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venerdì 31 marzo 2017

ATLETICA La Maratona di Roma e i suoi 35 senatori

 http://www.corrieredellosport.it/news/altri-sport/atletica/2017/03/31-23663983/atletica_-_i_35_senatori_della_maratona_di_roma_/


ROMA - «Può sembrare che ti stia ascoltando Ma nella mia testa sto pensando alla prossima Maratona». Questo ha scritto Domenico Anzini, 78 anni, sulla maglietta che si è fatto fare nella ormai per lui consueta lunga vigilia della Maratona di Roma e che potete vedere in questa stessa pagina.
    Domenico Anzini detto Mimmo è uno dei trentacinque senatori della Maratona di Roma, uno dei trentacinque podisti che hanno corso tutte e ventidue le precedenti edizioni e che domenica saranno al via per la ventitreesima volta.
    Mimmo è abruzzese di Poggio Filippo, vicino Tagliacozzo e da quando il cugino, Mimmo Scipioni, ha avuto problemi a continuare a correre con regolarità, dalla squadra della Pizzeria del Podista è passato ai Magic Runners di Tagliacozzo, per i quali disputerà domenica la sua seconda Maratona di Roma.
    Inevitabilmente uno dei maggiori problemi per i senatori della Maratona è costituito dagli infortuni e dagli acciacchi, dai problemi che talvolta si accompagnano all’età che avanza e che rendono complicato anche svolgere allenamenti con regolarità. Per questo, continuare a mantenere lo status di senatore della Maratona di Roma diventa un compito sempre più impegnativo, per tutti e per tutte, visto che fra i trentacinque sempre presenti ci sono anche tre donne, tre signore della maratona capitolina: Paola Cenni, Silvana Ciocchetti, Gabriella Scarzani.
    Fosse per i medici ad esempio, Mimmo Anzini avrebbe già dovuto gettare la spugna per via di un ginocchio che non gli dà tregua e che scatena i dolori del lungo chilometraggio.
    Ma per l’alpino della Marsica, che si diletta a scrivere poesie e a suonare l’armonica, anche per non pensare a quei legamenti che lo tormentano, a quel menisco che si è pian piano consumato inserorabilmente.
    Quest’anno poi è stato particolarmente complicato per lui, costretto ad affrontare un grave lutto (ha perduto il fratello) e situazioni difficili.
    Dice sempre che la corsa non vuole pensieri, ma lui nel 2016 ne ha avuto davvero tanti. Eppure eccolo lì, domenica sarà ancora in via dei Fori Imperiali in mezzo agli altri, sapendo che idealmente correranno insieme a lui i suoi familiari.
    In ogni caso Anzini è già entrato nella storia della Maratona di Roma, raccontato anche dal film, molto bello e a tratti commovente, che il regista statunitense Jon Dunham dedicò alla corsa romana. Un film che ha fatto conoscere quei maratoneti in tutto il mondo del podismo.
   
Tra i senatori c’è un altro grande appassionato del podismo, anche se ha vissuto momenti indimenticabili nella sua carriera con il calcio. Claudio Infusi è stato il preparatore atletico della Roma, e lo è stato anche quando i giallorossi vinsero lo scudetto, nel 1983. Da fedelissimo della Roma-Ostia, Infusi raddoppiò la distanza “abbonandosi” alla Maratona di Roma.
   
Non riguarda i senatori, ma una delle qualità che hanno fatto apprezzare sempre più ai runners di tutto il mondo la Maratona di Roma, è stata la decisione di estendere alle sette ore e mezza il tempo massimo consentito per portare a termine la gara.
    Il via  alla prima onda di runner (divisi appunto in tre ondate che si avvieranno a distanza di cinque minutil’una dall’altra) sarà dato alle 8.40 in via dei Fori Imperiali. Alle 8.35 la prima gara a prendere il via sarà quella dell’handbike e wheelchair, che tra gli altri vedrà gareggiare Alex Zanardi, alla ricerca della sesta vittoria.  Ci sarà diretta Tv su Rai Sport dalle 8.20 alle 11.40.

I 35 senatori

Anzini Domenico, Avella Aldo, Baccari Franco, Bernardo Pietro, Carignani Vito, Casarini Vanni, Cenni Paola, Ciocchetti Silvana, Colangeli Giuseppe, Curzi Sandro, De Amicis Adamo, Dessì Romano, Di Giamberardino Rocco, Di Gioia Annunzio, Gavazza Stefano, Infusi Claudio, La Mura Roberto, Leoncini Claudio, Lodovichi Franco, Lomuscio Eligio, Milone Gaetano, Nucci Felice, Nucera Giuseppe, Orlandi Alberto, Pelliccia Vincenzo, Pellino Antonino, Rinaldi Matteo, Rondelli Eugenio, Salatino Giuseppe, Salvati Angelo, Scarzani Gabriella, Sippelli Giovanni, Tartasi Francesco, Testoni Carlo, Zitelli Giuseppe.

giovedì 30 marzo 2017

ATLETICA Alla Maratona di Roma il progetto di solidarietà di Sintini e Romeo

Sul Corriere dello Sport di mercoledi 29 marzo 2017
 
Tra le molte storie della Maratona di Roma c’è anche quella di una strana coppia, l’ex pallavolista romagnolo e il blogger genovese, Giacomo Sintini e Maurizio Romeo, accomunati dalla battaglia sostenuta per la vita e ora in una corsa che si sviluppa su binari paralleli, la strada e la solidarietà, uno dei motivi di vanto della Maratona di Roma che si corre domenica mattina (partenza alle ore 8.35 in via dei Fori Imperiali). Giacomo Sintini aveva pensato di cimentarsi in una originale staffetta per portare nel gruppone il nome della sua Associazione che raccoglie fondi per la ricerca contro leucemie e linfomi, ma anche i 10 km della sua frazione sono impegno notevole per chi nella sua carriera sportiva ha alzato palloni. Le ricezioni “ballerine” lo hanno talvolta fatto correre per il campo del volley, ma non quanto occorrerebbe su strada. La sua Maratona sarà quindi un impegno virtuale ma ugualmente significativo, a correre sui sanpietrini capitolini ci penserà il suo compagno di solidarietà, Maurizio Romeo, che invece è ormai un appassionato podista e che domenica si propone l’obiettivo di chiudere la Maratona di Roma in meno di quattro ore. 
E così il 38enne ex pallavolista romagnolo, che adesso lavora per la multinazionale olandese Randstad, e il 41enne consulente informatico e blogger genovese, ora combattono insieme un altro tipo di battaglia, per aiutare gli altri che all’improvviso si trovano come loro anni fa, per non far sentire sole le persone, per aiutarle moralmente ma non solo, per indicare una maniera per uscire da quelle paludi che risucchiano anima e corpo. Come se ne esce? Come si passa dal letto d’ospedale alla linea del traguardo di una maratona? Giacomo e Maurizio insegnano, un passo alla volta, senza mollare mai. Come nella maratona appunto.
Dalle loro esperienze è nato altro, perchè come dice Maurizio citando la “Via del Campo” di Fabrizio De Andrè, «dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior». Calcisticamente sono rivali: Maurizio è juventino, Giacomo è milanista ma lavora per uno degli sponsor della Juventus, raccontando ai manager la sua esperienza e attraverso la metafora dello sport, predicando la cultura del gruppo e dell’altruismo che porta un valore aggiunto che ritorna moltiplicato alle aziende. 
«Ho deciso di aprire un blog per raccontare la mia esperienza - spiega Maurizio - con l’idea che potesse arrivare un bel messaggio di speranza a quelli che ora stanno lottando contro queste brutte malattie e a chi sta loro vicino, persone a cui va il mio pensiero ogni giorno. La speranza deve aiutare a guardare sempre avanti, perché anche dagli avvenimenti brutti della vita che ci colpiscono può arrivare qualcosa di veramente bello. Non molliamo. Mai. L’iniziativa ha il suo sito e un hashtag dedicato: #unpassoallavolta»
L’anno scorso decise di festeggiare il decennale della sua battaglia partecipando alla Maratona di Roma («la più bella d’Italia»). Venne a sapere di Sintini, della sua storia, e gli disse che sarebbe stato felice di raccogliere fondi da donare  per i progetti dell’Associazione Sintini, portare il logo sulla maglia. «L’incontro con Giacomo è stato entusiasmante!» ricorda Maurizio, diventato un assiduo runner nel frattempo.
Sintini e Romeo hanno un obiettivo preciso: «Raccogliere fondi per donare al reparto di Ematologia dell’Ospedale San Martino di Genova un apparato medico portatile all’avanguardia che consente il monitoraggio continuo dei parametri vitali dei pazienti che non possono muoversi dal letto. Il costo è di circa 3.000€ e abbiamo da poco superato i 1.500. Sabato a Perugia andrà all’asta la maglia 2016 di Claudio Marchisio donata dalla Juventus e quella di Chiellini di quest’anno. Anche il Genoa ha aderito al progetto e ha donato la maglia di Simeone. E spero che altre importanti realtà sportive aderiranno per aiutarci»  

mercoledì 29 marzo 2017

CALCIO Il piccolo Bradley e il suo amico Defoe



Con pudore e commozione, in punta di piedi, stavolta mi limito a proporre il testo che Nicola Nocella ha postato sulla sua pagina Facebook. Senza altro aggiungere, se non che Defoe, che tornava in nazionale dopo quattro anni, ha segnato il primo gol del 2-0 dell'Inghilterra sulla Lituania..

"Sapete quanti anni ha Bradley?
Cinque
Sapete quanti mesi ha ancora di vita?
Pochi
Questo bimbo qui, bellissimo come tutti i bimbi a quell'età, non ha i capelli corti per scelta, ma perché la chemio glieli ha portati via.
Domenica sera, per me, Inghilterra-Lituania era solo l'ennesima partita su cui avevo scommesso l'over a 2 e mezzo, per Bradley era il giorno "speciale".
Il suo migliore amico, Jermain Defoe, dopo 4 anni era tornato a giocare in nazionale, a Londra, difendendo i colori della sua grande nazione, e il capitano della squadra, il portiere del Torino Joe Hart ha scelto di cedere il suo posto in testa alla fila, a Defoe e al piccolo Bradley.
Da mesi, Defoe, a Bradley, non dona soldi. Non servono. Il male del piccolo è incurabile. Non ci sono, letteralmente, speranze. Nessun miracolo. Non succederà.
E allora Bradley non ha (più, purtroppo) bisogno di soldi per le cure.
Non ce ne sono.
Jermain allora ha deciso che gli dona la cosa più preziosa che ognuno di noi ha: il suo tempo.
Quando lavoriamo, ci pagano per comprare il nostro tempo. Il tempo presente, che passiamo effettivamente a svolgere il nostro lavoro, e quello passato, quello che abbiamo speso noi per imparare a fare quello che facciamo, o semplicemente per diventare le persone che siamo.
Il tempo.

Defoe a Bradley regala il suo tempo. Sta con lui durante la chemio. Fa le visite con lui.
Con lui gioca.
E con lui, semplicemente passa del tempo.
E domenica, durante l'inno nazionale inglese, mentre attorno a lui Bradley sentiva l'imponenza e la bellezza del momento, fa l'unica cosa che a cinque anni un bimbo può fare: abbraccia forte forte forte il suo migliore amico.
Non importa chi sta cantando. Non importa lo stadio, non importa il pubblico, non importano gli arbitri e le squadre, non importa nulla;
Importa solo che il suo migliore amico sia lì, con lui.
E allora forte forte forte, lo abbraccia.
Bradley non ha più speranza.
E non gli importa.
Perché il suo migliore amico è con lui.

Cinque minuti, del vostro prezioso tempo.
Cinque

Oggi,
Dedicateli a qualcuno a cui volete bene.
E sorridete.
Come fa Bradley.
E stringente forte.
Forte forte forte"


domenica 26 marzo 2017

CINEMA Elle

ELLE - Regia: Paul Verhoeven. Interpreti: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Charles Berling, Virginia Efira, Anne Consigny, Alice Isaaz, Christian Berkel, Jonas, Bloquet.
* visto in edizione originale con sottotitoli in italiano.

Elle è un film diverso da quello che potrebbe sembrare guardando il trailer. Un thriller, si, ma fino ad un certo punto perché non ci vuole molto a capire chi è lo stupratore. 
Piuttosto un thriller psicanalitico in realtà, perchè la Huppert (eccellente la sua recitazione, il suo personaggio - e come lei lo interpreta - è il punto forte del film, sui registri che il cinema le ha chiesto spesso ultimamente)
Molto più interessante scoprire pian piano perchè la protagonista è come è e si comporta con gli altri nel modo in cui ci appare per motivazioni profonde. Algida, fredda e distaccata con tutti, familiari e compagni di lavoro alle sue dipendenze, priva di sentimenti ma non di bisogni fisiologici, capace di fremiti di una sessualità che emergerà strada facendo (anzi, stando in casa...). 
Ma in realtà l'unica sincera in un contesto di ipocrisia totale. Il suo passato l'ha imprigionata, fin da bambina, per ciò che il padre fece. La sua vita è stata un inseguimento per ritrovarsi e liberarsi, via dalla pazza folla e dalla follia paterna e familiare impressa come un marchio indelebile sulla sua esistenza, dalle etichette "mostruose" che l'hanno indotta ad attraversare la vita incurante di ciò che pensano e provano gli altri (e che da quel che vediamo in effetti non meriterebbero diversa considerazione).
Attorno a lei, a pensarci bene, non ci sono innocenti. Per quanto il tema dello stupro, solo inizialmente reale e inaspettato come tanti episodi analoghi, si trasforma in altro, perchè la donna di successo di traumi ne ha vissuti e sa vedere oltre lo sguardo miope, stupido e meschino di tutti i personaggi maschili che la circondano, senza comprenderla, senza sforzarsi di capirla, usandola.  Ad eccezione forse e parzialmente,  di un unico personaggio, in fondo sintonizzato su una modalità condivisa e che inconsapevolmente la condurrà a liberarsi dei suoi fantasmi.
E si, gli uomini escono a pezzi da Elle: sesso, ipocrisia, stupidità, ottusità, cecità totale anche dinanzi all'evidenza (il figlio). Un dramma che tuttavia offre anche momenti di ironia che strappano il sorriso e allentano una tensione di fondo alimentata ed illustrata dalla colonna sonora di Anne Dudley (che riporta a certe atmosfere di Basic instinct).
Un film interessante quindi, soprattutto grazie a Isabelle Huppert e al suo personaggio.

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http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html 

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I film di Paul Verhoeven 
 Een hagedis teveel - cortometraggio (1960) 
Niets bijzonders - cortometraggio (1961)

sabato 25 marzo 2017

CINEMA Rosso Istanbul

ROSSO ISTANBUL - Regia: Ferzan Ozpetek. Interpreti: Halit Ergenc, Tuba Buyukustun, Mehmet Gunsur, Nejat Isler, Serra Yilmaz.
*visto in edizione doppiata in italiano

Beh, si, temo che purtroppo il miglior Ozpetek si sia esaurito. Se Allacciate le cinture aveva lasciato più che insoddisfatto anche qualche fan di antica data, Rosso Istanbul probabilmente deluderà senza mezzi termini. Il paradosso: tornando a casa Ferzan perde un po'... la strada di casa. Una storia che "mazzica" più di un tavolino sgangherato. Si punta sulle atmosfere ma certe cose avrebbero retto se sorrette da una storia articolata e convincente. Troppi misteri misteriosi, una narrazione che non si preoccupa di colmare lacune ma cerca di incantare momento per momento, puntando su personaggi che restano in superficie, che non suscitano empatia perché troppo poco raccontano o lasciano capire di sè.
Da un turco sarebbe stato lecito aspettarsi di vedere qualche scorcio di Istanbul che non fosse prevalentemente la casa sulle rive del Bosforo dove è ambientata parte del film, mi è rimasta la curiosità, non dico di rivedere luoghi turistici conosciuti durante un breve soggiorno nella parte europea di Istanbul, ma qualche luogo dell'anima, qualcosa di speciale che solo un turco poteva mostrare.
Il regista trapiantato a Roma ha detto che il suo non era un film politico, eppure se devo applaudirlo è per come ha infilato critiche all'attuale regime di Erdogan, perchè di regime intollerante e repressivo si tratta (quanti giornalisti ingiustamente incarcerati dopo il golpe fallito, quante persone denunciate per un nulla come ai tempi del nazismo e degli ebrei traditi) che sono esplicitate in maniera intelligente: l'interrogatorio dalla poliziotta arrogante al protagonista (che si chiama Orhan, un omaggio allo scrittore Orhan Pamuk, incriminato nel 2005 dal governo turco per dichiarazioni sul genocidio degli armeni), i manifestanti che protestano con cartelli messi sullo sfondo, mentre Orhan cammina per una strada di Istanbul.
Non penso che sia stato solo l'handicap del doppiaggio a non avermi fatto apprezzare Rosso Istanbul. Ma è probabile che abbia contribuito, in un film di un regista turco che vive in Italia e i cuoi personaggi sono turchi che vivono in Turchia e turchi che hanno vissuto a Londra...
Un'opera non riuscita.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html 

    CINEMA Moonlight

    MOONLIGHT - Regia: Barry Jenkins. Interpreti: Mahershala Ali, Naomie Harris, Janelle Monae, Trevante Rhodes, Ashton Sanders, Andre Holland, Alex R.Hibbert
    * visto in edizione originale con sottotitoli in italiano

    Sarebbe sbagliato pensare che Moonlight sia un bel film solo perché ha vinto l'Oscar, un premio della grande fiera commerciale e politica del cinema hollywoodiano. Dopo le polemiche sui neri esclusi dagli Oscar, Moonlight ha fornito l'occasione perfetta per un'edizione invece più black che white.
    Il film di Barry Jenkins è molto bello, intenso e denso di significati, anche contraddittori se vogliamo, come in fondo è la vita, specie nei sobborghi neri delle città americane, dove la droga accomuna spacciatori e anime perdute, magari con un travaso di cuore. Lo spacciatore sensibile può ergersi a modello incarnando una figura paterna assente, una mamma può rinnegare la sua condizione di soggetto protettivo, lasciandosi devastare dagli effetti delle scelte sbagliate che l'hanno trasformata in una derelitta incapace di badare al figlio.
    Si parla di razzismo, di negritudine, di bullismo, di droga, un lungo viaggio alla scoperta di un sè che si fatica a identificare, riconoscere, accettare. Dialoghi essenziali (seguirlo in edizione originale non sarebbe un gran sacrificio per i pigroni che cedono al doppiaggio), volti indimenticabili di una dolcezza coinvolgente (l'età bambina, l'età adolescente) per dar corpo con convinzione ad un'amara e originale storia. Cercando se stessi in mezzo agli altri, trovando provvidenziale e imprevedibile supporto in un angelo del male che sa essere padre putativo e affettuoso. La terra è ancora ricca di diamanti umani, a volte confusi e nascosti nella spazzatura...
    E se è difficile aprirsi agli altri è comprenderli, talvolta può rivelarsi più complicato decifrare se stessi. E accettarsi.

    http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html 
     

    mercoledì 22 marzo 2017

    PENSIERI E PAROLE ...Gambe nude, abitino a fiorellini...




    «...Piazza Mazzini, sul marciapiede si materializzano d'incanto due gambe nude, ancora pallide, leggiadramente appese ad un mini abitino a fiorellini, leggero, svolazzante, candidamente sensuale. Non c'è più alcun dubbio. A Roma è arrivata la primavera...»
    Dal romanzo che verrà...

    lunedì 20 marzo 2017

    VOLLEY & MEDIA Il “giornalismo” scritto sulla sabbia



    La rinuncia della nuova Fipav all'organizzazione della tappa a cinque stelle del World Tour di beach volley è risultata rivelatrice di alcune tematiche che non sono esclusiva del mondo del volley ma che anche in questi ambienti trovano modo di esistere, a vari livelli. Una delle caratteristiche di questo sport è che ad occuparsene non ci sono molti professionisti dell'informazione, giornalisti professionisti a tutto campo e non operanti esclusivamente nel recinto della pallavolo. Questo fa sì che talvolta, per non dire spesso, si abbia e si mostri una visione parziale e comunque non messa a fuoco di questo mondo. Un po' tutti, piccole e grandi società, leghe, federazioni, sono abituate a ragionare nell'ottica della convenienza e dei rapporti personali, dimenticando la valenza prettamente giornalistica di cosa fa notizia e cosa no.
    L'estensione al web della  pallavolo negli ultimi anni è giunta opportuna a colmare lacune sempre più evidenti del giornalismo cartaceo, incapace e impossibilitato a dar conto di un'attività straripante a ogni livello, spesso in diretta concorrenza, in orari svantaggiosi se non proibitivi.
    Può capitare che un dirigente rimbrotti un altro dirigente dicendo: "Ma come, quello (o quella) non ero amico tuo? Come mai ha scritto così?". Come se la realtà, le notizie, i commenti, debbano essere espressi seguendo vincoli di amicizia e non di espressione giornalistica. Ciò accade perchè si ha l'abitudine di avere a che fare prevalentemente con giornalisti (talvolta non professionisti) che scrivono solo di pallavolo e che magari grazie a ciò che scrivono riescono ad avere un ritorno. 
    Cioè in qualche modo dipendono da coloro di cui devono occuparsi per lavoro, siano giornali o siti o blog. Fatale che a volte anche le opinioni possano risultare, come dire, adulterate o piegate alle esigenze superiori. Per avere ruoli, posti, contratti, pubblicità.

    Non esprimo giudizi, ognuno risponde di ciò che fa, specie se quanto scrive lo firma, mettendoci la faccia (Finchè ce l'hai una faccia, direbbero Aldo Giovanni e Giacomo - cfr La leggenda di Al, John e Jack) e la reputazione.
    Il problema può nascere quando si esce dal recinto e si pretende di dare lezioni non avendone nè i titoli nè la statura professionale. E soprattutto ignorando le cose. E aggiungendo il condimento dell'insulto figurato, sprezzante, anche pretendendo di dare per buono il falso, di spacciare la realtà con la fantasia.

    Difficile accettare come portatore di verità chi è riuscito a sostenere che il World Tour a Roma fosse una ipotesi e non una realtà. Sicuramente è vero quanto emerso: non c'erano firme sotto i contratti tra Fivb e Fipav, meno di cinque mesi fa visti, accettati e con la tappa del Foro Italico inserita in calendario, allestita nei dettagli, con le nomine da parte della Fivb di tutta una serie di persone che avrebbero presenziato nei ruoli che ogni torneo di beach volley World Tour richiede. Quindi il World Tour a Roma non era un'ipotesi. Era una realtà. Per la quale erano già state fatte le designazioni.

    Il fatto che a scrivere di volley non ci siano solo giornalisti (a tutto campo, da non confondere con chi scrive solo di pallavolo), fa si che si possa scambiare la tempistica decisa dalla nuova Fipav per far sapere che il World Tour non ci sarebbe stato, come una cosa ben fatta. E a forza di dire che tutto ciò che ha fatto la nuova Fipav sia ben fatto da un lato suona un po' come l'orazione di Marco Antonio* (Bruto era un uomo d'onore...) che a forza di reiterare, finisce per negare e ribaltare il concetto espresso in apparenza. 
    Well done, come si dice nei ristoranti prendendo le ordinazioni: come la vuole la carne? Ben cotta, well done appunto. 
    Ma non credo che alla Fipav sia servito ordinare.


    Affiora perfino umorismo quando si sostiene che dopo tanti anni la Fipav ha finalmente dettato i tempi delle sue comunicazioni, definite chiare e tempestive. Beh, un giornalista professionista non definirebbe mai in questo modo l'operato della Federazione. Soprattutto perchè la federazione non ha dettato un bel niente, dato che la notizia è stata pubblicata lunedì 13 marzo dal Corriere dello Sport. Se un "maestro" assegna un bel 10 in pagella alla tempistica della Fipav in questo caso, suggerirei al presidente di cambiare scuola.
    Basterebbe questo: si è mai visto un giornalista elogiare qualcuno perchè ha tenuto nascosta una notizia? Altre osservazioni che non vale la pena riportare autorizzano a dubitare del senso della notizia del signor censore (ma questo l'avrebbe detto Edoardo Bennato).

    Altra caratteristica (difetto? io non l'ho detto) di questo povero Paese è l'abitudine di offendere, senza argomenti reali ma solo in base di specchiati malcomportamenti: ovvero si attribuiscono agli altri comportamenti che sono propri.
    Su questo punto va chiarito, a tutela, che chi lavora nelle redazioni (in cui, forse, molti non hanno trascorso nemmeno un giorno, restando traguardo precluso l'assunzione da parte di una testata) dipende da direttori e editori. Personalmente posso aggiungere che non solo non ho fatto campagna elettorale per nessuno dei due candidati, ma ho avuto l'opportunità (e di ciò ringrazio i miei datori di lavoro) di dare spazio in tre occasioni a quello che poi sarebbe diventato il nuovo presidente della Fipav, Bruno Cattaneo. Basterebbe parlare con il nuovo presidente per sapere che espresse gratitudine per il trattamento e lo spazio riservatogli e che con un'intera pagina nel formato di intervista, è stato fatto conoscere nelle sue sfaccettature umane, andando anche oltre la pallavolo stretta.


    La foto che apre questo post è stata scattata da quella che qualche disinformato interessato avrebbe definito una grotta redazionale. Non mi risulta che dalle grotte si veda il cielo. Forzando la mia natura, allora, dovrei ricordare che lavorare nelle redazioni, da altri soltanto sognate e vanamente inseguite, non ha impedito di dare notizie, talvolta prima di tutti gli altri, da Lorenzo Bernardi eletto Mister Secolo dalla Fivb alla cancellazione del World Tour romano 2017.
    Ma certe parole in libertà non vanno prese sul serio, come quando si scriveva che chi non vedeva un certo numero di partite nei palasport non si poteva scrivere di volley. E chi lo ha deciso? Dilettanti dell'informazione, probabilmente, che dimenticano come, ad esempio, molti direttori di giornali non possono andare allo stadio (in uno stadio) ma scrivono e commentano in tv.

    P.S. Qualora l'abilità di certi scrittori fosse proporzionale a quella di certi lettori, preciso che si parla essenzialmente di comunicazione. Non entro nel merito, oggi, della scelta federale, che alla fine condividendola o meno, non si può che rispettare, pur criticandola se si ha un'opinione diversa. Perche sta alla Federazione decidere, alla stampa solo commentare. Possibilmente liberamente, non on demand.


    P.S.2  Come ultimissima annotazione, a titolo assolutamente personale, aggiungo e ammetto che la cancellazione del Roma World Tour mi regalerà un gradito vantaggio: potrò chiedere qualche giorno di ferie in quei giorni di giugno, in cui il beach volley si sarebbe accavallato con il Golden Gala di atletica, che avrebbe avuto la priorità professionale. E se ho voglia di beach c'è il mare a 30 chilometri. Non so altrove, ma a Roma in giugno si sta una favola...

    I link
     http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-la-fipav-cancella-il-world-tour.html

    http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/pallavolo-niente-world-tour-roma-la.html 

     http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-media-world-tour-cancellato.html

    http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-media-world-tour-al-foro-e.html

    *************************

    * William Shakespeare

    Cosa è una grotta
    Una grotta, nel suo significato più ampio, è qualsiasi tipo di vuoto sotterraneo, sia naturale sia artificiale ovvero una cavità più o meno estesa del terreno sottostante il suolo (ambiente ipogeo).
    Dal punto di vista etimologico la parola grotta (francese grotte, tedesco Grotte, spagnolo gruta, ma si usa comunemente cueva) deriva dal latino volgare grupta, corruzione del latino classico crypta, a sua volta prestito greco (da κρύπτη, kryptē) dal significato di "(luogo) nascosto".

    sabato 18 marzo 2017

    CALCIO Agnelli (Juventus) un deferimento ridicolo, quanta ipocrisia


    Da semplice cittadino trovo che l'accusa rivolta ad Andrea Agnelli, presidente della Juventus, sia semplicemente ridicola. Oltre che ipocrita. Non perchè contesto lo status di esponenti della malavita organizzata a quei tifosi venuti in contatto con la società. Perfino banale obiettare: ma se una persona non è sottoposta a misure restrittive, se è incensurata e meritevole di non essere inibita dal girare tranquillamente per città e stadi, come faceva Agnelli a sapere che erano malavitosi? E se lo erano, perchè lo Stato non li ha arrestati? Se vengono definiti legati a malavita organizzata, non avrebbero dovuto essere fermati, controllati, arrestati? 
    Invece no, potevano tranquillamente andare allo Stadium. Addirittura esilarante ascoltare il "visto? ve l'avevamo detto" di qualche politico. Ma nel 2014 (3 maggio) quando c'è stata la tragica finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina, all'Olimpico, nel giorno che costò la vita al tifoso napoletano Ciro Esposito, le Forze dell'Ordine cosa fecero? Non ebbero rapporti con qualche discutibile tifoso? Voglio dire, da anni, per non dire decenni, gli stadi sono ostaggio delle malavita o quanto meno delle frange violente di pseudotifosi. Perciò, anche per questo motivo gli stadi si sono svuotati, sempre meno frequentati da bambini, ragazzi, famiglie. Cosa ha fatto lo Stato per restituire curve e tribune ai tifosi? Non sanno che una persona normale e perbene non può andare allo stadio per una partita di calcio e sedersi tranquillamente nel posto che ha pagato senza rischiare botte o intimidazioni? Il contatto con i violenti, i biglietti omaggio: sono sicuri che sia un problema solo della Juventus?Mettessero allora la regola che per dare biglietti, per avere contatti, i club devono chiedere la fedina penale certificata ai loro interlocutori. E chissà se basterebbe.
    Quanta ipocrisia! 
    E comunque, finchè non si cambierà la regola della responsabilità oggettiva, il rischio che le società possano cedere a ricatti, a situazioni poco chiare ci sarà sempre. Perchè, in caso, i club sceglieranno il male minore. Ma sono andato oltre. Torniamo alla ridicola accusa: Agnelli avrebbe dovuto sapere cose che nemmeno la Polizia sapeva? Formulatene un'altra di accusa, perchè questa è decisamente ridicola.


     (ANSA) - TORINO - Andrea Agnelli "non ha impedito a tesserati, dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i gruppi ultras, anche per il tramite e il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata". E ha "partecipato personalmente. in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata". Con queste motivazioni la Procura Federale ha deferito il presidente del club bianconero Andrea Agnelli, e con lui l'ex dirigente Francesco Calvo, il security manager Alessandro D'Angelo e il manager della biglietteria Stefano Merulla e la stessa società, "per responsabilità diretta". Il provvedimento era stato anticipato dallo stesso Agnelli, che è andato all'attacco, giudicando la decisione "inaccettabile, frutto di una lettura parziale e preconcetta nei confronti della Juventus e non rispondente a logiche di giustizia. Anziché limitarsi a contestare eventuali irregolarità nella vendita dei biglietti - è l'osservazione del presidente della Juve - la Procura Federale ha emesso un deferimento nel quale il mio nome e quello dei nostri dipendenti rivestirebbe un ruolo di 'collaborazione' con la criminalità organizzata". Nella sala stampa dello Juventus Center, a Vinovo, Agnelli ha letto una lunga dichiarazione. "Difenderò - ha sottolineato - il buon nome della Juventus che per troppe volte è stato infangato o sottoposto a curiosi procedimenti sperimentali da parte della giustizia sportiva". Sul caso è intervento John Elkann, presidente di Exor, la holding della famiglia Agnelli: "Sono certo che la piena disponibilità della Juventus a collaborare con la giustizia farà emergere la totale estraneità della società". Elkann ha colto l'occasione per "ribadire la mia totale fiducia nell'operato di mio cugino Andrea, che ha guidato la Società e il suo gruppo dirigente fino ad oggi, e che continuerà a farlo anche in futuro". Agnelli ha ripetuto di "non avere mai incontrato boss mafiosi. Se alcuni di questi personaggi hanno oggi assunto una veste diversa agli occhi della giustizia penale, - ha spiegato - questo è un aspetto che all'epoca dei fatti non era noto, né a me, né a nessuno dei dipendenti della Juventus. E se qualcuno potrebbe opporre che gli ultras e i loro capi non sono stinchi di santo, condivido ma rispetto le leggi dello Stato e queste persone erano libere e non avevano alcuna restrizione a frequentare lo stadio e le partite di calcio". Agnelli sarà sentito dalla commissione Antimafia, dove mercoledì prossimo proseguirà l'audizione del legale del club bianconero, Luigi Chiappero. "La Juventus, i suoi dipendenti e il sottoscritto - ha sottolineato ancora Andrea Agnelli - non ha nulla da nascondere o da temere. Nei mesi scorsi i dipendenti della Juventus hanno collaborato con la Procura di Torino in veste di testimoni, veste che è stata sottoposta a un controllo invasivo e meticoloso, e non è mai mutata. Erano testimoni e sono rimasti testimoni fino alla chiusura delle indagini penali". (ANSA).

    venerdì 17 marzo 2017

    MEDIA Per chi si guadagna da vivere stando a galla nel web (senza avere la tessera)

    Anche i migliori hanno sempre da imparare dalla lettura di un buon libro. Anche se pensano di sapere già tutto dell'argomento, dopo anni di pratica

    CALCIO Champions League: Dani Alves, ricordi il fallo da rigore su Pogba nella finale di Berlino?

    https://www.youtube.com/watch?v=0eexZpo3CMY

    Ultima finale di Champions giocata dalla Juventus, due anni fa a Berlino. Vinse il Barcellona 3-1 e per un quarto d'ora sull'1-1, il popolo bianconero sperò che il miracolo potesse accadere. Tra i rimpianti di quella serata, l'evidente rigore che non fu concesso alla Juventus, per fallo su Pogba di Dani Alves. Ironia della sorte, ora la Juve ritrova il Barcellona e Dani Alves indossa la maglia bianconerà. Cosa risponderà se gli chiederanno un'opinione su quel fallo?Mi auguro che nel caso dovesse farne un altro simile, l'arbitro decida come a Berlino...






    CALCIO Champions League sorteggio, l'ultima partitaccia di Rush in bianconero

    Nell'estate del 1987 festeggiai l'acquisto di Ian Rush con grande entusiasmo e tanta speranza. Centravanti fantastico nel Liverpool, goleador di razza, il bomber che sognavo per la Juve. Un altro gallese juventino dopo John Charles. Purtroppo la realtà si rivelò ben diversa, un autentico fiasco. In Serie A 29 partite e solo 7 gol. Vedendolo però dal vivo all'Olimpico di Roma, capii che non era solo lui il problema di una squadra che non aveva capito come innescarlo, che faticava a centrocampo. Ieri in occasione del sorteggio per i quarti di finale della Uefa Champions League, Ian Rush era il testimonial della finale di Cardiff e ha estratto le palline dall'urna. Era elegante Rush, capelli spruzzati di neve, elegante completo nero con camicia a righe bianconere.
    L'omaggio alla Juve, probabilmente involontario, si è però esaurito lì, nell'abbigliamento.
    Poi pescando le palline dall'urna ha fatto immediatamente capire che Rush avrebbe giocato un'altra partitaccia in bianconero, riservando alla Juve il secondo peggior sorteggio possibile dopo aver tolto dalla speranza le quattro squadre teoricamente meno proibitive. E così, Ian Rush ci ha omaggiato del Barcellona reduce dai sei gol al PSG, il Barcellona che nemmeno una sconfitta per 4-0 a Parigi ha estromesso dalla Road to Cardiff, il Barcellona che due anni fa soffiò la Coppa alla Juventus di Pirlo, Tevez, Pogba e Morata (solo per ricordare le stelle juventine che non sono più in bianconero) nella finale di Berlino, segnando dopo 4 minuti. Un solo ex in campo, Dani Alves, che allora fece un fallo da rigore non rilevato su Pogba (a rivederlo fa ancora male) e che stavolta avrà la maglia bianconera.
    Avversario tremendo, la Juve non parte favorita perchè sarà anche vero che Messi non è al super top, ma se la Juve (a cominciare da Higuain e Dybala, e magari anche Pjaca e... Sturaro) non aggiusterà la mira sotto porta sfruttando ciò che la difesa del Barcellona concederà, sarà difficile sbarcare in semifinale. Dove di sicuro ci saranno una o magari due avversarie fortissime ma non impossibili, perché Bayern e Real Madrid si affronteranno nell'altro quarto di finale che somiglia tanto a una semifinale.
    La prima partita in casa può essere visto come uno svantaggio, forse lo è. Ma se per caso si arrivasse ai supplementari, la regola del gol in trasferta che vale doppio, potrebbe rivelarsi decisiva. 

    QUARTI DI FINALE
    Atletico Madrid-Leicester
    Borussia Dortmund-Monaco
    Bayern Monaco-Real Madrid
    Juventus-Barcellona

    giovedì 16 marzo 2017

    VOLLEY & MEDIA World Tour al Foro, è mancata trasparenza

    Ringrazio i Rolling Stones, per la splendida raccolta e per il logo 

    La prima gaffe comunicativa comportamentale della nuova Fipav ha fatto emergere il peggio di quanto circonda il mondo politico e dei reggicoda interessati della pallavolo italiana. E' come minimo fuorviante far credere che la data di Roma fosse un'invenzione del precedente governo federale, di cui lo stesso nuovo presidente faceva parte in qualità di vice, dato che non era stato firmato alcun contratto. Buon per la Fipav se quell'accordo, che determinò l'inserimento di Roma nel calendario diffuso a dicembre 2016 dalla Fivb nelle date 7-11 giugno (e ancora lunedì mattina le date comparivano nel grafico-planning della Federazione Internazionale) non recava le firme, per un eccesso di fiducia o per una leggerezza (entrambe le cose comunque provvidenziali per la Fipav: me ne rallegro) della Fivb, abituata che quando l'Italia dava una parola, gli impegni venivano poi rispettati. Il fatto che non si dovranno pagare i 160.000 dollari della penale è positivo, una bella notizia. Ma il presidente farebbe bene, nel festeggiare il pericolo scampato, ad informare i suoi fan praticanti del lick, che il World Tour non era un'invenzione e che se non sarà pagata penale è solo perchè sotto al contratto stilato, non si sa bene per quale motivo (ora benedetto) non furono apposte le firme.

    Poi ringrazio chi ha fornito spunti di umorismo, perchè ridere, anche se amaramente, fa sempre bene.


    Sul web si è letto:
    In attesa di comunicazioni federali, dalla Svizzera, sede della FIVB, arrivano le prime anticipazioni internazionali. Pere che l’Italia non organizzerà il World Tour 2017.

    Prime anticipazioni internazionali? Ma se da lunedì tutta l'Italia lo sapeva...! Mi chiedo se quel pere sia un voluto omaggio al linobanfese, la lingua resa celebre dal cinema - Lino Banfi copyright, o alla Puglia del vicepresidente federale Manfredi (che però non parla così...)

     Sul web ho letto ancora

    La parziale rinuncia federale – ci risulta infatti non ci fosse nessun un accordo firmato dalla vecchia gestione Fipav, la quale aveva però sbandierato in piena campagna elettorale l’evento come cosa fatta – non comporterà quindi nessuna penale al movimento italiano come invece ventilato – precipitosamente – da qualche media italiano.

    Beh questo è un capolavoro di... non trovo le parole ma posso esprimere il concetto con l'immagine del logo dei Rolling Stones (loro hanno pubblicato Forty licks o la faccia di Del Piero dopo un gol). Parziale rinuncia? Spot pre elettorale? Ma di che parliamo? Usare la parola parziale significa che la rinuncia non è stata completa, che si farà solo mezzo torneo? Ma no, naturalmente, probabilmente si intendeva che in realtà non c'era alcun torneo stabilito pe rcui si, insomma, in fondo, non si è rinunciato completamente... Lascio al lettore eventuale la valutazione.
    Che il Coni alla fine sia stato ben felice di sottrarsi dall'impegno, non più spinto dalla Fipav è un conto, ma dire che il Coni e Coni Servizi si fossero impegnati per una evento inesistente è decisamente altra cosa. 
    Riguardo poi al precipitosamente, la parola esprime un giudizio e mi rendo conto che chi non è cresciuto nell'ambiente del giornalismo ha i suoi tempi e aspetta i comunicati per pubblicarli e riempire il web rilanciandoli. Ma i giornali non si fanno con i comunicati dei club o delle federazioni, non sono apparati burocratici e le notizie, quando si hanno, cercano di farle conoscere nel momento in cui accadono, non quando fa comodo farle sapere a chi ha tutto l'interesse a nasconderle. 
     Passiamo alla Fipav e al suo comunicato.
    Ha scritto tra l'altro il presidente Fipav, Bruno Cattaneo: «Questa decisione viene ufficializzata soltanto oggi perché ci è sembrato giusto e doveroso seguire un corretto iter: decisione assunta nella riunione del Consiglio Federale, confronto con il Comitato Olimpico Italiano che ha pienamente compreso e approvato le nostre ragioni, ed infine ufficializzazione della nostra scelta alla Fivb» 

    No, caro presidente, ecco perchè penso (ma è solo la mia opinione) che la sua sia stata una gaffe. I suoi tempi non sono stati consoni. L'iter non è stato corretto ma scorretto, nei confronti di chi opera nell'informazione pallavolistica e degli azzurri del beach volley, a cominciare dalle medaglie d'argento olimpiche di Rio 2016, Nicolai e Lupo. La Fipav trasparente sbandierata in campagna elettorale doveva comunicare subito la sua decisione di non ospitare la tappa romana del World Tour. Così si che sarebbe stato corretto. Condivisibile o meno la decisione Fipav, ma almeno corretta nella forma. Perchè non è stata menzionata fino a poche ore fa? 
    Se vuole che la stampa segua il lavoro della Fipav nel suo quadriennio, deve imparare (magari si faccia consigliare) come ci si rapporta con i media e come si comunica. 
    Se le preme essere corretto, naturalmente.

    http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-media-world-tour-cancellato.html

     http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/pallavolo-niente-world-tour-roma-la.html

     http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-la-fipav-cancella-il-world-tour.html

    IL CALENDARIO FIVB FINO A LUNEDI SCORSO

    Gennaio 12-14 – Pacific Harbour, Fiji (maschile/femminile); Febbraio 7-12 – Fort Lauderdale Major, Fort Lauderdale, Stati Uniti (maschile/femminile); 15-18 – Kish Island, Iran (maschile); Marzo 3-5 – Shepparton, Australia (maschile/femminile); 17-19 – Sydney, Australia (femminile); Aprile 15-16 – Selangor, Malaysia (maschile/femminile) 20-23 – Xiamen, Cina (maschile/femminile); Maggio 3-7 – Rio de Janeiro, Brasile (maschile/femminile) – da confermare; 11-14 – Praga, Rep.Ceca (maschile/femminile) - da confermare, 23-28 – Lucerna, Svizzera (maschile/femminile); 31- Giugno 4 – Mosca, Russia (maschile/femminile); 7-11 – Roma, Italia (maschile/femminile); 17-18 – Principato di Monaco (femminile); 27-Luglio 2 – Porec, Croazia (maschile/femminile); Luglio 4-9 – Gstaad, Svizzera (maschile/femminile); 11-16 – Nanjing, Cina (Mondiali U21) (maschile/femminile); 14-16 – Daegu, Korea (femminile); 20-23 – Olsztyn, Polonia (maschile/femminile);  20-22 – Ulsan, Korea (femminile); 21-23 –  Agadir Beach, Morocco (maschile/femminile); 28-30 – Espinho, Portogallo (maschile); 28-Agosto 6 – Vienna, Austria - Mondiali Beach Volley 2017 (maschile/femminile); Agosto 8-13 – Amburgo, Germania (maschile/femminile); 22-27 – Canada - Finali World Tours (maschile/femminile); Ottobre 11-15 – Qinzhou, Cina (maschile/femminile). Da confermare una tappa a Long Beach.

    VOLLEY & MEDIA World tour cancellato: credere, obbedire, tacere



     La buccia di banana

    Non ho un panno per appendere gli spilli che pungono, ma ho individuato una buccia di banana su cui si può scivolare, correndo troppo velocemente in soccorso del vincitore. Può uno dei due maggiori siti di pallavolo (o meglio, che si autoritiene così) ignorare il fatto che la nuova Fipav presieduta da Bruno Cattaneo ha cancellato il World Tour a cinque stelle che il Foro Italico a Roma avrebbe dovuto ospitare dal 7 all'11 giugno? Non volevo crederci ma ho cercato invano la notizia anticipata dal Corriere dello Sport lunedi scorso. L'ultima notizia di beach volley è rimasta quella delle finali dello stesso World Tour. Deduco quindi che il beach volley trovi spazio sul sito, come giusto che sia. Quindi l'omissione non è dovuta a disinteresse per il beach volley ma una precisa scelta editoriale. Poi ho letto altro, in merito alle elezioni Fipav, il cui nuovo motto, e sottolineo nuovo, è vicino a quel "credere, obbedire, tacere" che è stato coniato per altri destinatari. Tirando le somme, alla luce dell'arrogante silenzio federale che ha avvolto la scelta del Consiglio Fipav riguardo il World Tour a Roma, mi è sorto un dubbio: quel sito è stato già annesso all'ufficio stampa nuovo corso della Fipav? E' vero, in Fipav, volendo, c'è tanto da fare e da...disfareps: fortunatamente ormai non posso più seguire professionalmente la pallavolo, e non ho alcun legame pubblicitario (non ancora almeno, non ho nemmeno cercato...) ma per onestà intellettuale di questo blog amatoriale, se noto un aspetto curioso, è doveroso scriverlo. Chiedendo scusa in anticipo a chi potrebbe non gradire. Nulla di personale, solo giornalismo. Mi rendo conto che chi non è un giornalista professionista può avere difficoltà a valutare.

    http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/pallavolo-niente-world-tour-roma-la.html 

     http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-la-fipav-cancella-il-world-tour.html

    martedì 14 marzo 2017

    VOLLEY Niente World Tour a Roma, la nuova Fipav decide ma non comunica, non spiega

     "Il buongiorno si vede dal mattino"

     Ormai sono abituato a non stupirmi più di niente. Credo tuttavia che rinunciare all'organizzazione de World Tour di beach volley due settimane dopo essere diventato presidente della Fipav non sia una mossa che giovi all'immagine e alla credibilità del neo presidente Bruno Cattaneo. Non solo in campagna elettorale non si è mai vagamente nemmeno prospettata questa ipotesi, ma è stata ufficialmente tenuta nascosta anche ora che la Fipav è già a Losanna a comunicare il passo indietro e probabilmente a pietire uno sconto sui 160.000 dollari di penale che pare siano previsti dal contratto. Ma se la cifra non fosse questa, poco cambierebbe.
    Da qualsiasi parte la si voglia vedere, questa rinuncia è una colossale figuraccia che smentisce in modo clamoroso alcuni punti dellla sbandierata trasparenza governativa e della volontà di lavorare per far crescere questo sport. Non so se almeno a Nicolai e Lupo, gli eroi azzurri di Rio de Janeiro, come li avrebbe definiti il compianto e indimenticabile Corrado Sannucci, la Fipav si è degnata di comunicare, prima che lo leggessero sul Corriere dello Sport e poi sui siti, che non avrebbero più giocato il World Tour in uno stadio del tennis riempito da 10.000 spettatori.
    Del resto la Fipav non si è degnata di diffondere una riga nè sulla sua decisione, nè per spiegarla, come sarebbe stato suo dovere. Non certo nei confronti della stampa, sempre più sparuta, che segue pallavolo e beach volley, quanto piuttosto per rispetto del popolo del volley, praticanti e spettatori, che ogni volta hanno contribuito a far brillare il movimento, ogni volta che la pallavolo è sbarcata a Roma.
    Una medaglia d'argento olimpica come quella vinta da Nicolai e Lupo era l'occasione per far decollare ulteriormente il beach volley, per fare ciò che Cattaneo ha rimproverato a Magri di non saper fare: sfruttare le medaglie per crescere.
    Le ragioni della rinuncia? Ognuno può farsi una sua idea, la Fipav non lo ha comunicato, Cattaneo non ha ancora parlato. Paura di un buco economico? Paura di non essere all'altezza come organizzazione e reperimento fondi da sponsor? Ha prevalso la voglia di risparmiare che, in barba ai risultati e alle figuracce internazionali, è il credo già dimostrato ed esibito del maggiore sostenitore della candidatura di Cattaneo? Volontà di non portare la pallavolo in quella Roma che alle elezioni Fipav si era schierata con Magri? Insomma, uno sgarbo motivato in vario modo? Non verrà mai detto, ognuno può farsi una sua idea. Magari chiedendosi come verranno messi a bilancio i soldi della giusta multa prevista da chi all'ultimo momento si tira indietro dall'organizzare una manifestazione tenacemente richiesta. Fidarsi di questa Fipav d'ora in avanti sarà più complicato, probabilmente. Chissà se anche i Mondiali di Torino...
    La notizia della rinuncia è stata anticipata dal Corriere dello sport in edicola lunedì 13 marzo 2017
    Il Foro Italico perde la tappa a cinque stelle del World Tour Fivb di beach volley, in calendario dal 7 all’11 giugno a Roma, in quello Stadio del tennis che ha mandato in archivio memorabili serate da tutto esaurito, sia con la Nazionale nella World League che con lo stesso beach volley.
    Roma insomma sarà costretta ad un altro passo indietro, dopo la candidatura olimpica per il 2024 sfumata e dopo le problematiche che hanno caratterizzato nelle ultime settimane la Ryder Cup del 2022. 
    Stavolta però non ci sono complotti, nè decisioni della politica, perchè il proposito di rinunciare parte dalla Fipav, che tanto si era battuta per essere inserita in calendario. 
    In quella settimana di giugno dunque, al Foro Italico resterà in piedi solo il Golden Gala di atletica, allo Stadio Olimpico. 
    La rinuncia è frutto del primo Consiglio della nuova Fipav, presieduta da Bruno Cattaneo, che andrà in Fivb a Losanna, per annunciare ufficialmente il proposito di ritiro, e prevedibilmente per cercare di trattare uno sconto sulla penale. Della rinuncia si è parlato anche con il Coni e con Coni Servizi, che avrebbe partecipato alla parte organizzativa ma che non può avere voce in capitolo su una cosa decisa dalla Federazione, che condivida o meno la rinuncia. 
    La scelta del presidente Cattaneo e del suo Consiglio Federale, avallata comunque dal Coni (o da Coni Servizi che sia) non può non stupire. In campagna elettorale Cattaneo ha tra l’altro accusato il precedente presidente Carlo Magri di non aver mai saputo sfruttare le medaglie olimpiche. Ebbene, dopo Rio 2016, dopo la fantastica medaglia d’argento conquistata da Paolo Nicolai e Daniele Lupo, era stata chiesto il World Tour proprio per consolidare la grande popolarità guadagnata dai due beacher azzurri, diventati personaggi cercati e conosciuti (per vedere la loro finale olimpica milioni di telespettatori si svegliarono in piena notte). Insomma, rinunciare al World Tour a Roma non sembra una scelta felice, quanto piuttosto un autogol allarmante, segnale forse di una scelta pauperistica (in linea con analoghe scelte al risparmio evidenziate perfino in occasione delle finali al Forum di Assago del Mondiale femminile 2014) della nuova Fipav, difficilmente condivisibile da chi si aspettava gli impulsi promessi per far crescere questo sport.
     http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-la-fipav-cancella-il-world-tour.html