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venerdì 18 agosto 2017

CALCIO Serie A story: solo 16 scudettate, 29 in Bundesliga, 24 in Premier League



Premier League e Ligue One sono già partite, Bundesliga, Liga e Serie A si mettono in moto nel week end. All'inizio della nuova stagione vediamo quali sono stati i campionati che hanno visto vincere il titolo al maggior numero, o al minor numero di squadre.
Si va dai 29 club campioni nella storia della Bundesliga tedesca, ai 9 della Spagna, tra i tornei maggiori d'Europa. Includendo anche Paesi nati politicamente in tempi relativamente recenti, Portogallo, Turchia e Repubblica Ceca hanno visto aggiudicarsi lo scudetto soltanto cinque diverse società. Accanto alla "democratica" Germania, a quota 29, troviamo anche Olanda e Finlandia.

Germania  29 squadre 
Olanda        29 squadre 
Finlandia    29 squadre
Inghilterra 24 squadre
Danimarca 20 squadre
Svizzera     20 squadre
Francia      19 squadre
Svezia       18 squadre
ITALIA    16 squadre
Bulgaria    16 squadre
Belgio       16 squadre 
Norvegia   16 squadre
Austria      15 squadre
Scozia       11 squadre
Spagna       9 squadre 
Slovacchia  7 squadre
Grecia         6 squadre
Russia         6 squadre
Portogallo   5 squadre
Turchia       5 squadre
Rep.Ceca    5 squadre
 

ROMA Filippini, le suore materassaie non AMAno il prossimo


Nei gialli in cui ci si scervella per capire chi è il colpevole, spesso l'assassino risulta essere poi la persona più insospettabile. Tra i casi di inciviltà che affliggono il quartiere di Roma che va da via dei Giornalisti a via Stresa-Piazza Monte Gaudio, attorno alla via Trionfale, nelle ultime settimane si è fatta notare la sprezzante maleducazione di chi ha abbandonato materassi e reti di letti accanto a cassonetti.
Eppure basta una telefonata all'AMA che fissa un giorno e un'ora, e viene a ritirare gratuitamente gli oggetti ingombranti di cui occorre disfarsi. Basta poco insomma, per non unirsi alla folla incivile che svilisce e insulta questo quartiere, questa città. Folla composta per lo più da italianissimi cittadini (mi spiace, ma non troppo, deludere chi dà la colpa di tutto solo agli stranieri, tra l'altro invocando a sproposito la non approvazione di leggi sacrosante di cui probabilmente non conosce nemmeno il significato).
Ma andiamo ai materassi (e stavolta non è una citazione cinematografica: Il Padrino, C'è posta per te): come avete letto nel titolo, le colpevoli sono le suore, molto chiassose e fastidiose, assai poco pie, dell'Istituto Filippini, immortalate in foto da un'abilissima fotografa che ha postato le immagini sul gruppo Facebook del quartiere.
Altro che extracomunitari... Astute, comunque, anche le suorine materassaie: invece di depositare i materassi accanto ai cassonetti dell'ingresso di via Mario Fani, a pochi metri dal loro cancello degli appartamenti, se lo sono trascinato (come da foto)
nel punto più distante, in via Stresa.
Complimenti, altro episodio di carità cristiana e di comprensione per il prossimo. Come la rumorosissima macchina raccogli foglie e aghini di pino che ora tutti i venerdi mattina di buon'ora dà la sveglia ai palazzi limitrofi (hanno fatto la grazia, prima era il sabato mattina, http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/08/roma-maestre-pie-filippini-e-il.html), come le discussioni ad alta voce nell'area giardinaggio alle 7.30 del mattino, come la luce abbagliante della croce che la notte da qualche anno ha messo ...in croce il palazzo di via Sangemini che fronteggia l'istituto.
Insomma, le suore vivono nella loro bolla e del quartiere poco gli importa, la telefonata all'AMA non l'hanno fatta. Quindi una cosa è certa: le suore dell'Istituto Filippini, non AMAno il prossimo.



SOCIETA' L'omicida macellaio del Flaminio come le 4 casalinghe di Tokyo

Ha ricordato un' opera letteraria giapponese l'orribile omicidio del "macellaio" del Flaminio, Maurizio Diotallevi. Il quale ha ucciso la sorella e poi l'ha tagliata a pezzi in casa, per poi mettere i resti nei bustoni della spazzatura, scaricandoli in diversi cassonetti della zona (uno in via Guido Reni, non distante dal Maxxi e dall'Arena Cinema Tiziano).
Nel romanzo di Natsuo Kirino, pubblicato nel 1997 e successivamente anche in Italia, Le quattro casalinghe di Tokyo, accade un episodio simile: una moglie strangola il marito, poi con la complicità di amiche il cadavere viene fatto a pezzi, tagliato a fatica e poi messo in sacchi da distribuire in vari luoghi cittadini. 
E' il punto di partenza per una storia articolata, cruda, che fotografa le frustrazioni non solo di donne e operai nipponici ma di una parte del proletariato nipponico, femminile e non. Un affacciarsi con la nostra mentalità europea, su una realtà diversa, spesso sfuggente ed enigmatica.

giovedì 17 agosto 2017

WORD GAMES A proposito di vaccini...(Parental advisory, attenzione, testi espliciti)


WORD GAMES Quante aMAHREZze per la Roma...

Dopo mesi di corte serrata e offerte al Leicester, la Roma si è arresa: Riyad Mahrez non vestirà il giallorosso. Insomma, dal mercato per la Roma, quante... aMAHREZze

SOCIETA' Trump il licenziatore, lo Zamparini degli Usa...

C'è chi ha deciso di fare concorrenza al presidente del Palermo calcio, Maurizio Zamparini, l'imprenditore che dal 2002 è proprietario della squadra di calcio siciliana e che è celebre per la frequenza con cui esonera allenatori (anche tre o quattro a stagione, magari talvolta richiamandoli). 
Il suo emulo in politica è nientemeno che il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump, che non riesce a staccarsi dalla sua lunga esperienza televisiva, dal talent show The Apprentice in cui regolarmente bruciava gli aspiranti con la frase: You're fired, sei licenziato.
 Dalla tv alla acena politica, per Trump in effetti non pare esserci troppa differenza. Nei vari settori della Casa Bianca negli ultimi mesi è stato un andare e venire, un assumere e licenziare, dimissioni e cacciate lampo. Reince Priebus, Sean Spicer, Anthony Scaramucci, il Generale John F.Kelly che spostato alla Sicurezza Nazionale...
L'ultima riguarda la Comunicazione: Anthony Scaramucci è durato solo una decina di giorni, al suo posto Trump ha nominato Hope Hicks, 28 anni, ex modella. Evitate commenti tipo: ma che esperienza di comunicazione ha l'ex modella. Nemmeno Scaramucci ne aveva. E gli sono bastati dieci giorni per dimostrarlo.
Chissà se a Zamparini piacerebbe l'idea di proporre a Trump l'acquisto del Palermo. Mister Donald ha le carte in regola per poter essere un degno erede, lui di licenziamenti se ne intende...


mercoledì 16 agosto 2017

CINEMA Moglie e marito

MOGLIE E MARITO - Regia: Simone Godano. Interpreti: Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea, Sebastian Dimulescu, Gaetano Bruno, Marta Gastini, Francesca Agostini.

Moglie e marito, ovvero come costruire un film italiano mescolando ingredienti noti e stranoti, rielaborandoli nel frullatore di casa per servire un prodotto riciclato ma divertente e godibile. Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak ci mettono molto di loro per contribuire alla resa di un film naturalmente giocato sulla fantasia e sull'assurdo. Ma arricchito da quei "pensierini" di invito alla riflessione e all'empatia tra i generi, che fanno parte del prologo, enunciato dalla psicanalista che ha in cura la coppia scoppiata.
Significativamente lo scambio delle personalità viene analizzato e illustrato mettendo a fuoco quasi esclusivamente l'aspetto pubblico della coppia, il lavoro del marito e della moglie, chiamati nell'impresa impossibile di sostituirsi professionalmente.
Ecco, manca un approfondimento del lato più casalingo di un matrimonio, ma una commedia del genere non poteva certo durare due ore e mezza senza risultare stucchevole.
Si ride molto delle pose dei protagonisti a sesso inverso, anche su semplici dettagli recitativi, ma senza volgarità. Moglie e marito invita all'indulgenza e all'ampatia che una situazione del genere inevitabilmente richiederebbe. Efficace la presenza stupita e costernata di Valerio Aprea. 
Si è abituati a vedere commedie del genere confezionate dagli Studios americani, a cui spesso si perdona anche troppo. Per una volta che il cinema italiano si avventura su un territorio analogo, va detto che il risultato, nei confini del genere, merita ampia sufficienza, chiedendo di sorvolare su qualche dettaglio esagerato, allo scopo unico di strappare la risata.


Filmografia di Pierfrancesco Favino

Attore

Cinema

Televisione

 Filmografia di Kasia Smutniak

Cinema

Televisione

lunedì 14 agosto 2017

ATLETICA L'oro della Kuchina e quei cognomi perduti ingiustamente con le nozze

Totò le avrebbe definite le scognomate, ovvero private del loro cognome naturale. La vittoria conquistata nel salto in alto dalla russa Mariya Kuchina ha rilanciato la questione dei cognomi delle atlete che si sposano. Fino ad un certo punto della loro carriera garaggiano e sono conosciute con un nome, poi dopo le nozze diventano altro, adottando il cognome del marito. O al massimo esibendo sul pettorale di gara il doppio cognome.
Insomma per alcuni l'oro l'ha vinto la Kuchina, per altri la Lasitskene. Inutile specificare che preferisco di gran lunga che le atlete mantengano il loro cognome. Non mi sembra in linea con i grandi progressi compiuti anche nello sport dalle donne, consentire che il cognome acquisito (sempre citazione da Totò...) si sovrapponga e sostituisca quello originale. 
Inutile esercizio di una forma di maschilismo che ritengo antipatica e sorpassata. E' vero che l'atletica ha fatto spesso i conti con questa realtà, ma penso che le ragazze debbano continuare a gareggiare con il loro nome anche dopo essersi sposate.
Qualche doppio nome rimasto nei libri di storia dell'atletica? Dalla povera Florence Griffith Joyner a Jackie Joyner Kersee, Heike Daute firmò i primati del lungo come Drechsler, Merlene Ottey andò anche più forte quando smise di chiamarsi Ottey-Page, Silke Gladisch aggiunse Moller, Fiona May divenne signora Iapichino ma conservò prevalentemente il suo cognome, VeronicaCampbell divenne Campbell Brown, Shelly-Ann Fraser, aggiunse treccine colorate sui capelli e il nome del marito diventando Shelly-Ann Frase Pryce. Giusto per ricordare qualche esempio, senza avere la pretesa di compilare un elenco che sarebbe lunghissimo.

domenica 13 agosto 2017

CALCIO Supercoppa: Lazio-Juventus 3-2

Parte nel peggiore dei modi la nuova stagione della Juventus. Lascia la terza Supercoppa del suo ciclo tricolore ad una bella Lazio (dopo le sconfitte con Napoli - 2014 - e Milan - 2016). Un'occasionissima di Cuadrado nei minuti iniziali e poi solo Lazio, fino alle quasi casuali fiammate che avevano incredibilmente riportato a galla i bianconeri, capaci di segnare due volte con Dybala ma solo su calci da fermo: una diabolica punizione e un sacrosanto rigore. A quel punto 2-2, a pareggiare il gol di Immobile su rigore e il raddoppio dello stesso ex juventino con un bel colpo di testa. Un regalo perfino immeritato per una Juve che però non ha fatto in tempo a tirare il fiato che è stata di nuovo punita dalla Lazio, dal baby Murgia, dimostrando incapacità in ciò che era maestra: gestire le situazioni di gioco. 
(Come era accaduto nello scorso campionato a Bergamo con l'Atalanta: ingenuità inconcepibili e risultato che sfugge al fotofinish.
Buffon sostiene che le critiche alla difesa sono strumentali, ma prendere altri tre gol in una partita non è certo un segnale di buona salute. La Juve però, è mancata in ogni parte del campo, non solo in difesa, dove senza Bonucci, non c'era chi faceva partire il gioco. Una squadra molle, afasica, priva di idee e di lucidità, con Pjanic regista arretrato (quei 20 metri indietro lo vedono ancora a disagio) inconcludente e ancora colpevole di troppi palloni perduti. Un gioco chiuso, senza protagonisti: nè Mandzukic nè Higuain hanno visto palla. Nessun tiro in porta. Mi hanno stupito e non convinto anche le sostituzioni. Avrei visto meglio Marchisio in campo a mettere ordine e cambiare un gioco che invece, con l'ingresso di Douglas Costa e Bernardeschi, ha dato idea che più che dalla squadra, la soluzione dovesse arrivare da singoli exploit.
Ma le partite non si risolvono da soli, partendo palla al piede a testa bassa. La velocità di Douglas Costa avrebbe dovuto avere ben altre sponde. Dybala ha giocato troppo lontano dalla porta, anche se è riuscito a lasciare il segno con la sua doppietta. Ma per un'ora anche lui aveva latitato. Per il resto tanta confusione, poca determinazione. Credo che stavolta siano stati commessi molti errori, Allegri incluso. D'accordo che la condizione è quella che è, ma proprio per questo serviva altro per contrastare una Lazio che aveva più fame e che ha meritato di alzare la Supercoppa, riuscendo a tradurre nella pratica, l soluzioni tattiche previste da Simone Inzaghi per imbrigliare il gioco bianconero, già alla fonte.
Questa Juve, così come si è vista ieri sera, è squadra a cui manca qualcosa, forse molto. E non davanti, ma in difesa e a centrocampo.

CINEMA Qualcosa di nuovo

QUALCOSA DI NUOVO - Regia: Cristina Comencini. Interpreti: Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti, Eduardo Valdarnini.

Dal teatro al cinema, da La scena a Qualcosa di nuovo, Cristina Comencini racconta una storia di donne cercando di non dimenticare le sfumature al maschile che danno un respiro più “sciolto” all'ameno triangolo involontario che viene a crearsi.
Brava la Cortellesi a dare spessore al cambio di pelle camaleontico del suo personaggio. La Ramazzotti strappa sorrisi ripetendo se stessa, con una robusta pennellata di disinvoltura erotica al suo clichè. Gratta gratta si può anche attribuire alla Comencini la voglia di porre domande, suscitare riflessioni, che vadano oltre la storia in sé, una inconsueta e improbabilissima love story che coinvolge le due amiche con il giovanissimo studente Eduardo Valdarnini.
La commedia risulta anche godibile e a tratti divertente, perché qualche buona battuta c'è, ma ad un certo punto dà la sensazione di non saper decollare verso un qualcosa di consistente.
Si resta in superficie, manca il mordente per una chiusura diversa, anche realmente trasgressiva se vogliamo. A vederla con occhi buonisti, comunque,  ci si può accontentare dei duetti tra Micaela Ramazzotti e Paola Cortellesi e dal clima di semplicistico divertimento che alla fine è l'anima e lo scopo del film.

CINEMA In guerra per amore

IN GUERRA PER AMORE - Regia: Pif. Interpreti: Pif, Miriam Leone, Andrea Di Stefano, Stella Egitto, Maurizio Marchetti.

Pif è uno dei rari casi in cui un personaggio lanciato dalla televisione e apparentemente confinato ad una carriera nel piccolo schermo (si fa per dire viste le dimensioni raggiunte dai televisori), riesce a conquistarsi una dignitosa ribalta cinematografica.
Due soli film ma una credibilità certificata. 
Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, parla di ciò che conosce. Parla della sua terra, la Sicilia, e del fenomeno mafioso. La Mafia uccide solo d'estate, il suo debutto, era un gioiellino di apprezzabile freschezza, nel solco delle opere semplici capaci di parlare di grandi cose narrando piccole cose. Si può concepire una storia più particolare e bizzarra di quella che vede un bambino crescere con il culto di Giulio Andreotti?
Con In guerra per amore Pif parla ancora della mafia ma volge lo sguardo indietro, a quando tutto ebbe inizio, partendo dall'America, dal patto che Lucky Luciano siglò con gli americani che volevano le dritte giuste per sbarcare in Sicilia, all'eredità terrificante lasciata dai"liberatori". Liberati tutti i delinquenti, politici ma soprattutto comuni e mafiosi che il regime mussoliniano aveva incarcerato. Gli Stati Uniti abbandonando l'isola la consegnarono ai mafiosi e ai loro affiliati, collocandoli a capo dei comuni, regalando loro un potere che non si è mai esaurito e favorendo in realtà la definitiva affermazione della Mafia, ai danni di uno Stato inesistente (o, in seguito, colluso).
Il film di Pif è divertente, delicato, accurato nella caratterizzazione e nella scelta anche dei personaggi di contorno. Raccontando la storia di Arturo Giammarresi, racconta pagine di Storia e qua e là disegna bozzetti di vita e cultura quotidiana di quegli anni, di quella Sicilia. Straordinaria la strana coppia siciliana, Saro Cupane (interpretato da Sergio Vespertino) e Mimmo Passalacqua (l'attore Maurizio Bologna), il cieco e lo zoppo: quando sono in scena loro, il film si colora di fantasia e tenerezza.


Filmografia di Pif

Cinema

Regista, soggetto e sceneggiatore


Assistente alla regia


Attore

venerdì 11 agosto 2017

CINEMA L'ora legale

L'ORA LEGALE - Regia: Interpreti: Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Leo Gullotta, Tony Sperandeo, Vincenzo Amato, Sergio, Friscia, Eleonora De Luca, Ersilia Leonardo.

Tra le uscite in dvd e le proposte nelle Arene cittadine, si può ovviare alla chiusura estiva delle sale cinematografiche recuperando qualche film perduto. L'ora legale è il quinto film diretto dalla coppia di attori siciliani, che anche stavolta centrano il bersaglio di coniugare attualità e costume, con un'opera garbata ma incisiva. Prendendo spunto da temi importanti, nascono storie raccontate con ironia talvolta surreale ma sempre garbata ed efficace. In questo caso hanno addirittura letto in anticipo una triste e squallida realtà, finita sui giornali quando il sindaco di Licata, Angelo Cambiano, che si batteva attivamente contro l'abusivismo edilizio, è stato cacciato perchè, appunto, troppo onesto. 
Sfiduciato in un consiglio comunale con i voti di consiglieri proprietari di immobili abusivi. Basterebbe questo per rilevare il merito del film e di un modo di fare cinema che, attingendo dalla tradizione della commedia di costume italiana, Ficarra e Picone elaborano secondo il loro stile, strappando la risata e l'applauso civico. Gag reiterate, un uso appropriato dei caratteristi, un velo di buonumore ad avvolgere anche le nefandezze, come una caramella indigesta nella carta colorata.
Non è facile trovare film, senza lieto fine di comodo. Del resto la vita e la politica sono quelle che sono. Ficarra e Picone lo sanno bene. Ci fanno ridere ma i "buoni" non possono trionfare.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/12/cinema-andiamo-quel-paese.html 

Filmografia

Attori


Registi


Sceneggiatori

giovedì 10 agosto 2017

CALCIO Maglia Juve, vista da dietro sembra...l'Udinese


Devo dire che non mi piace per niente l'ultima moda riguardo le maglie delle squadre di calcio, amersa già l'anno scorso. Davanti la maglia è in un modo, con certi colori, certi disegni. Dietro può diventare un'altra maglia, tinta unita, che non ha nulla a che vedere con il davanti. E magari si confonde con quella dell'avversario, complicando le scelte per far vedere bene al pubblico. Basta pensare al derby Inter-Milan dello scorso anno, una massa scura informe, per via del nero che accomunava le divise. Detto questo la divisa juventina di quest'anno è bella, anche se il retro assomiglia alla maglia dell'Udinese dell'era Causio (in alto la sua numero 7) e Zico. Ma è anche vero che negli anni 50 fu proprio la Juve ad avere una lunga fascia nera sulle spalle, al centro, recante il numero. 
La migliore per resta quella che aveva un bel quadrato nero sulle spalle, col numero scritto in bianco, bello chiaro e visibile, allo stadio e in tv. Niete a che vedere con gli invisibili numeri gialli o rossi di qualche stagione orsono.

CALCIO Dybala col numero 10, ci giocherà più di Tevez e Pogba?

Le ragioni commerciali per una volta sono passate in secondo piano. Paulo Dybala ha cambiato numero di maglia, lasciando il 21 con cui aveva iniziato a commercializzare la sua immagine, per indossare la più ambita e significativa numero 10. Per la disperazione di chi aveva speso fino a 160 euro (decisamente tanti...) per la sua maglia bianconera numero 21. 
Ma nell'era dei social quando le finte verità si accavallano a volte nel giro di poche ore, la scelta della Juve di dare il 10 a Paulo è stato un segnale preciso riguardo le voci di una possibile cessione. Dybala non si muove e gli diamo la maglia di Del Piero... Alex ha inviato il suo caloroso in bocca al lupo a Dybala: «Goditela da juventino vero, e facci divertire».
 Naturalmente lusingato da tanto onore il giovane argentino: «Quando mi hanno chiesto di cambiare il mio numero di maglia - ha detto Dybala - mi sono fermato a pensare se fosse giusto lasciare il 21 che e' stato per me - e ancora lo sarà in Nazionale - un numero a cui tengo tanto, che mi ha fatto alzare tanti trofei, che è appartenuto a top player come Zidane e Pirlo - scrive Dybala - Ma la numero 10 è una maglia speciale, è un onore indossarla, porta con sé un senso di responsabilità grande, un senso di appartenenza alla storia di un club come la Juventus. E' stata sulle spalle di tantissimi campioni bianconeri: Omar Sivori, Michel Platini, Roberto Baggio, Alessandro Del Piero, Carlos Tevez, Paul Pogba. Per questo per me oggi avere la maglia numero 10 addosso, sulla mia pelle, non solo è un sogno che si realizza, sin da quando ero bambino, ma è anche un impegno sempre più grande che sento dentro di me a portare la mia squadra alla vittoria in ogni partita, in ogni competizione, per ogni trofeo»
Curioso come grandi numeri 10 di fatto come Zinade e Pirlo e poi lo stesso Dybala, abbiamo indossato in bianconero il numero 21. Piuttosto, tornando alla Juventu e al numero 10, c'è da sperare che con Dybala non si ripeta la storia recente. Dopo il forzato addio di Del Piero, la maglia passò a Tevez, che dopo due sole stagioni (strepitose) decise di tornare al Boca in Argentina. Passata sulle spalle di Pogba, c'è rimasta poco perchè Paul se n'è andato al Manchester United dove aveva iniziato la sua carriera. Ora tocca a Dybala, si spera che davvero resti a lungo in bianconero, nonostante la piega folle che ha preso il mercato da questa stagione. 

domenica 6 agosto 2017

VOLLEY & MEDIA La World League delle azzurre, Laura non c'è

La pallavolo pensa ancora e sempre di essere ciò che purtroppo non è o non è più. Ne sono esempio, in relazione ai media, gli svarioni usciti nei giorni scorsi. Un quotidiano ha scritto nel titoletto che le azzurre di Mazzanti stanno giocando la World League (invece del Grand Prix), un quotidiano sportivo in un sommario ha parlato di...Laura Bosetti (in Nazionale ci sono due sorelle Bosetti, ma una si chiama Caterina e l'altra Lucia, che sempre per L comincia e ciò ha determinato, suppongo, la svista).
Sottolineo gli errori, che si fanno quotidianamente nei giornali, solo per far rendere conto che la pallavolo mediaticamente si è rimpiccolita come i ragazzi nel divertente "Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi" della Disney (anno 1989) e i suoi protagonisti, a parte Ivan Zaytsev dopo l'argento olimpico di Rio 2016 sono poco più che degli sconosciuti nella maggior parte dei casi. Come avviene per tanti altri sport che non siano il calcio, la moto o la Formula 1. Insomma: ci sarebbe ancora molto da lavorare, da seminare, per avere un futuro.
Per quanto riguarda... Laura Bosetti, forse Lucia Bosetti avrà idealmente canticchiato un vecchio successo di Nek: Laura non c'è.

VOLLEY Fipav-Mizuno, dopo la vicenda Zaytsev un avvocato chiede trasparenza

http://www.lanotiziaquotidiana.it/umbria/2017/08/05/volley-caso-zaytsev-contratto-federvolley-mizuno-avvolto-nel-mistero/

Nel link potete leggere le considerazioni legali dell'avvocato umbro Raffaello Agea su caso Fipav-Zaytsev.
Un punto di vista legale che è comunque interpretazione di un pensiero diffuso: le federazioni dovrebbero essere trasparenti, case di vetro, come ogni presidente eletto promette nel suo discorso programmatico. Poi non sempre avviene. Ecco, la Fipav dovrebbe rendere noto il contratto con la Mizuno, nudo e crudo, poi ognuno è libero di avere le sue opinioni sul caso delle scarpe che ha azzoppato la Nazionale della sua indiscussa punta, Ivan Zaytsev. 
Ovvio che in mancanza di conoscenza, si è autorizzati a chiedersi il perchè venga tenuto nascosto, alimentando ipotesi e opinioni di varia natura.