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domenica 23 luglio 2017

VOLLEY Zaytsev e l'harakiri della pallavolo italiana, troppe cose da chiarire

Fare harakiri con le scarpe piuttosto che con la lama, è praticamente impossibile. Eppure la pallavolo italiana c'è riuscita, costruendo il suicidio perfetto, mediatico e forse tecnico, con la vicenda delle scarpe che ha determinato l'allontanamento di Ivan Zaytsev dalla Nazionale.
Una brutta vicenda che è stata gestita malissimo sia nella sostanza che nella forma. Troppi misteri, troppi punti interrogativi non sciolti, troppe negligenze e soprattutto una certa mancanza di sensibilità globale per ciò che stava accadendo.
Inevitabile porsi alcune domande.
1 - Se il contratto di Zaytsev con la Adidas non contemplava l'obbligo di utilizzo delle scarpe anche in azzurro, quali sono le reali ragioni per le quali è stato montato e alimentato questo caso?
2 - Quando la Fipav ha firmato il contratto con la Mizuno, perchè non ha ritenuto doveroso informarsi delle situazioni di sponsorizzazione dei suoi giocatori in odor di Nazionale, almeno di quelli sicuri della convocazione, in modo da affrontare e risolvere subito ogni eventuale problematica?
3 - Perchè è stato esteso alle scarpe, un articolo troppo personale per poter essere massificato, il regolamento Fipav-Nazionale, con apposito codicillo aggiunto a posteriori?
4 - E' ammissibile che in presenza di un caso del genere, un presidente federale non parli direttamente con il giocatore più noto e rappresentativo dell'intero movimento per scongiurare il peggio?
5 - Perché si è chiesto l'intervento del Coni, dando all'esterno l'immagine e l'impressione di una Fipav se non proprio commissariata, quasi...?
6 - Può essere accettato il reiterato e prolungato silenzio stampa della federazione su una vicenda di tale importanza? Altro che trasparenza, la Fipav ha pronunciato parole solo quando è accaduto il peggio. 
7 - L'impressione è che anche tra la stessa federazione e il ct Blengini ci sia stato qualcosa che ha creato attrito. Mentre il presidente Cattaneo lasciava ancora teorici spiragli, il ct azzurro ha poi chiuso la questione annunciando l'esclusione di Zaytsev.
Aperta e chiusa la parentesi: il suo annuncio nel giorno in cui la Lega ha varato i calendari dei campionati, è andando a sovrapporsi erodendo spazi alla già precaria visibilità dei club, come ai brutti tempi in cui tra Fipav e Lega c'era guerra perenne e liti che oscuravano tutto il resto.
Sicuramente anche Zaytsev, arrivati ad un certo punto, avrebbe dovuto chiarire qualcosa rimasto sospeso in un modo che lo danneggia e lo fa apparire anche come non è, come se non tenesse abbastanza alla maglia azzurra. Ivan sa benissimo, e se non lo sapeva ora lo scoprirà, che il suo grande momento di popolarità, è dovuto all'Olimpiade quasi vincente giocata con la Nazionale. 
Mi sembra prematuro, adesso, privilegiare l'ottica di un futuro post volley che potrebbe essere ancora lontano, non meno di quattro o cinque anni, se lui ne avrà voglia.
Se fino ad un certo punto il suo silenzio era da considerare opportuno, oltre che legittimo, poi qualche chiarimento essenziale gli avrebbe giovato e avrebbe forse contribuito a farci leggere meno sciocchezze e commenti fuori dalla realtà e dal tempo, che in molti hanno ritenuto dover esprimere, pur sapendo poco o nulla di lui e della vicenda.
Infine, e rimando al link sotto incluso, il tema trattato anche dall'amico Gian Luca Pasini. Il personaggio Zaytsev, anche all'interno del mondo pallavolistico, suscita probabilmente gelosie, se non proprio invidie. Era così già dal 2014, figuriamoci dopo l'argento di Rio 2016 e l'intensa attività mediatica che ha visto Ivan protagonista dopo l'Olimpiade.
Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma ci sono degli equivoci di fondo che inquinano i giudizi e il panorama. Si può essere campioni senza essere personaggi, questa è la realtà. 
Purtroppo nel mondo di oggi, lo sport in quanto tale, non gode più dell'attenzione che fino a qualche anno fa aveva, quando la cultura sportiva era più diffusa, a tutti i livelli. E' triste doverlo dire, ma è la realtà ed è inutile far finta di credere che sia diverso. 
Sui giornali è finito Zaytsev e la vicenda delle scarpe, ma non ha certo tolto spazio a reportage sugli allenamenti della Nazionale a un mese dagli Europei. Degli allenamenti azzurri non si sarebbe parlato comunque. Oltretutto la pallavolo è una delle pochissime federazioni che hanno una considerata nazionale femminile e un'attività che definire estesa è poco.

C'è poco da ridere, ma ricordando una vecchia pubblicità che aveva per protagonista Paolo Ferrari, che inutilmente provava a convincere la casalinga di turno a scambiare il suo fustino di detersivo griffato Dash con due fustini anonimi, è venuto naturale il gioco di parole tra Dash e Adidas, la marca delle scarpe di Zaytsev all'origine di tutto questo.
Da Dash ad Adidash, per sorriderci un po'... Al resto ha pensato Serena Stelitano, la valente vignettista che periodicamente dona qualità a Visto dal basso con i suoi lavori. Dai fustini al fustone, niente scambio...



http://dal15al25.gazzetta.it/2017/07/23/perche-il-volley-uccide-i-suoi-personaggi/ 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/07/volley-far-le-scarpe-zaytsev-no-meglio.html 

lunedì 17 luglio 2017

VOLLEY Papà Giuliani a Piacenza avrà in squadra il figlio Ludovico

Un curiosa novità in SuperLega, come ho appreso leggendo il comunicato della LPR Piacenza. Papà Alberto Giuliani avrà in squadra anche il figlio Ludovico, 19 anni, libero di ruolo. Un altro figlio d'arte che si affaccia sotto la rete del volley ai massimi livelli. Nell'augurare ai due Giuliani serenità familiare e soddisfazioni sportive anche in campo, ecco le parole di Ludovico, diffuse dalla società. Certo, ne è passato di tempo da quando Ludovico si divertiva con il tamburo a guidare il tifo per le squadre allenate dal babbo, con cui condivide anche la grande passione per il motocross. E già, caro Alberto, i figli crescono in fretta. 
Ci fosse ancora Adelio Pistelli tra noi, avrei pubblicato il servizio con largo anticipo... Fu proprio Adelio, non posso dimenticarlo, a scrivere un articolo sul figlio tifoso...
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Sarà Ludovico Giuliani a vestire i panni del secondo libero della LPR Piacenza per la stagione 2017/18. Nato a San Severino Marche il 4 maggio 1998 e figlio d'arte (suo padre infatti è coach Giuliani) Ludovico si appresta a vivere la sua prima esperienza nella massima Serie con tanta emozione ma soprattutto con tanta voglia di vivere questa nuova avventura che potrà farlo crescere sotto tutti i punti di vista.
Ludovico si vicina alla pallavolo da piccolissimo "Ho iniziato a Loreto all'età di 5 anni - dichiara Giuliani - poi ho seguito papà quando si è spostato ad allenare a Corigliano".
Ludovico in seguito si trasferisce a Verona dove vive la sua prima tappa importante nel mondo delle giovanili poi, in rapida sequenza, giungono le tappe di Cuneo e Macerata con cui disputa la Boy League. Il rientro a San Severino Marche lo impegna nella Prima Divisione,  in Serie D dove, due stagioni fa, vince il Campionato e in Serie C.
Il volley non gli impedisce di dedicarsi ad un'altra grande passione, il beach volley: "In questo sport serve tanta dedizione e grande impegno dei singoli - racconta Ludovico - si deve lavorare tanto sulle individualità e con il mio compagno di squadra siamo riusciti a qualificarci per le finali scudetto. È stata un'esperienza bellissima ma se devo scegliere tra beach e pallavolo, scelgo la seconda".
Parlando del papà-allenatore Alberto Giuliani, Ludovico sentenzia: "È un grande papà e allenatore, non mi ha mai spinto o influenzato ad iniziare a giocare a pallavolo, mi ha sempre consigliato di fare quello che mi sentivo di fare e occuparmi di quello che mi piaceva. L'unica cosa che mi ha trasmesso è la passione per la moto, l'amore per la pallavolo è venuta da sé".
Relativamente al discorso LPR 2017/18 Giuliani afferma: "Ho avuto già l'occasione di allenarmi con Piacenza nelle stagioni passate e posso solo dire che è stata un'esperienza di formazione; per questa stagione la media di età si è abbassata e credo che la LPR può sicuramente guadagnarne con i giovani che la rappresenteranno. Ci sarà da lavorare sodo ma credo che potremmo raggiungere buoni risultati".
In attesa dell' inizio della preparazione Ludovico sta trascorrendo l'estate tra un volley camp e l'altro, concluso quello insieme a Di Maio e Parodi, Giuliani si prepara ad iniziare quello di Porto Potenza Picena: "Sono ansioso di iniziare a lavorare insieme al resto della LPR, questa per me sarà una grande opportunità: giocare ad alti livelli era un mio obiettivo e sarà un vero e proprio onore".
Per Ludovico, che pallavolisticamente parlando nasce come schiacciatore, questa sarà la prima esperienza con la maglia da libero: "Nelle categorie in cui ho giocato non ho mai avuno l'esigenza di cambiare ruolo, ma questa variazione non mi spaventa. Sarà l'occasione per crescere e apprendere nuove nozioni".
 


domenica 16 luglio 2017

CALCIO Bonucci, un addio che deve far riflettere (i tifosi soprattutto)

https://www.youtube.com/watch?v=DfNVjNDZOiA&feature=em-subs_digest

Il passato è passato, ma se volgiamo indietro lo sguardo, è ancora là. E nulla può cancellarlo. Nemmeno il presente, né il futuro.

Nell'era in cui il web consente di seguire e sapere quasi minuto per minuto ciò che avviene, e troppo spesso anche ciò che non avverrà mai, è difficile scovare un trasferimento più fulmineo e sorprendente, come è stato quello di Leonardo Bonucci, dalla Juventus al Milan. Forse unico caso in cui la notizia è stata direttamente annunciata, senza anticipazioni, senza tormentoni protrattisi per giorni o mesi.
Ma non è su questo che vorrei soffermarmi. A chi mi ha chiesto come ho preso questo distacco improvviso, da juventino (e poi spiegherò perchè provo imbarazzo ad accostarmi alla parola tifoso), ho risposto che mi è dispiaciuto tantissimo. E' stata una separazione dolorosa e non sono così sicuro che sia indolore ai fini della prossima stagione, come amici bene informati mi hanno detto. Ma, si sa, nei momenti in cui si perdono certezze, si tende a vedere il futuro a volte con preoccupazioni eccessive.
Tanti anni fa, vissi come un lutto la cessione del mio idolo Pietro Anastasi all'Inter (e di Fabio Capello al Milan) in cambio degli stagionati Boninsegna e Benetti. Ero perplesso, non accettavo sentimentalmente quel distacco, nonostante fosse stato determinato da uno scudetto gettato al vento da una squadra non abbastanza "cattiva". 
Beh, nella stagione successiva, 1976-77, la Juventus di Benetti e Bonisegna, la Juve dei panzer (che in tedesco significa mezzo corazzato, blindato), vinse lo scudetto numero 17, con 23 vittorie, cinque pareggi e due sole sconfitte (col Toro nel derby e a Roma con i giallorossi).
Ma soprattutto quella Juve vinse la sua prima coppa europea, la Coppa Uefa, superando nella doppia finale l'Atletico Bilbao.
In fondo è sempre stata la storia della Juventus: cessioni dolorose, cessioni eccellenti, seguite ad annate ricche di soddisfazioni, spesso vincenti. Basta pensare a quanto sono state diverse le formazioni bianconere finaliste a Berlino e Cardiff nelle ultime Champions League.
Ma quello che più mi ha dato fastidio e indignato, è stato l'atteggiamento e il comportamento di certa parte di tifoseria. Non è possibile che da un giorno all'altro un giocatore si trasformi da eroe a pezzo di... Da insultare, addirittura minacciare estendendo vergognosamente ai suoi familiari gli strali indegni di esseri umani, non dico educati, ma quanto meno civili. Pochi mesi fa si condividevano lacrime per la salute del piccolo Bonucci, prima di preoccupazione poi di gioia per la malattia respinta, poi solo perchè Bonucci non è più giocatore della Juventus, le si sono trasformate in minacce di morte.


Roba da pazzi. Ognuno ha il diritto di pensarla come vuole, ma riversare sul web, condite da strafalcioni ortografici (che dovrebbero anch'essi far vergognare e indurre a tenersi lontani dalla scrittura rabbiosa), quelle parole di odio cieco e assurdo, mi suggerisce di considerare diversamente la parola tifoso.
Ma come, ci si è stupiti di come la tifoseria del Napoli ha accolto il passaggio alla Juve di Higuain, e poi nemmeno un anno dopo, si fa lo stesso e anche peggio se Bonucci va al Milan? Un po' di coerenza almeno. Farà effetto anche a me vederlo in maglia rossonera, è naturale. Trovo però ridicolo parlare di tradimenti in tempi in cui il calcio bada esclusivamente ai fatturati e all'aspetto economico di quello che un tempo era uno sport. Una volta la vittoria era a portata se non di tutti, di molti. Coppa Campioni, Coppa Uefa, Coppa delle Coppe, scudetto, coppa Italiam, supercoppa italiana ed europea, Coppa Intercontinentale. 
Scorrete l'albo d'oro e troverete riscontro.
Ora in Europa conta solo la Champions, ma è una sola la società che la vince e almeno sette grandi potenze ogni anno restano deluse. Apparentemente. Perchè in realtà i soldi che dispensa il torneo sono il vero trofeo da intascare, non da mettere in bacheca ma in banca. Per alimentare campagne acquisti sempre più dispendiose (folli?) e partecipare ad altri giri di giostra.
Il passaggio di Bonucci al Milan è uno di quei trasferimenti che nascondono verità inespresse. E quando ne manca una ufficiale e attendibile, fioriscono le ipotesi, attendibili o fantasiose che siano.
Diciamo che se la Juve e Bonucci si sono lasciati, penso che abbiano avuto i loro motivi. Può dispiacere, e a me dispiace, ma non insulto nessuno e accetto ciò che è avvenuto, senza portare rancore a chi ha dato tutto per la maglia bianconera in tutti questi sette anni contribuendo a farci vivere stagioni meravigliose. Quindi personalmente non mi sento tradito da nessuno. I giocatori vanno e vengono, è la squadra che conta, nonostante tutto. Nessun amore o quasi è per sempre. E non sempre a causa dei giocatori: pensiamo a come la Juve ha giubilato Del Piero o la Roma Totti. 
La parola plusvalenza ha sostituito la parola bandiera. Non piace nemmeno a me, ma è inutile far finta che non sia così.
Se si è molto amato, bisognerebbe anche saper lasciar andare e voltare pagina, senza dimenticare quanto di bello si è vissuto.
Lascio per ultimo l'aspetto tecnico della Juve che resta. Il mercato non è ancora concluso per cui il giudizio è ovviamente parziale. Non posso non pensare che Bonucci era il protagonista più presente della BBC, l'asse difensivo su cui la Juve ha costruito i sei scudetti di fila. Nelle ultime stagioni Chiellini e Barzagli hanno accusato tanti problemi fisici che li hanno troppo spesso tenuti fuori. Rugani e Benatia non giocano campionati da titolari da oltre due anni. Basteranno dovendo lottare su tre fronti? Fatte salve le qualità dei singoli, qualche timore ce l'ho. Anche pensando a cartellini e squalifiche. Mi auguro che Rugani possa finalmente aver modo di dimostrare le sue qualità, per il bene della Juve e della Nazionale.

Il messaggio di Bonucci ai tifosi juventini

"Sono passate sette stagioni. Sette stagioni di vittorie, di sogni realizzati, di crescita avvenuta attraverso un legame empatico ed eccezionale con la Juve, nella sua assoluta interezza. Sei scudetti, tutti vissuti e conquistati lottando. Rimane certo il rammarico grandissimo per non aver vinto la Champions, maggiore però è l'orgoglio per i successi ottenuti e per aver fatto parte di una grande Famiglia. Ho sempre dato tutto, davvero, fino alla fine. Ho ricevuto, dato e imparato. Quella che oggi vedo guardandomi indietro è comunque una splendida storia, degna di concludersi nel pieno rispetto e affetto, senza intaccare ciò che ho vissuto insieme alla Società, al Capitano, ai compagni e ai tifosi"

sabato 15 luglio 2017

(fanta)VOLLEY La Fipav multerà Zaytsev: in doccia senza le ciabatte dello sponsor federale

Rimasto senza scarpe e senza possibilità di allenarsi con gli altri azzurri, naturalmente per il bene della pallavolo italiana e dell'armonia del gruppo, Ivan Zaytsev ha avuto un'altra sgradita sorpresa. La Federazione pare voglia multarlo perchè in questi giorni sta andando sotto la doccia senza le ciabatte dello sponsor tecnico federale. 
Dato che si stanno approntando le sue scarpe da gioco ma non le infradito da doccia, non si sa se in futuro Ivan dovrà fare la doccia senza togliere le scarpe su misura che gli verranno recapitate, pare prima dell'Olimpiade di Tokyo 2020, forse in tempo per i Mondiali del 2018.

PS: per chi dovesse fraintendere, la dizione fanta davanti alla rubrica, significa sempre che si sta solo cercando di scherzare, in un mondo in cui ci si prende troppo sul serio, spesso sconfinando nel ridicolo.

venerdì 14 luglio 2017

ATLETICA Schwazer, dalla Germania schiaffo alla Giustizia italiana

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/01/atletica-processo-schwazer-il-giudice_18.html

Uno schiaffo alla Giustizia italiana arriva dalla Germania. Stavolta non si tratta della Merkel e dell'economia, ma di una nuova puntata dello scandaloso caso doping con cui si è posto fine alla carriera sportiva di Alex Schwazer, il marciatore azzurro campione olimpico a Pechino 2008, e con ogni probabilità oro anche a Rio 2016, se non fosse stato fermato con ogni mezzo. Il Gip Walter Pelino, che conduce il processo di Bolzano nei riguardi di Alex, svolgendo scrupolosamente il suo lavoro deve essersi però convinto che la verità possa essere un'altra, ben diversa da quella prodotta da Iaaf e Wada. 
Non a caso, ad avvalorare questa possibilità, un paio di settimane fa sono arrivate le rivelazioni degli hacker russi, che hannno reso note le azioni reiterate della Federazione Internazionale di atletica leggera, per fare catenaccio e impedire che si giungesse alla verità, definendo ruoli e responsabilità di tutta la catena di questa vicenda, dal prelievo avvenuto a Racines (dove Alex abitava) l'1 gennaio 2016, alle modalità di custodia e consegna dei campioni, rimasti per troppe ore in un buco nero temporale, nel corso del quale può essere successo di tutto. 
Sette mesi dopo la richiesta formulata dal magistrato Walter Pelino, Gip del processo Schwazer a Bolzano (in foto), è arrivata ieri la notizia che dal laboratorio di Colonia verrà concesso (ai fini del test sul dna da eseguire presso il RIS di Parma) soltanto il campione di urine prelevato l'1 gennaio 2016 a Racines e consegnato in circostanze poco chiare per l'analisi che poi, mesi dopo, avrebbe rivelato una minima quantità di sostanza proibita e tale da determinare la successiva sospensione e la conseguente squalifica di otto anni. Più che sospetta e fuori dai canoni la condotta di Wada (l'agenzia mondiale antidoping) e Iaaf (la federazione internazionale dell'atletica) in una vicenda che da un lato si è obbligati a definire intricata e misteriosa, dall'altro fornisce evidentemente il quadro di ciò che potrebbe essere accaduto. Come deve aver intuito il magistrato che conduce il processo di Bolzano.
La concessione del campione di urine decisa dal giudice di Colonia non è in realtà una buona notizia per il Gip Pelino e per Alex Schwazer, perchè arriverà ai RIS di Parma la provetta A, ovvero quella che non ha garanzie, in quanto fu aperta, usata per il test e poi richiusa (ma non sigillata). Non verrà concessa la provetta B, che viene aperta e sigillata alla presenza delle parti, come da richiesta del Tribunale di Bolzano, che si era affidato anche ad una rogatoria internazionale per poterla avere, alla luce dei reiterati rifiuti.
Sandro Donati, l'allenatore che aveva contribuito con tutto lo staff allestito a rilanciare clamorosamente Alex Schwazer, non nasconde l'ennesima delusione: «Solo la provetta B dà garanzie di sigillatura: viene presa la quantità necessaria e poi richiusa con sigilli, essendo stata aperta alle presenza delle parti. La provetta A fu ricevuta dal laboratorio in assenza delle parti, aperta e poi richiusa con un tappo. Insomma, apparentemente sembra una sentenza favorevole, in realtà non lo è affatto. Nessun perito accetterebbe mai di fare la controanalisi su una flacone gia aperto, come in questo caso per il flacone A. In questa circostanza ci mettono nella condizione di poter agire solo su un campione che non dà certezze, anzi...».
E già perchè se è vero come è vero che la Iaaf ha sempre ostacolato la ricerca della verità su questo caso, avendo la federazione proposto fin dall'inizio l'invio solo del campione A, è evidente che quelle urine non possano rivelare la verità su cosa accadde. Nemmeno il test del dna che potrebbe rivelarsi inattendibile, proprio a causa della natura del campione esaminato. Con il campione B, ci sarebbe stata una maggiore possibilità di scoprire la verità. Scoprire se alla pipì di Alex fu aggiunta la molecola proibita (va ricordato che contrariamente a quanto stabilisce il regolamento, il campione non restò anonimo), se la pipì incriminata era davvero la sua. 
Ormai è passato tanto tempo e occorre ricordare come Alex Schwazer, squalificato per doping alla vigilia dei Giochi di Londra 2012, conclusa la squalifica tornò alle gare assistito e controllato da un staff guidato a livello tecnico da Sandro Donati (con Mario De Benedictis referente per la parte squisitamente tecnica della marcia e con la collaborazione di Alessandro Pezzatini) con il supporto serio e severo degli scienziati medici (i professori D'Ottavio e Ronci, che hanno monitorato valori emativi e prestazioni, costruendo un profilo accuratissimo dell’atleta, il quale da parte sua aveva rinunciato alla fionestra orara nei controlli, rendendosi disponibile 24 ore al giorno).
Poi venne la strabiliante vittoria n el Mondiale di marcia a Roma, il secondo posto cauto in Spagna dopo le minacce e gli avvertimenti ricevuti dal suo tecnico Donati. Quindi allo scadere dei termini, giunse la notizia della positività, cui seguì un'estenuante braccio di ferro con Iaaf, Wada e TAS, che alla fine decretò la squalifica, nei giorni dell'Olimpiade di Rio de Janeiro.
Qualunque persona onesta, non foss'altro che per l'esasperante ostruzionismo degli accusatori, ha ormai capito che Schwazer era assolutamente innocente e che, insieme con il suo allenatore Donati, è stato vittima di una manovra politica orchestrata ad arte. Il compito del Tribunale di Bolzano sarebbe stato quello di far luce sui fatti, anche attraverso l'esame del dna. Ma forse nemmeno il Gip Pelino immaginava contro quali poteri sarebbe andato a sbattere. E anche lui si sarà chiesto il motivo di tanta tenacia da parte della Iaaf nell'impedire la ricerca della verità.
Domanda retorica, perchè in molti la risposta ormai la sanno.

Aggiorno inserendo il commento scritto da Alex Schwazer 

Alex Schwazer
Cari Amici,
la notizia che è giunta dal giudice tedesco è stata letta da qualche giornale italiano come favorevole per me ma le cose non stanno affatto così. Come ha già accennato il mio allenatore Donati la differenza tra la provetta A e la provetta B è totale: la provetta B è stata aperta e poi risigillata davanti al mio perito, per cui il suo contenuto di urina è garantito, mentre la provetta A è stata aperta dai soli responsabili del laboratorio e mai risigillata. È dunque chiaro che la provetta A, da sola, non ha alcun valore. Tutt’al più può essere utile come comparazione con il contenuto della provetta ma questo è proprio ciò che non vuole la IAAF, come emerge in tutta chiarezza dalle email diffuse da Fancy Bears.
Cerco di spiegare meglio la situazione: nelle controanalisi viene utilizzata la provetta B, a nessuno verrebbe di proporre di usare la provetta A che è solo servita per l’esame iniziale. E che, forse, l’esame del DNA è meno importante di una controanalisi? Come ho già detto, sono convinto che le urine siano mie ma non del tutto. C'è una piccola parte estranea al mio corpo che mi ha fatto risultare positivo al controllo del primo gennaio 2016. Questo è il motivo per cui insisto sul fatto che devono essere analizzate per intero entrambe le provette e non certo solamente 10 ml di un campione non sigillato... Ma con quale faccia la IAAF ha potuto proporre al giudice tedesco questa soluzione? E con quale grado di approfondimento lo stesso giudice ha fatto propria tale proposta? So sulla mia pelle quanto queste Istituzioni sportive siano suadenti ma in questo caso lo sforzo della IAAF per non consentire all’Autorità Giudiziaria italiana di disporre di tutte e due le provette è andato oltre fino a sconfinare in un grossolano impedimento della mia difesa, come del resto hanno fatto fin dall’inizio.
Mi viene ora da sorridere leggendo che la WADA provvederà a garantire il corretto trasporto dell’urina. Ma che cosa c’è più da garantire se quell’urina che trasporteranno è in una provetta rimasta aperta da un anno e mezzo? Queste Istituzioni sono bravissime a sottolineare la propria correttezza ed il rispetto delle regole. Perfino la IAAF, con la sua storia recentissima di corruzione che ha toccato i suoi vertici, ha ostentato il suo rispetto delle regole…
Questa è una brutta storia, piena di falsi, di sfrontate forzature e di vessazioni nella quale la IAAF è stata la protagonista ma con diversi complici. Sono stati pochissimi i dirigenti sportivi che hanno mostrato sensibilità e attenzione ai miei disperati tentativi di far capire che io non sono colpevole di niente e che tutto è stato mostruosamente costruito a più mani.
Quello che è certo è che io, il mio allenatore e i miei avvocati andremo avanti fino in fondo e chi ha la coscienza sporca non potrà stare tranquillo.

giovedì 13 luglio 2017

VOLLEY Gorgonzola Igor con lo scudetto arriva nei supermercati


Purtroppo non è stato possibile usare l'immagine chiara ed ingrandita del prodotto scudettato lanciato dalla Igor Gorgonzola perchè è stata diffusa in formato pdf invece che jpg, e quindi il sistema non consente la pubblicazione. Però l'iniziatva commerciale è decisamente meritevole e sfrutta giustamente la vittoria conseguita dalle ragazze di Novara nell'ultimo campionato di volley femminile. Nei supermercati arriva una confezione speciale che celebra lo scudetto: nella parte superiore della confezione il logo del club, lo scudetto e lo stemma dell'Agil.
Ecco il comunicato con cui è stata resa nota l'iniziativa.
Dolce come il Gorgonzola, indimenticabile come ogni prima volta: lo Scudetto della Igor Volley sarà celebrato anche con un’iniziativa speciale del title sponsor del club, Igor Gorgonzola. L’azienda novarese, infatti, ha ideato una nuova e speciale confezione per il proprio gorgonzola dolce che sarà distribuita, da questa settimana, in tutti i supermercati. Sulla confezione, al classico “azzurro” sarà affiancato anche il fucsia, l’altro colore sociale della Igor Volley, oltre allo Scudetto tricolore e alla scritta “Igor Volley Campione d’Italia 2017”.
 
 

VOLLEY Fipav, lo strano deferimento di Alessandra Marzari

A volte, stando fuori dai meandri della vita delle federazioni, registriamo eventi apparentemente incomprensibili o addirittura inspiegabili. Anche perché un certo tipo di notizie non sono mai rese note con chiarezza, o non sono rese note affatto, autorizzando quindi ogni ipotesi.
Purtroppo va detto che, ultimamente, anche una delle maggiori federazioni dello sport italiano, la Fipav, non brilla sotto l'aspetto della divulgazione delle vicende che riguardano il suo mondo e il lavoro che sicuramente sta alacremente svolgendo in vari settori. Da quando le elezioni di Rimini, alla fine di febbraio, hanno determinato un rimpasto governativo, non totale ma sostanzioso.
Ogni nuovo presidente, non solo in ambito sportivo, promette trasparenza. Nel caso della Fipav la trasparenza forse si intendeva come assenza reale di visione, l'invisibilità di ciò che accade? Finora questo è parso,. dalla cancellazione del World Tour di beach volley a Roma alla vicenda Zaytsev (non ancora conclusa...).
 
Dal Vocabolario Treccani, ecco il punto b con cui viene definita la trasparenza
b. Con riferimento ad atti, comportamenti, situazioni, modi di procedere, soprattutto nella vita pubblica e nei rapporti con la collettività, significa chiarezza, pubblicità, assenza di ogni volontà di occultamento e di segretezza.

Tutto ciò per cercare di capire quanto ho letto nella rassegna stampa della Lega Pallavolo. Un articolo apparso sul giornale La Prealpina, a firma di Andrea Anzani, racconta che Alessandra Marzari, presidente del Vero Volley Monza in SuperLega e della Saugella Monza in Serie A femminile è stata deferita dalla Procura della Federpallavolo.
Nell'articolo si ipotizza che la causa del deferimento possa attribuirsi ad un articolo pubblicato dal sito VolleyNews e riguardante i contratti della Nazionale maschile, dal ct Blengini fino agli ultimi (e sottopagati, va detto) collaboratori. Quanto scritto a suo tempo da VolleyNews pare non sia stato mai contestato, rettificato o smentito, nè dai soggetti citati, nè dalla Fipav. E comunque, ad essere pignoli, nel nome della trasparenza, avrebbe potuto essere la stessa Fipav a rendere noto il tutto. Con tutta la buona (o cattiva) volontà, non riesco a capire come ciò si possa considerare lesivo dell'immagine della Fipav.
Ora suppongo che l'ipotetico lettore si sarà già chiesto: ma cosa c'entra la Marzari con quanto pubblicato da un sito? E' forse il direttore responsabile del sito? (*) 
E se anche lo fosse, si sarebbe dovuto chiedere una rettifica, fornendo le cifre esatte nel caso non lo fossero state quelle pubblicate. Cosa c'entra il deferimento? Ammetto di non sapere chi sia il direttore responsabile del sito e credo che in tempi in cui la pallavolo, salvo lodevoli eccezioni, è praticamente scomparsa anche dalle pagine dei giornali, l'esistenza di ogni sito che parla di volley, debba essere accolta con sentimenti di riconoscenza. 
A prescindere dal fatto di essere concordi o meno con i testi che vengono pubblicati, quando offrono commenti, anticipazioni, opinioni. Altrimenti, continuando su questa strada, di volley si finirà per parlare solo nelle città dove esistono le squadre di vertice e... in via Vitorchiano, che ospita la Fipav.
Ma forse c'è stato un equivoco, non c'entra nulla il fatto che la presidentessa Alessandra Marzari fosse candidata nella lista dell'ex presidente Magri e che, una volta perse le elezioni, abbia deciso di proseguire a vari livelli il suo impegno nel mondo della pallavolo, anche attraverso il sito VolleyNews, che lanciò quando fu presentato. Ma del quale, credo, non è il direttore responsabile (*). Il fatto che sul sito si facciano le pulci anche alla vita federale, in maniera giornalistica (come nell'evidenziare il codicillo sul Credito Sportivo che amplia in modo funzionale il fronte dei possibili beneficiari) mi sembra normale, laddove si parla di fatti e testi precisi.
Forse, però, c'è stato un disguido e non è vero che la signora Marzari sia stata deferita, chissà con quali motivazioni. Ho provato a cercare sul sito federale tracce dalla notizia del deferimento, ma, confesso, non sono stato abbastanza abile da trovarle. Se esistono, invito a mandarmi, anche in privato, tramite la mia pagina Facebook, il link per leggerle e magari aggiornare questo post.
Ma forse è stato solo un equivoco, un fraintendimento, un brutto sogno di mezza estate...



(*) P.S.: mi informano che consultando la Registration Authority italiana il dominio volleynews risulta intestato alla signora Alessandra Marzari e per completezza di informazione, lo aggiungo al post. Tuttavia, se la testata è da considerarsi giornalistica, dovrebbe avere un direttore responsabile. E penso, in ogni caso, che il nodo della vicenda resti sostanzialmente identico.

mercoledì 12 luglio 2017

SOCIETA' La stupidità funzionale in azienda secondo il professor Spicer

Dalla pagina FB di Roberto Gaeta prendo e propongo le riflessioni in merito al fattore stupidità nelle aziende. Il rapporto tra intelligenza e stupidità, anche in questa chiave di lettura, mi sembra interessante.

Il paradosso della stupidità in azienda. Perché non siete incoraggiati a pensare?
Può capitare che la stupidità risulti utile alla gestione di un’azienda nel breve periodo, ma invariabilmente rappresenta una bomba ad orologeria pronta ad esplodere nel medio-lungo termine. Perché allora in molti casi sembra che, al lavoro, le persone intelligenti non vengano incoraggiate a pensare e riflettere? Alcune organizzazioni accettano atteggiamenti dubbi, assurdi e del tutto idioti che spaziano dalle mode passeggere del management al culto della leadership fino all’eccessivo affidamento su marchio e immagine, mentre per i dipendenti meditare a fondo sui problemi e porre domande scomode è sconsigliato.
Lo scienziato comportamentale André Spicer (in foto) della Cass Business School e il docente di Amministrazione aziendale presso l’università di Lund Mats Alvesson hanno approfondito il ruolo della “stupidità funzionale” – definita come l’incapacità dei dipendenti di mettere in discussione le convinzioni dominanti, le norme e le aspettative dell’organizzazione nella quale lavorano – nel loro lavoro “The Stupidity Paradox”, nel quale non mancano casi di dirigenti più interessati all’effetto delle presentazioni in Power point che all’analisi sistematica delle dinamiche aziendali, le aziende tecnologiche più determinate a mantenere un tono positivo che ad affrontare i veri problemi, e scuole più concentrate sullo sviluppo di strategie sbalorditive che sull’istruzione degli studenti.
«Abbiamo iniziato chiedendoci perché aziende importanti con persone talentuose e intelligenti potevano fare cose così stupide – spiega Spicer – Abbiamo scoperto che tali organizzazioni spesso assumono persone intelligenti e poi le incoraggiano a non utilizzare la propria intelligenza. Le persone intelligenti si pongono istintivamente delle domande e pensano in maniera autonoma. Ma ciò veniva scoraggiato in maniere sottili e meno sottili. I dipendenti si sentivano rivolgere frasi del tipo “non pensarci, fallo e basta” e “non portarci dei problemi, ma solo soluzioni”. I lavoratori intelligenti imparavano in fretta a non porsi troppe domande o pensare troppo dato che utilizzare completamente la propria intelligenza avrebbe suscitato domande imbarazzanti che avrebbero potuto infastidire superiori e colleghi. La linea d’azione più semplice spesso era continuare a lavorare. Abbiamo osservato molti processi che sbalordiscono i dipendenti come per esempio il fatto che molti leader incoraggino i propri subordinati a non pensare troppo. Altri esempi includono politiche e processi seguiti pedissequamente, operazioni aziendali di facciata che hanno più a che fare con il simbolico che con la sostanza, aziende che imitano in maniera acritica altre aziende e culture aziendali che intrappolano i dipendenti in camicie di forza mentali. Generalmente parlando, è normale pensare che la stupidità sul lavoro sia un problema, ma siamo rimasti sorpresi di scoprire che talvolta può essere utile (di qui il “paradosso” del titolo) almeno nel breve termine».
Quando meditare a fondo sui problemi e porre domande scomode è sconsigliato, una (posticcia) pace aziendale potrà durare per qualche tempo, favorendo l’armonia e incoraggiando le persone a proseguire il proprio lavoro, ma al contrario nel lungo periodo la stupidità funzionale può provocare il collasso organizzativo, il tracollo finanziario e il disastro tecnico. Dall’analisi dei due autori si evince che, quando le persone hanno ignorato i problemi riscontrati in azienda, in alcuni casi ciò non ha avuto importanza, specialmente se «l’organizzazione in questione era abbastanza grande da non far rilevare il problema o nasconderlo. Ma quando i problemi si accumulavano ne conseguiva il disastro. Questo è quello che è successo nel settore bancario immediatamente prima della crisi finanziaria: lo stesso – chiosano dalla Cass Business School – è successo a Nokia quando non è riuscita a stare al passo con l’iPhone della Apple».

martedì 11 luglio 2017

CALCIO Eredivisie, da 53 anni lo scudetto è biancorosso!

Dalla bellezza di 53 anni chi vince lo scudetto olandese indossa i colori biancorossi. Sembra incredibile ma è così: solo bianco e rosso in cima alla classifica d'Olanda. 
E nella scorsa stagione la vittoria del Feyenoord, primo in Eredivisie dopo 18 anni, ha confermato la tradizione che dura ormai dal 1964-65, quando ad imporsi fu il Feyenoord di Rotterdam. L'anno prima il titolo era andato al DWS Amsterdam, colori neroazzurri. Pensate, da allora in avanti, soltanto biancorosso. Una curiosità che non ha eguali nel mondo del calcio. Il DWS, abbreviazione di Door Wilskracht Sterk (che significa Forti per volontà) è una società di Amsterdam che nel 1972 si è fusa, ma solo a livello professionistico, con il Blauw-Wit e il De Volewijckers, assumento la denominazione di F.C. Amsterdam. Nelle giovanili della società, per quattro stagioni  (tra il 1975 e il 1979), giocò il giovanissimo Ruud Gullit, poi stella del calcio mondiale con il Milan e la Nazionale Orange.
L'aspetto significativo di quell'unico titolo conquistato dai nerazzurri di Amsterdam, è che arrivò l'anno dopo la promozione dalla Eerstedivisie. Una matricola capace di arrivare allo scudetto.
I club dai colori biancorossi hanno globalmente vinto ben 83 titoli olandesi nella storia dell'Eredivisie: 33 l'Ajax, 23 il Psv Eindhoven, 15 il Feyenoord, 6 lo Sparta Amster4dam, 3 l'HBS, 2 l'AZ Alkmar, 1 il Twente Enschede. 
Limitatamente alla serie positiva inaugurata nella stagione 1964-65 invece, Ajax campione 23 volte, Psv 19, Feyenoord 8, AZ Alkmar 2, Twente 1.



lunedì 10 luglio 2017

CALCIO Juventus, nuovo logo senza storia né fascino


Ognuno ha i suoi gusti. Su tutto. Figuriamoci sugli indumenti del calcio. Maglie belle, maglie brutte. Abbinamento maglia-pantaloncini-calzettoni più o meno convincenti. Certo, alla fine si fa il tifo per la squadra a prescindere dalla bellezza della maglia o dello stemma. Ecco, appunto, lo stemma, a cui bisogna anche cambiare nome altrimenti non si è abbastanza moderni. Ma la sostanza non cambia. Come avrebbe detto il ragionier Fantozzi: per me il nuovo logo della Juventus è una cagata pazzesca.
Non mi piace quella J stilizzata che ha preso il posto dello stemma che dava un senso alla maglie, come avviene in tutti i club. La trovo anonima (proprio io che quando leggo una J, ovunque, penso subito alla Juve...) nella misura in cui invece il vecchio stemma mi dava senso di orgogliosa appartenenza.
Tante squadre hanno giocato e giocheranno con la maglia bianca, tanto per fare un esempio, ma a differenziarle è proprio il logo. 
E' lo stemma che caratterizza e rende affascinante quella bianca del Real Madrid (ahi, che dolore...) o la divisa bianca da trasferta del Milan o della Roma, della Fiorentina o di qualsiasi altro club che, come avveniva una volta, in trasferta giocava in tenuta bianca.
Non sarà fondamentale per raccogliere punti e sorrisi, ma almeno posso dirlo che di questa novità avrei fatto a meno? 
Ci sarà un motivo se tutte le squadre del mondo sulla maglia hanno uno stemma e non una unica lettera stilizzata...! Beh, di questo primato, essere l'unica società senza stemma, avrei fatto volentieri a meno.
 

domenica 9 luglio 2017

CINEMA Cuori puri

CUORI PURI - Regia: Roberto De Paolis. Interpreti: Selene Caramazza, Simone Liberati, Barbara Bobulova, Stefano Fresi, Edoardo Pesce. 

Potete leggere in coda ciò che riguarda l'iniziativa dei Cuori Puri, tanto per entrare nel clima emotivo che costituisce il tessuto di fondo di alcune protagoniste del film di Roberto De Paolis.
Un gran bel film a cui donano incisività e pathos i due giovani attori protagonisti, Selene Caramazza e Simone Liberati, entrambi al primo grande ruolo della loro carriera cinematografica.
Ma Cuori puri non è solo una storia d'amore, la storia di un incontro tra anime distanti, tra due mondi lontani che affondano le radici nello stessuto cittadino di una Roma che non è metropoli accogliente ma terra degradata di prepotenze e inciviltà, sfratti e violenza gratuita, continua, con il dramma che sembra incombere, sempre dietro l'angolo. Violenza gestuale, verbale, in assenza di rispetto e umanità, con le tribù contrapposte, il campo rom rappresentazione di tutto ciò che si pensa degli zingari (almeno di gran parte di loro) ma anche specchio di una Roma (stavolta con la a finale) che non è poi troppo diversa.
Sorvolo su ciò che mi suscita la filosofia dei Cuori puri, paurosamente anacronistica, inutile, agli antipodi del mio modo di pensare e in realtà foriera di un futuro amoroso ben peggiore di quello che si crede di combattere con la scelta di castità forzata, direi innaturale, specialmente a quell'età.
Una ragazza madre (la Bobulova) terrorizzata che la figlia possa trovarsi nelle sue stesse condizioni e vissuta nell'accoglienza dal mondo della chiesa (Stefano Fresi è un prete convincente), inconsapevolmente semina il germe della ribellione con il suo esasperato comportamento. Il minimo che potesse accadere e che finisce per sconvolgere il “cuore impuro” emotivamente più debole.
L'incontro tra i due giovani, Stefano e Agnese, accende amore e passione. Sentimenti genuini, spontanei, complicati dalle rispettive situazioni familiari. Un amore fatto di sguardi e gesti, di silenzi più che di parole.
Ma Cuori puri racconta anche altro, ed è quanto più sconcerta: la rappresentazione di una città sprofondata nell'abisso dell'inviciltà, dove la legalità non esiste e il pregiudizio è sempre in agguato, anche se fotografare il comportamento rom non può essere banalmente e semplicemente etichettato come razzismo.
Ecco, è quella Roma che fa da teatro alla vicenda dei Cuori puri che allarma, sconcerta e sconforta. Un merito supplementare di un film che fa del realismo la sua carta vincente, nella recitazione verista, così lontana dai cliché del doppiaggio (come anche in Fiore, altra storia d'amore particolare narrata dal cinema italiano di recente) e così realisticamente cinematografica.

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Chi sono i Cuori Puri
CUORI PURI non è ne una comunità, ne un movimento, è un’iniziativa per i giovani e le coppie che decidono di rispettare Dio, scegliendo la castità, fino al matrimonio per chi aspira a questo sacramento.
Chiunque richiede l’anello di CUORI PURI, non ha alcun obbligo verso di noi ma solo verso Dio.
La vostra comunità è la vostra parrocchia, e le vostre guide sono i vostri padri spirituali!!! Noi vogliamo solo aiutare a dare voce a questo grande valore e unire tutti i CUORI PURI d’Italia.
Ho deciso di creare questa CAUSA perché la TRASGRESSIONE più grande oggi è quella di NON CONCEDERSI.
Ormai il sesso è diventato una cosa scontata, si concedono tutti, tante volte senza conoscersi nemmeno…
Invece è un atto, cosi bello, puro ….
E’ un atto d’amore!
Cari fratelli e sorelle fidanzate e non, devo ricordarvi l’importanza della castità prima del matrimonio, sia nel caso siate fidanzati o ancora in attesa di conoscere la persona giusta. Anche su questo i tempi non sono cambiati.
Il vero amore fra due persone che si amano è proprio quello di rispettare i propri corpi, perché? Tanti dicono: “Ma noi ci amiamo” e consumano e dopo poco si lasciano con l’amaro in bocca avendo capito che era la persona sbagliata.
Quando una coppia si unisce nell’atto sessuale prima del matrimonio non è amore ma è solo sesso e qui il diavolo ha il suo bel compito di confondervi.
Quando due persone si fidanzano e poco dopo finiscono a letto subentra l’inganno… sapete perché?
I vostri sentimenti vengono sfalsati dagli ormoni facendovi credere innamorati per il piacere fisico che provate … perdete di vista il dialogo tra voi e la vera conoscenza che può stabilire se siete fatti l’uno per l’altro. Un giorno vi ritroverete sposati con una persona che è diventata un’estranea e non è quella che pensavate d’aver conosciuto perché eravate offuscati dalla sessualità.
Se invece volete vivere l’amore vero non avete bisogno di toccarvi, anzi, avete bisogno di rispettarvi… solo così potete conoscervi.
Come capire se la persona che avete al fianco è quella giusta? Ricordatevelo bene: il vero Amore porta Pace nei vostri cuori e vi rende gioiosi … se porta solo sofferenza non intestarditevi ma cambiate strada. Meglio soffrire un po’ che soffrire tutta la vita rovinando anche i figli!
Il giorno che vi sposate in Chiesa vi siete sposati davanti a Dio… e ciò che Dio unisce nessun uomo divida … quindi se vi sposate e vi separate, cosa che il diavolo vuole, non potete più risposarvi né convivere con altra persona: siete in adulterio pieno e questo è un peccato mortale… pensate bene e pregate la Madonna perché vi sia d’aiuto.

Ania Goledzinowska






sabato 8 luglio 2017

VOLLEY Far le scarpe a Zaytsev? No, meglio i cerotti coprenti

Godendo gli ultimi spiccioli di vacanza disintossicante, ho letto sul blog Dal 15 al 25 (dell'amico Gian Luca Pasini) della polemica sorta tra la Fipav e Ivan Zaytsev, giocatore della Nazionale, per le scarpe da indossare durante la stagione azzurra. Da osservatore esterno al mondo della pallavolo e da appassionato di calcio, il primo pensiero è andato naturalmente ai calciatori, che giocando in Nazionale continuano ad indossare i loro scarpini (una volta si chiamavano così le scarpette da calcio).
Il problema nasce dal fatto che la Fipav ha come sponsor tecnico la Mizuno, Ivan Zaytsev calza scarpe Adidas e ha addotto motivazioni mediche a sostegno della sua richiesta.
La diatriba è uno di quei casi in cui i commentatori si dividono, spesso approfittando del caso per dare addosso per partito preso a questa o quella parte, alla Fipav o a Ivan in questo caso. 
Cosa penso io? Credo che le scarpe siano indiscutibilmente l'unico capo tecnico che debba rendere perfettamente a suo agio chi gioca. Si possono indossare magliette scomode (ed è successo anche alla Nazionale di pallavolo negli anni) ma le scarpe no. Quante volte, facendo acquisti on line, vi è venuta la tentazione di acquistare le scarpe per corrispondenza? Una maglietta, un indumento da indossare può anche indurre al rischio della misura imperfetta senza essere provato, ma le scarpe no. Bisogna calzarle, sentirsele addosso come una seconda pelle, comoda e funzionale. Ci sono stati atleti che gettarono alle ortiche medaglie, per aver corso con scarpette nuove all'Olimpiade.
Ma veniamo agli altri aspetti. C'è molta gente (tifosi, federali, avversari...altro) che fa poco per nascondere la gelosia nei confronti del fenomeno Zaytsev, nel personaggio che Ivan ha cavalcato a 360 gradi, specialmente dopo l'argento olimpico di Rio. E ora vorrebbe...fargli le scarpe, tanto per restare in tema, o applaudire chi gliele vuole fare, escludendolo dalla Nazionale. 
Ivan da parte sua non ha considerato tutti gli effetti collaterali di alcune sue scelte. Forse aver potuto giocare nella Sir Safety Perugia con quell'orrendo manicotto sponsorizzato (forse primo caso in Italia e magari anche nel resto del globo pallavolistico) senza che nessuno della sua società gli abbia fatto notare quanto fosse poco opportuno andare in campo addobbato in quel modo, ha fatto credere a Zaytsev che gli sponsor personali possono imporsi ovunque, su quelli del club e su quelli della Nazionale.
Ogni giocatore ha il diritto di sfruttare la sua immagine, ma non è detto che ciò debba avvenire in campo, mentre gioca. Nel post partita, nelle interviste, nelle altre occasioni, ci si può vestire come si desidera o come club o Fipav chiedono. 
In occasione della final Four della Chanpions League di Roma, lo scorso aprile, Ivan Zaytsev si prestò a pubblicizzare, indossando l'abbigliamento gialloorosso dello sponsor e comparendo in video, la DHL. Zaytsev sente molto il suo ruolo di testimonial del volley italiano: è il caso di ricordare quanto Zaytsev abbia fatto e si spera farà per il movimento. Ma è anche il caso che Ivan sia sempre consapevole e non dimentichi che è diventato quello che è grazie alla maglia azzurra, che merita sempre qualche sacrificio supplementare.
Insomma, non bisognerebbe mai arrivare allo scontro, cercare di capire l'uno le ragioni dell'altro. Vale per Zaytsev ma anche per la Fipav. 
Per come la vedo io, ogni giocatore deve poter andare in campo e saltare con le sue scarpe abituali. Tutto il resto a discrezione Fipav, ma le scarpe sono troppo personali.
Detto ciò, senza arrivare alle estreme conseguenze, basterà trovare il compromesso tante volte adottato in occasioni di Olimpiadi o Mondiali in casi analoghi. Zaytsev giochi con le sue scarpe, coprendo però la superficie visibile con nastro adesivo che nasconda il marchio. Una soluzione del genere è stata già adottata in passato per evitare conflitti tra sponsor. E dovrà essere accettata dalle parti.
Ma per favore, smettiamola di prospettare scenari deleteri per una pallavolo che ha già preso da tempo una brutta china. Il lavoro del ct azzurro Blengini è già abbastanza complicato per solo ipotizzare di togliergli anche Zaytsev.
Parafrasando Pirandello, per la serie: uno... Mizuno e centomila. Problemi per tutti.


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/12/volley-zaytsev-il-sex-symbol.html 

MUSICA Il dottor Alessandro Catalini, dal volley alla musica, passando per...Medicina

L'illusione del progresso
https://www.youtube.com/watch?v=P0IeFMcVOLU&feature=youtu.be





http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/08/volley-musica-catalini-voce-e.html

Dalla pallavolo alla musica, passando per... Medicina. Alessandro Catalini, 24enne di San Severino Marche, è una di quelle persone che amano esperienze diverse, probabilmente molto curiosi della vita. Troppo per confinarsi in una gabbia. Catalini giocava a pallavolo da quando aveva 8 anni. Nelle giovanili della Lube, all'epoca a Macerata, ha vinto quattro scudetti e un premio come miglior centrale. Giocava a pallavolo ma cominciava a muovere i suoi primi passi anche nella musica (come potete leggere sopra nel link che riporta all'articolo pubblicato nel 2013 su Visto dal basso e sul Corriere dello Sport). Nel frattempo ha inciso il suo primo singolo e parla della nuova fase della sua vita piena di passioni e di impegni. Lavora per costruirsi il futuro facendo qualcosa che ama, sia con il camice del medico che nella musica. Alessandro compone al pianoforte ed è il frontman degli Evercold, cover band dei Coldplay, oltre che una delle voci degli Effetto Contrario, cover band di brani italiani particolarmente attiva nelle Marche.

Un quadriennio dopo, a che punto è il cammino del cantautore Alessandro Catalini, come si definiva un tempo chi suonava e cantava le sue canzoni?

Cantautore è una parola considerata vecchia fino a poco tempo fa! Attualmente sta ritornando molto grazie ad artisti che si sono fatti da soli (vedi Calcutta, Cosmo, Levante, i Cani) e che hanno avuto tanto successo da essere poi ingaggiati dalle major discografiche...alcuni di questi portano avanti anche la carriera da autori e stanno andando veramente bene. Oggi la parola cantautore come si intendeva diversi anni fa non esiste più! Secondo me esiste un modo nuovo di scrivere canzoni e di essere cantautori...un modo molto attuale...ma bisognerà aspettare qualche anno per capire cosa sta veramente succedendo! Sono molto fiducioso in questo senso perché la gente sta capendo che non basta saper cantare e avere una bella voce

L'illusione del progresso, il tuo singolo uscito lo scorso autunno, ti ha dato soddisfazioni...

 Lo abbiamo presentato live prima a Roma all'apeRiver a Trastevere e poi all'Onstage di Castelfidardo (AN). Il singolo ha suscitato molto interesse ed è stato apprezzato soprattutto dalle radio. Ha raggiunto la 60esima posizione della classifica del MEI Indie Music Like, delle canzoni più trasmesse nelle radio italiane. Da gennaio sono entrato a far parte come autore della Luca Red Crew, società di edizioni, ma soprattutto, squadra di lavoro, in cui autori con un background musicale diverso scrivono insieme canzoni da proporre agli artisti del panorama musicale italiano. Fino ad ora molti artisti si sono mostrati interessati alle nostre canzoni ed alcuni le stanno provinando per eventualmente inserirle nei loro album.

Con la pallavolo hai chiuso?

Sì, non gioco più a pallavolo, è stata una scelta difficile, ma ragionata. Studio medicina e chirurgia al Politecnico delle Marche e per dare spazio alla musica ho dovuto lasciare il volley, ma spero un giorno di rientrarci da medico!

Immagino vorrai essere un medico "umano" non bisogna dimenticare mai che i pazienti sono persone, non numeri.
Ma certo.Lo so bene! Fortunatamente l'umanità è una cosa che adesso insegnano anche all'Università. Spero che con la nuova generazione ci sia un cambiamento in questo senso. Nel frattempo studio e sogno comunque la carriera da cantautore, mi piacciuono entrambe le cose e cerco di portarle avanti tutte e due.

Beh, ci sono stati tanti artisti divisi tra professioni diverse, anche mediche e musicali, come Enzo Jannacci o Mimmo Locasciulli, ad esempio, o il professor Roberto Vecchioni. Aggiorniamo i tuoi gusti musicali. Chi ti piace in questo periodo?

Subsonica, Calcutta, I Cani tra gli italiani. Muse, Coldplay, Bruno Mars tra gli stranieri. Sono obbligato ad ascoltare tutto quello che passa per radio, devo stare aggiornato e scrivere canzoni attuali. Anche se a dire la verità il pop commerciale non mi dispiace affatto. Mi piacerebbe molto fare la carriere da autore di canzoni, è come stare dietro le quinte, esponendosi poco ma allo stesso tempo essere il cuore di un progetto discografico. Perché se non ci sono belle canzoni l'industria discografica ha poco da vendere. 
Hai già avuto riscontri positivi con il pubblico? 
Recentemente sono arrivato in finale a un con concorso che si chiama Genova x voi. E' il nuovo trampolino di lancio per i nuovi autori. Nelle ultime edizioni sono usciti autori che ora scriovono per Tiziano Ferro, Fiorella Mannoia, Fedez, Francesca Michielin

Le foto sono state gentilmente concesse da Lucia Bianchi

mercoledì 5 luglio 2017

ALBUM 4/ Attività fisica a scuola, dalla politica solo promesse non mantenute

Questa intervista con l'allora ministro della Pubblica Istruzione fu pubblicata il 16 giugno 1994 sul Corriere dello Sport. Inevitabile considerare come, dopo ventitrè anni ben poco sia cambiato nella scuola e nella considerazione, nei fatti e non solo a parole, dell'importanza dell'attività motoria e sportiva in ambito scolastico. Quante volte si è annunciata la svolta epocale? A turno le presunte rivoluzioni sono state cavalcate dai politici, anche sportivi, per rivendicare meriti immeritati. La Scuola italiana è sempre quella che è, le palestre e la mentalità pure, salvo rare eccezioni.
Parole, parole, parole...


Una nuova rubrica su Visto dal basso, si chiama Album e ripropone brandelli di vita vissuta e rende omaggio ad un periodo in cui i giornali venivano venduti in centinaia di migliaia di copie, letti da milioni di lettori. Album perchè questi scampoli di bel passato che riemergono, vanno appunto sfogliati come si guarda un album di vecchie foto, capaci ancora di suscitare emozioni. Pur nella consapevolezza che il passato è appunto passato e che andrebbe vissuto sempre e solo l'attimo presente.

1) Nanni Moretti pallanotista
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/06/album-1-nanni-moretti-e-la-pallanuoto.html

 2) Claudia Cardinale
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/06/album-2-claudia-cardinale-il-cinema-la.html

3) Mickey Rourke
 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/06/album-3-mickey-rourke-homeboy-sul-ring.html

martedì 4 luglio 2017

CINEMA Paolo Villaggio se n'è andato, ma Fantozzi resterà per sempre

 

Anche Paolo Villaggio se n'è andato, lasciandoci quella irrimediabile malinconia che i suoi personaggi più riusciti suscitavano, insieme con le risate. Fantozzi ragionier Ugo, il ragioniere più famoso d'Italia, e Giandomenico Fracchia le sue maschere esaltate dal cinema e dalla televisione, dove Paolo Villaggio approdò rivelandosi immediatamente, era la fine degli anni 60, personaggio comico controcorrente, in anticipo sui tempi. Quelli della domenica, E' domenica ma senza impegno, poi anche Canzonissima

Periodo d'oro per la comicità televisiva italiana, che lanciava anche un'altra coppia dal linguaggio comico d'avanguardia, Cochi e Renato. Il Paolo Villaggio in bianco e nero, sul piccolo schermo, irruppe nelle case degli italiani precipitandosi per le scale dello studio televisivo con il suo cammellino di pelouche, era il professor Kranz, il tedesco di Germania un po'maldestro. Villaggio ruppe gli schemi "maltrattando" il pubblico degli studi televisivi, e inventando il succube Fracchia che sprofondava sul puff dinanzi al perfido e fantastico Gianni Agus, spalla del Fracchia televisivo come poi al cinema fu il Filini interpretato da Gigi Reder. Villaggio, ancorchè portatore di una comicità nuova, intercettè subito il gusto di una vasta platea. Ampia sì, ma nemmeno lontananente paragonabile a quanto sarebbe accaduto dopo, quando il fenomeno Fantozzi traghettò Villaggio nella storia del cinema e del costume italiano, al punto che la parola Fantozziano è diventata aggettivo e compare a pieno titolo nell'Enciclopedia Treccani:
www.treccani.it/vocabolario/fantozziano/fantozziano agg. [der. di fantozzi (v. la voce prec.)], fam. – Di persona, impacciato e servile con i superiori: quel collaboratore è p
roprio una figura fantozziana.

Le frasi di Fantozzi sono entrate nell'immaginario, dette e ripetute nella vita di tutti i giorni reiterando sorrisi e risate. I congiuntivi puntualmente sbagliati, le gag verbali e visive, semplici ma anche per questo irresistibili. La poltrona in pelle umana, l'acquario dove nuotano gli impiegati, il "per me la "Corazzata Kotionkin" è una cagata pazzesca!" (si dovette sostituire il titolo originale del film preso ad esempio per contestare una certa critica fossilizzata nel passato,  La corazzata Potëmkin di Ėjzenštejn). Ma davvero non si contano le espressioni immortali delle sue scene cinematografiche: il chi ha fatto palo? il kit del tifoso davanti alla tv davanti a frittatone di cipolle con rutto libero. La trasformazione della vita impiegatizia in una costante ricerca di fannullonismo (negli anni in cui agli impiegati si attribuiva - sdegnosamente, da chi impiegato non lo era - mancanza di voglia di lavorare), del rapporto schiavizzato con i padroni ricchi e dittatori. Fantozzi era l'Italia, parlava del Paese meglio di tanti saggi, come spesso il cinema sapeva fare. Perfino a me studente capitò d'intrattenermi sulla sua figura, nel corso dell'esame di maturità, per dire quanto il personaggio Fantozzi fosse divenuto popolare e significativo, universalmente conosciuto.

Ma prima ancora del cinema, ricordo le letture di Paolo Villaggio alla radio, la domenica mattina nel corso di Gran Varietà. Leggeva i capitoli del suo primo libro, narrava le disavventure del ragioniere con i suoi grotteschi momenti di vita, accanto alla signora Pina dai capelli color grigio topo, alla figlia, la "babbuina" Mariangela, la signorina Silvani, la collega per la quale Fantozzi ha fatto vanamente follie. Impossibile isolare le scene indimenticabili ma soprattutto nei primi film della serie (la più lunga del cinema italiano, e ad un certo punto ha palesato una certa stanchezza, con Fantozzi invecchiato e ancor più immalinconito, dispensatore anche di tristezza) non si contano i gioielli sintetizzanti i malesseri dei tempi. Gli scippatori in fila con il numeretto in attesa delle pensionate da scippare, le surreali gare sportive aziendali, le vacanze sulla neve con i colleghi, le serate da scapoloni ordinando "scotches", la telefonia erotica irrisa dalla hot line che conduceva alla moglie nella stanza accanto.

Fracchia al cinema era altra cosa dal Fracchia televisivo a cui bisognava strecciare le dita delle mani (Mi streccia per favore? implorava il Villaggio con la salivazione azzerata e la bocca impastata al superiore Agus). Ma anche qui c'è il cult Fracchia contro Dracula, con Filini che si mette in macchina abbracciato al televisore e che poi, da cecato come è, sfotte Fracchia spaventato dai pipistrelli: "Ma che ha paura dei canarini? E la scena della taverna? Con Fracchia che chiede a chi gli sta davanti e gli chiude la visuale se può togliersi il cappellone dalla testa. E quando questi se lo toglie... la sua capigliatura ha la stessa forma del cappello che la copriva...

Si potrebbe andare avanti all'infinito, cogliendo perle di comicità anche da altre apparizioni cinematografiche di Paolo Villaggio (ad esempio l'episodio di Dove vai in vacanza o di Quelle strane occasioni).

Senza dimenticare l'altra faccia di Villaggio, quella più stralunata, ingenua, soprattutto degli inizi della sua carriera cinematografica, i film con Gassman e poi in seguito le occasioni con i grandi registi, fino al Fellini che lo reclutò insieme con Benigni per La voce della luna.

Ma le ultime emozioni legate a Paolo Villaggio, che ha avuto anche il merito di abbracciare e conquistare varie generazioni di pubblico, le ho vissute e respirate a teatro, qualche anno fa. Quella sera al Teatro della Cometa, a Roma, Paolo Villaggio, il grande affabulatore, parlava a modo suo, con abbondanti dosi di cinismo, della sua storia e del suo modo di intendere la vita, di quei rompicoglioni dei mariti che morivano favorendo il rifiorire delle vedove. Buio in sala, la voce di Villaggio che pareva provenire da altri mondi: dalla radio, dalla tv in bianco e nero, dalle pagine dei suoi libri, dalla mia fanciullezza e poi gioventù, per condurre altrove, nei luoghi della memoria, dove perfino i morti non muoiono davvero, lasciando che i personaggi creati e interpretati, continuino a far ridere e a suscitare affetto. Magari con un velo di commossa emozione e quel senso di cose perdute che andando avanti negli anni riempie la vita.

 

 

 

 

Filmografia

Attore

Cinema

Televisione

Sceneggiatore

Regista

Doppiatore

Televisione

Teatro

  • L'avaro (1996)
  • Delirio di un povero vecchio (2000-2001)
  • Vita, morte e miracoli (2005-2008)
  • Serata d'addio (2007-2008)
  • Il profumo delle lucciole (2009-2011)
  • A ruota libera (2010-2011)
  • La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca! (2012)
  • Il peggio della mia carriera (2012)
  • Siamo nella merda, anche la Corazzata Potemkin è affondata (2012-2013)
  • La guerra di Paolo (2015- )
  • Mi piacerebbe tanto non andare al mio funerale (2015-2016)

Radio

  • Il sabato del Villaggio (1968)
  • Formula uno (1971)
  • Gran varietà (1974-1975)
  • Dolcemente mostruoso (1975)

Opere letterarie

Discografia parziale

Album

  • 1971 - Giandomenico Fracchia (CGD)
  • 1980 - Fantozzi contro tutti (Ricordi)

Singoli

  • 1975 - La ballata di Fantozzi/L'impiegatango (EMI)
  • 1980 - Fantozzo/Banda Fantozzi (Ricordi)
  • 1986 - Grandi magazzini/Hapinesse (RCA)