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sabato 26 agosto 2017

VOLLEY L'Italia agli Europei non perdeva al debutto dal 2009

E nelle ultime sette edizioni 
ha sempre perso una partita nel girone
 
Germania-Italia 3-2 al debutto negli Europei, invita a ripercorrere la storia recente della manifestazione.
L’Italia non perdeva la prima partita degli Europei dell’edizione del 2009 in Turchia (0-3 con la Bulgaria a Istanbul), ma è anche vero che nelle ultime sette edizioni, ha comunque sempre perso almeno una partita del girone eliminatorio (ma a Roma nel 2005 la formula era diversa, il girone prevedeva cinque partite). 
L’ultimo Europeo concluso dall’Italia senza sconfitte, risale all’edizione tedesca del 2003, con Montali ct azzurro e medaglia d’oro conclusiva, bissata poi al PalaEur di Roma. Rimasto ancora l’ultimo trionfo.
Prosegue la serie nera dell'Italia contro Giani ct: sconfisse l'Italia in semifinale, in Bulgaria, con la sua Slovenia nel 2015. L'ha ribattuta venerdì sera a Stettino con la sua Germania.

venerdì 25 agosto 2017

VOLLEY L'Italvolley su Rai1 anche grazie a Zaytsev, ricompensato con l'esclusione

Nella vita e nello sport spesso si dimentica in fretta. Troppo in fretta. Stasera cominciano gli Europei in Polonia e l'Italvolley debutterà (contro la Germania) in diretta Tv su Rai1. Evento eclatante, mai successo per una partita di girone di qualificazione. Suppongo che a questa tappa storica per la storia della pallavolo italiana, abbiano contribuito varie cose. Sicuramente ha avuto un peso il boom mediatico e televisivo della Nazionale d'argento all'Olimpiade di Rio, le emozioni regalate da quella fantasmagorica semifinale con gli Stati Uniti, dai 4 ace di Ivan Zaytsev che furono la rampa di lancio per catapultare l'Italvolley in finale.
Non si intacca minimamente il valore del gruppo che affronterà gli Europei, ma ricordare come si è arrivati su Rai1 è doveroso, un atto di onestà intellettuale. 
Zaytsev è stato ricompensato come sappiamo, in Polonia non ci sarà, in futuro chissà? Sarebbe stato bello vedere un'altra stagione, come si usa dire oggi nell'era delle serie Tv, con lo Zar Ivan in campo. L'avrebbe meritato lui, l'avrebbe meritato la platea di telespettatori.
Detto questo, Forza azzurri!
 

SOCIETA' L'Espresso e la massa "nazitaliana"

Non è necessario aggiungere altro alla pagina de L'Espresso, la realtà è work in progress. L'umanità regredisce, dimentica, si fa massa mostruosa, addomesticata dal terrore cieco, dalla disinformazione e dalle strumentalizzazioni ad hoc di chi trae vantaggio dall'appecoronamento della massa che ha spento il cervello (ammesso che ne sia dotata) e lascia ad altri la possibilità di assoggettarla. Illudendola che sia lei a decidere, la massa. Discorso che vale per molte cose della vita, anche in Italia. In questo momento, ricordando la splendida canzone di Giorgio Gaber, la sfronderai identificandomi solo nell' Io non mi sento italiano, ma per sfortuna lo sono.

Ps: chi legge questo post su Facebook in quanto appartenente all'elenco degli "amici di FB" e dovesse sentirsi irritato dal contenuto di questo breve testo, può cancellarsi. Non mi offendo. Lo faccio anche io togliendomi dalle amicizie degli individui che scopro essere razzisti, allo scopo di risparmiarmi lettura e commenti decerebrati e offensivi, perfino su notizie palesemente inventate ad arte.


giovedì 24 agosto 2017

VOLLEY L'avvocato Agea spiega perché Zaytsev potrebbe fare causa alla Fipav

http://www.lanotiziaquotidiana.it/umbria/2017/08/24/volley-zaytsev-fuori-dalla-nazionale-decisione-tecnica-o-sanzione-illegittima/

Visto dal basso ospita le ulteriori riflessioni dell'avvocato Agea, pubblicate da la notizia quotidiana, in merito alla vicenda che ha determinato l'esclusione di Ivan Zaytsev dalla Nazionale che partecipa agli Europei. In estrema sintesi, l'avvocato spiega perché Zaytsev potrebbe fare causa alla Fipav.

di Raffaello Agea*
In Italia i rapporti tra ordinamento sportivo e ordinamento dello Stato, o più semplicemente tra diritto sportivo ed altre branche del diritto, sono caratterizzati da alcune peculiarità che non sempre contribuiscono a formare un mosaico degno di questo nome. A volte, anzi, questo mosaico sembra uscito da un contenitore nel quale le tessere, dopo essere state ben mescolate, vengono disposte a notevole distanza tra di loro, o addirittura senza concatenazione logica.
Alcuni recenti avvenimenti “sportivi” (la virgolettatura è d’obbligo, non trattandosi di sport giocato), mi hanno indotto a qualche riflessione, soprattutto in relazione ai principi generali che regolano la materia; principi che dovrebbero costituire faro guida nell’ambito della gestione di un fenomeno, appunto lo sport, che trova riconoscimento e tutela sia a livello costituzionale, che sovranazionale.
Ma, proprio tenendo a mente questi avvenimenti, che costituiscono solo la pietra focaia delle mie riflessioni, forse sarebbe tempo che quei rapporti fossero oggetto di un ripensamento, in particolar modo quanto all’autonomia tra l’ordinamento sportivo e quello statale e dei relativi sistemi di giustizia, da tempo scolpita con l’entrata in vigore delle norme contenute nel D.L. n. 220/2003. Anche perché quelle norme sono frutto di una convulsa stagione nel corso della quale altre disposizioni, o meglio l’intervento della giustizia ordinaria ed il rischio di uno svuotamento dell’effettività del sistema di quella sportiva, avevano addirittura indotto alla decretazione d’urgenza. Qualcuno ricorderà senz’altro il caso del Catania calcio, che rivolgendosi alla giustizia amministrativa e dimostrando l’irregolarità dello svolgimento di un incontro, ottenne la riammissione al campionato che, invece, sul campo, aveva decretato la sua retrocessione.
Tuttavia non solo è terminata l’emergenza, ma, come detto, l’attività sportiva ha un’indubbia rilevanza, definita “esterna”, anche nell’ordinamento statale; vale a dire che l’ordinamento statale ed il sistema giustizia che costituisce sua emanazione, in presenza di determinate situazioni, possono e devono intervenire.
Tant’è che lo stesso legislatore del 2003 fa «salvi i casi di rilevanza per l’ordinamento giuridico della Repubblica di situazioni giuridiche soggettive connesse con l’ordinamento sportivo» (così l’art. 1, comma 2, del D.L. n. 223/2003, convertito con la L. n. 280/2003).
La norma, certamente, avrebbe potuto essere formulata in modo migliore; ma, come dire, il dado è (stato) tratto e l’affermazione va innanzi tutto posta in relazione con i principi del giusto processo consacrati nell’art. 111 della Costituzione, oltre che con quelli del diritto di agire e di difesa di cui al precedente art. 24 e con i diritti fondamentali della persona.
La trattazione di questi principi meriterebbe da sola un volume, tante e gravi sono le loro implicazioni.
Malgrado ciò ed al di là dell’efficacia evocativa di locuzioni come “giusto processo”, dovendo rendere intelligibili le espressioni anche ai profani del diritto (sportivo e non), si può altrettanto certamente sintetizzare come un processo sia appunto giusto se «improntato anzitutto alla tutela del contraddittorio e della parità delle armi» (così Andrea Panzarola, in Rivista di Diritto Sportivo, link qui). Garanzie che, peraltro, già prima della modifica dell’art. 111 della Costituzione strumentale alla definitiva codificazione dei principi del giusto processo nel nostro ordinamento, erano riconosciute dall’art. 6 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo (CEDU), oltre che dall’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (c.d. Carta di Nizza del 7 dicembre 2000).
Secondo l’art. 13 della CEDU, poi, ogni Stato nazionale deve garantire la tutela dei diritti attraverso la possibilità di un ricorso effettivo ad una qualche autorità nazionale giurisdizionale o amministrativa.
A questo punto ci si potrà chiedere cosa c’entri con il diritto sportivo l’elencazione di principi che formano ormai patrimonio della coscienza civile di un paese democratico.
In realtà questi principi c’entrano eccome con il diritto sportivo, tanto che sono stati recepiti anche nel Codice di Giustizia Sportiva del CONI adottato nel 2015 ed al quale i regolamenti delle federazioni sportive nazionali si sono in sostanza adeguati.
Tanto per fare alcuni esempi, senza pretesa di esaustività, il succitato Codice prevede che «tutti i procedimenti di giustizia regolati dal Codice assicurano l’effettiva osservanza delle norme dell’ordinamento sportivo e la piena tutela dei diritti e degli interessi dei tesserati, degli affiliati e degli altri soggetti dal medesimo riconosciuti» (Art. 2, comma 1), che «gli organi di giustizia conformano la propria attività ai principi e alle norme generali del processo civile» (Art. 2, comma 6) e che «spetta ai tesserati, agli affiliati e agli altri soggetti legittimati da ciascuna Federazione il diritto di agire innanzi agli organi di giustizia per la tutela dei diritti e degli interessi loro riconosciuti dall’ordinamento sportivo» (Art. 6, comma 1).
Insomma: il diritto sportivo – che, come detto, in presenza di situazioni giuridiche soggettive di rilevo per l’ordinamento dello Stato, segnatamente in presenza di diritti fondamentali e/o costituzionalmente garantiti, deve comunque abdicare in favore di quest’ultimo – giammai potrebbe fare a meno di quei principi, che costituiscono conquista democratica ed egualitaria, prima ancora che di diritto.

La (s)convocazione di Zaytsev
Venendo ora all’avvenimento “sportivo” che ha indotto il sottoscritto a riflettere, ancor prima di passare alle vicende che lo hanno caratterizzato, sarà necessario esaminare il Regolamento delle Squadre Nazionali della FIPAV, adottato con delibera del Consiglio Federale del 7 aprile 2017, in particolare modo per quanto riguarda le convocazioni degli atleti e del quale vale la pena trascrivere integralmente l’art. 6:
«6.1 Gli Atleti sono convocati, su proposta del 1° Allenatore, con atto della Segreteria Generale, inviato alle società di appartenenza.
6.2 I termini contenuti nella convocazione hanno natura ordinatoria e pertanto devono essere attentamente osservati.
6.3 Eventuali modifiche ai termini indicati nella convocazione (modifiche giorni, orari, ecc.) possono intervenire previo emanazione di ulteriore comunicazione formale a cura della Segreteria Generale.
6.4 L’eventuale modifica comportante l’integrazione o la modifica dei componenti della convocazione può essere autorizzata esclusivamente con atto del Segretario federale».
Dalla semplice esegesi di quanto sopra riportato, si evince che:
– la convocazione degli atleti è decisa a discrezione del 1° Allenatore;
– l’atto della Segreteria Generale che materialmente la dispone, costituisce una mera ratifica della volontà del 1° Allenatore;
– l’eventuale modifica della lista dei convocati, nell’ambito della quale rientra evidentemente anche la “revoca” di quella precedentemente disposta, è parimenti atto discrezionale del 1° Allenatore; volontà che viene poi formalizzata in questo senso da parte del Segretario federale.
La convocazione, non sarà inopportuno ribadirlo, è dunque atto “puro” proprio perché discrezionale e non abbisogna certo di motivazioni, così come non abbisogna di motivazioni la sua revoca, rientrando certamente nella discrezionalità del tecnico incaricato.
Ora, come molti che leggono forse sapranno, lo scorso mese di luglio Ivan Zaytsev era stato convocato dal 1° Allenatore della Nazionale di pallavolo, che altrettanto evidentemente lo aveva ritenuto meritevole di ciò, oltre che utile ai fini del raggiungimento del massimo risultato possibile in vista degli imminenti Campionati Europei.
Ma, come quei molti probabilmente pure sapranno, la convocazione di Ivan Zaytsev era stata revocata con atto a firma del suo Segretario generale poiché, così si legge nella relativa lettera e nei comunicati ufficiali della FIPAV, quest’ultimo avrebbe rifiutato (ma la cosa è stata ampiamente smentita da parte del giocatore senza “controsmentita”) di indossare scarpe fornite dallo sponsor tecnico delle squadre nazionali (Mizuno, n.d.r.) poiché le stesse gli avevano causato consistenti problemi fisici.
Ora, a prescindere dal fatto che i problemi fisici in questione erano stati certificati, la revoca della quale si più volte detto non assume certo la veste di atto discrezionale del 1° Allenatore, bensì di vero e proprio provvedimento disciplinare nell’ambito del quale, ancorché in modo assai singolare, si è contestato a Zaytsev il fatto di non voler indossare in Nazionale le calzature Mizuno, così contravvenendo al preciso obbligo che in questo senso prevede il Regolamento delle Squadre Nazionali di cui sopra.
Il problema è però che, il Regolamento in questione non prevede alcuna possibilità di replica e/o di difesa e/o di impugnazione avverso i provvedimenti del Segretario generale adottati in merito alla convocazione, seppur gli stessi derivassero e fossero motivati sulla scorta di contestazioni più o meno fondate.
E’ proprio il caso di dire, parafrasando la saggezza popolare, fatta la legge… con l’inganno?

Una decisione inappellabile (o quasi)
La violazione di quei principi dei quali ho parlato all’inizio risulta oltremodo evidente, essendo frustrata qualsivoglia possibilità di un’effettiva tutela, in primo luogo in conformità con i dettami dell’art. 24 della Costituzione e dell’art. 13 della CEDU che sanciscono tale effettività. La violazione è poi amplificata in considerazione del fatto che la decisione costituisce innegabile pregiudizio non tanto per quanto riguarda gli aspetti economici, che taluni ritengono non ricompresi nell’ambito delle situazioni rilevanti per l’ordinamento della Repubblica, ma in relazione alla possibilità di realizzazione della propria persona e delle proprie aspirazioni nell’ambito delle formazioni sociali. Possibilità di realizzazione che è garantita dall’art. 2 della Costituzione e che, come è stato recentemente osservato, prescinde dal livello nell’ambito del quale l’attività sportiva si esplica: che si tratti di un bambino, di un dilettante o di un professionista, quella possibilità e quella prerogativa che sono connesse all’esistenza stessa della persona debbono essere garantite. Ancora una volta vale la pena di riportare il passo di una recente sentenza, occupatasi con particolare attenzione della tematica: «In coerenza con detto art. 1, comma 2, dello Statuto del CONI, è basilare la considerazione che l’ordinamento sportivo – con gli inerenti pubblici approntamenti e investimenti per strutture e per servizi – dagli albori ha i fondamentali nello sport inteso come attività di ricreazione umana (desport, diporto), quand’anche agonistica o praticata in veste professionale; vale a dire di cura del benessere fisico in termini di salute, di formazione della personalità, di educazione alla cooperazione e alla sana e leale competizione: elementi tutti che ineriscono alla dignità della persona umana (e che dunque oggi rilevano ai sensi dell’art. 2 Cost.) e che originano dalla contrapposizione alla tradizionale fatica lavorativa e alla commercializzazione dello sforzo fisico individuale e che proprio per questo sono elevati a oggetto di pubblica cura e intervento» (Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 2017, n. 3065). In conclusione, poi, coloro che fossero stati vittima di tali violazioni, non solo potrebbero senz’altro rivolgersi alla giustizia amministrativa (così risulta sulla base del combinato disposto dell’art. 1 del D.L. n. 220/2003 e dell’art. 133, comma 1, lettera z, del Codice del Processo Amministrativo), per rimuovere gli effetti pregiudizievoli suddetti, ma addirittura affinché venga rimossa la normativa in aperto contrasto con i principi del giusto processo e del diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi. Le questioni di carattere sostanzialmente disciplinare, infatti, nel momento in cui le stesse, in considerazione della loro capacità di ledere posizioni giuridiche soggettive qualificabili come diritti soggettivi o interessi legittimi, assumono rilievo effettivo anche per l’ordinamento dello Stato. In tal caso, quindi, sussiste ed è invocabile la giurisdizione (ora esclusiva) del giudice amministrativo, poiché se così non fosse si incorrerebbe nella lesione di diritti fondamentali soggetti a protezione costituzionale, oltre che da parte della CEDU e della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Del resto, che l’effettiva possibilità di invocare tutela all’interno dell’ordinamento sportivo costituisca un diritto indisponibile protetto innanzi tutto dall’art. 24 della Costituzione e che una disposizione che precluda tale possibilità sia da ritenere illegittima, è cosa facilmente intuibile anche dai più digiuni di questioni giuridiche. Nonostante l’ostracismo che è stato decretato nei suoi confronti e forse confidando in un ripensamento (credo non tanto per i prossimi Campionati Europei, ma per i prossimi impegni della Nazionale di pallavolo), ad oggi Ivan Zaytsev non ha assunto alcuna iniziativa in tal senso, ma proprio in considerazione delle anomalie delle quali ho parlato sarebbe ancora in tempo per farlo … Mi auspico di non dover riempire questi puntini di sospensione con la cronaca di una vicenda giudiziaria che certo non farebbe bene allo sport, ma che ove non vi fossero ripensamenti, sarebbe prima di tutto una battaglia di civiltà e di affermazione dei propri diritti.
*Avvocato

martedì 22 agosto 2017

SOCIETA' Papa Francesco, sì allo Ius Soli: «La nazionalità di tutti i bambini va riconosciuta e certificata»


E' perfino scontato, come avrebbe potuto essere diversamente, che Papa Bergoglio fosse sintonizzato sul riconoscimento dei diritti di chi è nato e/o cresciuto in Italia, anche se da genitori stranieri, regolari cittadini. Era scontato ma una volta tanto fa piacere che qualcuno molto in alto si spenda per una giusta causa. Lo Ius Soli in questo caso.
Dichiarazioni ovvie, che hanno anche avuto il merito, se così si può dire, di far risaltare una volta di più la rozzezza, l'ignoranza e l'imbecillità di molti politici, che non solo non si vergognano dei loro pensieri e delle loro parole, ma ritengono di dover insultare gli altri, fosse anche il Papa. 
Beh, certo, sulla bilancia vuoi mettere lo spessore culturale e umano del Papa con quello dei suoi contestatori...
Per la serie si... SALVIni chi può...
                             **************
 
da La Repubblica: 
Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il prossimo 14 gennaio (tema: 'Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati')
 
Al momento della nascita "va riconosciuta e certificata" la nazionalità e a tutti i bambini "va assicurato l'accesso regolare all'istruzione primaria e secondaria".  Prende esplicitamente posizione sullo ius soli e manifesta appoggio anche allo ius culturae in quanto chiede sia riconosciuto il diritto a completare il percorso formativo nel paese d'accoglienza.

Il Pontefice ricorda che la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo "offre una base giuridica universale per la protezione dei minori migranti. A essi occorre evitare ogni forma di detenzione in ragione del loro status migratorio, mentre va assicurato l'accesso regolare all'istruzione primaria e secondaria. Parimenti è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi. Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia è importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento. Nel rispetto del diritto universale a una nazionalità questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita".

Accogliere i migranti significa offrire loro "più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione", per esempio attraverso "corridoi umanitari", e "una prima sistemazione adeguata e decorosa" aggiunge papa Francesco. Occorre dunque anche "un impegno concreto affinché sia incrementata e semplificata la concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare". "Sarebbe opportuno, inoltre, prevedere visti temporanei speciali per le persone che scappano dai conflitti nei paesi confinanti. Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali".  "Insisto ancora sulla necessità di favorire in ogni modo la cultura dell'incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, documentando e diffondendo le buone pratiche di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi".
 "In conformità con la sua tradizione pastorale, la Chiesa è disponibile ad impegnarsi in prima persona per realizzare tutte le iniziative sopra proposte, ma per ottenere i risultati sperati è indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile, ciascuno secondo le responsabilità proprie".

"Durante i miei primi anni di pontificato ho ripetutamente espresso speciale preoccupazione per la triste situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà. Si tratta indubbiamente di un 'segno dei tempi' che ho cercato di leggere, invocando la luce dello Spirito Santo sin dalla mia visita a Lampedusa l'8 luglio 2013. Nell'istituire il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ho voluto che una sezione speciale, posta ad tempus sotto la mia diretta guida, esprimesse la sollecitudine della Chiesa verso i migranti, gli sfollati, i rifugiati e le vittime della tratta".

Questo non vuol dire però abbassare la guardia sulla sicurezza, avverte Bergoglio.  "Il principio della centralità della persona umana, fermamente affermato dal mio amato predecessore Benedetto XVI, ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale. Di conseguenza, è necessario formare adeguatamente il personale preposto ai controlli di frontiera".

VOLLEY Il volley calabrese piange Pino Bosurgi





Un caro amico della pallavolo mi ha dato la triste notizia. E' morto Giuseppe "Pino" Bosurgi, 72 anni gran parte dei quali spesi con tanta passione nel mondo del volley. Pino è stato dirigente di club, poi di Comitato, spesso semplice tifoso al seguito della Nazionale (a proprie spese). Non c'era evento che si organizzasse nella sua Calabria che non lo vedesse nei Palasport. 
Nella vita era un professore, insegnava francese alle scuole medie, stimato e benvoluto per il suo garbo e la sua umanità. 
Dal 1980 al 1990 è stato presidente del Comitato Regionale Fipav della calabria. Quindi fece parte anche della Commissione Nazionale Fipav Benemerenze e Onorificenze sportive. 
I funerali si sono svolti stamane a Reggio Calabria. 
Ai familiari di Pino affettuose condoglianze.

sabato 19 agosto 2017

ROMA Lavori nel buio e automobilisti "impazziti", in via Sangemini si rischia




Il cantiere aperto improvvisamente in via Trionfale nel cuore di agosto si sta rivelando assai rischioso. Stamane qualcuno ci stava lavorando, dopo un venerdì in cui è rimasto vuoto. Si è letto di lavori Acea per le perdite d'acqua, ci sono anche i cartelli dell'Italgas e i consueti avvisi inattendibili che avvisavano di lavoria partire dall'11 agosto. Come sempre in questi casi, in quella data non si è visto nessuno, per cui tutti hanno continuato a sostare.
Le foto danno l'idea della grandezza del cantiere, tenete conto che di notte la via è al buio (fino al Forte Trionfale, quanti mesi al buio in questo quartiere...). Sorvolando sui cartelli scritti a pennarello, che si vedono poco e male di giorno e per niente di sera e notte, è allucinante quanto verificatosi nei primi due giorni di cantiere, con il blocco del traffico in direzione via Igea, all'altezza di via Fani obbligo di svolta a sinistra per chi viene da Monte Mario.
Non sono sicuro che non si potesse decidere per un'opzione diversa: mettere un divieto di sosta provvisorio e consentire il traffico su entrambe le direzioni nella porzione di carreggiata non occupata dal cantiere.
Si è invece optato per una scelta diversa (compare, credo per errore, anche un cartello di divieto di circolazione che non ha ragione di esistere, dato che in un senso di marcia il transito è consentito). Beh, chi è fuori città faticherà a crederci ma è stato un continuo viavai con le macchine che imboccavano contro mano via Sangemini, all'altezza dell'edicola del signor Giulio e di suo figlio Sandro.
Invece di proseguire fino alla fine di via Fani e dopo il monumento ai caduti della scorta in occasione del rapimento di Aldo Moro, svoltare in salita a destra per tornare in zona Igea, passando per la Camilluccia, molti automobilisti (in certi momenti una fila indiana senza soluzione di continuità) sprezzanti del cartello di divieto di transito, percorrevano anche a velocità sostenuta via Sangemini ma contromano, rischiando l'impatto con pedoni, motorini e macchine che secondo la corretta circolazione, provengono ignari dal senso contrario. Anzi, dall'unico senso giusto. Per non parlare poi di chi se ne infischia anche del primo divieto. Arriva, si ferma, cogita. Poi ingrana la marcia e parte a razzo verso la Farmacia Igea, contromano.
Una triste conferma di come il marcio dell'inciviltà si annidi in ognuno di noi, indisciplinati e ripiegati sul proprio ombelico, incuranti di appartenere ad un mondo che anche con il nostro piccolo contributo, potrebbe essere migliore. Banalmente, anche solo rispettando un cartello stradale.


http://leandrodesanctis.blogspot.com/2017/08/roma-filippini-le-suore-materassaie-non.html?spref=fb 

venerdì 18 agosto 2017

CALCIO Serie A story: solo 16 scudettate, 29 in Bundesliga, 24 in Premier League



Premier League e Ligue One sono già partite, Bundesliga, Liga e Serie A si mettono in moto nel week end. All'inizio della nuova stagione vediamo quali sono stati i campionati che hanno visto vincere il titolo al maggior numero, o al minor numero di squadre.
Si va dai 29 club campioni nella storia della Bundesliga tedesca, ai 9 della Spagna, tra i tornei maggiori d'Europa. Includendo anche Paesi nati politicamente in tempi relativamente recenti, Portogallo, Turchia e Repubblica Ceca hanno visto aggiudicarsi lo scudetto soltanto cinque diverse società. Accanto alla "democratica" Germania, a quota 29, troviamo anche Olanda e Finlandia.

Germania  29 squadre 
Olanda        29 squadre 
Finlandia    29 squadre
Inghilterra 24 squadre
Danimarca 20 squadre
Svizzera     20 squadre
Francia      19 squadre
Svezia       18 squadre
ITALIA    16 squadre
Bulgaria    16 squadre
Belgio       16 squadre 
Norvegia   16 squadre
Austria      15 squadre
Scozia       11 squadre
Spagna       9 squadre 
Slovacchia  7 squadre
Grecia         6 squadre
Russia         6 squadre
Portogallo   5 squadre
Turchia       5 squadre
Rep.Ceca    5 squadre
 

ROMA Filippini, le suore materassaie non AMAno il prossimo


Nei gialli in cui ci si scervella per capire chi è il colpevole, spesso l'assassino risulta essere poi la persona più insospettabile. Tra i casi di inciviltà che affliggono il quartiere di Roma che va da via dei Giornalisti a via Stresa-Piazza Monte Gaudio, attorno alla via Trionfale, nelle ultime settimane si è fatta notare la sprezzante maleducazione di chi ha abbandonato materassi e reti di letti accanto a cassonetti.
Eppure basta una telefonata all'AMA che fissa un giorno e un'ora, e viene a ritirare gratuitamente gli oggetti ingombranti di cui occorre disfarsi. Basta poco insomma, per non unirsi alla folla incivile che svilisce e insulta questo quartiere, questa città. Folla composta per lo più da italianissimi cittadini (mi spiace, ma non troppo, deludere chi dà la colpa di tutto solo agli stranieri, tra l'altro invocando a sproposito la non approvazione di leggi sacrosante di cui probabilmente non conosce nemmeno il significato).
Ma andiamo ai materassi (e stavolta non è una citazione cinematografica: Il Padrino, C'è posta per te): come avete letto nel titolo, le colpevoli sono le suore, molto chiassose e fastidiose, assai poco pie, dell'Istituto Filippini, immortalate in foto da un'abilissima fotografa che ha postato le immagini sul gruppo Facebook del quartiere.
Altro che extracomunitari... Astute, comunque, anche le suorine materassaie: invece di depositare i materassi accanto ai cassonetti dell'ingresso di via Mario Fani, a pochi metri dal loro cancello degli appartamenti, se lo sono trascinato (come da foto)
nel punto più distante, in via Stresa.
Complimenti, altro episodio di carità cristiana e di comprensione per il prossimo. Come la rumorosissima macchina raccogli foglie e aghini di pino che ora tutti i venerdi mattina di buon'ora dà la sveglia ai palazzi limitrofi (hanno fatto la grazia, prima era il sabato mattina, http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/08/roma-maestre-pie-filippini-e-il.html), come le discussioni ad alta voce nell'area giardinaggio alle 7.30 del mattino, come la luce abbagliante della croce che la notte da qualche anno ha messo ...in croce il palazzo di via Sangemini che fronteggia l'istituto.
Insomma, le suore vivono nella loro bolla e del quartiere poco gli importa, la telefonata all'AMA non l'hanno fatta. Quindi una cosa è certa: le suore dell'Istituto Filippini, non AMAno il prossimo.



SOCIETA' L'omicida macellaio del Flaminio come le 4 casalinghe di Tokyo

Ha ricordato un' opera letteraria giapponese l'orribile omicidio del "macellaio" del Flaminio, Maurizio Diotallevi. Il quale ha ucciso la sorella e poi l'ha tagliata a pezzi in casa, per poi mettere i resti nei bustoni della spazzatura, scaricandoli in diversi cassonetti della zona (uno in via Guido Reni, non distante dal Maxxi e dall'Arena Cinema Tiziano).
Nel romanzo di Natsuo Kirino, pubblicato nel 1997 e successivamente anche in Italia, Le quattro casalinghe di Tokyo, accade un episodio simile: una moglie strangola il marito, poi con la complicità di amiche il cadavere viene fatto a pezzi, tagliato a fatica e poi messo in sacchi da distribuire in vari luoghi cittadini. 
E' il punto di partenza per una storia articolata, cruda, che fotografa le frustrazioni non solo di donne e operai nipponici ma di una parte del proletariato nipponico, femminile e non. Un affacciarsi con la nostra mentalità europea, su una realtà diversa, spesso sfuggente ed enigmatica.

giovedì 17 agosto 2017

WORD GAMES A proposito di vaccini...(Parental advisory, attenzione, testi espliciti)


WORD GAMES Quante aMAHREZze per la Roma...

Dopo mesi di corte serrata e offerte al Leicester, la Roma si è arresa: Riyad Mahrez non vestirà il giallorosso. Insomma, dal mercato per la Roma, quante... aMAHREZze

SOCIETA' Trump il licenziatore, lo Zamparini degli Usa...

C'è chi ha deciso di fare concorrenza al presidente del Palermo calcio, Maurizio Zamparini, l'imprenditore che dal 2002 è proprietario della squadra di calcio siciliana e che è celebre per la frequenza con cui esonera allenatori (anche tre o quattro a stagione, magari talvolta richiamandoli). 
Il suo emulo in politica è nientemeno che il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump, che non riesce a staccarsi dalla sua lunga esperienza televisiva, dal talent show The Apprentice in cui regolarmente bruciava gli aspiranti con la frase: You're fired, sei licenziato.
 Dalla tv alla acena politica, per Trump in effetti non pare esserci troppa differenza. Nei vari settori della Casa Bianca negli ultimi mesi è stato un andare e venire, un assumere e licenziare, dimissioni e cacciate lampo. Reince Priebus, Sean Spicer, Anthony Scaramucci, il Generale John F.Kelly che spostato alla Sicurezza Nazionale...
L'ultima riguarda la Comunicazione: Anthony Scaramucci è durato solo una decina di giorni, al suo posto Trump ha nominato Hope Hicks, 28 anni, ex modella. Evitate commenti tipo: ma che esperienza di comunicazione ha l'ex modella. Nemmeno Scaramucci ne aveva. E gli sono bastati dieci giorni per dimostrarlo.
Chissà se a Zamparini piacerebbe l'idea di proporre a Trump l'acquisto del Palermo. Mister Donald ha le carte in regola per poter essere un degno erede, lui di licenziamenti se ne intende...


mercoledì 16 agosto 2017

CINEMA Moglie e marito

MOGLIE E MARITO - Regia: Simone Godano. Interpreti: Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea, Sebastian Dimulescu, Gaetano Bruno, Marta Gastini, Francesca Agostini.

Moglie e marito, ovvero come costruire un film italiano mescolando ingredienti noti e stranoti, rielaborandoli nel frullatore di casa per servire un prodotto riciclato ma divertente e godibile. Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak ci mettono molto di loro per contribuire alla resa di un film naturalmente giocato sulla fantasia e sull'assurdo. Ma arricchito da quei "pensierini" di invito alla riflessione e all'empatia tra i generi, che fanno parte del prologo, enunciato dalla psicanalista che ha in cura la coppia scoppiata.
Significativamente lo scambio delle personalità viene analizzato e illustrato mettendo a fuoco quasi esclusivamente l'aspetto pubblico della coppia, il lavoro del marito e della moglie, chiamati nell'impresa impossibile di sostituirsi professionalmente.
Ecco, manca un approfondimento del lato più casalingo di un matrimonio, ma una commedia del genere non poteva certo durare due ore e mezza senza risultare stucchevole.
Si ride molto delle pose dei protagonisti a sesso inverso, anche su semplici dettagli recitativi, ma senza volgarità. Moglie e marito invita all'indulgenza e all'empatia che una situazione del genere inevitabilmente richiederebbe. Efficace la presenza stupita e costernata di Valerio Aprea. 
Si è abituati a vedere commedie del genere confezionate dagli Studios americani, a cui spesso si perdona anche troppo. Per una volta che il cinema italiano si avventura su un territorio analogo, va detto che il risultato, nei confini del genere, merita ampia sufficienza, chiedendo di sorvolare su qualche dettaglio esagerato, allo scopo unico di strappare la risata.


Filmografia di Pierfrancesco Favino

Attore

Cinema

Televisione

 Filmografia di Kasia Smutniak

Cinema

Televisione

lunedì 14 agosto 2017

ATLETICA L'oro della Kuchina e quei cognomi perduti ingiustamente con le nozze

Totò le avrebbe definite le scognomate, ovvero private del loro cognome naturale. La vittoria conquistata nel salto in alto dalla russa Mariya Kuchina ha rilanciato la questione dei cognomi delle atlete che si sposano. Fino ad un certo punto della loro carriera garaggiano e sono conosciute con un nome, poi dopo le nozze diventano altro, adottando il cognome del marito. O al massimo esibendo sul pettorale di gara il doppio cognome.
Insomma per alcuni l'oro l'ha vinto la Kuchina, per altri la Lasitskene. Inutile specificare che preferisco di gran lunga che le atlete mantengano il loro cognome. Non mi sembra in linea con i grandi progressi compiuti anche nello sport dalle donne, consentire che il cognome acquisito (sempre citazione da Totò...) si sovrapponga e sostituisca quello originale. 
Inutile esercizio di una forma di maschilismo che ritengo antipatica e sorpassata. E' vero che l'atletica ha fatto spesso i conti con questa realtà, ma penso che le ragazze debbano continuare a gareggiare con il loro nome anche dopo essersi sposate.
Qualche doppio nome rimasto nei libri di storia dell'atletica? Dalla povera Florence Griffith Joyner a Jackie Joyner Kersee, Heike Daute firmò i primati del lungo come Drechsler, Merlene Ottey andò anche più forte quando smise di chiamarsi Ottey-Page, Silke Gladisch aggiunse Moller, Fiona May divenne signora Iapichino ma conservò prevalentemente il suo cognome, VeronicaCampbell divenne Campbell Brown, Shelly-Ann Fraser, aggiunse treccine colorate sui capelli e il nome del marito diventando Shelly-Ann Frase Pryce. Giusto per ricordare qualche esempio, senza avere la pretesa di compilare un elenco che sarebbe lunghissimo.

domenica 13 agosto 2017

CALCIO Supercoppa: Lazio-Juventus 3-2

Parte nel peggiore dei modi la nuova stagione della Juventus. Lascia la terza Supercoppa del suo ciclo tricolore ad una bella Lazio (dopo le sconfitte con Napoli - 2014 - e Milan - 2016). Un'occasionissima di Cuadrado nei minuti iniziali e poi solo Lazio, fino alle quasi casuali fiammate che avevano incredibilmente riportato a galla i bianconeri, capaci di segnare due volte con Dybala ma solo su calci da fermo: una diabolica punizione e un sacrosanto rigore. A quel punto 2-2, a pareggiare il gol di Immobile su rigore e il raddoppio dello stesso ex juventino con un bel colpo di testa. Un regalo perfino immeritato per una Juve che però non ha fatto in tempo a tirare il fiato che è stata di nuovo punita dalla Lazio, dal baby Murgia, dimostrando incapacità in ciò che era maestra: gestire le situazioni di gioco. 
(Come era accaduto nello scorso campionato a Bergamo con l'Atalanta: ingenuità inconcepibili e risultato che sfugge al fotofinish.
Buffon sostiene che le critiche alla difesa sono strumentali, ma prendere altri tre gol in una partita non è certo un segnale di buona salute. La Juve però, è mancata in ogni parte del campo, non solo in difesa, dove senza Bonucci, non c'era chi faceva partire il gioco. Una squadra molle, afasica, priva di idee e di lucidità, con Pjanic regista arretrato (quei 20 metri indietro lo vedono ancora a disagio) inconcludente e ancora colpevole di troppi palloni perduti. Un gioco chiuso, senza protagonisti: nè Mandzukic nè Higuain hanno visto palla. Nessun tiro in porta. Mi hanno stupito e non convinto anche le sostituzioni. Avrei visto meglio Marchisio in campo a mettere ordine e cambiare un gioco che invece, con l'ingresso di Douglas Costa e Bernardeschi, ha dato idea che più che dalla squadra, la soluzione dovesse arrivare da singoli exploit.
Ma le partite non si risolvono da soli, partendo palla al piede a testa bassa. La velocità di Douglas Costa avrebbe dovuto avere ben altre sponde. Dybala ha giocato troppo lontano dalla porta, anche se è riuscito a lasciare il segno con la sua doppietta. Ma per un'ora anche lui aveva latitato. Per il resto tanta confusione, poca determinazione. Credo che stavolta siano stati commessi molti errori, Allegri incluso. D'accordo che la condizione è quella che è, ma proprio per questo serviva altro per contrastare una Lazio che aveva più fame e che ha meritato di alzare la Supercoppa, riuscendo a tradurre nella pratica, l soluzioni tattiche previste da Simone Inzaghi per imbrigliare il gioco bianconero, già alla fonte.
Questa Juve, così come si è vista ieri sera, è squadra a cui manca qualcosa, forse molto. E non davanti, ma in difesa e a centrocampo.

CINEMA Qualcosa di nuovo

QUALCOSA DI NUOVO - Regia: Cristina Comencini. Interpreti: Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti, Eduardo Valdarnini.

Dal teatro al cinema, da La scena a Qualcosa di nuovo, Cristina Comencini racconta una storia di donne cercando di non dimenticare le sfumature al maschile che danno un respiro più “sciolto” all'ameno triangolo involontario che viene a crearsi.
Brava la Cortellesi a dare spessore al cambio di pelle camaleontico del suo personaggio. La Ramazzotti strappa sorrisi ripetendo se stessa, con una robusta pennellata di disinvoltura erotica al suo clichè. Gratta gratta si può anche attribuire alla Comencini la voglia di porre domande, suscitare riflessioni, che vadano oltre la storia in sé, una inconsueta e improbabilissima love story che coinvolge le due amiche con il giovanissimo studente Eduardo Valdarnini.
La commedia risulta anche godibile e a tratti divertente, perché qualche buona battuta c'è, ma ad un certo punto dà la sensazione di non saper decollare verso un qualcosa di consistente.
Si resta in superficie, manca il mordente per una chiusura diversa, anche realmente trasgressiva se vogliamo. A vederla con occhi buonisti, comunque,  ci si può accontentare dei duetti tra Micaela Ramazzotti e Paola Cortellesi e dal clima di semplicistico divertimento che alla fine è l'anima e lo scopo del film.

CINEMA In guerra per amore

IN GUERRA PER AMORE - Regia: Pif. Interpreti: Pif, Miriam Leone, Andrea Di Stefano, Stella Egitto, Maurizio Marchetti.

Pif è uno dei rari casi in cui un personaggio lanciato dalla televisione e apparentemente confinato ad una carriera nel piccolo schermo (si fa per dire viste le dimensioni raggiunte dai televisori), riesce a conquistarsi una dignitosa ribalta cinematografica.
Due soli film ma una credibilità certificata. 
Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, parla di ciò che conosce. Parla della sua terra, la Sicilia, e del fenomeno mafioso. La Mafia uccide solo d'estate, il suo debutto, era un gioiellino di apprezzabile freschezza, nel solco delle opere semplici capaci di parlare di grandi cose narrando piccole cose. Si può concepire una storia più particolare e bizzarra di quella che vede un bambino crescere con il culto di Giulio Andreotti?
Con In guerra per amore Pif parla ancora della mafia ma volge lo sguardo indietro, a quando tutto ebbe inizio, partendo dall'America, dal patto che Lucky Luciano siglò con gli americani che volevano le dritte giuste per sbarcare in Sicilia, all'eredità terrificante lasciata dai"liberatori". Liberati tutti i delinquenti, politici ma soprattutto comuni e mafiosi che il regime mussoliniano aveva incarcerato. Gli Stati Uniti abbandonando l'isola la consegnarono ai mafiosi e ai loro affiliati, collocandoli a capo dei comuni, regalando loro un potere che non si è mai esaurito e favorendo in realtà la definitiva affermazione della Mafia, ai danni di uno Stato inesistente (o, in seguito, colluso).
Il film di Pif è divertente, delicato, accurato nella caratterizzazione e nella scelta anche dei personaggi di contorno. Raccontando la storia di Arturo Giammarresi, racconta pagine di Storia e qua e là disegna bozzetti di vita e cultura quotidiana di quegli anni, di quella Sicilia. Straordinaria la strana coppia siciliana, Saro Cupane (interpretato da Sergio Vespertino) e Mimmo Passalacqua (l'attore Maurizio Bologna), il cieco e lo zoppo: quando sono in scena loro, il film si colora di fantasia e tenerezza.


Filmografia di Pif

Cinema

Regista, soggetto e sceneggiatore


Assistente alla regia


Attore