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mercoledì 18 gennaio 2017

VOLLEY Champions League a Roma dopo undici anni: dalla Sisley alla Sir Perugia



Sul Corriere dello Sport di martedì 17 gennaio 2017

La primavera romana all’insegna dello sport. Aprile si aprirà con la Maratona di Roma (domenica 2) per concludersi con la final four della Champions League di pallavolo (sabato 29 e domenica 30), che ieri la Confederazione Europea del volley (la Cev) ha assegnato alla Sir Sicoma Colussi Perugia, che aveva candidato appunto la sede di Roma, presso il PalaLottomatica.
    La soddisfazione della società umbra, che ha deciso di investire molto sulla sua prima partecipazione al massimo torneo continentale, è anche motivo di orgoglio per la Federvolley italiana, dato che c’era da competere con Varsavia e Mosca.
    Lorenzo Bernardi, l’allenatore del Perugia, ha ringraziato il presidente Gino Sirci: «Sono ogoglioso della mia società! Indipendentemente da tutto il nostro obiettivo non cambia assolutamente, giochiamo e lottiamo per vincere il girone».
    L’anomalia della Champions League di pallavolo  è che la finale si gioca in casa di una delle squadre partecipanti, che evita così di essere eliminata prima. Fino alla scorsa stagione si sceglieva la sede alla fine della fase a gironi, prima dei play off a 12. Stavolta si è fatto peggio, scegliendo quando non si è giocata nemmeno metà delle partite dei gironi.
    Naturalmente non è colpa del Perugia, che usufruirà di questa possibilità, ma la tempistica dell’assegnazione è assai discutibile sul piano sportivo. Anche se consente di avere il tempo necessario per una organizzazione migliore e per pubblicizzare adeguatamente l’evento. Perché di evento si tratterà, data la qualità delle squadre che contenderanno il titolo europeo al club perugino.
    La Sir Perugia riporta dunque la Champions League e l’Europa della pallavolo a Roma undici anni dopo la finale vinta dalla Sisley Treviso, il 26 marzo del 2006, in un PalaLottomatica stracolmo e ribollente di tifo (a cui contribuirono i greci al seguito dell’Iraklis Salonicco, sconfitto in finale dai trevigiani).
Sarà dunque la decima volta che vedrà l’Italia ospitare l’atto conclusivo della Champions League/Coppa dei Campioni. Finora la final four si era giocata due volte a Parma, due volte a Modena, una volta a Treviso, Bologna, Milano, Roma e Bolzano. Proprio al PalaOnda, il tempio del ghiaccio bolzanino, nel 2011, c’era stata l’ultima finale italiana, organizzata e vinta dalla Diatec Trento, che in semifinale eliminò la squadra polacca dello Jastrzebski Wegiel, allenata da Lorenzo Bernardi, che ora sarà di nuovo finalista, giocando stavolta in casa.
Nelle finali casalinghe i club italiani hanno ottenuto cinque vittorie (a fronte di quattro sconfitte) con la Sisley /tre trofei), Modena e Trento (uno). Nelle altre occasioni sempre successi russi: tre del Cska Mosca e uno del Belgorod Belogorie.
    La regola in vigore quest’anno lascerà al sorteggio il compito di abbinare in semifinale squadre dello stesso Paese. Da ricordare che in corsa per la final four ci sono altri due nostri club: la Lube Civitanova Marche e l’Azimut Modena.

ATLETICA Processo Schwazer, dal Giudice Pelino alt alla Iaaf: dna a Parma


Sul Corriere dello Sport di mercoledi 18 gennaio 2017

Il Processo di Bolzano è cominciato bene per l’imputato Alex Schwazer, indagato per doping a causa della controversa positività che alla fine gli ha fatto perdere l’Olimpiade di Rio 2016, dove alla luce di quanto evidenziato dalle due gare sostenute e dai test, avrebbe avuto concrete possibilità di vincere addirittura due medaglie d’oro, sia nella 20 che nella 50 km di marcia.
    Il Gip di Bolzano, Walter Pelino ha imposto in toto la sua linea investigativa che si annuncia rigorosa e rispettosa dell’obiettivo finale: valutare con scrupolo e massima attenzione ogni aspetto della vicenda che ha portato alla conclusione della carriera sportiva del campione olimpico della marcia a Pechino 2008, Alex Schwazer.
    Dopo aver scontato una squalifica di tre anni e nove mesi per essere stato trovato positivo al doping alla vigilia dell’Olimpiade di Londra 2012, Alex decise di tornare affidandosi completamente al tecnico che più di ogni altro ha combattuto questa piaga negli ultimi trent’anni, Sandro Donati. Allestito uno staff tecnico scientifico, Alex dall’1 aprile 2015 in poi, si è sottoposto a decine di controlli a sorpresa, da lui stesso pagati, da parte dei professori D’Ottavio e Ronci, che hanno monitorato valori emativi e prestazioni, costruendo un profilo accuratissimo dell’atleta.
   
 Una maxi scheda tecnico-scientifica che ora in questa fase, potrebbe avere un valore prezioso, se non fondamentale, per aiutare la difesa a confutare e smontare il caso di doping che ha portato alla squalifica bis, otto anni, pronunciata dal Tas (che accolse la richiesta Iaaf) il 10 agosto scorso a Rio de Janeiro.
    Una condanna per la quale, dopo oltre cinque mesi, non è stata ancora resa nota la motivazione.
    La determinazione del Giudice Pelino a non lasciare nulla di intentato per fare chiarezza, si è subito scontrata con il tentativo della Federazione Internazionale dell’atletica di restare sul solco già tracciato e percorso da quell’1 gennaio, quando per la prima volta nella storia dell’antidoping, fu effettuato un controllo a sorpresa in giorno festivo. Controllo annunciato con un anticipo talmente largo da risultare sospetto e coincidente con la deposizione di Schwazer (16 dicembre 2015) al processo di Bolzano contro i medici ex Fidal, Fiorella e Fischetto.
  

  La Iaaf, che non riteneva utile l’esame del dna (intanto per cercare di appurare se l’urina è di Schwazer e se è stata manipolata), alla fine si è vista sconfessata anche nella scelta della sede: avrebbe voluto che, se proprio si doveva fare, l’esame si svolgesse nel laboratorio accreditato Wada (l’agenzia mondiale antidoping), a Colonia.
Ma il Giudice Pelino ha deciso per una partita in campo neutro e ha scelto il colonnello Giampietro Lago e il laboratorio del Ris di Parma per le analisi genetiche delle urine di Alex. L’altro super perito del Tribunale è il professor Marco Vincenti, chimico dell’Università di Torino.
    I due periti sono subito intervenuti, nell’incidente probatorio sollevato dalla difesa, alla presenza delle parti civili, Iaaf e Wada. Il Gip ha disposto che le analisi si svolgeranno separatamente: a Parma quelle genetiche, a Torino le indagini documentali. Alla presenza di esperti della Iaaf e della Wada, oltre che della difesa, si comincerà il 31 gennaio. Il professor Vincenti riceverà tutti i test antidoping cui si sottopose Schwazer tra maggio 2015 e maggio 2016 (anche quelli ignorati finora dalla Iaaf). Esami da completare in novanta giorni.  La prossima udienza è stata fissata il 25 maggio.



Nella foto in alto (Alto Adige) il Gip Walter Pelino

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/01/atletica-processo-schwazer-il-giudice.html 
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/01/atletica-caso-schwazer-sebastian-coe.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/01/atletica-2016-lanno-nero-dellantidoping.html 

 

martedì 17 gennaio 2017

ATLETICA Processo Schwazer, il Giudice sceglie super periti e il RIS di Parma

sul Corriere dello Sport di martedì 17 gennaio 2017
(con aggiornamento)

La fine sportiva di Alex Schwazer è stata decretata il 10 agosto scorso a Rio de Janeiro: otto anni di squalifica per un caso di doping che definire un giallo con troppi misteri è perfino riduttivo. Ma forse ci può essere vita, e forse giustizia, oltre lo sport. È quanto attende di scoprire chi, valutando l’incredibile serie di anomalie più che sospette e la nuova fase della sua carriera di atleta pulito (rientrato dopo una squalifica di tre anni e nove mesi), non ha creduto alla positività del marciatore azzurro, interrogandosi sulla lunga serie di stranezze che hanno caratterizzato questo caso e inevitabilmente alimentato dubbi e perplessità che nessuna sentenza sportiva ha potuto fugare. 
Oggi a Bolzano si è aperto dunque il processo che potrebbe rivelarsi fondamentale per chiarire una vicenda durata più di otto mesi. Curiosamente proprio tredici mesi esatti dopo un altro processo, sempre a Bolzano, che vide Schwazer deporre contro i medici Fiorella e Fischetto, della Fidal nel periodo in cui il marciatore si dopò. 
Una data chiave, il 16 dicembre 2015, perchè nella stessa giornata in cui l’altoatesino deponeva rivelando la posizione dei due medici riguardo il suo ricorrere al doping, la Iaaf decideva di ordinare il controllo a sorpresa dell’1 gennaio, festa di Capodanno. Non era mai accaduto: controllare un atleta in giorno così... festivo e dichiararlo con due settimane di anticipo, quando si sa che nei controlli a sorpresa meno preavviso c’è e meglio è. Aggiungendo che l’1 gennaio i laboratori erano chiusi e la provetta è stata “in giro” fino al giorno successivo, si chiude il quadro di una prima anomalia. 
Dal primo pomeriggio di Capodanno all’alba del 2 gennaio, la provetta è stata nell’ufficio dell’agenzia incaricata dalla Iaaf per i prelievi, a Stoccarda. In una stanza di cui possedevano le chiavi sei persone, al momento ancora senza un nome. In questo lasso di tempo, possono essere accadute molte cose, come ormai sappiamo da tutto ciò che si è appreso riguardo l’altro grande scandalo sportivo esploso nell’ultimo anno, il doping a tappeto degli atleti russi. Le provette manipolate alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 e tanto altro.
 In questo processo Alex Schwazer è indagato per la presunta frode sportiva. La Federazione Internazionele di atletica (Iaaf) e l’agenzia mondiale antidoping (Wada) sono interessate e coinvolte in qualità di presunta parte lesa. Il giudice Walter Pelino ha già dimostrato di non voler trascurare nulla e di voler cercare la verità oltre le apparenze. Gli indizi possono averlo indotto a ritenere plausibile l’ipotesi del complotto. Intanto si è imposto nella scelta dei periti e della sede dove verrà eseguito l’esame del dna sulle urine prelevate quell’1 gennaio. 
Il giudice Pelino oggi ha affidato l’incarico al colonnello Giampietro Lago, comandante del Ris di Parma, il reparto investigativo scientifico dei Carabinieri. E al professor Marco Vincenti, del dipartimento di Chimica dell’Università di Torino. Le analisi biochimiche e genetiche si faranno dunque a Parma, in un centro che è considerato il top in Italia, teatro delle analisi riguardanti i più eclatanti fatti di cronaca nera.
La determinazione con cui il giudice Pelino ha vinto il braccio di ferro per imporre una sede come quella di Parma è un segnale preciso (la Iaaf avrebbe voluto una sede accreditata o illaboratorio di Colonia). Nell’udienza di oggi sono state decise le modalità e gli obiettivi da raggiungere. Per l’esame del dna ci vorranno circa venti giorni. 
Le analisi, che si svolgeranno separatamente a Parma per quelle genetiche e a Torino per le indagini documentali, inizieranno il 31 gennaio prossimo, in presenza di esperti Wada e Iaaf, come anche della difesa. Vincenti riceverà tutti i test antidoping di Schwazer tra maggio 2015 e maggio 2016. Avranno 90 giorni per chiudere gli esami. La prossima udienza è stata fissata il 25 maggio.

L’esame del dna potrebbe non condurre a certezze ma è un passaggio obbligato nella ricerca della verità suggerita da tutto quello che è avvenuto. A fianco,  estremamente riassunte ma già illuminanti, le tappe di questo caso che non sarà semplice dirimere scientificamente. 
Può essere stata manipolata la provetta con l’urina dell’1 gennaio? La risposta è sì: la manipolazione non si può escludere. Come ha rivelato il rapporto McLaren, le provette possono essere aperte, manipolate e richiuse, senza che nessuno se ne accorga. 
Collegando la tempistica organizzativa del prelievo e scartando le ipotesi che non avrebbero richiesto le modalità verificatesi, la difesa ritiene che potrebbe essere avvenuta nell’ufficio di Stoccarda, tra l’1 e il 2 gennaio. 
In che modo? Tre le possibilità: immettendo una dose di urina di una persona che aveva assunto testosterone e riversando nei due campioni il tutto. L’analisi del dna dovrebbe permettere di individuare cellule estranee, anche nel caso in cui fosse stata sottoposta a trattamenti per depurarla appunto delle cellule non appartenenti ad Alex. Altra ipotesi: l’urina potrebbe essere dello stesso marciatore, presa da precedenti controlli e poi contaminata con metaboliti commerciali prima di essere riversata nei due campioni. Ciò renderebbe quasi impossibile scoprire la contaminazione, a meno che non si sia commesso qualche errore in questa fase. Infine si può ipotizzare che nei campioni siano stati messi direttamente metaboliti del testosterone, ma l’operazione avrebbe potuto non essere sicura e generare qualche sospetto evidente.

Per quanto importante e passaggio obbligato, l’esame del dna non sarà l’unico elemento di primaria importanza di un processo che avrà nella fase investigativa e dibattimentale i suoi punti chiave. 
Da una parte le urine risultate positive. Ma in un unico controllo, avvenuto in modo come minimo strano, in tutto e per tutto. Si può affermare anche al di fuori delle regole (provetta non anonima, recante la scritta Racines, dove vive Schwazer, unico atleta controllato quel giorno).
Dall’altra una lunga sequela di fatti troppo strani per non suscitare dubbi e sospetti. La tempistica è uno di questi. Il colossale ritardo di ogni comunicazione, le affermazioni rivelatesi non veritiere, ad esempio, sull’ esito negativo del test a sorpresa condotto dalla Iaaf il 19 ottobre, registrato sulla piattaforma Adams ma poi non considerato («dato sfuggito per malfunzionamento della piattaforma» è stato spiegato come giustificazione dinanzi al Tas). Tra il 19 ottobre 2015 e il 27 giugno 2016, Schwazer è stato controllato da Iaaf e Nado Italia ben dodici volte. Solo a Capodanno è risultato positivo, peraltro in modo avulso al profilo dell’atleta. 
In realtà Alex non aveva alcun bisogno di doparsi, tantomeno col testosterone: era arrivato, con le metodiche di allenamento messe a punto dallo staff tecnico guidato da Sandro Donati, ad avere un rendimento notevolmente più elevato rispetto al periodo, 2011-2012, in cui si dopò con l’Epo. Sarà un processo in cui gli interrogatori e le testimonianze, le domande volte a chiarire le molte incongruenze e i dettagli su cui da mesi ci si interroga, potranno risultare fondamentali per arrivare alla verità.

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Per la foto ringrazio FIDAL/COLOMBO

HANDBALL Elezioni, Facebook e il Dovere delle squalifiche


Come insegna il caso Schwazer nell’atletica, a dir poco vergognoso come sanno bene i lettori di questo blog amatoriale e non solo, la tempistica a volte è rivelatrice, se si parla di regolamenti violati e di squalifiche.
Lo conferma la vicenda della pallamano, di cui stamane ha scritto La Gazzetta dello Sport. L’ex portiere azzurro Massimo Dovere, attualmente dirigente della società Esperanto Fondi, nel maggio scorso espresse sul suo profilo Facebook la sua opinione su una certa partita, sul risultato che sarebbe scaturito e sulle designazioni arbitrali. Il 14 settembre l’audizione alla Procura Federale, il 21 dicembre il Tribunale federale ha pronunciato il verdetto di squalifica, non indicandone esplicitamente la durata ma la data: 20 marzo 2017. Motivazione resa nota il 9 gennaio 2017.

Detto che Dovere è tra coloro che da tempo si esprimono per un cambiamento che possa portare aria nuova e produttiva nel suo sport prediletto, detto che le prossime elezioni della Federazione Italiana Gioco Handball, che vanta uno dei presidenti di maggior durata (1997), si dovrebbero svolgere nel mese di febbraio* e che di conseguenza Dovere non potrà essere candidato (qualora avesse pensato di farlo), ognuno è libero di mettere in collegamento le date, la tempistica della squalifica e trarne eventualmente le sue valutazioni.


Ci sarebbe poi da eccepire su un altro aspetto. Le elezioni servono a formare il governo federale che durerà quattro anni. E' legittimo escludere dal voto, dalle deleghe e dalle eventuali candidature, un tesserato che è stato squalificato ben sette mesi dopo quella che è stata giudicata come una infrazione e la cui sospensione scavalla di una manciata di qualche settimana l'appuntamento elettorale. Non sembra una cosa tanto democratica.

* (altra cosa strana: pare non ci sia ancora una data ufficiale per l'Assemblea elettiva della Federazione Handball, e neanche una sede: ho letto da qualche parte che si potrebbe slittare alla prima decade di marzo ma non so dire perchè tutte le altre federazioni hanno una data e quella dell'handball no)

A margine, da tifoso calcistico della Juventus, abituato sulla mia squadra del cuore a sentirne e leggerne di tutti i colori nelle sedi più disparate (salotti televisivi, giornali, Camera, Senato) non posso non stupirmi dell'intera vicenda. Applicando lo stesso metro al calcio, sai quante squalifiche per allenatori, giocatori, deputati...
Ma è anche vero che la pallamano non è il calcio dove ogni opinione è consentita, vuoi mettere...
 

mercoledì 11 gennaio 2017

CALCIO & VOLLEY Perisic assist alla pallavolo, che non segna...

Domenica scorsa, dopo la doppietta che ha permesso all'Inter (o Inda come molti la chiamano ora che è diventata cinese) di rimontare e vincere per 2-1 al Friuli contro l'Udinese, il giocatore croato Ivan Perisic è stato naturalmente il protagonista delle interviste post partita.
Spiegando l'azione del suo gol vittoria, Perisic ha tra l'altro detto: "Nel tempo libero gioco anche a pallavolo, uno sport che mi piace e che aiuta a capire quando è il momento giusto per saltare".
Un meraviglioso sport peril volley, soprattutto perchè proveniente dal mondo del calcio, il primo sport business del nostro Paese.
Ma, strano ma vero, nessuno nella pallavolo che conta si è accorto di queste dichiarazioni e le ha rilanciate, commentate, sottolineate per farle brillare ancora di più. Eppure, ad esempio, il Corriere dello Sport le aveva messe addirittura in apertura di pagina con una foto gigante.
Insomma, Perisic ha regalato un delizioso assist alla pallavolo, che però non se n'è accorta e non ha saputo segnare. Un "liscio" clamoroso invece di un comodo gol.
Ora, è vero che è sbagliato non leggere fino in fondo i giornali sportivi, non arrivare alle pagine degli sport extra calcio. Ma è altrettanto sbagliato, se si lavora in ambiente sportivo e mediatico, saltare a piedi pari, anche per una forma di reciproca disaffezione e ignoranza, tutte le pagine del pallone. 
Vuoi vedere che nonostante quello che ormai si pensa, i giornalisti servono perfino per compilare le rassegne stampa...?

PENSIERI & PAROLE Vergogna fa rima con insonnia

A volte dover rispettare contratti
senza poter spiegare a chi
stupito dagli atti
metterebbe alla gogna,
procura vergogna. 
E rabbiosa insonnia
tra flutti 
di ignoranza
e incompetenza
untuosa
e noiosa 
fastidiosa 
e velenosa

* Runaway, rapper

venerdì 6 gennaio 2017

ATLETICA Caso Schwazer, Sebastian Coe presidente della Iaaf inadeguato



Rileggendo nei giorni scorsi le parole pronunciate (in agosto a Rio de Janeiro) sulla sentenza contro Alex Schwazer del TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) dal presidente della IAAF, Sebastian Coe, mi è tornato in mente quel qualcosa che mi aveva irritato. 
"C'è qualcosa che mi ha dato fastidio. Non so cosa, ma qualcosa mi ha dato fastidio", avrebbe commentato il personaggio creato da Paolo Sorrentino per il suo film This must be the place (interpretato da Sean Penn).
Ecco, rileggendo nei giorni scorsi quelle frasi, ho messo a fuoco cosa mi aveva procurato fastidio.
"Per noi è stato un caso come un altro e come tale l'abbiamo trattato". "Accettiamo le sentenze, a volte ci sono favorevoli, altre contrarie. E' stato così per la Russia ed è così per Schwazer".

Parole che nonostante le apparenze garantiste non fanno onore al presidente della Iaaf, che ha condotto la sua campagna elettorale proponendosi come il nuovo in una atletica da rifondare e rilanciare, un'atletica spogliata dei giochi sporchi, un'atletica più onesta e genuina.
No, egregio mister Coe, il caso Schwazer non è stato un caso come tutti gli altri. E se lei non lo ha capito, significa che è un presidente decisamente meno in gamba di quanto la maggior parte della gente pensasse. Suppongo che in realtà le sue siano state parole di comodo, pronunciate pensando di porsi al di sopra delle parti.
Sono invece parole aride che rivelano un atteggiamento di comoda mediocrità, sia a livello di presidente dell'atletica mondiale, sia di uomo di sport.
Una inadeguatezza che viaggia su due livelli diversi ma collegati.
1) La storia del ritorno all'attività di Schwazer era una storia esemplare di come possa trionfare lo sport pulito sul doping, teoria dimostrata da un campione che si dopò in un momento particolare della sua vita, non solo di atleta, quasi incoraggiato oltre che tollerato, da un sistema a cui facevano comodo certe scelte. Quello stesso campione che poi, scontata la squalifica, era tornato a marciare assistito e confortato da una squadra di straordinarie qualità tecniche e scientifiche, con un garante assoluto dell'intero progetto come il maestro dello sport Sandro Donati.
Se il presidente della Iaaf non ha saputo comprendere cosa e quanto di limpido e propositivo c'è stato dietro il ritorno di Alex e cosa dimostrasse al mondo intero con le sue prestazioni, è un brutto segnale per lo sport e per l'atletica, che dopo gli scandali si ritrova un presidente dalle qualità, umane e dirigenziali, come minimo limitate.







2) Difficile comprendere, alla luce di tutte le anomalie che hanno caratterizzato questo caso, come si possa definire, questa di Schwazer, una vicenda di doping uguale alle altre. La catena anomala, dalla tempistica alle modalità, della crocifissione a puntate del campione olimpico di Pechino, è tutt'altro che una vicenda come le altre. Perchè se questa è la norma comportamentale abituale per Iaaf e Wada, lo sport ha poco da stare allegro. E' morto a Rio con la sentenza del TAS. 
E non sarà certo il presidente Sebastian Coe a resuscitare la credibilità perduta.

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martedì 3 gennaio 2017

VOLLEY Bernardi con la Sir Safety Perugia all'inseguimento di Conte

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/01/03-19501019/volley_-_bernardi_come_conte_il_gruppo_su_tutto_/

Sul Corriere dello Sport in edicola oggi una lunga intervista a Lorenzo Bernardi. Mister Secolo scorso parla di tutto, della Turchia, del fenomeno Perugia, della pallavolo di oggi rispetto a quella di quando giocava e vinceva lui con la Nazionale dei Fenomeni. Del suo legame indissolubile con i compagni di quella lunga e fortunata avventura. E del tempo che è passato, a cui per qualche secondo pensa ogni volta che magari ritrova un ex compagno sulla panchina di una squadra avversaria. 
A Lorenzo rivolgo un ringraziamento per la bella chiacchierata che mi ha regalato.
E poi...
Beh Lorenzo ha fatto ricordare anche a me il tempo che è passato da quella prima intervista che mi concesse a Stoccolma, nel 1989, alla vigilia di un campionato d'Europa che l'Italia avrebbe poi vinto sorprendendo tutti. Fu il primo azzurro con cui parlai, in occasione della mia prima trasferta. Ricordo il piano rialzato di quell'albergo, ricordo le poltroncine in cui ci sedemmo. Ricordo che sono trascorsi ben ventisette anni. Ricordo...



PENSIERI E PAROLE Noi esistiamo nelle percezioni degli altri...


"Noi non possiamo che esistere all'interno delle percezioni degli altri. Essi ci permettono di essere spiritosi grazie alla comprensione che hanno del nostro umorismo, ci permettono di essere intelligenti grazie alla loro intelligenza; la loro generosità ci permette di essere generosi. La loro ironia di essere ironici"

Alain de Botton, adattamento di una frase di Wittgenstein
(tratto da Il piacere di soffrire, editrice Guanda, 2004)

Questa frase mi trova particolarmente concorde. Mi ha ricordato ricordato il mio esame di diploma magistrale*, avevo Italiano e Filosofia e portai una tesina sul cinema italiano, da cui il professore parti per una conversazione che spaziò dalla figura di Fantozzi a quella dell'arbitro di calcio. Proseguendo poi sui binari più consueti. E dopo la lunga conversazione la professoressa di Filosofia disse che non aveva bisogno di interrogarmi, che per lei bastava così. Mi fece una domanda solo dopo aver visto che ci ero quasi rimasto male di non dover parlare anche di filosofia. 
Ho trovato appropriato ricordare l'episodio, che mi fruttò il massimo dei voti e un perenne piacevole ricordo, perchè ho sempre ringraziato in cuor mio l'apertura mentale di quei professori: senza la loro disponibilità, la loro curiosità, vorrei dire la loro intelligenza nell'uscire dagli schemi scolastici, non avrei avuto modo di mostrare ciò che ero e che avevo fatto. 

* Presso l'Istituto Magistrale Gelasio Caetani, a Roma
 

domenica 1 gennaio 2017

ATLETICA 2016: l'anno nero dell'antidoping, Schwazer vittima dell'anno

Il 2016 è stato una specie di vergognoso anno zero dello sport, per la sua credibilità sportiva e umana legata alle brutte storie di doping e le altrettanto schifose vicende dell'antidoping. Se Bebe Vio è stata la donna dell'anno per tutto ciò che ha saputo fare, suscitare e trasmettere, l'ingiustizia perpetrata ai danni di Alex Schwazer ha sepolto definitivamente ogni traccia di romanticismo e credibilità di uno sport che a parole predica bene ma nella realtà è ormai piegato ad altri valori, se così si possono chiamare i fattori economici che prevalgono ovunque a vari livelli.
Esattamente un anno fa, all'alba dell'1 gennaio 2016, si metteva in moto la macchina dell'ingiustizia che avrebbe stritolato Alex Schwazer (e il suo allenatore Sandro Donati), che da reo di doping nel 2012, è diventato una vittima. Chi segue questo blog sa bene ormai come sono andate le cose, quante e quali vergognose meschinità fuorilegge sono state messe in atto per distruggere un testimonial vincente e reale dell'antidoping, un atleta che all'Olimpiade di Rio avrebbe vinto una o due medaglie, d'oro con ogni probabilità, mostrando al mondo corrotto dei dopati e a tutto il carrozzone che con il doping lucra cifre stratosferiche, che non c'è doping che tenga dinanzi al talento vero. E che gli altri rosicassero pure. 
Ma tutto questo è rimasto un sogno interrotto proprio mentre stava per realizzarsi, con tante, troppe scandalose complicità. 
La Iaaf, la Wada, la Nado Italia, il Tribunale Arbitrale di Losanna (e per certi aspetti, morali soprattutto, perfino la Fidal e molti atleti che per motivi vari hanno parlato a sproposito chiudendo gli occhi sulla realtà o preferendo guardare altrove).
L'augurio che faccio ad Alex Schwazer e a Sandro Donati è che il 2017, il Tribunale e i giudici di Bolzano, comincino a ripristinare la verità, squarciando la fitta coltre di menzogne e i comportamenti dolosi posti in atto dopo quel prelievo di Capodanno, che non ha mai dimostrato ciò a cui tutti gli organismi hanno voluto credere, ma soltanto evidenziato un cumulo di anomalie che avrebbero dovuto sfociare in una totale assoluzione. 

Caro Alex, ti auguro un mondo migliore, una vita più serena circondato dai tuoi affetti, lontano da quel nido di vipere che è diventato l'ambiente dello sport. 
Caro Sandro, cerca di superare l'insostenibile pesantezza del rimpianto di non aver potuto raccogliere, nemmeno stavolta, i frutti di un meraviglioso lavoro compiuto con una equipe di grandissima qualità tecnico-scientifica, e soprattutto con uno straordinario campione.