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sabato 29 aprile 2017

VOLLEY Imoco Conegliano, le Champions e la beffa dei calendari tritatutto

Interrompo il silenzio pallavolistico che mi sono imposto, spinto da una considerazione ovvia ma necessaria. In quasi tre decenni di volley è accaduto di subire calendari strani, compressi, discutibili. Ma ciò che è successo quest'anno non ha davvero precedenti e temo possa essere solo il primo di una sciagurata serie, dato che il pasticcio infinito è stato costruito e imposto nell'anno post olimpico, nell'unica stagione libera da vincoli realmente validi e dall'appuntamento dell'Olimpiade e della miriade di inutili tornei di qualificazione, che servono solo a far guadagnare soldi alle istituzioni sportive, svilendo perfino il valore tecnico di questo sport.
L'Imoco Conegliano, A1 femminile, campione d'Italia uscente, è stata eliminata ieri sera da uno straordinario Modena rilanciato da Marco Gaspari, in due sole partite. Domenica Conegliano ha giocato la finale della Champions League, evento piazzato nel bel mezzo della stagione italiana di club e quindi subìto dal movimento, come peraltro accaduto nel maschile. Ora senza mettere in discussione il valore agonistico di Modena, è naturale che l'Imoco del neo ct Mazzanti abbia pagato a carissimo prezzo il fatto di aver dovuto preparare e sostenere l'impegno della final four nel bel mezzo dei play off. Non occorre essere tecnici per capire che in palestra si lavora in modo diverso secondo gli impegni da affrontare.
Senza contare l'aspetto psicologico e nervoso. Non bastasse questa antipatica invasione della Champions League, sia maschile che femminile, nel calendario delle semifinali e delle finali, la Fivb ha giocato con superficialità sulle date e sui criteri di partecipazione al Mondiale di Club. Se un torneo dà la metà dei posti tramite wild card a pagamento, va considerato poco più di un'esibizione allestita per fare soldi (la Fivb) togliendoli dalle tasche dei club. 
Insomma, una pallavolo per ricchi di discutibile appeal sportivo. Morale della favola, Conegliano alla fine ha deciso di non andare in Giappone per un torneo che non le avrebbe dato un grammo di visibilità (con fuso orario penalizzante) risparmiando soldi e fatiche. Giustamente aggiungo. Un segnale che andrebbe preso ad esempio.
La Lega Femminile ha tirato un sospiro di sollievo perche l'Imoco in Giappone avrebbe obbligato a  ridurre schifosamente il calendario della finale (ormai per le semifinali la frittata era fatta e spiaccicata).
Insomma, per potersi giocare meglio la finale, Conegliano ha detto no al Mondiale di club. Ora però è rimasta fuori da tutto, anche da quella finale a cui puntava per riconfermarsi tricolore con una squadra costruita per rivincerlo.
Vogliamo parlare anche della finale scudetto maschile? Il calcio che è il calcio, pone la finale della Champions alla fine della stagione, l'atto più importante che la conclude. Nel volley invece, le date del torneo europeo hanno determinato chela finale scudetto fosse spezzettata in mezzo alla final four di Champions League che si svolge oggi e domani a Roma. Con squadre che la affrontano dopo lunga pausa e altre che vanno in campo pochi giorni dopo (e pochi giorni prima la prossima settimana) di una finale scudetto.
Perchè si accetta questa follia dei calendari imposta dalla Cev? Se questo è il futuro, va drasticamente cambiato l'approccio al campionato, al numero delle squadre partecipanti, alla pletora di inutili turni notturni infrasettimanali, alle partite giocate tutti i giorni, tutte le serie, in tutti gli orari. Una volta si parlava di dilettantismo, di incapacità, del far soldi a tutti i costi infischiandosene della pallavolo e dei pallavolisti. Beh, il discorso è sempre valido, oggi più che mai,
E' cambiata solo la brama di guadagno che anima le federazioni continentali e internazionali, che hanno creato una bolla economica destinata ad esplodere anche chiudendo gli occhi su quanto accade in certi Paesi a cui dovrebbe essere negata la possibilità di ospitare eventi internazionali. La pallavolo continua a sopravvalutarsi, a non misurare la sua reale statura con standard organizzativi e di comunicazione all'altezza dello spettacolo offerto da giocatori e tecnici. Uno sport di professonisti ostaggio di una banda di dilettanti, a cui mancano capacità e professionalità.

La foto di questo post è del sito dell'Imoco Conegliano

giovedì 27 aprile 2017

ATLETICA Una taglia per aiutare Schwazer a far emergere la verità

 La questione doping si è trasformata in un Far West e come avveniva un secolo e mezzo fa nella giovane America, se non si riesce ad arrivare alla verità attraverso la legge, si va oltre e si mette una taglia sui cattivi. Nel caso di Alex Schwazer la taglia è stata messa per smascherare i "cattivi", per far finalmente emergere quella verità che la maggior parte della gente onesta ha ormai avuto modo di capire da tempo: Alex Schwazer non era dopato la mattina dell'1 gennaio 2016, quando per la prima volta nella stria in un giorno così canonicamente festivo, furuno prelevati i suoi campioni di urina a Racines, dove abitava il marciatore azzurro e dove era appena rincasato dopo aver brindato al vecchio e al nuovo anno.
Tra il processo  di Bolzano e la verità, si è messa di traverso la Iaaf, che sta ridicolizzando perfino la legge italiana, rifiutandosi di consegnare i campioni di urina per farli analizzare dal Ris di Parma e far svlgere l'esame del dna. 
L'avvocato Gerhard Brandstatter ha pubblicamente annunciato le sue intenzioni, dopo averlo comunicato alla Procura di Bolzano: «Metteremo una taglia, daremo una ricompensa a chi saprà darci notizie utili a far emergere ciò che è successo realmente. Da Sochi in avanti, si sa che le provette possono essre manomesse. Siamo al centro di un complotto. Abbiamo tutte le certezze ed i riscontri che non c'e' stato alcun caso di doping. Questo è un attacco portato soprattutto nei confronti del professore Sandro Donati, il simbolo dell'antidoping», ha concluso l'avvocato di Schwazer. 
«Contro questo sistema non posso vincere, ma non accetto il verdetto. Di questa vicenda sono la vittima, non certo il colpevole» ha detto Alex anche a Dribbling, la rubrica di Rai2 che andrà in onda sabato alle ore 13.30. 
«Il processo penale - ha detto il marciatore che fu squalificato per doping alla vigilia dell'Olimpiade di Rio - va avanti e voglio la verità. Questa storia sarà importante non solo per me ma anche per altri sportivi. Lo sport deve cambiare le regole, che siano uguali per tutti, non solo per chi lo pratica ma anche per funzionari, medici e dirigenti. Il mio campione di urina deve essere portato in Italia, sottoposto ad indagini accurate per capire bene di cosa si tratta».  
Sandro Donati ha ricordato che in meno di un anno «Schwazer si e' sottoposto a piu' di 60 controlli a sorpresa presso l'Ospedale San Giovanni, rinunciando alla finestra Wada e dando la piena disponibilità per tutto il giorno. Ora chiediamo il test del Dna sul campione di urine. Se il magistrato accerterà l'innocenza di Alex, puntiamo a farlo tornare alle gare. E vi garantisco che sara' difficile battere Schwazer in una sola gara da qui a Tokyo 2020».

martedì 25 aprile 2017

CINEMA L'avenir - Le cose che verranno

 
L'AVENIR - Le cose che verranno. Regia: Mia Hansen-Løve. Interpreti:  Isabelle Huppert, Edith Scob, Roman Kolinka, André Marcon, Marion Ploquin, Sarah Le Picard, Solal Forte 

 Perchè L'avenir alla fine non lascia soddisfatti come si si aspettava ognun lo metterà a fuoco parlandone, rivivendo l'atmosfera globale in cui la storia si svolge. Il titolo italiano, Le cose che verranno, traduce ma non rende ciò che si vede, a meno che non si intenda retrodatare e le cose che verranno erano quelle che ci si aspettava fossero in gioventù, gli ideali che si trasformano in realtà, i pensieri che si adeguano. 
Per certi versi il film ricorda le opere di Rohmer, ma poi nella sostanza non esplica, non dispiega le ali dalla semplicità repressa di personaggi dall'elettrocardiogramma emotivo piatto. Se il film è costruito sull'interpretazione di Isabelle Huppert, a cui ormai si chiede freddezza, implosione, contenimento espressivo e dialettico, penso si corra il forte rischio di manierismo. Il modello è quello di Elle, l'altro film della Huppert attualmente nelle sale italiane, ma quel film aveva ben altra vivacità e spessore, aveva un senso diverso e preciso. Assai più stimolante e articolato, reattivo.
L'avvenire della professoressa Huppert è una serie di perdite, per motivi diversi le sue certezze, le sue consuetudini si dissolvono: i tempi cambiano, le idee mutano, anche i rapporti amorosi peraltro vissuti senza troppa passione, quasi un dovere. E non c'è differenza tra il reclutamento e l'assistenza degli studenti (altro che scioperi per le pensioni...), l'accorrere dalla madre anziana, sola, capricciosa e malata, il preparare pranzi e cene per un marito altrettanto distante, per figli i cui caratteri non lasciano trapelare un vero affetto, preoccuparsi per un gatto a cui dice di essere allergica (ma chissà se è vero?).
La scintilla di passione, comunicata allo spettatore ma soffocata e trasformata nella realtà, è viva solo nel rapporto rimasto con lo studente prediletto, futuro scrittore alternativo, anche nei fatti, nelle scelte di vita. Un interesse composto, soffocato, forse represso, o forse no. Anche lui però si trasformerà in un ideale perduto, la stima di un tempo diventa critica e filosofico disprezzo. 
Ma la professoressa Huppert, che insegna Filosofia, vive tutto come se non la riguardasse, senza palpitazioni, ritrovandosi imprigionata in una claustrofobia sentimentale e non solo, che le impedisce di liberare stati d'animo, delusioni, rancori. 
Marito, casa editrice, madre, figli, studente ammiratore che si trasforma in critico: come si fa a definire libertà l'avvenire che ha accolto la professoressa Huppert? Così algida, così fredda nelle sue manifestazioni emotive: due lacrime, un piantarello soffocato e si riparte. Più libera? Più che altro senza legami e, in apparenza, senza stimoli. Nemmeno uno splendido gatto nero dagli occhi brillanti riesce a scuoterla, come se in realtà restare senza legami non sia sufficiente a donarle la vera libertà.



sabato 22 aprile 2017

(fanta)CALCIO La Roma cerca un altro specialista di goleade: arriva Emery?

Dal momento in cui l'addio di Luciano Spalletti alla panchina della Roma è dato per certo, il club giallorosso è a caccia di un successore al'altezza dei precedenti recenti allenatori. Si cerca insomma un altro specialista di goleade, subite, che possa essere all'altezza di Spalletti (1-7 con il Manchester United nel 2007) e Garcia (1-7 con il Bayern Monaco all'Olimpico nel 2014), che erano al timone in occasione delle più recenti e ampie disfatte romaniste. Chi meglio di Unai Emery Etxegoien per continuare la tradizione? La sua candidatura ha preso corpo dopo l'1-6 storico rimediato dal suo Paris Saint Germain  al Nou Camp contro il Barcelona, capace di segnare tre gol negli ultimissimi minuti.
In extremis si potrebbe aggiungere anche Pioli, che ieri ha visto la sua Inter (ma forse ancora per poco) prenderne 5 a Firenze dopo essere stata in vantaggio. Ma Pioli è italiano ed ex laziale, la Roma preferisce guardare all'estero... In corsa ci sarebbe stato anche Gasperini, dopo l'1-7 rimediato dalla sua Atalanta a San Siro con l'Inter. Ma Emery resta favorito perchè la Roma preferisce un tecnico con esperienza di Champions League...

venerdì 21 aprile 2017

CALCIO Sorteggio Champions, l'abito non fa...il Monaco

Non condivido l'enfasi ottimistica con cui è stato accolto il sorteggio delle semifinali di Champions League. Stavolta l'ex juventino Ian Rush, gallese e dunque padrone di casa della finale di Cardiff, ha assegnato ai bianconeri i francesi del Monaco.
Premesso che sono d'accordo con Bonucci e con chi ritiene che siano gli altri a doversi preoccupare di eliminare questa Juventus così solida e che a questo punto ogni avversario è forte, contro il Monaco non sarà una passeggiata.
Questo Monaco, giovane e leggero, ha dimostrato di avere l'incoscienza necessaria per realizzare grandi imprese: c'è riuscito a Manchester col City e a Dortmund col Borussia. Segni particolari: segna molto, subisce altrettanto. Attacco imprevedibile, con due campioni come Falcao, rigenerato nel Principato, e la giovanissima stella Mbappè. Sa agire in contropiede e sa far male affondando colpi se la difesa avversaria denuncia smagliature.
Detto questo. è una squadra che ha palesato anche limiti difensivi, ma ha il pregio di non arrendersi mai.
Voltandosi indietro, va ricordato che due anni fa fu proprio il Monaco nei quarti di finale a far soffrire di più la Juve, che approcciò male la partita di ritorno, dopo lo striminzito successo (un rigore di Vidal) allo Stadium, e rischiò molto. 
Ma la cabala dice anche che quando la Juve trova il Monaco in Champions, e lo elimina, poi arriva in finale. 
Insomma le credenziali del Monaco sono inferiori a quelle di Atletico Madrid e Real Madrid, ma l'abito non fa il Monaco e se questa squadra è arrivata in semifinale partendo dal terzo turno dei preliminari, significa che è in possesso di qualità che sarebbe un errore sottovalutare. Ma non credo che la banda di Allegri farà questo sbaglio. 
personalmente poi, vado controcorrente e dico che avrei preferito giocare la prima in casa, arrivare ai supplementari col rischio di subire un gol che vale doppio e uccide la partita, è un'ipotesi sempre inquietante. 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/04/calcio-barcellona-juventus-0-0.html 

mercoledì 19 aprile 2017

CALCIO Barcellona-Juventus 0-0


Per la decima volta la Juventus entra in semifinale nella Champions League. Al Camp Nou non è successo nulla di quanto si sperava in Catalogna e nel pianeta terrestre Gufonia: il Barcellona non ha segnato tre gol in sei minuti come si era augurato il tecnico Luis Enrique, il Barca non ha vinto come aveva fatto nelle ultime 15 gare casalinghe, non ha segnato il 67° gol consecutivo, non ha rimontato i bianconeri come aveva fatto con il Paris Saint Germain.
E' accaduto ciò che il popolo bianconero sperava: la Juventus non ha perso, non ha subito nemmeno gol, mantenendo il record di due soli reti incassate in dieci partite di Champions tra gironi, ottavi e quarti.
D'accordo, dopo cinque successi esterni consecutivi, stavolta non ha segnato nè vinto, ma è poca cosa rispetto al valore della promozione alla semifinale, dove troverà una tra Real Madrid, Atletico Madrid, Monaco. Forse è il caso che in Spagna tocchino ferro, visto che metà del contingente iberico di Champions è stato fatto fuori da Dybala & C. (Siviglia e Barcellona). Concordo con Bonucci: sono le altre a doversi preoccupare di evitare la Juventus, anche perchè quella più infida pare proprio il Monaco, squadra infida, sgusciante, fresca e nuova (con la stellina Mbappè: unico a segnare cinque reti nelle prime quattro gare di Champions ad eliminazione diretta). Il Monaco non ha una difesa di ferro, ma segna molto, in casa e fuori. L'Atletico Madrid è per certi versi simile alla Juve: ha subito solo 5 reti quest'anno in Europa, scorbutico da affrontare ma meno brillante in attacco e all'andata ha domato il Leicester solo con un rigore inesistente. Del Real Madrid si sa tutto: anche quando non pare in serata può contare su Ronaldo e sull'arbitro, come ha dimostrato il doppio confronto con il Bayern e l'arbitraggio di Kassai martedi sera al Bernabeu.
A proposito di arbitro, l'olandese Kuipers è stato il migliore al Camp Nou: la Juve con lui non ha vinto nemmeno stavolta, ma è un dettaglio e si è sempre sentita garantita dall'impeccabile condotta dell'olandese che non si è fatto intimidire dal pianto continuo dei catalani, ha lasciato correre il giusto, ha fischiato con il sorriso e con la necessaria autorevolezza e decisione, senza irritare. Una serata che lo proietta tra i favoriti per fischiare nella finale di Cardiff.
E veniamo alla partita. Un'ottima Juventus, che come all'andata ha giocato con il cuore e con la testa, con notevole concentrazione e forza mentale, finchè il fisico ha sorretto i suoi attaccanti corridori. Non ha saputo concretizzare e ha sbagliato troppo spesso l'ultimo passaggio, ma le condizioni per il gol le ha sapute creare. In certi momenti ha subito molto, ma come si fa a non subire contro Messi e compagni? 
In fondo Buffon non ha dovuto sfoderare un intervento prodigioso, ha sbagliato un'uscita e poteva costar caro, ma per fortuna Messi si è divorato l'1-0. Per il resto, ha accompagnato con lo sguardo i tiri del Barca fuori dallo specchio della sua porta. Interdizione alta, raddoppi di marcatura, gabbie dentro le quali si è persa la genialità del Barcellona, arrivato al tiro sempre con poca lucidità e misura.
In definitiva la Juventus ha giocato con grande cosapevolezza, da grande squadra, senza mai perdere la testa. Messa in campo al meglio da Allegri, un allenatore che ora scopriranno tutti, salendo sul carro giusto dopo averlo denigrato e sottovalutato troppo a lungo. 
E se dopo la finale a Berlino due anni fa era stato Pirlo ad uscire in lacrime, stavolta a piangere è stato Neymar, consolato da Cuadrado e dai brasiliani della Juve, Neto, Dani Alves, Alex Sandro.
Peccato il giallo a Khedira, salterà la prima semifinale.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/04/calcio-juventus-barcellona-3-0.html 

domenica 16 aprile 2017

CINEMA In between - Libere disobbedienti innamorate

IN BETWEEN - Libere disobbedienti innamorate. Regia: Maysaloun Hamoud. Interpreti: Mouna Hawa, Shaden Kanboura, Mahmoud Shalaby, Riyad Sliman, Sana Jammelieh

Il titolo originale, In between, esprime molto meglio quel senso di incertezza, di sospensione tra mondi diversi e contrastanti, che il film cerca di raccontare. Tre giovani donne arabe a Tel Aviv, in fuga e sospese tra origini e futuro, fra una tradizione opprimente e il desiderio di inseguire altro, liberamente e senza vincoli decisi da altri. 
Superando il fastidio che a un non fumatore darà vedere fumare tutto il tempo le protagoniste (pochissime le scene senza canne o sigarette consumate), e rimpiangendo l'impossibilità di vedere il film in lingua originale, In between è da consigliare, nonostante quanto si possa leggere da commentatori militanti in servizio permanente, per cui ogni film deve parlare di tutto, altrimenti è parziale e fuorviante. In between non racconta della città militarizzata o degli altri episodi di repressione attuati dagli israeliani nei confronti degli arabi. Ma un messaggio chiaro e forte lo fornisce, ed è un messaggio che va bene ad ogni latitudine, anche in Occidente dove ogni giorno donne muoiono uccise dai loro ex compagni, presunti innamorati (una persona che ama davvero non può uccidere il soggetto del suo amore): la reale emancipazione femminile, la reale libertà conquistata dalla donna, può concretizzarsi con la presa di coscienza dell'uomo. 
Non per sminuire la valenza femminile, ma per sottolineare la correità dell'uomo, che da padrone a cui fa comodo rispettare consuetudini e ruoli detestabili (in questo caso espressi dal costume familiare dei matrimoni combinati, che in certi Paesi sconfina nella pedofilia (considerata l'età delle giovanissime spose bambine).
Il rispetto della tradizione. In questa storia che vuole essere appunto UNA storia e non LA STORIA degli arabi in ISRAELE, si alza il velo sulla grande ipocrisia della religione, di ciò che si dice in modo ipocrita e ciò che si fa, in maniera violenta, sia concettuale o fisica. E se perfino l'uomo che sembra più moderno e progressista nel vivere la sua storia di amore, si rivela poi arretrato nè più, nè meno degli altri, significa proprio che solo con il cambiamento degli uomini si può realizzare un mondo diverso, libero dalle ipocrisie delle religioni e delle tradizioni vessatorie delle libertà individuali.
Dimenticavo: una colonna sonora molto interessante.


sabato 15 aprile 2017

VOLLEY E MEDIA Laola Tv chiude la diretta senza trasmettere il Golden set di Tours-Trento

Ciò che è avvenuto stasera è in sintonia con gli aspetti più deteriori della pallavolo, quella europea in questo caso. Laola tv, la televisione scelta dalla Cev per la trasmissione delle partite delle coppe europee e non solo, ha chiuso la diretta della finale di Cev Cup tra Tours e Trento dopo il quarto set, credendo che sul 3-1 la partita fosse finita. Per poi riprenderla a golden set ampiamente in corso, quando molti avevano ormai chiuso il collegamento maledicendo a 360 gradi.
Non è uno scherzo, è successo davvero. Come se non bastasse l'amarezza per la sconfitta di Trento dopo il 3-0 dell'andata (in qualsiasi altro sport la Coppa sarebbe stata vinta da Trento, somma set nelle due partite 4-3 per i trentini), il Golden set non è stato trasmesso integralmente in tv.  Il set di spareggio, che assegnava la coppa (vinta dal Tours allenato dal marchigiano Giampaolo Medei, in campo il libero Henno campione d'Italia con la Lube dopo gli anni di Roma) non è stato visto dall'inizio. Ma si può essere così dilettanti? Nel mondo del volley di dilettanti che pensano di essere professionisti ce ne sono molti, in vari posti organizzativi e non solo. Dopo questa perl a possiamo aggiungere anche la tv del volley. Ma qualcuno darà una giustificazione per l'accaduto? Chi si è accorto della gaffe riattivando la trasmissione intorno al decimo punto, sul 4-4...?). Lo stesso che aveva chiuso la diretta o è intervenuto qualcuno a far rimediare alla gaffe?

CALCIO Pescara-Juventus 0-2, Dybala secondo Ferri su Mediaset Premium

Riccardo Ferri con l’Inter vinse uno scudetto, una coppa Itaia, una supercoppa e due Coppe Uefa. Ora fa il commentatore a Mediaset Premium e talvolta i suoi commenti appaiono decisamente inadeguati. Per la serie: ma ti rendi conto di quello che dici?
Dopo Pescara-Juventus, vinta dai bianconeri con una doppietta di Higuain, c’è apprensione per la caviglia di Dybala a tre giorni e mezzo da Barcellona-Juventus di Champions League. Toccato duro da Muntari per due volte, ma solo il primo fallo, nel primo tempo, è stato sanzionato con il cartellino giallo. Sarebbe stato sacrosanto anche il secondo, intervento diretto e forte sul piede destro dello juventino, che dopo qualche minuto è uscito dal campo.
Ebbene, secondo Ferri, un po’ quel fallo Dybala se l’è cercato, ha dimostrato di essere ancora inesperto e ingenuo perché dovrebbe imparare a dare via la palla senza insistere troppo a dribblare tenendosela tra i piedi. E d’ora in avanti sarà sempre peggio per lui perché tutti vorranno cercare gloria fermandolo, costi quel che costi.Il succo del riassunto è il mio, il concetto è di Ferri. Insomma, se Dybala si è beccato un duro fallo da Muntari, che avrebbe dovuto essere espulso per seconda ammonizione è colpa sua. Strana teoria, giustificabile solo col fatto che Ferri quando giocava era un difensore piuttosto rude.
Peccato però, che nell’azione del secondo fallo di Muntari, quello della super botta alla caviglia, Dybala fosse sgusciato via senza alcun dribbling di troppo, ma agilmente involandosi. Non a caso il fallo di Muntari è arrivato da dietro e lateralmente. Insomma, Dybala non stava facendo il Sivori, non irrideva l’avversario dribblando e ridribblando.
Verrebbe da osservare che forse è invece Ferri che tiene troppo il microfono, dovrebbe darlo via più in fretta, per evitare di dire sciocchezze. Anche se per lui ormai non ci sono più cartellini gialli, nemmeno dall’arbitro in studio…



venerdì 14 aprile 2017

MUSICA Anderson, Rabin e Wakeman di nuovo Yes

ARW, l'acronimo che indicava il trio composto da Jon Anderson, Trevor Rabin e Rick Wakeman che si è formato con l'intento di suonare in giro per il mondo la musica degli Yes, ha cambiato nome.
Yes feauturing Jon Anderson, Trevor Rabin, Rick Wakeman
è il nuovo nome della band. Come viene spiegato sul nuovo sito da Jon Anderson, «Lo volevano i fan, lo volevamo noi, è nostro diritto usare questo nome. La musica degli Yes è nel nostro dna».
Oltre a Jon Anderson (voce), Rick Wakeman (tastiere) e Trevor Rabin (chitarra), nella band suoneranno Lee Pomeroy (basso) e Louis Molino III (batteria).

martedì 11 aprile 2017

CALCIO Juventus-Barcellona 3-0


Forse non sarà stata la Juventus perfetta ma ci è andata vicina. Fosse entrato il quarto gol sarebbe stato ancor più rassicurante per i bianconeri, ma è anche vero che Buffon ha compiuto uno straordinario intervento su Iniesta (se l'ìè perso Dani Alves sul taglio di Messi), sull'1-0, e che un paio di tiri dei catalani non sono passati molto lontano dai pali della porta bianconera.
La Juventus ha giocato una gara tatticamente accorta e precisa, dimostrando di aver studiato benissimo l'avversario,  di avere fiato e testa. Ma poi, come sempre, i lampi dei singoli e il gioco della squadra hanno concretizzato il punteggio. Un gol su azione dalla fascia destra, con il consueto tocco di Cuadrado e l'invenzione di Dybala che si è girato colpendo col sinistro a giro. Un gol su azione dalla fascia sinistra con Mandzukic determinante nell'affondo e nell'intelligente passaggio indietro verso un Dybala lasciato solo dalla difesa del Barcellona: e il suo sinistro è stato implacabile.
Una Juve tosta e decisa, che ha reso subito amara la serata di tutta l'Italia gufante, di quei poveracci che non avendo una squadra  propria per cui tifare su ribalte del genere, di volta in volta si attaccano ai rivali della Juventus.
La quale nel secondo tempo ha reso corposo il vantaggio: il precisissimo colpo di testa di Chiellini, che ha trafitto in diagonale Ter Stegen anticipando e beffando la marcatura di Mascherano.
Centrocampo solido con Khedira e Pjanic in ottima serata, difesa attenta e pulita, saggia la scelta di Allegri di puntare su Alex Sandro a sinistra. Rincon a a questi livelli, subentrando, ha dimostrato un po'di ingenuità, concedendo al Barcellona l'unica punizione poco fuori area, che avrebbe potuto rivelarsi fatale. Forse era meglio mettere Marchisio. Ma Allegri sa cosa fare e anche stasera ha dimostrato quanto siano importanti per questa Juventus la sua bravura e le sue qualità di gestore.
Ora ci si chiede se la Juve possa fare la fine del Paris St.Germain, a cui  non bastò un 4-0 casalingo per qualificarsi, subendo l'incredibile rimonta del Barca, che vinse 6-1 all'ultimo respiro. Vedremo. Allora dicemmo un po' tutti che la Juve non si sarebbe mai fatta rimontare quattro gol. Tra una settimana vedremo...


 I gialli inventati
L'arbitro Marciniak, polacco, non mi è piaciuto, soprattutto quando ha sventolato cartellini gialli, spesso a sproposito, talvolta sbagliando clamorosamente come nel caso di Mandzukic, punito nel secondo tempo per...aver  subito un fallo  che lo ha fatto cadere rovinosamente. Ma anche l'ammonizione a Khedira per una presunta simulazione è stata un'ingiustizia. Come quella data a Lemina.

Messi, fair play dimenticato
Non è stato bello vedere Messi rifiutare l'abbraccio di Mandzukic dopo un contrasto tra i due, quando peraltro era stato l'argentino a commettere fallo trattenendo per il braccio il croato. Forse quando si sta perdendo riesce più difficile sfoggiare fair play. Bello invece, visti i precedenti (ricordate i Mondiali in Brasile? Il morso di Suarez a Chiellini in Italia-Uruguay?) l'abbraccio tra Chiellini e Suarez: un duello tosto ma corretto tra di loro.

domenica 9 aprile 2017

ROMA Forte Trionfale, ora tocca ai tecnici fare i conti

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/roma-forte-trionfale-riqualificato-sara.html

Sia pure in ritardo di una settimana, mi permetto semplici considerazioni dopo aver partecipato per tre ore all'assemblea nell'hangar all'interno del Forte Trionfale, lo scorso sabato 1 aprile.
I tecnici hanno sintetizzato le varie proposte formulate dalle associazioni e da qualche singolo cittadino, provando ad assemblare il tutto, rappresentando le varie istanze nella "mappa" che illustra questo post.
Sperando che la questione non diventi politica, come ad un certo punto degli interventi è parso, e che quindi assuma colorazioni diverse da quelle che dovrebbero ispirare tutta l'operazione, qualcosa di nuovo si è saputo.

1 - abbiamo appreso con sconcerto, malumore ma in fondo non sorpresa, che il Demanio non vuole restituire l'area alla città, ovvero non rinuncia a farsi pagare lo spazio di cui l'Esercito ha usufruito per decenni sottraendolo alla cittadinanza. 

2 - chi farneticava di uno spazio senza parcheggi per le auto non sarà accontentato, perchè ci sono norme di legge al riguardo (e per una volta aggiungo: meno male...)

3 - i soldi non ci sono. I fondi pubblici per realizzare la riqualificazione e soprattutto per poi mantenerla senza il degrado che accomuna ormai troppo strutture capitoline, sono assai limitati. I progetti vanno fatti pensando già a quanto occorrerà per mantenerli

Considerazioni
Mi fermo qui per mettere a fuoco un paio di punti che mi sono parsi essenziali per inquadrare nel modo corretto tutta l'opera di riqualificazione.
Non conosco la palazzina Missana (mai vista) quindi non so dire se l'intransigenza nel volerla considerare un bene pubblico inalienabile sia giustificata o meno. E mancando fondi bisogna pur trovarli in qualche modo, anche se costeranno qualche rinuncia. Altrimenti il rischio che si faccia poco o nulla mi pare sia concreto.

Sono rimasto stupito dall'atteggiamento e dal "rimprovero" formulato dal tavolo, con la signora architetto che ha sottolineato come di idee i cittadini ne abbiano fornite molte ma senza suggerire e produrre i costi, senza insomma mettere a fuoco le spese necessarie nè come reperire i soldi.

D'accordo, l'apertura alla partecipazione popolare è solo da applaudire e lodare. Ma a questo punto la cittadinanza andrà ascoltata e consultata per una ulteriore condivisione quando le parti istituzionali avranno idee più chiare su cosa si può fare e cosa no, sull'entità dei fondi pubblici disponibili.
Ad ognuno il suo lavoro, le sue competenze. Solo chi è nelle istituzioni conosce le leggi e le norme che regolano questo genere di attività. Solo i tecnici preposti possono avere un'idea di quanti soldi servono per realizzare ciò che è realizzabile, di quanti soldi servono per mantenere ciò che verrà senza vederlo andare in malora (chi abita in zona pensi al Parchetto di via Fornelli, ai cancelli che lo chiudono, alla spazzatura che non viene tolta, alla via clandestina d'ingresso... Tanto per citare un esempio che chi abita qui conosce bene).
Queste cose non possono essere chieste ai cittadini: spesso c'è divergenza di opinioni perfino tra tecnici, architetti, legali, figuriamoci se io, io inteso come cittadino ignorante di norme e questioni tecniche, posso risultare utile.
Riguardo i fondi, bisognerà ricordare che in questa fase servono preventivi con entrate certe, che possono essere messe a bilancio, non ipotesi di soldi che arrivano da attività commerciali soggette all'incertezza del mercato.
Ma sono solo le istituzioni che possono, anzi debbono, trovare queste risorse, probabilmente cercando marchi commerciali a aziende che possono avere interesse a fungere da sponsor, in cambio di visibilitù e magari di altro.
Non si può progettare un qualcosa sperando di ripagarselo vendendo...biglietti per il cinema (è un esempio, magari ci fosse un cinema) o applicando ai parcheggi un prezzo non correttamente popolare come ipotizzato da qualcuno (basta il Policlinico Gemelli, in zona, a salassare i malcapitati parenti dei malati con tariffe ignobilmente elevate).
Insomma, cari politici, ora il lavoro dovete farlo voi, con la competenza del ruolo e la conoscenza di norme e leggi.
Quando alla cittadinanza verrà fornito un quadro realistico e reale di quanto si può fare, sarà di nuovo il momento di condividerlo.
A presto. Si spera,

 

lunedì 3 aprile 2017

ATLETICA Kalomiris, da Roma a Roma passando per la maratona olimpica di Rio 2016

 Dal Corriere dello Sport-Stadio


Potrebbe essere una storia da film, uno dei molti copioni che la Maratona di Roma propone, se si gratta sotto le aride cifre, posizioni, tempi, ordine d’arrivo. La differenza è che questa storia è accaduta davvero e Michael Kalomiris non è un personaggio di fantasia ma un avvocato greco, un runner amatore in carne, ossa, e un lavoro che non ha nulla a che fare con l’atletica. Due anni fa, quando preparò la sua agile valigia per venire a correre la Maratona di Roma, si era messo in testa di ottenere un buon tempo, una prestazione di cui poter andar fiero una volta tornato in ufficio, nelle aule di tribunale. Quella domenica piovve e tirò vento, tanto vento a sferzare il viso dei coraggiosi maratoneti, che furono elogiati perfino da Papa Francesco. Ma nonostante il tempo infame, Michael Kalomiris chiuse la sua fatica in meno di due ore e mezza: 2 ore.29:23, ottavo posto in un a classifica orfana di molti tra i runner più quotati, ritiratisi strada facendo.
Un atleta amatore, lo dice la parola, corre senza pensare di essere un campione come... quelli veri, che vanno all’Olimpiade, sono sponsorizzati e convocati nelle Nazionali. Infatti Kalomiris tornò in Grecia senza sapere, senza rendersi conto di ciò che aveva fatto. Non sapeva che arrivando ottavo in una maratona Iaaf Road Race Gold Label, come appunto è la Maratona di Roma, si diventa convocabili per l’Olimpiade. Micheal, come l’Alice cantata da Francesco De Gregori, tutto questo non lo sapeva. E non lo ha saputo fino alla primavera dello scorso anno, quando non gli venne in mente di andare a cliccare la pagina del sito di atletica dove trovò il suo nome tra coloro che erano stati convocati per l’Olimpiade. Era maggio, mancavano solo tre mesi a Rio 2016!
Maratoneta olimpico a sua insaputa, l’avvocato Kalomiris decise che l’occasione andava sfruttata. Si sarebbe preparato nel miglior modo possibile per partecipare e concludere la massacrante prova olimpica.
«Chiesi tre mesi di permesso allo studio legale e non solo li ho avuti, ma tutti sono stati pronti a sostenermi. Per me è stato molto importante» spiegò l’avvocato podista. «Quando ti piace davvero qualcosa, devi trovare il modo di realizzare il tuo sogno». E ora che il sogno olimpico l’ha vissuto (132° a Rio in 2 ore 37:03), ha deciso di tornare sul luogo dell’impresa:domenica 2 aprile ha corso di nuovo a Roma, piazzandosi 16° in 2:29:39. Un tempo vicinissimo al 2:29:23 che gli permise di coronare un sogno due anni fa.
 «Sono nato ad Atene e vivo ad Egaleo City, vicino Atene. Mi sono laureato nel 2010 alla Scuola di Legge di Atene e da quattro anni lavoro come avvocato civilista. Ho cominciato a correre da ragazzo, sia sulle distanze medie che lunghe, perchè mio padre Christos era un podista, correva le lunghe distanze eed era tesserato per uno dei più importanti Club di corse su strada di Atene. Per qualche anno non ho corso con assiduità ma poi ricominciai ad allenarmi e a partecipare a corse su strada non troppo lunghe iniziando il sodalizio con il mio allenatore Nikos Psaromichalakis, anche lui un runner appassionato e grazie al suo aiuto sono arrivato addirittura a partecipare all’Olimpiade di Rio de Janeiro. Il mio sogno di bambino che si è realizzato».  
Michael racconta quali sono stati i suoi campioni prediletti.
«Mi piace guardare l’atletica, mi è sempre piaciuto, specialmente le maratone. I miei favoriti sono stati Emil Zatopek e Haile Gebrselassie. Mi piace anche seguire il calcio e il basket. Sono un grande tifoso dell’Olympiakos e del Milan». 
Quando non corre, ama ascoltare musica e guardare film.
«Sì, nel mio tempo libero mi piace andare al cinema, specialmente per vedere film d’azione con i miei attori preferiti: Jason Statham, Gerald Butler e Denzel Washinghton. Invece la musica mi piace soft, perchè mi rilassa dallo stess e dalla fatica quotidiana: Whitney Houston, amavo la musica di Michael Jackson».
Cosa si prova nel ritrovarsi catapultato in un’Olimpiade, in una maratona che era abituato a guardare in tv?
«Sono stato veramente orgoglioso di rappresentare il mio Paese ai Giochi di Rio. Come dicevo, si è realizzato un sogno che avevo da bambino. E’ stata un’esperienza davvero grande, la porterò con me per tutta la vita. E ora sono felice di correre ancora la Maratona di Roma, come due anni fa, quando grazie a Roma ho costruito senza nemmeno rendermene conto il mio sogno olimpico. Il mio viaggio per Rio cominciò proprio qui... Voglio ringraziare ancora una volta Castrucci per questo invito». 

ATLETICA Tola e Tusa, l'Etiopia regna nella Maratona di Roma



La Maratona di Roma è sempre africana, ma con la doppietta della T2, Tola e Tusa trionfatori solitari delle due gare di ieri rese più complicate dalla pioggia, l’Etiopia ha concluso il suo inseguimento al Kenya, sorpassandolo nell’albo d’oro complessivo. Sedici successi etiopi, quindici kenioti. Nonostante la pioggia, che per un lungo periodo è stata violenta e corposa mettendo tutti in difficoltà, è stata una bella corsa, al punto che il giovane Kitata Shura Tola, non ha ancora compiuto 21 anni, è arrivato a soli 13 secondi dal primato della corsa, migliorando di un minuto e mezzo il suo personale (terza prestazione di sempre su suolo italiano).
     Tola ha allungato al km 35 sfoggiando sicurezza e forza con gli ultimi cinque chilometri davvero notevoli e presentandosi in via dei Fori Imperiali con la forza e la voglia di sprintare alla grande fino all’ultimo metro, anche per guadagnare il bonus supplementare previsto nel caso fosse sceso sotto le due ore e 8 minuti. Sorridente, contento e vincente.
    «Quando il ritmo è calato, ho deciso di allungare, anche se era difficile correre sotto l’acqua. Ero venuto qui molto ben preparato e sapevo di poter vincere, secondo il mio allenatore Haji Adilo valevo un tempo sotto le 2 ore e 07, ci fossero state condizioni atmosferiche migliori magari ce l’avrei fatta. Mi è piaciuto tantissimo correre a Roma, è stato emozionante».
    Terzo un anno fa quando era partito da lepre, Ruto ha scalato il podio di un gradino giungendo secondo e dando appuntamento al prossimo anno per quel successo che sperava di poter agguantare. «Nel 2018 ci proverò di nuovo».
     Il campione italiano di maratona, Ahmed Nasef, 42enne di origine marocchina,  tesserato per l’Atletica Desio si è piazzato settimo con un tempo superiore alle sue aspettative: «Sì, speravo di chiudere in 2 ore 13, o 14, ma correre da solo e con quella pioggia non è stato facile»  



Chota Rama Tusa ha fatto il bis, stracciando ogni avvarsaria nella prova femminile. Avrebbe dovuto gareggiare a Houston, ma le leggi restrittive volute dal presidente Trump gli hanno impedito di ottenere il visto, così ha dirottato la sua attenzione su Roma. Dove peraltro aveva già vinto l’anno scorso, e con i soldi del premio aveva detto di voler comprare una casa.  «Sì, l’ho fatto, è a 25 km da Addis Abeba. Ora con questa seconda vittoria avrò i soldi per farla ancora più bella e più grande. All’inizio non si andava troppo veloci e quando ho voluto scattare, me ne sono andata. Sapevo di poter vincere ma la pioggia ha reso tutto più difficile, andando più forte avrei rischiato di scivolare e non volevo proprio perdere questa Maratona di Roma. Nel finale ho sofferto un po’ ma non ho mai avuto paura di perdere, avevo talmente vantaggio...Oggi è stata una gara particolare, ma questa vittoria mi dà ancora più fiducia nei miei mezzi e l’anno prossimo tornerò per provare a fare tris, come la mia amica e compagna di allenamenti Firehiwot Dado (che vinse dal 2009 al 2011, ndr), che attualmente non corre perchè ha avuto un bimbo». Fino a tre anni fa la Tusa correva in pista sui 10.000 ma soltanto per il suo club, senza mai affrontare una gara internazionale, 33.00 il suo personale.
    Registrate le 60.000 presenze alla Fun Run, le 76.000 partecipazioni globali, l’appuntamento per il 2018 è fissato all’8 aprile, di nuovo in concomitanza con la Maratona di Milano. «Roma e Milano sono due maratone veloci, tecnicamente eccellenti benchè diverse: ma per raggiungere il livello delle Major devono crescere. Nonostante la concomitanza» ha commentato Stefano Baldini, oro della maratona ad Atene 2004 e dt della Fidal.

Virginia Raggi, sindaco di Roma, ha sorpreso molti restando dall’inizio alla fine sul palco autorità, dove ha dato il via alle varie ondate della Maratona e alla Fun Run, dimostrando di divertirsi. Ha stretto la mano ad Alex Zanardi, al sesto trionfo nell’handbike, ha risposto alle domande, reiterando le motivazioni del no alla candidatura olimpica di Roma 2024.«Roma presta un palcoscenico meraviglioso. La partenza? Un effetto bellissimo. Devo dire ero emozionata anche io, non avevo mai dato il via e non avevo nemmeno mai assistito a una partenza di questa maratona. Stiamo lavorando per sviluppare molte manifestazioni di questo genere. Vogliamo far sì che Roma sia sempre più accogliente per eventi così grandi, ma anche per eventi più piccoli. Gi atleti sono stati grandiosi nonostante la pioggia. Io non posso che fare i complimenti a tutti».
   

«Il maltempo ha complicato certamente le cose - spiega Alex Zanardi, alla sua sesta vittoria a Roma - ma correre a Roma è sempre un privilegio. Io mi ero preparato bene e fino a metà andavo fortissimo, ero 45 secondi sotto il tempo dello scorso anno. Dopodiché è crollato il cielo, è caduta giù un sacco d’acqua e nelle curve bisognava rallentare moltissimo per non ribaltarsi. E ogni volta dovevo riprendere il ritmo. Sono felicissimo, correre a Roma non solo è bellissimo perché è la città più bella del mondo, ma porta anche bene».
    Annalisa Minetti, cantante e campionessa paralimpica non vedente era all’esordio ed è riuscita a completare la sua gara con il record europeo per la categoria T11 (2.47:13). «I sanpietrini per me sono stati devastanti, ma mi sono divertita tanto e sono felice di averla finita col primato». Sono arrivati in 13.312. Ultima al traguardo la 63enne romana Carla Cofini, 7.24.48, poco più di 5 minuti entro il tempo massimo. Tra i consiglieri comunali Angelo Diario ha chiuso in 3.00:30, precedendo Stefàno (3.36:42). Soddisfatto il presidente del Comitato organizzatore, Enrico Castrucci: «Abbiamo avuto vincitori con tempi eccezionali nonostante la pioggia, e una risposta di partecipazione incredibile, ormai il nostro evento è amato da tutti». Il presidente del Coni, Giovanni Malagò ha corso per una decina di chilometri accanto a Leonardo Cenci: «La Maratona di Roma è unica al mondo, non sarà la più veloce ma oggettivamente ha qualcosa che gli altri non hanno».


UOMINI
1. Shura Tola (Eth)     2:07:28
2. D. Ruto (Eth)     2:09:08
3. B.Bitok (Ken)     2:09:13
4. M. Kipsaat (Ken) 2:09:19
5. W.Seyoum (Eth) 2:09:27
6. S.Biratu (Eth)     2:12:18
7. A. NASEF       2:16:42
8. C. BUCCILLI      2:19:35
9. S. Bett (Ken)     2:24:43
10. Fercruysse (Bel)  2:26:02
Albo d’oro nazioni - 12 vittorie Kenya, 8 Etiopia, 3 Italia.
DONNE
1. Rahma Tusa (Eth) 2:27:21
2. M. Tadesse (Eth)   2:31:38
3. A.Gebremeskel (Eth)         2:32:06
4. B.Cherop (Ken)     2:32:21
5. H.Kayo (Eth)     2:35:01
6. K.Tilahun (Eth)     2:35:38
7. W.Ayalehu (Eth)     2:36:04
8. M.Abera (Eth)     2:37:56
9. A. Lema (Eth)     2:40:18
10. E. BAZZONI      2:45:37
Albo d’oro nazioni - 8 vittorie Etiopia, 6 Italia, 3 Russia, Kenya, 1 Estonia, Ucraina, Algeria.
HANDBIKE
1. Alessandro Zanardi  1:10:06
2. Mauro Cratassa  1:24:17
3. Christian Giagnoni  1:25:26
Albo d’oro globale
16 vittorie ETIOPIA
15 vittorie KENYA
9 vittorie ITALIA
3 vittorie RUSSIA
1 vittoria ESTONIA, UCRAINA, LGERIA
FUN RUN
Hanno vinto Federico Nobili (15 anni) e Giovanna Ungania (45 anni).