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domenica 16 luglio 2017

CALCIO Bonucci, un addio che deve far riflettere (i tifosi soprattutto)

https://www.youtube.com/watch?v=DfNVjNDZOiA&feature=em-subs_digest

Il passato è passato, ma se volgiamo indietro lo sguardo, è ancora là. E nulla può cancellarlo. Nemmeno il presente, né il futuro.

Nell'era in cui il web consente di seguire e sapere quasi minuto per minuto ciò che avviene, e troppo spesso anche ciò che non avverrà mai, è difficile scovare un trasferimento più fulmineo e sorprendente, come è stato quello di Leonardo Bonucci, dalla Juventus al Milan. Forse unico caso in cui la notizia è stata direttamente annunciata, senza anticipazioni, senza tormentoni protrattisi per giorni o mesi.
Ma non è su questo che vorrei soffermarmi. A chi mi ha chiesto come ho preso questo distacco improvviso, da juventino (e poi spiegherò perchè provo imbarazzo ad accostarmi alla parola tifoso), ho risposto che mi è dispiaciuto tantissimo. E' stata una separazione dolorosa e non sono così sicuro che sia indolore ai fini della prossima stagione, come amici bene informati mi hanno detto. Ma, si sa, nei momenti in cui si perdono certezze, si tende a vedere il futuro a volte con preoccupazioni eccessive.
Tanti anni fa, vissi come un lutto la cessione del mio idolo Pietro Anastasi all'Inter (e di Fabio Capello al Milan) in cambio degli stagionati Boninsegna e Benetti. Ero perplesso, non accettavo sentimentalmente quel distacco, nonostante fosse stato determinato da uno scudetto gettato al vento da una squadra non abbastanza "cattiva". 
Beh, nella stagione successiva, 1976-77, la Juventus di Benetti e Bonisegna, la Juve dei panzer (che in tedesco significa mezzo corazzato, blindato), vinse lo scudetto numero 17, con 23 vittorie, cinque pareggi e due sole sconfitte (col Toro nel derby e a Roma con i giallorossi).
Ma soprattutto quella Juve vinse la sua prima coppa europea, la Coppa Uefa, superando nella doppia finale l'Atletico Bilbao.
In fondo è sempre stata la storia della Juventus: cessioni dolorose, cessioni eccellenti, seguite ad annate ricche di soddisfazioni, spesso vincenti. Basta pensare a quanto sono state diverse le formazioni bianconere finaliste a Berlino e Cardiff nelle ultime Champions League.
Ma quello che più mi ha dato fastidio e indignato, è stato l'atteggiamento e il comportamento di certa parte di tifoseria. Non è possibile che da un giorno all'altro un giocatore si trasformi da eroe a pezzo di... Da insultare, addirittura minacciare estendendo vergognosamente ai suoi familiari gli strali indegni di esseri umani, non dico educati, ma quanto meno civili. Pochi mesi fa si condividevano lacrime per la salute del piccolo Bonucci, prima di preoccupazione poi di gioia per la malattia respinta, poi solo perchè Bonucci non è più giocatore della Juventus, le si sono trasformate in minacce di morte.


Roba da pazzi. Ognuno ha il diritto di pensarla come vuole, ma riversare sul web, condite da strafalcioni ortografici (che dovrebbero anch'essi far vergognare e indurre a tenersi lontani dalla scrittura rabbiosa), quelle parole di odio cieco e assurdo, mi suggerisce di considerare diversamente la parola tifoso.
Ma come, ci si è stupiti di come la tifoseria del Napoli ha accolto il passaggio alla Juve di Higuain, e poi nemmeno un anno dopo, si fa lo stesso e anche peggio se Bonucci va al Milan? Un po' di coerenza almeno. Farà effetto anche a me vederlo in maglia rossonera, è naturale. Trovo però ridicolo parlare di tradimenti in tempi in cui il calcio bada esclusivamente ai fatturati e all'aspetto economico di quello che un tempo era uno sport. Una volta la vittoria era a portata se non di tutti, di molti. Coppa Campioni, Coppa Uefa, Coppa delle Coppe, scudetto, coppa Italiam, supercoppa italiana ed europea, Coppa Intercontinentale. 
Scorrete l'albo d'oro e troverete riscontro.
Ora in Europa conta solo la Champions, ma è una sola la società che la vince e almeno sette grandi potenze ogni anno restano deluse. Apparentemente. Perchè in realtà i soldi che dispensa il torneo sono il vero trofeo da intascare, non da mettere in bacheca ma in banca. Per alimentare campagne acquisti sempre più dispendiose (folli?) e partecipare ad altri giri di giostra.
Il passaggio di Bonucci al Milan è uno di quei trasferimenti che nascondono verità inespresse. E quando ne manca una ufficiale e attendibile, fioriscono le ipotesi, attendibili o fantasiose che siano.
Diciamo che se la Juve e Bonucci si sono lasciati, penso che abbiano avuto i loro motivi. Può dispiacere, e a me dispiace, ma non insulto nessuno e accetto ciò che è avvenuto, senza portare rancore a chi ha dato tutto per la maglia bianconera in tutti questi sette anni contribuendo a farci vivere stagioni meravigliose. Quindi personalmente non mi sento tradito da nessuno. I giocatori vanno e vengono, è la squadra che conta, nonostante tutto. Nessun amore o quasi è per sempre. E non sempre a causa dei giocatori: pensiamo a come la Juve ha giubilato Del Piero o la Roma Totti. 
La parola plusvalenza ha sostituito la parola bandiera. Non piace nemmeno a me, ma è inutile far finta che non sia così.
Se si è molto amato, bisognerebbe anche saper lasciar andare e voltare pagina, senza dimenticare quanto di bello si è vissuto.
Lascio per ultimo l'aspetto tecnico della Juve che resta. Il mercato non è ancora concluso per cui il giudizio è ovviamente parziale. Non posso non pensare che Bonucci era il protagonista più presente della BBC, l'asse difensivo su cui la Juve ha costruito i sei scudetti di fila. Nelle ultime stagioni Chiellini e Barzagli hanno accusato tanti problemi fisici che li hanno troppo spesso tenuti fuori. Rugani e Benatia non giocano campionati da titolari da oltre due anni. Basteranno dovendo lottare su tre fronti? Fatte salve le qualità dei singoli, qualche timore ce l'ho. Anche pensando a cartellini e squalifiche. Mi auguro che Rugani possa finalmente aver modo di dimostrare le sue qualità, per il bene della Juve e della Nazionale.

Il messaggio di Bonucci ai tifosi juventini

"Sono passate sette stagioni. Sette stagioni di vittorie, di sogni realizzati, di crescita avvenuta attraverso un legame empatico ed eccezionale con la Juve, nella sua assoluta interezza. Sei scudetti, tutti vissuti e conquistati lottando. Rimane certo il rammarico grandissimo per non aver vinto la Champions, maggiore però è l'orgoglio per i successi ottenuti e per aver fatto parte di una grande Famiglia. Ho sempre dato tutto, davvero, fino alla fine. Ho ricevuto, dato e imparato. Quella che oggi vedo guardandomi indietro è comunque una splendida storia, degna di concludersi nel pieno rispetto e affetto, senza intaccare ciò che ho vissuto insieme alla Società, al Capitano, ai compagni e ai tifosi"