mondo ancora sono una minoranza: all'estero nelle classifiche delle maratone o delle altre gare le quote rosa sfiorano il 50%. In Italia se arrivano al 20% è già tanto. Anche le società podistiche e le organizzazioni delle manifestazioni più importanti sono ancora di fatto gestite da uomini. Sono convinta che invertire questa tendenza non possa che essere positivo e mi auguro che in futuro accada”.
 
CHI SONO LE RAGAZZE DEL CALENDARIO
 
Michela Ciprietti (Podistica Solidarietà) ; Camille Chenaux (LBM Sport); Alessandra Reali (Gs Bancari Romani) ; Laura Casasanta (Cat Sport); Gabriella Brai (Amatori Villa Pamphili); Marianna Lori (Romatletica Footworks); Pamela Gabrielli (Calcaterra Sport) ; Arianna Pantano (Runners For Emergency); Agnese Rossi (Liberatletica); Peppa Randazzo (Purosangue Team) ; Allegra Della Giovanna (Due Ponti) ; Lisa Magnago (Maratona di Roma) ; Laura Duchi (Roma Ostia)
 
Per informazioni sull’acquisto del calendario si puó scrivere a info@bancariromani.it

martedì 5 dicembre 2017

CALCIO Olympiacos-Juventus 0-2

Cuadrado esulta dopo l'1-0 ad Atene



 https://www.vistodalbasso.it/2017/12/05/calcio-olympiacos-juventus-0-2/

Olympiacos-Juventus 0-2. Cuadrado dopo 15 minuti (su assist di Alex Sandro, una fiammata come nei suoi tempi migliori dopo il bel lancio di Matuidi) mette in discesa la trasferta della Juventus al Pireo, nello stadio dell'Olympiakos che ospitò la finale olimpica del calcio ai Giochi di Atene 2004. Ma poi la Juventus, pur mantenendo a lungo il possesso palla, non è riuscita ad assestare il colpo del ko, arrivato solo nei minuti finali, grazie ad un'azione personale di Bernardeschi, che aveva rilevato proprio il colombiano. E così la Juve centra il suo primo obiettivo stagionale approdando negli ottavi di finale della Champions League come seconda classificata. Nel sorteggio dovrà affidarsi alla fortuna (ce ne vorrà decisamente tantissima) perché le avversarie che potrebbe incrociare sono sicuramente il PSG milionario (e l'ex Dani Alves), il Manchester United di Mourinho (e l'ex Pogba), il Manchester City di Guardiola, il Tottenham, il Besiktas e probabilmente il Liverpool dell'ex romanista Salah.Le altre due vincitrici di girone sono il Barcellona e la Roma, escluse dall'urna anti Juve.
La partita del Pireo ha riproposto una Juve solida nel reparto arretrato, che tuttavia ha avuto bisogno di due paratone di Szczesny e dell'ausilio della traversa (e del palo nella medesima azione) nei minuti finali, prima del rassicurate e definitivo raddoppio. Non si sono contati gli errori di misura nei passaggi, negli appoggi, nelle ripartenze, nei tentatvi di duettare fino all'irruzione in area. Ad un certo punto, devo ammettere, quasi irritanti, perche ci si chiede come possano commettere certe ingenuità (per presunzione?) giocatori di primissima qualità come quelli bianconeri (anche ieri in giallo).
Continuo a pensare che contro squadre più decise e smaliziate, come ad esempio sarà l'Inter sabato prossimo allo Stadium, dovessero ripetersi certi errori, sarebbero guai seri.
Una Juventus dunque alla quale va riconosciuto il merito di aver superato la trappola dei gironi di Champions, ma vanno anche rivolte critiche per le pecche evidenziate, che se non eliminate, difficilmente le consentirebbero di fare ancora strada in Europa.. Ma tra le critiche legittime e l'atteggiamento assurdo di una frangia della tifoseria bianconera ce ne corre. Contestare un tecnico come Allegri, dopo ciò che ha dimostrato e dopo che si è rivelato motore e valore aggiunto di una Juve in continua trasformazione, mi pare francamente assurdo, oltre che profondamente ingiusto. Indipendentemente da come andrà a finire la stagione.

MUSICA Bojack Horseman, DoubleMindz

Chi è abbonato a Netflix probabilmente conosce bene Bojack Horseman, la serie tv creata da Raphael Bob-Waksberg e disegnata dalla fumettista Lisa Hanawalt. Nella serie, giunta alla quinta stagione (attualmente in lavorazione) con un crescente successo, personaggi umani convivono con animali antropomorfi. Una storia che è piaciuta molto al pubblico e che ha visto nelle sue stagioni apparire personaggi famosi come Paul McCartney e Daniel Radliffe (l'Harry Potter cinematografico).
Due ragazzi romani hanno dato vita al progetto DoubleMindz, che debutta con un singolo dedicato appunto a Bojack Horseman, che potete ascoltare su you tube

 ( https://www.vistodalbasso.it/2017/12/03/musica-bojack-horseman-dei-doublemindz/ ).


Un testo forte ed incisivo, una refrain che entra in testa come un tormentone.
DoubleMindz nasce in modo naturale e spontaneo dalla connessione astrale tra le menti di Dream e Locke.
Entrambi amanti della musica e del Rap in particolare (in molte delle sue forme e sfaccettature) si trovano sulla stessa linea di pensiero sia dal punto di vista lirico che musicale essendo aperti alle sperimentazioni delle nuove correnti ed amanti instancabili delle sonorità classiche.
Emozioni e passioni, sogni e paure, sentimenti contrastanti e paradossi esistenziali combinati a brandelli di vissuto sono i tasselli che compongono il puzzle DoubleMindz.

CALCIO Bonucci, Brignoli e i portieri volanti di un'altra epoca

https://www.vistodalbasso.it/2017/12/05/bonucci-brignoli-e-i-portieri-volanti/
Una divertente vignetta con Bonucci che si lamenta per il gol del portiere volante è stata una delle reazioni sul web al gol dell’estremo difensore del Benevento, Brignoli, con cui il Milan è stato raggiunto sul 2-2 allo scadere del tempo di recupero. Il gol del pareggio segnato dal portiere del Benevento ha fatto tornare in mente all’autore del fotomontaggio un’altra epoca, quando tra ragazzini si giocava a pallone in qualsiasi spazio disponibile, tra le macchine, nei cortili dinanzi alla scuola, tra i palazzi con una saracinesca di garage eletta a porta. Per la disperazione, me ne rendo conto, di chi sopra quella “porta” ci abitava.
Qualche anno fa, nei cortili…
Naturalmente anche la mia memoria è andata a ripescare frammenti della fanciullezza, quando ci si poteva sfinire giocando a pallone, dal primo pomeriggio fin quando faceva buio e anche oltre. Allora a nessuno piaceva stare in porta, così capitava spesso che se non c’erano volontari o se si era in pochi, si decideva di giocare con il portiere volante. Ovvero, il designato fungeva da portiere ma aveva licenza di giocare come gli altri, di avanzare, dribblare e fare anche gol. Come appunto ha fatto Brignoli. Ricordo l’ampio cortile della Scuola Elementare Nazario Sauro, a Roma, diviso in tre parti. In una, la più protetta dal parcheggio o transito delle automobili (allora il traffico era assai ridotto rispetto ad oggi) si mettevano i cappotti per terra a fungere da pali della porta calcistica, e si giocava. Anche col portiere volante.

mercoledì 29 novembre 2017

VOLLEY Fabris (Lega donne) minaccia la serrata

 
Domani a Firenze si celebra il sorteggio dei Mondiali maschili che nel 2018 Italia e Bulgaria ospiteranno. Ma come spesso capita, c'è il rischio che il mondo del volley parli anche, se non soprattutto, di altro.
Nella giornata, a Firenze, è previsto infatti l'incontro tra la Federpallavolo e la Lega Volley femminile, da tempo apparse in disaccordo su molte cose, a cominciare dall'interpretazione del fallimento della Nazionale agli Europei.
I temi sul tappeto sono essenzialmente due: calendari e numero delle straniere consentite, ma poi c'è anche la riforma della Serie A2 che la Lega non vuole e che è stata bocciata già dai fatti, dato che le 20 squadre previste in realtà si sono ridotte a 17 e a fatica si è raggiunto quel numero.
Ecco le parole chiare e decise di Mauro Fabris, presidente della Lega Femminile, un ordine del giorno allarmante, anche se giustificato, che parla di serrata e di mancata partecipazione alle coppe europee dei club femminili italiani. Alla fine i temi sono sempre gli stessi, da quasi 30 anni. Il dato nuovo è che stavolta alle parole potrebbero seguire i fatti.  
 
Cosa ha detto Mauro Fabris al microfono di Piero Giannico nella rubrica Otto secondi
 
I calendari -  “Nelle scorse settimane abbiamo incontrato le Federazioni Europea e Mondiale, mentre - annuncia Fabris - a metà dicembre abbiamo in programma un colloquio con alcune delle Leghe di maggior prestigio in Europa, tra le quali Turchia e Russia, perché dobbiamo assolutamente ottenere più tempo per far giocare i Campionati nazionali. Sottolineo solo un dato: se noi nel 2018 dovessimo nuovamente subire i calendari così come li vogliono CEV e FIVB, smetteremmo di giocare a inizio maggio e riprenderemmo dopo i Mondiali a novembre. Il movimento di vertice, insomma, dovrebbe stare fermo sei mesi: sei mesi durante i quali le atlete da qualcuno dovranno pur essere pagate, sei mesi durante i quali il movimento sparirebbe dai media e non godrebbe della visibilità di cui ha bisogno. Lo diremo chiaramente giovedì alla Federazione: o c’è la precisa volontà di capire che chi investe ha bisogno di tempo per avere i ritorni dei propri investimenti, oppure io credo che saremo costretti a fare la ‘serrata’. Cominciando - e tutti i Club hanno già firmato un documento in tal senso - dal non iscrivere le nostre squadre alle competizioni europee”. 
 
 Le straniere -  “Altro tema che affronteremo con la Federazione, alla quale contestiamo la volontà di ridurre le straniere, così come ha affermato il presidente federale Cattaneo subito dopo il risultato negativo agli ultimi Europei - ricorda il presidente Fabris -. Secondo noi è semplicistico e auto-assolutorio dare la colpa di simili risultati al numero delle straniere in campo nei nostri Campionati. La nostra è una Nazionale giovane, con un ottimo allenatore, che ha dimostrato di poter raggiungere grandi risultati e che ha solo bisogno di tempo. La Federazione rifletta piuttosto su ciò che è stato fatto prima e appena dopo le Olimpiadi di Rio. Io continuo a pensare che il nostro Campionato di eccellenza permetta la crescita dei vivai, in cui le atlete del Club Italia, ad esempio, hanno la possibilità di migliorare e - come si vede - di ricoprire poi il ruolo di titolari nei nostri Club. Manterremo ferma, dunque, la nostra posizione di voler confermare la situazione attuale delle 4 straniere in campo. Così come esprimeremo nuovamente la nostra contrarietà alla riforma della Serie A2 che la Federazione ha voluto a 20, mentre, a fatica e solo grazie ai recuperi, le squadre che sono riuscite a iscriversi sono solo 17”.

lunedì 27 novembre 2017

CINEMA La casa di famiglia

LA CASA DI FAMIGLIA  - Regia: Augusto Fornari. Interpreti: Stefano Fresi, Lino Guanciale, Matilde Gioli, Libero De Rienzo, Luigi Diberti

https://www.vistodalbasso.it/2017/11/27/cinema-la-casa-famiglia/ 

Lo spunto di partenza era interessante e quanto mai attuale. In epoca di crisi, la casa di famiglia può rivelarsi una salutare boccata d'ossigeno per i figli, sempre che non sia abitata dai genitori e sempre che si riesca a vendere. Nel caso di questo film, La casa di famiglia appunto, l'immobile è un gioiello immerso nel verde e l'acquirente c'è. Perchè uno dei fratelli in crisi economica, convince gli altri a vendere la casa dove sono nati e cresciuti e dove viveva ancora il padre fino a quando è stato in salute. In coma da anni, senza certezze di risveglio, anzi, il papà è come se fosse morto. E la casa viene venduta. 
Si parte da qui nel film di Augusto Fornari. Una commedia confezionata per suscitare risate, obiettivo che indubbiamente centra, anche se il personaggio di Lino Guanciale è quasi irritante nella sua continua ed esageratamente leggera stupidità, un ragazzone mai cresciuto che sembra non capire mai il contesto e ciò che accade attorno a lui.
La casa di famiglia fa ridere, però risulta troppo superficiale e privo di quella dose di cattiveria che fece la fortuna delle grandi commedie italiane. Il risveglio dal coma del papà (Luigi Diberti) e quel che segue, alla lontana fa tornare alla mente Goodbye Lenin. Inseguendo le risate, tuttavia, il film si perde in passaggi inverosimili, in momenti prevedibili e scontati, nonostante la buona volontà di un cast che fa simpatia. Quale figlio farebbe credere ad un padre uscito dal coma di essere confuso, sfasato e smemorato? Ma ci sarebbe voluto altro che il buonismo con cui si mostra l'andata e ritorno degli zingari opportunisti. Ci sarebbe voluto un coraggio diverso per far si che invece di un film divertente ma limitato, La casa di famiglia si trasformasse in una commedia di costume.

sabato 25 novembre 2017

MUSICA Aldo Tagliapietra, Invisibili realtà

 https://www.vistodalbasso.it/2017/11/25/musica-aldo-tagliapietra-invisibili-realta/

Invisibili realtà, l'ultimo album di Aldo Tagliapietra, è un gioiello prezioso che sa emozionare. Musicalmente ma non solo. Da quando ha lasciato Le Orme, il musicista veneziano ha saputo proseguire il suo viaggio non come una prog-star ma semplicemente come un artista maturo, capace di cogliere e cantare le sfumature dell'anima, colorandole attingendo alla lezione imparata nei suoi 72 anni di vita. Nella sua musica c'è il suo mondo, dunque il prog ma anche la poesia delle piccole cose. Testi che potrebbero apparire perfino ingenui nella loro semplictà, ma che cantati con la sua voce assumono un valore e una potenza emotiva straordinaria, diversa. C'è saggezza, c'è l'invito a guardarsi dentro di un artista che ha voglia di riflettere, capace ormai di vedere senza guardare, perché quando si arriva senza partire, la porta invisibile del paradiso è in noi. (La porta)

 "Quietare la mente è come volare, prendere il vento tra le mani, è inutile andare, cercare nel mondo quel che non riesco più a trovare, non ho più nulla a cui ritornare tranne che dentro me stesso" (Musica e parole)

Una dichiarazione d'intenti che spiega il "manifesto" di quest'album illustrato nel libretto del cd, la connessione stretta tra il mondo visibile della materia e il mondo invisibile che non è solo quello psicologico. "Possiamo visitare quello invisibile in tanti modi, attraverso i sogni o la meditazione, per esempio. Io lo visito attraverso la musica, dialogando con l'anima".
Dopo Nella pietra e nel vento e L'angelo rinchiuso, Tagliapietra dà ancora prova di grande vitalità compositiva, regalando un album intenso e trasparente, limpido e brillante. Un piacere nell'ascolto, per le emozioni che suscita e per le riflessioni che sollecita. Lo sguardo verso il cielo va ora rivolto dentro se stessi... 

“L’album segna un momento importante della mia vita – ha raccontato Aldo Tagliapietra a Spettakolo.it – in cui ho voluto davvero raccontare me stesso, il mio mondo, le cose che ho vissuto e sto vivendo. Arriva un momento in cui ti guardi indietro e vedi tutto ciò che hai fatto e la vita che hai vissuto, poi guardi avanti e capisci che il più è stato fatto. Ho 72 anni, i miei acciacchi, qualche amico che mi ha lasciato, come Claudio Galieti, il primo bassista delle Orme, e ti fai venire dei pensieri. Così scrivi che “non ho nulla a cui ritornare, tranne che dentro me stesso” o “nella mia stanza vuota, cancello i miei pensieri”. Ma ti rendi anche conto che ogni giorno ha lo stesso un grande valore, che ci sono cose che ti possono fare rinascere, che “c’è un tempo per vivere e uno per morire, ma nell’immenso del mio cuore ritrovo me stesso”. Bisogna solo guardare le cose con occhi diversi, guardare il fiore che apre gli occhi al giorno, l’amore che risplende come neve al sole, il sorriso di un bambino e questa storia mai finita che è la vita!”.

https://www.vistodalbasso.it/tag/aldo-tagliapietra/

giovedì 23 novembre 2017

VOLLEY Palazzetto dello Sport, l'elogio dell'ignoranza con l'impianto inesistente


https://www.vistodalbasso.it/2017/11/23/volley-palazzetto-dello-sport-lelogio-dellignoranza-limpianto-inesistente/ 
 

Il fuoco "amico "è sempre stato assai pericoloso. Anche nella metafora delle parole sbagliate, dei nomi a casaccio, delle sviste e dell'ignoranza che ormai regna quasi incontrastata. Anche nello sport, anche nella pallavolo, anche su molti giornali. 
La faccio breve perchè è davvero sconcertante ed insopportabilmente fastidioso che si continui ad inventare il nome di uno dei due impianti olimpici che Roma ha dal 1960. Dalla storpiatura di qualche articolista nacque il nome del palazzetto inesistente, reiterata poi negli anni da titolisti distratti, telecronisti verbosi e altrettanto ignoranti (specie sotto canestro).
La mostruosità è ricominciata quando a Roma è approdata a giocare la Scarabeo Gcf, serie A2. Primi comunicati e subito la bestialità che fa capolino. Supportata da qualche altro svarione dei titolisti su qualche quotidiano altrettanto ignorante.
Dopo quasi un intero girone di andata "corretto", in cui la Roma ha giocato al Palazzetto dello Sport, ecco diabolico che ricompare lo svarione, annunciando la partita di Coppa Italia del 29 novembre, Roma-Gioia del Colle.
Possibile che la società, gli sponsor, non si preoccupino di affidare la loro immagine a comunicati che non gliela rovinino?
Possibile che nemmeno la società che gioca in quell'impianto, sappia chiamarlo con il suo nome. La memoria è durata meno di due mesi? Beh, bisognerà trovare il modo di farlo mettere in testa, anzi nei comunicati, che la Scarabeo Gcf Roma esiste davvero e gioca sul serio al Palazzetto dello Sport, non in un impianto che non esiste,

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/06/basket-roma-e-il-palasport-che-non.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/06/basket-la-gazzetta-il-caldo-e-la.html

mercoledì 22 novembre 2017

CALCIO Juventus-Barcellona 0-0

https://www.vistodalbasso.it/2017/11/22/calcio-juventus-barcellona-0-0/


La prima e unica parata difficile Ter Stegen l'ha fatta nel primo minuto di recupero, sul bellissimo tiro di Dybala, diretto all'angolino basso. Questo la dice lunga sul tipo di partita che i bianconeri hanno concluso sullo 0-0, il primo della stagione. Allegri ha rinunciato a Mandzukic e Chiellini, schierando una difesa con Barzagli, Benatia e Rugani, riproposo Alex Sandro a sinistra, e Douglas Costa in campo insieme con Cuadrado.
Le note positive: la difesa della Juve non ha incassato gol ed è risultata più attenta delle recenti esibizioni. Il palo di Rakitic, unica reale occasione da rete catalana insieme con la punizione di Messi nella ripresa, è parso un po' casuale. Cuadrado con il suo goffo e maldestro intervento di testa ci ha provato nel secondo tempo a lanciare i catalani,  ma fortunatamente Digne non ha tirato e sul cross basso ha salvato Rugani (finalmente promosso titolare in una partita molto importante).
Le note negative: è vero che bisogna considerare sia la qualità del Barcellona, che i suoi consistenti progressi nella fase difensiva. Non a caso il Barca ha concesso pochissimo all'attacco bianconero. Ma resta la sensazione, se non la certezza, che il gioco juventino sia ancora di là da venire, troppo a lungo lento ed involuto, senza guizzi nè fantasia. Dybala è partito da troppo lontano e spesso dopo un dribbling ha sbagliato la misura del passaggio o dell'apertura. Fateci caso, sembra che i giocatori tengano palla sempre almeno un secondo di troppo, prima di fare il passaggio, che poi si rivela quello preventivabile. Sicuramente avranno la loro logica tattica, ma sembra che si sia dimenticato di sviluppare il gioco in verticale, esagerando con i tocchi indietro, dal limite dell'area indietro verso la tre quarti e spesso anche più indietro. Senza contare che troppo spesso vediamo passaggi rischiosi in orizzontale, o a sfiorare pericolosamente gli avversari. Ghirigori che danno alle difese il tempo di piazzarsi. Higuain si dà da fare ma non è servito come si dovrebbe.
Nemmeno il Barcellona è stato troppo pericoloso, e alla fine il pareggio va accettato, perchè perdere sarebbe stato drammatico ai fini della qualificazione. Tuttavia, si è arrivati al punto che si voleva e evitare: dover andare ad Atene senza la qualificazione acquisita. Due occasioni sono state sprecate: a Lisbona e stasera allo Stadium. Per essere promossa come seconda, la Juve deve ottenere in casa dell'Olympiacos lo stesso risultato che farà lo Sporting al Camp Nou contro il Barcellona (a proposito, da sottolineare gli applausi ad Iniesta, quando è uscito, del pubblico bianconero). O far meglio naturalmente. Ma il Barca ora può dedicarsi meglio alla Liga e lo Sporting è una gran bella squadra. Se la Juve vuole evitare beffe, deve andare a vincere al Pireo.
JUVENTUS-BARCELLONA 0-0

JUVENTUS
Buffon; Barzagli, Rugani, Benatia, Alex Sandro; Khedira, Pjanic (21' st Bentancur); Cuadrado (26' st Marchisio), Dybala, Douglas Costa (40' st Matuidi); Higuain
A disposizione: Szczesny, De Sciglio, Asamoah, Mandzukic
Allenatore: Allegri

BARCELLONA
Ter Stegen; Semedo, Piqué, Umtiti, Digne; Rakitic, Busquets, Iniesta (37' st Jordi Alba); Deulofeu (11' st Messi), L. Suarez, Paulinho
A disposizione: Cillessen, Vermaelen, Vidal, Denis Suarez, Alcacer
Allenatore: Valverde

ARBITRO: Mažić (SRB)
ASSISTENTI: Ristić (SRB), Djurdjević (SRB)
QUARTO UFFICIALE: Petrović (SRB)
ARBITRI D'AREA: Djokić (SRB), Grujić (SRB)

AMMONITI: 21' pt Pjanic, 30' pt Paulinho, 27' st Alex Sandro, 42' st Digne, 46' st Piqué

martedì 21 novembre 2017

CINEMA E SOCIETA' Flatliners, il sequel e la bara della Taffo per gli spettatori




https://www.vistodalbasso.it/2014/01/08/roma-funerale-pagato-crepa/
https://www.vistodalbasso.it/2017/11/21/cinema-societa-flatliners-sequel-la-bara-della-taffo-gli-spettatori/ 
La Taffo non perde occasione per farsi notare a livello mediatico. E' la politica scelta dal'azienda funebre. Stavolta l'occasione gliela offre un film in uscita, Flatliners - Linea mortale, rifacimento della pellicola realizzata 27 anni fa da Joel Schumacher. Da dopodomani, quando il film uscirà in Italia, la Taffo mette a disposizione degli spettatori più audaci e meno scaramantici, un breve soggiorno nella bara del tempo. Per qualcuno, un'offerta da cogliere...a occhi chiusi.

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GRAZIE A TAFFO SARÀ POSSIBILE VIVERE
UN’ESPERIENZA AI CONFINI DELLA MORTE
In occasione dell’uscita del film FLATLINERS - Linea Mortale, nelle sale dal 23 Novembre, la WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA e la TAFFO faranno vivere agli spettatori - con una “bara del tempo” realizzata dalla TAFFO -  l’incredibile esperienza ai confini della morte (NEAR DEATH EXPERIENCE).
L’appuntamento è per sabato 25 e domenica 26 Novembre, dalle ore 18 alle 23, presso il corner dedicato di fronte alla biglietteria  UCI Cinemas di Roma Est.
 Flatliners - Linea mortale (Flatliners) è un film del 2017 diretto da Niels Arden Oplev, con protagonisti Ellen Page, Diego Luna, Nina Dobrev, James Norton e Kiersey Clemons.
La pellicola è il sequel del film del 1990 Linea mortale (Flatliners) diretto da Joel Schumacher; solo l'attore Kiefer Sutherland è presente anche in questo film

lunedì 20 novembre 2017

VOLLEY La spettacolare rovesciata di Rizzo (Gi Group Monza-Lube Civitanova)

https://www.youtube.com/watch?v=8Hk8l2G_kds
Marco Rizzo, 27 anni, nativo di Galatina in provincia di Lecce, alimenta la grande tradizione dei liberi pugliesi giocando a Monza nella Gi Group, per la terza stagione consecutiva. Nel video vediamo la sua spettacolare difesa in rovesciata calcistica nella partita contro la Lube Civitanova, una difesa sull'attacco di Juantorena. Esempio lampante di quanto possa essere spettacolare la pallavolo e di quanto corretta sia stata la scelta dell'allora presidente della Federazione Internazionale, Ruben Acosta, di permettere l'uso del piede anche nel volley. Naturalmente sempre in azione di difese disperate, non certo per l'attacco. Ma, come si dice, tutto quanto fa spettacolo. Bravissimo Rizzo che ha avuto il coraggio di rischiare e la tecnica per non far terminare la palla in tribuna.

VOLLEY E MEDIA Due anni senza Adelio

 

Il tempo vola via in fretta, equamente impietoso, per chi non ne ha più e per chi lo vede consumarsi inesorabilmente. Ero indeciso se scriverti, caro Adelio, perchè nel giorno del ricordo (sono passati due anni da quando...hai smesso di telefonare) c'è tanta tristezza per tutto ciò che si è perduto. Non è passata, anzi... E' solo avvolta in una inestinguibile malinconia. Dicevo che ero indeciso se scriverti, anche perchè non ho belle notizie da darti se devo raccontarti qualcosa dei mondi che abbiamo condiviso, che hai tanto amato e per i quali sei vissuto gran parte della tua vita: la pallavolo, il giornalismo.
Forse è meglio che non ti dica nulla, che ti lasci nel ricordo di come andavano le cose quando gironzolavi nei palasport, parlavi e scrivevi. Come ti dissi subito, quando avevi appena iniziato il tuo viaggio, non c'è un altro Adelio Pistelli, non ci sono più personaggi come te. Il mondo della pallavolo è cambiato, direi che sembra raggrinzito e stropicciato nella povertà culturale che ne ha ridimensionato le ambizioni e la visibilità. Non si pensa più in grande, caro Adelio e immagino quanto ti saresti arrabbiato assistendo a certi fatti, nel vedere gente che pensa solo ai soldi, che non sa programmare nè andare oltre una piccola logica di cortile senza ambizioni. Magari arrivando a comprarsi l'illusione del consenso, senza saper distinguere ... la seta dalla fibra sintetica. Pensa quanto sarebbe buffo se ogni testata che prende soldi avesse l'obbligo di scriverlo, un atto di onestà nei riguardi dei lettori. E non parlo di contratti pubblicitari, di banner visibili e dunque limpidi. Eh si, ne sono sicuro: quanto ti avrebbe fatto male sapere cosa è successo in Federazione, che rapporti ha ora intrecciato o dissolto l'ambiente federale.
Non sono più allegre le cose se devo raccontarti della stampa, sempre più lontana da quei livelli di attenzione che conoscevi. Le cose cambiano, e spesso cambiano in peggio. Ma accade in ogni settore. Ho pensato, poco tempo fa, come avresti commentato la voglia di portare all'Olimpiade i videogiochi...
Nel 2018 ci sarà un altro Mondiale in Italia. Si, è vero, ancora lo sanno in pochi e non saranno in molti a seguirlo. Sicuramente non quanti insieme a noi raccontarono i Mondiali del 2010 (e quelli femminili del 2014). Beh, posso già dirti che almeno riguardo i Mondiali, avremo una cosa in comune: non li potrai vedere tu, non li potrò vedere io. Però faremo il tifo a distanza, perchè sono sicuro che all'azzurro del volley non hai smesso di voler bene neanche tu.

domenica 19 novembre 2017

CALCIO Sampdoria-Juventus 3-2


 https://www.vistodalbasso.it/2017/11/19/calcio-sampdoria-juventus-3-2/
"Quando si perde bisogna star zitti e basta", ha detto Allegri dopo la sconfitta du Marassi con la Sampdoria. Ha ragione, perchè citare una serie di episodi potrebbe apparire come una scusa, la ricerca di alibi. Perdere in questo modo una partita che si è controllata per la sua quasi totalità, per non dire dominata (la Samp non aveva mai tirato prima del gol) è sconcertante. Una partita per molti aspetti rocambolesca, caratterizzata da una serie di episodi, tutti negativi per i bianconeri, arrivati ai 14 gol subiti (peggior difesa del poker di testa). Non ho visto però tutta questa bontà di gioco di cui si è parlato. E' vero che la Samp è andata in vantaggio all'inizio del secondo tempo, nel momento in cui la Juve sembrava aver spinto il piede sul gas, velocizzando il gioco, pressando alto, dando l'impressione di poter cambiare marcia. Poi l'assist di Bernardeschi, che svirgolando ha servito Duvan Zapata per la zuccata dell'1-0 (Szceszny a mio avviso avrebbe potuto fare qualcosa in più, invece di restare impalato ad ammirare la parabola) ha sparigliato le carte e messo le ali ai blucerchiati, mentre il nervosismo faceva perdere lucidità alla Juventus.
Così arrivavano il secondo e il terzo gol doriano (quest'ultimo viziato da una spinta di Zapata su Khedira, che protestava invece di cercare di ostacolare l'attaccante doriano sul cross basso di Quagliarella).
A me la Juve non è piaciuta, se non per il carattere che le ha consentito oltre il novantesimo di rendere meno pesante nel punteggio la sconfitta. Il rigore di Higuain, il gol di Dybala, entrambi nel recupero, sono stati dimostrazione di orgoglio ferito, ma a quel punto è anche vero che la Samp si sentiva ormai in porto.
La sconfitta è in realtà pesantissima e credo, purtroppo, che allontani la Juventus dal settimo scudetto consecutivo. Penso che questo possa essere l'anno tricolore per il Napoli o per la Roma, senza dimenticare l'Inter che ha avuto finora una buona dose di fortuna nel costruire la sua classifica, ma che ha un Icardi decisivo più che mai.
Sembra. Insomma, per i bianconeri ci sarà da lottare,anche solo per mantenere il posto in Champions League. A meno 4 dal Napoli, a meno 2 dall'Inter (e dalla Roma se dovesse vincere il recupero con la Sampdoria). Dovendo affrontare ancora tutti i confronti diretti, la Juve è già nelle condizioni di non poter sbagliare più nulla. E se si hanno due o tre squadre davanti, diventa complicatissimo pensare di sorpassare tutti. Senza contare che il Napoli, uscendo dalla Champions salvo miracoli, avrà il vantaggio (come l'Inter) di potersi concentrare sul campionato. Dico questo perchè, sbagliando, suppongo che il Napoli non prenderebbe l'Europa League con lo stesso piglio.

E poi l'aspetto primario: la Juventus quest'anno non gioca bene. Ha sofferto spesso e volentieri, più debole in difesa, con un centrocampo che pare abbia esaurito idee. Non so perchè Allegri giudichi positivo il primo tempo di Marassi: gioco lento, sterile possesso palla, mancanza di cambi di marcia in avanti, di fantasia costruttiva e concreta. Higuain poco e mal servito, una manovra spesso troppo prolissa e fatali ritardi nel tentare il tiro.
Devo dire che sono anche stufo di leggere proclami fuori luoghi sulla Champions League. E' già dimenticata la lezione di Barcellona? E i patemi con Sporting e perfino Olympiacos? La realtà è un'altra. La Juve quest'anno non vale la squadra delle scorse stagioni. Ottimisticamente potrei aggiungere, non ancora. I nuovi non hanno inciso, manca la fantasia di Dani Alves (il Dani della seconda parte di stagione), Alex Sandro è l'ombra di se stesso. Se Allegri è costretto ad affidarsi sempre agli stessi, un motivo ci sarà. Cuadrado resta l'uomo che può fare la differenza tra i bianconeri, ma è spremuto fin troppo. Il centro campo cambia spesso (la speranza è che Marchisio torni al top), Douglas Costa (raramente decisivo) e soprattutto Bernardeschi (oggi deludente secondo me, anche non considerando l'assist per...la Samp) non hanno dinostrato di essere meritevoli della promozione.
Manca un'alternativa vera per gli attaccanti, al punto che Pjaca (sempre indisponibile da quando è bianconero) sarà convertito in vice Higuain, Howedes non si è ancora visto. Servirebbe il Dybala di inizio stagione, ma Paulo (bello il lampo finale di Marassi) si è smarrito dopo l'avvio fulminante di stagione, complice anche il doppio errore dal dischetto contro Atalanta e Lazio, che fino a ieri segnava la distanza dalla vetta della classifica E una grande squadra non può dipendere da un solo giocatore.

sabato 18 novembre 2017

VOLLEY La Champions League non è una cosa seria

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/12/volley-confederazione-ebeti-volley.html


https://www.vistodalbasso.it/wp-admin/post.php?post=6368&action=edit

Non c'è niente da fare, per un motivo o per l'altro la Cev non riesce proprio a varare un format attendibile, equo e sportivo di Champions League. Basterebbe copiare i ceiteri del calcio, ma evidentemente è un compito troppo difficile. Sia nel torneo femminile che nel torneo maschile, due squadre della stessa Nazionale (Italia e Russia in questo caso) ssono state collocate nello stesso girone.Non esiste sport al mondo che preveda questa assurdità. Ma la pallavolo, la Cev, è ormai celebre per varare ciò che negli altri sport non è proprio possibile. Una Champions così, non può essere considerata seria. Eppure tutti abbozzano, ogni anno ci si lamenta ma non si riesce a dare credibilità alla manifestazione. Nonostante i diritti sportivi televisivi acquisiti (in Italia trasmette Fox Sports) e le importanti società che partecipano. Qualificazioen alla fase finale in vendita, squadre dello stesso Paese subito insieme nel girone, golden set supplementari anche se sul campo tra andata e ritorno si verificano risultati diversi (un 3-0 e un 1.3 valgono allo stesso modo). E nessuno se ne vergogna. Cev, Federazioni, Leghe, Club. La password per dare credibilità non riesce a trovarla nessuno. Povera pallavolo...

CINEMA e MEDIA La Repubblica e L'ultima minaccia del Quarto Potere



 https://www.vistodalbasso.it/2017/11/18/cinema-la-repubblica-lultima-minaccia-del-quarto-potere/



Sembra incredibile ma ieri sfogliando La Repubblica e leggendo uno dei tanti articoli/commento dal taglio acido che hanno come bersaglio il Comune di Roma, mi è quasi andato di traverso il cappuccino... Un commento dal titolo Il muro che scherma il potere dei 5 stelle (tutto in carattere maiuscolo come l'ignoranza grafica contemporanea mischiata con la dislessia giornalistica troppo spesso impone) si concludeva in questo modo, con una citazione cinematografica tra le più celebri.

Viene da citare Humphrey Bogart in Quarto Potere: "Questa è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente".
Cooooooosaaaaaa???!!!
Clamorosa gaffe. Come ogni cinefilo sa, la citazione appartiene ad un altro film, uscito in Italia con il titolo L'ultima minaccia, e non certo a Quarto Potere di Orson Welles, uscito undici anni prima, nel 1941, che non aveva Bogart nel cast.
La citazione tradotta è: "È la stampa, bellezza, la stampa. E tu non ci puoi fare niente... niente".
Scambiare Quarto Potere con L'ultima minaccia, Orson Welles con Humphrey Bogart non è svarione secondario. La frase è talmente famosa. Se uno la cita è perchè ha visto il film e la conosce, non so come sia stato possibile incappare in una simile gaffe. Sbagliare si sbaglia tutti, per carità, ma una volta il giornalismo insegnava che una citazione si controllava, prima di mandarla in stampa. E oggi con il web, bastano pochi secondi e un paio di clic. Ma allora è proprio vero, la stampa non è più la stampa di una volta, anche in testate così importanti. Il ruolo di denuncia che quel film mostrava in maniera affascinante e che conquistò generazioni di aspiranti giornalisti, è evaporato, sciolto nel marasma delle convenienze politiche. Il giornalismo non abita più qui, salvo rare eccezioni.


L'ultima minaccia ( titolo originale Deadline USA, regia Richard Brooks, 1952, con Humphrey Bogart)

mercoledì 15 novembre 2017

SPORT E SOCIETA' L'Italia delle palestre scolastiche fatiscenti (ieri e oggi...)


https://www.vistodalbasso.it/2017/11/15/sport-societa-litalia-delle-palestre-scolastiche-fatiscenti-ieri-oggi/


Sotto la nota scaturita dal TGCom24 e rilanciata da Basketnet.it

Perchè quando si parla di massimi sistemi, si tende a dimenticare la realtà italiana, la diseducazione, lo snobismo culturale con cui troppi insegnanti ritengono ancora l'attività fisica e la pratica sportiva solo un intralcio al vero apprendimento, una perdita di tempo rispetto allo studio delle vere materie scolastiche.
Beh, il corpo docente che a qualunque livello, dalla Scuola Elementare alle Superiori, si dimostra nemico dell'attività fisica, rivela in realtà tutta la sua inadeguatezza, la sua superficialità e il distacco tra l'immagine che si vorrebbe dare della scuola di oggi e l'amara realtà.
Se dovessi basare la mia opinione sul vissuto, direi che il meglio l'ho avuto alle elementari (alla Nazario Sauro). Avevamo un'immensa palestra (almeno a me pareva grandissima allora...) e anche ampio spazio all'aperto. Si correva, si faceva ginnastica, si saltava l'asticella e si imparava a far le capriole (cosa che, ho letto, molti bambini oggi non sanno più fare).
Alle Medie, il brusco risveglio, il peggio. La Giovanni XXIII, che obbligava perfino a deleteri turni di pomeriggio, non aveva una palestra, a volte si andava a piedi nella succursale limitrofa (o eravamo noi nella Succursale? Boh, chi se lo ricorda?) ma non ho ricordi nitidi della palestra. Ricordo invece benisismo che l'educazione fisica alla Giovanni XXIII si faceva in una stanza con una colonna portante in mezzo. Si corricchiava lungo il perimetro della stanza. E quando c'era la gara di salto in alto (con l'asticella rappresentata da un elastico) si prendeva la rincorsa in corridoio, si saltava e c'era il professore che attendeva a braccia aperte per evitare che il saltatore si sfracellasse addosso alla finestra semiaperta collocata un paio di metri oltre. Per la cronaca, quella gara la vincevo spesso (e quando non vincevo arrivavo secondo) avvantaggiato dall'agilità del brevilineo.
Poi le Magistrali (Caetani), con l'alternanza tra palestra tutto sommato passabile alla luce di altre situazioni, e cortile dove era stesa una rete di pallavolo che più sbrindellata non si poteva. La vera educazione fisica, in compenso, si faceva sui campi di calcio in terra dove spesso si andava a giocare il pomeriggio (accogliendo anche i prof di Latino ed Educazione Fisica...).
Quando poi per qualche anno ho avuto l'opportunità di insegnare, approdai in un Circolo didattico variegato. Zona romana difficile (Tomba di Nerone), un mix tra scuole tradizionali e moderne (Morro Reatino, Fosso del Fontaniletto, la miniscuola della Giustiniana), una delle quali, la principale, aveva una gran nella palestra ed un ampio spazio d'asfalto all'esterno. Peccato solo che non ci fossero...gli insegnanti di educazione fisica e tutto era lasciato alla voglia di fare del corpo docente. Ah, la bella palestra aveva l'unico difetto di essere stata pensata da qualche "genio" dell'architettura (se ci fate caso, a volte, la presunzione "folle" di certi architetti è pari solo a quella di certi grafici, entrambi completamente slegati e inconsapevoli della realtà) che l'aveva collocata al centro della struttura, totalmente aperta. Effetti collaterali: distrazioni frequenti degli scolari per il passaggio negli spazi sovrastanti della scuola, l'inevitabile chiasso, agonistico e non, che arrivava a disturbare la didattica nelle classi.


Fonte: TGCom24

Non tutte le scuole sono dotate di palestre. Ma quando ci sono, non è sempre una festa: pavimenti difformi (5%), finestre rotte (25%) e segni di fatiscenza vari (37%) non aiutano di certo lo stato di sicurezza degli studenti. I Dati Cittadinanzattiva.
Attraverso i dati del XV Rapporto sulla sicurezza delle scuole di Cittadinanzattiva, Skuola.net prende in esame i requisiti strutturali e lo stato di salute delle palestre scolastiche: il luogo ludico per eccellenza della scuola Italiana, il regno dei professori di Educazione fisica, non sembrerebbe navigare in ottime acque. I dati del rapporto sono stati raccolti tramite un monitoraggio civico condotto su un campione di 75 scuole in 10 regioni italiane, la lettura di fonti ufficiali e, infine, tramite l’istanza di accesso civico inviata da Cittadinanzattiva in 2821 Comuni e Province, relativi a 4401 edifici scolastici di 18 regioni.
Palestra? Assente
Il primo dato che fra tutti salta immediatamente all’occhio e che merita di essere esposto per primo è che non tutte le scuole sono dotate di palestre. Purtroppo mancano nel 28% delle strutture monitorate. Viceversa, laddove le palestre ci sono, scarseggiano delle attrezzature adeguate allo svolgimento delle attività sportive. Si segnalano, principalmente, arredi non a norma o attrezzi ginnici danneggiati (29%) che rallentano o addirittura bloccano del tutto il normale andamento delle lezioni.


Purtroppo, non è finita qui. Rilevati anche pavimenti difformi (5%), finestre rotte (25%) e segni di fatiscenza vari (37%) che non aiutano di certo a garantire la sicurezza degli studenti. Ma anche le pareti risentono di qualche danno: il 37% presenta muffe e infiltrazioni; e più di 1 palestra su 4 ha distacchi di intonaco (28%). A guardare più da vicino, poi, i dati riguardanti la pulizia degli ambienti adibiti alle lezioni di educazione fisica  scopriamo che in alcuni casi l’igiene scarseggia con polvere (29%), sporcizia (25%) e cattivi odori (21%). Da una attenta analisi del locale palestra emergono, inoltre, problematiche di carattere più tipicamente strutturale: assenza di porte-antipanico (27%), barriere architettoniche (19%), impianti elettrici non adeguati (22%).